mercoledì 4 maggio 2016

Il ritorno del re


Dalla vostra inviata sulla Morte Nera. 

Finalmente l'elettorato americano ha decretato la fine della corsa per la Casa Bianca dell'inutile gregario "El cabron" Ted Cruz, talmente appetibile da riuscire a vincere l'Oscar per il "Miglior Babykissing Epic Fail" e ormai arrancante in agonia sul Pordoi. Sulla sua lapide, opportunamente corredata di schermo a gettone per visionare il filmato, potranno scrivere un giorno: "Ei fu colui che pretendeva di diventare presidente venendo schifato a questo modo dalla propria figlia di sette anni". Ragazzi, che figura di emme!




Rispediti quindi Cruz e Rubio alle rispettive mamacitas, si delinea lo scontro finale tra Donald Trump e il candidato dei neocon Hillary Clinton, escludendo che il vecchio jedi Sanders, la solita comparsa acchiappasinistri, osi pararsi sulla via della strega; perché la regola aurea delle competizioni elettorali americane vuole che scendano nell'arena due candidati: uno di destra e l'altro di estrema destra. 
Stavolta però abbiamo un candidato di destra che a volte sembra più a sinistra di Sanders e una di sinistra che è più a destra di Hitler. 

I giornali italiani, costernati per l'aborto annunciato di Ted Cruz, che avrebbe reso la vita facile alla loro adorata Hillary, la candidata non solo democratica ed  inquantodonna ma soprattutto globalista, sono già in fibrillazione per ciò che si delinea all'orizzonte: l'ipotesi Valanga Trump, l'effetto Reagan. Sono terrorizzati e li posso capire. Questo non è "scherzi a parte", non siete su "Paperissima", sta succedendo davvero.
Trump è il candidato che piace a tutti, che raccoglie consensi da ogni tipo di elettore e che solletica sapientemente la zona più erogena dell'americano: l'orgoglio patriottico.
Difficile credere che in un discorso in piena campagna elettorale un politico dica tutta la verità e non spari qualche fanfaronata ad effetto, tuttavia fa impressione sentirlo annunciare che la sua priorità in economia sarà mettere l'interesse del lavoratore americano al di sopra di quello di altri paesi e che ha intenzione di sanzionare le imprese che delocalizzano il lavoro. Per farvi capire, la Camusso, l'altro giorno al Dia de Muertos del sindacato, ha invocato, con le cifre di disoccupazione italiana che ci ritroviamo, i posti di lavoro per i migranti.
Volete Trump o Camusso? Io non avrei il benché minimo dubbio.

Intendiamoci, non è che Trump sarebbe il nostro salvatore, di noi europei, intendo. Tutto il suo discorso sulla politica estera è stato incentrato sul concetto di "ricostruire la forza dell'America", ovviamente anche in senso militare. Lui si rivolge agli americani e gli interessa l'America. "America first" in tutti i sensi: politico, economico, strategico. Un'America che ci manda a dire: "Se volete essere parte di un'alleanza strategica (parlare a NATO affinché, forse, Israele intenda?) cacciate la grana, aumentate gli investimenti per la difesa, oppure difendetevi da soli".
D'altra parte, un'America che non solo è disposta ma vuole dialogare con Russia e Cina, perché il nemico comune è l'estremismo islamico (scatenato dall'apprendista stregone e non più governabile) ed il cui obiettivo è una pace fondata sul reciproco rispetto tra nazioni. Rispetto che deve fondarsi su un equilibrio di forze. Non escluso un rinforzino, come dico io, a base di testate nucleari di ultima generazione.
Interessante anche il suo accenno al pericolo del globalismo e dell'adesione a "unioni" che prevedono la sottomissione ad interessi sovranazionali. A noi sono fischiate le orecchie.
Anche qui: volete Trump o Napolitano che ci incita a sparecchiare?

Se l'America intesa come comunità, come entità di popolo, non fosse stata davvero umiliata e offesa dalle sue ultime amministrazioni, se il suo prestigio non fosse stato effettivamente minato in questi ultimi quindici anni, Trump non raccoglierebbe tanto sincero entusiasmo e tanto livore da parte degli avversari, che sono i responsabili primari dell'umiliazione.
Trump non è semplicemente il miliardario cafone e fascista, il Berlusconi newyorkese qualunque che vorrebbero far credere le presstitutes nostrane, filo-americane ma incapaci di mettersi nei panni degli americani.

Gli americani sono inguaiati quanto noi, personalmente ritengo addirittura di più. Sono stati i primi a subire e pagare le conseguenze della crisi finanziaria del 2008, attraverso i fallimenti, gli espropri subprime e, come contribuenti, i salvataggi statali delle banche "too big to fail" (grazie alla cancellazione della legge Glass-Steagal da parte del compagno Clinton). Sono soggetti alla shock economy dagli anni ottanta, subiscono la delocalizzazione, la disoccupazione, la desertificazione industriale e le stesse sciagurate politiche immigrazionistiche dei loro fratelli europei. Contro di loro vengono dispiegate le armi del politically correct, del suprematismo razziale al contrario, del totalitarismo anti-identitario. La violenza del divide et impera viene sapientemente coltivata ed instillata da un potere che ricerca attivamente il caos.
La Costituzione ed i suoi principi vengono regolarmente messi in pericolo. Dopo l'undici settembre gli americani hanno visto ridursi i propri diritti civili reali e generali e le proprie libertà personali, sostituiti da pesanti strati di cosmesi sui diritti delle minoranze, sempre più intolleranti, pretenziose e violente. Minoranze ovviamente oggi schierate a testuggine contro il Despicable Trump.
Il Patriot Act, approvato sotto la minaccia dell'antrace nell'ottobre 2001, è stato confermato da Obama il 31 dicembre 2011 come NDAA (National Defence Authorization Act). Una legge che prevede l'imprigionamento a tempo indeterminato per legge e senza processo ed habeas corpus per "motivi di difesa dal terrorismo" o, perché no, gestione della controrivoluzione.
In più, come soldati sono stati mandati personalmente (dal feldmaresciallo Bush) a combattere in guerre che servivano solo, per quanto riguarda l'Afghanistan, ad assicurare ai loro torturatori economici la riattivazione della produzione di oppio, canale d'elezione di rifornimento finanziario della CIA, e l'acquisizione delle materie prime come il litio e, per quanto riguarda l'Iraq, i giacimenti petroliferi. Questo mentre il terrorismo islamico, che il regime diceva averli colpiti al cuore nel 2001, diventava sempre più forte e pericoloso, al punto da dilagare anche in Europa, mascherato da emergenza profughi.
Guardando come è ridotta l'America, come è ridotta l'Europa e come è ridotto in generale il mondo occidentale, a causa del potere sovranazionale che ha intaccato ed invaso anche l'America, Trump è il minimo che potesse succedere.
I responsabili di questi quindici anni di disastri sono i neocon, dei quali Hillary Clinton è la campionessa e Obama, alias Drone Man, uno dei peggiori presidenti della storia, l'ultimo dei loro proconsoli.

Cosa rappresenta l'imprevisto Donald Trump, una semplice correzione alle convergenze o un cambio di motore? Ed egli è veramente uscito dall'uovo di Pasqua? Chi c'è dietro la volontà di riscossa che ha prodotto il candidato Trump?
Qualcuno sostiene che il ritiro precoce di Jeb Bush, che anch'io avevo creduto - sbagliando - dover essere il naturale candidato repubblicano, nel segno della continuità del regime neocon, abbia rappresentato un segnale importante, indicativo di un cambiamento di direzione.
Alcuni analisti concordano che, di fronte all'ascesa del movimento che fa capo a Trump, fautore di un ritorno ad una tradizione conservatrice che superi gli estremismi neocon e la sua pericolosa deriva antidemocratica, la resistenza ad oltranza di un regime avviato alla sconfitta potrebbe portare conseguenze assai gravi. L'alternativa a Trump, compreso un attentato alla sua vita o un broglio elettorale, potrebbe rappresentare la miccia per l'innesco di una rivoluzione sanguinosa in America.

Stanno accadendo molte cose interessanti in questi giorni, intanto. Si riparla di undici settembre tirando in ballo complicità che potrebbero svelare insospettabili mandanti; si preannunciano sorprese legate alla seconda parte dei Panama Papers (con brutte notizie per Hillary). Emerge sempre di più il malumore del Pentagono per le ingerenze da parte della CIA e dell'industria della difesa privata, tanto che noti generali "eretici" si stanno schierando con Trump. Come ha fatto il gen. Michael Flynn, che è suo consulente e ispiratore della politica di avvicinamento alla Russia.
C'è un discreto volteggiar di coltelli anche all'interno del lato più oscuro, con reciproche accuse di intelligenza con l'amico - dagli amici mi guardi Iddio - ed infedeltà patriottica. Riemergono vecchie storie sull'appartenenza alla CIA della mamma di Obama che spiegherebbero l'agire del figliolo più da CIA operative che da comandante in capo.
In generale, si percepisce una sensazione palpabile di redde rationem, di una resa dei conti attesa da almeno sedici anni. Da quando Donald Rumsfeld, parlando a nome dei suoi compari, in un celebre discorso disse ai militari, accusandoli di sprechi e mala gestione, che "il nostro avversario è vicino, è la burocrazia del Pentagono". Era il 10 settembre 2001.


17 commenti:

  1. Anonimo20:54

    Hanno già iniziato a giocare sporco.
    è saltata fuori una seconda accusa di stupro nei riguardi del parruccone più bello d'America, dopo che l'ex moglie ripescò una vecchia storia dei tempi del divorzio, considerata ciarlataneria persino dai tribunali marxisti americani (gli USA sono il vero socialismo realizzato).
    A parte questo, sono almeno 3 mesi che ai comizi di Trump accadono "incidenti" solitamente aventi come protagonisti messicani o militanti dell'estrema sinistra pretesamente antisistema ma (in USA come in Italia) asservita al partito democratico di stamminchia.
    A me basta l'appoggio che un cristiano conservatore ma intelligentissimo (non come i nostrani Blondet e similia) come Pat Buchanan ha dato a Trump per capire istantaneamente per chi tifare, cara Barbara.
    Temo però che stia per succedere qualcosa di clamoroso.
    Stanno alzando la posta in palio, e chiunque abbia mai giocato a poker sa benissimo cosa vuol dire.



    Matteo

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    1. @Matteo
      Temo però che stia per succedere qualcosa di clamoroso.

      Di questi tempi ciò che mi colpisce é il silenzio dei neo-con. O se ne stanno zitti per non rischiare di diminuire le chaces della loro darling Hillary oppure stanno tramando qualcosa di epocale.
      In questo ultimo caso non escluderei un annullamento delle elezioni USA in Novembre con puppet Obama prorogato nella carica di Vommander in Chief.
      E Obama per quelli é meglio di Hillary.

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  2. Amichetta21:12

    Oggi riflettevo proprio sullo stesso argomento: se succedesse qualcosa a Trump (anche semplicemente fosse esautorato dal suo partito con qualche gabola), gli USA rischierebbero una rivolta. Poi mi sono detta... ma siamo sicuri?
    Mi pare che da decenni a questa parte non si rivolti più nessuno, senza essere eterodiretto o "colorato" da altri.

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  3. fuochino...
    no che non l'ammazzano !
    non é solo ...
    rodam é cacca !
    fondiamo un blog pro Donald in Italia...

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  4. bel posto e molto vero. Complimenti!

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  5. Anonimo23:33

    Cara Lame,
    questo articolo è così bello ed importante per me, che l'ho addirittura salvato su Archive. :)

    Ti spiego brevemente perché.

    Perché nel caso dovesse veramente andare al potere Donald Trump, un palazzinaro incapace e bufalaro come te, uno che come te da anni non riesce ad esprimersi senza dire due falsità su tre e portasse l'America chiaramente sull'orlo del fallimento, magari dichiarando guerra allo zar del disagio italiano Putin (per dirci, quello che finanzia la Lega e Le Pen, ed in generale gli euroscettici come te) (ma questo stranamente non lo dici, oltre al fatto che nei Panama Papers ci sia anche LVI)...

    Beh, ecco, se tutto questo succedesse sarei contentissimo di aver conservato un pezzo di pagina di storia della disinformazione del nutrito gruppetto di fascistelli che ora ruota intorno alla Regina degli euroscettici.
    Che per carità, ripeto: seguendo Bagnai, la considero una causa giusta

    Purtroppo resta il fatto che è combattuta con armi spuntate e bufale di ogni tipo da disagiati come te. :'(

    "Francamente me ne infischio. (cit.)" (cit.)

    Ser

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    1. Anonimo01:03

      Mi sono sempre domandato se nello zelo di chi serve "chi comanda" pesi piu' "l' interesse" ( cioe' l' impiego) o "l' entusiasmo" di fare parte del " potere" ( seppur da servo) .
      Io la risposta non la so perche' non riuscirei mai a servire l' ingiustizia, ma tu mi sembri il soggetto adatto : Tu quanto "ci guadagni" o quanto " ci credi" ?
      ws

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    2. Vedi, Ser-pent,
      io qui ci metto la faccia, tu solo la lingua biforcuta.
      E magari ci seguiamo anche a vicenda su Twitter. Un po' più di coraggio nel coming out aggiungerebbe valore alle tue controargomentazioni.

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    3. Anonimo22:37

      Ma da sempre chi serve ad ogni livello coloro che regnano coniuga interesse e illusione di far parte del potere. E' l'ABC della Storia.

      lr

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  6. Anonimo00:03

    Piccola e povera persona.
    Interessante la lista dei link da te riportata.
    Praticamente, è come se per parlare di aborto, qualcuno linkasse RadioRadicale.
    Certo, per una zecca immagino che non sia facile comprendere che fra "tizio è preferibile a caio" e "tizio è Dio in Terra, vorrei sacrificargli mia figlia" passi qualcosa, ma so che è una distinzione del tutto arbitraria per chi magari ha avuto esotiche fascinazioni per barbuti laburisti, per greci ben pettinati o, chi lo sa, qualche anno addietro per spagnoli con gli occhioni da cerbiatta.
    Ad maiora.
    Matteo.

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  7. Anonimo00:44

    mah l' unica cosa che posso dire e' che la candidatura trump segnala una crisi interna americana , sia tra l' elettorato che (in parte) tra l' elite .

    Ma non credo che questa crisi evolvera' in un qualche cambio reale di paradigma politico e/o sociale ; "chi comanda in " U$A non ha alcuna intenzione di mollare il proprio potere, e sapra' gestire il "fattore trump".cosi' come fece con il " fattore Obama" che oltre che essere stato prima costruito e poi venduto , come " grande novita' politica " , ha segnato poi soltanto un cambio tattico dalla vecchia aggressione " diretta" a quella "ibrida" .
    ws

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  8. Antonino Allegretti08:31

    Mi meraviglia la quantità di anonimi che postano commenti all'interessantissimo articolo della dott.ssa Tampieri, posso capire quelli che dipendono dall'Ufficio I della Questura ma gli altri...
    Comunque se qualcuno è interessato trova l'opinione di uno dei caporioni neocon su Trump al seguente link:
    http://www.occhidellaguerra.it/trump-e-libia-prospettive-desolanti/

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  9. Anonimo10:12

    Il peggio, per l'Europa e per il mondo, sarebbe una vittora della signora Hitlery Rotten Clinton. Sarebbe un presidente infinitamente peggiore del già disastroso Barry Soetoro.
    Eccellente articolo, dottoressa Tampieri, "refreshing".

    Gianluca P.
    Mandaniresaka, Antsirabe (Madagascar)

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. Ricordiamoci che Putin favorendo Trump accetta il male minore.Molta propaganda sul caso da Russia-Insider. Nel caso decidano di "farselo" utilizzeranno il metodo Kennedy, il metodo Lewinsky, o altro? Sarà lunga aspettare fino alle votazioni ufficiali.

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  12. Anonimo11:21

    trump non e' ne un "rivoluzionario " ne un "maverick" ma e' il "frontman" dello scontento di una parte dell' elite americana su come chi detiene la maggioranza nel "consiglio di amministrazione " ha gestito " la ditta U$A" negli ultimi 25 anni.
    Quindi non c' e' dubbio che la cosa sara' gestita , nel modo piu' opaco possibile nell' ambito di quel "consiglio di amministrazione" e che trump si adeguera' , in quanto nessuno a quel livello vuole mai pericolose " rivoluzioni" ma solo " adeguamenti concordati".
    ws

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  13. Anonimo13:46

    Ti faccio un'esempio di quello che e' la mentalita' USA. Dovendo acquistare un aggeggio di nicchia e non molto costoso che non richiede una grande lavorazione industriale, ho esaminato due o tre offerte, tra cui: una di una marca USA (la quale ha registrato il brevetto), ed una cinese che l'ha semplicemente copiato e leggermente modificato. Il primo costa circa 60 $, mentre il secondo meno di 20. Mi ero quasi risolto ad acquistare il primo, quando ho saputo che anche questo veniva fabbricato in Cina. Che fare ? Nota bene che non si tratta di una corporation, ma di una fabbrichetta semi-artigianale. Allora, evidentemente, si tratta di una mentalita' che non e' solo di pochi multi-milionari. Questo spiega perfettamente quale livello di coesione sociale ci possa essere in USA. C'e', e vero, una specie di patriottismo economico diffuso, ma alla fine si risolve sempre cosi': se vuoi fare il salto di qualita' sul mercato globale, devi adeguarti.

    Altro esempio dello stesso tipo che riguarda il UK. Sappiamo tutti che la mentalita' di cui sopra e' inequivacobilmente made in England. Pero', a fronte di acquisti (sempre minimali) tipo i precedenti, su di un articolo ho notato l'etichetta "This item is NOT made in China", e in un altro "Pure new english wool". E facile capire che si tratta di due mentalita opposte. E' un cambiamento dovuto alla crisi, certo, e nessuno mi garantisce che se il piccolo artigiano di Norfolk avesse le identiche opportunita' non farebbe altrettanto, ma e' un fatto.

    Morale: da chi si comporta ancora in questo modo nonostante la crisi che ha messo per strada milioni di connazionali, ti puoi aspettare un cambiamento radicale nella mentalita ? Ovviamente no. Cio' che vuole e' fare profitto, non solo un lavoro onesto di cui vivere. E perche' ? Perche' gli USA sono la non-nazione per eccellenza, nei quali i rapporti tra cittadini sono solo utilitaristici, quando ci sono.

    In Europa le cose non sono andate molto diversamente dalla fine della guerra. Dopo meta' anni '70 questa mentalita' ha avuto una brusca accelerazione. Ma una mentalita' simile non ha ancora fatto il salto dalla cultura alla genetica. O non ne ha avuto ancora il tempo, oppure c'e' qualcosa di piu' profondo.

    E qui si giunge inevitabilmente al razzismo, le migrazioni di massa e le loro ricadute sulle rispettive societa' intese come comunita di destino, oppure, strutture meramente utilitaristiche come ci e' stato insegnato da A. Smith e K. Marx.

    G.Stallman

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