martedì 24 maggio 2016

Per un pugno di voti




Basterebbe questa citazione tratta da un'intervista al giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese pubblicata ieri dall'Unità, per rendere questo post più superfluo di un pelo.
Di che stiamo a cianciare, a questo punto? Che mi sforzo a fare a scrivere? Se hanno già deciso che il sovranazionale deve prevalere sul nazionale, che esistono "organismi regolatori universali" che fanno da "contrappeso" agli organismi nazionali, ovvero ai popoli e che, infine, noi in quanto popoli non contiamo un cazzo e la democrazia si può cestinare, di cosa ci preoccupiamo? 
Se le alte cariche "dialogano quotidianamente" con i Regolatori sovranazionali, immagino per essere regolate e regolare di conseguenza ciò che accade nelle loro bottegucce in franchising, ha senso ancora discutere dei risultati di qualunque elezione che si svolga e che si svolgerà nei paesi posti sotto lo sguardo del Grande Occhio? Se "il mondo è cambiato" (notate il pronunciamento della formula magica, l'avada kedavra del frame del cambiamento) vuol dire che il cambiamento può essere solo in una direzione, la loro. Quindi potrebbero mai, in qualunque circostanza, prevalere le forze che si oppongono a quel cambiamento, ovvero i popoli, derubricati a forze populiste, difesi ormai solo dai partiti della cosiddetta destra sociale?

NO


Se il fine giustifica i mezzi e le Costituzioni possono venire storpiate o cancellate al cenno di una qualunque fottuta banca d'affari, come si fa, di fronte a certe sempre più ricorrenti stranezze elettorali, a credere ancora alla democrazia, al suffragio universale, alla volontà del popolo e quindi, purtroppo, alla possibilità di salvarsi?

Alle presidenziali austriache infatti, ultimo esempio in ordine di tempo, "ha stato vinto" un vecchio arnese di settantadue anni dall'aspetto più triste e decomposto di Honecker, ed è tutto dire. Un verde, ovvero il nulla ripieno di niente avvolto di vuoto pneumatico in salsa di materia oscura. Una cacca politica spiaccicata. Verde ma pur sempre spiaccicata. Ricordo, agli ecologisti pronti a piccarsi del mio giudizio sprezzante, che i verdi europei, i gatekeepers soleridanciani, producono materia anfibia organica ma altamente inquinante come questa.
Tuttavia anche la cacca verde è tornata utile, nell'ultimo caso specifico, per dirla con Matteo Renzi, "per salvare l'Europa", la Sovranazione. Ovvero per proseguire il cammino trionfale della sottomissione a Bruxelles, dell'islamizzazione ed africanizzazione forzata dell'Austria, in culo a San Sobieski ed alla civiltà mitteleuropea.

Dice la leggenda che il contrappeso che ha riequilibrato - come sempre più spesso succede ultimamente - la bilancia sul più classico dei risultati sospetti: 50,3%- 49,7% ed ha ribaltato la prevista vittoria a valanga di Hofer (rappresentante il cambiamento che non s'ha da fare) sono stati i 700.000 e rotti voti inviati dagli elettori austriaci per posta al ballottaggio, a quanto pare risultati in maggioranza per l'omino verde, il quale in extremis si è imposto sull'avversario per soli 31.000 voti di scarto (cfr. Ministero degli interni austriaco).
Quelli  dei pentiti dell'ultimo minuto, degli illuminati sulla via di Vienna, dei toccati dall'alito divino fetuso della globalizzazione, dei volonterosi in missione per conto del dio ONU per "impedire la vittoria dell'ultradestra ultranazionalista". (Parentesi. Un nazionalista ama la propria patria. Un ultranazionalista che fa, ultra-ama la propria ultrapatria? Lo sentite, vero, il tanfo della propaganda?)
Ricordate, senza i media e le quotidiane deiezioni menzognere da parte di giornalisti/e che si abbassano i pantaloni o alzano la gonna e la fanno lì, in mezzo al TG e sulle pagine dei loro giornalacci, gli organismi regolatori non riuscirebbero mai a regolarci.

Gli amici di penna dell'Entità Sovranazionale, soprattutto i colletti bianchi e le donne (te pareva), l'hanno salvata quindi dal populismo e, in premio, hanno avuto le congratulazioni e la foto autografata nientepopodimeno che di Gentiloni, colui che, scusate se ogni volta mi ripeto, doveva fare la legge sul conflitto di interessi di Berlusconi.
Se Honecker non riuscirà a tenere assieme i cocci di un paese la cui attuale maggioranza di governo è svaporata alle presidenziali, alle prossime politiche i contrappesisti si inventeranno qualcos'altro. Manderebbero in campo contro la destra perfino il commissario Rex, un cane. Lo farebbero vincere e Mattarella si congratulerebbe per il passo avanti fatto dall'Europa. Il primo cane presidente della Repubblica contro i populismi. La vittoria del diverso contro il razzismo. Un bel pastore tedesco ma con lo stile di vita del randagio che sarà presto quello di moltissimi di noi.

Il risultato del ballottaggio austriaco, a causa della ricomparsa del fenomeno del fifty-fifty, la solita quasi perfetta ma poco probabile, soprattutto se così ricorrente, parità tra gli schieramenti, ha insospettito anche Heinz Christian Strache, presidente dal 2005 del Partito della Libertà di Hofer. Ha annunciato che chiederà ulteriori controlli, dopo la pubblicazione dei dati finali ed alcuni pasticci comparsi sul sito del ministero degli interni, che ha pubblicato in anticipo i risultati che davano van der Bellen vincente. Per sbaglio, si sono giustificati. Era una prova.
La sensazione di deja-vu  ci riporta ad illustri precedenti:

Presidenziali USA, 2000: 48,4-47,9
Il democratico Al Gore ottiene la maggioranza dei voti ma, grazie ai grandi elettori e dopo una diatriba andata avanti per giorni, con vari riconteggi e il pronunciamento finale della Corte Suprema, viene eletto presidente G.W. Bush. Anomalie: è dimostrato che in Florida, nello stato di cui era governatore Jeb Bush, fratello del candidato repubblicano, molti elettori afroamericani furono espunti arbitrariamente dalle liste elettorali e la vittoria di Gore nello stato fu annunciata prima della chiusura delle urne.
Nel 2005, in occasione dell'inchiesta sui presunti brogli nello stato dell'Ohio per le presidenziali 2004, il programmatore Clinton Curtis dichiarò, in questo affidavit, di essere stato contattato nel 2000 da esponenti repubblicani per la realizzazione di un software in grado di modificare i risultati del voto elettronico.

Politiche  ITALIA, 2006: 49,72-49,20
Vittoria del centrosinistra con uno scarto di soli 24.000 voti. Anomalie: si registra un 'improvviso ed inedito crollo delle schede bianche su tutto il territorio nazionale (-74%). Seguono accuse reciproche di brogli, inchieste, film e libri caduti infine nel nulla.

Presidenziali USA, 2004: 50,7-48,3
Rivince Bush ma stavolta si parla di brogli per lo stato dell'Ohio, dove lo scarto tra i due contendenti risulta di 100.000 voti.

Per quanto riguarda il voto postale, protagonista della vittoria di Honecker van der Bellen, vi è un acceso dibattito nel Regno Unito riguardo a questo metodo elettorale che, se da una parte può ovviare alla pigrizia di molti elettori, permettendo di votare da casa, dall'altra, secondo i suoi critici, non è altro che un espediente escogitato per mezzo di una legge apposita dal New Labour (asinistra) per raccattare voti in maniera fraudolenta. Alcuni giudici lo hanno definito un metodo  da Repubblica delle Banane.



Quest'altro video della BBC che si riferisce ad un'inchiesta giudiziaria di Scotland Yard seguita alla denuncia di brogli durante le elezioni politiche del 2010,  dimostra come sugli elenchi degli iscritti al voto postale possano risultare facilmente persone ed indirizzi inesistenti.


Con questi presupposti legati al voto postale e con l'ovetto fresco di giornata dell'Austria; dato il clima da terrorismo di massa e la propaganda senza freni dovuta all'agenda europeista da portare avanti a qualunque costo, possiamo stare tranquilli circa il referendum sul Brexit di giugno?


PER NIENTE

E' lecito dubitare anche, in prospettiva, della genuinità dei risultati che potrebbero uscire dal referendum di riforma costituzionale in Italia, dalle elezioni in Spagna, da quelle in Francia e, in definitiva, di tutte le consultazioni elettorali, per non parlare delle prossime presidenziali USA che si preannunciano al fulmicotone?

ASSOLUTAMENTE 

Oltretutto, come sappiamo, c'è sempre lo stato di emergenza da dichiarare, il fateprestismo, qualora si rendesse necessario.



Vedete l'idea fluida di democrazia, il millantato fraccodivotismo che sostituisce i manipoli.
Riprendiamo l'intervista al compagno Cassese:


Capito? Voi non contate un cazzo, contano le minoranze forti. Come quelle che si fanno approvare le leggi cosmetiche mentre la maggioranza viene spolpata dalle élite che manovrano i Cameron e gli Obama. A proposito, secondo Napolitano ora è peccato anche l'antielitismo. Almeno è sincero.

Ogni volta che un risultato elettorale appare dubbio verrebbe da chiedersi: perché i perdenti impugnano sempre meno i risultati? In effetti dubito che Strache si comporterà diversamente da Al Gore, John Kerry e gli altri trombati che, dopo qualche bercio iniziale, si sono accomodati all'incasso di qualche poltrona in pelle umana, qualche carica prestigiosa, sostanziosi gettoni di presenza da consulenti e altre regalie. Il sistema ha previsto tutto, anche a silenziare gli oppositori.

 fonte



Era l''angolino della Storia. Che, come sapete, ha il viziaccio di ripetersi.

Good night, and good luck. We fucking need it.


giovedì 19 maggio 2016

Il Porro vaccinato. Ovvero, i virus non perdonano


"Virus - Il coraggio delle idee", l'unico talk show trasmesso sulla RAI che potevamo definire "di opposizione" al Conducător di Rignano, chiuderà il 2 giugno: non per mancanza di ascolti ma perché sgradito al regime. Nicola Porro è stato epurato.
Non chiamatelo editto bulgaro 2.0, però. Casomai ukase piddino di Piddinia, capirete nel prosieguo perché. Non attendetevi nemmeno la solidarietà delle presstitutes che si stracciarono le vesti di fronte al rogo di Santoro, della Guzzanti, di Biagi e di Luttazzi sotto il regno di Silvio I. 
Porro non è un compagnuccio della parrocchietta, quindi "che si fotta". Infatti il silenzio è assordante. Anzi, rispetto ad allora si sentono piuttosto le urla del popolaccio infame che, brandendo i forconi, inveisce contro l'epurato e il suo programma: "Hanno fatto bene a chiuderlo! Perché ha fatto disinformazione!" 
Quest'accusa che ho sentito rivolgere a Porro sui soccial mi ha incuriosito da morire. In effetti il retrogusto di questa storia, ad approfondirla, è succulento.

La puntata del programma andata in onda lo scorso 12 maggio pare abbia fatto scandalo.
Non l'ho vista perché non mi faccio più di talk show, sono pulita ormai da mesi, ma ne ho recuperato qualche brano a titolo di documentazione per questo post.  
Tra gli argomenti si discuteva di vaccini. Capisco. Come dire: parliamo della verginità della Madonna o della sposa bambina di Maometto. Roba insomma da guerra di religione, da accusa di eresia e del suo odore di rogo, di crociata contro gli Albigesi, di ordalia ed Inquisizione spagnola.
Lo scandalo è scaturito dal fatto che, prendendo spunto dall'ideuzza della Regione Emilio-Sovietica di obbligare i bimbi che frequentano i nidi emilio-sovietici a sottoporsi alle vaccinazioni già obbligatorie (un obbligo al quadrato, in pratica), nella solita messa in scena guelfo-ghibellina che crea l'illusione della par condicio e della libertà d'espressione, a parlare di vaccini contro il professorone del San Raffae' erano stati invitati Red Ronnie - colui che rischiò di perdersi nello spazio come Major Tom ai Tre Ponti alle Bassette ed Eleonora Brigliadori. Praticamente due scudi umani.

Quando si parla di vaccini, ovvero di un affare globale da miliardi, la terra trema. Sia che si pensi siano la salvezza della nostra salute, sia che il loro scopo, uso ed efficacia vengano messi in alcuni casi in discussione. 
Il vaccino sarebbe in teoria e lo era in origine un oggetto scientifico, un prodotto della razionalità, ma se diventa un affare di miliardi non può più, per definizione, esserlo. Nel mondo dove l'Uno è il Mercato, il suo prodotto, l'oggetto di consumo, diventa oggetto di culto, totem, incarnazione del sacro.
Nel mondo dove, per dirla con Costanzo Preve:
"La Scienza è concepita non come una legittima ideazione umana per la conoscenza della Natura (e solo della Natura, intellettualisticamente pensata come esterna e precedente la Comunità umana), ma come unica forma conoscitiva valida del mondo, tribunale supremo ed inappellabile di qualsiasi pretesa di valutazione sociale delle cose." 
In un mondo dominato dalla Scienza votata alla conoscenza della Natura il dubbio sarebbe la regola, verrebbe accettato e stimolato. 
La nostra invece è una realtà che, definendosi continuamente scientifica, di fatto sostituisce il metodo scientifico (che non stabilisce infallibilità ma probabilità e mai certezza e le cui leggi sono vere fintanto che non vengono smentite da altre in grado di falsificarle) con l'infallibilità del dogma ideologico-religioso.
Per cui la descrizione del totem, dell'oggetto di culto, non può permettersi di essere scientifica, comprendendone il calcolo dei costi e benefici, ma deve diventare pronunciamento di verità dogmatica. Verità infallibile, pronunciata sull'altare mediatico dal sommo sacerdote che appartiene, altra metafora previana, al "clero universitario".

A questo punto il vaccino, come del resto tanti farmaci moderni, assolutamente inutili e potenzialmente dannosi ma venduti come "indispensabili", viene svuotato del suo significato primigenio e diventa solo un mezzo per riaffermare, con un atto di imperio, il primato del profitto sull'Uomo. Il vaccino non solo fa bene ma deve essere obbligatorio. Non importa se un giorno diventerà "il marchio sulla mano destra e sulla fronte". La sua bontà e necessità dovrà essere dichiarata e celebrata - contro ogni logica scientifica, è questo il bello - sotto forma di infallibilità, con le stesse armi di persuasione di massa con le quali si vendono altri oggetti di culto come le monete uniche, le unioni continentali, i rimescolamenti etnici. Culti imposti con il guanto di velluto della suggestione e il pugno di ferro della paura. 

Solo il sommo sacerdote del culto è tenuto a nominare l'oggetto o, al limite, potranno farlo qualche altro volonteroso diacono e diacona votati alla causa. Gli altri, che siano essi personaggetti poco qualificati o professionisti al di fuori del mainstream sanitario dominato dall'Uno mercato, che tacciano o verranno esposti al pubblico ludibrio. Infatti, prima dell'epurazione di Porro, questa sera durante la puntata vi sarà un'apposita novena di riparazione, dove il professorone del San Raffae' potrà confutare l'eresia antivaccinale. Immagino senza disturbatori, visto che parla la Verità.
Chiunque potrebbe domandarsi a questo punto perché, se la bontà dei vaccini o di qualunque altro presidio medico è veramente così dimostrata, vi sia bisogno del frame apposito per difenderli? Di utilizzare la minaccia, la paura e la censura nei confronti dei miscredenti per imporne la non discutibilità? 

La reazione sui soccial alla puntata di "Virus" è stata significativa della non serenità di poter affrontare l'argomento personalissimo della propria salute divenendo esso ormai sempre atto collettivo di fede. Gente che ripeteva parola per parola il vangelo del frame come reazione pavloviana alla bestemmia pronunciata dagli eretici (in realtà solo comparse) nel tempio: "Non si scherza con la vita delle persone", "salvano la vita", "gli anziani rischiano di morire se non li fanno", "meglio rischiare che prendersi la malattia", "di morbillo si muore", ecc. ecc.
E' stata meravigliosa la vicepresidenta della regione Emilio-Sovietica, l'impareggiabile Gualmini, intervistata dal programma, quando ha difeso il progetto di obbligo di vaccinazione (quindi che faranno, inoculeranno i bambini a forza?) affermando che, come amministratori pubblici, loro si preoccupano per la comunità. Certo, e che dovrebbero preoccuparsi del diritto del singolo individuo all'autodeterminazione? Si fa per giuridicamente parlare, s'intende. 

Alla domanda su chi siano i dissidenti ribelli che non vaccinano i figli la risposta è entusiasmante:
"Si assiste al paradosso che i figli degli immigrati vengono assolutamente vaccinati e quindi le persone che arrivano nel nostro paese si rivolgono in maniera massiccia presso gli ambulatori per le vaccinazioni sia obbligatorie che raccomandate." 
Il frame nel frame. Il fogno nel fogno, come in "Inception". Vedete come sono bravi i migranti? Non penserete mica che ci (ri)portino le malattie, visto che si vaccinano tutti ubbidienti. 
Io invocherei un lievissimo fact-cheking su queste affermazioni della Gualmini, che mi paiono altrettanto discutibili di quelle del Red Ronnie o della Brigliadori di turno. Qualche cifra, magari. Qualche altro dato sulle quarantene mancate, sulla sottovalutazione, parlando di tutela della collettività, delle tubercolosi, delle meningiti, delle scabbie e delle sieropositività da HIV. Non è razzismo, è epidemiologia.

Poteva mancare, dopo l'adorazione del migrante, la nota di classe? Continua infatti la vicepresidenta nell'intervista: "Notiamo che il calo della tendenza a vaccinare si registra proprio tra le classi medio-alte." 
Eccoli, questi borghesi di merda che sperano di sterminarci con le loro copertine infette dalla difterite e dal vaiolo.
Ho notato, tra parentesi, che i piddini vanno pazzi per i vaccini. Se ne fanno anche tre, quattro, cinque in una volta. Sono quelli del "meglio rischiare che prendere le malattie" nonostante soffrano di menopeggismo, la malattia incurabile, sclerosante e subacuta della sinistra.

Giunti a questo punto sarete convinti che Porro sia stato epurato perché ha osato nominare i vaccini invano. Eppure io non ne sono affatto persuasa. No, quello è stato solo il pretesto. Auto-inflitto, per altro. Riascoltiamo l'ultima frase della Gualmini dall'intervista:

"Se lasciamo correre, i virus poi non perdonano, eh! Si infilano nelle pezze e nei buchi lasciati liberi."

Nicolì, ma che mi hai combinato? Ti sei infilato apposta, dritto dritto, nel trappolone alla vaccinara? Lo sai che aspettavano solo il Red Ronnie e la bevitrice di pipì per fartela pagare?
Tempo fa, durante un'altra puntata, in febbraio, ( guardatevi il video), emerse questo fatterello:



Potenzialmente un'atomica nel tempio delle vacche sacre di Piddinia. Io pensai: "Alé, ora gli chiudono il programma". Raramente mi sbaglio.
Porro debellato dal vaccino quindi? Niet, il "Virus" è stato sconfitto da un altro virus. Quello che non tollera il contagio delle idee ma non solo. Quello che, appunto, "non perdona".


martedì 17 maggio 2016

Parla come magni



Un anonimo commentatore mi ha lasciato questo commento: 

Non ti incazzare, mi permetto di darti del tu ,ma i tuoi articoli, potenzialmente molto interessanti, sono troppo complessi arzigogolati direi incasinati.


Ssusami ma la penso cosi

g


Che faccio, mi incazzo o non mi incazzo? Ma no, perché dovrei? Mi piacerebbe piuttosto capire se il gentile ma timido amico dall'unica letterina minuscola si riferisce alla forma, alla sintassi, all'andamento del testo ed alla sua formattazione, oppure alla sostanza del discorso. 
Non credo si tratti del primo caso, perché penso di essere piuttosto comprensibile da quel punto di vista.
Se non altro perché, soffrendo di un lieve disturbo attenzionale lasciatomi come ricordo da una virus e residuato di un periodo durante il quale, per lungo tempo, non riuscii più a leggere nulla, tendo a distrarmi leggendo e a perdere il filo del discorso.  Perciò, quando scrivo, cerco prima di tutto di rendere il testo comprensibile a me stessa. 
Questa specie di dislessia di ritorno è un disturbo talmente fastidioso e invalidante che, per farvi capire, con mio grande dispiacere mi impedisce, ad esempio, di apprezzare testi pregevoli per contenuto ma che a me, per i continui cambi di font e passaggi repentini tra corsivo, maiuscolo, minuscolo, grassetto e sottolineato, risultano praticamente illeggibili. 

Lo sforzo di essere comprensibile comporta naturalmente l'obbligo di leggere e rileggere; limare, tagliare, spostare, correggere, sostituire le parole, cercare il sinonimo, separare i paragrafi. Una fatica di Sisifo che ha fine solo quando tutto il discorso suona chiaro e accordato e, secondo la mia sensibilità, fila. 
Mi accorgo, a questo proposito, di riutilizzare, scrivendo, le mie competenze musicali, andandole a ripescare dalla memoria in cui erano state accantonate da decenni. Per cui, alla fine, mi trovo a ricercare anche il suono, il ritmo e la struttura musicale del testo. Potrei anche dirvi infine che, grazie ad una certa sensibilità sinestesica, riesco a percepire l'odore e il colore delle parole e che, ad esempio, una ripetizione, una stecca nel discorso, mi appare di colore fucsia e puzza di legna bruciata. Rischierei però, con la confessione di questa bizzarria sensoriale, di turbare oltre misura il nostro amico g, e io odio portare a sperdere nella foresta di notte questi poveri cuccioli indifesi.

Forse giino si riferisce al contenuto, alla sostanza. Anche qui, mi dispiace, non credo vi possa essere alcun rimedio. 
Per me scrivere è prima di tutto un esercizio creativo, un processo alchemico durante il quale si formano, trasmutano e fluiscono liberamente, incanalati solo dalle leggi della costruzione musicale, ovvero dell'armonia del discorso, i pensieri ibridi e i neologismi di cui parla Timothy Leary nel primo motto di questo blog. 
E' possibile che, in questo processo creativo che va a pescare direttamente nella grande memoria a lungo termine, emergano parole e concetti che appartengono alle mie numerose formazioni culturali. Purtroppo ho trascorso quasi l'intera mia esistenza a studiare e queste sono le conseguenze. Guardate come ci si riduce.

L'amico g mi accusa di essere sostanzialmente esoterica. Dal suo punto di vista di lettore alla ricerca di qualcosa di facile potrebbe avere ragione.
La lettura di qualunque testo dovrebbe essere però di stimolo alla conoscenza e non un puro esercizio passivo (qual è l'apprendimento dell'enorme blocco di nozionismo scolastico che giustamente dimentichiamo da adulti). Dovremmo praticare una lettura attiva, creativa, che ha imparato a lavorare in parallelo e può riuscire a scomporre i vari livelli di interpretazione di un testo. Il famoso "leggere tra le righe", per intenderci.
A quel punto il lettore può, a sua volta e dal suo punto di osservazione, aggiungere la propria interpretazione ed andare ancora più in profondità, cogliendo magari significati nuovi e passati inosservati fino a quel momento. Come accade quando, di un testo, si inizia ad esplorare, essendo riusciti a coglierla, la dimensione simbolica. Il massimo del risultato della lettura creativa è quando, dopo aver letto un testo, se ne traggono intuizioni, nascono nuovi pensieri e soluzioni. A me succede continuamente. Lettura e scrittura si fondono in un unico processo creativo.

E qui si giunge all'altro motto del blog, quello dantesco de "li versi strani". Nel momento in cui si penetra la dimensione simbolica di un testo perché si sono ottenute alcune opportune chiavi di lettura, ovvero le giuste password, o si è maturato un nuovo e più alto livello di conoscenza, immediatamente lo stesso testo assume un significato totalmente nuovo e lo si riesce a vedere in una nuova luce.

L'applicazione di questo metodo nella vita di tutti i giorni in questi anni sciagurati è utilissimo per capire il meccanismo della propaganda ed imparare a difendersene.
Per farlo però, per sviluppare gli anticorpi contro la propaganda, è necessario appunto imparare a leggerne in parallelo i diversi livelli di discorso. Specie quello facile, superficiale, elementare, rimasticato e predigerito per i poppanti posti passivamente di fronte allo schermo televisivo ogni sera a bersi i discorsi sull'Italia che deve fare "i compiti a casa", ad ingoiare le cucchiaiate di "non ci sono alternative" e a subire il martellamento di quella parola ambigua, cambiamento, infilata in ogni dove, dagli spot pubblicitari ("cambia, vieni in Vodafone", "finalmente si cambia") alle notizie dei telegiornali. I discorsi troppo facili, le frasi lapidarie, sono sempre pericolosi, ricordatelo, perché nascondono un secondo fine e, soprattutto, un secondo significato. Pensate a "il lavoro rende liberi".


Il cambiamento. Sempre inteso con valenza positiva, buttato là senza dare il tempo a chi ascolta di riflettere e riuscire a vederne la bivalenza: il cambiamento in negativo, in peggio. Ci educano all'agnosia per l'ambivalenza dei discorsi, ci addestrano all'incapacità a riconoscerla. Cercano di nascondere il fatto che la salita, vista dall'altra parte, è una discesa. E io, con i miei post bislacchi, cerco di smontare questo meccanismo, di farvene vedere gli ingranaggi.

Povero g, ti sei ormai irrimediabilmente perso, vero? Lo so ma, resisti, è per il tuo bene.

domenica 15 maggio 2016

Messico e nuvole sul governo Renzi



Caro Federico, come vedi ultimamente Renzi? Quando riappare in scena il Gran Commendatore Ledeen (a proposito del caso Carrai, che fa rima con governai), non è un buon segno per i Don Giovanni. Vuol dire per caso che è prevista la sostituzione a breve del centravanti? Magari con il perozzino, Di Maio che, dopo la dipartita di Casaleggio, si è tolto la tuta, ha iniziato il riscaldamento e si è subito affrettato ad andare a professare fede eurista (pro euro e pro UE) inginocchiandosi di fronte al corpo diplomatico al completo e rinnegando i famosi referendum sull'euro? Ovvero, da cinquestelle a sempre più pentacolati, anche se #sevedeva?

Quando guardo Renzi vedo un uomo che rappresenta già “il passato”. Nonostante Renzi sia un presente sorprendemente attivo nella sua attività di golden boy riformatore rapido della Repubblica Italiana, il suo destino politico non lo considero un tema rilevante. 
Ultimamente il Fenomeno oltre ad aver portato avanti il suo programma di riforme (cioè la versione redux della letterina della BCE di tanti anni fa) ha fatto un sacco di nomine, come se volesse sbrigarsi a dimostrare a chi lo ha messo lì la sua efficienza. Renzi ha provato a più riprese a mettere Carrai in qualche posto di rilievo di Palazzo Chigi ma, a differenza delle altre nomine, questa ha trovato sempre una puntuale opposizione. Questo è indice di un qualche conflitto di potere ai vertici e non credo che la spunterà perché se è vero che Carrai è troppo vicino alle potenti lobby israeliane direi che non è aria in questo momento in cui tra pezzi da novanta della diplomazia e dell’intelligence israeliani e americani non scorre affatto buon sangue. 

Già, è saltata anche la nomina ad ambasciatrice di Fiamma Nierenstein, ma forse è solo una coincidenza. Questa accusa americana a Michael Ledeen di, per così dire, propendere per Israele in una scelta di Sophie tra Stati Uniti e stato ebraico ci fa finalmente scoprire una realtà che abbiamo sempre volutamente ignorato, per provincialismo: che esistono almeno due CIA, un paio di Pentagoni e virtualmente ogni potere forte o agenzia è formato da correnti, esattamente come i partiti della nostra vecchia partitocrazia. Come dicono coloro che sostengono di essere addentro alle segrete stanze, ciò è buon segno perché, litigando ed essendo oppressi da terribili rivalità, i fautori del Nuovo Ordine Mondiale non saranno in fine in grado di realizzarlo. Ciò però non impedisce a questi poteri sovranazionali di continuare a tentare di plasmare i nostri destini a loro convenienza.

Purtroppo anche in questo caso il nostro paese si contraddistingue per il suo ruolo di sudditanza, un caso in cui il nostro essere protettorato americano emerge con un’evidenza imbarazzante. In pratica, ad impedire agli israeliani di ritagliarsi una posizione di potere all’interno del governo italiano sono stati gli americani, presumibilmente non per ragioni umanitarie. 

Ciò è probabilmente parte del redde rationem con i neocon, assieme alla questione Arabia Saudita, paese in procinto di accanagliarsi agli occhi dello Zio Sam. Una incontro di wrestling tra titani niente male che rischia di diventare assai interessante.

Ne parleremo prossimamente. Tornando a Renzi. Egli è lì per guadagnarsi il consenso del pubblico da casa e, per farlo, nutre un reality show dove il suo bisogno ossessivo di raccontarsi di aver vinto  si è sviluppato fino al parossismo ed è diventato imprescindibile. Qualche settimana fa ho fatto in modo di guardare gran parte dei suoi interventi in giro per l’Italia, i tanti “speech” che caratterizzano la sua azione di governo: dal discorso alla direzione del PD a quello tenuto di fronte ad un’assemblea di imprenditori, fino al monologo in TV, passando per il #MatteoRisponde e concludendo con l’intervista da Fabio Fazio. Ciò che ho visto è stato sempre lo stesso contenuto riproposto in modo sostanzialmente uguale in qualsiasi occasione e su qualsiasi piattaforma; un discorso piccato, a tratti quasi rabbioso, sempre teso a puntare il dito contro i nemici immaginari e ripetendo in continuazione l’esercizio retorico del “ma ci saranno quelli che diranno che… ” e  cose come “ci sono quelli che non vogliono fare e lasciare tutto fermo, ma noi facciamo” ecc. Renzi ormai basa TUTTO il suo story-telling su un concetto di reazione a un nemico che deve essere zittito, mostrando un’inquietudine da personaggio che sta per finire il suo tempo più che da premier vincente. 

Da un punto di vista teatrale questo agitarsi maccartisticamente contro il nemico è certo più consono ad un anziano leader come Berlusconi che lotta contro i comunisti come fosse ancora negli anni cinquanta, che ad un giovane - per gli standard italiani - leader rampante. Voglio dire che mi sembra fuori parte. Se pensiamo oltre tutto che i suoi "nemici" interni sono orsetti del cuore come Civati, Fassina, Cuperlo e Speranza, la sua lotta per la sopravvivenza rischia di sconfinare nella farsa. 

Questo atteggiamento ha raggiunto il suo apice quando ha messo se stesso al centro del referendum. Così facendo, ha reso secondario il contenuto del referendum. 

Il che poteva essere anche una mossa utile alla causa di distrarre il popolo dal furto di democrazia rappresentato dalla riforma (in)costituzionale. Però, in un clima di scontento generale, la biscia non rischia di ritorcersi contro il ciarlatano?

La consultazione si presentava molto accattivante per un’Italia che ha voglia di vedere meno politici, ma se diventa un referendum pro o contro Renzi, la faccenda cambia completamente perché per quanto questo governo possa avere un consenso maggioritario nel paese (e tutto ci dice che non ce l’ha), è chiaro che la somma delle persone alle quali Renzi non piace sarà comunque maggiore di quelle a cui piace. Se a questo aggiungiamo le incertezze negli esiti delle elezioni amministrative che, comunque vada, una batosta alla favola del consenso nel paese la daranno, non posso fare a meno di vedere un punto di svolta nel prossimo mese di ottobre. Ci tengo a dire però che il punto di svolta riguarderebbe solo la carriera di Renzi. L’Italia proseguirà il cammino verso il suo destino: la messicanizzazione.  

Ma senza Zorro o pancivilla, e con Perozzino Onestini?

Mesi fa lo dissi, “Di Maio è il Renzi di domani” e, a giudicare da quanto spazio viene dato (e soprattutto come viene dato) a perozzino, l’esito di questa storia grillina sembra ormai scontato.
Martedì perozzino è andato in onda su La7 nell’ennesima intervista a due con Floris - stavolta in collegamento da Parigi, tappa del suo tour di accreditamento, dove quello che il conduttore chiamava “il presidente” era padrone assoluto della scena tanto da rendere lo spettacolo più simile ad un comizio che ad un faccia a faccia. Vorrei concentrarmi sulla pomposità con cui Di Maio viene chiamato “presidente” visto il suo ruolo di vice presidente della Camera. I vice presidenti della Camera sono quattro, di cui uno è Giachetti (che non viene chiamato presidente a ogni intervista e si concede un look e un linguaggio molto meno pomposo e ingessato di perozzino) mentre degli altri neanche ricordo il nome.

Ottima osservazione. Il che mi fa aggiungere che perozzino è l'unico vice che può permettersi di sfavillare della luce riflessa di Sua Eccellenza La Presidenta. E' il suo Mercurio, mentre Giachetti sembra più il signor Nettuno.

Sui viaggi all’estero e sull’educazione istituzionale del prossimo golden boy della politica italiana hai già detto tutto tu. L’unica cosa che voglio aggiungere è che, nonostante la normalizzazione sembri coinvolgere un po’ tutto il M5S, è bene concentrarsi sulla figura di questo giovane leader tanto apprezzato in tutte le stanze che contano e che in un domani non troppo lontano potrebbe anche essere eletto come capo di governo da una maggioranza trasversale, una specie di grossa coalizione che si renderà necessaria dopo una tornata (ma ovviamente anche senza) dagli esiti incerti a causa di elezioni frettolose avvenute con la legge elettorale proporzionale non riformata per via dell’esito negativo di quel referendum istituzionale su cui Renzi aveva puntato tutto. 
Nel mondo de “la sinistra del PD” è rimasto il profondo rammarico di non aver potuto fare un’alleanza PD-M5S per un governo Bersani e, in qualche modo, questi due mondi vivono nell’aspirazione di ripulirsi dalle scorie “di destra” (economica nel PD e populista nel M5S) presenti tra loro e di potersi abbracciare  felicemente in un governo dell’Italia giusta che moralizzi l’Italia ingiusta. 

Pensa che considerai il voto al M5S funzionale unicamente ad impedire questa sciagurata evenienza! Che io sia irrimediabilmente di destra e populista? Penso comunque che fosse anche lo scopo di chi ha affidato le chiavi del cancello al movimento di Casillo&Grilleggio. Impedire che il banco PD vincesse tutto e, nel frattempo, preparare i vari perozzini da sostituire ai piddini al momento opportuno. Infatti, parlando di messicanizzazione, ottenemmo allora un ottimo esempio di mexican standoff.

In questi scenari non ha neanche senso parlare di euro ed Europa, tanto la supercazzola del referendum e quella dell’altro europeismo possibile sono sufficienti a tenere a bada il pubblico mentre si porta avanti la battaglia della “O-N-E-S-T-À!” contro la corruzione. 

La versione coloniale dei candidati americani che molestano le donne, non ti pare? Che palle...

La magistratura è già pronta a scatenare l’inferno se sarà necessario. I primi segnali già li hanno inviati e non è difficile immaginare una nuova tempesta in stile mani pulite che faccia da lubrificante per l’introduzione del governo dei giusti. 

E degli onesti. La famosa "giustizia ad orologeria". Non staremo diventando anche berlusconiani?
Tornando al populismonazzzionalismobbrutto, Obama in tour in Europa è entrato nel dibattito sul Brexit, approfittando della visita di cortesia  per il compleanno della Regina.  Non è stato proprio un “sappiamo dove va all'asilo il principino George”, però il messaggio è stato chiaro: dovete rimanere. Ovvero: l'impero manda a dire. Gli inglesi però non l'hanno presa bene. ll sindaco di Londra - quello uscente Boris Johnson, non il pakistano - gli ha dato in pratica del mezzo negro e, stamattina su Twitter qualcuno gli ha tranquillamente risposto che può andare a farsi “stuffed” e che loro non prendono ordini da nessuno.  Ci attende per caso un Boston Tea Party al contrario?

Molto strana l’entrata a gamba tesa di Obama in Regno Unito. Noi italiani, purtroppo, siamo abituati a sentirci dire cosa dobbiamo fare per essere accettati dai grandi. I britannici no, non è una buona idea andare a dire cosa fare a una popolazione che ha detto cosa fare a mezzo mondo per tanto tempo. Solo per pura reazione d’orgoglio l’intervento di Obama avrà fatto propendere per il Brexit un sacco di indecisi. 

Scherzando, giorni fa, ho scritto che se la regina Elisabetta, la sera prima del voto per il referendum sul Brexit, si presentasse in TV, a reti unificate, con il piccolo George in braccio e dicesse: "Keep calm and let's leave!" sarebbe fatta.

Tuttavia, sul Brexit sono molto confuso. 

No, non dire così, che mi deprimo...

I britannici sono sempre stati europeisti in maniera diversa da quella di tutti gli altri paesi europei. Loro non intendono far parte di uno stato europeo continentale e federale, sono consapevoli dell’opportunità di essere un battitore libero nello scenario globale e non hanno neanche paura di “nazionalismi” e “fascismi” che potrebbero risorgere, visto che in UK non ci sono state le dittature del ‘900 che da noi vengono rievocate quotidianamente come spauracchio. Quindi, più che chiedermi perché un britannico dovrebbe votare per uscire dalla UE, mi chiedo perché mai un britannico dovrebbe votare per rimanerci.
Allo stesso tempo però stento a credere che gli americani siano disposti a lasciare che il Regno Unito si sganci dall’unione e l’escalation nel ridicolo della campagna contro il Brexit parla chiaro: hanno cominciato paventando i soliti rischi di tempeste sui mercati, crisi e depressione per arrivare a quelli di guerra, emergenze sanitarie e genocidio. 

Credo che l'argomento più forte dei partiti favorevoli al Brexit sia comunque il problema dell'immigrazione. L'elezione di un sindaco pakistano ma soprattutto islamico - e con amicizie scomode in quel mondo - deve aver dimostrato ancora una volta che l'isola non è al riparo dal rischio di invasione e sappiamo come ha sempre reagito il Regno Unito di fronte a questa minaccia.
Tuttavia c'è sempre il ruolo di Londra come testa di ponte dell'impero in Europa. E' lì che pesta Obama, più che altro?

In tutti questi anni di UK nella UE, il governo a Washington ha, con diversi espedienti, usato Londra come garante dei suoi interessi di politica internazionale in seno all’Unione Europea. Senza Regno Unito, la UE diventerebbe un’unione tutta continentale senza più alcun legame “fisico” con quello che – prima con certezza, adesso meno – chiamiamo asse Angloamericano. Una UE senza UK diventerebbe un dominio completamente franco-tedesco che potrebbe decidere di mettersi in contrapposizione con alcuni punti cruciali dell’agenda di Washington. Basta vedere cosa sta succedendo con il TTIP e con cose come l’importazione di shale gas americano, con la Francia il cui parlamento sta discutendo il blocco di questo genere d’importazione.
Quindi, anche se il cuore mi dice che i britannici voteranno per il Brexit, la testa mi dice che la Brexit non ci sarà. 

Spero tanto tu ti sbagli. Sarebbe un bello scossone di terremoto...anche per noi.

La cosa che mi rattrista è che comunque vadano le cose il nostro paese è già in posizione supina per subire qualsiasi evoluzione degli eventi. Comunque vadano le cose, noi siamo sempre i più fedeli alla linea (orizzontale), dettata dagli altri. Stiamo qui ad osservare gli eventi esterni, ci ragioniamo sopra, speriamo che i contraccolpi possano avere degli effetti positivi sul nostro paese e che mettano l’Italia sulla giusta strada, ma sappiamo che l’Italia non sarà in grado di cavalcarli con destrezza, né sarà in grado di essere il paese portatore del cambiamento. E sì che ce ne sarebbe davvero bisogno, perché l’Italia ha ancora i fondamentali per farlo. 
È questo il problema principale. Gli assetti internazionali cambiano, ci saranno sempre paesi più forti e paesi più deboli, regole a cui conformarsi per ragioni di opportunità politica, ma se un paese ha la schiena dritta ed è consapevole della sua identità riuscirà sempre a trarre il meglio possibile da ogni fase storica. 
Questo l’Italia non sa farlo, forse non può proprio farlo. Dobbiamo prenderne atto. 

Anche perché chi ci ha provato in passato è sempre finito male. Non si può pretendere il coraggio da chi non sa darselo. Soprattutto in questi tempi di vacche politicamente magre.


Lameduck ft. Federico Nero.

venerdì 13 maggio 2016

Se non ti metti il pannolone perdi il lavoro



Ritengo opportuno tradurvi questo articolo pubblicato su RT perché tra gli squittìi degli Scalfarotti in festa e l'esultate delle future diaconesse, rischiamo di perderci una testimonianza da quel futuro quotidiano e terra terra, senza sogni ma fatto di incubi lucidi, che Matteo Renzi, volendo e fortissimamente volendo il TTIP, vuole imporci. Incubi che i nostri media inviati nel favoloso mondo parallelo di Amélie, si guardano bene dal nominare.

Anche qui si parla di diritti civili e di uno dei più basilari: poter espletare fondamentali funzioni fisiologiche. Insomma, andare al bagno, al gabinetto, liberarsi, impedire che la vescica o l'intestino esplodano. Capisco però che questi diritti civili non siano glamour come "la libertà nell'accesso ai bagni" delle moltitudini di bambine/i transgender desideros* di utilizzare i bagni degli uomini/donne.
Il Chicago Boy si schiera. Però non chiedetegli di scusarsi per le atomiche, quando andrà ad Hiroshima. Né tantomeno di battersi per la libertà dei suoi concittadini di accedere, per far pipì, ai bagni nelle fabbriche. Rimpiangeremo l'inconsistenza da aria di lecitina di questo Man (in) Black molecolare? Non credo proprio, chiunque lo seguirà alla Casa Bianca.



Ecco la traduzione dell'articolo.

L'industria della lavorazione del pollame è in forte espansione ma, secondo un rapporto pubblicato da Oxfam America, migliaia di lavoratori patiscono un trattamento disumano negli stabilimenti avicoli. Sono costretti a pietire per ottenere la pausa bagno e finiscono per dover indossare pannoloni per evitare la minaccia di perdere il lavoro a causa delle loro rimostranze.
Il rapporto, "No Relief: denial of bathroom breaks in the poultry industry" è stato redatto in base a interviste condotte con lavoratori dell'industria avicola in America (una popolazione di circa 250.000 addetti) tra il 2013 e il 2016 e contiene le testimonianze delle condizioni brutali e inumane nelle quali impiegati e operai sono costretti a lavorare.
"I lavoratori lottano contro la negazione di una necessità umana fondamentale. Arrivano a dover urinare e defecarsi addosso mentre sono alla linea di lavorazione e ad indossare pannoloni per evitarlo ed evitare di dover chiedere il permesso di uscire; per contenere la diuresi evitano di assumere liquidi fino a mettere a repentaglio la salute. Assieme alla preoccupazione per la propria salute e l'eventuale perdita del lavoro patiscono un continuo malessere e disagio fisico. Non è infatti solo questione di dignità ma di un vero e proprio problema medico."
Così scrive il gruppo di Oxfam nel rapporto, parte di una campagna di sensibilizzazione sulle condizioni di lavoro dei lavoratori dell'industria avicola lanciata nell'ottobre del 2015.
Secondo la US Poultry & Egg Association, il settore della lavorazione delle carni avicole è valso da solo nel 2014 il 6% di crescita del settore, con un fatturato di 32,7 miliardi di dollari. Nello stesso periodo considerato, sono stati venduti 188 milioni di polli per un fatturato di 96,6 milioni di dollari, marcando una crescita del 10%.
Nonostante queste cifre, i lavoratori non beneficiano affatto dei profitti. Al contrario, le loro condizioni di lavoro sembrano peggiorare sempre più. "Una volta acceso, l'impianto non si ferma più fino a che non sono stati lavorati tutti i polli. Se un settore dovesse fermarsi, si fermerebbe l'intera linea."
A causa di questi ritmi forsennati, comuni ad altri settori, ai lavoratori vengono spesso negate le necessarie pause per il bagno. Il pannolone, in questi casi, evita le quotidiane umiliazioni da parte dei supervisori.
"Il nostro ci prende continuamente in giro. Dice che mangiamo troppo, per questo dobbiamo sempre andare al bagno", racconta Fern, che lavora in una fabbrica della Tyson in Arkansas.
Nel corso di una causa legale intentata contro una fabbrica del Mississippi, alcune operaie denunciarono i supervisori che avevano preteso denaro da loro in cambio del permesso di utilizzare il bagno.
Racconta Rosario, che lavora alla Case Farms in North Carolina:
"Ho paura del supervisore. Ogni volta che mi lamento mi assegna ancor più lavoro da fare. Così me ne sto buona perché, se andassi a lamentarmi all'ufficio del personale, le conseguenze per me sarebbero ancora peggiori".
E' facile immaginare il disagio delle lavoratrici, costrette a confrontarsi con i disagi legati al periodo mestruale e alla gravidanza.
Non sembra infatti che le operaie incinte ricevano alcun trattamento di favore ma anzi siano invece coloro che hanno maggiormente bisogno di indossare il pannolone.
Maria, all'ottavo mese (!!!) di gravidanza, racconta:
"Quando chiedo il permesso di andare al bagno mi fanno aspettare un quarto d'ora, mezz'ora, a volte anche di più. Spero che il mio bambino non patisca conseguenze. Sono a un mese dal parto e ho già avuto un'infezione urinaria. E' stato ancora più terribile, essendo incinta."
Oltre al maltrattamento e alle punizioni, i lavoratori avicoli sono esposti a rischio per la salute. 
Infatti, per ovviare al problema della negazione della pausa fisiologica, e nonostante l'utilizzo del pannolone o del "farsela addosso", questi operai praticano il digiuno ed evitano di assumere liquidi fino alla disidratazione, con conseguenze gravi per la salute, come si può bene immaginare. Secondo uno studio citato nel report, la ritenzione urinaria protratta provoca danni renali, infezioni e può provocare perfino la morte.

Nella ricerca di Oxfam America si afferma che, in alcune realtà, fino all'80% dei lavoratori intervistati ha lamentato di non ricevere il permesso - previsto peraltro dalla legge - per la pausa bagno, in alcuni casi addirittura limitato a meno di due pause alla settimana.
Come è prevedibile, negli stabilimenti sindacalizzati le cose vanno un po' meglio e sono previsti turni di pochi minuti durante i quali gli operai che hanno necessità fisiologiche vengono rimpiazzati da colleghi. In questo modo si riesce a non fermare l'infernale ed inarrestabile linea di produzione.
Per la maggior parte degli intervistati, invece, le cose sono diverse. Sottoposti alle angherie dei supervisori e al loro potere discrezionale, le pause concesse, dopo decine di minuti di attesa se non ore, si riducono a pochi minuti, che non tengono conto del tempo necessario a togliersi le protezioni, raggiungere i bagni, spesso lontani, rimettersi le protezioni e raggiungere nuovamente la postazione di lavoro.
Dei dieci minuti (totali) concessi, anche un solo minuto di sforamento provoca sanzioni disciplinari che, alla fine, possono condurre al licenziamento. Trattandosi in massima parte di lavoratori poveri, immigrati, spesso clandestini, appartenenti alle fasce più reiette della società, come dimostrato dal fatto che in tali bestiali condizioni di lavoro vi siano donne all'ottavo mese di gravidanza, è facile immaginare che chi gestisce queste fabbriche non abbia alcun problema a sostituirli con altri disgraziati e disgraziate in cerca di un posto di lavoro purchessia. Leggendo queste cose, qualche campana dovrebbe risuonare nelle orecchie degli entusiastici importatori nostrani di carne umana da sfruttamento.

E le ditte implicate, cos'hanno risposto alle denunce di questo report? Solo la Tyson Foods e la Perdue hanno accettato di inviare una risposta scritta. Esemplare quella della Tyson:

"Abbiamo molto a cuore i membri del nostro Team e perciò riteniamo queste denunce preoccupanti. Tuttavia, siccome Oxfam America ha rifiutato di rivelare i nomi e i luoghi dove sarebbero avvenute le violazioni dei diritti dei lavoratori, è per noi difficile contrastarle o semplicemente verificarne la veridicità.
Possiamo affermare di essere sempre certi di trattare ognuno dei nostri collaboratori con rispetto e ciò comprende il concedere ai lavoratori tutto il tempo necessario per le loro pause, come viene insegnato a fare ai nostri supervisori. Che non venga permesso ai lavoratori di usufruire delle pause non è semplicemente tollerato."

Chissà perché questi vorrebbero i nomi degli operai che hanno denunciato gli abusi? Forse per concedere loro un premio extra di produzione?
Tutto ciò è spaventoso ed è comune ad altre industrie di lavorazione, come quella degli hamburger testimoniata nel libro e film "Fast Food Nation"
Sembra quasi che, in tali situazioni, gli uomini subiscano la nemesi del martirio che infliggono alle bestie, con entrambi, uomini e animali, immolati sull'altare della produzione ad ogni costo. Una riproposizione del lager in versione industriale.
Ancor peggio, tutto ciò che viene qui denunciato è perfettamente logico e normale in un mondo in cui vige ancora e vigerà sempre di più in futuro il principio dell'operaio come appendice di carne alla macchina d'acciaio. Appendice che, in questo caso, ha ancora bisogno di pisciare, a volte. Si sa, sono i limiti dell'essere umano alla sovraproduttività in funzione del profitto totale.


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