sabato 22 novembre 2025

Non avete più scuse. E' in gioco la verità



Andrea Cionci ha lanciato una nuova petizione che rivolge una supplica diretta al pontefice in carica Leone XIV affinché finalmente emerga e venga rivelata la verità definitiva sulla questione delle dimissioni invalide di papa Benedetto XVI e le conseguenze che essa ha avuto in termini di legittima successione petrina. Soluzione che viene auspicato possa provenire dall'apertura di un processo che chiarisca definitivamente la questione delle questioni. 
 
Partiamo da dati oggettivi, inconfutabili e ormai consegnati alla Storia che giustificano pienamente questa perorazione, che io ho subito sottoscritto. 
Si parla di un papa legittimo, Benedetto XVI, che improvvisamente una mattina di febbraio 2013 dichiara di voler rinunciare all'esercizio del ministerium papale non con effetto immediato ma da una certa data, "lasciando per allora libera la Sede" ma senza mai pronunciare la parola fatidica abdicazione
Si parla di un conclave indetto a papa non morto e non abdicatario che elesse quindi un antipapa e della successiva convivenza forzata e di facciata nella Santa Sede di due papi vestiti di bianco, situazione inedita e più perturbante delle gemelle nel corridoio di "Shining"; e infine di un successore, Francesco, che per tutti i dodici anni del suo mandato, per stessa ammissione dei cardinali promotori dei famosi dubia, poi scomparsi nel porto delle nebbie, ha pattinato sul filo dell'eresia, per concludere infine la sua missione svanendo poco a poco come lo spettro di un pontefice più che un vero antipapa in carne ed ossa.
Si parla infine di un nuovo papa, Leone XIV, eletto ufficialmente da 133 cardinali, ovvero molti di più di quanto richiesto dalle norme della costituzione apostolica vigente ma soprattutto senza che fosse stata chiarita la verosimile natura antiapapale del regno di Francesco, eventualità che renderebbe egli stesso altrettanto illegittimo. Un papa quindi in odore di dubbio e nullità nonostante la sua figura autorevole, pastorale e sempre più popolare ed amata dai fedeli. 

Indagati nel 2013 da qualche intellettuale cattolico poi ravvedutosi o colpito da totale amnesia antero-retrograda ma tenuti sempre all'oscuro dell'opinione pubblica nei suoi significati e scopi, questi fatti sono stati presi in carico unicamente dal giornalista Andrea Cionci che da cinque anni ne è l'unico testimone e divulgatore, assieme ad un pugno di collaboratori resistenti, non resilienti. 

Il perché questa inchiesta non si fermi al fatto compiuto del nuovo papato di Leone XIV ma prosegua senza sosta è perché i fatti storici non chiariti non si riesce mai a consegnarli all'oblio ma devono essere continuamente indagati perché la verità si incarica di seminare sempre nuovi indizi che portino al proprio disvelamento. La verità, come Pollicino, sparge le mollichine che ci riconducono a casa, a chi con l'inganno ci aveva traditi e abbandonati e alla sua coscienza sporca.
La verità storica è una continua ricerca che non mira all'adesione della realtà alla propria ipotesi, come malignano coloro che citerò tra breve, ma alla validazione della stessa, oppure alla sua confutazione, perché qualunque inchiesta seria segue il metodo scientifico, che richiede verifiche, validazioni e risultati replicabili. L'inchiesta non si fonda sul pregiudizio ma sulla ricerca della verità, qualunque essa risulti infine. 

Per giunta in questo caso l'anomalia, la dissonanza cognitiva e spirituale dei due papi e l'incertezza su chi fosse quello vero tra i due, hanno provocato la progressiva dissoluzione della Chiesa nel circo paragnostico lasciatoci in eredità da Francesco - eredità alla quale andrebbe rinunciato senza indugi perché formata da debiti spirituali insolvibili - e infinite derive scismatiche, settarie, in certi casi allucinatorie al confine con la new age. Un mondo pittoresco fatto di papi alternativi, pastori influencer e legioni di fedeli alimentati a devozione emotiva ed emotigena senza freni. Oltre naturalmente ad un diffuso anarcotradizionalismo dove chi è il papa legittimo dopo Pio XII lo decidono le conventicole autoelettesi depositarie della vera fede cattolica. 
In generale una pericolosa deriva gnosticheggiante tra eletti pneumatici adatti su ogni terreno e ad ogni stagione e poveri ilici da sbeffeggiare e irridere senza pietà perché non dotati di illuminazione propria e investitura pleromatica. Una Babele cattolica senza freni, disperante e preapocalittica che solo con un'iniezione di pura logica potrà riprendersi dall'overdose di sé.

Bene, scusandomi per la lunga premessa, veniamo in concreto alle reazioni alla petizione a Leone XIV indetta da Andrea Cionci.  
Secondo voi, si può avere paura che finisca un periodo di non più tollerabile confusione ed incertezza sulla legittimità del Papa e le sue conseguenze sull'intero mondo? Si può essere terrorizzati dalla conclusione di una questione dolorosa protrattasi per ben dodici anni e tre papi? Si può averne paura al punto di schierare tutte le armate a difesa dell'enigma avvolto in un mistero che è diventato il Vaticano per silenziarne la potenziale carica rivelatrice in termini escatologici? Si può essere talmente presi dal panico da osteggiare con ogni mezzo chi implora solo chiarezza, in ultimo con una petizione al Santo Padre?

Vorrei rispondere con un no, perché la scoperta della verità dovrebbe provocare sempre gioiosa attesa e consolazione. Mi tocca però constatare con poca sorpresa e molto sconforto che il trauma sta provocando reazioni abnormi, irrazionali, appunto traumatiche. 

Quest'ultima petizione - che invito caldamente a sottoscrivere in nome della verità - ha seminato il panico nell'agorà di chi conosce benissimo la questione. Non tanto nelle alte gerarchie della Chiesa che sicuramente seguono la vicenda ma silenziosamente e senza mai pronunciarsi direttamente a riguardo come hanno sempre fatto, salvo aver preso atto delle precedenti petizioni e soprattutto dell'istanza depositata in Tribunale. Piuttosto il panico proviene dal mondo che per un certo tempo ha seguito e apparentemente supportato questa ricerca di verità che non è solo finalizzata al ristabilimento della legittimità petrina ma implica anche la questione fondamentale della legittimità del potere. Questione che ai neo-avversari evidentemente non sembra interessare assolutamente. Proprio perché riguarda tutti, anche i laici, la questione dovrebbe interessare a prescindere. E invece no. 

Chi è stato invitato a firmare e divulgare la petizione  sta reagendo come coloro che, messi di fronte alla cura per la depressione o per uscire da una dipendenza, reagiscono aggrappandosi disperatamente alla malattia e ora si sgolano nel bla bla bla urlato coprendosi le orecchie nel tentativo di boicottare l'iniziativa.

C'è chi non raccoglie l'invito e tace, come il Grande Prelato, chi come padre Giorgio Maria Faré lo respinge sdegnosamente al mittente adducendo la motivazione che il testo della petizione non sarebbe formalmente corretto e io immagino perché non è accompagnato da quaranta pagine di note bibliografiche, e chi addirittura si preoccupa dell'anima dell'autore della petizione, invitandolo a ritirarsi in convento su un monte praticando digiuni e penitenze, come ha fatto in un video chi si è autoproclamata Santa Inquisitrice della Sacra Profezia. 
Davvero, è stato come chiamare la scientifica sul luogo di un delitto e vedere apparire tutte le impronte digitali, una dopo l'altra. 

Permettetemi una curiosità, cari ex sodali. Come mai questo generale "abbandonate la nave" e invito a Cionci a lasciar perdere la questione è iniziato proprio subito dopo l'elezione di Leone? Perché era un antipapa, come le vostre certezze incrollabili non si sa provenienti da quali fonti sostengono o perché è proprio il vero Papa in grado di mettervi in riga tutti? 

Vi lascio con questo enigma da risolvere. Intanto vi chiedo un favore.  La salvezza dell'anima è un fatto personale nel quale al limite può intervenire solo un padre spirituale. Se la sua ricerca è solo votata alla verità, non affannatevi a scoprire se qualcuno è credente o meno. Nessuno chiede la laurea in medicina a chi indaga sulla malasanità. Nessuno è "pericoloso" e danneggia delle anime così fragili e dalla fede così traballante da farsi traviare da un'inchiesta giornalistica. 
Suvvia, riprendetevi. Non pregate per la nostra conversione, grazie lo stesso, pregate per la Verità affinché trionfi. Nell'interesse di tutti.

Ecco il link alla petizione. Firmatela, ora non avete proprio più scuse. 



sabato 8 novembre 2025

Il molto rumore per nulla su MATER POPULI FIDELIS silenzia la Magna Quaestio

 


La "Nota dottrinale su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza MATER POPULI FIDELIS" pubblicata il 4 novembre scorso dal Prefetto per la Dottrina della Fede Victor Manuel Fernandez con l'approvazione ufficiale di papa Leone XIV, ha stabilito che il titolo di corredentrice attribuito a Maria è "sempre inappropriato" per definire il suo ruolo di cooperazione nella Redenzione.

Questa affermazione ha causato vere e proprie levate di scudi nei soliti ambienti cattolici variamente antagonisti in quanto è stata intesa come il rifiuto del riconoscimento di un titolo che alcuni  percepiscono come scontato e dovuto "perché non può essere altrimenti". Anzi, come se un titolo già assegnato alla Vergine Maria le fosse stato strappato da una nota ufficiale della Santa Sede. Si è trattato di una risposta dettata dal pathos e non dal logos che - come volevasi dimostrare - conferma pienamente la motivazione della nota, dichiarata nella presentazione della stessa: 
"Il presente documento, senza voler esaurire la riflessione né essere esaustivo, vuole mantenere il necessario equilibrio che, all’interno dei misteri cristiani, deve stabilirsi tra l’unica mediazione di Cristo e la cooperazione di Maria all’opera della salvezza, e desidera mostrare anche come questa si esprime in diversi titoli mariani." Mater Populi Fidelis, introduzione, paragrafo 3.  
La precisazione terminologica riguardava anche quei fenomeni o apparizioni già approvati dalla Chiesa dove "la Vergine Maria è denominata col titolo di Corredentrice, Redentrice, Sacerdote, Mediatrice, Mediatrice di tutte le grazie, Madre della grazia, Madre spirituale."

Il documento "Mater Populi Fidelis" fa indubbiamente ordine all'interno di questo tema, risultando ineccepibile circa l'autorevolezza delle fonti che ricostruiscono nella prima parte la storia dei vari titoli attribuiti alla Vergine e dei dogmi che la riguardano e non fa che confermare ancora una volta la prudenza della Chiesa nell'utilizzo di quello tra i titoli che si presta più di altri a fraintendimenti e false interpretazioni.  
Oltre a rimandarvi alla sua lettura integrale, vi segnalo un articolo che ne riassume in maniera esaustiva il contenuto dottrinale. 
Vale la pena comunque citare qui il seguente passaggio del documento, che per altro non respinge affatto la tradizione storica legata al titolo di corredentrice né il fatto che sia stato utilizzato anche dai papi:

"Quando un’espressione richiede numerose e continue spiegazioni, per evitare che si allontani dal significato corretto, non serve alla fede del Popolo di Dio e diventa sconveniente. In questo caso, non aiuta ad esaltare Maria come prima e massima collaboratrice dell’opera della Redenzione e della grazia, perché il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, l’unico capace di offrire al Padre un sacrificio di infinito valore, non costituirebbe un vero onore alla Madre. In effetti, ella come «serva del Signore» ci indica Cristo e ci chiede di fare «qualsiasi cosa Lui vi dica».

Sulla questione del cosiddetto "quinto dogma mariano", padre Gabriel Roschini, uno dei massimi mariologi del XX secolo e stretto collaboratore di papa Pio XII, in questo testo dei primi anni '50 già indicava l'unico motivo fondamentale che ha sempre impedito anche in seguito il riconoscimento ufficiale  da parte della Chiesa del titolo di Corredentrice per la Vergine Maria. 

"Ma che cosa intendiamo dire chiamando la Vergine SS. Corredentrice del genere umano?... Nient'altro che questo: che Essa ha cooperato realmente ed immediatamente con Gesù, Redentore divino, all'opera grandiosa della redenzione degli uomini, soddisfacendo con Lui alla giustizia divina, offesa dal peccato di Adamo, e meritandoci con Lui tutte le grazie della redenzione. Bisogna guardarsi bene però dalle esagerazioni. Così, sarebbe esagerazione considerare la cooperazione di Maria come una cooperazione collaterale, quale è quella che ha luogo, per esempio, negli sforzi di due o più uomini nel sollevare un peso. Gesù è l'unico Redentore: ipse est propitiatio pro peccatis nostris. Maria coopera con Gesù, ma dipendentemente da Lui, ma subordinatamente a Lui. Essa, dunque, è causa secondaria, subordinata, benché vera, reale, efficace, della nostra redenzione".

         P. Gabriel Roschini O.S.M., "Istruzioni mariane", Seconda edizione riveduta e corretta, p. 72.


Il Cristo come unico Redentore non può essere in alcun modo messo in discussione, nemmeno in buona fede e per sensus fidei. Punto.

Quindi, se l'impianto del documento di Fernandez, che utilizza anch'esso il verbo cooperare, non si discosta dalla dottrina della Chiesa, perché viene presentato da alcuni come un documento scandaloso?
Si tratta evidentemente di quelle esagerazioni di cui parlava padre Roschini e che sono sempre esistite all'interno della Chiesa Cattolica soprattutto da parte dei fedeli e anche di alcuni loro pastori ma che in questi ultimi tempi si concretizzano in vari movimenti parascismatici che necessitano di essere ricondotti alla fermezza della logica dottrinale. Se necessario per un orecchio.

Non si può infatti negare il problema rappresentato dalle apparizioni non verificate ma accettate sulla fiducia, dalla proliferazione dei vari mistici le cui visioni e locuzioni vengono anch'esse prese per oro colato, delle profezie che provengono dalle fonti più disparate e bizzarre che finiscono per acquisire come un diritto assoluto all'autoavveramento. Per non parlare dei pastori che sempre più spesso giustificano le loro opere come "volute dalla Madonna" (e non volute da Cristo) e parlano di sé stessi come di "inviati di Maria" (e non di Cristo). Come se appunto Maria potesse agire autonomamente da Cristo per eleggere papi o fondare una nuova Chiesa.
L'eccesso di pathos che accompagna la vita dei fedeli di tali realtà necessita di una dose massiccia di senso di realtà e di adesione alla dottrina, affinché non si perdano nel fanatismo o, Dio non voglia, nel settarismo.
 
Una delle fonti principali citate nella Mater Populi Fidelis a sostegno della prudenza da adottare nell'attribuzione del titolo di corredentrice a Maria è non a caso proprio il campione del logos Joseph Ratzinger il quale, da cardinale, citava le Lettere agli Efesini e ai Colossesi: "Dove il vocabolario utilizzato e il dinamismo teologico degli inni presenta la centralità redentrice unica e la fontalità del Figlio incarnato in modo tale da escludere la possibilità di aggiungere altre mediazioni." Anche in seguito egli definì una "terminologia sbagliata" tale titolo, pur non negando le buone intenzioni di chi proponeva di utilizzarlo.

Quindi tutto a posto e perfetto il documento di Victor "Tucho" Fernandez che, abbiamo scoperto, può dire anche lui cose giuste? Ni, perché oltre a risultare in realtà un testo risalente al 26 marzo del 2025 e quindi redatto ancora in piena era bergogliana -  probabilmente uno di quei documenti che mentre era ricoverato al Gemelli sottoponevano a Francesco l'arcivescovo Peña Parra e il segretario di stato Parolin  - proprio nell'ultima pagina del testo si avverte, punteggiato da alcune potenti stecche di corno, un brusco cambio non solo di registro ma di stile.  Come se il compositore di una sinfonia che attinge alle sonorità classiche, per la scrittura del finale del suo capolavoro venisse improvvisamente sostituito da un seguace della musica atonale. 
Che peccato, Tucho, stavi andando così bene...

Dalle fonti teologiche indiscutibili e sopraffine si passa, dandogli l'ultima parola, a Papa Francesco e alle sue corpose banalità da teologia della globalizzazione.  Ed ecco quindi che Maria diventa la madre in cammino assieme ai poveri, "colei che capisce cosa significa essere un migrante o un esule" (citando opportunisticamente il Mt 2, 13-15 della fuga in Egitto), fino alla celebrazione della pietà mariana "popolare" che riflette, "la tenerezza paterna di Dio"
Un quadro che ricorda, più che una pala d'altare, quello celeberrimo di Giuseppe Pellizza da Volpedo, "Il quarto stato". 




Nonostante il documento presenti l'inequivocabile imprimatur finale leonino, il tributo a Francesco in quel finale ideologico quasi imposto a forza risulta evidentemente ancora da pagare. 

Possiamo notare comunque come la Chiesa si sia mossa con estrema prudenza e saggezza nell'affrontare questioni dottrinali delicatissime. 
Concordo infatti con Andrea Cionci nel sottolineare lo scampato pericolo rappresentato dal non aver introdotto una sorta di inevitabile divinizzazione di Maria. Con l'attuale potere delle forze di ispirazione gnostica in grado di appropriarsene, tra Maria e la Grande Madre avrebbe potuto restare nient'altro che un sottile foglio di carta velina.

La questione fondamentale, presente ma come al solito oscurata da un'eclissi totale soprattutto cognitiva, è comunque un'altra. Perché se è vero che anche un cardinale di nomina antipapale canonicamente inesistente può scrivere cose giuste, salvo continuare a pagare pegno al suo mentore, è altresì vero che l'aver proclamato illecitamente un nuovo dogma mariano da parte di una gerarchia dubbia o addirittura illegittima sarebbe stato uno sfregio inaudito alla Chiesa di Cristo. E ciò per fortuna non è accaduto.

Naturalmente i critici feroci del documento di Fernandez, invece di reclamare trasparenza e la fine di un'intollerabile clima di incertezza, della questione sede impedita di Benedetto XVI e antipapato di Bergoglio  continuano a disinteressarsi ostinatamente, e perfino chi sulle prime ne aveva compresa l'importanza ora rinnega ogni forma di rivendicazione su base canonica della legittimità della successione petrina.
Essendo nella condizione - seppure per strade diverse -  di dare la Chiesa di Cristo ormai per persa, essi sono quindi prigionieri del paradosso di preoccuparsi di note dottrinali emesse da una Chiesa che di fatto non riconoscono più e della quale potrebbero benissimo disinteressarsi.

A questo punto sorge un sospetto, e cioè che dietro alla levata di scudi del solito mondo tradizionalista contro la nota di Fernandez non vi sia solo l'ostilità verso il prefetto del modernista Francesco - per altro sempre considerato da essi papa eretico legittimo piuttosto che antipapa, una vera assurdità - ma ancora una volta l'eterna malcelata ostilità verso Joseph Ratzinger/Benedetto XVI, "l'inventore del doppio papato modernista", sicuramente tra i papi postconciliari il più odiato da questi scismatici borderline, ai quali andrebbe ricordato che finché non sarà indetto e concluso un Concilio Vaticano III e pubblicati i suoi documenti, al Concilio Vaticano II e a tutti i papi legittimi che sono venuti dopo di esso si deve assoluta deferenza e obbedienza. 

In conclusione, essendo la questione della certezza della restaurazione del papato legittimo ancora di fatto sospesa, stiamo parlando di un documento che dottrinalmente non si discosta dall'opinione del mariologo di Pio XII e quindi di nessuna eresia. Il che è un buon indizio di restaurazione, ma il sospetto è che fino a quando non si chiuderà il Giubileo di Francesco rimarremo in questo interregno né carne né pesce, con un Papa forse regolarmente eletto, forse no, o forse impedito anch'egli come Benedetto XVI.

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