martedì 6 novembre 2018

L'antivirus come metafora del "loro"

Michela Murgia, la nuova autoproclamatasi gramscia della sinistra, in una delle innumerevoli ultime interviste che sta rilasciando, ha detto che la parola che le fa più paura è "nostro". Indovinate perché. Perché forse pronunciandola in modo solenne, tutti in cerchio, con la musica al contrario e durante la notte di Valpurga, essa sarebbe in grado di aprire un portale che conDuce a Ilfascismo. 
Strano perché nostro è concetto assai collettivista e dovrebbe piacere a chi è voglioso di scambiare le mutande con chiunque non gli ricordi il suo prossimo di sangue ed è bramoso di superare il losco individualismo, fratello separato alla nascita della libertà; come piace a chi, come Leuropa padrona, sottende materialisticamente nei suoi intenti che "ciò che è vostro dovrebbe essere prima di tutto nostro". 
Forse, a compungere la scrittora e psicometrista per caso è il conflitto interiore tra librerie con l'individualismo femminista de "la topina è mia e me la gestisco io" che può mandare in crash il sistema? No, è solo il problema del nostro che non è loro. La fottuta appartenenza. Nel mondo quantico di Kelledda, esistono due nostri: il nostro fascista e il nostro nostro. Prevedo presto un collasso dell'intera Galassia a causa di questo paradosso spazio-concettuale.

De  Ilfascismo come psicoma che oramai affligge questi poveri disperati; sul loro corral interiore che delimita lo psicoma dal resto della psiche nel tentativo di conservarne l'integrità dalle frecce della tradizione e la fobia dei confini esterni che è metafora dell'angoscia della dissoluzione del sé, contrappasso del "faccio ciò che mi pare", vi puntualizzerò prossimamente. 
Ad ogni modo, se siamo costretti a parlare di una cosa discutibile come la pericolosità delle parole, piuttosto che delle azioni di chi pragmaticamente si attiene ai fatti, io, dovessi dirlo, tra le parole temo mesotelioma pleurico ma ancor di più filantropo.
No, non mi riferisco a quel filantropo, al nostro Jabba, ma ad un altro, meno frontman e sfacciatamente esposto ma proprio per questo più pericoloso. Perché il pericolo viene dagli individui che concepiscono progetti e programmi e si mettono in testa di applicarli al mondo costi quel che costi, non importa quanti moriranno, più che dalle parole che ne sono solo lo spot pubblicitario affidato a semplici comprimari e famigli.

Faccio un breve inciso. In ufficio ho un computer che è stato dichiarato ufficialmente obsoleto dal signor William Henry Gates III. Il suo cervello, quello del terminale in stato terminale, denominato Windows Vista, non è più aggiornabile con i richiami dei service-pack, quindi non è più possibile difenderlo dalle aggressioni esterne e nemmeno migliorarlo nelle prestazioni richieste da un utilizzo sempre più massivo della rete. L'antivirus, dal canto suo, avvisa continuamente che sarebbero necessari nuovi "vaccini" contro sempre nuove minacce ma il problema è che, ad ogni riavvio, la povera macchina di silicio gratta, gratta, esita sempre più a lungo per trovare le sue appendici ("sono la tua vecchia stampante, non mi riconosci più?") e ogni mattina impiega più tempo ad avviarsi, ricomporsi, connettere ed accingersi alla nuova pesante giornata di lavoro su testi, calcoli ed immagini. 
Da quando ne è stata decretata l'obsolescenza, con tanto di "ci dispiace ma Vista non è più supportato" da parte del socio portinaio pettegolo e compagno di merende Google, il mio computer non è più un hardware ma sembra assomigliare più ad un wetware, ad un cervello umano afflitto da una senescenza indotta o, più propriamente, da una malattia degenerativa progressiva. 
Tutti mi dicono che è colpa della famigerata obsolescenza programmata, il male oscuro sapientemente inoculato che ha reso di fatto le macchine mortali per obbligarti a consumarne sempre di nuove, rottamando forzatamente quelle vecchiotte ma ancora funzionanti. E, comunque, nel caso specifico dei computer sarebbe un problema solo dei sistemi Microsoft, ché quelli Linux o Apple se ne fregano di driver e upgrade ricattatori e vanno sempre, anche sui vecchi 486 o Mac del nonno. In effetti, ciò di cui si vantano maggiormente i loro possessori, è che le loro macchine non hanno bisogno di quella invenzione sospetta che è l'antivirus.

Orbene. Mi è capitato di recente di dover disattivare momentaneamente l'antivirus per reinstallarlo. In quei pochi minuti di libertà di manovra, la macchina pareva essersi di nuovo disumanizzata: era scattante, veloce, quasi un Linux. Al che mi sono chiesta: ma non sarà proprio l'antivirus a provocare il problema della lentezza? A proposito: è nato prima il virus informatico o l'antivirus? E perché solo i sistemi operativi Microsoft hanno creato questa necessità di dotarsi di un altro software invasivo, che interrompe il tuo lavoro perchè deve scaricare aggiornamenti, che piano piano prende sempre più possesso del computer, ne controlla le porte di accesso verso l'esterno e ogni modifica, irrompe durante le tue navigazioni avvertendoti che ti stai avventurando in territori sconosciuti e perigliosi (magari sgraditi al Regime) e  ti insinua quella sottile paura di essere spiato che è in realtà esso a praticare, possiamo scommetterlo. L'antivirus proclama solennemente di difenderti da quelle infernali righe di programma chiamate backdoor e trojan horse, questi morbilli informatici che potrebbero far morire il tuo computer ma in realtà non c'è peggior porta di servizio dal quale far entrare i cavalli di Troia di esso.

Veniamo quindi alla metafora. Il signor William Henry Gates III, per tutti Bill, pare avesse l'abitudine di memorizzare le targhe delle auto dei suoi dipendenti per poter, con uno sguardo sul parcheggio, sapere chi fosse già al lavoro e chi in ritardo o assente. Questa mania un po' da idiot savant viene definita il suo "lato oscuro".
Così come il fatto che da giovane sia stato arrestato per guida senza patente. Se fosse tutto qui, io stessa potrei vantarmi, in confronto, di essere una specie di Darth Vader.
Il padrone maniaco, in questo caso un ex nerd ora miliardario con la sua dose di ubbìe alla Howard Hughes, è sempre esistito e la sua è la patologia denominata delirio di onnipotenza che affligge inevitabilmente chi mette assieme, con più o meno merito, un 40 miliarducci di dollari di patrimonio.  Si potrebbe notare a questo punto che nessuno ha mai attribuito a Dio il possesso di ricchezza materiale, nessuno l'ha mai immaginato come un grasso capitalista maialone alla Grosz, e ciò perché la ricchezza spropositata viene percepita come qualcosa che rende superiori all'Ente Supremo e spinge a mettersi in competizione con lui e non può che essere appannaggio di esseri assai terreni o persino sotterranei.

Se la sfida alla divinità si esaurisce nell'accumulo compulsivo ed autistico della moneta, è un conto. Quando però l'uomo con i miliardi incontra il sé stesso filantropo, orientato al "vostro bene", o meglio al nostro non al loro, l'umanità è potenzialmente un'umanità morta.
In un capitolo del libro "Immunità di legge" de Il Pedante e Pier Paolo Dal Monte viene raccontata l'incredibile commistione tra interesse collettivo e interesse privato e ossessione personale che è il rapporto tra Bill Gates e il governo mondiale della sanità.
Non tutti sanno infatti che l'OMS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, braccio sanitario dell'ONU, è finanziata, per la fetta più grossa generata da un unico soggetto privato, si parla di 350 milioni di dollari, proprio dal signor Bill Gates, attraverso la Gavi Alliance (Global Alliance for Vaccines and Immunization) e la Fondazione filantropica che gestisce assieme a sua moglie Melinda.
La Gavi è stata creata da Gates proprio per applicare su scala mondiale una strategia vaccinale a tappeto che nasce, dicono, da una personale ossessione di Bill per i vaccini. Chissà se generata dallo stesso psicoma che l'ha costretto ad inventare un sistema operativo vulnerabile ai "virus" e quindi dipendente da un somministratore continuo e cumulativo di "vaccini" che alla fine rende la macchina simile ad un povero essere umano malato.  Una lotta tra virus e antivirus che sembra una lotta tra il bene e il male, l'Uomo e Dio. Forse solo una coincidenza da deformazione professionale, quella tra virus informatici e biologici dei coniugi Macbeth, o forse no. Come lo è, per aggiungere un'ulteriore metafora, l'"influenza" che il privato detiene sul governo mondiale della sanità.
Se il vaccino, attraverso l'obbligo,  diventa uno strumento del Potere, il suo tallone di ferro, è giusto chiedersi se il filantropo lo sia veramente, un amante sincero dell'umanità, oppure noi siamo solo il cibo umano, il soylent green per la sua ossessione.

Come scrive Il Pedante nel libro citato:

"I coniugi Gates sono naturalmente liberi di concepire la popolazione mondiale come una rete di calcolatori su cui installare gli antivirus più aggiornati. Il problema sollevato da alcuni analisti è che, una volta insediatisi a suon di miliardi nelle cabine di controllo delle autorità sanitarie internazionali e dei centri di produzionescientifica, la loro visione, le loro priorità e le loro soluzioni sono diventate la visione, le priorità e le soluzioni di tutti." (pag. 89)

La pericolosità del filantropo consiste quindi nel suo poter imporre, attraverso la fenomenale leva del denaro, il loro sul nostro. Il nostro, a questo punto, checché ne dicano le medium evocatrici di fascismi morti, può essere solo l'espressione della democrazia e della libertà di scelta. La vera immunità, non di gregge ma di comunità di esseri liberi e consapevoli. Liberi dagli antivirus generati dalle streghe di Seattle.



"È un pugnale ch'io vedo innanzi a me

col manico rivolto alla mia mano?...

Qua, ch'io t'afferri!...No, non t'ho afferrato...

Eppure tu sei qui, mi stai davanti...

O non sei percettibile alla presa

come alla vista, immagine fatale?

O sei solo un pugnale immaginario,

un'allucinazione della mente,

d'un cervello sconvolto dalla febbre?

Ma io ti vedo, ed in forma palpabile,

quanto questo ch'ho in pugno, sguainato.

E tu mi guidi lungo quella strada

che avevo già imboccato da me stesso,

pronto ad usare un analogo arnese...

O gli occhi miei si son fatti zimbello

di tutti gli altri sensi,

o la lor percezione è così intensa

che a questo punto li soverchia tutti:

perch'io t'ho qui, dinnanzi alla mia vista,

e sulla lama e sull'impugnatura

vedo del sangue che prima non c'era....

Ma no, che una tal cosa non esiste!

È solo la mia impresa sanguinaria

che prende una tal forma agli occhi miei.

A quest'ora, su una metà del mondo

la natura par quasi che sia morta,

ed empi sogni vanno ad ingannare

il sonno chiuso dietro le cortine(30).

Le streghe celebran le loro ridde

ad Ecate la pallida;(31) svegliato

dall'allarme della sua sentinella

l'ululato del lupo - l'assassinio

s'avvia furtivamente alla sua impresa,

come un fantasma, a passo lungo e lieve,

come il lascivo andare di Tarquinio.(32)

Tu, però, solida e sicura terra,

non seguire i miei con l'ascolto,

che le tue stesse pietre

non denuncino il luogo ov'io m'aggiro

e tolgano al silenzio di quest'ora

l'orrore che sì bene gli si addice.

Ma io minaccio, e lui continua a vivere.

Le parole, sul fuoco dell'azione

soffiano un'aria troppo raggelante."


W. Shakespeare, "Macbeth", atto II.

martedì 30 ottobre 2018

O Fortuna (Desirée)

La sorte immane
e vuota,
tu ruota che giri,
funesto stato,
futile benessere
sempre dissolubile,
oscura
e velata
e su di me chi più si appoggerà;
ora che per un gioco
il dorso nudo
porto per la tua cattiveria?


Non avrei mai voluto scrivere di un'altra adolescente ridotta volutamente all'impotenza per ore da droghe e farmaci solo per poterne disporre come oggetto sessuale inerte ed incapace di reagire, alla stregua di una bambola gonfiabile, fino alla morte, tanto la vita di una "ragazzina bianca venuta per la droga" non vale uno zero. L'aggravante razziale della "bianca da stuprare", già notata nel caso Pamela, che nessun giudice con il cuore troppo vicino a un certo orifizio avrà mai il coraggio di applicare alla sentenza contro gli aguzzini di queste povere bambine. Perché, nel mondo fluido, governato dall'indeterminazione e dall'interpretazione a proprio piacimento delle leggi cosmiche, l'unico fenomeno perfettamente monodirezionale e meccanicistico è il razzismo, inteso come razzismo dei bianchi verso i neri. La connotazione razzista opposta proprio non viene notata, non fa scattare i magnetotermici mentali dei sacerdoti del progressismo maligno.

Parlando di Desirée avrei al massimo espresso la mia indignazione per il fatto che queste nostre figlie possono ormai letteralmente sparire per giorni in qualunque luogo noto di spaccio del nostro territorio come se la cosa fosse accettabile. Luoghi ove ormai conta, come in altri settori di mercato, non più la fidelizzazione del cliente ma la sua cattura, sfruttamento e poi abbandono al proprio destino, tanto ne troveremo altri ed altri ancora. Ani mundi dove la droga sembra l'esca grazie alla quale attirare i più deboli da far cadere in una trappola mortale e dove soprattutto le ragazze possono venire stuprate, torturate, fatte a pezzi e persino forse mangiate da una nuova specie di spacciatore spietato e tribale, per riemergerne solo quando non si può proprio più nascondere il fattaccio accaduto e i giornali sono costretti a raccontarne, come in questo caso e in quello di Pamela, la cronaca.
Desirée scomparve mercoledì 17 ottobre, morì nella notte tra venerdì e sabato ma la notizia del suo scempio è giunta sui giornali solo martedì 23 ottobre. Cosa aspettavano quelli sempre sul pezzo (non dico di che cosa) a parlare di un efferato delitto compiuto nel centro di Roma? Aspettavano che non fossero stati loro, a quanto pare; i protetti dalla Carta di Roma, il Crimen Sollicitationis dell'ortodossia globalista.

Non avrei voluto parlarne ma mi sono resa conto che Desirée è l'ennesima figlia oltraggiata da sacrificare sull'altare dell'ideologia quadrata che pretende di sostituire le leggi che governano un mondo sferico. La sua è una morte che ha implicazioni che devono essere negate per pregiudizio ideologico dai nuovi negazionisti con licenza di negare. Sopra tutte il fatto che questi uomini clandestini, stranieri, che non dovrebbero essere qui, si permettono di considerarsi un esercito regolare invasore con il diritto di preda sulle donne del nemico. Ogni mancata reazione dello Stato di fronte a questi delitti, nel senso di far capire agli aggressori che, se tocchi una donna o un bambino dei nostri, per te si spalancheranno le porte dell'Inferno e il giorno più brutto della tua vita sarà stato quello in cui decidesti di venire in Europa, equivale ad una tacita conferma del diritto di preda. 
Per non parlare della tutela che donne e bambini migranti dovrebbero ricevere nei centri di cosiddetta accoglienza dove invece troppo spesso vengono abusati dalle medesime canaglie. Perché perfino quando la donna stuprata è anch'essa straniera, quelli dal cuore dislocato sono incomprensibilmente propensi ad avere un occhio di riguardo e perfino a lasciare a piede libero il suo torturatore, per una forma di sudditanza psicologica verso il criminale esotico che un giorno o l'altro dovrà essere seriamente studiata dagli specialisti. 

Mi sarei limitata a queste considerazioni ma è accaduto che, incapaci di tacere perché punte sul vivo, toccate negli affetti più cari, con il trigemino dell'accoglienza fallimentare che ha preso a pulsare dolorosamente, le iene hanno parlato, si sono autoconvocate in assemblea del collettivo sul luogo del delitto e, terminata la fila degli stupratori, si sono accalcate sul corpo della ragazzina, praticandole il test dell'appartenenza, per vedere se non fosse per caso loro dovere provare pena e solidarietà per questa ennesima vittima di guerra. Vistolo negativo, con grande sollievo si sono autoinvestiti del diritto di praticare l'autopsia morale sulla vittima, come fanno di solito con i morti non loro, completandone lo scempio.

Era una drogata. 

Dov'era la famiglia?

E allora Cucchi?

E allora l'odio razziale?

Era predestinata, sarebbe comunque finita così.

Colpa di Salvini che non li ha espulsi.



Non avrei voluto nemmeno scrivere di questo frullato di marasma pubblicato su Facebook di cui si sta parlando immeritatamente troppo, se non che qui siamo di fronte non già al negazionismo modello base di chi ha creato per anni in piena coscienza e capacità di intendere e volere il fenomeno che qualcun'altro (i suoi avversari politici) dovrebbe ora risolvere, secondo lui, in pochi mesi; e nemmeno al raglio d'ordinanza del vip o intellettualoide accreditato presso la Santa Sede Globalista, ma alla nota sindrome del partecipante al funerale che vuole rubare la scena al morto. Una sindrome molto spesso femminile, va detto.

Che cosa sostiene la gestora della Rete Antirazzista Iblea ripresa da Potere al Polipo? Il suo ragionamento, o presunto tale, è alquanto contorto e risulta aberrante per chiunque non sia accecato dalla follia che vuol costringere un gigante a vestire gli abiti di un nano ma, se glielo fai notare, ti rispondono che è una chiarissima provocazione e sei tu che non capisci, e chi non capisce è perché è fascista, naturalmente. 

Secondo Rosa, le "migliaia di donne abusate e vessate da uomini italiani" (l'Entità astratta collettiva che ad Esse piace tanto evocare) non otterrebbero la stessa considerazione che ha avuto Desirée (Soggetto invece reale in quanto vittima del delitto, corpo e sangue di martire) solo perché ella è stata stuprata e uccisa da migranti. 
Dato che il problema non sono gli stupratori stranieri, anche eventualmente vogliosi di stuprare una bianca in quanto tale (tanto un ampio caravanserraglio di difensori dei diritti umani di chi di dimostra invece disumano li proteggerà sempre negando il loro razzismo), ma i razzisti nostrani (che devono essere, immagino, i mariti delle migliaia di cui sopra), ecco che l'esposizione mediatica dovuta allo scandalo suscitato da questo orrore, scandalo nel senso di skàndalon, di qualcosa che ha impedito che si tacitasse la notizia del delitto come si sarebbe voluto), ha permesso a Desirée di potersi considerare fortunata. 
Si, ha detto proprio fortunata. Perché le femministe, a furia di combattere la società dello spettacolo e il corpodelledonnismo, hanno finito per identificarsi con l'aggressore, fino al paradosso demenziale di considerare una ragazza morta dopo essere stata ridotta a puro involucro per una vagina da riempire a forza, qualcuna che ruba indegnamente la scena alle loro amiche. Una squinzia fortunata e fortunella (e chissà perché non hanno detto anche privilegiata, in fondo come bianca ci stava), che ha rubato i loro miserandi quindici minuti di notorietà da corteo assieme ai loro cicisbei, tutti con i berretti frigi in rosa sorca in testa ad urlare contro l'uomo bianco, e che inoltre si permette di ricordarci che tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più bestie degli altri.

Cosa rende Rosa così convinta che un omicidio talmente brutale, se fosse stato commesso da italiani, non avrebbe causato altrettanta  indignazione ed orrore? Nulla, è una sua supposizione fallace viziata dal pregiudizio autorazzista, la cui licenza viene consegnata, assieme al kit del perfetto antifascista, ad ogni progressista che voglia far parte del meraviglioso mondo delle Amélie no border.
Cosa ha impedito piuttosto a Rosa di fare semplicemente ciò che tutte noi abbiamo fatto, femmine ma non femministe, perché il femminismo ormai è malattia mentale, leggendo il resoconto di ciò che ha subìto quella povera creatura, e cioè immedesimarci con terrore in quel corpo incapace di opporsi, in quel dolore bruciante di carne viva, in quell'angoscia, in quel ribrezzo, in quella nausea, in quel voglio morire pur volendo disperatamente vivere? Ha mai sognato di essere paralizzata e di non poter sfuggire ad una minaccia perché le gambe non riescono a muoversi? 
Quale freno inibitorio non permette a Rosa di solidarizzare e basta con quella bambina? Lo sa che il suo ottuso contorsionismo ideologico non riesce a nascondere l'eterna miseria donnesca dell'invidia automatica verso qualunque altro essere femminile che occupa lo spazio che dovrebbe essere tuo, perfino se è una delle più sfortunate figlie di questo tempo nel momento peggiore della sua vita?

Come ha scritto Alceste in un post su Desirée che è un lampo nucleare:

"Desirèe è stata lasciata morire nel fango dell’amoralità, sbandata, senza una direzione, senza nemmeno un punto fermo a cui poter aspirare, pur nel naufragio.
Equivocare il deserto come libertà, decantare l’inversione e la sovversione in nome di una rivoluzione da barzelletta: ecco l’utopia strumentale del potere."


Mi dispiace, ma l'unica "Fortuna" che mi sento di associare a Desirée è questo canto lugubre come colonna sonora di un incubo di impotenza.

O Fortuna,
velut Luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis;
vita detestabilis
nunc obdurat
et tunc curat
ludo mentis aciem,
egestatem
potestatem
dissolvit ut glaciem.

Sors immanis
et inanis
rota tu volubilis
status malus
vana salus
semper dissolubilis,
obumbrata
et velata
mihi quoque niteris;
nunc per ludum
dorsum nudum
fero tui sceleris.

Sors salutis
et virtutis
mihi nunc contraria
est affectus
et defectus
semper in angaria.
Hac in hora
sine mora
cordum pulsum tangite;
quod per sortem
sternit fortem
mecum omnes plangite!



martedì 23 ottobre 2018

La forza dell'ottimismo



Domani sera, in diretta YouTube su Megliodiniente Radio, alle ore 21.30 andrà in onda una mia chiacchierata con l'amico Antonello Zedda, medico e psicoterapeuta, su vari argomenti che spero incontreranno il vostro interesse. Abbiamo deciso di intitolarla "La forza dell'ottimismo", per comunicare il valore della visione positiva della vita, anche in mezzo alle avversità, e dell'atteggiamento proattivo che, se condiviso tra tante persone tutte motivate dallo stesso scopo, sono capaci di smuovere le montagne e sconfiggere tutti gli spiriti maligni.
Grazie a tutti coloro che vorranno seguirci.





mercoledì 10 ottobre 2018

Figli non conformi di genitori a razionalità limitata




Questa circolare del Presidente della Provincia di Trento è stata postata su Twitter alla fine di agosto e mi colpì a suo tempo per il suo particolare utilizzo del linguaggio, per l'appellativo "non conformi" riservato a dei bambini. Non conformi, come le merci quando non corrispondono all'ordine effettuato del cliente. Oggi, a meno di un mese e mezzo di distanza, siamo già arrivati alle persone a "razionalità limitata", che sarebbero poi i genitori dei non conformi.  Viaggiamo alla velocità della luce verso il buco nero del Kali Yuga ma, per chi avrebbe la possibilità di fare ciò che è impossibile ma necessario, le bambole da pettinare sembra abbiano ancora la priorità sulle emergenze democratiche.


Quando le persone non vengono più chiamate con i termini consueti che competono all'essere umano ma con aggettivi di tipo asettico e depersonalizzante, direi disumano, di solito occorre iniziare a preoccuparsene assai. Le parole sono sempre pietre e questi sono tempi in cui, non potendo essere fisicamente eliminati in massa, mancando la provvidenziale guerra mondiale guerreggiata di copertura, veniamo lapidati di continuo con appellativi-macigno che sono già di per sé un tentativo di pre-espulsione dal contesto umano.

I “bambini non conformi” del testo della circolare trentina sono coloro i quali non hanno completato il ciclo di dieci vaccinazioni rese obbligatorie dalla legge n. 119 del 31 luglio 2017, ovvero il Decreto Lorenzin; che conformi non lo sono per vari motivi, inclusa la libera scelta dei genitori di non sottoporre i propri figli a quello che fino a qualche tempo fa, perfino secondo l'OMS, non certo indifferente alle voglie dell'industria farmaceutica, era da doversi considerare un atto consensuale e non un trattamento sanitario obbligatorio. Si parla, per intenderci, dei tempi in cui perfino Burioni dichiarava di non essere favorevole all'obbligo vaccinale, dovendosi preferire, secondo lui, l'arma della persuasione da usare contro gli eretici. Poi il convincimento è stato in effetti praticato ma non sui riottosi somarelli come previsto ma sul direttore del circo di Pinocchio, i pagliacci, i saltimbanchi i giocolieri e le foche ammaestrate.

In regime di obbligo, non essendo stati vaccinati e quindi non essendo “conformi” (anche se manca il complemento "a che cosa"), i bambini non devono più per legge essere ammessi nell'ambiente principe ove essi devono trascorrere la maggior parte del loro tempo proprio a scopo formativo culturale, sociale e personale.
Addirittura, la circolare trentina evoca l'intervento repressivo delle forze dell'ordine, si suppone per impedire fisicamente ai piccoli di entrare nelle aule perché, evidentemente, l'essere vaccinati o no si configura oramai come problema di ordine pubblico. Questo mentre i poliziotti vengono assaliti da grandi, grossi e non vaccinati, con l'ordine di non opporre resistenza, ma questo è un altro discorso.

Che situazioni come quella configurata nella circolare trentina fossero prevedibili, alla riapertura delle scuole, era scontato, non avendo avuto il nuovo governo il coraggio di bloccare l'ukase Lorenzin.
Sarebbe stato necessario un atto che rimuovesse la violazione, da parte del decreto, del diritto costituzionale allo studio per tutti i bambini. La scelta di operare solo sulle modalità di presentazione alle istituzioni scolastiche dei certificati di avvenute vaccinazioni, contentino assolutamente inadeguato alla gravità della violazione non ha di fatto modificato la sostanza di un TSO generalizzato.
Non solo ma, tanto per far piovere sul bagnato, esiste la bozza di un DDL, il 770, "Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale" presentato in Senato dai partiti di governo, che addirittura estenderebbe i termini dell'obbligo vaccinale agli adulti. Per inciso, per una pura coincidenza, ieri si è tenuta, sempre in Senato, una conferenza internazionale sul ruolo chiave dell'Italia nelle politiche vaccinali globali, organizzata da Glaxo Smith-Kline, ovvero dal maggior produttore mondiale di vaccini.

Con la solita scusa delle pandemie in arrivo (nonostante l'esperienza passata dei tanti falsi procurati allarmi impuniti costati milioni allo stato) e dell'insostenibilità del welfare (messo a rischio per altro da politiche economiche recessive applicate senza un'apparente motivazione logica e, ancora,  prosciugato dalle esigenze di migliaia di migranti da assistere dalla culla alla tomba a spese dei paesi ospiti), si introducono scelleratamente provvedimenti che aprirebbero la strada, in quanto precedente, alle proposte tipo quella di introdurre per gli anziani la vaccinazione antinfluenzale obbligatoria in cambio del diritto ad usufruire del Servizio Sanitario Nazionale (finora considerato diritto acquisito pressoché gratuito); una delle più aberranti proposte di ingegneria sociale che spero chi di dovere avrà la decenza di non far mai passare. Dopo il tentativo di penalizzare chi beve, fuma e in generale ha comportamenti non conformi al modello di salubrità scritto sulle tavole della legge della prevenzione, si passa ad una vera e propria selezione mediante ricatto economico. "Il reddito rende liberi", scriveranno all'entrata degli ospedali.

Si sta affermando, nel silenzio complice delle (in)coscienze e senza l'indignazione che sarebbe necessaria per risvegliare quelle dormienti da troppo tempo, il principio della negazione della libertà individuale, senza la quale non vi è e non vi può essere libertà né stato democratico. Per questo stesso principio, ossia la negazione della libertà individuale, un domani potranno somministrarvi qualunque sostanza, potranno microchipparvi come i cani per controllare quanti secondi effettivi avete lavorato e trattenervi il salario per i minuti secondi mancanti, e non potrete rifiutare i trattamenti sanitari obbligatori perché, non solo in quel caso non potrete più curarvi gratuitamente, ma potrebbero decidere che la vostra casa è diventata un lusso che non potete più permettervi e che dovrete cedere a qualcun'altro per ritirarvi in un parcheggio per pre-morituri.
Ah, naturalmente, siccome godrete purtuttavia di lussuosi diritti civili cosmetici grazie all'infinita bontà dei partiti progressisti, potrete sempre in qualunque momento decidere di darvi una morte volontaria dignitosa, facendovi fare un'iniezione letale da un amico.
Per il bene della collettività, ovvero di un'entità astratta, viene stabilita la liceità di fare potenzialmente il male - o comunque di non dover impedirlo ad ogni costi - di ogni singolo individuo di carne e ossa, come si è sempre fatto in tutte le dittature. Questa è la dittatura dell'élite e forse solo di una parte di essa, certo, ma il collettivismo ovino è il mezzo con il quale essa è riuscita, per affinità elettive, a far innamorare perdutamente le sinistre mondiali e ad asservirle, in modalità cinquanta sfumature, ai suoi voleri. Basta sentire i loro figuri come squittiscono di gioia quando viene paventata l'ennesima esclusione punitiva e rieducativa dei dissidenti dal novero della massa magmatica omologata del gregge. Il totalitarismo a fin di bene che sta devastando questo sciagurato inizio millennio.

Come si fa a non capire, e mi rivolgo chi di dovere, che quando si viene considerati non conformi fin da bambini ciò che viene brutalmente posto in gioco è il principio della personalità, dell'essere soggetti unici ed irripetibili delimitati da confini corporei e mentali, distrutti i quali vi è solo l'anomia dell'individuo magmatico indifferenziato come la monnezza tanto caro agli ingegneri folli del globalismo? E perché non capire che quando si vorrebbe stabilire che, diventati non conformi, i bambini possono essere tolti ai loro genitori - come paventava una prima versione del decreto Lorenzin - ed affidati a non si sa chi (ai Forteti?) in nome della collettività, le porte dell'inferno sono pronte a spalancarsi?
A nessuno che fosse sinceramente e profondamente rispettoso della libertà e personalità individuale potrebbe mai venire in mente di togliere i figli ai genitori a causa di un loro atto di libero arbitrio. A chi volesse invece perseguire un disegno totalitario, parrebbe non solo normale ma auspicabile e comincerebbe sicuramente considerando i dissidenti come individui a razionalità limitata; limitata proprio come la sovranità. I due concetti sono intrinsecamente collegati, infatti, e i Ricciardi lo sanno benissimo.

I bambini sono da sempre il bersaglio preferito delle dittature, perché il pensiero magico che periodicamente illude gli stregoni di poter plasmare gli individui secondo i desiderata del momento, per renderli docili burattini, trova in essi i soggetti ideali per la creazione dell'Uomo Nuovo. Ecco quindi la necessità di limitare al minimo o possibilmente eliminare l'influenza della famiglia di origine sul bambino. I bimbi non sono più tuoi e mentre un tempo erano del Fuhrer o del Partito, ora non lo fo per piacer mio ma per dare un bimbo ai Mercati.
Se vuoi accaparrarti i piccoli al fine di creare futuri domestici fedeli e discreti, sempre all'occorrenza intercambiabili con sempre nuovi modelli, devi allontanarli da coloro che potrebbero proteggerli. Devi colpevolizzare le madri rispolverando la teoria della "mamma frigorifero" per spiegare i casi sempre più frequenti di autismo, devi castrare e disarmare il padre, renderlo inoffensivo. 
Se la mamma è cattiva lo sarà anche il babbo (anzi di più in quanto ex maschio sciovinista, sessista e misogino) e quindi sarà giusto in ogni circostanza che paia al regime affidare ad altri questi piccoli. Magari a quello stato minimo concesso ai propri collaborazionisti per coprire al minimo le vergogne e salvare le apparenze. Uno stato svuotato della sua democraticità, un puro guscio di di vuota burocrazia.

La salvezza di questo paese, lungi dall'essere un fatto unicamente economico, passa soprattutto dal ristabilimento di un senso democratico profondo che consideri i cittadini non più i capi di un gregge, individui a sovranità personale limitata ma individui liberi di scegliere ciò che essi considerano il bene proprio e dei propri figli. La battaglia non contro i vaccini ma contro l'obbligo vaccinale sarà decisiva. Io sono pronta a combatterla.

venerdì 5 ottobre 2018

La vaccinazione antinfluencer



Siamo lo spettro che si aggira per l'Europa, siamo la talpa infetta che scava nella storia. Noi non lo avremmo voluto, ma hanno fatto tutto loro e ormai ci tocca.Con una mossa infantile e assai bucapallonista che svela il marasma nel quale ormai è precipitata la Mente Unica Piddina, essa sta bloccando su Twitter tutti coloro che non sono conformi al suo frame. 
Questo grande bla-bla-bla con le mani sulle orecchie ha colpito anche chi non seguiva direttamente e polemicamente i tweet del PD tanto che si segnalano perfino casi di fuoco amico tra i Conformi.
Premesso che il blocco mi onora, datosi che tra i bloccati sono annoverate alcune tra le più interessanti voci critiche del Dissenso, chiamiamolo genericamente così per evitare le solite etichette limitative, mi viene da pensare che questa non sia altro che la campagna autunnale di vaccinazione contro il più temibile dei virus: quello che ti fa cambiare idea.

Gli spettri e le talpe infatti praticano la tecnica sopraffina del pensiero critico autoprodotto e non riprodotto, riescono ad esprimere un concetto e un'opinione con parole proprie e perfino a generare parole nuove con le quali comporre nuove idee. Soprattutto si influenzano a vicenda, mettono in condivisione contenuti, si scambiano insight, giungono assieme a conclusioni e danno alla luce inferenze. Cercano sempre nuovi nodi per ampliare la propria rete neuronale. Se apprendono strade nuove modificano le proprie strutture mentali e alcune di esse le demoliscono senza pietà. Soprattutto siamo, noi spettri e talpe, menti originali ed irripetibili, ognuna con la propria personalità.
E' evidente che le nostre idee pericolosamente estranee e non conformi ma soprattutto il modo in cui le generiamo potrebbero intaccare le difese delle ultime pecorelle rimaste, superarne le barriere immunitarie d'appartenenza ed infettarle con il morbo del dubbio, il germe del sospetto, generando infine la febbre della consapevolezza del tradimento; aprendo infine vie di fuga e suggerendo strategie di salvataggio. 

Siamo evidentemente contagiosi e potenzialmente letali, quindi, per preservare l'immunità del gregge, concetto tra i più pervasivi della Mente Unica Piddina e a lei più cari, gli ormai paranoici gestori del baraccone della comunicazione dem hanno pensato bene di isolarla in una campana di vetro dentro la quale risuonerà solo il suo unico pensiero, in un delirio autoreferenziale autistico. Il tentativo di conservazione sotto formalina dell'appartenenza ormai putrefatta.
Immunizzata contro la percezione del reale, la Mente Unica Piddina, fotocopiata in ognuno dei suoi  fedeli e passivi ripetitori Conformi, dovrebbe poter continuare a masticare e rivomitare slogan, non idee; fallacie invece che logica, ottusangolarità invece che  singolarità.
Io te lo auguro, cretinetta, ma ho l'impressione che questo delirio da dittatura agli sgoccioli sarà il preludio alla tua fine.

P.S. Per le cose serie, c'è da leggere l'ultimo del Pedante. Ci blocchino pure. Abbiamo altri problemi da risolvere, noi.

sabato 29 settembre 2018

"Immunità di legge" e l'eroismo della conoscenza


Non capita tutti i giorni di finire di leggere un libro e ricominciarlo subito da capo per cercarvi, riuscendoci, ancora ulteriori spunti di riflessione ed altri ancora. A me è capitato pochissime volte e l'ultima è stata con questo libro scritto a quattro mani da "Il Pedante" e Pier Paolo Dal Monte, "Immunità di legge", uscito martedì scorso e che ho avuto il piacere e l'onore di poter leggere, in prima lettura, in anteprima. 
Questo volume è un altro passo avanti verso quella riappropriazione del proprio destino attraverso la rivendicazione del puro e una volta scontato principio di realtà, ora divenuto eversivo anche se solo nominato, che persone diverse per formazione e provenienza culturale stanno perseguendo con una tenacia e dedizione che non si può far altro che definire eroica. L'eroismo della rivendicazione della conoscenza come salvezza, dell'unica luce che illumina queste tenebre della depressione indotta, della premeditata e scientifica, in senso mengeliano, privazione di un futuro per i viventi questi tempi mummificati.

Il nuovo secolo, incistato nel pensiero a senso unico inverso, lungi dal vergognarsene,  si vanta di voler divenire per la scienza o, più semplicemente, per la Conoscenza, ciò che il Seicento fu per la letteratura italiana. Un secolo in standby, oppresso dalla cappa della censura, in attesa di chissà quale rivoluzione culturale che lo scuota dal torpore e lo liberi dalle catene troppo spesso autoimposte. Mala tempora currunt.
Il progresso, imboccata la via della regressione maligna verso l'a-civiltà autodistruttiva e teso alla mera ricerca del profitto attraverso il suo braccio politico, sta implodendo su sé stesso, lentamente ma inesorabilmente. Il pensiero in tutte le sue declinazioni è imprigionato in una sorta di incantesimo malvagio, langue nel torpore da fumeria d'oppio di tempi dove l'omologazione al nulla e la conseguente tendenza all'autoannichilimento sono ormai la norma. 

Da quanto tempo non si contano più scoperte scientifiche, non si inventa più nulla e non ci si evolve che dalla versione 2.0 alla 3.0, 4.0 e così  via, fino a limitarsi a riciclare idee del passato o a stravolgerle in senso opportunistico, secondo le esigenze di mercato del momento? 
La tetraplegia della scienza, la sua impotenza di fronte ai tribunali dell'Inquisizione del tardo capitalismo è forse l'aspetto più inquietante e inedito di quest'epoca che sembrava essere, appena qualche decennio fa, inarrestabile nella sua corsa verso la conoscenza di ogni cosa. Purtroppo invece la tecnologia è mutata in tecnocrazia, la quale può anche decidere che il progresso scientifico al servizio del miglioramento delle condizioni di vita delle persone, non è necessario o vantaggioso. Magari perchè "costa" e "non ci sono i soldi". 
Pensiamo al destino della ricerca per le malattie rare, alla quale si preferisce la moltiplicazione delle malattie inesistenti, dei falsi positivi e in definitiva la cronicizzazione della malattia e la fidelizzazione a vita del malato. Life without parole. Ergastolo senza condizionale. La "pillola per la pressione" a vita.

In alcuni casi, per disturbi psichiatrici come la depressione, si può scoprire che essa è funzionale a spegnere i bollori di popolazioni sempre più insoddisfatte dallo status quo e decidere di rendere inaccessibili i farmaci che dovrebbero curarla e magari una volta la curavano davvero e sostituirli con altri inefficaci o perfino dannosi.
Il farmaco scartato come antidepressivo, magari perché induceva al suicidio qualche paziente di troppo, può essere riciclato ora come pillola antifumo o "per dimagrire" ma anche malattie oramai quasi scomparse possono diventare di punto in bianco l'utile e perfetto spauracchio per imporre politiche di sanità pubbliche tese al controllo della società, naturalmente vendute, dal Grande Fratello, come "a fin di bene". Che il Bene sia il nuovo Male, ormai è evidente.

"Immunità di legge" non è un libro sui vaccini né tantomeno contro i vaccini. Utilizza la metafora vaccinale come chiave per offrirci la visione quasi intollerabile dell'attuale asservimento della scienza a scopi tutt'altro che scientifici. Perché il decreto Lorenzin, appunto, non riguarda i vaccini ma il concetto di trattamento sanitario obbligatorio. Quello che, in ambito psichiatrico, si riserva, come estrema ratio e con mille precauzioni di ordine morale e sociale, ai più riottosi e pericolosi malati di mente.
Come fanno notare giustamente gli autori, se l'introduzione del decreto aveva carattere emergenziale,  dovendo far fronte a chissà quale rischio pandemico mortale, l'unico motivo per il quale sarebbe, in linea di principio, giustificato il T.S.O. perché, di fronte alle rimostranze ed alle perplessità di opinione pubblica e medici, è stato poi ridotto il numero dei vaccini obbligatori da dodici a dieci? Forse perché non vi era alcuna emergenza pandemica? E perché minacciare, dichiarandolo apertamente, di voler togliere addirittura la patria potestà ai genitori che non vaccinassero i figli secondo i sacri protocolli? Una mostruosità e i cui autori si guardano bene dal rispondere alla domanda che ne scaturisce: "Toglierli ai genitori per affidarli a chi, a qualche Forteto"?

Se nessun bambino, nonostante lo zelo ideologico di alcune realtà locali, è stato finora allontanato dalla famiglia (e ci mancherebbe!) dall'inizio dell'anno scolastico il decreto Lorenzin sta di fatto impedendo a bambini sani di frequentare la scuola perché privi, per svariati motivi, della certificazione vaccinale prevista. Questa situazione più che incresciosa finora non ha trovato una vera volontà di soluzione da parte del governo in carica e in specie del ministro della Sanità Grillo,  la quale, nonostante i proclami pre-elettorali a riguardo, tergiversa, pasticcia e confonde le idee. Questo è un punto, gentile ministra, sul quale chi ha sostenuto quella coalizione, essendo la posta in gioco non quattro vaccini ma la conservazione della propria sovranitò corporea e mentale,  credo non sia disposto a transigere ancora per molto. 

Leggendo il libro, del resto, si può capire come dietro ai vaccini vi sia un combinato Totem e Tabù che coinvolge poteri e interessi al di là del raggio di azione del ministro di una lontana autoproclamatasi, grazie ad una serie di governi fantoccio, colonia dell'impero.
Il decreto Lorenzin è, tra l'altro, quasi la fotocopia della legge SB 277 della California, la più restrittiva degli Stati Uniti in ambito vaccinale, che anch'essa impedisce ai bambini di accedere alla scuola se privi di certificazione, che rende obbligatori una decina di vaccini e che fu varata nel 2015 sull'onda più emozionale che emergenziale di una epidemia di morbillo scoppiata a Disneyland l'anno prima. La solita politica del Patriot Act. E' l'emergenza che causa il provvedimento o viceversa? 
Chissà inoltre se il Bill Gates padrone di Microsoft che risulta essere, con i suoi 350 milioni di dollari, il maggiore finanziatore privato dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) attualmente concentrata come non mai sull'industria dei vaccini è lo stesso Bill Gates che ogni tanto paventa pandemie in grado di decimare la popolazione mondiale, invitando l'industria a mettere a punto sempre nuovi vaccini? Quella del creatore dell'unico sistema operativo vulnerabile ai virus e quindi dipendente dall'esistenza dei programmi antivirus, è una metafora sorprendente della sublimazione nevrotica; anche di coloro che, non essendo egli medico e quindi non titolato, secondo il primo postulato di Burioni, a parlare di cose mediche, non si sognano di dargli del somaro e di invitarlo ad andare a studiare.

Infine, non dimentichiamo che il decreto Lorenzin nasce dall'investitura dell'Italia ancora politicamente docile e passiva, sempre nel 2014, a guida per i successivi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo, su indicazione del Global Health Security Agenda(GHSA) svoltosi alla Casa Bianca. Nel comunicato successivo dell'AIFA compare la quasi ammissione della vera motivazione che potremmo definire “bellica” di queste politiche di vaccinazione di massa:

“Sul tema della salute dobbiamo rafforzare la cooperazione internazionale - ha affermato il Ministro Lorenzin - Il tema dei vaccini sarà una delle priorità durante il semestre italiano di Presidenza Europea. Il nostro Paese si trova al centro dell’area mediterranea e le molte crisi internazionali hanno portato a nuovi imponenti flussi migratori. È necessario rafforzare i controlli nei confronti di malattie endemiche riemergenti come polio, tubercolosi, meningite o morbillo. Se vogliamo evitare il collasso dei sistemi sanitari del Vecchio Continente dobbiamo rafforzare i processi di vaccinazione verso tutte le persone che vivono in Europa. L’Italia, attraverso l’operazione Mare Nostrum, ha svolto oltre 80.000 controlli sanitari negli ultimi mesi. Abbiamo già sufficiente esperienza per coordinare campagne di prevenzione contro nuove possibili epidemie”.
Ricordiamo sempre che Essi non potrebbero mai farlo senza i media che ci raccontano che "i migranti non portano malattie, casomai le prendono da noi", trasmutando il principio scientifico di precauzione della quarantena in pregiudizio razzista, ovvero in una questione morale, rovesciando il senso come è oramai prassi consolidata di questo regime tecnocratico.

E' quando però si addentra nella palude delle fallacie che sottendono ai provvedimenti liberticidi camuffati da periltuobenismo, che questo libro ti prende la testa, te la ficca sotto l'acqua gelida e ti fa passare qualsiasi residuo di sbornia indotta dalla propaganda. 
Ecco la Scienza sacrificata sull'altare del profitto dal furore inquisitorio di chi si arroga il diritto di dichiarare superato il metodo scientifico, ovvero l'insieme dei principi metodologici che rendono una ricerca valida fino a che non verrà dimostrato, da chiunque sia in grado di farlo, il contrario delle sue conclusioni. Quel principio democratico intrinseco all'esercizio della curiosità che è esattamente l'opposto, ancora in perfetto stile inversione del senso, del celebre assunto "la scienza non è democratica", proferito da chi si è autoeletto classificatore arbitrario dei propri colleghi selezionandoli brutalmente: di qua gli esperti, di là i somari. Questi ultimi destinati a far pelle di tamburo, ovviamente. 

Il metodo scientifico è ormai superato e sostituito dall'appartenenza non solo al clero accademico ma al sistema politeistico degli dei e semidei unti dalla Sacra Intuizione. Quella che "i vaccini sono assolutamente sicuri", ad esempio. L'autorevolezza sostituita dall'autoritarismo ad auctoritate. Il tribunale dell'Inquisizione si occupa degli eretici e dei nemici della Fede. Una ricerca scientifica non deve dimostrare qualcosa, deve solo assoggettarsi al sistema di valori ed alle priorità prestabiliti. Chi la redige deve appartenere al clan, utilizzare le parole d'ordine, dimostrare la propria indiscussa fedeltà al dogma. 

Come tutto ciò rappresenti la morte della Scienza e la spiegazione del suo stato di attuale immobilità è evidente, ma il libro lo dimostra rendendoci democraticamente gli strumenti cognitivi senza i quali potevamo perfino andare ancora avanti per anni non accorgendoci che qualcosa non funzionava e pensando che stesse andando tutto va bene.
Per riappropriarvi della conoscenza, tutto ciò che dovete fare è accendervi e sintonizzarvi su questo libro. 

venerdì 24 agosto 2018

Ci irrorano con la depressione per non fare troppo rumore


Come la depressione, non curata e artificialmente indotta, diventa arma di repressione della resistenza. 

Le nostre popolazioni vengono oramai da anni scientificamente sottoposte a quella che viene definita “dottrina dello shock”, un metodo per imporre condizioni di vita normalmente inaccettabili adducendo la ragion di debito e di crisi reale o confabulata, presunti problemi di denatalità che provocano necessità impellenti di mescolanza di culture incompatibili e l'esigenza di attuare fantasmatiche “riforme”. Questo continuo stress economico e sociale ci pone nelle stesse condizioni di chi vive in uno stato di guerra. Una guerra in questo caso economica, finalizzata a restringere le aree di benessere ad una sempre più infima élite, ad impedire che, come avveniva in passato in epoca di economia espansiva, sempre più larghe fette di popolazione siano messe in grado di uscire dalla miseria per acquisire un certo grado di benessere e protezione sociale e a far sì che quelle che già ne godono vengano retrocesse nella povertà. Guerra che, tra pochi giorni, l'11 di settembre, entrerà nel suo diciassettesimo anno.
Siamo nell'epicentro di un inedito periodo di implosione e regressione verso la preistoria, di smottamento di ogni certezza e di negazione di tutto ciò che la civiltà ha raggiunto nei secoli. Periodo che, paradossalmente, si autodefinisce il più aperto e progressista della storia. 

Per vivere in periodo di pace occorre energia ma per sopravvivere in condizioni di stress e di pericolo, quale richiede uno stato di guerra, ne occorre quanta siamo capaci di immagazzinarne e ancor di più. Mi riferisco all'energia fisica, che dipende dai nutrienti che introduciamo con l'alimentazione ma, soprattutto, a quella psichica che, opportunamente attivata e modulata, permette di moltiplicare ed utilizzare al meglio l'energia fisica e addirittura di sopperire alla sua carenza aprendo canali di rifornimento sconosciuti e per certi versi misteriosi. 
Per dare un'idea della sua potenzialità, è l'energia che, in situazioni di pericolo per la prole, può consentire ad una donna fragile di sollevare un quintale per liberare il figlio incastrato sotto delle macerie; che permette ai soldati in battaglia di continuare a combattere pur amputati di un braccio senza che se ne rendano conto e che percepiscano il dolore fisico. E' l'energia grazie alla quale alcuni mistici cristiani sono riusciti per anni a sopravvivere digiunando, diremmo nutrendosi solo di Dio, e che permette ai soggetti anoressici di vivere ai limiti della denutrizione (cfr. Ginette Raimbault, Caroline Eliacheff, “Le indomabili. Figure dell'anoressia: Simone Weil, l'imperatrice Sissi, Caterina da Siena, Antigone”). Il misticismo e la filosofia orientali, allo stesso modo, hanno sviluppato nei millenni tecniche in grado di rallentare e quasi sospendere le funzioni vitali. Questa energia mentale consente in pratica di sviluppare capacità eccezionali. 

Nella vita di tutti i giorni è noto che, se abbiamo un compito importante da svolgere, una preoccupazione che monopolizza la nostra attenzione, oppure siamo innamorati o coinvolti in un evento stressante, sia in positivo che in negativo, non sentiamo più la fame o la sete ma, il che è ancora più sorprendente, non siamo più afflitti dai malanni e dolori che normalmente ci affliggono. Tuttavia, in ogni situazione che richieda il massimo delle nostre risorse energetiche, sono la convinzione e la volontà di riuscire ad arrivare alla soluzione che ci danno la carica per trovarla e contrastare e sconfiggere l'avversità ed è la consapevolezza che ce la faremo, che saremo vincenti, a conferirci i super poteri energetici che ho testé descritto. 

Ora, esiste uno stato mentale in grado di azzerare questa energia togliendo in chi ne è afflitto ogni speranza di poter risolvere i problemi: la depressione. Lo stato d'animo della depressione e della sua forma cronica e più maligna, la melancolia, sono riconducibili ad un paio di concetti assai in voga, che ci vengono propinati in ogni momento attraverso i media: “Non vi sono alternative” e “Non è attuabile”. 
Conosco assai bene la depressione, essendone stata afflitta in gioventù per ben dodici anni. Conosco quel dolore atroce e quell'assoluta disperazione che ai depressi danno le giornate di sole e cielo terso quando normalmente dovresti essere felice solo per il fatto di esistere e poter gustare tutta quella bellezza; conosco quella vocina insistente che ti dice: "Non hai speranza, davanti a te c'è solo un muro nero oltre al quale c'è il nulla; il futuro non esiste per te, ammazzati". 
Ogni volta che sento recitare sui media il mantra del T.I.N.A. (“There Is No Alternative”, non vi è alternativa che, in quel caso, si riferisce al non poter sfuggire a ciò che è stato pensato per noi, mentre la versione positiva sarebbe invece "non vi è alternativa a che tu reagisca e ti difenda dal male") ripenso alla mia lotta contro la depressione e quando sento amici, pur pienamente consapevoli della necessità di reagire per combattere la più importante guerra per la propria sopravvivenza che siamo mai stati chiamati a combattere ripetere sconsolati “è tutto finito”, non posso fare a meno di pensare che la depressione può essere indotta e che, anzi, viene consapevolmente coltivata come arma di repressione del dissenso. 

Qualche tempo fa vidi un documentario sulla crisi in Grecia, che tratta in specifico dell'epidemia di depressione che è calata sul paese come un castigo biblico. Ve ne ho già parlato ma giova riproporlo, visto che ben poco nel frattempo in Grecia è cambiato, anche se gli avvoltoi, finito il pasto, vogliono farci credere che vi sia ancora qualcosa da mangiare in quella sventurata terra colpevole di aver generato dai suoi lombi la democrazia. Cercatelo in rete il film, guardatelo nuovamente e nuovamente inorridite. Osservate come con la dottrina dello shock si possa provocare un disastro mentale su larga scala, un genocidio senza sparare un colpo ma solo con grazie alla propaganda ed ai telegiornali ansiogeni dei quali parlano gli psichiatri nel documentario. L'ansia, il senso di colpa, quello di vergogna e la disperazione possono essere inoculati a milioni di persone, mentre si opera criminalmente per derubarle della propria ricchezza e gettarle nella disperazione della miseria. E' istigazione collettiva al suicidio. E' la prova di un crimine contro l'umanità, uno dei più efferati, che però sta passando sotto silenzio grazie a coloro che vorrebbero esportare, dopo il grande successo in Grecia, la medesima terapia da noi e nel resto dell'Europa “di seconda classe”. Per liberarsi delle nuove vite indegne di essere vissute. O che hanno vissuto al di là delle proprie possibilità. Bambini cattivi che rifiutano di fare i compiti. 

Tra le testimonianze raccolte nel documentario, oltre a quelle degli operatori psichiatrici dei centri di aiuto che raccontano le cifre della tragedia, come l'aumento del 28% dei suicidi e l'impennata della depressione tra la popolazione, stringono il cuore quelle dei bambini e i loro disegni, con quei soli neri. Piccoli già vittime del convincimento che siano stati i politici locali a ridurre le loro famiglie alla fame – e non gli interessati corruttori stranieri - ma che soprattutto la colpa sia stata di quelle famiglie, che hanno "speso troppi soldi". 
C'è una particolare forma di sadismo in colui che ti toglie la felicità sostenendo che se sei stato felice fino ad ora non avresti avuto diritto di esserlo. C'è un che di pedagogia nera dall'origine inconfondibile in questo senso di colpa inoculato come un veleno in popolazioni talmente solari, per restare in tema, da inventarsi, come vedrete nel film, una terapia a base di risate per tentare di sopportare l'angoscia del quotidiano. Uno degli intervistati dice, ad un certo punto: 

"Noi abbiamo il sole. Sono riusciti a farci sentire in colpa per avere il sole."
Vi è l'uomo che racconta di essere invecchiato di vent'anni in poco tempo e che non si suicida perché non vuole lasciare il figlio solo. 
Chi viceversa addirittura ha già preparato la corda appesa e te la mostra.
Un popolo intero in preda alla depressione, una depressione provocata scientificamente dall'invidia del sole. 

Questa depressione viene irrorata, come fosse un agente chimico tossico invisibile, su popolazioni ignare, principalmente dai media mainstream. Ecco perché occorre non ascoltare le loro sirene e non farsi coinvolgere emotivamente dai loro messaggi ansiogeni e soprattutto non farsene convincere. Per far ciò è sufficiente smettere di guardare le trasmissioni di approfondimento e ridurre al minimo l'esposizione ai telegiornali, armandosi degli strumenti di difesa critica contro la propaganda che possono essere acquisiti informandosi consapevolmente su altri canali e interagendo il più possibile con le altre persone nella vita reale. Mantenere il contatto con la realtà quotidiana permette di liberarsi dalla Matrix virtuale nella quale vorrebbero imprigionarci. 
Solo divenendo consapevoli della propria libertà e possibilità, attraverso la volontà, di cercare la soluzione ai problemi, siamo in grado di recuperare, moltiplicare ed affinare quella famosa energia psichica, a questo punto sicuramente rivoluzionaria, della quale parlavo all'inizio e che io identificai in quell'altra vocina, opposta a quella che mi suggeriva di farla finita, che mi scongiurava di reagire e fare qualcosa per uscire dalla depressione. Non vi è realmente altro modo pratico di reagire al clima depressivo indotto che cercare di sentire quella voce e seguirla, anche perché la cura della depressione come malattia oggi rischia di diventare una chimera. 

Io uscii dalla depressione grazie ad un bravo medico, alla mia ritrovata energia vitale e alla droga. Non sto scherzando. Proprio di recente, cercando notizie sugli antidepressivi di ultima generazione, rivelatisi inutili e dannosi su diversi amici, ho scoperto che il farmaco che utilizzai durante la psicoterapia e che posso dire mi abbia guarita, l'amineptina cloridrato, non solo è stato ritirato dal mercato nel 1999 (cfr. Min.Sanità – Revoca dell'autorizzazione all'immissione in commercio delle specialità medicinali “Survector” e “Maneon”. G.U. Serie Generale n. 31 del 08/02/1999) ma è stato addirittura inserito nelle «Tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative preparazioni» nel 2005 (ministro Sirchia), diventando quindi tecnicamente una droga al pari dell'eroina. 
"Il Ministero della Salute, con decreto del 17 novembre 2004, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 febbraio 2005, ha aggiunto, nelle tabelle contenenti le sostanze stupefacenti e psicotrope, l’amineptina, antidepressivo atipico con effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, in grado di produrre uno stato di dipendenza fisica nell’uomo e disturbi delle funzioni motorie o di pensiero o di comportamento o di percezione degli stimoli esterni. Studi clinici condotti sull’uomo hanno dimostrato che l’amineptina provoca dipendenza ed abuso, specie nei pazienti con precedenti storie di tossicodipendenza. Il farmaco viene impiegato anche per la disassuefazione della dipendenza da amfetamine.”
Fonte: Gazzetta Ufficiale dell'8/2/2005 Decreto 17 novembre 2004 - Aggiornamento delle tabelle contenenti l'indicazione delle sostanze stupefacenti e psicotrope e relative preparazioni, di cui al decreto del Ministro della Sanità 27 luglio 1992, e successive modificazioni. 
Allora, verrebbe da chiedere al legislatore: l'amineptina cloridrato curava la dipendenza o la provocava? Non era forse sufficiente sconsigliarne l'uso sui pazienti con storia di dipendenza? 
Le benzodiazepine, prescritte a quintali da qualunque medico di base, danno assai più dipendenza dell'amineptina che, a parte un po' di nausea i primi giorni, ti riconciliava con Eros e la sessualità, esaltandone il piacere. 
Visto l'effetto degli antidepressivi attuali sui soggetti depressi che ho avuto modo di osservare mi viene da pensare che il vero motivo per cui l'amineptina è stata ritirata è che curava davvero la depressione e quindi rappresentava un'anomalia nel mondo in cui ogni paziente in più fidelizzato mediante la cronicizzazione delle sue malattie significa maggiore fatturato. 
Per lo stesso motivo, perché funziona e costa poco, viene boicottata - in UE con modalità kafkiane - la melatonina, che non regolarizza soltanto il sonno ma, ad esempio, può alleviare fin quasi ad azzerarli i disturbi della menopausa oltre a rallentare in maniera quasi miracolosa l'invecchiamento. 

Con quali farmaci non pericolosamente ricreativi e sexy è stata sostituita la licenziosa amineptina con i suoi orgasmi prorompenti? Con gli SSRI, gli antidepressivi che, al contrario, azzerano il desiderio e rendono impotenti troppi uomini che disgraziatamente se li vedono prescrivere. Non si tratta di effetti momentanei legati al periodo di assunzione del farmaco ma, assai spesso, di danni permanenti a lungo termine. La frequenza del danno è tale che è stata creata ad hoc la denominazione Disfunzione Sessuale Post SSRI, uno stato patologico iatrogeno, ovvero provocato da una pratica medica, totalmente oscurato dai media e taciuto da chi ne è affetto. (cfr. "Citizen petition: Sexual side effects of SSRIs and SNRIs".

Riuscite a cogliere il senso e l'utilità di farmaci che, visto che sei depresso e non hai voglia di niente, non trovano di meglio che toglierti anche uno dei piaceri più importanti della vita, il sesso, castrandoti del tutto? Aggiungendo alla depressione, che non viene assolutamente alleviata ma anzi, aggravata, l'angoscia "di non riuscirci" e quindi di conseguenza facendoti perdere ancor più la speranza di guarire? Eppure i medici continuano a prescriverli nonostante la letteratura ormai ricchissima sulla PSSD. Tanto, se il problema è l'erezione, magari in un ragazzo di vent'anni, che sarà mai? C'è il Viagra, un altro farmaco costoso da buttar giù. Curare il danno da farmaco con un altro farmaco. E forse, tanto per essere complottista fino in fondo, combattere ancora una volta e con l'ennesima arma letale, la guerra finale contro il maschio occidentale. 

Di fronte al fenomeno sconcertante della castrazione chimica legalizzata indotta dagli antidepressivi e dal contemporaneo boicottaggio di tutte le molecole che fanno star bene le persone, sono esagerata se penso che in fondo non vi sia più alcun interesse a debellare la depressione ma anzi, si voglia non solo perpetuarla ma renderla endemica perché ciò è funzionale alla strategia globale della dottrina dello shock? Perché, oltre il livello di danno individuale, un popolo depresso – come dimostra l'esperimento Grecia - è più facilmente controllabile, può essere sottomesso più alla svelta e difficilmente ti farà una rivoluzione perché, opportunamente irrorato di depressione e privato così della sua preziosa energia vitale, soprattutto quella psichica, basterà portarlo in cima al burrone e penserà da sé a suicidarsi per la vergogna di vivere in un paese baciato dal sole. 

lunedì 11 giugno 2018

Susanna, Pamela e le altre



Vi racconto io questa storia assai istruttiva perché la trovereste a fatica e solo rimestando a lungo con il bastone del pollaio nel brodone - "e brudòn" (romagnolo) = "l'insieme dei liquami e materiali organici in fermentazione che forma il letame da concimazione", dei media ufficiali italiani, soprattutto televisivi.
Del resto è l'ennesima storiaccia scomoda per troppi versi, li capisco.

Traggo da un articolo dell'8 giugno pubblicato su una fonte tutto sommato ancora residualmente autorevole quale la BBC News e da altri articoli della stampa estera.
"Secondo quanto affermato dal ministro degli interni tedesco Horst Seehofer, Ali Bashar, 20 anni, un iracheno al quale era stata respinta la richiesta d'asilo in Germania, e sospettato dello stupro ed omicidio di una ragazzina di 14 anni a Wiesbaden, è stato arrestato dalle autorità curde nel nord dell'Iraq su richiesta della polizia tedesca.
Bashar era giunto in Germania nel 2015 con i suoi genitori e cinque fratelli ma la sua richiesta di asilo era stata subito respinta ed era in attesa di essere deportato. Nonostante ciò, in attesa del responso al suo ricorso, aveva ottenuto un permesso temporaneo di soggiorno. In quel periodo era divenuto noto alla polizia per essere stato coinvolto in numerosi atti violenti, inclusa una sospetta rapina e una rissa, oltre ad essere stato accusato di possesso illegale di arma da taglio. Era stato anche sospettato di avere aggredito sessualmente una bambina di 11 anni che viveva nello stesso centro per migranti.
La polizia ha dichiarato che Bashar e la sua famiglia in fuga hanno potuto imbarcarsi (il 2 giugno, ndr) su un aereo da Düsseldorf  (e via Istanbul),nonostante le generalità sui loro documenti non fossero le stesse riportate sui biglietti. L'opinione pubblica tedesca è sconvolta all'idea che costui abbia potuto evitare i controlli aeroportuali. (Pare che la loro identità sia stata controllata solo guardando le foto sui documenti, ndr.)
Susanna Feldman, di Mainz, risultava scomparsa dal mese scorso. Mercoledì il suo corpo senza vita era stato ritrovato presso il centro per rifugiati dove viveva Bashar. Proprio il luogo ove - secondo quanto riportato dai media locali - era stata vista per l'ultima volta. L'adolescente era di religione ebraica ma la polizia aveva affermato che non vi era prova apparente dell'esistenza di un movente religioso per il crimine. Nonostante ciò il Consiglio Ebraico tedesco aveva chiesto un'approfondita indagine su alcuni aspetti oscuri del caso.
L'assassinio di Susanna Feldman e i retroscena sulla fuga del sospetto assassino hanno rinfocolato le critiche alle politiche immigratorie di Angela Merkel, tanto che la leader di AfD, invitando la popolazione a scendere in piazza per una manifestazione, ha affermato che la cancelliera, dopo questo ennesimo caso, dovrebbe dimettersi. Nel mentre, il ministro degli interni sta studiando un piano per trattenere all'interno dei centri di raccolta profughi i richiedenti asilo fino al momento in cui sia stato stabilito il loro status e si è impegnato a sveltire le procedure di respingimento dei clandestini. Nonostante il loro numero sia da allora diminuito, nel 2015 la Germania ha accolto più di un milione di migranti.
Quello di Susanna Feldman è solo l'ultimo dei molti casi che hanno scioccato l'opinione pubblica tedesca. In marzo, il rifugiato afgano Hussein Khavari aveva ottenuto l'ergastolo per lo stupro e l'omicidio della studentessa Maria Ladenburger. Lo scorso dicembre un altro afgano era stato arrestato come sospetto autore dell'accoltellamento a morte della sua ex fidanzata.
La rivista Bild ha scritto che tali incidenti sono "materiale esplosivo per la nostra società". La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha aggiunto che "questi casi paiono moltiplicarsi" e il Tagesspiegel sostiene come sia "particolarmente triste" il fatto che le vittime fossero interessate, curiose e cercassero di instaurare un rapporto di amicizia con i migranti.""
Fantastico, vero? Quanti spunti interessanti e quanti spilloni con i quali pungolare i fautori del portapertismo. Ci sarebbe da trascorrere giorni interi facendo notare ai nostri noborderline le contraddizioni, le chiamate in correità, le criminali leggerezze e soprattutto le tonnellate di prosciutto (finto)buonista sugli occhi che impediscono di capire che, fin dai tempi di Adamo, a tenere le porte aperte per principio si rischia che entrino anche gli assassini. Senza contare che, aiutandosi con qualche testo di antropologia tipo un Lévi-Strauss qualunque, si capirebbe che le differenze tra popoli ed etnie esistono - comprese quelle ahimè non solo culturali - ed è proprio volendole schiacciare sotto la pressa del "siamo tutti uguali ed intercambiabili" che si perde quella prudenza che è sempre necessaria quando ci si confronta non solo tra diversi ma tra semplici sconosciuti. E' un punto importante sul quale ritornerò alla fine.

Risulta in primo luogo paradossale che un pendaglio da forca, una volta inseguito dalla giustizia, sia potuto fuggire, assieme a tutto il suo cucuzzaro, praticamente indisturbato, proprio nel luogo dal quale in teoria sarebbe dovuto fuggire. In Iraq c'è la guerra o gli ultimi palpiti di essa, su questo non c'è alcun dubbio. Non stiamo parlando di uno di quei paesi africani in forte crescita economica dai quali tuttavia partono neri Pinocchi e Lucignoli di 90 chili bisognosi di essere mantenuti dai bianchi rassisti nel paese dei Balocchi dato che: 1) occorre far spazio ai più intellettualmente brillanti cinesi; 2) "le loro vite nere valgono", sottinteso: più delle altre, perché lo ha stabilito la Quinta Internazionale degli Speculatori Filantropi Ex Collaborazionisti.
Il pendaglio, visto che un altro richiedente asilo di 13 anni aveva denunciato alla polizia, per l'omicidio di Susanna, lui e un altro turco tutt'ora in custodia in Germania (proprio perché "non sono tutti uguali") è tornato di corsa al paesello, probabilmente usufruendo di diverse reti di soccorso e grazie alla incredibile leggerezza con la quale le autorità aeroportuali europee lasciano entrare ed uscire solo determinati tipi di persone. Non vogliamo pensare che, come vedono certi passeggeri imbarcarsi per determinate destinazioni, qualcuno al check in ringrazi Iddio ché almeno questi se ve vanno.

Ottimo che le autorità irachene abbiano in così breve tempo trovato il sospettato, magari con l'aiuto di qualche occhio di falco in più, visto che la vicenda ha avuto vasta eco anche in Israele. Il problema tuttavia è che tra Iraq e Germania non vi è un vero e proprio trattato per l'estradizione. (Aggiornamento: alla polizia irachena il delinquente ha confessato l'omicidio ma ha negato lo stupro perché "erano amici". Insomma si era instaurato il famoso rapporto amicale con la ragazza.)
Non a caso il baraccone mediatico di fenomeni, visto il coinvolgimento di uno dei pets cucciolosi di Angela Merkel, aveva subito cercato di far passare Bashar per il "fidanzatino" di Susanna, senza notare che la circostanza avrebbe anzi dovuto far scattare in loro un allarme indignazione in più, l'antifemminicidiobeghelli sempre pronto ogniqualvolta il fidanzatino o marito o compagno è un europeo di vecchio modello, di quel color bianco privilegio così démodé. Allarme che in presenza di violenza sulle donne di matrice foresta improvvisamente e stranamente si inceppa.

Ecco il punto. L'anomala propensione empatica in questi casi e in controtendenza rispetto ad ogni proclama di intoccabilità per decreto di altre femmine, ad esempio quelle con almeno 20.000 km della scuderia #meetoo, per gli stupratori e/o assassini stranieri. La tolleranza, la condiscendenza e il perdono già preinstallati per il colpevole mentre si realizza la riduzione delle vittime a giovani arpie che vogliono rovinare "il mio bambino".
Quella che una volta e ad ogni caso di stupro era l'atteggiamento tipico delle mamme degli stupratori ma non certo quella dell'opinione pubblica e nemmeno della "società civile" ora è un assioma culturale di tutto il progressismo nella versione del matrignarcato.
Ora abbiamo false misericordiose Madri mai state Madri che promuovono la libera circolazione dei lupi chiamandoli pecore e presentandoceli come bianche palome mentre dicono loro: "Io vi mando come lupi in mezzo alle pecore e potrete farne ciò che volete."
Nelle guerre moderne combattute dai soldati in borghese è il matrignarcato che offre il diritto di preda sulle proprie figlie ai conquistatori.
Un orrendo femminino, il lato oscuro della Donna, è stato scatenato sulle nostre teste e reclama i nostri figli in sacrificio in nome dell'annichilimento della nostra civiltà. Senza dimenticare le migliaia di bambini espulsi dal Terzo Mondo, di Pollicini imbarcati sulle navi senza nemmeno le mollichine per tornare a casa che finiscono non si sa dove ma possiamo immaginare dove. Chiedetelo a chi per lavoro è costretto a visionare l'Inferno, ovvero il deep web dei pedofili che si scambiano perfino ricette di cucina.

Le vittime in prima linea di questo delirio sacrificale, mandate come Cappuccetto Rosso in mezzo ai lupi nel bosco disincantato, sono sempre gli adolescenti più fragili, più problematici, irrequieti come Susanna - che si era già altre volte allontanata da casa e per questo la sua scomparsa era stata all'inizio trattata come una ragazzata - o sofferenti come Pamela di un disagio psichico che necessiterebbe di qualcosa di più di una manciata di psicofarmaci e delle ambiguità terapeutiche di certe comunità, nonché del riconoscimento che il disagio mentale e la relativa sofferenza non sono un mero costrutto sociale ma una realtà dolorosa per chiunque ne sia coinvolto, pazienti e famiglie. Altro che "la malattia mentale non esiste" e perciò i malati buttiamoli per strada o nelle comunità faidate, cari basagliani.
I nostri figli sono le vittime di delinquenti che si sentono impuniti - ciò che sarebbe accaduto a Bashar se un altro migrante non l'avesse denunciato - e della disonestà ideologica e criminale di chi, a quanto pare, vuole usare predatori sessuali come arma contro i propri simili.

Infine, al giudice che ha scritto che non vi sarebbe stato stupro su Pamela - che non era drogata ma imbottita di psicofarmaci che la rendevano inerme - perché si sarebbe instaurato "un rapporto amicale" con lo spacciatore nigeriano, frase esempio di quanto sia devastante l'esegesi della legge lasciata alla discrezionalità delle singole paturnie viziate dall'ideologia in voga al momento, ricordo, con l'occasione, che qualunque pedofilo sa che deve cercare di instaurare un rapporto amicale con il bambino, prima di poterne abusare.  La pedofilia in famiglia e in chiesa si insinua proprio nel clima di fiducia che impedisce alla vittima di prevedere che una persona della quale si fida ciecamente e che mai potrebbe fargli del male, glielo farà.
Ricordo altresì che i ragazzi del Circeo instaurarono evidentemente all'inizio un rapporto amicale con Rosaria e Donatella, al fine di convincerle a seguirli fino a quella villa isolata per poterle massacrare.  Che il famigerato serial killer Ted Bundy evidentemente riusciva a convincere le ragazze a salire in auto con lui perché era bello, distinto e si presentava con un finto braccio ingessato che lo rendeva così rassicurante.
Se un giudice allora avesse scritto una simile giustificazione per il massacro da "Cannibal Holocaust" di una giovane sarebbe stato almeno linciato mediaticamente e sbranato dal branco delle iene femministe. Oggi risulta normale perché segue l'ultimo protocollo aggiornato del politicamente corretto.

Allora alle ragazze veniva insegnato di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Occorreva essere assai criminalmente abili per abbassare le difese contro i predatori e disattivare gli archetipi dell'Uomo Nero e dell'Orco. Occorreva apparire rassicuranti e sfruttare l'inganno del "clima amicale", appunto.
Oggi l'Uomo Nero e l'Orco non solo non sono più tali ma tanto più appaiono poco raccomandabili più sono solo nuovi simpatici amici che si è incoraggiate a frequentare. Tanto, se succede qualcosa siamo noi che ce la siamo cercata (ricordate quanto hanno abbaiato in passato le cagne del femminismo contro questa ignominia da vecchi processi per stupro?)

Se una volta le ragazze erano addestrate a fidarsi del "bravo ragazzo", oggi non devono non fidarsi del "cattivo ragazzo". Susanna, Pamela e le altre non solo sono invitate ad accettare le caramelle dagli spacciatori ma se ne sentono obbligate, perché se costui è nero, se non lo fanno diventano oltre che malfidate, anche razziste.
E' una trappola perfetta perché oltre all'inganno vi è il tabù da non infrangere.
Questa idea regressiva che la colpa sia delle ragazze, che le ragazze europee, bianche, evolute e sessualmente disinibite come le svedesi siano da punire con lo stupro etnico non è altro infine che l'introiezione del concetto islamico di inferiorità e intrinseca impudicizia della femmina. Un'orrenda identificazione collettiva con l'aggressore imposta per legge da questa putrida dittatura del politicamente corretto che reclama le sue vittime sacrificali cercando di distruggerne le autodifese e perfino l'istinto di sopravvivenza nelle sue figlie più fragili. Con le matrigne che, come sempre, offrono la loro completa collaborazione.



martedì 6 marzo 2018

Il M5S dall'utopia dei mondi ideali alla realtà della governance di un'Italia da salvare



Nel 2016 tramite gli amici di Nexus Edizioni mi fu richiesto un contributo per un volume antologico intitolato "M5S e spiritualità" a cura del Gruppo di Lavoro "Offrire Sostegno Spirituale alla Buona Politica". Al mio post già qui pubblicato "Meditazioni di una donna che ha smesso di fumare", che era perfetto per l'occasione, aggiunsi questa appendice che, alla luce degli ultimi avvenimenti, risulta assai attuale. Ve lo propongo come spunto di discussione.

"Per tornare alla realtà del nostro paese. Quale sfida attende il M5S, una forza politica che rischia seriamente di ricevere dall'elettorato o da altri attori con potere di decisione emergenziale, il compito di guidare prossimamente l'Italia di fronte al palese fallimento del renzismo?
Allargando l'orizzonte, si tratta in realtà di un fallimento epocale, globale, coinvolgente entrambe le sponde dell'Atlantico e la cui onda d'urto colpisce tutto il mondo e, parimenti, dell'inizio di un periodo molto travagliato nel corso del quale sarà necessario risintonizzare e riprogrammare completamente la governance del nostro paese come quella degli altri paesi occidentali. 
Il fallimento al quale assistiamo sgomenti è quello di diversi progetti ideati e messi a punto alla fine del secolo scorso, tutti nati con intenti a parole progressisti e rivelatisi poi quanto di più reazionario è possibile immaginare. Basti pensare all'idea di “Europa” e a cosa essa si è ridotta, appena è intervenuto uno shock sistemico come la crisi finanziaria del 2008, a causa dell'applicazione nefasta e prematura di una moneta unica in quella che gli economisti definiscono “area valutaria non ottimale” (gli Stati Uniti invece sono un'area valutaria ottimale). Quello che doveva essere il facilitatore armonico di scambi e integrazione tra paesi europei è diventato strumento di dominio, di paralisi economica, di illecito vantaggio di alcuni paesi su altri e, infine, per contagio, di recessione globale. E questo perché il suo scopo nascosto, derivante da vecchi sogni elitari di dominio, era quello di sottomettere, non di emancipare. 
L'euro e l'Unione Europea non potranno che essere profondamente riconsiderati. Il caso del Regno Unito sta dimostrando, in barba a tutti i catastrofismi delle Cassandre sulla Brexit, che senza il tallone di ferro - per citare Jack London - della UE si può sopravvivere e addirittura ricominciare a prosperare. Non è irreale pensare che qualche altro paese possa scegliere a breve di seguire l'esempio britannico e a quel punto il domino diverrebbe inarrestabile. Parimenti, l'abbandono dell'euro è scontato, visto che la fissità del cambio ha causato un profondo squilibrio tra paesi del core e quelli della periferia, provocando vere e proprie tragedie umanitarie come quella della Grecia.
Sul piano strategico, potremmo assistere al possibile declino del dominio neocon grazie alla riscoperta negli Stati Uniti di un conservatorismo meno scellerato e nuovamente orientato al pragmatismo, consapevole della necessità di preservare e riattivare il modello socioeconomico occidentale, messo in pericolo dall'utilizzo come arma delle migrazioni di massa, oppresso da una finanza senza controllo e governato dalla shock economy ultraliberista, riscoprendo modelli economici di tipo keynesiano.
In questo scenario, è evidente che vi sia un sentimento globale di riscossa e un ampio movimento che si sta orientando verso non solo il recupero della situazione precedente ma di vero e proprio tentativo di salvataggio prima che la situazione precipiti nella catastrofe, ad esempio, di una terza guerra mondiale. 
Non è un caso, secondo me, che alcuni concetti utilizzati da Donald Trump risultino sempre più simili a quelli del M5S in una sorta di curiosa sintonia. Ad esempio il definire il suo e quello dei suoi sostenitori un “movimento”, il proclamare che una sua eventuale vittoria sarà “il più grande vaffa della storia”. Potrebbero essere solo coincidenze, ma non credo lo siano.
Una cosa, mi auguro, il M5S dovrà aver cura di evitare. Di ripetere cioè gli errori dei primi anni novanta quando, assieme all'acqua sporca della corruzione si gettò via il bambino che rappresentava la Politica. Politica che è poi stata sostituita dalla stirpe dei nominati, quelli che in Argentina si chiamano “alzamanos” e che, ispirati solo dall'appartenenza ma privati di ideali, cadono ancor più facilmente preda delle lusinghe di coloro – per esempio le multinazionali o i potentati sovranazionali palesi ed occulti - che vorrebbero farne solo degli “esecutori di ordini”, anche contro il bene del proprio popolo. 
E' disposto quindi il M5S ad assumersi il compito e la responsabilità di salvare l'Italia, perché di ciò si tratta, magari prendendo decisioni drastiche come uscire dall'euro e, se necessario, ridefinire la nostra partecipazione ai trattati europei? E' disposto il M5S a considerare un suo valore assoluto il recupero della sovranità nazionale e della dignità di quello che fu la quinta potenza industriale del mondo?
E' questa la sfida che attende il M5S. Non la realizzazione di un sogno utopico ma l'evitare un futuro distopico. Non dovrà combattere una semplice battaglia per l'Onestà ma la guerra di liberazione, dalla quale dovremo per forza uscire vivi. Ce la farà? Se la sentirà? E' ciò che mi auguro con tutto il cuore."

L'esortazione finale era volutamente una sfida che, a tutt'oggi, non mi pare il M5S abbia voglia di raccogliere.
La situazione determinata dal risultato delle elezioni è il più scontato e classico Mexican standoff a tre. Era questo che si voleva e lo si è ottenuto a causa di una legge che rende gli usurpatori inamovibili e le alternative impraticabili o quasi. La cintura di castità della democrazia rappresentativa.

Sembra un incubo perché, come volevasi dimostrare e nonostante i risultati incontrovertibili del voto, all'insegna del "non vi sopportiamo più, ci avete rotto i coglioni", come in un cartone animato, i Will Coyote precipitati dal canyon e sfracellatisi a terra si rialzano senza un graffio e ce li ritroviamo ripescati e salvati, sempre in mezzo ai nostri cosiddetti. Tranne D'Alema, ma è una rondine che non fa primavera.
I media continuano imperterriti a delirare come se il PD non avesse preso la più sonora trombata continentale da quando i popoli europei hanno cominciato a riconoscere quale fosse il loro nemico mortale: i partiti de Lasinistra in tutte le sue sfumature di rosso sangue, dal coagulo alla lavatura di carne. Quelle immonde meretrici a casini unificati danno per scontato che il PD, nonostante la sconfitta, debba ancora governare, rivelando come quella entità politica non sia un partito ma un esecutore, una sorta di Pacciani al servizio dei "dottori" che commissionano i feticci ai villani dem(enti) che sanno dove si vanno ad infrattare le coppiette, ovvero gli italiani da spolpare.
Un inciso: sarà indispensabile, chiunque altro dall'immonda sinistra vada a governare, che la palude del mainstream venga bonificata. Che le anofele e la malaria vengano debellate. Ridate loro Tele Kabul, se proprio volete, ma sanificate gli altri canali.

Giggino ora ride contento del successo ottenuto ma fa molto male a ridere. Da solo non va da nessuna parte (il Rosatellum fu concepito in una notte senza luna per fotterlo) perché non ha la maggioranza per governare, e se lo vuole (sprizza ambizione da tutti i pori, 'o uaglione, si vede che non sta nella pelle) sarà costretto alla coabitazione, al duplex, a dividere il lettone con altri sconosciuti, a entrare nella dark room. A meno di una poco credibile transumanza di numeri da altri partiti, poco conciliabile con i proclami contro il cambio di casacca, loro fiore all'occhiello, c'è solo l'alleanza con l'altro da sé.

E' un bel dilemma. Se il Movimento Cinque Pentacoli va con il PD e le animelle de Lasinistra, Boldrini e Gollum comprese, tradisce il suo elettorato della prima ora e quello che ha raccattato, i transfughi del PD; le prossime elezioni avec le caz che prende queste percentuali e dimostra solo di essere una rivoluzione colorata sotto un altro nome. Il famoso gatekeeper che noi maligni congeniti abbiamo sempre sospettato che fosse. Senza contare che se facesse il governo con il più odiato dagli italiani, lo sa Giggi' che, tradimento dei suoi elettori a parte, i soldi per la paghetta savoiarda ai giovani meridionali la Mutti non glieli concederà e sarà costretto a toglierli ai loro genitori? Il M5S, contagiato dalla peste rossa, entrerebbe nel Lazzaretto e ivi perirebbe, divenendo così a pieno titolo nei nostri ricordi di elettori quella meteora che sono ancora convinta finirà per essere stato in realtà.

L'unica mossa che potrebbe spiazzare non solo Lasinistra, che crede di essere stata insediata al Potere per l'eternità grazie al famoso piatto di lenticchie del 1978, ma i famigerati burattinai esterni e quelli interni, sarebbe un'alleanza non già con la Lega ma con la Lega +centrodestra a prevalenza leghista. Ha ragione Claudio Borghi. Con loro il M5S potrebbe e dovrebbe dimostrare di avere a cuore i veri problemi di questo paese e l'umiltà di farsi guidare da chi ha gli strumenti scientifici per governare - ma per davvero, non per finta come nel loro programma sgarruppato - la transizione verso il dopo euro che inevitabilmente verrà, quando la situazione deflagrerà nell'ennesima crisi sistemica. 
L'alleanza strategica e di intenti con il blocco di centrodestra a trazione leghista e sovranista  è l'unico modo che il M5S avrebbe per ambire a diventare, sempre che lo voglia e che sia stato programmato per esserlo, il partito da contrapporre, nel gioco dell'alternanza democratica, al polo conservatore. (Anche se oggi come oggi, i veri rivoluzionari sono proprio i conservatori). 
Inoltre, un'alleanza che si presentasse con numeri indiscutibili e una maggioranza schiacciante, che per giunta rispecchierebbe il volere degli elettori, metterebbe in crisi i vari Imothep in carica ed emeriti che pensano già di opporvisi.

L'alternativa è la ripetizione del rigore. Ma, come sappiamo, quella dei rigori è una lotteria troppo crudele e il popolo non ha tempo da perdere.

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