mercoledì 28 gennaio 2015

L'identificazione con il creditore


Premessa:
"Le aziende private che desiderino servirsi di lavoro gratuito devono presentare richiesta all’Ispettorato dei campi (IKL) di Oranienburg (vicino a Berlino). Ne approfittano alcune tra le più grandi imprese nazionali, tra cui la Siemens, la Volkswagen, la Knorr.
Nel 1944 la Bmw impianta nel lager di Flossenbürg uno stabilimento sotterraneo ove si producono motori per mezzi corazzati; nello stesso periodo la filiale tedesca della Ford fa costruire ai detenuti alcuni camion all’interno del campo di Buchenwald.
In breve tempo la produzione delle industrie ha un nuovo impulso e molte aziende, tra cui la Krupp che fabbrica armi, la Siemens e la Gustloff stipulano contratti con le SS per utilizzare il lavoro dei detenuti. Alcune aziende come la IG Farben, massimo cartello chimico del mondo che convertì la sua produzione di coloranti in quella di gas velenosi, farmaci, fertilizzanti e prodotti chimici per lo sforzo bellico, costruiscono delle “succursali” nei campi affinché la produzione venga monitorata dalle SS, altre chiedono un numero limitato di prigionieri da far lavorare fuori, nelle proprie fabbriche, e creano ad hoc dei campi minori per i propri lavoratori-detenuti. Fioriscono così centinaia di sotto-campi vicino ai luoghi di produzione e pian piano si crea una rete di vie di comunicazione atte al servizio dell’economia statale.
L’elenco dei prigionieri utilizzati nelle mansioni più diverse è assai lungo, pur essendo comunque incompleto:
[…] Altri vanno a Treviri per costruire fortificazioni, a Wuppertal per fabbricare componenti dei motori della V2, per costruire una diga, oppure a Magslaw,a circa 30 km da Breslavia, in uno stabilimento della Krupp, per fabbricare siluri, lanciasiluri e componenti per carri armati. Altri ancora sono inviati alla stazione di Norimberga per scaricare tutto il ben di Dio depredato dalla Wehrmacht in Italia, oppure per riparare pantaloni e cappotti lasciati dai morti e destinati ai prigionieri vivi, per scaricare il legname dai vagoni ferroviari a Francoforte sull’Oder, i pacchi postali alla Stettiner Bahnhof di Berlino, il carbone a Monaco, per infornare il pane per i soldati tedeschi in Russia e in Grecia, per lavorare in miniera a Forbach, vicino al confine francese, per svitare i bulloni degli scambi e dei binari eccedenti nelle stazioni bombardate, per fabbricare trasformatori alla Brocks di Berlino, a Mannheim per sgomberare le macerie, a Norimberga in una fabbrica di aeroplani, a Weiden per riparare le carrozze ferroviarie, a Fürstenberg in una fabbrica di armi[1].
Si può dunque dire che non c’è ambito in cui il lavoro dei prigionieri non sia stato utilizzato[2]. La Daimler-Benz, famosa per la produzione della Mercedes, utilizza 80000 italiani ed altri prigionieri stranieri. La Siemens sfrutta il lavoro degli internati di Auschwitz, Ravensbrück, Flossenbürg, Mauthausen, per la produzione di trasmettitori e nel settore delle comunicazioni a distanza. L’esempio più eclatante è quello di Dora, un lager in cui i prigionieri lavorano alla costruzione dei missili V2, chiusi per mesi in gallerie altissime, umide e polverose.
È evidente, dunque, che non c’è industria in Germania che non si sia servita del lavoro dei prigionieri dei campi di concentramento. (fonte: Maria Chiara Laurenti, "L'economia tedesca e il lavoro dei deportati".)

Scusate, ma di che stiamo parlando? Capisco che la giornata della memoria è ciò che più assomiglia ad una passeggiata al buio, bendati, con una pistola puntata alla tempia, su un campo minato. Il minimo passo falso e salti in aria e qualunque cosa tu dica potrà sempre essere usata contro di te. Oggi però è la non giornata della memoria e quindi siamo più liberi di mettere qualche puntino sulle i. O le Umlauten sulle vocali, se preferite.

Mi rendo conto che l'Olocausto, soprattutto da quando viene chiamato Shoah (termine che, intendendo una catastrofe improvvisa, ne esclude purtroppo la innegabile pianificazione), sia un argomento di fatto impronunciabile, un oggetto sempre più astratto, indescrivibile ed intoccabile, un tabu e un totem allo stesso tempo; che di fatto sia divenuto una specie di divinità sul cui altare viene sacrificata la memoria di qualunque altro evento simile che la storia ci ha tramandato e che, accecandoci con la sua "unicità", distoglie l'attenzione da altri eventi in essere che potrebbero malauguratamente eguagliarlo nelle conseguenze.
Purtuttavia, che questa sua sacralità renda intoccabili ed impronunciabili non solo le vittime ma anche i carnefici, come dimostra lo scandalo che sempre più spesso provoca il ricordare chi compì materialmente l'Olocausto, e quale fu la mentalità a produrne quel tipo particolare di capitalismo, a me pare, questo si, catastrofico.

Mi spiegate che male c'è a dire che sono stati i tedeschi? Cos'è quest'imbarazzo nel ricordare chi fu a pianificare non solo i campi di sterminio ma prima ancora l'Aktion T4, ovvero lo sterminio legalizzato degli imperfetti, fisici e mentali, vera prova generale dell'Endlosung?
Secondo voi il signor Henry Morgenthau jr., teorizzando la necessità di pastoralizzare la Germania per impedirle di ricominciare a fantasticare in futuro di Quarti e Quinti Reich non aveva, pur proponendone una soluzione senz'altro disumana,  inquadrato il problema costituito dal complesso militare-industriale, vero nocciolo della questione tedesca nel novecento?
Perché non si deve dire che è stato un certo modo peculiarmente tedesco di concepire il capitalismo, assieme ad una visione manichea della morale, a degenerare in qualcosa di mostruoso come il lavoro gratuito e schiavistico di cui sopra, per non parlare delle cavie umane a disposizione dell'industria farmaceutica? I "vogliate cortesemente inviarci n° 10 donne" sono scritti nei verbali di Norimberga, per chi ha voglia di trovare questa ed altre testimonianze. Perché non dire che nel profiling del tipico criminale nazista si ritrovano la pedagogia nera luterana e un'idea mercantilista dei rapporti economici?

Come ha scritto oggi Vladimiro Giacché: "Negare il rapporto tra il capitalismo tedesco e il nazismo (campi di sterminio inclusi) è una delle peggiori forme di negazionismo". Proprio Giacchè ci ha raccontato come quel mercantilismo sia stato capace di divorare perfino i suoi figli, in occasione dell'Anschluss della RDT nel 1990. Ed era lo stesso mercantilismo teorizzato nel Septemberprogramm del 1914, passando per il Piano Funk degli anni '30 e terminando, per ora e che vi piaccia o meno, con i vari trattati capestro che regolano l'Eurozona secondo gli interessi economici della Germania e che suddividono nuovamente l'Europa in paesi di serie A e paesi di serie B. Questi ultimi ancora una volta da depredare, questa volta con il ricatto del debito. Il veleno delle vite indegne di essere vissute si è diluito fino agli apparentemente bonari "compiti a casa" ma la sostanza è rimasta pericolosamente la stessa.

Stiamo parlando di evidenze storiche, eppure è bastato questo post di Alberto Bagnaiche ammoniva a riconoscere i segnali del ripetersi di antiche catastrofi, e la relativa discussione sui social, per scatenare le orde dei nefasti germanofili a prescindere nostrani, le cui madri, fin dai tempi della buonanima, sono sempre incinte.
Costoro sono pronti a correggerti e a bacchettarti dicendo che il vero male allora come oggi non furono i tedeschi ma gli inglesi e soprattutto gli americani. Anzi, gli amerikani. Che Hitler non fu altro che la longa manus di Wall Street. Insomma, le larghe intese tra il "Dio stramaledica gli inglesi" e lo "Yankees go home".
Sono essi adoratori degli aspetti più deteriori del carattere tedesco, quelli che lo rendono potenzialmente sociopatico quando il ricorrente tedesco o tedesca di frontiera si trova in mano il cerino per incendiare l'Europa, naturalmente,  non certo di Hegel, Kant, Bach o Beethoven. Ammiratori sfegatati di quel carattere rigoroso, autodisciplinante e francamente spietato, purché venga applicato preferibilmente ad altri popoli, quelli destinati ad essere sempre i terroni di qualcuno ma ancor più degli altri. Coloro che questi germanofili hanno imparato a considerare inferiori su commissione, secondo il consumato schema della pseudospeciazione. Non c'è bisogno che aggiunga che i germanofili più accaniti, nowadays, sono i piddini.

Non giriamoci tanto intorno, ciò che ha dato fastidio del post di Bagnai è stato quell'eretico e dolciniano accostamento della "catastrofe" con la Grecia di oggi che ha fatto scattare un doppio allarme: la lesa unicità e la necessità di negare psicoticamente il fatto incontrovertibile che la Germania ci sta riprovando, con altri mezzi, senza i lager, ma con tutta la convinzione possibile di stare facendo la cosa giusta, a dominare l'Europa.

Non parlo il greco ma in un discorso tenuto da Alexis Tsipras l'altro giorno mentre si riferiva alla tragedia del suo popolo, ho riconosciuto il suono della parola καταστροϕή, catastrofe. Infatti questa è l'epoca dell'economia delle catastrofi, applicata secondo ricette ormai collaudate su un popolo dopo l'altro da quarant'anni a questa parte. Per la verità non solo dalla Germania, ma che in Germania trova una tanto insopportabile quanto assurda giustificazione nella pretesa differenza in senso morale tra i popoli. E' un fatto, ma quando la shock economy incontra il rigore luterano, i popoli mediterranei sono popoli morti.
Si comincia con il suddividere il mondo in creditori e debitori, in virtuosi e corrotti, o parassiti, come li definisce il noto omanista Scacciavillani. Poi, quando magari si riesce a far ripagare il proprio incauto credito a terzi fessi, pescandoli sempre tra gli inferiori, si convincono pure questi ultimi di essere per ciò stati ammessi nel club esclusivo dei creditori, così da  acquisire devoti maggiordomi per la vita.
Non li sentite i VisiGozi in televisione lamentarsi che "se la Grecia ristruttura il debito ci rimettiamo noi italiani"? L'identificazione non è più solo con l'aggressore ma con il creditore.

Se temiamo similitudini tra lo sfruttamento del lavoro salariato delle famigerate "riforme" da implementare in tutto il continente su diktat tedesco (ma chi ha letto una trentina di anni fa "Faccia da turco" non vi trova niente di nuovo) e quel "lavoro gratuito" nazista da offrire alle industrie private è perché, se avete letto la citazione all'inizio avrete riconosciuto tanti brand famosi, colossi industriali tutt'ora in piena attività. Il fatto che non siano stati spazzati via con ignominia dalla storia assieme alle SS, fu perché solo in minima parte Norimberga sentenziò su di loro, e dimostra che quel complesso militare-industriale colpevole dello sfruttamento di milioni di persone, è rimasto pressoché impunito e lasciato in grado di nuocere ancora. Lo ha fatto in seguito con la Germania Est, lo sta facendo con i paesi della periferia dell'eurozona.

Il carattere criminale del tipo di capitalismo che oggi domina il mondo attraverso l'impero globalizzato a guida delle élite sovranazionali, che è anche figlio del mercantilismo e fu esaltato nel sistema concentrazionario nazista, è stato regolarmente negletto e tenuto nascosto alle coscienze dalla preponderanza, nel dibattito storico, dell'Olocausto. Finché non sarà stato completamente analizzato e messo in luce, senza paura di offendere qualcuno, non potremo riconoscere chi ne sta implementando un tipo nuovo e potenzialmente ancor più genocidario e non potremo quindi liberarci delle sue metastasi presenti e future.






domenica 25 gennaio 2015

De #verybello gallico. La leggera contraddizione di Ventotene



Adoro quando un commento ad un post funge da catalizzatore per il post successivo e la reazione alchemica conduce all'ennesima accensione di luce nella coscienza. Mi piace quando lavoriamo in equipe e ringrazio quindi LucaF per avermi lasciato questa perla machiavellica sulla quale meditare durante il mio mordi e fuggi fiorentino. Ah, cosa mi hanno sussurrato le anime per quelle vie intrise di sapienza suggerendo gli indizi da far cogliere ai miei occhi. Come la targa qui sopra in Piazza Pitti. Non fate strane associazioni mentali tra Pitti, Pittibimbo e bimbominkia. Il principe Myshkin del romanzo era, nelle intenzioni dell'autore, non un idiota, utile o meno, ma l'incarnazione di un uomo assolutamente buono, talmente idiota appunto dal credere nella bontà dell'Uomo.

Ed eccoci quindi a Machiavelli:
"Della potenzia dell’Alamagna alcuno non debbe dubitare, perchè abbonda di uomini, di ricchezze e di armi. E quanto alle ricchezze, non vi è comunità che non abbia avanzo di danari in pubblico [...] vivono come poveri, non edificono, non vestono e non hanno masseritie in casa; e basta loro abundare di pane, di carne e avere una stufa dove refugire il fredo; e chi non ha dell’altre cose, fa sanza esse e non le cerca. [...] Et per questi loro costumi ne resulta che non esce danari del paese loro, sendo contenti a quello che il loro paese produce. Et nel loro paese sempre entra ed è portato danari da chi vuole delle loro robe, lavorate manualmente: di che quasi condiscono tutta la Italia. Et è tanto magiore il guadagno che fanno, quanto il forte che perviene loro nelle mani è delle facture e opere di mano, con poco capitale loro d’altre robe. Et così si godono questa loro roza vita e libertà."
(Niccolò Machiavelli, "Ritratto delle cose della Magna" 1512)

Da Machiavelli a Gumpel, alle trasmissioni di cosiddetto approfondimento come #canottoemezzo che invitano il giornalista greco alla vigilia delle elezioni politiche solo per poterlo far assistere in diretta ai crucchi che ridacchiano all'esibizione del piddino del ventriloquo che recita il rosario delle parole d'ordine come: "La Grecia ha vissuto al di sopra dei propri mezzi". Gumpel che, quando parla di Grecia, invoca un ulteriore haircut (a favore delle banche del suo paese, en passant) perché "i greci sono evasori fiscali che si portano i soldi in Svizzera". Questo mentre le industrie farmaceutiche tedesche bloccano le esportazioni dei farmaci chemioterapici in Grecia perché i greci, strozzati dalle banche tedesche, non possono più pagarli. 
Stiano sereni Udo, Dietlinde e i discendenti del glorioso complesso chimico industriale che annoverò tra le sue eccellenze la I.G. Farben. Stasera in Grecia entra ufficialmente in Atene il cavallo di Troika e Priamo avrà avuto la sua vendetta postuma.

Ci sono tanti principi Myshkin che credono ancora nella bontà del progetto europeo e soprattutto nel suo afflato liberale. In questo caso vorrei riportare qualche citazione dal  "Manifesto di Ventotene", che ho avuto casualmente l'occasione di rileggere stamattina.
"La sovranità assoluta degli stati nazionali ha portato alla volontà di dominio sugli altri..."[...]
Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani."
Il loro ragionamento, se non sbaglio, è: "Siccome la sovranità nazionale ha portato al nazionalismo, eliminiamo la sovranità nazionale. Il patriottismo è sempre reazionario, il patriottismo porta sempre alla guerra, quindi eliminiamo la patria." 
Non ricorda la drasticità di colui che se lo tagliò per far dispetto alla moglie?  
Tralasciando il fatto che non tutti gli stati sovrani, perfino tra quelli europei, hanno avuto derive nazionalistiche predatorie nei confronti dei vicini mentre altri lo sono stati in maniera seriale nel corso della storia, e questo in quanto il nazionalismo è piuttosto un'eccezione ed una perversione del sentimento di identità nazionale, - che è altra cosa - piuttosto che la regola. 
Inoltre, se il nazionalismo è il male e il discorso di Ventotene è ancora valido, se non è valido solo sul territorio europeo, perché allora nessuno censura Israele, stato costituito recentissimamente per il metro della storia, che persegue un feroce nazionalismo predatorio nei confronti dei coinquilini palestinesi, per giunta ergendosi ad unico rappresentante del popolo ebraico diasporico che solamente in parte si riconosce in esso? 

Ancora dal "Manifesto":
"[...] E quando, superando l'orizzonte del vecchio continente, si abbracci in una visione d'insieme tutti i popoli che costituiscono l'umanità, bisogna pur riconoscere che la federazione europea è l'unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici [aa Cinaaaa! ndr] ed americani possono svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l'unità politica dell'intero globo."
Un unico governo mondiale? Uhm, e perché non galattico?


Ma soprattutto:

"La linea di divisione tra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cioè la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamente il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidificarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdità, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopreranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unità internazionale.
Con la propaganda e con l'azione, cercando di stabilire in tutti i modi accordi e legami tra i movimenti simili che nei vari paesi si vanno certamente formando, occorre fin d'ora gettare le fondamenta di un movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far sorgere il nuovo organismo, che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa; per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spezzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantener un ordine comune, pur lasciando agli stati stessi l'autonomia che consenta una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli." (Manifesto di Ventotene, A. Spinelli et al. 1944)

Ora, se i padri fondatori me lo permettono. Non vi è contraddizione tra il parlare di abolizione degli stati nazionali da una parte (perché potenzialmente guerrafondai) e di federazione di stati (che quindi continuerebbero ad esistere) dall'altra, di abolizione della sovranità nazionale mantenendo però l'autonomia di delibera?
Non è piuttosto un impero, quello che Spinelli sta descrivendo? 
Se gli stati nazionali produssero il nazionalismo totalitario, perché mai uno stato sovranazionale e mondiale non dovrebbe produrre un sovranazionalismo totalitario? Cosa e chi potrebbe impedirglielo?

Nella terza parte, intitolata "I compiti del dopoguerra - La riforma della società", Spinelli e compagni scrivono: 
"La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio."
A voi non pare un po' strano che le élite mondiali vadano in solluchero davanti a questo proclama chiaramente liberticida, visto che la proprietà privata a volte è perfino frutto del proprio lavoro, come il sentimento patriottico a volte è perfino l'espressione dell'amore verso i propri simili?
Non è fantastico che proprio quelle forze reazionarie che i ventotenisti temevano stiano effettivamente vincendo, senza ricorrere al bieco nazionalismo ma sfruttando proprio l'internazionalismo da loro auspicato e portando un attacco senza precedenti alle classi medie, versione moderna delle antiche borghesie produttive, il cui benessere era venuto allargandosi anche alle classi subalterne salariate?

State sereni. Ora capite perché Tsipras, il cocco della figlia di Spinelli, dopo che la Troika ha proletarizzato grazie al reazionario Samaras il popolo greco, darà il colpo di grazia alla sua borghesia attraverso le patrimoniali che piacciono tanto alla sinistra che già squirta al pensiero di Syriza al governo. Quella borghesia che è l'unica forza, in quanto intrinsecamente e storicamente rivoluzionaria, che può opporsi al grande impero mondiale. Sento come un cerchio chiudersi.



venerdì 23 gennaio 2015

La porti un piacione a Firenze

Quanti bischeri vedete voi?

L'ultima volta che un tedesco di frontiera decisivo per le sorti continentali visitò Firenze, il mio povero babbo frequentava da studente l'Accademia di Belle Arti. Amava raccontarmi spesso un episodio al quale assistette e che gli era sempre rimasto impresso nella memoria. Le vetrine dei negozi erano addobbate per l'occasione con bandiere e coccarde e un tripudio di retorica. Tuttavia, una nota pasticceria del centro fu visitata dalla polizia perché, proprio sotto al ritratto dei due duci, qualcuno aveva piazzato, non si sa se volontariamente o no, un'imbarazzante scatola di latta contenente i prodotti della nota ditta Lazzaroni.

“Mi tranquillizza molto quello che viene fatto in Italia, soprattutto per quanto riguarda l’occupazione“. L' agenda di riforma del governo Renzi è un percorso molto ambizioso e lungo e si fa non perché lo dice Bruxelles [infatti è Berlino che lo dice, ndr], ma perché dà sicurezza alla gente, speranza ai giovani e crea lavoro. Ci sono resistenze, ma auguro a te (Renzi) successo, sono sicura che le riforme creeranno lavoro, sia il Jobs Act, sia la riforma della Pubblica amministrazione. Gli imprenditori tedeschi con cui ho parlato sono ottimisti, vogliono rimanere in Italia e investire.” “Non ho dubbi che quello che Renzi ha proposto venga attuato e anche con una velocità impressionante”. “Italia e Germania hanno le stesse idee su un’Europa unita”. (fonte: Fatto Quotidiano)
Velocità impressionante, il turbo. Il famoso turbocapitalismo di infausta memoria che ora piace tanto alla sinistra wannabe élite. Ecco perché uno ripensa al 1938. Perché quando la finta e pelosissima amicizia tedesca si allinea astralmente ad un'eccessiva sudditanza italiana, ciò prelude ad immani cataclismi. Non solo il turbocapitalismo ma il caro vecchio mercantilismo tedesco unleashed. Quanto si preoccupa la Merkel ci ciò che facciamo o non facciamo. Come se gliene venisse in tasca qualcosa, vero?
Notate come Angela abbia parlato di imprenditori tedeschi e non europei. Vogliono investire. Investire o acquisire asset a prezzo di saldo? 


"Vede, oltre all'argenteria e all'oro, noi volendo s'ha tanti bei quadri."
Se siamo solo dei malfidati infami a fare l'associazione con altre passate passeggiate fiorentine dei conquistadores tedeschi, e ci fanno paura le loro navi all'orizzonte, perché oggi Schauble ha tenuto a fare la parte del nazista con le sue sparate sulla Grecia?  Su un paese fino a prova contraria ancora sovrano e non un Land tedesco dell'Est - di quelli da lui tanto vezzeggiati in passato, per giunta alla vigilia di una delicata tornata elettorale? 
Dovrebbe ricordare, il Signor Schauble, che quando dice che la Germania "ha fatto molto per aiutare la Grecia", sta parlando dei nostri soldi, estorti attraverso i fondi salvastati ed utilizzati per permettere alle banche tedesche di rientrare dall'incauto credito contratto a suo tempo con i greci. Non conta che quella di Stranamore sia la pantomima di qualcuno che sa benissimo che Tsipras non avrà le palle per toccare mai l'euro ma il messaggio, per giunta menzognero, è inequivocabilmente quello di chi parla da padrone dell'Europa.

E ancora, perché quel nazistello del presidente della BUBA ha parlato di QE che potrebbe frenare le riforme soprattutto (guarda caso) in Italia e Francia? Che poi, scusate, è il colmo che Mario Draghi, in tutta questa faccenda, passi per il poliziotto buono! Perché non penserete mica che domani potrete andare al bar e godervi il cappuccino con il bombolone gratis perché Mario ha lasciato la colazione pagata per tutti? Lo sapete che il bar nel frattempo ha chiuso, vero?
E' chiaro quindi cosa sono le riforme per i tedeschi? Che l'Europa per loro è solo un mezzo e non il fine? Qualcuno ricorda che l'Europa fu fatta per evitare che la Germania prendesse di nuovo il comando del continente? Non è che li odiamo, sono loro a disegnarsi così.

Il neologismo di oggi: ottusangela

Ma non ci hai parlato di Renzi e della sua rentrée a Firenze a far da chaperon alla cancelliera! Ah si, lo scolaretto che ogni volta porta il quaderno a Maestra Angela con i compiti fatti?  Vedete, a me Renzi non fa nemmeno più rabbia. Citerò, parafrasandolo, Karl Krauss: "Quando penso a Renzi, non mi viene in mente niente."

giovedì 22 gennaio 2015

French Sniper



Se avete assistito al faccia a faccia a "Di martedì" tra Massimo D'Alema e Marine Le Pen sapete già chi lo ha vinto senza partita. Se non lo avete visto, giudicate voi. Mentre guardavo la leader del Front National menare abbestia l'eterno quirinabile (ma da ieri...) con l'infallibile forza della verità autoevidente dei fatti, pensavo a quanto sarebbe stato bello vederla riservare lo stesso trattamento al boy scout. Non credo avremo presto questa gioia ma non disperiamo. Intanto, Marine, merci pour ce moment.
Ho avuto anche la leggerissima impressione che D'Alema sia stato mandato al massacro (anche se lui sarà senz'altro convinto di aver stracciato la Le Pen, mi dicono e ci credo). Offerto in sacrificio ad un pubblico che in studio ha finito per applaudire più sonoramente le risposte di Marine delle sue e a casa ha avuto l'impressione sgradevolissima di ascoltare un Grima Vermilinguo. Non so, forse una sottile vendetta per quei famosi 101 cecchini? Vediamo chi sarà il prossimo presidente della Repubblica. Chi di cecchino ferisce, di cecchino perisce. Ieri sera intanto la French Sniper ne ha fatti fuori due con un colpo solo: lui e la Pinotti con "gli amichetti marocchini" della figlia usati come scudi umani.

Tornando al dibattito, chiunque conosca i motivi profondi della crisi concorderà con me che abbiamo assistito allo spettacolo indegno dell'ennesimo atto di sottomissione dell'entità proteiforme chiamata sinistra ai suoi innominati padroni, attraverso la recita del rosario delle verità assolute dal catechismo del Nuovo Ordine Mondiale.
Soprattutto credo che D'Alema ieri sera abbia battuto il record della percezione di falsità di un politico durante un confronto televisivo con un avversario. Era talmente invischiato nel frame di pensiero unico preconfezionato fatto di slogan, dal quale emanava solo menzogna, distacco (neo)aristocratico dal proprio popolo, assieme all'odiosetta supponenza di chi si sente ontologicamente superiore perfino a sé stesso, che ad un certo punto si è verificato implacabile l'effetto Nixon 1960. Marine ha potuto quindi sezionarlo come voleva e metterlo sotto formalina prima di consegnarlo al museo di storia naturale, sezione reperti teratologici. Toh, guarda, una sinistra con due teste e senza palle.

Alla domanda introduttiva sull'euro, D'Alema ha esordito con: "Vorrei rivolgermi ai cittadini italiani", guardando nella telecamera più per rassicurare i suoi referenti della propria fedeltà, ma i cittadini italiani purtroppo si sono resi conto delle enormità che proferiva, a cominciare da quel clamoroso "se i risparmi degli italiani fossero stati in lire ora sarebbero dimezzati e i prestiti in lire avrebbero tassi altissimi". E perché? Perché se guardano ai loro risparmi li vedono già dimezzati e i prestiti non li vedono proprio.
Ha ripetuto non si sa quante volte che la causa dei nostri mali "non è l'euro", "non è l'euro", "non è l'euro, non c'è il minimo dubbio", come un mantra, tanto da farsi riprendere da Madame Le Pen con la giusta osservazione che "lei difende l'euro religiosamente, l'euro è diventato una religione". Una religione, un feticcio, l'unico anello. 
Ha dato la colpa della recessione a non ben identificate politiche conservatrici ed al capitalismo finanziario selvaggio  - oltretutto nei giorni in cui il governo a cui appartiene vuole eliminare il voto capitario nelle maggiori banche popolari italiane e costringerle a diventare società per azioni, per magari farle fagocitare da grandi gruppi finanziari internazionali e dare ancora una bottarella al sistema creditizio italiano.
Le politiche conservatrici ovviamente per lui sono i nazionalismi, gli stati nazionali che ancora resistono nonostante la globalizzazione e che, riferendosi a quelli europei, senza l'Europa non conterebbero nulla. Stava parlando anche del suo paese, lo ricordo. Del vostro paese. Governi nazionali che sono i responsabili dell'austerità perché si oppongono al più Europa ed alla cessione di sovranità, ma per fortuna che in Grecia vincerà la Sinistra così vedranno. Grecia che gli provoca per altro un fastidioso prurito intimo e un'espressione scocciata, quando Le Pen la cita ad esempio di disastro provocato dall'austerità shockeconomica europea.
Non è mancata la solita pace che l'Europa avrebbe garantito per settant'anni, l'assenza delle frontiere come grande conquista di civiltà. Come ha commentato qualcuno su Twitter: "Abbiamo distrutto le economie continentali per poter viaggiare senza passaporto". Per non parlare del rinfaccio alla Francia del colonialismo. 
Quando Floris l'ha buttata sul migrante, credendo di riuscire a portare Marine sul terreno del razzismo (riguardarsi la situazione Parenzo, per capire con chi abbiamo a che fare, poveri giucchi illusi), D'Alema ha potuto ergersi ad aedo della Paneuropa, a propugnatore del meticciato kalergico che, riempiendo di giovani africani il continente, ovvierà al calo delle nascite, ONU docet. Quando Marine ha suggerito, come avrebbe fatto chiunque di noi, di far invece aumentare la natalità dei nostri, lo sciagurato rispose: "Ah, come Mussolini!" Peccato che abbiamo tutti capito chi era ieri sera il vero reazionario.

La cosa più involontariamente comica e cosmicamente contraddittoria detta però da D'Alema è stata quando, volendo portare un esempio di perfetta società meticcia da contrapporre al bieco nazionalismo, ha nominato gli Stati Uniti d'America. Stati Uniti che sono forse il paese più nazionalista e patriottico al mondo, nel bene e nel male, e i cui abitanti, se D'Alema fosse un politico americano, ascoltandone la perorazione in favore del Re di Prussia, lo considererebbero un traditore da assicurare subito alle federali galere, se non addirittura un terrorista da inviare a Guantanamo.
Sarà stata la precisione micidiale di Marine Le Pen nell'impallinare D'Alema centrandolo con micidiali colpi di buon senso ad ogni pull - esemplare quando gli ha detto: "Ma uno come lei perché fa politica se tutto ciò che racconta è così inevitabile?" - o forse l'accenno agli Stati Uniti ma mi è venuto in mente "American Sniper", che ho giusto visto domenica scorsa.
Immagino che D'Alema non si riferisse a quegli Stati Uniti, a quel senso di patriottismo dell'americano medio,  nel caso del navy seal texano di Eastwood fiducioso fino alla coglioneria nella bontà delle guerre scatenate dal proprio governo. Patriottismo che per noi è quasi inconcepibile e nel quale facciamo fatica ad immedesimarci, per non parlare del  senso di appartenenza e dell'istinto di protezione verso i propri simili.
Per noi è difficile capire il patriottismo perché siamo stati allenati a disconoscere e disprezzare come fascista qualsiasi valore identitario, a sputare sul concetto di patria per adorare invece uno straccio stellato alieno e una moneta senza senso,  in nome dell'indifferenziazione internazionalista che alla fine rischia di consegnare le classi subalterne in catene ad una definitiva subalternità, in nome dell'uguaglianza verso il basso voluta dall'alto. Gli scherani che usurpano il termine di progressisti ci dicono che non bisogna amare i nostri simili o cercare di difenderci dall'ineluttabile e ormai abbiamo capito che lo dicono solo per difendere i loro mandanti dalle nostre eventuali ghigliottine. D'Alema non ci difenderà di certo dall'ineluttabile dittatura del capitale senza frontiere e ce lo sta dicendo chiaramente. Pare addirittura vantarsene. Grazie a Marine Le Pen che è riuscita a far spurgare tutto il peggio da questo comunista neoaristocratico in pochi indimenticabili minuti.
Farci sentire in colpa per il fatto di amare la propria gente e il proprio paese. E' una cosa che non perdonerò mai a questa sinistra infame e traditrice.


lunedì 19 gennaio 2015

Greta e Vanessa, cappuccette rosse nella tana del lupo


Avercela con Greta e Vanessa? Con due ventenni convinte, come quasi tutti i ventenni, di poter cambiare il mondo? No, e perché mai, cattivoni che non siete altro? Io ce l'ho con la Santa Inquisizione buonista che pensa di raccontarci, invece di un romanzo di guerra e spionaggio, la favola zuccherosa delle cappuccette rosse e vorrebbe pure farci il sugarboarding quando non riusciamo proprio, nemmeno a sforzarcisi, a crederla e a mandarla giù.
Dice: ma siete dei malfidati perché, come scrive l'iperglicemico Saviano: "Greta e Vanessa non erano e non sono dalla parte dei terroristi, ma dalla parte del pane." O, peggio ancora: "L'Italia è un Paese che esporta soprattutto solidarietà". Si Roberto, ammamma, e pure 2,7 miliardi di eurazzi in armamenti. Siamo il primo fornitore UE di Israele per 470 milioni ma tu continua pure a fare lo zucchero filato. Stevm scarz. Anzi, se è come dici tu, facciamo meglio, mettiamo su Repubblica un annuncio impossibile: "Cercasi volonterose Gretevanesse per portare il pane ai bambini greci affamati dalla Troika." O ai civili del Donbass bombardati dai nazisti paneuropei. Tanto per variare un poco il target della bontà.

Noi santommasi non ce l'abbiamo con le eroine pucciose e cicciuose sempre abbracciate in favore di fotocamera, anche se quel termine "cooperanti" che non si capisce bene cosa voglia dire e che purtroppo fa pensare a vecchi e vergognosi scandali sulla cooperazione italiana di tanti anni fa, ci provoca un certo reflusso gastrico e non si capisce perché come appellativo dovrebbe essere meno antipatico di "marò". Ma i marò sono fasci e bruttassassini, scrivono le erinni del boldrinismo cicciuoso a mezzo stampa, lamentando l'inaudita violenza sessista scatenatasi in Rete contro le fanciulle. Chiedere scusa? A chi? Ma ripigliatevi.

Vi spiego un trucco della comunicazione, una cosa che ha a che fare con il coso australiano, il boomerang. Quando la cosa che si vuol far credere al parco buoi è troppo melensa, cicciuosa appunto, e soprattutto suona falsa e costruita ad arte per gabbare, per giunta propalata da persone che non hanno un minimo di credibilità ma che sbandierano oltretutto un vomitevole autoeccezionalismo, perfino nei bovini la reazione è il rigetto, l'antipatia a pelle, la rottura di palle, il muggito, la raspata di zoccoli e l'afammocc.

Siccome in questi casi di rapimenti di occidentali in teatri di guerra pare si paghi sempre, con denaro o contropartite di vario genere, bastava dirlo e non pretendere, con l'espressione di Gentiloni, di farci credere il contrario. Signori, abbiamo pagato per salvare due ragazze che erano in pericolo, perché avevamo a che fare con gente che, se avesse voluto, si sarebbe potuto prendere lo stesso il souvenir delle loro belle testoline. Avrei voluto vedere qualcuno osare contestare un argomento del genere, con il precedente di Baldoni e di Quattrocchi.
Invece no, zucchero caramellato a tonnellate a cercar di coprire la cacca della nostra partecipazione all'ennesima guerra di conquista imperiale, della quale vorremmo solo cercare di capire quale doppio, triplo o quadruplo gioco stiamo giocando, come al solito. Possibilmente senza scivolare sull'unica sciropposa ed indiscutibile versione dei fatti  che i media ci propinano facendosi scudo delle due bimbe un po' troppo intortellate dopo i duri mesi di prigionia.

Se lo chiedono in molti cosa è successo davvero, perché le due ragazze erano là, chi le ha fatte entrare, se l'ambasciata sapeva, chi sono i loro compagnucci ribelli, chi le ha rapite, chi le ha rilasciate e a quale prezzo. Anche i carabinieri se lo chiedono. Odiosi sessisti e persecutori di innocenti fanciulle pure loro?



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