
Il Giubileo della Misericordia aperto il 24 dicembre 2024 da un Francesco in carrozzella di fronte alla Porta Santa ma risanato e in piedi due giorni dopo per l'apertura della fittizia porta santa di Rebibbia, è stato chiuso ieri 6 gennaio 2026 da papa Leone XIV.
Come preannunciato, oggi 7 gennaio ha inizio il concistoro straordinario in due giornate al quale sono stati invitati a partecipare tutti i cardinali del mondo. Non sono stati rivelati gli argomenti dei quali si discuterà ma noi auspichiamo che l'occasione sia colta dal Santo Padre per compiere un passo decisivo in favore del disvelamento della verità sulla sede impedita di papa Benedetto XVI e la dichiarazione dell'antipapato di Bergoglio.
Data la straordinarietà dell'evento, mancare l'occasione sarebbe gravissimo e non farebbe che far risaltare ancora di più la presenza di un problema che, indulgendo nella procrastinazione della sua soluzione, si dichiara di non avere il coraggio di affrontare. Soprattutto sarebbe grave e paradossale se a farlo fosse un papa legittimamente ripristinato sul trono di Pietro ma che a quel punto sceglierebbe la strada di lasciare i fedeli in dubbio circa la sua legittimità, autoconfinandosi in un limbo canonico che non è il luogo ideale per combattere l'ultima battaglia. Lo scontro finale escatologico ormai in atto non ammette più tentennamenti.
Del resto ciò che ci trascina comunque inesorabilmente verso la Verità è il continuo disvelamento in piena luce del nemico, costretto a non potersi più nascondere negli inferi perché la sua sconfitta inequivocabile e definitiva già scritta dovrà avvenire anche se esso cerca disperatamente di disinnescarla e con le sue ali di cera è convinto di poter volare sempre più in alto verso il Sole.
Segno di questa disperata corsa contro il tempo del nemico di Cristo è il ricorrere nelle ultime settimane a
continue profanazioni a
luoghi sacri della cristianità e particolarmente ai
luoghi agostiniani cari all'agostiniano Robert F. Prevost. Siamo davvero ad un continuo fuoco di fila di provocazioni nei confronti del papa regnante Leone XIV, di cui solo il canale
Codice Ratzinger, al quale vi rimando come al solito, offre la cronaca quotidiana con i relativi rifermenti storici e simbolici.
Tra i tanti episodi raccontati da Andrea Cionci nei suoi ultimi podcast, ho trovato però sconcertanti, perché credo inediti nella storia recente della Chiesa, gli apparenti lapsus che hanno indotto giornalisti televisivi e perfino il card. Muller che stava officiando la messa in suffragio di papa Benedetto XVI, a nominare Francesco come fosse ancora il pontefice in carica. Al TG1 la giornalista, in riferimento alla strage di Crans Montana, ha detto che era giunto un messaggio di cordoglio da "papa Francesco" e il card. Muller - ripreso dalle telecamere di Vatican News - ha officiato una cum "nostro papa Francesco".
Commentando ieri su X avevo scritto che vista l'enormità dell'errore, nonostante la legge di Agatha Christie, in questo caso già due indizi sarebbero valsi come prova, ma puntualmente è giunto anche il terzo a certificarla, quando si è saputo da un vaticanista che la sala stampa della Santa Sede aveva inviato ai giornalisti accreditati il libretto della celebrazione liturgica dell'Epifania ma non quello del 2026, bensì quello vecchio del 2025 quando era ancora regnante - per così dire - Bergoglio.
Ora, siamo ai dispettucci donneschi in stile cognata invidiosa o si tratta di una precisa volontà di ignorare platealmente colui che se fosse un antipapa bergogliano scelto da bergogliani non sarebbe certo oggetto di questo tipo di ghosting? Domanda rivolta ai tanti depositari della certezza assoluta dell'illegittimità a priori di Prevost, sbandierata fin dalla sera dell'8 maggio 2025 e concretizzatasi nel successivo attacco senza esclusione di colpi nei confronti non più dei bergogliani ma di Andrea Cionci, di chi scrive e di coloro che si espressero da subito su Leone XIV usando la logica cautela della probabilità di una sua legittima elezione.
A questo proposito, se la conferma definitiva della sua legittimità potrà darla solo Leone XIV e il fatto che si stia allontanando giorno dopo giorno dagli schemi dell'antipapato di Bergoglio, ripristinando i paragoni con i veri papi che lo precedettero, accresce ogni giorno la probabilità che essa sia effettivamente avvenuta nel maggio 2025, ciò su cui ancora mi arrovello è appunto il mistero dei negatori per principio ma in maniera evidentemente pregiudiziale della possibilità della legittima elezione di Prevost, tra i quali annoveriamo tanti ex amici e alleati. L'elezione di Prevost sembra aver avuto su di essi un effetto dirompente e inaspettato, decisamente emotivo. L'unica spiegazione che riesco a trovare per ora è in un caso l'evidente interesse privato di chi ha velleità di ridisegnare il papato pro domo sua. Per gli altri o si tratta di un bizzarro fenomeno psicologico ancora da indagare oppure non è da escludere l'ipotesi del gatekeeping, attivo oppure inconsapevole.
Venendo ai possibili scenari che potrebbero delinearsi nel concistoro straordinario ovviamente vorrei che rappresentasse il trionfo di Benedetto XVI, ma data l'esplosiva congiuntura internazionale, non dimenticando che anche la Santa Sede è soggetto geopolitco, non mi stupirei che la riunione non offrisse rivelazioni clamorose ma solo indizi, ulteriori piccoli passi in avanti, come del resto pare essere la strategia rivelatoria di Leone XIV fatta di progressione lenta ma continua.
Certo in altre circostanze il concistoro sarebbe il luogo ideale per disvelare finalmente queste armi letali finali contro il Male:
1) La sede impedita di Benedetto XVI e come egli salvò la Chiesa ostacolandone l'usurpazione definitiva;
2) L'antipapato di Bergoglio, la cancellazione di ogni suo atto e nomina cardinalizia;
2) Il terzo segreto di Fatima, consacrando finalmente la Russia al cuore immacolato di Maria come da Ella richiesto;
3) L'apertura della scatola bianca contenente gli atti della Commissione Herranz (nel link l'articolo di A. Cionci e qui un altro che tratta della fuga di notizie denominata Vatileaks).
Più realisticamente e tenendo in considerazione la repulsione del clero per la nudità dei fatti rivelati, sempre da ricoprire con opportuni braghettoni, mi attendo una lunga discussione sulla messa in rito antico e la sua riabilitazione, qualche panegirico sulla sinodalità si ma anche no, vediamo; un pacato rifiuto di ogni eccesso bergogliano come l'ordinazione femminile. Il concistoro potrebbe essere utilizzato anche per annunciare la proclamazione di Benedetto XVI dottore della Chiesa e l'inizio della sua causa di beatificazione. Il che potrebbe non dire apparentemente sulla sede impedita ma suggerire la missione purificatrice di papa Ratzinger in attesa di più chiare rivelazioni. Insomma parlare al cardinale perché il parroco intenda.
In ogni caso mi dichiaro ottimista sull'emersione in concistoro di almeno un pezzo di verità, quella che non mette a repentaglio direttamente l'incolumità del pontefice, perché in questo momento il nemico non si ferma di fronte a nessuno, perfino agli innocenti e tantomeno al Papa, soprattutto se legittimo Vicario di Cristo.
Viste le continue intimidazioni bisogna vegliare su Leone XIV con l'attenzione e la preghiera, perché il suo ruolo lo spingerà comunque verso la Verità.
Il silenzio su tutta la magna quaestio varrebbe come reticenza ma allo stesso tempo conferma dell'esistenza di un non detto che la Storia è destinata comunque a rivelare.
Come recita un noto detto fiorentino, "siamo alle porte coi sassi", siamo alla necessità dell'azione e non c'è più tempo per i ripensamenti. Le profanazioni intimidatorie non devono spaventarci ma devono essere svelate nel loro significato. Dobbiamo denunciarle e testimoniare la verità che vorrebbero soffocare. Unire i puntini e acquisire consapevolezza. Far sentire la propria voce di fedeli e cittadini con la forza del diritto nelle sedi appropriate e difendere sempre l'integrità dell'unica Chiesa, quella di Roma.
Per quanto riguarda la nostra battaglia sull'emersione della sede impedita di Benedetto XVI, non è il momento di abbandonare la nave, di disertare, di cedere all'ultimo chilometro della maratona, di rifugiarsi nella comodità del "non è un problema mio" oppure di lasciarsi andare alla stanchezza, o peggio al disfattismo e alla demoralizzazione dell'ultimo momento. La storia ricorda solo i combattenti fino all'ultima postazione. Per chi fugge c'è solo l'implacabile giustizia dell'oblio.
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