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martedì 8 aprile 2014

Il carrozzone e il boomerang

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Una mia curiosità: secondo voi sono credibili i sondaggi che, quasi all'unanimità tranne quello pubblicato sul sito Scenaripolitici (qui sotto) che lo dà al 27,9%, piazzano il PD ben oltre il 30%, soglia notoriamente psicologica per le elezioni in Italia? Percentuali vicine a quel 34,4% del 1976 che provocò manovre atlantiche di dissuasione anticomunista molto efficaci? Tuttavia allora era il PCI di Berlinguer, appunto, erano ancora comunisti. Ora sappiamo che il PD è cosa assai diversa. Un mutante nato miracolosamente dall'incontro carnale contro natura tra la lotta comunista e il capitalismo. Un bimbo che è tutto suo padre. Il Gatto Atlantico ormai si fida del bamboccio, che è cresciuto all'insegna dei sani principi del neoliberismo hardcore.

Se confrontate i dati del sondaggio di SP riguardanti gli altri partiti con quelli della tabella qui sopra, essi risultano abbastanza omogenei. Solo per il PD vi è una differenza, una forchetta (facciamo i fighi) che arriva, per SWG con il suo 35,0% tondo tondo, a ben 7 punti in più. Non è poco.

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Alle ultime elezioni europee del 2009 il PD raccolse il 26,1%. Alle ultime politiche del 2013 ottenne il 25,42% alla Camera e il 27,43 al Senato. L'intenzione di voto che emerge dal sondaggio di Scenari Politici è coerente con quelle percentuali, mentre gli altri sondaggi attribuiscono al PD, di fatto, un aumento di quasi dieci punti percentuali in un anno

Sapete, è come quando le agenzie di scommesse cominciano a notare che tutti stanno puntando su un cavallo o un concorrente di un reality, e tutti dalla medesima città ed alla stessa ora. Scattano gli allarmi.
Non sto dicendo che i sondaggisti che vanno in TV o pubblicano sui giornali stanno tirando la volata al PD, ovvero al PUDE, ci mancherebbe, e nemmeno che SP sta facendo il contrario, oppure che qualcuno di questi sondaggisti non sa fare il suo mestiere. Solo che questo dato mi incuriosisce. Mi ricorda tanto l'effetto bandwagon, ovvero il presentare un partito come vincente sperando che l'attitudine ovina di certi elettori li faccia confluire tutti nel suo corral. L'effetto collaterale del bandwagon è l'effetto boomerang. Ovvero che prevalga la componente asinina dell'elettorato, quella che lo fa impuntare di fronte al cancello del corral.

In ogni caso sarebbe curioso che il PD ottenesse gli stessi voti del 1976 nonostante abbia stravolto completamente la sua natura, da partito comunista difensore della classe lavoratrice ad esecutore materiale del trionfo del capitalismo assoluto. O anche l'elettorato comunista ha compiuto una mutazione genetica di massa, una clamorosa inversione a U verso il capitale e contro i propri interessi, e dovremmo pensare in questo caso al successo della più grande operazione di brainwashing della storia, oppure i sondaggisti telefonano sempre ai soliti pensionati piddini, gli unici che ormai trovano in casa di giorno.

Per anni abbiamo tacciato di farloccaggine i sondaggi che davano a Berlusconi numeri da Imperatore dell'Universo. Ecco, ora non vorrei che in piena fregola da Dittatura del Piddinariato, non si vedesse il nandrolone pompato in certe percentuali dai muscoli troppo pronunciati e dalle performance da record mondiale. Io, per cavarmi i dubbi, un test antidoping lo farei.

A questo punto vi propongo anch'io un sondaggino. Nessuna valenza scientifica, ovviamente, vista l'esiguità del campione, ma solo un'altra mia curiosità da soddisfare, se volete.
Anche qui potete rispondere alla cazzo. Perché gli intervistati lo fanno e spesso, oppure tendono a rispondere secondo ciò che percepiscono come socialmente desiderabile. Ovvero ciò che l'intervistatore si aspetta che loro rispondano. Il carrozzone va avanti da sé.


Berlusconi a sorpresa si schiera con gli euroscettici. Alle elezioni europee tu:
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
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martedì 29 ottobre 2013

Il nuovo e i vecchini


Faccio alcune considerazioni a margine del convegno di a/simmetrie tenutosi nel fine settimana a Pescara. 
Non mi soffermerò sulle drammatiche testimonianze sulla crisi dai fronti di Spagna e Grecia e sulle analisi degli studiosi intervenuti, i cui contributi video troverete linkati integralmente nel post precedente, e nemmeno sulle ovvie conclusioni che il problema del vincolo monetario è il più grave se non il principale responsabile della crisi continentale.
Dopo aver sottoscritto le osservazioni condivisibili e, per molti versi, definitive che ho letto sui blog di Carmen Gallus e Orizzonte48, vorrei soffermarmi in particolare sui dati emersi dal sondaggio presentato da Scenari Economici (qui il video e qui la pagina con tutti i dati e grafici) sulla percezione dell'euro da parte degli italiani.

Si parte dall'osservazione che negli ultimi tempi la sensazione che l'euro rappresenti un problema rispetto alla nostra salute economica risulta condivisa da un numero maggiore di intervistati (da uno scarso 20% di contrari all'euro - semplificando - rilevato nel 2011, si è passati ad un 40% nel 2012, al 44% dell'aprile scorso, fino al 48% del mese di ottobre 2013.
Il quesito posto al campione di 4000 intervistati nell'ultima rilevazione era per altro più articolato, ad esempio, del "E' favorevole al fatto che l'Italia esca dall'euro?" del 2011. Era cioè:

"Sarebbe favorevole alla reintroduzione di una valuta nazionale al posto dell'euro, affiancando questo processo con il ripristino della Banca d'Italia come prestatore di ultima istanza, al fine di calmierare i tassi di interesse del debito pubblico italiano?"

Osservo che la domanda non è semplice, presume una certa conoscenza di termini e concetti economici e forse ingannevolmente induce l'intervistato a credere che levando l'euro di mezzo si risolverebbe il problema del debito pubblico. Sappiamo che la questione è assai più complessa e che la crisi attuale è più di debito privato che pubblico. Ad ogni modo, il fatto che solo un 8% risponda NON SO, dimostra che in ogni caso l'euro viene visto come un punto fondamentale di conflitto nella crisi in atto e l'intervistato ne percepisce l'importanza nella questione in gioco.

Nella tabella qui sopra ho suddiviso schematicamente per caratteristiche, riassumendo i dati disaggregati, i due opposti schieramenti che risultano dal sondaggio:  a favore del mantenimento dell'euro e favorevoli al ritorno ad una moneta nazionale sovrana (non necessariamente la vecchia lira). Trovo assai interessante il quadro che ne emerge.

Chi percepisce l'euro come un problema ed è disposto a rinunciarvi, con la speranza di  superare le difficoltà attuali è tendenzialmente di centrodestra, simpatizzante del M5S o appartenente all'area del non voto o degli indecisi. Vive nel Nord o nel Centrosud, ha tra 30 e 59 anni, è operaio, è occupato prevalentemente nel privato oppure è lavoratore autonomo, o ancora disoccupato; ha un titolo di studio di licenza media inferiore o un diploma.
I favorevoli all'euro vivono invece nelle aree "rosse" del Centronord, sono dipendenti pubblici e pensionati e si dichiarano di centrosinistra. E' in questo schieramento che si concentra pure la maggioranza dei laureati.
Un altro dato interessante è che questo gruppo, che assomiglia in maniera impressionante alla famosa base elettorale del PD, non modifica nel tempo la sua percezione dell'euro. La sua fedeltà all'euro è monolitica e la si osserva comparando i risultati dei diversi sondaggi. Prodi ce l'ha dato e non lo si mette in discussione, insomma.
Come ha osservato Antonello Angelini nel dibattito di Pescara, questa fedeltà nei secoli si spiega dal fatto che questo schieramento è forse quello che finora ha sentito di meno i morsi della crisi, che si sente ancora tutelato dal partitone e dal sindacato. (Ci sarà da ridere se entrasse in vigore il Fiscal Compact e lo tsunami arrivasse a lambire anche le isolette felici.)

Altro discorso è come questa maggioranza di percezione negativa dell'euro che risulta dal precedente sondaggio si tradurrebbe concretamente nel "che fare", nella formazione di un "Partito Antieuro" da presentare ad elezioni politiche. Anche qui i dati sono sorprendenti per quanto riguarda la percentuale bulgara del 92% di coloro che, nel centrosinistra, non prenderebbe nemmeno in considerazione di votare un partito fortemente antieuro.
C'è ancora da lavorarci, insomma.

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Termino le osservazioni su Pescara notando come, anche sul palco del dibattito che è seguito alla presentazione del sondaggio, vi fossero due schieramenti. Da una parte quelli chiamati ad indossare la maglia dei Proeuro. I ggiovani, ggiornalisti e de sinistra, attentissimi a farla pesare di essere intervenuti e leggerissimamente prevenuti nei confronti del pubblico. Indimenticabile, in questo senso, l'osservazione di Giulia (Beata)Innocenzi sulla platea: "Non siete violenti, al massimo siete dei troll". Concetto ribadito anche da un altro dei partecipanti sulle difensive, mi pare Spetia, se non ricordo male. Il troll dev'essere la versione moderna del nemico del popolo per queste guardie rosse fuori tempo massimo. Perdoniamoli, so' ragazzi.

Dall'altra parte i meno giovani e possibilisti o decisamente Antieuro ma che, nel confronto con i giovani Proeuro, facevano apparire questi ultimi come dei vecchini chiusi in un preoccupante settarismo conservatore, avvolti nella loro rassicurante copertina e con la boule dell'acqua calda sulle ginocchia.
Chi ha detto le cose più interessanti e progressiste, insomma, sono stati gli "anziani" anagrafici.

Se il già citato Angelini ci ha spiegato quali sono le tecniche mediatiche per sminuire e disinnescare chi è portatore di idee che non collimano con il pensiero unico, soprattutto attraverso il dileggio (o la reductio ad trollum), un grande Massimo Rocca ha identificato nella corrente culturale liberista che tutto permea e tutto condiziona fin dal 1980, la ragione dell'impossibilità, da parte dei media, di solo accennare a discutere di abbandonare una cosa assolutamente abbandonabile come una moneta.  E' la fede cieca e settaria nel monetarismo e nel liberismo che non può che sconfinare nella shock economy che totemizza l'euro e lo fa diventare tabu.
E i giovani e la sinistra sono tristemente i custodi dell'ortodossia, i meno propensi ad accettare il fatto che quella ideologia economico-politica, come la Sinistra, del resto, ha fallito e bisogna cambiare pagina. "L'uscita è per ricostruire". (cit. Rocca). Appunto.

lunedì 19 ottobre 2009

L'ha detto la televisione

Sono interessanti i dati di un sondaggio pubblicato oggi su Repubblica e realizzato da Demos & Pi su "Gli italiani e l'informazione" che riassumerò in breve.
Premesso che la ricerca è stata effettuata su un campione di 1337 persone maggiori di 15 anni, emerge ancora una volta il ruolo fondamentale, ai fini informativi, della maledetta televisione.

Vediamo prima di tutto quanta gente guarda la tv. Spulciando le tabelle pubblicate emerge che il 46% del campione rappresentativo della popolazione italiana sta davanti alla tv dalle due alle quattro ore al giorno. Il 17,8% trascorre più di quattro ore attaccato allo schermo in modalità geco, ed il 27,3% di costoro vota Berlusconi. Forse per riconoscenza per tante ore di divertimento spappolaneuroni che gli offre gratis.
Gli elettori della Lega sono meno teledipendenti (15,2% con più di quattro ore al giorno) dei pidiellini. Troppo moderna, la diavoleria. I druidi non avevano la tv.
Chi la guarda di meno, tra gli stakhanovisti del tubo catodico o dell'LCD, sono gli elettori dell'Italia dei Valori.
Un fortunato 1,7% di italiani intervistati dichiara di non guardare la tv.

Rispetto alla rilevazione precedente del 2007, per quanto riguarda le fonti di informazione quotidiana del campione, in generale aumenta la fiducia nella tv satellitare, digitale terrestre e per Internet. In crescita anche i giornali quotidiani mentre calano radio e televisione analogica (RAISET, La7).
Ho sempre l'impressione che queste ricerche di mercato diano risultati un po' schizofrenici. Infatti, se tra i TG ai quali gli ipnotizzati dalla tv danno maggiore fiducia calano il TG1 e il TG5 ma aumentano Studio Aperto (ahimé), il TG de La7, SkyTG24 e soprattutto RAINews24, con un clamoroso +13,4%, il programma di informazione del quale gli italiani pare si fidino di più è "Report" della Gabanelli.

Una bella domanda del sondaggio riguardava il grado di indipendenza politica dei mezzi di informazione. In generale gli italiani indicano come fonte maggiormente obiettiva Internet. Scorporando i dati per appartenenza politica, la fiducia ad Internet viene data a maggioranza dagli elettori dei partiti d'opposizione e dei partiti minori, mentre gli elettori di centrodestra (PDL e Lega) credono alla televisione. Addirittura più i leghisti dei papiboys, con un bel 37,5%.

Sul conflitto di interessi di Berlusconi e se esso condizioni la libertà di informazione e l'andamento della politica, il numero di coloro che percepiscono il problema è, in generale, in aumento. Più che lo stato della libertà di espressione, comunque, preoccupa il condizionamento della politica.
Gli elettori dell'opposizione e coloro che meno guardano la tv sono coloro che maggiormente si preoccupano del conflitto di interessi. Gli elettori del PDL e i teledipendenti hard sono coloro che meno sentono il problema. Forse, ammettendone l'esistenza, temono che gli possa venire meno la dose.

In definitiva, si dimostra per l'ennesima volta che non è vero che "le televisioni non contano". Contano, eccome se contano. Conta soprattutto uniformare la poltiglia da far trangugiare ai telespettatori che stanno lì davanti come uccellini di nido aspettando qualsiasi cosa purchè si possa ingoiare. E se è merda non se ne accorgono nemmeno. Anzi dicono, come Mina in quella famosa canzoncina: "Ma che bontà!"
Ecco perchè ci si sbatte tanto per piazzare le persone nostre in RAI, per mettere i papiboys e le papigirls a leggere il telegiornale delle 20, perchè i tg stanno assomigliando sempre di più a contenitori di vuoto spinto farciti di nulla. E perchè infine la tv non serve più per informare ma per disinformare, per tenere assieme il proprio elettorato, pour épater le papiminkia', manipolarlo e mantenerlo dipendente dalla dose quotidiana di propaganda. E serve anche, ultimamente, per mazzolare gli avversari.

Alcune considerazioni finali.
In generale, secondo i dati del sondaggio, gli italiani sembrano guardare meno la tv per affidarsi invece ad Internet ed ai mezzi di informazione più innovativi. Si accorgono del cambiamento in senso peggiorativo dell'obiettività dei telegiornali, leggono i giornali quotidiani ed apprezzano il giornalismo di inchiesta à la Gabanelli. Sembra quasi un'altra Italia, un paese più maturo di quanto appaia a sentire il suo peronetto di riferimento.
Solo il 17,8% del campione intervistato risulta teledipendente a livelli da comunità di recupero, appartenente alla specie "l'ha detto la televisione" ed è infine a maggioranza berlusconiano.
Non sarà, come sospettavo giorni fa, che il papipeople rappresenti proprio una minoranza gonfiata dagli steroidi televisivi nel tentativo di emergere da una maggioranza kommunista?
Ci mancava solo di essere un paese dopato.

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