Mamma papera è volata in cielo...
domenica 25 febbraio 2007
In silenzio...
Mamma papera è volata in cielo...
lunedì 19 febbraio 2007
Siamo a cavallo!
Grande sconcerto dei genitori inglesi di fronte alla notizia di Harry Potter (ovvero Daniel Radcliffe) nudo e senza nemmeno gli occhiali nella piéce teatrale scandalo “Equus” di Peter Shaffer, l’autore anche di ”Amadeus”.Sarebbe come se in Italia Cristina d’Avena avesse interpretato un film di Tinto Brass.
Maga Maghella Rowling pensa di far morire veramente il suo maghetto dalle uova d'oro, piuttosto che dover dare un titolo come questo al prossimo capitolo della saga.
In ogni caso 'sto ragazzo cresce troppo in fretta, ormai non sta più nelle mutande.
E a proposito di fave...
sabato 17 febbraio 2007
Etiopia 1937: i crimini italiani dimenticati, da Addis Abeba a Debra Libanos
Lunedì ricorrerà, molto probabilmente nel silenzio e nell'amnesia generali, il 70° anniversario di una delle pagine più nere della storia coloniale italiana e di uno degli episodi più vergognosi, il massacro di civili etiopi che seguì come rappresaglia all’attentato al Vicerè d'Etiopia Rodolfo Graziani, avvenuto il 19 febbraio 1937.Graziani, prima del suo incarico in Africa Orientale al fianco del Maresciallo Badoglio, aveva già condotto con ferocia la repressione contro i ribelli di Omar el-Mukhtar in Libia nel 1921, come narra anche un film americano del 1981 con Anthony Quinn e Oliver Reed, “Il leone del deserto”, censurato e mai distribuito nel nostro paese.
Durante la Seconda guerra italo-abissina, il generale si distinse per la spregiudicatezza con la quale irrorava di gas come l’iprite le popolazioni “ribelli”, con il pieno beneplacito di Mussolini, che in diversi telegrammi ai suoi generali autorizzava lui e Badoglio all’uso sistematico delle armi chimiche: “Dati sistemi nemico di cui a suo dispaccio n.630 autorizzo V.E. all'impiego anche su vasta scala di qualunque gas et dei lanciafiamme”.
Sull’utilizzo dei gas da parte dell’esercito italiano in Etiopia vi fu una lunga diatriba molti anni fa tra Indro Montanelli e lo storico Angelo Del Boca. Montanelli negava che questi crimini fossero stati compiuti. Quando poi Del Boca, uno dei massimi esperti di colonialismo italiano, produsse documenti inoppugnabili che dimostravano la realtà dei fatti, Montanelli ebbe la signorilità di ammettere il suo errore.
Il 19 febbraio 1937 Graziani, per festeggiare la nascita a Napoli dell’erede al trono Vittorio Emanuele, il nostro principe dei casinò, convocò nel suo palazzo di Addis Abeba un bel po’ di notabili locali e qualche centinaio di poveri, ciechi e storpi ai quali annuncia che farà l’elemosina di due talleri d’argento. Mentre è in corso la sfilata dei reietti, alle 12,20 degli etiopi che si erano mescolati tra la folla lanciano alcune granate all’indirizzo del palco delle autorità. Pur non essendo le deflagrazioni di enorme potenza, il bilancio delle vittime sarà di sette morti e circa cinquanta feriti tra i quali, in modo non grave, lo stesso Graziani.
La rappresaglia, condotta dal federale Cortese ed eseguita per massima parte da civili italiani, la cosiddetta gente comune, fu spietata e colpì alla cieca nei tre giorni che seguirono. Per primi coloro che si trovavano all’interno del cortile dove era avvenuto l’attentato, non ebbero scampo. L’inviato speciale del Corriere della Sera Ciro Poggiali così scrisse: "Tutti i civili che si trovano ad Addis Abeba hanno assunto il compito della vendetta, condotta fulmineamente coi sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada... Vedo un autista che, dopo aver abbattuto un vecchio negro con un colpo di mazza, gli trapassa la testa da parte a parte con una baionetta. Inutile dire che lo scempio si abbatte contro gente ignara e innocente".
Tra le testimonianze straniere della ferocia scatenata dagli italiani sulla popolazione locale quella dell’ambasciatore USA che per descrivere l’accaduto fece riferimento agli orrori del genocidio turco degli Armeni del 1917. Ma anche testimoni italiani si dissero sconvolti da quanto videro con i propri occhi.
Graziani, dal letto d’ospedale, ordina ai governatori delle altre regioni di agire con il massimo rigore. Si incendiano i tucul, le chiese copte, i raccolti, i terreni coltivati. Si uccide il bestiame e si inquinano i terreni con aggressivi chimici. Gli inglesi denunciano al proprio Parlamento l’uccisione di 700 etiopi che si erano in un primo tempo rifugiati nell’ambasciata del Regno Unito ad Addis Abeba. Vengono uccise migliaia di persone.
Il bilancio di tre giorni di massacro è stimabile, secondo le fonti più attendibili inglesi, francesi e americane, in circa 6.000 vittime, anche se fonti etiopi arrivano a contarne 30.000.
Graziani ordina quindi la fucilazione di esponenti della intelligencija etiopica e perfino di decine di indovini e cantastorie, colpevoli solo di aver predetto il crollo del regime coloniale.
Le esecuzioni sommarie di presunti colpevoli e fiancheggiatori degli attentatori proseguiranno nelle settimane e nei mesi successivi, fino al massacro di Debra Libanos.
Questa città conventuale era uno dei luoghi più sacri al cristianesimo copto.
Convinto che nel monastero avessero trovato rifugio i responsabili dell’attentato, nel mese di maggio Graziani ordina al generale Maletti di spazzar via ”tutti i monaci compreso il vicepriore". A queste prime vittime passate sommariamente per le armi con le mitragliatrici pesanti sull'orlo della stretta gola di Zega Waden, si aggiungeranno poco dopo anche i diaconi, poco più che ragazzini. Il bilancio di questa carneficina, compiuta su religiosi cristiani con l’aiuto dei 1.500 armati musulmani della banda di Mohamed Sultan, secondo studi e scavi recenti va da un minimo di 1.600 ad un massimo di 2.200 vittime. Martiri dimenticati dal calendario.
Durante l’estate scoppiano altre rivolte e continua la repressione, che culmina con l’esecuzione di Hailù Chebbedè, considerato il capo dei ribelli, la cui testa mozzata portata come trofeo in giro per l'Etiopia (si dice in una scatola di latta per biscotti) fu issata su un palo e mostrata nelle piazze dei mercati.
Altri massacri ed episodi efferati vedranno gli italiani protagonisti negli anni successivi, come nel 1939 a Debra Brehan, dove più di mille tra uomini, donne, vecchi e bambini saranno gasati con l’iprite nelle grotte dove si erano rifugiati.
Il dominio coloniale italiano in Etiopia finirà solo con la sconfitta del 1941 ad opera dei britannici e con il ritorno sul trono dell’imperatore Hailè Selassiè.
Arresosi alle truppe anglo-americane nel 1945, Graziani fu processato nel 1948 e condannato a 19 anni di carcere, 17 dei quali gli furono condonati. Nel 1953 divenne presidente onorario del MSI ma in contrasto con alcuni camerati preferì ritirarsi a vita privata. Morì nel 1955 nella sua casa di Roma.
Immagine tratta da "Fascist Legacy" di Ken Kirby, produzione BBC.
venerdì 16 febbraio 2007
Un grande centro con la democrazia intorno
Anche se questo blog si intitola “l’orizzonte degli eventi” non sto per parlare di fisica delle alte sfere e di buchi neri teorici ma di politica. Come dire dalle stelle alle stalle ed eventualmente ai prodotti evacuativi delle vacche che vi si trovano in abbondanza.
In questi giorni non posso fare a meno di immaginare la politica italiana, e forse quella mondiale, come un grande buco nero, con un centro che tutto attrae, uniforma, omologa e alla fine inghiotte. Un grande buco con l’ingoio e con la democrazia intorno, che rischia di cascarci dentro per sparire per sempre. Sono troppo pessimista? Vediamo. Il materiale di studio non manca.
Cominciamo con qualche spunto di attualità. Sabato vi sarà una manifestazione contro l’ampliamento della base militare americana a Vicenza che, nonostante gli orafi, non è affatto approvato da tutta la popolazione locale come vogliono farci credere.
In qualunque altro paese, dove le manifestazioni sono ancora considerate espressione di democrazia, vi sarebbe una normale vigilanza delle istituzioni contro eventuali episodi di violenza ma niente di più. Da noi, i giornali e le varie grancasse del pensiero unico stanno creando da giorni un clima da scontro, da allarme rosso, da “precrimine”. Sembrano già sapere che accadrà qualcosa di grave. Siamo quasi alla criminalizzazione preventiva di chi parteciperà al corteo tanto che ormai, dopo tutte le defezioni annunciate, rischiano di andarci solo Diliberto e sua zia.
L’ineffabile Rutelli, che sta studiando da Scajola con un corso accelerato su cassette, ammonisce i manifestanti che se non faranno i buoni “je mena”. Più di Genova sarà difficile, ma mai sottovalutare Cicciobello con la faccia feroce. In altri paesi qualcuno penserebbe che forse qualcuno del governo sta soffiando inutilmente sul fuoco, ma da noi non si stupisce nessuno.
Prodi, dal canto suo, rimanendo serio, ha affermato che “ il governo non manifesta contro se stesso” ovvero non si manifesta contro il governo. Oh bella, se il governo che ho votato fa una cazzata non posso dire che sono contraria?
La lezione che sto imparando da questa vicenda è comunque questa: nonostante gli americani ci abbiano appena detto sul muso che sul caso Calipari possiamo attaccarci allegramente al tram, noi non dobbiamo e non possiamo protestare contro di loro. Loro sono in guerra contro i loro mulini a vento e non accettano critiche, con il governo Prodi che fa “si, si” con la testa e gli allarga le basi.
Seconda notizia. Un’indagine della Procura di Milano avrebbe sgominato le Nuove BR che si apprestavano a colpire nuovamente vari obiettivi. La realtà romanzesca vuole che colei che ha “salvato” Berlusconi da un presunto attentato in Via Rovani (dove già scoppiò la bomba affettuosa attribuita da Dell’Utri a Mangano lo stalliere), sia stata Ilda la Rossa, la giudice Boccassini. Chissà quando avranno dovuto dirlo a Silvio, come l’avrà presa male. Gli saranno crollate le certezze.
Mentre ci rallegriamo e magari attendiamo anche di conoscere già che ci siamo tutta la verità sulle “vecchie” BR, sulla figura di Mario Moretti e i misteri del caso Moro, non posso fare a meno di notare come le notizie sulle BR stiano servendo a qualcuno per gettare fango, per non dire merda, a palettate sull’intera sinistra.
Per salvarsi dall’accusa di comunismo corrono tutti verso il grande centro col risucchio, dove già si trovano tanti riformisti-riformaroli che a tutto abboccano e dove tutto si confonde, al punto che l’incipit del manifesto del neo partito democratico, con il suo “Noi, i democratici, amiamo l'Italia"... è un clamoroso plagio de “L’Italia è il paese che amo…” dal famoso discorso di Berlusconi con la calza sulla telecamera.
Quasi una premonizione all’italiana della definizione di Gore Vidal degli Stati Uniti: “un paese con due partiti, uno di destra e l’altro di estrema destra.”
In questi giorni non posso fare a meno di immaginare la politica italiana, e forse quella mondiale, come un grande buco nero, con un centro che tutto attrae, uniforma, omologa e alla fine inghiotte. Un grande buco con l’ingoio e con la democrazia intorno, che rischia di cascarci dentro per sparire per sempre. Sono troppo pessimista? Vediamo. Il materiale di studio non manca.
Cominciamo con qualche spunto di attualità. Sabato vi sarà una manifestazione contro l’ampliamento della base militare americana a Vicenza che, nonostante gli orafi, non è affatto approvato da tutta la popolazione locale come vogliono farci credere.
In qualunque altro paese, dove le manifestazioni sono ancora considerate espressione di democrazia, vi sarebbe una normale vigilanza delle istituzioni contro eventuali episodi di violenza ma niente di più. Da noi, i giornali e le varie grancasse del pensiero unico stanno creando da giorni un clima da scontro, da allarme rosso, da “precrimine”. Sembrano già sapere che accadrà qualcosa di grave. Siamo quasi alla criminalizzazione preventiva di chi parteciperà al corteo tanto che ormai, dopo tutte le defezioni annunciate, rischiano di andarci solo Diliberto e sua zia.
L’ineffabile Rutelli, che sta studiando da Scajola con un corso accelerato su cassette, ammonisce i manifestanti che se non faranno i buoni “je mena”. Più di Genova sarà difficile, ma mai sottovalutare Cicciobello con la faccia feroce. In altri paesi qualcuno penserebbe che forse qualcuno del governo sta soffiando inutilmente sul fuoco, ma da noi non si stupisce nessuno.
Prodi, dal canto suo, rimanendo serio, ha affermato che “ il governo non manifesta contro se stesso” ovvero non si manifesta contro il governo. Oh bella, se il governo che ho votato fa una cazzata non posso dire che sono contraria?
La lezione che sto imparando da questa vicenda è comunque questa: nonostante gli americani ci abbiano appena detto sul muso che sul caso Calipari possiamo attaccarci allegramente al tram, noi non dobbiamo e non possiamo protestare contro di loro. Loro sono in guerra contro i loro mulini a vento e non accettano critiche, con il governo Prodi che fa “si, si” con la testa e gli allarga le basi.
Seconda notizia. Un’indagine della Procura di Milano avrebbe sgominato le Nuove BR che si apprestavano a colpire nuovamente vari obiettivi. La realtà romanzesca vuole che colei che ha “salvato” Berlusconi da un presunto attentato in Via Rovani (dove già scoppiò la bomba affettuosa attribuita da Dell’Utri a Mangano lo stalliere), sia stata Ilda la Rossa, la giudice Boccassini. Chissà quando avranno dovuto dirlo a Silvio, come l’avrà presa male. Gli saranno crollate le certezze.
Mentre ci rallegriamo e magari attendiamo anche di conoscere già che ci siamo tutta la verità sulle “vecchie” BR, sulla figura di Mario Moretti e i misteri del caso Moro, non posso fare a meno di notare come le notizie sulle BR stiano servendo a qualcuno per gettare fango, per non dire merda, a palettate sull’intera sinistra.
Per salvarsi dall’accusa di comunismo corrono tutti verso il grande centro col risucchio, dove già si trovano tanti riformisti-riformaroli che a tutto abboccano e dove tutto si confonde, al punto che l’incipit del manifesto del neo partito democratico, con il suo “Noi, i democratici, amiamo l'Italia"... è un clamoroso plagio de “L’Italia è il paese che amo…” dal famoso discorso di Berlusconi con la calza sulla telecamera.
Quasi una premonizione all’italiana della definizione di Gore Vidal degli Stati Uniti: “un paese con due partiti, uno di destra e l’altro di estrema destra.”
martedì 13 febbraio 2007
Cronache dal Rione Sanità
Ho ricevuto nei giorni scorsi questa email, che propongo alla vostra riflessione. Credo che la vignetta del “Dr. Mouse” di Bhikkhu sia perfetta per illustrare l’argomento. Qui trovate le altre. Ciao Lameduck,
chi ti scrive è un neo-laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Bologna che ha trovato per caso il tuo blog in rete. Ti scrivo per farti riflettere su un problema che, nel nostro Paese, ha radici molto profonde ed estremamente difficili da eradicare.
Pensa che tutti parlano male dei medici, alcuni straparlano senza conoscere neanche gli argomenti dal punto di vista scientifico, eppure nessuno parla di quel sistema ben oliato che mette in circolazione medici incompetenti.
Sono il primo laureato della mia famiglia, i miei genitori hanno sostenuto fatiche non trascurabili per permettermi di studiare, e molto probabilmente passerà ancora molto tempo prima che possa ricambiare tutto l'affetto che mi hanno dato.
E questo perché sono circondato dai cosiddetti "figli di papà", gente che ha avuto una bella spintarella per raggiungere il 110 e che non dovrà fare nessuna fatica per centrare una specialità.
E il problema non sta tanto nei direttori di scuola o primari, sta anche in quei burocrati che cercano di regolamentare il nostro ingresso nel mondo del lavoro: pensa che, come molte categorie lavorative credo, prima di essere abilitati dobbiamo sostenere un esame di Stato, che per i medici consiste in una parte pratica (tirocinio) di 3 mesi presso specialisti (medicina interna, chirurgia generale, medico di base) ed in una parte scritta.
Questo esame dovrebbe selezionare quei medici che possono lavorare. Cioè quelli davvero preparati. Dovrebbe essere una specie di setaccio dove i "raccomandati" dovrebbero fermarsi...e invece cosa succede? Succede che ci sono molti medici accondiscendenti che non valutano per niente i loro tirocinanti, e si limitano a mettere il massimo dei voti alla fine del mese, senza sapere qual è il bagaglio di quel laureato. Oppure succede che 3 mesi prima della prova scritta (che consiste in 180 quiz a risposta multipla) il Ministero dell'Università renda pubblico l'archivio delle domande da cui verranno estratte quelle del compito, per permettere al laureato più "brocco" di impararsele a memoria e superare l'esame agevolmente.
Insomma, non ci lamentiamo se negli ospedali ci sono medici che non sanno fare una diagnosi, mentre i più meritevoli sono costretti a fuggire all'estero: siamo noi italiani che contribuiamo a questa situazione.
Ti auguro una buona giornata.
Emiliano
In effetti ne ho conosciuti di figli di medici affermati, per niente portati per la medicina, senza alcun fiuto per la diagnosi, senza lo spirito di sacrificio necessario per affrontare il mestiere di medico iscriversi all’Università perché è tradizione di famiglia e poi ereditare gli studi paterni tirando a campare e rilucendo di luce riflessa, facendo diagnosi che nulla hanno da invidiare al nostro dottor topo.
Non sarà così per tutti ma nella mia vita i migliori medici e ricercatori che ho conosciuto erano venuti tutti su dal niente, amando la professione per pura passione e impegnandosi con dedizione per i malati.
Forse in questo campo un po’ di sana meritocrazia non guasterebbe, come auspica Emiliano. Almeno per non ridursi come Dr. Mouse…
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