sabato 9 aprile 2011

Dead blogger walking


Oggi ho letto un articolo interessante sul "Fatto quotidiano" che però mi ha lasciata parecchio perplessa. Si parlava di nuovo, come succede sempre più spesso in questi ultimi tempi, della crisi dei blog e dei loro tenutari, di coloro che, secondo Daniele Sensi, sono morti che non si rendono conto di esserlo, come Bruce Willis nel "Sesto Senso". A Danie', famme da' na grattatina.
Strano perché avevo appena letto su Repubblica che in America i blogger sono sempre più considerati opinionisti degni di rispetto e dei veri guru dell'informazione, più ascoltati dei giornalisti.

Dobbiamo pensare che in Italia stia invece scoppiando la bolla dei blog? Cosa non ha funzionato? Perché la gente non li legge più (sempre che sia vero?) 
E' perché i blogger sono dei pallosi che la menano sempre con le stesse cose (ancora Sensi dixit)? La colpa è forse di Facebook dove, ohibò, i blogger stanno a cazzeggiare tutto il giorno invece di sforzarsi gli sfinteri per scodellare il post quotidiano?

Detto, tra parentesi, che io considero Facebook semplicemente uno dei tanti mo(n)di possibili per comunicare e che, per lanciare una battuta fulminante o un commento al volo su qualcosa che si sta seguendo tutti assieme (come una trasmissione televisiva o un evento di massa) scrivere una nota sul social network è molto più pratico e sensato che fare un post di due righe su un blog che, se va bene, sarà letto qualche ora dopo che è trascorso l'attimo fuggente, io penso che la crisi dei blogger non abbia nulla a che fare con Facebook, Twitter e tutto il social cucuzzaro.
Non è assolutamente un problema di mancanza di idee, di crampo del blogger, di sindrome da "il mattino ha l'oro in bocca". 
Innanzitutto credo che dobbiamo parlare di crisi delle blogstar, più che di crisi dei blogger.

Leggendo l'articolo del "Fatto", mi sorge il dubbio che il mondo del blogging, inteso come piani alti dello stesso, sia caduto in un equivoco che lo sta a poco a poco distruggendo. 
Dice l'articolo:
"In Italia fare il proprio diario telematico in maniera professionale è sempre più difficile. I blogger nostrani hanno infatti sempre un "secondo" lavoro: medici, commercialisti e soprattuto giornalisti. Chi invece non ha altre entrate, spesso è costretto a chiudere il proprio sito. Troppo pochi gli inserzionisti pubblicitari."
Come, come? Entrate, inserzionisti, pubblicità, soldi? La crisi non fa arrivare i blogger a fine mese? Professionalità? Il blogger come "primo lavoro"? Ma di che stanno parlando?

Io scrivo su un blog da cinque anni, ormai. Scrivo post quasi ogni giorno dal 2006. Mi considero quindi una blogger professionista anche se magari non sono nei primi posti delle classifiche. Non ho mai guadagnato un centesimo dal blog ma la ritengo una cosa perfettamente normale. 
D'altra parte, non mi pare di aver mai dovuto sostenere spese per questo passatempo (segnatevi la parola: passatempo). 
Ovviamente ho bisogno di una connessione ADSL. Sono venti euro al mese, che però servono anche per la navigazione normale, la lettura dei giornali online, i giochi della Zynga, Facebook e tutto il resto.
La piattaforma che mi ospita il blog è gratuita, come i siti per le immagini e i programmi che utilizzo per creare le mie vignette. Beh, veramente ho acquistato FilterForge ma si è trattato di una trentina di dollari. Riesco a mangiare lo stesso.
Per le ricerche che devo fare per scrivere alcuni post che necessitano di documentazione vado su Internet al costo della connessione ADSL di cui sopra. Se anche dovessi andare in biblioteca a consultare qualche testo, è tutto gratuito, al massimo qualche euro per le fotocopie.
Mi si potrebbe dire, "grazie, tu fai 7-800 contatti al giorno, con traffici più intensi la banda costa". Ok, ne riparleremo quando avrò 20.000 contatti al giorno ma per ora il blog non mi costa nulla e non ho bisogno di contributi e pagamenti con PayPal. Non mi considero una ONLUS. Che facciamo, devolviamo il 5x1000 a Beppe Grillo?
E se anche putacaso volessi trasferire il blog su un dominio di mia proprietà, che già possiedo, sarebbero 25 euro circa all'anno. Nemmeno una pizza per due con birra media.

Leggo che qualcuno dei lamentosi dice che scrivere costa in sé, in quanto impegno quotidiano.
Essendo la scrittura sul blog un passatempo, non considero il tempo che impiego a mettere assieme un post un tempo monetizzabile al pari di un'ora lavorativa.
Sarà un mio limite da vecchia romanticona ma credo che debba esistere il modo di fare ancora qualcosa gratis per sé stessi e gli altri. 
Ecco perché la pubblicità non c'è sul mio blog (anche per coerenza, perché la odio), perché non ho mai pensato che un blog potesse diventare un "lavoro" e perché ritengo che duecento euro al mese in più per vedersi scritto da Google "Voti Silvio Berlusconi? Ricevi le riviste di centrodestra" non siano dignitosi. Chiedere un contributo ai lettori e sostenitori? E perché mai, se ho un primo lavoro che mi permette di mantenermi più che dignitosamente?

Allora, se io sono una blogger che non ha motivo di lamentarsi del non arrivare a fine mese per colpa della crisi - e pensiamo per piacere a chi veramente fa la fame perché la sua fabbrica delocalizza in Serbia, che è meglio - se leggiamo la classifica di BlogBabel, a cui tutti fanno riferimento per individuare le cosiddette blogstar, vediamo che il 90 per cento dei blog lo sono per modo di dire.
Il blog è nato come cosa assolutamente amatoriale, senza scopo di lucro e fatta per il puro piacere di scrivere e condividere le proprie opinioni e pensieri. Una cosa fatta da chi non scrive già per mestiere. 
Quindi mi spiegate che c'azzeccano il giornalista, il comico,  il politico (!) con il sito patinato che costa, quello si, un pacco di soldi tra grafici, webdesigner, gente che ti pompa le visite con le tecniche del web marketing per cui tutti dicono "ammazza che bravo 'sto blogger, diecimila contatti!" e, dio non voglia, i ghostwriter che scrivono il post al posto tuo. Ecco, se questi sedicenti blogger sono in crisi, ben gli sta perché hanno voluto snaturare il fenomeno, ma non parliamo di crisi dei blog perché i blog sono altra cosa. Ci sono decine e decine di altri blogger che continuano a scrivere e a produrre informazione alternativa, racconti, satira, vignette e quant'altro. Ho detto blogger, non blogstar.

Quindi, cari amici, un conto è scrivere sul blog e un altro è scrivere per un giornale. Pretendere di guadagnare scrivendo per il blog sarebbe some scrivere gratis per un giornale, un controsenso.
Chiediamoci piuttosto altre cose, se vogliamo discutere di crisi del blogging.
Se è vero che la gente si disaffeziona, non sarà che ci sono troppe blogstar della serie "Ehi raga, oggi tutto rego?" "Cazzo, oggi no ho voglia di scrivere niente" - e giù 400 commenti? Che la controinformazione è poca e il cazzeggio tanto, come è tanta l'attenzione più alla forma che alla sostanza?
Qualcuno mi spiega perché le donne blogger sono così poche, e pochissime tra le blogstar, mentre invece io leggo sempre le cose più nuove, divertenti e creative nei blog scritti da donne?

In conclusione, il blog è un piacere, un passatempo. Il blogger è un tizio che scrive per passione e se qualcuno lo legge e lo segue, tanto meglio. Altrimenti, pace. E il denaro non c'entra niente.

P.S. della domenica.
Giusto per parlare di classifiche, in quella di Wikio, sezione politica, ci sono, al 36° posto. Unica donna (se non mi sbaglio) assieme a Sonia Alfano nelle prime cinquanta posizioni. Mi sembra un ottimo risultato per un blog low cost come il mio. In BlogBabel invece sono al 501° posto in classifica generale (413° in Wikio). Ma si sa, BlogBabel è solo per le blogstar. 

20 commenti:

  1. Ovviamente, condivido tutto cio' che hai scritto. Soprattutto che i blog piu' interessanti sono quelli amatoriali e gestiti da donne, come te oppure come Galatea.
    Anche per me il blog e' un passatempo, non mi sognerei mai di farne un mezzo per guadagnare e detesto la pubblicita'.
    Vivaddio che ci sono ancora cose che si possono fare in liberta' per noi stessi/e senza per forza avere la testa rivolta alla vil pecunia.

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  2. anche su giornali e riviste con tanto di direttore responsabile capita di scriver gratis, giusto per la gratificazione (e chiamiamola anche vanità, lo ammetto)

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  3. Anonimo23:22

    Brava Lameduck: sono d'accordo con te.
    Roberta da Sydney

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  4. Non ricordo di aver mai scritto che "i blogger sono morti che non si rendono conto di esserlo" (altrimenti non mi sarei di certo passato tutto un meraviglioso, soleggiato sabato pomeriggio chiuso in casa a sbobinarmi Giancarlo Gentilini), né che "i blogger sono dei pallosi che la menano sempre con le stesse cose" (noiosi a se stessi, forse sì; ma la "nicchia" costituisce uno dei fondamenti del blogging per chi, come me, ha studiato da Robin Good). Comunque ora mi informo meglio ;)

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  5. Panty23:50

    Ostrega e brava la mi Lame.
    Xe ghè questo el modo de far un blogghe.
    Mi te leggo per el piaser de legerte.
    E che vagan a cagar quei mona chi non non capissan cos'e el piaser de scriver.

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  6. infatti spesso mi sono chiesto come mai quelli che si spaccano la schiena a raccogliere pomodori per due euro non abbiano mai pensato di indossare magliette con la pubblicità della PANDA,giusto per arrotondare(ogni riferimento a Marchionne non è per niente casuale) oppure aprire un blog per fare una colletta.Loro già sanno che i cittadini sono afflitti da una atrofia mentale.
    Certo che sono proprio un idiota a non averci pensato prima

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  7. @ daniele
    Avevo letto qualche tua nota su Facebook:
    I blog in Italia moriranno per colpa del governo. Non per qualche legge, ma perché sempre la stessa gente, le stesse cose, gli stessi drammi e psicodrammi... che due marroni pazzeschi.

    ma soprattutto, il 28 marzo:

    Infuria (sì, vabbé) in Rete il dibattito sulla morte-vera o presunta- dei blog. Io mi chiedo:ma li hanno mai visti i blog di cucina?Sono più vivi che mai, e guadagnano pure, con gli sponsor.E' che si pensa che le blogosfere siano blogosfera e che l'unica blogosfera sia quella in cui si bazzica postando che Milano si è svegliata sotto una pesante coltre di neve. Per questi blog, sì, la morte se ne sta dietro l'angolo.

    e ne ho fatto l'esegesi. Forse una cover troppo azzardata, alla Morgan?

    Ad ogni modo, che ne pensi del resto della discussione?

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  8. Una cosa è strasicura, tutti i tuoi contatti, dal primo all'ultimo, sono genuini e non pompati dal web marketing.

    In italia c'è il vizio di monetizzare tutto, non ci si capacita (nemmeno a sinistra) di come si possa "tollerare" di spendere tempo e risorse mentali senza essere pagati.

    Fosse per costoro, il volontariato nemmeno esisterebbe, non parliamo neanche del senso civico, (non ci pagano abbastanza per averlo).

    Il tuo servizio è essenziale, e una piccola influenza sulla mia vita ce l'ha eccome. Brava Lame !!!

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  9. @ Marantz
    La cosa che mi fa più piacere in assoluto è quando qualcuno mi manda un messaggio dicendomi: "Sai, Lame, oggi leggendo il tuo post come faccio tutte le mattine, ho iniziato la giornata con un sorriso."
    Anche un solo sorriso regalato ad una persona vale la pena di consumare una tastiera a scrivere.
    Altro che duecento euro di click al mese.
    Tanto per le Loubutin non basterebbero comunque. :-)

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  10. Anonimo12:17

    "Sai, Lame, oggi leggendo il tuo post come faccio tutte le mattine, ho iniziato la giornata con un sorriso" :)))
    io purtroppo non lo posso leggere la matttina, ma la sera... in ogni caso, il sorriso me lo fai fare, ma soprattutto mi fai riflettere su cose su cui già rifletto, e trovo spunti e conferme.
    ti ho scoperta da poco, e mo' non ti mollo più
    buona domenica!
    rebeccah

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  11. Adetrax12:43

    Qualcuno mi spiega perché le donne blogger sono così poche, e pochissime tra le blogstar ...

    Pensavo che ormai le blogger fossero in numero pari o superiore a quello dei blogger.

    E' vero che fino a qualche anno fa (4-8) le donne scontavano il solito ritardo tecnologico - che non è una cosa negativa, anzi - (dovuto più che altro a un tipico modello di utilizzo e accesso che si è replicato in tanti altri campi, es.: auto, telefonini, ecc.), ma è anche vero che attualmente questo divario, questo "gap", questo status di "digitally impaired" si è ampiamente ridotto e quindi se fosse vero che il numero di donne blogger è significativamente inferiore vorrebbe dire che non tutte hanno la predisposizione a rendere pubblici i loro pensieri (e in parte le loro opinioni) oppure che sono già sufficientemente occupate in mille altre attività e preferiscono dedicarsi alla lettura piuttosto che all'esternazione.

    Per quanto riguarda le classifiche delle "blogstar" è ovvio che sono stilate anche in base ai soliti criteri Googlesiani ovvero con modalità reticolari e tentacolari ed è altrettanto ovvio che la validità di un pensiero, di un'opinione non si misura solo con il ranking o quanto meno la validità media può essere distante da punte d'eccezione.

    Certo, se l'interesse prevalente di molte (non tutte ovviamente) blogger è spostato su strategie di bunga bunga, femminismo, sentimenti vari, taglio, cucito, moda e cucina non è che si può pretendere l'interesse reale del 100% dei lettori; di conseguenza se non fanno moda alias tendenza (in senso statistico), non influenzano più di tanto l'opinione pubblica e quindi interessano ancora meno al potere.

    Viceversa, i blog "caldi" sono probabilmente monitorati in modo automatico con la produzione di mode, opinioni tendenziali, ecc., un po' come avviene per i social network (fra cui Facebook soprannominato il "male", come disse qualcuno in un impeto di sincerità interessata) :-)

    ... e in BlogBabel invece sono al 501° posto che significa? Che le blogstar che si occupano di politica sono poche nel mare magnum della blogosfera, cosa che non mi pare, oppure che i link di BB sono più link degli altri (alla Orwell?).

    Forse tutte e due (saranno poche percentualmente) ma più la seconda che hai scritto; fra l'altro i criteri adottati e i siti e domini Internet monitorati non sono uguali per tutte le piattaforme ... in ogni caso, circa l'osservazione, anche la favicon di wikio non scherza :-)

    Comunque state tranquille, quasi sicuramente non si applicano ranking diversi a seconda del genere del blogger :-)

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  12. Lameduck: Scrivo post quasi ogni giorno dal 2006. Mi considero quindi una blogger professionista anche se magari non sono nei primi posti delle classifiche. Non ho mai guadagnato un centesimo dal blog ma la ritengo una cosa perfettamente normale. D'altra parte, non mi pare di aver mai dovuto sostenere spese per questo passatempo (segnatevi la parola: passatempo).

    Scrivo messaggi testuali, posts, dal 2001, prima negli States da quando "caddero" le Twins Towers, dove abitavo e poi in Italia. Non ho mai avuto il privilegio di avere un blog perchè non me lo posso permettere, non ne ho il tempo, o forse non sono abbastanza brava ad inserire un web-log nella mia agenda.
    Leggo , ti leggo, "l'orizzonte degli eventi" da diversi anni e ormai fai parte del mio quotidiano.
    Non mi piace facebook:il motivo è che i blogs e i siti che preferisco li ho raggruppati in una cartella nominata "contro informazione". E non ho iniziato a leggere di controinformazione su il blog di Grillo mi dispiace per lui che crede di avere inventato “Il blog della contro informazione”, quel populista, terrorista di Grillo.

    Un mese fa , circa, su L'Unità on line c'è stata una diretta con alcune blogstars: “ I blogger a l'Unità: «Noi, l'Italia su Internet». Dove la peggiore degli interlocutori è stata proprio l'ospite, la Concita De Gregorio il direttore; secondo me non sapeva nemmeno di che cosa stava parlando: di internet intendo. Il mainstream non ce la fa a credere a internet. Forse sta credendo a facebook (questa merda populista che distruggerà ogni cosa), perchè non gli cambia nulla, anzi. Twitter a qualcosa serve invece.

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  13. Lame...ricordo sicuramente tempi più scintillanti per i blog...

    Ritengo che se un blogger riesce a creare un caso e anticipare i giornali o media convenzionali, compie pienamente l propria mission.
    E se questo gli offre anche visibilità, non c'è nulla di male...
    Prima si collaborava maggiormente, quando ci si indignava per qualcosa, ci si univa, ci si ripubblicava a vicenda...
    Ora?
    Tutti rinchiusi nelle proprie pagine...
    Facebook ha inciso con la crisi perché è un mezzo più immediato, ma ha tutti i suoi limiti: tsti meno approfonditi, bufale di ogni genere, informazione ridotta a un link...
    Quanto alla pubblicità, nulla di scandaloso: noi l'abbiamo, ma ci serve per rifarci delle spese perché ci sono e sono tante.
    Per nostra scelta siamo scappati da splinder e non siamo più su una piattaforma gratuita.
    Dominio e server...costano!!!

    C'era un social network di eccellenza per i blogger, dove si lanciava la nostra informazione alternativa, ma guarda come è ridotto adesso: in balia di gente che litiga con i congiuntivi e l'ortografia e che è convinta che basti pubblicare cinque righe sconclusionate contro berlusconi e un video di youtube per potersi definire blogger e di un esercito di webmaster che utilizzano i trucchetti del caso per far vedere ai propri clienti che i siti da loro creati fanno qualche accesso...

    Sembra un mercato: ti vendono, o tentano, di venderti dall'orologio alla vacanza...
    Io ricordo che, anni fa, tutti insieme riuscimmo, grazie a QUEL SOCIAL NETWORK, a fermare un raduno neonazista e a tirare fuori una vicenda che riguarda Radio Padania a livello nazionale...
    Perfino quel furbetto di Beppe Grillo cercò di prendersi i meriti...
    Ma fummo noi!!!!
    Cosa è rimasto di quei tempi?
    Nulla, o quasi...

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  14. Non vorrei fare paragoni blasfemi ma da quasi un secolo si parla dell amorte del romanzo confondendo la crisi della letteratura con la stitichezza narrativa. Che sia così anche per il blog?

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  15. a me interessa che gli spazi non si riducano (vedi Report di ieri sera). Non è importante il mezzo ma il contenuto, il messaggio. Vale per qualunque attività umana creativa. Se qualcuno è in crisi di contatti analizzi il mezzo, per carità, ma soprattutto il messaggio.

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  16. un sunto del "pensiero unico" di cui è vittima l'Italia,comprese tante fra le cosiddette "blogstars".
    chi ci salverà da tutto ciò se non noi stessi?

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=SEB82B-LfYI

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  17. Nemmeno una virgola fuoriposto.

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  18. Ciao Lame.
    Al di là del contesto e dei riferimenti all'articolo di Sensi, trovo le cose che dici alquanto sensate.
    Almeno a giudicare da quello che succede sul mio blog, direi che questa forma di espressione non è affatto morta. Caso mai (questo si), la popolazione dotata di senso critico e neuroni interconnessi non cresce con la stessa curva di acrescimento. Certo, non arrivo ai tuoi contatti giornalieri, ma quello che ho appreso anche solo per lo sforzo di scrivere con un minimo di coerenza, è assolutamente impagabile. Poi ci sono giorni si e giorni no, giorni che mi va di strizzarmi il cervello e giorni in cui mi basta aprire le testate dei cosiddetti "media" per avere una convulsione creativa (e che diamine, con quello che dicono a volte ci sarebbero da scrivere almeno quattro commedie...). Ma alla fine, scrivere equivale a mettere in ordine i propri pensieri, come minimo.
    Ciao e complimenti per il post

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  19. @ Franz
    Ti ringrazio. Tenere un blog in fondo è anche una forma di terapia personale. Mi ha aiutato anche a smettere di fumare, quindi ci ho guadagnato perfino in salute. ;-)

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