venerdì 16 ottobre 2020

IL VACCINO CONTRO IL COVID SIAMO NOI

 


In questo dramma intitolato "Covid-19" - si, 19 nonostante abbia debuttato nel '20 e questo è il primo mistero; dramma che ogni sera fa il tutto esaurito fin dal mese di febbraio nei teatri di tutto il mondo, è ormai chiaro che il coronavirus in sé non ne fosse affatto il protagonista ma un comprimario e per giunta anche cane. Diciamo che, poverino, mi ricorda quelle band un po' scalcagnate ma piene dell'entusiasmo dell'inizio carriera che una volta erano incaricate di aprire i concerti dei grandi gruppi rock.

Per il coronavirus possiamo anche scomodare nuovamente Andy Warhol e il suo trito e ritrito quarto d'ora di celebrità. Di questo virus all'inizio presentato come lo sfidante del cugino Ebola per il titolo di Grande Sterminatore dell'Umanità e chiamato anche SARS-cov2 per distinguerlo dalla sua prima versione uscita qualche anno fa, si è già detto molto. Che è fatto strano, che all'analisi genetica presenta frammenti anomali, addirittura di HIV, probabilmente inseriti in laboratorio con una tecnica di bioingegneria assai discussa e diverse volte in passato sottoposta a moratoria, che si chiama gain of function. Dopo aver tirato in ballo improbabili e casuali scambi di effusioni in natura tra pipistrelli e pangolini, mi pare infine assodato che il virus sia nato nel laboratorio di Wuhan, uno strano luogo mezzo cinese, mezzo francese, americano e onuiolo, dove appunto era noto si giocasse un po' troppo allegramente con i virus, si può sospettare su commissione. 

Alla fine, quello annunciato come un virus pandemico letale come quello del film "Contagion", si è rivelato ciò che in fondo era e doveva essere, in quanto pretesto: un virus influenzale forse un po' più cattivo del solito. Tuttavia, combinato con qualche vaccinazione di troppo, la possibile interazione con fattori di inquinamento ambientale,  i protocolli dell'ineffabile OMS che hanno ammazzato i pazienti obbligando i medici a pratiche errate e nel contempo ha "sconsigliato" le autopsie (con la curiosa indicazione di trattare i cadaveri con le stesse modalità riservate agli infetti da prione); autopsie che avrebbero orientato i medici al corretto trattamento delle polmoniti e chissà quali altri fattori che non conosciamo, incluso il divieto di utilizzare farmaci troppo plebei come la idrossiclorochina, il virus SARS-cov2 ha provocato un numero imprecisato di morti. Si, perché il numero esatto dei morti di questa pandemia non si conosce e sembra non interessare più alla narrativa pandemica, essendo stato oltretutto viziato da sovrastima in quei casi affatto infrequenti in cui il paziente è morto con il SARS-cov2 ma non per il SARS-cov2.  

I morti non interessano più e dovranno essere presto dimenticati come tutte le vittime sacrificali dei grandi eventi catalizzatori. Infatti il loro conteggio è stato sostituito da quello dei non morti, abilmente classificati in una moltitudine di termini neolinguistici: casi, positivi, negativi, contagi, guariti, asintomatici, addirittura spersonalizzandoli nel termine "tamponi". Tutto meno che con il loro nome: sani. E' questa la chiave, perché grazie ai morti si doveva arrivare ai vivi. Ed è qui che il dramma acquisisce le tinte più fosche. Quando capiamo che il virus era solo un pretesto, un antipasto e ora dovrà arrivare il piatto forte.

Lo chiamano in tanti modi: Grande Reset, Quarta Rivoluzione Industriale, Nuovo Ordine Mondiale. Il primo riguarderebbe un vero e proprio riavvio, se non formattazione di basso livello, dell'attuale sistema finanziario impallato con due possibili scenari: la vittoria finale dell'usura, celebrata danzando sulle macerie del mondo e su montagne di cadaveri, oppure il ritorno alle banche centrali e al gold standard che tenterebbe un disperato salvataggio in extremis del capitalismo affetto da cachessia neoliberista. La Quarta Rivoluzione Industriale consisterebbe nella trasformazione del mondo in monoblocco totalitario su base tecnologica e transumanistica. Un mondo deindustrializzato da qualche miliardo di posti di lavoro perduti, senza spiegare che fine farebbero le famiglie dei posti di lavoro, probabilmente le comparse per le montagne di cadaveri previste anche in questo caso.  Mondo sostituito da uno degli adorati "mondi nuovi" gaiosi e arcobalenati dell'élite dove Laterra finalmente si è liberata dei pidocchi che la infestavano: cioè, noi. Il terzo, il Nuovo Ordine Mondiale, è il nome che riassume i concetti precedenti e rappresenta il sogno bagnato delle medesime élite fin dai tempi della Prima delle Rivoluzioni Industriali. 

Il quadro quindi è fosco e le vere intenzioni di chi conduce il gioco al massacro vengono svelate, con non poco sadismo, giorno dopo giorno. La "nuova normalità" che vorrebbero imporci comprende il confinamento in cella senza ora d'aria, la militarizzazione di scuole e ospedali e, peggio ancora, ordinati dagli ukase che promanano dagli Esperti, un vario campionario di estratti a caso dall'elenco della servitù e nominati a fil di spada bramini della scienza, tamburini di latta dei media, mestieranti dello spettacolo, politicanti del ventriloquo, ai quali è stata promessa la salvezza dal grande repulisti. Non sanno i tapini di essere già classificati come tutti "casi" e "tamponi" della prossima pandemia di utile idiozia che li spazzerà via in quanto nel frattempo certificati come entità umane vecchio modello totalmente inutili.

La democrazia nel frattempo è diventata un'interminabile ed estenuante campagna elettorale in attesa di elezioni e conseguenti salvataggi che non arrivano mai. Il deserto degli elettori dove ciascuno di essi può sentirsi impotente come  il Giovanni Drogo dell'altro celebre deserto. Un paese attaccato al mito di una costituzione che ci difende ma non si sa per quale preciso motivo dovrebbe farlo, visto che non esclude addirittura leggi speciali e la cui bellezza è servita probabilmente a cornificarci fin dalla prima notte di nozze. 
La faccenda è seria perché se il progetto non verrà fermato sarà la dittatura delle minoranze scatenate dall'ultraminoranza contro la maggioranza e la sua cinghia di trasmissione sarà la vendetta generalizzata. Il trailer della prossima guerra civile è appena andato in onda negli Stati Uniti. 

Se lo scopo è davvero eliminare "i posti di lavoro", l'attacco sarà alla mente e al corpo, e sarà concentrico, con una violenza mai vista prima nella storia. Gli obiettivi saranno la salute mentale e il sistema immunitario. Ci hanno chiusi in casa in primavera, deprivandoci di vitamina D, togliendoci le cure per le altre malattie, suggerendoci di sfondarci di carboidrati, obbligandoci a reinspirare CO2, parcellizzando quindi il concetto di gasazione di massa. Ci hanno inoculato terrore, depressione, ansia, istigato al suicidio. Ci hanno concesso un po' di libertà in estate ma ora ricominciano con campagne vaccinali che saranno sempre più al buio riguardo ai loro veri effetti e scopi, altri confinamenti e deprivazione sempre più sottile del benessere che deriva dagli affetti, dalla sessualità, dalla semplice interazione personale, dalla celebrazione delle feste, dalla pratica della fede. E' un progetto mostruoso pensato da criminali e chi crede di poterlo fermare senza combattere davvero in prima persona, con gli atti di coraggio che competono ai leader, rasenta la complicità. E' una battaglia anche e soprattutto spirituale e chi ha rinunciato da tempo a quella dimensione della sua esistenza non servirà a nulla, nemmeno se si impegnerà con tutta la dialettica di cui dispone.

Questi mesi ci hanno messo alla prova ma non dobbiamo arrenderci alla disperazione. E' la prima volta su scala così vasta ma non è la prima. Si è sopravvissuti ad  altre catastrofi che parevano non dovere finire mai. Se manteniamo salda la mente salveremo anche il corpo. Pratichiamo, alla faccia degli Esperti, gli affetti, l'amore, il sesso, l'allegria, la condivisione. Svegliamoci ogni mattina con un pensiero che ci fa star bene e ci guarisce. Allacciamo nuovi legami, rinsaldiamo quelli precedenti, andiamo alla ricerca dentro di noi del nostro potenziale e troveremo armi che ci renderanno invincibili. 
Il covid è la metafora del neoliberismo, la sua chimera raffazzonata con tutto il peggio dei suoi totalitarismi e vorrebbe essere la soluzione finale contro l'Umanità. Noi siamo il vaccino, anzi, l'immunità naturale contro il covid.


martedì 22 settembre 2020

UN MANIFESTO PER RIPARTIRE DALL'UOMO

E' qualcosa che aleggia nell'aria da tempo, che si insinua nei pensieri e nelle sensazioni di molti fra noi che, ad esempio oggi e per l'ennesima volta, stanno provando lo sconforto della delusione politica che proviene dall'amara constatazione che essa sia ormai inadeguata, nella sua forma attuale, incapsulata nel pragmatismo delle cifre e dei conti da far tornare, insomma nella sua dimensione materialistica, a fornire risposte a domande sempre più profonde, fondamentali, ineludibili che sgomentano e che ci levano il sonno ma che purtuttavia ci riportano ad un senso che ogni giorno diventa più compiuto e visibile. Lo specchio riflette un'immagine sempre più chiara di qualcosa che credevamo di non riuscire più a scorgere.
E' un'energia che unisce, una forza che sta aggregando, ancora inconsapevolmente per qualcuno, i partecipanti ad una vera e propria chiamata che proviene da una dimensione che si sta palesando giorno dopo giorno. Ci leggiamo nel pensiero, siamo sincronizzati, agiamo senza rendercene conto in sintonia con altri, scopriamo di stare percorrendo la stessa strada, ci capiamo al volo. Che vi sia un elemento soprannaturale in questa dimensione è assolutamente plausibile e innegabile perfino da chi non crede.

Si tratta della versione condivisa di quei momenti nei quali, apparentemente perduti, riusciamo a trovare la forza di reagire, di ammettere a noi stessi che non si può più andare avanti così e quindi, aiutati da questa forza che ci si concede se non pochissime volte nella vita, troviamo infine la via d'uscita.
E' quando non sai più chi sei che inizi a domandartelo veramente. E' quando cercano di strapparti l'identità, il tuo Io, che ti ci aggrappi disperatamente, scoprendo di non conoscerlo affatto perché lo davi per scontato. Siamo tornati bambini che domandano a genitori distratti e imbarazzati come si nasce e perché. Siamo tornati all'origine della coscienza di noi stessi. Le risposte della politica non ci soddisfano, le troviamo banali e scontate perché restano confinate nella dimensione dell'astrazione dei progetti, dei programmi, dei vedremo e dei pazientate che però riguardano cose, oggetti che non sappiamo utilizzare perché non solo non sappiamo come funzionano perché abbiamo perso i manuali di istruzioni ma non riusciamo più nemmeno a nominare correttamente. La politica non sta più dando risposte perché non sa offrire più ideali e pensieri o, se ce li concede, lo fa di nascosto, se ne vergogna, li fa passare dalla porta di servizio. Viviamo in una realtà di frasi fatte che eliminano la scomodità del pensarle e di doversele di conseguenza costruire.

Eppure siamo ad un importante punto di svolta. Proprio quando ogni porta sembra chiudersi dietro di noi, mentre vaghiamo per stanze sempre più spoglie ed anguste, dove la nostra libertà progressivamente anch'essa si restringe, la nostra mente si sta aprendo ad una nuova volontà di ricerca di risposte alle domande che avevamo cessato di fare a noi stessi ed ai nostri simili. Ed è proprio con i nostri simili che siamo chiamati a condividere questa rinascita, questa prova da superare il cui compito pare impossibile: ripensare noi stessi ed i meccanismi che dovrebbero regolare la nostra vita sociale.

L'obiettivo è più che ambizioso: invertire i poli magnetici della percezione di sé, riallinearci con la Natura, abbattere le sovrastrutture ideologiche, scardinare i pregiudizi, le false costruzioni, le opere di inganno che ci hanno velato la realtà dei fatti gettandoci in un perenne stato allucinatorio. La nuova psichedelia sarà ricominciare a vedere i prati verdi e il cielo azzurro: l'uomo e la donna, la vita e la morte, distinguere l'armonia dalla dissonanza, il brutto dal bello, il possibile dall'impossibile, il lecito dall'illecito. L'Uomo deve recuperare la sua dimensione sacra ed inviolabile, di corpo e mente, ed imparare ad ascoltare ciò che di meraviglioso può scaturire dalla sua mente senza paura di destare l'invidia di chi da sempre l'invidia.

Senza questa profonda riorganizzazione del senso dell'esistenza dell'Uomo e del valore che la accompagna, non può esserci alcun Rinascimento concreto nella vita di tutti i giorni. Non potrà esservi salvezza e ripartenza da questa tremenda crisi epocale. 

Cosa fare in concreto per promuovere questa rinascita, questa ridefinizione del senso della nostra esistenza? 
Il compito che attende chi è chiamato a questa opera è potenzialmente grandioso perché abbiamo una cattedrale da ricostruire e ci vorranno diverse maestrie, abilità, specializzazioni. Anzi, ci vorranno tutte: ci vorranno fisici, chimici, biologi, medici, architetti, ingegneri, meccanici, filosofi, scienziati, musicisti, psicologi, scrittori, poeti, visionari... tutti. Bisognerà anche riscrivere i testi e i manuali imbrattati dalla menzogna e dalla malafede, riattaccarne le pagine strappate. Anzi, bisognerà proprio ricominciare dal 2+2=4. 
Occorrerà formare gruppi di lavoro, dividersi i compiti, portare in dote le nostre specializzazioni e competenze. Useremo i libri, gli articoli, i video, faremo comunicazione e informazione ma soprattutto sarà necessario incontrarsi, parlarsi, ricreare quelle reti di relazioni che si vorrebbero distruggere in nome del divide et impera che ci vorrebbe tabule rase senza anima né identità ma che mantengono la distanza di sicurezza, sono imbavagliate e pronte ad obbedire al conformismo della paura.

E' questo un progetto di profonda rinascita culturale e spirituale. Velleitario, sfrontatamente ambizioso ma necessario. Una vera rivoluzione copernicana della visione del mondo. Solo quando ogni cosa avrà riacquistato il suo nome e il suo senso, dovrà essere la politica a piegarsi alle istanze di questo Rinascimento, non il contrario.

giovedì 3 settembre 2020

SIAMO UOMINI O CAPI DI BESTIAME?


Che cosa vedete in questa immagine? Io vedo uno sconosciuto mascherato che sta puntando una specie di pistola alla testa di una ragazza. Lo so che non è una pistola ma un termoscanner, un dispositivo per la misurazione della temperatura corporea e che per qualche motivo recondito sempre legato all'inversione del senso, questa scena dovrebbe rassicurarci sul fatto che lo Stato, mediante questo tipo di precauzioni, stia pensando a proteggere la nostra incolumità di fronte alla pandemia. Invece, per le leggi della comunicazione non verbale, non si può non interpretare questo gesto come un atto di aggressione. Oltretutto se sappiamo trattarsi di un'imposizione applicata in luoghi dove, prima della Psicovid, si poteva entrare ed uscire liberamente senza controlli. In questo caso un negozio. 

Esiste una zona dello spazio attorno alla nostra persona chiamato spazio vitale personale o prossemico. In generale, più permettiamo che altre persone si avvicinino a noi, fino a toccarci, maggiore è il grado di intimità che ad esse concediamo. Secondo la classificazione dell'antropologo Edward Hall, nella nostra cultura una distanza inferiore ai 50 cm. tra persone caratterizza la relazione intima, di confidenza, di affetto, di amore oppure di stretta condivisione di un evento sociale che ci accomuna. Dai 50 centimetri al metro di distanza si interagisce con gli amici e da 1 a 2 metri con i conoscenti. 

Nel caso raffigurato nella foto però si può essere sicuri che la ragazza e l'uomo mascherato non si conoscano affatto e non condividano interessi in comune né tanto meno una relazione intima. Non sono nemmeno amici o conoscenti, eppure lui si avvicina ad una perfetta sconosciuta, fino quasi a toccarla, per giunta appropriandosi con la forza di un suo parametro vitale, la temperatura. Quei dati sensibili per il quali di solito siamo costretti a firmare risme di fogli della privacy. 
Il braccio alzato della ragazza è un chiaro accenno di difesa ed è perfettamente congruo alla situazione. Se non ci fosse di mezzo il termoscanner, la ragazza potrebbe pensare benissimo ad un tentativo di aggressione nei suoi confronti.
Il tizio non vuole la borsa o abusare sessualmente di lei, come avremmo pensato una volta, ovvero un anno fa, ma la sua temperatura. E a che titolo? Non è nemmeno un pubblico ufficiale in divisa rappresentante un'autorità, perché glielo impone e secondo quale legge codificata? Facciamo questo "in ottemperanza alle disposizioni delle autorità", dicono le voci registrate che da mesi ci perseguitano mentre facciamo la spesa nei supermercati. Ma quale autorità in questo caso, se non quella del mercato, di cui costui è un agente di infimo grado?

Mi è capitato già un paio di volte di essere bippata dall'uomo del termoscanner. La prima fu all'entrata del negozio di una nota catena. Lì in fila, assieme ad altra sudata umanità in attesa dello "sparo" da parte di un gigantesco uomo di colore vestito come un man in black, pensai alle povere vacche in attesa del colpo di grazia al macello, della scarica che brutalmente le avvia a diventare costate, filetti, testine e scamoni. Non è che l'immaginario sia pessimista, sa cogliere i segnali di pericolo prima ancora della ragione. 
La seconda volta è stato ieri, dal parrucchiere. Nonostante sia piuttosto in confidenza con chi mi fa i capelli, l'ho comunque percepito come una violazione del mio spazio vitale. La differenza è che la ragazza del parrucchiere mi ha detto "scusa, devo farlo", il tizio sconosciuto all'ingresso del corral non si scusa e sembra addirittura godere di quel quarto d'ora da kapo concessogli assieme al contratto da fame che ha strappato alla multinazionale. 

Tenete presente che, parallelamente all'irruzione nello spazio vitale da parte di sconosciuti, siamo bombardati dalla richiesta di "mantenere la distanza di almeno un metro" dagli altri in pubblico, fosse anche il nostro amante, per il quale vige però il divieto di bacio. Ma davvero? Nessun divieto di pratiche sadomaso invasive, suppongo. Un bel divieto di intimità corredato dall'utilizzo coatto della maschera che amplifica la distanza anche emotiva dai propri simili. Aggiungiamoci che la Psicovid è la panpsicosi la cui misurazione è affidata agli strumenti sballati o inadeguati, non ultimo il termoscanner cinese, affidabile come il "mi fai morire" di una cortigiana, e avrete un altro bell'indizio della gigantesca presa per i fondelli che però preannuncia ben altre privazioni della libertà personale in nome dell'andrà tutto bene.

Se siamo veramente tutti uguali, come dicono i buoni, mi verrebbe voglia di fare un esperimento. Cosa succederebbe se io mi portassi nella borsa un termoscanner e, al momento del puntamento, pretendessi di conoscere in cambio la temperatura del puntatore, volessi insomma ricambiare? Avremmo un bel Mexican standoff sul 37,8° reciproco? Si potrebbe provare.


Concedere l'irruzione nel proprio spazio vitale per la presa della temperatura di stato serve come antipasto a ben altre cessioni di sovranità corporea, dalla iniezione di qualsiasi intruglio sperimentale per sconfiggere la pandemia elastica del principio di indeterminazione della positività all'impianto di congegni altrettanto progressisti. Vi violeranno perché la talpa ha scavato nella tana della Libertà e ormai l'ha occupata, e tutto sarà fatto in nome della Collettività, l'entità alla quale devi essere pronto a sacrificare i tuoi figli. 
Se invece semplicemente rispettassimo il singolo individuo e incidessimo nel marmo che egli, sia uomo, donna o bambino, non deve essere violato contro la sua volontà per nessun motivo, fosse anche il ritorno della Peste Nera, avremmo rispettato e protetto l'Umanità intera. L'unico vero cavallo di Troia è il collettivismo dell'Uomo come capo di bestiame da abbattere contrapposto al principio dell'essere umano come creatura inviolabile perché Sacra.

Ce lo stanno dicendo in tutti i modi, in subliminale e apertamente. Sono pronti a TSO, vaccinazione obbligatoria e giù giù fino nell'abisso. Se c'è un'Opposizione a tutto questo è bene che sappia che non ci accontenteremo di meno che della testuggine romana a difesa della inviolabilità del singolo e dell'assoluta non negoziabilità di questo principio. Con tutto il rispetto e l'affetto, saranno necessari fatti concreti, dichiarazioni cristalline e assoluta assenza di ambiguità, non possiamo fidarci e basta. Consideratela un'ordalia.

venerdì 28 agosto 2020

PSICOVID E NEMESI POST-MEDICA



“La gente che parla di Gaia e della responsabilità globale, e che fantastica sul fatto che noi dovremmo fare qualcosa in proposito, balla una danza folle che li farà impazzire […] La sensazione di essere in grado di celebrare il presente e di celebrarlo usandone il meno possibile, perché è bello e non perché è utile per salvare il mondo, può creare la tavola imbandita che simboleggi l’opposizione a quella danza macabra dell’ecologia, la tavola imbandita dove la vitalità viene consapevolmente celebrata in opposizione alla vita.”

Ivan Illich

Illich, qui citato in un'intervista degli anni Novanta, sarebbe da riscoprire, a partire da "Nemesi medica" che, scritto nel 1974, risulta quantomai profetico nella sua analisi della deriva totalitaria della medicina vendutasi a Mammona, della quale la pandemonologia Psicovid è solo l'ultimo epifenomeno, anche se clamoroso per entità e pervasività globale.
Non è la prima volta né sarà questa l'ultima in cui la casta sacerdotale medica si presta ad operazioni eugenetiche di ingegneria sociale infettando la salute pubblica con l'ampia gamma delle diavolerie iatrogeniche che ha a disposizione ma forse stavolta stanno infrangendo un record dopo l'altro in queste  olimpiadi delle arti mediche oscure che prevedono, dopo una lunga serie di sevizie, l'omicidio rituale finale di Ippocrate.
E, a proposito di sevizie, come definire altrimenti questo strumento di tortura pedosadica, il ciuccio-mascherina con tanto di filtro antipolvere regolarmente in vendita sul solito mercatone online di cinesaglie?

Dall'inizio della crisi abbiamo visto stormi di kamikaze arruolati tra virologi, epidemiologi, pediatri ma soprattutto veterinari (perché Essi ci considerano bestie che discendono dalle scimmie, non dimenticatelo mai) lanciarsi con i loro aeroplanini di carta di bugiardino sulla portaerei della Logica per sconfiggere la flotta della Scienza e usurparne il vessillo. Per perseguire l'opera di distruzione totale dell'Umanità è necessario separare definitivamente la Medicina dalla Scienza, rendere nullo questo ipocrita matrimonio di convenienza e copertura per riaffidare le sorti della salute umana alla magia e soprattutto alla volontà superomista dell'elite di ridurre drasticamente il numero di infestanti nell'unico immenso campo Elysium da golf che essa immagina per il suo futuro.  Nella vicenda Psicovid non vi è più nulla di scientifico nel senso proprio del termine, ovvero di verificabile e riproducibile per giunta democraticamente da chiunque sia in grado di farlo ma siamo già nelle brume dell'alchimia oscura, della negromanzia, dell'evocazione dei morti e della loro moltiplicazione propiziatoria a scopo di intimidazione. I negromanti non rispondono né all'etica né al principio di precauzione, si ammantano delle pelle scuoiata della Scienza e brandiscono il bastone di Asclepio in un'oscena e macabra rappresentazione della medicina come non dovrebbe mai essa diventare ma nemmeno essere immaginata. 
Separare la Medicina dalla Scienza ma non solo, usare gli strumenti della Scienza ribaltandone il senso e lo scopo, per sancire definitivamente che ogni scoperta scientifica potrà e dovrà essere usata, d'ora in avanti, contro di noi.  

Quale migliore metafora di questo concetto della incredibile vicenda della PCR divenuta strumento di "diagnosi" dell'infezione da Sars-Cov2 pur non avendone tecnicamente le caratteristiche, mirabilmente raccontata in uno straordinario articolo da Celia Farber, ovvero l'ennesima diabolica distorsione totale del Senso?

La PCR o Polymerase Chain Reaction, ideata e messa a punto dal premio Nobel Kary Mullis, fu introdotta nei primi anni Novanta come strumento della pura ricerca scientifica. Semplificando al massimo, la PCR è una tecnica di biologia molecolare che richiede vari cicli, da 30 a 50 in media, per replicare, o meglio amplificare, fino a miliardi di copie un campione di DNA in quantità sufficiente per poter essere poi studiato. E' una tecnica che ha un'infinità di potenziali applicazioni di ricerca ma nessuna delle quali era previsto avesse a che fare con la diagnosi di malattie infettive, come ebbe anche a puntualizzare il suo scopritore, scomparso l'anno scorso.
Come riporta la Farber nel suo articolo, citando le parole di scetticismo di Mullis sulla  possibilità di diagnosticare l'infezione da HIV attraverso la sua tecnica, "la PCR è in grado di rilevare un frammento assai esiguo di acido nucleico che è solo una parte del virus. Il frammento identificato è determinato dalla scelta arbitraria dei primer DNA utilizzati per l'innesco della "reazione a catena" che diventano la sequenza terminale del frammento amplificato". 
In pratica è come utilizzare un frullatore per rilevare una fuga di gas. La PCR non è un test binario positivo/negativo, non è il test di gravidanza, non è un test per diagnosticare malattie infettive, eppure si stanno facendo milioni di tamponi a persone che risulteranno negative o positive, con possibili ripercussioni sul loro status di cittadini portatori di diritti, sulla base di soglie assolutamente arbitrarie stabilite non si sa da chi e su quali basi e che abbiamo visto essere tutt'altro che scientifiche.  

Il ricercatore canadese David Crowe, intervistato dalla Farber, sostiene che in realtà non esiste alcun test per le malattie infettive che possa essere considerato dirimente in senso assoluto per la positività o negatività. La scienza è appunto assenza di certezze ma pullulare di probabilità.
Riguardo alla PCR ed alla sua discutibile attendibilità per la dichiarazione di positività o negatività da Sars-Cov2, ovvero dell'applicazione del Marchio, Crowe afferma che la soglia del numero di cicli di PCR oltre la quale il test mostra la fluorescenza della "positività" (che come abbiamo visto non è positività di un bel niente) non è assolutamente determinabile a priori e si può pensare che, stabilendone il valore, poniamo, a 20 cicli di replicazione, tutti i soggetti testati risulterebbero negativi ma portandola a 50 tutti diventerebbero positivi. In pratica, chi gestisce l'emergenza covid ha uno strumento che, potenzialmente, può far apparire e sparire, magicamente e solo magicamente, una pandemia. Le implicazioni pratiche di questa realtà, ben presenti a questi ricercatori scientifici ma non alle veterinarie o ai virologi da salotto, sono inimmaginabili e spaventose.
 
Questi primi mesi di Psicovid hanno dimostrato a tanti di noi che hanno avuto esperienza diretta o attraverso conoscenti, che si stava andando verso la logica del Gioco dei Tre Tamponi. Sei negativo (su base puramente arbitraria, come abbiamo visto) e io ripeto il test altre due volte. Se sei ugualmente negativo ma decido che devi essere positivo, così sarà. Tanti "morti per" sono stati certificati così.
Bene, se avete letto fin qui e magari anche l'articolo di Celia Farber, avete capito che l'inventore della PCR era contrario ad un suo utilizzo a scopo diagnostico. Ora leggete cosa viene detto in questo articolo che dichiaratamente riporta le affermazioni di un medico.




Come sempre le ultime parole sono quelle famose ed interessanti. INDIVIDUARE I SOGGETTI ASINTOMATICI (ed istituzionalizzarli, aggiungo io, con il significato che il verbo assume in senso medico). 
Questo articolo, che è della fine di marzo 2020, stava forse dichiarando il vero scopo dell'emergenza come pretesto del campionamento, perché tale sembra proprio, di intere popolazioni? 
Se il papà della PCR, che non ha fatto in tempo a vivere la Psicovid, aveva riserve sull'utilità diagnostica della sua creatura riguardo all'HIV (che in questo film per altro rientra in un ruolo che definirei un cameo), come fa il dottor Ferrara a definirla "unico metodo attualmente utile", da preferire in ogni caso al più attendibile test sierologico per la ricerca delle igG e igM? 
A proposito, una curiosità. La regione Emilia Romagna ha stabilito già da mesi che il personale medico e paramedico dovrà essere sottoposto al sierologico per stabilire la positività/negatività al Sars-Cov2. Ma guarda, non al tampone come il resto del bestiame? 
Capisco che sei mesi fa non si avessero le conoscenze scientifiche sull'esistenza dei falsi positivi e falsi negativi e che in sei mesi Lascienza fa progressi da gigante ma perché quella assoluta accondiscendenza nei confronti di chi ha ordinato di usare la PCR, ovvero l'OMS? Lo sanno che poi pensiamo male.

Si intravede l'ombra nera del Protocollesimo, la religione medico-sciamanica della medicina prego uguale per tutti, della prevenzione attraverso la rilevazione diagnostica di massa (dalla mammografia ripetuta fintanto che non compare una cellula sospetta, alla colonscopia invasiva, tanto ti fanno assaggiare quanto è buona la meperidina) fino alla ricerca ossessiva del Positivo (vero o falso, chi se ne frega) da avviare allo step successivo; Lacura uguale per tutti grazie alla panacea di tutti i mali, ovvero la pastiglietta a vita e ovviamente Ilvaccino come sacra unzione. La nemesi post-medica, parafrasando Illich. 
Per questa visione del malato in batteria dove la reattività individuale dovuta alla differenziazione viene negata, occorre l'arbitrarietà e variabilità  dei parametri stabiliti nei Protocolli, occorrono le asticelle da alzare o abbassare alla bisogna. 

Ora, paradossalmente, chi invece persegue scopi di selezione innaturale della popolazione a scopo di disinfestazione dal principale parassita di Gaia, è interessato proprio alla identificazione di gruppi specifici e addirittura "razze" che, sparite nelle nebbie del politicamente corretto, riemergono nei laboratori di biowarfare, di guerra batteriologica, come target di potenziali armi estremamente selettive.
Vi fu qualche tempo fa una protesta ufficiale da parte russa per un progetto finanziato dall'Aviazione militare americana sulla raccolta di DNA di soggetti russi caucasici ma che non dovevano comprendere soggetti ucraini. 
Continuo a ribadire che aver dato la possibilità ad una multinazionale, la IBM, di ottenere i dati sensibili sanitari dei cittadini italiani senza il loro consenso per il progetto Watson (nome di uno dei due scopritori del DNA) possa essere la backdoor per qualsiasi abuso. Magari non lo sarà ma potrebbe diventarlo.
La caccia all'Asintomatico, nuovo termine per definire il soggetto sano, la pratica del tampone a tappeto anche se ho cercato di dimostrare che ai fini del Sars-Cov2 il tampone è inaffidabile, a cosa serve? Forse ad una mappatura di DNA? A quale scopo? A fin di bene, direbbero loro, e quindi c'è da preoccuparsi.

Il clima non è propizio per l'ottimismo delle intenzioni. Avrete capito ormai che la campagna di Greta sulla CO2 era il trailer della mascherina. Come si estirpano le erbacce? Togliendo loro l'ossigeno. Se poi le erbacce accettano passivamente la camerina a gas portatile e il lager domestico, non è meraviglioso e così deliziosamente a basso costo? Il genocidio a domicilio, nemmeno Raphael Lemkin ci sarebbe mai arrivato.
La mascherina come segno, come marchio. Bestie già adesso marcate dalla pistola che misura la febbre dal parametro di guardia opportunamente abbassato a quei 37,5° che non sarebbe stato considerato patologico dai medici che insegnavano nei vecchi teatri di anatomia davanti al cadavere squartato per mostrare agli studenti che esistono anche i cancri in situ che sono asintomatici. E che, tornando alla febbre, avrebbero raccomandato di abbassarla solo dai 38° in su, per non ostacolare la reazione immunitaria naturale.

Dopo il malato in batteria, sarà caccia a quello che razzola ancora liberamente? Si potrà scovare l'Asintomatico grazie alla Psicovid che diventerà una Precovid alla Philip K.Dick? 
"Signor X, lei è passibile di TSO per non essersi vaccinato e non essersi ammalato negli ultimi sei mesi, favorisca seguirci ma prima offra la cavità rinofaringea senza fare opposizione. E' per il suo bene". 
Mi viene in mente il marchio della Bestia che tutti saranno costretti a mostrare. Che assurdità, eh?


domenica 23 agosto 2020

LUDOVICO VAN RELOADED

 Ripubblico un pezzo che ha esattamente un anno. Riproporlo alla luce della follia collettiva attuale è straniante. Ritorna anche Stanley, perché i suoi film stanno diventando la chiave con la quale decifrare questa macchina Enigma nazista. Macchina che codifica, con l'agghiacciante potenza evocativa del deja-vu, il co(ncentration)-living domiciliare, la mascherina a gas portatile, la cremazione per gli infetti, le stelle gialle sulla categoria astratta ma potenzialmente composta da milioni di individui degli Asintomatici e i volonterosi kapo auto-arruolatisi per il controllo del Supremo Rispetto. Nessuno che abbia ordinato alcuna ordinanza, noi abbiamo solo suggerito, lui ha fatto: nessuna conferenza di Wansee, stavolta Pilato si è sanificato le mani con l'Amuchina. Uno smart genocide che non lascia tracce ma che potrebbe anche finire con un generalizzato "eseguivamo solo gli ordini". Come allora.

Con notarella finale aggiornata.
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LA FIGLIA DI LUDOVICO E' INCINTA E PARTORITA' UN MOSTRO
Conosco bene gli psicologi sperimentali. Mi vergognai come una ladra la prima volta che vidi "Arancia Meccanica" riconoscendomi nei dottori in camice bianco della cura Ludovico alle prese con la "rieducazione" del monello istituzionale Alex e soprattutto riconoscendone l'assoluta indifferenza nei confronti della variabilità individuale, abituati a considerare Ilsoggetto come un'entità astratta. La famigerata e mitologica Tabula Rasa del dott. Cameron.
Li conosceva anche Stanley, ma lui conosceva ancor meglio chi si era sempre masturbato con il catalogo Postal Market dell'Uomo e Donna Nuovi e perfettamente manipolati per servire il grande ideale del progresso. "E' per il suo bene, Alex", ricorda il dottore maschio al misero, mentre gli induce il disgusto per il male commesso con immagini violente (il banale contrappasso) e sostanze allucinogene e la dottora femmina gli fa la ramanzina sul fare il male che è cosa molto molto brutta, come un'assistente sociale qualunque. Il moralismo della scienza, la pretesa di essere depositari del Bene, di poter raddrizzare gli individui che la Natura, questa impudente, ha creato storti. Oh, si, bastardo d'uno Stanley, tu li conoscevi bene, difatti tra loro si chiamano compagno sir, birbaccione.
E meno male che, quando mi laureai, nei remoti anni novanta, vigeva ancora il principio che la psicologia - che non può essere definita scienza, come la medicina, non essendo gli esseri umani, capaci di rispondere, corpo e mente, allo stesso identico modo di un altro, come invece si pretenderebbe fosse possibile, per far prima - era un metodo per interpretare la mente e possibilmente decifrarne i codici. C'era ancora un certo rispetto, almeno alle nostre latitudini, verso l'inconoscibile e il non generalizzabile. Il nostro mantra era "c'è una massima parte del cervello che non riusciamo a comprendere, su certi meccanismi possiamo solo fare ipotesi."
Oggi sono state sfondate tutte le paratie tra possibile ed impossibile, tra volere e potere. Il pensiero magick che ha sostituito il metodo scientifico, impone che qualunque desiderio (del Potere) possa essere soddisfatto con l'apposita terapia o apparecchiatura applicata ai sottomessi. Ai miei tempi c'era già la fregola della PET (Tomografia ed emissione di positroni). Noi sperimentali si andava in estasi di fronte agli schermi dove il cervello del soggetto si colorava di rosso mentre ascoltava Mozart. Grande, ma cosa hai dimostrato? Che puoi dire di avere la certezza che il mio non si accenderebbe di viola o magari non si accenderebbe per nulla?
Oggi, se hai ad esempio un trauma, la EMDR, per dirne una tra le terapie tapioche più d'avanguardia, te lo estirpa come il pelo superfluo il laser, in poche sedute. Si, certo, qualche cialtrone può usarla per indurre invece il trauma su degli innocenti, e allora meglio dissociarsene, se no si rischia di diventare quelli delle scosse elettriche ai bambini. Chi di elettroshock ferì, di scosse elettriche potrebbe perire.
Se si ha lo stomaco di leggere una delle ricerche-marchette di questi psicocosi sperimentali, scopri che il cervello è stato da essi spoilerato fino al colpo di scena finale, che tutti reagiamo allo stesso modo, che alcuni set di pensiero possono essere smontati e sostituiti come il filtro dell'olio e che il pregiudizio (ovvero il Pensiero Dissidente) è una malattia e può, anzi deve essere guarita. Sulla stessa falsariga era anche la recente fregnaccia tedesca sull'ossitocina che ti fa diventare buono. Poi c'è la macchina che ti smacchia il pregiudizio e te lo sciacquamorbido rendendoti impermeabilizzato al pregiudizio.
Quello di "Arancia Meccanica" era il vecchio cadavere del condizionamento operante. Pavlov ma soprattutto gli americani, che ci andavano matti e che hanno torturato gente per decenni prima di capire che se una cosa funzionava sui cani (per un biscottino i cani fanno qualsiasi cosa) non era detto funzionasse sulla mente umana. Il comunismo si è adoperato per decenni sul voler modificare la mente espungendo il pensiero borghese e la materialità dal grande e dal piccino. I nazisti, da quel punto di vista, erano più pratici. Se non eri marchiato nel modo giusto, o servivi come schiavo del complesso militare-industriale, oppure, sceso dal treno, potevi accomodarti direttamente in doccia, per disinfettarti e per il tuo bene. Non ha senso chiamare questi nazisti perché i nazisti rischiano di diventare più pietosi di questi, che la vita te la vogliono rovinare da vivo.
Oggi, gli stessi che non dormendo di notte studiano come rovinare il sonno agli altri, sono tutti agitati per sconfiggere il pregiudizio e, udite udite, annunciano di essere in grado di eliminarlo con pochi colpi di spazzola, come la forfora, con un metodo non invasivo (uhm, se sono gli stessi che invertono il senso per metodo, tra un po' ci toccherà una bella transorbitale vecchia maniera).
Contro il pregiudizio (inconsapevole, per giunta, perché questi ti regolarizzano anche il microbiota inconscio), c'è la cura Ludovica dell'estetista cerebrale che ti ridisegna il sopracciglio in modo che tu non lo possa aggrottare in maniera inappropriata.
Anch'ella è andata, sparsa le trecce morbide, a parlarne al TED, lo stesso curioso luogo più lisergico di Woodstock dove ti può capitare di ascoltare Renzi fare l'elogio del Fiesoli e una nipotina di Charlie Manson concionare di pedofilia che dev'essere accettata perché è un orientamento non modificabile. La patologia quantistica. Il DSM che entra ed esce dalla scatola assieme al gatto.
Non vi sembri una dissonanza cognitiva, perché la scienza atonale di oggi pretende di definire la malattia secondo l'ideologia, non più secondo la semeiotica o la patologia.
I pedofili non sono malati, chi non riesce ad essere progressista con loro dovrà essere curato.
Non escludo che questo motto venga presto scolpito sui muri dei palazzi istituzionali. E' il baratro che traccia il solco, ed è la Scienza che lo difende.
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Notarella finale.
A volte su Twitter mi capita di essere apostrofata con tono derisorio sulla mia qualifica accademica di dottore in psicologia sperimentale. "E cos'è la psicologia sperimentale??" chiedono, abituati agli psicologi da SERT, quelli resi impotenti dal non poter curare il disagio che oggi si cura solo con la pastiglietta, oppure quelli che sanno sicuramente quale sia il bene del bambino: ovviamente lontano dai suoi genitori. Se non sei quindi bibbianologo o inquadrato nella teologia basagliana, ennesima espressione della famigerata egemonia culturale, non ti riconoscono, non ti inquadrano come specialista in qualcosa. Sei al limite della accademical appropriation e in fondo sono lieta che la vita mi abbia condotto a guadagnarmi da vivere con tutt'altra merce, perché oggi sinceramente non potrei mescolarmi nemmeno in effigie con la vecchia Psichiatria Totalitaria spacciata per nuova e portatrice insana di ricerca all'avanguardia, con l'aggravante della complicità tecnologica modello dark room. Entri al buio e non sai chi e come ti fotterà ma sarà qualcosa di tecnologicamente avanzato. Oppure ti ritrovi con il vecchio psilocibe somministrato a tradimento in tandem con questa ossitocina che, a quanto pare a loro, sembra rendere tutti più buoni. Quindi assai probabilmente non è vero ma te la daranno lo stesso. Sarà una specie di controcomunione. Del resto Netflix, che sta subendo le ire degli utenti per la serie sulle undicenni con l'ambizione di fare il twerking (età borderline tra infanzia e pubertà), risponde che non può dirsi contro la pedofilia perché "loro rispettano tutte le religioni e le tradizioni". Grazie per averci confermato che il politicamente corretto è l'anticristo. Ma di questo vi parlo la prossima volta.

giovedì 20 agosto 2020

L'ULTIMA PAROLA DI ALICE

Ricordate una nota statista? "Ci offrono uno stile di vita che sarà presto quello di moltissimi di noi". Noi abbiamo creduto di doverci solo adattare alle usanze esotiche degli ospiti ai quali si riferiva ma il vero messaggio era che lo stile di vita, qualunque esso fosse, il nostro o quello del foresto, sarebbe stato sostituito con uno stile di morte che sarebbe valso, come la sbobba della soldataglia, uguale per tutti. Tutto ciò che è vita, Eros, benessere, gioia, amore, ottimismo, sarà sostituito dalla Norma, dal Dovere e dal Senso di Colpa che condurranno alla depressione generalizzata. Irrorano depressione, scrivevo tempo fa. Confermo, la depressione indotta in chi potrebbe resistere alla cura è l'arma che hanno scelto per giocarsi la suprema hybris, la sfida lanciata dal Distruttore al Creatore. Una hybris che disvela la sua origine diabolica nella inesauribile invidia e sete di vendetta contro tutto ciò che è bellezza e creato e nell'ansia di distruggerlo il più in fretta possibile, nel tentativo di fare del mondo una landa di sterile disperazione. Sappiamo già come finirà per loro ma intanto la sofferenza ci tocca subirla.

La sfida finale alla Vita, quindi. Poco prima di questo coprifuoco mascherato che, come tutte le imposizioni dittatoriali già viste: dal divieto di sorridere, di vestire colorato, di possedere uccelli canterini, di poter educare e curare i propri figli da noi perché nostri e non dello stato, insomma di essere liberi, obbedisce alla legge dell'assoluto obbligo di ridicolaggine, è stata modificata la legge sull'aborto. Le donne possono ora provare il brivido di gettare il proprio figlio di 9 settimane nel gabinetto o nell'umido, nella comodità delle quattro mura domestiche dove già erano state rinchiuse ai domiciliari la scorsa primavera e che diventerà sempre più un luogo di oppressione e disagio psicologico, visto che non tutti hanno belle case grandi a disposizione e la tentazione della carcerazione come metodo di medicina preventiva tornerà ad essere presa in considerazione dai volonterosi dissolutori. Rendere psicologicamente la propria casa una prigione, una gabbia: ma ci pensate che livello di orrore avremmo provato solo qualche anno fa, se ce l'avessero previsto mostrandoci il futuro in un oscuro palàntir? Avete idea del livello di destrutturazione che stanno imponendo alla nostra psiche?

Ricordate come ci terrorizzarono all'inizio? "E' una malattia orribile, si muore soffocati!" Ora ci impongono proprio di soffocare, di non poter più respirare liberamente. Ci impongono il mal di testa da CO2,  mediante una comoda mascherina-camerina a gas portatile, per giunta dovendo lottare contro chi dei nostri simili - e comincio a pensare che non siano umani, inspiegabilmente non se ne lamenta, anzi, ti crocifigge se non condividi la sua paranoia iatrogenica di stato e non dimostri "rispetto". Soprattutto le vere protagoniste di questo Kali Yuga terminale, le donne. Credetemi, far ragionare gli uomini su questa storia è ancora possibile, gli uomini sono infinitamente più disponibili, le donne consegneranno i figli allo stato senza rimorsi da Scelta di Sophie. Lo faranno perché non hanno capito niente. Sono imbarazzanti. Paurose, così fiere di essere state finalmente investite del poteruccio da kapo di imporre il "rispetto". Non fare più figli le ha fatte diventare delle femminucce. Il Sars-Cov2 ha riattivato la proverbiale ma occultata dal politicamente corretto stupidità femminile, consentendo al raffreddore di sconfiggere il femminismo.  La storia di questo periodo verrà intitolata: "Quando le donne, per vanità ed eterna combutta con il Demonio, riuscirono quasi a distruggere il mondo."

Perché tornare ad imporre la mascherina all'aperto anche a chi passeggia e perfino a chi sta correndo, come nella Francia del noto abusato? Dopo le 18.00 potresti uscire a prendere un po' di fresco, andare a camminare o a correre perché fa bene, perché tonifica, perché prendi quell'ultimo sole che ti fa sentire vivo e rafforza il sistema immunitario. No, devi mettere la mascherina e allora non lo fai, resti a casa. Chi soffre di rinite o sinusite cronica sa che questa della mascherina è una vera forma di tortura. Perché sono dei torturatori.

E' tipico del sadismo spiegarti in dettaglio cosa ti verrà fatto a breve, così ti sale l'adrenalina e sei ancora più terrorizzato. Ormai le pratiche sperimentate sulle loro vittime le stanno generalizzando su larga scala su interi popoli come forma di governo.

Perché vietare ai giovani in agosto di ballare e divertirsi, con le prevedibili e piacevoli conseguenze che queste attività possono comportare? Per giunta vietarlo durante un'epidemia. Santo Cielo, la lezione del Boccaccio l'avete proprio dimenticata! Eros che si prende la rivincita sulla Morte perché la vita è più forte di qualunque cosa. Forse perché quella del Boccaccio era una pestilenza vera e a nessuno, potente o meno, era allora venuto in mente, grazie al provvidenziale virus, di sconfiggere definitivamente la vita imponendoci un'esistenza da marciatori sul miglio verde.

Parlando di Toscana, a questo proposito mi è venuto in mente un paragone che a qualcuno parrà bizzarro. Ricordate gli anni del Mostro di Firenze? Si, i delitti, l'orrore, tutto.  Ricordate quale fu l'effetto psicologico, diremmo oggi terroristico da psyop, sui ragazzi di allora? La paura di appartarsi, di fare l'amore, di lasciarsi andare alla Vita. "Occhio, ragazzi" recitava una locandina affissa dalle autorità inquirenti. Un uomo nero uscito dagli incubi infantili poteva ucciderli in ogni momento. La punizione dei fidanzati, di coloro che formano una coppia, quella uomo-donna, che deve essere distrutta, prima magari che formi una famiglia. Uccidendo non a caso l'uomo per primo, eliminandolo dalla scena come elemento superfluo e insignificante (e pensiamo al ruolo del maschio oggi) e poi accanendosi sugli organi sessuali della donna, quindi anche sulla sua funzione riproduttiva. Il vilipendio della Vita attraverso il sacrificio della femmina. Questo messaggio antibiologico allora probabilmente non saremmo riusciti a percepirlo, ora sembra quasi diventare "la spiegazione" di quei delitti. Una rappresentazione della Dissacrata Famiglia a venire, all'insegna dell'arricchiamoci ed estinguetevi.

Destrudo è l'energia della pulsione di distruzione espressa da Mortido (definizione dello psicoanalista Paul Federn). Mortido è ritiro, disintegrazione e resistenza alla vita, oltre che desiderio di auto ed eterodistruzione. Entrambe si oppongono ad Eros, la pulsione di vita e a Libido, la sua energia. Gli ultimi decenni hanno visto una spaventosa avanzata del principio distruttivo di morte come fattore di disgregazione della società, a partire dalla sfera dell'Eros. Pensiamo anche agli anni dell'AIDS che, per certi versi, sono stati i primi in cui si è sperimentato il terrorismo medico legato alla shock epidemy. Anche allora un virus misterioso, lo stigma del contagiato, il martirologio di alcune figure chiave della propaganda mentre  masse di africani morivano nel disinteresse generale.

Il retaggio del Novecento libertario e licenzioso che ci ha dato la sbandierata libertà dei costumi, in realtà ha imposto delle devianze come normalità, ha finito per rovesciare il senso della sessualità naturale, relegandola essa stessa, paradossalmente, ai margini della devianza, soprattutto nella sua funzione riproduttiva. L'intellettualizzazione del sesso a partire dall'introduzione della nefasta sessuologia, ha fatto diventare la più spontanea, naturale e innata tra le attività umane una continua olimpiade delle prestazioni sempre più associata all'ansia di inadeguatezza. Le conseguenze di questo bombardamento antierotico mascherato da libertà sessuale sono  il ritiro nella pornografia e nell'autismo sessuale, l'impotenza (anche indotta iatrogenicamente da opportuni farmaci antidepressivi) e il disinteresse ultimo verso qualcosa il cui scopo riproduttivo è stato dichiarato socialmente indesiderabile. Non posso più riprodurmi perché altrimenti il pianeta piange e non sono del colore giusto? Allora mi passa anche la voglia di fare l'amore in funzione puramente ricreativa. 

In "Eyes Wide Shut" di Kubrick la coppia protagonista vive alcune avventure sessuali ma all'insegna di Mortido. Il paradosso del titolo è proprio questo: far credere che si tratti di un film erotico quando in realtà è il Kamasutra di Thanatos. Tutto il film è pervaso dall'insostenibile contraddizione dei due istinti in lotta con un senso di prevalenza per quello di morte. Il doloroso tradimento fantasmatico di lei, vera e propria esperienza in regressione in un antico doloroso abbandono, gli incontri di lui con prostitute contagiate di AIDS, quasi uccise dalla droga, sacrificate durante riti orgiastici, con bambine dall'innocenza perduta troppo precocemente. In fuga entrambi, Bill e Alice, da ogni possibilità di ricambiare il desiderio altrui, dalle ragazze dell'arcobaleno, alla paziente innamorata, dal libertino d'altri tempi al portiere d'albergo, senza per questo essere capaci di ritrovarsi come coppia. Tutte esperienze intellettualizzate e non agite, all'insegna dell'impotenza, della negazione di tutto ciò che è normale gioia di copulare e fondersi, e che culminano nel tour contemplativo di Bill durante l'orgia, in realtà probabilmente antipasto di sacrifici umani, interrotto da chi gli ricorda che ormai possono permettersi di scopare solo i membri dell'élite mascherata, voi borghesucci dovete estinguervi nel vostro sterile bozzolo di solitudine. 

Solo oggi penso però di aver capito finalmente il senso dell'ultima frase del film.  Quel sorprendente "fuck" che Alice suggerisce, come imperativo categorico, al marito. "C'è una cosa che dobbiamo fare il più presto possibile: scopare". Titoli di coda. Il colpo di scena di Eros che alla fine prevale per la via più semplice di riconciliazione tra chi si ama, e che è in grado di creare l'amore e moltiplicarlo all'infinito.  La pulsione più forte, quella di vita, quella della natura. E' quella la scelta da fare, contro la società di morte.

Un fuck che  però è anche un futtitevenne per noi. Possono tentare di distruggerci, di annientarci ma noi abbiamo un imperativo categorico. Vivere.


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