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domenica 4 maggio 2014

La scalinata di O.D.E.SS.A.



L'altro giorno Obama, nel corso di un incontro con la Merkel, riferendosi alla crisi Ucraina, ha detto che Putin non ha diritto di interferire nelle decisioni di un paese sovrano e del suo governo "duly elected", ovvero pienamente eletto. Se si riferiva per caso a quello guidato dal pupazzetto Arseniy Yatsenyuk, che con un golpe ha rovesciato il governo del presidente Yanukovich scelto a suo tempo dagli ucraini mediante elezioni, non con le primarie, è segno che anche un leader bello, giovane democratico e nero può dire delle stupidaggini peggiori del suo predecessore considerato lo scemo repubblicano del villaggio globale.

L'opinione pubblica americana, che il nervo della democrazia non ce l'ha ancora completamente devitalizzato, ha colto la gaffe e se n'è indignata.
Da noi invece, dopo tre premier nominati e non eletti ma che fanno il bello e il cattivo tempo senza che nessuno abbia da ridire sulla loro legittimità a stravolgere perfino la Costituzione repubblicana, della gaffe di Obama non si è parlato e della crisi ucraina si parla solo stando ben attenti a non far capire come stanno veramente le cose. 

La versione ufficiale raccomandata dalla dottrina piddina deve essere quella che a Kiev stanno lottando e morendo per venire in Europa, e per l'euro suppongo, ma quel cattivone di Putin non vuole e ha scatenato la guerra.
Bisogna nascondere il più possibile la vera natura del golpe di Kiev, targato USA-UE e funzionale agli interessi energetici e di shock economy;  il fatto che tra i cosiddetti combattenti filo-europei o meglio filo occidentali ci sono militanti dei partiti nazisti come Pravy Sektor e bisogna che non si sappia che, per esempio, nel massacro di piazza Maidan le vittime sono state uccise dai proiettili dei cecchini filo-europei, come ha rivelato la caporiona europea Catherine Ashton durante una conversazione rubata con il ministro degli esteri estone, e non dai filo-russi o salomonicamente da entrambe le parti come usa dire oggi. 

La reticenza e la disinformazione hanno riguardato anche l'ultima strage di venerdì scorso, costata la vita ad almeno 38 persone a Odessa. Secondo la cronaca del Guardian, alcune delle vittime sono state uccise a colpi d'arma da fuoco ma la maggioranza di esse ha trovato la morte in un incendio scoppiato a causa di bottiglie molotov nella locale casa dei sindacati, occupato da manifestanti pro-Russia.
In generale, sui media italiani si è fatta molta attenzione a non far notare che i morti dentro il palazzo in fiamme, le cui immagini sconvolgenti (video) sono state divulgate sui social network, appartenevano in gran parte alla fazione dei filorussi e che chi tentava di scappare veniva colpito dagli spari dei nazionalisti filo-occidentali all'esterno o aggredito a bastonate, con le forze dell'ordine che stavano a guardare.
Pare che, come fa notare in questo articolo Pino Cabrasancora una volta per disinformacija si sia distinta l'Unitàil giornale che una volta titolava così e ora, in nome del trionfo del capitale, minimizza le gesta dei neonazisti nella città sacra delle stragi cosacche prerivoluzionarie del 1905. 

A proposito di nazionalismo. Nella copertura del regime dei fatti ucraini notiamo uno strano fenomeno e cioè che il nazionalismo, considerato dal  Pensiero Unico Eurista un concetto generalmente portatore di fascismo perché contrario al nuovo credo dell'internazionalsocialismo variante Kalergi-Van Rompuy-Rehn che livella la classe media allo status del migrante, in questo specifico caso dei golpisti anti-russi è da esso non solo tollerato ma lodato. Si deve quindi presumere che esistano al mondo due nazionalismi: quello che fa comodo al 99% della popolazione, da esecrare e combattere tacciandolo di terrorismo e quello che reca profitto all'1%, magari nazista che, come la serva, serve. Buono a sapersi.

Non è quindi sorprendente che Obama si lasci scappare l'asserzione implicita che la democrazia ormai è qualcosa di non più fondamentale, un optional, e che lo affermi accanto a colei che, dal canto suo, si è ben spesa per favorire la caduta di governi europei non pienamente asserviti agli interessi dell'Euroreich e del potere finanziario globale che ora, attraverso i sicari del FMI, manda a dire al governo fantoccio ucraino che, se lascerà l'est del paese ai russi, non vedrà uno sgheo del prestito a strozzo di cui ha bisogno per sopravvivere.

La situazione è grave e, come scrive giustamente Debora Billi, appare quanto meno folle che l'Occidente, per scatenare disordini nelle città ucraine si stia servendo di squadracce di neonazisti, ovvero di un drappo rosso del sangue di milioni di morti dell'ultima guerra mondiale sventolato di fronte al toro russo.
A meno che questa follia non voglia proprio spingere il confronto tra Russia e Occidente in una guerra aperta sul teatro locale del cortile dell'ex impero sovietico. In fondo le guerre sono sempre state lo sbocco naturale delle grandi crisi economiche. 
Per quanto riguarda l'Italia, La ministra Pinotto ha già detto che siamo pronti a contribuire ad un intervento europeo e se a capo del semestre italiano ci sarà il D'Alema con il Kosovo nel curriculum avremo pure il cacio sui maccheroni. Gli ex-comunisti che fanno la guerra alla Russia schierandosi dalla parte del capitale. Qualcuno nega ancora l'inversione dei poli magnetici?


mercoledì 26 giugno 2013

Lucky Silvio e lo sbarco in Sicilia v2.0



Stanotte ho fatto un sogno. Silvio e Dominique Strauss-Kahn seduti ad un tavolo di osteria di fronte a un paio di bottiglie di Passerina, a maledire di non essere nati finocchi.
Ecce homines di potere abituati a camminare sui cadaveri dei nemici,  stomaci impellicciati che non si fanno alcuno scrupolo pur di raggiungere il successo, distrutti in tre secondi dall'altrettanto pelosetta origine del mondo. Nessun consigliere o supervisore alla sicurezza che sia in grado di avvertire l'illustre cliente di stare in campana quando della passera giovane e fin troppo disponibile appare all'orizzonte. Invece ci cascano tutti - come il 99,9% degli uomini modello base - ed è ovvio che il metodo della figa letale continui ad essere applicato con successo da coloro che vogliono bonificare studi ovali, presidenze del consiglio e board di istituzioni internazionali.
Questo per dire che comincio proprio a credere che Karima Lewinsky non passasse di lì per caso e che chi di dovere (ossia chi ha ancora più potere del malcapitato) abbia trovato il metodo facile ed infallibile per togliere Silvio dal ponte di comando nel momento in cui saliva a bordo il comandante del porto. Messo da parte come Dominique, sostituito dall'assai più docile ("usami come vuoi") Christine.
Se Karima non avesse fatto la Rubbitroia quella notte facendosi arrestare e Silvio non avesse abboccato come un ghiozzo all'amo, facendo lo sborone al telefono, nessuno si sarebbe mai preoccupato dei priapi suoi, né tanto meno si sarebbe sentito in obbligo di aprire un procedimento penale a suo carico per reati come prostituzione minorile e concussione.
Karima è una che, obiettivamente, al processo è sembrata più un Ali Agca freddo ed enigmatico anziché una povera ragazzina violata dal vecchio bavoso. I cinque milioni di euro, in ogni caso, devono aver lenito ogni eventuale bruciore.
Povero Silvio, che partì per fottere e fu fottuto, soprattutto dalla sua propensione alla menzogna compulsiva. L'hanno condannato per la nipote di Mubarak, mica per altro. E scommetterei che, una volta ritiratosi in qualche isola caraibica e non più in grado di politicamente nuocere, in secondo e terzo grado verrebbe assolto perché il fatto non sussiste. Ora ed in questo momento doveva essere condannato perché il berlusconismo come lo conosciamo doveva terminare assieme alla seconda repubblica. Resta da decifrare il dopo, ciò che accadrà.

Una  possibile via d'uscita per l'anziano pornoduce potrebbe essere il pensionamento in quel di Arcore o l'esilio dorato all'estero all'insegna del meritato riposo con successiva ripulitura della fedina penale così da farlo passare un giorno a miglior vita puro siccome un angelo. In cambio, niente più politica o ambizioni da fantascienza come diventare capo dello stato. Ragazzo, lasciaci lavorare. E nemmeno tentazioni di successioni dinastiche evocatrici di lugubri disastri sudamericani come l'ipotesi Marina-Isabelita. Una tosta, sicuramente, ma simpatica come un giradito e ricattabile sul piano personale, si sussurra, altrettanto quanto il padre.
Difficile però pensare che Silvio (ormai è tornato nominabile) si ritiri a far vita da nonno di giorno e da bungabunghista di notte.

Secondo l'ipotesi frattalica, esposta in diversi post da Orizzonte48, ovvero l'idea che esista un parallelismo tra gli avvenimenti che condussero al termine della Seconda Guerra Mondiale e l'attuale crisi globale - nient'altro che una terza guerra mondiale combattuta con armi finanziarie, dopo tutto - saremmo prossimi ad un secondo sbarco in Sicilia, ovvero ad un intervento americano in Europa (e quindi in Italia) per rimediare al disastro della moneta unica ed al conseguente predominio tedesco sui paesi della periferia. Predominio che la Germania non intende assolutamente sottoporre ad alcuna discussione né rinegoziazione ma perpetuare a tutti i costi, soprattutto da far pagare a paesi che non possono più permettersi l'aggancio con il supermarco aka euro. Intervento necessario, del resto, visto che l'ultima volta che si cercò di far ragionare la Germania - come ingenuamente si illude di poter fare bello di zio - si dovette poi sbarcare ad Omaha Beach.
Intendiamoci, gli americani fanno sempre il loro interesse e non si muovono se non c'è da prender su, ma obiettivamente, in questo frangente, non è che l'intransigenza tedesca offra altre vie d'uscita e più vantaggiose per noi. Anzi. Rischiamo di schiattare sul quaderno dei compiti a casa.

Ci sono parecchi  segnali di un possibile prossimo sconvolgimento dei comunque precari equilibri all'interno dell'eurozona nel nome dell'arrivano i nostri, leggi gli ammeregani.
Le sempre più frequenti irruzioni anti-euro ed anti-austerità di Edward Luttwak nei salotti televisivi piddini, le dichiarazioni di Ben Bernanke (che, guarda caso, i media del PUD€ considerano ormai il cattivo del fumetto)  sulla possibilità di acquisto di titoli di stato europei da parte della FED; le accuse velenose piddine e bisignane a Beppe Grillo (anche lui sbarcato in Sicilia!) di "farsela" con gli americani; la freddezza di Obama a Berlino, che non a caso a Brandeburgo ha rifilato il pistolottone sui diritti civili tanto caruccio ma in privato ha sicuramente  cazziato la Merkel, anche per i suoi ammiccamenti alla Cina ed ai BRICS.
L'intervento è probabile perché il nostro piangere per l'austerità fa male all'imperatore, nel senso che ne risentono gli interessi statunitensi a livello globale. E quando gli interessi statunitensi soffrono, sono cazzi.
Per fare solo un esempio non da poco, gli Stati Uniti si sono già esposti oltre ogni dovuto per tamponare le perdite sui derivati delle banche europee e delle loro consociate negli Stati Uniti, vera causa dell'attuale crisi finanziaria. Ricordate il grafichino sui derivati di Deutsche Bank? Ve lo ripropongo.



Altro che "l'invidia dell'euro", più potente di quella del pene, ovvero la volontà imperiale yankee di soffocare in culla la giovane e promettente divisa tanto cara alla sinistra collaborazionista, che il piddino tirerebbe fuori a questo punto.
(PD mode on) La moneta che tutti ci invidiano e che i produttori di petrolio preferirebbero volentieri al dollaro per le loro contrattazioni. E' proprio per questo che gli USA, invidiosi come cognate racchie, ci aggrediscono con la speculazzzionefinanziariacattiva. (PD mode off).
Gli americani, che non fognano ma sono pragmatici, si stanno invece rendendo conto che non si può continuare a saltare di bolla in bolla con loro che stampano dollari e pagano anche per coloro che fanno i virtuosi con il culo della periferia. L'euro è una sòla? Non c'è problema, si elimina. E fuck the Germans.

E Silvio che c'entra? C'entra nel senso che, nei prossimi mesi, potrebbe vedersi offrire l'opportunità di riciclarsi come salvatore della patria, collaborando come preparatore e propiziatore di buoni uffici in vista dell'arrivo di John Wayne. Ruolo che, nel precedente corso storico, fu affidato ad un noto condannato, inviato dagli Stati Uniti in Sicilia per preparare il terreno allo sbarco e  scelto perché conoscitore del territorio e in grado di fare anche il lavoro sporco.
Paragone azzardato? Può darsi, anzi senz'altro, ma il parallelismo è suggestivo.
Silvio è l'unico che possiede una potenza di fuoco tale, in termini di media, da poter contrastare il bombardamento di pensiero unico piddino-PUD€ista che monopolizza le tre reti RAI e la povera La7 purpurea di Cairo e contrapporgli un'altrettanto efficace propaganda anti-euro. Ecco la differenza sostanziale con Grillo, che rimane solo un apripista, in questa visione complessiva.
Se in alto loco si decidesse l'uscita dell'Italia e di altri paesi dall'euro, ovvero lo sbarco in Sicilia v2.0, occorrerebbe la collaborazione di qualcuno in grado di convincere gli italiani della bontà dell'operazione, che li guardasse dritti negli occhi con la stessa convinzione seduttiva con la quale prometteva loro di togliere l'ICI.
Qualcuno che in fondo l'euro l'aveva sempre visto come il fumo agli occhi, bisogna riconoscerlo, e che ne aveva denunciato i mali in tempi non sospetti. Che potrà dire, essendo creduto, e perché paradossalmente è vero, che l'euro l'hanno voluto i comunisti. Qualcuno inoltre in grado di ricucire e rinsaldare i legami sempre utili con gli amici di sempre.
Sinceramente non riesco a pensare a nessuno di più adatto di Berlusconi per questo compito. 

domenica 17 febbraio 2013

S'adda 'mpiccià


Non bastassero i candidati leader mainstream che si arrabattano per suggerirci il voto più utile (a loro), che vogliono prenderci per mano perché, essendo dei poveri dementi, occorre accompagnarci nel seggio come la nonna Adelina e magari anche guidarci la mano sul segno giusto (per loro), questa volta abbiamo anche l'onore dell'impiccio da fuori, dell'ingerenza da parte di presunti amici e sedicenti alleati. Forse amici più del famigerato giaguaro, che nostri.

Il coro delle suocere bulgare affinché le nuore italiane intendano comprende i tedeschi come il ministro delle finanze di Angela Merkel Stranamore-Schäuble,  terrorizzato che un governo non più appecoronato e legato stile shibari alla follia dell'euro possa rovinargli i sogni di Quarto Reich Milionario. Ma comprende anche il coretto delle voci bianche degli utili funzionari idioti dell'euroregime. Gli Stanlii e gli Olli delle comiche di Bruxelles.
Vi dono un  florilegio di queste clamorose ingerenze nella nostra sovranità nazionale come promemoria da settimana prima del voto.

«Berlino sta con Monti. Il premier uscente ha dato stabilità all'Italia e a tutta Europa. Ora non bisogna ostacolare il suo cammino». (Wolfgang Schäuble

"Tra agosto e novembre 2011  il governo Berlusconi ha deciso di non rispettare più gli impegni presi in estate con l’Europa e in questo modo ha soffocato la crescita economica italiana. Questa situazione ha portato alla fine del governo Berlusconi e alla formazione del governo di Mario Monti che poi è riuscito a stabilizzare la situazione in Italia". (Olli Rehn)

“Il governo italiano ha avviato un processo di riforme che ha creato le basi per la crescita economica. Monti ha dimostrato grande leadership e coraggio”. E' auspicabile che chiunque vada al governo continui il processo di riforme in una prospettiva di stabilità e crescita di lungo periodo”. (L’ambasciatore ed economista statunitense David Thorne)

“Abbiamo bisogno di un’Italia diversa in Europa. Il Pd di Bersani è la sola grande forza politica italiana fortemente europeista. Per questo siamo qui, e per questo abbiamo bisogno di Bersani e del Pd per un’Italia più giusta e per un’Europa più giusta." (Martin Schultz, presidente del Parlamento Europeo)

"Un governo di centrosinistra con Monti primo ministro o ministro delle Finanze sarebbe ben accolto dai mercati, dato che proseguirebbe sulle riforme. Anche un governo di sinistra [n.d.r. sic!] guidato da Bersani manterrebbe le riforme, con qualche  ostacolo sul fronte del mercato del lavoro e una possibile riforma fiscale per la crescita. E' possibile un Parlamento bloccato attraverso il controllo del Senato dalla coalizione guidata da Berlusconi, uno scenario che i mercati difficilmente vedrebbero come positivo." (da un report di Goldman Sachs, gennaio 2013)

Tutti pazzi per Monti e Bersani, insomma.

Vi è stato però un endorsement alla conservazione controrivoluzionaria ancora più clamoroso, anche se è stato smentito con la nota tecnica psicotica della negazione della realtà. Vi segnalo questo articolo di Repubblica che è un capolavoro di arrampicata a mani nude sugli specchi in difesa dell'indifendibile.
Riassunto dei fatti per coloro che erano distratti dal Papa, dagli asteroidi e da Sanremo.
Il presidente Napolitano, a pochi giorni dall'importantissimo e, per certi versi, cruciale voto italiano, va casualmente in visita ufficiale negli Stati Uniti a trovare Obama e signora portando un cabaret di cannoli per le pupe.
Obama, visto il momento e al di là dei puri convenevoli del tipo "l'Italia ha fatto un buon lavoro nell'ultimo anno", non si sbilancia e si guarda bene dal far trapelare qualsiasi preferenza imperiale riguardo a candidati e partiti in lizza. Napolitano però, durante la conferenza stampa in terra americana dichiara:
"I progressi fatti con Monti devono continuare. Deploro le critiche di chi l'ha sostenuto". 
A casa mia si chiama un endorsement bello e buono per Scelta Civica e un'allusione neanche troppo velata a B. come spauracchio da battere. Ma non doveva, il presidente della Repubblica, rimanere super partes, eccetera eccetera? (Poi dice che uno finisce per dover dare ragione a B.)
A quel punto la Casa Bianca non può che rimediare il papocchio e dichiara ufficialmente: "Gli Usa non si schierano e non appoggiano partiti in occasione delle elezioni in altri Paesi. Sulle elezioni in Italia è il popolo italiano che decide."
Una frase che rischia di risultare ancora più imbarazzante per chi conosce la nostra storia degli ultimi settant'anni. Una barzelletta dei tempi del bandito Giuliano, che però non fa affatto ridere.

P.S. Caro Bersani, messaggio in codice: il giaguaro, anche se lo smacchi, ha sempre tanti amici. Il tacchino è sceso dal tetto. Ripeto: il tacchino  - è  - sceso - dal - tetto.


venerdì 27 maggio 2011

B-Day


Non era Vierville-sur-Mer ma Deauville. Non era il 6 giugno ma quasi, il 26 maggio. Non era il Gen. Cota ma un Cota governatore c'è, da qualche parte. Non era Omaha ma Obama.
Coraggio, nel delirio sta rivivendo tutto il film della Seconda Guerra Mondiale e lo sta facendo con l'avanti veloce. Dopo la Battaglia di Stalingrado dell'altro giorno siamo già allo Sbarco in Normandia. Attendiamo con ansia il bunker. Del resto, ci sarà pure un giudice a Berlino.

martedì 3 maggio 2011

Viva V.E.R.D.I.


Ah, ecco cosa mi ricordava la prima pagina di Repubblica di stamattina con il titolone: "Bin Laden sepolto in mare".

"Esultate! L'orgoglio musulmano sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria!"
( Giuseppe Verdi - Otello, Atto I)

Una messa in scena, appunto.

P.S. Intanto, anche la seconda immagine divulgata del cadavere è visibilmente un tarocco. Forza, potete fare di meglio.

lunedì 2 maggio 2011

Osama nell'alto dei cieli


Obama le spara più grosse di B.? 
Siccome di secondo nome, ufficiosamente, faccio Tommaso, ho detto subito stamattina: "Fatemi vedere il cadavere e fatemi la prova del DNA, altrimenti non ci credo". No, visto che si parla di uno che era in fin di vita nel luglio del 2001 e di cui era uscito il necrologio sui giornali arabi nel dicembre di quello stesso anno, è meglio verificare. Non sia mai che Petraeus, il nuovo capo della CIAE non voglia farsi bello con un sgubb un po' troppo ardito.

Puntualmente è arrivata la foto ma, visto che di cadaveri me ne intendo, ho visto che c'era qualcosa che non quadrava. Boh, che strano, un morto con la parte inferiore del volto in un'espressione da vivo. Un morto che sorride, che tiene la lingua contratta, la cui mandibola non cade come di solito. 
Dopo qualche ora, ecco smascherato il photoshopping, addirittura su giornali come Repubblica.
E, ancora più tardi, l'altra notizia: il cadavere è stato "sepolto in mare". No, scherziamo?
Ma no, che avete capito, il corpo ce l'abbiamo e vi mostreremo le foto che saranno la prova finale. Una bella foto tipo quella del Che, in stile Cristo morto del Mantegna.
Non stanno pasticciando un po' troppo?

Si, va bene, Tommaso, mo' esageri. La prova del DNA ti toglierà qualunque altro dubbio residuo. 
Già, peccato che il DNA di Bin Laden gli americani lo abbiano già da tempo. Immagino che l'avranno prelevato dal sangue quando la primula rossa del terrorismo internazionale fu ricoverato in un ospedale americano a Dubai nel luglio del 2001. Non è strano? Colui che di lì a poco avrebbe messo a fuoco e fiamme l'America ed era già ricercato per altri attentati che si fa curare dalle sue vittime, con la CIA e l'FBI che gli portano i giornali e i babà.

Dobbiamo creder loro sulla parola anche stavolta, ho già capito. Cominciano ad esagerare, però. Ieri il Papa santo e oggi l'uccisione di Bin Laden. Due atti di fede in meno di ventiquattr'ore sono decisamente troppi.

A proposito, stamattina ho fatto una previsione. Entro stasera, ho detto, qualcuno attribuirà la cattura ed esecuzione di Bin Laden ad un miracolo del Beato (Giovanni) Paolo. Detto, fatto. Non c'è gusto, in questo paese, ad essere indovini.

domenica 5 luglio 2009

Benvenuti a L'Aquila, città scudo

Per quanto mi sforzi e sottoponga a strizzamento le meningi, non riesco proprio a capire il senso di tenere quel gigantesco scassamento di minchia che è il vertice del G8 in una zona già tanto provata da un catastrofico terremoto.
Amici viareggini, l'avete scampata bella. Se avessero avuto il tempo materiale questi avrebbero spostato per l'ennesima volta il G8 a Via Ponchielli, giusto per aggrapparsi alla sciagura più di giornata e di più recente impatto emotivo.

Ricordo che, per ospitare il gran varietà imperiale, era da mesi in corso l'allestimento delle apposite sedi nell'Isola della Maddalena. Luogo che rispondeva alle esigenze di sicurezza e riservatezza richieste da uno show itinerante che tende a raccogliere più uova marce e pomodori troppo maturi, che applausi.
Avvenuto il terremoto a L'Aquila, la grande pensata. Visto che i contestatori metteranno a dura prova l'incolumità dei tonfa lanciando loro contro le proprie teste, il governo che le studia di notte ha mandato nel casino la Maddalena (e i miliardi di investimenti già stanziati) e ha spostato l'area di accampamento del Circo a l'Aquila. In una zona dove, tra l'altro, la terra continua a tremare con intensità interessante.

L'unico motivo che riesco a trovare per giustificare l'assurdità della scelta, è di sfruttare la disgrazia degli abitanti delle città abruzzesi (assurti a veri e propri scudi umani di Husseiniana memoria) per ricattare la protesta e soprattutto gli altri paesi partecipanti.
"Non vorrete mica fare violenza ad una popolazione già tanto martoriata" è il messaggio agli eventuali e prevedibili contestatori. "Non vorrete mica sottrarvi all'obbligo della passerella di solidarietà con tanto di raccolta fondi stile Dame di S. Vincenzo in una zona terremotata del paese ospite?"
Un ignobile ricatto che mi meraviglia essere stato accettato dagli altri sette del G, messo in atto da un governo che va avanti a furia di espedienti ad effetto e che ha scelto una zona sismica per tentare di puntellare la pericolante reputazione di un premier sottoposto da settimane ormai ai preparativi di una bella "controlled demolition".
Un vertice terremotato, quindi. Con il rischio di una bella evacuazione stile disaster movie in caso che la tettonica non dovesse collaborare o manifestasse improvvise tentenze no global. Già vedo Bonaiuti dare la colpa alla propaganda della sinistra di un'eventuale magnitudo 4.5.

Si poteva evitare questa pagliacciata. Se io fossi stata il capo della sicurezza presidenziale, col cacchio che avrei permesso che Obama fosse confinato in una caserma (evidente omaggio al genere di comicità praticata del nostro premier) e che corresse un seppur minimo rischio sismico. Ciò vale natualmente per gli altri capi di stato e di governo e rispettive securities.
Sarà, ma niente mi toglie dalla testa che all'ultimo momento vi sarà un'inspiegabile epidemia di diarrea nelle illustri delegazioni e il vertice andrà a puttane. Perchè non farlo addirittura a Villa Certosa, allora?

Intanto si raccolgono le candidature per "Il posto più assurdo dove tenere un G8" edizione 2010. Ci sono già interessanti candidature: il reattore numero 4 di Chernobyl e la città fantasma di Prypiat, il carcere di Abu Ghraib, il relitto del Titanic a 3800 metri di profondità al largo di Terranova, il CPT di Lampedusa ed altri ancora.

sabato 30 maggio 2009

Totus suus, how to be a papigirl


In quel tempo Papi disse ai suoi discepoli: "Lasciate che le vergini vengano a me".
Ho letto una cosa inquietante, a margine dei supposti baccanali tiberini in quel di Villa Certosa con le donnine ignude e i capi di stato esteri con la bava alla bocca, ovverosia lo stile Las Figas delle relazioni pubbliche del nostro paese. Mancavano solo le fiches in omaggio per farli giocare a volontà.
Parentesi: se non c'era nulla di male nelle foto, perchè mandare Lurch a colpi di "mavalaaa" rotanti a chiederne il sequestro? E se poi un giudice volesse indagare sull'età di una Papigirl a random e venisse fuori che era minore all'epoca dei fatti o magari provvista di un clamoroso 24x17?
Il fotografo che ha paparazzato il nano e le sue 40 Biancaneve ha chiesto un milione di euro, per vendere le foto ma, benedetto uomo, perchè offrirle a Panorama, che ha subito fatto la spia a Papi? Mi ricorda i protagonisti del film dei Cohen "Burn after reading": "Pronto, parlo con Osborne Cox?"

Digressioni a parte, la notizia inquietante è la seguente. Pare che la farfalla, tatuata su lombata o stinco o ciondoloni in oro e affini sull'affannoso petto, sia il segno distintivo delle Papigirl, ma solo di coloro che avrebbero fatto l'incontro ravvicinato del terzo tipo. Quelle proprio abducted sull'astronave della Libertà con bonus di 2000 euro a testa da spendere poi in un'unica sessione di shopping come premio, non si sa di che cosa. Forse per essere riuscite a sopportare le strimpellate di Apicella (aviotrasportato a spese dello stato, cioè dei Papiminkia) e le barzellette di Papi Tiberio per più di venti minuti senza accasciarsi al suolo? Sicuramente, chi dovesse pensare a pagamenti di altre robe di natura piccante sarebbe solo un malpensante komunista demmerda.
A pensarci bene 2000 euro sono quasi una miseria, certe cose non hanno prezzo se non hai un antiemetico a portata di mano.
Ecco, una delle papigirl avrebbe proprio un tatuaggio con farfalla e seguente motto: "S.B. l'incontro che mi ha cambiato la vita". S. B. uhm, vediamo. Chi potrebbe mai essere S. B.? San Benedetto, quello della rondine sul tetto? Si, sicuramente. Chi ha pensato Silvio Berlusconi è uno zozzo malpensante sinistro prono a Franceschini (muahahaha!) e kommunista demmerda.
Postilla dedicata a Tremontino, il quale stasera ha detto al TG1, che "Se Silvio Berlusconi avesse usato la sua influenza internazionale (muhahaha!) nel caso Opel-Fiat, sicuramente le cose sarebbero andate diversamente". Una assoluta genialità da mandare in orgasmo i Papiminkia. Un governo non fa un cazzo (perchè nun ci ha un euro da rischiare), il premier si perde dietro a questioni di figa, però se Marchionne ha rimediato una trombata è colpa dei comunisti.
Poveretto, il supermanager, come Angela ha preso su la cornetta e dall'altra parte Barack gli ha sussurrato con la voce da Barry White "Ciao, sono ioooo, amore miooo", quella non ha più capito niente.

Già, si sa che è tutto un Magna Magna.

Comunicazione di servizio - Mi prendo una meritata vacanza senza computer. A mercoledì.

mercoledì 6 maggio 2009

Brinda con Daddy

Foto autentica, assolutamente non taroccata da Antonio. Grazie a Brinda con Papi


Ieri sera, il Presidente Obama si è presentato a sorpresa al David Letterman Show ed ha tenuto banco per più di un'ora, spiegando come la First Lady Michelle (che ha chiesto il divorzio come moglie e come americana, non sopportando più di vivere con un presidente ancor più mandrillo di Bill Clinton e che evidentemente non sta bene), è stata plagiata ed ingannata da una cospirazione messa in piedi da Al Qaeda e Osama Bin Laden, assieme a giornali come il Washington Post e il New York Times, notoriamente comunisti. Non si esclude un ruolo dei rettiliani e del KKK.

"Io voglio bene a Michelle ma mi deve chiedere scusa in pubblico, anzi, durante la consueta conversazione del sabato del Presidente, di fronte alla Nazione", ha detto Obama di fronte ad un Letterman comprensivo, che durante tutta la puntata dello show ha continuato a fare si si con la testa.

"Non è vero che frequento minorenni", ha continuato Obama. "Vi spiego come sono uscite quelle foto sul National Enquirer. Ero a Las Vegas per rilassarmi un po' dopo una visita in gran segreto all'Area 51 e mi telefona questo mio amico, Joe. "Ehi, Barackino, la bimba compie 18 anni, scendiamo tutti al McDonalds per farci un hamburger, verresti anche tu vestito da pagliaccio? Su, per farla contenta!"

"Non potevi certo rifiutarti" ha osservato Letterman in ginocchio, tentando di recuperare la lingua. "Ma scherzi?" ha risposto il Presidente degli Stati Uniti, "ho detto ai ragazzi dei servizi segreti: guaglio', siamo a Las Vegas, questi sono cento dollari e un paio di preservativi per uno, andate a divertirvi. Venite a riprendermi domattina con calma. E sono andato alla festa. Povera bambina, era così contenta di vedere il suo daddy vestito da pagliaccio."
A quel punto Letterman ha avuto un sussulto:"Daddy? Come daddy? Ho letto che questa ti chiama daddy fin da piccola, fin da quando cioè sua madre lavorava per te."
"Ehi, ma che stai pensando? Che vuoi fare, il giornalista alla Watergate? Si è vero, la bambina, nonostante i suoi genitori siano bianchi come la neve, è decisamente abbronzata, ma queste sono le menzogne che fa pubblicare Al Qaeda sui giornali comunisti. Michelle li legge tutti e si fa influenzare. Ma dovrà chiedermi scusa."

"E le conigliette di Playboy che dovevano sostituire Hillary Clinton come segretario di stato?" chiede Letterman, "Beh, sai, quelle ragazze non sono proprio delle cime. Basta che dici che sei un politico e si illudono subito di essere tutte delle Marilyn. E poi chissà quel vecchio rincoglionito di Hugh Hefner cos'aveva capito."
"Insomma, tua moglie ha sbagliato, però mettere su YouTube il filmino di quando era ubriaca a quella festa e si è data da fare con l'autista non è stato carino. "
"Beh, sai, "ha concluso il Presidente degli Stati Uniti, "era una puttanella sgallettata del Bronx. Io l'ho raccattata dalla strada, le faccio fare la vita da signora, l'ho fatta First Lady, che minchia vuole ancora? Le femmine devono stare al loro posto, ok?"

Grandi applausi della platea, Letterman commosso abbraccia il suo presidente, arrivederci a domani, restate con noi.

Ovviamente questo raccontino surreale è falso. Falso in un contesto come quello americano, dove un Presidente che si comportasse in questo modo non solo andrebbe dritto come un fuso all'impeachment e lui, il piezz' e core e tutta la famiglia putativa sarebbero costretti alla prova del DNA, ma non sarebbe nemmeno immaginabile, sarebbe pura fantascienza.
Il racconto è falso ma atrocemente vero in questo paese.

lunedì 26 gennaio 2009

Per Aspen ad astra

Il 20 gennaio scorso, tra una notiziola e l'altra, il conduttore del TG1 ha annunciato che, con la presentazione dell'ultimo volume della rivista ASPENIA, dedicato alla presidenza Obama, "si è inaugurata oggi la collaborazione tra il TG1 e l'Aspen Institute Italia".

Ma va? E noi che credevamo che l'Aspen, il CFR (Council on Foreign Relations) e le altre lobbies e think tanks avessero già messo da tempo le mani su ogni media italiano, dalla RAI a Mediaset, da Telecom al Corrierone, fino ai giornaletti parrocchiali e i bollettini per i naviganti. Se non altro perchè i loro membri sono onnipresenti ogni volta che c'è da intervistare l'esperto dei massimi sistemi.
Si vede che, come le gravidanze in stato avanzato, al TG1 il pancione non riuscivano più a nasconderlo.

Cos'è l'Aspen Institute? E' una lobby come ce ne sono tante in America, che di mestiere lobbano, ovvero fanno gli interessi di coloro che ne fanno parte, di solito coloro che contano. In fondo sono dei sindacati per ricchi e potenti, con filiali in tutto il mondo.
Dentro ci sono proprio tutti, come in un super Rotary, un Rotarone extralusso.
Il fondatore di Aspen Italia è Gianni De Michelis e l'attuale presidente è Giulio Tremonti. La direttora responsabile di Aspenia, la rivista di Aspen Italia è Lucia Annunziata, quella che deve orientare gli italiani.

Chiedi loro: che fate? dove andate? quanti siete? E loro rispondono sempre "è per il bene del mondo, è per mangiarvi meglio". Si riuniscono a porte chiuse, sempre per il bene del mondo. Vogliono creare una dirigenza illuminata, lo scrivono sul loro sito.
Oplà, buoni, non dite illuminati che mi si sveglia l'Icke. Poi finisce che vuole andargli a strappare la pelle per vedere se sotto c'è il lucertolone, sapete com'è.

Hai voglia di tenere il complottista al guinzaglio ma tutti questi circoli, queste bocciofile per miliardari non saranno una specie di Massoneria a cielo aperto?
Non credo che gli Illuminati si riuniscano in qualche castello bavarese per fare sacrifici umani e trombare strafacendosi di coca qualche ragazzino, come sostengono i complottisti un po' perversi.
In fondo gli elenchi dei soci non sono mica nascosti a Castiglion Fibocchi, si trovano online, sui vari siti dei clubs.

E' proprio questa la cosa più pericolosa. Il fatto che ci trovi tutti, destra e sinistra, Prodi e Tremonti, la Confindustria, le multinazionali, i politici, le banche, le assicurazioni, i media, le società di comunicazione. Se tutti vogliono far parte della stessa cosa vuol dire che quella cosa serve per uno scopo comune. Niente di strano, niente complotti con gli alieni grigi per l'invasione della Terra nel 2012.
Queste lobbies vogliono una cosa sola e molto terra terra: la continuazione del loro privilegio. Vigilano affinchè il potere venga tramandato di padre in figlio all'interno della casta.
Il privilegio si mantiene meglio se nessuno rompe i coglioni con roba come uguaglianza di diritti, difesa dei diritti acquisiti e libertà di espressione.

Ecco quindi che si rende necessario spalmare ovunque e liscio come la glassa della Sachertorte il pensiero unico, che unifica Napolitano e Berlusconi, Tremonti, Dini e Prodi in un unico credo: difendere sempre e comunque gli interessi della classe dirigente.
Se la gente pensa in maniera uniforme sarà più facile farle ingoiare i rospi. A questo sono preposti i Riotta e le Annunziate con i loro telegiornali illuminati a giorno.
Hanno aspettato che salisse su Obama, così il pubblico penserà che quelli dei think tank sono tutti democratici, belli e abbronzati ma in realtà sono sempre gli stessi di prima, compresi i lucertoloni del PNAC. Ricordo benissimo che la prima intervista che fece Riotta da neodirettore del TG1, nel settembre 2006, da fratello che riceve finalmente la luce, fu con Henry Kissinger. Chissà perchè.
Per questo ed altro ancora, l'annuncio dell'altra sera è suonato, più che l'annuncio di una novità, un coming-out.

Non è complottismo, è quasi una rasoiata di Occam.

giovedì 6 novembre 2008

Si sBaracka!

Sono convinta che George W. Bush sia, al di là di tutto, una figura tragica della storia. Un po' come il Fredo della saga del Padrino, il fratello sfigato che si mette addosso la pelliccetta del capro espiatorio e paga per tutti.
Penso che un giorno il 43° presidente degli Stati Uniti sarà chiamato a rispondere di diverse cosette ma forse si giustificherà piagnucolando, dicendo che ha solo eseguito gli ordini.

Questo è un uomo che è riuscito a diventare imperatore nonostante fosse una nullità completa. Un altro esempio di come l'America sia veramente la terra delle opportunità. Certo, in questo caso si trattava di trasmissione del potere per via dinastica, come si addice agli imperatori e si sa che spesso i figli di re non possiedono un decigrammo della grandezza dei padri.

Prima della carriera politica, nonostante avesse avuto la strada spianata da un babbo petroliere, figlio di petrolieri, poi capo della CIA e presidente degli Stati Uniti, come imprenditore era stato una frana. La sua compagnia, la Arbusto Oil, è una delle poche che in Texas sia riuscita a fallire con il petrolio. Per un po', per dargli una mano, si associarono a George anche i Bin Laden, amici di famiglia, ma uno di loro, zio di Osama, finì male, precipitando con l'aereo, come succede in questi casi, causa maltempo in un soleggiato giorno d'estate. La maledizione dei petrolieri. There will be blood.

Buttato sul ring come candidato repubblicano da papi, dopo una carriera da serial killer legalizzato come governatore del Texas (si calcola che il texecutioner abbia condannato a morte almeno 155 persone, rifiutando loro la grazia e prendendone pure in giro in televisione le suppliche) si impose nelle presidenziali del 2000 solo grazie, da una parte, al clima favorevole ai repubblicani creato dallo scandalo Lewinski abilmente costruito ai danni di Clinton dai soliti mestatori neocon e, dall'altra, grazie ai noti pasticci elettronici della Florida.
Grazie alla forchetta troppo piccola tra un partito e l'altro fu possibile dare una spinta a George, supportato da una cricca di guerrafondai che non aspettava altro che un pupo alla Casa Bianca da manovrare a piacimento per farsi una dozzina di guerre in qua e in là. Lo stesso scherzo riuscì nel 2004 e gli anni di presidenza del minus habens sarebbero stati alla fine otto.

George è stato il presidente meno amato dagli americani fino all'11 settembre 2001.
Fu l'unico della storia a dover raggiungere il palco della inauguration in macchina per sfuggire ad un popolo incazzatissimo per aver dovuto accettare un presidente nominato dalla Corte Suprema e non dal proprio sacrosanto voto.

L'11 settembre si rivelò per quello che era: non un imperatore ma al massimo un kagemusha, una controfigura.
Riguardare, per credere, il famoso filmato della scuola elementare della fatal Florida, dove lui rimane lì come un baccalà invece di alzarsi di scatto come un sol Chuck Norris, imbracciare l'M16 e correre in salvo dell'America violata. Più che imputarlo di stupidità o vigliaccheria, penso gli abbiano detto: "Per carità, George, non toccare nulla".
Come aprì bocca, quel giorno, riuscì perfino ad impappinarsi fino a dire che aveva visto in tv il primo aereo schiantarsi sul WTC e a commentare le immagini successive con un incredibile: "Ma che pilota scarso, quello!" Una scuola comica che conosciamo bene noi italiani. Nessuna meraviglia che i due si capissero tanto.

La presidenza di Bush ha coinciso per gli americani con una nuova stagione di guerre combattute all'estero alla "non si sa per che cazzo combattiamo", costate migliaia di giovani morti, più di quattromila.
Guerre che si trovavano già da anni nella scaletta del folle Progetto per il nuovo Secolo Americano degli stramaledetti neocon e che dopo l'11 settembre, che fortuna quel proditorio attacco, hanno potuto esplodere in tutta la loro violenza.

E' stata la presidenza delle menzogne.
La scusa dell'Afghanistan da attaccare come covo di Bin Laden, mentre era dall'Arabia Saudita che provenivano i supposti attentatori dell'11 settembre.
La figura di cacca fatta rimediare al povero Colin Powell all'ONU con la sceneggiata sulle armi di distruzione di massa di Saddam, mai trovate, ma addotte come scusa per l'invasione dell'Iraq nel 2002, compiuta dopo mesi di manifestazioni oceaniche contro la guerra.
E' stata la presidenza dei soldati morti a casa del diavolo e rimpatriati di nascosto, ed al riparo delle telecamere, perchè a qualcuno non venisse in mente di chiederne conto. Ispanici, neri, disoccupati, donne, carne da cannone senza alcun valore.
E ancora, è stata la presidenza dei tanti americani che non si sono convinti della versione dell'11 settembre raccontata dai neocon e dai media a loro appecoronati (mi consenta, Nano, di citarla) e che hanno perfino tirato dalla loro parte i militari, sempre più insofferenti di essere comandati da gente che di guerra vera, di arti mozzati e sangue non capisce un cazzo e che li ha trascinati in un pantano senza fine giocando ai wargames a tavolino.
Per ultimo, la presidenza Bush sarà ricordata per il modo allegro con il quale sono stati progressivamente smantellati i controlli statali sul sistema finanziario, con il risultato di mandare al fallimento banche, banchette e bancone e di impoverire ancor di più l'americano medio.

Nessuna meraviglia che per Obama vi sia stata una valanga di voti e vi sia ora una tale aspettativa di cambiamento. Solo degli opportunisti e falsi amici degli americani possono rimpiangere la presidenza Bush. Chi ama veramente l'America (non gli stronzi che ne occupano le stanze del potere militare-industriale) non può che rallegrarsi del fatto che Bush finalmente sBARACKi.
Non tanto per lui come persona, ma per ciò che i suoi burattinai hanno fatto all'America. Sperando che Obama sia diverso, che faccia dimenticare presto il presidente che faceva piangere i bambini.

Va' George, e che Dio ti perdoni.


P.S. Pensando ad un titolo per questo post, al di là dello scontato gioco di parole, mi è tornato in mente un pezzo di televisione vintage, la sigla finale di "Non Stop" del 1979, ed il modo inconfondibile con il quale Stefania Rotolo pronunciava la frase "si sba-rac-ca!". Un omaggio ed un ricordo.

mercoledì 4 giugno 2008

Obama bama bama, sai perchè mi batte il corazón?

"Allora vedo che non ha capito. Io non sono qui per salvare Rambo da voi. Io sono qui per salvare voi da lui". (Trautman)

Nonostante la resistenza ad oltranza di Hillary che non se ne vuole andare come gli ubriachi a tarda notte nei bar (e speriamo non sia necessario chiamare la forza pubblica), Barack Obama si avvia a diventare il candidato ufficiale per il Partito Democratico (quello originale, americano) alle presidenziali di autunno.

Diciamo la verità. L'unica cosa sicura di questo prossimo cambio di gestione alla White House è che George W. Bush si leverà dai coglioni. Sul resto c'è grande incertezza.
Un'altro fatto quasi ormai assodato è che avremo da una parte un candidato che si chiama come le patatine surgelate e dall'altra uno che ha una pericolosa assonanza con ben due nemici pubblici numero uno d'America. La prima cosa è un vantaggio, la seconda un terribile handicap.
E' già successo che dei giornalai televisivi siano stati colpiti dal lapsus improvviso. "Obama Bin Laden....oops, scusate. Osama." Il secondo nome di Obama è Hussein, come Saddam. Vedrete come giocherà sporco l'inconscio.

Il candidato repubblicano McCain mantiene finora un basso profilo, tenendosi in disparte in attesa che la ex-first lady ceda e il suo giovane contendente democratico si getti nella mischia per passare finalmente al dunque.
Secondo me McCain è comunque avvantaggiato, da qualunque angolazione si guardi la faccenda.
Alle primarie repubblicane non ha dovuto combattere con altri candidati pericolosi, visto che i contendenti erano perfino troppo per i nazisti dell'Illinois.
Lui è stato da subito il più presentabile e presidenziabile: repubblicano si ma non il solito falcaccio ottuso alla Charlton Heston. Un falco dal volto umano, piuttosto.
Un vecchio si, ma ex soldato, che potrebbe rappresentare la riscossa dei reduci, in una nazione che ne conta migliaia, tornati più o meno malconci da guerre combattute non si sa perchè e per conto di chi e sempre a migliaia di chilometri da casa. In fondo sarebbe Rambo presidente. Il Rambo preso a cornate e ingratitudine che vince finalmente la sua guerra.

John è uno che si è fatto cinque anni di prigionia in Vietnam, che cazzo, mica come gli imboscati Reagan e Dubya, uno intento a stanare comunisti dei condotti per l'aria condizionata negli uffici di Hollywood e l'altro a scaldare una sedia grazie alla raccomandazione di papi.
McCain è in grado, vedrete, di convincere gli americani che si può essere ancora repubblicani nonostante le balle di Bush, la guerra fallimentare in Iraq (che lui non a caso non approva) e tutto ciò che questa amministrazione ha fatto di male.
McCain ha un altro vantaggio. Potrà scegliersi, se eletto, il vice che vuole. Non ha Laura Bush attaccata ai maroni.
E infine, si diceva, non sottovalutate le patatine, sono un messaggio subliminale importante. A tutti piacciono le patatine fritte.

Ma perchè poi sto parlando di McCain quando il post è su Obama?
Barack è giovane, bello, di una tonalità di nero giusta, accettabile anche nei saloni della borghesia WASP.
Certo, a differenza di McCain ha questa palla al piede, la signora Clinton, che si era illusa di rappresentare il nuovo dopo ben otto anni vissuti alla Casa Bianca. Se democratici, gli americani vogliono la novità. Il primo presidente nero, appunto, non la terza volta di Hillary.
Barack ha idee molto belle e nobili, per esempio le solite promesse sulla sanità pubblica per tutti e il ritorno a casa dall'Iraq.
Peccato che sulle questioni tipo pace in Medio Oriente non si discosti di una virgola dal solito armamentario dei candidati americani repubblicani o democratici purchessia: "Oh, io amo Israele, Israele ha diritto di difendersi, combatteremo per la sicurezza di Israele, manderemo aiuti ad Israele, noi siamo i migliori amici di Israele, Israele può fare di me e di noi ciò che vuole".
Non una parola sulla Palestina, muso duro con l'Iran e sostanziale appoggio all'agenda estera neocon. Con tutto ciò gliela menano ancora con Farrakhan e le origini musulmane del babbo, poi divenuto ateo convinto.

Tra qualche mese ci caveremo la curiosità di sapere chi sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Speriamo non si finisca al solito con il testa a testa e la mappata di voti afroamericani che sparisce nei diabolici circuiti delle macchinette della Diebold in qualche stato chiave. Florida 2000, Ohio 2004 e il prossimo? Alabama?
Un presidente afroamericano sarebbe bello, come riscatto per una parte enorme della popolazione americana e soprattutto per le facce che farebbero i KuKluxKlan del cazzo ma, provando ad immaginare la scena dell'inauguration, non so, la cosa non mi convince.

Ho paura delle patatine fritte.


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