martedì 23 aprile 2013

Farsi belli col sol di luglio. Perché il partito antieuro tedesco non mi convince del tutto


Questo articolo del blog "Voci dalla Germania" , strumento assolutamente indispensabile per capire cosa accade relativamente ai fatti economici all'interno del core 'ngrato europeo, presenta le motivazioni ed illustra il programma del neo partito antieuro tedesco Alternative für Deutschland, fondato dall'economista amburghese Bernd Lucke appena il 14 aprile scorso (bel numero il 14, soprattutto pensando al mese di luglio).
C'è molta attesa per la prima prestazione elettorale in autunno di questa nuova entità politica che si presenta come fortemente critica delle politiche economiche della signora Merkel e di tutto l'impianto dell'eurozona. I sondaggi - da prendere sempre con il forcone - le attribuiscono un 17% di consensi come entry level. Staremo a vedere.
Intanto vediamo cosa si propongono di fare i suoi leader e se la loro ricetta antieuro potrebbe essere vantaggiosa anche per noi o si tratta di una mezza sòla come certi prodotti tedeschi made in China.

Nel programma elettorale di AfD si legge:
"Chiediamo uno scioglimento ordinato della zona Euro. La Germania non ha bisogno dell'Euro. Altri paesi sono stati invece danneggiati dalla moneta unica."  [articolo citato]
Sullo scioglimento ordinato e sul fatto che l'euro abbia danneggiato altri paesi non ci piove. E' sul fatto che "la Germania non ha bisogno dell'euro" che nascono le prime perplessità.



La Germania ha avuto bisogno eccome dell'euro, come ammette perfino Romano Prodi in questo ormai famosissimo video.
Vi ricordate la Germania malata d'Europa nel post guerra fredda che, porella, non riusciva ad accumulare surplus? Senza nulla togliere all'operosità, serietà e produttività teutoniche, nel grafico qui sopra si vede chiaramente che, dall'introduzione dell'euro, la Germania dal 2003 al 2008  è cresciuta costantemente di più dell'Italia ed ha potuto riprenderci molto meglio dopo lo shock esterno finanziario del 2008 che ha provocato l'attuale crisi economica.
Guardiamo i livelli di produttività del 1994 per entrambi i paesi, che grosso modo si equivalgono. Ad oggi quello della Germania è aumentato considerevolmente, mentre noi siamo ritornati alla casella di partenza del 1992. Con l'aggravante che tutto ciò che avevamo costruito in vent'anni, nonostante la casta, la cricca, la corruzione e le mafie, che non ci avevano impedito comunque di arrivare ad essere la quinta potenza economica mondiale, è stato distrutto. Vent'anni sprecati e regalati alla concorrenza senza neppure un grazie in cambio.
Perché l'euro, pensato più come supermarco che come vera moneta unica europea, ha creato uno squilibrio tra il centro e la periferia meridionale (come era stato ampiamente previsto) ed ha imposto il principio della concorrenza che, se nel libero mercato tra aziende porta vantaggi, tra paesi legati ad un vincolo di cambio provoca solo miseria, distruzione e morte per i più deboli e un vantaggio drogato per i più forti. Non solo, ma la Germania si è avvantaggiata anche grazie a deroghe ai trattati europei in barba agli altri soci, come ricorda Antonio Maria Rinaldi:
"Pochi sanno che nello stesso Trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio del 1992, vi erano previsti per vent’anni, ma ancora inspiegabilmente non abrogati, aiuti statali in deroga ad appannaggio dei territori ex DDR! Aiuti che non sono stati mai previsti o concessi dalla Commissione Europea neanche a favore delle aree più depresse dell’Unione Europea e che continuano a favorire oltremodo la competitività delle aziende tedesche specialmente nei confronti delle nostre, uniche in grado di contrastarle sul piano tecnologico."
Insomma, la Germania deve ringraziare l'euro con preci e ceri alla Madonna, altro che "non ne ha bisogno". Per giunta, l'euro diventato l'arma da usare contro paesi presunti alleati divenuti invece competitors ha prodotto un vantaggio che non è andato a favore del popolo tedesco ma dei soliti  Scheiße Kapitalisten, come dimostrano altri dati sempre più preoccupanti sull'impoverimento e l'aumento della diseguaglianza sociale in Germania.
E' stato proprio a causa di questo impoverimento, della solita privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite, con lo spauracchio di dover mantenere popolazioni straniere percepite dal tedesco medio sottoposto alla propaganda eurista come sfaccendate e mangiapane a ufo ed uniche responsabili delle loro miserie, che è alla fine nato un partito come Alternative für Deutschland. Altrimenti, se la crisi e l'ingiustizia sociale non fossero arrivati a toccare il Volk, mi verrebbe da dire che col cavolo qualcuno in Germania parlerebbe di uscire dall'euro.

Veniamo al punto che ancor meno mi persuade del programma di AfD. Cito sempre da "Voci dalla Germania":
"AfD chiede "la reintroduzione delle monete nazionali, oppure la creazione di unioni monetarie più piccole e più stabili". La reintroduzione del D-Mark non dovrebbe essere considerata un tabù.
Come dovrebbe realizzarsi la dissoluzione dell'Eurozona non è pero' scritto nel programma. Lucke  tuttavia ha spiegato in alcune interviste e negli articoli specialistici che pensa all'introduzione di alcune valute parallele. Nei paesi in crisi i governi ormai di fatto insolventi potrebbero introdurre una nuova valuta accanto all'Euro, ad esempio una nuova Drachma. La nuova moneta si svaluterebbe, semplificando l'adeguamento dei prezzi.  I vecchi contratti, i beni e le proprietà resterebbero denominati in Euro, in modo da evitare un bank-run e le conseguenti turbolenze, chiarisce Lucke. Dopo una prima fase di passaggio, i paesi avrebbero la possibilità di uscire definitivamente dall'Euro. Questo permetterebbe loro di ripartire, secondo Lucke, dopo essere rimasti intrappolati in una spirale di recessione e tagli. "[articolo citato]
Sulla reintroduzione del D-Mark siamo d'accordo, purché significhi: 1) l'uscita unilaterale della Germania dall'eurozona, con il cosiddetto piano Dscenario considerato tutto sommato meno traumatico per l'intera eurozona che l'uscita per disperazione di Grecia o Cipro o prossimamente di  Italia o Francia, non dovessero bastare per quest'ultima le concessioni della BCE a stampare moneta, a noi ovviamente negate. Oppure: 2) Un più conveniente liberi tutti. Eliminare l'euro completamente e ritornare ognuno alla propria moneta nazionale, applicando il principio della LEX MONETAE.
Questo parlare da parte di AfD di reintrodurre il marco oppure frammentare l'unione monetaria in altre più piccole, oppure, oppure, oltre al non parlare chiaramente del COME, dimostra un'indecisione che non convince ma che forse è motivata, diciamo meglio, condizionata, dall'indubbia situazione di vantaggio della Germania rispetto ai partners dell'eurozona rispetto all'euro.

Del resto, in questo articolo uscito su Le Monde nel 2011 (tradotto da Carmen Gallus di "Voci dall'estero", altra fonte inesauribile di informazione economica), un gruppo di economisti francesi, tra i quali Jacques Sapir, proponeva un progetto di uscita dall'euro molto interessante e più deciso, dal quale traggo tre passaggi significativi.

1) Nei singoli paesi dell’area saranno ricreate delle valute nazionali. Ciò avverrà scambiando un euro attuale contro un’unità della nuova moneta. Per i biglietti, occorrerà semplicemente un breve periodo di transizione, durante il quale sulle vecchie banconote – emesse da ciascuna banca nazionale, ora recanti un segno distintivo per paese (contrassegnate con “U” per la Francia) – sarà impresso un timbro, prima che venga stampata una quantità sufficiente di nuove banconote in vista dello scambio. Per le monete, lo scambio potrà essere fatto molto rapidamente, poiché hanno già una faccia nazionale.
2) Alla data di uscita dall’euro, i tassi di cambio delle nuove valute nazionali tra loro, saranno definiti di comune accordo, per ripristinare normali rapporti commerciali. Ecco l’unico modo valido per risolvere il problema principale, che è il debito estero netto. Si prenderà in considerazione l’aumento dei prezzi in ciascun paese dopo la creazione dell’euro, e la situazione del commercio estero. Le svalutazioni e le rivalutazioni necessarie saranno definite nei confronti di una unità di conto Europea, il cui valore internazionale sarà calcolato come media ponderata dei tassi di cambio delle valute nazionali, come è avvenuto per il vecchio écu.

3) All’interno di ogni paese rimarranno invariati, alla data dell’uscita, i prezzi di beni e servizi, nonché i valori delle attività e dei conti bancari. La scomparsa dell’euro farà sì che il debito pubblico di ciascuno Stato sia convertito nella moneta nazionale corrispondente, a prescindere dei creditori, con esclusione di coloro che detengono dei crediti commerciali. Al contrario, i debiti esteri di operatori privati, come i loro crediti commerciali esteri, saranno convertiti nell’unità di conto Europea. Sebbene questa soluzione favorisca i paesi forti e discrimini i paesi più deboli, è l’unica soluzione realistica per garantire la sostenibilità dei contratti precedenti. [fonte]

I francesi parlano di unità di conto europea, non di euro, riguardo al debito privato con l'estero. Non è una cosa da poco. Come abbiamo visto, questa unità di conto europea risulterebbe dalla media ponderata dei tassi di cambio delle nuove valute nazionali.
Lasciare invece il debito estero in Euro, ovvero con il vincolo del cambio fisso, come vuol fare, se non ho capito male AfD, fa venire il dubbio, se mi perdonate la volgarità, che i tedeschi vogliano fare i sodomiti con l'ECU degli altri ovvero, ancor più volgarmente, non vogliano rimetterci un centesimo.

L'impressione è che, in uno scenario di euro exit nel quale non sarebbe esclusa affatto per i  paesi membri l'ipotesi del default e della ristrutturazione dei debiti nazionali (un modo elegante per dire "non paghiamo"),  i tedeschi, anche quelli "buoni" di AfD, non vogliano comunque perdere il vantaggio che gli deriva dall'essere creditori dei paesi periferici.
Mi piace anche il fatto che, dopo questa "prima fase" de passaggio, ovvero dopo essere usciti ma anche no dall'eurozona e l'aver prima pagato i debiti contratti con il creditore tedesco in euro,  i paesi della periferia avrebbero la possibilità di uscire definitivamente. Un biglietto d'uscita da pagare, insomma. "Chi siete? Dove andate? Quanti siete? Due euro."
Grazie  Bernd, ma per allora, se avremo ancora a che fare con l'euro in qualunque modo, come direbbe Keynes, saremo tutti morti.

AfD inoltre vuole rinegoziare i trattati europei affinché venga contemplata la possibilità di uscita dalla moneta unica e la libera scelta della propria moneta da parte di ogni paese ma, guaglio', se usciamo tutti dall'euro, non facciamo prima? Tanto non è che ci ricaschiamo e che AfD creda molto nel sogno europeo, visto che afferma: "Respingiamo con decisione una Transferunion e uno stato centrale europeo". Ovvero i requisiti fondamentali di un'Area Valutaria Ottimale, unico modo per far funzionare senza troppi danni una moneta unica.

In conclusione. L'impressione che ho tratto da questo primo incontro con il programma di AfD, per quanto riguarda ciò che interessa anche noi italiani, in quanto periferia danneggiata dall'euro, è la seguente.
Sembra che questo nuovo partito non sappia ancora bene cosa vuole e paghi il limite del dover contenere i danni inevitabili al predominio tedesco nell'eurozona derivanti dalla rottura del giocattolo euro e il ridimensionamento forzoso del sogno tedesco di dominio, non più militare ma economico, e dall'altra giustificare comunque la necessità dell'uscita dall'euro. Dovrà lottare non solo contro il complesso industriale tedesco che non vorrà rinunciare ai vantaggi della moneta unica ma con un'opinione pubblica fortemente condizionata dal moralismo propagandistico sui mangiaspaghetti del sud che sarà indotta a pensare che uscire dall'euro è male e che la disuguaglianza e l'impoverimento non sono attribuibili all'euro ma a qualche "nemico" esterno. Non sarà facile. Auguri.




(P. S. Ho iniziato ad interessarmi di economia da quando l'economia ha cominciato ad interessarsi insistentemente a me. La mia analisi non è quindi esente da eventuali errori ed omissioni. Se sbalio mi corigerete. Senza tirare in ballo però carriole, cavallette e rate del mutuo che se no m'incazzo. L'antidoto alle eurominkiate, per chi ne ha bisogno, è qui. )

16 commenti:

  1. Cara amica Lameduck,

    io ho molti amici in Germania e la litania che sento sempre è che la crisi è colpa dei fannulloni del sud che vivono al di sopra delle loro possibilità.

    Sul fatto che la Germania decida di uscire dall'euro lo trovo molto improbabile. I tedeschi sanno fare bene i propri interessi e non ci faranno mai questo favore. I tedeschi hanno governanti che sanno bene come si fa a difendere gli interessi tedeschi.

    Il problema non sono i tedeschi, che fanno giustamente i loro interessi, ma i nostri governanti italiani (non faccio molte distinzioni fra destra e sinistra) che pensano solo a fare i loro di interessi e a mettercelo sempre in quel posto.

    Ciao Davide

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  2. Adetrax23:51

    @Davide

    Di ai tuoi amici che NON solo hanno perfettamente ragione sulla teoria dei fannulloni "untermenschen" ma che si allenino pure ad aumentare sempre più la loro diffidenza e sospettosità perchè non sarà mai abbastanza rispetto alla realtà media del paese. :-)

    Ogni tanto lo faceva capire anche Borghezio che questo è un paese dedito al "fancazzo".

    Insomma se lo certifica lui vorrà dire che è vero.

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  3. Giuseppe11:20

    Non credo proprio che i tedeschi ci faranno mai il favore di uscire dal supermarco -correttissima questa espressione - Ma poi sarebbe davvero un favore? credo che le analisi sulle conseguenze (catastrofiche) di un'uscita dall'euro siano davvero troppo riduttive. Per quel che riguarda l'Italia più che a una svalutazione o fuorisciuta dal'euro sarebbe necessaria la possibilità di spendere qualcosa (un bel pò) in più rispetto ai parametri imposti dalla BCE. Il punto vero da sottolineare è che il "dibattito" politico che si è imposto nell'ultimo anno sta coprendo (forse non casualmente) un'analisi corretta dei problemi strutturali del sistema produttivo italiano, l'euro forte diventa la foglia di fico sotto cui nascondere decenni di scarsa innovazione, corruzione e rapporti malavitosi, assalto indiscriminato ad appalti pubblici senza corrispettivo di opere prodotte, mancanza totale di progetti, totale sbilanciamento della distribuzione del reddito e quant'altro. La crisi italiana è congenita e solo nostra. Purtroppo.

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    1. Secondo rapporti ufficiali, credo del FMI, se trovo il link lo posto, la corruzione è aumentata in Italia dopo l'introduzione dell'euro.

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    2. la corruzione,in italia,non è mai finita neanche dopo "mani pulite",è solo aumentata la %!non c'è da stupirsi se è aumentata con l'euro,basta vedere chi ha governato l'italia!

      p.s.scusa una domanda indiscreta:la crociata è contro l'euro o la germania?

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    3. Contro l'euro che è utilizzato dalla Germania per il solito vizio di predominio sugli altri. Basta ricordarsi la storia.

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  4. Cogitans16:53

    Mini risposta per i precedenti commentatori e un aiutino per la coraggiosa Barbara che così può risparmiarsi un po' di tempo perso per l'altrui stoltezza.

    A proposito della balla "castacorruzionebrutto" propalata quotidianamente per "allocchi impenitenti" or "disinformati and felici" segnalo, dopo le proverbiali sette fatiche di Bagnai evidentemente ancora non bastanti, un articolo niente male su Ecodellarete di Fiorenzo Fraioli intitolato La Fornitura Quotidiana (FQ) della sesquipedale balla della corruzione.

    Vi troverete il riferimento alla corruzione in relazione all'introduzione del tanto amato (cimit)Euro.
    Cogitans

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  5. Risposte
    1. Sei il mio tesssoro perché cercavo appunto un grafico come quello dell'FMI nel link che hai postato!

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  6. altra ipocrisia tedesca. ho un'amica tedesca di vecchissima data che ha sempre venerato l'italia ha indotto perfino lei a chiedermi perchè mai siamo così vagabondi. il fatto è che se guardiamo il passato, abbastanza rcente peraltro, non ha torto affatto. abbiamo milioni di italiani che sono andati in pensione prima dei 50 anni (e sono generoso) compreso chi scrive che, per non essere fesso, ha dovuto a malincuore cogliere la palla al balzo all'età di 49 anni.
    tuttavia ora, il problema gravissimo è che non c'è nessun politico che proponga veramente l'urgenza di uscire dall'euro, prima che l'apparato produttivo con il suo kno-how italiano scompaia definitivamente per lasciare il paese in mano alle "truppe" tedesche in particolare. tantomeno Letta che, come monti e altri della sua fattispecie, fa parte addirittura dell'apparato internazionale finanziario che ci ha incaprettati come dei salami, CLUB BILDERBERG, ASPEN INSTITUTE ITALIA, TRILATERAL

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    1. Letta vuole morire per l'euro. Io non ho niente in contrario, se si tratta solo di lui.

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    2. Adetrax10:53

      Eh no, i politici parlano sempre usando il "noi" maiestatis e dietro a quel noi s'intende sempre che i benefici vanno in alto (non necessariamente a loro ma ad una casta dietro le quinte) ed i sacrifici in basso. :-)

      Quando mai un politico si è sbucciato un ginocchio per aver dichiarato una guerra ?

      Se poi è morto è solo perchè o era un testimone scomodo oppure perchè in qualche modo ha disobbedito a certe altre direttive.

      Comunque una parte del commento di ur_ca ha un fondo di verità.

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  7. Adetrax11:10

    "Perché l'euro, pensato più come supermarco che come vera moneta unica europea, ha creato uno squilibrio tra il centro e la periferia meridionale (come era stato ampiamente previsto) ed ha imposto il principio della CONCORRENZA ..."

    Qui si sta sfiorando almeno uno dei vari punti cardine relativi alle problematiche economiche sorte negli ultimi anni, punto comunque parzialmente mascherato con la dicitura "il principio della concorrenza".

    Lasciando da parte per un attimo tutte le questioni finanziarie e relativi "prodotti" (più o meno tossici), cominciamo col fare qualche ragionamento molto semplice (e semplificato).

    Parliamo di FLUSSI di DENARO in entrata ed in uscita, di colonne "del dare e avere", della "partita doppia" (il cui termine già indica qualcosa di sospetto).

    Quando uno stato perde la sovranità monetaria (e l'Italia ha cominciato a perderla più di 30 anni fa), ovvero la possibilità non solo di stampare moneta (di grosso taglio visto che gli spiccioli metallici pare che i singoli stati possano ancora emetterli in quantità limitate), ma di gestire in maniera adeguata e diretta le relative politiche economiche, quello stato si trasforma, quando va bene, in una regione (il termine "regione Italia" è stato usato da una funzionaria europea intervistata insieme a Monti alcuni mesi fa in TV).

    Quando va male uno stato si trasforma in una sottospecie (per definizione abominevole) di ente, di azienda privata, che, nel caso italiano, ha ereditato una brutta situazione perchè in passato "si è avuto troppo buon cuore" verso i "cari inferiori".

    Un'azienda che, se non raggiunge almeno il pareggio, è costretta prima o poi a chiedere in prestito tutti i soldi che eventualmente gli servono per andare avanti ed a chiedere sacrifici ai suoi dipendenti ad es. riducendo i salari, ecc. (lo stato italiano ha fra i 70 ed i 90 miliardi di debiti verso le imprese, di cui 20 saranno sanati quest'anno e probabili altre decine di miliardi in altri tipi di mancati versamenti),

    Ora, se quest'azienda è gestita in alcuni settori (anche chiave) in maniera volutamente approssimativa, dispendiosa, ecc., es. consentendo a dei "saccopelisti" di occupare e rendere improduttive intere aree dei suoi stabilimenti, consentendo alla "criminalità" (su vari livelli) di esercitare le sue nefaste attività, es. taglieggiando i dipendenti, sabotando le unità produttive, ecc. cosa volete che si produca dopo 10, 20, 30 anni di questo andazzo ?

    Non certo un ambiente ordinato e produttivo o quantomeno coeso e determinato a resistere alle avversità ma, tendenzialmente, lo sbando, il "caos".

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  8. Adetrax11:16

    Il "sistema Italia" :-) o "azienda Italia" come l'ha nominata qualche politico ultra-liberista, COSA PRODUCE di tangibile, di concreto ?

    E' o NON è in PAREGGIO ?

    Qualcosa esporta, ma il resto ?

    C'è un solido mercato interno, c'è una reale preoccupazione e cura per la sostenibilità ambientale, per l'occupazione, per il supporto pulito alla produzione di beni riciclabili, ecc. ?

    NO, mediamente c'è l'esatto CONTRARIO, quindi che cosa si pretende ?

    Questo è uno dei motivi per cui si considera che anche una crisi economica grave ha qualche vantaggio consistente nel limitare almeno in parte le attività nefaste / gestite in maniera sporca.

    I consumatori italiani si vantano da decenni di essere assolutamente ESTEROFILI per molti beni di un certo valore, es. apparecchiature varie, mezzi di trasporto (di solito francesi, tedeschi o giapponesi), ecc. e le "SIRENE" del LIBERO MERCATO non hanno fatto altro che deresponsabilizzare ulteriormente chi riteneva di poter scegliere impunemente cosa acquistare.

    Purtroppo ci sono una serie di comportamenti dei consumatori che se reiterati per anni o decenni, soprattutto con il meccanismo dell'Euro, possono creare o facilitare le premesse per un disastro economico.

    L'elenco dei comportamenti quasi "criminali" è lungo, es. dalle spese folli per vacanze all'estero, ai depositi esteri, all'acquisto di mezzi di trasporto costruiti all'estero, soprattutto se tedeschi o francesi e costosi, ecc.

    Quando si IMPORTANO beni dall'estero (combustibili, materie prime, energia, ecc.), gli "eurini" dei consumatori prendono il volo (anche se una discreta parte, es. accise varie, è comunque succhiata dal FISCO e poi dispersa dallo Stato) e, dopo aver fatto "ciao ciao con la manina", vanno all'estero non senza aver prima intristito Fassina e avergli fatto dire che in Italia "NON CI SONO SOLDI" ... per forza, caro piddino, se ci sono almeno 30 milioni di rimbambiti o malevoli di cui anche tu te ne approfitti ed avvantaggi, cosa vuoi farci ?

    Questo fenomeno è in parte compensato dalle ESPORTAZIONI e da altre dinamiche (es. turismo, ecc.) ma, al momento attuale, per varie ragioni (inefficienze, interessi sul debito, ecc.), il tutto è largamente insufficiente.

    Oltre a questo è del tutto evidente che se nelle varie "regioni" di un presunto "stato" ci sono delle imposizioni fiscali molto differenti fra loro, es. fra il 20% ed il 50%, dei costi molto diversi dell'energia, del lavoro, ecc., una burocrazia che spazia da atteggiamenti sovietici e persecutori ad altri di assoluto servizio e rapidità e molti aspetti negativi si concentrano in certe regioni piuttosto che in altre, è evidente che con il libero scambio di beni, anche le attività produttive, essendo in regime di concorrenza, tendono o meglio sono COSTRETTE (se vogliono sopravvivere) a spostarsi ove per loro è più conveniente operare.

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  9. Adetrax11:33

    In questo contesto l'Italia potrebbe attirare investimenti produttivi solo se il COSTO del LAVORO complessivo (costo lordo) si DIMEZZASSE rispetto al resto d'Europa e questo per compensare tutta una serie di altre inefficienze e sistemi vessatori, tuttavia questo potrebbe non essere ancora sufficiente dato che a poca distanza (es. nei paesi dell'est) si trovano già zone che offrono costi del lavoro ridotti ad 1/3 o anche meno rispetto a quelli italiani (ed infatti le poche imprese italiane che resistono ricevono parecchie attenzioni ovvero dei veri e propri "corteggiamenti" da parte di questi stati).

    La crisi economica (provocata ben s'intende) avrebbe dovuto quanto meno suscitare delle iniziative virtuose in centinaia di migliaia se non milioni di persone non occupate (che però continuano a mangiare), eppure, a parte casi isolati (pari allo 0,00... %), si è visto poco o niente.

    Tutto quello che pare non rendere (molti) soldi è scartato a priori producendo / facilitando alla lunga una grettezza culturale e mentale spaventosa (che poi è quello che veramente alberga in una parte sostanziale della popolazione).

    Il pensiero tendenziale prevalente è sempre quello: consumare risorse e beni altrui, distruggere, inquinare e poi, al limite, andarsene altrove dove si trovano cose più facili da fare, rincorrendo la cosiddetta "pappa pronta" (che poi è regolarmente vomitata).

    I motivi che giustificano la reprimenda sui comportamenti collettivi (soprattutto sulla mancanza di disciplina in molte scelte) senza escludere quelli delle "elite", sono molteplici: dal fatto che negli ultimi decenni si sono creati dei danni enormi agli eco-sistemi di moltissime zone, al fatto che CONCENTRARSI SOLO sulla PRODUZIONE senza considerare che COSA SUCCEDE DOPO, es. a FINE CICLO di un prodotto, è da "untermenschen" ed impedisce l'applicazione di una discreta quantità di risorse (umane ed economiche) in campi che non possono essere abbandonati a loro stessi.

    E' per questo che le analisi che si limitano ai fattori puramente economici non riescono a cogliere l'interezza di certi fenomeni e logicamente suscitano delle perplessità.

    La Germania ha investito tantissimo in economia verde, l'Italia solo in parte e di questa una parte sostanziale è stata parecchio sabotata dalle mafie, es. quella eolica posizionandola in siti poco ventosi, solo per dimostrare quanto fosse inefficiente.

    Ed ora arriva la DOMANDA: secondo voi come ha fatto la Germania a generare tutto il surplus monetario di cui si vocifera ?

    Anche con giochi finanziari, anche con beni di alto valore civile (mezzi di trasporto, produzione energia, materie prime, ecc.) oppure anche con qualche altro tipo di "prodotti", leggermente più offensivi e magari costringendo gli stati paria a comprarli ?

    RispondiElimina
  10. La storia degli italiani che non accettano i lavori manuali è vecchiotta; ne ho conosciuti pochi. In media qui dalle mie parti siamo stati o siamo tutti quanti campagnoli e/o stagionali. Mi sento lontano anni luce da queste descrizioni.

    Piuttosto: ma se usciamo dall'euromarco quanto ritenete che pagheremo un litro di carburante?

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