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sabato 21 gennaio 2012

No, non mi convincono

Vignetta di Mauro Biani

No, cari amici. Sapete quanto vi voglio bene ma, che questi forconi siano protesta popolare genuina al 100%, "non mi faccio persuasa", come direbbe il commissario Montalbano.
E' primariamente un fatto di pelle, istintivo, che però ha a che fare con corsi e ricorsi storici e che sollecita una semplice considerazione finale. 
La Sicilia ne ha viste tante di queste rivolte. Sinceri malcontenti popolari e proteste che troppo spesso finivano per essere manipolate da banditi asserviti al potere superiore. Ricordate Portella della Ginestra, con Salvatore Giuliano arruolato nella Guerra Imperiale Contro il Comunismo e mandato a far strage dei contadini in rivolta? 
Anche la Mafia nacque come entità a difesa degli oppressi. Abbiamo visto come è finita. Il senso è che puoi ribellarti ma solo come piace a chi già comanda. Le cose possono cambiare purché non cambi nulla. Il gattopardo vive ancora da quelle parti ed ha sempre fame di carne e sangue freschi.
I mali dell'isola non nascono ieri mattina. Negli ultimi anni la Mafia non si è affatto ritirata in campagna a ricordare i bei tempi di Don Vito Corleone. E' sempre più viva e lotta con(tro) di noi nei consigli di amministrazione e nei gangli vitali della società. Ultimamente si sta trovando da dio al Nord, nelle capitali che fanno credere di odiare i terroni ma poi fanno affari con tutte le mafie del sud.

Guarda caso, ed ecco la considerazione finale, in diciassette anni di Berlusconismo reale non s'è levato, che dico un forcone, ma neppure una forchetta, contro la povertà, la disuguaglianza e il sistema di potere che da sempre incapretta i siciliani onesti quando non li uccide a sangue freddo. 
Ora che qualcuno che non pestava i piedi a nessuno, tanto meno alle categorie dalle quali era stato sponsorizzato ed eletto è stato messo da parte e, in qualche modo, la sua destra gattopardesca e collusa non spadroneggia più, guarda caso, riecco i tassisti incazzati alla Taxi Driver che già furono precettati in blocco contro la riforma Bersani e il governo di centrosinistra. Riecco gli autotrasportatori e i blocchi stradali. Le intimidazioni e le botte contro chi non si associa alla protesta. Gli annunci che "ritorneremo presto". Neanche un mezzo manganello o una bomboletta di gas a sedare le proteste, al contrario di ciò che succede con le varie NoTav. No, non ci fregate.

Inoltre, quando ci sono di mezzo gli autotrasportatori - non è per cattiveria - ma vengono in mente gli scioperi che paralizzarono il Cile di Allende, per poi placarsi una volta che il bieco fascismo di Pinochet, sponsorizzato dalle multinazionali, si incaricò di fare piazza pulita dei comunisti. Una scena già vista. Un deja-vu.
Se tra i forconi ci sono di mezzo i fascisti - Forza Nuova, per l'esattezza - non vi sorprenda che la rivoluzione, come la chiamate, provenga dalla destra estrema. L'estrema destra è anticapitalista tanto quanto l'estrema sinistra. Il fascismo è rivoluzionario, ma nel senso che, dopo essersi accaparrato i consensi del popolo ed essersi proclamato socialista e difensore della nazione, dopo aver rovesciato il mondo, alla fine rimette sempre le cose al loro posto, cioè a vantaggio dei (pre)potenti. E' una rivoluzione che finisce sempre in Vandea e il discorso vale anche per certi comunismi.

Non dobbiamo farci fregare. Sono sempre loro.

giovedì 11 settembre 2008

All'ultimo stadio

Fa bene al cuore, fa sentire vivi, riuscire ad indignarsi ancora fino ad avere la bava alla bocca di fronte a certe affermazioni della nostra classe dirigente, financo calcistica quindi di retrovia ma tant'è.
Proprio nel giorno dell'anniversario del golpe in Cile, 11 settembre 1973, il presidente di ritorno della Federcalcio Tonino Matarrese auspica che vengano costruite celle all'interno degli stadi per rinchiudervi i tifosi facinorosi.

"Durante il golpe di Pinochet del 1973 l'Estadio Nacional di Santiago fu usato come campo di concentramento dove transitarono circa 40.000 prigionieri, tra il settembre ed il novembre di quell'anno. Il campo da gioco e la galleria furono utilizzati per tenere imprigionati gli uomini, mentre le donne furono relegate nella piscina, negli spogliatoi ed in altri edifici. Altri spogliatoi e i corridoi furono luoghi di tortura e di esecuzioni, mentre gli interrogatori venivano fatti nel velodromo". (Wikipedia)
In quello stesso luogo ed in quei giorni, il musicista Victor Jara fu brutalmente torturato ed assassinato. Per questo motivo, dal 2003 lo stadio è intitolato a suo nome.

Capisco che di questi fatti ormai lontani non si parli più mentre si preferisce far notare giustamente come la primavera di Praga sia stata brutalmente soffocata dai carri armati sovietici per ristabilire uno status quo e se ne celebri il 40° anniversario con grande risonanza.
A Santiago, cinque anni dopo, successe esattamente la stessa cosa, l'impero soffocò un tentativo di cambiamento politico ma si sa che il relativismo è peccato e non bisogna indulgervi, altrimenti il gran sacerdote dalle scarpette rosse se ne ha per male.

La memoria delle atrocità cilene e poi di quelle salvadoregne, argentine, sudamericane in genere è desaparecida esattamente come le migliaia di oppositori del regime.
Però è curioso che sia scattata nella mente del grande capo dei pedatori questa clamorosa coincidenza. Forse è il clima fascisteggiante che si respira che fa fare certe gaffes?
Ma qualcun'altro l'avrà notata poi, la gaffe, o soltanto io?


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giovedì 13 dicembre 2007

Partito Camionista Combattente

Ho letto due post interessanti sull'argomento sciopero dei TIR, uno di Mario e l'altro di GuerrillaRadio.
Sono d'accordo con il primo riguardo all’analisi del meccanismo di mercato che tira i prezzi al ribasso e tende a stritolare i cosiddetti padroncini, che quindi avrebbero ragione a rivendicare condizioni più vantaggiose di lavoro.
Figuriamoci se non siamo sensibili alle rivendicazioni dei lavoratori e qui si tratta di lavoro duro e in molti casi massacrante.

Vi sono alcuni aspetti di questa protesta, come di quella dei tassisti, che non mi convincono, però. Premesso che coloro che hanno fatto i blocchi stradali non sono tutti i padroncini ma solo circa la metà, a qualcuno pare strano che, dovendosi far rappresentare a livello politico, essi scelgano la destra che propugna in teoria proprio il liberismo che produce le spietate leggi del mercato oggetto del contendere.

Il leader della protesta dei camionisti rivoluzionari si chiama Uggé, è un sindacalista degli autotrasportatori in perenne stato di lotta in modalità “incubo” di Doom, tranne quando governa Berlusconi.
Per cinque lunghi anni, il bellicoso Uggè, di FI, nominato sottosegretario ai trasporti da Silvio, se n'è stato buono buono a cuccia senza tagliare le gomme a chicche e sia.
Mi si dirà, non vorrai mica fare le bucce ad un sindacalista perché è di destra, con una sinistra che ha piazzato due ex-sindacalisti a presiedere il Parlamento? Non ho niente contro un sindacalista di destra.
Però in questo caso temo che il sindacalista stia facendo gli interessi del padrone più che del padroncino.

C’è un grosso equivoco attorno alla destra governativa italiana, che è liberista in senso economico solo a parole e americana solo quando fa comodo. Basti dire che è comandata da un ultramonopolista che in America non sarebbe mai diventato quel che è diventato senza doversi piegare alle leggi dell’anti-trust.
Questa destra, che dice di volere il mercato, il mercato, il mercato, si esalta a difendere delle lobbies, delle consorterie, delle associazioni di bottegai, insomma è legata tuttora a qualcosa che assomiglia moltissimo al vecchio corporativismo fascista. In questo contesto, le categorie che difendono piccoli privilegi di casta piccoloborghese si sentono a proprio agio con la destra. La sinistra è abituata ai grandi numeri delle grandi fabbriche, ai milioni di metalmeccanici, è un altro mondo che non intriga nè il tassista nè il camionista. Per questo è inevitabile che lasciamo i camionisti alla destra.

La destra aborrisce gli scioperi, tranne quelli che portano un tornaconto a determinati poteri, non pestano i piedi ai grandi poteri e magari danneggiano un eventuale governo di sinistra.
Tutti gli ultimi scioperi di categoria, che hanno visto la destra in prima fila a loro difesa, in fondo erano lotte corporativiste contro la concorrenza e soprattutto, contro il governo che, paradossalmente, era quello che stava difendendo il libero mercato. Quando vedrò i sindacalisti di FI appoggiare le rivendicazioni dei metalmeccanici e dei precari sarò pronta a ricredermi su questo punto.

Vorrei sottolineare un’altra cosa poi, e qui mi riallaccio al post di GuerrillaRadio, che riesuma un evento storico che per la verità era ritornato in mente anche a me e a tanti altri nei giorni scorsi: lo sciopero degli autotrasportatori in Cile del 1972 durante il governo Allende. In quel caso lo sciopero fu manovrato, lo dimostrano documenti desecretati della CIA, da coloro che stavano organizzando il golpe contro il governo di Unidad Popular, attraverso generose sovvenzioni di denaro alle categorie in sciopero.
Per fare un altro esempio, dire che gli scioperi di Solidarnosc in Polonia furono qualcosa di spontaneo è per gli ingenui. Senza le generose donazioni provenienti dagli zii d’America e dal Vaticano la storia sarebbe andata diversamente.

Questo per dire che non sempre i sindacalisti organizzano uno sciopero per il bene dei lavoratori ma possono farlo per altri motivi, inclusi quelli loschi. Uno sciopero può diventare quindi una forma di ricatto, di pressione, una prova di forza o semplicemente un avvertimento, finanche un atto eversivo. E’ una cosa che non possiamo far finta di non vedere.
Nei già citati Stati Uniti il sindacato dei camionisti è sempre stato uno dei più potenti ma, proprio per la sua importanza strategica (un blocco stradale può mettere in ginocchio un paese), è sempre stato oggetto di pesanti infiltrazioni mafiose. Basti pensare alla figura di Jimmy Hoffa, pedina della mafia a capo del sindacato e poi fatto sparire dalla stessa per motivi ancora oggi misteriosi.

Infiltrazioni, strane sovvenzioni, scioperi usati come arma impropria contro governi non graditi, è già successo in passato e perché non potrebbe succedere ancora? History repeating.
Speriamo, come ho detto in un commento da Cloro, che l’analogia con il Cile sia solo un’illusione ottica dovuta a pura paranoia e che la protesta dei camionisti combattenti sia qualcosa di giusto, assolutamente slegato da ogni speculazione politica da parte di chi non ha rinunciato alla famosa spallata.

mercoledì 12 settembre 2007

Salutandovi indistintamente

Non ho aderito espressamente al Vaffanculo Day (pudicamente diventato Vaff-day in televisione). Ero in piazza l’altra sera quando raccoglievano le firme ma non ho firmato. Più che altro perché sono anarchicamente restìa a questo genere di cose ma anche per le stesse perplessità che ho letto nel bellissimo articolo di Gennaro Carotenuto che condivido assolutamente e che vi invito a leggere .
I guru mi spaventano ed esaltano la mia naturale diffidenza. Grillo ha ragione su tante cose ma che sia qualunquista nel senso classico del termine, è vero. D’altra parte, che la sinistra attuale per tante cose sia peggio della destra, sarà qualunquismo ma è altrettanto vero.

La reazione rabbiosa dei politici e politicanti al Vaffanculo Day però è qualcosa che indigna e che fa pensare che comunque questa iniziativa, oltre a rivolgere un doveroso saluto a chiappe scoperte al Potere, uno scopo importante l’ha raggiunto: dimostrare ancora una volta la pochezza e l’arroganza della nostra classe politica.

“Ce li hanno mandati” in 300mila e loro, per assonanza anatomica, hanno mostrato la loro faccia da culo senza pudore, con sconcia insolenza. Sprezzanti come antichi aristocratici dispensatori di brioches e sussiegosi come oligarchi riunti, con i loro servitori a mezzo stampa al guinzaglio che abbaiavano sbavando contro gli aderenti all’iniziativa, riparandosi vigliaccamente dietro il solito povero scudo umano Biagi*.
Il giorno dopo certi “ritratti” abbaiati di Grillo sembravano quelli che si dedicano di solito ai capi terroristi. Un pericoloso sovversivo, peggio dell’ Agnoletto dei tempi andati.

Si meravigliano? Se ci siamo ridotti al qualunquismo, di cui la componente grillesca è dopotutto la meno pericolosa, è solo colpa loro, della loro tracotanza e delle loro auto blu che sfrecciano a 180-200 in autostrada, come scrive Gennaro, perché loro possono e se ne fregano di sembrare arroganti anzi lo ostentano. Una classe politica feudale che si dice democratica ma che considera le elezioni una pura formalità, visto che ultimamente siamo andati alle urne a liste fatte. Metta una firmetta qui e non si preoccupi delle noticine a piè di pagina scritte in piccolo. Come le assicurazioni.

La cosa più triste di questa Italia in disperata ricerca di un’identità e di una classe dirigente onesta è che debba affidarsi ai guru, ai comici, ai masanielli mediatici. Perché io credo ancora che fare politica in maniera professionale sia la scelta migliore. Abbiamo visto cosa combinano i politici improvvisati, gli imprenditori scesi in campo.
Ci avete mai pensato che, mentre noi dobbiamo sostenere esami, concorsi ecc., il politico è sempre qualcuno che non deve dimostrare affatto ad alcuno (tanto meno a chi lo ha eletto) di saper fare il suo lavoro? Altrimenti perché metterebbero un ingegnere alla giustizia?

Amministrare bene può essere fatto da chiunque ma bisogna che chi vuole guidare una nazione studi per diventarne bravo amministratore. Una nazione non è un’azienda, non è un blog, non è un teatro, è un sistema complesso. Creiamo dei buoni amministratori, formiamoli guardandoci attorno in Europa e altrove. I partiti dovrebbero servire a questo a formare. Potrà diventare sindaco, ministro solo chi dimostrerà di saperlo fare conoscendo la materia che deve andare a trattare. I guru lasciamoli per quando dobbiamo divertirci.

***
A proposito di vaffanculo. Vorrei ricordare quello che pronunciò Salvador Allende rivolgendosi ai militari che gli offrivano un aereo e un salvacondotto quell’altro 11 settembre 1973, il giorno del golpe in Cile, mentre era assediato alla Moneda dagli uomini di Pinochet.
Allende rispose che lui sarebbe rimasto al suo posto fino all'ultimo e che quell’aereo sapevano dove avrebbero dovuto metterselo. Altri tempi e altra sinistra.

* Update - Torno ora da un incontro nella piazza di Faenza tra Marco Travaglio e i suoi lettori. Ha parlato anche del V-day. Sono arrivata a dibattito già iniziato ma ho potuto capire dal suo racconto che la storia dell'attacco a Marco Biagi, come riportato dai tg, non è mai esistito. Se lo sono inventato i soliti manipolatori di regime per sviare l'attenzione del pubblico dai veri motivi della manifestazione. Come ha detto Marco: "Hanno parlato, inventandoselo, dell'attacco a Biagi perchè altrimenti avrebbero dovuto parlare dei contenuti del V-day". Ormai siamo alla stampa confabulatoria.

domenica 10 dicembre 2006

La morte del Condor

Un dittatore dei più sanguinari muore a più di novant'anni felicemente impunito di tutti i suoi crimini dei quali mai si pentì e il TG1 che fa? Ce lo mostra debole e malandato di salute, sostenuto amorevolmente dal figlio, per muoverci a pietà.

Ci racconta che per i suoi ammiratori e seguaci, nonostante quelle migliaia di morti senza giustizia sulla coscienza, aveva comunque salvato il Cile dal comunismo.
Che strano, la stessa cosa che pensavano gli americani che organizzarono il golpe dell’11 settembre 1973 contro Salvador Allende, americani che non vengono mai nominati, ovviamente, nel servizio commemorativo. E si capisce, visto che proprio con un’intervista a Kissinger si inaugurò la direzione al TG1 di Er Riotta.

Basta raccontare la Storia a metà e tutto cambia, tutto viene edulcorato e reso più soft. La Storia allo sciacquamorbido.
Dal servizio del TG1 sembra quasi che il Cile fosse un paese a piena sovranità dove un giorno un generale decise di fare un po’ di pulizia e… oops, si fece prendere un po’ la mano.
Ovviamente ci viene lungamente fatto notare quanto accanimento, non terapeutico ma giuridico, vi fu contro il vecchio generale malfermo da parte dei giudici, compreso lo spagnolo Garzon, noto persecutore di grandi capi di stato.
Nemmeno i suoi più stretti collaboratori sanno dire se fu omicidio o suicidio ma sulla morte di Allende ci rassicura Riotta. Fu un momento di depressione, Allende era stanco di vivere.

Infine, ecco le immagini pesate con il bilancino di precisione dei cileni che festeggiano e dall’altra parte quelli che invece piangono la morte di Pinochet, pari e patta.
Una bella bottarella bipartisan e le migliaia di scomparsi, torturati, violentati, assassinati, drogati e gettati dagli aerei in pasto ai pesci, il poeta e cantautore Victor Jara con le mani spezzate deriso e costretto a suonare, i bambini accecati con il ferro da calza sotto gli occhi delle madri, e quelli strappati alle loro famiglie e adottati dai militari, appena nominati di sfuggita all’inizio del servizio vengono azzerati da questo capolavoro di algebra giornalistica: +1-1 è uguale a zero.

Non credo ci sia niente da festeggiare per la morte di Pinochet, ma è in questi momenti che quasi quasi si vorrebbe che esistesse l’Inferno. Quell'inferno che lui destinò ai suoi concittadini, senza alcuna pietà.

Dannato subito.

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