lunedì 26 agosto 2019

Il fuoco di Prometeo e l'antifuturismo




E se fossero solo beneamati fattacci del Brasile, paese che ha giurisdizione sulla maggior parte dell'Amazzonia, come ha ricordato l'innominabile, l'intollerabilmente intollerabile presidente Bolsonaro? E, siccome la foresta amazzonica si estende anche in altri paesi sudamericani come la Colombia e il Perù, fossero cazzi anche di queste nazioni e non del solito consesso impiccione globalista che tratta ogni paese sovrano come fosse il suo ripostiglio e i popoli come "masse" che se non rispondono ai comandi meritano di essere distrutte?

In effetti la non originalissima storia dell'Amazzonia come "polmone del mondo" (uno dei due, e l'altro dove sarebbe?) frame che io conosco da quando ero bimba, quindi da parecchio tempo, fa intuire che dietro al sanguinar dei cuori grondanti pietas per i poveri indios (pietas che non veniva a nessuno quando governavano i companheros da parroquinha e gli incendi avvenivano lo stesso), non vi sia altro che la brama di mettere in discussione la territorialità e i soliti confini. L'imporre questa atrocità del sovragoverno, dell'essere comandati dai maggiordomi e sottocuochi trotzkisti dei banchieri.
C'è un interessante pezzo del Guardian del 2007 che allora parlava della deforestazione amazzonica che prosegue da 40 anni.

A proposito di emergenze mondiali, vi sarete chiesti, per pura curiosità, come mai la salvatrice della casa che brucia indugi in mollezze velistiche a bordo del "Mascalzone monegasco" e non si sia ancora fatta aviotrasportare eroicamente da un Canadair sulle verzure fumanti. Forse perché il Brasile non è una delle province petalose dell'Europa affidate alle massaie alla difesa e in quel frangente la tirerebbe giù la contraerea?
In Amazzonia c'è un unico grande incendio appiccato da Nerone. I dati ufficiali dicono che nel 2019, da gennaio ad oggi, sono stati registrati in tutto il Brasile 71.497 focolai d'incendio, il maggior numero, relativamente al periodo, degli ultimi sette anni, ma nulla di inedito.
Secondo l' INPE, i focolai registrati nell'ultima settimana in tutto il paese hanno riguardato 68 zone protette, per la maggior parte in Amazzonia. 
L'Amazzonia continua a bruciare come ha sempre fatto anche in passato mentre tutti dormivano perché il grande occhio di Sauron era distratto altrove.


L'attuale accelerazione nel delirio ambientalista con le sue fosche previsioni, affidate alle trecciute Cassandre, di innalzamento degli oceani, di deforestazione, di riscaldamento globale, di migranti economici,  come tutti i fenomeni che servono da paravento e da ballon d'essai, non è altro, assieme ai rimescolamenti coatti di popolazioni e agli inviti a cibarsi di insetti, l'ennesima evocazione di quel Futuro distopico e disperante che tanto piace ai rimestatori nel pentolone e che essi stanno facendo di tutto per far avverare, avendo sbirciato nel libro degli incantesimi del Mago alla ricerca della magia perfetta. Volevano la società ideale, l'hanno fatto per il nostro bene.

Il pensiero quotidiano dell'uomo è occupato al 98% dal passato e dal presente. Il passato perché rappresenta ciò che l'individuo è per come è stato plasmato dal tempo trascorso. I suoi ricordi, i rimpianti, le gioie, i dolori, i momenti esaltanti e quelli da dimenticare. Le cose che ci hanno fatto crescere e maturare.
Il presente perché preoccuparsene significa sopravvivere e trovare il modo per farlo. "Vivere alla giornata" si dice non a caso. L'uomo non pensa quasi mai al futuro remoto, soprattutto più invecchia perché, come diceva Keynes, nel lungo periodo saremo tutti morti e non si vuole pensare a quando non ci saremo più. Addirittura non si vuole pensare nemmeno a ciò che saremo tra sei mesi, figuriamoci se può importarci di cose che avverranno nel 2080. I giovani sono più propensi a fare voli pindarici sul futuro ma è più per la curiosità di chi è alla scoperta del mondo. Il fatto che possano adottare comportamenti non solo rischiosi ma sciagurati dimostra che pensano di essere immortali proprio perché situati troppo lontano dal fuoco del futuro per scottarvisi.

Per millenni, gente che campava al massimo trent'anni, era costretta a concentrarsi sul presente e quindi aveva tempo di pensare solo al bene dei propri cari non ai posteri cinquant'anni avanti a loro. 
La preoccupazione del futuro, soprattutto quella relativa alla sua modellazione secondo uno schema prestabilito da applicare passo passo, mi sembra una paturnia tutta moderna che nasce dall'ossessione del suo controllo, quindi dal delirio di preveggenza che è uno dei sintomi della follia del Prometeo che sta sfidando Dio sul suo campo, illudendosi di poterlo battere. Se non riesci a prevedere il Futuro, il che ti è insopportabile perché ti distingue invariabilmente da Dio, perché non costruirselo su misura? 
Il vivere troppo a lungo, inoltre, spinge alcuni a desiderare di portarsi tutto con sé nella tomba, come gli antichi faraoni, facendo in modo che nessuno ci sopravviva perché sepolto assieme a noi nella piramide. Mi sembra l'atteggiamento tipico soprattutto degli uomini del Potere Assoluto. 

Per far avverare il Futuro magico, devi costringere l'Uomo a pensare solo al Futuro, ad un futuro che arriverà quando lui nemmeno ci sarà più. Per crearne l'ossessione devi attivamente distruggere il presente e l'arma per farlo è la demonizzazione del passato, che ti rende impersonale e vuoto. 
La fantascienza, a questo proposito, è servita come mezzo per indurci a credere che il divenire sarebbe stato sicuramente migliore del passato. Peccato che tutti i film di fantascienza, incapaci di trattenere la verità, in realtà dipingano società mostruose, totalitarie o post-catastrofiche. Nel momento in cui hanno fatto sparire gli alieni dalle cronache si è capito anche che nessuno, in questo futuro meraviglioso illuminato dal sole dell'avvenire (il più grande racconto di fantascienza) verrà ad illuminarci con la saggezza. Perché siamo soli e possiamo salvarci solo con le nostre forze.

Ognuna delle depravazioni politiche dell'Otto-Novecento nasce dall'ossessione del controllo del futuro e dalla negazione del passato. Le marce verso, i grandi balzi in avanti, gli stati uniti d'Europa, il multiculturalismo, il Socialismo, Il Nazionalsocialismo, l'Internazionalismo, la pace nel mondo, ecc. 
Il progressismo in primis è un'idea maligna perché non vuole migliorare la vita dell'Uomo del qui ed ora; l'Uomo attuale è sacrificabile in funzione dell'Uomo che verrà, che nessuno conosce e verso il quale è innaturale provare qualsiasi tipo di affinità. Addirittura chi vive oggi e che è stato convinto a non riprodursi dovrebbe preoccuparsi di chi verrà tra trent'anni e che non sarà nemmeno un suo discendente. E' una promessa assolutamente aleatoria di benessere x in un tempo y . E' il prodotto derivato della scienza politica.

Quest'ossessione progressista ha tolto ogni spontaneità al processo storico, che oramai scorre in un susseguirsi di catastrofi annunciate, senza sorprese che non siano colpi di scena attentamente pianificati. Per incatenarci, essa ha utilizzato gli ideali dell'Uomo Nuovo, della società ideale,  ma non è riuscita a creare altro che l'angoscia per ciò che verrà o addirittura la visione depressiva del muro nero oltre il quale non c'è nulla se non il Nulla. 
Però il passato non si lascia cancellare e il presente ti agguanta per il collo scrollandoti le fantasie di dosso, per cui, resisi conto che il controllo del futuro non è possibile, ora i rimestatori sono disposti a distruggere il mondo che a loro resiste. 
Sono entrati in quel curioso corto circuito mentale che spinge chi riceve una diagnosi infausta a suicidarsi, al morire per paura di morire. Facendo saltare l'intero condominio con il gas, ovviamente.

Il risultato di decenni di tentativo di costruire il Futuro ideale è che ormai viviamo in uno stato di precarietà esistenziale caratterizzata da una quasi intollerabile angoscia per il domani. Un Uomo privo di passato e, incatenato alle necessità del presente e orribilmente angosciato per il futuro è il meraviglioso risultato degli esperimenti degli apprendisti stregoni. Se cerchi di controllare il futuro eliminando l'imprevisto, la deviazione dalla norma, e soprattutto il passato, il futuro semplicemente sparirà, ti si negherà; se guardi troppo nel suo abisso entrerai nel buco nero della depressione. E' la sua vendetta. O è quella di Dio.


martedì 20 agosto 2019

La figlia di Ludovico è incinta, partorirà un mostro


Conosco bene gli psicologi sperimentali. Lo sono anch'io, se si deve dar retta a ciò che c'è scritto sul mio diploma di laurea, ma a questo punto sono lieta che la vita mi abbia condotto a guadagnarmi da vivere con tutt'altra merce, perché oggi sinceramente non potrei mescolarmi nemmeno in effigie con la vecchia Psichiatria Totalitaria spacciata per nuova e portatrice insana di ricerca all'avanguardia, con l'aggravante della complicità tecnologica modello dark room. Entri al buio e non sai chi e come ti fotterà ma sarà qualcosa di tecnologicamente avanzato. Che bello!

Conosco bene gli psicologi sperimentali. Mi vergognai come una ladra la prima volta che vidi "Arancia Meccanica" riconoscendomi nei dottori in camice bianco della cura Ludovico alle prese con la "rieducazione" del monello istituzionale Alex e soprattutto riconoscendone l'assoluta indifferenza nei confronti della variabilità individuale, abituati a considerare Ilsoggetto come un'entità astratta. La famigerata e mitologica Tabula Rasa del dott. Cameron.
Li conosceva anche Stanley, ma lui conosceva ancor meglio chi si era sempre masturbato con il catalogo Postal Market dell'Uomo e Donna Nuovi e perfettamente manipolati per servire il grande ideale del progresso. "E' per il suo bene, Alex", ricorda il dottore maschio al misero, mentre gli induce il disgusto per il male commesso con immagini violente (il banale contrappasso) e sostanze allucinogene e la dottora femmina gli fa la ramanzina sul fare il male che è cosa molto molto brutta, come un'assistente sociale qualunque. Il moralismo della scienza, la pretesa di essere depositari del Bene, di poter raddrizzare gli individui che la Natura, questa impudente, ha creato storti. Oh, si, bastardo d'uno Stanley, tu li conoscevi bene, difatti tra loro si chiamano compagno sir, birbaccione. 
E meno male che, quando mi laureai, nei remoti anni novanta, vigeva ancora il principio che la psicologia - che non può essere definita scienza, come la medicina, non essendo gli esseri umani, capaci di rispondere, corpo e mente, allo stesso identico modo di un altro, come invece si pretenderebbe fosse possibile, per far prima - era un metodo per interpretare la mente e possibilmente decifrarne i codici. C'era ancora un certo rispetto, almeno alle nostre latitudini, verso l'inconoscibile e il non generalizzabile. Il nostro mantra era "c'è una massima parte del cervello che non riusciamo a comprendere, su certi meccanismi possiamo solo fare ipotesi." 

Oggi sono state sfondate tutte le paratie tra possibile ed impossibile, tra volere e potere. Il pensiero magick che ha sostituito il metodo scientifico, impone che qualunque desiderio (del Potere) possa essere  soddisfatto con l'apposita terapia o apparecchiatura applicata ai sottomessi. Ai miei tempi c'era già la fregola della PET (Tomografia ed emissione di positroni). Noi sperimentali si andava in estasi di fronte agli schermi dove il cervello del soggetto si colorava di rosso mentre ascoltava Mozart. Grande, ma cosa hai dimostrato? Che puoi dire di avere la certezza che il mio non si accenderebbe di viola o magari non si accenderebbe per nulla? 
Oggi, se hai ad esempio un trauma, la EMDR, per dirne una tra le terapie tapioche ganze,  te lo estirpa come il pelo superfluo il laser, in poche sedute. Si, certo, qualche cialtrone può usarla per  indurre invece il trauma su degli innocenti, e allora meglio dissociarsene, se no si rischia di diventare quelli delle scosse elettriche ai bambini. Chi di elettroshock ferì, di scosse elettriche potrebbe perire.

Se si ha lo stomaco di leggere una delle ricerche-marchette di questi psicocosi sperimentali, scopri che il cervello è stato da essi spoilerato fino al colpo di scena finale, che tutti reagiamo allo stesso modo, che alcuni set di pensiero possono essere smontati e sostituiti come il filtro dell'olio e che il pregiudizio (ovvero il Pensiero Dissidente) è una malattia e può, anzi deve essere guarita. Sulla stessa falsariga era anche la recente fregnaccia tedesca sull'ossitocina. L'ultima, invece, è questa.  
Se volete farvi quattro risate leggete questo articolo apologetico.


Quello di "Arancia Meccanica" era il vecchio cadavere del condizionamento operante. Pavlov ma soprattutto gli americani, che ci andavano matti e che hanno torturato gente per decenni prima di capire che se una cosa funzionava sui cani (per un biscottino i cani fanno qualsiasi cosa) non era detto funzionasse sulla mente umana. Il comunismo si è amminchiato per decenni sul fatto di voler modificare la mente espungendo il pensiero borghese e la materialità dal grande e dal piccino. I nazisti, da quel punto di vista, erano più pratici. Se non eri marchiato nel modo giusto, o servivi come schiavo, oppure, sceso dal treno, potevi accomodarti direttamente in doccia. Non ha senso chiamare questi nazisti perché i nazisti rischiano di diventare più pietosi di questi, che la vita te la vogliono rovinare da vivo.
Oggi, gli stessi che non dormendo di notte studiano come rovinare il sonno agli altri, sono tutti agitati per sconfiggere il pregiudizio e, udite udite, annunciano di essere in grado di eliminarlo con pochi colpi di spazzola, come la forfora, con un metodo non invasivo (uhm, se sono gli stessi che invertono il senso per metodo, tra un po' ci toccherà una bella transorbitale vecchia maniera).

Contro il pregiudizio (inconsapevole, per giunta, perché questi ti regolarizzano anche il microbiota inconscio), c'è la cura Ludovica dell'estetista cerebrale che ti ridisegna il sopracciglio in modo che tu non lo possa aggrottare in maniera inappropriata.
Anch'ella è andata, sparsa le trecce morbide, a parlarne al TED, lo stesso curioso luogo più lisergico  di Woodstock dove ti può capitare di ascoltare Renzi fare l'elogio del Fiesoli e una criceta di satana® concionare di pedofilia che dev'essere accettata perché è un orientamento non modificabile. La patologia quantistica. Il DSM che entra ed esce dalla scatola assieme al gatto.
Non vi sembri una dissonanza cognitiva, perché la scienza atonale di oggi pretende di definire la malattia secondo l'ideologia, non più secondo la semeiotica o la patologia. 
I pedofili non sono malati, chi non riesce ad essere progressista dovrà essere curato. Non escludo che questo motto venga presto scolpito sui muri dei palazzi istituzionali. E' il baratro che traccia il solco, ed è la criceta che lo difende.

venerdì 16 agosto 2019

Vengo io con questa mia addirvi...

Questo blog sta languendo in un certo stato di abbandono anche per una mia precisa scelta di parlare solo quando ci saranno da dire cose che non siano già state dette e previste da anni, da me e da altri. Gli esorcismi, come chi sa sa benissimo, possono durare molti anni, appunto, e qui abbiamo a che fare con l'upper class demoniaca, con i massimi livelli. Per cui calma, sangue freddo e tanta costanza e fermezza, nonché coesione di gruppo e fede nello scopo comune. 
Se però sono venuta stasera a riaprire le finestre e a dare aria al blogghino, è per lasciare qualche riflessione ispiratami da questa intervista di Bagnai a Radio Padania, che consiglio di ascoltare dopo aver mollato per una sera il sempre più psicopatogeno Twitter.


La versione di Bagnai della "crisi" di governo è non solo convincente ma dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, e purtroppo ce n'è, la molesta attitudine da pappatacio del tuttosubitismo che, di fronte alla spiegazione del perché una zeppa come il MES, imposto dal tallone di ferro UE (rileggete London), impedisca di fatto qualsiasi azione di governo e stesse rischiando, in previsione della legge finanziaria, di rendere impossibile qualsiasi deroga alla garrota posta al collo dell'Italia, insiste nel voler credere che chi si sta dannando per trovare la quadra al disastro non lo stia facendo abbastanza. Senza contare il gianninismo (nel senso del qualunquista) dei "tanto sono tutti uguali, pensano solo alla poltrona". Insomma il partito dei FUQ you all.
A ben guardare, sono sempre gli stessi che, fin dal primo test di gravidanza positivo del nuovo governo (unione, lo ricordo, non propriamente d'amore ma d'emergenza, quindi fondata sul buon viso a cattivo gioco) hanno sempre anteposto, come prezzo per "fidarsi di loro", il superamento di ordalie sempre più complicate e, diciamolo, hanno sempre dato l'impressione di stare remando contro. Oppure, nel caso della fazione dei "lafannofacilisti", il considerare imprescindibile come prova d'amore, sempre per potergliela dare (la fiducia), la soluzione di un problema che, seppure grave, non avrebbe mai potuto essere risolto se prima non fosse stata rimossa la zeppa di cui sopra. Perché soprattutto non si vuole capire che tutto è collegato, altrimenti non sarebbe tutto così difficile da combattere.

Badate bene, non mi sto riferendo ai grillini che hanno, secondo me, solo il problema di prendere coscienza di essere nati in provetta come gatekeeper eterodiretti, di farci un pianto e un lamento sopra, superare il trauma e di dover ora scegliere se proseguire la carriera di burattino o emanciparsi in quella di ragazzino in carne, ossa e cervello. Se non altro per non finire come quelli del FUQ, ovvero nel dimenticatoio della repubblica. Te li ricordi i grillini, nonna? Chi, quelli del vaffanculo? Ecco.
Mi riferisco invece ai sostenitori della Lega che non nascono leghisti ma che in questa compagine ci si sono trovati, volenti o nolenti. Più nolenti, forse. In questi lunghi mesi di osservazione ho notato che le scuse per non darla (la fiducia) e i mal di testa improvvisi potevano nascondere un motivo profondo. Il disagio di essere stati costretti a votare a destra. Oppure, diciamolo in un altro modo, costretti a non poter votare sinistra come sempre. 

Alberto Bagnai sostiene nell'intervista che sia necessario andare alle elezioni per superare le attuali ambiguità nella compagine di governo e per poter finalmente contare su una maggioranza coesa attorno ad un progetto comune, che noi sappiamo quale essere, senza guastatori a progetto sempre pronti all'azione di sabotaggio. 
Sono d'accordo, se non altro perché sarebbe la soluzione democratica e per questo gli agenti del chao cercheranno in tutti i modi di impedirla. E' una situazione tremenda e, ripeto, occorre coesione tra chi condivide la volontà di salvare questo paese e rispetto nei confronti di chi sta lavorando nel modo più proficuo, ovvero in silenzio. Bagnai fa un parallelo con la stagione del terrorismo e mi pare azzeccato. Anche riguardo al ruolo della fermezza da tenere nell'opporsi alla destabilizzazione.

Se però si arriverà al voto, se democrazia vuole, mi preoccupa quale sarà l'atteggiamento dell'avversario, del fronte europeista, in una eventuale campagna elettorale, soprattutto permanendo le attuali percentuali molto alte nei sondaggi per Salvini, e che può essere riassunto in una equazione: "chi non è con noi è fascista". Una formuletta semplice semplice ma di impatto devastante sull'elettorato. Saranno sparate tutte le munizioni ideologiche dagli avamposti del mainstream (egemonicamente okkupato da essi e mi rendo conto che non sarebbe stata facile la bonifica, soprattutto in democrazia) contro chi, purtroppo, anche tra noi (non certo io), non vede l'ora di poter tornare a votare sinistra perché si sente in colpa per aver deviato dalla linea ed essere quindi un revisionista nemico del popolo. E quale migliore giustificazione di dover fare fronte contro il fascismo, il razzismo, eccetera, ricetta che ha sempre funzionato dal '45 in poi e che ha permesso di fatto di portare i massimalisti non solo al potere, ma ad insinuarli in ogni suo ganglio, da quello della cultura alla giustizia? 
Posso dirlo da ex elettrice di sinistra (cosa della quale non mi perdonerò mai)? Chi ha votato sinistra in passato o vorrebbe ricominciare a farlo, come certi fumatori che spasimano ancora dietro alle sigarette non essendosi mai completamente convinti che smettere fosse un fatto di salute, non va rincorso parlandogli nella sua lingua, ma va lasciato al suo destino. Lasciare che, se non la capisce, espii la colpa nei confronti dei suoi simili estinguendosi come il dodo, ma a questo punto nell'ignominia. Prendi un elettore (di sinistra) e trattalo male. Fuori dal seggio nessuna pietà. Non vanno rincorsi ma sono loro, se ce la fanno, a doverci rincorrere sui gomiti. 

Ciò che deve finire una volta per tutte è la convinzione della sinistra di poter "fare ciò che vuole" e quindi di poter giocare sulle paure della gente evocando il pericolo fascista, ovvero retrodatare il clima politico al momento della fissazione sulla resistenza. E lo si può fare esponendo le sue colpe, le sue vergogne all'elettore, senza paura di offendere un'entità superiore, quella depositaria del BENE.
Dev'essere chiaro che, in risposta al grido di "fascisti!" non bisognerà più negare o razionalizzare o giustificare le responsabilità della sinistra massimalista nel disastro attuale (che è globale, non locale, e all'estero non si nascondono dietro ai pudori del "non è vera sinistra" ma la chiamano con il suo nome, come si conviene negli esorcismi) ma andranno indicate chiaramente a chiunque sarà posto di fronte alla scelta del voto, che è tra il piano inclinato verso baratro o la salvezza. Denunciare le colpe di quella sinistra massimalista globalizzata che evidentemente ha accettato a suo tempo di buon grado il ruolo di boia di un continente, ma in realtà di un'intera civiltà, una volta che fu eliminato dal contesto europeo l'ostacolo rappresentato dalla sinistra socialista che rappresentava un'alternativa compatibile con il mantenimento del livello di benessere ed emancipazione raggiunti dalla classe lavoratrice, per carità, anche grazie alle precedenti lotte di popolo ma non esclusivamente di ispirazione marxista come si crede. 
In effetti solo chi chiama borghesia la carne, sangue e secrezioni umane dei propri simili e la percepisce come entità astratta da poter schiacciare senza remore come un insetto poteva accettare di allearsi con l'élite altrettanto borghesofoba (hanno tante cose in comune, come il ricondurre tutto al denaro) per macellare la classe media ed impegnarsi a cucinare nel pentolone delle streghe il cupio dissolvi della sbobba multiculturale uguale e regressiva per tutti. Fino allo sviluppare questa bizzarra visione del migrante come orco subumano da scagliare a migliaia contro la borghesia, sperando che scorra il sangue in una sola direzione. E siccome in quella classe media ci sono i propri genitori, magari operai con una vita di sacrifici alle spalle premiati da un tardivo benessere acquisito  tramite il lavoro, ecco il culto della patrimoniale che li punisce e il ruolo del marxismo culturale sessantottino della rivolta permanente contro tutto e tutti, soprattutto l'ordine naturale delle cose, dal gender all'educazione, anzi, rieducazione collettiva dei bambini all'insegna della gnosi anti-materialità, strappandoli ai genitori (quelli poveri, però, non toccherebbero mai i figli dell'élite), del politicamente corretto ed eticamente, spocchiosamente e insopportabilmente superiore. Dai khmer rouge a quelli fucsia attuali, il fine è il nihil, il nulla. L'annientamento. Non c'è tanto tempo da perdere. Tantomeno cercando di giustificarne le motivazioni. Si può chiamare tradimento o compimento di un progetto di lunga data, ma deve essere svelato.

E' evidente che se il messaggio di qualcuno, troppi per i miei gusti, continuerà ad essere "ma questa non è sinistra", "è pseudosinistra" "cosiddetta sinistra" o peggio li si chiamerà "i veri fascisti", facendo diventare il gioco politico un estenuante ed interminabile serie di scambi da fondo campo tra tennisti; se insomma si continuerà a non volerli chiamare per nome, essi non se ne andranno. Essi non seguono il politicamente corretto, lo pretendono solo dagli altri, e chiameranno a raccolta contro il fascismo ricompattando chi è convinto che votare sinistra sia l'unico modo per essere umani. Perché ci chiameranno anche disumani, sicuramente, e dovremo fottercene e andare avanti.

Se la UE è un progetto dell'élite reazionaria imperialcapitalista globale, bisogna rispondere a tono. Ricordare agli elettori  i viaggi a Washington degli antifascisti padri dell'Europa e come s'offrirono. Non è difficile, ci hanno perfino scritto dei libri. Bisogna ricordare il tradimento e le svendite progressiste, uliviste, buoniste, dem(oniache); il doppiogiochismo, il continuo spuntare di nuove narici in un unico naso e la tendenza alla mutazione maligna. La gente deve sapere, oltre a cos'hanno fatto e per conto di chi, cosa vorrebbero fare ancora.
Bisogna insomma spiegare agli italiani e ai fumatori nostalgici tra loro che non c'è l'uscita da sinistra, anzi, questa volta si salvano solo se evitano accuratamente l'uscita da sinistra.
Pazienza, se ne faranno una ragione. Esisterà di nuovo in futuro una sinistra? Certamente, ma non questa. Mai più.

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