martedì 23 febbraio 2016

Qualcosa di molto strano sta accadendo in Svezia


Vi propongo un riassunto della lunga intervista pubblicata su Zerohedge al Dr. Tino Sanandaji, economista di origine curda emigrato in Svezia all'età di nove anni, ricercatore presso le università di Chicago e Stoccolma ed esperto di politiche dell'emigrazione. E' un testo assai interessante, che vi invito a leggere integralmente in originale, perché rappresenta uno sguardo scientifico e razionale su un problema che troppo spesso viene caricato ad arte dalla propaganda di valenze emotive atte a falsarne la percezione. Si tratta qui invece di una pura analisi descrittiva di fatti e dell'interpretazione delle loro possibili conseguenze. A voi, dopo esservi resi conto delle troppe dissonanze nel canto delle sirene mediatiche dell'accoglienza TINA, il compito di cogliere gli ampi suggerimenti forniti dall'articolo su chi o cosa possa aver interesse a smantellare un certo tipo di società che erano occorsi secoli per costruire, per sostituirla con qualcosa che può essere descritto solo con le parole caos e povertà. Sono certa che alla fine sarà tutto più chiaro.

La prima domanda dell'intervistatore riguarda il passato e quale cambiamento possa essere avvenuto negli ultimi tempi riguardo all'immigrazione in Svezia.
Nella metà degli anni novanta l'immigrazione nel paese scandinavo era già consistente ma nella maggior parte dei casi non pareva causare grossi problemi di convivenza tra le diverse etnie. Le ragazze mediorientali, ad esempio, vestivano e si comportavano come le coetanee svedesi. Tuttavia, negli anni novanta gli immigrati erano solo il 3% della popolazione ed il tipo di società che li accoglieva era in grado di isolare e gestire i problemi che potessero eventualmente insorgere.
Ora quella cifra è diventata il 13-14% e sta crescendo attualmente dell'ordine di 1-2 punti percentuali rispetto all'anno passato. La novità è che cresce anche il gap tra le comunità in termini di reddito, disoccupazione ed educazione, il che rappresenta il punto critico a causa del quale una società può andare in pezzi, come vedremo.
Vi è ancora un gran numero di iraniani, iracheni, bosniaci e di altre etnie, immigrati di lungo corso che sono ben integrati, occidentalizzati e che parlano svedese fluente. E' un gruppo perfino più numeroso di quello formatosi negli anni novanta ma, accanto ad esso, è comparso un altro gruppo che sta crescendo rapidamente e che vive nei ghetti, non parla svedese, non si sente parte della società perché disoccupato e marginalizzato.

Secondo il Prof. Edward Lazear della Stanford Business School, l'integrazione è una funzione della dimensione del gruppo sociale. Con piccoli numeri di immigrati è possibile la loro interazione con gli autoctoni, l'apprendimento della lingua del luogo, l'assorbimento dei valori della società ospitante in un processo che è dolcemente graduale. Quando però il numero di immigrati raggiunge un valore di massa critica, l'immigrato non desidererà più integrarsi ma rimarrà chiuso nella sua comunità, lavorando ed interagendo solo con i suoi simili, non sentendo più il bisogno di imparare la lingua del paese ospitante e, tanto meno, di accettarne la cultura. In questo secondo caso l'integrazione diventa assai difficile per non dire impossibile, e il problema diventerà sempre più ingestibile per le comunità accoglienti, all'aumento del numero degli immigrati, con effetto cumulativo.
Attualmente il gruppo etnico non-svedese rappresenta il 22% della popolazione ma potrebbe diventare il 35-40% nei prossimi trent'anni. Questo ovviamente ipotizzando, ottimisticamente, lo stop all'immigrazione selvaggia - già iniziato, per altro - e un ritorno alle percentuali di afflusso dei decenni passati. 
Tuttavia, nelle grandi città come Malmö, gli immigrati rappresentano già il 50% della popolazione ed è dimostrato che, quando la loro percentuale raggiunge una certa cifra, si assiste alla "fuga dei bianchi", ovvero dei nativi svedesi che abbandonano i luoghi ormai dominati dagli stranieri e si trasferiscono altrove (cfr. la fuga degli ebrei a causa dell'ostilità crescente delle comunità islamiche sempre più numerose nelle città europee che io e Federico Nero abbiamo descritto in questo precedente articolo).
E' sorprendente peraltro come questi svedesi, nonostante siano in pratica costretti ad abbandonare il loro territorio, continuino a conservare un'immagine positiva del multiculturalismo. Il che aprirebbe un interessante dibattito parallelo sul potere del condizionamento subito dagli europei nel dopoguerra da parte dei valori presentati come "positivi", "progressisti" "moderni" e di "sinistra" e lo stigma invece nei confronti, ad esempio, del nazionalismo. Un bel caso di desiderabilità sociale del quale magari  parleremo un altra volta.

Tornando all'intervista con Tino Sanandaji; rispondendo alla domanda che evoca uno degli argomenti più potenti presentati dalla propaganda multikulti al servizio del sostituzionismo, e cioè il problema del calo di natalità in Europa e della necessità di importare "nuovi europei", lo studioso rivela che, in realtà, la Svezia non ha affatto un problema di denatalità, come l'Italia, ad esempio. Tutt'altro. Negli ultimi 200 anni, tranne quattro, la Svezia ha registrato un surplus di natalità, persino escludendo gli immigrati. Gli svedesi, intendendo con ciò gli autoctoni, non sono mai stati tanto numerosi. Inoltre, la Svezia possiede un alto tasso di crescita pro capite, proprio grazie all'alto tasso di natalità.
In pratica, nonostante i proclami allarmistici (e dalla foltissima pelliccia) dei ben noti studi demografici dell'ONU, la Svezia non avrebbe alcun bisogno degli immigrati. Tuttavia l'afflusso di sempre nuovi stranieri (è indifferente a questo punto se rifugiati, migranti o profughi, vista l'evidente strumentalizzazione che viene fatta di questi termini) è così alto che il governo ha dovuto porvi rimedio, imponendo controlli sempre più stretti alle frontiere. L'azione del governo, inoltre, non è nata da un capriccio o da una pura questione di numeri ma dal fatto che la massa critica di immigrati ha iniziato a provocare gravi problemi di ordine pubblico, come quello tristemente noto alle cronache dell'epidemia di stupri.

Ricapitoliamo. La Svezia è un paese ricco, che fa parte della UE pur mantenendo la propria sovranità monetaria. Possiede ancora oggi uno dei più efficaci sistemi di welfare, non ha problemi di denatalità e il suo PIL pro capite è più che soddisfacente, confrontandolo con quello dei paesi dell'eurozona. Teniamo a mente questi parametri che ne fanno, di fatto, una ghiotto boccone per eventuali predatori.
Da Sanandaji apprendiamo che dalla condizione di surplus fiscale in tempi di recessione negli anni novanta, dopo che il governo svedese aveva apportato tagli e ricollocamento delle finanze statali tra i ministeri e aveva realizzato una pesante ristrutturazione del bilancio e del sistema bancario (da noi direbbero che hanno fatto le riforme), la Svezia è ora in deficit fiscale nonostante si trovi nel corso di una forte ripresa economica. C'entra qualcosa il fatto che sia in corso attualmente un forte aumento dell'indebitamento delle famiglie, tanto che il paese risulta il secondo più indebitato dell'OECD?
E ancora: le proiezioni governative sul PIL indicano che è previsto un tasso negativo del PIL pro capite per i prossimi anni. Dovuto a cosa? Esattamente alla presenza di troppi immigrati, che consumano ma non producono abbastanza. Un problema che è presente anche negli Stati Uniti, anche se non viene sempre discusso.
L'immigrazione rappresenta quindi un costo per i paesi ospitanti che, nel caso svedese, è stato calcolato sarà, dopo la crisi del 2015, superiore di svariate volte il bilancio della difesa per i prossimi anni, anche presumendo che un terzo dei migranti verrà nel frattempo rimpatriato. Solo il costo dell'immediata assistenza vale 1.5 punti percentuali di PIL, a fronte dell'1% speso per la difesa. Non solo, ma le cifre spese dalla Svezia e dagli altri paesi europei per l'emergenza immigrazione risultano superiori all'intero budget dell'UNHCR per tutti i 60 milioni di rifugiati del mondo. Accadono cose assurde in nome dell'emergenza. Ad esempio, 3.000 (falsi?) rifugiati in Svezia vengono alloggiati in tende che costano venti volte di più di quelle che in Giordania potrebbero ospitare 100.000 (veri) profughi.

Il costo più alto per il paese ospitante è rappresentato dai minori non accompagnati provenienti, nel caso svedese, soprattutto dall'Afghanistan, la maggior parte dei quali, ad un controllo accurato, non risultano nemmeno minori! In Svezia, per il fatto che essi ottengono maggiori benefici e maggiori risorse, il governo non ha sempre il coraggio di mettere in discussione la loro età effettiva. Al punto che 20-30.000 di questi "minori" ricevono di fatto più denaro di quanto ne riceva, attraverso gli aiuti internazionali,  l'intero Afghanistan, una nazione di 30 milioni di persone! Per far fronte a queste spese, ovviamente, si tagliano gli aiuti internazionali al Terzo Mondo fino al 30%. La cosa drammatica è che, per accogliere i rifugiati in Europa, (ovvero per questo costoso ricollocamento di popolazioni aliene a totale carico di quelle autoctone) si stanno eliminando i programmi di aiuto nei paesi di origine contro la fame, le malattie e il sottosviluppo, con conseguenze devastanti per chi rimane in quei paesi. Al punto che, è stato calcolato, solo con gli aiuti svedesi sottratti agli aiuti internazionali, si potrebbero salvare 20.000 bambini.
In compenso, continua Sanandaji, con l'accoglienza non stiamo salvando nessuno perché chi arriva in Svezia non proviene da zone di guerra ma dalla Turchia, dalla Germania o dall'Iran. E, ma questo noi lo sappiamo già, il 92% dei "minori" non accompagnati giunti l'anno scorso, è formato da maschi.

Si, sta effettivamente accadendo qualcosa di strano. Più della metà dei rifugiati del mondo sono donne. Nella seconda guerra mondiale, quando la Svezia accolse rifugiati dalla Finlandia, essi erano bambini, il 90% dei quali sotto l'età dei 10 anni. Questi invece sono maschi adolescenti o perfino più vecchi. Quando alcuni di loro vengono arrestati per qualche crimine si scopre che, nonostante risultino ad un controllo trentenni, venivano ancora ospitati in strutture e istituti scolastici per "minori". C'è questa strana dissonanza creata dai media per la quale essi sono ufficialmente minori e la cosa non la si può mettere in discussione pena l'accusa di fascismo. Però tutti possono vedere che sono adulti e che non provengono nemmeno da zone di guerra, visto che molti sono migranti economici provenienti dall'Iran, in cerca di una vita migliore.
D'altra parte, se attui una politica di porte aperte e incentivi gli afgani ad approfittare del sistema, come puoi biasimarli se lo fanno?  

L'immigrazione è anche responsabile, secondo Sananadaji, del declino del livello di istruzione scolastica nazionale e delle competenze della forza lavoro svedese. Cosa che mette in pericolo la competitività sul mercato internazionale di un paese che conta soprattutto sulla qualità tecnologica delle proprie esportazioni. 
L'immigrazione incontrollata quindi, a pensar male, potrebbe essere un metodo assai efficace per "fare le scarpe" ad un concorrente economico, impoverendone le risorse, abbassandone il livello di qualità produttiva e creando, non ultimo, nella sua popolazione autoctona un clima di shock culturale da impatto con stili di vita, costumi e religioni troppo distanti tra di loro ed imposti troppo alla svelta. Quello che descriveremmo, in pratica, fascisticamente, secondo l'élite, come il tipico effetto di un'invasione?

Se, da ultimo, osserviamo il livello di consenso verso l'immigrazione, ci rendiamo conto che essa è imposta dall'alto da un'élite che tenta di orientare l'opinione pubblica attraverso il controllo dei media. Gli ultimi sondaggi dimostrano che il 58% degli svedesi intervistati ritiene che la Svezia stia accogliendo troppi immigrati. Il principio dell'accoglienza assume la valenza di un credo religioso - e i suoi avversari vengono additati come eretici - ma un numero sempre crescente di cittadini non è più disposto ad accettarla. Forse perché si accorge del suo carattere profondamente elitario, dirigistico, antidemocratico e autorazzista. L'aumentare delle tensioni, lo scoppio della violenza, l'aggressività di alcuni gruppi (nei quali alligna e fa proselitismo la forma peggiore di fondamentalismo islamico) nei confronti della popolazione autoctona sta lacerando il paese e l'élite non è più in grado, di fronte all'evidenza, di mentire. Forse non riesce nemmeno più a nascondere i suoi piani di sottomissione di intere popolazioni.

La decisione di chiudere le frontiere in Svezia è giunta dopo che il paese è arrivato al punto di non ritorno di una situazione non più controllabile ed esso si trova tuttora in uno stato di shock e caos. Perfino il governo socialdemocratico ammette che se il flusso migratorio dovesse ricominciare occorrerà bloccarlo chiudendo ancora di più le frontiere. Ciò creerà maggiori problemi agli altri paesi europei, soprattutto alla Germania.
Secondo Sanandaji, ciò che accadrà la prossima estate sarà cruciale e ciò che accadrà in Europa dipenderà dalla decisione di Turchia e Grecia di limitare i flussi o meno. In Svezia la sinistra al governo è ai minimi storici di consenso a causa delle politiche di accoglienza sull'immigrazione. Se dovesse nuovamente imporla si andrebbe incontro ad una crisi di governo perché la popolazione non ne può più. La sostenibilità dell'immigrazione dipende dai suoi numeri. Un afflusso troppo imponente non ha altre conseguenze che un'impoverimento del paese accogliente con effetti ancor più devastanti a lungo termine. Forse addirittura la sparizione di un'intera civiltà.
Ma, un momento, non è forse proprio ciò che l'arma di migrazione di massa serve ad ottenere, se vi ricordate?

Gli svedesi hanno sempre detto che non avrebbero voluto diventare gli Stati Uniti ma ora, sostiene Sanandaji, è forse già troppo tardi. Al massimo potrebbero sperare di non diventare come "Games of Thrones". 
"L'incapacità della leadership europea di gestire la crisi è al contempo surreale e affascinante. Quasi come assistere in tempo reale alla caduta dell'Impero Romano interpretata da Paperino."

31 commenti:

  1. Sarebbe bastato analizzare Torino e periferia 20 30 o 40 anni fa cosa è successo con la emigrazione italiana , di fatto si sono formate intere aree dove si sono riunite le diverse regioni di provenienza e li si parlano i dialetti di origine ancora ora che sono almeno alla 2a o 3a generazione, ed era emigrazione all'interno dell'Italia ,di un solo stato , è sempre così quando da emigrazione normale si può parlare di invasione senza nulla togliere ai meriti o ai demeriti delle persone , è sempre e solo questione di tempistica , se vuoi distruggere fai tutto molto velocemente se vuoi costruire i tempi si dilatano .

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    1. A Milano lo stesso. La Padania esiste perchè non esiste più il Nord Italia. Da mezza meridionale non ne gioisco come altri, anche all'interno della mia stessa famiglia, ma considero il fenomeno una, se non LA, tragedia di questi territori. Perché è oggettivo che lo sia, non c'è motivo di offendersi. Come ibridare un gatto con un cane. L'immigrazione esterna rifinisce il lavoro.

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  2. Mentre tutta l'europa stà chiudendo le sue frontiere, la banda brancaleone del governo italiano spalacha le sue frontiere ancora di più.

    Non volgio nemmeno pensare cosa succede in Italia sè l'intero flusso migratorio, quello africano è quello del medio-oriente si dovesse rovesciare sul Italia.
    Con il dilagante defattismo, autolesionismo è buonismo cattolico è sinistroide nella società italiana è con un governo completamente fuori controllo sarà un disatstro totale.

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  3. http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migranti-allarme-frontex-pronte-navi-ladriatico-1228302.html

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  4. Genocidio programmato. Guerre di conquista. Follia. E' ormai chiarissimo che siamo di fronte ad un nuovo Hitler, multiforme, e molto più pericoloso, criminale e mostruoso.

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    1. Anonimo08:36

      Ma dico, Marco, ti pare che un fissato per la razza ariana avrebbe potuto programmare l'invasione dell'Europa in codesto modo ? Siamo seri.

      G.Stallman

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  5. Anonimo21:43

    Anche oggi: "l'Italia dice sì ai droni armati Usa da Sigonella"
    Condivisibile l'analisi del prof.Sanandaji ma dopo aver partecipato -anche solo con il tacito consenso per l'esportazione della democrazia USA nel mondo - alla destabilizzazione dell'intero vicino oriente cosa dovevamo aspettarci?
    Da una parte ci "immigriamo" con i morti di fame,dall'altra ChemChi - China National Chemical Corporation, 500 miliardi di euro di capitalizzazione - ci "immigra" in un quasi silenzio.
    Frontiere geografiche e finanziarie tutte aperte.

    lr

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  6. ah ma quindi l'incapacita' di integrarsi non e' un fattore culturale come twittato qualche giorno fa? ci sono immigrati perfettamente integrati che parlano svedese? almeno lasciamo da parte un po di demagogia facile...
    tralascio poi l'idea che fatti stilizzati siano considerati verità e non opinioni, che esistano studi che dicono cose diverse, o che si considerino solo le variabili buone per la propria tesi - da dove viene l'indebitamento, come e' cambiato il welfare svedese negli ultimi 2 decenni, l'impatto del world trade e la riconversione industriale, le politiche neo-lib da cui politiche sociali sempre meno funded - di cui non sono esperto per la Svezia ma la cui totale assenza nel testo suona sospetto.
    E mi sfugge pure da dove viene l'idea che a) il consumo faccia calare il PIL (al massimo se non supportato da produzione creerà una bolla, tipo USA pre-2007, ma non certo inciderà negativamente sul PIL) b) dove sono i dati che gli immigrati non producono abbastanza? c) dove sono i dati per cui le tasse pagate da una popolazione in larga parte attiva - i nuovi migranti - siano inferiori alle spese welfare? (per esempio, come noto, in UK, gli immigrati hanno skills maggiori dei britannici e contribuiscono positivamente al welfare)
    Infine, inizialmente si parla di 14% di migranti, poi di 22. Forse mi sfugge qualcosa, o, magari, ci sono dati discordanti, poco omogenei e quindi non troppo credibili?

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    1. non capisco il tuo volerti arrampicare negli specchi

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    2. Melloni, conosce la differenza tra opinioni e ricerche scientifiche?
      Mi associo alla giusta osservazione di Michele sull'arrampicata sugli specchi.

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    3. Anonimo11:39

      purtroppo in italia la mamma dei PDoti e' sempre incinta
      ws

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    4. Melloni, e' vero che in UK molti immigrati hanno skills superiori, ma si vada a fare un giretto nei boroughs londinesi di Newham e Tower Hamlet, solo per citarne due, e poi mi venga a dire in che modo le comunita' indiana, pakistana e bangladeshi contribuiscono positivamente al welfare.

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    5. Anonimo13:01

      Infatti. La maggior parte degli immigrati con qualche competenza arrivano dagli ex-dominions del Commonwealth, quindi sono gia' stati selezionati in base ad una cultura ex-coloniale. Vedi il caso dell'India. Posso testimoniare direttamente che questi arrivano a fronte di un contratto gia' stipulato. Invece, le folle, arrivano solo perche' partono e non subiscono selezione alcuna. Alla fine la logica e' la stessa: c'e' bisogno sia degli uni che degli altri, da un punto di vista del mercato, ma i secondi creano gli sconquassi che sappiamo e che non sono solo economici. Sconquassi irreversibili come nel caso di tutte le ri-colonizzazioni. Va detto, pero', che la base "proletaria" dell'immigrazione ricrea le stesse condizioni della patria di provenienza, per cui anche gli immigrati skillati si trovano a casa. E' anche la nostra storia negli USA. Se questo sia un bene o un male lo si vede dal risultato, ma i numeri sono tali che cio' che prima poteva accadere in 50 anni oggi accade in meno di cinque. Trovo comunque curioso che i piddini difendano a spada tratta gli eserciti di riserva del Capitale con la scusa del colore della pelle. Non saranno mica un po' razzisti ?

      G.Stallman

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  7. dragonero10:16

    bellissimo articolo

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  8. Anonimo19:39

    Un'esperienza personale. In Svezia il controllo sociale e' (o era) ai massimi livelli. Per fare un esempio: se non ti vedono al market per oltre 3 giorni ti mandano lo psico-coso a vedere come mai. Quindi e' difficile pensare che intere comunita' possano vivere isolate senza una precisa volonta' del governo. Che ovviamente c'e'. Va detto anche che il governo tende a criminalizzare qualunque critica all'immigrazionismo. Un po' come da noi, ma peggio: li' si va in galera come in Germania. Gli eroi della letteratura come Stieg Larsson (in realta' agente del MI6), ed esperto delle organizzazioni di estrema destra, prima che autore del best seller "Millennium", sono quasi tutti militanti "anti-razzisti". Larsson muore per infarto proprio dopo vari pestaggi subiti dai militanti neonazisti con i quali aveva rapporti stretti e che forse pensava di poter convertire. Questo per circoscrivere la questione a livello di "cultura". Gli svedesi sono quattro gatti, ma se nelle citta' tutti sono aperti all'inverosimile, basta andare nelle campagne per constatare che li' suona ben altra musica. E' la solita storia del Cosmopolitismo, che e' urbano per definizione. Da un po' di tempo pare che anche i tranquilli svedesi si siano rotti i coglioni dell'amore universale. I nazisti (o pseudo-tali) non sono piu' tanto isolati e i militari della Riserva si rimettono in giro.

    "E' un gruppo perfino più numeroso di quello formatosi negli anni novanta ma, accanto ad esso, è comparso un altro gruppo che sta crescendo rapidamente e che vive nei ghetti, non parla svedese, non si sente parte della società perché disoccupato e marginalizzato."

    Ovviamente e' proprio l'opposto. Queste comunita' si emarginano da sole, non vogliono imparare la lingua e ne fanno un vanto. Vivono dei sussidi che saranno quattro soldi per uno svedese, ma per loro... in piu' hanno numerosi benefits per cui spendono poco o nulla. Tutto a carico degli stupidotti che pagano quasi piu' tasse che da noi.

    Ma, come dicevo, i vichinghi si stanno svegliando.

    G.Stallman

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  9. Anonimo19:48

    PS
    Le comunita' ebraiche sono in prima fila nel garantire i "diritti" di questi puzzoni. Il singolo israelita sara' anche contrario, ma la politica al vertice e' questa. Quindi ci andrei piano a fare un paragone con gli ebrei in fuga dal pogrom. In realta' e' proprio in ragione dei pogrom ebraici che tutti siamo costretti ad accettare uno stato di cose che definire "pericoloso" sarebbe un eufemismo.

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    1. Anonimo22:45

      "Le comunità ebraiche sono in prima fila a garantire i "diritti" a questi ..."

      Sa chi è in prima linea a supportare gli immigrati i Inghilterra,per esempio?

      http://www.supportrefugees.org.uk/about/

      Jack

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    2. Anonimo08:21

      E poi dicono che uno e' anti-semita perché ci nasce... personalmente, non ho mai avuto di queste ubbie, ma da quando ho cominciato a fare l'elenco di cose come queste, la risposta kosher andava dal firuli' firula' all'insulto. E non e' carino ritrovarsi tra i nazi dopo una vita trascorsa a dirne peste e corna. Comunque, ormai ho superato lo sconcerto iniziale: siamo di fronte a un problema, quindi, chi ci sta ci sta, verde, rosso, viola non importa, ma niente giochetti strani: o sei a favore o sei contro. Il che e' poi il ragionamento che fanno tutti quando sono messi alle strette. Va da sé che se le cose stanno davvero cosi', altro che "revisionismo" ci vorrebbe.

      G.Stallman

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    3. Anche per le comunità ebraiche è un problema di vertice, di élite, di piddinismo, di sinistrume au caviar, di fondamentalismo sionista, di un pizzico di revanscismo sull'Europa (perché no?) e di tante altre cose. In questa varietà di visioni e opinioni, dove purtroppo le peggiori sono dominanti, ci sono ebrei che la pensano esattamente come noi non solo in merito alle armi di migrazione di massa, ma in merito alle categorie ebraiche di cui sopra. Mi viene in mente, ad esempio, tra i tanti, un opinionista come Ezra Levant.

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    4. Anonimo10:48

      Lo so che ci sono ebrei preoccupati quanto noi. Ne conosco alcuni. Quindi "anti-semitismi" ed altra roba hanno poco senso. Pero' e' sempre il solito vecchio problema: se gli ebrei fanno i comuni cittadini ben vengano, ma se fanno gli ebrei sono dalla nostra parte o no ? Come dovrei chiamarmi io: cristiano, ex- cristiano, o chissa' che altro per avere pari trattamento ? E' l'annosasissima questione dell'emancipazione che diventa egemonia. Roba che non hanno trattato solo in Germania, ma anche in Russia. Prima ancora, se ricordo bene, anche Marx scrisse qualcosa sul tema a Bauer e Lenin usava dire che l'anti-semitismo e' il socialismo degli sciocchi. Pero', tutto ha un senso in un regime nel quale le distinzioni tra cittadini vengono abolite per legge (anche se in URSS le eccezioni del caso erano frequenti), ma in un altro che finge che il problema non esista si fa alla svelta a passare dll'emarginazione all'egemonia. E non e' nemmeno un fatto cosi' recente. Ma quando e' palese che l'associazionismo internazionale ebraico sta tutto dall'altra parte che si fa, lo si ignora ? Fino gente come G. Mazzini aveva ben presente la questione, tanto che raccomandava di tenersi gli ebrei per amici: per amore o per timore, ma qui siamo ad un punto tale che richiede estrema chiarezza. O, semplicemente, non abbiamo capito niente della storia moderna.

      G.Stallman

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  10. E' una nuova religione e marcia sotto una bandiera arcobaleno...
    http://mondialternialternateworlds.blogspot.co.uk/2015/07/silencing-lambs.html

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    1. @Bisanzio

      letto l'articolo da te linkato e ne approvo il contenuto.
      Non é in corso un complotto per distruggere l'Occidente come taluni sostengono ma é solo salita al potere una genia di totalmente dementi che propugnano e vogliono imporre Utopia.
      E' la fonte di tale demenza va cercata nella Chiesa cattolica e nei suoi figli naturali chiamati di volta in volta comunisti, piddini, sinistra estrema.

      L'ho già scritto qui ed altrove e lo ribadiscoi: l'Islam ha una missione, cancellare dalla faccia della Terra tali dementi e lo farà e sarà un gran giorno quello.
      Quelli dopo molto meno per i sopravvissuti ma é un altro problema.

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    2. Anonimo20:31

      Se il modello occidentale di civilta' e' quello che abbiamo conosciuto, e che si e' espanso nel mondo, nel bene come nel male, mi pare ovvio che una rivoluzione mondiale lo voglia spazzar via. Perche', indipendentemente da come la si pensi in proposito, questa e' una rivoluzione come non si e' mai vista prima: ha i suoi dirigenti e la sua massa di manovra. In questa commedia a noi non e' stato affidato il ruolo dei progressisti, ma quello dei reazionari. Capisco che ci si possa trovare male, ma e' cosi'.

      La Chiesa cattolica ? Fa parte del gioco come le altre consorterie, ma niente di piu'. La fissazione di vedere nei preti i nemici del popolo e' anacronistica. Ma l'hai visto chi sono i preti oggi ? Dove sto io i vice parroci sono tutti stranieri. Morti i titolari sara' la loro volta. E nelle chiese non ci va gia' piu' nessuno. I vertici, invece, sono accuratamente selezionati, ma gli italiani sono sempre meno anche li', almeno dai tempi di Giovanni Paolo II . Il cambiamento c'e' gia' stato dopo la fine della guerra, altrimenti perche' il primo papa post-bellico si sarebbe chiamato come quello di Avignone ? Sono questi i segnali che bisognerebbe cogliere. Da quando sono stati spazzati via i cattolici Imperi centrali la CC e' stata sparata nello spazio siderale. E sono gia' cent'anni, nonostante la reazione fascista abbia ritardato un po' la marcia.

      Quando si fa un gran miscuglio di Cristianesimo e Marxismo il risultato non puo' essere che questo, ma tra i due quale ha maggior peso ? L'unico posto al mondo in cui le chiese si sono riempite e' stato la Russia. Vorra' ben dire qualcosa.

      G.Stallman

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  11. Anonimo10:33

    A militant pro-refugee left-wing mob has threatened violent Mafia-style attacks on residents of a German village in retaliation for them protesting against the arrival of a group of migrants.

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  12. Anonimo13:35

    Barbara grazie!
    Grazie davvero per lo sforzo quotidiano che fai per cercare di informare e di resistere.
    E' grazie a gente come te se un po' di persone ( ancora troppo poche) stanno iniziando a prendere coscienza di quello che sta loro accadendo.
    Purtroppo tocca fare i conti con i vari culi color arcobaleno, i neo-lib, i neo-dem ed i neo- stocazz , sempre pronti, tra un "apericena antifascista" e l'altro, a bollare come razzista e xenofobo chi semplicemente analizza la realtà e non si fa infinocchiare dalle loro fesserie (finto) caritatevoli.
    Gente che la realtà quotidiana di noi sudditi non sa neanche cosa sia, troppo impegnata a giudicare dall'alto di una superiorità morale e culturale auto attribuita, confortata dalle stronzate di "repubblica" e dello strafatto quotidiano.
    So benissimo cosa significhi vedere il proprio quartiere stuprato dal nuovo totalitarismo multiculturale.
    Vivo da tempo in una zona di Roma una volta caratterizzata dal fatto di conservare certi residui di “romanità popolare” oggi oramai estinta.
    Dopo anni mi accingo, finalmente, a cambiare quartiere perché quello conosciuto anni fa non c’è praticamente più.
    Al suo posto uno squat islamico, zozzo e puzzolente, un mix di nordafricani, pakistani e bengalesi ( la maggioranza) che, crescendo di numero, spadroneggiano ed avanzano pretese di ogni genere fino ad arrivare, di recente, a protestare - spalleggiati dalle solite zecche nullafacenti - contro quei cattivoni che rifiutano loro la residenza perchè vivono in venti all'interno di un appartamento…
    Tra afrori “culinari” e scatarrate varie si è creata una comunità completamente autoreferenziale che di integrarsi non ha alcuna intenzione ma che, al contrario, pretende che siano gli "autoctoni" a rispettare i loro “usi”.
    Nel corso dell’ultimo anno ho visto chiudere almeno una decina di esercizi commerciali italiani, sostituiti regolarmente da bottegucce e frutterie di pakistani e bengalesi ( altro che poveracci..) che non rispettano alcuno standard igienico e di Legge.
    Leggo che queste “risorse” contribuirebbero ai consumi e ad alimentare lo stato sociale: balle, balle e ancora balle!
    Questi signori non solo non pagano uno stracazzo di nulla ( vista la totale assenza di controlli, basta intestare la ditta individuale a qualche fantomatico mohammed..) ma consumano solo lo stretto indispensabile, il più delle volte all’interno della loro stessa comunità.
    Vivono come formiche per inviare, esentasse of course.., parte dei guadagni ai paesi di origine, permettendo così ad altre risorse di raggiungere il nostro paese.
    Un tempo non avrei mai pensato di scrivere certe cose, ma la realtà è questa e non la si puo’ più ignorare.
    Quindi cari cittadini del mondo de sta ceppa, cosmopoliti buffoni anti italiani, chiamatelo pure razzismo, chiamatelo pure – sempre tra una tartina e l’altra – “ragionare di pancia”, io la chiamo semplicemente realtà quotidiana, coi suoi problemi ed i suoi falli enormi che si infilano sempre nei soliti culi che, guarda caso, non sono manco color arcobaleno…

    Costantino



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  13. Anonimo14:08

    Cara Lameduck, a mio avviso l'operazione che stanno mettendo in atto è questa:
    1) gli europei indigeni, giustamente ansiosi per il futuro, non spendono quanto il grande capitale (e le banche) vorrebbero.
    2) questo è un problema per chi lucra su prestiti, finanziamenti, mutui ecc. E per i politici pronti a immolare tutto e tutti sul totem della crescita infinita
    3) Come si fa, allora, a costringere gli italiani a spendere? Non è necessario che siano LORO STESSI a spendere i LORO soldi: è questo il trucchetto. Basta far sì che i LORO soldi (ossia quanto accumulato dagli europei indigeni) vengano PRIMA trasferiti (sotto forma di tasse extra per "garantire la coesione sociale" (leggi: taglieggiamento per tenere buone le "nuove risorse" ed evitare che mettano a ferro e fuoco le città) a migranti e rifugiati vari. Saranno QUESTI ULTIMI a spendere i soldi degli europei, visto che gli europei non li vogliono spendere. Il vero "lavoro che gli europei non vogliono più fare" è SPENDERE. Hanno chiamato gli "extraeuropei" per farli SPENDERE (il problemino, però, è che vogliono far spendere agli extraeuropei i soldi DEGLI EUROPEI)
    Mauryzio

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  14. Anonimo23:41

    Ciao Barbara,
    non senza un certo senso di colpa devo segnalare questo capolavoro http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/24/scuola-arabo-obbligatorio-perche-no/2490979/ .
    Mi sento un po' in colpa perché sta roba è veramente per stomaci forti e comporta un notevole rischio di serio travaso di bile. Per attenuare un po' il mio senso di colpa avverto, pertanto, che la lettura è sconsigliata appena dopo i pasti e preferibilmente va effettuata dopo una lunga sessione di meditazione volta alla ricerca di adeguata pace interiore.
    A parte le 'minchionerie' devo ammettere che si tratta di un ottimo scritto perché permette di evidenziare in maniera cristallina l'abisso logico-cognitivo nel quale puntualmente si impantanano le anime belle tanto progressiste e tolleranti.
    Questo campione del politically correct nel suo delirio buonista-peloso riesce a trovare legittima e persino auspicabile una pensata mostruosa degna della peggior propaganda del più infame regime totalitario.
    Credo che difficilmente si possa sostenere qualcosa di più aberrante, devastante, autorazzista, razzista e allucinante.
    Arrivare anche solo a ipotizzare che l'ora di lezione obbligatoria di arabo potrebbe essere la soluzione ai problemi dell'immigrazione è un delirio che francamente va al di là delle mie capacità intellettive.
    Faccio davvero fatica a commentare senza trascendere nel peggior turpiloquio. Quindi evito, in quanto, per chi ha capito non c'è alcun bisogno di ulteriori spiegazioni e per chi non ha capito, temo che non ci sia molto da fare.
    Segnalo solo come queste anime belle finiscano sempre per disvelare, a loro insaputa, il 'frame' del più bieco liberismo.
    Esemplare il caro maestro quando, esaltando le mirabili intuizioni del tedesco di turno (sempre tanto intelligente, buono, preparato, proiettato anni luce avanti a noi poveri retrogradi), strizza l'occhietto sottolineando quanti begli affarucci potremmo fare studiando l'arabo, quanti bei progressi saranno garantiti dall'inglobare questa cultura....
    Che meravigliosa prospettiva poter ficcare a forza nella testa dei nostri bambini questa meravigliosa cultura che in innumerevoli sue espressioni si caratterizza per essere autoritaria, censoria, classista, antidemocratica, ingiusta, discriminatoria, razzista, violenta, etc.... Che bello crescere nell'humus culturale che spesso si caratterizza per il disprezzo verso chi la pensa diversamente arrivando perfino ad ipotizzare la necessità di eliminare fisicamente chi non si converte al giusto credo. Che favola sarebbe vivere in un mondo dove le donne non di rado sono considerate, forse, appena appena un po' più utili e degne di considerazione di una capra da latte. Andiamo verso il futuro al grido di: 'più modello saudita per tutti!'
    Sento già le vocine dei benpensanti starnazzare accuse di razzismo, farneticare sull'Islam moderato e via rompendo i coglioni. Segnalo solamente che gli 'arabi moderati' sono i primi a subire le conseguenze di tali barbarie e sono i primi ad affrancarsi da una simile cultura.
    Cara Lameduck, non so a te, ma questa gente mi terrorizza.
    Evito i salamelecchi di rito se non altro per tentare di scansare un meritato vaffanculo. In effetti non è carino condividere un travaso di bile edulcorandolo con attestati di stima.
    Alessandro G.

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    1. Amichetta00:49

      E pensa che non è neanche il primo. Un preside di Ladispoli è passato alle vie di fatto: ha imposto ai bambini della scuola il rumeno obbligatorio, perché "altrimenti i rumeni come si integrano", e a chi protestava ha dato del razzista. La Tv l'ha intervistato come un eroe.
      Ce ne sono a iosa di queste merde. Mai, mai, mai nella mia vita avrei pensato di voler trasferire mio figlio ad una scuola privata... e invece mi ritrovo a farlo. Ma non perché non voglio che stia con gli stranieri: bensì perché non voglio che queste merde piddine lo facciano sentire succube degli stranieri.
      Ero di sinistra, e tanto, anch'io.

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    2. Credimi Alessandro, apprezzo questo scambio di fluidi biliari, visto che anch'io sto mettendo a dura prova il mio fegato.

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  15. Barbara, ti ringrazio per questi articolo.
    C'è un elemento in particolare che mi ha colpito: l'accento sul divario sempre più marcato tra le elité al potere e le preoccupazioni del comune cittadini (quale io mi ritengo).
    È possibile che di fronte ad un fenomano che cambierà per sempre l'Europa, col concreto rischio di cancellarne la civiltà, i cittadini siano privati di ogni potere decisionale / consultivo?
    Non c'è alcun dibattito. Sembra che le elité non abbiano altra preoccupazione che imporre la loro univoca visione. Il Papa, Mattarella, Renzi, la Boldrini (nessuno dei quali è mai stato eletto): é possibile che nessuno fra di loro abbia mai un dubbio sull'invasione?! È accettabile che il mondo dei media sia tutto appiattito?
    Diamine, il mondo che filtra dai media mi sembra sia parte di un'altra galassia. Sono io troppo ambizioso se mi aspetto istituzioni e media con un minimo di ragionevolezza?

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  16. Io mi sento come gli Aborigeni Australiani,quando sono stati invasi dai galeotti inglesi mandati dal regno per svuotare la cream delle loro prigioni.

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