martedì 1 aprile 2025

LA MESSA UNA CUM OMS: FU LECITA E VALIDA?



Oggi 1° aprile, pesci a parte, ricorre l'anniversario della cessazione dello stato di emergenza pandemica durato dal marzo 2020 all'aprile 2022. Ben due anni della nostra vita che mai ci verranno restituiti e che sono valsi, a chi ne è sopravvissuto, come dieci in termini di salute, fisica e psicologica e benessere materiale e morale. 
Sia chiaro, l'operazione psicologica globale fu talmente inaspettata e ben condotta - non essendo sicuramente frutto di improvvisazione, che all'inizio convinse tutti, proprio perché sfruttava una paura atavica, quella del contagio, impressa nel DNA dei popoli, soprattutto europei, sopravvissuti nei secoli a devastanti pestilenze. 
Avemmo tutti paura e invocammo protezione e misure di contenimento del contagio da parte di uno stato che prima ci prese per mano e poi ci condusse in cella, richiudendo la porta a chiave.

Osservando però la cartellonistica del metro e mezzo di distanza, i bolli adesivi a segnare i percorsi da seguire, le assurdità dei virus che al ristorante potevano colpirci solo in piedi e non seduti, i nastri per delimitare gli scaffali dei giocattoli e le file fuori dai negozi come nemmeno nell'Unione Sovietica dei razionamenti, potemmo allora ben presto renderci conto che quella era una guerra, non una pandemia. E che il bombardamento stile Dresda dell'informazione militarizzata doveva alimentare una paura totalmente  irrazionale al fine di dividerci l'un l'altro e perfino scindere i nuclei famigliari in un bagliore di luce maligna. Volendo resistere, diventammo secondo loro "disertori" perché, parliamoci chiaro, volevamo conservare il diritto alla proprietà di pelle e anima. 

Il giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, in un'intervista dell'aprile 2020 affermò: 
"I Dpcm violano la libertà e sono frutto di poteri illegittimi. (…) Il Governo ha agito in maniera confusa e contro alcuni principi base della Costituzione (…) neppure la più terribile delle dittature ha limitato la libertà di andare e venire, di uscire di casa, per di più selettivamente limitata per categorie di persone o a titolo individuale indicate in atti amministrativi».
Nicola Colaianni ha inoltre ricordato che:
 «L’art. 77, già con l’emergenza terroristica, aveva mostrato i suoi limiti quanto alla tipizzazione delle fattispecie criminali introdotte [...] davanti all’emergenza sanitaria, da affrontare con un diritto di ampia discrezionalità come quello amministrativo, l’art. 77 ha ceduto piuttosto il campo all’art. 78, il quale prevede che, deliberato lo stato di guerra, le Camere diano al governo i ‘poteri necessari’."

 A distanza di cinque anni, e alla luce di ciò a cui servì realmente quella sospensione di libertà, siamo forse ancora troppo traumatizzati per renderci pienamente conto di quello che abbiamo subìto, e documentarsi sui fatti di allora equivale a ripiombare in un incubo. Un brutto ricordo che tuttavia dobbiamo superare ma mai dimenticare.

All'interno di tutta una serie di limitazioni della libertà come mai erano state inferte all'Umanità intera, con pochissime eccezioni e con mirate punte di feroce accanimento proprio nei riguardi del nostro popolo italiano, quello fu un periodo nel quale venne di fatto sospeso il diritto all'esercizio della libertà religiosa. 

Un pregevole articolo dell'avvocato Stefano Nitoglia analizza tutte le criticità emerse a riguardo durante il biennio dell’emergenza pandemica.
Premesso che tutte le grandi e piccole religioni dovettero subire i diktat dei volonterosi esecutori degli ordini dell'OMS, organizzazione sovranazionale alla quale fu concesso senza opposizione di sorta di calpestare costituzioni nazionali, trattati e concordati, è giusto ricordare come l'adesione della Chiesa Cattolica ai famigerati Protocolli di sicurezza fu pronta, diligente e incondizionata, al pari di quella fornita dal potere politico, e sancì una totale accettazione dell'intromissione dello Stato nel libero esercizio pubblico della religione che impedì lo svolgimento dei riti e la somministrazione dei sacramenti. 

A parte alcuni flebili lamenti percepiti quando all'inizio fu prospettata dal governo addirittura la serrata totale dei luoghi di culto, come risulta da una bozza del decreto-legge n. 19 del 25 marzo 2020, poi ritirata, vi sono le lettere delle singole diocesi che dimostrano come la sospensione delle celebrazioni "con il popolo" sia stata accettata fin dalla fine di febbraio 2020, prima ancora dei successivi decreti governativi di chiusura e lockdown - parola gergale carceraria americana che significa "rinchiudere il detenuto in cella di punizione per insubordinazione". 
Il 28 febbraio 2020 ad esempio la Diocesi di Ravenna-Cervia conferma la sospensione del precetto festivo per cui i fedeli non sono obbligati a partecipare alla Messa e ribadisce l’invito di evitare la concentrazione di persone in spazi ristretti. Ai primi di marzo le altre diocesi si adeguano e confermano la dispensa dal precetto domenicale

A proposito della Santa Pasqua del 12 aprile del 2020, il dicastero Vaticano decretò che fosse eliminata la lavanda dei piedi, momento culmine della Messa in "Coena Domini" del giovedì santo. Non fu effettuata la processione conclusiva e il Santissimo Sacramento rimase custodito nel tabernacolo. “Eccezionalmente” come racconta Vatican News, "venne concessa ai presbiteri la facoltà di celebrare la Messa senza concorso di popolo, in luogo adatto. Modificato anche l’atto di adorazione alla Croce: il bacio, si specifica, “sia limitato al solo celebrante”. 

Il 26 aprile, quando il crescendo rossiniano dell'intromissione dell'OMS nella liturgia stabilì che le uniche messe lecite erano quelle funebri seppure limitate a pochi partecipanti - 15 se non ricordo male, la CEI finalmente inviò una nota di protesta e il 7 maggio venne divulgato un protocollo d'intesa con il "Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione (!)" del Ministero dell’Interno dove si stabiliva che «nel rispetto della normativa e delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19», a partire dal 18 maggio 2020 vi sarebbe stata la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo e la somministrazione di tutti i sacramenti, pur tuttavia con espressa esclusione della Cresima! 



Il protocollo del 7 maggio 2020 restò in vigore fino alla fine dell'emergenza, fino a quel 1° aprile 2022. Non pensiamo tuttavia che la celebrazione della S. Messa tornasse alla piena normalità liturgica. Vale la pena di riportare alcune perle, tratte da un documento della Diocesi di Milano, intitolato "Protocollo per le celebrazioni Allegato al Decreto del Vicario Generale del 16 giugno 2022". 

"Per gli stessi concelebranti si utilizzeranno uno o più calici comuni diversi da quello usato da chi presiede la celebrazione principale e preparati con vino e acqua già prima della celebrazione; i calici e le particole destinate ai concelebranti saranno coperte da un panno o da altra copertura idonea; ogni concelebrante, prima di accedere alla patena e al calice, disinfetterà le mani con gel idoneo; si comunicherà per intinzione, allontanandosi opportunamente dal calice e tenendo in mano un purificatoio – uno diverso per ogni celebrante – che raccolga eventuali gocce o frammenti. Chi presiede la celebrazione purificherà personalmente il proprio calice. - Il diacono si comunicherà sotto la sola specie del pane oppure per intinzione utilizzando per lui un calice diverso (nelle concelebrazioni, sarà quello già previsto per i concelebranti) che lui stesso purificherà mentre non purificherà il calice usato dal chi presiede la celebrazione. - Durante tutta la celebrazione le particole destinate ai fedeli siano sempre ben coperte da un panno o da altra copertura adeguata.

LA DISTRIBUZIONE DELLA COMUNIONE - La particola grande, tenuta in mano da chi presiede la celebrazione, sarà interamente da lui consumata. - Chi presiede la celebrazione ed eventualmente gli altri Ministri, dopo che si saranno comunicati, provvederanno ad indossare la mascherina e procederanno a una scrupolosa detersione delle proprie mani con soluzioni idroalcoliche. È possibile usare dispositivi di distribuzione. In caso di contatto tra Ministro e fedele, il Ministro provvederà subito a igienizzarsi nuovamente le mani. - Si consiglia ai fedeli di detergere le mani con soluzione idroalcolica prima di ricevere la Comunione.

Per l’Unzione degli Infermi il presbitero usi mascherina di tipo FFP2 o FFP3 senza valvola e, per ungere il malato, rimane l’indicazione di usare un batuffolo di cotone o una salvietta o un bastoncino cotonato biodegradabile. Il Ministro igienizzerà le mani prima e dopo le unzioni." 
(cit. "Protocollo per le celebrazioni Allegato al Decreto del Vicario Generale del 16 giugno 2022")
Oltre a queste, restavano in vigore le già ben note disposizioni generali di legge riguardo alla S. Messa: 
  • scambio di pace: è opportuno continuare a volgere i propri occhi per intercettare quelli del vicino e accennare un inchino, evitando la stretta di mano o l’abbraccio;

  • distribuzione dell’Eucaristia: i Ministri continueranno a indossare la mascherina e a igienizzare le mani prima di distribuire l’Eucaristia preferibilmente nella mano (e la mano del fedele);

  • sintomi influenzali: non partecipi alle celebrazioni chi ha sintomi influenzali e chi è sottoposto a isolamento perché positivo al COVID-19;

  • igiene ambienti: si abbia cura di favorire il ricambio dell’aria sempre, specie prima e dopo le celebrazioni. Durante le stesse è necessario lasciare aperta o almeno socchiusa qualche porta e/o finestra. I luoghi sacri, comprese le sagrestie, siano igienizzati periodicamente mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti;

  • acquasantiere: si continui a tenerle vuote [erano state svuotate fin dall'inizio dell'emergenza, ndr];

Segnalo, a mo' di botto finale, questo articolo del 9 giugno 2020 su Holyart, un sito di vendita online di articoli religiosi che celebrava "il ritorno alla S. Messa insieme ma in sicurezza".

Orbene, proprio quell'acqua benedetta che allora fu tolta d'imperio da ogni acquasantiera del regno delle tenebre, con la Chiesa che, come abbiamo visto, non fece praticamente opposizione,  vi ritorni ora gelida in forma di secchiata in faccia assieme a questa domanda che da ieri mi frulla in capo: "La messa una cum OMS era valida e lecita?"

A fronte di tutto quanto avete letto, un inconfondibile tanfo di blasfemia non può non avervi ammorbato le narici leggendo dell'Eucaristia da prendere letteralmente con le pinze che, cito dal sito Holyart
"...diventano strumento indispensabile per il ministro, per evitare rischi di contagio. [...] sono leggere, maneggevoli e non rompono l’ostia.
Non bisogna pensare che l’utilizzo di questo strumento possa contaminare la sacralità della cerimonia eucaristica.
Anzi, è proprio acquisendo comportamenti virtuosi, che preservano noi e gli altri dal contagio, che dimostriamo in modo ancora più efficace il nostro impegno e la nostra fede".

Capito?

Infine la cancellazione di tutte le misure ecclesiali anti-coronavirus, comprese quelle sui dispositivi di protezioni, fu ufficializzata con la lettera della CEI dell'8 maggio 2023, seppure i vescovi diocesani potessero ancora «disporre o suggerire alcune norme precauzionali come l’igienizzazione delle mani prima della distribuzione della Comunione o l’uso della mascherina per la visita ai malati fragili, anziani o immunodepressi». 

Tre anni di lontananza dei fedeli dai sacramenti, di loro sostituzione prima con la "comunione spirituale" e le messe online e poi con quell'altra comunione senza la quale non si poteva né comprare né vendere, non passano senza lasciare vittime sul campo.
Ecco quindi, da indegna peccatrice ma assoluta sostenitrice del potere salvifico e non certo patogeno del corpo di Gesù Cristo, cosa che solo a sentirla ipotizzare mi fa bollire il sangue, rivolgo a chi potrà rispondermi alcuni miei dubia sorti dalla rievocazione di quel periodo tremendo.

1) Disinfettare le mani prima di maneggiare la particola, implica forse che il corpo di Cristo possa essere contagioso o contagiarsi a sua volta trasmettendo il contagio? Può l'emblema della Salvezza diventare strumento di perdita della salute fino alla perdita della vita?

Il rovello afflisse già allora alcuni raffinati teologi, ma sentite cosa rispose don Roberto Repole alla domanda:

Forse abbiamo un'idea un po' soprannaturalistica della salvezza, che ha poco a che fare con la concretezza della nostra vita?

R. - Penso di sì. E in questo senso forse quello che stiamo vivendo è un'opportunità per cogliere davvero che cosa significhi che il Dio con cui abbiamo a che fare ha preso fino in fondo la nostra carne. È una carne che in questo momento può essere malata e dunque anche i sacramenti sono gesti che hanno a che fare con questa carne malata. Dobbiamo riconoscere che abbiamo a che fare con un’umanità che è infettata e che quindi potrebbe rendere quei gesti qualcosa di diverso da ciò che sono, cioè portatori di salvezza. Non possiamo pensare a un Dio che porti la salvezza mentre porta la malattia.

Siete svenuti? Proseguiamo.

2) Come è possibile pensare che si sia potuto somministrare l'Eucaristia con i guanti di lattice e con le pinze senza invalidare la celebrazione solo perché la particola era comunque di grano e vi era l'intenzione da parte del sacerdote di compiere la transustanziazione? Tutte quelle imposizioni che hanno di fatto stravolto la liturgia possono aver invalidato il sacramento per la blasfemia aliena che portavano all'interno della celebrazione?  Si può escludere che quelle disposizioni fossero imposte proprio a fine di blasfemia e sacrilegio? Nessun sacerdote si è domandato se non stesse per caso commettendo qualche atto illecito?
Oppure si può veramente sostenere che anche in quelle condizioni aberranti, quindi in qualunque circostanza di fatto i sacramenti siano sempre e  comunque validi?

3) E' possibile che, dopo cinque anni da quell'abominio della celebrazione, nessuno nella Chiesa tra i parroci e i vescovi abbia pensato di fare ammenda per la cessione di sovranità all'entità anticristiana? Si è davvero potuti tornare alla normale celebrazione della Santa Messa come se nulla fosse accaduto senza riconoscere che vi era stata una profanazione e una rottura che richiedevano di riconsacrare e purificare le Chiese? Praticando anche qualche sano esorcismo sui dispenser non già di grazia ma di quel gel disinfettante fetente e appiccicoso, vero e proprio apporto ectoplasmatico di origine sospetta che sostituiva l'unico disinfettante infallibile per i diavoli, ovvero l'acqua santa?

4) Se non onorare il precetto domenicale equivale a commettere peccato mortale, come è stato possibile che la Chiesa, sospendendolo, abbia permesso che i fedeli incorressero in massa in quel peccato, per giunta su imposizione di un potere non religioso come quello dell'OMS? La celebrazione una cum OMS era dunque valida? L'imposizione di una legge che i giuristi stessi definirono anticostituzionale ha potuto costituire valido e giustificato motivo di esenzione dai sacramenti?

5) Sarebbe stata possibile sotto Benedetto XVI pienamente regnante e non in sede impedita la resa incondizionata della Chiesa a quello stupro sanitario liturgico? O era piuttosto necessario un buon Papa Francesco che, come tocco finale, elevasse la sua sinistra lode all'atto d'amore non già di Dio Padre ma delle case farmaceutiche? Francesco che però, poco dopo la fine dell'emergenza perse inspiegabilmente il suo diritto a celebrare la S. Messa? Benedetto XVI può aver garantito fino alla sua morte la protezione sulla Chiesa derivante dal suo munus petrino? 

6) E' giusto infine ignorare il fatto che le celebrazioni di quel periodo possano aver indotto il dubbio ed allontanato dai sacramenti proprio quei fedeli che maggiormente hanno avuto contezza della blasfemia che si stava perpetrando e che, vedendo come la Chiesa di Francesco non l'abbia mai rinnegata, ritengono che nemmeno il ritorno alla normale celebrazione dei sacramenti ne garantisca la liceità e perfino la validità?

Ecco un altro bel compito per il prossimo vero Papa dell'unica Chiesa Romana, Cattolica e Apostolica: riparare all'affronto compiuto durante quelle "messe" in scena, pronunciandosi ex catedra sulle circostanze che possono influire su liceità e validità dei sacramenti e tranquillizzare i fedeli a riguardo. Quel tristo periodo della nostra storia recente, non a caso benedetto all'incontrario dall'antipapato gnostico, ha lasciato profonde ferite anche nel rapporto tra i ministri e i fedeli e non si può fingere che esse abbiano smesso di sanguinare solo perché si fa finta che nulla sia accaduto e si è tornati a celebrare nella normalità. Forse insieme ma non certo in sicurezza tale da non poter ancora temere di potersi perdere l'anima. 



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