venerdì 6 ottobre 2006

Viale del Tremonti vol. 3

Tutti i grandi autori si cimentano con una trilogia...
Sulla politica:

Il prossimo ministro delle finanze sarà Bordon – Tax Willer
Si immola per l’ex premier – Ecce Bondi
Il capolavoro del maestro Lynch – Eraserhead, la mente di Mastella
Aumentare le tasse? – L’ultima tentazione di Visco
Playboy di centrodestra – 007, da La Russa con amore
Un paparazzo perseguita la Moratti – Fotografando Letizia
Nel salotto della Santanché – Il Salò delle vanità
L’estate di D’Alema – Il tempo delle vele
Nessuno si sforza di capirlo – Nei panni di Di Pietro


Sul calcio:

Acque agitate nello spogliatoio rossonero – Milanello violenta
Zidane in piscina – Le avventure acquatiche di Zizou
Spiavano gli arbitri? - Inter ceptor, Il guerriero della scheda (telefonica)
Strani giochi nello spogliatoio del Milan – Il Gattuso a nove code
Tornato in Brasile, è disperso in Amazzonia – Fitzronaldo
La reazione di Blatter alla vittoria dei mondiali dell’Italia – Il gelo sopra Berlino
Ma gli Inter-cettori operavano anche all’estero? – Spiando Beckham
La risposta di Moratti alla richiesta d’aumento di un giocatore – Si può fare, Figo
Hanno incastrato Moggi – Colpo al gobbo all’italiana
Tavaroli parla - Milano trema: la zebra vuole giustizia
Galliani pensa ad un nuovo attaccante – Oltre il Gilardino


Miscellanea:

Sono finiti tutti all’ospedale dopo la cena – Cuoco assassino
Dopo gli ultimi errori sugli exit poll gli toccherà emigrare – Il Piepoli migratore
Opinionisti in tv – 007, una cascata di Ilvo Diamanti
La Hilton ha proprio rotto – Paris, te scass
Lui pulisce e spazza ma il resto no – L’uomo che non cera
Un film ambientato in un laboratorio chimico – Solfato blu
Deaglio e l’11 settembre – Caso Diario
Storia di un prete molto vicino ai poveri della Lanterna – Don Camallo
Riescono sempre a pagare la rata del mutuo – Gli eroi del bonifico
Hai le mani sporche! – Non toccare la gonna bianca
Il dramma di Lapo – La roba bianca
Lapo in Egitto – La roba purpurea del Cairo
La storia di Callisto Tanzi – Il cavaliere che disfece l’impresa
Il conto del becchino – La spesa cadavere
Un film noiosissimo – La caduta degli zebedei

mercoledì 4 ottobre 2006

Addio, professo'

E’ di oggi una triste notizia. E’ morto Riccardo Pazzaglia, il filosofo di “Quelli della notte”, la trasmissione di Arbore del 1985 che lanciò tanti personaggi a noi cari.
Era scrittore, regista e come autore di canzoni aveva collaborato con Modugno, per il quale aveva scritto “Io, mammeta e tu”.
Pazzaglia era l'intellettuale nel gruppone di scalmanati di Arbore e con la sua signorilità non trascendeva mai nonostante le provocazioni del sanguigno Ferrini o del pazzo Marenco e le banalità lapalissiane di Catalano.
Quando la discussione sul "brodo primordiale" si faceva difficile lui allungava una mano verso terra e la scuoteva dicendo sconsolato ma sempre con calma olimpica: “Il livello è basso”.
Indimenticabile il suo pezzo sul cavalluccio rosso per il compleanno del nipotino nel film di Luciano de Crescenzo "Così parlò Bellavista".
Caro professore, aveva proprio ragione. Guardandoci attorno e vedendo quanto si stia ancora abbassando il livello penseremo a lei e la ricorderemo sempre con affetto.

Una vespa di nome Bruno

Non si sa dove e quando sia nato Bruno Vespa, forse addirittura all’epoca del Big Bang, ma le prime tracce della sua presenza risalgono all’Era Mesozoica, dove ben presto si mette in luce come uno più stimati giornalisti della preistoria della televisione.
Molto amico dei dinosauri, specialmente del Tirannosaurus Rex, si attira molte invidie e deve lottare per difendere il suo posto di lavoro. E’ di quell’epoca il suo primo successo editoriale: “Il duello – chi vincerà nello scontro finale tra dinosauri” con prefazione del T.Rex in persona.

Miracolosamente scampato all’estinzione dei suoi primi protettori trova nei mammiferi nuove amicizie e di due in particolare, certi Adamo ed Eva, fa i primi telespettatori umani che riesce a conquistare per la sua nuova trasmissione “Melo a melo”.
E’ di quell’epoca il suo slogan più riuscito: “Chi Vespa mangia le mele”. Purtroppo l’idea si rivela nefasta e Vespa è costretto a nascondersi per molti secoli per sfuggire all’Ira di Adamo.

Lo ritroviamo in un castello medioevale dove conduce “Ponte levatoio a ponte levatoio” una piacevole trasmissione dove ogni mese il signore feudale, un certo Ser Silvio da Arcore, si rivolge ai suoi vassalli con un editto chiamato “Contratto con i servi della gleba”.
Vespa è molto popolare tra i valvassori e i valvassini, meno tra i servi e quando è costretto ahimè a scendere tra il volgo per comperare il giornale deve girare travestito da frate.

Litiga con Cristobal Colombo perché il genovese gli rifiuta l’imbarco sulla Santa Maria per una puntata speciale di “Puerta a puerta” ed ha un lungo contenzioso con il veneziano Marco Polo per i diritti d’autore del suo nuovo libro “La grande muraglia”.

Nel corso dei secoli supera nell’ordine: due pestilenze, tra cui quella manzoniana dove si distingue per una campagna particolarmente aggressiva contro i monatti; la Rivoluzione Francese, dove scampa alla ghigliottina per interessamento personale di Robespierre, i moti carbonari, la Comune di Parigi, la Rivoluzione d’Ottobre e la beffa di Bùccari.
Durante il ventennio rischia grosso parecchie volte perché ha il vizio di rivolgersi a Lui chiamandolo Silvio.

Negli anni '50 la televisione arriva anche in Italia e da allora il nostro vespone è sempre in prima fila. Conduce il TG, è giornalista spregiudicato e sempre controcorrente, scrive altri 87 libri e riesuma una sua vecchia trasmissione, “Porta a Porta”.

Ora però si annunciano tempi cupi. Un tale patrimonio dell’umanità è minacciato di estinzione. La vespa “brunis brunis” è condannata a scomparire se non potrà andare in onda almeno cinque volte alla settimana.
Certo è dura pensare che potremmo non sapere mai come finirà la saga di Cogne tra vent’anni ma forse qualche vecchio dinosauro si ricorderà del vespone e correrà a salvarlo. Come sempre.

lunedì 2 ottobre 2006

Il caso antrace (Amerithrax)

Nell’ottobre del 2001, un’America ancora sotto shock per la tragedia dell’11 settembre si trovò ad affrontare una nuova emergenza, questa volta ancora più sottilmente spaventosa e che aveva a che fare con lo spettro del terrorismo batteriologico. Fu una crisi che coinvolse direttamente il Congresso americano e alcuni politici di primo piano e causò la morte di cinque persone.

Erano giorni frenetici per i senatori del Congresso, ai quali si richiedeva di approvare il Patriot Act, una legge antiterrorismo voluta fortemente dall’Amministrazione Bush, che avrebbe introdotto alcune limitazioni alle libertà personali dei cittadini americani e per questo era estremamente controversa.
Il progetto di legge fu presentato al Congresso il 2 ottobre. Il leader della maggioranza al Senato, il senatore democratico Tom Daschle chiese più tempo per esaminare tutte le carte relative e disse che dubitava che il Senato avrebbe approvato questa legge rispettando la tabella di marcia di una settimana come desiderava l’amministrazione Bush. [ Washington Post, 3/10/01].
Anche il capo della commissione giustizia al Senato, il democratico Patrick Leahy, che come Daschle aveva il potere di bloccare l’iter legislativo, sollevò dubbi di incostituzionalità del provvedimento.

Il 5 ottobre i giornali riportarono la notizia della morte di Robert Stevens, un giornalista del "Sun" di Boca Raton, Florida che era stato ricoverato in seguito al contagio con il Bacillus Anthracis, un batterio le cui spore provocano l’antrace, una malattia mortale (CNN, 18/11/01, South Florida Sun-Sentinel, 01/12).
Il segretario alla Sanità Tommy Thompson escluse la matrice terroristica e suggerì che il contagio fosse avvenuto attraverso vie naturali. L’opinione pubblica venne rassicurata, l’antrace non è contagiosa. Si scoprirà che altre persone erano state infettate fin dal 23 settembre (le prime lettere risultarono spedite il 18) ma non erano state correttamente diagnosticate.

La mattina di lunedì 15 ottobre 2001 si raggiunse l’apice della crisi. Un impiegato dell’ufficio del senatore Tom Daschle aprì una lettera minatoria (spedita il 9) contenente una polvere che si scoprirà contenere spore di bacillo dell’antrace. Risulterà in seguito che un'altra lettera contenente le micidiali spore era stata indirizzata al Sen. Patrick Leahy.
Il testo delle lettere indirizzate a Daschle e Leahy diceva: “Non puoi fermarci. Abbiamo questa antrace. Morirai. Hai paura? Morte all’America. Morte ad Israele. Allah è grande”. (fonte FBI).
Il giorno 16 il palazzo che ospita gli uffici del Senato venne chiuso e i controlli si estesero anche alla Camera dei Rappresentanti, dopo che 28 membri del personale risultarono positivi al test dell’antrace.
Tutto il personale e i deputati e senatori che potevano essere stati infettati vennero sottoposti a trattamento con Cipro, un antibiotico della famiglia dei chinolonici usato comunemente contro le infezioni urinarie ma efficace anche contro il bacillo dell’antrace.
Altre due lettere contaminate vennero nel frattempo spedite alla NBC News e al New York Post.

Il 21 e 22 ottobre morirono di antrace gli impiegati postali Thomas L. Morris (55 anni) e Joseph P. Curseen (47), che avevano maneggiato le lettere contaminate.
Il governatore Thomas Ridge, direttore della Sicurezza Nazionale, rivelò che le spore contenute nelle lettere inviate al New York Post e ai senatori democratici appartenevano al ceppo Ames (generalmente utilizzato nei laboratori di ricerca sulle armi batteriologiche) ma che quelle destinate ai senatori erano dieci volte più concentrate.
Il 31 ottobre morì l’infermiera di New York Kathy Nguyen e il 21 novembre l’ultima vittima, Ottilie Lundgren di Oxford nel Connecticut.

Il 24 ottobre fu approvato un finanziamento di 300 milioni di dollari per gli stati che avevano subito l’emergenza antrace e inoltre il segretario alla sanità Tommy Thompson annunciò, assieme al presidente e amministratore delegato della Bayer Corporation Helge Wehmeier, il raggiungimento di un accordo per l’acquisto da parte delle autorità federali di ingenti quantitativi di Cipro a basso prezzo.

Lo stesso giorno, al Senato, passò finalmente il Patriot Act, con il solo voto contrario del senatore Russell Feingold, il cui ufficio era di fianco a quello di Tom Daschle.
Il membro del Congresso Ron Paul dichiarò:“A quanto ho potuto capire il disegno di legge non era stato stampato prima del voto – o almeno io non ho potuto averne una copia. Utilizzano ogni tipo di gioco o sotterfugio, tenere la Camera aperta in sessione per tutta la notte, ed il disegno di legge era molto complicato. Forse una manciata di funzionari lo ha anche realmente letto ma sostanzialmente il testo della legge non è stato reso disponibile ai membri del Congresso prima del voto”. Più tardi si scoprì che soltanto due copie della legge furono rese disponibili nelle ore prima del suo passaggio alla Camera e gran parte dei rappresentanti ammisero di aver votato il Patriot Act senza averlo letto prima." (Insight, 9/11/01)

Inizialmente venne suggerito che sia al-Qaeda o l’Iraq fossero i mandanti delle lettere all’antrace. [Observer, 14/102001; BBC, 16/10/2001; London Times, 27/10/2001].
In realtà, ulteriori indagini condussero gli investigatori a concludere che “tutto faceva pensare ad una fonte interna. Nessun indizio risultava compatibile con un’operazione di terrorismo internazionale.” [Washington Post,27/10/2001; St. Petersburg Times, 10/11/2001]

Secondo quanto scrive Tempo Medico, “Le spore di antrace circolate per posta nell'ottobre 2001 appartenevano al ceppo Ames ed erano particolarmente letali perché venivano dal cuore della scienza militare americana: erano infatti state raffinate nel laboratorio di massima sicurezza di Fort Detrick (Maryland), tanto che il vicedirettore dell'FBI Van Harp scrisse una lettera ai quarantamila scienziati dell'American Society for Microbiology, affermando: "E' molto probabile che qualcuno di voi sappia chi è il colpevole". Su questo stesso punto insistette, sul New England Journal of Medicine, anche Louise Richardson dell'Università di Cambridge: "Con la costruzione di nuovi laboratori di massima sicurezza, in cui lavoreranno centinaia di persone appositamente addestrate, aumenta anche la possibilità che qualcuno di questi scienziati abbia dei contatti con una qualche organizzazione terroristica".

Nell’agosto 2002, l’FBI fece il nome di Steven Hatfill, un ricercatore di armi batteriologiche che aveva lavorato per il governo Americano, come persona sospetta nel caso “Amerithrax”. [Associated Press, 1/8/2002; London Times, 2/8/2002]
Nonostante le approfondite indagini non verrà mai formalmente incriminato.

Il 10 gennaio 2003 Judicial Watch, un ente privato conservatore che negli Stati Uniti controlla l'apparato giudiziario denunciò il fatto che l’amministrazione Bush, nonostante la legge sulla libertà di informazione FOIA, non aveva rilasciato i documenti da loro richiesti per un’ulteriore indagine sul caso antrace.
La denuncia si basava su notizie comparse sulla stampa fin dall’ottobre 2001 che parlavano della possibilità che il personale della Casa Bianca, incluso il vicepresidente Dick Cheney e il suo staff, la sera stessa dell’11 settembre, avesse cominciato ad assumere pastiglie di Cipro, che come ricordiamo, è efficace contro l’antrace.
La giornalista Sandra Sobieraj dell’Associated Press scriveva il 23 ottobre 2001 sul Washington Post: “Come ha dichiarato un testimone, la notte dell’11 settembre lo staff medico della Casa Bianca distribuì il Cipro al personale che accompagnava il vice presidente Dick Cheney in partenza per Camp David, dicendo loro che si trattava di “misure precauzionali”. A quel tempo nessuno poteva prevedere le dimensioni del piano terroristico”.

Judicial Watch voleva sapere se era vero che la Casa Bianca era stata protetta col farmaco, mentre senatori e deputati e i lavoratori delle poste, due dei quali erano morti, non lo erano stati o avevano ricevuto il trattamento solo dopo gli attacchi. E soprattutto, in quel caso, perchè la Casa Bianca era stata protetta ben prima che la crisi antrace scoppiasse quasi un mese dopo?
Judicial Watch non ha ricevuto risposte e nessuno risulta a tutt’oggi, a cinque anni di distanza, indagato per il caso Amerithrax.

domenica 1 ottobre 2006

Zitta, o chiamo Belfagor!

Un fantasma si aggira per l’inconscio di chi ha almeno 45 anni.
Non so quanto possa dire questo post agli under 40. Non dico che non abbiano mai sentito parlare di Belfagor ma l’aver vissuto la cosa è sicuramente diverso.
Se vi dicessi che ancora oggi, se devo percorrere un corridoio buio anche in casa mia lo faccio regolarmente di corsa senza guardarmi indietro? Colpa di Belfagor.
Da qualche parte devo avere ancora qualcuno dei disegni che facevo compulsivamente per esorcizzare lo spavento: Belfagor di qui, di là, di fianco alla casetta con l’alberello, Belfagor piccolo, Belfagor grande. Mio nonno me li comperava, 100 lire l’uno (che a pensarci oggi era una bella cifra!)

Ma chi era ‘sto Belfagor?
Il 15 giugno 1965 sul Secondo canale della televisione (allora c’era solo la RAI) andava in onda per la prima volta uno sceneggiato francese in sei puntate, “Belfagor o il fantasma del Louvre” ispirato a un romanzo scritto nel 1927 da Arthur Bernède e diretto da Claude Barma. Lo sceneggiato fu poi replicato varie volte, nel 1966, 1969, 1975 e 1988.

La Francia era molto popolare in televisione allora. Un anno prima avevano cominciato ad andare in onda "Le Inchieste del Commissario Maigret” con Gino Cervi e la collaborazione alla sceneggiatura del maestro Camilleri. Tutto rigorosamente in bianco e nero.

Belfagor fu una sferzata in faccia. Sugli allora pudibondi schermi democristiani approdarono tutti assieme: i Rosa Croce e le sette segrete, l’esoterismo, l’alchimia, l’antico Egitto, una donna adulta che ha una relazione con uno studentello, le droghe che rendono gli individui automi, i maestri del terrore e misteriose pietre radioattive, il tutto avvolto in una pericolosa nebbia sulfurea e diabolica (Belfagor è un famoso arcidiavolo).

Ricordo la trama per i troppo giovani. Un guardiano del Museo parigino del Louvre viene assassinato nottetempo durante il suo giro di ronda. Il commissario Menardier indaga e per conto suo anche uno studente curioso, Andrea Bellegarde, che si fa prendere dal mistero che circonda il caso. Già, perché si parla di un misterioso fantasma, visto da diversi guardiani, che si aggirerebbe nelle sale dedicate all’Antico Egitto.
Andrea, che ha conosciuto per caso Colette, la figlia del commissario, si fa rinchiudere nel Louvre assieme alla ragazza, che ha ereditato il fiuto da segugio dal padre, e una notte il fantasma compare finalmente. E’ alto, completamente ricoperto da un mantello nero e indossa una maschera di cuoio. Nel corso delle indagini Andrea conosce anche Luciana, un’affascinante signora dell’alta borghesia che ha una relazione con un misterioso individuo, un certo Williams. Da lì la trama si sviluppa e si fa intricatissima. Compaiono una vecchia signora che forse sa troppe cose, una setta esoterica e una sorella gemella di Luciana. Chi è il fantasma? Chi sta manipolando la sua volontà?

Elemento fondamentale del successo di Belfagor era la sceneggiatura di Jacques Armand che mescolava tutti gli elementi della storia misteriosa senza far uso di effetti speciali o trucchi. Lo spavento nasceva da cose in fondo stupide ma tremendamente efficaci. Cosa immaginare di più spaventoso che svegliarsi nella propria camera con Belfagor che si nasconde dietro una tenda? Un altro elemento di fascinazione è la Parigi di Belfagor, che è ancora quella dei cafés, dei cancan e delle edicole, un luogo denso di grandi misteri ma in fondo familiare.

In Belfagor domina la presenza magnetica di Juliette Greco, con la voce profonda, l'occhio egizio e l'allure di femme fatale. Assieme a lei il protagonista Yves Rénier, deciso a combattere il male ma manipolato e salvato da figure femminili di grande forza. Nei ruoli secondari René Dary, visto in "Non toccate il Grisbi", un commissario Menardier con gli accenti di un Gabin, mentre François Chaumette conferma la sua grandezza di attore teatrale. Una curiosità, nei panni eburnei di Belfagor si celava un mimo, Isaac Alvarez.

Per chi volesse farsi prendere dalla nostalgia consiglio il cofanetto in DVD del 40° anniversario che contiene anche, integralmente, la prima versione di Belfagor: un film muto del 1927 che venne sceneggiato direttamente dall’autore del romanzo originale, Arthur Bernède, e co-prodotto da un altro intenditore di misteri parigini: Gaston Leroux, il padre del "Fantasma dell’Opera".


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