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domenica 16 settembre 2012

Scary movies


"Proiezione di un film su Maometto causa morti e feriti. Ah, quello vestito da pipistrello era Maometto?" (Spinoza) 

Certo, anche loro, abboccare così facilmente all'amo dell'ennesima psyop del reparto patacche in nero della CIA, ormai governata dagli sceneggiatori della serie Scary Movie. Sono molto delusa, mes amis. Soprattutto dalla reazione assolutamente eccessiva rispetto al valore dello stimolo presentato. Il genio cosmico dei napoletani avrebbe fatto scendere la gente in piazza a seppellire la provocazione da un megapernacchio collettivo. Di quelli con la mano molla.
Invece, appena si è sparsa la voce, usando la tecnica della propaganda virale, che c'era un film blasfemo sul profeta dell'Islam, i fedeli non hanno avuto la pazienza di andare a controllare su YouTube di cosa si trattasse veramente e le folle sono state, come da copione, usate per creare disordini. Ovverosia dimostrare ai fans della saga di Al Qaeda ed ai credenti del mito di Eurabia, ultimamente rilassatisi un po' troppo, la potenziale violenza insita nell'animo degli islamici. Violenza sempre pronta a scatenarsi contro l'Occidente.

Su YouTube si può vedere il famoso trailer dello scandalo. Giusto chiamarlo così, trailer: il vero film è quello che si è visto, in diretta, a Bengasi. Uno snuff movie, quest'ultimo, visto che c'è scappato il morto. Giusto anche se sarebbe ancora più corretto chiamare il filmato teaser, ovvero ingannatore.

Il filmaccio anti islamico, somministrato casualmente nei giorni dell'anniversario dell'11 settembre, innanzitutto non è un film. Non è né un prodotto di satira intellettuale, un "Brian della Mecca", per intenderci, realizzato da dei geniali Monty Python e nemmeno una sublime lettura alternativa della religione come "L'ultima tentazione di Cristo" di Scorsese (anche se, secondo il mio occhio cinefilo, il filmaccio vorrebbe scopiazzarne qualche spunto, nelle scene così dette osé).
Il filmato visto in rete e ripreso dalle televisioni, spacciato come teaser di un lungometraggio intitolato "L'innocenza dei musulmani" è una roba girata in studio, malamente e con i riflettori sparati in faccia agli attori. Con il cromakey dietro agli interpreti come nella TV anni 80 di Valeriu Lazarov. Non è cinema, non è certamente costato milioni di dollari, non è un film, ripeto, - perfino i media mainstream ammettono che non forse non esiste nemmeno - è solo brutta televisione. Robaccia fatta in casa, in qualche capannone attrezzato con fondali di cartone e videocamere amatoriali, con cinque o sei attorucoli da compagnia parrocchiale e qualche extra compensato con un SuperSize al McDonald's più vicino. Con la postproduzione e gli effetti speciali che sembrano stati affidati al brufoloso nipotino del regista che sa smanettare con il computer.

Non è un film eppure i media ci raccontano che le immagini che abbiamo viste sono il trailer di un film che sta minacciando la pace nel mondo. Film che se fosse stato da loro ignorato non avrebbe mai provocato reazioni.
Le immagini le hanno viste anche loro, non è necessario essere critici dei Cahiérs du Cinema per capire che si tratta di qualcosa di meno accurato del filmino amatoriale girato ad un matrimonio, eppure insistono a spacciare la loro roba tagliata male come roba buona. Non si rendono conto dell'inganno neppure quando, suggerendo che il film non esiste, non riescono a compiere il passo successivo, e cioè riconoscere che allora si tratta di un falso creato ad arte e domandarsi chi possa avere avuto interesse a crearlo e divulgarlo. E non mi riferisco agli utili idioti tipo il reverendo Terry Jones (che è omonimo di uno dei Monty Python ma non fa ridere affatto) ma a chi li manovra come marionette.
E' da tutti questi indizi che emana inconfondibile il tanfo della propaganda. Della bugia talmente grossa che tutti la crederanno. Ossia che "L'innocenza dei musulmani" è una patacca tipo quei famosi filmati di Osama Bin Laden fatti uscire quando Bin Laden faceva comodo ancora vivo.

Eppure sarebbe facile smascherare i loro falsi. Li costruiscono tutti utilizzando il manuale dei giovani propagandisti versione for dummies, capitolo uno, pagina uno. Quello di far credere che esista qualcosa quando essa non esiste è un trucco di psicologia della testimonianza vecchio come la crocefissione. Potete rifare l'esperimento anche voi. Se vi trovate sul luogo di un incidente o nell'immediatezza di un furto o uno scippo provate a dichiarare, mentendo, al capannello di persone che assistono, di aver visto fuggire un uomo molto alto con un cappello a larga tesa. Dopo qualche minuto tutti dichiareranno di averlo visto anche loro e, dopo ancora un po', ci sarà chi dichiarerà di conoscere l'uomo e di sapere perfino dove abita.

La bruttezza ed approssimazione dell'ultimo prodotto sfornato dalla Scary Propaganda Movies Co. sono probabilmente volute. Sono prodotti che costano poco e rendono moltissimo. Basta girare qualche scena in economia e ci penseranno i media - condizionati a fare da cassa di risonanza a qualsiasi megaballa di regime - a costruire su quel piccolo indizio concreto tutto il castello della propaganda, compresa la fola che il film è costato milioni di dollari, che fa così effetto sul pubblico. (Mi chiedo come facciano, coloro che raccontano le notizie al telegiornale, a non rendersi conto delle enormità che leggono).
Tutto ciò è insopportabilmente ridicolo però efficace, come tutta la propaganda. Quella più volgare che ride delle sue vittime ed esprime tutto il disprezzo verso chi dovrà subirla. E' il potere che fa lo sgambetto al povero vecchio e poi ride. E' l'oscena risata del razzismo. Ecco, se c'è qualcosa di sicuramente autentico, in questo troiaio propagandistico, è l'odio di chi l'ha realizzato verso il credente musulmano, la mancanza di rispetto verso un'altra religione. E non è l'opera di un ateo ma di qualcuno che è convinto che la sua religione sia l'unica. E' un prodotto del fanatismo. Uguale al fanatismo che pretenderebbe di combattere. Un fanatismo che forse è funzionale ad interessi molto terreni.

Qualcuno si rende conto dell'inganno, il bambino realizza che l'imperatore è a culo nudo ma la massa televisiva, isolata e frammentata in milioni di salotti, senza alcuna possibilità di ascoltare il bambino che sta urlando "Ma è nudo! Non ha vestiti!", reagirà come previsto.
Se qualcuno protesterà che è l'ennesimo fumettone e che è ancora più ridicolo dell'avventura dei Supereroi nel Compound di Bin Laden, con Batman che va a gettare il cattivone in mezzo all'oceano e Wonder Woman che fa "Oh my God" per salvare la faccia nella sala di crisi, a loro non frega niente.
Tanto la maggioranza è fatta da coloro che, per principio e per rispetto, non osano concepire l'idea di un  complotto perché non sta bene e "perché nessuno potrebbe mantenere il segreto così a lungo". Pensate. Sono coloro che continuano a credere a ciò che racconta loro la televisione.
Che magari hanno l'acqua alle ginocchia perché è in corso un'alluvione nella loro città ma al TG non ne parlano perché il liberismo non vuole più privare i cittadini del diritto di gestirsi le catastrofi come meglio credono, senza molesti interventi di aiuto di uno Stato impiccione e preferisce invece parlare della minaccia islamica che incombe. Ovvero, in sostituzione della cronaca della giornata, mandare in onda un film d'avventura. 

sabato 10 settembre 2011

Il dubbio di Gubbio


Ci sono date che la storia rende per sempre punti di riferimento per la memoria condivisa. L'8 settembre, il 4 luglio, il 14 luglio, il 25 aprile, ecc. Sono date che hanno segnato le liberazioni dalle dittature, lo scoppio delle rivoluzioni, la fine delle guerre. Eventi positivi che li rendono giorni di festa, di celebrazione, di gioia.
Poi ci sono date che fanno paura, perché hanno segnato la nostra vita e la collettività con morte e distruzione: il 2 agosto, il 12 dicembre, il 6 agosto. Date di bombe, ad esempio. 
La data che fa più paura in assoluto è l'11 settembre. Fa paura non solo per ciò che ricorda, un'incredibile concatenazione di eventi che portò alla morte in diretta di 2948 persone nel crollo delle Twin Towers e di molte decine di altre persone a bordo degli aerei coinvolti negli attentati.
L'11 settembre fa paura perché qualcuno ha deciso che diventasse la data più spaventosa, il ricordo più angosciante anche a distanza di questi dieci anni; rappresentante una minaccia che ancora ci perseguita e della quale dobbiamo essere terrorizzati. Un terrore che non deve essere limitato all'America ma a tutto il mondo.
Starete tutti pensando a Bin Laden e ad Al Qaeda, al terrorismo islamico, all'Eurabia ed è normale, questa è la reazione che si voleva ottenere. Peccato che la realtà dell'11 settembre, quella dei burattinai che muovono i pupi saraceni in turbante e scimitarra, sia molto diversa e, se possibile, ancora più spaventosa.

Sulla tragedia di quel giorno ci sarebbero ancora mille cose da domandarsi, da discutere, da indagare. Tanti dubbi da sciogliere non negando il diritto di domandare ma sforzandosi di rispondere ai quesiti.
Invece i giornali, non sapendo e non volendo (o forse non potendo) parlare di cosa è stato veramente l'11 settembre, lavorano di phon e spazzola con il giochino "Dove eravate quel giorno?" La fuffa al posto dei fatti.

Va bene, giochiamo. L'11 settembre ero a Gubbio, per una vacanza in Umbria. Non vidi nulla in televisione, niente in diretta, in quel primo pomeriggio. Seguii gli eventi più tardi per radio. La prima sensazione che ebbi, ascoltando il resoconto degli avvenimenti, fu di falso, di cosa fabbricata ad arte. Sembrava seguissero una traccia, un copione, come nella celeberrima radiocronaca della "Guerra dei Mondi". Una cosa per fare paura, per terrorizzare. Si, pensai ad Orson Welles e mi venne un dubbio.
Il secondo dubbio mi venne ascoltando il cronista che raccontava, poche ore dopo, alle diciannove, che erano addirittura stati rinvenuti i passaporti degli attentatori e che il capo di costoro si chiamava Mohammed Atta. Avevano già il colpevole e le prove. Troppo facile.
Le immagini, quelle degli aerei che si infilano come nel burro nelle torri e che ci sarebbero state riproposte fino alla nausea durante la Cura Ludovico dei mesi successivi, le vidi per la prima volta nel TG di quella sera e poi nel "Porta a Porta" di Vespa, del quale ricordo soprattutto la sparata dei "ventimila morti all'interno delle torri". 
La mia sorprendente conclusione di quel primo impatto con l'11 settembre e la sua mitologia fu la convinzione che  in America quel giorno vi fosse stato un golpe, un colpo di stato. Una conclusione che ovviamente mi faceva guardare come una specie di coso strano da parte di coloro che, sicuramente in buona fede, si erano bevuti fino all'ultima goccia una versione ufficiale assolutamente incredibile fin dal primo istante senza osare discuterla.
Io non ho cambiato idea e per fortuna in questi dieci anni i dubbi sono venuti a tanti, a sempre più persone, e sono state dimostrate molte cose che quei dubbi li rafforzano invece di cancellarli. Vediamone qualcuna.

Quel giorno tutte le difese aeree degli Stati Uniti, normalmente attentissime anche al più piccolo ultraleggero che vada fuori rotta, erano state azzerate, non si è mai saputo perché. C'era anche un'esercitazione militare che avrebbe simulato dei dirottamenti aerei. (!) Di conseguenza, quattro aerei poterono essere dirottati senza che alcun intercettore si alzasse in volo. Il Pentagono poté essere colpito (da un missile, perché la storia dell'aereo è troppo grossa anche per i bambini piccoli) senza che nessuno battesse ciglio. Il cuore del potere militare americano, mica una pizzeria a Broccolino.

Quel giorno il presidente George W. Bush si trovava in visita in una scuola elementare in Florida. Le immagini lo mostrano che riceve la notizia del primo attacco ma rimane lì a cazzeggiare con i bambini fino alla fine della visita. Poi fa una breve dichiarazione, si confonde dicendo di aver visto il primo aereo colpire il WTC (immagini che sarebbero state rese note solo in seguito) e se ne va, rimanendo in volo sull'Air Force One tutto il giorno. Finalmente alla Casa Bianca, quella sera, lui e lo staff presidenziale cominciarono ad assumere il "Cipro", un farmaco che, oltre a combattere le infezioni urinarie, è un antidoto contro l'antrace. Tenete a mente questa parola per dopo: antrace.

Quel giorno, dopo che le torri furono colpite, ci sarebbe stato tutto il tempo per evacuarle quasi completamente. Invece, al personale degli uffici fu detto di tornare al lavoro, che non sarebbe successo nulla e di stare tranquilli. Come sappiamo, i sacerdoti della versione ufficiale sostengono che le torri erano talmente delicate di struttura che è bastata la vampa del fuoco del carburante degli aerei per polverizzarle completamente. Perché quindi i civili e i pompieri di New York furono, a questo punto consapevolmente, mandati a morire in strutture prossime al collasso, è una bella domanda da rivolgere ai debunkers ed ai loro simpatizzanti.

Quel giorno John O'Neill, un agente dell'F.B.I. estromesso dal suo incarico all'antiterrorismo a causa dell'ostracismo dell'ambasciatrice americana Barbara Bodine mentre era in procinto di sbaragliare la cellula di Al Qaeda in Yemen - proprio quella che si è ritenuta in seguito conivolta nell'11 settembre -  prendeva servizio come capo della sicurezza al WTC, incarico trovatogli dal suo capo all'F.B.I. Morirà nel crollo della Torre Nord. La Bodine, in seguito, sarà nominata governatrice dell'Iraq occupato. 

Pochi giorni dopo l'11 settembre, ai primi di ottobre, una mano misteriosa invia lettere all'antrace ai senatori democratici che in quei giorni stavano temporeggiando per evitare che fosse approvata in tutta fretta e senza l'adeguata discussione parlamentare una legge fortemente restrittiva delle libertà personali di tutti gli americani, il Patriot Act. La crisi dell'antrace, che fece quattro morti tra coloro che avevano maneggiato le lettere contaminate, ufficialmente non è mai stata spiegata, né sono stati individuati i colpevoli. Ricorderete però che il personale della Casa Bianca fu sottoposto fin dalla sera dell'11 settembre alla terapia d'antidoto per l'infezione da antrace. 

Ricapitolando. C'è un gruppo di potere politico, economico e militare considerato di estrema destra ma con strane radici trotzkiste, che identifichiamo con la sigla neocon, e il cui manifesto è il  "Progetto per un nuovo secolo americano", una specie di piano di rinascita piduista che contiene già nel 1999 tutta l'agenda delle guerre a venire: Iraq e Afghanistan in prima fila. Il piano di espansione imperiale auspicato dai neocon sarà di difficile esecuzione "se non avverrà un evento catalizzatore, una nuova Pearl Harbor che possa accelerarne i tempi", come si legge nel manifesto.  Ovviamente i neocon sono l'ultima mutazione del vecchio Complesso Militare Industriale, forse la più agguerrita.
I neocon prendono il potere negli Stati Uniti grazie ad elezioni truccate nel 2000, eleggendo una specie di "Trota" della famiglia Bush, George Dubya, un individuo che è riuscito a fallire come petroliere venendo da una famiglia di petrolieri del Texas ed avendo un padre ex presidente degli Stati Uniti ed ex capo della CIA.
Gli americani sanno che Dubya è un usurpatore che ha vinto lo scudetto a tavolino, all'inauguration gli tirano i pomodori ma nel settembre del 2001, il giorno 11, accade qualcosa che metterà tutte le contestazioni a tacere. 
Un gruppo di terroristi islamici ruba quattro aerei e si lancia contro il WTC e il Pentagono, mettendo in ginocchio l'America. Al Qaeda e Osama Bin Laden sono i nuovi spauracchi del terrorismo globale. Brutti, arabi e cattivi. Questo è ciò che ci raccontano i neocon con i loro media addomesticati mentre disinseriscono le difese militari aeree, deportano il TrotaBush in Florida ad evitare che faccia danni e piazzano tutte le telecamere possibili puntate sul WTC affinché lo shock in diretta scuota tutto il mondo. 
Quando la democrazia americana si mette di mezzo osteggiando leggi che invece di perseguire i terroristi islamici, chissà perché, limitano fortemente le libertà personali degli americani, spargono un po' di polverina magica, et voilà: i democratici firmano il Patriot Act più veloci di Napolitano.
Di lì a poco i neocon avranno tutte le loro guerre, anche grazie a qualche attentato di rinforzo a Londra e Madrid della famigerata e fantomatica Al Qaeda. L'Afghanistan e poi l'Iraq. Saddam appeso alla corda e migliaia di morti, soprattutto civili. Comprese quelle migliaia di ragazzi americani morti o devastati nel fisico e nella mente. Uccisi da immondi guerrafondai.

A dieci anni dall'11 settembre, il terrorismo islamico e la relativa "guerra al" sono dispersi in chissà quale romanzo di spionaggio, sostituiti dal terrorismo della Crisi Economica e dalle battaglie a colpi di titoli tossici e derivati. 
Probabilmente sono sempre gli stessi burattinai di allora che hanno cambiato metodo e gioco da tavolo. Hanno cambiato anche presidente, ma si sa che i presidenti passano, e loro restano.
E'  la dittatura della shock economy che occupa i paesi non con le divisioni corazzate ma con le agenzie di rating, crea scompigli e disastri, sventolando il terrore più grande, quello della retrocessione nella miseria.
Osama, visto che non serviva più, è morto due volte, la prima volta di malattia e la seconda in una delle fiction belliche che hanno sostituito le guerre. 
Le guerre ora si combattono  su due livelli: nel primo con i morti e le armi. Nel secondo livello, che è quello che fa notizia e che giunge alle nostre orecchie, con la propaganda. Chi vince lo decide lo sceneggiatore. E così le rivolte, le rivoluzioni, i cambi di regime, come il Risiko che si sta giocando in Medio Oriente.  Gheddafi, lo zio di Ruby, la Tunisia, la Siria, Gaza.
La guerra e l'economia come affabulazioni, come illusioni del mago Copperfield. Sembra una cosa, la TV te la mostra come se fosse, ma invece la realtà è un'altra.  Dopo l'11  settembre e le sue torri che crollano come fossero di pan di spagna perché l'ha detto il governo possiamo credere tutto, anzi dobbiamo, se no saranno botte e leggi speciali. Il dubbio è dei pazzi o di chi ci vede troppo bene.


martedì 3 maggio 2011

Viva V.E.R.D.I.


Ah, ecco cosa mi ricordava la prima pagina di Repubblica di stamattina con il titolone: "Bin Laden sepolto in mare".

"Esultate! L'orgoglio musulmano sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria!"
( Giuseppe Verdi - Otello, Atto I)

Una messa in scena, appunto.

P.S. Intanto, anche la seconda immagine divulgata del cadavere è visibilmente un tarocco. Forza, potete fare di meglio.

lunedì 2 maggio 2011

Osama nell'alto dei cieli


Obama le spara più grosse di B.? 
Siccome di secondo nome, ufficiosamente, faccio Tommaso, ho detto subito stamattina: "Fatemi vedere il cadavere e fatemi la prova del DNA, altrimenti non ci credo". No, visto che si parla di uno che era in fin di vita nel luglio del 2001 e di cui era uscito il necrologio sui giornali arabi nel dicembre di quello stesso anno, è meglio verificare. Non sia mai che Petraeus, il nuovo capo della CIAE non voglia farsi bello con un sgubb un po' troppo ardito.

Puntualmente è arrivata la foto ma, visto che di cadaveri me ne intendo, ho visto che c'era qualcosa che non quadrava. Boh, che strano, un morto con la parte inferiore del volto in un'espressione da vivo. Un morto che sorride, che tiene la lingua contratta, la cui mandibola non cade come di solito. 
Dopo qualche ora, ecco smascherato il photoshopping, addirittura su giornali come Repubblica.
E, ancora più tardi, l'altra notizia: il cadavere è stato "sepolto in mare". No, scherziamo?
Ma no, che avete capito, il corpo ce l'abbiamo e vi mostreremo le foto che saranno la prova finale. Una bella foto tipo quella del Che, in stile Cristo morto del Mantegna.
Non stanno pasticciando un po' troppo?

Si, va bene, Tommaso, mo' esageri. La prova del DNA ti toglierà qualunque altro dubbio residuo. 
Già, peccato che il DNA di Bin Laden gli americani lo abbiano già da tempo. Immagino che l'avranno prelevato dal sangue quando la primula rossa del terrorismo internazionale fu ricoverato in un ospedale americano a Dubai nel luglio del 2001. Non è strano? Colui che di lì a poco avrebbe messo a fuoco e fiamme l'America ed era già ricercato per altri attentati che si fa curare dalle sue vittime, con la CIA e l'FBI che gli portano i giornali e i babà.

Dobbiamo creder loro sulla parola anche stavolta, ho già capito. Cominciano ad esagerare, però. Ieri il Papa santo e oggi l'uccisione di Bin Laden. Due atti di fede in meno di ventiquattr'ore sono decisamente troppi.

A proposito, stamattina ho fatto una previsione. Entro stasera, ho detto, qualcuno attribuirà la cattura ed esecuzione di Bin Laden ad un miracolo del Beato (Giovanni) Paolo. Detto, fatto. Non c'è gusto, in questo paese, ad essere indovini.

mercoledì 10 settembre 2008

L'11 settembre, Tommaso e il santo prepuzio

In fondo cosa chiedono mai coloro che non si sono convinti in questi sette anni della bontà e della credibilità della versione ufficiale dei fatti dell'11 settembre e continuano a fare domande su questioni di non poca importanza come, per citarne solo una, "perchè quel giorno tutte le agenzie governative americane hanno dormito e nessuno dei loro funzionari è stato licenziato con ignominia per questa gravissima negligenza?"
Chiedono solo che le loro perplessità vengano fugate con spiegazioni semplici ed oneste, tutto qui. Auspicano un'altra commissione governativa, non quella specie di "Commissione Warren 2 la Vendetta" che ha redatto un corposo quanto inutile Rapporto ufficiale. Lo ha ammesso anche il presidente della stessa Commissione, il quale ha dichiarato che è necessaria un'ulteriore indagine per stabilire tutta la verità su quella tragedia.

Se tutto fosse stato chiaro e lineare quel giorno, se per esempio avessimo assistito ad una battaglia aerea con dei caccia intercettori disperatamente all'inseguimento di almeno due dei quattro aerei dirottati; se non avessimo visto un Presidente degli Stati Uniti perdere minuti preziosi a cazzeggiare in una scuola elementare e rimanere vigliaccamente in volo sull'Air Force One fino a tarda sera invece di precipitarsi a prendere in mano l'emergenza; se non avessimo saputo che i membri del governo cominciarono a prendere i pastiglioni di "Cipro" un mese prima che scoppiasse la crisi dell'antrace; se non avessimo, infine, visto crollare quelle due torri in maniera perfettamente identica e non ci avessero detto che è stato solo a causa della fiammata degli aerei, non ci sarebbe bisogno di alcuna teoria della cospirazione.

I dubbi su Babbo Natale ti vengono quando i genitori continuano a dirti che il vecchio passa per il camino con tanto di sacco dei regali e tu non hai nemmeno il caminetto.
Così i dubbi sull'11 settembre nascono quando ti rendi conto che la spiegazione non regge ma vogliono che tu la creda per forza perchè è così, perchè non si discute.
Ormai possiamo tranquillamente affermarlo, sull'11 settembre non è permesso avere dubbi. E' come mettere in discussione la verginità della Madonna. E' un dogma che ha i suoi solerti difensori, alcuni volontari, altri a pagamento.

Io amo (in senso ironico) i debunkers ed i loro siti pizzaware.
Per loro, chiunque cominci a parlare di 11 settembre con un "ma perchè.." è un complottista. Cioè saltano subito alle conclusioni, il che dimostra il loro pregiudizio. Pubblicano libri che si intitolano "La cospirazione impossibile". Non esistono cospirazioni impossibili ma tant'è, il titolo è un atto di fede.
Non esiste il complottismo, come lo chiamano loro, quella specie di odioso negazionismo della cristallina onestà di Bush e soci, esiste solo la richiesta di chiarezza. Parlare di complottismo e definirlo ripugnante significa non voler dare risposte ma difendere il dogma, farsi sacerdoti dell'unica verità rivelata, quella ufficiale.
C'è più religiosità di quanto si immagini, nell'11 settembre. La propaganda utilizza gli stessi strumenti che servono per la diffusione del dogma religioso, compresa la condanna dell'eresia. Non dispongono ancora dei roghi ma non mettiamo limiti alla provvidenza.
I difensori dell'ortodossia neocon assomigliano a quelli che nel medioevo ti strappavano gli occhi perchè non volevi credere che la terra era piatta e che nel Novecento ti spedivano in qualche campo di rieducazione per farti diventare una vera pedina del sistema.

Il caro vecchio Tommaso era uno che, poveretto, non si accontentava di credere ma voleva una prova. Era uno scienziato, in fondo. La scienza si nutre di dubbi, di messa in discussione di teorie che ieri sembravano intoccabili.
Se ci fate caso non è che viviamo un periodo di grandi progressi scientifici e la scienza viene vissuta come qualcosa di stregonesco, di confondibile con la ciarlataneria, che scatena paure irrazionali. Il motivo di questo clima antiscientifico è che viviamo un momento di involuzione culturale dove i regimi governano brandendo le armi della paura e della superstizione. Basti pensare al grande spauracchio, Osama Bin Laden. A nessuno viene il dubbio che il tizio sia morto, visto che non è più apparso in pubblico dal 2001?



Tutto ciò che necessita, per legittimarsi, di atti di fede (ad esempio il calore del carburante che polverizza due grattacieli di acciaio e cemento armato), per definizione non ha niente di logico o di scientifico, può solo essere accettato acriticamente. Eppure i debunkers a tempo pieno sono convinti che il loro ripetere meccanicamente la storiella sia sufficiente a spiegare tutto e si incazzano se ancora non sei convinto. Allora sei proprio scemo, stronzo di un complottista!
Ti fanno vedere un foro d'uscita perfettamente tondo nel Pentagono e tu devi credere che un Boeing ha trapassato come un missile diversi strati di cemento ultrafortificato, uscendo poi dall'altra parte (praticamente intatto?)

E' come quando ti mostrano una reliquia rinsecchita in un'urna e ti dicono che è il Santo Prepuzio. Non è importante se quel lembo di pelle appartenga veramente a Lui, l'importante è credere che lo sia. E' un atto di fede e come tale non si può mettere in discussione.
Alla faccia di Tommaso.


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venerdì 28 dicembre 2007

Ombre pakistane

Il brutale attentato che ha assassinato Benazir Butto ed è costato la vita ad altre venti persone è stato attribuito dai media, ad esempio dal TG1-Luce di ieri sera, ovviamente e senza alcuna ombra di dubbio ad Al Qaeda, la creatura proteiforme che si adatta perfettamente ad incarnare un comodo responsabile per tutti i mali moderni, dagli attentati terroristici alle stagioni che non sono più quelle di una volta. Chi ha rubato la marmellata? Al Qaeda.

Attribuire la responsabilità della morte di Benazir alla “Lista” va bene, basta che ci intendiamo su cosa è veramente Al Qaeda.
Non raccontare le ambiguità colossali che impregnano il tessuto politico e militare del Pakistan e dell’intera regione geografica circostante, nascondere gli sporchi doppi e tripli giochi da sempre attuati dai servizi segreti, significa suonare il tamburo di latta della propaganda ottusa ed ignorare la realtà complessa degli scenari bellici di questo nuovo millennio. In sostanza significa raccontare metà della storia, farne una versione omogeneizzata e più digeribile per ascoltatori senza denti che non devono masticare ma solo mandar giù senza discutere.

In un’inchiesta di ABC News risalente al 2001, il reporter Mark Corcoran indagava sul famigerato ISI (Inter Services Intelligence Agency), il servizio segreto pakistano, da lui definito costruttore e distruttore di governi.
“Mentre gli americani si avventurano in Afghanistan”, scriveva Corcoran, “devono affidarsi ed essere totalmente dipendenti dagli occhi e dalle orecchie pakistane dislocate sul territorio.
Il problema è che fino all’11 settembre l’ISI era stato il più intimo alleato dei Talebani e addirittura li aveva aiutati a giungere al potere".
Aggiungo io che i Talebani erano stati finanziati dalla CIA durante la guerra russo-afghana in funzione antisovietica e Bin Laden aveva anche dato una mano agli americani nella guerra dei balcani. Un pappa e ciccia idilliaco durato anni e Dio solo sa perché i compagni di merende avessero poi litigato e si fossero da quel momento giurati odio eterno.

Secondo Corcoran, mentre Musharraf fa "un americano ad Islamabad" e l’alleato, l’ISI (il suo servizio segreto) ha e persegue altri propositi, non proprio cristallini.
Proprio la compianta Benazir disse al giornalista che l’ISI era "uno stato nello stato" [una specie di P2?] e che era responsabile della propria sfortuna politica.
"Secondo gli esperti", conclude Corcoran, "l’ISI ha compiuto assassinii politici, atti di terrorismo di stato ed è coinvolto nel traffico internazionale di droga. E’ un’entità potente che non si farà sconfiggere senza combattere".
Per ora la battaglia l’ha persa tragicamente Benazir e i suoi sostenitori, cercando un responsabile della sua morte, stanno puntando il dito contro Musharraf e l'ISI. Siamo noi che vediamo solo il turbante di Bin Laden in ogni dove.

Di ambiguità pakistane attribuibili all’ISI è lastricata anche la via che parte dall’11 settembre e traccia il percorso della cosiddetta Guerra Globale al terrorismo.
Secondo David Ray Griffin che li ha catalogati, tra i molti misteri ancora inspiegati dell’attentato che cambiò il mondo vi sono alcuni fatti che portano proprio ad Islamabad, considerata dai tamburini di regime una capitale amica ed alleata nella lotta ad Al Qaeda.
Ecco i fatti principali, sui quali una seria commissione di inchiesta indipendente sui fatti dell’11 settembre, richiesta da più parti negli USA, potrebbe fornire interessanti chiarimenti:

“Il generale Mahmoud Ahmadi, capo dei servizi segreti pakistani (ISI), era a Wilmington la settimana precedente l'11 settembre per incontrare il capo della CIA George Tenet e altri ufficiali statunitensi”. Ci si chiede per che scopo.

“Lo stesso Ahmadi, ordinò che fossero mandati 100,000 $ a Mohammed Atta prima dell'11 settembre”. A che titolo, visto che si trattava di un noto terrorista affiliato ad Al Qaeda che oltretutto stava preparando un attentato devastante contro un alleato del Pakistan?

”L’amministrazione Bush fece pressioni sul Pakistan affinché rimuovesse Ahmadi dal ruolo di capo dell'ISI dopo la comparsa della storia del passaggio, per suo ordine, dei soldi ad Atta.” Non risulta però che il Pakistan finisse nel novero dei paesi canaglia. Ricordo che ci sono state nazioni bombardate dai B52 per molto meno.

”L'ISI (e non solamente Al Qaeda) era dietro l'assassinio di Ahmad Shah Masood (il capo dell'alleanza del nord afghana), che avvenne appena dopo la riunione di una settimana fra i capi della CIA e l'ISI” .

E’ noto che si è pensato che Osama Bin Laden si nascondesse in Pakistan. Alcuni generali americani protestarono, dopo l’attacco a Tora Bora (quello del Mullah Omar che fugge in motorino) perché invece di circondare ed attaccare il presunto rifugio di Bin Laden era stata lasciata sconsideratamente una via di fuga, la quale portava al confine con il Pakistan.

La guerra al terrorismo è fatta di stranezze. Si è bombardato l’Afghanistan subito dopo l’11 settembre nonostante i presunti attentatori fossero sauditi. Si è accusato Saddam Hussein di avere armi di distruzione di massa mai trovate e lo si è schiacciato per quello specifico motivo e nessuno chiede conto agli Stati Uniti di una delle più colossali balle mai spacciate a scopo bellico.
Si considera il Pakistan un alleato quando apparentemente ha finanziato il capo dei terroristi dell’11 settembre e forse ha dato rifugio a Osama Bin Laden.
Come si dice: dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io.

martedì 11 settembre 2007

Le due anime dell'11 settembre

Questo post, che esce in contemporanea su MenteCritica, nasce da un dibattito tra me e dfc in occasione dell'anniversario della tragedia dell'11 settembre 2001.
Le posizioni che qui si confrontano rappresentano idealmente chi ritiene credibile la versione ufficiale, pur con qualche dubbio e chi invece, non ritenendola esaustiva, crede che bisogna ancora indagare per scoprire la verità, qualunque essa sia e per orribile ed inimmaginabile che possa essere. Desideriamo proporvi la discussione al fine di stimolare una vostra ulteriore riflessione sull'argomento.

Lameduck: Ricordo perfettamente quel martedì 11 settembre 2001. Ebbi le prime notizie dell'accaduto per radio, ero in ferie e le immagini in tv le vidi solo quella sera tardi.
Stranamente la mia prima impressione, sentendo la ricostruzione solo radiofonica dell'evento, fu di trovarmi di fronte a qualcosa tipo "La guerra dei mondi" di Orson Welles (ricordate, il celebre episodio?) e immediatamente dopo di pensare che si fosse trattato di un colpo di stato. C'era un qualcosa di tremendamente falso in tutto quello che ci stavano raccontando. Stavo tornando da Gubbio ad Assisi. Ad Assisi sapevano già nome e cognome degli attentatori, la sera stessa, ma dai!

Dfc: E' vero, anche a me è sembrato assurdo. In quel momento ho pensato che avessero già dei dati d'indagine che si sono correlati e resi evidenti a fronte dell'accaduto.
D'altra parte mi chiedo: perché chi crea un piano così complesso per fare certe cose poi è così goffo nell'indicare il colpevole? Non sarebbe stato più intelligente e hollywoodiano scatenare una caccia planetaria al colpevole con conseguente aumento del pathos e rivelazione in diretta tv un paio di settimane dopo?
Parlando da soldato la guardia era bassa e le braghe calate. Punto. L'intelligence raccoglie quantità incredibili di informazioni sulle quali operare inferenza è immensamente difficile. E' chiaro che di fronte al fatto compiuto è più semplice ricomporre il mosaico. Conclusione: i servizi segreti americani sono poco professionali e se è affidata a loro la tutela del mondo libero, meglio dire una preghiera ogni sera.

Lameduck: Erano mesi che i servizi di mezzo mondo li avevano avvertiti che qualcosa stava per accadere. Perché John O'Neill è stato fermato in ogni modo, come si evince dal mio articolo?
La CIA sarà incompetente ma quando si è trattato di organizzare golpe come quelli in Cile e Argentina mi pare si siano dimostrati più che efficienti.
Non so quanto e cosa tu abbia letto sull'argomento 11 settembre. Sarebbe proprio impossibile pensare che una cricca di persone che ha preso il potere negli Stati Uniti grazie anche ai brogli elettorali della Florida nel 2000, abbia potuto architettare questa cosa facendoci entrare anche un ex alleato della resistenza dei mujaheddin contro i Russi in Afghanistan, Osama Bin Laden, che magari prima di morire ha dato il suo beneplacito all'operazione? Lui ci avrebbe guadagnato in propaganda presso i suoi seguaci e gli americani avrebbero avuto la loro Pearl Harbor per iniziare la serie di guerre previste dal PNAC dei Neocon. E' già successo: esempi di attentati "false flag" vanno dall'attentato al Reichstag in Germania negli anni '30 all'incidente nel Golfo del Tonchino. Pearl Harbor, secondo alcuni storici, fu "lasciata accadere" affinché gli USA avessero un argomento da portare al loro popolo per entrare in guerra. History repeating.

Dfc: No hai ragione lame, non è impossibile. Ma non vedi quanto è complesso?
Per esperienza personale ti dico che il segreto è un concetto teorico. Una informazione è segreta quando non esiste. Mantenere il segreto su un'operazione di questa portata sarebbe stato un incubo. Fidati. In ogni caso non sarebbe stato possibile realizzarla senza l'appoggio di altri servizi quali quello israeliano e quello russo che hanno un'eccellente penetrazione negli ambienti coinvolti. Questo vuol dire mettersi alla mercé di uno che può sputtanarti e ricattarti senza preavviso. Quella che tu citi come verità storica, il lasciar accadere Pearl Harbour intendo, non lo è affatto. Ne abbiamo discusso molto ampiamente su MC, peccato che tu fossi in vacanza credo. Vortexmind ha espresso a riguardo un'opinione che io condivido senza riserve e che ti invito a leggere.
Da persona informata dei fatti ti dico che, dal punto di vista militare, inscenare la provocazione è una prassi consolidata e ampiamente utilizzata. Ha una definizione tecnica, nell'ambiente si chiama maskirovka. Inizialmente utilizzata dai sovietici come prassi per paventare forze inesistenti, si è lentamente trasformata in una prassi di disinformazione le cui regole sono studiate in tutte le scuole militari.
Sarebbe bastato denunciare un attacco proditorio ad un'unità navale. Con morti feriti e prigionieri. Orchestrare una campagna stampa, campo questo nel quale gli americani eccellono veramente e attendere che la macchina si mettesse in moto.

Lameduck: Mi riprometto di leggere l'articolo con più calma. Non esistono segreti? Sappiamo chi e perché ha ucciso Kennedy? Chi ha fatto le stragi in Italia e perché? Tu sai chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna o chi ha tirato giù l'aereo di Ustica? Come dicevo nel precedente intervento, forse lo sappiamo benissimo ma chi l'ha fatto, solo perché detiene un Potere, non ci permetterà mai di dimostrarlo. Il segreto si autosostiene quando la struttura è omertosa. La mafia tradizionale, ad esempio, riesce benissimo a conservare i suoi segreti e così anche le varie mafie bancarie e armaiole. Lo sai benissimo cosa succede a chi parla in una struttura mafiosa e omertosa.
Comunque, ho notato in alcuni articoli che stanno uscendo in questi giorni che si stanno paragonando i contestatori della versione ufficiale ai negazionisti della Shoah. Se dovesse passare quest'idea capiresti anche tu che si instaurerebbe il tabu dell'11 settembre, intoccabile e indiscutibile a priori. Una catastrofe democratica.

Dfc: Si lo capirei addirittura io. Comunque non c'è rischio. Ritengo questo paragone storicamente e metodologicamente inaccettabile e destinato a sgonfiarsi.

Lameduck: Anch'io credo per formazione di avere una visione scientifica ma non tengo assolutamente chiusa la porta alle ipotesi che sembrano impossibili. Mi hanno insegnato che un evento può avere una probabilità bassissima di verificarsi ma che non è detto non si verifichi mai. Tirare fuori il rasoio di Occam, come si fa di solito, è mettersi i paraocchi, secondo me. La spiegazione più semplice sarà anche la più probabile ma non escludiamo l'imprevisto e la complessità.

Dfc: Corretto. La domanda da porsi però è sulle priorità. Su cosa vale la pena di attivarsi e di agitarsi? Su quello che sembra racchiudere un mistero o su quella che è palesemente un'ingiustizia?
Io non ho bisogno di sapere che dietro l'11 settembre c'è una volontà imperialista della classe politica americana. Lo so già e lo so da molto prima dell'11 settembre. La scomparsa dei pericolo rosso ha aperto la strada ad una conquista planetaria che è culturale ed economica molto prima che militare.
E' una cosa reale, tangibile e contro la quale attivarsi senza alcun dubbio. Perché chiedersi cosa ci sia dietro l'11 settembre. Gli americani stanno imponendo la loro visione del mondo all'intero pianeta a prescindere da eventuali complotti. L'aver subito l'attacco alle torri è una loro responsabilità politica, non una prova a discarico. La tensione del pianeta deriva dal non aver saputo gestire la vittoria nella guerra fredda. Altri 10 attentati a New York servirebbero solo per confortare questo mio pensiero.

Lameduck: E’ necessario sapere cosa c’è dietro l’11 settembre per sapere se per caso il popolo americano non abbia subìto un crimine contro l'umanità da parte del suo stesso governo. Non mi pare poco. Se mi dici che è improbabile che sia stato un "inside job", io ti rispondo, "e perché no?" Del resto secondo la versione ufficiale i terroristi devono aver pure pianificato il tutto. O pensi che siano andati là una mattina con dei taglierini, abbiano dirottato quattro aerei e abbiano giocato ai kamikaze? In quel caso, perdonami, perché nessun caccia si è alzato in volo per intercettare quattro aerei che avevano spento i trasponder e che è procedura standard intercettare obbligatoriamente? Perché il Norad dormiva? Perché proprio quel giorno un'esercitazione prevista sui dirottamenti aerei? Perché sono stupidi? A loro piacerebbe che lo pensassimo tutti.

Dfc: Lame, la preparazione militare americana è un mito alimentato e propagandato con straordinaria profusione di mezzi. Gli americani sono pessimi soldati. La loro preparazione è approssimativa ed accademica, non hanno tradizione di disciplina e sono incapaci di prendere decisioni non previste dalle procedure. Il segreto militare degli Stati Uniti è il dollaro e l'immensa capacità produttiva che gli consente di mettere in campo una quantità enorme di equipaggiamento. In qualsiasi teatro nel quale l'equipaggiamento e le dotazioni non giocassero un ruolo chiave, gli americani sono usciti sconfitti.
L'efficienza del sistema di difesa americana è una favola per allocchi. Gli Stati Uniti sono il paese dell'occidente dove è più facile scatenare un attacco a sorpresa. Non mi dilungo, ma prova a pensare all'estensione del territorio ed alla frequenza dei controlli che, in una società industriale evoluta, sono forzatamente blandi. "Gli americani so' forti" è solo una battuta di Sordi.

Lameduck: Su questo non ci piove, però un aereo che spegne il trasponder è un segnale inequivocabile, anche nella Repubblica di San Marino.
L'unico modo per opporsi al Potere che non vuole la verità fino in fondo è salvaguardare la libertà d'espressione. Accettando anche chi propugna tesi che a noi sembrano impossibili da accettare e senza sentirsi in colpa se lasciamo a costoro libertà di esprimersi. Siamo grandi e vaccinati per farci ognuno la propria opinione sui fatti del mondo.

Dfc: Non ho mai detto che non le accetto, ma mi sento libero di non condividerle. Ci mancherebbe altro che per garantire la libertà di espressione altrui io debba rinunciare al diritto di farmi un'opinione.

Lameduck: Dico solo che se coloro che contestano le versioni alternative sull'11 settembre hanno nella cartucciera solo Paolino (Attivissimo) e la versione americana di "Sistema Pratico", allora stanno messi proprio male.

sabato 8 settembre 2007

Le centurie di Nostralameduck

Pensavate che Osama Bin Laden fosse un idealista che propugna la guerra santa, il jihad, per una questione puramente religiosa e spirituale?
A leggere La Repubblica di questa mattina pare proprio di no.
Anche lui sarebbe mosso, in fondo, da vile materialismo.

Ve lo sareste mai aspettato un principe del terrore che parla come l'imprenditore del NordEst o il prestinaio di Pavia e che solidarizza con i tartassati come un Tremonti qualsiasi?
Con una proposta che lo rende più liberista di Friedman e Capezzone messi assieme, Osama dice che al fisco dovremmo pagare solo il 2,5%, una tassa simbolica come lo zakat islamico.
Certo, c’è un piccolo problema, dovremmo convertirci tutti all’Islam ma cosa vuoi che sia.

Berlusconi, pur di pagare solo il 2,5% di tasse imporrebbe il burka afghano su tutte le sue televisioni, dicendo che in fondo a lui quelle donne tutte scosciate e con il culo e le tette di fuori avevano sempre fatto senso, diciamo la verità. La Brambilla appenderebbe le autoreggenti al chiodo e si annuncerebbero tempi bui per Studio Aperto.

Con Bossi, Borghezio e Calderoli sarebbe forse un po’ più dura ma in fondo, per gente che ha chiamato “mafioso” Berlusconi per anni e ne è poi diventata il migliore alleato, sarebbe come bere un bicchiere d’acqua del Po.
Per amore del federalismo si può anche rivalutare il fondamentalismo islamico. La madrassa a Ponte di Legno potrebbe diventare realtà.

Non è stupefacente però che, a distanza di pochi giorni, l’uno Osama, e l’altro, lo statista di Gemonio, si siano ritrovati, entrambi dal cucuzzolo della montagna, a predicare la rivoluzione fiscale, con il paradosso che il più estremista dei due è parso l’Umberto con i suoi fucili spianati? E’ come un duello, ormai. Bossi con il fucile e Osama con la pistola, a chi le spara più grosse.

***
Ovviamente questo immondo pezzaccio di satira è ispirato dalla notizia della comparsa a balle unificate dell’ultimo video di Bin Laden, casualmente a ridosso dell’anniversario dell’11 settembre e riportata ad uso e consumo dei più ingenui boccaloni.
Tra una botta a Noam Chomsky e uno spottone post-elettorale per il castratore chimico Sarkozy, Osama fa un’altra apparizione nella sua Lourdes mediatica, rivitalizzandosi come eterno spauracchio di un Bush che ancora s’illude di catturarlo vivo.

Intanto continuo a chiedermelo: perché sul sito dell’FBI Osama Bin Laden, uno dei most wanted terrorists, non risulta ricercato per l’11 settembre ma solo per fatti precedenti? Dice che non ci sono prove. Lo dicevo io, quando l’uomo con il fucile incontra l’uomo con la pistola, l’uomo con la pistola è un uomo morto.

lunedì 16 luglio 2007

Alì Bin Laden e i 40 dottori?

Prendo spunto da un articolo di Pressante che racconta delle ultime rivelazioni sulle cellule di Al Qaeda in Gran Bretagna.
Pare che colà i terroristi si nascondano non nelle moschee ma tra cateteri e fleboclisi, a tramare contro la perfida Albione e l’intero Occidente. Non in cliniche private di lusso, per potersi togliere il gusto così di fare qualche clistere a tradimento a magnati e profittatori dei popoli del terzo mondo, ma nel servizio sanitario nazionale, o di quello che ne è rimasto dopo la cura della gran gnocca Margaret negli anni ‘80.

Gli ultimi arrestati, racconta il giornale impegnato “The Mirror”, erano medici pure bravi di origine palestinese o pakistana che però sotto sotto tramavano le più orrende azioni terroristiche. Per fortuna che l’MI5 vigila e sa sempre dove andare a pescare questi sospetti. Pare quasi che abbia un sesto senso. I media hanno il compito poi di raccontare ”umaronnamia” a cosa siamo scampati.
Forse volevano sciogliere del Guttalax nell’acquedotto di Londra e si erano messi d’accordo per ingessare a tutti l’arto sbagliato? No, preparavano attentati dinamitardi ma con risultati per fortuna scadenti, come dimostrano le ultime rudimentali bombe trovate a Londra.
Ofele' fa el to meste’
, dicono a Milano.
Certo che queste storie, tra gli shampoo esplosivi dell’anno scorso e i terroristi della mutua di quest’anno fanno pensare che gli 007 inglesi abbiano veramente troppa fantasia.

Non che non vi sia una certa tradizione medica in Al Qaeda. Il noto Ayman al-Zawahari, attualmente gran capo in sostituzione del probabilmente defunto Bin Laden, era al seguito appunto di Osama come medico personale quando questi si fece ricoverare per una decina di giorni a Dubai, lui si in un ospedale americano di lusso, per farsi curare i reni da un professorone “ammerecano” ed era tutto un via vai di visite, fiori e pastarelle da parte dell’FBI e della CIA. Era il luglio 2001, mentre a Genova stavano per roteare i manganelli e il principe del terrore stava già evidentemente pregustando il botto delle due torri. Questa notizia, davvero sorprendente alla luce degli avvenimenti successivi, fu pubblicata dopo l’11 settembre da “Le Figaro” e nessuno l’ha mai ufficialmente smentita.


giovedì 15 marzo 2007

Darcela a bere dall'A alla Z

La notizia del giorno, rilanciata dai telerotocalchi, è la confessione piena, sicuramente spontanea e dovuta all’aria salubre e vacanziera del Campo di Guantanamo di Khalid Sheikh Mohammed.
Basta fare una ricerca con Google e si scoprono cose interessanti anche se un tantino contraddittorie su questo signore, per cui il condizionale è d’obbligo.

Mohammed, prima di darsi alla macchia come terrorista di Al Qaeda con l'odio viscerale per le nostre libertà, avrebbe combattuto per la CIA in Afghanistan quando i russi dovevano avere il loro Vietnam e successivamente in Bosnia.
Rivoltatosi al ciarlatano e ricercato dai migliori agenti dell’FBI come John O’Neill, sarebbe stato infine assicurato alle cubane galere dopo la cattura in Pakistan nel 2003 ma alcuni lo ritengono morto nel 2002 nel corso di un raid, sempre condotto della CIA e dai pakistani. Un altro morto che cammina nella migliore tradizione di Al Qaeda, come Bin Laden e Al Zawahiri.

Il numero due o tre di Al Qaeda ora avrebbe confessato di aver organizzato tutto lui per l'attentato dell’11 settembre, dall’A alla Z, praticamente un tuttofare, dalla geniale pensata iniziale fino al catering, e alla faccia di Bin Laden che ormai non conta più nulla. "E io pago!", direbbe lo sceicco del terrore.
Il portavoce della Casa Bianca ha dichiarato, restando serio: "Non commentiamo per non influenzare i lavori della commissione militare''.

Nell’autodafè davanti alla corte marziale approntata per dare uno straccio di legalità ai procedimenti contro gli incarcerati abusivi di Guantanamo, er canaro del terrorismo internazionale ha anche dichiarato di essere l’autore, nell’ordine, dei primi attentati al WTC, di quelli in Kenia, l’ideatore del piano Bojinka e di aver tagliato la testa con le proprie mani al giornalista Daniel Pearl.
Un paio di altri mesi a bordo piscina con qualche sigaro avana e bellezze locali e confesserà anche di essere l’assassino dell’Olgiata.

Ah, chi pensa che le sue rivelazioni siano state estorte sotto tortura, o che questa sia l'ennesima balla in spregio alla verità sull'11 settembre è un antiamericano e non è figlio di Maria.

martedì 6 marzo 2007

50 anni da primula

Cinquant’anni e non sentirli. Anche perché forse si è già morti da sei anni, con tanto di necrologio apparso sul giornale egiziano Al-Wafd e l’ultima intercettazione vocale della CIA sicuramente autentica risalenti nientemeno che al dicembre del 2001.
Del resto nel mese di luglio di quell’anno non se la passava tanto bene nell’ospedale americano di Dubai dove era ricoverato per una grave malattia e dove i suoi amici della CIA gli portavano le pastarelle.
Osama Bin Laden, lo sceicco ricercato dall’FBI per una moltitudine di reati, dall’abigeato alla circonvenzione di incapace ma non, stranamente, per l’attentato dell’11 settembre, compie 50 anni il prossimo 10 marzo.
Ce lo hanno ricordato oggi solerti i telegiornali. Meno male, perché stavamo proprio per dimenticarci di mandargli una cartolina d’auguri nella caverna superaccessoriata dove si nasconde assieme al Dr. No e al Joker.
Vivo o morto che sia, ma in fin dei conti poco importa, Osama come logo vende ancora bene e si porta anche in primavera, soprattutto quando si devono abolire le notizie per non disturbare le opinioni.

Tutto ciò mentre a casa nostra si vota il “lascia o raddoppia” sull’Afghanistan con il rischio inciucione e D’Alema si accorge che quella è una missione di pace… eterna per i civili e si turba. A turbarsi troppo si diventa ciechi. Dopo aver definito la bastardata degli USA su Calipari “un’occasione perduta”, un’altro gran bel colpo di reni del turbo-ministro degli esteri.
Ha dipinto bene la situazione cloro nel suo post odierno.

Sempre a proposito di Afghanistan, è sfuggito a molti un numero del TG1 di qualche giorno fa, quando il premier dolce-e-gabbana Karzai è venuto a Roma ed è stato intervistato, si fa per dire, dall’inviata Tiziana Ferrario.
Dalla posizione a pelle di leone nella quale di trovava non era facile per la giornalista fare domande, così si è limitata alle solite frasi fatte: “ma come la trovo bene, è appena diventato papà, sappiamo”. Proprio su questo fenomenale scoop la Tiziana ha tirato fuori un pacchettino regalo che ha porto al puerpero Karzai, con le parole: “da parte della redazione del TG1 per il suo bambino”.
Non so, a me è sembrato un po’ eccessivo, un po’ troppo confidenziale, soprattutto da parte della stessa giornalista che in una trasmissione, credo di Santoro, aveva ammesso che siamo andati lì per liberare le donne e i burqa ci sono ancora”.
Da allora mi chiedo cosa mai ci sarà stato dentro il pacchettino ma intanto, sarà un caso, la Ferrario è stata promossa a conduttrice serale del TG1.
Sinceramente, ma ce l’avreste vista l’Oriana a fare gli auguri di neopapà e a porgere un bubbolo della Chicco al generale Giap?

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