domenica 29 novembre 2009

Ave Marina, piena di sghei

I papiminkia che si affollano inebetiti dal dolore attorno al luogo del martirio del loro Unto di riferimento forse possono smettere di soffrire perchè qualcuno ha finalmente ascoltato le loro preci ed è pronta a scendere benedicente tra il suo popolo, coprendolo di letizia e consolazione.

Sono già un paio, e documentate, le apparizioni della Madonna Pellegrina della Fininvest, Nostra Signora degli Schei e patrona dei criptogay - che fa pure rima.
Nel primo messaggio del 10 ottobre la Signora di Mondadorije si mostrava piangente con dei goccioloni così a causa della sentenza che la obbligherebbe a mollare i 750 milioni di euro di risarcimento a De Benedetti:
''Non voglio nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi scellerata di dover tirare fuori una cifra del genere. Stiamo parlando di una holding cui fanno capo societa' quotate del calibro di Mediaset e Mondadori, societa' solide e ben gestite, ma una mazzata da 750 milioni di euro farebbe tremare chiunque. L'improvvisa mancanza di risorse finanziarie cosi' importanti metterebbe a rischio le nostre possibilita' di sviluppo''.
Come dire che De Benedetti, che la mazzata l'ha già subìta (e sappiamo che l'ammontare dei risarcimenti decisi dai tribunali è sempre inferiore alle cifra reale del danno), si può fottere allegramente.

Perchè sia chiaro e affinchè sorellastra intenda, la Mondadori è sua e guai a chi gliela tocca.
Il vero uomo di casa, nonostante sia alta un metro e un lingotto, quando l'accarezzano contropelo fa invidia al papi quando sbraita contro gli sceneggiatori della "Piovra".
Che Barbara, la figlia beella e aaalta di Veronica abbia la passione dei libri, soprattutto quelli targati Mondadori, non è un mistero. Ora che dovranno dividersi il malloppo a papi vivo causa divorzio dalla Lario, per la Signora di Mondadorije saranno altri goccioloni. Del resto le Madonne hanno la lacrima facile, non è un mistero.

Nel secondo messaggio lasciato ai papiminkia, la Signora si è lamentata delle ultime accuse lanciate al Padre, che è giustamente, il suo idolo. Se non fosse stato per lui, infatti, quando mai le sarebbe toccato un Ambrogino d'Oro?
Le accuse lanciate a quel sant'uomo del padre sono tutte calunnie e, naturalmente, frutto della malapianta dell'invidia dei detrattori di un imprenditore che ha fatto tanto. Soprattutto per se stesso.

C'è qualcuno che si chiede preoccupato se la Madonna Pellegrina di Arcore stia per caso studiando da papi, sì da esser pronta a prendere il comando della Casamatta della Libertà nella malaugurata evenienza.
Lo escludo. Se si distrae un attimo le sorellastre le portano via la polpetta dal piatto come ad una Cenerentola qualsiasi e lei non reggerebbe l'onta.
Meglio che continui a dedicarsi ai miracoli che le vengono così bene, come la guarigione del gay con la semplice imposizione del portafogli. Altro che Lourdes. Pare che non perdoni. Dolce e Gabbana sono avvertiti.

sabato 28 novembre 2009

Presidenti

Giusto per ribadire il concetto.

Napolitano può fare di tutta un'erba un fascio e confondere giudici e imputati.
Può applicare il Codice Maanchista del falso super-partes che in realtà fa il gioco di una delle parti.
Può interpretare ancora ad libitum l'amico del giaguaro.
Può far finta che la situazione italiana attuale possa definirsi normale, con un presidente del consiglio che accusa la Giustizia di eversione mentre è probabilmente la Mafia che gli sta recapitando il conto.

Napolitano può andarsene in giro a dire ciò che dice, senza preoccuparsi delle conseguenze e del messaggio destabilizzante che deriva dal suo non schierarsi decisamente dalla parte della Giustizia e di chi le leggi si preoccupa di farle applicare, non di stravolgerle a proprio favore.
Lui può continuare ad ondivagare di qua e di là senza schierarsi dalla parte della legalità senza se e senza ma.

Pertini non l'avrebbe mai fatto.

(E nemmeno Scalfaro e Ciampi, ad onor del vero)
Ah, si è capito che Napolitano non è il "mio" presidente?

mercoledì 25 novembre 2009

Riassunto delle cavolate precedenti

A pensarci bene, la trovata del ministro Rotondi sulla pausa pranzo è solo l'ultima in ordine di tempo di una serie infinita di minchiate uscita a mo' di spurgo dalle testoline che abbiamo la disgrazia di avere come governanti.

La cosa più interessante di siffatta compagine governativa, a parte il fatto che, quando non è impegnata a salvare il real culo, si preoccupa sempre di falsi problemi e non si decide ad affrontare i problemi veri di quegli scellerati che l'hanno votata, è la psicologia delle menti che partoriscono siffatte cavolate.
Una psicologia che si può riassumere nei seguenti tratti principali: rompicoglionaggine congenita aggravata da ansia derivante dal pensiero che qualcuno possa raggiungerli nel grado di privilegio acquisito. Sono persone che hanno un'idea ben precisa della scala sociale. Chi sta sotto non solo è svantaggiato economicamente ma gli si devono scassare i cabbasisi con sempre nuove trovate atte a limitarne la libertà e i diritti. Non perchè coloro che pensano le minchiate sono cattivi ma perchè, scassando, si sentono vivi, toccano con mano quel potere che tanto hanno fatto per ottenere.

Chi svetta sugli altri ministri per originalità e perfidia è il fuorimisura per difetto Brunetta. Uno che passa le notti insonne seduto sul letto con un bloc-notes sulle ginocchia per prendere appunti e cercare nuove forme di sadismo vessatorio da applicare all'intera categoria dei "dipendenti".
Tra le sue numerose trovate: il giuramento di fedeltà del dipendente pubblico - non si è capito di fedeltà a chi, se allo Stato o alla sua fava.
Ultima cavolata in ordine di tempo, salvo aggiornamenti dell'ultima ora, il divieto di affissione di immagini distraenti a sfondo sessuale, raffiguranti noti sex-symbol maschi e femmine nei locali del Palazzo di Giustizia di Genova.
Brunetta non è mai stato, si vede, in un capannone, in un'autofficina o gommista dove è un brulicare di passere con il pelo e senza su tutti i muri disponibili.
O non sarà forse che, freudianamente parlando, il pensiero di un'impiegata o dirigente che si fa le sue brave fantasie erotiche sui super-ultra-maxi-funky american love babies Johnny Depp, George Clooney o Brad Pitt e non su di lui - a parte qualche sporadica feticista del midget-sex, gli procura una dolorosissima ferita narcisistica?

Non voglio però, elencando le minchiate governative celebri, far torno ad alcuno. Così assegno una m(i)nzione d'onore ed un ex-aequo al terzo posto, dopo Brunetta e Rotondi, ai giuringiurelli del sottosegretario alla Salute Fazio sull'assoluta innocuità del vaccino anti-maiala prima di qualunque possibilità di riscontro, al mitico nucleare di "terza generazione e mezza" di Claudio Scajola ascoltato in un telegiornale ed ai gay costituzionalmente sterili di madama Carfagna.

Personaggi ridicoli assurti al ruolo di governanti per puri meriti di vassallaggio? Non solo, purtroppo. Ci sarebbe solo da rider loro dietro se non fosse che questi disgraziati stanno preparandosi a tutto pur di salvare il didietro al premier. Concorso esterno in associazione mafiosa? Cioè fiancheggiamento e favoreggiamento delle cosche? Ma quando mai! Non esiste. E' un'invenzione dei comunisti.
Non so se si spingeranno fino a depenalizzare di fatto i reati di mafia, che comprendono stragi e crimini orrendi ma io ormai mi aspetto di tutto.
Fermiamoci a ragionare su questo perchè non c'è proprio più niente da ridere in questo paese.

lunedì 23 novembre 2009

Pausa coca

Ma senti questo:
''La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l'Italia''.
Chi parla è il ministro per l'attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, durante un'intervista al noto coiffeur-à-penser Klaus Davi.
Forse sarà stato l'ambiente televisivo-salottiero, in grado di distruggere qualsiasi neurone nel raggio di venti metri di distanza da una telecamera - per averne la prova basta seguire per non più di cinque minuti quelle ignobili pantomime dialettiche tipo "Domenica In" - ma il purtroppo ministro di uscite ne ha avute anche di peggiori:
''Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un'attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi''.
No, ti prego, non dirmi che saresti anche tu per la colazione all'inglese, una bella abbuffata di mattino presto che ti riempie fino a sera, con il buffet ricco di ogni ben di dio che stuoli di camerieri, sguatteri e fantesche hanno amorevolmente preparato per te alzandosi alle quattro del mattino.
Peccato che chi ha la sveglia alle sei ed esce di casa alle 7,45 solo perchè ha il culo di lavorare a soli due chilometri di distanza da casa, non ha proprio il tempo di tostare il pane, spalmare il burro con l'attrezzo che fa i ricciolini, spremere le arance, affettare di fresco i salumi, farti l'ovetto alla coque o strapazzarti le uova con il bacon e servirti il caffè all'americana.
E poi non ci rompete i coglioni, anglofili del cazzo. Siamo italiani - cornetto e cappuccino - non turisti della democrazia nell'albergo a quattro stelle con il problema di come far sera e di "quale marmellatina assaggio oggi".

Viste le reazioni alle proprie dichiarazioni - sembra impossibile ma qualcuno prende seriamente le cose che vengono dette a Klaus Davi - il più inutile dei ministri ha in seguito precisato:
"Non ho fatto nessuna proposta di abolire la pausa pranzo, ho solo detto a un giornalista che io l'ho abolita da vent'anni e lo stesso consiglio alla Camera dei Deputati, perché quella è l'ora in cui si lavora meglio. Si capisce - aggiunge Rotondi in una nota - che i lavoratori devono avere le loro pause e devono mangiare, magari sarebbe utile che ognuno si gestisse questa pausa come crede, ma è chiaro che è impossibile''.
Si, va bene, grazie per consentirci ancora di mangiare ma, porca di una paletta schifosa, lei, dopo quattro ore filate di lavoro, un languorino, un posticino per un Ferrero Rocher, per una Fiesta Snack, per un non-ci-vedo-più-dalla-fame, non lo sente?
"Non vado alla Buvette, non pranzo da anni ma non mi sogno di entrare in conflitto coi legittimi diritti dei lavoratori. Certo, se fosse possibile rinunziare alla pausa pranzo e uscire un'ora prima se ne avvantaggerebbero la produttività e la famiglia del lavoratore''.
Senta, caro il mio pezzo informe di materia organica anfibia comunemente detta merda; io e suppongo altri svariati milioni di lavoratori lavoriamo duramente di braccia e di cervello dalle 8,00 alle 12,00 (più spesso 12,30).
Si riattacca alle 14,00 fino alle 18,00, salvo impegni da svolgere prima o dopo l'orario stabilito. Non è raro che tra straordinari e pugnette varie si lavori una cinquantina di ore alla settimana, compresi i festivi. Con i tempi che corrono chi ha la fortuna sfacciata di avere un lavoro deve darsi da fare il triplo. Ma tutto questo Alice-Rotondi non lo sa.

Ordunque. A me personalmente alle dodici, dopo quattro ore filate di lavoro, cominciano a calare gli zuccheri e le assicuro che succede lo stesso al mio capo, che è un essere umano e normale come tutti. Per cui si va tutti a pranzo. Mezz'ora, un'ora al massimo. Un piatto di pasta o un secondo. Poi di nuovo al lavoro.

Lei è liberissimo di praticare l'anoressia nervosa come una ballerina del Bolshoi che sta preparando "Le silfidi". Alle persone normali come coloro ai quali si riferisce in quella scemenza di intervista, gli zuccheri calano, soprattutto dopo un lavoro manuale. Per non parlare del cervello che, come recitava un celebre spot televisivo "ha bisogno di zucchero".
L'alternativa a questo normalissmo soddisfacimento di una pulsione chiamata fame sarebbe rischiare di addentare qualche cliente e non sarebbe bello, mi creda.

Cosa propone quindi per ovviare all'inconveniente della fame a metà giornata che affligge il lavoratore sfortunatamente non anoressico? La sigillatura degli orifizi usati per perdere tempo a mangiare, compresa quella dello sfintere anale usato per la spiacevole conseguenza del nutrirsi che è il chiudersi in bagno per espletare?

Le do un'idea. Se i miei studi di neurochimica non fallano, ricordo che la cocaina ti fa tirare avanti per quattordici ore filate senza sentire né fame, né sete, né stanchezza, né sonno.
Facciamo così. Per non interrompere il lavoro degli schiavi, sostituiamo la pausa pranzo con la pausa coca?
Faccio presente comunque che perfino chella zoccola 'e Maria Antonietta, una briosche, non l'ha mai negata a nessuno.

domenica 15 novembre 2009

Il più grande frullatore contemporaneo

Il vero enigma avvolto in un mistero di Dan Brown è il seguente: sono i suoi libri che fanno cagare o è Ricky Cunningham-Ron Howard che come regista fa cagare perchè non riesce a trasmetterci la bellezza delle opere del più grande scrittore contemporaneo?

Tom Hanks è un bravissimo attore, capace di coinvolgere emotivamente lo spettatore sia nel drammatico che nella commedia.
Lo stesso Ron Howard non è certo Kubrick ma ha realizzato buoni film. Come mai quando si uniscono nella realizzazione del filmone tratto dall'ultimo bestseller di Dan Brown, il primo sembra Barbareschi e il secondo un sottocoda dei Vanzina?

Potrebbe esserci una terza ipotesi, oltre le due testé citate: regista ed interprete lo fanno apposta.
In effetti, dopo la visione del secondo film della triade Brown-Howard-Hanks, "Angeli e Demoni", non v'è altra spiegazione.
Tom e Ron stanno disperatamente cercando di farci capire che i libri che acquistiamo al supermercato credendo di portarci a casa dei capolavori sono delle sòle mostruose.

Già il primo caso risolto da Robert Langdon, l'eroe doppelganger di Dan Brown, "Il Codice Da Vinci", portato sullo schermo era risultato imbarazzante come se avessero pubblicato a tradimento su YouTube il tuo filmino privato dove fai il deficiente o le porcate. Imbarazzante come tutti i film che nè il regista nè gli attori erano pienamente convinti di dover fare. Una tale accozzaglia di situazioni assurde che diventa persino penoso parlarne.

Il secondo, "Angeli e demoni" è quasi una copia conforme. Stessa espressione da "che ci faccio io qui" in viso agli attori, una carrettata di assurdità una più assurda dell'altra, musica onnipresente a cercar di distrarre lo spettatore dall'incoerenza delle situazioni, il protagonista che corre, corre, corre sempre, più una continua frenesia da videogioco, uno di quelli dove devi risolvere l'enigma prima di salire di livello.

Ormai l'abbiamo capito, il Signore offre ogni tanto degli spunti interessanti, delle intuizioni per delle ottime trame narrative e le getta sulla Terra affinchè gli scrittori ne approfittino. Peccato che chi intercetta questi spunti sia una nullità come Dan Brown il quale, ditemi se non è vero, è più un frullatore che un narratore. Uno di quegli infernali frullatori della serie "Will it blend?" che alla fine ti restituiscono degli abominevoli intrugli.



Per "Angeli e Demoni" ha messo nel bicchierone: il dvd de "Il segno del comando" con Ugo Pagliai, una videocassetta turistica di Roma, i libri di David Yallop sulle cospirazioni papali, un pezzetto di antimateria, Pierfrancesco Favino tutto intero, i carabinieri delle barzellette, una topa scienziata fisica che è anche medico legale, sminatrice, tuttofare e probabilmente grande esperta di sesso tantrico ma tanto Langdon è totalmente immune alla topa, la faccia di Tom Hanks, il povero Armin-Muller Stahl, il fu Stellan Skarsgård, un camerlengo, una cucchiaiata di disaster movie, un morto di quattordici giorni che non puzza, la Cappella Sistina che crolla, ed infine una bella spolverata di guardia svizzera grattugiata.

Immangiabile.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...