giovedì 24 agosto 2006

Da morire dal ridere

Uno normalmente penserebbe che lavorando nel settore funerario si debba essere persone tristi, vestite di scuro, sempre sull’orlo della depressione, con le pastiglie del Prozac al posto dei Tic-Tac.Niente di più falso. Credete a me che, pur solo per otto mesi, ci ho lavorato.

Avevano bisogno di qualcuno che sapesse usare i computer per gestire tutto il settore della grafica. Traduzione: facevo al computer le “mortine” (o ricordini), i manifesti, l’impostazione per le scritte sulle lapidi e intanto tenevo aperto il negozio sul viale del cimitero dove si ordinavano le lapidi, e si comperavano i vasetti per i fiori e le cere per lucidare il marmo.
Ehi, ragazzi, cosa fate con le mani nei pantaloni? E’ un mestiere come un altro. Non vi piacciono i film horror, “Quella casa accanto al cimitero?”, “Zombi 1,2,3 e 4?”
Dicevo all’inizio che si rideva. E come fai a non ridere con quello che può capitarti? Giuro che sono tutti fatti veri visti con i miei occhi:
La signora che entra in negozio e chiede se facciamo le fotoceramiche. Io rispondo “si, ha la fotografia con sé”? E lei, “certo” e tira fuori la foto del cane. Una lacrimuccia a lato dell’occhio destro, “Questo è Boby, mi è morto da poco e con mio marito vorremmo fargli la tomba in giardino”. La signora rinunciò all'idea e cominciò ad elaborare il lutto quando venne a sapere il prezzo della fotoceramica: 120.000 (si andava ancora in lire).
Ancora cani. Una mattina mi chiamano nel laboratorio delle lapidi per una impostazione urgente. Vedo la mia collega sorridere, e capisco il perché quando leggo il nome della bestia da incidere sul marmo: “STRESS”.
Le foto per i manifesti metterebbero alla prova anche i maggiori esperti di Photoshop. Ho dovuto sudare sette camicie in molte occasioni: con quello che mi porse la foto della madre e mi chiese se per favore potevo “toglierle i baffi”, con quell’altra vedova che mi portò la foto del matrimonio da dove dovetti cancellare, nell’ordine: lei (che era abbarbicata al marito come una piovra, con braccia dappertutto), gli invitati e lo sfondo che andava sostituito con il giardino di casa. Un’altra volta alla foto (a colori) del defunto doveva essere aggiunto un cane, del quale c’era però solo la foto in bianco e nero.
Con le lapidi le richieste strane non mancavano. Una tipa voleva, al posto del solito Cristo o mazzo di rose, un gabbiano, perché il morto amava tanto il mare. Ok, cerca pure qualche immagine bella di gabbiano con il suo piumaggio bianco e nero, il becco tornito ecc. ma non era mai soddisfatta: “più stilizzato, più semplice!..” Alla fine, sul punto di strangolarla le chiesi di disegnare lei ciò che voleva e lei mi fa uno sgorbio, una specie di logo della Nike. Ma vaffan…
Come si fa a non ridere quando, nel tirare su la cassa al funerale, ad uno dei portantini si strappano i calzoni dalla cintura fino al cavallo? O quando sei a tarda sera ancora in laboratorio per finire un lavoro e arriva una scossa di terremoto del 4° Richter che fa tremare tutte le lapidi, con tintinnio di portafiori e croci? Non è meglio di Dario Argento?
Sono ancora in rapporti di quasi amicizia con uno dei titolari della ditta, ogni tanto passo di lì e ci facciamo due risate. A proposito, le bare come nell’immagine le ha veramente nell’esposizione di cofani del retrobottega. Pare che vadano molto. ;-)
P.S. Se ancora non credete che i beccamorti abbiano il senso dell'umorismo andatevi a guardare questo calendario, altro che Max!

2 commenti:

  1. Perfettamente d'accordo con te! Molti ignorano questo settore che vuole emergere, rinnovarsi e svecchiarsi dall'alone di superstizione! Io gestisco un blog per la ditta Imbrenda di Avigliano (PZ), dove raccogliamo le storie dei cari estinti per raccontarle ai giovani, e non solo, per conservarne la memoria e tramandare al tempo stesso, la storia comune del paese: personaggi, vicende e mestieri che tutti in un piccolo centro conoscono, ma che nessuno rivaluta. Ti invito a visitarlo: http://imbrenda.splinder.com. Ciao!

    Angela

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  2. L'ho visitato, è molto bello e interessante. Mah, cosa vuoi, ancora c'è chi rabbrividisce di fronte al settore dove lavoro, ma io lo trovo estremamente ricco di umanità, sia nel senso buono che in quello cattivo. Ciao!

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