martedì 6 novembre 2018

L'antivirus come metafora del "loro"

Michela Murgia, la nuova autoproclamatasi gramscia della sinistra, in una delle innumerevoli ultime interviste che sta rilasciando, ha detto che la parola che le fa più paura è "nostro". Indovinate perché. Perché forse pronunciandola in modo solenne, tutti in cerchio, con la musica al contrario e durante la notte di Valpurga, essa sarebbe in grado di aprire un portale che conDuce a Ilfascismo. 
Strano perché nostro è concetto assai collettivista e dovrebbe piacere a chi è voglioso di scambiare le mutande con chiunque non gli ricordi il suo prossimo di sangue ed è bramoso di superare il losco individualismo, fratello separato alla nascita della libertà; come piace a chi, come Leuropa padrona, sottende materialisticamente nei suoi intenti che "ciò che è vostro dovrebbe essere prima di tutto nostro". 
Forse, a compungere la scrittora e psicometrista per caso è il conflitto interiore tra librerie con l'individualismo femminista de "la topina è mia e me la gestisco io" che può mandare in crash il sistema? No, è solo il problema del nostro che non è loro. La fottuta appartenenza. Nel mondo quantico di Kelledda, esistono due nostri: il nostro fascista e il nostro nostro. Prevedo presto un collasso dell'intera Galassia a causa di questo paradosso spazio-concettuale.

De  Ilfascismo come psicoma che oramai affligge questi poveri disperati; sul loro corral interiore che delimita lo psicoma dal resto della psiche nel tentativo di conservarne l'integrità dalle frecce della tradizione e la fobia dei confini esterni che è metafora dell'angoscia della dissoluzione del sé, contrappasso del "faccio ciò che mi pare", vi puntualizzerò prossimamente. 
Ad ogni modo, se siamo costretti a parlare di una cosa discutibile come la pericolosità delle parole, piuttosto che delle azioni di chi pragmaticamente si attiene ai fatti, io, dovessi dirlo, tra le parole temo mesotelioma pleurico ma ancor di più filantropo.
No, non mi riferisco a quel filantropo, al nostro Jabba, ma ad un altro, meno frontman e sfacciatamente esposto ma proprio per questo più pericoloso. Perché il pericolo viene dagli individui che concepiscono progetti e programmi e si mettono in testa di applicarli al mondo costi quel che costi, non importa quanti moriranno, più che dalle parole che ne sono solo lo spot pubblicitario affidato a semplici comprimari e famigli.

Faccio un breve inciso. In ufficio ho un computer che è stato dichiarato ufficialmente obsoleto dal signor William Henry Gates III. Il suo cervello, quello del terminale in stato terminale, denominato Windows Vista, non è più aggiornabile con i richiami dei service-pack, quindi non è più possibile difenderlo dalle aggressioni esterne e nemmeno migliorarlo nelle prestazioni richieste da un utilizzo sempre più massivo della rete. L'antivirus, dal canto suo, avvisa continuamente che sarebbero necessari nuovi "vaccini" contro sempre nuove minacce ma il problema è che, ad ogni riavvio, la povera macchina di silicio gratta, gratta, esita sempre più a lungo per trovare le sue appendici ("sono la tua vecchia stampante, non mi riconosci più?") e ogni mattina impiega più tempo ad avviarsi, ricomporsi, connettere ed accingersi alla nuova pesante giornata di lavoro su testi, calcoli ed immagini. 
Da quando ne è stata decretata l'obsolescenza, con tanto di "ci dispiace ma Vista non è più supportato" da parte del socio portinaio pettegolo e compagno di merende Google, il mio computer non è più un hardware ma sembra assomigliare più ad un wetware, ad un cervello umano afflitto da una senescenza indotta o, più propriamente, da una malattia degenerativa progressiva. 
Tutti mi dicono che è colpa della famigerata obsolescenza programmata, il male oscuro sapientemente inoculato che ha reso di fatto le macchine mortali per obbligarti a consumarne sempre di nuove, rottamando forzatamente quelle vecchiotte ma ancora funzionanti. E, comunque, nel caso specifico dei computer sarebbe un problema solo dei sistemi Microsoft, ché quelli Linux o Apple se ne fregano di driver e upgrade ricattatori e vanno sempre, anche sui vecchi 486 o Mac del nonno. In effetti, ciò di cui si vantano maggiormente i loro possessori, è che le loro macchine non hanno bisogno di quella invenzione sospetta che è l'antivirus.

Orbene. Mi è capitato di recente di dover disattivare momentaneamente l'antivirus per reinstallarlo. In quei pochi minuti di libertà di manovra, la macchina pareva essersi di nuovo disumanizzata: era scattante, veloce, quasi un Linux. Al che mi sono chiesta: ma non sarà proprio l'antivirus a provocare il problema della lentezza? A proposito: è nato prima il virus informatico o l'antivirus? E perché solo i sistemi operativi Microsoft hanno creato questa necessità di dotarsi di un altro software invasivo, che interrompe il tuo lavoro perchè deve scaricare aggiornamenti, che piano piano prende sempre più possesso del computer, ne controlla le porte di accesso verso l'esterno e ogni modifica, irrompe durante le tue navigazioni avvertendoti che ti stai avventurando in territori sconosciuti e perigliosi (magari sgraditi al Regime) e  ti insinua quella sottile paura di essere spiato che è in realtà esso a praticare, possiamo scommetterlo. L'antivirus proclama solennemente di difenderti da quelle infernali righe di programma chiamate backdoor e trojan horse, questi morbilli informatici che potrebbero far morire il tuo computer ma in realtà non c'è peggior porta di servizio dal quale far entrare i cavalli di Troia di esso.

Veniamo quindi alla metafora. Il signor William Henry Gates III, per tutti Bill, pare avesse l'abitudine di memorizzare le targhe delle auto dei suoi dipendenti per poter, con uno sguardo sul parcheggio, sapere chi fosse già al lavoro e chi in ritardo o assente. Questa mania un po' da idiot savant viene definita il suo "lato oscuro".
Così come il fatto che da giovane sia stato arrestato per guida senza patente. Se fosse tutto qui, io stessa potrei vantarmi, in confronto, di essere una specie di Darth Vader.
Il padrone maniaco, in questo caso un ex nerd ora miliardario con la sua dose di ubbìe alla Howard Hughes, è sempre esistito e la sua è la patologia denominata delirio di onnipotenza che affligge inevitabilmente chi mette assieme, con più o meno merito, un 40 miliarducci di dollari di patrimonio.  Si potrebbe notare a questo punto che nessuno ha mai attribuito a Dio il possesso di ricchezza materiale, nessuno l'ha mai immaginato come un grasso capitalista maialone alla Grosz, e ciò perché la ricchezza spropositata viene percepita come qualcosa che rende superiori all'Ente Supremo e spinge a mettersi in competizione con lui e non può che essere appannaggio di esseri assai terreni o persino sotterranei.

Se la sfida alla divinità si esaurisce nell'accumulo compulsivo ed autistico della moneta, è un conto. Quando però l'uomo con i miliardi incontra il sé stesso filantropo, orientato al "vostro bene", o meglio al nostro non al loro, l'umanità è potenzialmente un'umanità morta.
In un capitolo del libro "Immunità di legge" de Il Pedante e Pier Paolo Dal Monte viene raccontata l'incredibile commistione tra interesse collettivo e interesse privato e ossessione personale che è il rapporto tra Bill Gates e il governo mondiale della sanità.
Non tutti sanno infatti che l'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, braccio sanitario dell'ONU, è finanziata, per la fetta più grossa generata da un unico soggetto privato, si parla di 350 milioni di dollari, proprio dal signor Bill Gates, attraverso la Gavi Alliance (Global Alliance for Vaccines and Immunization) e la Fondazione filantropica che gestisce assieme a sua moglie Melinda.
La Gavi è stata creata da Gates proprio per applicare su scala mondiale una strategia vaccinale a tappeto che nasce, dicono, da una personale ossessione di Bill per i vaccini. Chissà se generata dallo stesso psicoma che l'ha costretto ad inventare un sistema operativo vulnerabile ai "virus" e quindi dipendente da un somministratore continuo e cumulativo di "vaccini" che alla fine rende la macchina simile ad un povero essere umano malato.  Una lotta tra virus e antivirus che sembra una lotta tra il bene e il male, l'Uomo e Dio. Forse solo una coincidenza da deformazione professionale, quella tra virus informatici e biologici dei coniugi Macbeth, o forse no. Come lo è, per aggiungere un'ulteriore metafora, l'"influenza" che il privato detiene sul governo mondiale della sanità.
Se il vaccino, attraverso l'obbligo,  diventa uno strumento del Potere, il suo tallone di ferro, è giusto chiedersi se il filantropo lo sia veramente, un amante sincero dell'umanità, oppure noi siamo solo il cibo umano, il soylent green per la sua ossessione.

Come scrive Il Pedante nel libro citato:

"I coniugi Gates sono naturalmente liberi di concepire la popolazione mondiale come una rete di calcolatori su cui installare gli antivirus più aggiornati. Il problema sollevato da alcuni analisti è che, una volta insediatisi a suon di miliardi nelle cabine di controllo delle autorità sanitarie internazionali e dei centri di produzionescientifica, la loro visione, le loro priorità e le loro soluzioni sono diventate la visione, le priorità e le soluzioni di tutti." (pag. 89)

La pericolosità del filantropo consiste quindi nel suo poter imporre, attraverso la fenomenale leva del denaro, il loro sul nostro. Il nostro, a questo punto, checché ne dicano le medium evocatrici di fascismi morti, può essere solo l'espressione della democrazia e della libertà di scelta. La vera immunità, non di gregge ma di comunità di esseri liberi e consapevoli. Liberi dagli antivirus generati dalle streghe di Seattle.



"È un pugnale ch'io vedo innanzi a me

col manico rivolto alla mia mano?...

Qua, ch'io t'afferri!...No, non t'ho afferrato...

Eppure tu sei qui, mi stai davanti...

O non sei percettibile alla presa

come alla vista, immagine fatale?

O sei solo un pugnale immaginario,

un'allucinazione della mente,

d'un cervello sconvolto dalla febbre?

Ma io ti vedo, ed in forma palpabile,

quanto questo ch'ho in pugno, sguainato.

E tu mi guidi lungo quella strada

che avevo già imboccato da me stesso,

pronto ad usare un analogo arnese...

O gli occhi miei si son fatti zimbello

di tutti gli altri sensi,

o la lor percezione è così intensa

che a questo punto li soverchia tutti:

perch'io t'ho qui, dinnanzi alla mia vista,

e sulla lama e sull'impugnatura

vedo del sangue che prima non c'era....

Ma no, che una tal cosa non esiste!

È solo la mia impresa sanguinaria

che prende una tal forma agli occhi miei.

A quest'ora, su una metà del mondo

la natura par quasi che sia morta,

ed empi sogni vanno ad ingannare

il sonno chiuso dietro le cortine(30).

Le streghe celebran le loro ridde

ad Ecate la pallida;(31) svegliato

dall'allarme della sua sentinella

l'ululato del lupo - l'assassinio

s'avvia furtivamente alla sua impresa,

come un fantasma, a passo lungo e lieve,

come il lascivo andare di Tarquinio.(32)

Tu, però, solida e sicura terra,

non seguire i miei con l'ascolto,

che le tue stesse pietre

non denuncino il luogo ov'io m'aggiro

e tolgano al silenzio di quest'ora

l'orrore che sì bene gli si addice.

Ma io minaccio, e lui continua a vivere.

Le parole, sul fuoco dell'azione

soffiano un'aria troppo raggelante."


W. Shakespeare, "Macbeth", atto II.

martedì 30 ottobre 2018

O Fortuna (Desirée)

La sorte immane
e vuota,
tu ruota che giri,
funesto stato,
futile benessere
sempre dissolubile,
oscura
e velata
e su di me chi più si appoggerà;
ora che per un gioco
il dorso nudo
porto per la tua cattiveria?


Non avrei mai voluto scrivere di un'altra adolescente ridotta volutamente all'impotenza per ore da droghe e farmaci solo per poterne disporre come oggetto sessuale inerte ed incapace di reagire, alla stregua di una bambola gonfiabile, fino alla morte, tanto la vita di una "ragazzina bianca venuta per la droga" non vale uno zero. L'aggravante razziale della "bianca da stuprare", già notata nel caso Pamela, che nessun giudice con il cuore troppo vicino a un certo orifizio avrà mai il coraggio di applicare alla sentenza contro gli aguzzini di queste povere bambine. Perché, nel mondo fluido, governato dall'indeterminazione e dall'interpretazione a proprio piacimento delle leggi cosmiche, l'unico fenomeno perfettamente monodirezionale e meccanicistico è il razzismo, inteso come razzismo dei bianchi verso i neri. La connotazione razzista opposta proprio non viene notata, non fa scattare i magnetotermici mentali dei sacerdoti del progressismo maligno.

Parlando di Desirée avrei al massimo espresso la mia indignazione per il fatto che queste nostre figlie possono ormai letteralmente sparire per giorni in qualunque luogo noto di spaccio del nostro territorio come se la cosa fosse accettabile. Luoghi ove ormai conta, come in altri settori di mercato, non più la fidelizzazione del cliente ma la sua cattura, sfruttamento e poi abbandono al proprio destino, tanto ne troveremo altri ed altri ancora. Ani mundi dove la droga sembra l'esca grazie alla quale attirare i più deboli da far cadere in una trappola mortale e dove soprattutto le ragazze possono venire stuprate, torturate, fatte a pezzi e persino forse mangiate da una nuova specie di spacciatore spietato e tribale, per riemergerne solo quando non si può proprio più nascondere il fattaccio accaduto e i giornali sono costretti a raccontarne, come in questo caso e in quello di Pamela, la cronaca.
Desirée scomparve mercoledì 17 ottobre, morì nella notte tra venerdì e sabato ma la notizia del suo scempio è giunta sui giornali solo martedì 23 ottobre. Cosa aspettavano quelli sempre sul pezzo (non dico di che cosa) a parlare di un efferato delitto compiuto nel centro di Roma? Aspettavano che non fossero stati loro, a quanto pare; i protetti dalla Carta di Roma, il Crimen Sollicitationis dell'ortodossia globalista.

Non avrei voluto parlarne ma mi sono resa conto che Desirée è l'ennesima figlia oltraggiata da sacrificare sull'altare dell'ideologia quadrata che pretende di sostituire le leggi che governano un mondo sferico. La sua è una morte che ha implicazioni che devono essere negate per pregiudizio ideologico dai nuovi negazionisti con licenza di negare. Sopra tutte il fatto che questi uomini clandestini, stranieri, che non dovrebbero essere qui, si permettono di considerarsi un esercito regolare invasore con il diritto di preda sulle donne del nemico. Ogni mancata reazione dello Stato di fronte a questi delitti, nel senso di far capire agli aggressori che, se tocchi una donna o un bambino dei nostri, per te si spalancheranno le porte dell'Inferno e il giorno più brutto della tua vita sarà stato quello in cui decidesti di venire in Europa, equivale ad una tacita conferma del diritto di preda. 
Per non parlare della tutela che donne e bambini migranti dovrebbero ricevere nei centri di cosiddetta accoglienza dove invece troppo spesso vengono abusati dalle medesime canaglie. Perché perfino quando la donna stuprata è anch'essa straniera, quelli dal cuore dislocato sono incomprensibilmente propensi ad avere un occhio di riguardo e perfino a lasciare a piede libero il suo torturatore, per una forma di sudditanza psicologica verso il criminale esotico che un giorno o l'altro dovrà essere seriamente studiata dagli specialisti. 

Mi sarei limitata a queste considerazioni ma è accaduto che, incapaci di tacere perché punte sul vivo, toccate negli affetti più cari, con il trigemino dell'accoglienza fallimentare che ha preso a pulsare dolorosamente, le iene hanno parlato, si sono autoconvocate in assemblea del collettivo sul luogo del delitto e, terminata la fila degli stupratori, si sono accalcate sul corpo della ragazzina, praticandole il test dell'appartenenza, per vedere se non fosse per caso loro dovere provare pena e solidarietà per questa ennesima vittima di guerra. Vistolo negativo, con grande sollievo si sono autoinvestiti del diritto di praticare l'autopsia morale sulla vittima, come fanno di solito con i morti non loro, completandone lo scempio.

Era una drogata. 

Dov'era la famiglia?

E allora Cucchi?

E allora l'odio razziale?

Era predestinata, sarebbe comunque finita così.

Colpa di Salvini che non li ha espulsi.



Non avrei voluto nemmeno scrivere di questo frullato di marasma pubblicato su Facebook di cui si sta parlando immeritatamente troppo, se non che qui siamo di fronte non già al negazionismo modello base di chi ha creato per anni in piena coscienza e capacità di intendere e volere il fenomeno che qualcun'altro (i suoi avversari politici) dovrebbe ora risolvere, secondo lui, in pochi mesi; e nemmeno al raglio d'ordinanza del vip o intellettualoide accreditato presso la Santa Sede Globalista, ma alla nota sindrome del partecipante al funerale che vuole rubare la scena al morto. Una sindrome molto spesso femminile, va detto.

Che cosa sostiene la gestora della Rete Antirazzista Iblea ripresa da Potere al Polipo? Il suo ragionamento, o presunto tale, è alquanto contorto e risulta aberrante per chiunque non sia accecato dalla follia che vuol costringere un gigante a vestire gli abiti di un nano ma, se glielo fai notare, ti rispondono che è una chiarissima provocazione e sei tu che non capisci, e chi non capisce è perché è fascista, naturalmente. 

Secondo Rosa, le "migliaia di donne abusate e vessate da uomini italiani" (l'Entità astratta collettiva che ad Esse piace tanto evocare) non otterrebbero la stessa considerazione che ha avuto Desirée (Soggetto invece reale in quanto vittima del delitto, corpo e sangue di martire) solo perché ella è stata stuprata e uccisa da migranti. 
Dato che il problema non sono gli stupratori stranieri, anche eventualmente vogliosi di stuprare una bianca in quanto tale (tanto un ampio caravanserraglio di difensori dei diritti umani di chi di dimostra invece disumano li proteggerà sempre negando il loro razzismo), ma i razzisti nostrani (che devono essere, immagino, i mariti delle migliaia di cui sopra), ecco che l'esposizione mediatica dovuta allo scandalo suscitato da questo orrore, scandalo nel senso di skàndalon, di qualcosa che ha impedito che si tacitasse la notizia del delitto come si sarebbe voluto), ha permesso a Desirée di potersi considerare fortunata. 
Si, ha detto proprio fortunata. Perché le femministe, a furia di combattere la società dello spettacolo e il corpodelledonnismo, hanno finito per identificarsi con l'aggressore, fino al paradosso demenziale di considerare una ragazza morta dopo essere stata ridotta a puro involucro per una vagina da riempire a forza, qualcuna che ruba indegnamente la scena alle loro amiche. Una squinzia fortunata e fortunella (e chissà perché non hanno detto anche privilegiata, in fondo come bianca ci stava), che ha rubato i loro miserandi quindici minuti di notorietà da corteo assieme ai loro cicisbei, tutti con i berretti frigi in rosa sorca in testa ad urlare contro l'uomo bianco, e che inoltre si permette di ricordarci che tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più bestie degli altri.

Cosa rende Rosa così convinta che un omicidio talmente brutale, se fosse stato commesso da italiani, non avrebbe causato altrettanta  indignazione ed orrore? Nulla, è una sua supposizione fallace viziata dal pregiudizio autorazzista, la cui licenza viene consegnata, assieme al kit del perfetto antifascista, ad ogni progressista che voglia far parte del meraviglioso mondo delle Amélie no border.
Cosa ha impedito piuttosto a Rosa di fare semplicemente ciò che tutte noi abbiamo fatto, femmine ma non femministe, perché il femminismo ormai è malattia mentale, leggendo il resoconto di ciò che ha subìto quella povera creatura, e cioè immedesimarci con terrore in quel corpo incapace di opporsi, in quel dolore bruciante di carne viva, in quell'angoscia, in quel ribrezzo, in quella nausea, in quel voglio morire pur volendo disperatamente vivere? Ha mai sognato di essere paralizzata e di non poter sfuggire ad una minaccia perché le gambe non riescono a muoversi? 
Quale freno inibitorio non permette a Rosa di solidarizzare e basta con quella bambina? Lo sa che il suo ottuso contorsionismo ideologico non riesce a nascondere l'eterna miseria donnesca dell'invidia automatica verso qualunque altro essere femminile che occupa lo spazio che dovrebbe essere tuo, perfino se è una delle più sfortunate figlie di questo tempo nel momento peggiore della sua vita?

Come ha scritto Alceste in un post su Desirée che è un lampo nucleare:

"Desirèe è stata lasciata morire nel fango dell’amoralità, sbandata, senza una direzione, senza nemmeno un punto fermo a cui poter aspirare, pur nel naufragio.
Equivocare il deserto come libertà, decantare l’inversione e la sovversione in nome di una rivoluzione da barzelletta: ecco l’utopia strumentale del potere."


Mi dispiace, ma l'unica "Fortuna" che mi sento di associare a Desirée è questo canto lugubre come colonna sonora di un incubo di impotenza.

O Fortuna,
velut Luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem
potestatem
dissolvit ut glaciem.

Sors immanis
et inanis
rota tu volubilis
status malus
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
mihi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.

Sors salutis
et virtutis
mihi nunc contraria
est affectus
et defectus
semper in angaria.
Hac in hora
sine mora
cordum pulsum tangite;
quod per sortem
sternit fortem
mecum omnes plangite!



martedì 23 ottobre 2018

La forza dell'ottimismo



Domani sera, in diretta YouTube su Megliodiniente Radio, alle ore 21.30 andrà in onda una mia chiacchierata con l'amico Antonello Zedda, medico e psicoterapeuta, su vari argomenti che spero incontreranno il vostro interesse. Abbiamo deciso di intitolarla "La forza dell'ottimismo", per comunicare il valore della visione positiva della vita, anche in mezzo alle avversità, e dell'atteggiamento proattivo che, se condiviso tra tante persone tutte motivate dallo stesso scopo, sono capaci di smuovere le montagne e sconfiggere tutti gli spiriti maligni.
Grazie a tutti coloro che vorranno seguirci.





mercoledì 10 ottobre 2018

Figli non conformi di genitori a razionalità limitata




Questa circolare del Presidente della Provincia di Trento è stata postata su Twitter alla fine di agosto e mi colpì a suo tempo per il suo particolare utilizzo del linguaggio, per l'appellativo "non conformi" riservato a dei bambini. Non conformi, come le merci quando non corrispondono all'ordine effettuato del cliente. Oggi, a meno di un mese e mezzo di distanza, siamo già arrivati alle persone a "razionalità limitata", che sarebbero poi i genitori dei non conformi.  Viaggiamo alla velocità della luce verso il buco nero del Kali Yuga ma, per chi avrebbe la possibilità di fare ciò che è impossibile ma necessario, le bambole da pettinare sembra abbiano ancora la priorità sulle emergenze democratiche.


Quando le persone non vengono più chiamate con i termini consueti che competono all'essere umano ma con aggettivi di tipo asettico e depersonalizzante, direi disumano, di solito occorre iniziare a preoccuparsene assai. Le parole sono sempre pietre e questi sono tempi in cui, non potendo essere fisicamente eliminati in massa, mancando la provvidenziale guerra mondiale guerreggiata di copertura, veniamo lapidati di continuo con appellativi-macigno che sono già di per sé un tentativo di pre-espulsione dal contesto umano.

I “bambini non conformi” del testo della circolare trentina sono coloro i quali non hanno completato il ciclo di dieci vaccinazioni rese obbligatorie dalla legge n. 119 del 31 luglio 2017, ovvero il Decreto Lorenzin; che conformi non lo sono per vari motivi, inclusa la libera scelta dei genitori di non sottoporre i propri figli a quello che fino a qualche tempo fa, perfino secondo l'OMS, non certo indifferente alle voglie dell'industria farmaceutica, era da doversi considerare un atto consensuale e non un trattamento sanitario obbligatorio. Si parla, per intenderci, dei tempi in cui perfino Burioni dichiarava di non essere favorevole all'obbligo vaccinale, dovendosi preferire, secondo lui, l'arma della persuasione da usare contro gli eretici. Poi il convincimento è stato in effetti praticato ma non sui riottosi somarelli come previsto ma sul direttore del circo di Pinocchio, i pagliacci, i saltimbanchi i giocolieri e le foche ammaestrate.

In regime di obbligo, non essendo stati vaccinati e quindi non essendo “conformi” (anche se manca il complemento "a che cosa"), i bambini non devono più per legge essere ammessi nell'ambiente principe ove essi devono trascorrere la maggior parte del loro tempo proprio a scopo formativo culturale, sociale e personale.
Addirittura, la circolare trentina evoca l'intervento repressivo delle forze dell'ordine, si suppone per impedire fisicamente ai piccoli di entrare nelle aule perché, evidentemente, l'essere vaccinati o no si configura oramai come problema di ordine pubblico. Questo mentre i poliziotti vengono assaliti da grandi, grossi e non vaccinati, con l'ordine di non opporre resistenza, ma questo è un altro discorso.

Che situazioni come quella configurata nella circolare trentina fossero prevedibili, alla riapertura delle scuole, era scontato, non avendo avuto il nuovo governo il coraggio di bloccare l'ukase Lorenzin.
Sarebbe stato necessario un atto che rimuovesse la violazione, da parte del decreto, del diritto costituzionale allo studio per tutti i bambini. La scelta di operare solo sulle modalità di presentazione alle istituzioni scolastiche dei certificati di avvenute vaccinazioni, contentino assolutamente inadeguato alla gravità della violazione non ha di fatto modificato la sostanza di un TSO generalizzato.
Non solo ma, tanto per far piovere sul bagnato, esiste la bozza di un DDL, il 770, "Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale" presentato in Senato dai partiti di governo, che addirittura estenderebbe i termini dell'obbligo vaccinale agli adulti. Per inciso, per una pura coincidenza, ieri si è tenuta, sempre in Senato, una conferenza internazionale sul ruolo chiave dell'Italia nelle politiche vaccinali globali, organizzata da Glaxo Smith-Kline, ovvero dal maggior produttore mondiale di vaccini.

Con la solita scusa delle pandemie in arrivo (nonostante l'esperienza passata dei tanti falsi procurati allarmi impuniti costati milioni allo stato) e dell'insostenibilità del welfare (messo a rischio per altro da politiche economiche recessive applicate senza un'apparente motivazione logica e, ancora,  prosciugato dalle esigenze di migliaia di migranti da assistere dalla culla alla tomba a spese dei paesi ospiti), si introducono scelleratamente provvedimenti che aprirebbero la strada, in quanto precedente, alle proposte tipo quella di introdurre per gli anziani la vaccinazione antinfluenzale obbligatoria in cambio del diritto ad usufruire del Servizio Sanitario Nazionale (finora considerato diritto acquisito pressoché gratuito); una delle più aberranti proposte di ingegneria sociale che spero chi di dovere avrà la decenza di non far mai passare. Dopo il tentativo di penalizzare chi beve, fuma e in generale ha comportamenti non conformi al modello di salubrità scritto sulle tavole della legge della prevenzione, si passa ad una vera e propria selezione mediante ricatto economico. "Il reddito rende liberi", scriveranno all'entrata degli ospedali.

Si sta affermando, nel silenzio complice delle (in)coscienze e senza l'indignazione che sarebbe necessaria per risvegliare quelle dormienti da troppo tempo, il principio della negazione della libertà individuale, senza la quale non vi è e non vi può essere libertà né stato democratico. Per questo stesso principio, ossia la negazione della libertà individuale, un domani potranno somministrarvi qualunque sostanza, potranno microchipparvi come i cani per controllare quanti secondi effettivi avete lavorato e trattenervi il salario per i minuti secondi mancanti, e non potrete rifiutare i trattamenti sanitari obbligatori perché, non solo in quel caso non potrete più curarvi gratuitamente, ma potrebbero decidere che la vostra casa è diventata un lusso che non potete più permettervi e che dovrete cedere a qualcun'altro per ritirarvi in un parcheggio per pre-morituri.
Ah, naturalmente, siccome godrete purtuttavia di lussuosi diritti civili cosmetici grazie all'infinita bontà dei partiti progressisti, potrete sempre in qualunque momento decidere di darvi una morte volontaria dignitosa, facendovi fare un'iniezione letale da un amico.
Per il bene della collettività, ovvero di un'entità astratta, viene stabilita la liceità di fare potenzialmente il male - o comunque di non dover impedirlo ad ogni costi - di ogni singolo individuo di carne e ossa, come si è sempre fatto in tutte le dittature. Questa è la dittatura dell'élite e forse solo di una parte di essa, certo, ma il collettivismo ovino è il mezzo con il quale essa è riuscita, per affinità elettive, a far innamorare perdutamente le sinistre mondiali e ad asservirle, in modalità cinquanta sfumature, ai suoi voleri. Basta sentire i loro figuri come squittiscono di gioia quando viene paventata l'ennesima esclusione punitiva e rieducativa dei dissidenti dal novero della massa magmatica omologata del gregge. Il totalitarismo a fin di bene che sta devastando questo sciagurato inizio millennio.

Come si fa a non capire, e mi rivolgo chi di dovere, che quando si viene considerati non conformi fin da bambini ciò che viene brutalmente posto in gioco è il principio della personalità, dell'essere soggetti unici ed irripetibili delimitati da confini corporei e mentali, distrutti i quali vi è solo l'anomia dell'individuo magmatico indifferenziato come la monnezza tanto caro agli ingegneri folli del globalismo? E perché non capire che quando si vorrebbe stabilire che, diventati non conformi, i bambini possono essere tolti ai loro genitori - come paventava una prima versione del decreto Lorenzin - ed affidati a non si sa chi (ai Forteti?) in nome della collettività, le porte dell'inferno sono pronte a spalancarsi?
A nessuno che fosse sinceramente e profondamente rispettoso della libertà e personalità individuale potrebbe mai venire in mente di togliere i figli ai genitori a causa di un loro atto di libero arbitrio. A chi volesse invece perseguire un disegno totalitario, parrebbe non solo normale ma auspicabile e comincerebbe sicuramente considerando i dissidenti come individui a razionalità limitata; limitata proprio come la sovranità. I due concetti sono intrinsecamente collegati, infatti, e i Ricciardi lo sanno benissimo.

I bambini sono da sempre il bersaglio preferito delle dittature, perché il pensiero magico che periodicamente illude gli stregoni di poter plasmare gli individui secondo i desiderata del momento, per renderli docili burattini, trova in essi i soggetti ideali per la creazione dell'Uomo Nuovo. Ecco quindi la necessità di limitare al minimo o possibilmente eliminare l'influenza della famiglia di origine sul bambino. I bimbi non sono più tuoi e mentre un tempo erano del Fuhrer o del Partito, ora non lo fo per piacer mio ma per dare un bimbo ai Mercati.
Se vuoi accaparrarti i piccoli al fine di creare futuri domestici fedeli e discreti, sempre all'occorrenza intercambiabili con sempre nuovi modelli, devi allontanarli da coloro che potrebbero proteggerli. Devi colpevolizzare le madri rispolverando la teoria della "mamma frigorifero" per spiegare i casi sempre più frequenti di autismo, devi castrare e disarmare il padre, renderlo inoffensivo. 
Se la mamma è cattiva lo sarà anche il babbo (anzi di più in quanto ex maschio sciovinista, sessista e misogino) e quindi sarà giusto in ogni circostanza che paia al regime affidare ad altri questi piccoli. Magari a quello stato minimo concesso ai propri collaborazionisti per coprire al minimo le vergogne e salvare le apparenze. Uno stato svuotato della sua democraticità, un puro guscio di di vuota burocrazia.

La salvezza di questo paese, lungi dall'essere un fatto unicamente economico, passa soprattutto dal ristabilimento di un senso democratico profondo che consideri i cittadini non più i capi di un gregge, individui a sovranità personale limitata ma individui liberi di scegliere ciò che essi considerano il bene proprio e dei propri figli. La battaglia non contro i vaccini ma contro l'obbligo vaccinale sarà decisiva. Io sono pronta a combatterla.

venerdì 5 ottobre 2018

La vaccinazione antinfluencer



Siamo lo spettro che si aggira per l'Europa, siamo la talpa infetta che scava nella storia. Noi non lo avremmo voluto, ma hanno fatto tutto loro e ormai ci tocca.Con una mossa infantile e assai bucapallonista che svela il marasma nel quale ormai è precipitata la Mente Unica Piddina, essa sta bloccando su Twitter tutti coloro che non sono conformi al suo frame. 
Questo grande bla-bla-bla con le mani sulle orecchie ha colpito anche chi non seguiva direttamente e polemicamente i tweet del PD tanto che si segnalano perfino casi di fuoco amico tra i Conformi.
Premesso che il blocco mi onora, datosi che tra i bloccati sono annoverate alcune tra le più interessanti voci critiche del Dissenso, chiamiamolo genericamente così per evitare le solite etichette limitative, mi viene da pensare che questa non sia altro che la campagna autunnale di vaccinazione contro il più temibile dei virus: quello che ti fa cambiare idea.

Gli spettri e le talpe infatti praticano la tecnica sopraffina del pensiero critico autoprodotto e non riprodotto, riescono ad esprimere un concetto e un'opinione con parole proprie e perfino a generare parole nuove con le quali comporre nuove idee. Soprattutto si influenzano a vicenda, mettono in condivisione contenuti, si scambiano insight, giungono assieme a conclusioni e danno alla luce inferenze. Cercano sempre nuovi nodi per ampliare la propria rete neuronale. Se apprendono strade nuove modificano le proprie strutture mentali e alcune di esse le demoliscono senza pietà. Soprattutto siamo, noi spettri e talpe, menti originali ed irripetibili, ognuna con la propria personalità.
E' evidente che le nostre idee pericolosamente estranee e non conformi ma soprattutto il modo in cui le generiamo potrebbero intaccare le difese delle ultime pecorelle rimaste, superarne le barriere immunitarie d'appartenenza ed infettarle con il morbo del dubbio, il germe del sospetto, generando infine la febbre della consapevolezza del tradimento; aprendo infine vie di fuga e suggerendo strategie di salvataggio. 

Siamo evidentemente contagiosi e potenzialmente letali, quindi, per preservare l'immunità del gregge, concetto tra i più pervasivi della Mente Unica Piddina e a lei più cari, gli ormai paranoici gestori del baraccone della comunicazione dem hanno pensato bene di isolarla in una campana di vetro dentro la quale risuonerà solo il suo unico pensiero, in un delirio autoreferenziale autistico. Il tentativo di conservazione sotto formalina dell'appartenenza ormai putrefatta.
Immunizzata contro la percezione del reale, la Mente Unica Piddina, fotocopiata in ognuno dei suoi  fedeli e passivi ripetitori Conformi, dovrebbe poter continuare a masticare e rivomitare slogan, non idee; fallacie invece che logica, ottusangolarità invece che  singolarità.
Io te lo auguro, cretinetta, ma ho l'impressione che questo delirio da dittatura agli sgoccioli sarà il preludio alla tua fine.

P.S. Per le cose serie, c'è da leggere l'ultimo del Pedante. Ci blocchino pure. Abbiamo altri problemi da risolvere, noi.

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