sabato 7 ottobre 2006

Fozza, Diaio



Cosa c’entrano i bambini di “fozza itaia” con Diario e il debunking? Andiamo per ordine.
Non so quanti di voi se lo ricorderanno ma nel 1993 comparvero sui muri e sulle fiancate degli autobus nelle grandi città italiane questi manifesti con dei marmocchi che smorfieggiavano in vari modi ed erano corredati dalla scritta “fozza, itaia.”
Allora ci si chiese che tipo di prodotto stessero pubblicizzando ma la nostra curiosità rimase inappagata.

Apro una breve parentesi. Esiste un tipo di campagna pubblicitaria, chiamata teaser che crea l’aspettativa nei confronti di un nuovo prodotto. Si realizza un manifesto o uno spot televisivo dove il prodotto non viene presentato lui pirsonalmente di pirsona ma in qualche modo si stimola la curiosità dello spettatore verso qualcosa che sta per arrivare. Dopo un certo tempo si presenta la versione finale dello spot o del manifesto con il prodotto bene in vista. In teoria a quel punto, orde di consumatori bramosi di possedere il prodotto dovrebbero precipitarsi ad affollare i negozi che lo vendono. Per fare un esempio, la Playstation 2, che veniva presentata con un inquietante spot dove campeggiava solo la scritta P2 fu oggetto di una campagna teaser, se vi ricordate.

Torniamo ai nostri impuberi dall’eloquio ancora incerto e al 1993. Non si seppe mai quindi che tipo di prodotto dovessero promuovere anche se, per la solita mania del cervello umano di fare libere associazioni, quando nel 1994 nacque un nuovo partito politico chiamato, per combinazione, “Forza Italia” molti si ricordarono dei manifesti e dissero “Ah, ecco cos’era!”
E poteva anche esserci un legame, visto che del lancio del nuovo partito si occupava Pubblitalia, un’agenzia pubblicitaria che poteva benissimo aver utilizzato il tipo di campagna teaser che ho poco fa descritto.

Del resto cosa ci sarebbe stato di male, a parte l’uso un po’ disinvolto di poveri innocenti per scopi politici?
Ma anche questo non era una novità, dato che la Democrazia Cristiana, per le amministrative del 1952 aveva utilizzato una immagine molto simile. Un bimbo ignudo che però pronuncia molto meglio dei suoi tartaglianti discendenti un bel “Forza Italia!”.
Fatto sta che la questione dei manifesti ignoti del '93 cadde nel dimenticatoio e nessuno più ne parlò.

Tempo fa, mettendo ordine tra vecchi appunti universitari ho ritrovato quelli di una lezione di Sociologia della Comunicazione dedicata a “fozza itaia”. Sono andata a cercare se nel frattempo in rete fosse emerso del nuovo materiale a riguardo ed ecco che trovo un articolo di “Diario” del 27 agosto 2004 dove si dice che in realtà non c’è nessun mistero attorno a quella famosa campagna che ha dato adito non si sa perchè ad una vera e propria leggenda metropolitana. Non c’è nessun legame con Berlusconi.
In pratica si accusa chi ha fatto quella famosa e banale associazione mentale tra “fozza itaia” e “forza italia” di essere paranoico.

A riprova, viene intervistato un copywriter dell’Agenzia pubblicitaria Testa che rivela che gli imprenditori delle affissioni avevano loro commissionato una campagna per incoraggiare l’utilizzo del manifesto in pubblicità. Praticamente era una sorta di “poster promuovi te stesso”.
Quando uscirono qualche mese dopo i manifesti di Forza Italia pensai, dice il copywriter, che io e i pubblicitari di Berlusconi avevamo fatto per coincidenza lo stesso ragionamento. Excusatio non petita.
L’articolo termina con una sonora bacchettata preventiva ai paranoici, con l'affermazione che nonostante queste rivelazioni di Diario ci sarà purtroppo gente che continuerà a vedere l’ombra di Berlusconi dietro ai bimbi balbettanti.

Mi meraviglia quest’opera di debunking, ovvero di smontaggio sistematico di teorie non gradite con tanto di “opinione dell’esperto” portata come prova, perché mi sfugge la necessità dell’operazione.
Intanto ben pochi si ricordano di “fozza itaia” e poi è così grave pensare che Berlusconi, tra i tanti manifesti che ha pagato nella sua vita abbia pagato anche quelli degli impuberi e che i suoi pubblicitari potrebbero essersi ispirati al manifesto democristiano degli anni ’50?

Lo so, oggi in tempi di razionalismo sfrenato non è più tanto di moda ipotizzarlo, ma se si fosse trattato di premonizione da parte del copywriter dell’Agenzia Testa?
Un pubblicitario crea una campagna per le imprese di affissioni prevedendo mesi prima la nascita di un nuovo partito politico. Pensa, ne aveva indovinato persino il nome, seppure storpiandolo. Come quello scrittore che nel 1898 aveva scritto un libro su un transatlantico chiamato Titan che affondava durante il viaggio inaugurale centrando in pieno un iceberg.

In realtà il debunking è il nuovo corso di Diario. Infatti ora sappiamo che, cassetta degli attrezzi in spalla e “Popular Mechanics” in tasca, il direttore si dedica anima e corpo allo smontaggio delle teorie malsane sull’11 settembre. E lì si che gli toccherà fare gli straordinari. Deaglio fravaglio, fattura cà nun quaglia, corne e bicorne, cap'alice e capa d'aglio.


3 commenti:

  1. Questa cosa mi fa veramente imbestialire.. non riesco a capire perchè Diario si comporti così... quinta colonna? Eppure ha fatto pezzi vigorosi e campagne forti contro quello che è incarnato da Berlusconi e co.
    Certo è che la mail di campagna abbonamenti che mi è arrivata oggi è finita miserrimamente nel cestino!
    pfui.. popular mechanics!

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  2. @ beppone
    la cosa strana è che ora sposa il cospirazionismo dei "brogli di aprile" dopo aver sbeffeggiato quello sull'11 settembre. Fosse 'nu poco schizofrenico? ;-)
    A proposito di cospirazioni... domani sono 43 anni dall'assassinio di JFK.

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  3. Lame.. mail per te... ;)

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