venerdì 8 agosto 2014

Babbi spiaggiati a Piddinia Beach


In questi giorni di vacanza, apparentemente dedicati solo al riposo, credo di essere giunta ad un'importante scoperta in campo sociologico che potrà avere ripercussioni sul nostro futuro e in specie su quello dei vostri figli. Quando la scienza ti chiama ci sono segni nel cielo e difatti un amico, abituale discreto suggeritore di spunti, curiosità e chicche varie, poco fa mi ha inconsapevolmente passato questo link che sarà la guarnizione finale, la ciliegina sul babà del discorso che mi accingo ad incominciare.

Tutte le grandi scoperte passano dall'attenta osservazione dell'ambiente e, in questo caso, del comportamento umano. Appena giunta qui a Piddinia Beach ho subito notato la presenza, ad ogni angolo, di spazi dedicati al divertimento dei bambini. Parchi e parchetti giochi, giostre e giostrine e luna park; negli stabilimenti balneari, aree una volta destinate al gioco delle bocce degli anziani riconvertite in spazi con casette di plastica, scivoli, gonfiabili, gabbie per il jumping e strutture componibili sulle quali arrampicarsi, entrare ed uscire urlando ai decibel di uno stormo di gabbiani amplificati dal sound engineering dei Pink Floyd, se no non vale.

Stando qui ho avuto la conferma che questo è un mondo vietato ai maggiori, un divertimentificio attirafamiglie nel quale manca solo l'ambiguo Omino di burro.
Di giorno in spiaggia non esistono tempi morti, si passa dalla baby dance con il repertorio ormai noto fin negli anfratti della Via Lattea ilcoccodrillocomefaletagliatelledinonnapina all'animazione in genere, fino ai veri e propri laboratori dove i piccoli Van Gogh possono dare libero sfogo alle velleità pittoriche dei loro genitori.
Quelli che, sempre per volete dei genitori, dovrebbero diventare dei nuovi Renzipiano, vengono intrattenuti sulla battigia, nell'impresa della costruzione del castello abusivo in sabbia con annesso immancabile fossato, dalla figura tragica del babbo spiaggiato. Un uomo ahimè ancor giovane che però, sostengono le rovinafamiglie tristemente disoccupate che ho intervistato, nel momento in cui gli esce il secondo figlio, quello cruciale, dopo il quale la moglie perde qualunque interesse carnale nei suoi riguardi, avendo completato l'ultimo livello di gioco, subisce l'asportazione delle gonadi e ora vive senza soffrire, porello, la sua condizione di servitore eunuco di un paio di impuberi. Esagerate! ho pensato. E invece, giuro, ho visto passare pezzi di figa imperiale di fronte al cantiere degli spiaggiati e loro, macché, ciechi, con la paletta in mano e intenti a scavare, scavare, con il semidivezzo che, nel mentre, continuava a prenderlo a palettate di malta in faccia e sotto gli occhi del nonno, l'umarrell sovrintendente ai lavori.

Anche il bagno è gestito dai padri, che poi docciano, asciugano, centrifugano il figliettodi riconsegnandolo nelle mani delle madri sempre, non si sa perché, visto che i piccoli glieli spupazzano 24h24 i padri, stanchissime e incazzate.
Per fortuna nel primo pomeriggio vige ancora l'usanza di mettere i piccoli mostri a dormire. Alle quattro però si ricomincia. Merenda, movimento, baby dance e televisione, ovviamente. Negli alberghi i televisori sono praticamente piombati su Peppa Pig.

Questo di giorno, ma il vero Paese dei Balocchi inizia all'imbrunire. I parchi si animano di trenini, bruchimela, cavallucci scoglionati che tirano carrozzine tintinnanti ripiene di mocciosi; animatori, clown, modellatori di wurstel di gomma, giocolieri, cantanti e mangiafuoco. Tutti impegnati ad intrattenere torme di piccoli pascià scorrazzati in passeggini della dimensione dell'Hummer fino all'età di dodici anni, perfino a due per volta da padri instancabili e madri perennemente con i coglioni che frullano.
E tutto questo fino a non meno della mezzanotte, tutte le sere, con i piccoli survoltati, svegli e iperattivi, visto che, evidentemente, a merenda hanno mangiato pane burro e cocaina.
Forse avevo già descritto una situazione del genere, ma una roba a questi livelli non l' avevo mai vista. Bisogna vedete per credere.
Soprattutto il destino dell'uomomammo o babbo spiaggiato è una cosa che stringe il cuore. Ma come ve siete ridotti?

Ecco quindi la domanda cruciale della donna di scienza: quelli della mia generazione si drogavano perché non erano stati amati e divertiti abbastanza da piccoli?
Mi ricordo che ai miei tempi il divertimento per i bambini non era previsto. Si cresceva con quattro pazzielle quattro, il lunapark una volta ogni dieci anni e il circo se per disgrazia ti ci portava la scuola. I padri facevano i padri, non i mammi, e diciamo che si cresceva grossomodo a calci in culo. La sera a letto e zitti e spesso fioccavano gli schiaffi a tarantella. È verissimo ciò che dice l'articolo segnalato dal mio amico: siamo cresciuti in un mondo pericolosissimo, in assenza di seggiolini per le auto, tra giochi di ferro, freccette micidiali e nuvole di fumo passivo, per cui è un miracolo che siamo sopravvissuti.
Siamo venuti su male? Io direi di no. Ecco, conosciamo la parola "no" e il concetto del "non si può". Siamo cresciuti con dei limiti invalicabili. Siamo stati educati allo stoicismo. Ci siamo presi le nostre altalenate in fronte.
Questi piccoli epicurei invece vengono allevati come piccoli buddha ai quali tutto è permesso. Ho visto un bimbetto pisciare tranquillamente sulla sabbia con la madre che rimirava, con orgoglio di fattrice, il michelangiolesco pipino in uno stabilimento dove i cani non sono ammessi, presumo perché potrebbero pisciare sulla sabbia.

Secondo me state tirando su dei soggetti che, una volta che si troveranno immersi nel mondo reale e verranno strappati al continuo paese dei balocchi ed alle braccia dei loro genitori schiavi iperprotettivi, saranno incapaci di sopravvivere. E non potranno neppure sfuggire ai predatori perché avranno le gambe atrofizzate dalla eccessiva permanenza sui passeggini. Questi si che si drogheranno, nel disperato tentativo di ritrovare il loro paese dei balocchi infantile. A quel punto saranno pronti per il divertimentificio adulto di Rimini?

Ieri sera, nella fiumana di famiglie che riempiva il lungomare per lo struscio serale, ho notato una famiglia islamica: padre, madre e un bimbetto, portato per mano, che ad un certo punto è caduto scoppiando poi in un gran pianto. I genitori non si sono scomposti. Il piccolo si è rialzato da solo, ha smesso di piangere ed hanno proseguito la passeggiata. In quel momento ho capito chi vincerà la guerra.

lunedì 4 agosto 2014

Il prigioniero di Zanda


Ma tu guarda che curricula hanno certi piddini. Avete presente il capogruppo al Senato, che urla sempre scandalizzato contro i sediziosi che si mettono tra il partito bestemmia e quella povera donna della democrazia? Ma si, quello che sembra un apparatchik communistacosì uscito da una foto di gruppo di un politburo?
Mi avevano passato questo link su Twitter ma speravo fosse complottismo, invece era il calesse con i cavalli e tutto. Sentite che dicono di lui Guzzanti o la normalissima Wikipedia. Cossiga, Moro, Lottomatica, Espresso, Ledeen. Ledeen che salta sempre fuori, che occhieggia anch'egli da sempre dietro al descamisado bolso che piace tanto ai neocon, ricordate? Poi ci meravigliamo degli Scalfari che, a proposito di equini, non vedono l'ora di sellare il cavallo di Troika.

È inutile, certe biografie sono una piena confessione rilasciata di fronte al tribunale della storia.


sabato 2 agosto 2014

L'antidoto a Bernard-Henri


Non tutti i Levy sono uguali. C'è Bernard-Henri ma per fortuna c'è anche Gideon.
Io, se non vi dispiace, preferisco Gideon, di cui vi propongo un trittico di articoli esemplari sull'attuale operazione shock and awe sionista su Gaza, mascherata da lotta al terrorismo, caccia al tunnel e ballon d'essai assortiti. 
Parole di chi conosce la realtà della Palestina e conosce la disperata malattia del suo popolo che da oppresso si è fatto oppressore, perché prigioniero di una coazione a ripetere che ha trovato terreno fertile nell'ideologia ipercapitalista e profondamente reazionaria della shock economy.
Amo Gideon, come amo Gilad, Uri e soprattutto Norman che, il giorno in cui è stato arrestato dai solerti poliziotti newyorchesi per aver osato protestare contro il beneficiario della donazione da parte del contribuente american di ulteriori $225 milioni di dollari corrispondenti al costo della prosecuzione del progetto Iron Dome, ha scritto sul suo sito:  "For 20 days I have sat in front of this computer like a mad man. Tomorrow I will be arrested and arrested and arrested until this madness ends." Per venti giorni sono rimasto seduto davanti al computer come un folle. Domani mi farò arrestare e poi arrestare di nuovo, e ancora, fino a quando questa follia non cesserà.


L'indifferenza di Israele - di Gideon Levy, 25 luglio 2014

Il totale, aggiornato al 23 luglio, è di 155 bambini. La mattina ne sono morti altri tre. Dieci bambini al giorno, in media. Secondo le Nazioni Unite il numero supera quello delle vittime tra i combattenti di Hamas. L’Al Mezan center for human rights ha pubblicato una lista con i nomi di 132 bambini uccisi, mentre il quotidiano britannico The Telegraph ha pubblicato un “grafico della morte” con i nomi dei bambini, la data di morte e la loro età. La tabella comprende neonati, bambini e ragazzini. Ogni bambino e il nome che gli avevano dato i genitori. Bitul, quattro anni; Suhila, tre anni; Bissan, sei mesi; Siraj, quattro anni; Nur, due anni. Sono i nomi dei bambini della famiglia Abu Jama, nella quale sono morte 25 persone.

Il grafico non mente. L’operazione Margine protettivo è in realtà la replica dell’operazione Piombo fuso e la supererà in termini di orrore e morte. Il grafico non è stato diffuso in Israele, e nessuno si preoccuperà di farlo. Non c’è posto per questa conta, siamo in guerra. La colpa dei morti palestinesi è di Hamas. I piloti dell’aviazione israeliana non volevano uccidere i bambini.

In ogni caso non c’è nulla da temere: se mai qualcuno dovesse pubblicare il grafico scatenerebbe soltanto l’indifferenza di un’opinione pubblica indottrinata. Forse addirittura la gioia, per quanto sia difficile da credere. “Anche Hitler è stato un bambino” si legge su un muro vicino all’ingresso di Netivot.

Sul sito internet “Walla!” si trovano una serie di commenti in risposta a un articolo sulla morte di quattro bambini sulla spiaggia di Gaza. Shani Moyal: “Non me ne frega niente della morte dei bambini arabi. Peccato che non siano stati di più. Ben fatto”. Stav Sabah: “Queste sono immagini bellissime. Mi rendono felice. Non smetterei mai di guardarle”. Sharon Avishi: “Solo quattro? Peccato. Speravamo fossero di più”. Daniela Turgeman: “Ottimo. Dobbiamo uccidere tutti i bambini”. Chaya Hatnovich: “Non esiste un’immagine più bella di quella che mostra i bambini arabi morti”. Orna Peretz: “Perché soltanto quattro?” Rachel Cohen: “Non chiedo la morte dei bambini di Gaza. Chiedo che bruciate vivi tutti gli arabi”. Tami Mashan: “Devono morire più bambini possibile”.

Dai nomi e dalle foto si capisce che tutti i commenti sono stati scritti da donne. Fanno la spesa nei negozi sotto casa vostra. Frequentano lo stesso cinema che frequentate voi, vanno in vacanza dove andate voi. Sono israeliane. Nessuno pensa di licenziarle, come invece fanno con gli arabi e i simpatizzanti di sinistra. Nessuno le condanna. Nessuno le attacca o le minaccia. Sono normali, almeno secondo la legge israeliana, la stessa che considera la compassione un tradimento e la bestialità un’espressione di patriottismo.

Ma perché incolpare le donne e i loro commenti? Ascoltate le parole dei generali, dei politici e degli analisti. Dicono le stesse cose, usano solo toni un po’ meno aggressivi.

Parole così perfide non si sentono in nessun altro paese del mondo, ma neanche le dichiarazioni più estreme rendono giustizia all’atmosfera che si respira in questo momento. Sono pochi gli israeliani che pensano ai 155 bambini morti e li considerano per quello che sono: bambini. Non vogliono immaginarli. Non vogliono pensare al loro destino, alla loro triste vita e alla loro morte.

I soldati israeliani combattono e muoiono a Gaza, e la gente ha paura per loro. È umano e naturale. I razzi, intanto, continuano a cadere. Ma accanto alla paura emerge una completa assenza di compassione per le vittime dell’altro schieramento. Anche per i bambini, che muoiono a decine e segneranno un nuovo record di vergogna persino in una storia vergognosa come quella israeliana.

Le immagini che arrivano da Gaza dovrebbero sconvolgere tutti gli israeliani. Forse anche gli abitanti di Gaza festeggerebbero la morte dei bambini israeliani, ma non possiamo saperlo perché per fortuna non è accaduto. Se assistessimo a una reazione di questo tipo saremmo giustamente disgustati. Ma intanto continuiamo a ignorare il massacro dei bambini palestinesi, giorno dopo giorno. O addirittura lo celebriamo. Dopo tutto, “anche Hitler è stato un bambino”.

(Traduzione di Andrea Sparacino) articolo tratto da Internazionale

La guerra degli inganni - di Gideon Levy, 29 luglio 2014

È cominciata come una guerra premeditata: avrebbe potuto essere evitata se negli ultimi mesi Israele avesse adottato una politica diversa. Si è evoluta in una guerra inutile. È già abbastanza ovvio che non porterà alcun risultato a lungo termine. È ancora possibile che degeneri in un disastro, e alla fine risulterà essere stata la guerra degli inganni: Israele si è ingannato fino a rovinarsi.

Il primo inganno è la pretesa che non ci fosse alternativa. Certo, quando i razzi hanno cominciato a piovere su Israele non c’era più alternativa. Ma che dire dei passi che ci hanno portato a questo? Sono passi per i quali esistevano altre opzioni. Non è difficile immaginare cosa sarebbe successo se Israele non avesse interrotto i negoziati di pace, se non avesse lanciato una guerra totale contro Hamas all’indomani dell’omicidio dei tre ragazzi israeliani, se non avesse bloccato il trasferimento dei fondi destinati al pagamento dei salari pubblici nella Striscia di Gaza, se non si fosse opposto al governo di unità nazionale palestinese e se avesse allentato l’embargo alla Striscia di Gaza.

I razzi Qassam sono stati una risposta alle scelte di Israele. In seguito gli obiettivi sono cresciuti a valanga, come avviene sempre in guerra: da fermare i razzi a trovare e distruggere i tunnel alla demilitarizzazione di Gaza. La valanga potrebbe continuare all’infinito. “Risponderemo alla pace con la pace”. Ricordate? Il 25 luglio Israele ha rifiutato la proposta di cessate il fuoco del segretario di stato statunitense John Kerry.

Il secondo inganno è che l’occupazione della Striscia di Gaza è finita. Pensate a un’enclave sotto assedio, i cui abitanti sono prigionieri, gran parte dei cui affari sono controllati da un altro stato che gestisce l’anagrafe e l’economia, proibisce le esportazioni, limita la pesca, controlla i suoi cieli e ogni tanto invade il suo territorio. Non è occupazione questa?

Il terzo inganno è l’affermazione che l’esercito israeliano “fa tutto quello che può” per evitare di uccidere civili. Siamo già oltre il migliaio di morti, tra cui una maggioranza civili e un numero impressionante di bambini. Interi quartieri sono stati rasi al suolo e 150mila profughi non hanno un posto sicuro dove andare. Questo rende tale affermazione nient’altro che uno scherzo di cattivo gusto.

Anche la convinzione che il mondo sostenga la guerra e riconosca la sua giustezza è un inganno israeliano. Se è vero che i politici occidentali continuano a ripetere che Israele ha il diritto di difendersi, i morti che continuano ad accatastarsi e la disperazione dei rifugiati stanno irritando il mondo e generando odio contro Israele. Alla fine anche gli statisti che sostengono Israele gli volteranno le spalle.

Un altro inganno è quello secondo cui questa guerra ha dimostrato che “il popolo d’Israele” è “una nazione meravigliosa”. Era da tempo che non si assisteva a una campagna così mendace, manipolatoria, melensa e autocompiaciuta. La nazione si è mobilitata per sostenere i soldati, e questo è commovente. Ma oltre ai camion carichi di dolciumi e biancheria, alle migliaia di israeliani che hanno partecipato ai funerali dei soldati le cui famiglie vivono all’estero e all’ansia per i feriti, questa guerra ha messo in evidenza anche comportamenti ben più odiosi.

Quel “comitato di sostegno ai soldati” che è Israele ha dimostrato tutta la sua indifferenza verso le sofferenze dell’altra parte. Non un briciolo di compassione, non un barlume di umanità, nessuno stupore, nessuna empatia per il suo dolore. Le orribili immagini di Gaza provocano reazioni che vanno dallo sbadiglio alla gioia. Un popolo che si comporta così non merita le lodi che si riversa addosso. Quando la gente di Gaza muore e la gente di Tel Aviv fa come se niente fosse non c’è niente da festeggiare.

E non c’è niente da festeggiare neanche nella campagna di aggressione contro i pochi che si oppongono alla guerra. Dal governo e dal parlamento alle strade e ai commenti su internet, tira una brutta aria. Solo i cittadini obbedienti sono ammessi. “Unità israeliana”? “La nazione è una grande famiglia”? Non scherziamo. Anche i mezzi d’informazione israeliani in tempo di guerra sono una barzelletta, una rete di propaganda i cui membri si sono autoarruolati per lodare ed esaltare, incitare e punire, e chiudere gli occhi.

Ma la più grande delle barzellette, la madre di tutti gli inganni è la fiducia nella giustezza del proprio agire. Lo slogan della “guerra giusta” è ripetuto fino alla nausea, fino a far sospettare che anche quelli che lo gridano più forte abbiano dei dubbi, altrimenti non griderebbero così forte e non se la prenderebbero tanto con chi cerca di esprimere un’opinione differente. Dopo tutto, come si può giustificare una guerra evitabile? E come ci si può ammantare di giustizia di fronte alle orribili immagini di Gaza?

Forse la terra brucia anche sotto i piedi di questo coro di apologeti della guerra. Forse anche loro si rendono conto che quando la battaglia finirà il quadro diverrà chiaro. È sempre così nelle guerre d’inganno, ed è così che finirà anche la guerra del 2014.

(Traduzione di Gabriele Crescente) articolo tratto da Internazionale

Tutta colpa di Hamas - di Gideon Levy, 1 agosto 2014

È così facile essere un israeliano: la tua coscienza è pura come la neve, perché tutto è colpa di Hamas. I razzi sono colpa di Hamas. Hamas ha cominciato la guerra, senza alcuna motivazione. Hamas è un’organizzazione terrorista. I suoi esponenti non sono altro che bestie, nati per uccidere, fondamentalisti.

Circa 400mila palestinesi hanno dovuto lasciare le loro case. Più di 1.200 sono stati uccisi. L’80 per cento erano civili. La metà erano donne e bambini. Circa 50 famiglie sono state spazzate via. Le loro case sono state distrutte con loro dentro. La tragedia ha raggiunto le dimensioni di un massacro, ma Israele ha le mani e la coscienza pulite. È tutta colpa di Hamas.

Lasciamo l’analisi di questa negazione della realtà agli psicologi. Non si vedeva una simile rimozione da quando Israele accusava i palestinesi di uccidere i loro bambini per mezzo dell’esercito israeliano. La malattia ha incubato per anni e ora si è trasformata in un’epidemia. La coscienza nazionale non ha mosso un muscolo davanti a queste atrocità, e ci sono forze che stanno lavorando per mantenere la situazione com’è.

Nonostante la nube maligna della negazione, pur comprendendo quanto sia facile incolpare Hamas (Israele non ha mai avuto un nemico così conveniente) dobbiamo chiederci se davvero è tutta colpa loro e se Israele è davvero innocente. La verità è che davanti alle immagini di Gaza, insanguinata e distrutta per mano israeliana, questa tesi è del tutto inconcepibile.

Hamas è una spietata organizzazione terrorista? Com’è possibile che in questa guerra sia più colpevole dell’esercito israeliano? Soltanto perché non “bussa sul tetto” 80 secondi prima di distruggere una casa? Perché punta i suoi razzi contro i civili? Lo fa anche Israele, ma in modo molto più efficace. Perché vuole distruggere Israele? Quanti israeliani vogliono distruggere Gaza? In questo momento sappiamo tutti chi sta distruggendo chi.

L’ipocrisia di Israele raggiunge il vertice nell’ostentata preoccupazione per i civili di Gaza: guardate come li tratta Hamas, urlano i democratici israeliani, così attenti ai diritti dei palestinesi. Hamas ha un atteggiamento tirannico, ma la sua tirannia non è nulla in confronto a quella di Israele, che ha imposto alla Striscia di Gaza un assedio di 7 anni e un’occupazione che dura da 47 anni.

L’assedio è la prima causa della distruzione della società e dell’economia di Gaza, e tante grazie a chi sostiene di volerla salvare, a chi si preoccupa della sua mancanza di democrazia, a chi si stupisce per la corruzione, a chi denuncia il fatto che i leader palestinesi vivono in hotel di lusso o in bunker nascosti, a chi si indigna per i soldi spesi per i tunnel e i razzi anziché per i parchi gioco e le attività ricreative. Grazie, grazie tante.

Ma che dite di Israele? I suoi leader vivono per caso nelle tende? Non è vero che il governo spende cifre enormi per inutili sottomarini ed esplosivi segreti invece che nella sanità, nell’istruzione e nello stato sociale? Hamas è fondamentalista? Israele sta per diventarlo. Hamas opprime le donne? È sbagliato, ma accade anche in Israele, quantomeno all’interno di una grossa comunità.

Ma perché gli abitant di Gaza hanno eletto Hamas e non dei leader più moderati? Semplicemente perché i moderati hanno provato per anni a ottenere risultati, qualsiasi risultato, e da Israele hanno ricevuto in cambio soltanto umiliazioni e rifiuto. Israele ha mai dato ai palestinesi un motivo per scegliere la diplomazia dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) invece della violenza di Hamas? L’Olp li ha forse avvicinati di un millimetro all’indipendenza e alla libertà?

Hamas, per lo meno, ha ottenuto la liberazione di mille prigionieri e ha mantenuto un po’ di dignità, seppure al prezzo altissimo che gli abitanti di Gaza sono ora disposti a pagare. Cosa ha ottenuto per il suo popolo il presidente palestinese Abu Mazen? Niente. Una foto con Obama.

Personalmente non sono un ammiratore di Hamas, al contrario. Ma il tentativo di Israele di dare tutta la colpa a Hamas è inaccettabile. Presto la comunità internazionale giudicherà le atrocità di questa guerra. Hamas sarà criticata, giustamente, ma Israele sarà condannato e ostracizzato molto di più. E gli israeliani diranno: “È colpa di Hamas”. E il mondo intero riderà.


Ecco, grazie Gideon. Dopo questo antidoto potete pure leggervi Bernard-Henri senza riportare danni. Siete vaccinati.

venerdì 1 agosto 2014

Nel frattempo in Ucraina...




Le guerre moderne si combattono sui civili e quasi esclusivamente su di essi. Non credete a quei fottuti bugiardi, portavoce governativi o loro tirapiedi mediatici che dicono "oh, scusate se ci sono andati di mezzo dei civili, non volevamo". Il soldato morto non ottiene lo stesso effetto shock di una mamma ammazzata in un parco con ancora in braccio la sua bimba, di una manciata di bambini morti in una scuola o di un povero disabile massacrato sulla sua carrozzella. 

Due guerre atroci si stanno combattendo sui civili in queste ore. Una è la liquidazione a puntate di Gaza. L'altra è l'attacco alla Russia per interposta Ucraina. Come tutte le ultime, anche queste sono guerre per le risorse, naturalmente. Per il controllo dei flussi energetici. Se controlli l'energia puoi anche imporre ai popoli da sottomettere, assieme all'austerità,  inverni gelidi ed estati roventi.

Questi poveri morti sono alcuni dei residenti di una casa di cura per anziani con malattie mentali a Lugansk, uccisi dall'esercito di quel governo filo-occidentale nato dal solito coito contro natura tra ultracapitalismo e reazione e i cui crimini vengono regolarmente occultati, tanto hanno la scusa che le immagini "potrebbero impressionarvi", e finiscono triturati assieme ai "200 bambini morti a Gaza, SOPRATTUTTO a causa dei bombardamenti israeliani" dei telegiornali piddini. 

Scegliete voi se volete il cazzotto in faccia o no. Se volete sapere, tra una minchiata e l'altra di 'sto governo piduino, cosa sta succedendo alla grande porta di Kiev, trovate per favore il tempo di guardare le foto che sta pubblicando Nicolai Lilin sul suo profilo Facebook. Sono crude, sconvolgenti, ma documentano uno scempio assoluto, un massacro di civili con la benedizione dell'Europa, del ragazzo immagine del complesso militare-industriale, della Fuhrerin e di tutti i killemmuorti collaborazionisti di questo mondaccio schifoso intrappolato nella maledizione dell'economia dei disastri.

E, quando piangete per quel fogliaccio defunto, ricordate che scelse di appoggiare questi assassini.


mercoledì 30 luglio 2014

Chi sia stato non si sa


Ciò che c'era da dire oggi sulla fine di questa shock economy casualty l'ha già scritto meglio di chiunque altro Alberto
Io dico solo che mi dispiacque di più per l'Uomo Ragno.



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