giovedì 1 dicembre 2016

Le avventure di Sì-nocchio e la necessità inderogabile del NO


Il volantino del SI arriva in busta anonima, per evitare forse di essere subito cestinato, o come un articolo acquistato al sex shop online e, in effetti, sfogliandolo, si ha l'idea di un "discorso di prostituzione" con l'aggravante dell'art. 600 ter. Per la mania ormai consolidata di coinvolgere sempre i minori nella propaganda politica. 
In copertina un demente di età indefinibile viene spinto da un bimbetto mentre sta su una specie di go-kart. Entrambi indossano caschi ma questi sono inutili perché l'automobilina è di legno e non si vedono nemmeno i pedali che potrebbero muoverla comunque ad una velocità assai limitata. Quindi i due non andranno da nessuna parte, se non a ribaltarsi dopo pochi metri. I caschi serviranno loro casomai solo a ripararsi dalle legnate degli italiani incazzati per le promesse da ciurme intere di marinai che stanno piovendo loro addosso nel last minute pre-referendario e che prima o poi verranno a galla come tali e come è destino di ogni materia anfibia organica. 
Complimenti ai creativi comunque, un'immagine più piddina di questa era impossibile da ideare. E se qualcuno, come questo utente di Facebook, ha avuto un raptus piromaniaco nei confronti dell'opuscolo, come dargli torto? Secondo me il fuoco lo nobilita, è perfetto, gli dà quel senso di copertina di Storm Thorgerson che gli mancava. Wish they weren't here.



Notare il logo "Sì cambia". L'ossessione del cambiamento che, secondo loro, dovrebbe essere sempre positivo. Ovvero la madre di tutte le bugie che infarciscono questo ignobile fogliaccio di pedopropaganda dei Sì-nocchi. Ricordiamo tutti, per dovere di cronaca, come questi cialtroni reagirono al precedente tentativo di modifica della Costituzione in senso piduista.


Io voterò





Non ho mai avuto alcun dubbio in proposito, come non avrei avuto esitazioni a votare Brexit e Trump e non ne avrei a votare Hofer, Le Pen e AfD (anche se quest'ultimo non mi entusiasma) contro l'orrenda Merkel. Quando sei in pericolo di affondare scopri di sapere benissimo dove sono nascosti i salvagente.

Le motivazioni del NO, se avete notato ascoltando in giro, sono assai più numerose, documentate e circostanziate di quelle del SI, che è un semplice "FOTTIMI" rivolto dall'Italia a gambe aperte al mondo intero. L'atto di sottomissione di un popolo di sottomessi, i piddini, a nome di chi non è piddino, nei confronti del nemico. Dico nemico perché questo è un referendum di guerra. Non contro Renzi, che ha la rilevanza di uno sputo nel mare, ma contro chi egli rappresenta.
I motivi per essere allarmati da questa riforma costituzionale tagliata male e spacciata per cambiamento, sono tanti. Il più importante, e a me basta solo questo, è che in Costituzione, passando la riforma, verrebbe inserita una clausola di subalternità totale alla UE. In pratica, diventeremo costituzionalmente il Manchukuò d'Europa per volere di Maria Elena JP Morgan. 
E poi invitano a votare si: Schauble, la Merkel, Prodi, l'Osce, le banche, i chitarrosi, gli intellettoidi e le Leni Riefenstahl a scottadito, tutti coloro che a vario titolo ci vogliono morti, insomma. Dei testimonial che levati. 
C'è anche chi ci vuole morti ma vota NO, come Monti, ma il motivo è che perfino lui considera questa schifezza firmata dalla ganza di Renzi come indifendibile. 
Fare peggio di Monti? Ebbene si. Ci stanno riuscendo.

Sapete, i Sì-nocchi hanno introiettato la TINA. Parlando con loro ti dicono piccati: "Ma se fai cadere Renzi, poi, chi governa, Grillo???? (l'odiato vicesostitutogatekeeper). Ci pensano un po' e poi se ne escono con un sorprendente: "Ci vorrebbe Mussolini." Oppure vanno sul lapidario: "Quelli che votano NO sono tutti gufi". (Dalla cronaca vera di Piddinia).
Inoltre non sanno assolutamente cosa vanno a votare. Per questo è stato infilato nel quesito il CNEL, per aver il gusto di farli votare su qualcosa del quale ignorano perfino l'esistenza. 
Potevano scrivere qualunque sigla, "volete abolire il COMINTERN"?  Avrebbero detto di si lo stesso, perché votano a scatola chiusa, per appartenenza e per appartenenza, lo spero, creperanno sotto i colpi della Storia che alla fine, pareggia sempre i conti con tutti. 
Dicono di si anche i sindacati che stanno firmando oscenità assolute, compreso lo scivolamento verso la sanità privata e la costituzionalizzazione della svalutazione del lavoro. I metalmeccanici sono tutti incazzati nelle fabbriche? In fondo io godo, perché sono anni che li stiamo mettendo in guardia.
Fate una bella cosa. Lunedì, mentre aspettate i risultati definitivi del referendum, revocate i contributi ai sindacati e stracciate la tessera, perché quei soldi serviranno a voi per curarvi.

Chi non si riconosce nei Sì-nocchi sappia che votando NO vota contro tutto ciò che gli sta facendo del male in questo momento. Il NO non rimuoverà la sofferenza ma la allevierà e forse, assieme agli altri terremoti politici in corso e in programma potrà impedire che il progetto distruttivo della sparizione di un'intera civiltà possa essere messo in pratica.
Quel FOTTIMI deve diventare un sonoro FOTTITI a quello stesso mondo che si permette di scrivere letterine di istruzioni a dei servi investendoli del diritto abusivo di modificare una Costituzione non avendone la dignità, né le capacità. "La cosa che preferisco", ha detto Soros in un'intervista "è poter cambiare le regole."

Ce la faremo? Non lo so. Amo i miei connazionali ma non mi fido di loro come mi fidavo dei britannici e degli americani. Spero di peccare di eccesso di prudenza. Mai come questa volta occorre che gli italiani si leghino all'albero maestro come Ulisse e si tappino le orecchie con la cera per non ascoltare la propaganda martellante delle balle renziane e non si lascino spaventare dalle sirene del globalismo made in Italy. Ripeto: vi vogliono morti, prendetene atto, perdio.
E' doppiamente difficile vincere  ma se ce la faremo sarà un giorno da ricordare.

Votate NO, fatemi questo bel regalo per l'onomastico.

lunedì 28 novembre 2016

Make Italy Great Again


Devo a Martina Carletti una risposta a questo suo commento lasciato in calce al mio ultimo post:


Cara Martina, ho riletto il vostro "manifesto", che contiene molte cose condivisibili anche se, a parer mio, non straordinariamente coraggiose (niente flat tax, ad esempio) e altri documenti sul vostro sito. Sono un po' perplessa circa la questione che i partiti nascano dal basso perché so che non è vero e forse lo sai anche tu. Se lo pensi veramente mi pare grave. E' esistita e sempre esisterà una qualche forma di eterodirezione delle nuove formazioni politiche, ieri come oggi (e per l'oggi ogni riferimento a movimenti pentacolostellati è puramente casuale) anche perché l'iniziativa totalmente spontanea è difficilmente gestibile senza una classe dirigente che sappia a priori come si deve muovere una classe dirigente. 
Se poi pensiamo che le grandi rivoluzioni, perfino le più popolari, sono state non solo finanziate ma orientate abilmente da chi non ti saresti mai aspettata potesse auspicare una rivoluzione popolare, ti ho detto tutto. 
Non vorrei nemmeno che l'idea di partecipazione e dibattito che sostenete assomigliasse al solito modus operandi di tutte le sinistre di questo mondo, notoriamente assai vivaci nella dialettica ma totalmente inconcludenti all'atto pratico e sempre in attesa di un'autorifondazione.
Del vostro programma non condivido nemmeno l'impostazione anticapitalista perché non vedo credibile un'alternativa "socialista" in un momento in cui la forma mentis di sinistra ci sta facendo patire le pene dell'inferno (e sai che non mi bevo la faccenda del "fanno politiche di destra" e il "maquestanonèverasinistra") e sta di fatto distruggendo l'Europa (guarda la socialdemocratica Svezia). 
Tuttavia la mia non è una critica definitiva, sono sempre disposta a ricredermi e a sostenervi qualora riusciste a convincermi del tutto.

Un'ultima cosa però sul nome del partito. Il segreto del successo politico è l'abilità di far arrivare il giusto messaggio al maggior numero di persone. Persone che hanno bisogno di parole/concetto il più semplici possibili, non perché l'elettore sia necessariamente idiota ma perché la persuasione viaggia su canali molto primitivi a bassa elaborazione cognitiva. A volte conta più la scelta di un colore e di un simbolo rispetto alla denominazione, come insegna la psicologia del logo. 
Ora, siamo sicuri che questi elettori conoscano il significato di sovranità e non lo confondano con la parola sovrano, rischiando di percepirvi come una formazione monarchica? Anch'io, giocando con le libere associazioni, vedo prima di tutto troni, mantelli orlati di ermellino, scettri e corone incastonate di gemme, poi il significante di sovranità applicato alla nazione.
Sovranità è un concetto meraviglioso ma parola poco nota, soprattutto in Italia, e ci vogliono parole ad altra frequenza per impattare sull'attenzione ed imprimersi nella memoria. 
Il mio primo incontro con la parola fu un libro di A. e G. Cipriani intitolato "Sovranità limitata", che è fondamentale per capire perché non possiamo dirci una nazione al cento per cento fin dal 1945 e perché ad un telegiornale oggi possa passare l'idea che un giornale straniero possa condizionare l'andamento della Borsa italiana e che la cosa sia perfettamente normale ed accettabile.
Semplicità ed immediatezza. Sai perché ha vinto Trump? Per quel meraviglioso "Make America Great Again", che è subito diventato il #MAGA retwittato milioni di volte. Di fatto il Partito Repubblicano è stato ridenominato MAGA e ciò è avvenuto grazie a quel particolare tipo di partecipazione che oggi si mangia tutte le assemblee, i convegni, gli incontri e le manifestazioni: i social media. Vecchi volponi dei servizi ci informano che il progetto dei vari Twitter e Facebook risalirebbe addirittura al 1963 e che è anch'esso roba militare passata al civile, come la stessa Internet.

Altro esempio di nome/slogan felice per immediatezza e sicuramente studiato assai approfonditamente: "Forza Italia", preceduto da quegli strani cartelloni apparsi nel 1993 con i bimbetti del "Fozza Itaia", dando l'inequivocabile impressione di alludere a qualcosa che stava nascendo e crescendo assieme a loro. Bambini imboccati da adulti, e ritorniamo al concetto di eterodirezione. Anche se c'è ancora oggi qualcuno che giura e spergiura che Berlusconi e Pubblitalia non c'entravano nulla con la misteriosa campagna virale che anticipò di pochissimo il lancio ufficiale del prodotto "Forza Italia".


Ecco, mi piacerebbe poter votare, ad esempio, un "Italia Libera", nel pieno del suo significato, con un leader che volesse "renderla di nuovo grande". Perché, nonostante tutti i nostri difetti, un grande paese lo siamo stati e lo siamo ancora. Lo dimostrano gli sforzi sfinterici quotidiani dei nostri rivali per affossarci in tutti i modi.
Ripeto, le mie vogliono essere solo osservazioni personali ed eventualmente critiche costruttive, non chiusure pregiudiziali nei confronti del vostro movimento. 

Per le questioni più complesse legate alla politica vera e propria di un Fronte di liberazione, di questo mia "Italia libera" ideale, facciamo così: siccome Roberto Buffagni ha lasciato un lungo ed articolato commento sempre nel post precedente, cedo a lui la parola riportando qui per intero il suo intervento, perché lo condivido assai e voglio riproporne i contenuti a coloro i quali fosse sfuggito, per un'ulteriore eventuale spunto di discussione.

In effetti e *oggettivamente*, secondo la formula prediletta da Stalin, oggi il clivage principale dello scontro politico non è tra sinistra e destra, ma tra forze favorevoli e contrarie alla UE e all’euro, quali che ne siano provenienza e cultura politica. In linea di principio e in un mondo migliore, la strategia del superamento del clivage destra/sinistra e della costruzione di un’alleanza – o addirittura dell’integrazione in nuovo partito - tra forze politiche provenienti da sinistra e da destra, allo scopo di uscire dall'eurozona e di riappropriarsi della sovranità nazionale alienata alla UE, sarebbe la più adeguata alla fase politica. 
Peccato che secondo la mia valutazione - che può, beninteso, essere sbagliata – in Italia l’edificazione di questa alleanza è impossibile in tempi politici prevedibili (5-10 anni); non solo, ma il tentativo di crearla può rivelarsi gravemente controproducente.
Una forza politica che – pur tra limiti e contrasti interni – da anni si sta trasformando per superare il clivage destra/sinistra ed opporsi efficacemente a UE ed euro è il Front National di Marine Le Pen. Sinora, la riconversione strategica ha avuto successo, tant’è vero che il FN è il primo partito di Francia, e Marine Le Pen ha la reale possibilità di vincere le presidenziali del 2017. Il Front National, nato da Vichy e dall'OAS contro il gaullismo e de Gaulle, ha oggi una linea gaulliana, cioè a dire una linea politica patriottica che difende insieme l'interesse nazionale e l'interesse dei ceti popolari (il FN oggi si prende il voto operaio che fino a poco fa andava a sinistra). Questa metamorfosi ha dovuto innestarsi su una solida base di nazionalismo "di destra", per il fatto elementare che il nazionalismo "di sinistra", che pure in Francia c'era, è stato cancellato dall'adesione della sinistra alla UE
In Italia, purtroppo, una riedizione come che sia aggiornata dell’esperimento FN è impossibile – almeno per un’ “ora” nient’affatto breve – perché l’Italia non ha avuto un Charles de Gaulle, cioè un nazionalista antifascista che, rappresentando nella sua persona la continuità dello Stato e l’indipendenza della patria dopo la sconfitta bellica e la collaborazione col nemico occupante, ha saputo risparmiare alla Francia il destino di nazione vinta e occupata dalle forze vincitrici della IIGM. L’Italia ha avuto Benito Mussolini e Pietro Badoglio, il 25 luglio e l’8 settembre: la continuità dello Stato, l’indipendenza della patria, persino l’idea di nazione e di interesse nazionale come valori sovraordinati alle appartenenze politiche, sono stati travolti dal disastro fascista, dalla fine disonorevole della dinastia, da una guerra civile in cui entrambi i campi si sono subordinati a potenze straniere, dalla sconfitta bellica e dall’occupazione militare alleata.
In Italia, quindi, manca la base - ancor prima culturale e ideologica che politica - su cui innestare un progetto di fronte nazionale, che, lanciando una parola d’ordine del tipo "la destra dei valori, la sinistra del lavoro", si proponga di superare contrapposizioni politiche ormai incapacitanti in nome dell’indipendenza della patria, della sovranità dello Stato, dell’interesse della nazione e del popolo italiano.
Mi si obietterà: ma certo che c’è, la carta dei valori intorno alla quale costruire il Fronte Nazionale di Liberazione! C’è la Costituzione! La Costituzione italiana, che presidia la sovranità popolare, difende la democrazia e il lavoro, ed è incompatibile tanto con le usurpazioni di sovranità e legittimità commesse dalla UE con la complicità dei governi italiani, quanto con le politiche economiche imposte da UE ed euro, che intenzionalmente producono disindustrializzazione, disoccupazione di massa e progressivo peggioramento delle condizioni di vita del popolo italiano.
E’ così? Davvero la Costituzione italiana può far da base all’alleanza politica che darà vita al Fronte Nazionale di Liberazione dall’euro e/o dalla UE? Io penso di no. Spiego perché.
La Costituzione antifascista non è un valore o una piattaforma che possa accomunare destra e sinistra italiane antiUE/antieuro e farle ritrovare intorno a un programma minimo comune. L'aggettivo "antifascista" non è un fatto accessorio, è una qualificazione decisiva. Nella destra italiana, il fascismo è un residuo minimo, e dunque non è questo l'ostacolo. L'ostacolo principale è invece un fatto storico molto rilevante: che dopo il 1945, con la (benemerita) decisione di Togliatti e di Stalin di conformarsi a Yalta, e cioè di non perseguire anche qui la linea della guerra civile in vista dell'instaurazione di una "democrazia popolare" (come invece fu tentato proprio in Grecia), il PCI ha sostituito la linea "rivoluzionaria di classe" con la linea "antifascista e interclassista" e il mito (sottolineo due volte mito) della Resistenza. Cioè a dire, la linea del CLN.
Quando si proclamano “i valori della Costituzione" a un elettore di destra, automaticamente egli intende "valori di sinistra". Non conta, qui, se l'elettore di destra sia un liberale, un leghista, un fascista, un cattolico tradizionalista, un nazionalista, etc.: conta che "la Costituzione più bella del mondo" per l'elettore di destra è anzitutto la Costituzione di una parte politica (non la sua). Quando la sente nominare, assocerà mentalmente cose diverse, a seconda dei suoi interessi e della sua ideologia: assistenzialismo e Roma ladrona se è leghista, sindacati e tasse se è un liberale, divorzio e aborto se è un cattolico tradizionalista, stragi partigiane e tradimento dell'alleato se è un fascista, occupazione americana e perdita dell'indipendenza se è un nazionalista, etc.: non assocerà mai "la preziosissima carta fondamentale della nostra patria". La realtà a lui più simpatica a cui la potrà associare è la Prima Repubblica, per la quale alcuni (non tutti) gli elettori di destra provano una certa nostalgia, specie se non sono più giovani.
Qui non affronto il tema se l'elettore di destra abbia torto, ragione, torto e ragione insieme, etc.: segnalo soltanto il fatto che è così, e aggiungo un paio di esempi che possono illustrare meglio questa realtà.
Primo esempio. Al suo insediamento, il presidente Mattarella è andato a omaggiare i caduti delle Fosse Ardeatine. Così facendo, egli non ha reso omaggio alla nazione: altrimenti, avrebbe omaggiato l'Altare della Patria, che sta lì a due passi. Ha reso omaggio a una parte della nazione, quella che appunto si riconosce nella narrazione antifascista e di sinistra e nel mito della Resistenza. Però c'è anche un'altra parte della nazione che non vi si riconosce, e non è composta esclusivamente di nostalgici di Salò: anzi.
Secondo esempio. Quando gli antieuro/antiUE chiamano "fascista" la politica della UE e il meccanismo dell'euro, io capisco benissimo perché lo fanno: per sottolinearne l'antidemocraticità, l'illegittimità e l'incostituzionalità. Però, l’apposizione dell'etichetta "fascista" alla UE e all'euro segnala una contraddizione che rischia d’essere incapacitante, e un equivoco pericoloso. Perché?
In primo luogo, perché non tutti i regimi antidemocratici sono fascisti: anzi, in questo caso è vero l'esatto opposto. Sono proprio gli eredi legittimi dell'antifascismo (USA + classi dirigenti antifasciste europee, socialdemocratiche, liberali e cattoliche) ad avere impiantato e a sostenere UE ed euro. Mentre il fascismo (che si è reso storicamente responsabile di mali ben più gravi dell'euro e della UE) è affatto incompatibile con UE ed euro: il fascismo storico è una forma estrema di nazionalismo, che tutto avrebbe potuto fare tranne regalare sovranità a una entità sovranazionale come la UE; il fascismo storico fu anche antiliberale, statalista e dirigista, e dunque non avrebbe mai sostenuto il "più mercato meno Stato", la libera circolazione di capitali e forza lavoro, la doverosa accoglienza di un numero imprecisato di stranieri sul suolo nazionale, e le altre formule liberali e liberiste care alla UE.
Insomma, la "democrazia", cioè il principio legittimante secondo il quale la sovranità appartiene al popolo, può effettivamente essere un minimo denominatore comune tra destra e sinistra antiUE/antieuro, per la ragione principale che è l'unica arma di cui dispongono contro il comune nemico, che del parere dei popoli e delle elezioni fa volentieri a meno. Non può esserlo la Costituzione. 
L'Italia è, malauguratamente, un paese profondamente diviso. Il giorno in cui, nei momenti solenni della vita nazionale, tutti gli italiani senza distinzione di parte politica trovassero naturale cantare insieme, spontaneamente e senza retropensieri, l’inno nazionale, si potrebbe pensare alla costruzione di un Fronte Nazionale di Liberazione. Oggi, questo può accadere – forse – solo quando la Nazionale italiana di calcio partecipa a una competizione internazionale importante. Purtroppo, non basta.
Segnalo un sincronismo assai significativo. La proposta di un Fronte Nazionale di Liberazione avanzata da più parti coincide con la proposta di un Partito della Nazione lanciata da Matteo Renzi. Lo trovo un sintomo da non trascurare, e anzi chiarificatore ed allarmante. Il più grave errore del fascismo storico, che origina dal suo rifiuto di principio del pluralismo politico, è proprio la pretesa di identificare, ossimoricamente, partito e nazione. La nazione, che è l’insieme di tutto un popolo che si radica nel passato dei suoi morti e si protende, attraverso i viventi, verso i suoi figli futuri, non può venire identificata con un partito, che ne è per definizione una parte, senza che ne conseguano due effetti: 1) chi non appartiene al partito non appartiene alla nazione, e dunque non gode, almeno sul piano etico e culturale, della piena cittadinanza 2) la nazione e l’interesse nazionale non potranno mai più essere valori sovraordinati alle altre appartenenze e lealtà, perché la nazione è stata identificata con una parte politica, e ne condivide la transeunte relatività e parzialità: simul stabunt, simul cadent.
In sintesi: chiunque fondi il “Partito della Nazione” prepara senza saperlo la dissoluzione, senz’altro spirituale ma in circostanze favorenti anche materiale e politica, della sua patria. 
Nella lotta politica italiana dei prossimi tempi, il costituendo Fronte di Liberazione Nazionale potrebbe dunque contrapporsi al costituendo Partito della Nazione; e lo scontro si incentrerebbe, per forza di cose, intorno al quesito: “chi è autenticamente italiano? Chi appartiene davvero alla nazione?” Basta rifletterci un momento per accorgersi che questa è la ricetta della guerra civile, un piatto indigesto che ci siamo ammanniti più d’una volta, nella storia nazionale; e anche un buon compendio della tragedia politica nazionale italiana, inaugurata dal fascismo e solo rovesciata di segno dall’antifascismo.
Dunque, se non è possibile un Fronte Nazionale di Liberazione contro l’euro e/o la UE, è impossibile agire politicamente?
Io non penso. Spiego perché.
Si può sempre agire politicamente, non appena si sia designato il nemico : perché caratteristica fondante del politico è, appunto, la coppia di opposti amico/nemico.
La domanda a cui si deve rispondere è: la UE, con l’euro che della UE è strumento politico consustanziale, è un nemico? Personalmente, rispondo di sì.
Risponde di no, per esempio, la sinistra critica, che rappresenteremo in Stefano Fassina, perché sebbene egli constati che “nella gabbia liberista dell’euro” “la sinistra…è morta”, propone come sola “via d’uscita” “il superamento concordato della moneta unica, esemplificato ad esempio nella proposta di ‘Grexit assistita’ scritta dal Ministro Schäuble e avallata dalla Cancelliera Merkel”, e la giudica “l’unica strada realistica per evitare una rottura caotica dell’eurozona e derive nazionalistiche incontrollabili".
Fassina dunque considera l’attuale UE un avversario, non un nemico; incardina il proprio disegno politico sullo spostamento degli equilibri politici interni alla UE, e lo subordina alla vittoria di una linea politica (minoritaria) interna al paese egemone. In sintesi Fassina ripropone, in forma più radicale, più seria e più coraggiosa – e dunque più dannosa perché più credibile - la tesi delle due UE: la UE realmente esistente (falsa e cattiva) e la UE possibile (vera e buona). 
Le obiezioni alla tesi delle due UE sono note, ma qui ne sottolineo una: e se ti dicono di no? se lo spostamento degli equilibri politici interni alla UE non riesce, se la linea Schäuble perde, che fai? Qual è la tua ragion d’essere politica e la tua strategia? Detto altrimenti, qual è il tuo nemico? La UE e l’euro nel cui quadro “la sinistra…è morta” o le “derive nazionalistiche incontrollabili”?
La tesi delle due UE non conduce a un’azione politica vera e propria, ma a un circolo vizioso nevrotico: avanzare petizioni farcite di appelli ai principi di sinistra della “buona e vera UE possibile”, facendole seguire da violente, isteriche proteste verbali ogni volta che la petizione non viene accolta e i principi vengono disattesi dalla “falsa e cattiva UE realmente esistente”: l’esatta dinamica della sciagurata trattativa tra governo Tsipras e vertici UE.
Certo: è probabile che una recisa dichiarazione di inimicizia verso UE ed euro condannerebbe Fassina a una posizione minoritaria o addirittura testimoniale all’interno dei dissidenti del PD, a cui si rivolge in vista della creazione di una nuova forza politica. Però, la tesi delle due UE da un canto condanna la costituenda nuova forza politica a una posizione minoritaria o addirittura testimoniale all’interno della “UE realmente esistente”, e dall’altro replica lo schema tipico del rapporto di subordinazione e reciproca strumentalità tra sinistra di governo e sinistra massimalista (PD e SEL, per intenderci). La sinistra massimalista intercetta il dissenso antisistemico, e poi, nei momenti decisivi, lo spende per sostenere la sinistra di governo, che in cambio garantisce ai suoi quadri posti e finanziamenti: priva com’è di una strategia politica autonoma da quella della sinistra di governo, se la sinistra massimalista non segue questo schema semplicemente sparisce. 
Uno spazio di azione politica vera e propria si apre solo se si risponde, senza ambiguità, alla domanda: la UE, con l’euro che della UE è strumento politico consustanziale, è un nemico? 
Se si risponde di no – quali che siano le aggettivazioni e le mezze tinte che si accludono alla risposta – si agisce politicamente all’interno del quadro UE così com’è, con i rapporti di forza, le ideologie e gli schieramenti nazionali e internazionali realmente esistenti: e ogni riferimento a “un’altra UE possibile” resta pura e semplice espressione di un desiderio e/o mozione degli affetti a uso interno + slogan propagandistico a uso elettorale.
Se si risponde di sì, ne consegue immediatamente che i propri alleati sono tutti coloro che condividono la stessa valutazione, a prescindere dal resto (cultura e linea politica). Si può fare eccezione solo per chi si ponga su posizioni incompatibili con la nostra civiltà (per esempio, l'ISIS è certamente nemica della UE, ma non è un alleato possibile).
Per le ragioni esposte nella terza parte di questo scritto, non credo praticabile in Italia la via della costruzione di un Fronte Nazionale di Liberazione, e dunque considero sbagliata – non in linea di principio, ma di fatto - ogni proposta di alleanza strategica tra forze politiche organizzate provenienti da destra e da sinistra.
A mio avviso, se si vuole agire politicamente contro la UE le vie da percorrere oggi sono tre.
Una: influire culturalmente, nei canali disponibili e ciascuno secondo le proprie forze individuali o collettive, senza aderire ad alcun partito. Risulterà naturale che chi sceglie questa via si rivolga, principalmente, a chi appartiene alla sua cultura politica di provenienza: anche se probabilmente è proprio lì che incontrerà gli ostacoli e le sordità maggiori, perché nemo propheta in patria. E' un lavoro indispensabile, prezioso e ingrato.
Due: aderire a una delle due sole forze politiche organizzate e rilevanti che in Italia si dichiarino (con gradi diversi di chiarezza e coerenza) nemiche della UE: Lega, e Fratelli d'Italia. Aderirvi in forma individuale o se possibile organizzata, partecipare al dibattito interno, scontare i limiti dell'adesione a una linea politica che non persuade per intero, e tentare di influirvi, cioè fare carriera nel partito per consolidarvi la vittoria (tutt’altro che definitiva) della linea anti UE e antieuro.
Tre: lavorare per dividere, mandare in confusione e battere la sinistra italiana. A mio avviso, infatti, la sinistra italiana è il problema principale, e senza una vera e propria metamorfosi non sarà invece mai (so che è una parola grossa) la soluzione.
In altri termini: la sinistra italiana è il nemico principale, all'interno dei confini nazionali, perché è il principale collaboratore della UE, che senza di essa non sarebbe mai riuscita ad affermarsi, a convincere e a vincere. Lo è perché nella sinistra italiana, sia quella di provenienza comunista, sia quella di provenienza cattolica, l'internazionalismo farà sempre aggio sulla difesa dell'interesse nazionale, e oggi l'internazionalismo si declina solo nel quadro UE; mentre la battaglia per il ripristino della sovranità dello Stato contro un’istituzione sovrannazionale come la UE può appoggiarsi solo su fondamenta nazionaliste: per prendere un topo ci vuole un gatto, non un cane.
Dunque la sinistra italiana va, anzitutto, divisa e mandata in confusione. Sono benemerite tutte le iniziative interne alla sinistra, individuali o organizzate, che la dividono, la indeboliscono, la riempiono di contraddizioni e le mettono in qualsiasi modo i bastoni fra le ruote e lo zucchero nel carburatore, per esempio incrementando l'astensionismo e la disaffezione di elettori e militanti. Particolarmente importanti le iniziative interne alla sinistra che contribuiscano a farle perdere la superiorità morale, il "moral high ground", perché la dimensione morale del conflitto è la più importante, sul piano strategico (poi vengono la mentale e la fisica). Sono invece deprecabili, dannose e da battere le iniziative interne alla sinistra che si ripromettono di dividerla per creare altre formazioni di sinistra "autentica", comunque denominate, perché non fanno altro che perpetuare l'equivoco, dare ossigeno a un nemico in affanno, e resuscitare per qualche anno o mese la cantafavola della superiorità morale della sinistra e la velenosissima tesi delle due UE, che è attualmente l’arma ideologica più potente del nemico.
Soprattutto, la sinistra italiana va battuta. Il primo obiettivo da proporsi è che la sinistra italiana subisca una chiara sconfitta elettorale, chiunque sia a infliggergliela, fosse anche Attila re degli Unni. Ogni volta che la sinistra perde, perde la UE (anche se non è vero che quando vince la destra vincono le forze nemiche della UE).
Non lo dico per pregiudiziale ideologica avversa alla sinistra, anche se la cultura politica della sinistra non è la mia. Lo dico perché se vogliamo che la sinistra italiana sperimenti un “riorientamento gestaltico”, come lo definiva Costanzo Preve, ovvero la metànoia o conversione che la conduca a dichiararsi nemica della UE e dell’euro, dobbiamo sapere se ne verificheranno le condizioni di possibilità solo in seguito a un evento traumatico maggiore: cioè a un’inequivocabile, dura sconfitta.
Ricordo che la stessa identica dinamica si è verificata per la destra italiana: nella quale sono sorte e hanno conquistato la leadership posizioni nemiche della UE e dell’euro solo in seguito al processo dissolutivo da essa subito con l’avvento del governo Monti, la subordinazione e collaborazione del suo principale leader Silvio Berlusconi tramutato in prigioniero di Zenda e capo dell’opposizione di Sua Maestà, etc. 
So che le posizioni che ho formulato qui sulla sinistra sono brutalmente semplificatorie. La cultura politica della sinistra non è la mia. La mia cultura politica è quella di un nazionalista moderato (moderato dal cattolicesimo, perché per me prima della patria viene Dio, e quindi non è lecito fare qualsiasi cosa in nome e nell'interesse della nazione). Non ritengo che la cultura politica della sinistra sia malvagia o irrimediabilmente erronea in sé. Ritengo che abbia bisogno di una profonda revisione, che può avvenire solo dal suo interno: per questo ho ammirato e incoraggiato l'opera di Costanzo Preve, del quale mi onoro d'essere stato amico. Lo stesso vale, d'altronde, per la cultura politica della destra: qui la più importante revisione è stata compiuta da Alain de Benoist; altre sono in corso d'opera e sono benemerite. Ritengo altresì che uomini degni di rispetto e ammirazione - o di avversione e disprezzo - ce ne siano in tutti i campi politici.
La brutale semplificazione che ho proposto è motivata da questo: che siamo in guerra, anche se non si spara. Scopo della guerra è imporre la propria volontà al nemico, i mezzi dipendono dalle circostanze. La guerra oggi in corso, che vede in un campo la UE e i ceti dirigenti proUE (alle spalle dei quali stanno gli USA), e nell'altro le nazioni e i popoli d'Europa, viene condotta con mezzi economici, giuridici, amministrativi, psicologici; il fatto che sia una guerra che non osa dire il proprio nome non la rende meno pericolosa e meno aspra.
Anzi: finché questa guerra rimane segreta e sottaciuta, è impossibile difendersi e combatterla, figuriamoci vincerla; l'esempio catastrofico di Tsipras mi pare esauriente.
Ora, per difendersi da una guerra di aggressione bisogna anzitutto: a) accorgersi che c'è, cioè accorgersi che qualcuno ti ha designato come nemico b) ricambiare il favore, cioè designare nemico lui c) delimitare i campi, che possono essere solo due, e chiarire chi sta nel campo nemico e chi sta nel campo amico d) situarsi di qua o di là e) dividere e battere il nemico usando tutti i mezzi atti allo scopo (dai quali escludo i mezzi violenti, per la ragione elementare che un passaggio al livello militare dello scontro importerebbe l'immediata e totale sconfitta del campo in cui mi situo io).
Designo la sinistra come nemico principale all'interno delle frontiere italiane perché la sinistra italiana si è totalmente identificata con la UE (salvo benemerite eccezioni, purtroppo quasi sempre individuali) e perché la sinistra è la principale portatrice della funesta tesi delle due UE, che, ripeto, è attualmente l’arma ideologica più potente del nemico: sinistra = UE dal volto umano.
In altri termini: finché la sinistra resterà maggioritaria nell'opinione italiana, la maggioranza degli italiani continuerà a credere che la UE sia riformabile, cioè che la UE sia un compagno che sbaglia o alla peggio un avversario, non un nemico. Io invece penso che la UE sia un nemico. La guerra semplifica brutalmente: nemico, amico; di qua, di là; perdere, vincere. E' brutto, è peggio che brutto, ma è così: prima ce ne persuaderemo, meglio sarà.
Insomma: la sinistra può svegliarsi dal sogno europeo? E se la risposta è “sì”, in che modo?
Sì, la sinistra può svegliarsi dal sogno europeo. In che modo? Se dopo una dura, inequivocabile sconfitta, le voci di chi, dall’interno della cultura politica della sinistra, ha saputo operarne una profonda revisione e le ha indicato come nemico la Ue e l’euro che di essa è strumento consustanziale, vi troveranno ascolto e ne conquisteranno la leadership.
Roberto Buffagni

domenica 27 novembre 2016

Perché non c'è un Fronte Nazionale in Italia?



Ieri nero mi ha suggerito la visione di una puntata di Omnibus su La7 alla quale ha partecipato Marion Le Pen. Utile, per chi vorrà guardarsela, più che altro per riconoscere ancora una volta chi, camuffandosi da fraticello in cilicio, sofferente per le pene del globo, in realtà vuole la nostra pelle scuoiata in un unico pezzo su un bastone.
Utile anche per capire che:

1) Marion Le Pen non è simpatica come zia Marine (confrontatela con quest'ultima nell'epico scontro con frau Blucher); risulta un po' compressa nella sua corazza di bionda Crudelia Jean d'Arc, ma è anch'ella perfettamente in grado di ampliare ogni volta la collezione di palle vetrificate che tiene sulla scrivania in una ciotola. Palle strappate agli intervistatori e agli interlocutori televisivi, questa volta un tre con ("con" nel senso del canottaggio e in quello francese) che ha tentato di metterla in buca con argomenti come: [il conduttore] "ma è vero che sua zia ha cacciato suo nonno perché il cane di suo nonno aveva sbranato l'amato gatto di sua zia?" Al che Marion ha risposto, perfida: "Sono qui per parlare di politica, non di aneddoti".

2) Il tre con, in cui si è distinto per dialettica creativa, con un vero carpiato con avvitamento quadruplice internazionale (il "pericolo dell'internazionale nazionalista") il sanvaroufakista #Magliettanera, ha dato l'impressione di esistere nel senso del da sein solo quando Marion se n'è andata lasciando i quattro allo scambio di figurine globaliste e la puntata si è trasformata infine, come accade spesso nelle riunioni tra adolescenti che condividono un interesse comune, in una tristissima ammucchiata di platonici pompini reciproci.

3) Chi parla di cose concrete in politica, delle istanze del popolo, dei problemi reali e non della fluidità sessuale degli angeli esiste ma lo spazio dialettico è occupato da fuffaroli che hanno l'unico scopo di non lasciar passare le idee che non si adeguano all'Unica Idea. Il Grande Cancello al quale si affollano fin troppi guardiani. L'idea internazionalista/mondialista.

Alla fine della trasmissione mi sono chiesta: "Perché non abbiamo anche noi come i francesi un Front National da votare in Italia?
Poi però mi è sorto un dubbio sulla possibile effettiva esistenza di una formazione politica con quel nome in Italia, ho controllato ed ho avuto la conferma che, si, in realtà un fronte nazionale c'è ma è come se non esistesse, perché appartiene ad un mondo ufficialmente inesistente. Un ectoplasma politico. La domanda forse potrebbe diventare, a questo punto, ancor più provocatoriamente e fingendo di essere ingenui come il bambino dei vestiti nuovi dell'Imperatore, "Perché non possiamo utilizzare "quel" Fronte Nazionale come i francesi possono fare con il loro Front National?"

E' una domanda importante, più ci penso, perché sulla relativa pagina di Wikipedia del FN italiano si legge questo:

Il Fronte Nazionale è un partito che si dichiara alternativo sia alla destra che alla sinistra, in quanto ritiene che entrambe le fazioni appartengono a vecchie logiche politiche figlie del mondialismo e dell'ultraliberismo; alla dicotomia destra/sinistra si contrappone lo schema sovranisti/mondialisti. Il partito pone come primo obiettivo il recupero della sovranità nazionale in tutte le sue ramificazioni: sovranità culturale, sovranità etica, sovranità territoriale, sovranità economica, sovranità monetaria e sovranità politica, come descritto nel loro manifesto per la sovranità nazionale sul loro sito ufficiale.[57] In politica economica il Fronte Nazionale è un partito antiliberista, favorevole all'uscita dall'Euro per riacquisire sovranità monetaria, e favorevole alla nazionalizzazione della Banca d'Italia per riacquisire la sovranità economica. (fonte Wikipedia)
Stra-ohibò! Sento una formidabile perturbazione nella Forza, "come se milioni di voci gridassero terrorizzate e a un tratto si fossero zittite. Temo sia accaduta una cosa terribile." (cit.)

Ma è quello che diciamo noi! Sono i nostri obiettivi! Siamo forse diventati tutti di estrema destra a nostra insaputa? Oppure dovremo diventarlo? Anche noi che, prima di riconoscere il pericolo mortale rappresentato del mondialismo e dell'ultraviolenza liberista, frutti dell'amplesso contro natura post 1989 tra Capitalismo e Comunismo, eravamo stati orgogliosamente desinistra? E anche coloro che, disperatamente, cercano di far diventare di sinistra le istanze di cui sopra, insistendo ad evocare il fantasma di qualcosa che forse non esiste?
Se la sinistra europea che dovrebbe rappresentare il popolo (ma l'ha mai fatto realmente?) è ormai la quinta colonna del mondialismo e i suoi rappresentanti i drughi dell'ultraviolenza liberista, come tengono tanto a ricordarci ogni volta dai pulpiti mediatici che okkupano con grande solerzia, ciò dovrebbe rappresentare un problema identitario nostro, dopotutto? Io, tra parentesi, credo di aver già superato la fase dell'elaborazione del lutto.

E' evidente che ci vuole anche in Italia un Fronte Nazionale come in Francia, come già scriveva Eugenio Orso due anni fa, ovvero un partito che metta l'interesse nazionale al primo posto contro la minaccia mondialista e che comprenda tutti coloro che vogliono starci, fossero anche coloro che non ci piacciono e che incontreremmo nel punto in cui si incontrano gli opposti estremismi. Se il marchio è già registrato se ne crei un altro, che però indichi chiaramente che lo scopo è la nazione e l'Italia. Non, per intenderci, il Forza Italia (nel senso ormai divenuto di forzare) così diverso dal preteso Forza, Italia, che occupa in maniera nefasta lo spazio della destra, e contro i partiti che l'Italia l'hanno esclusa non a caso fin dal nome, preferendo l'indeterminatezza, la fluidità culturale del "Partito democratico", "Movimento cinque stelle" per non parlare dei "transnazionali radicali".
Ha ragione il fraticello compunto e infilzato, un'internazionale nazionalista, nonostante l'ossimoro, è pericolosa, perché paese dopo paese sta dimostrando che solo il nazionalismo potrà salvarci.

Eppure dovrebbe essere semplice da capire perché. Una volta perfino la sinistra europea difendeva l'interesse nazionale e parlava come Georges Marchais, che oggi invece verrebbe considerato un fascista sciovinista, misogino, omofobo, razzista. Come lo sarebbe il Napolitano di quei tempi e qualunque altro leader comunista dell'epoca. Perché il nazionalismo era ancora una cosa normale, come l'eterosessualità.


Anche Fidel, con un unghia del quale non avresti fatto l'intero Parlamento Europeo degli Schultz e dei Juncker, ha sempre difeso un interesse nazionale, quello il suo popolo; era uno sporco nazionalista, ora che lo piangete, aggiungendo il suo santino a quello del Che. Ipocriti sepolcri arrossati.
In quella sinistra nazionalista ci si poteva anche al limite riconoscere. In questa che, in fondo, passato il funerale ed appassiti i fiori rossi, comincerà a  definire Castro con gli stessi argomenti degli esuli cubani a Miami, ed imputandogli una chiusura al multikulturalismo e al libero mercato, perché parla facendo da megafono all'interesse dei padroni sovranazionali, assolutamente no.

Se la sinistra non tornerà mai più nazionalista, il che rappresenta l'ultima chiamata prima dell'autodistruzione, che allora si fotta assieme ai suoi padroni in guanti gialli. E si conceda ai becchini di seppellirla una volta per tutte, staccandosi dal suo cadavere putrescente restituendolo alla terra, liberandosi per sempre da questa nefasta necrofilia politica.


domenica 20 novembre 2016

Non è Francesca



Marco Zorzi ha lasciato questo commento a margine del post "Io sono una trumpiana di merda".

"Non mi dire che anche tu consideri questa "sinistra" come "comunista"?? E' evidente che questa è una falsa sinistra! Quella vera, da Fusaro, a Preve, a Orso, a Giulietto Chiesa, a La Grassa, etc etc etc SONO CONTRO QUESTA FALSA SINISTRA! E allora sono io che chiedo a te, ma come fai a non capire questo concetto così elementare e a chiamare ancora "comunisti" questa FALSA SINISTRA??? Questa è una falla enorme e incomprensibile nel tuo "sistema", che pur io apprezzo moltissimo."

Vedi Marco, permettimi una premessa metodologica, prima di entrare nel merito e rispondere alla tua osservazione. 
Noi psicologi siamo, specialmente in Italia, categoria pressoché inutile. Altamente professionale ma inutile. Sempre scavalcati, calpesti e derisi dagli psichiatri che, per il fatto di poter prescrivere farmaci avendo una formazione medica, facendo parte del clero ospedaliero (rubo la definizione di clero da Costanzo Preve), ed essendo quindi sacerdoti della Sacra Pillola, si sentono inevitabilmente superiori, nonostante a volte manchi loro proprio la psicologia, la dimestichezza con i meandri reconditi della mente - non solo del cervello materiale fatto di neuroni e materia bianca - indispensabile per interagire in modo completo e soddisfacente con il paziente, promuovendone la guarigione completa di corpo e mente, anche quando si tratta di un male apparentemente solo fisico. 

Nel caso poi del disagio mentale, della depressione o della vera e propria psicosi, piuttosto che consegnare al sofferente, tramite la psicoterapia, la chiave per comprendere la sua psiche attraverso quello che non è altro che un lungo, doloroso ma salvifico percorso alchemico di iniziazione all'autoconoscenza del sè, si preferisce l'atto magico ed immediato di prescrivere la pillola, dove la magia consiste troppo spesso solo nell'aumento del profitto per chi l'ha prodotta. Qualcosa che è ormai assai affine all'atto di ciarlataneria di chi vendeva le pozioni miracolose alla fiera del paese e che presto sarà sostituito dai vecchi e più sbrigativi arnesi della lobotomia e dell'elettroshock.

Noi psichiatri e psicologi dovremmo lavorare in sinergia, unire le forze per il bene di chi soffre, ognuno occupandosi del suo corno del problema, neurotrasmettitori e psiche, ma ciò non avverrà mai, perché l'interesse di questi due mondi facenti parte integrante del macromondo del Profitto, non è più il benessere del paziente, come ci si illude, ma solo la sua fidelizzazione al consumo di psicofarmaci che, senza psicoterapia associata, sono più inutili della categoria degli psicologi.
Non fu sempre così. Io fui assai fortunata di ammalarmi di depressione in un periodo, trent'anni fa, in cui ci si poteva ancora permettere di affiancare alla pillola non ancora sacralizzata la psicoterapia e potei guarire dal male oscuro. La scelta successiva dello studio della psicologia fu probabilmente nient'altro che la volontà di completare la mia conoscenza pratica con quella teorica. Dirò di più. Solo ora, dopo trent'anni, mi rendo conto che l'immane sofferenza di allora, l'andare sull'orlo dell'orrido e trovare il coraggio di guardarne il fondo per evitare di esserne risucchiati, era assolutamente necessaria e sono per questo oggi finalmente grata al Virgilio che mi ci accompagnò.

Ora, ciò premesso, e scusandomi per la nota autobiografica, l'essere psicologi, nonostante significhi l'appartenenza ai paria della comunità scientifica, rappresenta un vantaggio quando si devono interpretare alcuni comportamenti, fatti, azioni e reazioni a livello macropsicologico sociale e collettivo,  perché si possiedono gli strumenti professionali più adatti per farlo. E ciò perché la mente collettiva funziona a grandi linee come la mente individuale, pur con alcune differenze.  Utilizza anch'essa, ad esempio, tutti gli arnesi della negazione, dai più blandi meccanismi di difesa dell'IO alla negazione psicotica della realtà.
Quando si nega? Quando non riusciamo a sopportare la verità di una risposta che già conosciamo (meccanismo di difesa) o la realtà dalla quale proviene (negazione psicotica).

Tornando finalmente all'argomento che ha dato origine a questa discussione, e rispondendo nel merito al caro Marco. Mi chiedi come faccio a non capire che QUESTA NON E' VERA SINISTRA?
E' perché sono psicologa. 
Permettimi di consigliare a te e agli altri miei lettori la visione di questo video propedeutico, prima di proseguire. 


Cosa salta subito alle orecchie? Una serie di personaggi che sono in clamorosa contraddizione con loro stessi. Che prima, ai tempi di Berlusconi, quando fingevano di contrastarlo secondo il copione, strillavano contro chi voleva cambiare la Costituzione e ora strillano contro chi vuole impedir loro di cambiarla nel modo identico a Berlusconi, ovvero secondo i dettami di quella sovragestione il cui regista allora chiamavamo con il nomignolo di P2.
Questi waltercialtroncelli si spiegano molto facilmente con la formula della sete di potere, nel senso di gestione del controllo sui livelli bassi della società; tratto comune, per la verità, alla genìa dei politicanti in genere. Il comportamento di questi in particolare è però quello di chi, pur di mantenere questo potere da kapo avendolo ottenuto con la vendita dell'anima, i trenta denari e il piatto di lenticchie, se ne frega proprio della contraddizione, non se ne preoccupa affatto. E perché? Perché chi li considera dei leader e dei capi è affetto dal morbo dell'appartenenza e non oserà metterne in discussione l'autorità, nemmeno quando è palese che non solo  questi capi si contraddicono nei fatti, il famoso "contrordine, compagni", ma non fanno più l'interesse del popolo per fare invece quello della sovrastruttura della quale sono nomenklatura e alla quale ci hanno venduti e continueranno a venderci.

Tu Marco dici:
"Non mi dire che anche tu consideri questa "sinistra" come "comunista"?? E' evidente che questa è una falsa sinistra! Quella vera, da Fusaro, a Preve, a Orso, a Giulietto Chiesa, a La Grassa, etc etc etc SONO CONTRO QUESTA FALSA SINISTRA!

Ma cosa intendi esattamente con sinistra comunista? Quella che si è incarnata nella realtà della storia del Novecento con le sue poche luci e le troppe ombre o un'altra totalmente fantasmatica, inesistente, mitologica ed idealizzata che sembra, a noi psicologi, la proiezione olografica di chi vi si identifica e che non è mai esistita se non nelle teorizzazioni dei libri sacri, da Marx a Lenin?

Perché per "vera sinistra" non credo tu ti riferisca a quella che fu distrutta negli anni '90 per far posto a chi era più ontologicamente adatto a gestire la transizione dal liberalismo al totalitarismo mondialista. Mi riferisco a quella sinistra liberale (orrore!) dei Craxi, degli Olof Palme. Gente non a caso eliminata politicamente e fisicamente per far spazio ai comunisti riverniciati da ex tali come Angela Merkel, incaricati di mettere in pratica il progetto europeo di stampo reazionario e neoaristocratico il cui manifesto fu però redatto, guarda caso, dal comunista e antifascista Spinelli.

Se oggi perdiamo tempo prezioso a disquisire su sinistra vera o falsa invece di maledirla e basta è perché abbiamo commesso tre errori fatali.
Il primo è stato l'aver evitato come la peste in quanto "fascisti" i libri che trattavano dei crimini del comunismo perché il farlo ci ha permesso di ignorarne la tendenza autogenocidaria e autorazzista, come insegna la vicenda dei Khmer Rouge cambogiani (anche quelli falsi comunisti?)
Il secondo è stato rallegrarsi della fine del socialismo liberale e del contemporaneo salvataggio fraudolento del comunismo spacciato per post-comunismo, che non presagiva nulla di buono.
Il terzo e più fatale errore è stato l'aver confuso la caduta dello stalinismo residuale (1989) con la caduta del comunismo tout court, perché l'equivoco ci ha impedito di vedere come la Reazione ne avesse conservato accuratamente la parte internazionalista, trotzkista, perfettamente adatta a gestire il mondialismo totalitario a venire. Mondialismo che, in quanto ad armamentario propagandistico ed ideologico, è infatti un tripudio di egualitarismo (verso il basso), elogio della diversità (indifferenziazione), apertura, antinazionalismo, antifascismo, antirazzismo.
Convinti da questi propositi buoni per definizione, così inequivocabilmente progressisti e desinistra, per seguire l'europeismo internazionalista dei comunisti preferiti di Kissinger (non per caso), fidandoci di una loro inesistente redenzione dal comunismo (mentre invece era solo dalla componente nazionalcomunista stalinista) siamo caduti nella trappola delle élite sovranazionali, accettando che, dopo le purghe di Mani Pulite, rimanessero solo questi infami disposti a continuare a torturare popoli interi a rappresentare la "vera" sinistra. Il risultato sono la Grecia di Tsipras e l'Italia di Renzi.
Oppure pensate veramente che l'attaccamento morboso verso l'abolizione della proprietà privata (o sua limitazione caso per caso, come scrive Spinelli), il controllo centralista della misura dei cetrioli e la distruzione del sistema capitalistico siano politiche di destra?

Non che anche a destra non siano stati traditi e abbiamo molto da ridere. Hanno creduto che la loro dirigenza lottasse contro il comunismo ed intendesse addirittura salvarli da esso, mentre invece ci andava a letto assieme e assieme a lui studiava il modo di fotterli. Non so dire sinceramente chi, tra destri e sinistri, dovrebbe essere più incazzato con la propria ideologia di riferimento, di questi tempi.
Forse è proprio giunto il tempo di riprogrammare tutta la politica rifondandola su categorie più concrete e vitali  della diatriba stucchevole e ottocentesca destra-sinistra. Ciò comporterà scelte dolorose ma inevitabili, almeno per chi era di sinistra, come il dover rinunciare all'appartenenza e accettare il salvagente lanciato da colui che era ideologicamente il nemico.

Credo quindi, per concludere, caro Marco, che sia proprio sinistra comunista. Il perché lo capisco dalla reazione dei suoi militanti, che è religiosa e non politica, come si addice a quella sinistra che per combattere la superstizione religiosa si fece essa stessa religione, attribuendosi inoltre, aiutandolo dalla religione, il primato della superiorità morale. Sinistra che si fonda sull'appartenenza, sul dogma dell'ortodossia e sul centralismo democratico, espressione dell'autoritarismo di una nomenclatura auto-designatasi a governare sul popolo e del principio che i capi non sbagliano mai e il "contrordine, compagni" non è mai contraddizione ma tattica politica.
L'errore del militante-credente è quello di pensare che questa dirigenza agirà sempre per il suo bene e non sarà mai capace di tradirlo.
Il militante vede questa sinistra come la mamma. La mamma non può farmi del male perché mi vuole bene.
Ora, se vostra madre vi vende ai pedofili, direste che "si, è vero, ma questa non è la mia vera mamma?" Ricordando che sui padri vi possono essere dubbi ma mater semper certa est, è chiaro che si tratterebbe di negazione psicotica della realtà. 

Neghiamo perché dietro a quasi tutti gli atti che hanno generato una sofferenza esistenziale, a volte alla base di vere e proprie vite rovinate, c'è la percezione di un atto di tradimento, che è francamente insopportabile. Genitori o altre figure di riferimento che hanno tradito le nostre aspettative. A volte il tradimento percepito è semplice insoddisfazione delle pretese irrealizzabili del bambino che vede l'adulto come dio onnipotente al servizio dell'egocentrismo infantile. Mamma è stata cattiva perché non mi ha portato la Luna (non ha realizzato il Socialismo).
Crescere significa rimettere a fuoco e al loro posto queste figure di riferimento e vederle come esse sono: esseri umani fallibili che, se hanno sbagliato, possono non averlo fatto per cattiveria ma per incompetenza e per debolezza e soprattutto perché non sono déi infallibili al nostro servizio.
Altre volte il tradimento è un atto reale, devastante. Mamma è stata cattiva perché mi ha venduto ai pedofili (mi ha venduto alla Reazione). Non per questo non possiamo trovare la forza di ammettere a noi stessi che una mamma può essere anche una criminale, di superare il trauma, incluso quello di non essere più obbligati ad amarla e andare avanti guardando oltre l'orizzonte.
Invece si nega. Ci si rifiuta di guardare in faccia la realtà. 
Chi si sente appartenente ad un'ideologia che lo ha tradito, pur di non ammettere di essere stato tradito tira fuori il "ma questa non è vera sinistra". Non è la mia vera mamma e io sono ancora un bambino che ha bisogno che qualcuno gli porti la Luna.
C'è anche, purtroppo, la cornutaggine di chi dice:" No, no. Tradirmi? Mia moglie non farebbe mai una cosa simile". Quella forma mentis che Battisti e Mogol avevano espresso genialmente nel "Non è Francesca".

Ti stai sbagliando chi hai visto non è
non è Francesca.
Lei è sempre a casa che aspetta me
non è' Francesca.
Se c'era un uomo poi,
no, non può essere lei.

Francesca non ha mai chiesto di più
chi sta sbagliando son certo sei tu.
Francesca non ha mai chiesto di più
perché
lei vive per me.
 Come quell'altra è bionda, però
non è Francesca
Era vestita di rosso, lo so,
ma non è Francesca.
Se era abbracciata poi,
no, non può essere lei.

Francesca non ha mai chiesto di più,
chi sta sbagliando son certo sei tu.
Francesca non ha mai chiesto di più
perché
lei vive per me.

Non sono mai solo canzonette.


martedì 15 novembre 2016

L'Ordine Nuovo Universale e i suoi Pacciani


Sono d'accordo nel non doversi ritenere George Soros "il Male" ma solo un messaggero, un abile agente organizzatore al servizio di un Sistema di cui egli è parte ma per il quale agisce solo da esecutore materiale, da sicario dell'interessecomunismo dell'élite. Perché credete davvero che un uomo solo al comando potrebbe "investire 500 milioni di dollari nelle migrazioni verso l'Europa"?
E' evidente che tutti i soldi che dice di spendere per provocare disastri in giro per il mondo non possono essere tutti provenienti dai suoi risparmi, nonostante dia l'impressione di stamparsi i dollari in quantità illimitata di sotto in tavernetta e sia avvezzo alla speculazione hard, potendo contare sicuramente anche su un ottima rete di insider trading. 
Lui organizza, gestisce i fondi, è l'agente pagatore, è Ernst Stavro Blofeld, il cattivo dei fumetti, in un certo senso, ma è il livello manovalanza, il Pacciani della situazione, assieme ai Lotti, Vanni e altri compagni di spirit cooking della situazione. 

E' stato scelto perché è sufficientemente sociopatico dal riuscire a non avere alcun tipo di rimorso nel provocare sciagure epocali su larga scala e a danno di intere nazioni, perché possiede lo stesso frame of mind del serial killer che si esalta nell'avere nelle sue mani il pieno controllo della vita degli altri. 
E' qualcuno che, avendo compiuto il sacrificio dei suoi simili, essendosi lavato nel sangue dei suoi fratelli, può ben auspicare e guidare il più sottile e lento genocidio imposto della dittatura sovranazionale di cui è agente e servo. 
L'esperienza con i collaborazionisti nazisti a quattordici anni in Ungheria, quando indicava con il ditino i correligionari da espropriare, ne avrà infatti senz'altro forgiato il carattere e lo avrà dotato di un devastante senso di onnipotenza ed invulnerabilità. 
In questa intervista rilasciata tempo fa a "60 Minutes", Soros rievoca quei tempi e si dichiara sorprendentemente affatto pentito di quel passato. "Se non lo avessi fatto io lo avrebbe fatto qualcun'altro", risponde all'intervistatore con l'emotività di un rettile. (Dal minuto 7:00 in poi).



Soros è un genio del male (ma non è Il Male, siamo d'accordo) e doppiamente pericoloso e infido perché è fatto passare per qualcuno che fa solo del bene, un filantropo, mentre è solo un esecutore.
Se lui è il Pacciani che procura i trofei da portare ai suoi mandanti, il livello superiore è rappresentato da un potere sovranazionale che se ne serve per implementare cosette come la destabilizzazione di paesi attraverso le rivoluzioni colorate, le migrazioni come arma di ricatto, le speculazioni finanziarie affossa-nazioni, la propaganda mediatica, e che ha deciso di usarlo come frontman, sul quale poter catalizzare tutte le frustrazioni di coloro che lottando contro il mondialismo e il suo modo di produzione, la globalizzazione, hanno bisogno di un'incarnazione del Demonio da maledire.

Giovani premier desinistra a lezione dal vecchio marpione (Justin Bieber Trudeau, premier canadese)
Questo livello superiore è oggi più che mai pervasivamente infiltrato nei gangli della società e in tutti i suoi aspetti, dall'economia alla politica, ma la cosa preoccupante è che negli ultimi tempi pare essere uscito dai sotterranei, dalle catacombe, per andare ad occupare istituzioni ben visibili alla luce del sole. Soprattutto pare aver acquisito, nel senso di comprato a suon di pacchetti di maggioranza, il concetto di Bene, che ha utilizzato come cavallo di Troia per soppiantare la democrazia. 
Esso pare aver ormai infatti occupato tutto ciò che è carità, bontà, altruismo, filantropia, bene comune, al fine di poterne stravolgere il senso e soprattutto l'orientamento che ora, dietro l'apparenza "buona", dirige decisamente verso il Male. Dire che si vuole eliminare la povertà quando invece si fa in modo di moltiplicarla, parlare di uguaglianza agendo secondo il suo contrario, elogiare la diversità provocando l'annullamento dell'identità: ecco ciò che definisco, al di là del materialismo che vi scorge solo l'elemento dell'accumulazione del profitto,  come il vero senso del demoniaco, dello stravolgimento degli scopi e del supremo inganno, rappresentato dal globalismo. Non è più solo profitto è qualcosa di controspirituale.

Non c'è bisogno che vi nomini le istituzioni che paiono essere state svuotate e votate a questo stravolgimento. Una l'abbiamo a Roma, un'altra a Bruxelles e l'altra ancora a New York.

Mentre eravamo distratti dalle emozionanti elezioni americane sono uscite questa notizia e quest'altra:


"Alla luce delle resistenze globali e il giorno stesso dell'elezione del Presidente Trump, le Nazioni Unite stanno premendo per rimuovere gli ostacoli all'implementazione della sua Agenda 2030 e dei suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile."
Signori, ecco il nuovo FATE PRESTO.

Che cos'è l'Agenda 2030? Se ne leggete il contenuto, ad esempio "eliminare del tutto la povertà entro il 2030", sulle prime penserete che è un progetto bellissimo, fantastico e che bisogna senz'altro appoggiarlo, e così tutto il resto, dalla difesa del pianeta, al diritto alla felicità, uguaglianza, fraternità ecc. Poi però ci ripensate e vi appare, come un'ologramma mariano, il Berlusca che millanta "sconfiggeremo il cancro in tre anni" e qualche dubbio di essere di fronte ad una colossale bullata cominciate ad averlo. Rileggendo ancora una volta i propositi dell'Agenda, cominciate a pensare che il mondo che essa vi prospetta sia talmente perfetto da essere irreale e soprattutto irrealizzabile in soli quindici anni.  Dopo qualche minuto in più di elaborazione, i più scafati di voi penseranno infine, e a ragione: "Dov'è, in tutto ciò, la fregatura?"
Anche perché sono gli stessi, ovvero l'ONU, che prevedono per il 2050, quindi nei vent'anni successivi all'avvento dell'Era dell'Acquario 2030, lavorandoci già dall'anno 2000, il famigerato "ripopolamento per sostituzione" dell'Europa, a quanto pare grazie all'arrivo di milionate di ex poveri salvati dall'indigenza da questi gatti e volpi filantropi che lavorano unicamente per arricchire gli altri.

Sempre a margine dell'elezione del Donald, l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, Zeid Raad al-Hussein (un saudita ai diritti umani è come Lecter che gestisce un ristorante vegano) durante una conferenza stampa a Ginevra ha definito il presidente eletto "un pericolo per il mondo." Nemmeno tre mesi fa, sempre al-Hussein aveva attaccato i leader europei non mondialisti come Wilders, Le Pen, Farage e, nuovamente Donald Trump. 
Se non strilla l'ONU, strilla la UE, con i medesimi argomenti, utilizzando i megafoni dei media (vi sarete resi conto in questi giorni che è stato dato un calcio al nido degli scarafaggi, che si erano comprati proprio tutti). Le entità sovranazionali ufficiali sembrano tutte votate alla dittatura del globalismo; ne condividono il linguaggio, le parole chiave, gli slogan e i sottostanti propositi ed agiscono di concerto e nella stessa direzione di un'Agenda ammantata di tanti buoni propositi ma decisamente oscura. 

E' ormai evidente inoltre che anche l'ex impero americano, gli USA, sono occupati e ridotti a doversi guardare e difendere dalle trame del sicario Soros e dei suoi rivoluzionari no borders co-co-pro a 600 dollari alla settimana, cestino della merenda compreso. 

Se l'ONU è veramente l'ultima ridotta del mondialismo, la sua sede ufficiale di facciata, come ormai troppi indizi portano a pensare, andrebbe completamente rifondata affinché torni ad essere un consesso di nazioni sovrane e non di tanti Manchukuò governati dai CEO delle multinazionali o dai bussanti delle massonerie.  
Una cosa dovrebbe fare il nuovo corso americano di Trump e mi pare che qualcosa in proposito sia stato accennato dai suoi fautori. Con l'immediatezza dello US English: kick the UN out. 
E sapete come potrebbe finire Soros? Con una nuova bella Mivtza Za'am Ha'el ("Operazione Collera di Dio") ma per mandarlo a processo per i suoi crimini passati e attuali, con Gerusalemme come splendida location. La banalità della filantropia.

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