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lunedì 18 febbraio 2013

Via dalla Fortezza Bastiani


Vorrei aggiungere qualche considerazione all'articolo di Comandante Nebbia su MenteCritica, che condivido in pieno, sul falso problema del "gran rifiuto" di Beppe Grillo di andare in televisione per un'intervista a Sky, prima annunciata e poi smentita, con grande disdoro dei giornalisti di regime che oggi parlano di scarsa serietà e di fuga dalle domande del leader del Movimento 5 Stelle. 
Considerazione oltremodo ridicola, pensando alle loro abituali interviste a carponi ai politici dove le domande non sono domande ma domande con la risposta già incorporata.
Dimostrando che il mondo che servono, quello dei padroni della televisione, è ormai scollato dal resto della società. Difatti non capiscono che il gesto più rivoluzionario dei nostri tempi è quello appunto di rifiutare la televisione, rifiutare di chiudersi nella Fortezza Bastiani per mettersi ad urlare ed inveire non solo contro i tartari  che ciascuno rinomina a suo piacere in comunisti o populisti, ma gli uni contro gli altri, piccoli uomini ampollosi che scambiano la politica, la vita delle persone, l'amministrazione della democrazia per un reality show dove far venir fuori il loro lato peggiore.

Ascoltate questo intervento di Ezio Mauro di Repubblica, che non si capacita di come possa un  candidato alle elezioni politiche considerare più importanti le piazze vere di quelle virtuali dell'audience televisiva. Le piazze attive  fatte di gente che respira, si agita e si emoziona, ride e piange,  contro quelle televisive fatte di gente che subirebbe passivamente dibattiti interminabili fatti di vanità, superbia e menzogna e dai quali invece ha imparato a difendersi addormentandosi, cadendo in un coma pietoso e provvidenziale che li salva dall' "io non l'ho interrotta".
Mauro e gli altri non hanno capito il senso del voler marcare la separazione tra un movimento che, con tutti i casaleggi possibili è fatto comunque da gente in carne ed ossa, e i partiti tradizionali con i candidati di plastica e i sostenitori cagnolini da parabrezza. Eppure già in questa celebre intervista di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini, fantasma che viene sempre più spesso ad accarezzarci di notte di questi tempi, il pur grande giornalista crollava sotto il peso della banalità, del come mai non le piace la televisione, di fronte a chi ha capito come funziona il mezzo e sa difendersene, non lasciandosene scalfire l'anima.



Chi pensa che la televisione abbia ancora il potere di vent'anni fa perché le si è venduto e si sente in debito di ricambiarla a vita ed ha questa immagine anni '60 del salotto televisivo, con i passivi in attesa del Verbo, non conosce le nuove piazze mediatiche dei social network dove la televisione è messa in sottofondo magari su una pagina del browser e i suoi contenuti, soprattutto quelli dei talk show di stampo politico, vengono commentati, sezionati sul tavolo autoptico, messi alla gogna e gettati in pasto ai cani, il tutto nei 140 caratteri di Sodoma. E' il neosadismo della critica attiva, lo sferruzzare delle tricoteuses contro il falsume dei dibattiti che pretendono di decidere del nostro futuro perché noi non saremmo in grado di farlo.
Attenti però che le tricoteuses stanno studiando economia, stanno imparando a riconoscere le balle a prima vista e sono talmente incazzate che tutto questo non lo accetteranno più.

Quando questo popolo che ricrea l'agorà in rete, grazie alla comunicazione si ricongiunge con quello delle piazze vere, della gente in carne e ossa, la televisione cessa di esistere come Grande Fratello e ridiventa solo il luogo del divertimento dove guardarsi in santa pace lo spignattamento d'alto bordo di Masterchef.
Tutto questo per dire che se passa davvero il messaggio che la politica può fare a meno della televisione, per loro questa volta è davvero finita. Forse i tartari arrivano finalmente.


martedì 2 ottobre 2012

Ultima fermata Salò


"So di aver fatto un'opera volutamente inguardabile. Il giorno in cui il pubblico potrà vedere "Salò'" senza provare un brivido di disgusto, vorrà dire che il senso di dignità dell'uomo si è spento del tutto". (Pier Paolo Pasolini)

La prima pagina di Repubblica online, stamattina, sarebbe stata da catturare. Peccato non averlo fatto. 
Tre notizie che riassumono, secondo loro, la cancrena italiana: l'associazione alle patrie galere di Batman Fiorito, l'ennesimo patetico tentativo da parte del PDL di salvare B. e infine il rinvio a giudizio per Penati, PD, per le magagne del "sistema Sesto". 
La corruzione come cancro di un paese, dove non si salva nessuno, nemmeno quelli che se la cavarono negli anni novanta. Tutti uguali. 
Soldi pubblici per comperarsi le caldaie della casa al mare, la casa al mare, assumere i parenti e gli amici, fare la cresta sulle compravendite di case e autostrade, campare a spese della collettività, senza alcun ritegno o vergogna. Gente che sarebbe da tenere ai lavori forzati fino a che non schiatta e non ci ha restituito fino all'ultimo centesimo, applicandogli interessi da strozzo. 
Stasera, come buon peso, si aggiungono le schermaglie da casino tra Casini e Bersani. Tu stavi con Silvio (voi gli avete giurato di non toccargli le televisioni, non so cosa sia peggio), no, tu vuoi allearti con Vendola.  Il più pulito ha la rogna. Penosi, vomitevoli.
Hanno già deciso che ci toccherà il bocconiano a vita - se non lo faranno capo dello stato poco ci manca, così potrà imporre altri bocconiani, neoliberisti e Chicago boys - e non hanno neppure il coraggio di confessare che non hanno scelta perché qualcun'altro ha già deciso in separata sede per gli italiani e per la massa di politici corrotti che servono solo come volonterosi demolitori della democrazia. E' una demolizione controllata, se non l'avete ancora capito. Non vedete i fili ma le cariche sono piazzate dappertutto.

E infine, tenete bene a mente che la corruzione e soprattutto la denuncia della corruzione, sono funzionali alla causa di chi dice che bisogna tagliare i fondi pubblici, eliminare lo stato in economia, eliminare il welfare di cui i ricchi non hanno bisogno; che bisognerà fare a meno di tutto, che bisognerà tapparci tutti i buchi con una bella gettata di cemento. Senza più nemmeno poter cacare in pace quella merda che, in omaggio forse alla loro indole escrementizia ed al legame subconscio tra merda e denaro, quelli della Casta celebravano in feste a tema. Imbandendone tavolate ma senza aver il coraggio di usare quella vera e di mangiarsela. Pasolini aveva proprio visto nel futuro. O forse c'è in serbo ancora di peggio.

Vorrei scrivere di più ma, dopo dieci ore di fila di lavoro sono stanca. Ha ragione Squinzi, dovremmo lavorare più ore per superare la crisi, ma temo che se non ci forniscono la cocaina, sarà difficile. La merda non basta.

mercoledì 12 settembre 2012

Quello che si sa ma non si dice


"Quanto al futuro, ascolti: / i suoi figli fascisti / veleggeranno / verso i mondi della Nuova Preistoria." (Pier Paolo Pasolini, da "Poesia in forma di rosa".)

"I maggiori centri decisionali non saranno tanto nel governo o nel parlamento, quanto nelle direzioni delle grandi imprese e nei sindacati, anch'essi avviati ad un coordinamento internazionale". (Eugenio Cefis, 1972)

Chiunque volesse cimentarsi nell'interpretazione dell'attualità, di questo drammatico passaggio tra Seconda e Terza repubblica, per capire cosa stia succedendo ed azzardare una previsione del nostro futuro, può farlo  utilizzando gli strumenti della nostra Storia, con i suoi preziosi suggerimenti e i tanti indizi che diventano prove.
Perché c'è un filo - o meglio una catena di schiavitù - che lega i destini delle generazioni che hanno vissuto gli anni dal dopoguerra ad oggi. E' una Storia che ha costanti immutabili, che ha incastonata una maledizione  - quella dei "vent'anni"- legata alla ciclicità delle sue crisi, che ha seminato morti e distruzione per ottenere una sola cosa: il declino inarrestabile di un paese - al quale assistiamo impotenti oggi - sacrificato sull'altare di interessi privati e sovranazionali.
Una Storia che non ha avuto pietà dei grandi uomini: industriali, politici e poeti colpevoli di non essersi piegati ma ribellati alle regole, di aver voluto tentare di  cambiare le cose o solo di testimoniare, urlandola, la verità e tanto meno ha avuto pietà degli uomini e donne anonimi che attendevano il loro turno ad uno sportello bancario o il treno in sala d'aspetto, semplici agnelli sacrificali da offrire in olocausto sul solito altare sempre bramoso di sangue innocente.
Una Storia che in prospettiva non ci offre niente di buono ma solo ancora asservimento ad un Potere che sempre di più, mano mano che ogni resistenza ad esso viene meno, pensa di poter decidere della nostra vita e della nostra morte, come un dio onnipotente non solo malvagio ma anche ottuso e quindi ancora troppo umano. Di un'umanità maligna che non riuscirà mai a scrollarsi di dosso.

Questa Storia, così come l'ho analizzata e studiata in questi anni e che credo di avere capito, aggredisce e sconcia le sue vittime, ci annichilisce  tutti - noi che vorremmo tanto vivere in un paese libero di scegliere il proprio destino - e ci abbandona nella solitudine. La solitudine dell'espressione triste di Pasolini che ritrovo in tanti di noi. E' l'insopportabile protervia degli esecutori del Potere che pretendono, con la logica tipica degli usurpatori, di essere ingiudicabili come la moglie di Cesare. Al di sopra della legge di Dio e degli Uomini perché hanno venduto la propria anima agli uomini che vogliono essere Dio. 
E' una Storia lunga quasi settant'anni che comincia con una sconfitta che marchierà questo paese per sempre e lo vincolerà al principio della sovranità limitata. Una storia di trattative sottobanco, di alleanze criminali, di tradimenti. Tutto sempre all'insegna del gattopardismo: della necessità che mai niente cambi veramente. La condanna definitiva ed in giudicato all'ingovernabilità palese ed all'immobilismo occulto della nostra nazione.

Questa Storia ha due punti cardine che permettono di comprendere gli avvenimenti che si sono succeduti in tutti questi anni.
La madre di tutte le trattative, la prima di tante che verranno è la liberazione di Lucky Luciano da un carcere di New York e la sua spedizione in Sicilia per preparare il terreno allo sbarco alleato ed assicurarsi l'appoggio dei boss locali che controllano il territorio. La Mafia diventa così a pieno titolo uno dei soggetti che potranno sedersi al tavolo della pace, assieme ai partiti che nasceranno dalla Resistenza, alla Chiesa ed al potere industriale. La Mafia non è andata al potere negli anni novanta, per intenderci. Godeva già di ottime credenziali nei palazzi del potere.

La madre di tutti gli inciuci, degli accordi sottobanco, delle logiche partitiche di spartizione del potere è invece l'amnistia per i criminali di guerra firmata dal Togliatti ministro nel 1946. I responsabili della guerra appena perduta, dell'alleanza con il nazismo, dell'imperialismo fascista e delle stragi da esso compiute: i Badoglio, i Graziani, i Roatta - Mussolini è stato magnanimamente e strumentalmente concesso in dono al popolo ed alla sua rabbia - vengono non solo graziati ma sulla storia dei crimini di guerra italiani sarà eretto il primo muro di gomma dei tanti che sarebbero seguiti. Abbiamo stuprato, ucciso, torturato in Yugoslavia, siamo stati i primi ad infoibare, avevamo i nostri lager, gli etiopi hanno assaggiato le nostre armi di distruzione di massa - con Mussolini che scriveva proprio "gasateli" sui telegrammi, firmandoli senza pudore - ma da quel momento, grazie ad un innominabile do ut des chiamato pacificazione nazionale diventiamo perfino leggenda: la figura mitologica dell'italiano brava gente. Gli unici, in una guerra che ha visto scatenare i peggiori istinti omicidi in tutti i popoli coinvolti, ad esserne usciti puri come gigli e addirittura ancora più buoni di prima. I comunisti dicono che non si poteva fare altrimenti, che si doveva evitare la guerra civile ma di fatto l'amnistia serve per cancellare qualunque possibilità di giustizia per le vittime e per facilitare la cancellazione di tutte le colpe. Da una parte e dall'altra. 
L'effetto collaterale del patto di sangue con la Mafia - che prima o poi presenterà il conto - e della spartizione delle responsabilità criminali tra le due fazioni in lotta che si annullano a vicenda in nome di una par condicio scellerata è che il fascismo, non necessariamente e solo quello nero, non sarà mai definitivamente sconfitto ma potrà rimanere in sottofondo, in standby, pronto a risorgere appena le circostanze lo permetteranno. Con un golpe magari o, come usa oggi, con un governo che abbia il coraggio, non essendoci più i freni morali, di fare strame direttamente della Costituzione.

Il resto, tutto ciò che è derivato da questi due eventi possiamo farlo scorrere con l'avanti veloce. Mattei e le trame interne ed esterne dell'ENI, la maledizione del petrolio, voleva fare di testa sua, la palla di fuoco di Bascapé. La Mafia, le sette sorelle, Cefis.
Moro e l'apertura a sinistra, con Gladio che vigila e lavora nell'ombra. Il golpe De Lorenzo, il golpe Borghese. Bagattelle. "E' inutile", dirà Eugenio Cefis, l'uomo nero dell'ENI e il fondatore della P2, "il golpe in Italia non si fa con le sciabole e i carri armati ma con il controllo dei media: giornali e televisioni". Un profeta.
Pasolini, l'oracolo poeta, vede e scrive la realtà e ci consegna, immondo e rivoltante, il nostro futuro, questi anni di sangue e merda perché possiamo tentare di difendercene. Vede il legame tra le trame di ieri e dell'oggi - si, proprio quella P2 che sta preparando l'assalto finale alla roccaforte del potere - e lo denuncia, lo urla.  Lo massacrano gridandogli "frocio, comunista". E' morto per colpa delle sue tendenze, diranno.
Il sessantotto, gli studenti. Quelli autentici e quelli infiltrati. C'è una pericolosa alleanza tra operai e studenti che dev'essere spezzata. Ci vuole un rimedio. Le bombe, gli attentati. Sono stati gli anarchici (ma erano i fascisti). La strategia della tensione, il terrorismo che fa rinascere quella guerra civile che Togliatti diceva di voler evitare. Rossi contro neri. I morti per le strade. Milano, Brescia.  Non possiamo permettere che un paese finisca nelle mani dei comunisti. Lo dice Kissinger in un orecchio a Moro, nel 1974, un anno dopo aver chiarito il concetto a Salvador Allende in Cile. Nasce la televisione spazzatura ma la chiamano libera. Tette e culi per spianare la strada all'omologazione, alla volgarità che dovrà minare alla radice per distruggerla la nostra cultura. La tabula rasa che è fondamentale per la terapia dello shock ed il successivo ricondizionamento. Moro e i 55 giorni. Lo massacrano in nome della difesa dello Stato. Era diventato pazzo, diranno. Ustica. Il nostro doppiogiochismo e la pulsione al tradimento. Bologna. Gli allegri ed opulenti anni ottanta. Craxi che firma la sua condanna a Sigonella. La P2, nuova gestione Gelli. Calvi e lo IOR di Monsignor Marcinkus.
Vent'anni. La giostra si ferma. La prima repubblica finisce alla gogna di Mani Pulite. Socialisti, repubblicani, democristiani, scendano, prego. I comunisti no, rimangano per il momento, che ci servono ancora. Per potervi difendere dai comunisti.  Ancora morti. Suicidi molto strani, come quello di Raul Gardini, toccato dalla maledizione dell'ENI trent'anni dopo Mattei. La Montedison che era di Cefis. Una zeppa, il corsaro, uno troppo intraprendente, un'anomalia, un rivale. Troppi galli nel pollaio. Si è suicidato perché avrebbe dovuto testimoniare, diranno.
Craxi e le monetine, Di Pietro sei tutti noi. E poi la trattativa, le stragi, la Mafia che alla fine presenta il conto e in lista c'è segnato proprio tutto. Falcone e Borsellino che hanno volato troppo vicino al Sole.
Si cambia per non cambiare. Ci vuole uno fico, un imprenditore di successo magari, uno del Nord, un milanese ma con agganci a Palermo. Uno con le televisioni, e se non ne ha abbastanza gliele daremo tutte. Anche i giornali. La visione di Cefis. Cefis che disegnava il futuro con Gianfranco Miglio, l'ideologo della Lega. Colui che voleva il Nord in mano ai movimenti federalisti in odore di nazionalsocialismo e il Sud alle Mafie: la vietnamizzazione dell'Italia in nome di chissà quali interessi particolari. Altro che Casaleggio.
E poi lo sdoganamento definitivo del fascismo. La shock therapy a Genova: le botte, le notti cilene, un due tre, arriva Pinochet. La politica del bipolarismo, facciamo finta di essere democratici ed anglosassoni. Prodi e l'euro nato deforme. Prodi e le privatizzazioni. Prodi e, aiuto ci rubano le elezioni. Poi di nuovo l'imprenditore di successo, amico di brave persone come il boss Mangano e benefattore di altri amici come i collezionisti di diari falsi, capitoli mancanti e messaggi cifrati, da tirar fuori al momento giusto. Uno che non paga la corsa del taxi e poi scende ma compra direttamente macchina e tassista. Uno drogato di sé stesso che alla fine è andato in overdose.
Diciassette anni. Peccato, avrebbe superato il record di Mussolini se non avesse avuto il maledetto vizio di non riuscire a salvare le sue aziende dal fallimento. Una zeppa, ormai ci fa perdere clienti.  Inaffidabile, stop. Lo scandaletto a sfondo sessuale è la firma del mandante del golpe morbido, a volerla vedere.
Vent'anni.  La giostra si è fermata di nuovo. Le Mafie dilagano al Nord e presto scalzeranno anche le Leghe pappandosi tutto. L'imprenditore scenda ma rimanga a disposizione per ogni evenienza. I comunisti. I comunisti non ci sono e non servono più. Sono entrati in banca anche loro. Anzi, sono le banche a venire a noi, adesso. Comanda la finanza tossica, nel senso dei derivati, delle stock options, delle put, dello spread,della governance, e della spending review. Non servono più nemmeno i politici. Sono impegnati a contare i soldi. Appena finiranno di contarli gliene daremo altri - li moltiplichiamo come le cellule cancerose - e così via. Fanno finta di stringere alleanze e il giorno dopo di litigare ma l'anno prossimo sarà l'anno del ritorno del monocolore democristiano. L'unico governo possibile. La cultura di questo paese è distrutta, sull'economia stiamo lavorando e non troviamo grossi ostacoli, è un popolo di zombi. Il cervello degli italiani è ormai all'ammasso, è vuoto, lo riempi con qualsiasi cosa, anche con l'illusione che l'ennesimo uomo di spettacolo possa essere la giusta soluzione di governo. Pensate, si illudono ancora di poter cambiare le cose. Ormai ci servono solo quattro professori ottusi ma basterebbe il pilota automatico. Missione compiuta. Si ricomincia. Dunque, dicevamo, la trattativa. Cosa chiedono ancora, adesso?


Sui legami tra i casi Mattei, De Mauro e Pasolini: "Profondo Nero", di Lo Bianco e Rizza
Inchiesta di RaiNews24:  parte I  - parte II

giovedì 17 maggio 2012

Perché Saviano è Saviano!


(Ti prego, non essere troppo dura con loro).

Siamo sopravvissuti al Festival della Parola Italiana di SanSaviano, una tre giorni che psicofisicamente vale come una mesata di addestramento intensivo in un reparto di sminatori in Iraq. Io mi sono salvata da questa Telethonnellata di buonismo solo grazie al sonno che mi ha pietosamente addormentato il gulliver stremato dal wordboarding, una nuova tortura che consiste nel mandarti giù a forza con l'imbuto litri e litri di concetti assolutamente corretti ed incontestabili che ricordano moltissimo il primo comandamento.

(Ti scongiuro, controlla l'aggressività).

Se dovessi stare al gioco del programma, la mia parola oggi sarebbe PROLISSITA'.
Quanti aggettivi, pronomi, articoli, complementi oggetto, soggetti e predicati in forma sciolta ed impacchettata sotto vuoto spinto, abbiamo ascoltato. E poi anacoluti, metafore, prose, poemi, ditirambi e proclami. Ogni sera fino ad oltre mezzanotte, per giunta.
Avrei una curiosità da soddisfare: perché la televisione italiana, che sia quella tossica a neuroni zero o quella impegnata ed ampollosa dei teledispenser di Verità non riesce a dotarsi di un minimo di capacità di sintesi? Non dico l'haiku, ma insomma.
Tanto per fare un paio di esempi americani, e che non sembrino paragoni blasfemi, i talk show serali di Jay Leno e David Letterman durano un'oretta, interruzioni comprese. In un'ora riescono a farci stare: il monologo satirico del conduttore, due o tre rubriche, l'intervista ad un paio di ospiti, un numero musicale o due e, appunto, la pubblicità. Non si addormenta nessuno. Da noi, senza RedBull direttamente in vena non si va oltre la boa dell'ora e mezza di questi spettacoli fiume, di queste orge di verbosità autoreferenziale. Siamo sicuri che quei 3 milioni di spettatori per SanSaviano fossero tutti svegli e non fossero televisori accesi e basta di fronte a orde di comatosi ormai andati?

(No, non essere troppo sadica, dai!)

I telepredicatori, dicevo. Almeno quelli classici te ce mannano, all'occorrenza. Si incazzano, ammoniscono le anime prave, se la pigliano con il governo, incendiano gli animi e a volte qualche libro sacro.
Si, è vero che ogni volta che Saviano parla un roveto prende fuoco, ma dopo aver sentito descritti i danni provocati dall'amianto, le tragedie varie, i soprusi più odiosi e i mali delle mafie, non riusciamo a trovare mai risposte ai nostri inevitabili: "E allora che facciamo? Che proponi per il cambiamento?" E' l'industria dell'indignazione, certo, ma fine a sé stessa e confinante con il gattopardismo. E' marketing delle sopracciglia aggrottate, dello sdegno a profusione. Un club esclusivissimo dove, è incredibile, sono tutti dalla parte giusta, tutti buoni e tutti che ce lo fanno pesare fino a spappolarceli.
Insomma, alla lunga il gioco stanca e, se tempo fa ci aveva pure incantato, dopo anni di televisione a monoscopio piatto, non so, sarà la crisi e lo stato di incazzatura permanente, ma ci viene voglia di dire bello chiaro e forte che  "Quello che non ho" è come la Corazzata Potemkin.

(No, dai, lascialo stare, mollalo, non fargli male).

Fazio. E diciamolo allora. La cosa che mi dà più fastidio di lui è il modo in cui usa come scudi umani dei poveri morti che non possono più parlare né ribellarsi, dimostrando una predilezione particolare alquanto sadica per  i poeti come Pasolini e De André,  gente che era tutt'altro che buonista da viva. Pasolini, soprattutto, che si racconta fosse incline a perdere le staffe e ad aggredire perfino fisicamente i suoi interlocutori. De André era addirittura anarchico, figuriamoci se avrebbe gradito di passare per santino istituzionale.
I poeti non sono delle mammolette alla Moccia, ma vogliono vedere il sangue di Ignacio nell'arena. Omero ha descritto guerre, stragi, stupri, massacri. Non parliamo di Shakespeare. La cultura, se è solo constatazione del decesso della speranza ed addestramento alla rassegnazione, non serve a nulla e fa solo rabbia a chi è ancora vivo e ha voglia di lottare contro i suoi mulini a vento.
Fazio urta i nervi anche per come finge di scandalizzarsi quando la Littizzetto interpreta, come da copione, il bambino che gioca con la cacca nel salotto buono mentre le signore prendono il té. Vuole sembrare il chierichetto che si scandalizza di fronte alla tonaca alzata ma è uno che la sa lunga.

(Non starai esagerando?)

La televisione di Fazio e del suo Guildenstern Saviano, pur apparendo una versione colta ed intellettuale del Tenerone, è una televisione violenta  perché usa il buonismo come arma ricattatoria. Ti mette contro il muro tappandoti la bocca ed obbligandoti ad essere per forza d'accordo con lei.
Chi potrebbe mai infatti permettersi di non essere CONTRO la violenza alle donne, CONTRO le vittime di mafia o di amianto, CONTRO l'inquinamento e CONTRO tutto ciò che è politicamente corretto? E' come quando su Facebook pubblicano la foto del bimbo malato di cancro e se non condividi sei una merda.
E' una televisione che non ti rende affatto più buono ma che scatena semmai una reazione opposta e contraria. Ti fa venir voglia di trasgredire, di lasciarti scappare un bel "e chemmefrega". Saviano accende i roveti ma potrebbe anche accendere un diavolo in te.
E' una televisione violenta perché falsa, perché, per la legge della probabilità, quelli che ti vengono presentati come i suoi sacerdoti ed oracoli non possono essere tutti dei geni, dei grandi, degli esimi dei in terra scesi dall'Olimpo a miracol mostrare. Soprattutto non è carino che se lo dicano a vicenda. E' leccaculismo a 69 a livelli cosmici. Al Festival di SanSaviano vincono tutti perché sono tutti numeri uno, non c'è nemmeno un Cagnotto.
Fazio non se ne rende conto ma il profeta Pasolini, il suo Pasolini, in "Salò", ha descritto questa violenza e questa televisione. Anche la sua.

(Ora ti massacreranno, lo sai.)

sabato 12 settembre 2009

La nostra naturale volgarità

"Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore.
Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano; il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione) non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre".
(Pier Paolo Pasolini, 9 dicembre 1973)

L'orrido sketch della Marcuzzi con il wurstel non è solo l'ennesimo esempio di utilizzo finale degradante della donna in televisione. Non è nemmeno un problema di violazione della fascia protetta, visto che è andato in onda non a caso sulla laida Italia1, vero e proprio canale pornografico istituzionalizzato nell'ambito di una televisione ormai intrinsecamente oscena 24h24.
La scenetta è brutta di per sé, fa un uso pornografico della pornografia. E soprattutto è un insulto all'arte della rappresentazione della fellatio.

La simulazione di qualunque atto sessuale, la sua rappresentazione mimica o parodistica ci perturba molto di più della visione di tutti i primi piani del caso e dell'assoluta veridicità dell'atto, come avviene nel cinema hard.
Moltissime persone e, non meravigliatevi, moltissimi uomini trovano ad esempio osceni gli spot dei gelati, così pieni di allusioni orali.
Il motivo è che nella simulazione non c'è verità né naturalezza né vera disinibizione e, quel che è peggio, gli attori sono sempre consci di commettere qualcosa di proibito, di sporco, di disgustoso. Sono tremendamente imbarazzati, e si vede. L'imbarazzo è contagioso. Anche noi ci troviamo a disagio, ad un certo punto.
Nel porno, invece, gli attori fanno qualunque cosa con estrema naturalezza, dando l'idea di gradire molto ciò che stanno facendo. I migliori attori e attrici hardcore sono sempre stati quelli che trasmettevano allo spettatore l'idea di godere come porci facendo quelle cose.

Il modo in cui la Marcuzzi approccia il simil-fallo è disgustoso perchè è totalmente assurdo e innaturale. Sembra, poveretta, che debba accostarsi al pistolino di un morto, o di un animale o a qualcosa di appena amputato. Altro che gola profonda e clitoride delocalizzato. Gli fa schifo e si vede e ciò spegne automaticamente qualunque segnale erotico dovesse accendersi nello spettatore. Forse, ormai abituata a parlare solo di fase anale ed evacuativa a causa della "regolarità", ha dimenticato la gioiosa golosità e spontaneità della fase orale.
Insomma, se vi fosse l'Oscar per il pompino più brutto di tutti i tempi, per il modo più offensivo di accostarsi alla sacralità e bellezza del fallo, il premio sarebbe il suo.

Quando la rappresentazione del sesso non riesce ad eccitare, vuol dire che siamo solo di fronte alla volgarità. La volgarità disturba e spaventa, ricaccia l'eccitazione nel profondo impedendogli di sfogarsi con i fuochi artificiali.
Il porno è sgradito al potere perchè è liberatorio. La volgarità invece viene incoraggiata e spalmata ovunque come una melma maleodorante, soprattutto in televisione, affinchè non ci accorgiamo che il vero marciume viene proprio da chi utilizza la volgarità come arma di distrazione di massa.

Come aveva preconizzato Pasolini trent'anni fa, la televisione ha oggi il compito di volgarizzare tutto, di violarci l'anima rendendoci immuni all'indignazione, alla riprovazione non nei confronti del sesso ma della corruzione morale del potere. Un potere che ci considera solo puttane da utilizzare finalmente e da far cagare a comando con l'apposito yogurt.

L'unico dubbio che rimane è questo: è più oscena la Marcuzzi che spompineggia maldestramente un povero ed innocente insaccato in fascia protetta o il TG1 che pratica ogni sera per mezz'ora l'anilictus al padrone della televisione?

P.S. Il commento di Area: "Pensate sempre a male. E' un po' imbranata e non sa mangiare i Wurstel", mi ha fatto venire in mente un episodio divertente a cui ho assistito quest'estate su in montagna, a pranzo in un rifugio in Val Pusteria.
C'era questa donna, al tavolo con marito e due pischelli, alle prese con un wurstel formato gigante come si conviene in terra teutonica.
Lo teneva con due dita, pollice e indice, e con l'altra ha iniziato a spellarlo. Si, proprio così. Dopo aver praticato una rudimentale circoncisione e mantenendo nel corso dell'intera operazione l'espressione disgustata di chi sta compiendo un lavoro infame, ha usato un'orrenda violenza al povero wurstel, la cui pelle veniva strappata via a brandelli e gettata con disgusto nel piatto.
Credetemi, una scena orripilante da far arricciare le dita dei piedi.

Quando studiavo psicologia mi hanno insegnato che osservando le persone a tavola si possono capire molte cose sulla loro vita sessuale. Addirittura si consiglia di osservare attentamente la persona con la quale stiamo cenando la prima volta per capire come sarà a letto. Difficilmente ci si sbaglia. In soldoni, l'amante ideale a tavola mangia lentamente, gustando il cibo con appetito, masticandolo vigorosamente e a grossi bocconi. Non scarta che il minimo indispensabile e ama i sapori nuovi e creativi.
Guardatevi da chi trangugia mezz'etto di spaghetti in tre secondi netti, si mette a sezionare il prosciutto per preparare un vetrino con il grasso, mangia poco condito, beve acqua non gasata e fuori frigo e tocca il cibo con diffidenza.

Per tornare alla spellatrix della Val Pusteria, quale approccio potrà mai avere a letto una così con il membro maschile? Io, fossi il marito, non glielo affiderei.


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martedì 21 aprile 2009

Prossima casa il Colosseo?

Con la conclusione del reality concentrazionario più amato dagli itagliani e la smobilitazione della casa chiusa del Grande Fratello, se dobbiamo attribuire a ciò che accade in televisione una valenza culturale ed educativa, nonché un'espressione dello Zeitgeist, dobbiamo registrare un'altra conquista del regime.

Cosa volete che sia far giungere i treni in orario, questi sono riusciti a far stare sotto lo stesso tetto un panettiere bergamasco e un napoletano; tre uomini e un paio di tette parlanti a vanvera senza che la portatrice di tette venisse strangolata e soprattutto sono riusciti a tenere chiuso in casa un rom per 99 giorni. Quest'ultima era la sfida più difficile, dimostrare cioè che il nomadismo dei nomadi non esiste ed è un vizio facilmente estirpabile e giustamente è stata consacrata con la vittoria del rom montenegrino.
Questi si che sono zingari che ci piacciono, come quelli che segnano alla Ibrahimovic.

Si, è vero che c'è voluto il classico vecchio trucco dell'incentivo in denaro, che le cavie lo hanno fatto per la prospettiva di vincere appena 300 mila euro, cifra che farebbe salivare chiunque, ma l'esperimento alla Zimbardo è pienamente riuscito.
Questo è il tipo di sperimentazione scientifica che è rimasto possibile fare in Italia. Ripetere vecchi catenacci arrugginiti di psicologia sociale per dimostrare alla plebe stravaccata sul divano che degli individui chiusi nella stessa gabbia dopo un pò o trombano o sclerano o entrambe le cose.

Nel mondo animale, l'affollamento delle gabbie provoca prima o poi lo scannamento reciproco degli esemplari rinchiusi ma finora, per i reality show, ci si è per fortuna limitati allo sbudellamento verbale.
Pare che la gente si diverta a vedere pianti e cazziatoni, perfino vere sofferenze in diretta dei porcellini e porcellone d'India. In fondo è il vecchio sogno di rendere trasparenti le mura di casa per assistere ai fattacci privati dei vicini di casa. Vista la bramosia di sangue ed efferratezze che fa schizzare in alto gli ascolti delle trasmissioni che grufolano nei più atroci delitti di cronaca nera, non mi meraviglierei che il prossimo Grande Fratello non fosse altro che una riedizione dei giochi dei gladiatori. Con il televoto al posto del pollice verso. Potrebbero chiamarlo il Grande Colosseo.

Quando realizzò il suo film più discusso, Pasolini disse:
"So di aver fatto un'opera volutamente inguardabile. Il giorno in cui il pubblico potrà vedere "Salò'" senza provare un brivido di disgusto, vorrà dire che il senso di dignità dell'uomo si è spento del tutto".
Ci siamo quasi?

domenica 9 dicembre 2007

Poeti e comici di merda

E' curioso che in un mondo dominato dal culto del denaro, simboleggiato in psicanalisi dall'escremento; in un mondo che, scisso nella dicotomia tra avarizia (ritenzione) e scialacquamento (incontinenza), fa dell'evacuazione una metafora rituale quasi religiosa, ci si scandalizzi se un satiro o un comico cita la cacca in un suo show e ci si meravigli se poi il tizio viene censurato, radiato e bandito dal regno.

Intendiamoci, la colpa è degli autori di queste performance, sempre. Hanno il vizio di associare alle loro denunce più forti l'elemento merdoso e l'apposito orifizio, che siccome sono innominabili e oggetto di oscuro timore ma altrettanto innominabile segreto culto, fanno scattare le più feroci censure di potere.
E' come se inconsciamente dicessero: devo fare una denuncia forte, sulla guerra, sull'oscenità della guerra, sulle brutture della società, della famiglia che incoraggia la pedofilia ma siccome non ne ho il coraggio fino in fondo utilizzo la metafora della cacca così mi censureranno e la mia coscienza sarà di nuovo a posto. In psicanalisi si chiama atto mancato.

La censura, quando a sua volta scatta, pensa: io in realtà voglio colpire quel pezzo di merda che osa criticare l'impero, il regime, la guerra santa combattuta dagli eroi. Voglio zittire e far ardere sul rogo quello stronzo che osa criticare la famiglia e la società e perfino prefigurare il futuro di merda che ci aspetta.
Della cacca non me ne frega niente ma siccome a tutti fa schifo tutti mi daranno ragione ad aver censurato quell'idiota per averla nominata.
Si chiama razionalizzazione.

Quando a Bertolucci bruciarono sul rogo "Ultimo Tango a Parigi", non fu perchè in un certo momento del film Brando sodomizza la Schneider ma perchè Brando, nel mentre, recita la seguente preghiera: “Voglio farti un discorso sulla famiglia…Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alle virtù… Ed adesso ripeti insieme a me…Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini… dove i bambini sono torturati da quando dicono la prima bugia”.

Pasolini, in quel film disgustoso, intollerabile, diciamo proprio di merda che è "Salò o le 120 giornate di Sodoma", utilizza la coprofagia per denunciare fin dove può giungere il Potere nella degradazione dell'essere umano. Ancora più rivoluzionario di DeSade, Pasolini preconizza la società attuale.
Ripensando oggi a quel film degli anni settanta, quando per altro in alcune realtà, basti pensare alle dittature sudamericane, la gente veniva torturata veramente a quel modo, ci rendiamo conto che l'incubo del poeta è diventato la nostra realtà in senso (sub)culturale.
Basta pensare alla televisione, dove le persone accettano di farsi umiliare e degradare fisicamente ormai senza quasi limiti e solo per una cosa, il denaro e il simulacro di fama che dà il denaro. "Salò" sembra diventare quindi solo il più estremo dei reality show.

Bisognerebbe riuscire a parlare di atti evacuatori e relativi prodotti escrementizi senza utilizzarli come denuncia sociale e politica e vedere l'effetto che fa, se persistono lo scandalo e la censura. Del resto il cinesino che cagando fa scattare il livello 4 di contaminazione batteriologica negli spot pubblicitari è tollerato, come la pomata dedicata alle amiche emorroidi o gli yogurt che fanno liberare perfino le gran tope che non diresti mai che caghino anche loro come te, misera mortale. Anzi, questi inni alla defecazione ti vengono proposti normalmente all'ora di pranzo e cena, come simpatico coadiuvante dell'appetito. Servono affinchè tu spenda, tiri fuori il denaro, lo sterco del demonio, appunto. Il cerchio si chiude.

Se però a mezzanotte un comico nomina la merda associata ad un giornalista un tempo a libro paga della CIA, apriti cielo.
Luttazzi, che non è esente da una certa compulsiva e fastidiosa coprofilia ma in fondo è un bravo ragazzo e perfino un timido, forse, è stato ancora una volta censurato da la7 e il suo programma, che forse non a caso si chiama(va) "Decameron", sospeso, che in Italia significa chiuso, tumulato e cementato.
Aveva cominciato bene il ragazùl:
"Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq...
Poi è scattato l'atto mancato, introdotto anche dalla clamorosa sottostima dei morti civili iracheni, ben superiori agli 85.000:
"Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanche' in completo sadomaso che li frusta tutti. Va gia' meglio no?".
D'accordo, la prosa non sarà DeSade ma è efficace anche se l'immagine è un po' da porno casalingo di quart'ordine, disciamo.
La censura, come da copione, si è attaccata a quello, alla fantasia fetish da bordello gran lusso con sconti per comitive vip che faceva venire in mente.
Se Luttazzi si fosse limitato alla prima parte della denuncia lo avrebbero fermato lo stesso? O forse occorreva proprio lo schizzo di merda in faccia perchè ci ricordassimo della bestialità della guerra?

Vabbé, per consolarci e restare in tema, quest'anno metteremo nel presepe un caganer, un "cagone". Trattasi di antica e gloriosa tradizione catalana, di origine barocca, un personaggio di terracotta ritratto nell'atto di defecare che nel presepe viene di solito collocato in posizione appartata, come si conviene alla circostanza. La figurina non viene considerata assolutamente blasfema ma un retaggio degli antichi culti della fertilità.
In Spagna è considerato un onore essere raffigurati come caganer, come dimostra l'esempio che ho scelto, che rappresenta il Re Juan Carlos. Esistono praticamente tutti i personaggi politici spagnoli, da Aznar a Zapatero alla regina e al principe. Non mancano Bush, Sarkozy e un delizioso piccolo Ratzinger.
Per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare nè un caganer Berlusconi, nè un Prodi, né un Veltroni. E' proprio vero che a livello internazionale non ci caga nesssuno.

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