venerdì 24 agosto 2018

Ci irrorano con la depressione per non fare troppo rumore


Come la depressione, non curata e artificialmente indotta, diventa arma di repressione della resistenza. 

Le nostre popolazioni vengono oramai da anni scientificamente sottoposte a quella che viene definita “dottrina dello shock”, un metodo per imporre condizioni di vita normalmente inaccettabili adducendo la ragion di debito e di crisi reale o confabulata, presunti problemi di denatalità che provocano necessità impellenti di mescolanza di culture incompatibili e l'esigenza di attuare fantasmatiche “riforme”. Questo continuo stress economico e sociale ci pone nelle stesse condizioni di chi vive in uno stato di guerra. Una guerra in questo caso economica, finalizzata a restringere le aree di benessere ad una sempre più infima élite, ad impedire che, come avveniva in passato in epoca di economia espansiva, sempre più larghe fette di popolazione siano messe in grado di uscire dalla miseria per acquisire un certo grado di benessere e protezione sociale e a far sì che quelle che già ne godono vengano retrocesse nella povertà. Guerra che, tra pochi giorni, l'11 di settembre, entrerà nel suo diciassettesimo anno.
Siamo nell'epicentro di un inedito periodo di implosione e regressione verso la preistoria, di smottamento di ogni certezza e di negazione di tutto ciò che la civiltà ha raggiunto nei secoli. Periodo che, paradossalmente, si autodefinisce il più aperto e progressista della storia. 

Per vivere in periodo di pace occorre energia ma per sopravvivere in condizioni di stress e di pericolo, quale richiede uno stato di guerra, ne occorre quanta siamo capaci di immagazzinarne e ancor di più. Mi riferisco all'energia fisica, che dipende dai nutrienti che introduciamo con l'alimentazione ma, soprattutto, a quella psichica che, opportunamente attivata e modulata, permette di moltiplicare ed utilizzare al meglio l'energia fisica e addirittura di sopperire alla sua carenza aprendo canali di rifornimento sconosciuti e per certi versi misteriosi. 
Per dare un'idea della sua potenzialità, è l'energia che, in situazioni di pericolo per la prole, può consentire ad una donna fragile di sollevare un quintale per liberare il figlio incastrato sotto delle macerie; che permette ai soldati in battaglia di continuare a combattere pur amputati di un braccio senza che se ne rendano conto e che percepiscano il dolore fisico. E' l'energia grazie alla quale alcuni mistici cristiani sono riusciti per anni a sopravvivere digiunando, diremmo nutrendosi solo di Dio, e che permette ai soggetti anoressici di vivere ai limiti della denutrizione (cfr. Ginette Raimbault, Caroline Eliacheff, “Le indomabili. Figure dell'anoressia: Simone Weil, l'imperatrice Sissi, Caterina da Siena, Antigone”). Il misticismo e la filosofia orientali, allo stesso modo, hanno sviluppato nei millenni tecniche in grado di rallentare e quasi sospendere le funzioni vitali. Questa energia mentale consente in pratica di sviluppare capacità eccezionali. 

Nella vita di tutti i giorni è noto che, se abbiamo un compito importante da svolgere, una preoccupazione che monopolizza la nostra attenzione, oppure siamo innamorati o coinvolti in un evento stressante, sia in positivo che in negativo, non sentiamo più la fame o la sete ma, il che è ancora più sorprendente, non siamo più afflitti dai malanni e dolori che normalmente ci affliggono. Tuttavia, in ogni situazione che richieda il massimo delle nostre risorse energetiche, sono la convinzione e la volontà di riuscire ad arrivare alla soluzione che ci danno la carica per trovarla e contrastare e sconfiggere l'avversità ed è la consapevolezza che ce la faremo, che saremo vincenti, a conferirci i super poteri energetici che ho testé descritto. 

Ora, esiste uno stato mentale in grado di azzerare questa energia togliendo in chi ne è afflitto ogni speranza di poter risolvere i problemi: la depressione. Lo stato d'animo della depressione e della sua forma cronica e più maligna, la melancolia, sono riconducibili ad un paio di concetti assai in voga, che ci vengono propinati in ogni momento attraverso i media: “Non vi sono alternative” e “Non è attuabile”. 
Conosco assai bene la depressione, essendone stata afflitta in gioventù per ben dodici anni. Conosco quel dolore atroce e quell'assoluta disperazione che ai depressi danno le giornate di sole e cielo terso quando normalmente dovresti essere felice solo per il fatto di esistere e poter gustare tutta quella bellezza; conosco quella vocina insistente che ti dice: "Non hai speranza, davanti a te c'è solo un muro nero oltre al quale c'è il nulla; il futuro non esiste per te, ammazzati". 
Ogni volta che sento recitare sui media il mantra del T.I.N.A. (“There Is No Alternative”, non vi è alternativa che, in quel caso, si riferisce al non poter sfuggire a ciò che è stato pensato per noi, mentre la versione positiva sarebbe invece "non vi è alternativa a che tu reagisca e ti difenda dal male") ripenso alla mia lotta contro la depressione e quando sento amici, pur pienamente consapevoli della necessità di reagire per combattere la più importante guerra per la propria sopravvivenza che siamo mai stati chiamati a combattere ripetere sconsolati “è tutto finito”, non posso fare a meno di pensare che la depressione può essere indotta e che, anzi, viene consapevolmente coltivata come arma di repressione del dissenso. 

Qualche tempo fa vidi un documentario sulla crisi in Grecia, che tratta in specifico dell'epidemia di depressione che è calata sul paese come un castigo biblico. Ve ne ho già parlato ma giova riproporlo, visto che ben poco nel frattempo in Grecia è cambiato, anche se gli avvoltoi, finito il pasto, vogliono farci credere che vi sia ancora qualcosa da mangiare in quella sventurata terra colpevole di aver generato dai suoi lombi la democrazia. Cercatelo in rete il film, guardatelo nuovamente e nuovamente inorridite. Osservate come con la dottrina dello shock si possa provocare un disastro mentale su larga scala, un genocidio senza sparare un colpo ma solo con grazie alla propaganda ed ai telegiornali ansiogeni dei quali parlano gli psichiatri nel documentario. L'ansia, il senso di colpa, quello di vergogna e la disperazione possono essere inoculati a milioni di persone, mentre si opera criminalmente per derubarle della propria ricchezza e gettarle nella disperazione della miseria. E' istigazione collettiva al suicidio. E' la prova di un crimine contro l'umanità, uno dei più efferati, che però sta passando sotto silenzio grazie a coloro che vorrebbero esportare, dopo il grande successo in Grecia, la medesima terapia da noi e nel resto dell'Europa “di seconda classe”. Per liberarsi delle nuove vite indegne di essere vissute. O che hanno vissuto al di là delle proprie possibilità. Bambini cattivi che rifiutano di fare i compiti. 

Tra le testimonianze raccolte nel documentario, oltre a quelle degli operatori psichiatrici dei centri di aiuto che raccontano le cifre della tragedia, come l'aumento del 28% dei suicidi e l'impennata della depressione tra la popolazione, stringono il cuore quelle dei bambini e i loro disegni, con quei soli neri. Piccoli già vittime del convincimento che siano stati i politici locali a ridurre le loro famiglie alla fame – e non gli interessati corruttori stranieri - ma che soprattutto la colpa sia stata di quelle famiglie, che hanno "speso troppi soldi". 
C'è una particolare forma di sadismo in colui che ti toglie la felicità sostenendo che se sei stato felice fino ad ora non avresti avuto diritto di esserlo. C'è un che di pedagogia nera dall'origine inconfondibile in questo senso di colpa inoculato come un veleno in popolazioni talmente solari, per restare in tema, da inventarsi, come vedrete nel film, una terapia a base di risate per tentare di sopportare l'angoscia del quotidiano. Uno degli intervistati dice, ad un certo punto: 

"Noi abbiamo il sole. Sono riusciti a farci sentire in colpa per avere il sole."
Vi è l'uomo che racconta di essere invecchiato di vent'anni in poco tempo e che non si suicida perché non vuole lasciare il figlio solo. 
Chi viceversa addirittura ha già preparato la corda appesa e te la mostra.
Un popolo intero in preda alla depressione, una depressione provocata scientificamente dall'invidia del sole. 

Questa depressione viene irrorata, come fosse un agente chimico tossico invisibile, su popolazioni ignare, principalmente dai media mainstream. Ecco perché occorre non ascoltare le loro sirene e non farsi coinvolgere emotivamente dai loro messaggi ansiogeni e soprattutto non farsene convincere. Per far ciò è sufficiente smettere di guardare le trasmissioni di approfondimento e ridurre al minimo l'esposizione ai telegiornali, armandosi degli strumenti di difesa critica contro la propaganda che possono essere acquisiti informandosi consapevolmente su altri canali e interagendo il più possibile con le altre persone nella vita reale. Mantenere il contatto con la realtà quotidiana permette di liberarsi dalla Matrix virtuale nella quale vorrebbero imprigionarci. 
Solo divenendo consapevoli della propria libertà e possibilità, attraverso la volontà, di cercare la soluzione ai problemi, siamo in grado di recuperare, moltiplicare ed affinare quella famosa energia psichica, a questo punto sicuramente rivoluzionaria, della quale parlavo all'inizio e che io identificai in quell'altra vocina, opposta a quella che mi suggeriva di farla finita, che mi scongiurava di reagire e fare qualcosa per uscire dalla depressione. Non vi è realmente altro modo pratico di reagire al clima depressivo indotto che cercare di sentire quella voce e seguirla, anche perché la cura della depressione come malattia oggi rischia di diventare una chimera. 

Io uscii dalla depressione grazie ad un bravo medico, alla mia ritrovata energia vitale e alla droga. Non sto scherzando. Proprio di recente, cercando notizie sugli antidepressivi di ultima generazione, rivelatisi inutili e dannosi su diversi amici, ho scoperto che il farmaco che utilizzai durante la psicoterapia e che posso dire mi abbia guarita, l'amineptina cloridrato, non solo è stato ritirato dal mercato nel 1999 (cfr. Min.Sanità – Revoca dell'autorizzazione all'immissione in commercio delle specialità medicinali “Survector” e “Maneon”. G.U. Serie Generale n. 31 del 08/02/1999) ma è stato addirittura inserito nelle «Tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative preparazioni» nel 2005 (ministro Sirchia), diventando quindi tecnicamente una droga al pari dell'eroina. 
"Il Ministero della Salute, con decreto del 17 novembre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 febbraio 2005, ha aggiunto, nelle tabelle contenenti le sostanze stupefacenti e psicotrope, l’amineptina, antidepressivo atipico con effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, in grado di produrre uno stato di dipendenza fisica nell’uomo e disturbi delle funzioni motorie o di pensiero o di comportamento o di percezione degli stimoli esterni. Studi clinici condotti sull’uomo hanno dimostrato che l’amineptina provoca dipendenza ed abuso, specie nei pazienti con precedenti storie di tossicodipendenza. Il farmaco viene impiegato anche per la disassuefazione della dipendenza da amfetamine.”
Fonte: Gazzetta Ufficiale dell'8/2/2005 Decreto 17 novembre 2004 - Aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative preparazioni, di cui al decreto del Ministro della Sanità 27 luglio 1992, e successive modificazioni. 
Allora, verrebbe da chiedere al legislatore: l'amineptina cloridrato curava la dipendenza o la provocava? Non era forse sufficiente sconsigliarne l'uso sui pazienti con storia di dipendenza? 
Le benzodiazepine, prescritte a quintali da qualunque medico di base, danno assai più dipendenza dell'amineptina che, a parte un po' di nausea i primi giorni, ti riconciliava con Eros e la sessualità, esaltandone il piacere. 
Visto l'effetto degli antidepressivi attuali sui soggetti depressi che ho avuto modo di osservare mi viene da pensare che il vero motivo per cui l'amineptina è stata ritirata è che curava davvero la depressione e quindi rappresentava un'anomalia nel mondo in cui ogni paziente in più fidelizzato mediante la cronicizzazione delle sue malattie significa maggiore fatturato. 
Per lo stesso motivo, perché funziona e costa poco, viene boicottata - in UE con modalità kafkiane - la melatonina, che non regolarizza soltanto il sonno ma, ad esempio, può alleviare fin quasi ad azzerarli i disturbi della menopausa oltre a rallentare in maniera quasi miracolosa l'invecchiamento. 

Con quali farmaci non pericolosamente ricreativi e sexy è stata sostituita la licenziosa amineptina con i suoi orgasmi prorompenti? Con gli SSRI, gli antidepressivi che, al contrario, azzerano il desiderio e rendono impotenti troppi uomini che disgraziatamente se li vedono prescrivere. Non si tratta di effetti momentanei legati al periodo di assunzione del farmaco ma, assai spesso, di danni permanenti a lungo termine. La frequenza del danno è tale che è stata creata ad hoc la denominazione Disfunzione Sessuale Post SSRI, uno stato patologico iatrogeno, ovvero provocato da una pratica medica, totalmente oscurato dai media e taciuto da chi ne è affetto. (cfr. "Citizen petition: Sexual side effects of SSRIs and SNRIs".

Riuscite a cogliere il senso e l'utilità di farmaci che, visto che sei depresso e non hai voglia di niente, non trovano di meglio che toglierti anche uno dei piaceri più importanti della vita, il sesso, castrandoti del tutto? Aggiungendo alla depressione, che non viene assolutamente alleviata ma anzi, aggravata, l'angoscia "di non riuscirci" e quindi di conseguenza facendoti perdere ancor più la speranza di guarire? Eppure i medici continuano a prescriverli nonostante la letteratura ormai ricchissima sulla PSSD. Tanto, se il problema è l'erezione, magari in un ragazzo di vent'anni, che sarà mai? C'è il Viagra, un altro farmaco costoso da buttar giù. Curare il danno da farmaco con un altro farmaco. E forse, tanto per essere complottista fino in fondo, combattere ancora una volta e con l'ennesima arma letale, la guerra finale contro il maschio occidentale. 

Di fronte al fenomeno sconcertante della castrazione chimica legalizzata indotta dagli antidepressivi e dal contemporaneo boicottaggio di tutte le molecole che fanno star bene le persone, sono esagerata se penso che in fondo non vi sia più alcun interesse a debellare la depressione ma anzi, si voglia non solo perpetuarla ma renderla endemica perché ciò è funzionale alla strategia globale della dottrina dello shock? Perché, oltre il livello di danno individuale, un popolo depresso – come dimostra l'esperimento Grecia - è più facilmente controllabile, può essere sottomesso più alla svelta e difficilmente ti farà una rivoluzione perché, opportunamente irrorato di depressione e privato così della sua preziosa energia vitale, soprattutto quella psichica, basterà portarlo in cima al burrone e penserà da sé a suicidarsi per la vergogna di vivere in un paese baciato dal sole. 

lunedì 11 giugno 2018

Susanna, Pamela e le altre



Vi racconto io questa storia assai istruttiva perché la trovereste a fatica e solo rimestando a lungo con il bastone del pollaio nel brodone - "e brudòn" (romagnolo) = "l'insieme dei liquami e materiali organici in fermentazione che forma il letame da concimazione", dei media ufficiali italiani, soprattutto televisivi.
Del resto è l'ennesima storiaccia scomoda per troppi versi, li capisco.

Traggo da un articolo dell'8 giugno pubblicato su una fonte tutto sommato ancora residualmente autorevole quale la BBC News e da altri articoli della stampa estera.
"Secondo quanto affermato dal ministro degli interni tedesco Horst Seehofer, Ali Bashar, 20 anni, un iracheno al quale era stata respinta la richiesta d'asilo in Germania, e sospettato dello stupro ed omicidio di una ragazzina di 14 anni a Wiesbaden, è stato arrestato dalle autorità curde nel nord dell'Iraq su richiesta della polizia tedesca.
Bashar era giunto in Germania nel 2015 con i suoi genitori e cinque fratelli ma la sua richiesta di asilo era stata subito respinta ed era in attesa di essere deportato. Nonostante ciò, in attesa del responso al suo ricorso, aveva ottenuto un permesso temporaneo di soggiorno. In quel periodo era divenuto noto alla polizia per essere stato coinvolto in numerosi atti violenti, inclusa una sospetta rapina e una rissa, oltre ad essere stato accusato di possesso illegale di arma da taglio. Era stato anche sospettato di avere aggredito sessualmente una bambina di 11 anni che viveva nello stesso centro per migranti.
La polizia ha dichiarato che Bashar e la sua famiglia in fuga hanno potuto imbarcarsi (il 2 giugno, ndr) su un aereo da Düsseldorf  (e via Istanbul),nonostante le generalità sui loro documenti non fossero le stesse riportate sui biglietti. L'opinione pubblica tedesca è sconvolta all'idea che costui abbia potuto evitare i controlli aeroportuali. (Pare che la loro identità sia stata controllata solo guardando le foto sui documenti, ndr.)
Susanna Feldman, di Mainz, risultava scomparsa dal mese scorso. Mercoledì il suo corpo senza vita era stato ritrovato presso il centro per rifugiati dove viveva Bashar. Proprio il luogo ove - secondo quanto riportato dai media locali - era stata vista per l'ultima volta. L'adolescente era di religione ebraica ma la polizia aveva affermato che non vi era prova apparente dell'esistenza di un movente religioso per il crimine. Nonostante ciò il Consiglio Ebraico tedesco aveva chiesto un'approfondita indagine su alcuni aspetti oscuri del caso.
L'assassinio di Susanna Feldman e i retroscena sulla fuga del sospetto assassino hanno rinfocolato le critiche alle politiche immigratorie di Angela Merkel, tanto che la leader di AfD, invitando la popolazione a scendere in piazza per una manifestazione, ha affermato che la cancelliera, dopo questo ennesimo caso, dovrebbe dimettersi. Nel mentre, il ministro degli interni sta studiando un piano per trattenere all'interno dei centri di raccolta profughi i richiedenti asilo fino al momento in cui sia stato stabilito il loro status e si è impegnato a sveltire le procedure di respingimento dei clandestini. Nonostante il loro numero sia da allora diminuito, nel 2015 la Germania ha accolto più di un milione di migranti.
Quello di Susanna Feldman è solo l'ultimo dei molti casi che hanno scioccato l'opinione pubblica tedesca. In marzo, il rifugiato afgano Hussein Khavari aveva ottenuto l'ergastolo per lo stupro e l'omicidio della studentessa Maria Ladenburger. Lo scorso dicembre un altro afgano era stato arrestato come sospetto autore dell'accoltellamento a morte della sua ex fidanzata.
La rivista Bild ha scritto che tali incidenti sono "materiale esplosivo per la nostra società". La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha aggiunto che "questi casi paiono moltiplicarsi" e il Tagesspiegel sostiene come sia "particolarmente triste" il fatto che le vittime fossero interessate, curiose e cercassero di instaurare un rapporto di amicizia con i migranti.""
Fantastico, vero? Quanti spunti interessanti e quanti spilloni con i quali pungolare i fautori del portapertismo. Ci sarebbe da trascorrere giorni interi facendo notare ai nostri noborderline le contraddizioni, le chiamate in correità, le criminali leggerezze e soprattutto le tonnellate di prosciutto (finto)buonista sugli occhi che impediscono di capire che, fin dai tempi di Adamo, a tenere le porte aperte per principio si rischia che entrino anche gli assassini. Senza contare che, aiutandosi con qualche testo di antropologia tipo un Lévi-Strauss qualunque, si capirebbe che le differenze tra popoli ed etnie esistono - comprese quelle ahimè non solo culturali - ed è proprio volendole schiacciare sotto la pressa del "siamo tutti uguali ed intercambiabili" che si perde quella prudenza che è sempre necessaria quando ci si confronta non solo tra diversi ma tra semplici sconosciuti. E' un punto importante sul quale ritornerò alla fine.

Risulta in primo luogo paradossale che un pendaglio da forca, una volta inseguito dalla giustizia, sia potuto fuggire, assieme a tutto il suo cucuzzaro, praticamente indisturbato, proprio nel luogo dal quale in teoria sarebbe dovuto fuggire. In Iraq c'è la guerra o gli ultimi palpiti di essa, su questo non c'è alcun dubbio. Non stiamo parlando di uno di quei paesi africani in forte crescita economica dai quali tuttavia partono neri Pinocchi e Lucignoli di 90 chili bisognosi di essere mantenuti dai bianchi rassisti nel paese dei Balocchi dato che: 1) occorre far spazio ai più intellettualmente brillanti cinesi; 2) "le loro vite nere valgono", sottinteso: più delle altre, perché lo ha stabilito la Quinta Internazionale degli Speculatori Filantropi Ex Collaborazionisti.
Il pendaglio, visto che un altro richiedente asilo di 13 anni aveva denunciato alla polizia, per l'omicidio di Susanna, lui e un altro turco tutt'ora in custodia in Germania (proprio perché "non sono tutti uguali") è tornato di corsa al paesello, probabilmente usufruendo di diverse reti di soccorso e grazie alla incredibile leggerezza con la quale le autorità aeroportuali europee lasciano entrare ed uscire solo determinati tipi di persone. Non vogliamo pensare che, come vedono certi passeggeri imbarcarsi per determinate destinazioni, qualcuno al check in ringrazi Iddio ché almeno questi se ve vanno.

Ottimo che le autorità irachene abbiano in così breve tempo trovato il sospettato, magari con l'aiuto di qualche occhio di falco in più, visto che la vicenda ha avuto vasta eco anche in Israele. Il problema tuttavia è che tra Iraq e Germania non vi è un vero e proprio trattato per l'estradizione. (Aggiornamento: alla polizia irachena il delinquente ha confessato l'omicidio ma ha negato lo stupro perché "erano amici". Insomma si era instaurato il famoso rapporto amicale con la ragazza.)
Non a caso il baraccone mediatico di fenomeni, visto il coinvolgimento di uno dei pets cucciolosi di Angela Merkel, aveva subito cercato di far passare Bashar per il "fidanzatino" di Susanna, senza notare che la circostanza avrebbe anzi dovuto far scattare in loro un allarme indignazione in più, l'antifemminicidiobeghelli sempre pronto ogniqualvolta il fidanzatino o marito o compagno è un europeo di vecchio modello, di quel color bianco privilegio così démodé. Allarme che in presenza di violenza sulle donne di matrice foresta improvvisamente e stranamente si inceppa.

Ecco il punto. L'anomala propensione empatica in questi casi e in controtendenza rispetto ad ogni proclama di intoccabilità per decreto di altre femmine, ad esempio quelle con almeno 20.000 km della scuderia #meetoo, per gli stupratori e/o assassini stranieri. La tolleranza, la condiscendenza e il perdono già preinstallati per il colpevole mentre si realizza la riduzione delle vittime a giovani arpie che vogliono rovinare "il mio bambino".
Quella che una volta e ad ogni caso di stupro era l'atteggiamento tipico delle mamme degli stupratori ma non certo quella dell'opinione pubblica e nemmeno della "società civile" ora è un assioma culturale di tutto il progressismo nella versione del matrignarcato.
Ora abbiamo false misericordiose Madri mai state Madri che promuovono la libera circolazione dei lupi chiamandoli pecore e presentandoceli come bianche palome mentre dicono loro: "Io vi mando come lupi in mezzo alle pecore e potrete farne ciò che volete."
Nelle guerre moderne combattute dai soldati in borghese è il matrignarcato che offre il diritto di preda sulle proprie figlie ai conquistatori.
Un orrendo femminino, il lato oscuro della Donna, è stato scatenato sulle nostre teste e reclama i nostri figli in sacrificio in nome dell'annichilimento della nostra civiltà. Senza dimenticare le migliaia di bambini espulsi dal Terzo Mondo, di Pollicini imbarcati sulle navi senza nemmeno le mollichine per tornare a casa che finiscono non si sa dove ma possiamo immaginare dove. Chiedetelo a chi per lavoro è costretto a visionare l'Inferno, ovvero il deep web dei pedofili che si scambiano perfino ricette di cucina.

Le vittime in prima linea di questo delirio sacrificale, mandate come Cappuccetto Rosso in mezzo ai lupi nel bosco disincantato, sono sempre gli adolescenti più fragili, più problematici, irrequieti come Susanna - che si era già altre volte allontanata da casa e per questo la sua scomparsa era stata all'inizio trattata come una ragazzata - o sofferenti come Pamela di un disagio psichico che necessiterebbe di qualcosa di più di una manciata di psicofarmaci e delle ambiguità terapeutiche di certe comunità, nonché del riconoscimento che il disagio mentale e la relativa sofferenza non sono un mero costrutto sociale ma una realtà dolorosa per chiunque ne sia coinvolto, pazienti e famiglie. Altro che "la malattia mentale non esiste" e perciò i malati buttiamoli per strada o nelle comunità faidate, cari basagliani.
I nostri figli sono le vittime di delinquenti che si sentono impuniti - ciò che sarebbe accaduto a Bashar se un altro migrante non l'avesse denunciato - e della disonestà ideologica e criminale di chi, a quanto pare, vuole usare predatori sessuali come arma contro i propri simili.

Infine, al giudice che ha scritto che non vi sarebbe stato stupro su Pamela - che non era drogata ma imbottita di psicofarmaci che la rendevano inerme - perché si sarebbe instaurato "un rapporto amicale" con lo spacciatore nigeriano, frase esempio di quanto sia devastante l'esegesi della legge lasciata alla discrezionalità delle singole paturnie viziate dall'ideologia in voga al momento, ricordo, con l'occasione, che qualunque pedofilo sa che deve cercare di instaurare un rapporto amicale con il bambino, prima di poterne abusare.  La pedofilia in famiglia e in chiesa si insinua proprio nel clima di fiducia che impedisce alla vittima di prevedere che una persona della quale si fida ciecamente e che mai potrebbe fargli del male, glielo farà.
Ricordo altresì che i ragazzi del Circeo instaurarono evidentemente all'inizio un rapporto amicale con Rosaria e Donatella, al fine di convincerle a seguirli fino a quella villa isolata per poterle massacrare.  Che il famigerato serial killer Ted Bundy evidentemente riusciva a convincere le ragazze a salire in auto con lui perché era bello, distinto e si presentava con un finto braccio ingessato che lo rendeva così rassicurante.
Se un giudice allora avesse scritto una simile giustificazione per il massacro da "Cannibal Holocaust" di una giovane sarebbe stato almeno linciato mediaticamente e sbranato dal branco delle iene femministe. Oggi risulta normale perché segue l'ultimo protocollo aggiornato del politicamente corretto.

Allora alle ragazze veniva insegnato di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Occorreva essere assai criminalmente abili per abbassare le difese contro i predatori e disattivare gli archetipi dell'Uomo Nero e dell'Orco. Occorreva apparire rassicuranti e sfruttare l'inganno del "clima amicale", appunto.
Oggi l'Uomo Nero e l'Orco non solo non sono più tali ma tanto più appaiono poco raccomandabili più sono solo nuovi simpatici amici che si è incoraggiate a frequentare. Tanto, se succede qualcosa siamo noi che ce la siamo cercata (ricordate quanto hanno abbaiato in passato le cagne del femminismo contro questa ignominia da vecchi processi per stupro?)

Se una volta le ragazze erano addestrate a fidarsi del "bravo ragazzo", oggi non devono non fidarsi del "cattivo ragazzo". Susanna, Pamela e le altre non solo sono invitate ad accettare le caramelle dagli spacciatori ma se ne sentono obbligate, perché se costui è nero, se non lo fanno diventano oltre che malfidate, anche razziste.
E' una trappola perfetta perché oltre all'inganno vi è il tabù da non infrangere.
Questa idea regressiva che la colpa sia delle ragazze, che le ragazze europee, bianche, evolute e sessualmente disinibite come le svedesi siano da punire con lo stupro etnico non è altro infine che l'introiezione del concetto islamico di inferiorità e intrinseca impudicizia della femmina. Un'orrenda identificazione collettiva con l'aggressore imposta per legge da questa putrida dittatura del politicamente corretto che reclama le sue vittime sacrificali cercando di distruggerne le autodifese e perfino l'istinto di sopravvivenza nelle sue figlie più fragili. Con le matrigne che, come sempre, offrono la loro completa collaborazione.



martedì 6 marzo 2018

Il M5S dall'utopia dei mondi ideali alla realtà della governance di un'Italia da salvare



Nel 2016 tramite gli amici di Nexus Edizioni mi fu richiesto un contributo per un volume antologico intitolato "M5S e spiritualità" a cura del Gruppo di Lavoro "Offrire Sostegno Spirituale alla Buona Politica". Al mio post già qui pubblicato "Meditazioni di una donna che ha smesso di fumare", che era perfetto per l'occasione, aggiunsi questa appendice che, alla luce degli ultimi avvenimenti, risulta assai attuale. Ve lo propongo come spunto di discussione.

"Per tornare alla realtà del nostro paese. Quale sfida attende il M5S, una forza politica che rischia seriamente di ricevere dall'elettorato o da altri attori con potere di decisione emergenziale, il compito di guidare prossimamente l'Italia di fronte al palese fallimento del renzismo?
Allargando l'orizzonte, si tratta in realtà di un fallimento epocale, globale, coinvolgente entrambe le sponde dell'Atlantico e la cui onda d'urto colpisce tutto il mondo e, parimenti, dell'inizio di un periodo molto travagliato nel corso del quale sarà necessario risintonizzare e riprogrammare completamente la governance del nostro paese come quella degli altri paesi occidentali. 
Il fallimento al quale assistiamo sgomenti è quello di diversi progetti ideati e messi a punto alla fine del secolo scorso, tutti nati con intenti a parole progressisti e rivelatisi poi quanto di più reazionario è possibile immaginare. Basti pensare all'idea di “Europa” e a cosa essa si è ridotta, appena è intervenuto uno shock sistemico come la crisi finanziaria del 2008, a causa dell'applicazione nefasta e prematura di una moneta unica in quella che gli economisti definiscono “area valutaria non ottimale” (gli Stati Uniti invece sono un'area valutaria ottimale). Quello che doveva essere il facilitatore armonico di scambi e integrazione tra paesi europei è diventato strumento di dominio, di paralisi economica, di illecito vantaggio di alcuni paesi su altri e, infine, per contagio, di recessione globale. E questo perché il suo scopo nascosto, derivante da vecchi sogni elitari di dominio, era quello di sottomettere, non di emancipare. 
L'euro e l'Unione Europea non potranno che essere profondamente riconsiderati. Il caso del Regno Unito sta dimostrando, in barba a tutti i catastrofismi delle Cassandre sulla Brexit, che senza il tallone di ferro - per citare Jack London - della UE si può sopravvivere e addirittura ricominciare a prosperare. Non è irreale pensare che qualche altro paese possa scegliere a breve di seguire l'esempio britannico e a quel punto il domino diverrebbe inarrestabile. Parimenti, l'abbandono dell'euro è scontato, visto che la fissità del cambio ha causato un profondo squilibrio tra paesi del core e quelli della periferia, provocando vere e proprie tragedie umanitarie come quella della Grecia.
Sul piano strategico, potremmo assistere al possibile declino del dominio neocon grazie alla riscoperta negli Stati Uniti di un conservatorismo meno scellerato e nuovamente orientato al pragmatismo, consapevole della necessità di preservare e riattivare il modello socioeconomico occidentale, messo in pericolo dall'utilizzo come arma delle migrazioni di massa, oppresso da una finanza senza controllo e governato dalla shock economy ultraliberista, riscoprendo modelli economici di tipo keynesiano.
In questo scenario, è evidente che vi sia un sentimento globale di riscossa e un ampio movimento che si sta orientando verso non solo il recupero della situazione precedente ma di vero e proprio tentativo di salvataggio prima che la situazione precipiti nella catastrofe, ad esempio, di una terza guerra mondiale. 
Non è un caso, secondo me, che alcuni concetti utilizzati da Donald Trump risultino sempre più simili a quelli del M5S in una sorta di curiosa sintonia. Ad esempio il definire il suo e quello dei suoi sostenitori un “movimento”, il proclamare che una sua eventuale vittoria sarà “il più grande vaffa della storia”. Potrebbero essere solo coincidenze, ma non credo lo siano.
Una cosa, mi auguro, il M5S dovrà aver cura di evitare. Di ripetere cioè gli errori dei primi anni novanta quando, assieme all'acqua sporca della corruzione si gettò via il bambino che rappresentava la Politica. Politica che è poi stata sostituita dalla stirpe dei nominati, quelli che in Argentina si chiamano “alzamanos” e che, ispirati solo dall'appartenenza ma privati di ideali, cadono ancor più facilmente preda delle lusinghe di coloro – per esempio le multinazionali o i potentati sovranazionali palesi ed occulti - che vorrebbero farne solo degli “esecutori di ordini”, anche contro il bene del proprio popolo. 
E' disposto quindi il M5S ad assumersi il compito e la responsabilità di salvare l'Italia, perché di ciò si tratta, magari prendendo decisioni drastiche come uscire dall'euro e, se necessario, ridefinire la nostra partecipazione ai trattati europei? E' disposto il M5S a considerare un suo valore assoluto il recupero della sovranità nazionale e della dignità di quello che fu la quinta potenza industriale del mondo?
E' questa la sfida che attende il M5S. Non la realizzazione di un sogno utopico ma l'evitare un futuro distopico. Non dovrà combattere una semplice battaglia per l'Onestà ma la guerra di liberazione, dalla quale dovremo per forza uscire vivi. Ce la farà? Se la sentirà? E' ciò che mi auguro con tutto il cuore."

L'esortazione finale era volutamente una sfida che, a tutt'oggi, non mi pare il M5S abbia voglia di raccogliere.
La situazione determinata dal risultato delle elezioni è il più scontato e classico Mexican standoff a tre. Era questo che si voleva e lo si è ottenuto a causa di una legge che rende gli usurpatori inamovibili e le alternative impraticabili o quasi. La cintura di castità della democrazia rappresentativa.

Sembra un incubo perché, come volevasi dimostrare e nonostante i risultati incontrovertibili del voto, all'insegna del "non vi sopportiamo più, ci avete rotto i coglioni", come in un cartone animato, i Will Coyote precipitati dal canyon e sfracellatisi a terra si rialzano senza un graffio e ce li ritroviamo ripescati e salvati, sempre in mezzo ai nostri cosiddetti. Tranne D'Alema, ma è una rondine che non fa primavera.
I media continuano imperterriti a delirare come se il PD non avesse preso la più sonora trombata continentale da quando i popoli europei hanno cominciato a riconoscere quale fosse il loro nemico mortale: i partiti de Lasinistra in tutte le sue sfumature di rosso sangue, dal coagulo alla lavatura di carne. Quelle immonde meretrici a casini unificati danno per scontato che il PD, nonostante la sconfitta, debba ancora governare, rivelando come quella entità politica non sia un partito ma un esecutore, una sorta di Pacciani al servizio dei "dottori" che commissionano i feticci ai villani dem(enti) che sanno dove si vanno ad infrattare le coppiette, ovvero gli italiani da spolpare.
Un inciso: sarà indispensabile, chiunque altro dall'immonda sinistra vada a governare, che la palude del mainstream venga bonificata. Che le anofele e la malaria vengano debellate. Ridate loro Tele Kabul, se proprio volete, ma sanificate gli altri canali.

Giggino ora ride contento del successo ottenuto ma fa molto male a ridere. Da solo non va da nessuna parte (il Rosatellum fu concepito in una notte senza luna per fotterlo) perché non ha la maggioranza per governare, e se lo vuole (sprizza ambizione da tutti i pori, 'o uaglione, si vede che non sta nella pelle) sarà costretto alla coabitazione, al duplex, a dividere il lettone con altri sconosciuti, a entrare nella dark room. A meno di una poco credibile transumanza di numeri da altri partiti, poco conciliabile con i proclami contro il cambio di casacca, loro fiore all'occhiello, c'è solo l'alleanza con l'altro da sé.

E' un bel dilemma. Se il Movimento Cinque Pentacoli va con il PD e le animelle de Lasinistra, Boldrini e Gollum comprese, tradisce il suo elettorato della prima ora e quello che ha raccattato, i transfughi del PD; le prossime elezioni avec le caz che prende queste percentuali e dimostra solo di essere una rivoluzione colorata sotto un altro nome. Il famoso gatekeeper che noi maligni congeniti abbiamo sempre sospettato che fosse. Senza contare che se facesse il governo con il più odiato dagli italiani, lo sa Giggi' che, tradimento dei suoi elettori a parte, i soldi per la paghetta savoiarda ai giovani meridionali la Mutti non glieli concederà e sarà costretto a toglierli ai loro genitori? Il M5S, contagiato dalla peste rossa, entrerebbe nel Lazzaretto e ivi perirebbe, divenendo così a pieno titolo nei nostri ricordi di elettori quella meteora che sono ancora convinta finirà per essere stato in realtà.

L'unica mossa che potrebbe spiazzare non solo Lasinistra, che crede di essere stata insediata al Potere per l'eternità grazie al famoso piatto di lenticchie del 1978, ma i famigerati burattinai esterni e quelli interni, sarebbe un'alleanza non già con la Lega ma con la Lega +centrodestra a prevalenza leghista. Ha ragione Claudio Borghi. Con loro il M5S potrebbe e dovrebbe dimostrare di avere a cuore i veri problemi di questo paese e l'umiltà di farsi guidare da chi ha gli strumenti scientifici per governare - ma per davvero, non per finta come nel loro programma sgarruppato - la transizione verso il dopo euro che inevitabilmente verrà, quando la situazione deflagrerà nell'ennesima crisi sistemica. 
L'alleanza strategica e di intenti con il blocco di centrodestra a trazione leghista e sovranista  è l'unico modo che il M5S avrebbe per ambire a diventare, sempre che lo voglia e che sia stato programmato per esserlo, il partito da contrapporre, nel gioco dell'alternanza democratica, al polo conservatore. (Anche se oggi come oggi, i veri rivoluzionari sono proprio i conservatori). 
Inoltre, un'alleanza che si presentasse con numeri indiscutibili e una maggioranza schiacciante, che per giunta rispecchierebbe il volere degli elettori, metterebbe in crisi i vari Imothep in carica ed emeriti che pensano già di opporvisi.

L'alternativa è la ripetizione del rigore. Ma, come sappiamo, quella dei rigori è una lotteria troppo crudele e il popolo non ha tempo da perdere.

domenica 25 febbraio 2018

Non abbiate paura


Considerate queste mie note come una piccola guida al voto, destinata non soltanto a chi ha bisogno di una piccola spintarella per vedere confermata la propria scelta ma soprattutto a chi non ha ancora scelto, è incerto o non vuole o non gliene frega di votare ma poi inevitabilmente continuerà a lamentarsi di come andranno le cose. Note destinate, infine e forse soprattutto, a chi ha solo paura.

Siamo immersi nella paura, di una paura paralizzante alimentata ogni giorno dal senso di insicurezza scientificamente inoculato nelle nostre esistenze, perché solo se abbiamo paura siamo abbastanza deboli da non poterli contrastare. Di chi parlo?  Di coloro che ci vogliono male, che pensano che abbiamo troppo, che non ce lo siamo guadagnano onestamente con il lavoro nostro e delle generazioni che ci hanno preceduti. Che pensano che dobbiamo vivere nella precarietà che alimenta la loro sicurezza, quella sì abusiva, perché costruita a spese degli altri. Coloro che ci invidiano perché purtroppo non sono capaci e mai lo saranno di essere noi e di creare ciò che abbiamo creato. Noi italiani, questo popolo meraviglioso che ha l'onore di vivere nel paese più bello del mondo. Di una bellezza che toglie il fiato e che noi abbiammo reso ancora più bello con alcune delle creazioni più mirabili dell'umanità e che qualcuno vorrebbe sconciare, distruggere, lordare; un paese sul quale si vorrebbe che non splendesse più il sole. Italiani ai quali è stato insegnato solo a sminuire le proprie capacità, ad odiare sé stessi, ad assorbire l'invidia maligna di chi non sa far altro che tentare di distruggere il mondo; invidia che alla fine si è fatta cancro in grado di ucciderci. Noi invece ce la siamo sempre cavata, in ogni occasione, perché siamo un popolo intelligente, nonostante cerchino da decenni di rincretinirci con la TV spazzatura, con le letture da quattro soldi, con una scuola che deve cancellare le nostre eccellenze e la nostra genialità per livellarci tutti sullo stesso piano di presunti "nuovi italiani" a venire. La scuola "più migliore" della quale la rossa sindacalista cotonata è solo l'ultima dei carnefici.

Avete paura, lo so. Io no, perché so che ho tutto da perdere e voglio che siano sconfitti. Non gliela darò vinta, non lascerò che distruggano tutto. Neanche voi dovete aver paura.

Domenica dovete votare per voi, per la vostra famiglia, per coloro i quali vi stanno a cuore, per il vostro cane e gatto, per i vostri simili e per nessun altro. Non dovete votare pensando di avere degli obblighi verso dei perfetti estranei che non farebbero nulla per voi, se fossero al vostro posto. E' ora di sfoderare un sano egoismo e di non aver paura di usarlo. Non sentitevi in colpa, perché gli atti d'amore per noi stessi sono i più remunerativi. Tantomeno dovrete votare per degli ideali che non sentite vostri. E' poco cristiano tutto ciò? No, è l'unico modo per salvare il cristianesimo nel nostro paese, tra l'altro. Per risolvere un problema accade di doversi momentaneamente allontanare dalla soluzione ad esso più evidente.
Per votare in modo da salvare voi stessi dovete porvi una serie di semplici domande: "Chi sta facendo di tutto per danneggiarmi? Chi obiettivamente mi ha danneggiato di più negli ultimi tempi? Chi mi sta causando ansia, depressione, male di vivere? Chi mi sta mettendo in secondo piano per favorire altri? Chi minaccia il futuro mio e dei miei figli?"
La risposta vi  arriverà da sola.

Per parlar chiaro, la partita elettorale si gioca su un semplice dilemma:

1) I problemi quotidiani del tipo "o mangi o muori" del popolo 


2) L'idealismo magico fatto di accoglienza, ingegneria sociale, sogno europeo, nuovo ordine mondiale, antifascismo mitologico, utopia ecologista, società ideali tipo Gaia.

Coloro che non vogliono che troviate la risposta alle domande che vi ho suggerito di porvi, che vi condurebbe inevitabilmente a preferire chi risolverebbe i problemi quotidiani, cercano di terrorizzarvi con il fascismo. Se rispondete alle domande saprete che non è il fascismo a procurarvi sofferenza in questi tempi.
Ho notato che per coloro i quali la risposta sarà inevitabilmente votare in maniera opposta a come si è sempre votato saltano in ballo due forti tabù: votare superando l'appartenenza e votare contro la desiderabilità sociale. Vi hanno condizionato per decenni a pensare che la cosa buona e giusta fosse votare progressista e che una volta progressisti non si possa cambiare idea.
E' inutile che vi spieghi che se chi ha scelto l'utopia al posto del suo popolo, che governa illegittimamente dal 2011, che vi ha fottuto la pensione, il lavoro, la tranquillità, che vorrebbe stravolgere completamente la vostra vita, che vi ODIA e vorrebbe distruggervi e per giunta ha preso una strada che conduce all'eliminazionismo su base razziale (loro che vi accusano di razzismo!) si autodefinisce progressista, voi avete il diritto ed il dovere di rigettare la sua ideologia. 
Sapete come la penso sul discorso "ma la sinistra non era così, è cambiata". La verità è che la sinistra che doveva essere non è mai esistita e che prima o poi, elaborato il lutto, lo capiranno tutti. 
L'unica differenza è che ormai giocano a carte scoperte e non nascondono più le loro intenzioni. Se vi dicono che dovrete essere sostituiti dai loro bambocci africani vuol dire che lo pensano veramente ed hanno intenzione di farlo. 
A questo punto che abbiate dei dubbi rispetto a votare loro contro lo ritengo imbarazzante per la vostra intelligenza.

Potreste essere tentati dall'astensione, dalla scheda bianca o dalla scheda nulla. L'astensione è vigliaccheria, la scheda bianca coglionaggine, perché vi prestate ai brogli. La scheda nulla è un diritto ma è anch'essa un modo vigliacco di non aver coraggio di andare fino in fondo.

Se intendete andare a votare, potreste essere tentati dall'opzione "partito nuovo, non ha mai governato, quindi è vergine e farebbe di sicuro bene". La banda degli onesti fatta di volonterosi incapaci un po' fresconi è stata messa lì apposta per raccattare i delusi del progressismo classico e per indurvi nell'errore sillogistico. Non cadete dalla padella nella brace. Il M5S condivide il globalismo perché insegue quelle società ideali che sono il sogno di tutti gli ingegneri sociali elitari.  

Potreste essere tentati dall'opzione destra sociale. Sempre meglio che i progressisti con le loro 50 sfumature di rosso e i guardiani del cancello pentacolostellato ma tatticamente i voti a partiti che non supereranno il 5% non servirà ad arginare la grossa coalizione tra globalisti, ovvero il combinato PD-M5S, che è l'unica cosa che occorre scongiurare, perché è l'unica arma rimasta in mano ai burattinai. 

A questo punto chiedetevi solo chi offre un programma di inversione di rotta verso l'impatto con l'iceberg. Chi propone di uscire con il minimo dei danni dalla trappola nella quale ci ha imprigionato una forma neoplastica di Europa. Che ci incatena e ci fa regredire ad un modello preindustriale con quell'euro di merda. Che ci impone regole che non possiamo onorare e che quindi non saremmo tenuti a rispettare ma che gli ultimi governi abusivi considerano imprescindibili. Che è il tallone di ferro sulla giugulare. La scelta, ed è quasi una TINA per una volta a nostro favore, è su chi può, con i numeri, giungere ad un ribaltamento della situazione.

Io le domande me le sono fatte e, con convinzione e consapevole che siamo in un'emergenza nazionale, per giunta con una legge elettorale fatta apposta per rendere precaria la democrazia e avendo tutte le cariche istituzionali contro, darò fiducia a Matteo Salvini, a Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Non mi devo nemmeno sforzare perché c'è il programma e ci sono le persone. Anzi, sarà un piacere.

Se rispondendo alle mie domande giungete alla mia stesse conclusioni, vi invito a fare altrettanto.
Non abbiate paura.

Viva l'Italia!



Grazie a Guardia di Frontiera per il video.

domenica 11 febbraio 2018

Il corpo e il sangue di Pamela e l'indifferenza del matrignarcato



Come è morta Pamela Mastropietro? Come era stato chiaro fin dall'inizio. Fin da quando a casa del primo sospettato nigeriano era stato ritrovato tutto l'armamentario per uno scannatoio, ancora fresco del suo sangue. Uccisa da un branco che ha deciso probabilmente di capitalizzare anche sui pezzi del suo corpo, come usa dalle loro parti. Alla faccia dei revisionisti de Lantropologia che, affetti da un'idea psicotica dell'Africa come luogo idilliaco abitato da orsetti bruni del cuore, negano la realtà di un vasto e diffuso sistema primitivo di credenze animistiche e superstizioni che contempla il sacrificio umano e lo stupro a scopo curativo, gli omicidi rituali con annesso tariffario dei vari pezzi del corpo sul mercato dei feticci le cui prime vittime sono gli stessi africani, donne e bambini. 

L'immagine da "mal d'Africa" proiettata dal buonismo satanico mal si concilia con la verità che l'Africa è il continente del genocidio in corso dei troppo deboli e malati lasciati al loro destino di morte per fame e malattia per favorire l'afflusso in altri continenti di coloro che scappano solo dalle proprie responsabilità. E non può nemmeno tollerare la mattanza dei bianchi rimasti dopo la fine del colonialismo, la realtà delle fattorie sudafricane trasformate in camere di tortura e morte come nei peggiori film dell'orrore, e di cui Macerata può rappresentare, per i pessimisti, un sinistro presagio. 
I revisori de Lastoria e de Lascenza, impegnati come sono a dimostrare che il primo europeo era negroide al fine di giustificare una sorta di legge del ritorno altrettanto folle e razzista della giustificazione esoterica del mito nazista della razza ariana, non leggono i giornali africani dove si denuncia con preoccupazione l'aumento esponenziale degli omicidi rituali, e ignorano gli appelli dei presidenti africani agli europei a non accogliere indiscriminatamente quelli che possono essere anche feroci criminali (dei quali essi per altro si liberano volentieri).  
Infine, in nome di questa neoplasia della ragione che è diventato l'antirazzismo, pretenderebbero di convincerci che, siccome hanno la pelle dello stesso colore, non vi è alcuna differenza tra i feroci squartatori rituali di Lagos, i cannibali della Liberia e il dottor Martin Luther King. 

Per loro sfortuna, per giunta, sullo schermo sul quale il Grande Fratello proiettava l'Africa favolistica del "Re Leone" (come ha fatto acutamente notare Kawtar Barghouti), per sbaglio è improvvisamente comparso un orrendo snuff movie con protagonista la più sfortunata delle nostre figlie e il sistema è andato in crash. 
Di questa atroce vicenda ricorderemo soprattutto la vergogna inaudita di un sistema mediatico cannibalistico, necrofilo, astuto e si direbbe proprio compiaciuto, come direbbe Gaber,  che per giorni ha tentato di negare, negare e ancora negare le responsabilità degli assassini e di coloro che sono responsabili di favoreggiamento per aver permesso loro di scorrazzare per l'Italia (uno di loro l'hanno acciuffato a Milano mentre stava per salire su un treno per la Svizzera). La sottovalutazione della rabbia che sarebbe scaturita dalla evidente disparità di trattamento riservata a questa vittima di tortura rispetto all'altra invece quasi santificata, in nome dell'appartenenza, di Giulio Regeni - ricordando che questi due poveri figli sono entrambi in egual modo finiti in pasto alle iene della strumentalizzazione, ha scatenato l'orrenda materializzazione di tutto il peggio che si potesse immaginare come conseguenza. 
Il folle solitario (o no) che spara a casaccio ma in maniera assai precisa sugli stranieri (o lancia un avvertimento a chi di dovere) e l'immondo sabba delle streghe stercorarie de Lantifascismo dove non poteva non mancare, vista la ricorrenza concomitante e chissà quanto casuale del 10 febbraio, lo sfregio alle vittime delle foibe, crimine subito accuratamente diluito e derubricato come "crimine conseguenza di tutte le guerre", senza citarne i responsabili, dall'ineffabile Laura Boldrini.
Immaginate, anche se è inimmaginabile, un corteo di nazisti il 27 gennaio che cantasse coretti ineggianti ad Auschwitz e, lo stesso giorno, una squadraccia nazista di vigliacchi che aggredisse un poliziotto. 

Nella manifestazione del peggio sinistrume dove i casseur hanno scassato e le solite femministeriche hanno esposto cartelli come "La mia fica dice no al fascismo", ovvero la nuova frontiera dell'incubo, la vagina non solo dentata ma anche parlante, non c'è stata, coerentemente con il postulato che recita "il primo nemico di una donna è un'altra donna", alcuna manifestazione di solidarietà nè con Pamela, né con la sua mamma. Come ben si conviene a quello che non è matriarcato ma matrignarcato

Per non dovere e potere parlare del corpo vero di Pamela depezzato in 20 parti (come vorrei che aveste avuto anche voi l'ingrato compito di assistere a quell'autopsia da togliere il sonno anche al più vaccinato medico legale) dopo essere stato sconciato dalla violenza, hanno tirato fuori l'immateriale e fantasmatico "corpo delle donne" e se ne sono egocentricamente appropriate, suggerendo che parlare di Pamela sui media, ovvero riferire di un fatto di cronaca e dei suoi scomodi responsabili, è fare un torto a loro, alle loro fiche antifasciste. Pamela abusata non da criminali incoscientemente (o no) importati da chi invece dovrebbe proteggere le sue simili dal male, ma da chi osava ricordarne lo scempio nel mentre tutti cercavano di nasconderlo. 
Leggete il pezzo di Antonella Grippo, che descrive meglio di me la solitudine di Pamela e fa capire il perché dell'assenza di suoi veritaperisti, al contrario di Giulio. Vittime entrambe, tra l'altro, dell'essersi fidati di coloro che, per definizione e per la legge del politicamente corretto, credevano non potessero far loro del male.

Al di là di chi, in alto, è perfettamente cosciente di ciò che sta accadendo e sfrutta cinicamente ogni fatto per portare avanti la propria agenda, per quanto riguarda i fiancheggiatori, i simpatizzanti, i figuranti da manifestazione, i progressisti con obbligo di tamburino in prima fila, per dirla con Preve, siamo ancora all'eterna agorafobia dei sinistri, che si esprime oggi nel terrore di essere giudicati piccolo-borghesi (e razzisti) dal migrante, sostituto del vecchio proletario immaginario. Quando egli del giudizio del sinistro e della femministerica penofoba se ne fotte altamente, perché a lui importa solo che gli prenda il wi-fi.


P.S. Una giornalista della quale si ignorano i titoli di studio ma dei quali, nel caso vi fossero, non mi sognerei mai di mettere in dubbio la legittimità,  ha perfino tirato in ballo "lo schifoso uomo bianco" per colpa del quale, ovviamente, Pamela avrebbe in seguito, casualmente, incontrato gli squartatori. Sembra un'idiozia ma non lo è. Se dicono uomo bianco, vogliono dire proprio uomo bianco. 



sabato 3 febbraio 2018

Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente casuale.


La trama  potrebbe essere questa.

Mi accorgo che mi hanno obbligato a far entrare gente che fa impallidire le gesta del mostro di Firenze. So che i media minimizzeranno come sempre e silenzieranno il resoconto dello scempio ma siccome ciò non serve a placare gli animi giustamente infuriati di chi non si dà pace del massacro di una ragazzina, di questo Cannibal Holocaust divenuto realtà e sta pensando, dopo quest'ultima goccia, di farmela pagare nelle urne assieme al resto, penso che ci vorrebbe proprio qualcuno con i colori della squadra nemica che avvertisse chi di dovere di non farlo mai più, che i patti non erano quelli. Che potevate gestire i vostri traffici come d'accordo ma senza causarci problemi. Una volta scaricate tutte le colpe, soprattutto le mie, sul nemico, potrei colpire i fottuti social che pendono dalla sua parte e spargono odio, ovvero risultano refrattari alla cura della menzogna irrorata su un popolo stremato dal sopruso a mezzo dei miei media ufficiali. Quelli che, a differenza di quegli improvvidi spacciatori nigeriani, non mi deludono mai.



A Pamela, povera cucciola che non riesce più ad uscirci dalla mente. E alla sua mamma.

giovedì 25 gennaio 2018

Dal tramonto della libertà all'alba della speranza



Ieri qualcosa è cambiato. Un pianeta ostile è finalmente uscito dal nostro segno e possiamo sperare nell'inizio di un nuovo ciclo positivo sotto congiunzioni favorevoli. Merito di questo video.


Dopo quella di Claudio Borghi Aquilini, la candidatura di Alberto Bagnai alle prossime politiche è la mossa vincente di Matteo Salvini. Vincente perché si tratta delle persone che, negli ultimi sette anni,  si sono impegnate per prime e con ogni vento contro ad analizzare, dal punto di vista scientifico ma non solo, anche profondamente umano, la realtà di una catastrofe denominata EUro, per cercare di porvi un rimedio e fornirne una via d'uscita.
Chi li conosce entrambi perché li segue fin dai primi video con Claudio Messora e i primi post sui blog, sa che è esclusivamente merito loro se, in Italia, chi non capiva una mazza di economia ora sa cos'è un'area valutaria ottimale, un'IDE e sa distinguere una crisi da debito pubblico da una crisi di debito privato, a differenza della maggioranza degli scribacchini di regime che okkupano le reti televisive e che sono incaricati di diffondere la Fakenews Suprema antica e accettata.
Un numero enorme e crescente di persone che fino ad allora si erano disinteressate di economia perché fino a quel momento l'economia non aveva mai cercato di ammazzare loro e le loro famiglie, sono stati dotati, da Borghi e Bagnai, dei mezzi cognitivi per comprendere a quale livello di criminale ottusità le forze politiche dell'altra parte si stessero impegnando a portare a termine il compito a loro assegnato, da bravi servi, dal padronato sovranazionale: la demolizione controllata di uno dei paesi più belli, più nobili, ricchi sia materialmente che culturalmente e civilmente avanzati del pianeta.

In questi sette anni abbiamo visto l'opera a rovescio compiersi sotto i nostri occhi.
Non mi era mai capitato, nei miei primi cinquant'anni e oltre assai, di camminare per strade intere di negozi chiusi e abbandonati, di voler tornare in quel nuovo emporio così ben assortito, inaugurato appena sei mesi fa, e di non trovarlo più. Chiuso, fallito, con le vetrine coperte da fogli di giornale. E di guardare il nuovo portone di casa pensando che la ditta che me lo installò, solo quattro anni fa, non esiste più. Fallita. Questi sette anni di guai inaugurati dal governo Monti ci hanno mostrato ricchezze dilapidate, bellezze saccheggiate, umanità oppressa e decimata, in preda alla depressione ed alla sfiducia, impoverita e umiliata; città ridotte a latrine in mano a feccia accuratamente selezionata nei peggiori recessi del terzo mondo affinché arrecasse il maggior disturbo possibile ad un popolo che, sotto attacco e sotto il tallone di ferro di una dittatura che ricorda, nel grugno, i tratti di quelle ben note ai nostri amici dell'Europa dell'Est, non a caso i suoi maggiori critici, sta esaurendo giorno per giorno ogni residuo di pazienza.

Condivido il post odierno di Maurizio Blondet che analizza la positiva, anzi, ultra-positiva novità della candidatura di Bagnai. Mi piace molto il discorso che fa sull'umiltà del politico Salvini che, sfatando una tradizione nostrana non soltanto politica ma accademica (quanto è vero!), è andato a chiedere aiuto e a candidare persone migliori di lui, per competenza tecnica, senza timore di poter esserne offuscato nei dibattiti pubblici. 
Condivido tutto il discorso tranne il lugubre disfattismo finale che non tiene conto di un elemento chiave che penso farà la differenza alle prossime elezioni - non solo riguardo al risultato della Lega ma a quello a sorpresa della destra sociale - e che è riassumibile in un concetto greve ma assai chiaro: la gente si è rotta i coglioni. 
Se li è rotti di tutto ciò e tutti coloro che sappiamo ma che abbiamo imparato a non nominare in pubblico, per poterceli chiamare con il loro vero nome nel nostro scantinato-scannatoio privato, al riparo dalle sentinelle occhiute e orecchiute del politicamente corretto. Ormai, di fronte al quotidiano spettacolo di degrado e di occupazione di sempre più ampi spazi di libertà, tra di "noi" basta un fugace scambio di sguardi per capirci, per sapere cosa non va, cosa andrebbe cambiato e cosa andrebbe eliminato. Conosciamo nome, cognome, indirizzo, codice fiscale e gruppo sanguigno del nemico. Non abbiamo più dubbi. Non vi è più incertezza su cosa dobbiamo temere e da cosa dobbiamo difenderci. Ogni trucco dialettico, ogni mascheramento di intenzione dietro il suo contrario è stato svelato.
Perché non se ne può proprio più. You know what I mean.

A questa devastazione, compiuta dalla stessa gente, dagli stessi abusivi apparentemente innocui perché adeguatamente intontiti, ma in realtà letali che vanno in tv con il culo di fuori e strofinandotelo sullo schermo a dire: "C'è una forte ripresa in questo paese che non bisogna interrompere con un voto populista", non bisogna rispondere con la rassegnazione, con l'odioso "è tutto finito" ma con la forza che Iddio concede sempre a chi ha deciso di ribellarsi. 
E' ovvio che la tentazione di reagire con la rabbia e l'aggressività, è forte. 
Stasera, uscendo dal supermercato, ho notato la presenza di un banchetto dell'Unicef e di due giovani intenti a fermare i clienti con il solito aggressivo e ricattatorio: "Ciao, vuoi aiutare i bimby????!!!"
Ebbene, oltre al rifiuto infastidito di un paio di persone e i borbottii e le spallucce di altri, ho sentito qualche insulto e un chiaro e forte "ma non vi vergognate?"
Io sto in Piddinia, in zona rossa, attualmente nel senso della rabbia. Vi assicuro che i discorsi che sento, essendo ogni giorno a contatto con il pubblico, a volte stupiscono anche me che sono ormai assai disinibita riguardo alle ricette da applicare per ristabilire il livello ottimale di civiltà che qualcuno invece si è messo in testa di strapparci di dosso. La nota base di "quelli là" è ammutolita, non si azzarda nemmeno ad aprire bocca. Gli altri parlano e, se gli dai corda, buttano fuori tutto ciò che forse sono anni che aspettavano di poter dire.
Occorre quindi  incanalare quest'energia proveniente da persone disposte ad invertire la rotta verso la catastrofe, in un progetto chiaro e concreto di riscatto e rinascita. Per salvare il nostro meraviglioso e unico paese e la sua straordinaria e unica gente è importante poter contare su un punto di riferimento.

Confesso che fino a ieri ero perplessa sull'apparentamento con Berlusconi. Non per il personaggio in sé (gli anni del berlusconismo di appartenenza e a comando della piddina idiota che fui sono per fortuna lontani e sepolti) ma per la sua dipendenza dai poteri forti ai fini della sopravvivenza e dal suo essere stato per vent'anni lo sparring partner della sinistra incaricata in appalto della demolizione. Un perfetto gatekeeper, il primo della lista e ben prima dell'avvento del M5S. Chi mi garantiva che, dovendo egli dipendere da una sentenza "europea", seppur indipendente dalla UE, per poter ottenere di nuovo la candidabilità in politica, non avrebbe egli cercato un compromesso con i nostri avversari? Chi garantiva che non avrebbe fatto l'inciucio salvavita con il Partito Bestemmia?
Ero perplessa anche perché, indubbiamente, ci veniva chiesto dalla Lega di effettuare un investimento ad alto rischio basato su una scommessa dentro un'altra scommessa. Avremmo vinto la posta, ovvero la nostra linea su UE e euro avrebbe prevalso se: 1) avesse vinto il centrodestra e 2) all'interno della coalizione, la Lega avesse avuto più voti di Forza Italia. Avrebbero quindi dovuto avverarsi entrambe le condizioni in congiunzione. Con tutto il bene che posso volere a Borghi, che fu il primo a farmi scoprire l'argomento euro grazie a un video che incredibilmente, per l'epoca, riusciva a parlare di uscita senza evocare scene apocalittiche, mi pareva una specie di gioco con i derivati.

La garanzia che cercavo - dopotutto sono genovese - che ha sciolto le mie riserve, è giunta con la candidatura di Alberto Bagnai che raddoppia ed esalta il significato di quella di Borghi e impedisce di fatto a Salvini di poter più tornare indietro da quella che, occorre dargliene atto, è una dimostrazione di coraggio e assunzione di responsabilità nei confronti del paese. Se sapete ancora cosa significa il concetto di metterci la faccia.
Conoscendo il nemico e la sua pericolosità e, dall'altra parte, vedendo su chi possiamo ora contare come rappresentanti delle nostre istanze, persone che stimiamo e ormai possiamo dire di conoscere come pochi altri candidati, credo non vi siano più dubbi sulla necessità di appoggiare con tutte le nostre forze il progetto della Lega, di Borghi, Bagnai e Salvini e portare la loro e la nostra voce in quello che sarà, vivaddio, il primo Parlamento legittimo da sette anni. Sperando che i guai possano finalmente finire.

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