giovedì 27 agosto 2015

Non sentite il bisogno di 120 milioni di immigrati?

fonte
Mi vedo costretta a fare una cosa che odio, ovvero una traduzione, perché altrimenti non vi c'entra. In testa.
Ne ho già parlato qui ma siccome era in inglese temo che i diversamente anglofoni se lo siano perso. Eccolo quindi, il famoso testo "Replacement Migration. Is it a solution to Declining and Ageing Populations?" uscito nel 2000 dal Dipartimento di Affari Sociali ed Economici dell'ONU e già soggetto di non poche criticheaccademiche e politiche.
Non è un manuale di istruzioni vero e proprio, è in pratica una serie noiosissima di tabelle e cifre ad uso dei demografi interessati all'argomento "invecchiamento della popolazione, opperbacco" ma è inquietante perché è scritto con quel senso della TINA per l'inevitabile che conosciamo ormai fin troppo bene. Non è tanto paranoia, Ambrogio, quanto quel tanfo di messianesimo irrorato ad ogni ora del giorno dagli spin che ci dicono che, siccome c'è la globalizzazione, bisognerà cambiare mentalità, usi, costumi. Dovremo adattarci, non sarà più come prima, bisogna cambiare, anche sesso, non si può fare altrimenti.  E, quando parlano così, io già metto mano alla pistola.  

Questo progetto per un Nuovo Calderone Mondiale può essere benissimo solo un esercizio accademico i cui scenari, per una strana coincidenza, si stanno avverando o potrebbero avverarsi a breve. Purtroppo, alla luce della innegabile invasione in corso di gente aliena, sempre più aggressiva, predatoria e visibilmente razzista nei nostri riguardi, sia in senso religioso che etnico, a fronte dei pochi veri profughi utilizzati dalla propaganda e dai trafficanti come scudi umani per sollecitare una pietà che ormai non riusciamo più a provare nemmeno a sforzarci perché essa presuppone in cambio la nostra incondizionata ed insindacabile sottomissione, chi è sensibilizzato dall'effetto Soylent Green potrebbe benissimo vederci un progetto genocidario a tavolino delle popolazioni bersaglio, ovvero di noialtri. 

fonte
In ogni caso, a cominciare dalla tabella qui sopra, vorrei capire perché l'Italia è il paese, tra quelli oggetto della ricerca, che dovrà (dovrebbe) sostenere il più alto numero di afflussi per sostituzione. Perché la parola è "replacement", sostituzione. Sostituzione di italiani. Vivi o morti? Giudicate voi. Prendetevi un Maalox e buona lettura.

(Disclaimer per i feticisti del copyright: il capitolo relativo all'Italia è qui tradotto quasi integralmente per motivi di legittima difesa).

Migrazione di sostituzione: E' la soluzione per il declino e l'invecchiamento della popolazione?"
3. Italia
(a) Il trend passato.
Il tasso di fertilità totale in Italia aumentò dal 2,3% del periodo 1950-1960 al 2,5% del periodo 1960-1970 ma da allora ha iniziato a declinare. Si è mantenuto sotto il livello di sostituzione dal 1975 e, tra il 1995 e il 2000 era stimato di 1,20 figli per donna, uno dei più bassi del mondo.  
Dal 1950 la mortalità generale è andata sensibilmente declinando, portando l'aspettativa di vita media per entrambi i sessi dai 66 anni del periodo 1950-1955 ai 77,2 del periodo 1990-1995.
Nonostante un tasso stimato di immigrazione annuale netto di 70.000 unità nel periodo 1995-2000, la popolazione italiana è andata allo stesso tempo diminuendo.
Tra le conseguenze di questi cambiamenti demografici vi è stato il raddoppio proporzionale della popolazione di età uguale o superiore a 65 anni, dall'8,3% della popolazione nel 1950 al 16,8% nel 1995. Come risultato di questi cambiamenti, il rapporto tra popolazione giovane ed anziana è sceso dalle 7,9 persone di età tra i 15 e i 64 anni per ogni ultrasessantacinquenne del 1950 ai 4,1 nel 1995.
b) Scenario I
Questo scenario, che rappresenta la variante media stabilita dalle Nazioni Unite nel 1998, assume che vi siano 660.000 immigranti netti in Italia tra il 1995 e il 2020, dopodiché non vi sia più immigrazione.
In questo scenario, la popolazione italiana diminuirebbe del 28%, passando dai 57,3 milioni del 1995 ai 41,2 milioni nel 2050. La popolazione tra i 15-64 anni diminuirebbe del 44%, mentre gli over 65 aumenterebbero del 49%; dai 9.6 milioni ai 14.4 milioni. Gli anziani sopra i 65 anni costituirebbero più di un terzo della popolazione italiana nel 2050.
Come risultato, il tasso di supporto potenziale scenderebbe del 63%; dal 4,1 del 1995 all'1,5 nel 2050.
(c) Scenario II 
Lo scenario II, che rappresenta la variante media con zero immigrazione, assume che sia la fertilità che la mortalità cambino secondo le proiezioni medie stabilite dalle N.U nel 1998 ma che non vi sia alcuna immigrazione in Italia dopo il 1995. I risultati sono simili a quelli dello scenario I. 
La popolazione italiana nel 2050 sarebbe di 40.7 milioni, ovvero di solo 475.000 persone in meno rispetto alle cifre previste dallo scenario I. Ovvero 21,6 milioni di abitanti tra i 15-64 anni e 14,2 milioni di ultrasessantacinquenni. Come nello scenario I, il tasso di supporto potenziale scenderebbe del 63%; dal 4,1 nel 1995 all'1,5 nel 2050.
(d) Scenario III 
E' previsto, per questo scenario, che tra il 1995 e il 2050 la popolazione totale italiana si mantenga costante sui 57,3 milioni di persone del 1995. Per ottenere questo scopo sarebbe necessario un afflusso totale di  12,9 milioni netti di migranti tra il 1995 e il 2050. 
L'immigrazione netta aumenterebbe costantemente dalle 75.000 unità nel 1995-2000 alle 318.000 nel 2045-2050.
In questo scenario, nel 2050, un totale di 16,6 milioni di persone, ovvero il 29% della popolazione generale, sarebbe costituita da immigrati post 1995 e dai loro discendenti. 
(e) Scenario IV 
Questo scenario assume che la popolazione italiana di età tra i 15 e i 64 anni rimanga costante ai suoi livelli del 1995, ovvero alla cifra di 39,2 milioni, arrestando il declino di questo gruppo d'età.
Per ottenere l'obiettivo, sarebbero necessari 19,6 milioni di immigrati tra il 1995 e il 2050. 
Il numero medio annuale di migranti varierebbe, raggiungendo un picco di 613.000 persone all'anno tra il 2025 e il 2030, per poi diminuire a 173.000 per anno tra il 2045 e il 2050.
In questo scenario, la popolazione italiana aumenterebbe del 16%, dai 57,3 milioni del 1995 ai 66,4 milioni del 2050. Per quell'anno, il 39% della popolazione sarebbe rappresentata da migranti post 1995 o dai loro discendenti. Il tasso di supporto potenziale scenderebbe dal 4,1 del 1995 al 2,2 nel 2050.
(f) Scenario V
Lo scenario V non presume che il tasso di supporto potenziale scenda al di sotto del valore del 3%. Per ottenere ciò, l'immigrazione non sarebbe necessaria fino al 2010 e 34,9 milioni di immigrati sarebbero necessari tra il 2010 e il 2040, con una media di 1,2 milioni all'anno nel periodo in oggetto.
Per il 2050,  su una popolazione totale di 87,3 milioni, 46,6 milioni, ovvero il 53% di inidividui sarebbe costituito da immigrati o dai loro discendenti.
(g) Scenario VI 
Lo scenario VI prevede di mantenere il tasso di supporto potenziale ai livelli del 1995, ovvero al 4,08. 
Per mantenere costante  il tasso, sarebbe necessario un totale di 120 milioni di immigrati tra il 1995 e il 2050, corrispondente ad una media di 2.2 milioni di immigrati all'anno. La popolazione italiana risultante nel 2050, in questo scenario, sarebbe di 194 milioni, più di tre volte la popolazione italiana del 1995. Di questa popolazione, 153 milioni, o il 79% sarebbe rappresentato da immigrati post 1995 o dai loro discendenti. 
(h) Ulteriori considerazioni.
Nel periodo 1995-2000, il tasso di crescita della popolazione italiana fu stimato al –0.01%. Tale declino era previsto, nonostante un'immigrazione netta di 70.000 persone l'anno. 
Il numero di stranieri in Italia è pressoché raddoppiato, dagli 821.000 del 1965 (1,6% della popolazione totale) agli 1,5 milioni nel 1995 (2,7% della popolazione). Secondo lo scenario III, per evitare il declino della popolazione rispetto alla sua entità, il flusso annuale migratorio dovrebbe essere, in media, di tre volte maggiore tra il 1995 e il 2050 di quanto fu tra il 1990 e il 1995. Per evitare la diminuzione della popolazione in età lavorativa, sarebbe necessario un flusso migratorio annuale più di cinque volte maggiore di quello del periodo 1990-1995. .
In più, riguardo agli scenari III e IV, nel 2050 il rapporto tra nativi (29%) e immigrati e loro discendenti (39%) sarebbe dieci volte maggiore del rapporto tra nativi e stranieri registrato nel 1995.
La figura 13 mostra, per gli scenari I, II, III e IV, la popolazione italiana nel 2050, e indica la percentuale di immigrati post 1995 e loro discendenti. 
I cambiamenti demografici sono ancora più evidenti nello scenario VI, che richiede più del raddoppio degli immigrati tra il 1995 e il 2050. Inoltre, 4/5 della popolazione risultante nel 2050 di 194 milioni di persone sarebbero costituiti da immigrati post 1995 e loro discendenti. 
Senza immigrazione le cifre mostrano che sarebbe necessario aumentare l'età lavorativa fino ai 74,7 anni per ottenere un tasso di supporto potenziale al 3.0 nel 2050. Per mantenere nel 2050 il rapporto di 4,1 perone in età lavorativa per ciascun anziano, sarebbe necessario aumentare ulteriormente a 77 anni l'età massima lavorativa. Aumentare le quote di attività della popolazione lavorativa, qualora possibile, rappresenterebbe solo un palliativo al declino dovuto all'anzianità. Se la produttività di tutti gli uomini e le donne tra i 25 e i 64 anni aumentasse del 100% nel 2050, influirebbe solo sul 30% della perdita di tasso di supporto attivo risultante dall'aumento dell'invecchiamento della popolazione.

Nota finale. La scienza, la ricerca, così, fa paura. Sembrano le lettere degli industriali tedeschi vogliosi di cavie umane ai direttori dei lager: "Preghiamo di mettere a ns. disposizione n° 10 maschi di età tra i 20 e i 25 anni."
Tutto questo pallosissimo discorso - che ho limitato al case study sull'Italia - riguarda, se ci avete fatto caso, sempre solo l'aspetto quantitativo e mai qualitativo del fenomeno studiato. Cristo, stanno parlando di popolazioni, di persone, non di trepomeni pallidi e riescono anche solo ad ipotizzare, senza inorridire, che la popolazione italiana aumenti fino a 194 milioni, con solo un quinto di italiani rimasti in un mare di stranieri. Stranieri si, come canta la canzone del Piave. Censurate pure quella.
E meno male che, in una notarella nascosta in una tabella, i demografi ONU ammettono che questo scenario VI è considerato irrealistico. Tuttavia, ecco la TINA, se non vi fate invadere e ridurre nelle riserve - ma chi ci invade non avrà questa sensibilità nei nostri confronti - dovrete comunque lavorare fino a 77 anni e non conterebbe nemmeno che lavoraste tutti come muli dalla mattina alla sera.
Ma chi stabilisce questi principi? 
Avete notato inoltre quel parametro del 3.0 che ricorre e in nome del quale si potrebbe compiere, a questo punto, un genocidio di dimensioni spaventose? Ancora il 3.0, il valore arbitrario noto in tutta l'Eurozona, tutto attorno al quale si sta perpetrando per davvero il genocidio dei nativi europei iniziando dal fronte greco. Coincidenze, casualità, sincronicità, cabale. 
Dimenticavo. Se quello che ho tradotto è solo un esercizio accademico fine a sé stesso e non dovrebbe preoccuparci, perché i D'Alema (che ne vuole 30 milioni, di immigrati, e considera fasciste le politiche di incentivazione alla natalità degli autoctoni), le Spinelli (10 milioni), i Padoan e il kitemmuort, quando impongono l'accoglienza senza storie del migrante agli italiani, citano questi demografi dell'ONU come la Bibbia di riferimento. Perché? 
UPDATE. In un'intervista al Messaggero, il sottosegretario Gozi oggi alza la posta e rilancia: ci vogliono 40 milioni di immigrati per il 2050.


Attendo ansiosa i commenti. Perdonate eventuali errori di traduzione e segnalatemeli pure. 
Intanto vado a ubriacarmi e a consolarmi di non avere avuto figli.


martedì 25 agosto 2015

Kim Irrenzi e le prefiche della democrazia


Vàrdalo li, bellino!
Tanto a settembre si mormora che si levi da 'oglioni. Perché, egregio sor bischero, non è questione di perdere 3 voti, ma di -700.000 tessere della CGIL (che emozione, ci sono anche le ceneri della mia!), a fronte delle 200 firmètte in calce al Manifesto degli Imprenditori Sfascisti. Che modestia, si definiscono "semplici cittadini", ma, come ammette lo stesso Corriere, nomi come quelli di "Clarice Pecori Giraldi, fiorentina, nume tutelare in Italia della grande società internazionale di aste Christie’s; Federico Schlesinger, manager di Intesa Sanpaolo e Vannozza Guicciardini, membro del FAI" più che dalla casa del popolo sembrano usciti da un ballo a corte.
(Nota a margine. Christie's. Uhm. Il neoassunto direttore degli Uffizi, il tedesco che non parla italiano Schmidt, ha lavorato per Sotheby's. Che abbia ragione Vittorio Sgarbi, che stiano facendo l'inventario per il pignoramento?) 

"Noi stiamo con Renzi", uggiolano i cremosi della società, pregustando la pulizia etnica degli italiani. Anche questo è il 1938 e, se non fosse che dietro a questi imprenditori ci sono fabbriche, marchi, prodotti, lavoratori, menti, volontà italiane, purtroppo ostaggi nelle loro mani, ci sarebbe da fare il tifo per la Fraport.

Tornando al nostro luminoso leader Kim Irrenzi. Su Repubblica, la sua "Scînteia", c'è la commossa cronaca del suo intervento al Meeting dove è andato a lustrar di lingua i baciapile che già probabilmente conoscono il nome del suo successore, scelto dai soliti dell'agenzia di maggiordomi fornitrice dell'élite che foraggia anche loro, come Evita Bergoglio e i monsignori protettori della teppaglia africana importata per facilitare la dottrina del caos, destabilizzare l'Europa e rendere le cose più facili all'ISIS, la cover band di Al Qaeda. 
Non rallegratevi però nel caso dell'uscita dalla prima fila di Irrenzi, perché sarà il nuovo Blair, in giro per il bel mondo con moglie grifagna a raccattar gettoni di presenza fino a strafogarsi. Glielo devono, dopo tutto. S'è sbattuto tanto.

Se Repubblica è "Scînteia", l'Espresso è qualcosa di più. E', direi, il "Quotidiano del Popolo".

La nuova sede del glorioso organo del Partito Comunista Cinese.

Su questo giornale di annunci pubblicitari interrotti da articolesse, che a volte ci capita di leggere quando acquistiamo il DVD di Montalbano a cui è allegato, tengono le loro rubrichine fisse tre personaggi (anzi quattro), tra i tanti, che sono ormai talmente mimetizzati con il regime che rischi di non distinguerli dalla tappezzeria di Palazzo Chigi o dai putti di qualche soffitto affrescato, ed è capitato che in questi ultimi giorni mi siano stati segnalati tre loro capolavori che voglio condividere con voi. Questi personaggi sono le prefiche di cui parlavo alla fine del post precedente. Prefiche nella camera ardente della democrazia, come vedremo. Anzi, vere e proprie s'accabadoras.

Cominciamo, per rispetto, dalla più anziana, il noto scrittore Umberto Eco e la sua "Bustina di Minerva".


Il cruccio di Eco, da qualche mese, è la rete. Non ci dorme la notte. La sua paura è che gli italiani, navigando con i loro spinnaker sui flutti del web, mica capitino in qualche sito pedopornografico, no, ma che incrocino qualche voce autonoma, qualche blog, qualche persona disinteressata e magari con la voglia, ormai sconosciuta ai giornalisti, che hanno ormai raggiunto la pace dei Sensi, di fare informazione. Non sopporta, l'Umberto, che le notizie, le informazioni, possano sfuggire alla manipolazione delle abili mani dell'informazione mainstream, delle Maggioni embedded, delle annunziate dei Fuffington Post e degli abili confezionatori di spin. Non tollera nemmeno che tizio e caio possano dire la propria senza filtri e, per rendere l'idea, cita con aristocratico disdoro l'Hyde Park's Corner, ohibò. Tormentato da queste ambasce, ecco quindi il parto della grande pensata, l'illuminazione del fiammifero Minerva. Che i giornalisti - tanto non hanno certo da fare inchieste o cercare notizie - setaccino la rete alla ricerca delle bufale e le segnalino al pubblico ludibrio. Si occupino di separare il grano dal loglio affinché niuna bufala giunga alle delicate orecchie dei piddini. Non solo:
"Perché non recensire ogni giorno i siti web virtuosi e segnalare quelli che spacciano bufale? Un servizio al pubblico sempre più necessario."
Come si fa ora ad andare a dire a questo sant'uomo che tutto ciò che auspica è così irrimediabilmente nazista, per non dire stalinista? Chi decide cosa è vero e cosa è falso? Lui? I Plateroti, i Severgnini, gli Zucconi? Il mieloso Mieli o il disinteressato De Benedetti? Il minculpop, ovvero il Vinculpop appaltato al Noto Partito? Non ho parole.

Seconda segnalazione, il ritorno di una vecchia conoscenza, il Roveto Ardente che si rivolge a noi poveri Mosé dalla sua rubrica "L'Antitaliano", Roberto Saviano.


Si sa che sui giornali i titoli non li sceglie l'autore dell'articolo - a differenza del blogger, che ha questa libertà in più - ma il titolista. Quindi posate le roncole e con pazienza cercate di leggere e cogliere il senso generale del pezzo.
Io sinceramente non ci sono riuscita. Sembra quasi che a Robbe' abbiano detto: "Ci avanza questo titolo molto carasciò e antitaliano, scrivici una cazzata attorno". 
Difatti, roba come la seguente rientra perfettamente nella categoria:
"Noi, più modestamente, ci troviamo a dover riciclare gli scarti lasciati dalla generazione dei nostri genitori, le cicale del ventesimo secolo. Noi trentenni dobbiamo vivere nella precarietà 
e ricorrere (come i nonni) all’emigrazione. Perché la generazione di mezzo ha solo sperperato."
Con chi ce l'ha Saviano? Con le generazioni che sono state blandite per decenni da un sistema politico che, per mantenere il paese sulla linea atlantica, elargiva guarentigie, posti fissi, onorevoli raccomandazioni per i figli, e manteneva uno Stato padrone ma padre che era ancora in grado di spendere per le necessità quotidiane dei suoi figli. Poi arrivarono i Bocconari e la spesa pubblica improduttiva, le riforme, l'austerità e il sole fu oscurato dal culone della Germania. Bene, dice Saviano. La colpa non è di chi si è messo in testa di distruggere un secolo di conquiste sociali, la colpa è di coloro che ne hanno approfittato in passato. Mi pare che basti. 

Per la terza ed ultima segnalazione, largo ai giovani della Junckerjugend, ai tamburini di latta, taratattà-taratattà.


La rubrichina in duplex si intitola "European Circus" ed i tenutari sono Michele Ballerin e Simone Vannuccini.
Leggendo le bio dei due si scopre che Ballerin, tra le tante cose, "vuole l’unità politica dell’Europa, e la vuole adesso". Lui.
Simone Vannuccini, invece, "è un economista dell’innovazione, ricercatore all’Università di Jena, in Germania; ma è anche e soprattutto un federalista europeo". Il che mi ricorda la famosa barzelletta ebraica: "Signor Cohn, lei è nero, ebreo, gay e americano. Cosa ha provato quando si è accorto di essere americano?"
Il curriculum di Ballerin è da perfetto morituro per Maastricht ma entrambi sono esponenti di quella Eurojugend che non esiterà ad imbracciare il fuciletto a tappo fornito dalle sinistre europee per andare a difendere il mercantilismo tedesco. Augurandomi che  l'orso russo, history repeating, li sdrumi.

Di cosa parla l'articolo in questione? Se avrete lo stomaco di leggere il solito cumulo di banalità eurospin (nel senso del discount), giungerete al punto fatale dove vanno sempre a parare: l'unione europea che ci ha dato la pace dopo secoli di guerre. Ed il merito di chi è? Dell'euro, naturalmente, che è giunto per ultimo, quando già iniziavano i primi cedimenti strutturali della baracca. Per i due presuntuosetti, chi osa mettere in dubbio il dogma dell'euro salvifico- e qui ci riallacciamo ad Eco ed alla sua appellessa in favore del controllo da parte dell'élite degli intellettuali embedded dell'informazione - è addirittura antropologicamente incapace di capire, di vedere la luce, e con lui chi osa leggerlo. Anche questo, quanto è fascista ed addirittura eugenetico, ragazzi miei! Cosa proponete per queste vite accademiche indegne di essere vissute: l'eutanasia, l'Aktion T4, l'Ausmerzen?
"In tutto questo che c’entra Bagnai? Ben poco, in effetti. Se Bagnai non ha capito il senso di questi ultimi settant’anni di vita associata in Europa, non c’è nessuna possibilità per lui di avere una nozione minimamente approssimativa di che cosa è l’euro. E si tratta – attenzione – di un’incapacità strutturale, costitutiva, e anche difficilmente rimediabile, a patto che il nostro non decida di mettersi in pari con uno studio accanito dell’integrazione europea nei suoi molti risvolti, cosa che richiederebbe tempo e un’umiltà di cui pochi, immagino, lo credono capace."
[...] Fino ad allora ammonticchiare grafici e tabelle (fingendo di ignorare che ogni tesi economica ha la sua brava antitesi altrettanto armata di grafici e tabelle) e snocciolare sarcasmi inframmezzati da paragoni con le vicende di questa o quella “area valutaria” senza risparmiarsi qualche incursione nel territorio del complottismo – talvolta a pochi centimetri dal confine che separa la maggioranza di noi dalla fobia per le scie chimiche – non sarà di nessun giovamento né per lui, né per le numerevoli schiere che pendono dai suoi pixel."
E' la solita appiccicosa superiorità morale della sinistra, ovvero dei maggiordomi che si provano i vestiti dei padroni davanti allo specchio. La spocchia di chi ha imparato, grazie al metodo Spinelli, a sognare lucido contro chi invece, come noi, purtroppo sogna solo quando dorme. Se, al risveglio, vediamo l'UE sempre più invadente ed invasiva e l'euro una moneta aliena ed oltretutto ostile, lo dobbiamo non certo a Minerva, al Roveto Ardente e ai tamburi di latta, ma a chi si ostina a fare informazione nonostante Umberto Eco e le vestali dell'ortodossia eurista. Ai servi sciocchi della manica di lazzaroni che si è messa in testa di distruggere un continente e, en passant, un paio di secoli di civiltà occidentale, inclusi la democrazia e lo stato di diritto.

Dottor Eco, mi sente, ente, ente? Nelle citazioni degli articoli dell'Espresso, compreso il suo, io ravvederei una notevole quantità di stupidaggini. Che faccio, segnalo?

Parafrasando il colonnello Kurtz: "Lammerda... lammerda."

lunedì 24 agosto 2015

Funérailles


Da quando è iniziata la tragicommedia con sclerata mediatica finale sui funerali del patriarca della famiglia Casamonica, nella mia mente sta risuonando ossessivamente "Funérailles" di Franz Liszt (qui nella potentissima e sublime versione di Lazar Berman), la composizione attorno alla quale Claude Chabrol costruì anni fa uno dei suoi migliori e più crudeli film sulla borghesia: "Merci pour le chocolat". "Funérailles" era il brano con le cui frenetiche terzine di ottave il mio collega Riccardo Marsano, durante le prove per il saggio finale del suo decimo anno, faceva tremare l'ambigua villa Bombrini che ora ospitava il Conservatorio dopo essere stata nel '45  la centrale occulta del governo argentino per l'espatrio clandestino di criminali nazisti del calibro di Eichmann in combutta con il Vaticano. Parce sepultis.
Ed era soprattutto uno di quei brani che-non-sarei-mai-stata-in-grado-di-suonare data la mia scarsa apertura manuale e il mio mignolino ("altro che quello di Rachmaninov", e quindi non si sarebbe parlato nemmeno di Rach 3, figuriamoci). Capite come si possono a volte stroncare sul nascere le carriere pianistiche nei conservatori e far nascere l'invidia del mignolo nelle ragazze, nonché l'ossessione successiva per "i pezzi di pura bravura"? E meno male che sulla presunta menomazione fisica stroncarono me, che al massimo sarei stata una grande interprete sanguigna ma ahimè priva dell'indispensabile virtuosismo per totale mancanza di quella ferrea disciplina che ti impone le ore ed ore di finger-building sulla tastiera, e non Michel Petrucciani.
Basta, mi fermo qui con l'autobiografismo perché lo odio e perché dei miei mancati pianismi e note che non colsi immagino non freghi niente a nessuno.

Per tornare a Liszt, la struttura insinuante e diabolica di "Funérailles" che alterna momenti cupi e tragici ad improvvisi squarci di sole ed accecante negazione nella quasi insostenibile pesantezza del lutto, fino a sconfinare in una quasi folle e grottesca marcia militare di un esercito sconfitto, si adatta perfettamente come colonna sonora del canaio scoppiato nel momento in cui il noto partito di governo è stato costretto al coming-out sulle sue pericolose amicizie nel campo degli ultrachiacchierati del sottobosco romano. Più dei pranzi di nozze e delle cene eleganti immortalate dalle cronache di Mafia Capitale, poté un funerale. Quello del grande capo del clan sinti dei Casamonica, Vittorio, morto nei giorni scorsi a Roma, ovvero nel suo feudo.


I Casamonica sono orgogliosamente zingari e chi ha qualche dimestichezza con la celebrazione dei riti del fine vita vi dirà che il tiro di cavalli neri, il cocchio in stile famiglia imperiale asburgica, i palafrenieri, le corone, il lancio di petali di rosa dal cielo, con velivolo appositamente noleggiato, fanno parte del tipico funerale riservato dagli zingari ai loro "re" e "regine", in qualunque parte d'Italia. Funerali sfarzosi che vengono a costare decine e decine di migliaia di euro, pagati sempre in soldoni contanti. Qui si parla dell'autofinanziamento di 50 euro a testa per 2500 persone, fatevi un po' una botta di conti. A parte queste volgarità venali, lo scandalo è scoppiato perché questi funerali hanno osato tenersi nel centro di Roma, con tutti i permessi del caso e la piena consapevolezza, almeno, di Anagrafe, Polizia Municipale, Polizia Mortuaria, ASL, Corte d'Appello (che ha firmato il permesso di scarcerazione per un membro detenuto del clan, regolarmente notificato dall'Arma) e di tutti gli alberi pizzuti.
Funerale privato ed autofinanziato, non di stato. Eppure è scoppiato il finimondo.
Hanno estumulato la salma del povero Welby (a cui erano stati negati funerali religiosi nella medesima chiesa) per sventolarla di fronte al parroco che ha celebrato la messa da requiem, come se si trattasse di casi equiparabili. Hanno rosicato fino a consumarsi i canini sullo sfarzo di funerali che, una volta tanto, non hanno accompagnato la salma di un padre chiusa in quattro assi d'abetaccio cinese con il solito mantra "vogliamo una cosa semplice, era un uomo così semplice" e niente manifesti e fiori perché del vecchio rompicoglioni ormai non fregava più un cacchio a nessuno. E non è questione di crisi e mancanza di soldi ma di decadenza di costumi. Ormai dei morti ci si vuole liberare nel più breve tempo possibile. Perfino dei genitori. Non avete idea.

Il canaio mediatico ha fatto spurgare il meglio del peggio dei soliti e mica solo degli esponenti del Noto Partito (non lo nomino perché porta sfiga). L'altra sera, nell'invereconda fogna che è "In Onda" del Quasimodo Parenzo, condotta assieme all'altro caruso che-non-so-come-si-chiama, a Matteo Salvini è improvvisamente ascito il centrosocialista di gioventù. Vomitando passato di piselli, il felpato leader della Lega ha invocato l'esproprio immediato dei beni dei Casamonica come un Casarini in procinto di violare la Zona Rossa, cosa sulla quale si è trovato immediatamente in comunione di amorosi sensi con i sinistri conduttori. Il ragazzo a volte si infila da solo in certe trappole che non se ne rende conto.
Sarà che mi stanno spolpando viva di tasse sulle proprietà ma il mio marxismo giovanile si sta tramutando in un culto assoluto della proprietà privata. Perché senza questo principio di inviolabilità, mi dispiace, non c'è democrazia ma solo qualcosa di simile a questa Europa. Si comincia con l'espropriare i Casamonica  e si finisce con il prelievo forzoso al semplice ed integerrimo cittadino per salvare la banca di partito. Il concetto di illecito profitto, di questi tempi, è assai difficile da applicare, per cui preserviamo per sicurezza la libertà di tutti.

A proposito di democrazia. Chiunque tra i donrodrighi sostenga che i funerali non s'avessero da fare non ha alcuna idea della democrazia e di cosa sia un paese libero, dove anche un malavitoso o presunto tale ha diritto alla celebrazione dei funerali. Oppure mi portino l'articolo del codice che vieta la celebrazione di pubblici funerali per gli amici scomodi del Noto Partito.
Siccome i soliti xenofili si sono fatti le seghe sul Postal Market delle rassegne stampa straniere che prendevano per i fondelli gli italiani e i funerali mafiosi, invece di pensare ai pidocchi loro, ricordiamo ai soliti moralisti i leggendari funerali in America di boss come John Gotti. Si sognerebbe Mister Bill de Blasio di vietare le esequie di un boss della Mafia a New York con tutte le pompe del caso? Mai, e non per le origini broccoline od eventuali affinità affaristiche o elettive, ma perché, nonostante le apparenze, in America sarebbe impensabile a causa di quel vecchio arnese della libertà di espressione.
Il nostro partito menagramo, invece, si è risentito dei funerali del boss solo perché ormai ha perso ogni remora nel comportarsi in maniera antidemocratica ed illiberale e soprattutto perché i petali di rosa gli hanno ricordato di quali amici ami circondarsi all'imbrunire, quando si spoglia del bravapersonismo da primarie e si apparta con ogni sorta di marmaglia. Di conseguenza, il latrare ed uggiolare dei suoi cagnacci mediatici è stato organizzato al fine di coprire, ad esempio, l'infamia dell'esautoramento del Capitano Ultimo che, come ha scritto stamattina Peter Gomez notando le straordinarie coincidenze, tra le sue ultime inchieste intercetta un ufficiale della Gdf con Renzi e Nardella. Il 10 luglio, dopo il loro deposito, il "Fatto" le pubblica e il 4 agosto lui salta.

Altro che quello già dimenticato del re degli zingari, questo è il funerale incessante della democrazia, e domani mi occuperò di alcune delle sue prefiche.

lunedì 3 agosto 2015

Letture pericolose


In vacanza mi sono portata tre libri da leggere:

"The tainted source" di John Laughland, in inglese perché mai tradotto in Italia nonostante sia uscito negli anni novanta e sarebbe ancora di strettissima, anzi sconvolgente attualità. "La fonte infetta", ovvero "le origini non democratiche dell'idea europea". Interessante, no? Non avete idea di quanto.

"L'errante chi?" di Gilad Atzmon. Questo lo hanno tradotto, bontà loro. Da uno dei più lucidi critici di Israele un testo che si preannuncia esplosivo. E poi io amo Gilad.

"Setta di stato" di Francesco Pini e Duccio Tronci. Il "sistema Forteto" e le sue connessioni con il potere. Un certo potere che attualmente ci domina attraverso i suoi pinocchi. Già finito e consigliatissimo.

Vi parleró a breve di tutti e tre. Stay tuned.

Sono tre libri che non ho trovato in libreria ma su internet. Il Laughland, rarissimo, l'ho trovato per caso su Ebay. Gli altri due su Amazon. Si, l'odiato Amazon ma che è sicuramente meglio della libreria piddina modello base, ovvero della libreria monopolista in Italia, quella de sinistra  perché la cultura è de sinistra, oggi libreria di pieno regime, che apparecchia una dozzina di libri del Don Gallo Rojo assieme a quelli biografici alla Ceausescu su Renzi. Che occulta "Il quarto Reich" di Feltri e Sangiuliano nello scaffale di storia e mette il Bagnai a metà prezzo dopo averlo nascosto per mesi "perché non ce lo chiede nessuno", e per il resto confonde la grafomania epidemica delle donnette (anche quelle di sesso maschile) con la letteratura. Libreria dove non avrei mai trovato questi libri.
Porelli, chiudono? Bene, crepate. Tanto i libri buoni li avete bruciati sull'altare dell'ideologia come in Fahrenheit 451. Amazon vi seppellirà e sarà una delle poche cose buone mai fatte dalle multinazionali.


venerdì 31 luglio 2015

Il dottor Monty e il Nuovo Sistema Mondiale


Questo brano, che sembra scritto ieri da Mario Monti e che descrive assai bene l'attacco della shock economy alla fortezza casa, è invece tratto da un articolo che si trova ripetuto pressoché identico in svariati siti di controinformazione del genere complottista e quindi, secondo le personcine ammodo, di nessun valore. L'articolo tratterebbe dei piani per un "Nuovo Sistema Mondiale”, rivelati nel 1969 (sic!) da un certo dottor Day ad un convegno della Pittsburgh Paediatric Society e raccolti nel 1988 in alcuni nastri da un suo allievo di allora, un certo dottor Lawrence Dunegan, sulla base dei suoi ricordi personali.

Vi consiglio di leggere almeno i titoli degli altri capitoli per rendervi conto come in quel testo vi siano coincidenze significative a profusione. C'è di tutto: dall'attacco alla famiglia tradizionale e al welfare alle famigerate riforme di scuola, casa, lavoro.  Ma anche la teoria gender, i piani di ripopolamento e oltre. Non c'è tutto ciò che ci sta accadendo ma buona parte si ed è sorprendente se dobbiamo credere trattarsi, with all respect, di fregnacce cospirazioniste.
In effetti, Day è morto, la memoria di Dunegan è quello che è, sono passati quasi cinquant'anni e l'idea che un pediatra riveli ad un congresso e in tale dettaglio i piani del NWO per i decenni a venire è quanto mai fantasiosa. Eppure non si può negare che il mondo stia andando diritto nella direzione descritta nell'articolo, con una stupefacente aderenza a quella che pare proprio una tabella di marcia.

Io credo che la spiegazione del mistero risieda nei meccanismi della propaganda. È tipico della propaganda nascondere un granello di verità in mezzo a falsità smaccate, in modo da far finta di occultarla. Lo chiamerò l'effetto della "perla nello scatolone di patatine di polistirolo".
Si utilizza anche l'effetto opposto, quello della "mela marcia nel cesto". Ovvero, in mezzo alla verità si intrufola un elemento in grado di delegittimarla, ad esempio un testimone implausibile o notoriamente mendace. Oppure si aggiunge al racconto della verità un abile condimento di fantasia. In ogni caso la verità è ancora percepibile.
Pensate a quando i messaggi e le battaglie dell'opposizione vengono presentati in televisione da personaggi bizzarri o francamente borderline, invece che da esperti.

Tutto ciò affinché vero e falso si mescolino in un amalgama caotico e angosciante. Perché, nonostante il frame dica il contrario, che è tutto per il vostro bene, il potere vuole proprio che sappiate la fine che farete. Vuole anche che sappiate che non avrete scampo e utilizza la propaganda per farlo, mescolando vero e falso, confondendovi finché sarete nello stato di shock ideale che è necessario per dominarvi.
Proprio apparecchiandovela da complotto, con i cimiteri di Praga e le incongruenze, che coglierete la verità nascosta.
Perché vuole che sappiate? Perché il potere è sadico (vedere l'ultimo Pasolini) ed è per questo che Monti è così sincero da dirvi che dovrete retrocedere a Untermenschen e ve lo dice così, senza pudore, spessamente e sociopaticamente. Esercita solo il suo sadismo di potente.
È come il medico che descrive dettagliatamente la manovra che vi sta facendo e il dolore che proverete. "Ecco, ora inseriremo il colonscopio. Farà un pò male."




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