martedì 17 dicembre 2013

Il Regno delle Due Padanie

"Il Piemonte era pieno di debiti; il Regno delle Due Sicilie pieno di soldi. Quante volte abbiamo letto che i titoli di stato del primo, alla Borsa di Parigi, quotavano il 30 per cento in meno del valore nominale; quelli del secondo, il 20 per cento in più; e che al Sud, con un terzo della popolazione totale, c'era in giro il doppio dei quattrini che nel resto d'Italia messo insieme?
L'impoverimento del Meridione per arricchire il Nord non fu la conseguenza, ma la ragione dell'Unità d'Italia. La ragione dei pratici; quella dei romantici era un ideale. Vinsero entrambi.
"O la guerra o la bancarotta" scrisse il deputato cavouriano Pier Carlo Boggio nel 1859, nel libretto Fra un mese (ci siamo, neh?). "Il Piemonte è perduto", conclude, dopo averne analizzato i bilanci, un giornale dell'epoca, "l'Armonia", e "le sue finanze non si ristoreranno mai più": lo ricorda Angela Pellicciari in L'Altro Risorgimento. Ma, compiuta l'Unità, si fece cassa comune (una piena, l'altra vuota) e con i soldi del Sud si pagarono i debiti del Nord: al tesoro circolante dell'Italia unita, il Regno delle Due Sicilie contribuì con il 60 per cento dei soldi, la Lombardia con l'1 e uno sputo per cento, il Piemonte con il 4 (ma oltre della metà del debito complessivo). Negli stati via via annessi alla nascente Italia, appena arrivavano i piemontesi, spariva la cassa; ma nulla di paragonabile alle razzie e ai massacri compiuti al Sud. Gli unitaristi videro realizzato il proprio sogno (i superstiti...ché in diciassette anni di regno di Carlo Alberto, riferisce Lorenzo Del Boca in Indietro Savoia, furono giustiziati più patrioti dal Piemonte che dall'Austria tiranna e sanguinaria); qualche altro ne pagò il prezzo, i furbi riscossero.
"L'ex Regno delle Due Sicile, quindi," scrive Vittorio Glejeses ne La storia di Napoli "sanò il passivo di centinaia di milioni di lire del debito pubblico della nuova Italia (ma quello del Regno di Sardegna superava il miliardo; nda) e, per tutta ricompensa, il Meridione, oppresso dal severissimo sistema fiscale savoiardo, fu declassato quasi a livello di colonia". I meridionali pagavano più degli altri italiani, perché costretti a rifondere pure le spese affrontate per la loro liberazione. Tanto agognata, che ci vollero anni di occupazione militare, stragi, rappresaglie, carcere, campi di concentramento (giustamente, se preferisci non essere liberato...), esecuzioni in massa e alla spicciolata, distruzione di decine di paesi. Erano così ottusi, al Sud, che combatterono dodici anni (quando fu ucciso l'ultimo "brigante", in Calabria), pur di non farsi liberare e di non stare meglio in un paese solo. E quando capirono che la resistenza armata era persa, se ne andarono a milioni al di là dell'oceano, piuttosto che godersi la compagnia dei loro rapaci liberatori." (fonte Terroni di Pino Aprile)


Debiti, spread tra titoli di stato, oppressione fiscale e fondi salva stato, trasferimento forzoso di ricchezza tra stati, austerità, oppressione, il fogno che diventa Anschluss e poi povertà ed emigrazione per intere popolazioni. Si parla dell'Ottocento ma sembra una cronaca dell'attualità. Il brano che ho riprodotto per intero dal libro di Pino Aprile ce lo fa capire molto bene.

E' già successo, anche alla Germania Est, come ci ha raccontato Vladimiro Giacché, in barba alla retorica della riunificazione e del muro che crollava per lasciare spazio alla libertà occidentale e al libero mercato, maschera ipocrita che nascondeva lo stesso spirito mercantilista e di feroce classismo che sta spazzando l'Europa dopo aver percorso come un flagello pestilenziale tutto il pianeta in un tour di devastazione completa di diritti acquisiti da secoli.

La vecchia maledetta guerra di conquista, lo stupro economico con la colpa che ricade sui conquistati che se la sono cercata e che da quel momento sono condannati alla vergogna ed alla morte civile. Avete vissuto al di sopra delle vostre possibilità, ora vi facciamo vedere noi, che siamo i virtuosi.
E invece il Regno delle Due Sicilie non era poi così male, anzi, e quando diciamo con disprezzo burocrazia "borbonica" dovremmo dire più correttamente savoiarda. Maledetti libri scolastici falsi e bugiardi. Scritti dalla stessa manina che Goebbels avrebbe accarezzato con affetto del maestro verso l'allievo più diligente.

Sta succedendo e, per la legge infallibile che recita "si è sempre i terroni di qualcuno", il nostro Nord, produttivo ed avanzato, ma abbiamo visto a spese di chi, in passato, viene annesso ora con forza e per un'oscura nemesi, alla Terronia europea, al lager mediterraneo degli scansafatiche, dei mangiatori di pasta al pomodoro e delle cicale improduttive che dovranno cedere tutti i loro beni (cosa sono quelle case di proprietà? Via!)  e gli sghei ai nuovi padroni. Ai nuovi Savoia, assai più agguerriti ed addestrati alla battaglia dei nostri ormai patetici testimonial dei sottaceti.

Lo stanno capendo, al Nord, di stare diventando terroni anche loro. Perché terroni non si nasce, si diventa per colpa di chi vuole conquistarci. Lo sta capendo uno dei due Mattei, il Salvini, che (è una novità, speriamo non si rimangi la parola) intende unire le forze con il Sud che patisce anch'esso il mercantilismo nordeuropeo per cercare di portare il paese fuori dalla trappola. Ovvio che la Lega dovrà rivedere criticamente tutto l'armamentario ideologico antistato e antimeridionale che hanno permesso a chi voleva il male e non il bene del Nord di ridurla ad una congrega di fattucchiere e ladri di argenteria. Solo così potrà ottenere consensi anche al di fuori della sua "riserva". Capire che quello che sta succedendo a loro è già successo agli altri è un buon inizio. Come capire che i briganti erano i terroristi di oggi, per chi considera terrorista chi difende solo il proprio benessere e la propria dignità. 

L'Italia non è mai stata fatta perché è stata unificata sul sangue di una parte del suo popolo e costruita su un cimitero, quindi maledetta. E' stata mantenuta divisa per 150 anni per interessi nazionali ed internazionali, con ideologi nordisti, tanto per tornare alla Lega, che pensavano che l'isolamento e la Secessione del Nord potesse avvantaggiarlo, mentre di fatto lo gettava in pasto alle malavite che la povertà del Sud e la latitanza dello Stato avevano nutrito amorevolmente. Il Vietnam italiano di Gianfranco Miglio. Divide et impera. Un paese nato disgraziato e cresciuto ancora peggio ma, nonostante ciò, con la potenzialità e la dignità dei grandi paesi. Una qualità che ci permetterà, se lo vogliamo, di salvarci. In barba a chi crede che siamo ormai perduti, tutti terroni e terronizzati.

Unire le forze con chi ci sta, come suggerisce Jacques Sapir, per riconquistare la sovranità, partendo dall'abbandono del simbolo di oppressione rappresentato dal vincolo monetario. Come hanno capito ormai anche i muri ma non i piddini e i loro immondi talk show collaborazionisti, queste Salò pasoliniane dove si tortura la verità, è l'unico modo per salvare il paese e fare finalmente l'Italia.
Uno splendido e provvidenziale effetto collaterale. Un paese dove potremo permetterci anche di coltivare le diversità che ci arricchiscono e pensare ad un federalismo vero e non basato su un becero razzismo e nemmeno fasullo e punitivo come quello attuale, che affida solo agli enti locali, attraverso le tasse sulla proprietà decise dai Savoia europei in nome della spoliazione degli stati del Sud, il ruolo di vessare, ancor più da vicino di "Roma Ladrona", i cittadini.

E Dio benedica il revisionismo, che permette di rompere il sigillo apposto dai vincitori sul libro della Storia.


 

venerdì 13 dicembre 2013

Che il forcone sia con voi


E' vero, qualche solerte Pico della Mirandola me lo ha già rinfacciato, dopo che su Twitter avevo fatto qualche battuta sull' addavenì er forcone. Nel gennaio 2012, in occasione delle proteste del movimento denominato "dei forconi" dissi, in un post perfettamente piddino, che non mi convincevano, che erano più o meno fascisti, che vedevo il parallelo con i blocchi degli autotrasportatori cileni durante il governo Allende, eccetera. Le stesse cose che scrivono oggi i piddini sulle loro bacheche di Facebook. 
E' anche vero, però, che allora, dopo l'allontanamento di Berlusconi che ci parve così liberatorio, pensammo pure che una personcina ammodo come Monti avrebbe messo le cose a posto. Per dire, caro Pico, che la cantonata va molto di moda da un paio d'anni a questa parte e qui, a quanto pare, cominciamo a perderne il conto. Almeno io.

Se tocca continuamente smentirci, rivedere il film all'indietro e vergognarci pure di ciò che avevamo pensato e scritto prima - vedi abbagli vari sui tecnici e sulla sinistrachepensasemprealbenedelproletario - non è questione di incoerenza ma di superamento di pregressa ignoranza. E' anche, lasciatemelo dire, il diritto sacrosanto di cambiare idea, ché la coerenza ad ogni costo e nonostante tutto non è sempre una cosa auspicabile, oltre che riservata agli angoli di tipo ottuso.
L'ignoranza di cui parlo riguardava chi stesse veramente mettendo in pericolo questo paese. Io ed altri, in perfetta buona fede e discreta coglionaggine, nonché assoluta ignoranza della "questione europea", pensavamo fosse lo spread, il baratro, i fascisti con i forconi e invece erano i miti piddini con il ramoscello d'ulivo, 'a sinistra, la mamma Europa, i numerosi padri della Repubblica e i cosiddetti custodi della Costituzione. Guarda un po' te, alle volte!

Ora che i forconi sono ritornati - e può darsi che ci sia una mano nera che li regge e una certa dose di strumentalizzazione della protesta da parte di entità non chiaramente identificabili, come sempre accade - le cose sono molto cambiate, anche se i piddini hanno già rimesso su il disco attentofasciochenuncemettognente. Voglio dire che reagire con il solito schema "non sono dei nostri quindi so' fascisti", non funziona più e nemmeno tutto l'armamentario dell'antisemitismo, della minaccia mafiosa ecc.
Questo del "9 dicembre" è solo l'ultima incarnazione di una protesta generalizzata che ormai viaggia lungo tutta la penisola, non più solamente in Sicilia, e che comprende ovviamente il Movimento 5 Stelle che opera, dentro (con i parlamentari)  e fuori (con Grillo) le istituzioni. Comprende pure tanta gente che non è in alcun modo organizzata.  Non ho sentito ancora alcun piddino chiedersi come mai la gente protesta e come mai si sta lasciando la protesta in mano solo alla destra.
La contestazione non è in carico ai soliti operai e studenti ma comprende categorie che tempo fa non si sarebbero mai sognate di scendere per strada a protestare ma che ora non possono fare altro. I borghesi, piccoli e medi: gli imprenditori, gli artigiani, i commercianti. Categorie che, se mai si sono riconosciute in partiti progressisti, sono in ogni caso stati persi dalla parte politica una volta chiamata sinistra da un pezzo.
La stessa sinistra che sta patendo molto il fatto che dei cittadini occupino le piazze e le strade senza il suo permesso. La sinistra che appena vede una bandiera italiana in un corteo, senza che abbia appena giocato la nazionale di calcio, pensa subito al fascista, perché ragiona ancora come a Valle Giulia e ha il cervello impostato su quella immensa stronzata che si è rivelato l'internazionalismo.
Lo giuro, ho visto con questi miei occhi al TG La7 l'intervistatore chiedere ad un manifestante recante il tricolore: "Ma lei si sente rappresentato da questa bandiera!??" come se il tricolore non fosse la bandiera di tutti gli italiani ma un simbolo di partito e per giunta reazionario. Questa cosa mi ha scioccata, come il commento di chi, come Gad Lerner, vede il risorgere del "pericolo del nazionalismo" dietro alla legittima reazione di un popolo che rischia di venire disintegrato e sta giustamente difendendo i suoi beni e la sua dignità.

Mettiamo allora qualche puntino sulle i a scanso di equivoci.
C'è un modello economico, quello neoliberista, che ha palesemente fallito alla prova del nove dell'ennesima crisi finanziaria. Ha fallito perché è un modello asimmetrico, che penalizza la maggioranza a favore di un'infima minoranza.
C'è una classe politica che, pur definendosi progressista, ha sposato acriticamente l'ideologia liberista incarnata nel progetto ultrareazionario e neomercantilista che è l'Unione Europea con il suo cavallo di Troia, l'euro, e lo sta difendendo a tutti i costi, evidentemente perché da esso e dalla sua riuscita dipende la sua sopravvivenza.
Questo progetto prevede la messa in liquidazione dell'Italia con tutti i suoi beni, la sua pastoralizzazione (quasi la nemesi del Piano Morgenthau che gli USA avrebbero voluto per la Germania del dopoguerra) e la nostra classe politica lo sta applicando diligentemente, punto per punto, mediante un governo fantoccio sull'orlo dell'illegittimità. Con un sovrano intento a distruggere ogni residuo di sovranità. Con il partito egemone di questa cricca collaborazionista, il PD, che si è ormai spostato su una realtà parallela e completamente disconnessa da quella dove vivono i cittadini comuni: un Petit Trianon dove si fa bisboccia, si fanno discorsi cretini, si gioca con le caprette e alle primarie mentre là fuori la gente agita i forconi e chiede pane.
E' un quadro rivoluzionario in perfetto stile settecento ma i piddini non lo capiscono perché sono totalmente accecati da un potere che evidentemente non sanno gestire. Reagiscono scompostamente, approvano leggiucchie ridicole, provvedimenti farsa, promettono irreali pugni sul tavolo dei loro padroni, scatenano i loro penosi scribacchini in difesa dell'indifendibile.
In realtà non sanno più che fare, perché il 1° gennaio gli va in vigore il Fiscal Compact e dovranno cominciare a ballare sul serio.

Chi protesta invece, e i forconi sono solo una minima parte di essi, comincia a capire benissimo quale sia il problema. Perdere il lavoro, il benessere acquisito, i diritti, la tranquillità del futuro per piombare nell'incertezza e nella disperazione - e tutto per colpa di un'utopia e di una moneta unica del cazzo - possono gettare nella depressione o provocare una reazione di difesa aggressiva. In ogni caso quando è in gioco la sopravvivenza il problema è molto semplice, lo capiscono tutti, al di là del ceto di appartenenza e della fede politica.
Se al fatto che siamo sotto attacco e dobbiamo difenderci e difendere le nostre cose ci sta arrivando prima la destra, non è un problema nostro ma di chi sta a trastullarsi il pisellino invece di crescere e ammettere la sconfitta. Pazienza, ci prenderemo dei fascisti ma loro dovranno fuggire in elicottero.



martedì 10 dicembre 2013

Lo sfacelo secondo Matteo


Contenti che vi hanno eletto il Barabba tra i due poer Crist? Che ora la rianimazione della Democrazia Cristiana (quella di destra, mica quella di Moro e Fanfani) è stata completata salassando gli ultimi aneliti di vita della sinistra?

Ciucciàtevelo, irRenzi, il leader di Bischerology, il Blairino solo più stupido, incaricato di togliervi anche quel po' di welfare che vi rimane. Dopo il macellaio della Bocconi, nel senso che ci ha fatto a tocchetti, la shock economy ora sceglie lo Zanni lento, l'arrotino della Fortuna per tentare di darci il colpo finale. 
Oh, l'avete sentito il suo Gulu Taddei, il genio dell'economia? La pensa come i tedeschi, e cioè che la proprietà immobiliare è un lusso  da togliere per legge ai cittadini dei paesi del Sud Europa. 
Questi sono capaci di togliervela veramente la casa, nel senso che sarete costretti a metterla all'asta per le tasse che vi applicheranno ma voi siete contenti perché irRenzi vi ha dato la gnocca anche nel PD, così gli altri non vi prenderanno più in giro con le Bindi.

Gioite pure nel sentire il vostro ebetino esprimersi così intelligentemente e con parole sue sul "disastro che sarebbe uscire dall'euro".  Almeno Cuperlo si era sforzato di impararla a memoria. Questo qui nemmeno a casa la sapeva.



Godetevelo, calippàtevelo a lungo e con mucho gusto illudendovi di avere finalmente un leader scemo come voi. Se non farà la fine di Veltroni il suo compito sarà quello di  fuggire con l'elicottero una volta che una coalizione con a cuore veramente il bene dell'Italia avrà spazzato via il suo partito di fottuti collaborazionisti alle prossime elezioni. Me lo auguro. Fosse anche il Diavolo in persona a guidarla.

Godi, Fiorenza, poi che se' sí grande,
che per mare e per terra batti l'ali,
e per lo 'nferno tuo nome si spande!
Tra li ladron trovai cinque cotali
tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
e tu in grande orranza non ne sali.  (Inferno XXVI, 1-6)



venerdì 6 dicembre 2013

Tre palle due euro


Vulisse 'a Maronna, domenica ci leviamo il pensiero delle primarie. Nel senso che ce le leviamo dai coglioni. Scusate il francese, ma è che ormai ce li hanno montati a neve ben ferma.
Tre palle? Si, lo so che di solito sono due e i nonni-flipper ne hanno cinque, ma qui sono tre, anche se in partenza erano quattro ma uno l'hanno fatto fuori perché non era bello e sécchesi, diciamolo. Il PD ci tiene all'immagine, come il PDL.
Così i tre candidati in lizza sono Matteo Renzi, il guru di Bischerology che raccoglie consensi bulgari tra i ggiovani; Pippo Civati, il meno amato dai bimbiminkia ma forte in area MILF e Gianni Cuperlo, l'idolo delle grannies.


fonte scenaripolitici.com
Per fortuna non ho un candidato favorito, né devo scervellarmi su chi votare, essendomi le sorti del PD e delle sue kermesse finto-democratiche totalmente indifferenti. Oltretutto, sugli argomenti che a me interessano, questi tre bambocci sono perfettamente intercambiabili.

Di Renzi abbiamo già parlato fin troppo in passato. Per quanto riguarda Civati basta leggere quella specie di raffigurazione grafica dell'unico neurone piddino che è la MOZIONE. Scusa Pippo, ma che cazzo è la postumità?




E' su Cuperlo che vorrei spendere due parole in più, avendolo udito ieri sera dalla Gruber infrangere il record mondiale di fesserie PUDE sull'euroexit, sciorinandone ben sette in un minuto. Record che sarà difficile battere e resisterà a lungo, come quello di Mennea a Città del Messico.
Insomma, per il dalemino biondo, il giorno dopo l'uscita dall'euro vi sarebbero:
1) Lunghissime code agli sportelli.
2) Svalutazione immediata della nuova moneta.
3) Le materie prime costerebbero molto di più.
4) Inflazione.
5) Il Nord Europa applicherebbe dazi e accise sulle nostre esportazioni.
6) Vi sarebbe una stangata sui mutui i cui tassi di interesse uscirebbero dall'Euribor.
7) Infine... è stato calcolato che il costo pro capite per ogni cittadino italiano dell'uscita dall'euro sarebbe di 10.000 euro annui per i dieci anni successivi.



C'è anche il video, per chi non ci credesse. Consiglio di tenere a mente queste dichiarazioni, caso mai un giorno al Cuperlo scappasse di dire: "L'avevamo sempre detto che bisognava uscire".
Non temete, però, sulla crisi europea i tre rinnovatorigiovanichefinalmentecambierannoilpiddì la pensano uguale a Romano Prodi e Massimo D'Alema, i firmatari del trattato di Lisbona. Il dogma non si discute.  

Riguardo a chi vincerà, ribadendo che non me ne può fregare di meno, tutti danno Renzi come cavallo vincente - e sappiamo che chi entra Papa in conclave ne esce cardinale - ma io non sottovaluterei il potere di Kaiser Soze, ovvero D'Alema nello spingere il suo candidato. No, non Civati, questo Peter Parker che non è riuscito a farsi mordere dal ragno radioattivo anche se l'avrebbe tanto voluto, ma Cuperlo,  così ammodino e coiffeur unisex pour piddins. Tanto li controllate voi i voti? E Renzi lo hanno già fottuto una volta, per dire.

La vera incognita, piuttosto è l'affluenza. Si parla di una stima di 1.800.000 votanti ma si teme addirittura che non saranno più di 1.500.000. Tanto più che la percentuale dei piddini che NON andrà a votare, come mostrato in un sondaggio a Ballarò sarebbe addirittura del 65%. M'hai detto niente!
Dovessero i votanti rasentare appena il milioncino, cosa si inventeranno? Ne aggiungeranno con la computer graphics? Recluteranno i soliti extracomunitari? Rivedendo il film noteremo troppi piddini con  l'orologio? Non resta che far passare altri due giorni di agonia e lo sapremo. E finalmente 'sta rottura di palle sarà finita.

fonte scenaripolitici.com

giovedì 5 dicembre 2013

Un paese abusivo



Ieri 4 dicembre la Consulta ha dichiarato incostituzionale il Porcellum, ovvero la legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005 voluta dal centrodestra e con la quale sono stati eletti 3 parlamenti.
In sostanza la Corte Costituzionale ha sancito l'illegittimità degli ultimi governi: Prodi II, Berlusconi IV, Monti e infine Letta, attualmente in carica. 
Di conseguenza viene da domandarsi: sono da oggi da considerarsi degli abusivi gli eletti, anzi, i nominati, che popolano il Parlamento, i ministri e le alte cariche dello Stato nominate dai nominati, compreso il presidente Napolitano? Sono da considerarsi parimenti illegittimi gli atti di questi governi, a partire dalla riforma delle pensioni, fino all'adesione al Fiscal Compact ed agli altri trattati capestro sovranazionali fino alla decadenza del sen. Berlusconi? Belle domande, vero?
Nel 2011 un colpo di stato illegale ha rovesciato un governo che era stato democraticamente eletto ma, ora ne abbiamo la conferma, grazie ad una legge elettorale nulla, quindi illegittimo anch'esso. Da allora si sono svolte elezioni altrettanto nulle che hanno eletto un governo anch'esso abusivo.
Credo sia la prima volta nella storia della Repubblica che non si sa più chi sia legittimato a governare.

Molti gioiscono di questa decisione della Consulta, da troppo tempo attesa, ma io inviterei alla massima prudenza perché siamo, a mio parere, ad un bivio cruciale nella vita di questo paese e il timing della decisione della Consulta giunge in un momento assai critico e forse pericoloso. 
In estrema sintesi: se la dichiarazione di illegittimità costituzionale di una legge elettorale implica quella delle figure elettive e degli atti che da essa derivano, ciò non deve assolutamente tradursi nella opportunistica delegittimazione tout-court della Politica, quindi della democrazia. 
Occorre vigilare in tal senso perché vi è il rischio concreto che lo Stato, ovvero noi, veniamo definitivamente espropriati della nostra capacità di decidere e soprattutto controllare democraticamente gli atti di chi ci governa, e non mi riferisco solo alla politica. 
I segnali di una progressiva volontà di sostituire lo Stato con il Privato, percorrendo una strada che non può che essere autoritaria, vi sono e sono molto gravi.
Vi invito ad informarvi, ad esempio, su ciò che si sta progettando di fare per decreto con la trasformazione della Banca d'Italia in public company, la rivalutazione delle sue quote azionarie e la questione connessa dell'Oro d'Italia. Leggete attentamente gli articoli e meditate.

Io temo che qualcuno, in questo vulnus e con la solita complicità dei collaborazionisti del "tutto è perduto, scappiamo ma arraffiamo almeno le posate d'argento", voglia sostituirsi al popolo con il colpo finale della delegittimazione della Costituzione, del suo stravolgimento e sostituzione con una carta ad hoc, approfittando, oltretutto, dal fatto che l'immagine della Politica è, per l'elettorato, ai livelli storicamente più bassi e forse stiamo già scavando sottoterra. 
Pensateci: il Fiscal Compact, per fare un esempio, è incostituzionale ed illegale, come ha dimostrato il prof. Guarino ma, se elimino la Costituzione attuale sostituendola con la mia, potrò applicarlo ed inventarmi qualcosa di ancora peggiore. 
Proprio adesso che c'è il rischio concreto che il giocattolo euro si rompa e certi piani europei vengano sconvolti, anche grazie all'incostituzionalità dei trattati che lo mantengono artificialmente in vita, perché non eliminare l'ultimo baluardo di legalità a difesa dell'interesse nazionale e del popolo?
Gli unici soggetti che potrebbero fare quest'ultimo sfregio alla nazione e uccidere la nostra democrazia definitivamente sono proprio gli attuali abusivi, a cominciare dai massimi livelli. Non parlano continuamente di modificare la Costituzione? Non temono di tornare alla legge elettorale precedente e non sembrano avere alcuna voglia di approvarne un'altra legale? Cosa credete che siano le stramaledette Riforme che bramano di attuare? Un vantaggio che abbiamo su di loro è proprio che conosciamo la loro agenda, sappiamo cosa vogliono fare e quindi possiamo smascherarli.
Potrebbero farlo perché sono ricattabili, sono dei burattini che hanno solo da perdere perché dichiarati abusivi e, purtroppo per il M5S, non ci sono vergini dai bianchi manti in Parlamento, perché anche loro sono state elette con il Porcellum anticostituzionale.

Per questo io non gioisco affatto della sentenza della Corte Costituzionale, i cui membri tra l'altro sono anch'essi stati eletti dagli abusivi, perché una classe politica delegittimata in blocco e a cascata dal vertice fino alle realtà locali è una cosa molto pericolosa.
L'unica via d'uscita, per salvare la democrazia, sarebbe l'immediato scioglimento delle camere, le dimissioni di Napolitano, l'elezione di un nuovo capo di stato, possibilmente una figura altamente rappresentativa in campo costituzionale, per esempio il prof. Guarino, e la formazione di un governo di scopo formato da tutti i partiti che approvasse in tempi rapidissimi una legge elettorale a prova di illegittimità.
Fatto ciò, il nuovo capo dello Stato dovrebbe indire immediatamente nuove elezioni per eleggere un governo pienamente legittimo, fatto di eletti e veri rappresentanti del popolo, dello Stato e dell'interesse nazionale.
Un governo che possa quindi, alla luce della delegittimazione de facto dei governi nominati dal Porcellum e con la legittimazione piena che gli conferisce la nostra Carta Costituzionale, riconsiderare gli ultimi atti legislativi più controversi in materia di governance sia nazionale che internazionale; un governo che rimetta in discussione il Fiscal Compact, l'euro e financo l'appartenenza dell'Italia all'Unione Europea, tacitando gli Olli Rehn e gli altri emissari dell'interesse antinazionale.
Non c'è altro da fare e bisogna farlo subito. Altro che primarie.

Lettura altamente consigliata:
Giuseppe Guarino "Un saggio di "verità" sull'Europa e sull'euro 1.1.1999 Il colpo di stato 1.1.2014 Rinascita!?"



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