martedì 30 giugno 2009

Fart action

Giusto un anno fa, in questo post, raccontavo le vicissitudini della piccola azienda Miranda srl nel passaggio da una compagnia telefonica all'altra, alla ricerca di un piano tariffario più a buon mercato e delle peripezie della sua instancabile segretaria amministrativa, Signora Genoveffa, nota in ufficio come Lady Rottweiler a causa della sua teutonica affidabilità ed efficienza.

Ci sono stati degli sviluppi, nella vicenda, che è interessante divulgare, a perenne ludibrio della telefonia mobile italiana, gestita in alcuni casi da veri e propri avventurieri.

Fino alla fine dell'anno scorso, la Signora Genoveffa non poteva lamentarsi del contratto di telefonia mobile aziendale stipulato con la società Burp: bollette dimezzate rispetto a quelle di Bip, la tariffa più bassa in assoluto per minuto di chiamata, intercom gratuito e bonus sulle tasse governative.
Si, certo, a volte la copertura in certe zone lascia a desiderare, la comunicazione procede a singhiozzo ma, come si dice, a caval quasi donato...
Tutto bene quindi fintantoché l'azienda dove lavora Genoveffa non decide di cambiare intestazione societaria. Da Miranda srl a Miranda & Miranda snc.

Per quasi tutti i contratti di utenza accesi con la vecchia società non vi sono problemi per effettuare il subentro della nuova. Luce, gas, acqua, rifiuti urbani, telefonia fissa. Superata un'iniziale difficoltà dell'operatore di call center nel fare mente locale e capire che sia Miranda che Miranda & Miranda appartengono allo stesso proprietario, (chi chiede il subentro e chi ne dà il benestare sono quindi la stessa persona), c'è chi esegue la modifica dell'intestazione del contratto online e chi richiede di fornire la visura camerale ma nel complesso tutto procede bene. A parte le dozzine di minuti spesi con il cordless appiccicato all'orecchio in ascolto della musichina d'attesa.

Tutto ok tranne che con Burp, il gestore di telefonia mobile di Miranda srl. L'odissea omerica inizia a gennaio. Il primo risponditore afferma addirittura che non è possibile (?) effettuare subentri.
Alle proteste di Genoveffa ed ai "mavalà e macosadice", costui si ravvede e dice che "si, si può fare, però..." e qui parte una sfilza di richieste di documenti, da inviare per raccomandata. Burp non ha una modulistica già pronta, come ad esempio TelefonItalia, quindi bisogna arrangiarsi.
Genoveffa copia quella di Telefon e invia il tutto. Passano due mesi e riceve una lettera dove Burp si dispiace di non aver potuto accogliere la richiesta perchè la pratica manca diella necessaria documentazione. Genoveffa richiama Burp e questa volta, per la prima volta, si sente richiedere di inviare loro "il nuovo contratto". Quale nuovo contratto? Questo è un subentro, non un nuovo contratto. Il pischello dall'altra parte insiste, senza il nuovo contratto non ci sono santi.

Genoveffa ha quindi la brillante idea, giusto per interfacciarsi con qualcuno in carne ed ossa, di rivolgersi all'agente che le aveva fatto firmare il contratto a suo tempo. Si reca nel negozio dove sa che lui lavora part-time e chiede aiuto. La sua reazione è quella di colui al quale hai appena chiesto un prestito di 10.000 euro. "Ah, ma cosa mi dici. Però, sai, purtroppo non lavoro più per Burp".
Ok", insiste Genoveffa, "ma con te venne anche quella tua collega, come si chiama, Cunegonda!" "Oh, si, ti do il numero, prova a chiamarla. Io però, sai, non voglio più sapere nulla di Burp".
Genoveffa inizia a farsi l'idea che Burp non abbia un parco di agenti molto affezionati alla ditta. Ne ha conferma quando prova ad inviare una mail a Cunegonda e a chiamarla per telefono.
"No, guardi, io non lavoro più per Burp, anzi, mi faccia la cortesia di non rompermi le scatole con quei bastardi".

Sembra di essere in quegli horror dove il protagonista scopre a metà film di aver avuto a che fare fino a quel momento con dei fantasmi, incarnatisi nella sua mente malata.
La nostra ritelefona a Burp e chiede di farsi dare dei nominativi di agenti in servizio. Quattro nominativi: la prima la manda subito affanculo e la seconda sembra addirittura spaventata e prende le distanze da Burp (anche loro non ci lavorano più); il terzo non risponde e il quarto ha un numero inesistente.
Ennesima telefonata di una stremata Genoveffa al call center di Burp.
Dopo essere stata sballottata da un operatore all'altro come la classica patata bollente, alla fine trova un ragazzo molto gentile che le spiega cosa deve fare.
"Guarda, tu fai una fotocopia del contratto originale e invialo per raccomandata. Vedrai che la pratica andrà a buon fine". Genoveffa esegue e resta in attesa. Passano altre due settimane e arriva un'altra lettera che dice che la pratica non può essere evasa per documentazione incompleta. La fotocopia non era leggibile, bisogna rifarla ricalcandoci sopra. Passano altri giorni. Telefona Burp: "Mi scusi ma l'IBAN non ci risulta corretto" (dopo che le fatture di un anno erano risultate correttamente pagate proprio tramite quell'IBAN).

Per farla breve, dopo altre sei-sette telefonate, raccomandate, incazzature e urli per telefono finalmente, alla fine di maggio, dopo 4 mesi, il subentro va a buon fine. Almeno così afferma il 245.789° operatore chiamato.
Disgustata da Burp, alla quale vuole farla pagare, Genoveffa accetta la corte di un simpaticissimo agente di Bip (il vecchio gestore di Miranda) che, capitatogli in negozio per caso, con una manovra di accerchiamento a base di testosterone e parlantina, la convince a tornare all'ovile. Il ragazzo è proprio simpatico. Come si presenta premette che "sono tutti dei manigoldi" (i gestori di telefonia mobile) però lui cerca di fare l'interesse del cliente. Sarà.

C'è un problema però. Il contratto stipulato con Burp ha appena un anno di vita. Ci sarà una penale da pagare. Beh, Bip ti rimborsa la penale. Il furbo agente ha un atroce dubbio e chiama Burp. "Scusi, sono Pietro Gambadilegno (si spaccia per il titolare di Genoveffa), legale rappresentante di Miranda & Miranda. So che è andato a buon fine il subentro. Mi fate pagare la penale se per caso, eventualmente, putacaso volessi cambiare gestore?"
Qui, state bene attenti, si va sul surreale. Il callcenterista di Burp risponde che "si, pagherebbe la penale, anzi quella doppia, perchè con il subentro ripartono i 48 mesi." I 48 mesi sono il periodo entro il quale non puoi cambiare gestore telefonico in Italia se non a prezzo di un costoso pizzo, di una vera e propria estorsione. Alla faccia di Bersani, suppongo.
Taglio corto per non annoiarvi: secondo il simpatico agente di Bip, Gambadilegno dovrebbe ricevere da Burp una richiesta di penale da pagare di ben 400 euro. 100 euro a numero, raddoppiati perchè Burp la differenza tra subentro e nuovo contratto proprio non la capisce.

La storia non ha ancora avuto un termine. Ieri a Genoveffa ha telefonato una signorina di Bip. Sono spiacenti di non aver ancora potuto portare i due numeri su Bip perchè Burp sostiene che "non sono attivi". "Ma come, se mi sta telefonando proprio su uno dei due numeri!" La signorina concorda che sono cose dell'altro mondo.
Genoveffa sta aspettando che i due numeri sequestrati vengano liberati e che arrivi la famosa penale da 400 euro per scatenare contro Burp tutte le associazioni di consumatori della galassia. Se si renderà necessario passare al lato oscuro della Forza, si farà anche quello.

Scommetto che non avete trovato difficoltà ad immedesimarvi nella protagonista di questa storia. La butto lì: siamo sicuri che, potendo i consumatori usufruire dell'istituto della class action, questi gestori truffaldini potrebbero continuare a vessare i clienti a questo modo?
Per ora accontentiamoci di una fart action. Accogliamo con un sonoro vento di culo le eventuali proposte commerciali che dovessero giungerci per telefono dalle compagnie telefoniche che ci hanno disgustato.
Resto in attesa dei vostri commenti e, se possibile, del racconto di disavventure ancora peggiori di quella di Genoveffa con Burp. Anzi Fart, che fa rima con vento.


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domenica 28 giugno 2009

Obitorio 80 (Decade in decay)

Che brutta fine stanno facendo gli anni 80. Ancora così giovani eppur fatali a chi in quegli anni faceva faville e dettava le mode ed i comportamenti di noi tutti che eravamo già tra i vivi.
E' in atto una morìa di miti di quegli anni e chi non è ancora in rigor mortis non se la passa tanto bene.

Che sia l'effetto tossico della stronzaggine degli yuppies, del rampantismo dei Gordon Gekko ( i padri di tutti gli speculatori finanziari attuali) e della superficialità ed idiozia che allora ci venivano irrorate addosso a tonnellate attraverso i media per rincoglionirci meglio?
Se un decennio è riuscito a compiere tanta devastazione nei personaggi delle ultime cronache mortuarie, avevamo ragione a lamentarcene allora. C'è un motivo per cui non ricordiamo volentieri gli anni ottanta mentre ci viene la lacrimuccia per i sessanta e settanta. Erano anni di merda, che hanno seminato alcune delle peggiori male piante di oggi.
Sarà interessante vedere le fotografie (prima e dopo) dei personaggi citati in questo macabro post, per ribadire che gli anni 80 nuociono gravemente a chi li ha vissuti e a chi sta loro vicino.

Michael Jackson (prima e dopo) è già alla seconda autopsia (come se il tossicologico non fosse stato da fare immediatamente, in casi del genere, benedetto coroner!) e immagino che il lavoro del tanatoprattore, dopo tanto taglia e cuci, sarà destinato a diventare più ostico del previsto. Non lo invidio. Non tanto per la ricucitura del taglio a T, visto che sarà coperto dalla divisa del moonwalker, ma per il naso che, essendo già pericolante da vivo, sarà già andato e dovrà essere sostituito da una protesi in silicone. Gran lavoro anche sulla pelle che, sottoposta a trattamenti sbiancanti e a chirurgia plastica intensiva per anni ed anni, sarà già più agée di quella di Ramses II, una mummia che i suoi anni se li porta alla grande.
Un consiglio, però. Fatecelo vedere da morto altrimenti, con le voci che già circolano e la morte simil-Elvis, rischiamo di ritrovarcelo tra i non morti assieme ad Elvis, appunto, e Moana. Non morti ma vivi e vegeti da qualche parte (universo tangente?) per sfuggire a varie miserie esistenziali.

Anche Farrah Fawcett (prima e dopo) è morta. Ai suoi tempi, quando scopertinava su tutte le riviste ed era la supergnocca da imitare, tutte siamo state pettinate come lei, con la sua inconfondibile scalatura di capelli biondi. Sempre che il parrucchiere capisse cosa intendevate con "scalatura alla Farrah Fawcett". Io, per averla voluta imitare, mi ritrovai con un taglio stile marines, cortissimo, che mi causò cocenti lacrime e da allora un'odio viscerale verso i tagliatori di capelli.
Dispiace ridurre il ruolo di questa icona morta degli anni 80 ad un puro ricordo da coiffeur ma sinceramente, a parte il fatto che fu moglie dell'uomo da sei milioni di dollari e che si mise con Barry Lyndon prima (e dopo ) che costui iniziasse a gonfiarsi come un pallone di whisky, non mi viene in mente altro.

Simon Le Bon (prima e dopo) non è morto anche se è già enfisematoso, ma si è scoperto recentemente essere dedito ad allietare le feste private di un altro ex eroe degli anni 80, il manager rampante delle televisioni Silvio Berlusconi (prima e dopo), oggi ridottosi a fare il presidente del consiglio italiano.

Pur non essendo propriamente un mito anni 80, una mortina non si nega neppure a David Carradine, self-kill Bill, entrato ad honorem nella schiera dei miti del trash a causa della morte per autostrangolamento erotico.

Forse aveva ragione Donnie Darko. Un bel motore d'aereo che ci cascasse in camera da letto potrebbe aprirci uno spiraglio su un universo tangente migliore di questo. Dove gli anni 80 non sono mai esistiti.

mercoledì 17 giugno 2009

Arriva s'accabadora




Se voi foste il POTERE e doveste investire miliardi di dollari su un paese o semplicemente mantenere un buon terreno di coltura per i vostri affari (ragionate in termini macroeconomici, non si parla solo di vendere i tubi della Marcegaglia o gli stracci dei cinesi) oppure steste ridisegnando in senso globale alleanze, muovendo i vostri scacchi per piazzarli nelle aree dove risiedono le riserve energetiche; se steste lavorando a tutto ciò, domando, permettereste che una consultazione elettorale qualsiasi rovinasse i vostri piani? Vi ritirereste in buon ordine accettando il responso a voi contrario, derivante da un voto talvolta totalmente umorale ed irrazionale (basta vedere gli abruzzesi che continuano a votare Berlusconi)? Vi fidereste di elettori che al 90% votano alla cavolo di cane? Affidereste loro i vostri destini monetari e financo quelli del mondo? Io dico ragionevolmente di no.

Mi sto convincendo sempre più che, tranne in qualche paese tutto sommato non determinante sullo scacchiere geopolitico, o non ancora, le elezioni che si sono svolte dal 2000 in poi nei paesi che contano ed in quelli strategici dal punto di vista energetico siano state tutte più o meno pesantemente truccate.

In linea generale, i regimi dittatoriali (quelli che ancora ricorrono alle elezioni) e quelli a deriva autoritaria brogliano per autoconfermarsi in un consenso molto spesso inesistente. E' fisiologico. Nessuna meraviglia dunque se in Corea del Nord, nell'ipotesi di elezioni, vincesse Kim Il Sung a man bassa.
La novità, sul fronte dei paesi che brogliano, e che rappresenta una tendenza inquietante negli ultimi anni, sono le irregolarità che compaiono delle consultazioni elettorali dei paesi democratici.

Sono stati praticamente dimostrati i brogli in Florida nelle elezioni presidenziali americane del 2000, quelli in Ohio nel 2004, con entrambe le consultazioni terminate a colpi di Corte Suprema, riconteggi ed incomprensibili ritardi nella comunicazione dei risultati. Oltre che nell'elezione di un Presidente che, proprio a causa delle pastette elettorali in casa del fratello governatore della Florida, fino al 10 settembre 2001 veniva appellato affettuosamente "resident" (abusivo) e percepito né più e né meno come tale.

Elezioni controverse si sono svolte negli ultimi anni in Messico e nelle Filippine.
Nella Russia di Putin, dove il presidente karateka raccoglie percentuali attorno al 64% dei consensi, l'OSCE sostiene di aver documentato nel 2007 pesanti brogli. Solo in Russia. Altrove, pare, tutto a posto.

In Italia, nel 2006, nessuno può obiettivamente dire che la tornata elettorale si sia svolta del tutto correttamente. Si sono registrate incomprensibili stranezze attorno alle schede bianche. Si è parlato di un ministro che avrebbe all'ultimo momento impedito il broglio andando contro la propria parte politica, di un'opposizione che gridava al "qui ci fregano le elezioni". Il grafico qui sopra, dal punto di vista statistico, è quasi una pistola fumante.
Come negli USA all'indomani dei misteri della Florida e dell'Ohio, chi ha perso le elezioni o le ha vinte per il rotto della cuffia ha rinunciato a rivalersi sui presunti imbroglioni e questo sarebbe spunto per infinite discussioni sul fatto se le elezioni non siano ormai un gigantesco gioco delle parti recitato da attori che interpretano dei ruoli a loro assegnati.

Il caso italiano del 2006 supporterebbe la tesi secondo la quale il broglio perfetto, nei paesi non apertamente dittatoriali o addirittura considerati democratici, si compie quando c'è incertezza del risultato perché vi è una sostanziale parità tra i due schieramenti. Parità che non è detto sia reale ma solo percepita. In quel caso potrebbe essere stata costruita propagandisticamente prima del voto. Infatti, una suddivisione dell'elettorato in due parti quasi uguali è un'eventualità assai poco probabile. Il mio insegnante di statistica ammoniva di non credere a quei sondaggi che suddividono il campione nelle percentuali 49-51%.
E' evidente che truccare percentuali attorno al 50% è decisamente più facile che attribuire un plebiscito a chi è palesemente sfavorito dalle previsioni di voto. Basta agire sulle cosiddette forchette. Parliamo di previsioni attendibili, ovviamente, non di sondaggi che vanno dove il cliente vuole e della costruzione propagandistica dell'incertezza.

Se la mia teoria venisse dimostrata e fosse vero che nessun elettore del nuovo millennio può più permettersi di disturbare i Manovratori, qualcuno potrebbe obiettare che allora anche le ultime elezioni che hanno visto il trionfo di Barack Obama dovrebbero essere state truccate.
Non lo sappiamo ma quando un candidato è in nettissimo vantaggio delle previsioni di voto, i brogli a suo danno non possono avvenire a meno di svelare apertamente il loro carattere di truffa.
Mi spiego. Il broglio, nel paese democratico, non si deve vedere, si deve appena appena percepire. L'indecisione, il bipartitismo, la suddivisione dell'elettorato in Guelfi e Ghibellini rendono il broglio perfettamente mimetizzato e tale da non suscitare scandalo se non in alcuni inguaribili malfidati.
Avere fatto vincere McCain, in sostanza, sarebbe stata veramente una cosa troppo sporca, da sangue che corre nelle strade.
In quel caso meglio lavorare per ingraziarsi il vincitore e cercare, se ci è potenzialmente ostile, di limitare il danno.

E l'Iran? A mio avviso i brogli governativi ci sono stati ma si è anche lavorato per sabotare dall'interno il regime di Ahmadinejad con una delle ormai solite "rivoluzioni colorate" che piacciono tanto ai Manovratori. Quando i paesi si vestono all'improvviso tutti di arancione o di verde e adottano il medesimo slogan, quando un'opposizione viene fuori dal nulla e si muove coordinata come una testuggine romana, c'è un'organizzazione sotto che spesso viene dal di fuori, non è roba autoctona.
Ho l'impressione che un sincero movimento di opposizione spontanea al regime di Teheran sia stato cinicamente manipolato dall'esterno al fine di dimostrare ancora una volta la perfidia del regime di Ahmadinejad, che deve essere mantenuto a scopo strumentale. Se Ahmadinejad cade, cade anche la necessità della Guerra al Terrorismo. In certi luoghi strategici è meglio tenerci un dittatore che un democratico o riformista. Mossadeq insegna.
Ad ogni modo è stato bello sentire le vergini croniste scandalizzarsi per i pestaggi della polizia iraniana sui manifestanti e per le irruzioni nelle scuole dove dormivano gli studenti. Oplà, non ci ricorda qualcosa?

Tornando all'argomento elezioni. Domenica prossima si rivota anche da noi, per i referenda. Un comitato promotore che crede, per un curioso fenomeno allucinatorio, di vivere in un paese normale e non in una manifestazione teratologica del potere mediatico e del conflitto di interessi, ha indetto una consultazione referendaria (rivolta a quei famosi elettori che votano alla belin di cane) per modificare la legge porcata di Calderoli. Con il risultato che, se la legge venisse modificata, Berlusconi avrebbe ancora più potere di oggi e il suo partito diventerebbe forse l'unico partito.
A meno di non pensare al famoso gioco delle parti di chi sta lavorando per il re di Prussia, questo comitato mi pare investito del ruolo che in Gallura era quello di s'accabadora, la donna vestita di nero che entrava nella stanza del morente e gli assestava il colpo di grazia spezzandogli il collo o colpendolo con un mazzuolo.

Update - Ho appena trovato questa segnalazione sul blog di Cinzia Sasso di un recente miracolo elettorale a Praga

lunedì 15 giugno 2009

Indagine su un fascista al di sopra di ogni sospetto


Ho scoperto per puro caso, fatemi usare la parola dotta: per serendipità, una cosa curiosa e direi clamorosa. Vi invito cortesemente a leggere prima il post e poi a visionare il filmato, che è un brano tratto dal capolavoro di Elio Petri "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto", una delle interpretazioni più memorabili di quel gigantesco attore che fu Gianmaria Volontè. Il film, lo ricorderete, è una metafora sulla intangibilità del potere e su un esponente di questo potere, posto sul versante dell'apparato repressivo, che lancia la sfida ultima alla sua insospettabilità, uccidendo la sua amante e dimostrando che, pur seminando di prove a suo carico il percorso di indagine, lui resterà alla fine impunito.

Ora, che c'entra questo film degli anni settanta, pur per certi versi ancora di inquietante attualità, con le ronde e i nazisti della Val Brembana che si apprestano a diventare i volonterosi mazzolatori del duce di gamba corta?
C'entra perchè l'ispiratore della Guardia Nazionale Italiana nonché del Partito Nazionalista Italiano, Gaetano Saya, sul suo blog ha pubblicato un curioso proclama ripreso in un articolo di Peacereporter sulle ronde nere che ho trovato seguendo un backlink al mio post di ieri.
Curioso perchè, alle mie orecchie cinefile e che non perdonano, hanno ricordato il celebre monologo dell'insediamento del "dottore" all'ufficio politico nel film di Petri.
Mi sembrava strano ma, potere della rete,sono andata su YouTube e ho controllato.
Il brano copiato, perchè non si può che parlare di copiatura, è il seguente (potete far partire il filmato):
"Voi tutti sapete che fino ad ieri mi sono occupato di terroristi e con un certo successo. Non è senza significato che sia stato destinato proprio io in questo momento alla direzione di un partito storico, l’ultimo rimasto. ciò è stato deciso poichè il CAOS si sta impadronendo della Nazione.
Oggi tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni che tendono addirittura a scomparire, questo scrivetelo bene nella memoria: ”sotto ogni SOVVERSIVO può nascondersi un CRIMINALE, sotto ogni CRIMINALE può nascondersi un SOVVERSIVO”. Nella Nazione che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi RECIDERE. Che differenza passa tra una banda di stranieri che assaltano e rapinano un’abitazione e la SOVVERSIONE ISTITUZIONALIZZATA LEGALIZZATA ORGANIZZATA? Nessuna!
Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi e cioè al rovesciamento dell’attuale ORDINE SOCIALE. Migliaia di prostitute straniere schedate e non espulse. Migliaia di zingari che commettono furti nella totale impunità. Milioni di clandestini che si aggirano impunemente nelle città. Migliaia di stranieri che spacciano, rubano , stuprano, uccidono. Un aumento dell’80% di scioperi e di occupazione di uffici pubblici e privati. Centinaia di assalti armati contro la proprietà privata commessi da stranieri. attentati contro la proprietà dello Stato. Gruppi di giovani SOVVERSIVI che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
Deputati e Senatori della Repubblica che istigano allʼINSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO, un Ministro dell’Interno dichiaratamente secessionista.
Un numero indescrivibile di riviste e programmi televisivi politici che invitano alla rivolta. Giullari e saltimbanchi che oltragiano e vilipendono i Ministri e il Governo.
Ma non è tutto. Ora ascoltate il sonoro del filmato e ditemi se il finale del proclama di Saya non è proprio copiato parola per parola:
"L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.
Noi siamo a guardia della Legge che vogliamo IMMUTABILE SCOLPITA NEL TEMPO. Il popolo è minorenne, la Nazione malata; ad altri aspetta il compito di curare e di educare.
A NOI IL DOVERE DI REPRIMERE, LA REPRESSIONE E’ IL NOSTRO CREDO.
REPRESSIONE E CIVILTA’."
Stupefacente, no? Soprattutto perchè coloro che scrissero queste parole, Ugo Pirro ed Elio Petri erano due comunisti.

lunedì 8 giugno 2009

Crepuscolari papiminkia


Parte prima: Esegesi di un vampirla

In questi giorni mi sto divertendo un mondo a leggere il blog delle Malvestite, dove Betty Moore si lavora ormai quotidianamente con motosega e coltelli di Liston i twilighters bimbominkia ovvero, traduco per gli over 13, i ragazzini, soprattutto le XX ma anche qualche XY, fanatici di Robert Pattinson e della saga di Twilight. Una robetta decadente a base di vampirismo diluito in dosi omeopatiche recentemente portato sullo schermo con risultati devastanti sulla già pericolante psiche adolescenziale.
Pare che la tipa che si è inventata la storia dei vampiri ggiovani soffra, come la Rowling del maghetto, di logorrea narrativa e quindi, non paga di un volume, ne scodella a ripetizione, con i relativi film a seguire.

Per fortuna non ho tempo di leggere e quindi ho potuto concentrare la full immersion nel fenomeno bimbominkiesco nelle due ore del DVD. Tra qualche bottarella di sonno qua e là e una sensazione del tipo "ma che ci faccio io qui?", credo di aver capito qual è la scena chiave del film che spiega perchè sia così amato dalle adolescenti oversize di questo filmato agghiacciante.

Dunque, Robert Pattinson, il tipico inglese pallido e smunto, il bello e dannato di cui di solito si innamorano alla follia i compagni di accademia militare brufolosi e racchi, è Edward, un vampirello che si incapriccia di una squinzia che si chiama Bella (come quella della Bestia). Lei lo vede per la prima volta a scuola ed è astinenza a prima vista. Si perchè, nonostante lei sia della serie "mammaCeccomitocca" ma di quelle che non disdegnerebbero, lui è restio. Non ci crederete ma per questo motivo si ameranno in eterno, scopando forse finalmente quando lei avrà novant'anni e avrà già preso l'estrema unzione.
Poi, figuriamoci, il belledannato non dorme mai. Non dorme???? Diamo atto all'autrice di aver creato il primo vampiro insonne, talmente stanco che non gli rimangono che le energie per saltellare qua e là come Spiderman. Superpoteri si ma riguardo al sesso si va sul platonico. Mah.

Scena chiave dunque del vampirizzare pallido e assorto: i due, Edward e la squinzia, ormai cotti l'uno dell'altra, sono in camera da letto. Lei ha già segnato sul diario "oggi perdita verginità", lui si avvicina, tenta di baciarla ma... si ritrae. Non può farlo. Si, la scusa ufficiale è che se per caso si mordono la lingua e lui sente il profumino del sangue rischia di mangiarsela ma a me la cosa non convince. 'Sto Edward è il vampiro più innocuo della storia del cinema e per questo piace alle ragazzine che fanno tanto le paracule in gruppo ma se si trovassero a tu per tu con un vero uomo se la farebbero sotto. Alle bimbeminkia trucide a parole piacciono i bambolotti tanto bellini ma sprovvisti del dunque, come il fidanzato di Barbie. Bambolotti che cantano, ballano, ti fanno strillare come un maiale al macello ma non ti sbatteranno mai a novanta gradi sul tavolo della cucina acchiappandoti per la collottola.

Il vampiro innocuo è una bestemmia. Qualcuno spieghi all'autrice di Twilight che il vampiro è uno dei più inquietanti simboli sessuali da sempre. Nella trasposizione cinematografica più fedele al romanzo di Bram Stoker, quella di F.F. Coppola, Dracula riesce a sovvertire totalmente la moralità delle due fanciulle, Lucy e Mina, spingendo quest'ultima ad una conclamata ninfomania.
Anche le sue mogli, nel castello in Transilvania, sono delle assatanate che prosciugano letteralmente Jonathan Harker, non soltanto succhiandogli il sangue.

Nonostante il suo aspetto mortifero, addirittura orrendo, come il Nosferatu interpretato da Klaus Kinski nel film omonimo di Werner Herzog, contenente la più lunga sequenza di suzione del collo della storia, ai danni di una Isabelle Adjani salmizzata, il vampiro è simbolo di seduzione assoluta che racchiude in sé l'ossimoro di vita (eros) e morte (thanatos) congiunte assieme nella più trasgressiva ed inquietante delle perversioni: la necrofilia.
Un altro film che trasuda vampirismo e sesso è "Miriam si sveglia a mezzanotte" con un David Bowie eternamente giovane incredibilmente accoppiato ad un'elegantissima e perfida Catherine Deneuve, impegnata questa volta in seduzioni lesbo-chic.
Infine, altro memorabile film vampiresco e ad alto tasso erotico, "Intervista col vampiro ", che rimane impresso per la figura della sconcertante vampira bambina Kirsten Dunst, una nuvola di ricci perversi a soggiogare per sempre il duo Brad Pitt-Tom Cruise.

Pensando a questi esempi classici di rappresentazione del mito del vampiro mi sento di poter definire Twilight, alla faccia di tutti i twilighters bimbominkia e in puro stile fantozziano, "una cagata pazzesca". Perchè un film di vampiri casti e ciellini è un'assurdità. E un vampiro che si tira indietro, come Edward, con la scusa dell'allergia al globulo rosso, non è un vampiro, è un vampirla.

Parte seconda: La rivelazione

"Inutile nasconderlo: siamo scesi. Grazie a Veronica. Si era prefissa di far danno e l'ha fatto. Che tutto le sia restituito con gli interessi".

"Grande Silvio! Sei il migliore! Qui in Toscana sono circondata dai poveri comunisti! Ieri sera ho assistito allo spoglio delle schede e la mia presenza li ha irritati". (da Spazio Azzurro)

Occazzo! Il fanatismo dei papiminkia assomiglia a quello dei twilighters, come dimostrano le testimonianze citate all'inizio. Silvio è come Edward, si adora e basta. Chi non lo adora deve morire tra atroci spasimi. Quando appare si urla e si strepita. Qualcuno dice anche "Oh my God!"

E se papi fosse un vampiro e i papiminkia i suoi twilighters?
Pensateci: a detta di tutti è immortale, predilige giovani vergini, ultimamente va in giro con un look dark e con i tratti somatici che sembrano fissati con il formolo in un ottimo lavoro di tanatoprassi. Non solo, sembra dare il meglio di sé a tarda notte, quando calano le tenebre e volano le vespe, mentre in ore diurne tende ad essere sempre leggermente catatonico. Qualcuno dice che Emilio Fede, da lui vampirizzato, abbia 367 anni e, se la mia teoria è esatta, si spiegherebbe anche il dimagrimento eccessivo e l'occhio spiritato di Mara Carfagna.
Basta dimostrare che papi aborrisce l'aglio e non si espone al sole, ed è fatta. Non resta che chiamare Van Helsing ed il suo paletto di frassino.


mercoledì 3 giugno 2009

Lapidate l'adultera

Signore e signori, ecco a voi un classico del repertorio femminile, non esclusivamente di destra ma che fascisticamente a destra partorisce sempre gli esemplari più pregiati: la collaborazionista.

Una figura delle più infami, che noi donne (amiche femministe e lesbiche non fate "bla-bla-bla-bla" tappandovi le orecchie perchè si parla di verità assolute) interpretiamo sempre al meglio delle cinque perfidie: umiliare l'avversaria, se occorre mentendo, conquistare il gallo, portarlo via alla gallina rivale, vendere la gallina sconfitta al pollaiolo.

Qualche giorno fa Reo Silvio si era lamentato pubblicamente del fatto che le ministre e le cortigiane (nel senso di dame che frequentano la sua corte) non l'avessero difeso nella tenzone contro Veronica, la moglie stanca di puttanate e in procinto di dissotterrare l'ascia di guerra, dopo le papirivelazioni della papigirl dalla lingua sciolta.
Razza di stronze, perchè non mi difendete, era scritto tra le righe del comunicato. Io che vi ho tolto dalla strada e vi ho elevate agli onori dei ministeri? Veline ingrate, come direbbe Vittorio Infeltrito.

Orbene, il silenzio è continuato fino a quando è venuta fuori la collaborazionista, appunto. Ignara del famoso detto cinese "se non sei sicura di ciò che dici, fatti sempre i cazzi tuoi", Madame Santanché, tra un colpo di sole e l'altro, ha rivelato il nascondiglio del partigiano, ha buttato là con nonchalance ma in realtà per conquistarsi un posto da feldmarescialla ad honorem, la sua versione extensions del divorzio Berlusconi-Lario. " Povero Silvio, la Veronica ci ha l'amante da anni: è il bodyguard (nda, peccato non fosse il guardiacaccia) e Silvio, poverino, ci ha le corna."
Quando la donna momentaneamente sprovvista di siero antivipera incontra la donna con la lingua biforcuta, la donna senza antidoto è una donna morta.
L'Infeltrito, tenendo ferma la Lario, ha perfidamente titolato "Veronica ha un compagno". Pensate l'impatto tremendo di quella parola: "compagno" nelle delicate meningi dei suoi lettori.
Pure un comunistaccio che si tromba la moglie del nostro Salvatore, ci tocca sopportare, ohibò?

Come nelle più malfamate e retrograde periferie del Pakistan è iniziato il processo all'adultera. Si, perchè questi hanno fatto il frontale con la civiltà dalla parte dei crociati ma nel profondo sono talebani.
Se Ali Babà Silvio mette assieme quaranta ragazze è perchè deve svagarsi, è perchè (poverosilvio) "tene 'e ccorne".
Si chiama in tutti i paesi "rivoltare la frittata" ed è una strategia tipica di chi si trova dalla parte del torto, soprattutto quando una moglie ti intenta una causa di divorzio per colpa. E' una tecnica maschilista fino al midollo fatta da avvocati maschilisti e con lo stomaco a doppio strato di moquette. Difensori di uomini che hanno cornificato la moglie per anni ma che, di fronte al tradimento per disperazione della moglie con l'unico che le ha degnate di un briciolo di considerazione e magari le fa sentire ancora donne, gridano alla lesa maestà. E se la moglie non li ha traditi, non importa, lo ha fatto lo stesso perchè il duce ha sempre ragione.

Forse, secondo il collegio difensivo del Reo Silvio la moglie di Berlusconi doveva chiamarsi Penelope e limitarsi a fare e disfare la tela per resistere alla corte dei Proci. Invece si chiama Veronica e ha a che fare con dei Porci, maschi e femmine.
Non sappiamo se sia vera la storia con il tipo della sicurezza, una cosa molto "Endaaaaaiaiaaaa will always love youuuuu!" (l'interessato ha smentito, e che doveva fare?) ma che questa supposta rivelazione l'abbia fatta una donna, dimenticando la solidarietà tra donne, i libri contro l'oscurantismo degli islamici che lapidano le adultere ed altre "battaglie" recenti della candidata della "destra", è assai spregevole.
E' vagamente spiazzante doversi dire d'accordo con Francesco Storace, che si è detto sconcertato dall'iniziativa della sua ex candidata topolona, ma non si può fare altrimenti.

Poi, visto che siamo nella stagione delle ciliegie e una collaborazionista tira l'altra, viene fuori anche la Laura Comi, candidata alle europee per (indovinate) il PDL. Anche lei sapeva tutto, già.
Vedrete, sarà il diluvio. Un bello scroscio di veleno per farsi belle di fronte al gallo. La famosa ira funesta delle cagnette. Aspettavano solo che qualcuna cominciasse e ora si divertiranno in un bel catfight. Tutte assieme a graffiare e tirare i capelli una che a loro non ha fatto niente, se non ignorarle.
Com'è che si declina al femminile "omm 'e sfaccimm"?

martedì 2 giugno 2009

Raccolta differenziata

Questa immagine dimostra come, nel mondo animale, sia molto facile far convivere un gabbiano e due gatti sul medesimo terrazzino. Con il gabbiano che ottiene dai felini addirittura il permesso di andare ad abbeverarsi alla grondaia e a ripulire la ciotola gattesca degli avanzi di cibo.
Si, sono d'accordo che il becco di un gabbiano è un buon argomento per il quieto vivere ma se è per questo anche gli unghioli di gatto.
Gli animali, dunque, sanno convivere, all'occorrenza. Noi no. Lo dimostra il troiaio di insulti e commenti idioti dei soliti finti ignoti che ho trovato su queste pagine al mio ritorno.

Allora, riepiloghiamo. Da stasera si fa la raccolta differenziata dei commenti e ne entra in vigore la moderazione. Mi dispiace per il disturbo ma sapete a chi dare la colpa di questo.
Funziona così: chi commenta stando in argomento con il post e si firma con un nome qualsiasi (anche non con il proprio vero nome) vedrà il suo commento sbloccarsi appena possibile.
Sono banditi, e quindi verranno cancellati, i commenti contenenti insulti verso la sottoscritta e verso altri ospiti del blog. (Qui il masochismo non raccoglie molto successo.) Idem per le tirate propagandistiche pronano che qui non interessano a nessuno dato che non c'è nessuno da convertire.
Dulcis in fundo: la volontà popolare. Non so se si è notato ma il 71% dei votanti il minireferendum sui troll ha decretato che essi vengano bannati.
Come direbbe il nano: guai a chi volesse ribaltare il risultato delle urne. I trolls ne traggano le debite conseguenze.
E' sempre possibile che riusciate ad inserire un commento a tema con il post ma non crediate di poter continuare a prendervi gioco di chi finora vi ha offerto gratuitamente un luogo dove sfogare i vostri problemi esistenziali e di nevrosi. La pazienza si è definitivamente esaurita.

Fine del post di servizio.

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