giovedì 20 novembre 2014

Contro il fottuto voto di appartenenza


Domenica qui in Piddinia-Piadinia si vota per le regionali. Osservando il fenomeno dalla prospettiva piddina, visto che si dà per scontato che questa sia ancora una Regione Rossa, si prevede con preoccupazione una forte astensione, pari ad oltre il 50% degli elettori. Motivo ufficiale: le inchieste sulle spese pazze, compreso un dildo o anal plug, non si è ben capito, di una consigliera, inserito nella lista dei rimborsi. Fosse solo quello ci sarebbe da ridere, in realtà la regione soffre del male comune di tutte le aree governate da un partito che, finché le vacche erano grasse ed esisteva uno Stato che non aveva la paturnia della "spesapubblicaimproduttiva", poteva vantarsi di applicare con successo un socialismo da sugo fatto non di ristrettezze ma di opulenza. 
Oramai, tra le vie Lenin e Che Guevara con i palazzoni in disfacimento, i negozi chiusi ed intere aree industriali di capannoni abbandonati, le strade piene di buche ma con le rotonde intitolate ai "Lavoratori licenziati ingiustamente" (vista oggi a Imola, giuro) che in periodo di Jobs Act e cancellazione articolo 18 voluti dalla sinistra fantasiosa al potere suonano una presa per il culo; la giungla che forma il verde pubblico lasciato crescere indiscriminatamente e il melting pot da società destrutturata che per carità non te ne puoi lamentare se no sei razzista, la ex prosperosa e godereccia Emilia Romagna comincia a sembrare una DDR peri-post-Anschluss. Per non parlare delle zone terremotate o danneggiate dalle recenti alluvioni.

Il piddino guarda tutto questo, che non è altro che lo squallore montante da decadenza programmata da shock economy e, purtroppo ancora in troppi casi, soprattutto tra gli anziani, non si fa la domanda: "Perché ci stiamo riducendo così?" Non sarà per caso colpa del partito che ci governa da duemilacinquecento anni e che ha deciso di partecipare alla nuova versione di Giochi senza Frontiere dove vince la squadra di politici che per prima e meglio deindustrializza il suo paese? In palio uno strapuntino in una Ur-Lodge ultrareazionaria e qualche banca bollita in omaggio per la volonterosa dirigenza carnefice.

Nei paesi anglosassoni, dopo che si è votato un partito e questo ci ha delusi, si vota lo schieramento opposto, salvo poi tornare all'ovile se anch'esso non ci rappresenta nei fatti. Passare da un partito all'altro è normale e non è considerato, come da noi, mancanza di coerenza ed eresia dolciniana.
Qui c'è ancora troppo il voto a vita per il partito. L'ergastolo elettorale. Il voto tramandato di padre in figlio. 
Cambiare bandiera è inaccettabile, come convertirsi ad una religione. Sono convinta che vi sia anche una forma di scaramanzia nel votare sempre gli stessi anche se sono ormai obiettivamente invotabili. Un qualcosa del tipo: "Chissà mai che, se quest'anno non li votiamo, non ci muoia il gatto".

Il voto di appartenenza è una iattura e di fatto paralizza la democrazia, perché garantisce al partito che ha tradito il suo elettorato non rappresentandolo e arrivando perfino ad andare contro i suoi interessi, di farla sempre franca e impedisce al suo elettore di punirlo negandogli il voto alle successive elezioni.
Il piddino d.o.c. non ha il coraggio di incolpare il partito, perché sarebbe come sputare sulla tomba del nonno partigiano e dare un dolore alla mamma berlingueriana, e tanto meno osa votare per "quegli altri" e quindi, al massimo massimo, non va a votare. Da qui la previsione del 50%+ di astensione, salvo sorprese e rinsavimenti improvvisi e posto che, soprattutto tra i più giovani, non si abbandoni finalmente il voto di appartenenza in favore di un voto di opportunità.
Il fatto che, alle ultime elezioni politiche, una parte dell'elettorato di sinistra si sia spostato sul M5S è un segno di possibile ulteriore sommovimento nelle file dell'elettorato. E' facile che, dopo essere passato al M5S ed esserne usciti magari delusi, quel voto si sposti di nuovo in altra direzione, magari a destra o ritorni a sinistra.
In ogni caso, il dinamismo elettorale è solo positivo e se adottassimo tutti un atteggiamento da puttane elettorali, da gente disposta a darla al migliore offerente, per puro interesse e senza guardare in faccia nessuno, colori o bandiere o appartenenze, ma solo a chi ci rispetta e difende, con il prerequisito che, se non fai il nostro interesse, la prossima volta te ce mannamo tutti in coro, forse ne guadagnerebbe anche la democrazia.

martedì 18 novembre 2014

PD's Anatomy


Questa sera offro alla vostra riflessione alcuni brani di un articolo di Giulio Sapelli che è più impietoso di un referto autoptico e che condivido per l'analisi dell'attuale classe dirigente piddina dello gnocco fritto e della ribollita, quella tosco-emiliana, quella che ha partorito Renzi, Delrio, la De Micheli, Poletti, Gozi, Franceschini e altri bei pezzi da novanta, il cui acume economico riempie paginate di storify che, non fossero tragici, darebbero lo spunto continuo per nuovi volumi di barzellette.

Quella di Sapelli è una bella rievocazione storica degli anni novanta e di quello che chiama “golpe morbido”. Di quando cioè, essendo già avvenuto il divorzio tra Banca d'Italia e Tesoro, si preparava il terreno alla cavalcata eroica delle valkirie filotedesche verso la moneta unica o l'unica moneta per soggiogarli tutti, l'euro.
"Gli anni in cui la triade capitale internazionale, capitale nazionale teso al rent seeking delle privatizzazioni senza liberalizzazioni (Da Rold insegna) e magistratura, tutte mossero all’attacco di ciò che si opponeva al disegno della conquista economica dell’Italia. Come ciò che accade oggi sotto i nostri occhi per via europea teutonicamente egemonica. La corruzione certo dilagante offrì l’estro, come del resto accadde e accade sempre in tutto il mondo.
Risparmiò, la triade, solo le alte cariche dello Stato perché le cuspidi della Pubblica amministrazione si adeguarono prontamente al nuovo padrone e risparmiarono altresì gli esponenti delle subculture comunista e della sinistra cattolica democristiana.
Nobili tradizioni. Quella cattolica mutò rapidamente di pelle e divenne le più solerte sostenitrice della nuova dislocazione delle forze in campo, stringendo formidabili rapporti con il mondo bancario nominando alla sua testa i suoi rappresentanti più illustri, oltre a dominare il campo delle privatizzazioni in una inusuale alleanza con ciò che rimaneva della massoneria post-nittiana e post-beneduciana.
I comunisti ebbero un travaglio più tormentato. Sconfissero sul campo, grazie alla cultura della fedeltà indiscussa al partito, quei settori della magistratura e degli interessi occulti che volevano trascinare anch’essi nel baratro della galera. Si salvarono i vertici. Pagarono i secondi, anche se avevano il nome di Primo. Fu una prova del fuoco a cui si sottrassero coloro che successero al vecchio gruppo dirigente dopo la morte di Alessandro Natta. I giovani turchi dalemiani e veltroniani vestirono allora gli smoking del capitale finanziario e della liberalizzazione senza criterio tecnico o scientifico. Costruirono un’identità dimidiata del nuovo partito che veniva facendosi nella perdita dell’insediamento storico: ossia operai, artigiani, piccoli imprenditori, intellettuali di altissimo livello. A ciò sostituirono un insediamento nuovo e volatile, tenuto insieme non più dalla politica ma dalla propaganda, ossia dalla politica minorata: l’impiego pubblico, gli intellettuali della moda e dei rotocalchi alla Eco, i bancari e i banchieri, quei magistrati protesi a trasformare l’ordine giudiziario in potere.
Una cosa però accadde: tragica. Nel vecchio PCI mai nessun emiliano e toscano era mai assurto alla segreteria politica, alla cuspide del partito, dove regnavano da sempre torinesi e romani con qualche sarda e nobile inserzione. Itoscani e gli emiliani erano le furerie addette ai carriaggi e alla manutenzione del sistema burocratico e amministrativo locale e nazionale. Esseri di serie B: ammirati ma distanziati dalla politica di largo respiro. Addetti al finanziamento e alla propaganda. Costoro, i rifiutati, erano considerati utili idioti - in senso tecnico, appunto -, quasi i componenti della cosiddetta sinistra indipendente, i quali dovevano solo e sempre loro fornire tecnici e pontieri a un partito operaista e di competenze umanistiche piuttosto che economiche. E dovevano offrire in primo luogo legittimazione borghese a un partito che tutto era meno che borghese. La mutazione del Partito democratico nelle sua varie fasi ha rovesciato quel sistema di formazione della cuspide della classe politica ex comunista: ora a comandare sono gli esclusi di allora. Privi di logica politica in senso pieno ossia strategico, continuano ad amministrare piuttosto che a dirigere, anche quando a dirigere sono chiamati. La recente avventura bersaniana è una sorta di rappresentazione drammatica di tutto questo. L’antiberlusconismo è la loro sola e unica vis politica e polemica. Di qui il pragmatismo dei Bersani e dei gruppi che li circondano con un fare post-democristiano che solo Cossiga seppe bene descrivere." (fonte)
A proposito di Bersani, quello che nell'immaginario propagandistico piddino è LA BRAVA PERSONA (sottintendendo che gli altri sono evidentemente pendagli da forca?) Eccovi un estratto da un'intervista rilasciata al Financial Times nel 2012 e ripresa in questo articolo. Dopo aver dichiarato che "non intende rinegoziare il Fiscal Compact e gli altri trattati - ma non avevamo dubbi - Bersani presenta le sue credenziali europee:
"I have helped Italy join the euro, I am the secretary-general of the most pro-European party of Italy, and I have supported all the policies and reforms that Europe has asked us to do over the years,” he says, smoking his trademark Toscano cigar.
“We want to accelerate the integration process as a remedy to fight the recession that is hurting the whole of Europe. So far we have taken some important steps forwards but more has to be done.”
Mr Bersani rejects the populist, anti-German stance adopted by Mr Berlusconi.
“I am not going to quarrel with Germany. I want Italy to have a serious, frank and friendly relationship with Germany based on rational and realistic arguments,” Mr Bersani said. “In fact I agree with many of the criticisms Germany makes to countries like Italy because I made the same criticism to Mr Berlusconi.”

Non ve lo traduco tanto lo capite lo stesso, avendo fatto sicuramente l'Erasmus. Pensate che questi, non solo ci hanno consegnato mani e piedi legati all'Europa ma ora si apprestano a metterci al collo il cappio del (Bad) TTIP. L'unconditional surrender nelle mani di quelle brave persone dei CEO delle multinazionali tipo Monsanto o Union Carbide. La bhopalizzazione globale. Se volete sapere cos'è il Transatlantic Trade and Investment Partnership, leggete questo esemplare post di Bagnai.
Auguri. Grazie alla peggiore morchia piddina, ottenuta scartavetrando il fondo del comunismo all'italiana, lavoreremo vent'anni di più e guadagneremo come se fossimo bambini del Bangladesh.

domenica 16 novembre 2014

Il buco col trippone intorno


Ho appena visto "Interstellar", il nuovo Christopher Nolan. Poteva questo blog, con il nome che porta, non recensirlo? (Attenzione, tracce di spoiler qua e là.)

Sono un po' frastornata perché, diciamolo, è bello ma è un bel trippone. All'uscita per un momento mi è sembrato fossero trascorsi cinque anni, fossimo tornati alla lira e il PD si fosse nel frattempo estinto.
Purtroppo no. Siamo ancora in questo spazio-tempo, in questo bruttissimo viaggio di fine 2014, nell'Italia del 41% al partito bestemmia.
Perché ho fatto quella strana associazione tra il film e la situazione politico-economica? Non è un buon segno quando la realtà condiziona anche il momento di evasione, di fantasia. E' segno di regime.
Ed ecco quindi il grande buco nero, Gargantua, che ti fa pensare a Deutsche Bank e ai suoi derivati, all'ERF, al Fiscal Compact, ma anche il finale che diventa rivoluzionario e consolatorio, constatando che, se il tipo è riuscito ad attraversare il buco nero e ad uscirne indenne, vuoi che noi non riusciamo ad uscire dall'euro?

Ma ora veniamo alla vera fantascienza. Claudio Borghi su "Linea d'Ombra" di Adriana Santacroce, l'altra sera, che cerca di sfuggire al paradosso spazio temporale luogocomunista della piddina e del  sindacalista CGIL su Europa e la questione euro ed alle loro siderali scemenze. Come dice il sindacalista ad un certo punto, contestando i fatti di Borghi? "La fantascienza non dà risultati concreti!" 
Tutto è connesso.




Ma, e la recensione di "Interstellar"?
Eccola, scusate.

M. Night Shyamalan che guarda "2001 Odissea nello spazio" sotto LSD.


venerdì 14 novembre 2014

Il tallone d'Achilli. La sinistra e le resistenze


L'intelligencjia di sinistra rappresenta un fenomenale serbatoio di case studies di psicologia dinamica. Osservarne il comportamento in condizioni di stress, come abbiamo la fortuna di poter fare in questo periodo storico, è illuminante. Lo stress allenta alcune difese, ne amplifica altre, attiva i meccanismi di difesa ed emergono tutte le tonalità particolari (isterica, ossessiva, narcisistica e masochistica) delle resistenze di quella che Wilhelm Reich chiamava corazza caratteriale. Corazza che mantiene l'Io attaccato alla malattia ed esprime la resistenza alla guarigione, al cambiamento, all'ammissione dei propri errori (nel caso della buona fede) e/o del proprio tradimento (nel caso della colpevolezza per alcune scelte scellerate), con il conseguente rifiuto nevrotico dell'unica soluzione possibile al problema, nel qui ed ora; ovvero un'inevitabile rottura con il  passato ed il suo superamento.
Lo stress post-traumatico da shock sistemico però elicita anche le risposte forse più interessanti per l'osservatore. Quelle che provengono incontrollate dal lato oscuro, quello più profondo della deriva dissociativa, la scissione psicotica del "mamma, cos'hai fatto!" dei Norman Bates de sinistra, ovvero della negazione allucinatoria dell'essere responsabili dei propri fatali errori e complicità e della proiezione della colpa sugli altri: in primis sugli oggetti sui quali agire l'anti-ismo rituale (su Berlusconi prima, oggi su Grillo) e il primadoveravatismo.

Lo spunto per queste riflessioni è un articolo su "Politica  e Economia", una sorta di incontro leopardiano tra un venditore di almanacchi anni '60 tipo Lotta Comunista, Riccardo Achilli e un viaggiatore, Sergio Cesaratto.
Stanno discutendo, come perfino a sinistra sono ormai costretti dall'emergenza a fare, di uscita dalla trappola dell'eurozona. Trascrivo il punto di vista di Achilli - rimandandovi al testo originale per le risposte fin troppo signorili ma assai puntuali di Cesaratto - perché è un sunto perfetto di cosa è la forma mentis e tutto lo spettro patologico, dalla nevrosi alla sociopatia, di quella che ancora chiamiamo sinistra perché è giusto chiamare i carnefici con il loro nome. Sono meravigliosi i compagni perché parlano come sotto siero della verità, senza pudore e senza vergogna, in un perfetto stream of unconsciousness.

Premette Achilli:
"A mio parere l'idea di fuoriuscita dall'euro non è praticabile, non solo per motivi economici (isolandosi dai mercati finanziari prima o poi si paga pegno, ed i controlli sui flussi di capitale possono essere fatti per un periodo breve, pena lo strangolamento per autarchia) ma soprattutto per motivi politici (torneremmo all'Europa degli Stati nazione in competizione commerciale, in un periodo di grave crisi economica, e la risposta nord europea alla svalutazione competitiva mediterranea sarebbe quella di barriere protezionistiche di vario genere. Le conseguenze in termini di tensioni geo politiche sarebbero evidenti, e tornare a Napoleone III contro Bismarck mi sembra un pochino pericoloso). Di uscita ordinata e concordata nemmeno a parlarne. Non ci sono le condizioni politiche, a meno di sterminare l'intero establishment politico ed economico europeo."
Niente di nuovo. Qui agisce la regressione ad infante soggetto alla pedagogia nera luterana così ben introiettata come Super-Io dai volonterosi seguaci del neopaternalismo con il ditino alzato dei padroni europei e propagandato 24h24 dai loro spin mediatici. Se non fai le riforme, ovvero i compiti, starai un mese senza cartoni. Siete cialtroni, fannulloni (ovvero improduttivi), ladri e vi masturbate troppo.
Avete notato che le scenette "satiriche" accessorie dei talk show dei famigli del ministero della propaganda, come quest'ultimo dedicato alla Renzijugendsono tutte improntate all'autorazzismo ed all'inoculazione dell'autocommiserazione? Faccio notare tra parentesi che, secondo la tradizione classica, l'oggetto della satira è sempre il potente, mai il sottoposto. Ridere del greco impoverito e del giovane disoccupato (disoccupato, s'intende, perché non ha voglia di lavorare, difetto abbastanza diffuso in Italia ma sicuramente non da generalizzare con i metodi subdoli dell'odioso stereotipo razzista) non è satira, è sberleffo. Il ricco che sbeffeggia la disgrazia del povero non è satira. E il servo che sbeffeggia la disgrazia del povero per conto del ricco è un infame.

L'Italiano e il Greco vengono pseudospeciati, rattizzati e considerati portatori di peste in quanto espressioni del concetto di nazionalismo, forse il principale oggetto fobico della sinistra di cui il fascismo diventa solo l'epifenomeno. Tutto ciò che è utile a combattere il nazionalismo è accettabile, perfino il più bieco e neoaristocratico nonché ultracapitalistico progetto di regressione del modo di produzione da industriale a schiavistico quale quello in atto in Europa e nel mondo. Per un fatale equivoco storico, la globalizzazione e la sua tendenza all'omologazione attraverso la destrutturazione delle diverse culture ed identità viene vista dalla sinistra, attraverso il prisma fobico dell'avversione per il nazionalismo, come incarnazione ultima dell'ideale internazionalista. Il meticciato e il caos etico dell'ideologia gender sono imposti dall'aristocrazia come feticci e parodie di valori, propagandati dal paneuropeismo avanguardia della dittatura delle multinazionali che, dopo essersene servito come strumento di conquista del continente, spazzerà via per ultimo il fin troppo molesto e nefasto nazionalismo tedesco, vengono scambiati dal frame di sinistra come ugualitarismo (figuriamoci!), antirazzismo e, appunto, internazionalismo.
Di questa cecità antinazionalista e dell'equivoco internazionalista è logica conseguenza l'apologia della sudditanza:
"Ciò premesso, nel breve periodo abbiamo due alternative: Renzi con qualche grado di libertà (premesso che comunque la sovranità economica nazionale non esiste più almeno dal 2011) cioè Renzi che, entro alcuni limiti, può scegliere il "come" raggiungere obiettivi eterodeterminati, oppure Renzi commissariato, cioè Renzi che non può nemmeno avere un minimo di voce in capitolo sul come raggiungere questi obiettivi prefissati dall'Europa.
Ebbene, io scelgo il Renzi commissariato per tre motivi:
a) perché guida un manipolo di incapaci, incompetenti e cialtroni. Lo vediamo dalla qualità delle politiche economiche scelte, dalla "fantasia" sulle coperture finanziare dei provvedimenti, dall'assenza di una sia pur minima idea generale del Paese, da riforme istituzionali (ad iniziare dalla riforma Delrio sulle province) assolutamente scombinate e pericolose;
b) perché, dato che le riforme istituzionali interessano marginalmente l'Europa, e ingorgano il Parlamento, c'è la speranza che un commissariamento porti le riforme istituzionali su un binario morto. Salviamo il salvabile. Non possiamo salvare l'economia e la società dall'euro-trappola, perlomeno cerchiamo di salvare le istituzioni della democrazia, in attesa di tempi migliori;c) perché la limitata autonomia di Renzi passa per il tramite di un accordo con FI, in cui quest'ultima entrerà organicamente dentro il Governo. Ed il negoziato, per chi non se ne è accorto, è già partito. Personalmente, ritengo che una futura riscossa del Paese passi anche da fattori civili e morali. Un condannato per un reato socialmente odioso come l'evasione fiscale non può tornare a dettare l'agenda di governo del Paese. I partigiani vinsero la loro guerra morale nel Paese perché mostrano una superiorità culturale ed etica rispetto alla meschinità piccolo borghese del fascismo...

(Scusate, interrompo, avete sentito la scossa di terremoto? Gli esperti di fracking dovrebbero pensare di usare questo tipo di oscenità dirompenti per fratturare lo scisto. Potrebbe essere assai conveniente.)

Il senso è questo: noi della sinistra ci facciamo incantare dalle sirene dell'ultraliberismo (mai che qualcuno di questi compagni ci spieghi anche PERCHE'); applichiamo le shock therapies eterodirette poi, quando un paese è distrutto pretendiamo ancora di governare perché i veri principi della sinistra non muoiono con la sinistra potenzialmente ridotta a percentuali da albumina dalla furia popolare.
E quali diavolo sarebbero i fattori civili e morali?
Di solito, quando maggiormente rischia di essere scoperta nel suo gioco sporco al servizio del Capitale, tanto più la sinistra ripiega dall'economico al "privato" e smania di egualitarismo, irrora il buonismo, bercia di cosmetica dei diritti civili, pratica il femminismo lisergico e si erge a paladina dell'antirazzismo ed antifascismo, mentre ovviamente difende l'indotto legato all'industria dell'emigrazione. Più dà dei razzisti e fascisti ad altri, più si sta comportando in modo razzista e fascista contro i suoi stessi simpatizzanti ed elettori e più deve mettere in atto come difese la sublimazione e la formazione reattiva. Facilmente si cade nel ridicolo. Stamattina il Fatto Quotidiano titolava, a proposito dei disordini di Tor Sapienza, nati dal solito esperimento di etologia applicata alla convivenza tra cittadini: "LO STATO SI ARRENDE AI FASCISTI". Il Fatto, non il Rude Pravo.

Tornando al pelide Achilli, ed agli infiniti lutti addotti agli achei dall'Europa. Dall'impasse si esce affidandoci alla Troika, ovvero al più bieco e transuranico potere capitalistico. Tanto più che, commissariandoci, se non ci fanno il mazzo tanto, c'è perfino la possibilità che ci scappi la rivoluzione proletaria:
"Viceversa, è possibile che un completo commissariamento di Renzi stimoli una riscossa patriottica in un popolo depresso e incapace di reazione, ed inoltre lo metta finalmente di fronte alla miseria, allo squallore, alla cialtronaggine tecnica, politica ed umana della sua classe dirigente.
Dopodiché è vero che non si può lanciare il "W la Trojka" come slogan politico. Sarebbe un suicidio politico, di consenso, ecc. ecc. Ma fortunatamente, per quanto mi riguarda, non ho l'obiettivo di prendere voti, quindi cerco di ragionare con la mia testa, liberamente. Quello che però reputo pericoloso, e sbagliato, è difendere un feticcio di sovranità nazionale che non esiste più, il che riviene a difendere la diarchia Renzi/Berlusconi, che sarà inevitabilmente benedetta da Napolitano.
Se poi mi si convince che esiste un'altra strada, praticabile e non onirica, ovviamente sarò ben contento di seguirla."
Questo è il passaggio più dissociato ed allucinatorio perché, oltre alla contraddizione dell'uso del termine "patriottico", che l'autore dovrebbe riconoscere come reflusso fascista e nazionalista ma che gli è evidentemente scappato per un'improvvisa incontinenza sfinterica, ancora una volta parla di quella "classe dirigente" come se non fosse quella del partito, delle partecipate e delle cooperative rosse. Qui, di solito scatta una tipica negazione: "Ma il PD non è la sinistra!"

Perché Achilli non è capace di indignarsi per l'ormai certo golpe del 2011 e considera un fatto normale la perdita di sovranità che in fondo è anche la sua, per non parlare dell'incomprensibile alleanza di governo della sinistra con il condannato per evasione fiscale? Chi sono gli incompetenti e cialtroni di cui parla se non coloro che sono stati scelti da Renzi, il segretario del maggiore partito della sinistra scelto dal popolo dei militanti del partito della sinistra? Un'altra possibile tipica negazione a questo punto sarebbe: "Ma quella non è la vera sinistra!

Non è forse la pellaccia del serpentone metamorfico sparsa per tutto il paese, non è il partito che impone le azdore di fila con l'obbligo del non capire un cazzo nei posti altrimenti riservati agli esperti di economia (quantunque, sentiti certi economisti) a stringere nelle sue spire il collo della nostra economia? Quello che non vede l'ora di deindustrializzare il paese come nemmeno la Thatcher per l'interesse della finanza in cambio della possibilità di divertirsi un po' con l'odiata borghesia con il pungolo della patrimoniale?

Perché non è possibile uscire dall'eurotrappola se non sottomettendosi ai neo-schiavisti del TTIP ed alle loro Hartztruppen, il che pare un'obiettiva assurdità?

Che sia un problema esclusivamente ideologico? Forse se non avesse passato il suo tempo, come gran parte di coloro che si rifanno ad una visione agorafobica e manicomiale del marxismo, ad aver paura di essere condannato come  piccolo-borghese, idealista e fascista e di ricevere la riprovazione di un proletario inesistente e fantasmatico, per citare Costanzo Preve, Achilli si renderebbe conto della colossale cantonata presa dalla sinistra continentale nei confronti del progetto paneuropeo reazionario mascherato da Stati Uniti d'Europa e del potenziale rivoluzionario rappresentato dal concetto di riscossa nazionale attivata dalla solita vecchia coscienza infelice borghese. Qualcuno a sinistra comincia ad uscire dal torpore, comincia a capire e a vedere l'errore. Sono ancora pochi ma ci sono.
Il paraocchi dell'ortodossia, quindi? Attenzione, nel paragrafo citato c'è anche un'importante e forse involontaria confessione che rende il quadro generale assai grave:

"Dopodiché è vero che non si può lanciare il "W la Trojka" come slogan politico. Sarebbe un suicidio politico, di consenso, ecc. ecc. "
Allora perdio lo sanno che la Troika non porta niente di buono. Lo sanno che sarà un massacro. Allora ci fanno. Probabilmente, se l'inferenza non è troppo azzardata, lo sapevano anche quando ci hanno portato nell'eurozona, che sarebbe stato un massacro. Hanno allegramente ingannato il loro stesso elettorato, perché altrimenti, se gli avessero raccontato la verità, non li avrebbero votati.
Leggiamo cosa dice Achilli in chiusura dell'articolo, ovvero la piena confessione:
"In Uruguay, dove la sinistra vince sempre, fanno programmi elettorali da 200 pagine e sintesi "pa' el pueblo" di 2 pagine. Perché lo fanno? Perché sono cretini e autolesionisti? Soffrono di grafomania? No. Perché da un lato bisogna avere un documento analitico che approfondisce le questioni, per i rapporti con gli addetti ai lavori e con gli intellettuali, ed anche perché il documento di approfondimento serve a chiarire a sé stessi cosa intendono fare, entro quali compatibilità e come, e dall'altro lato serve il documentino divulgativo, semplice e sintetico, che spieghi all'operaio agricolo della Pampa perché deve votare a sinistra."
Ecco la chiave: il potere. Ecco la prova del tradimento. I trenta denari. 
In un altro articolo, dedicato all'Ungheria di Orbán, nell'ottica della solita ossessione antinazionalistica, Achilli chiude il cerchio: 

"In fondo, l'insegnamento più importante che Orbán può dare alla sinistra è che non si risolve niente con il nazionalismo, il fiorino al posto dell'euro, la Banca Centrale a Budapest piuttosto che a Francoforte. Rimane, assolutamente primaria, la lotta di classe, per sconfiggere ogni tipo di destra, sia essa oligarchico-liberista o populista."

Nevrotici si, pazzi anche, ma mica scemi. Forse bisogna accettare passivamente il commissariamento e la gang bang anale con 20 multinazionali, giusto per parafrasare l'ideologa di riferimento, perché l'alternativa significherebbe per la sinistra perdere l'unica cosa che brama, ovvero il potere? Potere che ritiene le spetti di diritto in quanto erede di quella presunta superiorità culturale ed etica che attribuisce ai partigiani, sorta di cavalierato a cui è stato affidato il Sacro Graal del socialismo e la cui mitologia serve da sempre, assieme alla nuova retorica dell'indifferenziazione di identità, a nascondere le proprie malefatte?
Non il bene del popolo, non la sua emancipazione, non il patriottismo che Mao considerava non sono necessario ma auspicabile, ma il POTERE che, all'occorrenza, può agire neall'interesse del nemico storico in cambio del suo mantenimento. E al contadino, uruguagio o italiano che sia, non far sapere.


mercoledì 12 novembre 2014

L'italiano è ancor più bello con la spranga nel cervello

Phineas Gage con la sbarra che gli trapassò i lobi frontali

12 novembre 2011, anniversario di un golpe e post amarissimo, duro, tremendamente triste e incazzato.
Ci siamo cascati in molti allora, io per prima, ed è una cosa di cui non so darmi pace e che mi causa una vergogna sociale e una tristezza interiore, un tormento di coscienza senza limiti. La vergogna e la rabbia che provi quando ti accorgi di essere stata l'oggetto della seduzione di chi voleva solo approfittarsi di te e tu, come un'idiota, ti eri fidata perché erano i tuoi, erano nel campo per cui hai sempre parteggiato ed ai quali hai sempre affidato i tuoi interessi e che mai, potresti metterci la mano sul fuoco, avrebbero potuto fregarti. 
Sono trascorsi solo tre anni ma sembrano un secolo, perché se penso all'insieme delle mie credenze di allora e a come sono adesso mi pare di aver subìto un cambiamento alla Phineas Gage, l'operaio americano che, nel 1848 mentre lavorava alla costruzione della ferrovia, dopo che una sbarra di ferro gli attraversò il cranio miracolosamente senza ucciderlo, si svegliò con un'altra personalità, completamente diversa. Era diventato un'altra persona. Non più il docile, rispettoso e volonteroso ragazzo di prima ma un ribelle, sboccato e restìo ad ogni forma di controllo, sempre rissoso ed irascibile figlio di puttana.

Ormai ogni giorno che passa escono nuovi particolari e nuove rivelazioni sulle trame di quei mesi, sulla congiura continentale (per i piddini dolci di sale che "i gombloddi" non esistono), che portò alla cacciata di Berlusconi ed alla comparsa come deus ex machina del liquidatore sociopatico. Ultimi in ordine di tempo i cosiddetti Draghileaks, ovvero le confidenze di Tim Geithner, l'ex segretario USA al Tesoro, contenute nelle carte preparatorie del suo libro "Stress test", finora tenute segrete e venute in possesso del Financial Times. 
Geithner, che già nel libro aveva parlato delle pressioni "europee" sugli americani affinché collaborassero al golpe, all'annessione dell'Italia al Quarto Reich finanziario, con gli americani che si ritraggono sdegnati (ma va, va), scrive chiaramente che furono tedeschi e francesi, o bisognerebbe piuttosto dire i rappresentanti delle loro banche, Merkel e Sarkozy, a voler salvare a tutti i costi l'euro, anche a costo di massacrare la Grecia e rovesciare la democrazia in Italia. Ecco spiegato il "whatever it takes", il "salverò l'euro ad ogni costo", pronunciato da Draghi in quei momenti concitati. Occhio che questo ce lo ritroviamo presidente della repubblica.

Tre anni. Berlusconi è ormai uno strano personaggio, un vecchio incinto con il pancione a termine e il borsalino portato curiosamente in stile snapback; una figura insomma innocua, disinnescata dalla propria ricattabilità. 
Governa il PD, il partito che incarna la peggiore mutazione di sempre della sinistra venduta agli interessi delle élite sovranazionali. Un tumore maligno che contiene il peggio del capitalismo e il peggio del comunismo, secondo lo schema vincente che governa il mondo.
Appaltare, da parte delle élites,  la gestione della lotta di classe dall'alto in basso alla manovalanza dei comunisti è stata l'idea vincente del secolo. Strano non averci pensato subito, ma del resto alla pantomima dell'anticomunismo abbiamo creduto un po' tutti. Infatti, il modo dell'anticomunista viscerale Berlusconi di salvarci dal governo delle sinistre è stato quello di consegnarci a Napolitano, Renzi e D'Alema, e prossimamente a Prodi, magari nella parte di colui che ci porta fuori dall'euro e se ne prende pure il merito.

L'Italia, se non è ancora ridotta come Grecia e Portogallo, lo deve solo al fatto di essere messa meglio di quanto ci hanno fatto credere - altro che default - e occorrerà molto più sangue e molta più merda per farci sputare la nostra ricchezza fino in fondo. Quella che fa gola da sempre ai soliti predatori noti. 
Non siamo ancora morti nonostante la strage di imprese, il dramma degli esodati e dei licenziati, la domanda interna in coma dépassé, la deindustrializzazione, la pressione fiscale disumana, il disagio sociale dovuto alla proletarizzazione dei ceti medi, la distruzione del risparmio e del valore immobiliare, l'attacco ai diritti dei lavoratori, la slow invasion, colonizzazione a bassa intensità da parte dell'immigrazione selvaggia, scientificamente voluta da una classe dirigente criminale per innescare la guerra tra poveri e vedere come si scannano i topolini nella gabbia, secondo i meccanismi classici dell'etologia: la difesa del territorio e l'aggressione che esplode negli spazi ristretti. 
Siamo un popolo straordinariamente tollerante, perché in qualunque altra parte del mondo, una capitale ridotta come è ridotta Roma, in balia di un nuovo Sacco di barbari, farebbe scorrere il sangue per le strade. E non puoi ribellarti perché sei razzista. Non puoi difenderti perché è la globalizzazione, che gli ottusi e nefasti figuri della sinistra sono convinti trattarsi del trionfo dell'internazionalismo. Ecco come se li sono conquistati, con le affinità elettive: l'odio per la borghesia e l'antinazionalismo. Alla faccia di Mao, per il quale il patriottismo era imprescindibile, scorrazzano le guardie rosse a difesa del caos etnico, della nazione destrutturata e stuprata che è così funzionale al nichilismo distruttivo dei loro cattivi maestri e padroni.



Tornando al golpe di novembre. Chissà cosa penseranno i partigiani, sotto l'ombra di un bel fior, di questa gente che li tira in ballo mentre celebrano il trionfo della peggiore mutazione del capitalismo della storia.

E chissà cosa penserebbe Goebbels di questi guittacci di regime, che si prestano alla scenetta nazista sul greco che puzza e alla pratica dell'autorazzismo. La Grecia di Platone sbeffeggiata da volgari teppisti dell'informazione, apologeti di un genocidio in atto. Il dottore ne sarebbe assai orgoglioso, immagino. 
L'unico razzismo permesso è quello collaborazionista contro i nemici degli amici. I nemici essendo noi.


Queste sono le camicie bianche della rivoluzione renziana. I seguaci dell'ideologa Valentina Nappi, quella che ama le gang bang anali con dodici neri. Uno stile di vita che, come dice la Boldrini, sarà presto quello di molti di noi. Sono quelli che ci prendono a sprangate propagandistiche ogni giorno, nella vita reale e nella loro allucinante e schifosa televisione di regime, più pasolininana di quanto Pasolini avrebbe mai immaginato, torturandoci con il buonismo che ci fa diventare per reazione ogni giorno più cattivi ed incazzati.

Se e quando tutto questo finirà, se la rabbia e la spranga nel cervello ci permetterà di ribellarci e trovare la forza di salvarci, il PD, la classe dirigente parassitaria e tutto il suo popoluccio di odiosi bellaciaisti e servi immondi del capitale, questo piddinismo reale insomma, si merita ciò che il capitalismo finanziario tedesco fece alla DDR e che forse è già in previsione per loro: una bella cura Honecker, l'eradicazione, la scomparsa dalla f(e)ccia della terra e sostituzione con altro personale delocalizzato. Ctrl+alt+canc. E format c: per sicurezza. 

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