martedì 24 febbraio 2015

Nientedaperderisti contro Borghesidimerda. Come l'élite vuole vincere la lotta di classe


Riprendiamo il discorso sui fautori dell'egualitarismo omeopatico, ovvero del "siccome la proprietà è un furto, allora te la rubo". Immaginate un mondo dove dominano le élite dei pochissimi ultraricchi che si struggono, non paghi di aver dichiarato terminata per KO tecnico la Storia, di invertirne il corso fino a riportarla ab origine ai suoi più oscuri trascorsi di diseguaglianza sociale.
Pensate insomma ad un mondo dove la lotta di classe rischia di essere vinta per sempre dalle teste che cercano da due secoli di riattaccarsi ai colli dai quali erano state mozzate in Place de la Concorde (cit.) e che si trovano inaspettatamente come alleate - ma tutto avrà un senso, se seguite il ragionamento - masse di nientedaperderisti volonterosi di prestarsi ad affossare le ultime sacche di resistenza borghese, credendo di farlo in nome della "rivoluzione proletaria" (inesistente) ed agendo invece per conto della rivoluzione elitaria, questa vera e pulsante come il mal di denti. 

La borghesia, per fare un riassuntino lesto lesto, è quella che, si, ha creato l'orrendo sfruttamento capitalistico del bambino in miniera ma ha modernizzato il mondo, ha mandato avanti il progresso, ha liberato la scienza dalla gabbia dell'ascientificità del mondo teocratico, ed ha avuto soprattutto l'intuizione dell'egualitarismo, che ha permesso poi agli operai di emanciparsi e diventare anch'essi cittadini con pieni diritti grazie anche al sangue dei borghesi che hanno lottato al loro fianco per il principio di libertà ed eguaglianza. Quei diritti che i Renzi in delirio di onnipotenza pensano di poter toglier loro con un tratto di penna.

La borghesia non solo ha compiuto le grandi storiche rivoluzioni vittoriose (comprese quelle comuniste) contro le aristocrazie e il clero che aveva sempre fornito la giustificazione metafisica al primato del ricco sul povero, un "ce lo chiede Dio", per intenderci, propagandando le menate sulla virtù della morigeratezza e della continenza, ma solo per i poveri; ha rivendicato libertà ed indipendenze di interi popoli ma nel quotidiano ha soprattutto conquistato posizioni sociali, mettendo in discussione il principio che la ricchezza deve restare saldamente in pochissime mani.
Inevitabilmente le élite dovettero cominciare a condividere il posto in società con il salumiere, il ciabattino, il letterato, l'insegnante, il mercante e tutte le altre categorie che avrebbero composto la società moderna, fino all'inclusione, nella cosiddetta classe media novecentesca, di amplissimi strati di classe operaia ed impiegatizia.
La borghesia è riuscita a costruire una vita diversa per sé e per la propria discendenza e a reclamare benessere non solo per sé ma per le moltitudini di disperati abbandonati a loro stessi, visto che è stata talmente cogliona da preoccuparsi perfino dell'infelicità altrui e desiderare di alleviarla. Con quale riconoscenza lo stiamo vedendo.

La più grande intuizione del mondo moderno borghese è stata comunque quella che se distribuisci la ricchezza, non riuscendovi mai in maniera totalmente equa purtroppo, ma comunque la distribuisci, anche a costo di creare consumismo, il benessere generale cresce e abbiamo progresso sociale.
Infatti, invece di lottare contro la normale pulsione umana all'accumulazione dei beni non è più conveniente e logico volgerla a vantaggio del maggior numero di individui possibile, trasformandola in tendenza al benessere diffuso?
E' stata in fondo una conseguenza della rivoluzione industriale, di quando l'evoluzione del commercio su larga scala e la produzione intensiva hanno avuto bisogno di qualcuno che comperasse i beni prodotti. Quando esisteva ancora l'economia e non le riforme, vigeva il principio del più produci, più vendi, più guadagni, quindi si rese necessario allargare sempre più la platea dei consumatori. Oggi si direbbe: "creare moltitudini di debitori che vivono al di sopra dei loro mezzi:"
La borghesia ci ha dato infine, e scusate se è una cosina da nulla, la Democrazia, ovvero la partecipazione di tutti, uomini e donne, alla costruzione della  società civile.
E' così che si è usciti dalla parte oscura del Medioevo, che piaccia o meno ai compagnucci della parrocchietta.

La diseguaglianza montante di questo nuovo millennio nasce dal fatto che le élite neoaristocratiche, che hanno sempre cercato di arrestare il Progresso, la corsa inarrestabile del mondo verso la Democrazia, ovvero verso il diritto di ciascun individuo di autodeterminare il proprio destino, modificandolo se se ne hanno le opportunità, anche in senso economico, elevando la propria condizione sociale, stanno colpendo la borghesia, che oggi comprende quella enorme classe media formata da ex emarginati della classe operaia ora portatori di un'eredità di benessere e prosperità frutto di anni di lotte e sacrifici, e lo fanno nel tentativo di fermare l'orologio della storia ed annientare l'unica forza rivoluzionaria in grado di fermarle.

Non bisogna meravigliarsi del furore che provocano in questi borghesi minacciati di retrocessione sociale certe proposte liberticide spacciate per socialismo, come la tassazione per principio e con volontà punitiva dell'eredità, pensate unicamente per colpire gli uni ed educare le centinaia.
Perché è egualitarismo, certo, ma verso il basso, di quello che mira a creare un 99% con tanti e tanti nove dopo la virgola da dominare con la frusta del negriero. Come ha detto qualcuno, commentando il mio post precedente, è come se ci dicessero: "Eliminiamo i vantaggi acquisiti ad ogni generazione, azzeriamo i contatori per farvi ricominciare ad assaporare la durezza del vivere". 
Il furore nasce dal fatto che chi ha conquistato qualcosa con tanta fatica non ha alcuna intenzione di rinunciarvi e se si sente in pericolo di perderla diventa una belva. Si chiama difesa del territorio e funziona con qualsiasi specie animale, dall'anellide all'uomo. E' inoltre lo stesso principio per cui gli ultraricchi vorrebbero essere gli unici a possedere la ricchezza. Per questo chi non ha niente non può capire.

Chi sono infatti i nientedarperderisti del titolo? Quelli che non hanno niente da perdere. "Se non le proprie catene", come diceva Marx? No, lui era un borghese di merda ma odiatore della propria classe e i suoi peggiori errori furono credere che la rivoluzione l'avrebbero fatta i proletari e che il nemico del popolo, ovvero dei proletari, fosse la borghesia intesa come "tutto ciò che non è classe operaia". Per questo alla fine hanno finito per prevalere, anche nei paesi cosiddetti comunisti, le solite élite.
Quelli che non hanno niente da perdere perché non hanno proprio niente, soprattutto la percezione di non avere niente da salvare e niente da trasmettere ai posteri, quelli che "tanto, a me chemmefrega, non c'ho un cazzo in banca" sono i più socialmente pericolosi. 
Sono pericolosi perché possono essere facilmente convinti che la proprietà è un furto e che loro sono onesti perché non hanno niente, sottintendendo che chi ha qualcosa è perché sotto sotto non se l'è guadagnata onestamente. 
Pensate all'indottrinamento continuo sull'evasione fiscale come origine di tutti i mali. Evasione che non ha mai impedito la crescita del benessere fino a quando l'élite non ha preteso di sostituire le regole dello strozzinaggio alle normali leggi dell'economia.
Se siamo in territorio tedesco, questi parabolani della virtù della continenza li si può perfino convincere di essere ontologicamente superiori ad altri popoli troppo attaccati ai beni materiali, fino al punto di desiderare di vivere in una casa di proprietà da lasciare in eredità, orrore, ai propri figli. Tra parentesi, questi popoli virtuosi, morigerati e distaccati dai beni materiali, che vivono in affitto, che offrono una giustificazione, ohibò, etica al loro non avere niente da tramandare, se se ne dà loro la possibilità, riempiono i forzieri di beni sottratti agli altri, ai non virtuosi. A volte, per impeto, riempiono perfino stanze di pennelli da barba e occhiali. E, naturalmente, conservano al loro interno élite particolarmente rapaci come quelle di ogni latitudine, dimostrando che l'unica globalizzazione veramente e pienamente realizzata è quella dell'ultraricchezza.

I nientedaperderisti, una volta convinti che la proprietà sia peccato, diventano i migliori alleati delle élite in questo rush finale della lotta di classe, ovvero nella grande crociata contro la borghesia. Se si riesce a mettere il popolo sempre più impoverito ed affamato contro gli unici che potrebbero guidarlo nella ribellione e nella rivendicazione dei propri diritti, è fatta. 
E' questione anche di numeri. Capite perché riempiono le nostre città di nientedaperderisti di importazione, incapaci di attaccare la vera ricchezza, quella di coloro che li arruolano, ma capacissimi di praticare la bassa razzia ai danni del bottegaio, dell'artigiano e del pensionato nella villetta? Quelli da educare. Un lento ma continuo attacco microcriminale alla proprietà privata attraverso il furto e il danneggiamento e un potere politico che, invece di difendere i suoi cittadini, li esaspera dichiarandone l'ineluttabilità e predicando l'accoglienza incondizionata, la condivisione con chi in fondo, cari bocconiani dei miei stivali, ha fatto ancor meno per meritarsi quei beni dell'erede legittimo di un babbo morto.

Guardate chi predica la cessione della proprietà altrui, ma solo di quella appartenente alla classe media. Sono signore dell'élite, tracotanti superbia nei confronti dei propri concittadini ma rigorosamente collocate a sinistra, dalla parte del "popolo".
Massacrare i propri concittadini, metterne in pericolo la sopravvivenza ma dichiararsi di sinistra. Professare un progressismo che è l'antitesi di quello vero, bestemmiandolo, è la nuova e più praticata perversione degli intellettuali, classe che ogni tanto nella storia qualcuno ha proposto non a caso di sterminare. 
Per questo non possiamo più credere alla "sinistra", a Roma come ad Atene, ma solo difendercene. Sarà dura ma ce la faremo anche stavolta.

lunedì 23 febbraio 2015

W l'esproprio elitario

Come la pensano in America

Io sono una borghese di merda, ed essendo una borghese di merda quando leggo articoli come questo mi viene voglia di andare ad accendere un cero a quel figlio di puttana del senatore McCarthy. Ancora sei mesi di governo di sinistra e i sessanta e più trascorsi di anticomunismo viscerale avranno finalmente avuto un senso. Forse era destino.

Ma davvero l'unica ricetta per far ripartire 'sto cazzo di paese sarebbe l'applicazione della tassa di successione, come non a caso suggeriscono quei farabutti del FMI a questi cicisbei del compagno Piketty e di tale compagno Carlo Alberto Carnevale Maffé (dal nome chiaramente di origini proletarie)? Lo dicono loro di essere compagni, infatti definiscono "di sinistra" queste trovate e le suggeriscono pure a Renzi, come se avesse bisogno di suggerimenti liberticidi. 
Pensate a quel fenomeno di Varoufakis che, dopo aver firmato il contratto di "cinquanta sfumature di riforme" compreso il fisting, però a carico del popolo greco, metterà la patrimoniale, ovvero l'unica cosa che sarebbero stati mai in grado di centrifugare le meningi sue e quelle dell'altro cicciobello-euro Tsipras, e riuscirà a darne la colpa alla Troika.

Leggete le motivazioni che adducono questi servi dei padroni per giustificare un vero e proprio attacco alla proprietà privata della classe media, per giunta su beni già tassati, come nel caso degli immobili e dei titoli, e che finirebbe per essere non una redistribuzione, come falsamente fanno credere ai gonzi che li votano e li applaudono sui social, ma una rapina in nome e per conto dell'élite sovranazionale; leggete Maffé e ditemi se un bel COPATE, MONA!, scelto appositamente nella lingua del Goldoni, non ci starebbe a pennello?
Lo sanno i fenomeni che stanno parlando dei soldi degli altri e non dei loro? Lo sanno che per seppellire un genitore vanno via fino a diecimila euro tra funerale, spese di acquisto di un loculo, spese notarili e altro e che questi soldi sono, se sei fortunato, quelli che ti hanno lasciato loro in eredità? 
Lo sanno come la pensano a riguardo della proprietà privata nell'America di cui si riempiono le fauci? (vedi sopra).
Riescono a capire che la cosiddetta meritocrazia che mitizzano non c'entra un beneamato cazzo con l'esproprio élitario che favoleggiano, visto che viviamo in un mondo dove contano solo le appartenenze, e loro che frequentano i luoghi giusti dovrebbero saperlo?

Vi meravigliate di questi ragionamenti e di quante persone che si definiscono comuniste li condividano? Io no. 
Sono i pechinesi del salotto bono dell'élite, addestrati ad azzannare le caviglie degli operai ed impiegati che erano riusciti a farsi la casa, e mica spacciando coca come i loro pusher, ma in quarant'anni di duro lavoro, e che vorrebbero lasciarla ai figli perché è un loro porco diritto. Ripeto, è un loro PORCO DIRITTO.
Questi sono i manigoldi pronti a togliere i beni ai loro concittadini per darli al primo straniero per il quale il principio della canna da pesca non conta, perché a lui si applica la legge dell'ogni pasto è gratis.
Sono quelli che hanno letto Ventotene e ne hanno assimilato il succo velenoso, ovverosia: "la proprietà privata non va tolta a caso ma solo a quelli che ci stanno sul cazzo".



P.S. L'autore, Dario Stevanato, mi segnala il suo contributo sulla questione tasse di successione, che vi invito a leggere.

venerdì 20 febbraio 2015

L'Erasmus dei vandali



"Da noi ognuno si sente in diritto di fare come gli pare, abbiamo normative che sono totalmente inapplicabili perché non garantiscono alcun tipo di efficacia all’azione della forza pubblica quando succedono episodi di questo tipo”. “Le dirette tv dimostrano che questi ‘personaggi’ sono ancora liberi per Roma, non possiamo fare nulla." (fonte Sap)

"Qualcuno mi spiegherà prima o poi cosa devo fare se vedo un tifoso orinare a piazza Navona?"


Bella domanda, quest'ultima, rivolta da un poliziotto e riportata in un articolo di Repubblica sui fatti di ieri a Roma, ovvero la calata dei barbari dal Nord Europa con la motivazione del calcio, finita con devastazioni di opere l'arte e sfregio della nostra capitale.
Verrebbe da dire che ci sarebbero stati bene gli uomini di Canterini a menar loro come fabbri, agli ubriaconi. Da fargli andare in uggia la birra per il resto dei loro fottutissimi giorni.  Eppure, nonostante gli arresti eseguiti, a giudicare dal commento del poliziotto e dal comunicato del Sap rilasciato all'Ansa che ho citato, non pare che le regole di ingaggio fossero le stesse di Genova, dove per altro i black bloc furono lasciati devastare tranquillamente la città mentre la polizia menava gli altri manifestanti. Misteri della guerriglia urbana.

Sembra quasi che il nostro ruolo di fronte all'aggressione di una delle peggiori e notorie fecce di hooligans, nonostante qualcuno si sia meravigliato che gli olandesi non si siano comportati come teneri tulipani ondeggianti al vento, fosse quello di fornire al mondo un'immagine di eccessiva passività. Almeno questo è il messaggio che è stato veicolato da alcuni media. Una sorta di "non potete far nulla contro queste aggressioni, preparatevi ad arrendervi".
Il tg di Mentana ha persino collegato questi avvenimenti alle recenti e propagandistiche minacce di "marcia su Roma" dell'ISIS. Questi parallelismi non sono mai casuali. Lo stato di shock permanente passa anche attraverso questo senso di inadeguatezza e mancanza di difesa. Mostrare le forze dell'ordine quasi impotenti ed inermi di fronte agli aggressori stranieri (mentre invece per fortuna i poliziotti si sono difesi ed hanno difeso la città, compatibilmente con le regole di ingaggio insufficienti) può risultare assai destabilizzante per chi si sente minacciato ogni giorno di più da una montante anarchia da laissez faire e crimine impunito, oltre che da proclami di ineluttabilità dell'invasione del proprio territorio.

Roma, per altro, è già in balia da anni della peggiore marmaglia globalizzata lasciata libera di cacare per strada, fare commercio abusivo e qualsiasi altra cosa le passi in testa. Alla faccia delle "grandi bellezze" patinate della propaganda di regime. Chiunque arrivi a Roma (e nelle altre città italiane, anche se nella capitale il fenomeno è amplificato) sembra ricevere dalle nostre autorità poco autorevoli un buono per poter fare ciò che vuole. Se per noi italiani vale il principio del "nessun pasto è gratis" (vedi la multa al salumiere per il panino regalato senza emissione di scontrino), quello per l'ospite è "prenditi pure anche il culo, è gratis". Perché loro ci offrono uno stile di vita che sarà presto quello di molti di noi (cit.)

Il vandalismo da calcio, piaga ormai decennale, e la migrazione incontrollata e potenzialmente aggressiva sono fenomeni distinti ma di fatto il principio delle frontiere colabrodo, Schengen incluso, porta sia al progetto di ripopolamento da Sud che allo scorrazzare mordi e fuggi degli hooligans. Ricordo invece che quando ci fu il G8 nel 2001 e la gran parata delle élite imperiali, rintanate nella Città Proibita genovese e difese da forze di mare e di cielo, le frontiere furono controllate eccome, e ci andò di mezzo anche Alexis Tsipras, allora fermato e rispedito in Grecia come facinoroso con una manganellata in testa per ricordo.

Non stupitevi della doppia morale dell'élite reazionaria. E' come per il nazionalismo. Quello delle ex repubbliche sovietiche e ora del governo fantoccio-nazista di Kiev è buono, quello dei paesi europei che rivendicano sovranità politica e monetaria contro il dispotismo eurocratico è cattivo.
Anche la clandestinità è un concetto assai fluido. Per Baviera e Austria rispedire al mittente (di solito all'Italia) gli immigrati non riconosciuti come rifugiati, è cosa buona e giusta. Per noi, che siamo la porta sfondata d'Europa, opporsi all'invasione è razzismo. Non è razzismo invece vantarsi di avere avuto la pensata di smontare e rimontare il Partenone e altri monumenti "in altri stati" per ripagare il debito greco. E dove rimontarli, di grazia, dove c'è il marcio, caro Jeroen?

I nostri governanti che si rimpallano le colpe per la devastazione di ieri sono qualche cosa. Il sindaco che, a colpi di buonismo piagnone, ha ridotto Roma peggio di Carlo V; il ministro che non c'era, quell'altro che ha pronta l'abbaiata contro l'Olanda ma vedremo se ripagheranno i danni o ce li scaleranno dal conto della nostra posizione debitoria, per non parlare della nullità barbuta (non Conchita, quell'altra) che si preoccupa delle opere d'arte quando delle opere d'arte non frega niente a nessuno perché non ci si può dar da mangiare alle coop.

Sto più a destra di Giorgia Meloni? E chi se ne frega. E' ormai provato scientificamente che i governi di sinistra lassista e mondialista, finto-progressista, collaborazionista e cialtrona fanno diventare nazisti, e questi sarebbero felici se ci invadessero alieni vogliosi di cibarsi dei terrestri. Farebbero il ponte spaziale a spese nostre per andarli a prendere alle Fasce di Van Halen, tanto odiano la propria gente. Ricambiati con ardore, per altro.

domenica 15 febbraio 2015

Il 25 piovoso di Matteo Renzi


Mentre eravamo impegnati con San Valentino e Sanremo, San Matteo Renzi proseguiva la frettolosa gravidanza dei suoi gattini ciechi. Una interminabile seduta notturna tra venerdì e sabato per approvare l'ennesimo pezzo di RIFORME che, nell'intento finale, modificheranno pesantemente la Costituzione, ovvero l'architrave della nostra democrazia. Il primo golpe di Sanremo, come scrive oggi Marcello Foa?
La modifica della Costituzione da parte di un Parlamento che la Corte Costituzionale, con una sentenza del dicembre 2013, ha dichiarato illegittimo perché nato da elezioni governate da una legge incostituzionale. Tuttavia, con una decisione che a me ricorda quella della Corte Suprema americana che dichiarò eletto G. W. Bush nonostante gli evidenti brogli delle elezioni del 2000 (nella Florida governata da suo fratello Jeb, prossimo presidente repubblicano USA), la Corte, nonostante la sentenza che sanciva la illegittimità del Parlamento,  ha applicato il principio di continuità dello Stato
Ovverosia, siccome il funzionamento della macchina statale non può essere interrotto, nonostante sia in mano ad usurpatori, speriamo che questi modifichino la legge elettorale, quindi si dimettano, vadano a nuove elezioni, sapendo magari di perderle, e soprattutto non si azzardino nel frattempo a toccare la Carta Costituzionale.
Un modo elegante di sancire che, tra Costituzione e potere costituito, vince sempre il potere, anche il più protervo, anche quello che attenta alla democrazia.

Che sta facendo il potere esecutivo infatti? Non ha alcuna intenzione di legittimare il governo ed il Parlamento con nuove elezioni frutto di una nuova legge elettorale perché, dopo aver eletto presidente proprio un membro di quella Corte Costituzionale che l'aveva delegittimato, sta proprio modificando la carta Costituzionale, per esempio l'art. 78 che prevede la dichiarazione dello stato di guerra con la sospensione del naturale corso della democraziaCon la riforma del Senato basterebbero forse i numeri dei piddini che votano alle primarie (o dei loro sostituti cinesi) per stravolgere il principio costituzionale che "L'Italia ripudia la guerra", e dare a Renzi il mandato di portarci in guerra. Magari al fianco ancora una volta del Camerata Richard fidanzato a Berlino, come sospira ed auspica ogni giorno Ugenio nostro:
"Adesso la Libia non esiste più. C'è una fazione che occupa la provincia di Tobruch, gli islamisti dominano a Bengasi e a Tripoli, il Califfato a Derna e a Sirte. Questa è la situazione sulla costa africana che ci fronteggia.
Il nostro ministro degli Esteri ha visto giusto: a questo punto ci vuole un intervento militare autorizzato dall'Onu che intervenga a Tripoli e in tutto il territorio per ragioni addirittura di ordine pubblico. Ma sarà data quell'autorizzazione? Da un Consiglio di sicurezza in cui siedono tra gli altri la Russia e la Cina? E l'Europa non potrebbe gestire la sua politica estera in quella direzione? Nella guerra contro Gheddafi la Germania si rifiutò di intervenire neanche attraverso la Nato.
Immagino che Renzi la pensi come il suo ministro degli Esteri e intervenga anche lui sulla stessa linea. Queste sono le belle battaglie che narciso dovrebbe combattere perché gli darebbero molta più soddisfazione delle miserie d'un Parlamento a se stesso sconosciuto."
Preparate le giberne. History repeating.
Conta qualcosa che illustri costituzionalisti ora si straccino le vesti? Cosa dobbiamo ancora attendere: l'uscita della Grecia dall'euro o l'uscita della Germania, poi la vittoria della Le Pen in Francia, quindi sperare in un Deus ex machina o in un improbabile arrivo della cavalleria o una provvidenziale invasione aliena? Non ho parole. A me ricordano assai i protagonisti del "Deserto dei Tartari" di Buzzati. 

Sapete cosa accadrà prima? Le scene in parlamento saranno sempre più simili a questa, documentata da questo video. (Click sul link se la visualizzazione qui sotto non funziona).


"Grecia, 12 settembre 2013, votazioni alla Commissione Giustizia del Parlamento sul disegno di legge relativo al codice di avvocati. Senza il numero legale, erano presenti solo tre deputati, il presidente Virvikadis ignora tutte le obiezioni di uno dei parlamentari presenti in aula, Zoe Konstantopoulou [ora neo presidente della Camera, speriamo bene, ndr] e riferisce che ogni articolo "è stato votato a maggioranza" sebbene nessuno abbia votato".
Volete anche i precedenti storici? Eccovi serviti. 1990, annessione della Germania Est alla Germania Ovest.
"La fine fu molto rapida. Il nuovo governo entrò in carica il 12 aprile 1990. Ne facevano parte innanzitutto i partiti della coalizione elettorale Alleanza per la Germania. La coalizione era guidata dalla Cdu dell'Est e composta da altri partiti minori fondati negli ultimi mesi. [...] Siccome la coalizione ottenne "soltanto" il 48,5 per cento dei voti, si formò un governo di coalizione con la Spd dell'Est (anch'essa appena fondata) e i liberali. [...] Presidente del Consiglio fu l'esponente della Cdu Lothar de Maizière, il leader della coalizione elettorale vittoriosa.
Il nuovo parlamento lavora a ritmi serrati, votando quasi 1000 pagine di leggi da aprile a fine giugno 1990. Nel solo mese di giugno vengono approvate tante leggi quante ne licenzia il parlamento della Germania Ovest in un'intera legislatura. Ma quelle approvate sono per l'appunto le leggi dell'Ovest: le leggi del primo parlamento della Germania Est eletto con elezioni libere sono le leggi di un altro stato. Del resto, nel nuovo parlamento imperversano consiglieri occidentali dei partiti maggiori, e anche lobbisti delle grandi imprese dell'Ovest. Come osserva il giornalista Dirk Laabs, "la Volkskammer eletta liberamente avrebbe dovuto essere indipendente, per la prima volta. Ora non è certamente più sotto l'infulenza della Sed, ma in compenso è esposta a quella dei lobbisti e dei consiglieri occidentali". (Vladimiro Giacché, "Anschluss - L'annessione", pagg. 50-51)."

L'altro precedente storico, forse il più inquietante di tutti, l'ho raccontato in questo post del 2006, "Il caso Antrace (Amerithrax)".
"Nell’ottobre del 2001, un’America ancora sotto shock per la tragedia dell’11 settembre si trovò ad affrontare una nuova emergenza, questa volta ancora più sottilmente spaventosa e che aveva a che fare con lo spettro del terrorismo batteriologico. Fu una crisi che coinvolse direttamente il Congresso americano e alcuni politici di primo piano e causò la morte di cinque persone.Erano giorni frenetici per i senatori del Congresso, ai quali si richiedeva di approvare il Patriot Act, una legge antiterrorismo voluta fortemente dall’Amministrazione Bush, che avrebbe introdotto alcune limitazioni alle libertà personali dei cittadini americani e per questo era estremamente controversa.
Il progetto di legge fu presentato al Congresso il 2 ottobre. Il leader della maggioranza al Senato, il senatore democratico Tom Daschle chiese più tempo per esaminare tutte le carte relative e disse che dubitava che il Senato avrebbe approvato questa legge rispettando la tabella di marcia di una settimana come desiderava l’amministrazione Bush. [ Washington Post, 3/10/01].
Anche il capo della commissione giustizia al Senato, il democratico Patrick Leahy, che come Daschle aveva il potere di bloccare l’iter legislativo, sollevò dubbi di incostituzionalità del provvedimento.
Il 5 ottobre i giornali riportarono la notizia della morte di Robert Stevens, un giornalista del "Sun" di Boca Raton, Florida che era stato ricoverato in seguito al contagio con il Bacillus Anthracis, un batterio le cui spore provocano l’antrace, una malattia mortale (CNN, 18/11/01, South Florida Sun-Sentinel, 01/12).
Il segretario alla Sanità Tommy Thompson escluse la matrice terroristica e suggerì che il contagio fosse avvenuto attraverso vie naturali. L’opinione pubblica venne rassicurata, l’antrace non è contagiosa. Si scoprirà che altre persone erano state infettate fin dal 23 settembre (le prime lettere risultarono spedite il 18) ma non erano state correttamente diagnosticate.
La mattina di lunedì 15 ottobre 2001 si raggiunse l’apice della crisi. Un impiegato dell’ufficio del senatore Tom Daschle aprì una lettera minatoria (spedita il 9) contenente una polvere che si scoprirà contenere spore di bacillo dell’antrace. Risulterà in seguito che un'altra lettera contenente le micidiali spore era stata indirizzata al Sen. Patrick Leahy.
Il testo delle lettere indirizzate a Daschle e Leahy diceva: “Non puoi fermarci. Abbiamo questa antrace. Morirai. Hai paura? Morte all’America. Morte ad Israele. Allah è grande”. (fonte FBI).
Il giorno 16 il palazzo che ospita gli uffici del Senato venne chiuso e i controlli si estesero anche alla Camera dei Rappresentanti, dopo che 28 membri del personale risultarono positivi al test dell’antrace.
Tutto il personale e i deputati e senatori che potevano essere stati infettati vennero sottoposti a trattamento con Cipro, un antibiotico della famiglia dei chinolonici usato comunemente contro le infezioni urinarie ma efficace anche contro il bacillo dell’antrace.
Altre due lettere contaminate vennero nel frattempo spedite alla NBC News e al New York Post.
Il 21 e 22 ottobre morirono di antrace gli impiegati postali Thomas L. Morris (55 anni) e Joseph P. Curseen (47), che avevano maneggiato le lettere contaminate.
Il governatore Thomas Ridge, direttore della Sicurezza Nazionale, rivelò che le spore contenute nelle lettere inviate al New York Post e ai senatori democratici appartenevano al ceppo Ames (generalmente utilizzato nei laboratori di ricerca sulle armi batteriologiche) ma che quelle destinate ai senatori erano dieci volte più concentrate.
Il 31 ottobre morì l’infermiera di New York Kathy Nguyen e il 21 novembre l’ultima vittima, Ottilie Lundgren di Oxford nel Connecticut.
Il 24 ottobre fu approvato un finanziamento di 300 milioni di dollari per gli stati che avevano subito l’emergenza antrace e inoltre il segretario alla sanità Tommy Thompson annunciò, assieme al presidente e amministratore delegato della Bayer CorporationHelge Wehmeier, il raggiungimento di un accordo per l’acquisto da parte delle autorità federali di ingenti quantitativi di Cipro a basso prezzo.
Lo stesso giorno, al Senato, passò finalmente il Patriot Act, con il solo voto contrario del senatore Russell Feingold, il cui ufficio era di fianco a quello di Tom Daschle.
Il membro del Congresso Ron Paul dichiarò: “A quanto ho potuto capire il disegno di legge non era stato stampato prima del voto – o almeno io non ho potuto averne una copia. Utilizzano ogni tipo di gioco o sotterfugio, tenere la Camera aperta in sessione per tutta la notte, ed il disegno di legge era molto complicato. Forse una manciata di funzionari lo ha anche realmente letto ma sostanzialmente il testo della legge non è stato reso disponibile ai membri del Congresso prima del voto”. Più tardi si scoprì che soltanto due copie della legge furono rese disponibili nelle ore prima del suo passaggio alla Camera e gran parte dei rappresentanti ammisero di aver votato il Patriot Act senza averlo letto prima." (Insight, 9/11/01)

Good night and good luck.

venerdì 13 febbraio 2015

A proposito di negazionismo

I simpatici amici ucraini di Merkel e Hollande, espressione dei valori antifascisti della resistenza e, sopra, la pacata obiettività della gazzetta salmonata.
Ieri sera, tra una bagattella sanremese e l'altra, ho avuto modo di scambiare qualche tweet vivace con alcuni esemplari di negazionista a sua insaputa ultimo modello. Non cioè di quelli standard che negano le camere a gas di Auschwitz, che saranno prossimamente sbattuti in galera grazie ad un'apposita legge - sperando che i giudici non confondano il negazionismo becero e gratuito di costoro con il revisionismo storico, che è tutt'altra cosa, ma di quelli che, peccando di ignoranza colpevole, negano che la loro parte politica di riferimento sia coinvolta attualmente in crimini contro l'umanità.

Per essere chiari sulla differenza tra revisionismo e negazionismo e sull'importanza della conservazione e difesa del primo. Il revisionismo a volte serve, attraverso la scoperta di nuovi documenti ritrovati dagli storici in archivi desecretati, a confutare la verità del vincitore, ovviamente portatrice di conflitto di interessi del medesimo. Come quando si scopre, ad esempio, che un certo proditorio attacco era ampiamente previsto e lo si lasciò accadere per avere il pretesto dell'entrata in guerra, oppure che gli italiani non furono affatto "brava gente"
Il revisionismo inteso come rigorosa ricerca storica in grado, all'occorrenza, di ribaltare la versione ufficiale dei fatti, può aiutare inoltre a neutralizzare la propaganda di guerra che permane in tempo di pace e che spesso si nutre di vere e proprie alterazioni lisergiche della realtà. Come, giusto per fare un paio di esempi, quando si dice che la Palestina prima del 1948 era una landa desolata invece che uno dei principali esportatori di frutta del Medio Oriente o che le bombe atomiche sul Giappone furono sganciate a fin di bene, fino a sconfinare in nuovi territori del negazionismo, quando si suggerisce subdolamente - grazie all'ausilio di tamburini mediatici compiacenti - che anche i lager nazisti furono liberati dagli americani, invece che dai russi. 

Tornando ai nostri negazionisti inconsapevoli, la discussione era partita da alcune considerazioni sul fenomeno della migrazione, dagli ormai sempre più evidenti contorni di vera e propria deportazione di massa allo scopo di destabilizzare interi continenti sotto l'egida dei demografi delle Nazioni Unite, preoccupati della decrescita infelice della natalità europea ma incapaci di suggerire, come unica soluzione ad essa, altro che l'aggravamento delle cause che l'hanno prodotta. Se non vi sembra un crimine condannare all'estinzione intere culture europee ed importare nel primo mondo masse di giovani da sfruttare a cura di questo ipercapitalismo neoplastico, strappandoli ai loro paesi che potrebbero invece aiutare ad evolversi da terzo ad almeno secondo mondo.
Ho già scritto dei piani ONU di ripopolamento e forse bisognerebbe che essi fossero tradotti in italiano per i diversamente poliglotti che allignano tra i piddini e in genere tra i misericordiosi carnefici di fatto collusi con i trafficanti che non mancano mai di "vergognarsi di essere italiani" se l'Italia prova a difendersi dall'estinzione. Altri Stati Uniti furono costruiti su un immenso cimitero indigeno e questi d'Europa sembrano seguire i medesimi presupposti genocidari.

Ovvio che, di fronte a deportati costretti con la forza ad imbarcarsi - come ammettono perfino le gazzette di regime, e forse altrettanto con la forza reclutati da chi si occupa della logistica del ripopolamento, sarebbe necessaria una diversa fermezza nei confronti dei paesi che offrono gli scali di partenza. Luttwak manderebbe l'aviazione a bombardare i porti della Libia, ma lasciamo perdere. Lui può permettersi certi discorsi, e noi invece non siamo un cazzo.
Occorrerebbe denunciare il crimine di chi è disposto a caricare in pieno inverno su barconi fatiscenti mandati alla deriva e a condannare alla morte sicura centinaia di persone che non hanno da perdere che le proprie catene, ma anche denunciare la criminale correità di chi, cedendo al ricatto che punta sulla inevitabile compassione, continua a divulgare a mezzo stampa la propaganda di sostegno al piano criminale. Mi riferisco a coloro che, come invocano "più Europa e più austerity" in tempo di crisi economica, invocano "più migranti e più accoglienza". Non solo, ma auspicando per giunta l'appoggio di una fantomatica Europa che se ne fotte bellamente di accogliere i "migranti" ed anzi, fa di tutto per sbolognarli ai famosi "neighbours" dei paesi di confine, soprattutto agli italiani brava gente, in questo caso fessa gente.
Per non parlare di coloro che sentono la propaganda, la ingurgitano senza masticare e la approvano in pieno, trattandosi di propaganda di appartenenza, aggiungendosi dal basso al coretto del "più accoglienza e più migranti", da bravi piddini.

La giustificazione allo scempio degli annegati a migliaia - povere anime disgraziate - è che "i migranti fuggono da guerre e miseria". Tutti, generalizzando, non solo pensando a coloro che effettivamente provengono da paesi in emergenza e che rappresentano invero la minoranza all'interno del fenomeno migratorio, mentre la maggioranza viene probabilmente reclutata ad hoc in tutta l'Africa, continente dichiarato senza speranza di autonomia e senza futuro per editto dell'Impero Globale, bisognoso di sempre nuove transumanze di schiavi.

Dialogando quindi con gli interlocutori twittaroli, ieri sera, dopo essermi sentita ripetere appunto che non si può fermare la piena dei migranti perché fuggono da guerre e miseria, mi è venuto fatto di chiedere come mai allora, tra i fuggitivi da guerra e fame, non vi fossero, ad esempio, anche Ucraini e Greci.
La risposta è stata sorprendente ma solo per chi non conosce i piddini e tutta la fauna annessa di portatori sani di buonismo a prescindere con voto rigorosamente a sinistra.

Negazionista 1: "ai greci non serve il barcone e dall'ucraina vanno in Russia mi pare."
Negazionista 2: "Per dire in Grecia non ci sono guerre e non credo vivano in miseria."

Interessanti la successive risposte di Negazionista 2 a coloro che facevano notare l'ormai notoria situazione tragica dell'economia greca, invitandola ad informarsi se non lo sapeva ancora:


"Di sicuro non vivono come i bambini in Siria o in Nigeria..."
"Euro sempre e comunque ."
"La lira vale come carta straccia. Non siamo Inglesi."

Voi credete che una tale sequenza sia il prodotto casuale di un cervello monofase ed invece è il frutto di decenni di lavoro, di una lunga opera di lavaggio del cervello. Dentro vi sono concentrati tutti i grandi pensatori del Novecento elitario e reazionario: da Von Hayek a Kalergi, da Huntington a Fukuyama, fino alla Signora TINA.  
Eppure sono i cosiddetti progressisti, i liberals, i jedi buoni, quelli che mivergognodiessereitaliano perché l'italiano medio avrebbe delle remore verso il bacio in bocca al malato di Ebola.

Sono quelli che odiano i greci perché a scuola prendevano 3 in greco e filosofia.
Quelli che gli ucraini sono una specie di russi che lottano contro il cattivo Putin, cattivo perché amico di Berlusconi. (Sono stata anch'io così, volete che non lo sappia?) 
Quelli che si sentono obbligati e si sforzano di non essere razzisti verso i neri e le altre categorie protette e in premio si permettono il razzismo verso tutti gli altri, a cominciare dai propri simili. Lo sanno che in questo sono identici alla Lagarde?

E' curioso perché, negli intenti della famosa legge bipartisan contro il negazionismo, non si intende solo quello verso la Shoah (anche se ne è la motivazione principale) ma verso tutti i crimini di guerra e contro l'umanità. Un bel pasticcio, perché in Ucraina i battaglioni Azov neonazisti in combutta con il governo Der Poro Shenko e con l'approvazione della Sciura Merkel e di Cicciobello Bua Hollande in nome e per conto di questo schifo di simulacro d'Europa che l'Italia partitodemocratica sostiene con tutte le proprie forze, stanno commettendo crimini di guerra; perché in Grecia la stessa Europa sta commettendo crimini contro il popolo greco e infine i piani di ripopolamento europeo ottenuti con la deportazione di migranti risulteranno in un crimine contro l'umanità di dimensioni continentali. (Senza contare ciò che giornalmente subiscono i palestinesi, i cui carnefici sionisti resteranno comunque al riparo sotto l'ombrello della minaccia di accusa di antisemitismo e negazionismo rivolta ai loro critici.)
Lo sanno quindi i nostri antiraz ed antifa con l'obbligo della dolenza per il migrante che, se negano le sofferenze di greci ed ucraini per giunta sbeffeggiandoli e trattandoli di fatto da essere inferiori,  non sono altro che dei biechi negazionisti assimilabili a coloro che pisciano sulle camere a gas? Ma già, loro non sanno mai niente.



"La crisi in Grecia come nel 1930", ottobre 2014. Dal blog Greek Crisis

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