mercoledì 29 dicembre 2010

Prematurata la supervendola


Se è vero il detto "parla come magni", di cosa mai si nutrirà Nichi Vendola, per uscirsene con frasi come quella che segue?
“Cambia molto se la democrazia è non soltanto la fotografia sincronica degli umori ideologico-culturali del presente ma se, in qualche maniera, ha una capacità, se possiamo dire così, di proiezione diacronica, di prospettazione che va oltre il limite generazionale, se il ‘bene comune’ lo preserva con lungimiranza, se assume la bisessuazione del linguaggio che la fonda come principio di realtà ed esodo dalla gabbia del neutro-maschile”. (“I dilemmi della speranza: un dialogo”)
Un leader che si propone come elemento di rottura con il passato dovrebbe prima di tutto evitare di parlare come gli antichi politici delle convergenze parallele. Dovrebbe farsi capire. Perfino dagli operai, se necessario.
Senza abbindolare con melodie da pifferaio magico o puntando agli intestini come i populisti miliardari ma esprimendo concetti chiari e semplici. Parole comuni, senza additivi, pesticidi e conservanti.

Vendola invece, a giudicare dalla frase di cui sopra e dalle altre riportate nella preziosa raccolta a cura di Claudio Cerasa e ripresa dal Tafanus ieri, oltre ad alcune concettine niente male che gli escono soprattutto quando è ospite di Daria Birignardi, ama deragliare con queste libere associazioni che Grillo ha liquidato brutalmente, non senza ragione, come supercazzole e che Metilparaben sarebbe in grado di riprodurre all'infinito con uno dei suoi celebri "generatori di". In questo caso "generatore di concetti vendoliani".

Il wannabe candidato del centrosinistra, inspiegabilmente osannato anche dalla nuova destra di FLI, parla, che delusione, come uno di quei vecchissimi intellettuali demoplutocattocomunisti di una volta; quelli che, leggendoli, ti facevano temere di essere dislessica e che parlavano così proprio per non farti capire un cazzo e finire per avere sempre ragione sulle masse. Magari mi sbaglio, ma la bisessuazione del linguaggio non ti può uscire all'improvviso una mattina così, come un foruncolo, ma necessita di un preciso atteggiamento mentale.

E non è solo il parlar forbito per stupire la platea, è anche l'utilizzo sfrenato di ovvietà quasi imbarazzanti. Quando non usa la supervendola prematurata contro i suoi interlocutori, Nichi diventa poeta per caso e narratore sublime di piccole grandi immagini indimenticabili.
“Le primarie sono come il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia per ascoltare il rumore del mare: sono il rumore della vita”.
(Babba bia!)
“Ricordo la sensazione di infinita libertà nell’andare a cercare un orecchino adeguato alle mie tasche, un semplice cerchietto d’oro, e il dolore del buco fatto in gioielleria, lì capii quanto la bellezza nasca nel grembo del dolore”.
Se per Nichi il dolore è farsi il buco nell'orecchio, figuriamoci se avesse dovuto partorire o subire un'infibulazione faraonica. E poi lo stesso concetto lo abbiamo sentito pronunciare mille volte dalle vecchie zie: "Per esser belle bisogna soffrire".

E che dire di una frasetta come questa:
“Vengo rimproverato, anzi mi viene mossa un’imputazione di reato. Io sono reo di porto abusivo di sogno e devo dire che tendenzialmente mi dichiaro colpevole”.
Disciamolo, questo è una spanna sopra a Moccia. Anzi, lo eclissa proprio.

La mia preferita però è questa:
“La sessuazione di un processo elettorale”.
Di fronte a certi concetti si può solo dire: "Ma comme fa?"
Insomma, per riassumere gli esiti della dissezione anatomica del candidato Vendola, lo definirei uno che parla come Aldo Moro, pensa come Federico Moccia e si crede un genio come Giovanni Allevi.

Se penso che, in altrernativa, c'è Piero Fassino che vorrebbe essere operaio sotto Marchionne, quasi quasi, se fossi un elettore di sinistra, mi sparerei.

lunedì 27 dicembre 2010

Sogno di fantascienza


L'avevo detto io che quei due assieme avrebbero rinnovato i fasti della collana Urania (altro che Fruttero e Lucentini!) e ci avrebbero offerto un meraviglioso giornale di fantascienza. Detto, fatto.
Oggi Libero se ne esce con questo trip lisergico degno del più flippato dei Philip K. Dick. Pura para dura.
In soldoni: Fini starebbe organizzando, assieme alla malavita organizzata, un falso autoattentato per darne la colpa a Berlusconi.
Uhm, un autoattentato. Come quello di Belpietro qualche settimana fa e magari quello della labbrata con il duomino al Sire Duca? Sa, da paranoici si finisce per vedere autoattentati dappertutto.

domenica 19 dicembre 2010

Nel regno di troppo vicino


Ho appena visto l'ultimo capitolo di Shrek, "E vissero felici e contenti". Parla di un nano malefico megalomane, vanitoso ed imbroglione che si rivolge al suo popolo dagli schermi televisivi, che vive chiuso in un palazzo con un'oca come amica e circondato da streghe con le quali fa feste danzanti, servito da pupazzetti di pastafrolla. Che usa pifferai magici per costringere gli altri al suo volere e propone contratti truffaldini ai suoi sudditi e che assomiglia come una goccia d'acqua al suo avvocato.
Il suo nome è Tremotino. Perché, che avevate capito?



venerdì 17 dicembre 2010

Famolo senza preliminarie

Se la prendono con il Sor Bersani perché non vuole le primarie e, piuttosto che darla vinta a Vendola, preferisce andare subito al sodo, magari in una dark room, all'impiedi e chi c'è, c'è. 
Sono delusi. Ah già, si erano abituati alle primarie, al lungo strusciamento e lingua in bocca prima delle due botte e via al modico costo di due euri. 

Guarda, quasi quasi do ragione al segretario con l'espressione da labrador. In tempo di guerra non si può fare tanto i difficili.
Tanto le preliminarie sono noiose, si sa già chi le vince, cioè il candidato gradito alla dirigenza; quello che si sa già che vincerà - e non dite che non è vero. 
Altrimenti perché sui depliant che il Piddì ci recapita nella cassetta della posta, il Prescelto è sempre contrassegnato con un matitone che lo punta o con un "Vai (suo nome)!" scritto in bella evidenza in rosso? Lui, l'Eletto, in prima pagina con il faccione sorridente e gli altri candidati nell'ultima, con le fotine piccole piccole.
Tanto per salvare l'apparenza, direbbe uno spirito maligno.

giovedì 16 dicembre 2010

Il martirio di S. Bondi


Si, hai ragione Sandro, è disumano. Ma cosa ti aspettavi dai comunisti, i tuoi antichi compagni, dopo averne detto tanto male solo per compiacere il tuo signore?
Va bene va, si farà finta di passar da bischeri. Non ti sfiduciamo. Però prima un po' di bunga bunga.

mercoledì 15 dicembre 2010

L'inverno del nostro scontento


Il nanerottolo pittato potrà anche essersi comprato qualche arbitro e può tentare di allargare a dismisura la sua collezione di corpivendoli ma, basta leggere i giornali stranieri che raccontano la situazione italiana per quella che è veramente, senza fronzoli favolistici, per capire che il suo destino è comunque segnato. 
Quando il leit motiv è che il Berlusconi corruttore di ogni orifizio possibile è un ostacolo per l'Italia, che ne impedisce l'uscita dalla recessione, la crescita economica e la riduzione del debito pubblico perché l'unico motivo per il quale sta abbarbicato al governo è per fare i suoi interessi e salvarsi dai processi, il messaggio è chiaro. Gli ostacoli, per definizione, possono, anzi devono venire rimossi. Non so sinceramente che consolazione possa essere l'aver conquistato il voto di  qualche parlamentare per caso e politicamente morto di fame quando tutte le cancellerie del mondo ti schifano e non vedono l'ora che tu ti tolga di mezzo proprio in senso materiale.

Sono mesi che ex colleghi, fratelli, ex compagni di merende, protettori (anche lui fu puttana da giovane) gli mandano messaggi con l'offerta di un salvacondotto ma lui niente. O non capisce o vuole proprio farsi togliere di mezzo. Forse sta entrando nella stessa vertigine autolesionistica che portò Kennedy a salire sulla decappottabile a Dallas, covo del nemico, offrendosi per un facilissimo tiro al piccione. 
B. deve solo ringraziare gli avvoltoi speculatori che probabilmente stanno lucrando sull'instabilità italiana e che hanno interesse a tenerlo in vita come loro strumento, così come i suoi antichi e nuovi protettori innominabili e tutta la feccia che gli fornisce il sangue fresco quotidiano ma se dovessero prevalere altri interessi e più potenti ed inderogabili, come quelli imperiali, ad esempio, possiamo già ordinare la corona.

Ha vinto una battaglia ma non la guerra, insomma. La guerra continua e si sa che dopo gli armistizi arrivano le lotte più cruente e le rese dei conti più sanguinose.
Il generale inverno non si farà comperare tanto facilmente a suon di dobloni perché porterà ancora più scontento in un paese immobilizzato nell'incantesimo malvagio del berlusconismo, con il boss pittato che sarà costretto a preoccuparsi solo del suo delirio di impunità.
Parliamoci chiaro. Il malcontento sociale è destinato ad aumentare, con una crisi che si sente brontolare nelle pance degli italiani, non certo nelle parti basse inanimate del ducetto e negli stomaci pieni dei suoi cortigiani. Se la crisi morderà di brutto i garretti degli italiani, sarà sempre più forte il disgusto per un regime che da un lato spende e spande in marchette a puttane di entrambi i sessi (che ve le possiate spendere in un bel mobile spallato in mogano), e dall'altro sarà costretto  dalla contingenza economica mondiale a richiedere sacrifici, nei mesi a venire, a chi non te ne può più concedere. 
Di conseguenza, le manifestazioni di protesta, spontanee o meno, studentesche e operaie, pacifiche o violente saranno sempre più frequenti. Con la novità, rispetto agli anni sessanta e settanta, che oggi già scendono in piazza, o hanno una voglia matta di farlo, categorie finora restie a manifestare pubblicamente, come gli imprenditori, i commercianti e perfino le forze dell'ordine. 

Qualcuno sente l'odore acre della rivoluzione nell'aria. Non credo siamo in procinto di arrotare le lame delle ghigliottine, siamo un paese troppo pantofolaio e vigliacchetto. I dittatori li andiamo a sfregiare quando sono già abbondantemente cadaveri; non avremmo le palle per tagliare la testa ad un re, neppure ad un re di cartapesta e i lacchè ci fanno pena perché ci assomigliano troppo. 
Nonostante ciò, il clima non è comunque destinato a migliorare per le caste parassitarie, ignobilmente attaccate al denaro, sterco del caimano, che senza pudore gettano in faccia a cassintegrati, precari e disoccupati il frutto dei loro lavori di chiappe.
Se con Tangentopoli gli italiani tirarono le monetine ai ladri, qui non basterebbero le riserve auree di Fort Knox, perché il livello di corruzione generalizzata, di spregio per le istituzioni, di occupazione selvaggia della cosa pubblica e del suo stupro aggravato e continuato ha raggiunto livelli inimmaginabili. Bettino rischia di essere seriamente retrocesso al grado di ladro di polli rispetto a questi attuali delinquenti dediti al sacco delle istituzioni a suon di prebende, assunzioni e pretese di privilegi.

Se il clima non è proprio rivoluzionario ma sicuramente surriscaldato, è ovvio che il regime cercherà ogni pretesto per invocare un giro di vite antidemocratico.
Ricordatevi l'ammonimento di Kossiga. In fondo dobbiamo ringraziarlo, perché ci ha svelato le prossime mosse del nemico in modo che possiamo prevederle ma dubito che qualcuno stia facendo tesoro di questa preziosa eredità.
In effetti, se io fossi il regime, avendo capito che il gioco si sta facendo duro e che rischio di dover fronteggiare ogni giorno una nuova protesta di piazza, manifestazione inequivocabile di mancanza di consenso, perché sono un incapace inadatto a risolvere i problemi di un paese, mi verrebbe la tentazione di fare una cosa. Manderei in piazza centinaia di infiltrati, magari quel Black Bloc più fantomatico di Al Qaeda che salta fuori sempre al momento giusto quando c'è da dare una mano ai governi di destra. Li manderei, come diceva Kossiga, a mettere a ferro e fuoco una città.
Così poi avrei la scusa per scatenare la reazione violenta non delle forze dell'ordine in generale, ma di quelle che tengo in serbo per le grandi occasioni tipo G8 di Genova, quelle che hanno licenza di menare e, se necessario, di uccidere. Condirei il tutto con infiltrati di ogni genere: gente dei servizi, ultras pallonari, estremisti vogliosi di andare a combattere le zecche. Avrei gioco facile perchè c'è sempre qualche centrosocialista imbecille convinto di poter "violare la zona rossa", offrendomi il fianco. Se per disgrazia ci scappasse il morto o più di uno, con i media al guinzaglio sarebbe uno scherzo proibire le manifestazioni e scoraggiare qualunque dissenso con un atto di forza. Lo ha detto Kossiga, io cito solo a memoria.

Il problema a questo punto, in previsione dell'aumento del malcontento nelle piazze, e visti i segnali che fanno presagire la tentazione da parte del regime di cavalcare la violenza di piazza di pochi, magari provocata ad arte, per impedire il dissenso dei più, è capire cosa faranno il maggiore partito di opposizione e il maggiore sindacato per fronteggiare un inverno di contestazioni da parte di lavoratori e studenti al fine di garantire una certa protezione a chi manifesta con pieno diritto in maniera civile senza ricorrere alla violenza. Insomma scenderanno in piazza con i manifestanti, staranno accanto a studenti e operai o staranno chiusi in sede a giocare alla playstation?
Da quello che si è visto ieri a Roma, un casino senza regole, con infiltrati e provocatori a iosa, ci vuole una risposta precisa ed urgente. Possibilmente non ambigua.

Non basta, secondo me, svegliarsi stamattina con un bel caffè forte e gridare: "C'erano gli infiltrati!" Chiedere a Maroni, che poveretto cosa vuoi che ti risponda, di riferire in Parlamento. Perchè D'Alema, l'esperto in notti cilene che sta appollaiato al Copasir, non può far nulla? Queste grida scandalizzate, caro dirigentume piddino, sono assolutamente insufficienti. A proposito, che fine ha fatto la famosa Commissione d'Indagine sul G8 di Genova che era stata promessa in uno degli ultimi programmi elettorali? Quello bello grosso con la copertina gialla.

Parlando di Genova, allora i piddini si chiamavano in un altro modo ma tanto sono sempre loro, presero una decisione: non partecipare alle manifestazioni, lasciare i manifestanti da soli in piazza e negare loro, di conseguenza, qualsiasi protezione da servizio d'ordine.
Per carità, politicamente fecero la cosa giusta, non essendo certo un partito antisistema. Sarebbe stato comico vedere Fassino manifestare contro le banche.
Però hanno anche lasciato tanta gente, che voleva solo pacificamente (ed ingenuamente) protestare contro la globalizzazione, e lo faceva per la prima volta, in balìa dei violenti e della repressione.
Il risultato lo conosciamo. Più botte per tutti, migliaia di feriti, soprattutto alla testa, un morto rimasto senza giustizia, devastazioni condotte scientificamente dal Black Bloc con gli agenti che restavano a guardare.

Se c'è una lezione che abbiamo imparato dal G8 di Genova, ed io penso che quello fosse il messaggio urbi et orbi, è che se scendi in piazza lo fai a tuo rischio e pericolo, che il minimo che ti può succedere è prendere un fracco di legnate e se proprio insisti a qualcuno può sempre scappare una pistolettata. Colpa tua che non sei rimasto a casa a studiare, a guardare il Grande Fratello o a trombare.
E' dal 2001 che ci chiediamo cosa sarebbe successo se al G8 di Genova ci fosse stato un servizio d'ordine garantito dal maggiore partito d'opposizione; qualcuno esperto in guerriglia urbana capace di contenere le infiltrazioni ed isolare i provocatori. Ma forse sbagliamo a chiedercelo. Quella fu un tipo di protesta che DOVEVA essere stroncata a tutti i costi. Si può criticare la Gelmini e il bagonghi brianzolo ma non il sistema delle multinazionali. E questo lo sa benissimo anche il Piddì.

Mi  dicono poi che quella cosa chiamata "servizio d'ordine del PCI", un corpo di volontari formato da nerboruti operai, camalli genovesi, perfino vigili del fuoco che andavano in piazza a protezione delle manifestazioni di partito e del sindacato, contro le infiltrazioni e le provocazioni, non esiste più da quando le prese dai katanghesi nel '77. Secondo me esiste ancora, quando si deve andare a San Giovanni a dire che siamo milioni di milioni, con Bersani e Veltroni. Che fa pure rima. E' che non lo cedono tanto facilmente.

Ecco, vorrei solo sapere questo. Ho questa curiosità.  Se monterà la protesta di quei lavoratori che la sinistra dice di difendere, se la voglia di scendere in piazza a protestare sarà sempre più forte, ci sarà qualcuno a difenderli? Da che parte starà il piddì?

sabato 11 dicembre 2010

Quelli che...


Quelli che con un bella manifestazione passa tutto, anche il cancro berlusconiano.


(Sono quelli che hanno consegnato l'Italia a Berlusconi ma che credono di convincere qualcuno a rivotarli con qualche torpedone organizzato, le bandiere, il "Bella Ciao" che francamente ha rotto il cazzo, il re dei trombati Veltroni che invece di nascondersi tre metri sottoterra ancora sta lì a fingere di essere un leader, il segretario Sor Pampurio con D'Alema poco lontano, e le migliaia di partecipanti che ancora si scomodano per questa dirigenza di merda invece di prenderla a roncolate. 
Soprattutto si illudono che Berlusconi, vedendoli nella loro miseria, nella loro innocuità politica, nel loro inguaribile gattopardismo, si spaventi e parta per Antigua.
"Mandiamolo a casa". Ma annatevene voi affanculo.)

venerdì 10 dicembre 2010

Alemanno


Sei precario e un po' sfigato
anzi no, sei proprio giù, sei proprio giù
niente da fare, da sperare
un posto no, un posto no, niente lavoro

Ma che cosa vai dicendo, non conosci il rimedio
se sei amico, camerata o parente

Ti troverà un posto lui
Alemanno
E anche per lei, e anche per zio Fernando
All'Ama te, all'Atac lui
un posto fisso ci sarà
assumeran perfino te, Roberto.

(Alemanno, Alemanno
Ale ale manno, ale ale mannooo.) x2

Che bello essere l'amico di
Ale-manno
che fico esserne parente
sai Fernando
se durerà sarà una pacchia
con Ale-manno
tutti all'Ama e all'Atac, Roberto


Ti troverà un posto lui
Alemanno
E anche per lei, e anche per zio Fernando
All'Ama te, all'Atac lui
un posto fisso ci sarà
assumeranno anche te, Roberto.

(Alemanno, Alemanno
Ale ale manno, ale ale mannooo.) x2

da cantare a karaoke su "Alejandro" di Lady Gaga.
E non preoccupatevi. Buttafuoco stamattina scrive che a causa di questa parentopoli Alemanno è spacciato ma tutti a Roma dicono che dopo di lui (di Alemannoo) verrà Bertolaso.
Aridatece Nerone, praticamente.

mercoledì 8 dicembre 2010

I capponi di Renzi


Il fatto è noto. "Rottamator" Renzi, il sindaco un po' pieraccione di Firenze, è stato ad Arcore a parlare con il vecchio da rottamare - forse per un preventivo, e il piddì se n'è avuto per male. 
"O icché tu ci facevi ad Arcore, brutto sudicione?" ha strillato Bersani, come una moglie gelosa, al suo sindaco. 
"O Nini, mica ci sono andato per i bunga bunga", gli risponde il furbetto, tra gli scrosci di applausi e il "zan, zan" dell'orchestra.
E' così la politica oggi. Un continuo avanspettacolo, con il segretario del presunto partito d'opposizione a far da spalla al sindaco comico emergente. 
Renzi è andato ad Arcore da Berlusconi. Embé? L'ha fatto per Firenze, mica per piacer suo. Ci si interroghi piuttosto sull'identità dei quattro capponi portati in dono al papi. D'Alema, Bersani, Veltroni e Fassino?

lunedì 6 dicembre 2010

Dal retropensiero al giallo all'incontrario


Una ragazzina manca da casa da giorni e non si sa che fine abbia fatto ma questo è un giallo alla rovescia, un giallo il cui nastro sta scorrendo all'indietro, facendo percepire suoni sinistri ed inquietanti, come quei rock satanici che si dice siano nascosti nelle innocue canzonette.
L'unica cosa certa è che la ragazzina è sparita, non si trova. Non abbiamo ancora formalmente un delitto né un movente preciso perché manca la cosa più importante,  la vittima, il cadavere.

Ma è poi così importante avere un cadavere se questo è un giallo all'incontrario, dove si parte dalla pena di morte inflitta all'indiziato anzi, a tutta la categoria alla quale appartiene e, con il tasto premuto del rewind, scorrendo tutta la vicenda all'indietro, forse ad un certo punto troveremo il momento del delitto? Ma ci importa veramente di sapere come è andata se sappiamo già chi è stato?

Questo è un giallo all'incontrario perché tutti sapevano già chi erano i colpevoli prima ancora che fosse stato commesso il delitto. Qualche giorno fa, era appena scomparsa Yara, l'adolescente casa-scuola-palestra molto tranquilla di Brembate, provincia di Bergamo, e qualcuno dalle frequenze di Radio Padania aveva già scritto il finale del giallo. 
“I lavoratori extracomunitari sono senz’altro persone oneste, ma siccome il sospetto per il diverso è sempre un sospetto radicato, qualcuno di loro si faccia avanti per togliere questi retropensieri”. 
Non hanno pensato che, purtroppo, a fare del male ai bambini non sono più solo gli uomini neri delle favole ma uomini (e donne, a volte) di tutti i colori della tavolozza e di tutti i gradi di rispettabilità e sospettabilità. Senza contare che, in casi come questi, il colpevole è spesso molto vicino a casa, scuola o palestra, più vicino di quanto si immagini. Ti ha osservato a lungo, magari, prima di colpirti ma siccome la mancanza di sospetto per l'uguale è sempre un non sospetto radicato, nessuno soffre di questi retropensieri.

Ad ogni modo, se il cadavere non si trova,  i  media necrofili, deamicisiani e astuti si portano avanti con il lavoro e si cucinano il colpevole o presunto tale di un delitto che ancora formalmente non c'è. I media ci raccontano cosa vogliono che sia successo. Cosa sarebbe meglio che fosse successo per poter giustificare il nostro sempre più feroce razzismo. 
Così ci raccontano un brutto film, un film dell'orrore metropolitano di quelli che ci fanno più paura. "Loro vengono qui a rubarci il lavoro e a violentarci le donne", scrivono le braccia rubate a Farmville su Facebook. E i media annuiscono: "E' proprio così". Raccontano di misteriosi furgoni bianchi che girano per le strade guidati da uomini che molestano le minorenni. 
Uomini che molestano le minorenni. Roba proprio solo da marocchini. Ci vorrebbe un bell'esercito per strada, magari gli squadroni della morte.
Combinazione, e si dirà che quelli della radio avevano visto giusto, come i precog della precrimine, c'è un extracomunitario indiziato di sequestro, omicidio ed occultamento di cadavere. Si, è vero, assieme a lui sono indiziati un paio di italiani ma questo, nel nostro giallo all'incontrario, è un dettaglio. Non perdiamo di vista il principale sospetto, anzi la categoria alla quale appartiene. Gli altri sospetti non contano. Non distraiamoci.

Ma è veramente andata così? 
Mentre scrivo pare che la posizione del marocchino indagato stia alleggerendosi fino ad una possibile scarcerazione per mancanza di prove.
Forse il nastro si è inceppato, bisogna riguardare il film dall'inizio. Da quando forse una ragazzina tranquilla  ha seguito  persone da lei ritenute innocue perché erano, ad esempio, persone che conosceva o aveva visto spesso negli ambienti che frequentava. Gente che non avrebbe avuto problemi a seguire perché di loro si fidava e che mai avrebbe creduto potessero farle del male. Magari dei coetanei o quasi.

Una sola preghiera. Vorrei sentire, chiunque sarà il colpevole finale, straniero, italiano o padano, comunque qualche parola forte contro una società che titilla il retropensiero pedofilo di tanti potenziali stupratori proponendo sui media adolescenti ancora bambine come prede sessuali ad ogni ora del giorno. Contro una società assetata di sangue che richiede la sua dose giornaliera di vittime femminili come un drogato all'ultimo stadio. Un paese dove il gettare le donne nei pozzi o nei fossi dopo averle usate sta diventando terribilmente frequente. 

Vorrei, una volta che fossero identificati i responsabili di un delitto che ancora non c'è, se per pura ipotesi fossero italiani, anzi padani, magari tranquilli borghesi e "bravi ragazzi di famiglia", che nessuno passi dall'impiccalo più in alto al chiamarli semplicemente "balordi". Che non venga a nessuno in mente di far diventare un atroce delitto, siccome è stato commesso dai nostri figli, una "bravata".  Lo so che i media e i bravi cittadini padani non lo farebbero mai ma non fateci caso, è solo un mio retropensiero. 

mercoledì 1 dicembre 2010

La televisione italiana e la cura Silvio


Ma che sta succedendo agli italiani che guardano la televisione? Se analizziamo i dati degli ultimi ascolti televisivi c'è da stropicciarsi gli occhi diverse volte. Non ci si crede.
Il TG1 del gerarca Minzolini perde spettatori a rotta di collo e a sue spese guadagna Mentana con il suo TG monocratico ma sicuramente ben fatto e che non parla solo della stagione degli amori del muflone muschiato ma di fatti.

A guardare Saviano e Fazio, strameritevoli senz'altro per aver fatto cultura ed informazione in prima serata ma, diciamolo senza timore di bestemmiare, con un programma tanticchia prolisso,  un campo minato a paraculaggine dove c'era sempre il rischio di saltare in aria, c'erano in certi momenti quasi 19 milioni di persone a seguirli davanti allo schermo. La media di ascolto dell'ultima puntata è stata di nove milioni di telespettatori.
L'ultimo fatto incredibile ieri sera. Sempre sulla RAI è tornato il teatro dopo 33 anni con "Filomena Marturano". Mariangela Melato e Massimo Ranieri a recitare Eduardo. Più di cinque milioni di telespettatori. E' vero che altri cinque milioni guardavano nel medesimo tempo "I Cesaroni" ma è pur sempre un fatto quasi incredibile.
E noi che credevamo che i telespettatori fossero dei poveri dementi decerebrati atti solo a farsi venire il cervello a squacquerone grazie alle tette & culi gentilmente offerti in quantità industriali da Sua Berlusconità. Una massa di superficiali dalla testa simile a quella cosa che nun vo' penziere.

Sono anni che sostengo che la gente sarebbe ben felice di guardare dell'ottima televisione, se solo gliela si desse. Quando hai assaggiato la Sacher all'Hotel Sacher difficilmente ritorni alla Viennetta.
Io e quelli della mia generazione siamo venuti su a sbadilate di cultura trasmessa dalla televisione. 
La tv ci ha fatto da scuola. Abbiamo imparato le lingue e perfino a leggere e scrivere, grazie a San Alberto Manzi, protettore degli analfabeti e primo adorato maestro catodico di milioni di cinquantenni.
Il venerdì sera avevamo il teatro e le fiction portavano in casa i classici della letteratura. A cantare per noi c'era Mina, mica Nebruz, with all respect.
Se siamo diventati più cinefili di Tarantino è grazie ai "cicli" dedicati ad attori e registi. Intere filmografie, da Kurosawa a Bergman, Fellini e John Ford ed ai corsi di cinema trasmessi all'ora di pranzo. Tra parentesi, ho notato con piacere, stasera, che La7 commemora Monicelli trasmettendo un suo film e un documentario a seguire. Come usava una volta. Teniamo presente che nel 2009 il decennale della morte di Stanley Kubrick è passato totalmente sotto silenzio. 
Era la televisione di tanto tempo fa, certo. Roba da vecchi.  Però, come ha dimostrato la Spagna qualche anno fa, quando ha tolto la pubblicità dalla tv pubblica e ne ha fatto uno strumento di cultura, lasciando la fuffa e le minchiate alla tv privata, la gente si è buttata sulla tv pubblica e gli ascolti di quest'ultima sono impennati. La cultura è sempre attuale, non invecchia mai.

Da noi sono più di trent'anni che lo spettatore è sottoposto, immobilizzato sul divano, alla cura Silvio. Obbligato a farsi piacere, anche per forza, la gnocca che piace a Sua Bassezza, quella pettoruta e dall'encefalogramma piatto. Addestrato  a sbavare come il cane di Pavlov con la televisione dei guardoni fino a farsi quasi venire per reazione la crisi di rigetto verso il sesso sano e praticato. 
Torturato dalla pubblicità (cinque minuti di programma o film  e tre di spot) lo spettatore non ha scampo perché tutta la televisione si somiglia, dato che il virus ha infettato tutti i canali. Non poteva che essere così, giacché se ci fossero stati dei canali intelligenti o semplicemente normali, la gente non avrebbe mai abboccato all'amo del venditore di fuffa ed al suo progetto politico.
La RAI ha dovuto abbassarsi a diventare una succursale della TV Spazzaturaset (un giorno capiremo una volta per tutte che non si può pretendere da chi ha fondato un regno sulla monnezza di liberarne una città) e da servizio pubblico si è trasformata in termovalorizzatore di contenuti, cultura e divertimento normale e non pervertito in senso voyeuristico. Desidero inviare, a questo punto, un vivo e sincero ringraziamento di cuore alla sinistra italiana che ha contribuito a consegnare la tv pubblica nelle grinfie del Grande Guardone senza opporre resistenza. 

Ora però qualcosa forse sta cambiando. Esiste notoriamente l'effetto boomerang e, come per la Cura Ludovico, l'overdose di oscenità e stupidità sta cominciando a far vomitare i telespettatori sul tappeto acquistato con la televendita. I programmi che solo qualche anno fa avrebbero fatto ascolti da percentuale di albumina perché culturali ed "impegnati" ora sbancano l'Auditel. E' una reazione ed è vivaddio tremendamente sana e normale. 

Avrei una curiosità sperimentale. Chissà come sarebbe sottoporre Silvio alla sua stessa cura. Una roba molto Abu Graib, me ne rendo conto,  legato alla sedia con gli occhi pinzati a guardare 24 ore al giorno Italia1, deprivato del sonno.
Quanto credete che resisterebbe? Non lo so, essendo abituato a "Ballarò" e a Santoro forse non molto. Sicuramente, dopo ore di "well, well, well" di Duffy  arriverebbe ad odiare la pubblicità e perfino la gnocca con tutto il cuore. Dell'Utri mi fé, disfecemi Belen.

martedì 30 novembre 2010

In morte di Mario Monicelli

"Ginoooo!"
"Dimmi, Levante."
"Quant'anni tu c'hai?"
"Settantasette."
"Come tu ti senti?"
"Bene."
"Ho visto la bara."
"Ma vaffanculo, va!"
Monicelli partecipò, solo in voce, a "Il Ciclone" di Pieraccioni, dal quale è tratto questo breve dialogo. 
Addio, Gino.

Si è ucciso come Primo Levi, gettandosi nel vuoto. Si può avere avuto un vita lunghissima e piena di soddisfazioni ed essere lo stesso disperati. Una cosa che chi mitizza la vita per principio non capirà mai.

Monicelli non credeva nella speranza, ce l'aveva detto nell'intervista a Raiperunanotte. La speranza era una cosa inventata dai padroni, diceva. 
Forse è vero. Gli inguaribili ottimisti, quelli per i quali va sempre tutto bene e che si meravigliano se gli altri sono disperati, sono quasi sempre coloro che pensano di poter comperare la speranza con quei soldi che non sanno più dove mettere. 
Senza speranza, inseguito dalla malattia e dal terrore di perdere la libertà che è data da un cervello straordinariamente lucido come il suo, Monicelli ha scelto la morte, che a volte è preferibile alla paura di morire. Disperazione ma anche ribellione e burla estrema al destino. 
Da artista aveva giocato con la morte, l'aveva sbeffeggiata nei suoi film. Come il Perozzi, il giornalista di "Amici Miei", quello che in punto di morte fa la supercazzola al prete che gli dà l'estrema unzione. Come aveva fatto veramente Ettore Petrolini che, sempre in fin di vita, si rivolse al medico che lo assisteva, Professor Ascoli, con un'ultima battuta: "Aah, parente di Piceno?

L'insegnamento di Monicelli era che si deve sempre trovare il lato comico della tragedia, come la guerra o  l'atroce solitudine dei vecchi che viene esorcizzata dalla zingarata, e nel "colpo di genio" dei cinque amici. Non sempre però si riesce a scherzare di tutto.

Recentemente aveva espresso il suo disagio per gli italiani, passivi come l'amante della Signora Necchi che si lascia pisciare nella minestra e che sorbisce tutto di un regime che taglia i contributi alla cultura, al film d'autore, per finanziare le velleità cinematografiche delle nipoti da parte di fava del re. Usando i soldi del popolo, in estremo spregio al medesimo.
Non possiamo credere che un maestro come Monicelli si sia ucciso perché anche alla cultura italiana si sta cercando di togliere definitivamente la speranza di un futuro. Forse è solo la depressione e la stanchezza di vivere che ti fa compiere gesti estremi come questo ma se fosse così, se questo paese stesse diventando intollerabile per i grandi vecchi della cultura, qualcuno dovrà pagare e caro per questo. 

lunedì 29 novembre 2010

Solo un Assange

E noi che pensavamo di poter scoprire finalmente se siamo veramente sbarcati sulla Luna, se esistono gli alieni, quanti erano a sparare a Dallas e per ordine di chi, chi ha messo le bombe in Italia durante la strategia della tensione, se a volere Moro morto erano proprio solo le Brigate Rosse, chi ha abbattuto l'aereo ad Ustica, chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna, chi ha firmato il patto con la Mafia negli anni '90, come ha fatto i soldi Berlusconi, insomma noi che volevamo delle vere rivelazioni con il botto, dobbiamo accontentarci di queste cacatine di mosca?  Di ancor meno di ciò che ha rivelato in articulo mortis la buonanima con la kappa, cioè nulla?
Di sapere insomma che siamo governati da un vecchio porco che si circonda di donnine ridanciane a gettone ma che in realtà è schiavo del fascino slavo di un alpha dog russo e pure comunista dal quale ha ricevuto in dono un letto, presumibilmente pieno di cimici? "Che lettone grande mi dai!" "E' per controllarti meglio".

Che delusione. Con tutta quest'acqua calda ci faremo un bel bagno. Poi magari rimettiamo su i DVD degli "X-Files" che sono molto più sexy ed emozionanti. No, davvero, non sto scherzando. Se davvero è tutta qui la storia almeno fateci una bella porno parodia: "Vicky licks".

venerdì 26 novembre 2010

La pretesa di replica

"Par condicio" di Edoardo Baraldi
Questi intolleranti burocrati imburrati sopra e sotto di dogmatismo di stampo servile hanno studiato psicologia. Sono arrivati alla lettera "e": "effetto recenza", quel meccanismo mnemonico grazie al quale la gente, fra una serie di cose ascoltate, ricorda meglio l'ultima. "Allora basta avere sempre l'ultima parola!" Gli è piaciuto talmente tanto che hanno chiuso il libro e lo hanno gettato nel fuoco. Non c'era bisogno d'altro.

Intolleranti e ripieni di certezze, quelle del padrone che gli tira gli ossi di bollito sotto il tavolo, appena qualcuno apre bocca e, secondo loro, non dice quello che il padrone vuole sentire, pretendono il "diritto di replica".
Esso viene conculcato a forza nel campo della politica, dove il berlusconide rettiliano deve sempre avere diritto di replicare ai fatti con una bugia dell'immenso repertorio del nano, e in quello della religione e della morale, dove si segue il precetto cattolico oltranzista dell'abolizione del relativismo, ovvero dei diversi punti di vista.

Pensiamo se il diritto di replica diventasse legge e dovesse essere applicato come prassi in ogni frangente. Se, per esempio, quando si commemora la tragedia della Shoah, si dovesse dare il diritto di replica ai negazionisti. Assurdo, vero?
Oppure se fosse imposto nell'ambito della vita culturale.
Ogni volta che si rappresenta il "Don Giovanni" di Mozart saremmo obbligati, per par condicio, a mettere in scena anche un'opera di Antonio Salieri. In ogni museo, accanto ad un Caravaggio o Tintoretto, bisognerebbe appendere il disegno del figlio treenne del custode, oppure un'opera dei sommi pittori con la bocca e con il piede. Giusto per stemperare la Sindrome di Stendhal.
Nei licei, accanto allo studio del Manzoni e del Leopardi, i temi di Renzo Bossi e le poesie di Sandro Bondi.
Ogni volta che va in onda in tv un film di Kubrick, per par condicio e diritto di replica, un cinepanettone dei Vanzina a random.

E' la mediocrità al potere, il trionfo del popolo dei sei meno-meno che il nano ha fatto assurgere a popolo della libertà (sua, di fare ciò che gli pare). Mediocrità giunta al successo con l'inganno, rosa dall'invidia verso la vera bravura e terrorizzata dal genio. Prigioniera di una gabbia di menzogna, che difende a spada tratta.. Mediocrità che, per sentirsi viva, ha bisogno dell'ultima parola. Mediocrità con la coscienza sporca che vive perennemente in un clima processuale dove, per carità, che l'avvocato possa replicare in difesa dell'imputato.

Mediocri ed intolleranti, hanno talmente paura che qualcuno, nel salotto di casa sua, ascoltando Beppino Englaro in televisione possa pensare "Però, povero padre e povera figlia, quanti anni di sofferenza. E' giusto?", che non ci dormono la notte.
Temono come la morte che il vero e profondo amore di Mina e Piergiorgio Welby, che ha oltrepassato la malattia e la morte, possa far pensare alla coppia davanti allo schermo: "Ma allora l'amore esiste, non è solo bunga bunga. E non c'è bisogno di essere ricchi, belli e stronzi per essere amati".

Vogliono un popolo di nonpensanti, di ignoranti congeniti che possano mandar giù meglio la menzogna quotidiana servita su un piatto d'argento. Ma non passeranno.

lunedì 8 novembre 2010

Peccato, non è successo niente


Qualche giorno fa, credendo di essere spiritoso, il Bertolaso - che l'11 novembre andrà in pensione, ha nominato invano il Vesuvio e ha riproposto un'antica fantasia sessuale bassoleghista di stampo piromaniaco: quella  di vedere Napoli sommersa da lava, cenere e lapilli. Sulle prime questo "Forza Vesuvio" da parte del capo della Protezione Civile pareva una bufala tanto era clamoroso, ma poi è uscito l'audio dove si sente bene il supereroe rammaricarsi del fatto che una bella disgrazia in quel dei Campi Flegrei "ce manca". Lui colleziona le sciagure, sapete. Celo, manca.



Nemmeno a farlo apposta, sarà anche brutto grattarsi ma, come ha nominato la Lega, in Veneto si è scatenata l'alluvione con milioni di danni e a Pompei  è crollata la casa dei gladiatori.

domenica 7 novembre 2010

Andare in piazza

Una giornata qualsiasi a sinistra. Un Bersani descamisado e definito, da chi c'era, finalmente deciso ed aggressivo (mah!) dal palco annuncia che ci sarà una grande manifestazione l'11 dicembre. Per chiedere le dimissioni di Berlusconi, il quale si prenderà paura e se ne andrà immediatamente, suppongo. Visto che Fini non si sacrifica per il piddì e non stacca la spina al nano depassée, ci tocca smuovere i torpedoni. Le grandi manifestazioni non hanno mai spostato un voto negli ultimi quindici anni ma va bene lo stesso. Era aggressivo, il Bersani piazzista, e questo ai piddini basta. Sono persone semplici. Li accontenti con poco. E poi in fondo cosa pretendi, è un segretario economico, l'hanno pagato solo un euro. 
Addirittura Bersani, nella concitazione, si lancia nella profezia, preconizzando un PD prossimo PRIMO PARTITO D'ITALIA. Qualcuno faccia qualcosa.

Quale pensate sia stata la risposta alla mobilitazione invocata dal maggiore partito d'opposizione? A sinistra risponde a Bersani uno squillo, il trombettiere Nichi Vendola che dice "No, io alla manifestazione di un altro partito non ci vengo". Figuriamoci, un partito di sinistra che va ad una manifestazione di sinistra. Ma quando mai.

In riva all'Arno, i rottamatori, gli sfascisti, quelli che mettono in serio pericolo la granitica solidità del PARTITO, al quale, che cazzo, bisogna riservare RISPETTO, dicono: "Ma si, in fondo noi una merenda la si potrebbe venire a fare con voi". Disposti a passeggiare a fianco di quella dirigenza che, con ragione sacrosanta, vorrebbero buttare nel cesso.

Eccoli lì. Patetico il primo nella sua illusione di essere ancora segretario di un partito di sinistra, neanche fosse il Berlinguer del PCI. Sarà anche l'unico partito a radicamento nazionale, economico Bersani, ma è un albero che non dà frutti. 
Ottuso il secondo, il Nichi, che continua a credere di poter vincere qualcosa scavalcando l'apparato, il partito, il segretario da un euro, da sinistra.
Infine i ragazzini bellini, quelli che rappresentano il nuovo, i Giamburrasca che mettono i petardi nella tasca della giacchetta di Bersani, con Paravendola che li redarguisce e bacchetta come la Signora Geltrude: "Seguo Renzi a Firenze e dintorni ma vorrei dirgli che bisogna che tutti insieme costruiamo una alternativa al centrodestra anche nel linguaggio, si rottamano i sistemi non le persone che sono ecosistemi preziosi anche se pezzi da novanta della nomenclatura”. Bersani è un ecosistema, che vi credevate? 
Ai bellini dico, state attenti figlioli, perchè quando si incazza veramente, il segretario, potrebbe anche diventare cattivo. Pensate che ieri, in preda all'aggressività, ha perfino gridato: "A noi Berlusconi e la Lega ci fanno un baffo." Si è confuso, poverino. Voleva dire culo.

Unità a sinistra, alternativa? Solo se si fa come dico io, pensa ognuno dei contendenti. Il finale lo conoscete già. Sono vent'anni che la destra più cialtrona di Al Pappone & Le Sue Mignotte ci governa. Tanto anche se per caso tra un Berlusconi  e l'altro governa, la sinistra non tocca nulla, non sposta, non abbaia e non sporca. La sinistra è il miglior amico di Berlusconi.

giovedì 4 novembre 2010

I dolori del giovane Vendola


Siccome i satelliti di Silvio tirano sempre fuori l'articolo della Repubblica di Stefano Malatesta, "Il Gay della FGCI" del 1985, sono certa che Nichi Vendola non avrebbe difficoltà a spiegare, una volta per tutte, cosa intendeva dire quando si riferiva al diritto dei bambini ad avere una sessualità loro, giusto per zittire le malelingue e fugare i dubbi che potrebbero venire ai suoi tanti ammiratori.
Riporto dal citato articolo la dichiarazione incriminata, attribuita a Nichi: 
"Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti - tema ancora più scabroso - e trattarne con chi la sessualità l' ha vista sempre in funzione della famiglia e dalla procreazione. Le donne, da questo punto di vista, sono notevolmente più sensibili."
Obiettivamente sono parole ambigue che necessitano un chiarimento. Dire che i bambini hanno una loro sessualità è verissimo. Dire che possono avere rapporti tra loro è  già fuorviante, perchè quelle dei bambini tra di loro (ribadisco, tra di loro) sono esplorazioni, manipolazioni in forma di gioco ma non sicuramente qualcosa di paragonabile ai rapporti sessuali veri e propri dell'adulto.

Il concetto fondamentale da capire e da tenere a mente è che la sessualità infantile è qualcosa di totalmente diverso dalla sessualità adulta perché è un sessualità in via di maturazione e definizione e quindi i due mondi sarebbe meglio rimanessero nettamente separati. Se non altro perchè si tratterebbe, comunque la si volesse vedere, della relazione tra un consenziente e  un non consenziente. E' per questo che la pedofilia è una perversione, perchè si abusa di qualcuno che non è in grado di poter scegliere in piena libertà se partecipare o no non solo al rapporto ma all'atto della seduzione. 

Se il bambino manifesta curiosità sessuale nell'ambito della sua propria sessualità infantile, che può benissimo essere freudianamente perversa e polimorfa, ciò non vuol dire che la sessualità infantile possa incontrare quella adulta senza problemi. La curiosità infantile riguardo alle cose sessuali deve ricevere risposte educative chiare e senza malizia o condizionamenti moralistici da parte dell'adulto - di solito il genitore, ma in forma di una relazione assolutamente non seduttiva. E' ovvio che questo non significa eliminare l'affettività dal rapporto adulto bambino ma solo la componente di seduzione.

E vengo al punto centrale del problema. Sostenere che i bambini possano avere rapporti con gli adulti non è scabroso, è demenziale e profondamente dannoso come messaggio da divulgare. Io come donna sono appunto sensibile, come dice Vendola, ma come vittima della pedofilia lo sono ancora di più. Purtroppo è risaputo che il mondo della pedofilia, sbandierando un supposto diritto dei bambini alla sessualità,  giustifica il via libera ai rapporti tra bambini ed adulti.
Ecco perchè è indispensabile che l'articolo del 1985 e il senso di quella frase venga chiarito da Vendola. Magari con una delle sue garbate videolettere. 
Grazie in anticipo.

domenica 31 ottobre 2010

Non aprite quella porta

Bellino Bersani che manda una lettera agli elettori. Poteva scrivere ai disgraziati che hanno votato Berlusconi ma siccome non si permetterebbe mai, si rivolge solo ai democratici, quindi alla cerchia ristretta dei suoi.
Non bisogna essere troppo ottimisti. Già farà fatica a tenersi quelli, non allarghiamoci troppo, deve aver pensato il quasicalvo. Quando si dice essere sicuri di vincere.
Nella missiva urlata ed illeggibile (la prossima volta la scriverà alternando una maiuscola e una minuscola come le bimbominkia?), elenca tutte le brutte cose che ha fatto Berlusconi all'Italia mentre il PD la teneva ferma.

Esordisce con una splendida metafora calcistica, in onore del presidente del Milan: "VIVIAMO  NEL SECONDO TEMPO DEL BERLUSCONISMO". Bravo, e se andiamo ai supplementari e poi ai rigori? Non ti basterebbero nemmeno quattro mafiosi serbi che, sfasciando lo stadio, ti facessero vincere a tavolino tre a zero.

"I FONDAMENTALI PRESIDI DEL NOSTRO ASSETTO COSTITUZIONALE VENGONO MESSI IN DISCUSSIONE O ADDIRITTURA AGGREDITI." 
Traduzione dal piddino antico: stanno facendo bunga bunga alla Costituzione. 
Non è esattamente una cosa che è cominciata ieri. Verrebbe da chidersi dove abbia vissuto il quasicalvo fino a questo momento, su una luna di Urano?

Finita l'elencazione nemmeno troppo hard dei mali dell'Italia, senza un a capo che ti faccia capire bene la situazione, complimenti per la punteggiatura, il comunicato prosegue con  la conferma delle minacce già proferite quest'estate: 
"ABBIAMO CRITICHE CHIARE E FORTI DA FARE ALLA POLITICA DELLA DESTRA; ABBIAMO PROPOSTE NUOVE DA AVANZARE AL PAESE. PRESENTEREMO LE UNE E LE ALTRE IN UNA CAMPAGNA SENZA PRECEDENTI, ANDANDO A PORTA A PORTA IN OGNI LUOGO DEL PAESE PER ASCOLTARE E RACCONTARE QUELLO CHE SIAMO E QUELLO CHE VOGLIAMO PER L’ITALIA."

Bellissmo l'andare "a porta a porta" invece che "di porta in porta". Un lapsus vespasiano.

E chi la farà mai la campagna senza precedenti? E' semplice. Come quando si mobilitavano le sfogline per la festa dell'Unità. Decine di donne ad impastare tagliatelle e cappelletti. Armiamoci e partite. Anzi, disarmiamoci.
Questa volta sono i democratici, quelli che votano ogni volta il PD "perchè se no vince Berlusconi" e Berlusconi vince sempre, che dovrebbero in teoria sbattersi di casa in casa in nome e per conto di Bersani. Non i tea party ma i piadina party. Non i circoli della libertà ma un ritorno trionfale ai gloriosi agit-prop.
Bellino, Bersani. Non ti voto più nemmeno se ti metti l'orecchino.

giovedì 28 ottobre 2010

Nipote da parte di fava

Che al nano piacciano le Biancaneve di 17 anni che vanno per i 35 in quanto ad esperienza non mi sembra una novità. Io non mi meraviglio più di nulla né mi scandalizzo più di tanto. Un patetico vecchio che cerca di scopare e si illude che la carne fresca, la gnocca a "tartare", compia il miracolo. Una situazione da barzelletta come il suo bunga-bunga, appunto. 
Casomai mi fanno molta più rabbia le madri e i padri che sarebbero ben lieti di infilargli nel letto le figliole di ogni forma ed ogni età in cambio di una decina di minuti di sculettate in televisione o solamente per servilismo, per avere l'onore della figlia toccata dal Duce.

Detto questo, anche se Mavalà si affretta a smentire e il suo tassametro da avvocato continua a segnare e a mettere tutto sul conto - beato lui, non si può negare che vi sia la zampa inconfondibile di Berlusconi in questo ultimo scandaLetto. La bugia grossa come una casa, innanzitutto, se vogliamo dar credito al racconto dei giornali.
"E' la nipote di Mubarak" avrebbero infatti insistito qualche mese fa da Palazzo Chigi per telefono con la Questura di Milano perchè fosse rilasciata immediatamente una sconosciuta minorenne marocchina  (ma Mubarak non è egiziano?), fermata per furto e senza documenti e che ora si candida a ricoprire il ruolo di protagonista nell'ultimo pecoreccio all'italiana: "Noemi 2 il ritorno". 

L'ultima vergine offerta al drago (cara Veronica, di vergine è rimasto solo l'olio Brisighello), pare stia vuotando il sacco sui suoi presunti incontri con il suddetto ed io ho l'impressione che sia  tutto l'ennesimo depistaggio volto a coprire ben altre magagne che potrebbero saltar fuori dall'immenso repertorio delle porcherie dello statista più grande degli ultimi centocinquanta secoli. 
Non siamo in America dove per un rapporto con una minorenne finisci sulla sedia elettrica mediatica, noi siamo tolleranti. Per i berlusconidi (leggete i commenti che lasciano sul "Giornale"), avere un capo che si zompa le minorenni (o dice di) è solo un merito, una medaglia al valore. Non si scandalizza nessuno, diciamolo. Anche se fosse dimostrato che è un utilizzatore finale compulsivo di bimbeminkia, il fatto non gli toglierebbe mezzo voto. 

Parlo di depistaggio perchè ci sono ben altre inchieste in corso che potrebbero far esplodere quelle famose bombe atomiche di cui parlava Fini quest'estate. Altro che nipoti da parte di fava.

venerdì 1 ottobre 2010

mercoledì 29 settembre 2010

Comprami, io sono in vendita

Dietro alla notizia che sta facendo piangere Nina Moric e sghignazzare l'Italia intera, ovvero la scoperta della costosa tresca tra Lele Mora e l'uomo illustrato Fabrizio Corona non c'è che la solita omofobia incancrenita nel tessuto nazionale, il solito riflesso ridanciano verso le relazioni omosessuali, a pagamento o meno, oltre ad un discreto dispregio dell'altrui privacy.
Sia chiaro, entrambi i personaggi mi stanno cordialmente sui maroni. Di Mora specialmente  mi preoccupa più la svastica sul telefonino che l'arredamento total-white stile "Cage aux folles", ma qualcuno mi spieghi cosa ci sarebbe di interessante a livello pubblico nel fatto che due personaggi del mondo dello spettacolo si siano scambiati liquidi organici. Interessante al punto di farne una notizia (si fa per dire) da telegiornale, anche nei TG che si atteggiano ad esempio di antiminzolinismo militante.
Ho l'impressione che questa bagattella serva ancora una volta, come la cucina componibile di Montecarlo e l'orso che va a fare il bagno nel laghetto in montagna, a distrarre l'opinione pubblica da ben altri commerci carnali, che forse non coinvolgono orifizi più o meno chiacchierati ma qualcosa di peggio: la dignità e l'onestà di gente che dovrebbe servire NOI  perchè da noi eletta e non un nanetto da circo per disgrazia divenuto presidente del consiglio.

E' una storiella che ha raccontato ieri Repubblica. Vi si narra del mercatino di onorevoli nuovi ed usati al tempo della caduta dell'ultimo governo Prodi, mercimonio già comprovato da numerose telefonate del nanerottolo al suo attendente in Rai, fatte allo scopo di piazzare attricette amiche di coloro che si dovevano acquisire. Tu me la assumi (a spese del servizio pubblico, cioè del contribuente), le fai fare una fiction e l'onorevole, che si frulla la passera in oggetto, è contento e ci vota a favore o fa addirittura il salto della quaglia. E' una vicenda narrata in tutti i dettagli nel libro "Papi", il bignami della mignottocrazia berlusconiana.
Se in quel caso specifico si attiravano gli uomini della concorrenza con il vecchio sistema del pelo e del carro di buoi, nella vicenda che coinvolge due onorevoli del nordest, già in forze al centrodestra per parte leghista, si è invece utilizzato il più tradizionale sistema dell'elargizione in denaro, uno dei più potenti incentivi a far cedere anche il più riottoso e virtuoso dei maschietti.
Non quindi le Bentley con le quali sfrecciare a 250 all'ora in autostrada come il monellaccio Corona, non la valigetta con le mazzette come nei gangsta movie ma un bel contratto di collaborazione a progetto, una decina di milioni al mese, poco meno del costo di un onorevole, elargito generosamente con soldi pubblici, a spese del contribuente. Perchè Berlusconi è un maestro, un gran maestro a far soldi risparmiando i suoi. Come diceva Ricucci? "Fare i froci col culo dell'artri." Volgare ma pertinente. Generoso con i soldi altrui, i nostri, insomma.

E, a proposito di porci, tutto questo mercimonio di scaldapoltrone è dovuto al porcellum, alla legge elettorale della quale, come si è lasciato sfuggire freudianamente l'altro giorno il neosettantaquattrenne, lui assieme ai suoi giannizzeri "sta approfittando". Se di una legge elettorale non si può approfittare per il proprio vantaggio, che gusto c'è? Siccome i candidati sono pedine da spostare a piacimento sulla scacchiera, si può chiedere loro di farsi eleggere o di farsi trombare a comando, secondo le esigenze giornaliere del capo. Se sarai trombato avrai comunque in cambio un bello stipendio (secondo il punto di vista del comprato, perchè per il compratore sono cifre ridicole) e per un po' stai tranquillo.  E' fortunato il brevilineo, trova pure quelli che si accontentano di poco. In fondo, potevano chiedergli molto di più. Che, ci si vende per meno di un milione di euro, al giorno d'oggi?

Per la cronaca friulana, giusto in caso si ripresentassero candidati in qualche tornata elettorale. I due ex leghisti che al grido assai poco nordico di "teniamo famiglia" hanno accondisceso a divenire berlusconiani convinti  per appena 120 milioni di euro cadauno, si chiamano Pottino (da potta?) e  Gabana. Nomen omen. Se l'altro si fosse chiamato Volta sarebbe stato il duo perfetto, peccato.

lunedì 27 settembre 2010

W la biga


Per tenersi buona la Lega, che deve papparsi il Nord in cambio della svendita del Sud alle Mafie, si stravolge anche l'ordinamento delle leggi.
C'era una volta il Codice Penale che recitava:
Art. 241. - Attentati contro l'integrità, l'indipendenza e l'unità dello Stato.

Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato [ o una parte di esso] alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza dello Stato, è punito con la morte. ergastolo

Alla stessa pena soggiace chiunque commette un fatto diretto a disciogliere l'unità dello Stato, o a distaccare dalla madre Patria una colonia o un altro territorio soggetto, anche temporaneamente, alla sua sovranità. 

Questo  fino al 2006, Governo Berlusconi III, quando il testo dell'articolo è stato modificato (mentre il centrosinistra lo teneva fermo) con la legge del 24 febbraio 2006 n. 85 pubblicata in G.U. del 13 marzo 2006, n. 60 con il titolo: “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” come segue:  

"Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti violenti diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l'indipendenza o l'unità dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.

La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l'esercizio di funzioni pubbliche".
291. Vilipendio alla nazione italiana. (vecchio testo)

"Chiunque pubblicamente vilipende la nazione italiana è punito con la reclusione da uno a tre anni."

nuovo testo:

"Chiunque pubblicamente vilipende la nazione italiana è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000."

mercoledì 22 settembre 2010

E quindi uscimmo a ripettinar bambole

Figurati se ho intenzione di sentirmi in colpa del fatto che mi piace Lady Gaga. Una che ha il coraggio di uscire una sera vestita con la fettina di scottona annodata sulle chiappe e le scarpe di scaletta per bollito misto ha tutta la mia simpatia. Animalisti sconvolti, benpensanti svenuti. Come diceva il Colonnello Kurz? "Noi addestriamo dei giovani a scaricare Napalm sulla gente, ma i loro comandanti non gli permettono di scrivere "cazzo" sui loro aerei perché è osceno."
Si ma la ragazza "fa della musica orrenda", dicono i soliti Salieri. Niente affatto. Gaga svolge egregiamente lo scopo di sfornare musica pop di un livello perfettamente adeguato al mondo che se la merita e che l'ha generata. Che dovrebbe cantare una con un telefono o la Rätta dell'IKEA in testa a mo' di cappellino, l'Orfeo di Monteverdi?
Certo la sua musica è ipnotica e rischi di ritrovarti a canticchiare "Alejandro, Alejandro, Ale-Alejandro, Ale-Alejandroo" o "papa-paparazzi", per un giorno intero ma in fondo siamo già sopravvissuti ad "A-a-bbronzatissima" ed agli "ombrelloni-oni-oni".

LG è un prodotto di consumo gustoso e ipercalorico come le Pringles ma non credo proprio sia una creatura degli Illuminati, come sostiene la più cogliona delle teorie della cospirazione. Se non lo sapete, Lady Gaga sarebbe una pupazza del tipo della Maria di Metropolis, inviata nel mondo della musica pop per inscimunire ulteriormente la generazione dei bimbominkia e soggiogarli ai voleri del Nuovo Ordine Mondiale. Come se non bastasse piazzarli davanti ad un'altra Maria, la De Filippi.

Cospiratori strafumati e musica (o muzak) a parte, Lady Gaga è un fenomeno di costume e di scostumatezza. I critici sostengono che le sue performances sono pura provocazione e la provocazione artistica non sarebbe più qualcosa di originale. Su questo ci sarebbe da discutere. A parte che l'arte è sempre provocatoria e scandalosa, in ogni epoca, chi vuole comunicare con il mondo attuale non può prescindere dall'uso di un linguaggio estremo perchè è il mondo ad essere osceno e ad obbligarti ad usare le sue stesse armi per denunciarne le brutture e le contraddizioni. Se siamo obbligate dalla moda ad entrare nei jeans taglia Lager cuciti dagli schiavi cinesi allora possiamo anche farci il gonnellino di carpaccio.

Gaga mi è simpatica anche perchè quella carampana maitresse à penser del femminismo vintage della Camille Paglia le ha dedicato un saggio dove dice che è solo una copiona, asessuata (??) e antifemminista. Come dire, ne avesse azzeccata una.
Le ha ben risposto Mario Luzzato Fegiz:
"Posto che musicalmente non mi piacciono né Lady Gaga né Madonna, alla Paglia sfugge un punto fondamentale: Lady Gaga è un personaggio totalmente postmoderno, potrebbe tranquillamente stare in un romanzo di Palahniuk. Non imita Madonna, la cita e ne rovescia completamente il senso, svelandone il lato grottesco e, perché no, mortifero. Se c'è dell'intelligenza nel suo stile sta proprio in questo.
E non ci vuole un genio per capirlo, basta vedere la faccenda dell'abito bistecca: il corpo femminile "spogliato" dell'erotismo, la carne completamente desublimata. Il lato oscuro di Madonna, insomma, o la Madonna spinta al limite estremo. Quasi una parodia. Di sicuro non un'imitazione."
Esattamente, il lato oscuro. E' questo che colpisce soprattutto di Lady Gaga e che la caratterizza, rendendola un personaggio originale contro tutte le apparenze. Oscuro perchè capace di rompere il tabù della fascinazione della morte.
I suoi video sono zeppi di assassine avvelenatrici, vendicatrici tarantiniane o alla "Faster Pussycat, Kill! Kill!". E' stata capace di terminare il video di "Bad Romance" con un'immagine quasi da finale kubrickiano: lei a letto con il cadavere carbonizzato del boyfriend e le tette ancora fumanti e scoppiettanti tipo "Tetsuo". I'm a violent girl in a violent world.
Il video di "Alejandro" inizia con un funerale con tanto di bara. In "Telephone" stermina con il veleno l'intera clientela di un fast food prima di fuggirsene con Beyoncé alla "Thelma e Louise".
In questo lato lugubre della sua espressività, dove mescola comicità e tragico, è decisamente diversa da Madonna e in qualche caso la supera come un Valentino che si fuma Stoner all'ultima curva.

Paglia fa confronti? Va bene, facciamoli. Madonna sarebbe quella che ha già fatto tutto e quindi chiunque tenti di superarla non vale niente ed è solo un clone? In ogni caso stiamo parlando di trent'anni fa, i tempi sono comunque cambiati. Ormai è modernariato.
Nel fintopornolibro pseudoscandaloso "Erotica", la Ciccone sciorinava tutte le perversioni stando bene attenta però a non accostarsi a quelle più toste, quelle che le avrebbero davvero creato dei fastidi, per esempio la necrofilia o la semplice fascinazione per la morte. In effetti ha sempre eluso l'argomento. L'unica volta che l'abbiamo vista in un contesto lugubre e funerario è stato, se non mi sbaglio, in "Evita". Si vedeva che era a disagio distesa da finta morta nella bara di cristallo della Señora. Forse perchè (la) Madonna è un essere immortale e soprannaturale?
Sarà stata anche rivoluzionaria ma è rimasta nei secoli fedele interprete del lato più glamour e superficiale, quindi innocuo, dell'erotismo e ha sempre celebrato in fondo solo l'autofeticismo esibizionista in tutte le sue varianti. Madonna, nomen omen, appare, si fa guardare da lontano, può solo pretendere di essere venerata. Gaga non ha paura di lanciarsi in mezzo alla folla per farsene quasi divorare.

Madonna è figlia della scemenza praecox anni 80, quando il massimo della provocazione era il "Like a Virgin" in gondola con il vestitone di tulle stile bambola sul lettone di Orietta Berti. Già Tarantino ne aveva destrutturato il mito con la consacrazione della fava grossa nell'inizio de "Le Iene". Gaga destruttura definitivamente Madonna in senso tarantiniano.

E' figlia di un tempo di guerra e di crisi, dove ritornano i mostri alla Doktor Caligari e i trucchi esasperati dell'Espressionismo tedesco.
Se in un immaginario Freak Show Madonna è la bella Cleopatra, Gaga è il geek, quello che stacca la testa della gallina con un morso, il freak anche buffo, una Gelsomina che è mezzo uomo e mezza donna, brutta e bella, un camaleontico Fregoli (o Brachetti).
Gaga è burlesque e grotesque allo stesso tempo. Sarà pure stata clonata da una ruga di Madonna ma è comunque una supersoldatessa del nuovo millennio.
E' un'artista soprattutto visuale, iconica. Getta l'amo nel mare magnum dell'inconscio collettivo e ne pesca i manga con gli occhioni grandi, le donne freak deturpate da diete e plastiche come Donatella Versace, Betty Page (Beyoncè è pettinata come lei nel video di "Telephone"), il mondo di Tarantino (il cameo della Pussy Wagon, sempre in "Telephone"), i cat-fight e i film carcerari femminili, Greta Garbo e Brigitte Helm ma anche i serial killer, Freddie Mercury e il pulp. E' senza dubbio la più pulp delle popstar.
In ogni caso, intellettualismi a parte, se è solo un gioco, è terribilmente divertente. Come giocare con le bambole.

C'è un cinese che riproduce fedelmente con le Barbie e le Winx tutti i look di Lady Gaga.

In effetti lei è una bambolina con tanti bei vestitini luccicosi ed estremi come erano quelli delle Barbie della nostra infanzia o delle Winx delle nostre nipoti. La Paglia è troppo vecchia per averci giocato, per questo le sfugge l'imprinting da bambola con le tette che spiega come possa piacere Lady Gaga anche ad una cinquantenne.
Lei incarna il sogno di dar vita, far muovere, danzare e ballare le piccole fighette dalla vita stretta, le coscette da rana, le tette dure, il culo piatto con la scritta Mattel sulla chiappa e il piedino sempre pronto a calzare il tacco alto.

Il discorso sulla presunta asessualità di Gaga è clamoroso perchè le Barbie, pur non avendo passerina e capezzoli evidenti, come del resto era terribilmente piatto il pube di Ken, il fidanzato castrato, erano comunque a loro modo ipersessuate. Altrimenti non si capisce perchè ispirerebbero installazioni porno o sadomaso.
Gaga è appunto la Barbie a cui, fanculo la Mattel, abbiamo restituito la passerina. Una donna che non vuole solo essere bambola ma anche creare e non solo marmocchi. Come ciò non venga considerato femminista dalla carampana è un mistero.
Madonna è stata grande, è vero, che palle. Si, ma quella è la Barbie vecchia, quella con le gambe in rigor mortis, la prima uscita negli anni '60, ormai sull'andante spelacchiato. Lady Gaga è il brivido di quando usciì la Barbie nuova, con le giunture snodate, più morbida, a cui potevi far assumere nuove posizioni. Con o senza Ken.

Update. Meritano almeno 8 Grammy Awards le Very Italian Trash parodie dei video di Lady Gaga realizzate da questi ragazzi geniali, i SALe & PePe: Telephone, Alejandro e Bad Romance .

sabato 18 settembre 2010

Scappellamento a sinistra

"... Innovazione della sua proposta programmatica, che deve assumere con coraggio l’obiettivo di battere tutti i conservatorismi, compresi quelli, palesi ed occulti, di centrosinistra, ponendo al centro il tema della democrazia decidente, attraverso le necessarie riforme istituzionali ed elettorali: rafforzamento dei poteri del premier e di quelli di controllo del Parlamento, regolazione del conflitto d’interessi, norme contro la concentrazione del potere mediatico e il controllo politico della Rai, differenziazione delle camere, riduzione del numero dei parlamentari, una legge elettorale, come si legge nel documento approvato dall’Assemblea nazionale del Pd del maggio scorso, “di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali”, insieme a norme sulla democrazia di partito e ad una regolazione delle primarie per le cariche monocratiche. Naturalmente con la preoccupazione, in materia di riforme delle grandi regole della democrazia, di definirne gli aspetti più specifici alla luce di una esigenza di ampio coinvolgimento politico tra le forze democratiche interessate a costruire una nuova fase politico-istituzionale del Paese.
(Weltroni Valter, ex sindaco, ex segretario, ex tutto. "Un PD grande e aperto, per cambiare l'Italia.)

Ma l'avete sentito? L'avete letto il Piano di Rinascita del Partito Democratico dal titolo vagamente porno di colui che è riuscito a consegnare Roma nelle mani di Alemanno e l'Italia in quelle di Berlusconi in sole tre mosse e che, non ancora pago, si adopera per far rivincere le elezioni al nano, si dovesse andare presto al voto?
"Rafforzamento dei poteri del premier MAANCHE regolazione del conflitto di interessi." MA VA???
Che Cialtroni abbia ancora il coraggio di parlare di soluzione del conflitto di interessi è il colmo. Ci piglia pure per i fondelli, l'ex ragazzo. Il bello è che non c'è nessuno che vada alle loro feste del Piddì ad irrorarli con un bel cannone sparaneve caricato a materia fecale. A dir loro in faccia che sono una manica di traditori. Più traditori loro a sinistra di cento Fini a destra. Collaborazionisti dei figli di Pétain.

Uno come Veltroni, uno che è stato trombato in tutti i modi, più di una pornostar in una gang bang, in qualunque altro paese starebbe a coltivare bulbi in giardino, a portar fuori i cani e a leggere il giornale al bar. Invece in Italia, lui e gli altri squallidi personaggi che okkupano l'Opposizione, sono sempre in auge. Ti illudi di essertene liberato, di averli esportati in Africa come rifiuti tossici e invece ritornano. Con le democrazie decidenti, l'ampio coinvolgimento e l'impianto maggioritario.
Ritornano, o meglio gli viene permesso di ritornare, fondamentalmente perchè l'elettore del Partito Bestemmia è abituato a votarli perchè crede di non poter fare altrimenti e loro ci marciano. "Non vorrete mica far vincere Berlusconi!", vi spaventano. E di fatto Berlusconi, con loro, vince. Se per sbaglio vincono loro fanno di tutto per farlo ritornare. Ovviamente guardandosi bene, le rare volte che governano, di fare una legge che potrebbe danneggiarlo.
Mentre l'elettore crede di aver contrastato Berlusconi votando Bersani, D'Alema e soci, questi in realtà corrono sempre in suo soccorso e, tanto che ci sono, ci si comprano perfino le banche e le barche. Se l'elettore è un po' sfiduciato gli sventolano davanti Svendola. Il nuovo, il cambiamento. No, davvero, un'opposizione così negli altri paesi se la sognano.
Ora che tutti i sondaggi, perfino quelli addomesticati delle amorevoli badanti lo danno in declino, che i poteri forti scalpitano per eliminarlo dal gioco della politica e perfino gli oroscopi remano contro, arriva in soccorso del nano imbellettato il meglio che ci sia: i corpi speciali, le teste di cuoio, i marines, insomma la cavalleria Veltroniana.

Naturalmente con la preoccupazione di vicesindaco, in materia di riforme di pentolone delle grandi regole della democrazia, di definirne gli aspetti più specifici alla luce di una supercazzola prematurata di ampio coinvolgimento politico con scappellamento a sinistra tra le forze democratiche interessate a costruire e stuzzicare una nuova fase politico-istituzionale in tre ma anche in due del Paese.

Caro Sveltroni, la tua metafora è perfetta. Tu sogni un PD grande e aperto. Per fotterlo meglio.

giovedì 16 settembre 2010

W la Figaro


"Il y a eu ensuite la situation d'urgence créée par le séisme du 6 avril 2009 dans les Abruzzes. En un temps record, nous avons secouru 65.000 sinistrés et reconstruit une ville entière pour ceux qui avaient perdu leur maison. Nous avons aussi reconstruit toutes les écoles détruites et fait en sorte qu'à la rentrée 2009, tous les écoliers et les étudiants puissent reprendre leurs cours. Devant une tragédie de cette ampleur, aucun autre gouvernement au monde n'a obtenu un tel résultat. "

(Intervista a "Le Figaro", 15 settembre 2010)


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