lunedì 10 settembre 2007

Comandante in capo?

“In cotanta miseria, la patrizia prole che fa?”
(dall’Andrea Chénier di Umberto Giordano)
Per gli americani, il presidente è soprattutto un comandante in capo. Colui che in caso di allarme nazionale si precipita in prima linea e dai suoi uffici alla Casa Bianca, con assoluta abnegazione, tiene ben salde in mano le redini della nazione.
Nella mitologia presidenziale hollywoodiana, come viene rappresentata ad esempio nei film catastrofici, il presidente affronta coraggiosamente invasioni aliene, inondazioni, asteroidi, guerre proditorie e attacchi terroristici. Prende decisioni drammatiche con grande tormento interiore, come quando per rimediare all’accidentale distruzione atomica di Mosca decide di sacrificare New York in “A prova d’errore”. Questa figura di presidente comandante, padre, guida della nazione è ben salda nell’immaginario del popolo americano e per proprietà transitiva, anche nel nostro.

Facciamo un esercizio di immedesimazione, immaginiamo di essere noi il presidente, di essere avvertiti che il più grave attacco terroristico sul suolo americano stia avvenendo a New York, che aerei dirottati con i transponder spenti si stiano dirigendo, con il loro carico umano da sacrificare, contro obiettivi militari e civili. Noi stessi potremmo benissimo essere uno dei bersagli degli attentatori.
La prima cosa che vorremmo fare è raggiungere un luogo sicuro da dove coordinare l'emergenza, ordinare l’intercettamento e, se strettamente necessario, l’abbattimento degli aerei proiettile, soprintendere ai soccorsi alla città di New York già colpita, stringerci attorno al nostro popolo e rassicurarlo. Insomma, fare il presidente, cazzo!
Niente di tutto questo è accaduto in quel giorno assurdo che fu l’11 settembre 2001, quando tutte le leggi della logica e della fisica furono sconvolte.
Bush, come direbbe Corrado Guzzanti, se ne stette lì "feeermo, immobile", non si mosse.

Dov’era Bush quella mattina, a proposito? Era in visita nella Florida del fratellone Jeb, lo stato dei brogli dell’anno prima con tutti quegli elettori di colore cancellati arbitrariamente dalle liste. Luogo familiare e accogliente. Per quel giorno era in previsione la visita ad una scuola, la “Emma Booker Elementary School”. Il filmato che vi propongo, che è uno dei tanti che si trovano su YouTube, propone uno split-screen che mostra contemporaneamente ciò che accadeva nella ridente cittadina della Florida con Bush che leggeva (lo so, è una parola forte) assieme ai bimbi la storia della capretta e le prime immagini della immane tragedia di New York.

Ripercorriamo un po’ la cronologia di quella mattina dal punto di vista del nostro comandante in capo.
Bush si sveglia presto e va a fare jogging con gli uomini della sicurezza, ha un briefing alle 8:00, parla al telefono con la Rice, fa colazione e si attarda con alcuni VIP locali al golf.
Alle 8:46 il primo aereo impatta su una delle due torri gemelle. Alle 8:50 Bush, che sta andando alla Booker in auto, viene finalmente avvertito da Karl Rove dell’accaduto ma incredibilmente si decide di proseguire con la visita alla scuola. Ricordate sempre cosa avreste fatto voi invece nel frangente.
Alle 9:02 Bush entra nella scuola e siede, come si vede nel filmato, assieme ai bambini, come un ispettore scolastico di altri tempi. Finge di provare interesse ma il suo sguardo è sempre il solito della serie “che ci faccio qui”.
Ripeto, già sa che c’è stato un incidente o attacco terroristico che ha colpito il WTC, che ci sono sicuramente dei morti ma lui niente, con la sua bella faccia da poker sta lì seduto come se nulla fosse accaduto.

A New York intanto la tragedia sta prendendo forma. Giungono i primi soccorsi, alle 8:48 è iniziata l’evacuazione della torre colpita ma non disgraziatamente dell’altra, nonostante il WTC fosse già stato oggetto di un attentato terroristico in passato. Addirittura viene detto agli occupanti della torre ancora intatta, quella che però crollerà per prima, che possono tornare al loro lavoro. I pompieri cercano di raggiungere i piani colpiti per porre in salvo le persone rimaste intrappolate al di sopra dello squarcio. Le scale sono ancora agibili ma diversi testimoni, vigili del fuoco e uomini della sicurezza sentono dei boati, come delle esplosioni provenire dai piani interrati dell’edificio.

Alle 9:03 il secondo aereo colpisce l’altra torre. Ormai non ci sono più dubbi, non è un incidente ma un atto doloso, un attacco terroristico.
Andrew Card, due minuti dopo, entra nella classe della Booker School e sussurra qualcosa all’orecchio di Bush. E’ l’annuncio del secondo impatto sul WTC.
La faccia di Bush assume un’espressione finalmente preoccupata ma, come dire, anche da gatto con il sorcio in bocca.
Come Michael Moore nel suo film “Fahrenheit 911”, anche noi ci siamo chiesti cosa avrà pensato il comandante in capo in quel momento: “oddìo, allora non scherzavano”, “questo è di sicuro quel Bin Laden famoso”, “minchia, non mi faranno mica la pelle ora?”
La cosa sconvolgente però, più che la sua espressione da Gioconda terrorizzata è che rimane fermo sulla sedia e per altri interminabili sette minuti, mentre 3000 suoi connazionali hanno già la sorte segnata, non fa quello che noi, miseri mortali, avremmo fatto. Noi avremmo detto “scusate bambini, ma il vostro presidente deve tornare subito a casa per un impegno urgente”. Avremmo alzato il culo e ci saremmo fatti portare sul luogo più adatto ad affrontare l’emergenza.

Finalmente, alle 9:30, tre quarti d’ora dopo che il WTC è stato colpito, Bush fa un breve discorso e si decide ad andare a lavorare. Famosa la sua gaffe quando in serata dichiarerà “di avere visto il primo aereo impattare sul WTC e di avere pensato che quello era proprio un pilota scarso” mentre stava per entrare alla Booker. Peccato che le immagini del primo impatto non furono trasmesse ovviamente in diretta ma mostrate solo in serata.
Mentre è sull’Air Force One che lo scorrazzerà in giro per ore prima di riportarlo a Washington, mentre intanto crollano le torri, qualcosa si schianta sul Pentagono, vi sono altri morti, un aereo scompare in Pennsylvania e lui, bello come il sole, dice al suo staff: “Ehi ragazzi, sembra che siamo in guerra. Siamo pagati per questo, no?
Alle 18:30 l'aereo presidenziale atterra a Washington e alle 20:30 Bush parla ad una nazione sotto shock: “Immediatamente dopo il primo attacco, mi sono adoperato per mettere a punto i piani di risposta all’emergenza.
Alle 22:21 va a letto. Qualche mese dopo, durante un incontro in California, rievocando quel terribile giorno disse, testuali parole: “Comunque, fu un giorno interessante.

Forse il sempliciotto rampollo della famiglia Bush non avrebbe saputo fronteggiare una situazione così difficile, forse Dick Cheney ha preferito tenerlo su per aria per non averlo tra le palle o evitare che combinasse casini peggiori ma pensare che la più grande superpotenza, superarmata e in grado di dominare il mondo abbia un tale comandante in capo mette i brividi.

Noi avremmo fatto il presidente, avremmo lottato con il nostro popolo. George W. Bush quel giorno si è riposato.

8 commenti:

  1. Non ci si ricorda mai abbastanza di questa incredibile reazione dell'uomo più potente del mondo di fronte ad una delle più grandi tragedie della storia moderna dell' America.
    Un sorriso rimembrante
    Mister X di Comicomix

    RispondiElimina
  2. Anonimo18:35

    scusami l'O.T., ma hai visto l'ultimo video di Bin Laden (ormai è quasi una pop star!)? Ti sembra lui?
    laura

    RispondiElimina
  3. @ comicomix
    dubito che la faranno rivedere nei TG,
    ciao misterX!

    @ laura
    sembra un morto tenuto su in piedi, sembra che l'abbiano menato, gli islamici non possono tingersi la barba... anche fosse lui, ma di quand'è questo filmato? Io penso che sia morto da un pezzo.

    RispondiElimina
  4. Oggettivamente un comportamento per lo meno strano, a meno che il super comandante in capo non sapesse cosa doveva accadere...

    RispondiElimina
  5. Adetrax23:32

    Concordo con le velate conclusioni.
    Bush junior si e' comportato come uno che sapeva di dover cascare dalle nuvole.

    RispondiElimina
  6. Anonimo10:42

    Per un momento forse ha temuto che facessero fuori pure lui. In quelle immagini comunque ha la faccia di chi ha la coscienza sporca.
    Morticia

    RispondiElimina
  7. Anonimo11:28

    Assolutamente d'accordo con il tuo blog ! Bush prima se ne va meglio è: ma perchè non lo mettono sotto impeachment ? !

    RispondiElimina
  8. Comunque, fu un giorno interessante? Questo non ci sta con la testa

    RispondiElimina

SI PREGA DI NON LASCIARE COMMENTI ANONIMI MA DI FIRMARSI (anche con un nome di fantasia).


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...