sabato 12 febbraio 2011

Nato il 17 marzo

Il logo suggerisce che dal 2011 in poi dobbiamo andare "avanti veloce"?

Com'è difficile, essendo italiani, parlare di patria. Non si sa da che parte cominciare. Le idee si accavallano e si parlano sopra, in un gran casino. Oppure non ci sono proprio idee, il vuoto assoluto.
Sembra di essere all'esame di maturità di fronte ad un tema che il nostro cervello non si aspettava e che non si decide ad elaborare. E' una parte del testo che avevi saltato a pié pari perché figurati se esce proprio quello.

Eppure per gli altri popoli è così facile descrivere il concetto di patria. Prendi gli americani o i francesi, perfino quelli che consideriamo con sussiego come troppo meridionali: egiziani, tunisini, algerini. Ti riempirebbero dieci fogli protocollo sull'argomento e alla fine non riusciresti nemmeno a leggere tutte le parole perché i fogli sarebbero macchiati dalle lacrime di commozione che provoca loro il concetto.

Dunque, facciamo uno sforzo, possiamo farcela anche noi. L'Italia sta per compiere 150 anni come nazione, bisogna parlarne, anche se nessuno sembra voler festeggiare la ricorrenza, a cominciare dalla nostra classe dirigente. Su questo ritorneremo più avanti.
La patria, vediamo. "Fratelli (coltelli) d'Italia" è il nostro inno, il tricolore la nostra bandiera. Nostri? Nostri di chi? Di noi italiani. E chi sono gli italiani?

Forse ci manca il file di sistema del patriottismo perché siamo un popolo troppo giovane? Può essere. Centocinquant'anni di unità nazionale non sono poi tanti. 
Se non siamo patriottici è perché non siamo tutti uguali, non siamo un popolo omogeneo, ci si giustifica. Vi sono differenze tra Nord e Sud, tra Bergamo di sopra e di sotto, tra la Contrada dell'Oca e quella della Tartuca. Fai dieci chilometri e il tuo stesso dialetto diventa incomprensibile. 
Non è così. E' solo un'illusione, quella di essere diversi. Siamo un popolo di bastardi, geneticamente e culturalmente. Ma proprio perché siamo tutti bastardi, siamo tutti uguali. Compris?
Infatti, se vai all'estero ti riconoscono subito. Hai voglia di specificare che sei genovese, marchigiano, viterbese. Per loro sei ITALIANO, ovvero quella sfilza di stereotipi che ti marchiano a fuoco e che si possono riassumere nell'orrenda triade: mafia, spaghetti e mandolino. Curiosamente, proprio tra gli italiani all'estero, costretti ad unificarsi sotto un unico cliché, è forte il patriottismo. Qui in Italia invece, emergono le differenze e i distinguo, ognuno di noi fa provincia per conto suo.

E' per questo che, se li intendiamo come popolo con un'identità nazionale, gli italiani sembrano materializzarsi  solo in occasione dei Mondiali di Calcio (solo però se li vinciamo). 
La patria, allora, è andare a fare i caroselli per le strade con il bandierone? Beh, non direi. Ci vogliono situazioni più serie per misurare il grado di patriottismo di un popolo. Per esempio la guerra, quando devi morire per la patria combattendo o per difenderla da un invasore.
Ecco il primo problema. Noi consideriamo la guerra un'opportunità di carriera e di solito, cominciandola da uno schieramento, non sai mai dalla parte di chi la finiremo. La sovranità nazionale, del resto, non ci interessa più di tanto. Sono più di sessant'anni che viviamo benissimo senza e ormai forse non sapremo più che farcene. Ci siamo abituati a camminare su una gamba sola.

La politica, dal canto suo, ha fatto di tutto per distruggere, in questi 150 anni, il concetto di patria. Il fascismo era riuscito ad imporcene, a calci in culo, una versione dispotica e tragicomicamente sborona che non poteva che finire i suoi giorni nella polvere e nella vergogna.
Con la Resistenza abbiamo combattuto per la libertà dalla dittatura di una nazione intera, dell'Italia, non solo della Repubblica del Nord o del Sud ma  la sinistra, finita l'emergenza della guerra civile, ha preso a deridere il concetto di patria, preferendo ad esso l'internazionalismo socialista e lasciando in eredità il sentimento nazionale ai residuati di fascismo, commettendo  un gravissimo errore.
Il regime socialdemocristiano del lungo dopoguerra, bisogna riconoscerglielo, non si sarebbe mai sognato di mettere in discussione l'unità del paese ma non ha fatto nulla per sviluppare un vero sentimento nazionale positivo e democratico, lasciando che emergessero e prendessero piede le leggende della Padania, del Dio Po', della secessione del Nord e dell'indipendentismo del Sud.
La classe dirigente attuale sta completando la demolizione controllata del senso di unità nazionale comunemente detto, ovunque nel mondo, amor di patria.

Da una parte c'è l'internazionalismo imprenditoriale per il quale Italia o Serbia purché se magna, inteso come va' dove ti porta il profitto. Per loro l'Italia vale solo se è come la serva, cioè se serve. Altrimenti se ne vanno, delocalizzano, fottendosene dei destini dei lavoratori italiani. Patriottismo degli industriali italiani? Non pervenuto.
Ecco quindi la Marcegaglia strepitare perché il 17 marzo, giorno in cui si festeggiano i 150 anni dall'unificazione di regnucoli e granducati in Regno d'Italia, visto che c'è la crisi "ohm!", non bisogna astenersi dal lavoro. Capirai, come se un giorno facesse vendere più tubi a lei e più Punto a Marchionne.
Marchionne che non si sognerebbe di certo di costringere i lavoratori americani a lavorare il 4 luglio perché prenderebbe delle sonore cinghiate da Obama in giù , fino all'ultimo discendente di Toro Seduto.
.
Anche Montezemolo dice che bisognerebbe lavorare ma propone di eliminare la Befana, ormai già trascorsa, al posto della festa del 17 marzo che, comunque e se non sbaglio, sarebbe celebrata solo quest'anno. Beh, lui ci ha provato.
In realtà agli imprenditori viene il bruciaculo al pensiero di dover retribuire la giornata festiva ai lavoratori. Tutto qui.

In ambito governativo ci sono ovviamente i leghisti, strutturalmente contrari a festeggiare una ricorrenza italiana e non padana come la sagra della polenta taragna, a loro sicuramente più cara. Fedeli al diktat del "va' a laura'", vogliono che il 17 marzo si lavori comunque.
Anche la Gelmini difende l'apertura coatta delle scuole nel giorno di festa. Chissà come saranno contenti i ragazzi.
Sempre dalle parti degli italiani per forza, ecco le minoranze come i sudtirolesi  rifiutarsi di partecipare alle celebrazioni ufficiali dei 150 anni.
Notoriamente considerati da Vienna come i terroni dell'Austria, e nonostante ricevano come provincia autonoma dallo Stato Italiano benefici fiscali che il resto d'Italia si sogna, compreso il ritorno a livello locale del 90% delle tasse pagate, si sono preoccupati recentemente di salvare il governo Berlusconi con il loro voto, vendendosi l'orifizio come tutti gli altri. Sarebbe gradito un loro silenzio sulle questioni italiane per i prossimi, diciamo, mille anni.
A questo antipatriottismo legaiolo e kartoffeln, più qualche smania irredentista sicula e in attesa del risveglio dell'orgoglio etrusco e di quello villanoviano, si oppongono ovviamente i fascisti-su-marte alla La Russa e anche la ministrina Meloni, povera cocca, ma sono voci troppo flebili per poter essere ascoltate.
L'opposizione, del resto, impegnata com'è a trovare dieci milioni di firme per mandare via Berlusconi, non si è ancora pronunciata. A proposito, frega a qualcuno di ciò che eventualmente potrebbe dire Veltroni a riguardo?

Nemmeno Berlusconi, che pure è giustificato dagli enormi problemi che deve affrontare in questi giorni, ha ancora proferito parola sulla ricorrenza del 17 marzo. Penso che possiamo comunque intuire il suo pensiero. Il 17 marzo non  bisogna astenersi dal trombare.

52 commenti:

  1. Non c'è una sola tua frase che non lasci il segno e non racconti con sconcertante evidenza quelle ovvietà che nessuno vuole più sentirsi ricordare.

    L'italia c'è, sono gli italiani che non ci sono.

    Bellissimo post! Se fossi un hacker lo sostituirei alla homepage del sito del governo.

    RispondiElimina
  2. Adetrax23:14

    Ti riempirebbero dieci fogli protocollo sull'argomento e alla fine non riusciresti nemmeno a leggere tutte le parole perché i fogli sarebbero macchiati dalle lacrime di commozione che provoca loro il concetto.

    No, per favore De Amicis no :-)

    La sopracitata frase non sfigurerebbe nel libro Cuore e proprio per questo, per quanti sforzi faccia, non riesco a considerarla verosimile.

    Non è così. E' solo un'illusione, quella di essere diversi.

    Non è un'illusione, il contrario è solo un desiderio poco pio.

    Siamo un popolo di bastardi, geneticamente e culturalmente. Ma proprio perché siamo tutti bastardi, siamo tutti uguali.

    E con questo spalanchiamo pure le porte all'NWO come hanno fatto gli U.S.A. (che con l'ignoranza delle masse mescolate e disinteressate hanno intrapreso una strada senza ritorno).

    Insomma, il relativo sillogismo non mi convince per niente, quindi riformulo un concetto più accettabile: abbiamo tutti gli stessi diritti e doveri (a parità di ruolo, ecc.) e per fortuna non siamo tutti uguali altrimenti tutti i 55 milioni di italiani dovrebbero dichiarare di essere felici di assumere la posizione a 90 gradi.

    Infatti, se vai all'estero ti riconoscono subito.

    Ci credo, hai il passaporto e/o la carta d'identità italiana e parli italiano ergo sei italiano ... è un collegamento che richiede si e no un paio di neuroni.

    Hai voglia di specificare che sei genovese, marchigiano, viterbese. Per loro sei ITALIANO, ovvero quella sfilza di stereotipi che ti marchiano a fuoco e che si possono riassumere nell'orrenda triade: mafia, spaghetti e mandolino.

    Il che dimostra: 1) quanto molti emigrati si siano fatti riconoscere; 2) quanto siano ridicole certe generalizzazioni, anche se ... le percentuali di gentaglia, marmaglia, plebaglia contano, eccome se contano.

    Italia = espressione geografica

    è un'equazione che mi è sempre piaciuta molto perchè bisognerebbe partire dall'accettazione di questa realtà per arrivare a qualcosa di diverso e naturalmente questo percorso quasi nessuno lo vuole fare sul serio.

    Sempre dalle parti degli italiani per forza, ecco le minoranze come i sudtirolesi rifiutarsi di partecipare alle celebrazioni ufficiali dei 150 anni.

    E' un loro diritto: sono stati conquistati con la forza 93 anni fa (quindi non 150) e come se non bastasse gli hanno spedito su un numero spropositato di funzionari di latitudini troppo basse per i loro gusti e con questo dico che anche altri potrebbero fare altrettanto per fenomeni simili.

    ... si sono preoccupati recentemente di salvare il governo Berlusconi con il loro voto ...

    Evidentemente in questo sono stati italianizzati a dovere, dopo tutti gli esempi ricevuti nel passato con mosse, contromosse e strizzatine d'occhio non capisco perchè ci si dovrebbe scandalizzare di quanto hanno imparato a forza stando vicini a certi fulgidi esempi.

    Ecco quindi la Marcegaglia strepitare ...

    La stessa Marcegaglia che dice che da 9 mesi l'Italia è ferma e che probabilmente allude agli appalti dei suoi inceneritori ?

    Nemmeno Berlusconi, che pure è giustificato dagli enormi problemi che deve affrontare in questi giorni, non ha ancora proferito parola sulla ricorrenza del 17 marzo.

    Il 17 porta sfiga

    ... ergo ...

    il 17 marzo non bisogna astenersi dal trombare.

    Giusto, 24 ore non stop, così si entra nel Guinness dei primati.

    RispondiElimina
  3. Nego l'ultima affermazione. Berlusconi è favorevole alla festa del 17 marzo: tribunali chiusi.
    (poi non vorrebbe che riaprissero mai più)

    RispondiElimina
  4. Adetrax, ti piace commentare i post di cui non afferri il significato, vero?
    Cazzo c'entra De Amicis? Che gli stranieri si commuovano a parlare della loro patria è un dato di fatto.
    Su, adesso torna a ripassare Lombroso.

    RispondiElimina
  5. Adetrax, questa volta sei fuori centro.
    Non ho letto tutto (perché come al solito misuri i tuoi interventi a chilometri e non a caratteri), ma sul concetto di “Patria” all’estero ti sbagli di grosso.
    Nei tre Stati in cui ho vissuto – oltre all’Italia – nessun politico si sognerebbe mai di mettere in dubbio la festa dell’Indipendenza, dell’Unità o equipollenti.
    E se mai fosse tanto temerario da farlo, dovrebbe subito dopo dimettersi a furor di popolo.

    PS: non mi rispondere con la divisione dell’Ulster o dei Paesi Baschi, che quelli sono casi limite e non la normalità. Proprio come l’Italia.

    RispondiElimina
  6. Anonimo05:56

    Qui in Australia il 26 gennaio, Australia's day, e` sacro!
    La gente mette bandiere ovunque, sulle automobili, sui cappelli, sugli shorts: ovunque.
    Se un parlamentare, di qualsiasi colore, si permettesse di denigrare questa festa, sarebbe parlamentare soltanto per le seguenti 2 ore al massimo!
    Roberta da Sydney

    RispondiElimina
  7. Cara amica Lameduck,

    "A proposito, frega a qualcuno di ciò che eventualmente potrebbe dire Veltroni a riguardo?"

    Assolutamente no!



    "Sempre dalle parti degli italiani per forza, ecco le minoranze come i sudtirolesi rifiutarsi di partecipare alle celebrazioni ufficiali dei 150 anni.
    Notoriamente considerati da Vienna come i terroni dell'Austria, e nonostante ricevano come provincia autonoma dallo Stato Italiano benefici fiscali che il resto d'Italia si sogna, compreso il ritorno a livello locale del 90% delle tasse pagate, si sono preoccupati recentemente di salvare il governo Berlusconi con il loro voto, vendendosi l'orifizio come tutti gli altri. Sarebbe gradito un loro silenzio sulle questioni italiane per i prossimi, diciamo, mille anni."


    I sudtirolesi non hanno venduto l'orefizio a nessuno. Con il loro voto a Berlusconi hanno strappato all'Italia quei pochi punti di sovranità nazionale (dallo Selvio ai monumenti nazionali) che ancora restavano in Alto Adige.

    Con la loro politica di mercanteggiamento i sudtirolesi hanno quasi fatto sparire la comunità italiana dall'Alto Adige. Ogni anno gli italiani dell'Alto Adige diminiscono e fra non molto i tedeschi li caccieranno tutti a calci nel culo.

    Ciao Davide

    RispondiElimina
  8. Non è certo il momento migliore per sentirci fieri di essere italiani, lo stile inconfondibile del nostro premier, ci ha resi ancora più popolari nel mondo, di quanto lo fossimo per la pizza. Una festa nazionale per i 150 anni dell'Unità d'Italia potrebbe darci uno straccio di dignità e di identità nazionale, perchè saremo anche bastardi, ma l' egotismo di quell'essere da “l'etat c'est moi” ci sta trasformando sempre di più in sudditi e poco in cittadini.
    In 150 anni siamo passati dal liberale Cavour al libertino Berlusconi, come ha detto Crozza a Ballarò se Garibaldi l'avesse saputo avrebbe deviato da Marsala direttamente a Ibiza a farsi una caipirinha :”Fate caipirinha? Me ne fa mille?”.

    In Italia, è vero, non vediamo spesso il tricolore nei gadget, come in Inghilterra o in America, dove vendono calzini e cappelli con la bandiera, in Italia il bianco, rosso e verde, lo vediamo a volte sulle confezioni per il cibo o in piccolissime bandierine cucite su abiti ,scarpe e jeans, ma è per garantire il Made in Italy, non per patriottismo. E' più facile trovare santi e madonne, cristi e statuine del papa. Motivo in più per festeggiare una festa che ricordi la laicità dello stato, e il sentimento di rivoluzione che animò uno dei momenti più floridi della letteratura e della politica come oggi la conosciamo. Un momento storico italiano il Risorgimento fortemente liberale e anticlericale, al punto che molti lo vorrebbero liquidare come fortemente massone.

    Siamo gli eredi dell'Impero romano e eredi del Rinascimento quando Dante, Petrarca e Boccaccio svilupparono la lingua italiana, ma nell'800 eravamo ancora francesi , spagnoli e austriaci forse anche per questo siamo molto diversi tra Nord , Sud e Centro.
    Gli Stati Uniti nel '700 avevano già sviluppato un sentimento di propria e unitaria identità, e più bastardi degli americani è difficile trovarne così tanti tutti insieme, e fecero la loro guerra per staccarsi dall'Inghilterra, e ottennero l'Indipendenza, e la Francia fece la Rivoluzione poco dopo, contro la monarchia.
    Al Risorgimento dobbiamo soprattutto il sentimento di dignità individuale propria del popolo, prima di quello dell'Unità nazionale, e di quel sentimento di questi tempi in Italia ne siamo purtroppo decisamente sprovvisti. Siamo divisi in cortigiani e carbonari, ci vorrebbe un nuovo Cavour e un nuovo Garibaldi. Altro che secessione della Padania.

    RispondiElimina
  9. é possibile inventarsi una nazione che non sia solo geografica pur mantenendo intatte le singole diversità, che ritengo la vera ricchezza dell'italia, se sfruttate opportunamente,nel senso di cultura,storia,turismo,fascinazione del diverso, ecc..ecc..?
    penso di sì,anche se fino ad ora non è mai stato fatto,ci vuole un lungo percorso politico che nessuno si è accollato,partire con una festa puo' essere un buon inizio anche se secondo me avrebbe dovuto essere preceduto da un maggior cioinvolgimento di tutte le parti sociali,dalle scuole in primis ma anche da enti e perchè no pure da un ministero specifico.
    detto questo penso che chi si chiama fuori dalla festa dovrebbe chiamarsi fuori da tutto cio che concerne lo stato,cominciando con la lega che dovrebbe farsi un governo tutto suo a questo punto,lo stesso dicasi di confindustria e dei sindacati o di certi imprenditori"italiani" che già anno attentato alla costituzione con l'avvallo di leggi che minano alla base l'unità di questo paese.
    è inutile andare in tv a parlare di mazzini e garibaldi e nel contempo ghettizzare gli zingari

    RispondiElimina
  10. Avenarius12:28

    Sempre dalle parti degli italiani per forza, ecco le minoranze come i sudtirolesi rifiutarsi di partecipare alle celebrazioni ufficiali dei 150 anni.
    Notoriamente considerati da Vienna come i terroni dell'Austria, e nonostante ricevano come provincia autonoma dallo Stato Italiano benefici fiscali che il resto d'Italia si sogna, compreso il ritorno a livello locale del 90% delle tasse pagate, si sono preoccupati recentemente di salvare il governo Berlusconi con il loro voto, vendendosi l'orifizio come tutti gli altri. Sarebbe gradito un loro silenzio sulle questioni italiane per i prossimi, diciamo, mille anni


    Parteciperai anche tu alla Marcia di Casa Pound?...e poi non ci meravigliamo del revanscismo neo-fascista della giornata delle foibe, quando siamo stati noi primi a massacrare lì, così come in Africa, Grecia e Albania, così come delle più recenti imprese nella ex Jugoslavia (baffino) o dei più recenti Iraq e Afghanistan, se questo è il sentire di una "progressista"

    RispondiElimina
  11. Adetrax15:35

    @Lameduck

    ... ti piace commentare i post di cui non afferri il significato ...

    Vedi che non siamo uguali ? Tu presupponi che non capisca mentre ho solo puntualizzato il fatto che, per mia inutile opinione, gli elementi che potrebbero fungere da collante non dovrebbero essere gli stessi che hanno coperto i tumori che hanno portato al disastro attuale.

    In breve, non si può pretendere di perpetrare sentimenti ottocenteschi in stile "piccola vedetta lombarda" e nel contempo fregare per 150 anni di fila il popolame mantenendo mafia, camorra, 'ndrangheta e decine se non centinaia di altre organizzazioni destabilizzanti e distruttive come costitutive dello stato stesso, perchè in quel caso non mi puoi costringere a esultare e a festeggiare per un anniversario come se tutto questo fosse la cosa più bella e normale del mondo.

    Il senso del tuo post è chiaro e si compone di 3 parti principali: 1) l'affermazione che all'estero ci riconoscono come appartenenti a una sola identità; 2) l'evidenziazione dei segnali e delle varie spinte "eversive" che invece negano l'apparente evidenza dei fatti e che potrebbero favorire la disintegrazione di quello che resta di questo stato; 3) il fatto che la sinistra ha sottovalutato l'importanza dei concetti unitari lasciandoli solo a una parte deteriore della destra (ma solo perchè la cosa era economicamente utile).

    La soluzione non è negare le differenze ma comprenderle per organizzarle e superarle; se vuoi ridurle o eliminarle, ci sono metodi molto semplici e collaudati, purtroppo pur rappresentando un immenso piacere per chi li mette in pratica non sono affatto indolori per chi li subisce.

    Cazzo c'entra De Amicis?

    "Lacrime di commozione che bagnano i fogli scritti" mi sembra un'immagine poetica da libro Cuore ... ovvero da '800 e qui non siamo più nell'800, questa è la mia constatazione (non è una critica s'intende, ho messo pure l'emoticon).

    Che gli stranieri si commuovano a parlare della loro patria è un dato di fatto.

    Non dico che questo non sia vero per una percentuale di loro (specie dopo una bevuta), ma l'affermazione sarebbe più vera se ci si riferisse al passato e poi qui c'è un'ambiguità fra straniero residente nella propria patria e straniero residente all'estero.

    A chiunque lasci la propria terra per fare lo straniero altrove (per vari motivi che riprenderemo in altri post), può, prima o poi, venire un sentimento di nostalgia e struggimento, ma questa è una cosa diversa dallo struggimento per uno stato o per il concetto di patria.

    ... bisogna parlarne ...

    E' quello che stiamo cercando di fare.

    RispondiElimina
  12. Adetrax15:44

    @Salazar
    Si, d'accordo ma questo è un discorso che va oltre quello che i politici dicono o fanno.

    In ogni caso, circa le divisioni statali, ti riporto alcuni esempi (non tutti) relativamente recenti:

    - Etiopia - Eritrea;
    - ex U.R.S.S.;
    - ex Jugoslavia;
    - ex Cecoslovacchia;
    - Serbia - Kosovo;

    In futuro:
    - forse il Sudan;
    - forse il Belgio;
    - altri a seguire.

    Vogliamo poi dimenticare gli U.S.A. ?

    Una federazione astrale composta da 50 piccoli stati + uno strano distretto ?

    E' questo il punto: qui di normale non c'è e non c'è mai stato nulla, l'unica differenza è che ora non si gioca più in maniera reversibile ed è questo mostruoso pericolo che non si considera a sufficienza.

    A scanso di equivoci sono contrario alla frammentazione e proprio per questo non mi bastano i soli discorsi retorici.

    @rossoallosso
    Bravo, ti sei avvicinato molto al concetto che intendevo esprimere.

    P.S.
    Se un commento vi appare sgradito o troppo lungo, basta "cliccare" sulla scritta "ha detto" a destra del nominativo per nascondere il commento stesso (è una cosa che uso da anni quando ho poco tempo).

    Volevo suggerire l'accorgimento per gli articoli di Pansa postati da Davide ma poi ho lasciato perdere ... la brutalità ha avuto il sopravvento :-)

    RispondiElimina
  13. Caro Avenarius, l'antifascismo del Sud Tirolo è curiosamente a corrente alternata. Combatte giustamente i neonazi e poi fornisce i voti necessari a salvare il più grosso fascista d'Italia, Berlusconi, quello con il boss mafioso al posto del nanetto da giardino, quello che vuole portare i neofascisti come Storace, Santanché e Mussolini al governo.
    Va bene voler male all'Italia ma avete mai chiesto, per curiosità, a Vienna se vi riprenderebbe?
    Vi fa schifo far parte dell'Italia? A maggior ragione sarebbe meglio rifiutarsi di appoggiare il peggior governo che ci sia capitato e che è anche il vostro. Se non altro per solidarietà con chi non lo ha mai votato e che magari viene a farsi le vacanze su in montagna da voi. Facendosi trattare come un pezzo di merda in quanto italiano.
    Suvvia, stare in Italia con i vantaggi delle provincie autonome non è poi così male. Però il fatto che la SVP abbia dato la fiducia a Berlusconi non posso perdonarlo.

    In quanto al discorso dei crimini italiani, puoi senz'altro cliccare sul tag "crimini di guerra italiani" qui sul blog per vedere cosa ho scritto in proposito.
    Grüß Gott.

    RispondiElimina
  14. @ Adetrax
    Gli stranieri si commuovono a parlare della loro patria, fattene una ragione.

    RispondiElimina
  15. Avenarius21:16

    1/2 Cara Lameduck, sono un meridionale che vive e lavora a Roma e non un Sudtirolese.
    La questione Sudtirolese mi incuriosì sin dagli anni ’70 quando, io ragazzino, alla morte di Jörg Klotz – il "martellatore" della Val Passiria - i giornali italiani erano pieni di attacchi contro il "cattivo terrorista“ anti-italiano: essendo sempre stato uno spirito "contro“ mi venne facile abbracciarne all‘epoca, a dire il vero senza conoscenze approfondite, la causa.
    Ad anni di distanza, aiutato anche da un po' di conoscenza di tedesco che all’epoca non avevo, ho potuto approfondire lo studio della storia di quelle parti, anche con l’ottica dell’altro. Dall'annessione fino alla fine degli anni '60 è stata la storia di una repressione a tratti spietata: italianizzazione forzata (dei nomi dei luoghi e delle persone), divieto assoluto di studio del tedesco (i bambini potevano studiarlo di nascosto solo nelle Katakombenschulen), espropri (veri e propri furti) di terre a favore dei nuovi insediamenti di italiani richiamati principalmente dal Sud Italia e dal Veneto per rendere minoranza i nativi (un po‘ quello che oggi si fa con i Palestinesi), con conseguente miseria nera degli stessi, industrializzazione forzata di zone a vocazione agricola per creare posti di lavoro per gli immigrati italiani, etc. Tale stato di cose causò per disperazione i primi attacchi di Sudtirolesi alle cose (tralicci, monumenti fascisti etc) e mai alle persone – comunque comprendo ma non condivido neanche questi: sono per il concetto della Selbstbestimmung (autodeterminazione) dei popoli, come riconosciuto dall’ONU. Il salto di qualità, che vide invece morti da ambo le parti, è oscuro: basti dire che alla fine degli anni '60 gli apparati deviati dello stato italiano sperimentarono per prima in quelle zone la strategia della tensione, prima di estenderla sul territorio nazionale (comunque ci furono diverse "strane“ morti di Sudtirolesi nelle caserme ovvero carceri italiane). Praticamente da quell’epoca la Südtiroler Volkspartei (SVP, il partito di Durnwalder) ha una politica "morbida“ ed utilitarista che porta spesso, nel tentativo di guadagnare continui spazi di autonomia, ad incongruenze quali quelle che tu denunci: altri più oltranzisti, come il partito di Eva Klotz (la "passionaria“ figlia di Jörg Klotz, il sito del cui partito ti ho linkato), accusano per questo la SVP di Durnwalder di essersi "venduta“ a Roma per un piatto di lenticchie (sono un idealista, ma i fatti – autonomia, benessere – sembrano dar ragione alla SVP che, strano a dirsi, ripudia qualunque tentativo secessionista da Roma, anche per via referendaria). Buona parte degli italiani non conosce per niente tale storia, ovvero ritiene che quelle terre furono conquistate col „sacro sangue“: in quelle zone non fu sparato pressoché un colpo e fu un repentino italico cambio di alleanze all’ultimo minuto e, soprattutto, furono gli interessi anglo-americani a deciderne le sorti, sia alla fine del primo conflitto mondiale in funzione anti impero asburgico sia alla fine del secondo conflitto in funzione anti-germanica e per non indebolire ulteriormente l’Italia sconfitta, futuro baluardo anti-comunista. Per inciso forse una esigua minoranza di Sudtirolesi può aver mai appoggiato i nazisti, guardati da loro in generale come la peste, visto che fu il patto Hitler-Mussolini a sancire la definitiva italianizzazione di quelle zone: è vero che alla disfatta fascista e ritiro delle truppe naziste dall'Italia verso nord, passando dal Brennero, molti Sudtirolesi salutarono tale passaggio, ma solo poiché intravedevano qualcuno che finalmente poteva toglierli i fascisti italiani dalle palle.

    RispondiElimina
  16. Avenarius21:18

    2/2 Molti italiani vedono infine in questo "scontro di civiltà“ l’eterna partita Italia-Germania, in cui deve emergere tutta l’italica superiorità della civiltà dell’Umanesimo contrapposta a quella delle Kartoffeln che tu citi e la bontà degli italiani brava gente (ché in Italia tutti Partigiani e i fascisti 4 gatti!) contrapposta alla crudeltà nazista: strano e triste a dirsi, in molti italiani bilingue e progressisti che vivono là, sotto la patina della critica agli "ottusi“ tedeschi che non apprezzerebbero il dono e le potenzialità del multiculturalismo della zona (che per la sua naturale collocazione multiculturale lo era comunque, senza bisogno dell’annessione italiana) si nasconde tale spocchia.
    Concludo il lungo (e me ne scuso) intervento osservando che se a 150 anni dall’unità il paese unito lo è poco o niente, bensì è in mano a bande politico-mafiose di tutti i tipi (le colpe, basta studiare la storia del belpaese, sono molteplici e non solo, ma anche, nostre), non sarà certo una melensa retorica patriottarda a compattarlo: probabilmente non ci riuscirà più neanche la partita Italia-Germania.

    RispondiElimina
  17. Anonimo23:55

    Lame, i sudtirolesi se ne fregano di berlusconi, quello è un problema nostro. Per loro, come giustamente ha scritto Davide, l'unica cosa importante è portare a casa sempre + autonomia. Il fatto che, con la situazione che si è creata, i loro 2 voti siano diventati l'ago della bilancia, ha rappresentato l'occasione imperdibile per portare a casa una serie di concessioni che nessun governo precedente (di cdx, poi!)avrebbe mai dato. Quello che è ridicolo è che gli ex colonnelli di AN non abbiano sbottato, a riprova che in cambio di un po' di potere e di soldi si passa sopra tutto.

    Saluti

    Nevermind

    RispondiElimina
  18. Anonimo01:32

    Cara Lame, condivido tutto, solo non capisco cosa intendi quando scrivi "la sinistra, finita l'emergenza della guerra civile, ha preso a deridere il concetto di patria". In che senso?

    RispondiElimina
  19. Anonimo, firmati con un nome qualsiasi (secondo le regole del blog) e ti rispondo.

    RispondiElimina
  20. Oliviero11:12

    Condivido in pieno l'analisi!

    A proposito del 17 marzo e delle varie astensioni, il nano malefico continuerà pure a trombare (anche se in realtà questo lo dice lui e le sue prezzolate papi girls). Pero' io mi chiedo: per la legge dei grandi numeri, quando é che finirà anche lui trombato?

    RispondiElimina
  21. mmmhh....l'orgoglio etrusco...si potrebbero fare delle supercazzole spettacolari...

    sulla festa del 17 marzo confido nelle divisioni alberghiere che difenderanno l'unico ponte dell'anno neanche fosse il Piave.

    P.S. non sono tanto d'accordo sulle responsabilità della sinistra e anche della DC: in termini storici i maggiori passi avanti sull'unificazione del paese, concretamente, ci sono stati dal 45 all' 80, senza troppa retorica. Largamente insufficienti ma ci sono stati.

    RispondiElimina
  22. Io sono di Bolzano. In merito alla questione sudtirolese Avenarius ha detto già molte cose, tutte condivisibili.
    Aggiungo solo che qui la situazione è molto complessa e molto poco conosciuta ed è estremamente difficile, dall'esterno, capire come e su cosa si reggano gli equilibri di una provincia come la nostra.
    Non mi sorprende quindi che la quasi totalità dei commenti si risolva in un "restituite i soldi che Roma vi regala e andatevene in Austria".
    Durnwalder fa effettivamente gli interessi dei suoi elettori sudtirolesi (a cui si aggiungono tra l'altro un buon numero di estimatori di madre lingua italiana), a volte anche in maniera discutibile, come gli ultimi esempi di sostegno al governo che non mi sono piaciuti per niente.
    Ed è intelligente: con la sua ultima uscita, oltre ad interpretare senza ipocrisie il sentimento della maggioranza della popolazione di lingua tedesca (il che equivale praticamente a dire la maggioranza tout court), ha spuntato le armi alle formazioni estremiste di destra (Freiheitlichen & co) che non aspettavano altro che di cavalcare la polemica.
    Considerazione finale: i 150 anni dell'unità non potevano cadere in un momento peggiore di questo, con le istituzioni in mano ad una banda di cialtroni incompetenti e corrotti. La situazione vista da qui è inconcepibile, il mio "essere italiano" fatica molto a trovare validi motivi.

    RispondiElimina
  23. @Paolo
    concretamente? e quando mai,la politica non si è mai occupata di questo,perlomeno io non ricordo,l'unità d'Italia mai è stata festeggiata,si è pensato ingenuamente di delegare questo compito a mamma rai,convinti come erano che bastasse insegnare a tutti la lingua italiana per spingerci verso uno spirito patriottico mortificando i dialetti e le proprie origini territoriali,errore madornale,accorgendosi solo piu' tardi che il dialetto(per dirne una) è una delle tante ricchezze italiane ben radicate nel paese e che questo sì risveglia in noi uno spirito di appartenenza.
    un programma politico che portasse verso un discorso unitario,mantenendo vive le diversita',che mi risulti,non credo sia mai stato fatto,giusto credo qualche libretto distribuito nelle scuole fino ai primi anni '50,fino all'avvento della tv,appunto

    RispondiElimina
  24. @ AldoD
    Quindi Durnwalder se l'è fatta sotto per paura di un pugno di neonazi?
    Non credo. Molto italianamente ha partecipato al banchetto allestito dal mafioso e ha arraffato la sua porzione di torta.
    Continuerò a ritenere questo comportamento assai spregevole.

    RispondiElimina
  25. Quindi Durnwalder se l'è fatta sotto per paura di un pugno di neonazi?

    Capisco che di questi tempi prudano le mani e venga voglia di andarci giù con la scure, ma semplificazioni come questa non aiutano a capire la questione. Poi per carità, direi che a livello nazionale ci sono ben altri problemi che non il rifiuto di un "tedesco" a partecipare alle celebrazioni, dico solo che, per chi conosce la situazione e la storia di questo piccolo pezzo di Italia, il rifiuto non sembra affatto scandaloso.

    Ha arraffato la porzione di torta? Certamente si, ha portato a casa quello che voleva e che riteneva fosse nell'interesse di chi rappresenta.
    È spregevole questo? Nel caso particolare a me non è piaciuto quello che ha ottenuto, ma riguardo all'"eticità" dell'operazione mi sembra che ci sia in giro ben altro su cui eccepire. O vedi in giro grandi ideali?

    RispondiElimina
  26. @rossoallosso: premesso che ho specificato che è stato largamente insufficiente, trovo positivo per l'unificazione della nazione (minuscola, non voglio confondermi con chi ha cavalcato da destra la questione nazionale italiana)
    -la riforma agraria del 1950
    - la scuola media unica e la nazionalizzazione dell'energia elettrica del primo centro sinistra
    - il servizio sanitario nazionale
    - l'abolizione delle gabbie salariali
    - lo statuto dei lavoratori
    - le leggi su aborto e divorzio
    - l'apertura effettiva dell'università a tutti i cittadini indistintamente
    - la cassa del mezzogiorno (ahimè, come principio e non nei suoi effetti pratici)
    - infine, anche la gestione incommensurabilmente meno scorretta di quello che chi non l'ha vissuto possa pensare della Rai.

    Aggiungerei che con tutti i loro limiti i partiti nati dalla resistenza o contro (non è retorica, sono nati proprio lì, in sostanza) hanno avuto un potente effetto unificante.

    Poi è chiaro che molto è stato fatto male e che le classi dirigenti sono atavicamente attente al privilegio e all'interesse privato, oltre che al malaffare.
    Che per una parte minoritarissima del partito comunista la questione nazionale era solo una sovrastruttura del capitalismo borghese.

    Sufficiente? evidentemente no, sennò non saremmo qui a parlarne. Ma non credo che le condizioni materiali, morali e di collocazione internazionale avrebbero permesso molto di più.

    Resta il fatto che ad un dato momento (l'inizio degli anni 80) si è iniziato ad inneggiare alle disuguaglianze, sia economiche che etniche, che quegli equilibri che avevano faticosissimamente portato avanti il paese sono saltati che il debito pubblico è esploso alimentando il risentimento dei ceti produttivi nei confronti di chi veniva e viene identificato come parte parassita e non come territorio o classe da emancipare.
    Il resto è l'oggi.

    RispondiElimina
  27. Nick8018:14

    Riscrivo con firma. Cara Lame, condivido tutto, solo non capisco cosa intendi quando scrivi "la sinistra, finita l'emergenza della guerra civile, ha preso a deridere il concetto di patria". In che senso?

    RispondiElimina
  28. Paolo condivido cio che scrivi,voglio solo rimarcare il fatto che è stato tutto costruito sulla sabbia,si è agito come se l'unità, solo perchè scritta sulla carta, fosse già un dato di fatto e si è visto che non è così perchè alla prima scossa tutto il castello è crollato.
    credo che abbiano fatto piu' Toto e De Filippo in questa scena(http://www.youtube.com/watch?v=U9gbBml1-ag) che 60 anni di Repubblica.

    RispondiElimina
  29. @rosso: mi piace più questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=Er2QLh1k35Q

    :)

    @lame: per associarmi alla domanda di Nick80 e dicendolo in toscano: anche se sapevamo che la "mamma" era maiala era sempre la nostra mamma...

    RispondiElimina
  30. Caro amico Aldo,

    "Ed è intelligente: con la sua ultima uscita, oltre ad interpretare senza ipocrisie il sentimento della maggioranza della popolazione di lingua tedesca (il che equivale praticamente a dire la maggioranza tout court), ha spuntato le armi alle formazioni estremiste di destra (Freiheitlichen & co) che non aspettavano altro che di cavalcare la polemica."

    Condivido quanto hai detto. Secondo me Durnwalder ha alzato la voce perchè teme di perdere voti verso i partiti tedeschi di estrema destra.

    Per il resto i tedeschi detestano gli italiani e non gli frega niente di chi sia al governo. A loro interessa solo far sparire ogni traccia di Italia dall'Alto Adige.

    Ciao Davide

    RispondiElimina
  31. @ AldoD
    Il benaltrismo non annacqua l'onta di aver salvato Berlusconi invece di aiutare l'Italia a liberarsene. Per che cosa? Per qualche vantaggio?
    E' stata prostituzione e, forse, da un certo punto di vista, intelligenza con il nemico.

    RispondiElimina
  32. @ Nick80
    Essere patriottici ed essere allo stesso tempo di sinistra poteva crearti qualche problema di identità, negli anni sessanta e settanta. Nel senso che magari, se parlavi di patria, ti beccavi del fascista.

    RispondiElimina
  33. Anonimo22:23

    @ davide

    non credo che Durnwalder avesse questa paura, oramai quasi + nessuno in Alto Adige parla di secessione,ha semplicemente approfittato di una congiuntura favorevole per marcare il territorio. Della serie, qui comandiamo noi e facciamo il cazzo che ci pare. Tanto sapeva benissimo che nessuno gli avrebbe detto niente (o quasi).
    Sul resto concordo completamente con te; vorrei ricordare che molti altoatesini non fanno niente per nascondere che preferiscono ad esempio avere a che fare con turisti germanofoni piuttosto che con gli italiani.

    @ Aldo

    guarda, non so se ha fatto più danni l'SVP che ha fatto smembare il Parco dello Stelvio (primo caso in Europa di un provvedimento del genere) oppure chi si è accontentato di succhiare al nano un po' di soldi per il mutuo.

    Saluti

    Nevermind

    RispondiElimina
  34. Per lo Stelvio purtroppo sono d'accordo con Anonimo.
    @Lameduck: certo che se per far cadere il governo bisogna attaccarsi ai due gatti dell'SVP siamo messi proprio male...

    RispondiElimina
  35. @ AldoD
    Siamo messi male? In tempo di guerra si mangiano anche i gatti. ;-)

    RispondiElimina
  36. Georg11:41

    L'italia non è una patria - e neppure una nazione - ma solo uno stato multietnico, voluto dalla massoneria britannica per i propri sporchi interessi geopolitici.

    RispondiElimina
  37. Nick8012:39

    Capisco, ma potresti fare qualche esempio per favore? Io ricordo bene che nel simbolo del PCI c'era la bandiera italiana.

    RispondiElimina
  38. @Georg
    Stato multietnico?? Massoneria britannica????

    @ Nick80
    Se pronunciavi la parola patria in ambienti di sinistra eri automaticamente di destra.

    RispondiElimina
  39. Nick8023:33

    Lame, tu mi rispondi "Se pronunciavi la parola patria in ambienti di sinistra eri automaticamente di destra."

    Ok. Ma tu hai scritto: "LA SINISTRA, finita l'emergenza della guerra civile, HA PRESO A DERIDERE IL CONCETTO DI PATRIA".

    La SINISTRA chi? Fammi qualche esempio. Ma qualche esempio concreto che tutti possiamo verificare oppure dammi qualche nome di chi a sinistra dopo la resistenza ha preso a deridere il concetto di patria. Grazie.

    RispondiElimina
  40. Achille Occone18:10

    Ma quel coerente del tuo candidato Fini si è dimesso dopo che è stato dimostrato delle belle e oneste iniziative di Montecarlo e dopo essere stato scornato sulla fiducia?
    Voi di FLI siete la versione povera e brutta di Forza italia.

    RispondiElimina
  41. @ Nick80
    Hai ragione, con tutte le sinistre che ci sono sempre state in Italia è difficile specificare. Può darsi che il PCI (ti va bene così?) non proibisse di nominare la patria, però ti assicuro che a quei tempi parlarne non era molto "de sinistra".

    @Ocone
    Beh, una volta mi davano della comunista, ora sono di FLI. Sto migliorando.
    'A belloo, a Montecarlo non è successo proprio niente. Smetti di leggere Libbero e il Giornale che te fa male.

    RispondiElimina
  42. Achille Occone10:36

    No è inutile che cerchi di fare alla Feltri negando senza rispondere come la storia della patria con Nick80.

    Io non sto qui a difendere Berlusconi figurati ho votato e voterò PD.

    Invece vedo che tu sei particolarmente attaccata a Fini, arrivi a negare Montecarlo che è come quando appunto il giornale nega i bunga bunga.

    Ecco io volevo capire questo.
    Come fai ? Che senso ha attaccare Berlusconi se tu cerchi di spingere sul tuo blog un leader corrotto tanto quanto se non peggio Berlusconi come un santo. Quando sappiamo tutti chi sia Fini.

    RispondiElimina
  43. @ Achille Occone
    Ah si? E chi è Fini? Sentiamo.
    Dai che sei il solito troll. E' carnevale e ti vesti da Occone.
    Fini è un ex fascista. Berlusconi è un attuale mafioso. Ecco la differenza.
    E Montecarlo, Montecarlo. Ma ti rendi conto che ti ingoi la robetta di Sallusti, Beldietro e l'Infeltrito? Non ti basta la figura di merda che ha dovuto fare Frattini con Santa Lucia?
    Hai votato PD? Strano, avrei detto Lega.

    RispondiElimina
  44. Achille Occone17:59

    Va bene lasciamo perdere Montecarlo che ti leggo sensibile e la fiducia di cui attendo risposta. Passiamo allora alle "opere" del tuo leader. Cosa mi dici della Bossi-Fini e della Fini-Giovanardi tue e due queste belle leggi portano la firma del tuo paladino la stessa che purtroppo puoi trovare negli epitaffi di chi a causa di queste norme ci ha lasciato la pelle.

    RispondiElimina
  45. lameduck

    "Essere patriottici ed essere allo stesso tempo di sinistra poteva crearti qualche problema di identità, negli anni sessanta e settanta. Nel senso che magari, se parlavi di patria, ti beccavi del fascista"
    Se tu,negli anni sessanta,avessi pronunciato la parola "patria"in ambienti comunisti avresti trovato qualcuno che con un sorriso ti avrebbe presa per mano,fatta sedere sulle sue ginocchia e ti avrebbe raccontato una favola.Iniziaza,come tutte le favole,con:c'era una volta un uomo nero malvagio che in nome e per conto della patria....e finiva,come tutte le favole,con un lieto fine,l'uccisione dell'uomo nero!
    Morale della favola:la parola "patria",usata per compiere feroci nefandezze,per rubare oro,argento e rame,dovrebbe provocare brividi e incubi!
    Il significato di patria è terra dei padri e chi nasce e vive sul suolo natio potrebbe avere il padre nato altrove.
    Non è più semplice chiamarla italia e ricordare quanti hanno dato la vita per unirla e liberarla dalla tirannia?

    RispondiElimina
  46. Nick8011:34

    Cara Lame, non devi rassicurare me. Quando scrivi frasi come quella nel post devi essere pronta a contestualizzare. L'hai fatto, ma a suon di "magari", "può darsi", "ti assicuro che"...senza fare nomi e cognomi (Nilde Iotti? Enrico Berlinguer?) di gente che secondo te avrebbe deriso la patria. Hai scritto "la sinistra". Io ho fatto l'esempio del PCI. Tu neanche uno.
    (Ad ogni modo, complimenti per il blog, sinceri.)

    RispondiElimina
  47. @ Nick80
    Su un blog notoriamente di sinistra, il Tafanus, sul quale invio anch'io i miei contributi, a commento di questo post, lì pubblicato, qualcuno ha scritto: "non mi piace il concetto di patria, è troppo fascista".
    Ecco è questo tipo di ragionamento di sinistra che volevo puntualizzare e che io ritengo sbagliato. Chi sia stato materialmente (il PCI, la nipote di Togliatti, la nonna di Berlinguer, ecc.) ad inculcare negli italiani di sinistra l'idea che il concetto di patria fosse fascista non lo so e mi pare una questione di lana caprina. Non trovi? E' come chiedersi chi ha introdotto in Italia il pregiudizio contro i rom.

    Ti ringrazio per i complimenti al blog. :-)

    RispondiElimina
  48. @ lele
    seguendo il tuo ragionamento, non si potrebbe neppure usare il termine ITALIA, visto l'uso che ne ha fatto Berlusconi con "Forza Italia".
    Non mi importa di chi ne ha sconciato e disonorato il nome, la parola patria significa il proprio paese, le proprie radici, la propria cultura. Non è una cosa brutta della quale vergognarsi.

    RispondiElimina
  49. Nick8021:18

    Grazie che continui a rispondermi (del resto io continuo a leggerti, con piacere). Chi sia stato ad inculcare questa idea invece è importantissimo secondo me e hai centrato un punto, piuttosto.
    Tu hai fatto l'esempio di un blog di sinistra...momento momento momento momeeeento...Prima hai parlato di "la sinistra dopo la resistenza", poi hai parlato di "certi ambienti" negli anni in cui tu li hai frequentati (60-70, se sbalio mi corigerai) e infine mi tiri fuori un blog (un blog!) dei giorni nostri!!!!!
    Allora, calma e gesso: primo, la tua frase nel post era quantomeno iperbolica allora...secondo, tu parli di una dato di fatto da te esperito: ok, mi fido. Del resto anche io ho sentito sedicenti sinistri dire "bruciare la bandiera". Ma secondo te chi sono questi figuri? E poi tu poni la questione di come mai la pensino così. Già, come mai? Non saprei, sinceramente, potrei fare delle ipotesi: travisamento della dottrina anarchica? "Nostra patria è il mondo intero" e quindi chi se ne frega dell'Italia...mumble mumble. Per me è importante. Anche perché-devo dirtelo!, dal tuo post traspariva un'idea dispregiativa della sinistra e una pubblicità negativissima da evitarsi come la peste in questi tempi di qualunquismo di quella parte della politica che ha massimamente (anche se non del tutto, certo!) contribuito al risorgimento, alla liberazione, alla stesura della Costituzione.

    RispondiElimina
  50. lameduck

    "la parola patria significa il proprio paese, le proprie radici, la propria cultura"

    sono gli stessi concetti dell'attule bossi sull'identità padana e quelli passati del duce sull'amor patrio e quelli di hitler sul concetto di razza.
    L'italia è una nazione come la spagna,la francia...,e una nazione è una denominazione geografica e non una patria.berlusconi ha infangato quelli che con lui ne condividono origini e cultura.
    In una società che sta diventando sempre più multiculturale il concetto di patria è obsoleto e portatore di divisioni razziali molto pericolose.

    RispondiElimina
  51. Whether its Italy,America ,Or any other country something or the other is lagging in some way still we can hope for the best and do something better.

    RispondiElimina
  52. Nick8001:42

    Vorrei far notare come i media hanno cambiato la società e le nostre teste. Parlare male della sinistra parlare male della sinistra parlare male della sinistra...sinistra incapace sinistra che litiga sinistra inadeguata a governare...e PAFFF!!! "La sinistra ha deriso la patria". E non avete idea di quante di queste frasi girano, nella bocca di molte persone e in rete, ma di persone che lo dicono in buona fede!!! (Come Lameduck) E di persone di sinistra che dicono "che schifo la sinistra"!!! Una cuccagna per Berlusconi! Avete notato la leggerezza con cui ormai si fanno queste osservazioni? Fateci caso. Ad ognuna di esse io rispondo con dei semplici "perché?", per capire. E la maggior parte delle volte, la persona che ha fatto certe affermazioni non riesce a rispondere. Inquietante.
    Esempio: "Bersani è un teocratico!" "Perché?" "Perché ha detto che in fondo il crocifisso non fa male a nessuno." "Eh, beh, uno scivolone, certo. E poi?" "Perché...uh...eh...ma non ti rendi conto! Ha espresso un'opinione! PD merda!" Stiamo all'erta, ragassi!

    RispondiElimina

SI PREGA DI NON LASCIARE COMMENTI ANONIMI MA DI FIRMARSI (anche con un nome di fantasia).


LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...