martedì 14 agosto 2012

Neoliberismo equo e solidale

Giovani muratori
Se ha firmato il decreto sulla spending review, si suppone che l'abbia letto. Se l'ha letto, deve aver trovato nel testo qualcosa che non lo faceva sembrare tanto equo e solidale, se oggi ha sentito il bisogno di riprendere il governo raccomandandogli clemenza nel menare fendenti sui poveri italiani poveri. Insomma, come al solito, prima firma, poi fa finta di non sapere cos'ha firmato. 

E quell'altro figuro del PD, Fioroni? Parla di allearsi con i "moderati" del PDL. Cioè con la destra, visto che anche l'Italia come gli Stati Uniti, come diceva la buonanima di Gore Vidal, è ormai un paese con due soli partiti: uno di destra e l'altro di estrema destra. 

Questi, pur di tornare al governo, ad un qualunque governo purché si comandi come nell'Emilia dei vecchi tempi, si alleerebbero non solo con i repubblichini di B. ma perfino con i narcos messicani, ai quali sicuramente raccomanderebbero di avere la mano ben ferma quando decapitano le loro vittime, quando fanno i tagli, insomma, perché la sinistra è misericordiosa e non vuole causare sofferenze al popolo.

Moderati. La parola moderato mi rende sempre particolarmente nervosa. Perché è la stessa ipocrisia di Don Kitammuort, il giovane muratore. Perché il moderatismo è l'alibi della sinistra per vendersi anche gli ultimi orifizi e potersi finalmente mettere il completino firmato da destra alla moda ed entrare nei salotti buoni delle Santanché. 
E' la sinistra traditrice e infame che da anni tiene fermi gli italiani mentre il nazismo neoliberista li massacra e ogni volta dice che, comunque, le dispiace proprio tanto tanto.

venerdì 10 agosto 2012

Il gioco delle parti


C'è un cartone animato che amavo moltissimo da bambina, che ha per protagonisti un cane da pastore e un coyote, Sam e Ralph. La serie ha uno schema fisso e ripetitivo. All'inizio di ogni episodio, al fischio di una sirena da fabbrica, i due entrano in scena con il loro cestino della colazione, si salutano: "Buongiorno, Ralph. Buongiorno Sam",  timbrano il cartellino ed assumono i reciproci ruoli. Il coyote quello del predatore che vuole catturare le pecore al pascolo e le studia tutte per riuscirci e il cane quello del fedele ed integerrimo guardiano e difensore degli ovini. Durante tutto l'episodio Ralph e Sam se le danno di santa ragione - con il coyote ad avere sempre la peggio. A fine giornata, il fischio della sirena fa cessare le ostilità. I due riprendono il loro cestino - il coyote Ralph invariabilmente ammaccato ed incerottato e, salutandosi di nuovo distintamente: "Buonanotte, Ralph. Buonanotte, Sam", escono di scena, per ritrovarsi l'indomani nello stesso posto per una nuova giornata di "lavoro".

Evidentemente la nostra vita è proprio diventata un cartone animato. Questo fatto, ad esempio, del governo di emergenza crisi "che-per-carità-se-non-facciamo-subito-le-riforme-finiamo-come-la-Grecia" chiude per ferie e, di conseguenza, immagino, anche gli speculatori che da mesi ci stanno affondando i canini nella jugulare si asterranno dal compiere azioni ostili per rispettare il riposo ferragostano dei nostri tecnocrati, mi ricorda il gioco delle parti dei due compari che hanno il compito, magari salariato, di combattersi all'ultimo sangue. Ma solo dopo che è suonata la sirena. Non la domenica e i giorni festivi. E magari, nel dopolavoro, sono capaci anche di andare a farsi una partitina a carte al bar da buoni amici.


martedì 7 agosto 2012

L'utile idiozia dei demolitori controllati


E' il caldo che fa surriscaldare i circuiti a Mario9000 e lo fa straparlare? Quest'uomo è veramente il presidente del consiglio più sopravvalutato degli ultimi 150 anni visto che inanella una scemenza dopo l'altra? Oppure le sue ultime uscite antiparlamentari, antitedesche, praticamente antidemocratiche, sono piccole voci dal sen fuggite - come la "crisi è una magnifica opportunità" di Passera - sprazzi di verità che tonnellate di propaganda, di martellamento da guerra psicologica non riescono più a nascondere? 
Insomma, tra uno spread a 1200 e l'altro - questa le è scappata mentre stava pulendo il fucile delle cazzate, lo ammetta, Smonti - e gaffes a ripetizione peggio di Iddu, viene fuori ogni giorno di più il personaggio dell'inesperto ma pur sempre innocente professorone al quale forse è stato affidato un compito troppo pesante per le sue esili spalle. Talmente inesperto delle astuzie della politica da camminare di continuo sul filo della lama dell'incidente diplomatico e della crisi di governo. Ma è proprio così?

Io penso invece che questo demolitore controllato degli ultimi baluardi di economia reale e stato sociale, nonché di democrazia europei, uno che le lezioni di Tobin, secondo me, potrebbe anche essersele dormite, sappia benissimo ciò che sta facendo.
E' la totale apparente idiozia delle sue azioni di governo che fa giungere alla conclusione che di idiozia non si tratti affatto ma di strategia. Basta sapere qual'è il masterplan e tutto diventa chiaro.
Applicare leggi che spingono il paese dritto in bocca alla recessione ed impoveriscono ancor di più i poveri, con la novità di un inedito attacco frontale al ceto medio chiamato a pagare veri e propri pizzi e riscatti per il proprio sudato benessere e a fronteggiare lo shock di una possibile terrificante retrocessione nella povertà; non toccare un capello alla mostruosa per corruzione classe politica italiana, non fare nulla per il bene generale ma solo per una minoranza di fortunati che si arricchiranno ancora di più, non può essere solo il frutto di follia, altrimenti sarebbe già scattato il T.S.O. 
Sembra effettivamente un idiota uno che si mette ad attaccare l'istituzione parlamentare tedesca, la rappresentanza democratica del popolo di un paese, la Germania, che sta giusto per decidere se accettare il fiscal compact o dichiararlo incompatibile con la propria Costituzione Federale. E' una pura follia, tanto più se è vero che i nostri destini di paesi fetusi dipendono da quella decisione tedesca dalla quale si salverebbe, di conseguenza -  dicono - l'euro e quindi i nostri culi. Sembra idiozia o follia, eppure lui lo ha fatto.
L'uomo non sembra avere alcun senso della Storia, altrimenti saprebbe quanto sono sensibili i tedeschi al concetto di democrazia. Forse crede anche lui, come Fukuyama, che la Storia, se non proprio già finita, lo sarà nel momento che tutto il mondo si appresterà a cantare a squarciagola "sweet home Chicago" mentre si demoliscono a colpi di spread e crisi economiche create a tavolino, gli ultimi baluardi di democrazia mondiale e di stato sociale.

E' una storia che comincia negli anni settanta. Cile, Argentina, Bolivia. Neoliberismo imposto attraverso la dottrina dello shock su paesi cavia. Allora come oggi non c'era alternativa. Le riforme andavano accettate per forza ed erano i tecnocrati ad imporle.
I risultati erano economie e vite devastate ma, non importa, chi doveva arricchirsi lo aveva fatto e avrebbe dovuto continuare a farlo. I CEO dovranno guadagnare almeno cento, mille volte più dei loro operai. Non importa se sono degli imbecilli, sarà così per principio. Un mondo di pochi ai quali è concesso tutto e di molti ai quali tutto verrà negato, in nome, paradossalmente, della libertà.  Il ritorno in pompa magna dell'Aristocrazia.

Anni ottanta. Reagan, Thatcher, il neoliberismo del dottor Mengele dell'economia Friedman infetta anche i paesi anglosassoni. Strage di posti di lavoro, distruzione di diritti fondamentali, laissez faire e deregulation, guerra totale allo stato sociale, lingua in bocca con i dittatori più sanguinari, da Pinochet a Saddam Hussein. Ognun per sé e Dio per i ricchi. Poi la Russia, la Cina, il passaggio in un amen dagli orrori del comunismo a quelli del capitalismo. Friedman unleashed, altro che Django. 
La rivoluzione a metà del Sudafrica, la fine dell'apartheid concessa purché i neri non rompessero le palle in economia, rigorosamente liberista e in mano ai bianchi. Tanto, San Mandela riuscirà sempre a far sciogliere il sangue nell'ampolla al momento giusto.
Alla fine degli anni novanta c'è da andare ad arraffare le ultime riserve energetiche e così si inventano il Nuovo Secolo Americano e la Guerra al Terrorismo. Nel 2001, per accelerare il processo, che altrimenti avrebbe impiegato troppo tempo per realizzarsi, ecco l'evento catalizzatore, lo Shock Supremo. Poi altre guerre in paesi dove c'è da inaugurare il nuovo corso delle forze armate privatizzate. L'incubo di Eisenhower divenuto realtà. Le guerre dei contractors, dove questi costano troppo per essere sacrificati in battaglia, così si bombardano i civili e si fa prima. E, oltretutto, si applica quella dottrina dello shock che è così efficace per piegare le volontà dei popoli da sottomettere.

L'Italia, nel frattempo, è in mano al grande imprenditore, all'oligarca alla milanese che, invece di applicare la dottrina dello shock, vivacchia e cincischia nel populismo più aberrante per paura di perdere voti. Anche il nostro paese dà però il suo contributo alla mission, nell'anno dello Shock Supremo, mettendo su il grande show della repressione Pinochet style. Genova come cavia, gemellata suo malgrado con Santiago (l'unica intuizione brillante della carriera di D'Alema). Pensate alla Diaz, a Bolzaneto come prodromi dell'11 settembre e tutto acquisterà un senso. Quanta gente ha più manifestato in piazza in così grande numero dopo Genova? Che fine ha fatto il movimento no global, l'unico in grado di opporsi al capitalismo hardcore? La lezione è servita. I vecchi massacrati in Corso Italia e sbattuti al TG1 in prima serata ci hanno insegnato che "non si deve protestare". Se no, "un due tre, arriva Pinochet".
Noi poi siamo stati commissariati con un soft golpe e non con i carrarmati - solo un idiota può credere alla favoletta dello Smonti che all'improvviso riceve la chiamata da Napolitano - perché Iddu pensava un po' troppo ai suoi interessi (e alla figa) e stava dimenticandosi degli amici e questo è sempre pericoloso quando si è parte di un club di sodali.

Rimaneva l'Europa, con l'euro nato deforme e suscettibile alle infezioni della speculazione finanziaria, nuova arma suprema del sistema.   Bisogna fare qualcosa. 
Ci vendono che Smonti è uno statista, che della politica, tutto sommato, si può fare a meno, vista anche l'opposizione calabrache e collaborazionista che ci ritroviamo. Che questa è l'ora delle decisioni irrevocabili e senza alternativa. Che se non facciamo i bravi viene la crisi e ci porta via i risparmi. Che, con Giolitti, lo spread sarebbe a 9500.

giovedì 2 agosto 2012

Bologna (remake)



(Questo post è un remake. L'originale è qui.)

Qualcuno ha scritto su Facebook che oggi siamo tutti bolognesi, un po' come i berlinesi di JFK.
E' il 2 agosto, trentaduesimo anniversario di quello che è stato il più orrendo atto di guerra in tempo di pace compiuto sul nostro territorio. La Pace Calda di quella Guerra Fredda. Un periodo che ancora ci perseguita con i suoi misteri, i suoi compromessi innominabili, gli altissimi tradimenti e soprattutto il silenzio, le bocche cucite, i cadaveri sepolti assieme ai loro segreti. Come dicono coloro che non credono nei complotti? Che non sarebbe possibile mantenere un segreto tanto a lungo se ci sono persone che sanno.
Trentadue anni. Vi bastano? La necessità di mantenere il segreto sui perché è ancora talmente forte che perfino chi, da professionista del terrore, si è lasciato incolpare per coprire ben altri colpevoli, non parla ma irride, insulta, fa la battuta sulla suocera. Oscena allegria da ex guitto prodigio sui morti e sui sentimenti.
E poi l'irrisione suprema del Gran Maestro, la sua lunare spiegazione del mozzicone di sigaretta che si è surriscaldato. E' furbo il mentore dei migliori statisti degli ultimi 150 anni e, come sempre accade con i fratelli massoni, bisogna leggere tra le righe, interpretarne il pensiero.  Qui ci dice: è talmente grande la faccenda che non avrete altro che grandi bugie come spiegazioni: le più grandi e clamorose che potete immaginare.

In questo giorno detesto la retorica del "per non dimenticare", frasetta di convenienza che serve soprattutto, in questi casi, a levarsi il pensiero. La detesto soprattutto per la strage di Bologna.
Del resto, se passi accanto ogni giorno, per tre anni, di fianco all'incubo, come ho fatto io nei miei anni da universitaria di ritorno, come fai a dimenticare, anche se vorresti? Durante una delle mie visite a Milano passai per Piazza Fontana ma non fu la stessa cosa. Una grande emozione si, ma diversa.
La stazione, con la ferita ancora aperta che ti squarcia l'anima osservandoti dal primo binario e quell'orologio sul piazzale fisso sulle 10.25 che ti impedisce di pensare ad altro sono terribili per chi deve affrontarli ogni giorno.
Non è l'unica bomba esplosa in Italia ma è quella che ci ha fatto più male. Il due agosto è uno di quegli eventi scioccanti dopo i quali il mondo non è più quello di prima e nemmeno la nostra vita è più la stessa. E' il nostro 11 settembre.

Forse è per questo che, nonostante la frequentazione assidua per tre anni non sono riuscita ad affezionarmi a Bologna, ai suoi portici, al suo essere insopportabilmente torrida d'estate e gelida d'inverno; al suo traffico e smog che ti levano il respiro. Alla sua bonomia un po' sussiegosa ed alla sua cucina grassa e untuosa. L'unica cosa che mi si era attaccata, di Bologna, era la parlata, così diversa dalla nostra romagnola. Per il resto mi dava ansia, passare da quella stazione mi ricordava il fatto di vivere in un paese terribile dove, un giorno qualunque, avrei potuto saltare in aria anch'io, a potere piacendo. Non sono mai riuscita ad amarla, povera innocente Bologna. Per colpa di quell'orologio e di quel silenzio assordante.

mercoledì 1 agosto 2012

L'economista stregone


E' commovente chi, come Oscar Giannino, tenta disperatamente di trovare il modo di domare i mercati   impazziti e di risolvere la crisi globale utilizzando gli stessi strumenti che l'hanno ingenerata. Giannino è un uomo intelligente, però è come i credenti. Accecato dalla fede, non vede che il dio in cui crede - il liberismo della shock economy - è la causa del male che descrive. Per questo nemmeno lui, che pure è dotto medico e sapiente, sarebbe capace di fare meglio di Smonti. Sempre Chicago è.

Questi liberisti che si lamentano della degenerazione del liberismo mi ricordano tanto il Topolino apprendista stregone in "Fantasia" che, giocando incoscientemente con il libro degli incantesimi, provoca un disastro che solo il mago in persona riuscirà a rimediare. 
Bisogna essere proprio dei fedeli per non vedere che i derivati e gli interessi sul debito sono le scope e i secchi pieni d'acqua. Più si cerca di fermarli, pronunciando la formula che li evoca, per giunta, e più loro aumentano e finiscono per annegare le nostre disgraziate economie e noi cittadini con loro. 
Solo nella favola, alla fine, c'è un mago che viene a fermare il disastro e a fare la ramanzina al discepolo scriteriato.
Bisogna smetterla con gli incantesimi, con l'utopia scellerata del mercato che si autoregola.  E' ora di rendersi conto che quel sistema economico in cui Giannino crede ciecamente e che si è attaccato all'Europa come una sanguisuga, dopo aver devastato nei decenni precedenti le Americhe, è solo in grado di produrre povertà generalizzata e ricchezza selezionata per pochi. Per pochi stregoni che mandano in giro per il mondo i loro tecnocrati a divertirsi con scope e secchi. Finti salvatori, maghi e re taumaturghi che invece devono solo eseguire un piano specifico.  Quello di arraffare tutto ciò che è rimasto da arraffare. 

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