venerdì 30 ottobre 2009

Allouin Orror Sciò

Guardala in grande

Non lasciatevi fuorviare dal tono satirico e burlesco della vignetta. Il divertimento per oggi finisce lì. Da questa riga in giù si parlerà di cose tragiche.
Halloween non è mai capitato più a fagiolo di quest'anno. Di orrori, questo scorcio di ottobre ce ne sta offrendo tanti.

L'orrore della crisi economica che è come l'influenza, non si sa se c'è veramente o è solo una scusa per vendere vaccini e licenziare persone che non si saprebbe altrimenti come eliminare dal ciclo produttivo per risparmiare sui costi (ed aumentare i profitti?)
"C'è la crisi, trovati un altro lavoro" è la frase che sempre più gente si sente dire. Vera o non vera la motivazione, è l'alibi perfetto. L'Irap? Ma certo. Tagliatela solo a chi non licenzia e dimezzatela a chi addirittura assume. Non ci vuole Einstein.
La crisi c'è ma non per tutti, colpisce duro solo alcuni settori. Non è generalizzata altrimenti Berlusconi non direbbe che è già alle spalle. Lui, a parte le multe da pagare, va a gonfie vele.
La crisi è alle spalle si, ma dei lavoratori, pronta ad inchiappettarli.

A proposito di crisi, operai ed orrore. L'orrido ministro Scajola è in visita all'Atitech.
Scajola si stava intrattenendo con alcuni operai quando è stato contestato da uno di questi. «Tanto sappiamo come finisce - ha inveito il dipendente - che voi politici vi arricchite e che gli imprenditori si arricchiscono». «Perchè generalizza?», è stata risposta del ministro.- «Perchè tutti? È come se io dicessi che sono tutti stronzi come lei. Ma non lo dirò».
Anche spiritoso, chi l'avrebbe mai detto?

giovedì 29 ottobre 2009

A pensar male...

Ok, è l'ultima volta che parliamo di Marrazzo ma, a pensar male, se l'appuntamento è in Via Gradoli a casa di un trans facilmente ricattabile e reclutabile nel novero dei soffia a causa della mancanza di permesso di soggiorno, i dubbi sull'esistenza di un bel trappolone organizzato ai danni dell'ormai ex presidente del Lazio, magari with a little help of my 007 friends, diventano quasi certezze.
In attesa di ulteriori sviluppi su altri politici coinvolti e del fantomatico director's cut extended version del famigerato video, godiamoci la versione strappalacrime del buon premier di famiglia che, avvisato dell'immonda pellicola dalla figlia premurosa: "Oh babbo, ho qui sulla scrivania un filmino su Marrazzo e dei trans. Che faccio, lo metto sul mulo o te lo passo?", decide di non denunciare un reato (il ricatto subito da Marrazzo), commettendone uno egli stesso (omessa denuncia) e fa il bel gesto di non pubblicarlo sulla prestigiosa rivista filosofica "Chi". Solidarietà tra clienti spacciata per senso dello Stato.

Sempre per pensar male, la Prestigiacomina che ci rassicura sull'identità del relitto affondato al largo della Calabria, non nave dei veleni ma innocua nave passeggeri affondata fin dal 1917 (e meno male che non era al largo di Terranova se no dicevano che era il Titanic), fa sparire in un tocco di bacchetta magica tutta la questione ecomafie e rende il pentito che aveva denunciato la sparizione ed affondamento di carichi pericolosi, solo un bugiardo. Così domani, se a qualcuno venisse in mente di andare a cercare altri relitti inquinanti basterà ricordare le trecce morbide sparse sull'affannoso petto della ministra turchina che bacchetta il pentito-pinocchio e si risparmierà la fatica. Se quella non era una nave tossica non lo saranno neppure le altre. Saranno navi fenicie, barchini veneziani, la prima canoa degli Abbagnale.
In questi giorni dove altri pentiti stanno raccontando ben altri fatti relativi alla stagione delle stragi capita a fagiolo una bella reputazione da ballisti da estendere a tutti i collaboratori di giustizia.

L'influenza maiala è un altro bell'arnese propagandistico molto carasciò, in questi giorni. Prima terrorizzano con il bollettino del beccamorto: "Oggi altri due morti per l'H1N1." I medici intervistati spergiurano sulle testoline dei figli che, anche senza tampone e prova scientifica dell'identità del virus, non può essere stato che l'H1N1. Tadaà!
Un secondo dopo il servizio televisivo rassicura. (Terror mode off). No, tranquilli, sono morti perchè erano già marci. E' un'influenza blanda, assolutamente non pericolosa, però (terror mode on) bisogna vaccinare tutti i bambini, anzi anche i pesci rossi e il criceto.
Non c'è da avere paura, però i governi hanno già ammassato tonnellate di vaccino inutile, costoso e probabilmente dannoso. Bisognerebbe vaccinarsi tutti però, se parli con amici medici o infermieri loro col cazzo che la fanno, la vaccinazione anti-maiala.
Alla fine chi ci avrà guadagnato sarà stata solo la Gran Troia Big Pharma e se vi saranno conseguenze alla salute per i vaccinati c'è la legge promulgata da Bush che mette il culone della suddetta al riparo da azioni legali. Sul serio, c'è una legge in USA che mette al riparo le aziende farmaceutiche dal rispondere di danni provocati ai pazienti da farmaci o vaccini. Insomma, se vi viene la Guillain-Barré postvaccinica sono cazzi vostri.

Non parliamo poi del fotogramma dell'uomo in turbante e barbone che così tanto assomiglia ad Osama Bin Laden e che, secondo i tenutari di tg dovrebbe essere la prova dell'esistenza in vita del fin troppo morto leader di Al Quaeda. Se tirano fuori queste immagini sfuocate che fanno pensare al solito Padre Pio che occhieggia dietro la finestra, alla Madonna che appare nella frittata o al Bigfoot che passa dietro alla tenda del campeggio è perchè sanno che la gente non approfondirà, non si chiederà: "Un momento, ma chi ci dice che non siano immagini "vecchie" di Osama? E' veramente lui o è solo una rassomiglianza?"
E' come per le navi dei veleni e il senso civico di Berlusconi. Bisogna fidarsi.

mercoledì 28 ottobre 2009

Il curioso caso di Benjamin Silvio

E' commovente il nostro premier rinfanciullito, questo anziano affetto da una malattia da poppanti, quasi un Benjamin Button che invece di invecchiare regredisce verso una pericolosa prima infanzia.
Cosa dovremo attenderci adesso? Un'assenza dall'agone politico a causa dei dentini che fanno male? Morbillo, rosolia ed orecchioni in rapida sequenza? Un rigurgito da latte? Che tenero. Scatena quasi l'istinto materno.

Nonostante la lingua a lampone e la gola infiammata che, in altri tempi ed in ben altre condizioni igienico-sanitarie provocava l'exitus da soffocamento - ricordate signore mie coetanee la dolce Beth, la sorella angelo di "Piccole Donne", morta per i postumi tubercolosi di una scarlattina, quante lacrime ci provocava? - il nostro bimbetto non perde la tradizionale cattiveria.

Ieri sera a "Ballarò", nonostante appunto un lievissimo impeciamento linguale, non ha mancato di riprendere con la solita arroganza del padrun il conduttore che si ostinava a non assumere la posizione a pelle di leone ed ha appiccicato la lettera "C" scarlatta di "COMUNISTI" sul petto dei giudici cattivi che hanno il torto di considerare ancora la corruzione di testimoni e giudici un reato. "COMUNISTI!, COMUNISTI!" inveiva, e chissà che dolore quella c dura da pronunciare con la lingua ancora sofferente. L'ennesimo crimine del comunismo.
Ha addirittura invitato Floris a casa sua per contagiarlo meglio. E' per questo allora che ha ricevuto Tremonti?

Che poi sarà malato per davvero? Dopo la fantomatica tempesta di neve (o nebbia, in una seconda versione) postsovietica che nessuna webcam ha catturato, questa strana infermità da semidivezzo.
Nessuna meraviglia, l'ha contratta dai nipotini. Ne ha a vagonate. I Berlusconi si riproducono per scissione. Villa San Martino è un kinderheim.
E' Marcello Veneziani che si è fatto un brutto viaggio, ma proprio da acidi scaduti, una fantasia un sacco losca su presunti contatti pedofili attribuendo poi la propria fantasia malata alla sinistra. Lo so, è difficile da credere che siano ridotti così ma il delirante articolo è qui sul "Giornale".

Auguri al piccolo Silvio e complimenti a Dio che, dovendo inviargli una malattia stagionale, ha pensato a qualcosa di ROSSO. Quasi una divina zingarata.

lunedì 26 ottobre 2009

Dieci domande al "nuovo" segretario del PD

I piddini, quelli che "aspettiamo di vedere cosa fa il partito democratico prima di giudicarlo", e intanto Berlusconi diventa Imperatore dell'Universo, hanno votato alle primarie, di tre possibili candidati alla segreteria, quello più a destra, colui che rappresenta la continuità con il passato.

Se Franceschini era il centro e Marino la sinistra (fate molto male a ridere), Bersani è il trionfo del cattocomunismo porchettato. Don Camillo e Peppone cellophanati nella stessa confezione, con l'unica differenza rispetto agli originali che dietro Peppone c'era Baffone, qui c'è baffino, ovvero Minimo D'Alema.
Hanno eletto insomma, per rifondare la SINISTRA, un bel pretone di campagna reloaded, il comunista con la laurea sul papa santo. Quello che, con le migliori intenzioni, gliene diamo atto, voleva liberalizzare il liberalizzabile ma appena un tassista gli ha sguainato sotto il naso il kris malese dicendogli: "Ma dici a meee?", è tornato buono a cuccia.
Insomma ce lo siamo presi nel culatello un'altra volta.

Vanno di moda le dieci domande e allora io sottopongo il mio decalogo a Don Bersani. Possono rispondere anche la perpetua ed i chierichetti in sua vece, va bene lo stesso.

1) Perchè, nelle due volte che il centrosinistra ha avuto la fortuna di governare, non ha fatto nulla per rimediare alla madre di tutti i problemi: il conflitto di interessi? Si prega di non rispondere come Fassino "ci arriviamo" perchè è roba da mettere mano alle katane.

2) Cosa ne pensa della vergognosa frase di Violante detta in Parlamento sul fatto che a Berlusconi fin dal 1994 era stata data piena assicurazione che nessuno gli avrebbe toccato le televisioni?

3) Cosa ci fa ancora la Binetti nel Partito Democratico?

4) Perchè, nella notte buia delle elezioni del 2006, quando perfino Pisanu si accorse di qualcosa di strano attorno allo spoglio dei voti, il centrosinistra, nonostante le grida "ci stanno rubando le elezioni" non ha poi chiesto un'indagine sui presunti tentativi di broglio? Perchè non gridò allo scandalo sventolando certi grafici più che eloquenti? Perchè accettò di governare con una minoranza risicatissima, costringendo Prodi ad una scomoda posizione di anatra zoppa, con le televisioni lasciate tutte in mano a Berlusconi in modo da esserne ancor più danneggiati?

5) Perchè dovremmo abbandonare l'antiberlusconismo? Per inciuciarti meglio?

6) Un problemino di aritmetica. Sapendo che i politici italiani di centrosinistra non vogliono concedere pari opportunità alle persone omosessuali, alle coppie di fatto omosessuali e non, il diritto al testamento biologico a tutti i cittadini e si oppongono a ciò che rende civile e moderno un paese, perchè il Vaticano li tiene per le palle, quanti anni luce separano il segretario del PD (chiunque egli sia, niente di personale) da Zapatero?

7) Perchè il partito democratico non ha contrastato le più infami leggi porcata di Berlusconi ed anzi ha dato il suo sciagurato contributo alla loro promulgazione, ultimi esempi Lodo Alfano e Legge sullo scudo fiscale?

8) Perchè Rutelli, già sonoramente trombato come leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2001 è ancora in grado di fare danni nel Partito Democratico e non si sta dedicando invece all'hobby della coltivazione della fragola rampicante gigante?

9) Perchè Veltroni, già sonoramente trombato come leader del centrosinistra alle elezioni politiche del 2008 ha atteso fino a febbraio del 2009 prima di dimettersi da segretario e dedicarsi al sano passatempo della potatura dei succhioni di albero da frutto?

10) Se dico la parola inciucio, quale altra parola le viene in mente? Senza pensarci troppo, mi raccomando.

domenica 25 ottobre 2009

Castrazione chimica?

Vedete, non è per il fatto che mentono alle loro mogli, magari infettandole perchè pagando quelle cifre d'alto bordo non usano di certo il guanto.
Non è perchè spendono fortune per farsi massacrare le chiappe a svergate e usano pompette magiche e misteriose iniezioni per tentare di rianimare il pisello in morte erettile.
Non è neppure perchè se sono di sinistra vanno a trans e se sono di destra sono dei gran chiavatori di femmine. Femminucce froce i primi e veri masculi i secondi.
Tra parentesi, come tutte le papiminkiate questa è una credenza fasulla che però si installa come un trojan nel tenero e gelatinoso cervellino di papiminkia.
C'è un piccolo dettaglio. Pare che anche al rigoroso puttaniere tipico di doppie x, femmine genetiche insomma, piaccia da morire il secondo canale. Quindi, anche se il culo è geneticamente femmineo, sempre di sodomia si tratta, cari i miei veri uomini di 'sta minchia tanta.

Non è insomma perchè siamo governati da dei clienti compulsivi ed il maggiore di essi, il più grande cliente degli ultimi 150 anni, ci fa le battutine parlando di giornali che "sputtanano" il paese, che viene da pensare che forse se al governo vi fossero più donne ce ne sarebbero meno di questi troiai.

E' perchè questi politisex-addicted non sanno proprio tenere l'ordigno a freno. Ne sono schiavi, si fanno portare al guinzaglio da LUI.
Tuttavia, a scanso di equivoci, non è una questione solamente di sesso e morale o peggio di moralismo.
Comincia a venire il dubbio che per andare a sfogare la sex addiction, i nostri politiclienti trascurino i loro doveri di governanti.

Ormai non si può più stare tranquilli.
Chi ci dice che in una remota dacia una qualche miracolosa pozione rimasta dai tempi di RasPUTIN non stesse facendo il miracolo e per questo il Papik abbia ritardato il rientro in patria dando, da buon italiano, la colpa al maltempo?
Non viene il dubbio che la figura di merda con i sovrani di Giordania fosse dovuta ad un'improvvisa crisi d'astinenza? Qualcosa tipo: ho finalmente un appuntamento con quel gran figone. Non sono mica hashemita da rinunciarvi.

Non si salva nessuno. Ci sono manipoli di investigatori deviati, di spioni, di coronaboys che setacciano i bordelli e i territori di battuta di tutta Italia alla ricerca del politico della parte avversa da colpire ed affondare. Sempre tenendo presente che bisogna rispettare la leggenda metropolitana del "trans de sinistra", naturalmente.
E' in atto una guerra, non c'è dubbio. Combattuta a colpi di escort e trans, soubrette, calendariste e ragazze immagine.
Chiunque in questo clima di caccia al cliente da ricattare starebbe in campana. Invece i politici, sembrano andarsele a cercare.
Sembrano senza speranza. In futuro, perchè governino in serenità, si dovrà forse provvedere alla loro castrazione chimica?

sabato 24 ottobre 2009

24 x 17

Marrazzo si è autosospeso. Dimettersi e basta senza porre indugi pareva eccessivo, così si è scelta la formula del contentino che forse eviterà l'ignominiosa cacciata ufficiale dal tempio del PD, già paventata oggi da Franceschiello.
Ne ha ben donde comunque il Marrazzo a levarsi dai cabbasisi. Fermo restando il reato commesso dai suoi ricattatori, le sue dimissioni giungono gradite perchè:

Prima di tutto ora dovremo sorbirci le battute dei papiminkia sul fatto che i Komunisti vanno con i trans. Ci toccheranno risatine e battute. Solo per questo Piero meriterebbe una sana fustigazione pubblica mediante flagrum.

Perchè non sono solo debolezze personali. Ogni personaggio pubblico dovrebbe ricordarselo, dal nano in giù fino a Marrazzo, che tanto va il politico a trans o ad escort che ci lascia lo zampetto.

Perchè allora Sircana si - che oltretutto si stava informando solo sulle tariffe, e Marrazzo no?

Perchè siamo stufi di una politica che va a puttane (con tutto il rispetto per le professioniste del sesso).

Perchè per molto meno, per una marchetta non pagata alla babysitter, all'estero si dimettono ministri.

Perchè di una par condicio dove sia destra che sinistra hanno una classe dirigente formata da "clienti" non sappiamo che farcene.

Ma soprattutto Marrazzo fa bene a dimettersi perchè se sei un politico con il vizietto ed uno ti invita ad un convegno clandestino in Via Gradoli, in una strada dove il Sisde possedeva e forse possiede ancora molti appartamenti, e gli informatori fioccano come nespole, non sei imprudente o debole, sei solo un pirla.

venerdì 23 ottobre 2009

Neanche un goccio

Mi dispiace ma il PD non mi frega più. Sul serio, ogni limite ha una pazienza. Altro che seconda chance se no il nano ha vinto, è finita, non ci salviamo più. Ne hanno avute fin troppe, di occasioni. Eleggano chi vogliono, tanto l'indomani ricominceranno a pomiciare con chi fanno finta di contrastare.

Votare per le primarie? Neanche se Franceschini venisse a casa mia in tanga leopardato. Nemmeno se Marino mi regalasse questa Aston Martin cromata a specchio.
Neanche se Bersani mi recitasse tutto il Mahābhārata in ginocchio sui ceci.
E se incontrassi D'Alema nel deserto, lui quasi morto di sete, agli ultimi spasimi, ed io con una bella coca fresca in mano, piuttosto la darei al cammello. (La cocacola).

Io non dimentico.

giovedì 22 ottobre 2009

Licenziagite!

"Ha ragione Tremonti, senza posto fisso non si campa". Questa è la risposta che i lettori di Repubblica hanno votato in maggioranza nel sondaggio dedicato alla domanda lapalissiana* se fosse meglio il posto fisso o la precarietà.

Aspetta un momento. Tremonti??? Ma chi, "quel" Tremonti? Il ministro delle finanze del governo a chiacchiere liberista e che vorrebbe scatenare nelle sue fantasie erotico-economiche l'ultraviolenza thatcheriana? Quello stesso governo che comprende anche il mini-Torquemada e castigamatti tascabile degli statali fannulloni, Fra Brunettolo da Venezia? Colui, il Brunettolo, che, potendolo, licenzierebbe tutti tranne lui e i suoi vecchi compagni di merende socialisti?

Si, proprio quel Tremonti lì, che studia con profitto da no-global ormai da qualche anno, ha sposato l'eresia dolciniana e la frase sul posto fisso l'ha buttata là così, a tradimento fra i tacchi della Signorina Emmo Marcegaglia, che per poco non ci sbatteva gli occhiali sullo stipite.
"No, no, non si può, è roba vecchia, macchè posto fisso", si è giustamente risentita la Signora Confindustria che non corre certo il rischio di essere licenziata.

Berlusconi, che per paura di perdere un punto della patente di miglior premier dell'universo prometterebbe chissà che cosa e ormai un pò precario ci si sente, è scattato come un pupazzo a molla e ha detto subito: "Si, si, è vero, che schifo la precarietà, viva il posto fisso, anzi il posto a vita, l'ergastolo lavorativo."
Salvo poi, il giorno dopo, riavutosi dal momento di smarrimento, prendere le distanze da Fra Tremontino da Sondrio, il neo-dolciniano no global, l'eretico del posto fisso, il profeta dell'ovvia conclusione che è meglio avere la certezza del domani piuttosto che vivere sul filo del rasoio.

Di questo si tratta, in fondo. Avere un contratto a tempo indeterminato, con le sue belle tutele, ti permette di fare qualche progettino per l'immediato futuro come l'acquisto della casa, il matrimonio, il togliersi qualche sfizio. Se sei ancora in età da riproduzione ti permette di figliare e mantenere la prole. Non si parla del fatto di entrare in una ditta e lavorarci quarant'anni come succedeva una volta. Cambiare lavoro, se lo si desidera, è cosa buona e giusta.
C'è un tipo di capitalismo, però, che ti costringe a campare alla giornata, senza sapere se domani lavorerai ancora o no. Un sistema che se ne frega delle tue esigenze di programmazione di vita. Ti usa, ti spreme e poi ti getta.

Chi è soggetto a questa tortura della precarietà non è certo la Signorina Emmo o Fra Brunettolo e nemmeno l'eretico Fra Tremontino. Loro fanno parte di una casta che il posto fisso non l'ha mai abbandonato. Anzi, se lo tramanda di padre in figlio, di marito in moglie. Gente abbarbicata alla sua posizione di privilegio e che non ha alcuna intenzione di dividerla con gli altri. Loro stipendiati lautamente a vita e gli altri sotto il giogo della precarietà.

Una visione molto medievale, in fondo, altro che tardocapitalistica. Il popolo che paga le decime alla nobiltà ed al clero ed il Signore che per magnanimità decide di togliere le tasse a suo puro capriccio. Oggi a te, domani a quelli laggiù. Toh, quanto sono buono e giusto.
Apro una parentesi. Per continuare con le ovvietà, sarebbe meglio tagliare le tasse ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati più che ai professionisti ed ai commercianti. Cioè privilegiare coloro che non possono materialmente evaderle, le tasse.

Rimane il dubbio sul tipo di gioco che stanno giocando Fra Tremontino l'Eretico con il suo grido "de-licenziagite!" e il suo compare Umbertino da Varese, pronto a schierare i carrocci a testuggine a difesa del ministro del PDL. Ci fanno o ci sono?
Che Iddio mi conceda la grazia di essere testimone trasparente e cronista fedele di quanto sta avvenendo in un luogo remoto a nord del continente africano, in un paese di cui è pietoso e saggio tacere anche il nome.

Ed ora un po' di sana musica medievale, Salvatore Remix.


* Mannaggia al Tafanus che mi ha bruciato l'associazione con Catalano e "Quelli della Notte". Ci avevo pensato anch'io!

lunedì 19 ottobre 2009

L'ha detto la televisione

Sono interessanti i dati di un sondaggio pubblicato oggi su Repubblica e realizzato da Demos & Pi su "Gli italiani e l'informazione" che riassumerò in breve.
Premesso che la ricerca è stata effettuata su un campione di 1337 persone maggiori di 15 anni, emerge ancora una volta il ruolo fondamentale, ai fini informativi, della maledetta televisione.

Vediamo prima di tutto quanta gente guarda la tv. Spulciando le tabelle pubblicate emerge che il 46% del campione rappresentativo della popolazione italiana sta davanti alla tv dalle due alle quattro ore al giorno. Il 17,8% trascorre più di quattro ore attaccato allo schermo in modalità geco, ed il 27,3% di costoro vota Berlusconi. Forse per riconoscenza per tante ore di divertimento spappolaneuroni che gli offre gratis.
Gli elettori della Lega sono meno teledipendenti (15,2% con più di quattro ore al giorno) dei pidiellini. Troppo moderna, la diavoleria. I druidi non avevano la tv.
Chi la guarda di meno, tra gli stakhanovisti del tubo catodico o dell'LCD, sono gli elettori dell'Italia dei Valori.
Un fortunato 1,7% di italiani intervistati dichiara di non guardare la tv.

Rispetto alla rilevazione precedente del 2007, per quanto riguarda le fonti di informazione quotidiana del campione, in generale aumenta la fiducia nella tv satellitare, digitale terrestre e per Internet. In crescita anche i giornali quotidiani mentre calano radio e televisione analogica (RAISET, La7).
Ho sempre l'impressione che queste ricerche di mercato diano risultati un po' schizofrenici. Infatti, se tra i TG ai quali gli ipnotizzati dalla tv danno maggiore fiducia calano il TG1 e il TG5 ma aumentano Studio Aperto (ahimé), il TG de La7, SkyTG24 e soprattutto RAINews24, con un clamoroso +13,4%, il programma di informazione del quale gli italiani pare si fidino di più è "Report" della Gabanelli.

Una bella domanda del sondaggio riguardava il grado di indipendenza politica dei mezzi di informazione. In generale gli italiani indicano come fonte maggiormente obiettiva Internet. Scorporando i dati per appartenenza politica, la fiducia ad Internet viene data a maggioranza dagli elettori dei partiti d'opposizione e dei partiti minori, mentre gli elettori di centrodestra (PDL e Lega) credono alla televisione. Addirittura più i leghisti dei papiboys, con un bel 37,5%.

Sul conflitto di interessi di Berlusconi e se esso condizioni la libertà di informazione e l'andamento della politica, il numero di coloro che percepiscono il problema è, in generale, in aumento. Più che lo stato della libertà di espressione, comunque, preoccupa il condizionamento della politica.
Gli elettori dell'opposizione e coloro che meno guardano la tv sono coloro che maggiormente si preoccupano del conflitto di interessi. Gli elettori del PDL e i teledipendenti hard sono coloro che meno sentono il problema. Forse, ammettendone l'esistenza, temono che gli possa venire meno la dose.

In definitiva, si dimostra per l'ennesima volta che non è vero che "le televisioni non contano". Contano, eccome se contano. Conta soprattutto uniformare la poltiglia da far trangugiare ai telespettatori che stanno lì davanti come uccellini di nido aspettando qualsiasi cosa purchè si possa ingoiare. E se è merda non se ne accorgono nemmeno. Anzi dicono, come Mina in quella famosa canzoncina: "Ma che bontà!"
Ecco perchè ci si sbatte tanto per piazzare le persone nostre in RAI, per mettere i papiboys e le papigirls a leggere il telegiornale delle 20, perchè i tg stanno assomigliando sempre di più a contenitori di vuoto spinto farciti di nulla. E perchè infine la tv non serve più per informare ma per disinformare, per tenere assieme il proprio elettorato, pour épater le papiminkia', manipolarlo e mantenerlo dipendente dalla dose quotidiana di propaganda. E serve anche, ultimamente, per mazzolare gli avversari.

Alcune considerazioni finali.
In generale, secondo i dati del sondaggio, gli italiani sembrano guardare meno la tv per affidarsi invece ad Internet ed ai mezzi di informazione più innovativi. Si accorgono del cambiamento in senso peggiorativo dell'obiettività dei telegiornali, leggono i giornali quotidiani ed apprezzano il giornalismo di inchiesta à la Gabanelli. Sembra quasi un'altra Italia, un paese più maturo di quanto appaia a sentire il suo peronetto di riferimento.
Solo il 17,8% del campione intervistato risulta teledipendente a livelli da comunità di recupero, appartenente alla specie "l'ha detto la televisione" ed è infine a maggioranza berlusconiano.
Non sarà, come sospettavo giorni fa, che il papipeople rappresenti proprio una minoranza gonfiata dagli steroidi televisivi nel tentativo di emergere da una maggioranza kommunista?
Ci mancava solo di essere un paese dopato.

martedì 13 ottobre 2009

L'orrendo paese della Faccia Gigante

Ieri sera ho visto quello che è forse il più impressionante film horror dell'anno, anche se sarebbe meglio definirlo uno snuff-movie, uno di quei film dove l'orrore e la tortura sono reali e non simulati.
Il vero e proprio tormento che ci procura la visione di "Videocracy" di Erik Gandini deriva dalla sua rappresentazione di un mondo dominato da un "Brutto" felliniano spogliato a forza della visione felliniana e rimasto solo cattivo gusto nudo e crudo. Un pozzo senza fondo di volgarità che è non solo la televisione italiana protagonista del film ma questo paese divenuto un immenso studio televisivo dove la gente si degrada fino all'inimmaginabile - manca ormai solo la coprofagia immaginata da Pasolini-De Sade in "Salò", ed è disposta letteralmente a tutto pur di apparire nella scatola maledetta dalla quale ci comanda l'orrendo ghigno del joker di Arcore. La faccia gigante che ha reso questo paese cultore del bello, dell'arte e del sublime, il paese di Leonardo Da Vinci e Michelangelo, una cloaca massima dove sguazzano stronzi, zoccole e ogni tipo di malavitoso assurto ad eroe della patria.

Se permettete una digressione, ricordate il secondo capitolo della saga di "Ritorno al futuro", il più sottilmente angosciante dei tre? Il cattivo Biff Tannen ruba un almanacco sportivo dal futuro e, ritornato nel passato, sfrutta la conoscenza di eventi futuri per crearsi una fortuna totalmente immeritata in una realtà parallela. Il mondo dominato dal riccastro Biff è modellato su un CASINO, su un immaginario da gangsters, ricco di belle donne scosciate e poppute, gioco d'azzardo, prepotenza e malaffare.
Un mondo orripilante che gli eroi del film devono a tutti i costi evitare che si avveri.
Beh, non è incoraggiante pensare che l'Italia sia diventata un incubo peggiore dei peggiori scenari dei film di fantascienza.

Gandini dice all'inizio del suo film che per chi osserva il fenomeno dal di fuori - lui vive in Svezia - è difficile comprenderlo. Un modo gentile per dirci che dobbiamo considerarci come dei topolini bianchi da laboratorio, osservati dall'occhio esperto di un etologo.

Cominciò tutto, narra il documentario, con un uso intensivo ed osceno del corpo femminile usato come un piede di porco per scardinare tutto ciò che era stata fino a quel momento l'idea di informazione, intrattenimento e cultura televisiva.
Dalle calze a 20 denari delle Gemelle Kessler eravamo passati ai panorami ginecologici delle ministre pon-pon, prima che ritornassero vergini con il tailleur da signore per bene.

Non solo, aggiungo io. Vi fu un periodo, dalla metà degli anni settanta e per un decennio circa, dove in televisione si poteva vedere di tutto ma proprio di tutto. Porno-horror alle quattro del pomeriggio con ogni tipo di violenza ed efferatezza tra un "Jeeg Robot d'acciaio" e un "Lamù". Nessun MOIGE a stracciarsi le vesti.
Di pomeriggio, a quei tempi, vidi un orrendo film spagnolo su due ristoratrici lesbiche assassine che conservavano i corpi delle loro giovani vittime in salamoia; il famoso cult "Perchè il dio fenicio uccide ancora?"; "Eviration", storia di un ragazzo evirato dai cani.
Questo mentre di sera girava tranquillamente da un canale all'altro "Ultimo mondo cannibale". A notte alta dominavano i porno e quegli squallidissimi spogliarelli dove per vedere un centimetro quadrato di passera di straforo bisognava restare svegli fino alle quattro.
Conosco vecchietti che si sono bruciati gli ultimi neuroni cannibali a furia di far tardi nella speranza che una notte su cento, si andasse finalmente oltre e la signorina Wanda la peracottara con le coscione disfatte dalla cellulite arrivasse addirittura ad un accenno di masturbazione, con primo piano finale.

Erano le meravigliose TV libere. Ed è lo stesso principio della droga. Lo spacciatore ti regala sempre le prime dosi, per crearti la dipendenza.
Quando fummo assuefatti alla "libertà", questa divenne condizionata. Ricominciò la censura, ritornò il bigottismo. Il bastone e la carota.
Per un attimo esistette anche una televisione che cercava di conciliare la libertà con l'emancipazione e la ricerca del nuovo. Nacquero trasmissioni a loro modo rivoluzionarie (ricordate Moana e lo Scrondo?) ma durarono poco. Richiedevano uno spettatore di qualità superiore all'ameba e non erano funzionali al grande progetto per piano di rinascita ed orchestra.

Ora in pratica guardiamo solo quello che vogliono loro. O che vuole lui, il che è lo stesso.
Il porno è solo a pagamento, con tanto di codice criptato per proteggere i bambini e i nonnini ormai dementi, per i quali una Selen potrebbe essere fatale. Chi si contenta del fetish gratuito può guardare i telegiornali.

Per tornare a "Videocracy", la voce suadente da torturatore del narratore ci racconta degli eroi Lele Mora e Corona. Figuri al cui confronto Facciadicuoio e Jason sono dei bravi ragazzi ma che nel CASINO tannenian-berlusconiano sono personaggi da ammirare ed imitare.
Non si sa se faccia più ribrezzo il Mora biancovestito con la casa tutta bianca e il telefonino con la svastica da anima nera, roba che in Germania sarebbe da arresto, o il Corona che conta i bigliettoni da cento euro sul letto, si sgrulla l'uccello sotto la doccia e poi va in giro in macchina a controllare i suoi paparazzi come il pappone controlla le mignotte.
Che personaggi squallidi, come l'altro disoccupato di lusso Briatore e quella Costa Smeralda che bisognerebbe ribattezzare - mi perdonino i sardi - SMERDALDA.
Un paese ridotto a subire il fascino dei malavitosi con gli occhi strafatti di coca ma che sono tanto fichi perchè scopano tutti i giorni.

Ancora più disgustosi sono i poveri che darebbero via il culo - lo ammette alla fine l'operaio che vorrebbe essere un'atroce mix tra Van Damme e Ricky Martin e non è altro che una povera nullità - per diventare ricchi e famosi, cioè delle Simone Venture.
Le squinzie che, intervistate, vogliono fare le veline, le letterine, le letteronze, "così poi sposano i calciatori". Che i calciatori le sposino, in alcuni casi, per nascondere il fatto che amano, più della passera, il 24x17 , non le sfiora nemmeno. Ma poi che gliene fregherebbe? I calciatori sono ricchi e con la ricchezza passa tutto, anche l'omosessualità.

Su tutto domina alla fine del film e dell'incubo che abbiamo appena vissuto, il faccione gigante del responsabile di tutto questo, il più grande spacciatore di balle e false illusioni degli ultimi 150 anni. Colui che ha rovinato questo paese. Colui che ha sostituito a tradimento, nell'album degli eroi, la figurina di Salvo D'Acquisto con quella di Fabrizio Corona.



"Videocracy" integrale parti: 2 - 3 - 4 - 5- 6- 7 -8

lunedì 12 ottobre 2009

Exit strategy

"A voler essere magnanimi ed anche se Napoleone Bonaparte - nano di ben altra pasta - si rivolterebbe nell'avello a Les Invalides, un'ottima exit strategy potrebbe essere questa.
Scartata la troppo plateale crocifissione, per paura che dopo tre giorni possa ritornare, un bell'esilio dorato sarebbe una soluzione molto British e dignitosa per il "più perseguitato della storia dopo Gesù Cristo".
Un'isola famosa, dotata di ogni comodità e lusso, attrezzata con vulcani e menestrelli, ma meravigliosamente lontana dai nostri zebedei, a 2000 km. da qualunque terraferma, senza aeroporti, alla quale si può accedere solo via nave.

Può portarsi chi vuole, dalle escort alle ragazze immagine. La nave è grande e la stiva la si può riempire fin che ce ne stanno. Tutte a remare.
Biglietto gratuito di sola andata anche per i fedelissimi, i sodali, i compagni di sventura, i compagni di merende e i compagnucci della parrocchietta, compreso Minzolini.
Qualora si raccogliessero molte richieste saremmo disposti ad approntare una seconda nave per i papiminkia che volessero seguire il Papi nell'isola. Tutto spesato, vitto e alloggio compresi., a Sue spese. Ovviamente biglietto di sola andata. Per i pentiti, si torna indietro a nuoto.

Sempre per estrema magnanimità, saremmo disposti ad offrire il passaggio per nave gratuito fino all'isoletta anche alla sua progenie (nota e non) per evitare tentazioni di nepotismo e trasmissione del contagio da una generazione all'altra. Argent de poche e bagaglio a volontà, non vi sono limiti. Basta che non scappi loro di ritornare."

C'è chi sostiene che le note informative scambiate in questi giorni tra i servizi occidentali assomiglierebbero al testo di cui sopra.
Quando i salotti che contano non ti invitano più, le signore abbronzate dell'altissima società ti tengono a distanza con il pungolo per paura di esserti ritratte a fianco nella foto ufficiale e gli stessi tuoi sodali di partito cominciano a prendere appuntamento per il rifacimento della verginità, il messaggio è chiaro. Anche un nano lo capirebbe.

giovedì 8 ottobre 2009

Pornonano

"L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido.
Ho sempre visto
con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo". (Paolo Guzzanti, uno che lo conosce)

"Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. È stato tutto inutile". (Veronica Lario, che lo conosce ancora meglio.)

Il pornoduce va in onda a notte fonda, come si conviene agli spettacoli osceni. Certe cose non avrebbe il coraggio di dirle alle otto di sera in diretta da Minzolini, visto quante donne ignare del suo odio per la passera over-18 lo votano, così telefona a Leporello-Vespa all'una, come un maniaco qualsiasi. "Aah, aaah, sto venendo".
Lo scopo è molestare l'unica donna presente, l'on. Rosy Bindi, attirata sapientemente nell'imboscata dall'insetto che ne sa una più del diavolo e del suo collegio difensivo.
Tanto gli uomini (si fa per dire) presenti non oseranno difenderla, visto che non è un modello escort quattro porte superaccessoriata. Difendere dagli insulti di un villano una donna in quanto tale, indipendentemente dall'età e dalla prestanza, è considerato in Italia, dagli omuncoli italiani che fanno tendenza e che parlano in televisione, roba da checche. Così tacciono, oppure al massimo si portano la mano alla fronte, come Pierferdy. 'Azzo, che virilità!
Un bel "Ma che cazzo stai dicendo, come ti permetti, brutto cafone", però non sfugge da nessuna delle impavide bocche maschili presenti.
Peccato, c'era da conquistare un bel pezzo di elettorato femminile che avrebbe apprezzato il gesto. Il cavaliere, nel senso di chi è capace di difendere una signora, qualunque signora e non solo un'arrapauccelli in tenuta da combattimento, fa sempre la sua porca figura su donne di qualunque età. Se poi la difende di fronte al drago, è il numero uno.

"Lei è più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce". Quasi schiatta dalla rabbia mentre pronuncia una battuta più vecchia del suo pipino.
Peccato non poterlo vedere in quel momento. Dev'essere sul rosso pompeiano-porpora cardinalizia, con l'adrenalina che pompa stile rave party e il pacemaker che fa gli straordinari, come Stakhanov in miniera con il martello pneumatico.
Poer nano. Credeva di trovare la solita razione di carne fresca e, non trovandola, è andato in bestia. Una crisi d'astinenza in piena regola. Una scimmia che non ti dico. La para dura.

Ingrato, chissà quante signore avanti con l'età, con il cerottone anticaldana menopausica appiccicato sulla chiappa pericolante da cellulite, lo avrannno votato entusiaste. Loro lo amano anche se è vecchio, litiga con l'idraulica ogni sera, è più truccato di una geisha ed ha il brutto carattere del Nano Tremotino.
E pensare che anche la sua figliola grande, poera nana, è più ricca che bella ma noi non siamo così bastardi da ricordarglielo.
In Toscana direbbero, per riassumere: "Bellino, lui."
Comunque si consoli. Per quanto faccia, dica e urli, anche lui è più ricco che affascinante.

lunedì 5 ottobre 2009

Caimangeddon

Minchia che brutta faccia ha il Cavalier Caimano in questi giorni. Sul regno di Silvio cominciano a svolazzare minacciosi stormi di volatili per diabetici, che vanno ad appollaiarsi di fronte alle sue numerose residenze come ne "Gli Uccelli" di Hitchcock.
Tira una brutta aria per il migliore statista degli ultimi 150 anni.
L'odiato ingegnere sta guadagnando in Borsa grazie alla sentenza sul Lodo Mondadori (per corruzione di giudici) che sancisce un risarcimento di 750 milioni di euro da Mediaset a CIR e un pezzo di fegato del caimano se n'è gia ito, ben cucinato con cipolle, rabbia blu e vino bianco.

Domani la Consulta si esprimerà sulla costituzionalità del Lodo Angelino e se dovesse bocciarlo sarà un altro bel colpo al di sotto della cintura, a rischio di ko. Eh già perchè, senza il parafulmine del Lodo Alfano, il Fuhrerino tornerebbe ad essere un comune mortale e non una specie di übermensch al di sopra del giudizio degli uomini, in grado di sgamare ogni processo.

Sul fronte dei media, come se non fosse bastato il successo da sette milioni di telespettatori di Patrizia ad "Annozero", ecco l'ammutinamentino della corazzata TG1.
Uscito in maniera quasi miracolosa da un coma che si protraeva da mesi, se non da anni, visto che il TG1 non è filoberlusconiano da oggi e per colpa di Minzolini, il CDA si è accorto che herr direktor aveva superato ogni limite di servilismo pro-premier, andando contro la manifestazione indetta dalla FNSI, ovvero contro la sua stessa categoria di appartenenza ed ha perfino emesso un comunicato. Non che mi aspetti i forconi e le ghigliottine. Finora sono poco più che belati di agnelli, ma è bello vedere che dei giornalisti hanno avuto un soprassalto di dignità. A meno che non nàsino già il cambio di gestione e non siano intenti alla gara a distinguersi in previsione di un nuovo imperatore da servire.

Ha voglia lui intanto di parlare di complotti, di eversione, di "vogliono farmi fuori", di risultato delle urne da rispettare. Come se, una volta votato un tizio, questi si dovesse sentire in diritto di regnare per sempre, fino all'arrivo inesorabile della Commare Secca. In diritto di farne da forca e da galera e sempre da impunito.
Mi preoccupa. Non si sarà confuso e non crederà di essere stato eletto Papa invece che premier? Questo aggrapparsi con gli unghioli alle urne elettorali fino a strapparle dai tavoli non è dignitoso per niente da parte di un cosiddetto capo di governo.

Sempre per il gusto della citazione cinematografica, ne"La Zona Morta" di David Cronenberg il Presidente, minacciato dalla pistola dell'attentatore paragnosta, agguanta un bambino e se ne fa scudo per trovare una via di fuga. L'attentatore non ha il coraggio di sparare su un neonato e viene neutralizzato. Il Presidente però, che ha agito in diretta televisiva, non sopravviverà allo scandalo derivato dal suo ignobile gesto.
Ecco, è proprio questa la sensazione: che Berlusconi, per salvarsi dal baratro in cui si è cacciato per aver voluto strafare dopo una vita all'insegna della sete di Potere, voglia farsi scudo del popolo italiano in una versione aggiornata del muoia Sansone e tutti i Filistei. Anzi, i Fininvest.

Il sempre più spudorato Cicchitto invoca una manifestazione di popolo contro la sentenza del Lodo Mondadori. Cioè noi italiani dovremmo scendere in piazza per difendere un fantastiliardario che, per aver imbrogliato un suo pari e truccato la roulette comperando il croupier, è costretto a pagare la multa.
Che teneri e che facce toste! Quelli che "i nogglobal", "i bruciabandiere", "i cortei politicizzati", scoprono improvvisamente la bellezza della manifestazione popolare. Se si scende in piazza per difendere l'interesse privato ( i dané) di Berlusconi sono disposti perfino a tenere i celerini al guinzaglio. Scommettiamo che quei manifestanti pro-Silvio non li picchierebbe nessuno?

Nel finale del "Caimano" di Moretti il popolo dei papiminkia dà alle fiamme il palazzo di giustizia per difendere il suo idolo, uscito condannato da un processo dei tanti a suo carico.
Anche se Cicchitto dimostra di ispirarsi pericolosamente alla cinematografia comunista, non so se questa volta la realtà assomiglierà all'arte.
Perchè ai miei connazionali chiedo: siete voi disposti a dimenticare i vostri problemi di arrivo a fine mese, di perdita del lavoro, di disoccupazione, di incertezza del futuro per uno che ha comperato una sentenza per accaparrarsi con la frode un gruppo editoriale, di trentadue che lui ne aveva già?
Sareste disposti un domani a pagare i 750 milioni di euro** (sono circa 1500 miliardi) di tasca vostra, per solidarietà con una povera vittima del terrorismo giuridico che non ce la fa ad arrivare alla festa di fine mese?
Qualche coglione che risponderà si ci sarà sicuramente ma dubito che chi si trova in seri guai a causa della crisi non troverà la forza, anche se l'ha votato, di mandarlo cordialmente aff. Lui e Cicchitto.

** Grazie Ryo!

Trovo vergognosa la foto di apertura. Cosa vi ha fatto Marco Carta, a parte fecondare l'uovo malefico dal quale sono uscite le "cartine"?

sabato 3 ottobre 2009

Io ne ho viste cose che voi padani non potreste immaginarvi

"C'è Bossi che mi sta facendo una testa tanto con questo cavolo di fiction.... di Barbarossa..." (Silvio Berlusconi, 21 giugno 2007, telefonata con Agostino Saccà)

Voluta, fortissimamente voluta da Bossi come fosse questione di vita o di morte, la prima taragna-fiction sulle gesta di quell'Alberto da Giussano che noi terroni ricordiamo più che altro per essere quello che "or si fa avanti" nella poesia di Carducci, giunge finalmente sugli schermi nazionali, da Aosta a Lampedusa e non solo nelle sale di Pero e Carugate, in versione per il grande schermo.
Dirige Renzo Martinelli in Ridley Scott mode, con tanto di colonna sonora simil-gladiatore e, speriamo non ci sia veramente ma lo temo, primo piano della mano dell'eroe che accarezza le spighe di grano.

Due parole prima di tutto sulla serata di presentazione del film, svoltasi al Castello Sforzesco con la First Sciuretta in persona, il Cavaliere Smascherato in versione "mi-tocca-sorbirmi-questo-cavolo-di-fiction", il Bossi senior che, apprendiamo con sgomento, nel film appare come comparsa, tutto lo stato maggiore e minore della Lega e lo scudo umano La Russa in rappresentanza dell'Italia, con star internazionali del calibro di Simona Ventura e Lory Del Santo.
La cronaca affidata alla sapiente penna del "Giornale", ci informa che il film, costato 30 milioni di euro (per noi una mappata, per gli americani il costo di una puntata di "Dr. House"), è stato girato indovinate dove? Tra Varese e Malpensa? Sui verdi prati della Brianza? No, in Romania. E per giunta le comparse dalla parte dei Giussaniani erano tutti rumeni.

Come in tutte le opere destinate ad un pubblico di semplici, ci sono i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, rigorosamente separati da uno steccato. Il cattivo è l'Imperatore, che si presenta alla giovane Trota da Giussano con un roboante "Io sono Frederich Von Hohenstaufen!" (e qui, diciamolo, manca il nitrito del cavallo). Con fierezza lombarda il piccolo padano insolente risponde "Ed io sono Alberto da Giussano!" (qui ci starebbe bene 'o pernacchio di Eduardo).

Crescendo, il Giussano stranamente non esprime il tipico fenotipo lombardo biondocrinito ma un look stile ggesucristosuperstar con il capello in perenne disordine, neanche l'avesse acconciato per le feste Mel Gibson e lo sguardo torvo da "se mi guardi dritto in pupilla ti faccio la Risonanza Magnetica con il contrasto".
Si era pensato a Renzino per la parte ma, a causa del risultato devastante della "Prova Sguardi a confronto", si è ripiegato su un padano doc, Raz Degan, nato e cresciuto in un kibbutz, quindi a sud del casello di Roncobilaccio.
Uno con un curriculum da attore da paura, che aveva già fatto il ggesucristo e perfino il Dario III il persiano nell'"Alexander" di Oliver Stone (quello con la Jolie che ha un figlio più giovane di lei di due anni e Colin Farrell biondo con la ricrescita di tre dita, un colossal nel senso di colossale boiata). Un film che, in quella scena ci fece urlare all'unisono: "Ma come, Il Persiano lo fa Raz Degaaan??!" Lo stesso sconcerto di quando vedemmo Ciribiribì Kodak nel cristo di Gibson e la Bellucci in "Matrix".

Sul fronte cattivi, l'imperatore è un grande attore ma ormai più bollito di una salama da sugo. L'indimenticabile Rutger Hauer di "Blade Runner" e "The Hitcher" che da giovane avrebbe distrutto Raz con un battito di ciglia ed ora si potrebbe soprannominare "Sta Federico imperatore in coma".
Non manca neppure Murray "Salieri" Abraham, sorta di attore feticcio di Martinelli che lo aveva già impiegato in quel capolavoro assoluto del cinema complottista, una fotocopia fatta con il toner esaurito del "JFK" di Stone che era "Piazza delle Cinque Lune".

La trama è facilmente intuibile: Federico Barbarossa il "tudésc" (che Bossi voleva ribattezzare Barbaverde ma è poi stato sconsigliato dal farlo), opprime i milanesi con ingiuste gabelle e nega loro la libbertà. Alberto da Giussano prende in mano la situazione e ti organizza una rivolta, sempre con il capello spettinato ma che, abbinato con quegli occhioni blu, ti buca lo schermo.
Tra carrocci in fiamme alle porte di Tannhauser e cose che noi cinefili con potremmo mai immaginare, si celebra il tronfio-trionfo della Lega.
Sui titoli di coda non scorre il solito disclaimer ma una doverosa variante: "Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti NON è puramente casuale."



Disclaimer - Il film "Barbarossa" di Renzo Martinelli è sicuramente un capolavoro assoluto del cinema, superiore alle epiche di DeMille, ad "Ivan il Terribile" di S. M. Ejzenstein e ad "Attila flagello di Dio" di Castellano e Pipolo. Nessuno se ne abbia a male. Si ride per non piangere.

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