lunedì 22 agosto 2016

Digestivo Ventonetto


Bella immagine, bel gioco di chiaroscuri. Io, chiaro e la scura. Anzi, la Signora Oscura. Uno spot sulla faccia da luna piena di Hollande, tronfio del suo 17 % di gradimento presso i francesi e un altro sulla mano di Renzi. Gesto più da digestione difficile che protonapoleonico. Ai quasi vecchi come me ricorderà senz'altro una nota campagna pubblicitaria anni '60.

Ho appena finito di leggere l'ennesimo delirio da pene d'amor perdute di Eugenio Scalfari sul ménage à trois occorso in uno dei luoghi più nefasti d'Europa, Ventotene e celebrato stasera sui canali del Grande Renzi che paghiamo in bolletta, con la replica del Triumph des Willens de noantri, "Un mondo nuovo", il biopic su Spinelli e Co. al cui confronto la pedopropaganda di Al Qaeda spacciata sui TG come reportage dalla Siria, a colpi di piccoliXchehannocommossoilmondo, diventa vera informazione.

Ugenio, terrorizzato all'idea di sopravvivere alla UE e al suo mostro deforme, l'euro, si macera nell'angoscia di non aver ancora visto Renzi introdurre il "Ministro delle Finanze dell'Eurozona", una figura istituzionale immaginaria simile al Ministro della Magia dei libri di Harry Potter e come non ci fosse già il duo Schauble-Weidmann a ricoprirne il ruolo in pectore. 
Quelli che a novant'anni ancora fingono che la Germania sia un paese come un altro e non la solita vecchia Maria Braun, baldracca guerrafondaia e opportunista, drogata di surplus.
Capisco l'angoscia di un povero vecchio che non vedrà mai il sogno europeo realizzarsi e nemmeno il suo incubo, speriamo. Tuttavia mi chiedo: non lo vede il parametro illogico? Non è curioso, per non dire sospetto, che un trio di galeotti rivoluzionari comunisti abbiano fornito la grande idea che da allora guida le progettualità economiche e politiche continentali della peggio Reazione neoaristocratica sovranazionale? E' la mia teoria che del comunismo non si debba buttare via nulla se può servire a soggiogare meglio il popolo, e che l'unico comunismo brutto, per gli anticomunisti, sia quello versione nazionalista di Stalin e non quello internazionalista busone e necro-negrofilo di Trotzki?

E poi, la sa una cosa, Ugenio? Io non so i miei lettori, ma in questo suo appello a Renzi affinché "solo lui decida" io ci sento, più che l'antifascismo degli Spinelli e il loro presunto progressismo, tanto ma tanto di quello che voi intendete come fascismo. Ma proprio 'na cifra. 


Al grullo della Provvidenza preferisco il "fascismo" del parlamentarismo, la seduzione di ciò che resta della democrazia e della libertà di potersi considerare popolo e nazione. Augurandomi che, il più presto possibile, quest'incubo europeo al servizio della globalizzazione all'insegna della poltiglia umana senz'anima sprofondi definitivamente nella Geenna della Storia assieme ai suoi fautori, giovani e vecchi.




giovedì 11 agosto 2016

Sarà un'Europa sempre meno per donne?




Prima di far ripartire il blog dopo le vacanze, vi propongo l'articolo che ho scritto per la rivista "Puntozero", che trovate ancora in edicola. Un ringraziamento a Tom Bosco per l'ospitalità.


L'afflusso sempre più massiccio ed incontrollato in Europa di persone provenienti da diverse realtà culturali, in particolar modo uomini musulmani portatori di una visione del mondo il cui impatto con le conquiste dell'emancipazione femminile è potenzialmente devastante, rappresenta o no una minaccia per le donne di questo continente?
Perché alcune delle maggiori organizzazioni hindu e sikh in Gran Bretagna hanno avvertito le autorità della possibilità di “assalti sessuali pianificati di massa in stile Colonia” ai danni delle donne bianche e asiatiche non musulmane? 
Perché chi gestisce la cosiddetta politica dell'accoglienza, soprattutto dal punto di vista mediatico, non gradisce che si riferiscano all'opinione pubblica i dati sempre più allarmanti su una vera e propria epidemia di stupri da parte di stranieri in paesi come la Svezia, che sono anche quelli maggiormente coinvolti dai flussi migratori?

Perché i movimenti femministi e tutto il mondo progressista, così attenti alla difesa dei diritti civili, non protestano contro queste violenze sulle donne e contro i segnali sempre più preoccupanti che provengono da una realtà che non parla affatto di integrazione dello straniero nel nostro mondo ma di sopraffazione da parte di culture esterne sempre più aggressive nei confronti del modello di vita occidentale, non privo di difetti e storture ma sicuramente il migliore possibile in quanto a offerta di libertà alle donne?
La scelta del neo sindaco di Londra (musulmano) di vietare i manifesti pubblicitari con corpi femminili troppo perfetti e scoperti è difesa del “corpo delle donne” o un antipasto della sharia che verrà?

Ripartire da Colonia.

Per rispondere a queste domande è bene ricordare ciò che accadde il 31 dicembre 2015.
Il primo gennaio la Polizia di Colonia rilasciò questo comunicato: Tutto si è svolto in tranquillità questa notte ma non era vero. Quella notte di festeggiamenti per San Silvestro era acccaduto di tutto e qualcosa di mai visto prima né per le strade della civile capitale del Nord-Reno Westfalia e neppure nell'intera Germania ed Europa ed occorsero diversi giorni prima che i media mainstream ne raccontassero, rompendo un'inspiegabile congiura del silenzio a livello mondiale che arrivò a comprendere le principali reti televisive statunitensi.

Incredibilmente, quello che ormai possiamo considerare un attacco terroristico condotto secondo la tecnica del swarm attack (attacco a sciame) avvenuto in contemporanea in diversi paesi europei: Germania, soprattutto, ma anche Svizzera, Austria, Svezia e Finlandia, fu tenuto nascosto all'opinione pubblica, nell'era della comunicazione immediata globale, per una settimana. 
Dopo le cronache della stampa locale, fu il sito inglese indipendente Breitbart London a raccontare per primo al mondo, il 4 gennaio, delle aggressioni a sfondo sessuale perpetrate ai danni delle donne europee da gruppi di uomini organizzati dall'aspetto nordafricano e mediorientale, avvenute in maniera sistematica a Colonia la sera di Capodanno.

Queste aggressioni, come confermato dai racconti delle vittime, risultarono condotte attraverso la modalità del taharrush gamea. Un'usanza di intimidazione e predazione sessuale di gruppo utilizzata in alcuni paesi islamici ai danni di donne troppo emancipate secondo i canoni culturali locali, oppure trovate sole per strada o isolate in mezzo a manifestazioni di piazza. Un gioco crudele dove le donne vengono circondate, spogliate, toccate in ogni parte del corpo e violate nelle parti intime con le dita da gruppi di decine di uomini e che, durante le recenti “rivoluzioni colorate” nel mondo islamico, prese di mira anche donne occidentali, come nel caso della giornalista americana Lara Logan, aggredita sessualmente e quasi linciata in Piazza Tahrir al Cairo nel 2011 durante un reportage per la tramissione “60 Minutes” della CBS.

Nel rapporto ufficiale su quelli che erano ormai divenuti “i fatti di Colonia”, presentato dal ministro degli interni del Nord-Reno Westfalia Ralf Jäger e pubblicato sulla “Bild” il 21 gennaio, erano elencate le 821 denunce sporte solo nella città renana - ma il numero totale delle vittime ammonta a più di mille – per furto, aggressione a scopo sessuale (ben 359 casi) fino allo stupro di gruppo.
Il rapporto prova che l'aggressione andò avanti per tutta la notte e che i primi episodi avvennero alle ore venti, proprio mentre la cancelliera Angela Merkel indirizzava il suo augurio televisivo di fine anno ai concittadini, esortandoli all'ineluttabile accoglienza nei confronti dei migranti e facendosi per la prima volta sottotitolare in arabo in segno di buona volontà di integrazione. Sottomissione, direbbe piuttosto qualcun'altro.

Nei giorni successivi alla rivelazione dei crimini perpetrati a Colonia e nel resto d'Europa, l'opinione pubblica di chiedeva il perché dell'assoluta inadeguatezza della risposta delle autorità e delle forze dell'ordine a questo atto che riuscì a terrorizzare e a lasciare un marchio indelebile e in stato di shock l'opinione pubblica europea come e forse più di altri attacchi condotti con metodi più, diremmo, convenzionali di terrorismo.
Le testimonianze raccontano di come gli assalitori avessero preso possesso della piazza attraverso il lancio di petardi a scopo diversivo e le donne si fossero trovate, nella confusione, circondate e sospinte nello spazio compreso tra il Duomo e la Stazione (chiusa, quindi senza possibilità di offrire loro una via di fuga) in quella che assomigliava proprio ad una tattica di accerchiamento.

Per il fatto che i perpetratori poterono agire per ore indisturbati la polizia di Colonia si giustificò dicendo che si era trovata a fronteggiare qualcosa di “totalmente inatteso”.
Le autorità seppero subito che si trattava di aggressori nordafricani o mediorientali, tuttavia il riflesso condizionato del politicamente corretto e della ragion di stato – il non poter sconfessare la politica delle porte aperte della cancelliera Merkel – le indussero a minimizzare e addirittura a negare gli eventi, accusando al contempo di razzismo chi osasse tirare in ballo i migranti.

E' probabile che il quadro completo di ciò che avvenne a Colonia debba ancora essere delineato ma ogni giorno, ancora a distanza di sei mesi dall'accaduto, si aggiungono tasselli ad una trama che diventa sempre più inquietante, torbida e vergognosa per le autorità tedesche e non solo. 
La polizia ha infine dovuto ammettere che gli assalti alle donne – e anche a uomini e a persone omosessuali – occorsero in 12 dei 16 stati della Repubblica Federale Tedesca, prova della coordinazione degli attacchi sotto un'unica regia, ma vi è qualcosa di ancor più grave che deve essere raccontato.

Dalla rivelazione di un memorandum interno della Polizia di Colonia, secondo “Die Welt”, si apprende che essa fu preavvertita della possibilità di azioni criminali da parte di nordafricani, durante le celebrazioni di fine anno. La nota, del 29 dicembre, diceva: “in concomitanza con i festeggiamenti ed il consumo di alcool è ragionevole attendersi situazioni a rischio in aree affollate, come un aumento dei borseggi e delle aggressioni fisiche, soprattutto da parte di NAFRI (nome convenzionale per nordafricani, n.d.r.) che potrebbero avvantaggiarsene”.
Non solo. Il problema della mancanza di forze di polizia sufficienti a fronteggiare l'emergenza fu dovuto alla decisione del ministro renano Ralf Jäger di negare al capo della polizia Wolfgang Abers i rinforzi richiesti, in numero di almeno 100 uomini. Uno dei documenti inviati dal ministro alla polizia il primo gennaio dimostra che il governo della Renania-Westfalia sapeva perfettamente cosa fosse accaduto. Vi erano stati “stupri, abusi sessuali, rapine, scippi, compiuti da stranieri e, in particolare, un gruppo di 40-50 persone aveva assalito giovani donne nella zona antistante la stazione ferroviaria.” Ricordate invece cosa aveva twittato la polizia? “Tutto tranquillo”.

Jäger, che ha mentito ai suoi cittadini e ha tramato per silurare il capo della polizia; che premette sulla polizia affinché fosse cancellato dal rapporto sulle denunce la parola stupro, con la motivazione che “con il dito non si può definire stupro” e affermò infine che “i discorsi razzisti della destra sui social sono altrettanto gravi degli stupri” è ancora incredibilmente al suo posto.

E' assai probabile inoltre che i servizi segreti di diversi paesi sapessero. C'è infatti anche una strana storia che riguarderebbe la trasmissione, nei giorni precedenti al 31 dicembre, dalla polizia tedesca a quella finlandese, di informazioni riservate sull'allerta per possibili atti di violenza da parte di immigrati da effettuarsi in concomitanza dei festeggiamenti di fine anno. Questa preconoscenza avrebbe permesso alle autorità finlandesi di eseguire perfino alcuni arresti preventivi. La notizia si basa su un'intervista radiofonica con il ministro degli Interni finlandese Petteri Orpo, che però non ha rivelato la fonte dell'intelligence. L'ennesimo caso in cui qualcosa è stato lasciato accadere? E a quale scopo?

Fu atto di guerra?

Come per tutti i crimini, anche per le aggressioni di Colonia abbiamo evidenti prove circa gli esecutori materiali (immigrati nordafricani e mediorientali anche di seconda e terza generazione, oltre a migranti dell'ultima ora) ma solo indizi sui mandanti. Gli esecutori furono probabilmente arruolati tramite il passa parola, gli SMS e il denaro, dimostrando che, con la giusta parola d'ordine, si possono slatentizzare e attivare migliaia di cellule dormienti già presenti sul nostro territorio.

Chi organizzò quindi il swarm attack di terrorismo sessuale, invitando i maschi islamici al gioco dello stupro in un assalto di stampo razzista (anti-autoctono, anti-bianco e, perché no, anti-cristiano nonché misogino), che ebbe come obiettivo le donne europee, scelte accuratamente in mezzo alla folla dei festanti e colpite nel momento in cui si trovavano fuori casa, in luoghi aperti, sole o in compagnia di altre donne, insomma indifese? “Andavano a caccia delle donne", "sembravano un vero esercito", riportano le numerose testimonianze, tra le tante, di un portiere d'albergo, di uomini della polizia e delle stesse ragazze vittime delle violenze:
“A decine formavano un cerchio e assalivano le donne, chiudendo loro ogni via di fuga, impedendo fisicamente di uscire. Poi stringevano il cerchio e passavano alle vie di fatto, urlando. Sono state storie d'inferno, come fosse una guerra ma noi eravamo vittime civili. E ora nella nostra città non ci sentiamo più sicure.” (fonte)

C'è un'intervista ad un “profugo siriano” in Germania su YouTube dove egli, alla domanda “qual è il suo rapporto con i tedeschi in questa cittadina?” risponde, e lo ripete anche in altre parti dell'intervista: “Beh, abbiamo problemi con i civili”. 
Conosco una sola categoria di persone che si riferirebbero agli abitanti di una città come a “civili”, ovvero un soldato. 

Questi riferimenti agli eserciti e alla guerra che scaturiscono dai resoconti di quello che sembrava all'apparenza solo un brutto fatto di cronaca, rimandano ad una brillante ricerca di una studiosa americana, Kelly M. Greenhill, dal titolo “"Weapons of Mass Migration: Forced Displacement, Coercion, and Foreign Policy" (Armi di migrazione di massa: deportazione, coercizione e politica estera), pubblicato in volume dalla Cornell University Press nel giugno 2011.
La ricerca di Greenhill analizza, senza filtri emotivi e political correctness ma in modo scientifico, il fenomeno delle migrazioni di massa dal punto di vista strategico. Ovvero gli spostamenti sempre più frequenti e sospetti, perché sembrano provocati ad arte, di masse di persone verso quei paesi che, ecco la stranezza, in vari modi sono sottoposti alle pressioni economiche e politiche che provengono da specifici interessi nazionali e sovranazionali. Secondo la Greenhill, che analizza una cinquantina di esempi tratti dalla storia recente, siamo di fronte ad una nuova arma non convenzionale. 

Se l'arma di migrazione di massa appartiene anch'essa all'arsenale della “terapia dello shock” (teorizzata da Naomi Klein nel suo celebre libro), è facile capire come l'attacco alle donne europee possa essere parte di una strategia di sottomissione, di un tentativo di colonizzazione da parte dell' Islam utilizzato come cavallo di Troia, che sarebbe funzionale a sua volta ad un più ampio progetto di feudalizzazione globale che prevede una ristretta e ricchissima élite che governa una moltitudine di schiavi.
Se la popolazione in generale può essere terrorizzata e sottomessa con la minaccia dell'austerità, per le donne non vi sarebbe di meglio che terrorizzarle con lo spettro dello stupro e di quello peggiore, per giunta, quello di guerra. 

Sul ruolo dell'Islam, nel novembre scorso Monica Crowley sul Washington Time scriveva che una parte fondamentale del jihad è la hijra, ovvero la conquista del territorio infedele mediante migrazione. Si mandano avanti gli uomini, poi, tramite i ricongiungimenti famigliari e l'alta fertilità, si diventa maggioranza sul territorio. Pensare che, a quel punto, possa ancora essere possibile il "rispetto delle nostre leggi" e l'integrazione degli ospiti nel tessuto sociale democratico, come affermano gli utopisti dell'accoglienza, e non piuttosto l'applicazione della sharia agli infedeli, è pia illusione.

Tuttavia le autorità europee e gli esponenti delle organizzazioni non governative internazionali e sovranazionali ormai più potenti ed influenti, nel disegnare i destini dei popoli, dei governi eletti democraticamente, insistono nell'obbligarci all'inevitabilità dell'accoglienza, alla necessità improrogabile del mescolamento delle etnie, razze e religioni, adducendo motivazioni di carattere demografico che nascondono un progetto che in realtà è solo politico e di tipo totalitario. 
Un fenomeno che non riguarda, ad esempio la Cina, alla quale nessuno va a rimproverare di essere troppo poco “diversa” ma, in specie, il primo mondo più democraticamente avanzato. Operazione supportata da una colossale macchina propagandistica pronta a censurare l'informazione e a marchiare ogni dissenso, come abbiamo visto, con lo stigma del razzismo.

Perché il negazionismo femminista, globalista e di sinistra? 

In questo contesto, l'atteggiamento negazionista di gran parte del mondo femminista e di sinistra riguardo alle responsabilità degli uomini stranieri per le sempre più frequenti violenze sulle donne europee, culminate nel clamoroso sex mob di Colonia, risulta francamente disgustoso.
Se Alice Schwarzer denunciò fin da subito la censura ventennale delle autorità tedesche nei confronti degli stupri commessi dagli immigrati ed il loro carattere “bellico” (ancora un riferimento alla guerra), dimostrando di non aver cancellato la memoria del prezzo altissimo pagato nel dopoguerra dalle donne tedesche, e se una delle pochissime giornaliste in Italia a prendere sul serio la minaccia di Colonia fu Lucia Annunziata, in Europa l'argomento appare uno dei più forti tabù difesi della retorica di quella rivendicazione dei diritti della Donna che non è più femminismo ma femminesimo. Il negazionismo su Colonia si è espresso in ogni sfumatura della solita neolingua che, attraverso poche parole chiave, unifica il pensiero triturandolo nel verbalismo.

Così, per citare qualche esempio dal florilegio della vergogna, anche a Colonia la colpa è stata del “patriarcato”, degli uomini in quanto tali e poi, comunque, i migranti sembra debbano essere scusati perché “hanno alle spalle storie dolorose” (Dacia Maraini); sono uomini giovani e soli e, secondo la professoressa norvegese Unni Wikan, "la donna norvegese deve capire che viviamo in una società multiculturale e che deve adattarsi ad essa."
Meglio stuprate che razziste. Negare, negare, negare

Perché per nessuna delle vittime degli stupri di gruppo con le dita è stato evocato lo spettro del femminicidio, che invece può benissimo definire – anche a sproposito - qualsiasi approccio compiuto da un maschio bianco occidentale sulle sue simili, e perfino prestarsi a diventare frame riempitivo dominante sui media quando ci sono da coprire gli insuccessi bellici imperiali?
Se siamo arrivati al bizzarro giustificazionismo dell'esemplare peggiore di predatore, ovvero lo stupratore di guerra è perché egli è stato sovrapposto, attraverso una vera e propria character sanctification, al Buon Selvaggio inesistente, del cui giudizio le femministe e i loro femmicicisbei, la controparte emasculata della diade politicamente corretta, hanno il terrore.
Eppure sono convinta che, nel profondo, la scoperta che il maschio stupratore non è quello ormai castrato ed asessuato che si trascina al loro fianco senza più aver la forza di reagire ma arriva dal futuro dell'Eurabia multietnica deve averle scioccate.

Il cortocircuito del femminismo è del resto lo stesso del '68: uccidere il padre e, in più, senza aver fatto i conti con la madre che, in tutto il mondo, ha la responsabilità del preservare e tramandare un tipo di educazione dei maschi al non rispetto se non all'aperta sopraffazione delle donne. Gli uomini li fanno le donne ad ogni latitudine, quindi anche nel mondo islamico, dove sono sempre le donne a trattare i maschi come principi fin da bambini e in quello africano, dove sono le donne a tenere ferme le bambine che devono subire l'atroce tortura dell'infibulazione.

Quindi, per risolvere il conflitto, invece di una sana autocritica che affronti finalmente l'arretratezza reazionaria e fascistoide dell'educazione dei maschi affidata alle femmine, è auspicabile la scomparsa in blocco della propria etnia o addirittura razza. Solo un grande desiderio di autodistruzione può spiegare infatti questi tempi di kali yuga.

Perché Colonia?

I leader europei, dal canto loro, per bocca del primo vice-presidente della Commissione, Frans Timmermans, hanno perfino affermato che le violenze sessuali di Colonia furono solo un problema di ordine pubblico e che non ebbero nulla a che fare con la crisi dei rifugiati. “Allo scopo di far risuonare la voce della ragione e contrastare la retorica populista e le reazioni xenofobe provocate dagli eventi”, recitava una pomposa nota della commissione, “si invita a respingere incondizionatamente le false associazioni tra certi atti criminali, come gli attacchi alle donne durante il capodanno di Colonia e l'afflusso di migranti."
Una così sfacciata negazione ha quasi il sapore della sfida.

Comunque, chi ha organizzato il swarm attack, chiunque sia, ora ha ottenuto importanti informazioni sul nemico. 
Sa che quella del terrorismo sessuale è un'ottima tattica che potrà essere messa in pratica altrove e in maniera ancora più audace, tanto i media taceranno per obbedienza e gli emasculati e succubi maschi europei si prenderanno la colpa al posto dei veri stupratori, come è avvenuto dopo Colonia. 
Sa che i progressisti europei preferiscono offrire le proprie donne, ovvero ciò che dovrebbero avere di più caro al mondo, in pasto all'invasore, piuttosto che rischiare l'accusa di razzismo.
Soprattutto sa che, in generale, l'immagine dell'Europa in questo frangente è stata quella di un continente di vigliacchi senza nerbo, in balia di governanti totalmente incapaci e soprattutto senza la volontà di difendere i propri cittadini. Addirittura ben disposti eventualmente a "lasciar accadere" le peggiori violenze ai danni delle loro cittadine. Soprattutto lo sarebbero le donne politiche, talmente uguali ai loro colleghi maschi da essere senz'altro capaci di scatenare guerre e compiere genocidi al loro pari.

Direi che l'esperimento, dal punto di vista di chi vuole conquistarci, chiunque egli sia, è perfettamente riuscito. Purtroppo per noi.
Questo a meno che, invece, l'attacco sia stato organizzato, sempre grazie alla manipolazione di manovalanza islamica, da una mano “amica”, allo scopo di avvertire gli europei dei pericoli insiti nell'immigrazione incontrollata e tentare di scuotere l'opinione pubblica e spingerla a ribellarsi prima che sia troppo tardi. E' un'ipotesi che ad Angela Merkel deve essere passata, anche solo per un attimo, per la mente.


martedì 26 luglio 2016

Clinton comanda colore



Bene bene, abbiamo fra noi un'attrice comica, la soldatessa Joker. Nel senso che se la eleggessero POTUS avremmo un pianeta in mano ad una Jokeressa più scoppiata di quello nella versione del poro Heath Ledger, RIP. Una che non sarebbe né fisicamente né tantomeno psichicamente in grado di reggere il Regno di Molto Molto Lontano, figuriamoci gli Stati Uniti d'America. Parola di Steve Pieczenik, che lo dice non solo in qualità di psichiatra ma come persona assai addentro al lato oscuro.


Io sono solo psicologa, come sapete, ma una pazza furiosa la so riconoscere. Sapete cosa mi spaventa più di tutto di questo video? Non tanto il fatto che Hitlery dica "se useranno le armi atomiche contro Israele li obliteremo", riferendosi all'Iran (il filmato è del 2010) ma è il suo porsi come una innocua casalinga che si rivolge ai suoi figli dicendo la famosa frase: "v'ho fatto, vi disfo". "Se non farete i bravi mammina diventerà molto cattiva". L'occhio sbarrato (neurologicamente inquietante) della madre vogliosa di trasformarsi al più presto in una dea Kali Yuga, nella bigliettaia tutta impettita nella divisa che oblitererà il nostro biglietto per Armageddon. Questa banalità di male femmina in pattine di feltro per non rigare il pavimento che John Waters ritrasse così bene grazie a Kathleen Turner nel film "Serial Mom"pronta a nuclearizzare mezzo continente, se non altro per dimostrare che anche le donne possono premere un bottone, che credete?

Temetela, temete Hitlery come la peste ripiena di ebola. Immaginate una Merkel, elevatela al cubo e pensate al danno che potrebbe fare nello studio ovarico. Attenti, queste sono donne che devono dimostrare qualcosa. Qualcosa di molto grosso. Una cosa che ha la cappella e non è un pene oggetto d'invidia, ma un fungo atomico.
A proposito, come Angela nata Kasner anche Hitlery non vuole essere chiamata Rodham ma Clinton. Non è curioso? Perché, nell'era del femminismo cazzuto, ripudiare il nome del padre ma non utilizzare allora quello della madre invece del cognome di un marito che sa tanto, in entrambi i casi, di piccoloborghesissimo paravento?

Paventate Hitlery perché è la prima scelta dei neocon, è finanziata dai ricchi paesi arabi che se ne sbattono le palle dei profughi islamici causati dalle guerre dei neocon e che vengono sbolognati in Europa a cura dell'altro suo finanziatore Soros. Bisogna ammetterlo, però, è una grande avvocata. Nel suo primo caso, riuscì a far condannare lo stupratore di una bambina di 12 anni ad appena un anno di carcere, ridotto poi a due mesi ai servizi sociali. La sua storia professionale è quasi la trama de "L'avvocato del Diavolo".

Come contrastarla? Wikileaks la sta lavorando piano piano, goccia a goccia, ma finora con robetta. Qualche mail di troppo con l'amichetta, la scoperta che Bernie Sanders è il Grande Puffo Piddino d'America, fottuto da questa Gargamella in toga rossa e dalle sue erinni del comitato elettorale.
Che schifo Bernie Sanders, idolo del mezzacarnismo di sinistra. Vecchio squallido, prodotto tossico, CDS (Cretino Di Sinistra, © Alberto Bagnai) al cubo, che si è prestato a farsi trombare davanti e didietro e ringrazia pure. Endorsa, lui. Figurati se non si sottometteva alla linea del partito, come uno sbattipugnista nostrano. Poi dicono che quella non è sinistra. Un altro cialtrone alla Tsipras, come già se vedeva. I progressisti che scodinzolano alla prima abbaiata di Wall Street. Che persone di merda.


P.S. Si può dire che Hitlery sarebbe la prima bambola assassina POTUS? Eppure, guardate, è impressionante.

mercoledì 20 luglio 2016

La nostra paura fa bene al re ma anche a noi

Monica non si vede perché è sotto il tavolo.
Antefatto I - L'ammonimento del presidente-generale

"Dobbiamo guardarci, nei consigli di governo, dalla ingiustificata influenza volontaria o involontaria del complesso militar-industriale. Non dovremo mai permettere che il peso di questa coalizione metta in pericolo la nostra libertà e la nostra democrazia." 
(Dwight "Ike" Eisenhower, 17 gennaio 1961)

Antefatto II - La disfida dei pazzi solitari

1981. Il 30 marzo il presidente Ronald Reagan subisce un attentato per mano di uno sciroccato, un pazzo solitario che affermerà di aver sparato al presidente per attirare l'attenzione di Jodie Foster, della quale è segretamente innamorato. Questo ragazzo è figlio di un finanziatore del vicepresidente George Bush e suo fratello Scott frequenta i giovani Bush, i futuri presidente degli Stati Uniti George W. e governatore della Florida Jeb. I membri della famiglia Bush non furono mai interrogati dagli inquirenti circa il loro legame con la famiglia Hinckley. Dice il saggio: "Mai scegliersi un texano come vicepresidente".

Il 13 maggio, in Piazza San Pietro, un turco noto come estremista di destra spara al Papa, anche qui da distanza ravvicinata ma senza ucciderlo. Il pazzo solitario Ali Agca affermerà, cambiando camaleonticamente una mezza dozzina di versioni, di aver agito su qualche mandato divino.


Antefatto III - Uno, due, tre, prova!

11 settembre 1990 - Nel discorso al Congresso dal titolo "Verso un Nuovo Ordine Mondiale", il presidente George Bush afferma: "Viviamo un momento straordinario. La crisi nel Golfo Persico, pur così grave, offre un'opportunità rara per muoverci vero un periodo storico all'insegna della cooperazione. Da questi tempi difficili potrà emergere il nostro quinto obiettivo: un nuovo ordine mondiale, una nuova era, più libera dalla minaccia del terrore, più forte nel perseguimento della giustizia e più sicura nella ricerca della pace. Un'era nella quale le nazioni del mondo, ad est ed ovest, a nord come a sud, possano prosperare e vivere in armonia." 

Antefatto IV - Sesso e potere

12 novembre 1999. Far cancellare ad un presidente democratico la legge voluta dal democratico Franklin Delano Roosevelt che sanciva la repressione finanziaria attraverso l'obbligo della separazione tra l'attività di credito e quella speculativa e obbligava le banche a scegliere in quale settore operare, come logica conseguenza della crisi del 1929 che tanti lutti addusse agli americani e al mondo intero, fu dura ma alla fine ci riuscirono. Ci volle una certa opera di dissuasione durata qualche anno che si avvalse anche delle prestazioni decisive della signorina Lewinsky, che giunse alla minaccia di impeachment, con un canaio mediatico che andò avanti per tutto il 1998 (Sexgate) e si risolse appunto con la pubblica ammissione di Bill si aver fornicato con la stagista e soprattutto con questa firmetta in calce alla licenza di uccidere conferita alla finanza neoplastica lasciata libera di infettare da allora in poi l'intera economia mondiale.

Sapete cosa firmò, in pratica, quel frescone di Bill quel giorno (futuro anniversario della "caduta" di Berlusconi in Italia), cancellando il Glass-Steagall Act? Da quel momento fu il via libera alle oscenità senza freni delle catene di Sant'Antonio dei derivati, delle speculazioni sui mutui subprime, ovvero il principio che "vivere al di sopra delle proprie possibilità" è cosa buona e giusta se c'è chi shorta sulla spazzatura e ha bisogno di crearne di sempre più puzzolente gabbando disoccupati, immigrati e vecchiette. Un Sistema che infine portò al fallimento di Lehman Brothers, all'instaurazione così poco liberista in senso classico del principio del "too big to fail", agli ancor meno liberisti salvataggi di stato con pubblico denaro dei criminali speculatori di Wall Street, ma soprattutto ai fate presto, alle scommesse sui default di interi stati come prassi normale ed accettata, alle dittature degli spread, al tallone di ferro dell'euro e alla Chernobyl bancaria prossima ventura di Deutsche Bank. 

Bill firmò tutto questo, con quel sorrisetto da stronzo e con gli squali dietro che si spellavano le mani, ma firmò anche, con il senno di poi, la dichiarazione di resa nei confronti di un Potere che ambiva a divenire assoluto, a sostituirsi a quello dello stato di diritto, mettendo in pericolo la democrazia non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo.

Antefatto V - Ce lo chiede il Nuovo Ordine Mondiale

Nel gennaio del 1998, mentre Paula Jones il 17 depone in tribunale contro il presidente, facendo scoppiare il provvidenziale Sexgate che farà crollare le ultime resistenze di Bill, l’équipe del think tank neoconservatore "Project for a New American Century", tra i cui nomi si leggevano, oltre a quello di Donald Rumsfeld, i nomi di John Bolton ( ambasciatore all'ONU dal 2005 al 2006) e Paul Wolfowitz (presidente della Banca Mondiale dal 2005 al 2007), scrive a Clinton una lettera, chiedendo un cambiamento radicale nei rapporti con le Nazioni Unite e la rimozione dal potere di Saddam Hussein.

Nel noto documento “Rebuilding America's Defenses” (versione originale in inglese in pdf), pubblicato in seguito nel settembre del 2000, il PNAC affermava che gli Stati Uniti, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, avevano un’opportunità strategica senza precedenti, quella di rimanere unica superpotenza e imporre la “pax americana” al mondo. A questo scopo era necessario tra l’altro:
difendere il suolo americano; combattere e vincere in multipli, simultanei teatri di guerra; assolvere i compiti di «polizia» per rendere sicure le “regioni critiche”; trasformare le forze americane per sfruttare la «rivoluzione negli affari militari». Per portare a termine queste missioni, dichiaravano, "dobbiamo: mantenere la superiorità nucleare; rafforzare l’esercito; riposizionare le Forze armate americane verso il Sud est europeo e il Sud est asiatico, nuove aree strategiche del ventunesimo secolo; controllare i nuovi «beni internazionali dello spazio e del cyberspazio; aumentare le spese militari gradualmente a un livello minimo tra il 3,5 al 3,8 per cento del Pil, aggiungendo da 15 a 20 milioni di dollari al totale della spesa annuale per la difesa".

Il povero Ike si rivolta nella tomba ad Abilene in Kansas.

Antefatto VI - Sono affari di famiglia

Il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 2000 è il figlio del presidente ed ex capo della CIA George Bush, George, W. jr. L'esito delle elezioni è quantomai incerto e la Corte Suprema degli Stati Uniti si trova invischiata in un pasticcio senza precedenti, il cui esito, dopo settimane di polemiche e riconteggi dei voti, vede i giudici assegnare la vittoria e la Casa Bianca a Bush jr. Sono elezioni invalidate da brogli, specie quelli occorsi in Florida, il cui governatore era all'epoca Jeb Bush, fratello del candidato presidenziale.

Antefatto VII - Il vero millennium bug

L'estate del 2001 è assai turbolenta. I governanti del mondo si radunano a Genova per uno di quegli incontri pubblici in pompa magna, in seguito abbandonati per scarso successo di popolo, chiamati G8, mentre alcuni agenti della CIA (lo scriverà poi il giornale francese Le Monde) fanno visita ad un vecchio amico, Osama Bin Laden, miliardario saudita con l'hobby della guerriglia contro il nemico dell'amico che paga meglio. Bin Laden è molto malato, forse sta morendo consumato da una grave malattia. Non si conosce il motivo della visita degli uomini dell'Agenzia a colui che, entro poche settimane, diventerà il Nemico Pubblico Numero Uno dell'America e del mondo.

A Genova intanto si scatena per le strade uno sconcertante teatro di guerra. Gruppi antagonisti che sfidano apertamente ed incoscientemente l'ordine costituito imperiale, compagni ideologici istituzionali che vigliaccamente si ritraggono lasciando che inermi e inconsapevoli comparse generiche si becchino le mazzate di una reazione poliziesca che è troppo violenta per non dover essere interpretata, assieme alla provocazione che l'ha scatenata, come un messaggio potente a chi doveva intendere. A distanza di tempo, Genova appare il luogo dove si svolse un rito di iniziazione, con relativi sacrifici umani, per tastare la fedeltà di coloro che si apprestavano a servire ed obbedire per alcuni fondamentali cambiamenti in corso. C'è bisogno di ricordare che l'anno successivo entrammo ufficialmente nella gabbia dell'euro, tenuti per mano dai paciocchi sventolanti ramoscelli di ulivo? Non riesco ad interpretare altrimenti l'atteggiamento della sinistra in quel frangente se non in un pubblico atto altamente simbolico di sottomissione al Nuovo Ordine. Non ci sarei mai arrivata, per altro, senza quel "è stata una notte cilena" di D'Alema dopo la Diaz.

Il 10 settembre Donald Rumsfeld rivolge un duro monito al Pentagono (alla Casa Bianca c'è quel battilocchio di George, che non creerà problemi). Basta con gli sprechi, è ora di fare le riforme. "L'avversario l'abbiamo vicino ed è la burocrazia del Pentagono", afferma con una certa aggressività. Come si combatte la corruzione nel cuore militare del tuo paese? Con un missile conficcato nella parete esterna di uno degli edifici più controllati e difesi del mondo, dicono i maligni come Erdogan**.

Il giorno dopo succede quel che succede. Viene attaccata New York, distrutte le due torri del WTC, disperso un altro aereo e il Pentagono viene appunto colpito da ciò che ormai si considera tutto meno che un aereo di linea. Il che, per definizione, significherebbe che reparti militari o paramilitari americani hanno sparato contro il cuore militare dell'America. Qualcosa di assai simile ad un colpo di stato. 

Ma non basta. La sera stessa alla Casa Bianca, al presidente rientrato dalla Florida di Jeb e a tutto lo staff vengono distribuite pastiglie, chissà perché, contro l'antrace. La polverina infatti farà la sua comparsa ma solo all'inizio di ottobre nello studio del capo dell'opposizione Ted Daschle che giustamente tergiversa sull'approvazione del Patriot Act, una legge che, dovendo contrastare il terrorismo internazionale, stranamente limita i diritti civili degli americani, ovvero delle vittime del terrorismo. La polverina risulterà essere uscita da un laboratorio di guerra batteriologica superblindato, ad opera dell'ennesimo scienziato pazzo.

Per coprire quello che fu un colpo di stato, eseguito dal gruppo di potere che si autodefinisce neoconservatore e che tramava probabilmente da almeno vent'anni al fine di conquistare il potere in America e tramutarlo in potere mondiale, viene creata la grande narrazione del Terrorismo Islamico. Una cessione di copyright firmata probabilmente in articulo mortis dall'ex compagno di merende afghane Osama Bin Laden, che fonti arabe avrebbero dato per morto attorno al mese di dicembre di quello stesso anno 2001. 

Nel giro di pochi mesi, con la scusa della lotta trentennale al terrorismo islamico, inizia ad essere messa in pratica e alla lettera l'agenda del "Rebuilding America's Defenses": prima l'Afghanistan, poi l'Iraq e poi altre campagne minori come Libia e Yemen, sempre all'insegna della guerra come cinghia di trasmissione della shockeconomia.

Gli ultimi quindici anni li abbiamo spesi così. In stato di guerra e rivoluzione permanente grazie ai neoconservatori in prima persona con Bush e poi ai loro token blacks, pescati anch'essi tra i vecchi commilitoni delle operazioni in nero. Grazie a Bill Clinton la guerra ha potuto essere continuata e giocata anche al tavolo della roulette truccata della finanza, con le conseguenze che sentiamo bruciare sulla pelle. Vecchi progetti reazionari come gli Stati Uniti d'Europa hanno potuto essere imposti alle popolazioni con la scusa delle riforme dovute non si sa a chi e rese improrogabili da crisi create appositamente in maniera sempre più sofisticata. Un unico speculatore può giocare su più tavoli: mentre ha il dito sul buy/sell, crea emergenze umanitarie, movimenti biblici di popolazioni, istruisce e finanzia rivoltosi a progetto, rianima antichi odi razziali, aizza secolari mire islamiche di conquista e offre infiniti spunti a emulatori di ogni sorta. Il caos è servito. 

Come in tutte le dittature vecchio stampo però, questo nuovo ordine non sarebbe praticabile senza l'apporto fondamentale di due elementi: i guardiani della rivoluzione, quei "progressisti" che hanno accettato, per sopravvivere dopo l'89, di rinnegare il comunismo nazionalista in favore del comunismo internazionalista, così simile al mondialismo elitario da non riuscire più a distinguerli. I comunisti preferiti ora governano, dettano legge, applicano senza discutere le agende sempre più orwelliane di padroni sempre più reazionari ed oscuri. L'attacco a tutti i confini, da quelli del sé a quelli esterni. Dal gender alla sottomissione coatta alle invasioni con obbligo di meticciamento e ingoio dell'eventuale inevitabile rigurgito razzista. 

Ammiro coloro che riescono a dire di fronte all'aftermath di Nizza: "Non dobbiamo farci vincere dall'odio". Ammiro ma non comprendo. A parte che sono i troppi Mohammed tutti attorno a noi che ci odiano perché "ci credono" e quindi dovremmo convincere anche e soprattutto loro che stanno nel Truman Show. Ma se la paura sana di lasciarci la pelle ci obbliga a reagire non è questo un bene? Reagire non vuol dire riaprire i termovalorizzatori in Polonia ma, ad esempio, cominciare con il votare NO ai referendum che vogliono stravolgerci la Costituzione.
E chi vi dice, inoltre, che qualcuno di questi atti infami non ci venga fatto affinché semplicemente troviamo le palle per reagire e ribellarci ai vari collaborazionisti? 

Il secondo elemento fondamentale di fiancheggiamento della dittatura è la propaganda veicolata dai media, che si occupa del travisamento della realtà, della sua manipolazione, della creazione da zero di vere e proprie saghe ed epopee che servono a impedire la lettura di ciò che accade veramente. Un ruolo, questo, che nessun tribunale della storia potrà mai giustificare con alcuna attenuante ma che, ancora una volta, non ci risparmierà al momento opportuno il coro di belati dell' "eseguivamo solo gli ordini".

Questa ricostruzione potrebbe essere ridotta da qualcuno ad un delirio complottistico, preferendo ricondurre tutto l'attuale scenario allo svolgimento scientifico della lotta di classe, al capitalismobrutto, all'ordoliberismo, mentre credo si tratti del riassunto dell'opera di pura sovversione nihilista sovranazionale riconducibile a quelle stesse entità economiche che manovrano i destini finanziari del mondo, motivati solo dal profitto e per i quali l'ideologia è solo uno strumento pratico da far maneggiare ai servi, in quanto altamente tossico. Gente per la quale il tramare è attività fisiologica.

Prospettive - Hitlery o Cattivissimo Trump?

Chi spinse Monica sotto la scrivania di Bill? Alla luce della più stretta attualità, scommetterei senz'altro che un ruolo non marginale lo ebbe la Signora Hitlery, non a caso oggi campionessa e portabandiera dei medesimi figuri che vollero la cancellazione del Glass-Steagall Act e i pupari di tutti gli eventi che ho riassunto, ovvero i neoconservatori. Guardate, anche qui, il tradimento del partito democratico, che continua ad offrire un'animaccia ormai svenduta troppe volte in cambio del potere. 

Parrebbe il colmo dell'ironia il fatto che sia il candidato repubblicano Donald Trump a dichiarare nel suo programma elettorale presidenziale di voler ripristinare il Glass Steagall Act, segno che perfino in alto ci si rende conto che così non si può andare avanti. 

Se però interpretiamo la candidatura di Trump come la possibile riscossa di quel potere da troppo tempo all'angolo: il conservatorismo classico (Reagan fu inviso ai neocon, come la Thatcher in Europa si oppose all'euro e alle stranezze antidemocratiche della UE) assieme a quei militari da troppi anni umiliati da guerrafondai incapaci, buoni solo a mandarli a cacciarsi in sempre nuovi Vietnam, allora qualcosa potrebbe cambiare. Sempre a destra, purtroppo, lo so. La rivoluzione proletaria è rinviata causa mala tempora.

Oppure volete voi la prima presidenta inquantodonna Hitlery Rodham coniugata Bill "Kill Glass-Steagall" Clinton, vogliosa di guerra, manipolata dai neocon e dalle amichette, sciagura vivente da non aggiungere alle già tante disgrazie che ci affliggono, e solo pur di sembrare di sinistra? Volete la sventurata che rispose: "Si, abbiamo creato l'ISIS e ci è sfuggito di mano", come confermano i fin troppo reali wannabe ISIS fighters scatenati per l'Europa che stanno riuscendo a far diventare la favola del terrorismo islamico una tremenda realtà? La realtà che imita la finzione dei Katz Studios?

Oppure volete il miliardario con il riportone e la moglie strafiga, anche lui, ahimè, di destra ma in pratica perfino più a sinistra del vecchio ballista venduto Sanders e accettare che finisca come per la crisi degli ostaggi di Teheran, con una bella disinfettata salutare? Magari d'accordo con Putin e la Cina. Per una nuova alleanza che ci riporti, se non proprio al sol dell'avvenire, almeno alla vita che avevamo. Temo che il boss di "The Apprentice", come Obi Uan Kenobi, sia la nostra unica speranza.


** Ieri sera il TGLa7 di Mentana ha riportato una curiosa affermazione di Erdogan:" Dire che mi sono fatto il golpe da solo sarebbe come dire che l'11 settembre se lo sono fatto gli americani".

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