venerdì 30 maggio 2008

La pioggia sporca nel Pigneto

Visto che l'argomento interessa, tanto che ci sono stati diversi OT nel post precedente, dirò la mia e dirò che c'è puzza di bruciato in questa storia. Anzi c'è sentore di agents provocateurs.
Per carità, prima che salti su la solita testina di cazzetto anonima, sono esistiti ed esistono picchiatori comunisti, chi lo nega. Mica per niente quando ero piccola si sentiva cantare "il fascio è ancor più bello con la spranga nel cervello".

Però, però, però, questo signore dello sgub di Repubblica sembra uscito da un film di Verdone, da una delle magistrali interpretazioni dell'indimenticato Mario Brega, oppure da un gruppo di comparse di Cinecittà. Poteva vestirsi da gladiatore (nel senso di quelli che stazionano fuori dal Colosseo con la spada e l'elmo di latta) e sarebbe forse stato più credibile.




Prima di tutto il tatuaggio. O ha cercato di farselo cancellare oppure sembra falso. Me lo diceva oggi un amico che se ne intende, visto che credo abbia rimasto solo un decimetro quadro di pelle libera da scritte e simboli. Addirittura abbiamo rievocato assieme quei tatuaggi che si comperavano in edicola da bambini.
Poi la creazione del personaggio.
"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto so' nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L' avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara. "Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera".
Un communista tanto vero da sembrare finto. Comunque sentiamo come sono andate le cose secondo lui. Ricordo che il raid contro il negozio dell'extracomunitario è stato compiuto la settimana scorsa da una quindicina di incappucciati sprangamuniti, non dal solo cavaliere solitario, come dalla nuova versione da lui riportata.
Alle 17 di sabato, dunque, arriva "Ernesto". Ma non da solo.
«Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all' angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l' ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l' ho mica chiamati o invitati».
"Ernesto" fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un "Oban". Strizza l' occhio. «Lo vedi questo? E' cresciuto con me al Pigneto». «Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n' erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo.
Te lo ripeto, io non l' ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell' indiano, gli ho detto di mettersi da una parte».
Insomma, un caso di telepatia perchè di solito non ci si porta sempre dietro i passamontagna e le spranghe perchè potrebbero tornare utili. Ci si concia in quel modo con premeditazione per andare a menare. La possibilità che si siano incontrati per caso, suvvia, fa ridere i polli.

Magari è tutto vero, l'episodio dimostrerebbe che gli opposti estremismi a volte si toccano ma Ernesto sparalesto, secondo il tenente Colombo, non la racconta giusta. Fa pensare che cerchi pubblicità, oppure vuole coprire gli altri con la trovata del Che tatuato per far capire che lui è "communista così" e i quindici passavano di lì per caso. Quando le cose puzzano, puzzano.

Intanto, con questa trovata, da oggi in poi qualunque raid neonazista sarà attribuito ai comunisti. Perchè i fascisti non esistono, sono solo nei nostri brutti sogni.

P.S. Anche Maradona fa parte della banda?


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giovedì 29 maggio 2008

Il cinema, il cinema ribelle

Càpita a volte che un film che sulle prime ti era sembrato un tantino verboso, del quale magari te ne eri dormita un pezzo, nei giorni successivi ti scavi dentro come una talpa. A me succede spesso e di solito con i film che alla fine mi piacciono e ricordo di più.
E' l'effetto che mi ha fatto "Leoni per agnelli" di Robert Redford.

I critici cinematografici con i controcoglioni ci tengono a sottolineare che è un film schierato, di parte, ohibò di quel democratico incallito di Redford. Quindi non gli piace perchè, se è bello e cool scoprire il lato buono dell'ex carognone Ispettore Callaghan ammorbiditosi con l'età, si meravigliano che chi è stato democratico in gioventù non diventi un fascistaccio da vecchio.
Redford magari non ha il coraggio di gridare in faccia quel vaffanculo alla classe dirigente della quale racconta in questo film i misfatti perchè è un signore ma usa comunque allusioni sottili, e un finale che è peggio di una rasoiata che ti porta via l'orecchio.

E' un film in parallelo. Due soldatini volontari (metaforicamente rappresentati dal nero e dall'ispanico) mandati al macello, un giovane senatore 'rrampante con il cuore in pelle di coccodrillo che finisce per credere alle balle che racconta; una giornalista come non se ne fanno più, con i neuroni che si accendono di luce propria e che perlamadonna producono domande! che intervista il senatore per la sua rete televisiva; un professore socratico che cerca di risvegliare lo studentello brillante ma svogliato, quello capace in potenza di grandi cose, "che potrebbe fare di più" ma che ne ha per il cazzo. C'è un America da ricostruire (anche una sinistra?) e bisogna darsi da fare con il materiale che si ha a disposizione.

Qual'è la tesi di fondo del film? Questa guerra, queste guerre, venute dopo l'11 settembre, sono costruite sulle menzogne.
Il grande impero militare americano manda ancora i soldatini allo sbaraglio come nel Vietnam. "Mi sembra militarese per esca" fa notare la Streep al senatore Cruise quando lui spaccia la trovata di mandare piccoli gruppi di militari in mezzo ai talebani in cima ad una montagna come una grande campagna risolutiva della guerra. Campagna studiata a tavolino a Washington da gente che al massimo può rischiare la pelle scivolando nella doccia e che è specializzata nel mandare gli altri a morire per i suoi porci interessi. Quegli altri che riescono ad essere comunque eroi, i leoni del titolo, appunto.

Il duello dialettico tra Streep e Cruise è il pezzo chiave del puzzle, quello che mette a nudo il ruolo della politica e della stampa come complici nel trascinare il destino dei popoli nel baratro della guerra. E' solo quando i due agiscono in sinergia che il trucco funziona alla meraviglia.
"Quand'è che siete diventati così?" chiede Cruise ironicamente alla sua interlocutrice, intendendo "così bravi a bervi qualunque balla".
"Eravamo stati attaccati, c'erano i ragazzi impegnati al fronte", è la giustificazione che dà la Streep e che chiunque darebbe, in certe condizioni e soprattutto essendo americano. Facile pensare che se i leoni venissero a sapere fino a che punto gli agnelli li hanno raggirati non tarderebbero a sbranarli senza pietà.
Quando Meryl torna in redazione e parla al suo capo dell'intervista realizzata con il senatore, delle sue perplessità e dice "non possiamo riportare automaticamente tutto ciò che il governo ci dice", Redford ci mostra un'America ancora disperatamente aggrappata ai valori democratici, che però forse non resisterà alle logiche della scelta dei titoli delle breaking news.

Credo che questo film mi stia scavando dentro perchè, anche se parla dell'America, della guerra in Afghanistan, dell'eroismo dei marines, della patria e dei media a stelle e strisce è un film che riguarda l'Italia e quello che è diventata da noi l'informazione.
In quale buco nero è scomparsa la nostra stampa? Dove sono finiti i giornalisti che facevano le domande e mettevano in buca il potente intervistato, come faceva la buonanima dell'Oriana ai vecchi tempi? Che direbbero "no, questo non lo posso scrivere"?
Potremmo chiederci dove sono finiti i giornalisti e basta, sostituiti da una razza di reggitori di code e microfoni, con la testa che fa si-si come i cagnolini a molla delle automobili anni '60. Cagnolini da riporto di balle preconfezionate.

A questo punto immagini lo stesso film ambientato in Italia. Una giornalista entra nello studio del senatore per intervistarlo. Si sdraia a pelle di leone o si inginocchia e a questo punto non riesci ad immaginare altro, come seguito, che un film porno.

martedì 27 maggio 2008

Finkelstein, il Prometeo moderno

Chissà perchè ogni tanto i paesi democratici, per allentare la tensione e lo sforzo di sembrare appunto democratici, come in preda ad un impulso irrefrenabile, si comportano come se democratici non lo fossero assolutamente.

Norman Finkelstein, professore americano di scienze politiche e autore di testi molto critici sulla politica di Israele verso i palestinesi e teorico di quello che lui definisce lo sfruttamento della Shoah a fini utilitaristici, per giustificare cioè qualunque atto dello stato di Israele, è stato fermato venerdì scorso all'aeroposto di Tel Aviv da agenti del servizio segreto Shin Bet, arrestato, trattenuto 24 ore e infine notificato del divieto per i prossimi 10 anni a entrare in Israele.

Finkelstein, che è figlio di un'ebrea polacca sopravvissuta ai campi di sterminio e quindi come tale avrebbe diritto, per la cosiddetta "legge del ritorno", a diventare automaticamente cittadino israeliano, è stato trattato come terrorista e interrogato su presunti legami con Al Qaeda ed Hamas. Pare che in questi casi basta che i servizi decidono che una persona è non grata per bypassare qualunque legge.
Il giornale progressista "Haaretz" si è domandato perchè negare l'ingresso in Israele a uno studioso, pur controverso, e lasciare invece campo libero agli estremisti di destra kahanisti. Forse Haaretz finge di essere ingenuo. I kahanisti non mettono in dubbio la bontà intrinseca del sionismo.

Non c'è molto da meravigliarsi su questo clamoroso ostracismo, un pò da ex regime sovietico più che da "unico paese democratico dell'area mediorientale".
Finkelstein è uno che con i suoi scritti ha pestato piedi illustri. Difende i palestinesi (ohibò), ha amici arabi (che avrebbe dovuto incontrare nei territori nel corso del suo viaggio, assieme agli israeliani della associazione B'Tselem), si è inimicato i sepolcri imbiancati come Elie Wiesel e ha smontato pezzo per pezzo un best-seller come i "volonterosi carnefici" di Daniel J. Goldhagen.

Il suo peggior nemico, comunque, è Alan Dershovitz, grande difensore di Israele in primis e avvocato di grido, per arrotondare. La specialità dello studio Dershovitz è riuscire a far assolvere uxoricidi illustri. Grazie ai suoi servigi l'hanno fatta franca O.J. Simpson e Claus Von Bulow.
Dershovitz non dorme la notte per studiare il modo di danneggiare Finkelstein.
E' riuscito, la scorsa estate, a far annullare una serie di lezioni che il rivale avrebbe dovuto tenere alla De Paul University, tanto che alla fine questi ha dovuto dare le dimissioni. E' talmente ossessionato da lui che se uno si apposta sotto le sue finestre e grida "Finkelstein!!!" si sente il suo cavallo nitrire.

Al di là delle dispute accademiche, è comunque inquietante che si venga arrestati per un'opinione e che soprattutto il fatto non diventi notizia. Chi ha sentito parlare di questo fatto in tv? La cosa diventa normale se accade in Israele? La tesi sarebbe interessante da discutere.
Immagino il casino se un intellettuale cubano anticastrista fosse stato fermato all'Avana e bandito per 10 anni dall'isola. Voi no?


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domenica 25 maggio 2008

Il governo Grandi Opere

Hanno mandato avanti Scajola a dare l'annuncio e la scelta mi sembra ottima, non c'era persona più adatta di lui.
Il nostro paese risolverà la crisi energetica non con le fonti rinnovabili e con l'energia pulita ma con l'uranio. Si torna al nucleare.

No, non pensate subito a Chernobyl e ai gemelli Michael e Vladimir, 16 anni, uno sordo e l'altro idrocefalo, di Minsk (foto Robert Knoth). Se sono così dopo tanti anni, è a causa del comunismo, non delle radiazioni uscite dal reattore numero quattro nel lontano 1986.
Il nucleare è assolutamente sicuro. Scommetto che per convincerci, faranno dei chupa-chupa al plutonio da far ciucciare ai bambini e li pubblicizzeranno in TV.

L'uranio è meno dannoso per i polmoni delle sigarette. Lo scrivono i ricercatori.
Le città coinvolte nel disastro sono a distanza di vent'anni ancora troppo irradiate per viverci. In Bielorussia muoiono ancora oggi per leucemia e cancri alla tiroide? Nascono bambini ritardati, deformi, psicotici? Finchè uno scienziato non troverà il marchio Made in Chernobyl guardando le cellule tumorali al microscopio pagatogli dalla multinazionale che magari ha una zampa anche nel nucleare, non ci crederà. Non ci sono prove, dicono, come quelli che sanno di essere colpevoli.

Certo, l'incidente di Chernobyl fu dovuto alla rimozione delle sicurezze, ad uno sciagurato "esperimento", al fatto che la centrale era di prima generazione, a grafite, che il tutto era fatiscente come il regime comunista già in preagonia.
Ma ora che il vecchio sarcofago che copre il reattore ancora in ebollizione, costruito mescolando cemento e il sangue di migliaia di "liquidatori" sta marcendo e andrebbe sostituito ma nessuno fa niente, nonostante che a Mosca regnino i boss della moderna Russia, è ancora colpa del comunismo?

In quei giorni di Chernobyl ci fu gente nel nord Italia che si vide schizzare i valori dei leucociti verso livelli leucemici ma poi, passata la paura dell'insalata a foglia larga e del latte che pensavamo dovesse diventare fosforescente di notte nel frigo mentre noi dormivamo, fu tutto dimenticato. Sono rimasti i "bambini di Chernobyl" (quelli bellini e biondi, non quelli inguardabili che nascevano con un occhio solo in mezzo alla fronte) da invitare generosamente a passare qualche giorno sulla spiaggia di Rimini.
Poi più nulla. Come sempre quando c'è di mezzo il nucleare, non si sa. Le radiazioni nessuno nega siano pericolose ma non sappiamo nemmeno quanti morirono esattamente dei gran botti di Hiroshima e Nagasaki, figuriamoci se ci deve fregare di quattro contadini e matrioske bielorussi. Quando un disastro coinvolge i poveri state tranquilli che non è successo niente. Si, un pianto e un lamento e un paternoster e poi si pensa di nuovo al nostro culo.

Ora che vogliono ritornare al nucleare diranno che Chernobyl deve essere dimenticato. Ancora di più, se è possibile. Stanno già dicendo (la Marcegaglia) che le scelte antinucleari di allora furono troppo "emotive".
Si potrebbe dire che Chernobyl rappresenta il passato. In teoria, si potrebbe anche essere favorevoli ad un uso limitato e coscienzioso del nucleare.
Sarebbe sciocco negare che dal 1986 non siano stati fatti progressi nella progettazione delle centrali. E' vero che le più moderne sono relativamente sicure ma ci sono comunque dei problemi pratici, che si possono riassumere brevemente nei concetti che seguono.

Le centrali di terza generazione (quelle di quarta sono solo in via di studio e se ne parlerà forse nel 2030) costano moltissimo, necessitano di molti anni per il loro completamento e prima di iniziare a dare i frutti desiderati in termini di produzione di energia, devono passare ancora degli anni, anche cinquanta. Funzionano ad uranio, che deve essere lavorato per arricchirlo. L'uranio non è una risorsa economica ed ubiquitaria, che si trova al supermercato con il 3x2, ma è sempre più rara e costosa.
Gli Stati Uniti, per fare un esempio di paese nuclearizzato, dipendono solo per il 40% del fabbisogno energetico dal nucleare. Le automobili continuano comunque ad andare a benzina. Le centrali necessitano di grandi quantità di acqua, che sta diventando un bene sempre più prezioso. Rimane insoluto il problema delle scorie che vanno smaltite e non bastano certo le discariche di Bertolaso.

Se permettete, se parliamo di nucleare mi fido di più di Carlo Rubbia che di Claudio Scajola.



E allora, perchè i dirigenti delle società energetiche italiane, all'annuncio del governo sulla ripresa del nucleare le hanno sparate grosse?
''Famiglie e imprese potranno concretamente risparmiare dal 20 al 30% sulla bolletta elettrica''.
"Con l'atomo l'Italia può raggiungere l'indipendenza energetica che oggi e' uno dei nostri maggiori problemi''.
Strano, vero? Non si trovano quattro stracci di aziende italiane pronte a salvare la compagnia di bandiera Alitalia subito ma c'è grande entusiasmo in Edison, Enel ecc. nell'infilarsi in una impresa che se darà frutti lo farà tra non meno di trent'anni, ad essere ottimisti. Un investimento a lungo periodo che così male si adatta alla voglia di "tutto e subito" degli italiani. Mmmh, ci deve essere sotto qualcosa.
Non è che per far presto e senza il tempo per centrali ultramoderne e sicure ci si accontenterebbe di qualcosa di meno raffinato? Non è che per lesinare sui costi si ripiegherebbe su roba meno sicura? Che si risparmierebbe sulla sicurezza?

Un'altra malignità. Magari non c'entra niente, ma dai prodotti di scarto dell'arricchimento dell'uranio si ricava uranio impoverito, ingrediente sempre più apprezzato nella fabbricazione degli armamenti e non solo. Non importa se il DU (depleted uranium) è sospettato di tossicità e fa morire i reduci dalle zone di guerra bombardate con tali armi e fa nascere creature malformate e tumori nelle popolazioni colpite.
Sempre a disposizione, si trovano plotoni di ricercatori aviotrasportati da pronto intervento che giurano sulla innocuità del DU, pronti a mangiarsene intere barrette in diretta tv.
Intanto i soldatini perdono i capelli e muoiono, con gli alti comandi che negano, e a Quirra in Sardegna detengono il record nazionale delle leucemie.
L'uranio impoverito può essere ricavato dalle scorie derivanti dalle centrali nucleari.
E allora non sarà che il vero interesse e il treno da prendere al volo, con la trentennale guerra globale al terrorismo in corso e in attesa di clamorosi sviluppi, sia quello? Dopo tutto siamo un paese che con le industrie di armi facciamo la nostra porca figura.

Non deve stupire la sparata sul nucleare facile facile. Questo è un governo che pensa e realizza in grande.
Il dubbio è che più che realizzare grandi opere, realizzi grandi sparate mediatiche, tanto nessuno poi andrà a controllare se ciò che è stato millantato si è poi effettivamente realizzato. Si potrà sempre dire di essere stati fraintesi o che "abbiamo ereditato i guasti della sinistra".
Si tratta, guarda caso, di progetti per i quali non risultano esservi i soldi, a meno di andare a mettere le mani nelle tasche di Pantalone o praticare altri tipi più estremi di fist-fucking fiscale. Altro che abolizione dell'ICI per festeggiare l'incoronazione.
Si riparla del Ponte sullo Stretto, della TAV poi delle megacentrali nucleari di quarta generazione che esistono soltanto nei sogni.
Prossimamente: le piramidi.


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sabato 24 maggio 2008

Camicie stirate della rivoluzione

Qual'è l'emblema ultimo, l'oggetto simbolo dell'oppressione del sistema capitalistico?
Io non ho alcun dubbio: la camicia. Quella da uomo, di cotone, con i bottoncini, le tasche con i risvolti, le pieghe, le piegoline attorno ai polsi, ed altri bottoncini, possibilmente doppi o tripli, le stecche nel colletto.
La funzione oppressiva della camicia sulla classe lavoratrice si evidenzia nell'atto della sua stiratura.
Si favoleggia che esistano camicie "non stiro" ma sarà un caso, quelle dei miei uomini sono sempre del genere "prova a stirarmi a puntino se ne sei capace".

Abbiamo sbagliato, a suo tempo, noi ragazze a bruciare i reggiseni, non esisterà mai vera emancipazione femminile fintanto che esisterà la maledizione della camicia da stirare.
E i maschi single che ultimamente sono costretti a darsi da fare in casa, obtorto collo?
Parlate con loro e vi diranno che tutto sommato riescono a cucinare, a fare una lavatrice, a coltivare il basilico sul terrazzo, a passare il battitappeto ma stirare le camicie no, terribile, non è possibile, "quelle le porto da mamma".

Si, la camicia è uno strumento di oppressione borghese, per usare un termine da Maggio '68 (a proposito, qualcuno si è accorto che è il quarantesimo anniversario? Boh, staranno aspettando il 2009 per festeggiare il 69, inteso come posizione).
Mi sono sempre chiesta, en passant, come facciano gli uomini, oltre alla schiavitù della camicia, a tollerare la cravatta attorno al collo. Solo pensare di dover indossare qualcosa che ti strangola a me pare insopportabile.
Va bene che noi donne potremmo controbattere con il tacco a stiletto, le autoreggenti che se non sono siliconate te le ritrovi giù a gambaletto, il push-up con i ferretti. Insomma, la gara è dura ma non divaghiamo.

Per fare un poco di storia, la camicia per come la conosciamo, capo imprescindibile del guardaroba degli uomini e che contamina anche quello di noi donne, in versione magari peggiorata da ruches e volants, fu inventata, manco a farlo apposta, dagli inglesi, quelli stessi che mandavano i bambini di quattro anni in miniera, nel 1871.

Su Wikipedia c'è una curiosa osservazione. A parte le celeberrime camicie rosse di Garibaldi (portate su delle specie di jeans), molti movimenti fascisti storici si fecero rappresentare da una camicia colorata.
Dalle camicie nere della rivoluzione mussoliniana e dei fascisti inglesi, finlandesi e tedeschi, alle camicie brune delle SA naziste; quelle blu dei falangisti spagnoli e dei movimenti fascisti irlandesi e canadesi, della Solidarité Française e della Società delle Camicie Blu cinesi.
In Ungheria, Romania e Brasile il fascismo vestiva camicie verdi (ogni riferimento a Borghezio è puramente casuale), in Messico camicie dorate, negli Stati Uniti argentate e rosse in Turchia. Per non parlare dei "descamisados" peronisti che si presentavano appunto in camicia, senza giacca e cravatta.

Vuoi vedere che odiare le camicie potrebbe essere un segno inconscio di antifascismo?

Nei tardi anni sessanta, quelli del Sessantotto, appunto, e non a caso del femminismo militante, ci fu un momento in cui imperversarono i colletti alla cinese.
Era soprattutto nei film di fantascienza, quelli che prospettavano il futuro, che sparivano le camicie, sostituite da semplici maglioncini a collo alto.
Purtroppo la rivoluzione tessile del comandante Straker è finita con l'arrivo degli anni ottanta, trionfo di colletti bianchi che più bianchi non si può, di squali da Borsa in camicia Burberry's e di yuppies in preda all'edonismo Reaganiano.

Oggi, tra camicie verdi padane e le camicie scure del Berlusconi ultima maniera, talmente blu da sembrare nere, non si vede all'orizzonte qualcosa che possa eliminare definitivamente l'incubo kafkiano della casalinga e del single.

Chiunque stia progettando una rivoluzione ricordi che essa dovrà obbligatoriamente comportare l'abolizione della camicia. Questa volta non ci sono santi.


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venerdì 23 maggio 2008

La signorina Emmo

Nonostante qualche difficoltà con il gobbo, che malignamente mi ha fatto pensare alla Signorina Carlo e al suo "che siccome che sono cecata", Emma Marcegaglia ha tenuto un brillante discorso d'esordio come neo presidente di Confindustria.

Oggi a Radio Radicale, l'ex ministro Treu si compiaceva che a capo degli industriali vi fosse finalmente una donna.
Mah, a me sembra che l'industriale sia un animale che non presenta grandi differenze tra maschi e femmine, un po' come le tortore.
Forse che, con una donna a capo, la Confindustria dovrebbe diventare automaticamente una buona Mamma e parlare degli industriali che imbrogliano, che frodano il fisco, che hanno paura di rischiare e si appoggiano al carrozzone pubblico, dei furbetti e dei furboni e, perchè no, di coloro che sfruttano il lavoro nero o sottopagato, sculacciandoli sonoramente e preparando invece con amore i panini alla nutella ai lavoratori?
'Oltre alla contrattazione vanno riviste le regole del lavoro e del welfare''. "Deve essere 'aggiornato il quadro dei diritti dei lavoratori'' adottando ''modelli di flexicurity''."Non è il posto di lavoro che deve essere garantito, ma un reddito e una formazione adeguati, come accade nei paesi con sistemi di sicurezza sociale piu' moderni e attivi''."Il welfare italiano e' particolarmente inefficiente e iniquo. Quasi il 60% della spesa sociale serve a coprire dal rischio di vecchiaia, perche' l'età media dei pensionati è bassa e il pensionamento avviene tre anni prima che nella media dell'Ocse''. (Agenzia Asca)
A parte la bigiotteria, sono i discorsi che avrebbe fatto Montezemolone con in più un dettaglio inquietante: questa flexicurity.
Mi fa venire in mente qualcosa di flessibile e solido, magari da inserire nel didietro della specie "a busta paga". Dopo l'ombrello il tubo, gentilmente offerto dalla Marcegaglia.

Ma no, che malfidata. Sarà veramente come dice Treu, quelle cose sul posto di lavoro che non deve essere garantito le ha dette così per dire, per provocare la solita erezione agli industriali vecchio stile. Sarà veramente una buona mamma e siamo noi che non capiamo un tubo.


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giovedì 22 maggio 2008

Cali l'oblìo

Riusciremo veramente a liberarci di Cogne, della mamma di Cogne e dello straziante ricordo di Samuele, povera vittima presto passata in secondo piano rispetto al divismo della sua carnefice e dell'insopportabile clan Franzoni, con la sentenza della Cassazione che condanna la madre a 16 anni per figlicidio?

Per la serie non c'è limite alla faccia come il culo, abbiamo sentito stasera sulla rete TV che sul delitto ci ha marciato per anni, Raiuno, invocare l'applicazione dell'indulto, quel provvedimento che di solito fa schizzare il picco di adrenalina dei benpensanti. Se l'indulto si applica al mariuolo italiano o romeno, magari per un furto di pollame, apriti cielo! ma per la signora Franzoni diventa legittimo (nonostante il provvedimento non mi risulta applicarsi all'omicidio) .

Continuiamo pure a parlare di accanimento giudiziario e di mancanza di prove certe. Questo è stato, secondo avvocati, psicologi e psichiatri, un caso da manuale, di tanti che ne càpitano, solo che questa volta ci è toccata una famiglia che pur di negare il problema di un suo membro, e senza rendersi conto di danneggiarlo ancora di più, ha scatenato un putiferio mediatico- giudiziario di rara potenza. Se si fosse trattato di una mamma qualunque (una rom, per esempio) il caso sarebbe stato chiuso già da tempo.
Purtroppo per gli innocentisti, bastava leggere il testo del rinvio a giudizio per convincersi che il caso era da manuale. Ho già riassunto altrove i punti salienti che fanno pensare alla colpevolezza della madre.
Basterebbe citare solo il fatto che una famiglia dove un estraneo entra in casa e massacra un bambino non pensa di avvertire subito i carabinieri. Le forze dell'ordine furono avvertite dal personale dell'elisoccorso solo due ore dopo, per scrupolo e dovere, visto che si erano trovati sull'evidente scena di un delitto. Nessuno fino a quel momento parlava di delitto!
Se è veramente stato il Mostro inafferrabile di cui ci si ostina ad invocare l'esistenza, perchè tanta riluttanza a denunciare il crimine da parte dei genitori di Samuele? Se non si è trovata l'arma del delitto e quindi la prova, è perchè la scena del delitto è stata inquinata pesantemente per tutto il tempo necessario a farla sparire.

Quello che però ha soprattutto reso questa famiglia antipatica a tutti è stato il tentativo, per discolpare un suo membro, di accusare un intero paese, gente assolutamente estranea, di un delitto particolarmente infame. Non mi risulta che abbiano chiesto scusa alla vicina, al parente della vicina, ai convitati della sera prima, al sindaco di Cogne, per il disturbo.
Non solo ma hanno inquinato prove, ne hanno fabbricate di false, hanno cercato di sputtanare gente seria come il RIS, sbeffeggiando la giustizia e facendosi anche intercettare "speriamo che non la trovino" (l'arma del delitto).
La patologia di Anna Maria, perchè di patologia si tratta, anche se ora sembra guarita, nasce in primo luogo dal modo in cui la sua Famiglia patriacale, feudale e abituata a considerarsi impunita ed impunibile, si confronta con il mondo.

A parte tutta l'antipatia che mi ispira l'arroganza di un clan che si sente al di sopra degli altri, provo pietà per Anna Maria. Sarei d'accordo sul farle scontare la pena in uno di quei centri per madri infanticide che cercano di recupararle alla vita civile. Ce n'è uno all'avanguardia a Reggio Emilia.
E' una donna che va aiutata a capire, ad uscire da una prigione di infantilismo che si esprime patologicamente della rimozione e negazione. Forse un giorno potrebbe ritrovare quella pace di cui ha diritto anche lei.

Non mi dispiace invece se verrà a mancare il pane per Vespa. Non sentirò la mancanza di Crepet, della Palombelli, di Taormina e di tutto il cucuzzaro. La compagnia di "Cogne a Cogne" si scioglie.
Una buona notizia. A causa delle ville che avranno potuto comperarsi in anni di patrocinio, gli avvocati della Franzoni continueranno a pagare l'I.C.I.


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martedì 20 maggio 2008

La controrivoluzione permanente

Ho avuto un'intuizione ispiratami dal clima forcaiolo e da giustiziere della notte pronto intervento fai-da-te che stiamo vivendo.
Il motivo per il quale ci stanno aizzando gli uni (borghesi piccoli piccoli) contro gli altri (poveri e diversi, peggio se stranieri) è il vecchio principio del divide et impera e che lo scopo finale è distogliere la nostra attenzione da coloro che dovrebbero essere i nostri veri nemici.
Penso alla malavita dei colletti bianchi, alla finanza che strangola l'economia e il risparmio, al gioco d'azzardo legalizzato della Borsa, al grande traffico internazionale di droga e a quello di armi.
Penso a quella che definiamo con fin troppa benevolenza Casta e che ci manipola a piacimento con mezzi di disinformazione di massa che riescono a farci bere qualsiasi cosa: dai quattro arabi sfigati in grado di mettere in ginocchio la Guardia Imperiale alle armi di distruzione di massa di Saddam, alle guerre basate sulle palle stratosferiche, ad una classe dirigente votata solo al proprio arricchimento e a quello dei propri servi e lacché.
Purchè non si vada contro questo Potere è permesso scannarci tra di noi e sono concessi atti fino a qualche anno fa impensabili.
Pensateci. Giorni fa a Torino semplici cittadini hanno perfino aggredito dei vigili urbani "perchè le multe erano troppo salate". Abbiamo visto che dar fuoco agli accampamenti degli zingari e cercare di linciare le prostitute è cool.
Provate invece a contestare, anche pacificamente, l'ordine costituito, ovverosia l'establishment descritto poc'anzi. Provate a mettere in dubbio la bontà del sistema capitalistico. Ricordatevi Genova e ho detto tutto.

Il sistema, nonostante tutti coloro (i lacché) che gli sbavano dietro, e i pennivendoli che scrivono direttamente con la saliva sono tra essi i più miseri, mostra crepe sempre più profonde e prima o poi bisognerà porre rimedio alle sue storture studiando qualcosa di diverso. Nel frattempo il sistema mette in atto la controrivoluzione permanente, che è un fenomeno globale, come globale è il suo potere.
E' elementare, se non ci stessero facendo lottare gli uni con gli altri tra poveri (anche se poveri in fondo non lo siamo) staremmo ad assaltare il palazzo del potere con i forconi e le ascie.



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lunedì 19 maggio 2008

Colpirne uno per diseducarne cento

A che gioco stanno giocando i telegiornali? Dopo le spranghe e i roghi di Ponticelli, questa sera il TG1 ci ha mostrato compiaciuto e senza il minimo segno di disapprovazione, anzi parlando di "esasperazione dei cittadini", altre scene indegne, quelle dell'assalto di alcuni abitanti di un quartiere romano ai danni di transessuali. Il servizio terminava mostrando il bravo cittadino che urlava al trans che cercava di scappare tra le frasche "'A frocio, vie' qua!"

Che cazzo di servizio pubblico è mostrare una tale espressione di inciviltà senza dire che i trans ci sono perchè ci sono i clienti, i bravi padri di famiglia ai quali piace scopare una donna con l'uccello perchè così possono negare a se stessi di essere andati con un uomo?
E che diseducazione forniamo ai ragazzini, ai "ciofani" già abbastanza carogne di loro, non stigmatizzando la caccia al diverso? Che paese di merda vogliono farci diventare, sempre di più?

Rom, transgender, omosessuali. Tranquillo SPB, con calma agli ebrei ci arrivano.


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domenica 18 maggio 2008

Parenti non invitati e imbarazzanti

"A mio parere, l'unica vera lezione dell'Olocausto è semplicissima: dire la verità. Nell'attuale clima di intimidazione e «correttezza verso l'Olocausto», il sacrificio personale e professionale può essere notevole. Ma il prezzo del silenzio è chiaramente più alto. Le menzogne e i travisamenti dell'industria dell'Olocausto alimentano la negazione dell'Olocausto; i suoi ricatti e la sua avidità fomentano l'antisemitismo; la sua ipocrisia e la sua ambivalenza precludono la diffusione di principi significativi. Prima l'industria dell'Olocausto verrà chiusa, e meglio staremo tutti quanti, ebrei e non ebrei."
(Norman G. Finkelstein, febbraio 2002 New York)
Questo post, necessariamente lungo ed articolato, nasce da alcune considerazioni a margine del gravissimo episodio di aggressione nei confronti di un campo rom a Napoli e soprattutto dalla mancata indignazione che la cosa ha suscitato in ambienti che, in altre occasioni, sono pronti a gridare al razzismo e alla persecuzione.

Basta andare sui siti stranieri e leggiamo che in Italia sta risorgendo un pericoloso razzismo. Stiamo ricominciando a farci rispettare all'estero, non c'è che dire.
Molte organizzazioni umanitarie denunciano lo stato pietoso nel quale versano i rom che abitano i campi italiani. Le cifre che vengono presentate sono impressionanti. Come quella che si riferisce, per esempio, al fatto che l'aspettativa di vita per i bambini Rom è 15 volte inferiore a quella dei bambini italiani.
Ovviamente di questo non si parla su giornali e TV perchè va di moda la caccia allo zingaro. Sembra quasi che si stia stabilendo un tacito accordo tra Potere e Popolaccio affinchè quest'ultimo possa sfogare liberamente le proprie pulsioni aggressive sul capro espiatorio più facile. Come diceva un mio lettore l'altro giorno, le baracche dei nomadi bruciano molto meglio delle ville blindate dei boss della camorra.

Leggevo prima su un sito americano, un'interessante ricostruzione del caso di Ponticelli, il presunto tentativo di rapimento di una bambina, che ha innescato il pogrom anti-rom.
Secondo l'indagine condotta dall'associazione umanitaria internazionale EveryOne, in quel quartiere era da giorni che si studiava il modo di liberarsi dei rom accampati li attorno. Era sorto addirittura un comitato. Molto probabilmente, secondo alcune testimonianze, per la giovane rom sarebbe scattata una trappola. Venuta per rubare sarebbe stata invece accusata di un reato ben più grave, il rapimento.
Le indagini stabiliranno forse le responsabilità di ognuna delle parti. Ciò che a me pare gravissimo, però, è che i media abbiano acriticamente sposato la tesi del rapimento, così simile alla famigerata leggenda metropolitana e forse l'abbiano incoraggiata, chissà, senza rendersi conto (voglio sperarlo) che ciò avrebbe potuto scatenare una ritorsione di imprevedibile violenza nei confronti dei campi rom .

Ogni volta che succedono episodi di pericolosa discriminazione contro i rom non posso fare a meno di ricordare come questo popolo sia stato una delle vittime d'elezione della furia nazista assieme agli ebrei.
Per fortuna è giunta una nota di condanna da parte di Renzo Gattegna, presidente dell'unione delle comunità ebraiche, degli episodi di intolleranza contro i rom.
Però, se nel bel messaggio si fosse pronunciata anche la fatidica parola "razzismo" non sarebbe stato male. Se ad ogni piè sospinto si denuncia l'antisemitismo bisognerebbe forse dire qualcosa di un po' più forte.
Invece, a parte il sempre presente Moni Ovadia e qualche timida uscita di Gad Lerner (ebrei di sinistra e quindi in via di estinzione) si ha l'impressione che l'atteggiamento dell'ebraismo dominante nei confronti dei propri ex-compagni di sventura sia rimasto quello supponente e si, diciamolo, razzista, verso il compagno di cella imbarazzante. Per non parlare dei toni volgari di certi articoli ospitati su alcuni blog sionisti che parlano senza alcuna ripugnanza e riprovazione di campi nomadi dati alle fiamme. Già, sono solo zingari e sono i nostri palestinesi.

Insomma, se avessero imbrattato una lapide in un cimitero ebraico sarebbe scattato l'allarme rosso dell'antisemitismo dal Manzanarre al Reno. Per quattro straccioni di zingari, poche parole di circostanza.
No, così non va. Così la lezione della Shoah non è di alcuna utilità all'umanità. Dagli errori della Storia si dovrebbe trarre insegnamento e monito per le generazioni successive, qualcosa tipo "noi che abbiamo subìto questo vi diciamo che nessuno più deve essere toccato". E invece?

Invece oggi il presidente Napolitano, in una lettera ai giovani in occasione dell'anniversario della liberazione del campo di Mauthausen, ha ricordato il dovere della memoria ma limitandolo solo ai sei milioni di ebrei. Un'occasione perduta per dire che nei lager morirono a migliaia e migliaia anche coloro che in questi giorni diamo sconsideratamente alle fiamme. Ieri era anche la giornata contro l'omofobia e non sarebbe stato male ricordare anche le decine di migliaia di omosessuali periti nei lager.

La verità è che, a distanza di sessant'anni dall'olocausto, c'è ancora chi sostiene la teoria dell'Unicità, della Impossibilità a comprendere e quella sorta di diritto di esclusiva sullo status di vittima.
Chi ha descritto bene il disagio degli ebrei nel riconoscere lo status di vittime dell'olocausto ai non-ebrei è Norman Finkelstein, nel suo libro più controverso, "L'industria dell'olocausto", del quale citerò alcuni significativi passaggi.
Inutile dire che per le cose sostenute in questo libro, Norman è stato licenziato dall'Università nella quale insegnava ed è oggetto di continuo ostracismo. La cosa più carina che dicono di lui è che è un negatore dell'olocausto.
"In verità, l'unico, vero negatore tradizionale dell'Olocausto è Bernard Lewis. Un tribunale francese lo ha persino riconosciuto colpevole di avere negato il genocidio. Solo che Lewis ha negato il genocidio degli armeni perpetrato dai turchi durante la Prima guerra mondiale, non quello degli ebrei; inoltre Lewis è filoisraeliano.
Di conseguenza, questa negazione di un olocausto non ha indignato nessuno negli Stati Uniti. A peggiorare le cose, la Turchia è un alleato d'Israele; di conseguenza, fare menzione di un genocidio degli armeni è tabù. Elie Wiesel e il rabbino Arthur Hertzberg, come pure l'AJC e lo Yad Vashem, si ritirarono da un convegno internazionale sul genocidio a Tel Aviv perché i suoi organizzatori, resistendo alle insistenze del governo israeliano, avevano incluso alcune sessioni dedicate al caso armeno. Wiesel tentò anche, unilateralmente, di fare fallire la conferenza e, secondo Yehuda Bauer, fece personalmente pressione su altri perché non partecipassero. Agendo su ordine d'Israele, lo US Holocaust Council eliminò in pratica ogni riferimento agli armeni nel Washington Holocaust Memorial Museum e i lobbisti ebrei del Congresso impedirono l'istituzione dì una giornata di ricordo del genocidio armeno." (pag. 93)
Nel seguente passaggio, Norman spiega perchè ancora oggi si pretende di far sostenere esami di ammissione alle altre vittime della barbarie nazista.
"Il punto cruciale della politica del museo dell'Olocausto [di Washington], comunque, riguarda l'oggetto di quest'opera di memorializzazione. Gli ebrei furono le sole vittime dell'Olocausto oppure contano anche gli altri che perirono a causa delle persecuzioni naziste?
Durante le fasi di progettazione del museo, Elie Wiesel (insieme a Yehuda Bauer dello Yad Vashem) condusse l'offensiva a favore della commemorazione dei soli ebrei. Presentato come l'«esperto incontestabile dell'epoca dell'Olocausto», Wiesel sostenne tenacemente la tesi secondo cui gli ebrei furono le vittime preminenti. «Come sempre, hanno cominciato con gli ebrei» intonò «e come sempre, non si sono fermati agli ebrei.»
Eppure, non gli ebrei ma i comunisti furono le prime vittime politiche e non gli ebrei ma gli handicappati furono oggetto del primo genocidio da parte dei nazisti.

Giustificare la preminenza data al genocidio degli ebrei rispetto a quello degli zingari é stata l'impresa più difficile per l'Holocaust Museum. I nazisti uccisero sistematicamente non meno di mezzo milione di zingari, una cifra, in proporzione, pari a quella del genocidio degli ebrei.
Gli scrittori dell'industria dell'Olocausto come Yehuda Bauer ritengono che gli zingari non furono vittime della stessa violenza genocida, ma rispettati storici della Shoah come Henry Friedlander e Raul Hilberg hanno sostenuto il contrario.

Dietro la scarsa attenzione prestata al genocidio degli zingari da parte del museo si nascondono svariate ragioni. Innanzitutto, paragonare la perdita della vita di un ebreo e quella di uno zingaro è semplicemente impossibile. Liquidando come «assurda» la richiesta di una rappresentanza zingara allo US Holocaust Memorial Council, il rabbino Seymour Siegel, direttore generale dell'organizzazione, mise in dubbio persino la stessa «esistenza» degli zingari come gruppo etnico: «Bisognerebbe dare un qualche riconoscimento al popolo zingaro sempre ammesso che esista». Il rabbino ha peraltro ammesso che «sotto il nazismo ebbero a soffrire».
Edward Linenthal ricorda il «profondo sospetto» dei rappresentanti zingari nei confronti dell'Holocaust Memorial Council, «rafforzato dalla piena evidenza che alcuni suoi membri vedevano la partecipazione dei Rom al museo nello stesso modo in cui una famiglia si trova tra i piedi dei parenti non invitati e imbarazzanti».

Secondo motivo: riconoscere il genocidio degli zingari avrebbe comportato la perdita dell'esclusiva degli ebrei sull'Olocausto, con una perdita cospicua di «capitale morale». Terzo motivo: se i nazisti hanno perseguitato zingari ed ebrei allo stesso modo, allora l'assioma che l'Olocausto ha segnato il culmine dell'odio millenario dei gentili nei confronti degli ebrei è evidentemente insostenibile. Parimenti, se l'invidia dei gentili ha spinto al genocidio, con gli zingari è forse successa la stessa cosa? Nella parte del museo dedicata alla mostra permanente, i non ebrei vittime del nazismo ricevono un riconoscimento solamente simbolico." (pag. 99 e seguenti)
Non è mancato, scrive Finkelstein, un atteggiamento negazionista ebraico nei confronti dell'olocausto zingaro.
"Saul Friedländer, uno storico dell'Olocausto, ha elogiato lo studio di Guenter Lewy, intitolato The Nazi Persecution of the Gypsies [La persecuzione nazista degli zingari], per la sua «profonda compassione». Secondo la tesi centrale del libro, durante la Seconda guerra mondiale gli zingari non soffrirono quanto gli ebrei, anzi non furono nemmeno vittime di un genocidio.
Ecco qui le argomentazioni dell'autore: gli zingari furono sterminati senza pietà dagli Einsatgruppen come gli ebrei, ma solo perché sospettati di spionaggio; gli zingari furono deportati ad Auschwitz come gli ebrei, ma solo «per toglierli di mezzo, non per ucciderli»; gli zingari furono gassati a Chelmno come gli ebrei, ma solo perché avevano contratto il tifo; gran parte degli zingari sopravvissuti fu sterilizzata come gli ebrei, ma non per impedirne la moltiplicazione bensì solo per «impedire la contaminazione del "sangue tedesco"». Non è difficile immaginare come reagirebbero il pubblico e gli intellettuali se sostituissimo «zingari» con «ebrei» nel volume di Lewy. "(pag. 278)
Insomma, la Storia ci ammonisce di continuo a non ripetere gli errori del passato. Ci offre la riproposizione quasi identica di concatenazioni di fatti e circostanze ma noi non vogliamo capire.
Anche il 1936 era anno di olimpiadi, quelle magnificamente filmate da Leni Riefenstahl in "Olympia". Le autorità naziste decisero di ripulire Berlino per l'occasione e cominciarono dagli zingari. Ne sparirono a centinaia senza che alcuno battesse ciglio. Sono solo coincidenze.

Per la cronaca, Maria, la bambina rom della foto, era una delle cavie per gli esperimenti dello schedario del Dottor Mengele. Rapita dall'angelo della morte e incenerita ad Auschwitz.


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sabato 17 maggio 2008

Inciuciors

Violante ha criticato Santoro e Travaglio per Annozero, definendo "pettegolezzo" quanto scritto da Lirio Abbate, che però viaggia sotto scorta per minacce di mafia. Furio Colombo si è scandalizzato ed ha ribattuto a Violante, al che Violante ha di nuovo replicato che "era stato frainteso".
Il video, che vi prego di guardare, serve per non dimenticare mai che la finta opposizione e l'inciucio non sono novità di Veltroni.
L'invasione degli "Inciuciors"è ormai in atto.
Guardate la faccia di Casini, alla fine. Non sembra che abbia visto un disco Violante?



Un altro interessante video, che approfondisce la questione INCIUCIORS, con contributi di Travaglio, Beha, Colombo e Veltri che spiegano il senso delle parole sconcertanti di Violante.




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giovedì 15 maggio 2008

La calunnia è altro che un venticello, è un tornado

Se guardate Berlusconi in questi giorni non sembra nemmeno più lui. Non più Mr. Berlusconi ma un tranquillo e pacato Dottor Silvio, una specie di Veltroni senza il maanche. Un maligno potrebbe dire che, avendo pressocchè risolto i suoi problemi personali, tra carichi pendenti e altre pinzellacchere, avendo decuplicato i suoi profitti ed essendo riuscito nell'intento di far sparire i comunisti dall'arco parlamentare, ormai può rilassarsi e magari trovare il tempo di dedicarsi all'Italia che lo ha eletto sire.

Se Silvio è diventato buono però non vuol dire che l'Italia lo sia altrettanto.
Questo paese sta diventando il regno della calunnia, del sospetto, dell'accusa lanciata a tradimento. Non si spara più forse perchè ne uccide più la penna della spada. E' l'anno del serpente.
Dallo scandalo Marcelletti, una storia di lolite, sms erotici e soprattutto forse tante invidie professionali, all'ultima guerra tra giornalisti combattuta a colpi di tastiera.

Giuseppe D'Avanzo di Repubblica insinua, scrive cose biforcute, striscia la notizia che Marco Travaglio non sarebbe poi così vergine nei confronti della mafia ma avrebbe ottenuto favori da personaggi collusi durante una vacanza.
Ciò accade dopo che Travaglio medesimo ha raccontato in TV le associazioni d'affari (non le cene assieme) di Schifani con alcuni personaggini siciliani andati in seguito sotto processo per mafia, dopo che è scattato l'allarme antincendio alla RAI e Fabio Fazio ha eseguito con successo il numero dell'autodafé.
Risultato: non ci si preoccupa più che la seconda carica dello Stato possa essere stata collusa con ambienti mafiosi ed essa non si preoccupa di doverlo smentire come farebbe qualunque politico al mondo. Il mafioso ora è Travaglio.

Che brutta aria tira. Un'aria che ricorda che non bisogna turbare certi equilibri così faticosamente raggiunti, che per non sbagliare è meglio farci i cazzi nostri e soprattutto che i cazzi illustri nun vogliono penzieri. Chi volesse fare il giornalista spaccamaroni è avvertito. Attendiamo con ansia le teste mozzate di cavallo.

L'Italia dei veleni, certo. Urge rimettere in piedi le fabbriche di antidoto antivipera della Sclavio.
La calunnia, la menzogna, la leggenda metropolitana usata come maglio per scardinare il senso di sicurezza dei cittadini.
L'immigrazione clandestina è un grave problema e tutti gli ultimi governi hanno lasciato che i buchi del colabrodo diventassero sempre più larghi.
Però non si ricorda mai che ci sono enormi interessi mafiosi autoctoni e stranieri che gestiscono la venuta scientificamente disordinata di masse di gente migrante per tenere alto il livello della tensione sociale e creare insicurezza.
Per non parlare del controllo del territorio che hanno mafia siciliana, 'ndrangheta, camorra e Sacra Corona Unita, nel nostro paese agiscono ormai indisturbate le triadi cinesi, la mafia albanese, quella russa, e perfino la Yakuza. Tutta gente che maneggia miliardi di euro e che inquina i mercati finanziari con i suoi sporchi guadagni.
Diciamolo, i ladruncoli ma anche i ladri feroci che assaltano le ville servono per sviare l'attenzione dalla sempre più grave infiltrazione della Grande Malavita Organizzata del tessuto sano dell'economia e della finanza.
Un po' come si diceva una volta e cioè che si mandavano i gommoni pieni di disperati per distogliere le motovedette dalle navi che dovevano attraccare più in là con i loro carichi di droga.

E' possibile che il problema più grave, di fronte a queste minacce mafiose globalizzate d'altissimo bordo, siano i Rom, cioè gli zingari, ergo l'anello più debole della catena? Visto come è stato facile innescare la bomba antirom a Napoli? Una vecchia ma solida leggenda metropolitana (gli zingari rubano i bambini), qualche carta da cento euro (chissà, perchè no?) per ottenere una buona recita e il problema dei rifiuti, compresa la sua gestione camorristica, viene dimenticato e si fa sfogare il malcontento bruciando qualche campo.
Belli i poliziotti rumeni in trasferta per collaborare con le indagini. Facciamoci spiegare anche perchè il governo rumeno sbologna regolarmente i suoi Rom da noi.

Non è che tutta questa lotta alla immigrazione clandestina si esaurirà con qualche espulsione di roulotte e carrozzoni perchè sono i più facili da mandare via? Vi piace vincere facile?


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mercoledì 14 maggio 2008

Turisti dell'umanità

"Nessun italiano fra le vittime. Gli italiani nel Paese stanno bene, ha detto l'ambasciatore italiano in Cina Riccardo Sessa. Sono ventisei i connazionali che risiedono nella regione colpita, tutti contattati personalmente. L'Astoi, l'Associazione che riunisce i maggiori tour operator italiani, sta contattando in queste ore i tour operator che effettuano viaggi in Cina, anche se la zona, pur essendo turistica, non è una meta particolarmente servita dalle agenzie italiane, spiega il presidente Roberto Corbella. (da "La Repubblica" del 12 maggio)
Vi è un'ampia parte di mondo che esiste ormai solo in funzione delle nostre vacanze, della quale ci si preoccupa solo quando vi accade il cataclisma che ci rovina i progetti per il ponte di Pasquetta o il Ferragosto.

Sarò la solita rompicoglioni ma non vi pare che, di fronte ad un terremoto da più di 15 mila morti e chissà quanti dispersi e a pochi giorni da un altrettanto devastante cataclisma in Myanmar, ci si debba esercitare nel solito rito dell' "oddìo il turista!"?
Il sisma è avvenuto lunedì. Sono crollate scuole seppellendo centinaia di bambini: niente.
Oggi mercoledì, con i morti ancora da seppellire, la notizia è già scesa sotto il Festival di Cannes, Betty con il velo e il bacio saffico tra Scarlett e Penelope.
"Non vi sono italiani tra le vittime". Per carità, meglio così, ma di fronte a decine di migliaia di morti non è l'ennesimo discorso un pò da stronzi?


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martedì 13 maggio 2008

Un troll tira l'altro

Siamo in periodo di ciliegie e, soprattutto quando si trattano certi argomenti, i troll fioccano come nespole.
Se è vero che non c'è blog senza troll, che certi troll sono perfino simpatici e ti ci affezioni tanto che ti dispiace quando smettono di perseguitarti, che però morto un troll se ne fa un altro, che certi li daresti in pasto alle formiche rosse quando tirano fuori sempre e comunque e in ogni circostanza "i no global che incendiano le macchine e tirano gli estintori", che l'80% di loro non si firma e che inspiegabilmente il 90% di loro è maschio, è anche vero che i più molesti (secondo i miei gusti) sono quelli che non commentano il post e gli argomenti trattati ma vanno regolarmente fuori tema.

Sono quasi sicura che chi si comporta così non abbia un proprio blog e non si renda conto che scrivere un post richiede a volte molte ore, anche di ricerca, se si tratta di un post su argomenti storici e non puro cazzeggio.
Sono quelli che ti fanno notare che manca una c in "weltanschauung", che ti fanno notare gli errori di battitura, che si mettono a darti ripetizioni fuori tempo massimo di grammatica e sintassi.

Mi fanno pensare a qualcuno che, trovandosi di fronte Angelina Jolie che si è appena spogliata nuda per lui ed è pronta a fare l'amore, dice: "cara, ti faccio notare che la calza che ti sei appena tolta è smagliata".

P.S. Toh, questo blog ha compiuto due anni, essendo nato il 2 maggio 2006.
(Per la serie: autotrollaggio da diporto, con l'aggravante che non ce ne può fregare di meno).


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lunedì 12 maggio 2008

Governo O.M.B.R.A.

Innanzitutto, cos'è un governo ombra? Secondo Wikipedia esistono due accezioni del termine: una positiva e l'altra negativa. La prima dice:
Il governo ombra (in inglese shadow cabinet o shadow front bench) è un'istituzione politica, presente in alcuni sistemi parlamentari, costituita dal leader dell'opposizione, che la dirige, e da parlamentari dell'opposizione (i ministri ombra) incaricati di seguire da vicino, proprio come un'ombra (da cui il nome), l'attività dei corrispondenti ministri del governo in carica. Compito del governo ombra è svolgere un'azione critica verso le decisioni del governo in carica, proponendo alternative. Normalmente se il partito di opposizione vince le elezioni, il leader dell'opposizione diventa primo ministro e i membri del governo ombra vanno ad occupare i corrispondenti posti nel governo in carica.
Pensando in questo senso al governo ombra Veltroni, la risata sorge spontanea. Ma come, il centrosinistra non si è opposto ai personalismi di Berlusconi da opposizione e non ha ostacolato il suo sempre maggiore potere (alla faccia del conflitto di interessi) quando ha governato e dovrebbe riuscirci adesso che Berlusconi è praticamente il padrone unico d'Italia?
Cos'è, giochiamo a far finta di governare? Siamo già ad una realtà virtuale tipo "Second-government"?
E a chi fa ombra il Ministro-ombra della Sanità ora che il Ministro della Sanità non c'è più?
Si rischia solo che il governo ombra rimanga all'ombra del governo, magari sdraiato con un bel cocktail in mano e le cuffiette alle orecchie. Oppure perennemente terrorizzato, come la Finocchiara, di disturbare il manovratore. Perchè si interrompe il dialogo, anzi il monologo.

"Governo ombra" ha anche un significato negativo:
I teorici della cospirazione definiscono il governo ombra come un "governo nel governo". Tale ipotetico organo segreto è presentato come il "vero" governo che controlla le azioni principali del governo riconosciuto ufficialmente. L'identità dei membri e i luoghi di riunione del governo ombra occulto sono conosciuti solo da poche persone. Questo governo segreto è spesso ritratto come corrotto e in collegamento con i servizi segreti e/o particolari società segrete, come per esempio gli Illuminati, la Massoneria, la P2. Esso generalmente conosce e gestisce situazioni critiche che sono tenute segrete, come gli attentati dell'11 settembre, l'Unione Nordamericana (un'ipotesi di entità sovranazionale che riunirebbe USA, Canada e Messico), il Nuovo Ordine Mondiale, esperimenti proibiti dall'etica medica, i rapimenti e le uccisioni di scienziati e giornalisti, e, nelle teorie più ardite e bizzarre, i contatti con gli alieni, l'Anticristo, i demoni.
Cosa succede se un governo ombra di questo tipo va al potere legittimamente? Che non è più governo ombra ma il governo ombra che fa ombra all'ex-governo ombra divenuto non-più governo ombra diventa un governo ombra che in realtà sarebbe il governo legittimo.

Insomma, Walter con la parrucca del comandante Straker, che si faceva un mazzo così per difenderci dagli alieni cattivi con la S.H.A.D.O., non ce lo vedo. Questa storia del governo ombra, diciamo la verità, e come dicevano i Trettré: "a me, me pare 'na strunzata". L'ennesima di un centrosinistra da dimenticare.

P.S. Mi si rimprovera di aver votato in una delle camere Veltroni. Quando l'alternativa è morire bruciati in un rogo o saltare dalla finestra rompendosi le gambe, non si ha molta scelta.
Beh, lo riconosco, alla luce degli ultimi fatti ho un solo rimpianto: non aver usato l'estintore Di Pietro.


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domenica 11 maggio 2008

venerdì 9 maggio 2008

Allontanarsi un poco

Quella mattina del 9 maggio 1978 ero al Conservatorio, a lezione di Storia della Musica. Entrò la bidella in classe e annunciò che, per motivi di sicurezza e per ordine del preside, avremmo dovuto tornare a casa subito, senza trattenerci per la strada. Era stato ritrovato il cadavere del presidente Aldo Moro. Appena a casa mi misi a guardare la televisione e ricordo che c'era Vespa, anche allora, che faceva la telecronaca.

Di Aldo Moro, fatto ritrovare morto nello stesso giorno dell'assassinio di Peppino Impastato, voglio riproporre questa lettera che dedicò a Luca, il nipotino, figlio di Maria Fida.
Credo sia uno dei testi più commoventi che un condannato a morte abbia mai scritto e che ci restituisce un aspetto umano della politica che in questi giorni bui dove sentiamo sempre più pesante sopra di noi la forza di grevità del nuovo potere, apprezziamo come non mai. Con una dose notevole di rimpianto.

Mio carissimo Luca, casa
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po' più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [... ] nel guizzare nell'acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l'ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
Con tanto amore
il nonno


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giovedì 8 maggio 2008

Sono solo musi gialli


Muso giallo era l'appellativo (in inglese "gook") con il quale venivano chiamati negli Stati Uniti i giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale e che abbiamo conosciuto attraverso i film americani di guerra: "ok, ragazzi, portiamo questo baby a fottere quei dannati musi gialli e torniamo a casa".
Lo stesso appellativo razzista era servito in precedenza per altri "gialli" come i cinesi che a migliaia avevano costruito le ferrovie dell'Ovest a mani nude e in seguito per coreani e vietnamiti, i nemici della ventennale guerra indocinese.

I cittadini americani di origine giapponese, in seguito all'attacco di Pearl Harbor, furono rinchiusi in campi di concentramento e privati dei fondamentali diritti civili solo perchè appartenenti alla stessa etnia di chi aveva dichiarato guerra agli Stati Uniti. La Guantanamo di allora, in pratica, e su ancor più larga scala.
L'attacco di Pearl Harbor, tra l'altro, non fu poi così proditorio come si è sempre creduto. Tra il 2000 e il 2001 uscirono diversi libri di storici che raccontavano come l'attacco fosse stato non solo previsto ma in qualche modo incoraggiato o "lasciato accadere" dalle autorità americane, in modo da avere un pretesto per entrare a tutto campo in guerra e bypassare il tradizionale isolazionismo e non interventismo del popolo americano. Sembra incredibile ma se fosse per il popolo americano gli Stati Uniti sarebbero il paese più pacifista del mondo.

Con un evento catalizzatore, direbbero i neocon, come Pear Harbor, gli americani si convinsero a fare la cosa giusta, cioè impegnarsi nel Pacifico e quindi in Europa, dove avrebbero dato la mazzata finale alle velleità imperial-fasciste di Hitler e Mussolini.
Questi libri su Pearl Harbor sono scomparsi dagli scaffali dopo l'11 settembre 2001, ma forse è solo una coincidenza.

E' bene ricordare che i giapponesi, negli anni Trenta, erano personcine piuttosto incazzate e invasate di iper-imperialismo e mania di grandezza razziale che, tanto per dirne una, passarono alla storia per la follia dei giorni del sacco di Nanchino nel 1937 con i suoi 20.000 stupri e ogni campionario di efferratezza compiuti sulla popolazione cinese.
I giapponesi avevano instaurato una famigerata unità, la 731, formata da medici e ricercatori che nella Cina occupata praticava la vivisezione umana su migliaia di cavie al fine di realizzare armi chimiche e batteriologiche. Come accadde per i torturatori dei lager nazisti e gli angeli della morte alla Mengele, molti dei massacratori giapponesi furono assoldati dalle case farmaceutiche e dalle agenzie governative americane al fine di accaparrarsi le loro conoscenze. Solo pochissimi furono processati e condannati.

Ricordo un documentario di qualche tempo fa dove dei reduci americani e giapponesi della Guerra del Pacifico raccontavano le loro esperienze, comprese quelle di atrocità reciproche. Tutti erano concordi sul fatto di aver compiuto efferratezze sul nemico: il giapponese che aveva perfino praticato il cannibalismo e l'americano che aveva tagliato la testa al "muso giallo", l'aveva bollita e realizzato un bel teschio fermacarte per la fidanzata.
Lo stesso accadde sul fronte delle armi chimiche: ai palloni infetti spediti dai giapponesi verso le coste californiane si rispondeva, da parte americana, con lo studio di armi razzialmente mirate sui "musi gialli".

Perchè si ritorna a parlare di questi eventi storici? Perchè a distanza di sessant'anni dal lampo atomico su Hiroshima, qualche settimana fa erano spuntate delle foto inedite, trovate nel 1945 per caso da un soldato americano e scattate probabilmente da un fotografo giapponese nelle ore immediatamente seguenti all'esplosione. Le foto erano state cedute dal proprietario, Robert L. Capp, all'archivio Hoover nel 1998, con la clausola che avrebbero dovuto essere pubblicate solo nel 2008.

Erano immagini molto realistiche che mostravano per la prima volta, in tutto il loro orrore, i cadaveri a mucchi delle vittime del primo e, con quello di Nagasaki, per fortuna unico olocausto nucleare della storia. Le foto dei morti di Hiroshima (quanti veramente, ci piacerebbe saperlo un giorno), finalmente visibili e quindi reali e non più solo immaginati, rendevano loro giustizia assieme a quelle che abbiamo visto solo di recente degli altri 200.000 bruciati dal napalm prima maniera del Mattatoio 5 di Dresda.
Ora però le foto sono state ritirate perchè il curatore del sito che le ospitava ha dichiarato, senza per altro fornire molte spiegazioni, che si trattava di foto non di Hiroshima ma di un terremoto avvenuto in Giappone molti anni prima del 1945. Così, ancora una volta, i morti atomizzati siamo costretti ad immaginarceli. E' un bene comunque che ogni tanto vengano ricordati.

Se il bombardamento criminale di Dresda e di altre città tedesche fu semplicemente oscurato dalla storia e fatto dimenticare, sul bombardamento atomico del Giappone, per decenni, si è tentato di indorare la pillola: era un attacco necessario, la bomba ha impedito l'invasione di un paese fiero e indomito che avrebbeo comportato un milione di morti, è stato il male minore. Balle.
La guerra era praticamente già finita anche per il Sol Levante, nell'agosto del '45, dopo la resa della Germania e la fine della guerra in Europa l'8 maggio.
I bombardamenti convenzionali avevano già fiaccato il morale dei giapponesi e devastato le città più importanti come Tokyo. Il popolo era stremato. Il Giappone era pronto a firmare la resa con l'Unione Sovietica. Per evitare che il Giappone passasse sotto l'influenza dell'ormai già nuovo nemico e per dare una prova di forza ai russi la bomba fu scelta come botto finale di una fiera dell'orrore che aveva già riempito il mondo di mostruosità.

Fu un atto dimostrativo di forza e come tale barbaro e incivile. Barbaro anche perchè probabilmente ci fu chi pensò che dopo tutto quello era il posto ideale per testare gli effetti della bomba, visto che quelli erano solo musi gialli.


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mercoledì 7 maggio 2008

Sbatti il chirurgo in prima pagina

Ricordate quando il tenente Colombo rispuntava all'improvviso dalla porta socchiusa e con l'occhio storto, l'anca sbilenca e l'impermeabile strapazzato, si rivolgeva al sospettato di turno dicendo: "Ah... un'ultima cosa." Quel vecchio marpione era un grande perchè riusciva a cogliere l'anomalia che permetteva di smascherare il colpevole, non importa quanto piccola e apparentemente insignificante essa fosse.
Sarà, ma la vicenda del Dottor Marcelletti mi ispira un certo effetto Colombo, non mi convince.

Che un professionista stimato venga così subito sputtanato con accuse infamanti ben oltre la concussione, a reti unificate e con la massima tranquillità, senza la normale parata di avvocati della difesa che espongono le loro ragioni e che non si nega nemmeno ar canaro della Garbatella, mi puzza assai.

Dite la verità, se aveste l'incarico di rovinare un cardiochirurgo infantile, magari per prendere il suo posto, per invidia, per lotte intestine tra bande ospedaliere, perchè non ha accettato certe ritualità ambientali, non trovereste perfetta, visto il target di pazienti, un'accusa di pedopornografia?

Magari mi sbaglio ma è risaputo che far cadere gli uomini in certi tranelli, è più facile che pescare con la dinamite.

P.S. Mi sbaglierò anche su questo ma, secondo me, tra un po' Veronica chiede il divorzio.


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lunedì 5 maggio 2008

Bandiera = 1, Ragazzo = 0

Un gruppo di neonazistoidi pesta un ragazzo a sangue e lo uccide. Accade nella fatal Verona.
Parole d'ordine nel centrodestra, in queste ore: proiettare, generalizzare, usare il bilancino e anche servirsi abbondantemente del sempre infallibile scudo difensivo dell'antisemitismo che qui non c'entra una ceppa ma tant'è. Tanta antispasmina colica, pure, per curare il mal di pancia che ogni tanto provoca dolorosi movimenti peristaltici e anche vere e proprie emissioni di gas.
Cosa tocca sentire in questa povera Italia sempre più emmerdé.

Il sindaco Tosi dice: "Mi sembra chiaro che in questa storia non c’entra niente la politica. Non è un’aggressione contro la sinistra, è un gruppo di deficienti, punto e basta".
A Roma risponde con uno squillo Alemanno, che dice: "ci sono frange estremiste di destra e di sinistra che sono più espressione di emarginazione urbana che di vera politica. E’ evidente che vanno condannate tutte le forme di estremismo ideologico e ogni prassi di violenza da qualunque parte provenga."
Qui non si sta parlando in generale di totalitarismi e tantomeno di sinistra ma di un episodio specifico di neofascismo, anzi neonazismo. Di gente che ama le croci celtiche come lui.

Il pararsi di Fini dietro all'antisemisionismo è comunque l'apoteosi.
Speriamo che le agenzie abbiano frainteso perchè altrimenti ci sarebbe veramente da piangere.
Il neo presidente della Camera avrebbe fatto (uso il condizionale per carità di patria) durante la registrazione di "Porta a Porta" la seguente affermazione:
«L'aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi sono due fenomeni che non possono essere paragonati.» A giudizio del presidente della Camera, in sostanza, se dietro l'aggressione di Verona non c'è alcun «riferimento ideologico», a Torino le frange della sinistra radicale «cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista», un autentico antisemitismo, veri e propri «pregiudizi di tipo politico-religioso». Su questo, sottolinea Fini, «c'è un consenso non dico di massa, ma una posizione politicamente considerata legittima da una parte della sinistra radicale». (tratto dal "Corriere della Sera")
Dopo qualche ora, viste le reazioni di molti esponenti politici alle sue parole, Fini replica:
«I naziskin di Verona sono dei pazzi criminali assassini - scandisce Fini - la violenza che c'è in alcune frange della società nei confronti dello Stato di Israele è una violenza di tipo politico ideologico, non perché i naziskin non avessero una distorta ideologia nazista nella testa, ma i due fenomeni non sono paragonabili tra di loro».
E' una mia impressione, o ogni tanto, quando si tocca qualche colletto scoperto, Gianfranco scompare e riappare Gianfascio?

Andiamolo a a dire alla mamma che tra qualche giorno vedrà seppellire suo figlio morto a causa dei calci presi in testa, che una qualunque strafottutissima bandiera del cazzo vale più della vita di un essere umano. Di suo figlio.

A proposito. Risuona finora (voglio sperare che si tratti di semplice ritardo nei tempi di reazione) il silenzio assordante delle comunità ebraiche, altrimenti solerti a denunciare la minima scalfittura su una lapide, su questo episodio di violenza proveniente da ambienti di estrema destra.
Paura di offendere qualcuno tra i nuovi volonterosi alleati di Israele?
Uno degli assassini di Nicola si era rifiutato, durante una gita scolastica, di entrare in una sinagoga ma stranamente i fratelli maggiori non hanno niente da dire su questo rigurgito di violenza neonazista, sui "bravi ragazzi" fuggiti all'estero (come i bravi ragazzi del Circeo, ricordate?), se non lamentarsi come sempre dell'antisemitismo di sinistra e dell'antisionismo e del boicottaggio alla Fiera del Libro e delle bandiere bruciate.
Il messaggio è per caso: basta che non si brucino le bandiere israeliane (e in seconda battuta quelle americane), ci si allea con coloro i quali con la bandiera italiana ci si vorrebbero pulire il culo e gli si perdona tutto, anche le frequentazioni neonaziste?

Ma vaffanculo tutti, va.

P.S. Ho poi visto "Porta a Porta". Una cosa ancora più vomitevole di quanto avessero anticipato i giornali. Fini ha proprio detto che la contestazione di Torino era più grave dell'assassinio fascista di Verona. L'altra carica dello Stato con il riporto annuiva e parlava di piazze pericolose, tentazioni terroristiche mentre l'insetto godeva e dietro al trio campeggiava per tutta la puntata un enorme scritta: "La sinistra brucia la bandiera di Israele".
Una bandiera, oltretutto straniera, più importante della vita di un ragazzo. Semplicemente aberrante.


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