domenica 27 novembre 2016

Perché non c'è un Fronte Nazionale in Italia?



Ieri nero mi ha suggerito la visione di una puntata di Omnibus su La7 alla quale ha partecipato Marion Le Pen. Utile, per chi vorrà guardarsela, più che altro per riconoscere ancora una volta chi, camuffandosi da fraticello in cilicio, sofferente per le pene del globo, in realtà vuole la nostra pelle scuoiata in un unico pezzo su un bastone.
Utile anche per capire che:

1) Marion Le Pen non è simpatica come zia Marine (confrontatela con quest'ultima nell'epico scontro con frau Blucher); risulta un po' compressa nella sua corazza di bionda Crudelia Jean d'Arc, ma è anch'ella perfettamente in grado di ampliare ogni volta la collezione di palle vetrificate che tiene sulla scrivania in una ciotola. Palle strappate agli intervistatori e agli interlocutori televisivi, questa volta un tre con ("con" nel senso del canottaggio e in quello francese) che ha tentato di metterla in buca con argomenti come: [il conduttore] "ma è vero che sua zia ha cacciato suo nonno perché il cane di suo nonno aveva sbranato l'amato gatto di sua zia?" Al che Marion ha risposto, perfida: "Sono qui per parlare di politica, non di aneddoti".

2) Il tre con, in cui si è distinto per dialettica creativa, con un vero carpiato con avvitamento quadruplice internazionale (il "pericolo dell'internazionale nazionalista") il sanvaroufakista #Magliettanera, ha dato l'impressione di esistere nel senso del da sein solo quando Marion se n'è andata lasciando i quattro allo scambio di figurine globaliste e la puntata si è trasformata infine, come accade spesso nelle riunioni tra adolescenti che condividono un interesse comune, in una tristissima ammucchiata di platonici pompini reciproci.

3) Chi parla di cose concrete in politica, delle istanze del popolo, dei problemi reali e non della fluidità sessuale degli angeli esiste ma lo spazio dialettico è occupato da fuffaroli che hanno l'unico scopo di non lasciar passare le idee che non si adeguano all'Unica Idea. Il Grande Cancello al quale si affollano fin troppi guardiani. L'idea internazionalista/mondialista.

Alla fine della trasmissione mi sono chiesta: "Perché non abbiamo anche noi come i francesi un Front National da votare in Italia?
Poi però mi è sorto un dubbio sulla possibile effettiva esistenza di una formazione politica con quel nome in Italia, ho controllato ed ho avuto la conferma che, si, in realtà un fronte nazionale c'è ma è come se non esistesse, perché appartiene ad un mondo ufficialmente inesistente. Un ectoplasma politico. La domanda forse potrebbe diventare, a questo punto, ancor più provocatoriamente e fingendo di essere ingenui come il bambino dei vestiti nuovi dell'Imperatore, "Perché non possiamo utilizzare "quel" Fronte Nazionale come i francesi possono fare con il loro Front National?"

E' una domanda importante, più ci penso, perché sulla relativa pagina di Wikipedia del FN italiano si legge questo:

Il Fronte Nazionale è un partito che si dichiara alternativo sia alla destra che alla sinistra, in quanto ritiene che entrambe le fazioni appartengono a vecchie logiche politiche figlie del mondialismo e dell'ultraliberismo; alla dicotomia destra/sinistra si contrappone lo schema sovranisti/mondialisti. Il partito pone come primo obiettivo il recupero della sovranità nazionale in tutte le sue ramificazioni: sovranità culturale, sovranità etica, sovranità territoriale, sovranità economica, sovranità monetaria e sovranità politica, come descritto nel loro manifesto per la sovranità nazionale sul loro sito ufficiale.[57] In politica economica il Fronte Nazionale è un partito antiliberista, favorevole all'uscita dall'Euro per riacquisire sovranità monetaria, e favorevole alla nazionalizzazione della Banca d'Italia per riacquisire la sovranità economica. (fonte Wikipedia)
Stra-ohibò! Sento una formidabile perturbazione nella Forza, "come se milioni di voci gridassero terrorizzate e a un tratto si fossero zittite. Temo sia accaduta una cosa terribile." (cit.)

Ma è quello che diciamo noi! Sono i nostri obiettivi! Siamo forse diventati tutti di estrema destra a nostra insaputa? Oppure dovremo diventarlo? Anche noi che, prima di riconoscere il pericolo mortale rappresentato del mondialismo e dell'ultraviolenza liberista, frutti dell'amplesso contro natura post 1989 tra Capitalismo e Comunismo, eravamo stati orgogliosamente desinistra? E anche coloro che, disperatamente, cercano di far diventare di sinistra le istanze di cui sopra, insistendo ad evocare il fantasma di qualcosa che forse non esiste?
Se la sinistra europea che dovrebbe rappresentare il popolo (ma l'ha mai fatto realmente?) è ormai la quinta colonna del mondialismo e i suoi rappresentanti i drughi dell'ultraviolenza liberista, come tengono tanto a ricordarci ogni volta dai pulpiti mediatici che okkupano con grande solerzia, ciò dovrebbe rappresentare un problema identitario nostro, dopotutto? Io, tra parentesi, credo di aver già superato la fase dell'elaborazione del lutto.

E' evidente che ci vuole anche in Italia un Fronte Nazionale come in Francia, come già scriveva Eugenio Orso due anni fa, ovvero un partito che metta l'interesse nazionale al primo posto contro la minaccia mondialista e che comprenda tutti coloro che vogliono starci, fossero anche coloro che non ci piacciono e che incontreremmo nel punto in cui si incontrano gli opposti estremismi. Se il marchio è già registrato se ne crei un altro, che però indichi chiaramente che lo scopo è la nazione e l'Italia. Non, per intenderci, il Forza Italia (nel senso ormai divenuto di forzare) così diverso dal preteso Forza, Italia, che occupa in maniera nefasta lo spazio della destra, e contro i partiti che l'Italia l'hanno esclusa non a caso fin dal nome, preferendo l'indeterminatezza, la fluidità culturale del "Partito democratico", "Movimento cinque stelle" per non parlare dei "transnazionali radicali".
Ha ragione il fraticello compunto e infilzato, un'internazionale nazionalista, nonostante l'ossimoro, è pericolosa, perché paese dopo paese sta dimostrando che solo il nazionalismo potrà salvarci.

Eppure dovrebbe essere semplice da capire perché. Una volta perfino la sinistra europea difendeva l'interesse nazionale e parlava come Georges Marchais, che oggi invece verrebbe considerato un fascista sciovinista, misogino, omofobo, razzista. Come lo sarebbe il Napolitano di quei tempi e qualunque altro leader comunista dell'epoca. Perché il nazionalismo era ancora una cosa normale, come l'eterosessualità.


Anche Fidel, con un unghia del quale non avresti fatto l'intero Parlamento Europeo degli Schultz e dei Juncker, ha sempre difeso un interesse nazionale, quello il suo popolo; era uno sporco nazionalista, ora che lo piangete, aggiungendo il suo santino a quello del Che. Ipocriti sepolcri arrossati.
In quella sinistra nazionalista ci si poteva anche al limite riconoscere. In questa che, in fondo, passato il funerale ed appassiti i fiori rossi, comincerà a  definire Castro con gli stessi argomenti degli esuli cubani a Miami, ed imputandogli una chiusura al multikulturalismo e al libero mercato, perché parla facendo da megafono all'interesse dei padroni sovranazionali, assolutamente no.

Se la sinistra non tornerà mai più nazionalista, il che rappresenta l'ultima chiamata prima dell'autodistruzione, che allora si fotta assieme ai suoi padroni in guanti gialli. E si conceda ai becchini di seppellirla una volta per tutte, staccandosi dal suo cadavere putrescente restituendolo alla terra, liberandosi per sempre da questa nefasta necrofilia politica.


125 commenti:

  1. MInistra dell'integrazione è il TOP!!

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    1. ahahah si, ho pensato la stessa cosa! :)

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  2. Condivido e da tempo penso e dico quello che scrivi. Segno che il bisogno di un soggetto politico nazionale e sovranista non potrà essere a lungo eluso. Penso che vedremo e vivremo cambiamenti importanti nei prossimi mesi e anni e dovremo essere preparati. Il rischio che vedo concreto è che l' assenza di una forza sovranista e nazionale a sinistra apra la strada alla destra peggiore, come la Storia purtroppo ci ha insegnato. Speriamo, ma temo il peggio.

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  3. Parole sante!

    E poi, ehm...
    Sono tornato, dopo una breve assenza utile a riprendermi da alcuni shock (senza economy).
    Le anatre zoppe vanno prese a piccole dosi, inizialmente.
    Non capivo il tuo pescare ovunque (lefevriani #HaStatoLutero, veri uomini cazzoduristi etc.). Non che anteponessi il brand ai contenuti (testa di cazzo un po' lenta finché vuoi, ma "Allora tu stai con la Lega?!" non l'ho mai detto né pensato - idem Casapound o quel che vuoi, che lascio ai vari Boschi cedui), ma insomma una qualche vertigine...
    Ora è chiaro, tutto.
    Grazie.

    Luca P.

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  4. oggi un Front National in Italia c'e', si chiama ForzaNuova,il suo programma politico economico ricalca quello di Auriti.basta andare sul sito e scaricarlo..Grillo una volta disse,dopo di noi arrivera' ForzaNuova.....mi sembra tutto chiaro no?Michele Lollino

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    1. Anonimo16:21

      Auriti?
      Un ciarlatano con lampi di stupidità.
      Fiore?
      Un infame sanfedista anti-risorgimentale.


      Matteo

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  5. Temo sia impossibile. Hanno sempre (SEMPRE) avuto il terrore di una Nazione Italia, perche' ce li saremmo masticati tutti in scioltezza. Devono averci investito il deposito di Paperone per propagandare l'italietta, la liretta, il mandolino, lo spaghettino. Ci hanno voluti sempre divisi, come e peggio della stessa Germania, che di danni invece ne ha fatti eccome. Se ascolti 100 persone, 95 sono autorazziste dentro, non se ne accorgono proprio, "siamo italiani", dicono. Leggo qua e la' che Craxi fu l'ultimo potente italiano. Poi il nulla.

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  6. Grazie Barbara. Sei come la Panda: se non ci fossi, bisognerebbe inventarti.

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  7. Anonimo21:06

    Perché non abbiamo anche noi come i francesi un Front National da votare in Italia?

    Perche' non potrebbe essere che cosi'; forse qualcuno si ricorda che quando le pen mise sul il suo movimento perche deluso dal post-gollismo dell' ex-direttore della banca rothshild prese simboli e materiale ideologico " in franchising" dall' allora MSI ? E che fine ha fatto la allora "casa madre" attraverso un quarantennio di compromessi e puttanaggi quando potrebbe giustamente oggi rivendicare una primogenitura quantomeno ideologica ?
    Purtroppo vedo che dopo tante " custoza" , " lissa" , "adua" "caporetto" e "ottosettembre" ancora ci si ostina a non capire che le nostre colpe derivano dall'essersi tenuti e presi a modello la scadentissima elite ma-son-risorgimentale che " ha fatto l'italia" ( e purtroppo anche gli "italiani" ).
    ws

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  8. Quindi questo è un sito nazionalista, dico bene? Rossobruno o destra pura?

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    1. Yanez, aggiorna il tuo vocabolario o non capirai mai nulla, sarai sistematicamente strabico e fuori fuoco. Il tuo "nazionalista" è carico di una retorica "anti" che, oltre ad essere disgustosa per i danni che ha fatto coprendo ipocritamente operazioni immonde, è datata quanto mio nonno. Ma capisci ciò che leggi in questi blog? Vi sono termini per i quali il denotatum è completamente obliterato dal significato connotativo (chiamalo Storia, e pure Ideologia). Dai sempre l'impressione di uno che entri dal panettiere e chieda "È qui che si accordano i violini?". E le tue non sono neanche domande, sono tesi - le solite, che sappiamo. Continuo a non capirti e continui a dare sui nervi. Cosa fai, sempre in mezzo e sempre fuori fase, il maieuta un tanto al chilo? L'amabile troll? Cosa? Il cliché antinazionalista ha sfracellato le balle e sappiamo a cosa è servito. E tu lì col ditino alzato... E fuori di questo blog? Cesaratto è rossobruno o destra pura? Deponi i fossili, che qualcosa di più fluido lo puoi afferrare persino tu, malgrado 'sta parte odiosa che ti sei dato!

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    2. (E adesso ricordami che nel post compare il termine nazionalista. Su, fallo...)

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    3. Grazie Luca per l'impegno ma Yanez è come la sinistra. Irriformabile.

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    4. aggiungerei anche l'unione europea alla lista degli irriformamibili

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  9. Anonimo21:52

    Pur non facendo parte delle mie simpatie, devo convenire che il quarantennio di puttanaggi ha visto emarginare persone come Domenico Fisichella per fare spazio a soggetti come Buontempo, Gasparri piuttosto che La Russa. Intellettuali e ideologi puri.

    lr

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  10. Bellissimo post Barbara. Un Fronte sovranità si costruisce in un paio di decenni. Non c' è tempo. Lavoriamo per una legittimazione reciproca tra le forze sociali e politiche più consapevoli. Non c' è altra via. Erik Babini

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    1. Oppure si costruisce dopo un trauma collettivo come la guerra.

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    2. Bombardamenti sul territorio italiano? Ne dubito.

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  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  12. alessandra23:12

    Io ho una spiegazione forse ce l’ho, anche se e’ la mia e non pretendo che la condiviate. Non so se e’ a questo che si riferisce @a perfect world quando dice “ci hanno voluto sempre divisi” ma questa e’ la mia versione (tra l’altro questa discussione ho provato a sollevarla anche nel blog di Bagnai ma mi hanno preso a pesci in faccia - che carini!). Sono calabrese, tanto tempo fa ho studiato a Firenze e ho girato un po’ l’Italia: ho subito molto piu’ razzismo in Italia che all’estero, dove ormai vivo da oltre vent’anni. Episodi personali e non solo ne potrei raccontare a bizzeffe ma la sostanza e’ la solita: al Sud siete poveri perche’ siete fannulloni, corrotti e ignoranti (all’epoca poi c’era la Lega che parlava di muri, adesso parlano di ruspe: e’ uno stile che non condivido) e noi vi dobbiamo pure mantenere, che e’ uno dei tanti motivi per cui decisi di espatriare – all’epoca non c’era l’euro ma comunque vivere dignitosamente in Calabria era piu’ difficile che al Nord, e piuttosto che fare l’emigrata in Italia scelsi l’estero, e non me ne pento. All’estero poi, in quegli anni, i connazionali erano per lo piu’ calabresi, siciliani, campani e sardi – adesso si emigra da tutt’Italia (sara’ karma? :-)). Paradossalmente questa situazione, come anche la diffusione di internet che nel frattempo ci ha aiutato a scoprire che l’unificazione d’Italia fu in realta’ un’annessione vera e propria con relativo esproprio (il Sud era ricco: ho scoperto da poco grazie a Luciano Barra Caracciolo che le prime fabbriche di acciaio in tutta Europa erano proprio in Calabria – cosa che a scuola non mi hanno mai insegnato), credo (o almeno spero) che abbia un risvolto positivo, cioe’ quello di aver maturato un’identita’ nazionale: ‘patriota’ non e’ una parolaccia :-). Borghi in qualche suo discorso ha anche accennato al fatto che la lira era troppo forte per l’economia del sud pero’ intanto avvantaggiava il nord perche’ gli permetteva di essere competitivo: peccato pero’ che gli uomini non imparano mai dalla storia.

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    1. alessandra leggi terroni di pino aprile

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    2. Esatto, come dice Angelo, esiste una letteratura ormai piuttosto corposa sull'Anschluss del Sud Italia da parte dei Savoia. I libri di Pino Aprile sono un ottimo punto di partenza. Personalmente hanno avuto su di me lo stesso effetto di "Anschluss" di Giacché, ovvero illuminanti su un pezzo di storia che non conoscevo ma che non conosce nessuno di coloro che si sono limitati a studiare la storia a scuola. Penso che l'autorazzismo italiano nasca proprio dalla propaganda del Piemonte contro i "banditi" del Sud e si sia poi allargato alla nazione intera. I più razzisti sono i piddini che, non a caso, quando si chiamavano PCI e DC, si sentivano più sovietici e americani che italiani, prendendo soldi da entrambi gli schieramenti. Gli unici, a parte la destra sociale, a tentare una via patriottica saranno mica stati i socialisti, da Benito a Bettino?

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    3. Gentile Alessandra purtroppo vedo anche in te una vena di autorazzismo. Io all'estero ci ho vissuto, e lavoro sempre molto con l'estero, e non andrei mai via dall'Italia se non costretto per dar da mangiare ai miei figli. All'estero non ti danno del terrone, proprio non ti vedono - a meno che non produci ricchezza, ma qui e' appunto diverso, ti usano. Invece evidenzi uno scontro di culture - tante volte brillantemente esposto dalla padrona di casa - provocato appunto da un'unione forzata e disgraziata della nostra Penisola. Non c'e' integrazione OGGI fra polentoni e terroni, perche' com'e' ovvio si preferisce stare con la propria gente. Al massimo c'e' integrazione negli alti livelli di borghesia, ma li' son ricchi e basta, la cultura di appartenenza si riduce al folklore, alla cucina.

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    4. Alessandra15:59

      @ Angelo: grazie del consiglio. Provvedero' appena vengo in Italia, il che non succede spesso.

      @ Barbara: sono d'accordo, i piu' razzisti (e autorazzisti) sono i piddini. La sinistra non ha fallito, ha tradito, che e' ben piu' grave.

      @ Angelo: non so dove vedi il mio autorazzismo, io parlo per esperienza e cerco di non fare di tutta l'erba un fascio. Un esempio: mia sorella a Milano per un corso post-laurea. Ogni volta che vedeva un annuncio di stanza in affitto e chiamava, appena sentivano l'accento le dicevano che la stanza non c'era piu' (quando non le buttavano giu' il telefono). Alla fine la stanza gliel'affitto' una ragazza olandese. Sono stata anche a Rho: un ghetto di meridionali emigrati, almeno allora. Infatti non sono neanche d'accordo che la contrapposizione sia tra polentoni e terroni: in alcune parti del Veneto (Bassano) mi hanno trattato molto bene (non in tutte) come anche a Torino. Sorvolo su altri episodi, innumerevoli.

      Non tutto l'estero e' uguale: ho odiato Parigi, da dove sono corsa via dopo due mesi. La mia prima stanza a Londra (trovata per caso rispondendo ad un annuncio) e' stata in una casa dove ero l'unica straniera. In Spagna dici che sei italiano e ti stendono il tappeto rosso, anche in Catalonia (e se non sono nazionalisti loro!), tant'e' che alla fine ho imparato persino la lingua (il catalano, che non e' stato facile, proprio perche' di fatto e' poco parlato) a furia di stare con loro. Certo, riconosco che sono episodi che fanno parte della mia esperienza e magari non hanno valore generale, pero' io costruisco la mia concezione del mondo in gran parte su questo e dell'ideologia me ne frego abbastanza. Poi ci sarebbero distinguo da fare ma questa non e' la sede. Suppongo anche che nel frattempo l'Italia e' cambiata...

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    5. Anonimo16:23

      Puoi anche evitare di leggere quelle puttanate anti-garibaldine.
      Se vuoi una ritica SERIA (ovvero non ideologica) a certe storture del risorgimento, rimani su Salvemini.
      Pino Aprile...mah


      Matteo

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    6. @ Alessandra

      Trovo le tue osservazioni più che giuste e importanti. Il mio giudizio sul Risorgimento è molto positivo. Tra l'altro vi sono anche legato dagli affetti familiari. Ma è vero quel che dici, e non solo sotto il profilo dell'esperienza personale. Il portato più grave dei limiti e degli errori del Risorgimento, "l'eroico sopruso" (Spadolini) che unificò l'Italia, è stata l'annessione del Sud. Ancor più grave è che si sia continuata a chiamare "guerra al brigantaggio" una guerra civile tra esercito dello Stato unitario e legittimisti borbonici, e anche dopo, molto dopo il momento della lotta al calor bianco, quando lo Stato italiano temeva (a ragione) per la sua sopravvivenza. Non so se lo sai, ma ancor oggi 2016 buona parte degli archivi militari italiani relativi alla campagna di repressione del brigantaggio sono tuttora secretati e inaccessibili. E questo non è il solo caso in cui le profonde, sanguinose divisioni tra italiani sono state occultate, contrabbandate per devianza criminale o follia. Ci sono per esempio gli anarchici a cavallo tra Otto e Novecento, l’espressione politica dei milioni di emigrati per i quali conquista della patria grande italiana volle dire perdita della patria piccola, della casa natale. Ci sono i terroristi degli anni Settanta, i figli che delirando con intransigenza, testimoniarono visibilmente, usque ad sanguinem, l’errore dei padri.
      Queste soluzioni sbrigative e strumentali del problema, che lì per lì sembrano tanto spicciative e comode, e che nell'urgenza del conflitto sono anche almeno in parte perdonabili, hanno poi gravi conseguenze sulla coscienza nazionale, se non se ne parla apertamente, se non si ascoltano anche le voci di chi è stato sconfitto. Se si vuole che la patria esista sul serio, e cioè che sia patria di tutti, anche lo sconfitto, anche il nemico politico sconfitto dev'essere riconosciuto come fratello dei vincitori.
      In questo c'è una lezione molto attuale: da un canto, che non c'è unificazione senza costi elevati e penosi; dall'altro, che non c'è nazione e non c'è patria se non si sanno integrare, nel corso del tempo e delle generazioni, anche i conflitti politici e ideali più aspri.

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    7. Anonimo23:28

      Il bello è che il brigantaggio meridionale ha avuto un inizio...80 anni prima della spedizione garibaldina.
      Pino Aprile è un vile, e mi fa ribrezzo che Barbara dia credito alle sue corbellerie, AMPIAMENTE SUPERATE PRIMA ANCORA DEL FASCISMO DALLA LETTERATURA ANTI RISORGIMENTALE.
      Ci manca solo un qualche imbecille che tira fuori la massoneria e siamo a cavallo.


      Matteo

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    8. Non credo che l'unità d'Italia fù un anessione.
      Ricordiamo che l'Italia o i territori italiani prima del unità d'Italia era terra di conquista è saccheggio permanente delle potenze estere.
      Secondo mè con l'unità d'Italia si cercò sopratutto di creare una massa critica per porre fine a questi permanenti saccheggi è spedizioni militari esteri che tra l'altro erano molto sanguinose.

      La ricchezza del Suditalia era concentrata in poche mani è il popolo fù lasciato a se stesso. La prima ferrovia del Suditalia non fù costruita per il popolo ma esplicitamente per le famiglie reali. Le famiglie reali non fecero assolutamente nulla per il popolo è così nacque il bringantaggio. Il popolo Suditaliano praticamente non aveva nessuna probabilità di evolvere, fù lasciato nel vero senso della parola nella merda.

      Poi che l'unità d'Italia fù fatta male non c'è discorso.

      Un Uomo che dovrebbero andare orgogliosi tutti gli Italiani (Nord è Sud) è il Generale Diaz (Napoletano) è la sua gloriosa ed eroica difesa del Piave contro praticamente l'intero ersercito austro-ungarico è 7 divisioni speciali della Wehrmacht è questo in minoranza di uomini è materiale.





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    9. @ Paolo Corrado

      Guardi, io discendo da un martire del Risorgimento, e del Risorgimento do un giudizio storico positivo, perchè tentare di unificare una nazione senza Stato come l'Italia era necessario e benemerito, appunto per evitare che continuasse ad essere "terra di conquista e saccheggio permanente delle potenze estere." Nelle condizioni di quegli anni, tentare l'unificazione italiana era tentare un vero e proprio miracolo politico, in confronto al quale tentare di far uscire l'Italia dalla UE è una passeggiata col gelato in mano. La piccola minoranza di italiani che ci ha provato (e poi ci è riuscita) è stata, nel suo complesso e salvo eccezioni deprecabili che sempre ci sono, straordinariamente accorta, devota, e in non pochi casi eroica: eroica sul serio, nel pieno significato del termine; mi limito a fare il nome di Amatore Sciesa (i più giovani possono cercare il nome su internet), falegname milanese.
      Premesso questo, insisto sul concetto che ho espresso rispondendo ad Alessandra. Il Risorgimento ha avuto limiti (come tutte le azioni politiche a questo mondo), ha commesso errori (idem)e si è macchiato di vere e proprie colpe gravide di conseguenze nefaste, prima tra le quali, a mio avviso, è l'incapacità di rendere onore al nemico politico sconfitto. Il primo di questi nemici politici sconfitti a cui non si è saputo rendere onore sono i legittimisti borbonici, gabellati per "briganti" non solo durante lo scontro, ma nei decenni seguenti, quando non rappresentavano più un pericolo per lo Stato.
      La conseguenza nefasta di questa colpa è che si è scavata, nella coscienza nazionale, una profonda divisione. ne sono seguite altre; l'ultima, quella tra fascisti e antifascisti. Nella patria, se si vuole che la patria sia una cosa viva e seria, devono potersi riconoscere tutti coloro che vi appartengono, quale che sia la loro parte politica. Per fare un esempio contemporaneo: evidentemente, l'attuale dirigenza russa questa cosa la sa, visto che ha fatto due gesti simbolici complementari: a) restituire alle FFAA russe la bandiera con la stella rossa ("perchè la bandiera con la stella rossa ha sventolato sulla Cancelleria di Berlino", simboleggiando la vittoria nella "Grande Guerra Patriottica") b) elevare nel cortile dell'Accademia Navale di S. Pietroburgo una statua alta quattro metri dell'Ammiraglio Kolchak, il capo delle Armate Bianche nella guerra civile russa 1917-1920, un inferno in confronto al quale la nostra guerra civile 1943-45 è uno scherzo goliardico un po' pesante. Questo, perchè nessun russo deve pensare che i suoi maggiori, quale che sia stata la loro parte politica, "hanno vissuto invano".
      Invece, non so se ci ha fatto caso, ma i caduti della Repubblica Sociale Italiana non sono ricordati neanche con un post it nei cessi degli autogrill. Io non lo so se c'è il karma, ma so che queste cose si pagano.

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    10. "terra di conquista e saccheggio permanente delle potenze estere" lo siamo ancora. Da piu' parti ho letto che alla fine pure il Risorgimento e' stato ordito e facilitato da potenze straniere, per i loro legittimi interessi. La retorica del popolo oppresso e' ben povera giustificazione, in versione moderna la si chiama "esportazione di democrazia". Anche i Conquistadores hanno liberato i popoli sudamericani dal terrore in cui vivevano (sterminandoli!) Guerre giuste non esistono, al max ci si difende da un invasore. L'Austria e' stata battuta perche' alla fine del suo ciclo imperiale, erano soldati incredibilmente eroici da entrambe le parti, e purtroppo l'errore di annettersi con la forza una regione tedesca lo paghiamo carissimo ancora oggi.

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    11. Nessuno è buono, copyright Gesù Cristo.

      Dice Gesù: "Perchè mi dici buono? Nessuno è buono, se non Dio solo". C'è in tutti i sinottici, praticamente certo che abbia testualmente detto così.

      Certo, il Risorgimento senza l'appoggio dell'Impero britannico non si sarebbe potuto fare mai, e l'Impero britannico non ha dato il suo appoggio gratis et amore dei. Nessuno è buono.

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    12. Anonimo17:51

      Ma quindi quando Nelson stroncò la rivoluzione napoletana in realtà stava disobbedendo agli ordini di Sua Maestà Britannica?


      Matteo

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    13. No, Matteo, l'Impero britannico di allora semplicemente preferiva, come referente, Sua Maestà di Borbone ai giacobini napoletani che come referente avevano la Francia. Poi ha cambiato cavallo. La collocazione dell'Italia nel Mediterraneo importa che abbiamo sempre gli inglesi tra i piedi, e infatti anche nel dopoguerra il servizio di intelligence che ha lavorato di più in Italia e ci ha fatto più danni è proprio il Servizio Segreto di Sua Maestà britannica. Ecco perchè il tuo amico Benito diceva "Dio stramaledica gli inglesi".

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    14. Aggiungo che qualche colpo non male contro gli inglesi l'abbiamo messo a segno anche noi, e anche nel dopoguerra, primo tra tutti l'insediamento di Gheddafi in Libia, che è opera dei nostri servizi d'informazione (col semaforo verde degli USA in vena di insegnare la modestia agli inglesi).
      Conunque, al nemico inglese bisogna portare un meritato e salutare rispetto, in particolare ai suoi Servizi Segreti, che sono i più antichi d'Europa (Sir Francis Walsingham, capo dell'intelligence di Elisabetta I, col primo ministro William Cecil ha regalato in vent'anni l'impero all'Inghilterra, tirandola fuori da una minaccia esistenziale). Sono bravi, molto ma molto bravi, e sono anche di una cattiveria e di una spregiudicatezza abissali, come ha imparato a sue spese il povero Regeni.

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    15. Anonimo20:47

      Personalmente, non credo che Regeni sia stato ammazzato dagli inglesi, ma questa è una mia interpretazione persona, e dato che non ho elementi per avallarla (contrariamente ai vari Blondet) mi astengo dal definirla.
      Consiglio a tutti di leggersi uno storico SERIO (non Pino Aprile)
      https://archive.org/stream/garibaldieimille00trev/garibaldieimille00trev_djvu.txt

      Che spiega esattamente quale è stato il ruolo dei britannici nell'epopea garibaldina.
      Poi, se vuoi possiamo anche inventarci che gli Inglesi volevano una nazione unita e potenzialmente rivale in quello che considerano il loro laghetto domestico, ma ovviamente equivale a dire che il ladro sogna una efficiente polizia.
      Tutte cazzate, ovviamente.


      Matteo

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    16. Su Regeni, la mia impressione (non suffragata da prove) è questa. Regeni lavorava per una agenzia privata di intelligence,come i suoi prof di Cambridge. Queste agenzie sono sempre in contatto con i i servizi di informazione statali. In Egitto, Regeni faceva, su incarico dei suoi prof, "lavoro sociologico sul campo", cioè raccoglieva informazioni su sindacati e altri centri di possibile opposizione a Al Sisi. Lui pensava di fare lavoro scientifico e magari di dare una mano al progresso dell'umanità contro la dittatura, però stava anche facendo il lavoro preparatorio per una possibile "rivoluzione colorata" in Egitto, e quindi per forza era attenzionato dalla polizia e dai servizi egiziani.
      Regeni non aveva la minima idea che in realtà stava facendo un lavoro da agente d'informazione, mestiere per il quale nessuno l'aveva preparato (altrimenti avrebbe predisposto un minimo di sorveglianza in casa sua, e appena saputo della visita della polizia egiziana se la sarebbe data a gambe). In breve, non gli passava neanche per la testa l'idea di essere in pericolo, perchè i bastardi che lo usavano, anzitutto i suoi prof, non gliel'avevano detto mai; e perchè lui era molto ingenuo e credeva di essere coperto dall'Università Americana del Cairo, da Cambridge, etc, insomma pensava di non fare niente di male e di essere un intoccabile.
      Oltre alle tensioni politiche fortissime a cui è sottoposto l'Egitto in questo periodo, c'era in ballo una enorme commessa per l'estrazione di gas naturale in un giacimento marino recentemente scoperto, per la quale il principale candidato era l'ENI (non so a che punto sia ora). Gli inglesi cos'hanno fatto? Hanno sfruttato qualche rivalità tra le cento polizie più o meno segrete egiziane. Hanno fatto circolare la voce che Regeni fosse James Bond, una delle polizie l'ha sequestrato e l'ha torturato per farlo parlare. Siccome lui, poveraccio, non sapeva quasi niente, l'hanno dovuto torturare fino al punto di essere sicuri che non avesse niente da dire, solo che a quel punto non potevano più liberarlo, e l'hanno ucciso. Dopo di che, invece di farlo sparire, qualcuno (l'infiltrato che ama il tè delle cinque, o semplicemente uno che voleva tirare la fregatura al rivale della porta accanto) ha deciso di buttarlo in un fosso per farlo ritrovare, far scoppiare un incidente diplomatico tra Italia e Egitto, rendere problematica l'assegnazione della commessa all'ENI, far fare brutta figura al dittatore cattivo Al Sisi (che di questa storia sicuramente non sapeva niente, perchè se l'avesse saputo Regeni non si sarebbe ritrovato mai, il Nilo è lungo e profondo).
      Sintesi, secondo me è stato un trappolone anglo. Regeni era un candidato ideale perchè giovane, mediaticamente perfetto, e non cittadino britannico quindi per definizione expendable.
      CAVEAT: non ho la minima prova che sia andata così, posso sbagliarmi al 109%.

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    17. Impero britannico e Risorgimento. Ho letto Trevelyan, grande storico liberale.
      Sintesi rapidissima del mio parere. Premessa: NON credo alla versione complottarda Risorgimento = complotto massonico dei britannici malvagi a danno di Santa Madre Chiesa.
      Per i britannici, il Mediterraneo è molto importante, e dunque lo è il meridione d'Italia, ragione principale per cui hanno dato una mano ai Borboni a liberarsi dai giacobini (c'era anche l'economia, zolfo per la polvere da sparo e agrumi per la flotta contro lo scorbuto). Ferdinando II però aveva alzato la testa, e la cosa non piaceva ai britannici che volevano l'obbiedienza perinde ac cadaver. Ferdinando II fa due sgarri ai britannici: 1) non appoggia Isabella II contro i carlisti nella lotta per la successione al trono spagnolo, 1834 2)Nel 1855 si chiama fuori dalla guerra di Crimea, nella quale, invece, Cavour si schiera a fianco di Francia e Inghilterra, contro la Russia.
      Nel frattempo, era successo che nel 1848,il General Parlamento rivoluzionario di Palermo, dopo aver dichiarato la decadenza della dinastia borbonica, aveva deliberato di chiamare un principe italiano sul trono, una volta promulgata la Costituzione. Gli aveva dato il semaforo verda l'ambasciatore inglese. Il ministro degli Esteri britannico, visconte di Palmerston, si impegna a garantire l'indipendenza del nuovo regno se il nuovo regno costituzionale duosiciliano avesse scelto un membro di Casa Savoia (le altre candidature erano il secondogenito di Ferdinando II o il figlio del Granduca di Toscana, candidatura francese). Però Carlo Alberto perde a Custoza, pensa che non è proprio il caso di entrare in conflitto col Regno di Napoli, Ferdinando II rientra a casa previo bombardamento di Messina, e fa impiccare un po' di ribelli.
      Morale, i britannici se la legano al dito, e in particolare se la legano al dito i Whig, cioè i liberali britannici, dei quali Palmerston è uno dei principali leader. Dopo il 1848 parte una campagna di stampa colossale che infama i Borboni e porta alle stelle i liberali italiani = casa Savoia, Garibaldi, insomma tutti quelli in linea con la politica imperiale liberale del free trade e in direttrice antiaustriaca e antirussa.
      Lo sgarro imperdonabile per i liberali è la Crimea. Primo ministro, per sfortuna di Ferdinando, è proprio Palmerston. Ferdinando, che nella guerra di Crimea resta neutrale, vieta però l'esportazione delle sue merci verso i belligeranti (cioè verso Francia e Inghilterra, la Russia non sapeva che farsene delle arance e dello zolfo siciliani). Palmerston fa un discorso incendiario alla House of Commons (sono andato a vedere apposta per citare con precisione) e il 7 agosto 1855 dice: "nonostante la distanza geografica che separa i due Stati, l'influenza russa su Napoli è progressivamente cresciuta fino a divenire predominante...il regno borbonico ha dimostrato sfrontatamente la sua ostilità alla Francia e all'Inghilterra vietando l'esportazione di merci che il suo stato di neutrale gli avrebbe consentito tranquillamente di continuare a trafficare...questa palese violazione del diritto internazionale è tanto più grave in quanto perpetrata da un governo che si è macchiato di atti di crudeltà e di oppressione verso il suo popolo, assolutamente incompatibili con i progressi della civiltà europea."
      Ti ricorda qualcosa? Qualcosa di più recente, magari? Be', non è un caso. Questi sono i LIBERALI inglesi, che sono i padri (molto migliori, ma pur sempre i padri) dei liberals americani di oggi. La loro politica è la mamma della politica dei mondialisti. Ci fosse stato al governo Disraeli, le cose sarebbero andate diversamente, perchè la politica imperiale Tory NON era questa, il regime change in Europa non gli sorrideva. Però c'erano al potere i Whig, si è aperta una finestra di opportunità per Garibaldi e Cavour, che ci si sono infilati E HANNO FATTO BENISSIMO.

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    18. Anonimo18:11

      Detta così suona meglio, a parte la definizione di "liberale" appioppata a Garibaldi che ritengo sia solo una semplice battuta, perchè se fosse detta sinceramente sarebbe una bestemmia.
      Sostanzialmente, il testo che ho postato, arriva a conclusioni analoghe.
      Salvo su una questione, ovviamente dirimente: Garibaldi non ha avuto l'appoggio britannico per la spedizione, ma è riuscito (da genio quale era) a metterli tutti davanti al fatto compiuto.
      Il momento in cui PERSONALMENTE ritengo che viceversa Albione ci abbia messo direttamente lo zampino a me sembra sucessivo, ovvero la sua defenestrazione dopo pochi mesi dalla presidenza del GOI, per sostituirlo con candidati più...malleabili diciamo.

      Matteo


      Matteo

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    19. La definizione di Garibaldi come liberale è dovuta solo alla fretta, e me ne scuso con te e con lui. In realtà volevo dire che PER I LIBERALI BRITANNICI Garibaldi era un liberale, come d'altronde Mazzini. I mandarini del Foreign Office conoscevano senz'altro nei minimi dettagli le posizioni dell'uno e dell'altro (cioè poi sostanzialmente dell'uno, perchè Garibaldi, che tra i suoi molti meriti annoverava la modestia, sapendo di non essere un genio della teoria politica si rimetteva, in questo campo, all'Apostolo). La society britannica, invece, che nel 1854 riservò accoglienze trionfali a Garibaldi (gli hanno intitolato persino dei biscotti da prendere col tè che si fabbricano anche oggi)metteva tutto, Garibaldi, Mazzini, Risorgimento, Italia, nel calderone "liberalismo, free trade, libertà dai dittatori, etc." E' un romanticismo avventuroso anche molto bello (vedi la bella avventura di Jesse White Mario)e Garibaldi deve essersi divertito parecchio con le signore inglesi, buon per lui. Poi sul piano politico le cose erano un po' più complicate.
      Per Garibaldi ho la massima ammirazione, è il più grande capo militare naturale che sia nato in Europa da Giulio Cesare in poi (ed era pure un autodidatta). GG era uno che una volta, se ricordo bene in Uruguay, aveva bisogno di uomini per un colpo di mano e non li aveva. Allora entra in un'osteria del porto, fa di botto: "Ho bisogno di uomini per un'azione". Si alzano tutti e lo seguono, così, senza neanche chiedergli cosa cavolo si andava a combinare (immagino senza pagare il conto). Come si fa a non ammirare uno così? Se hai sangue nelle vene gli vai dietro fino al Polo Nord, fino in fondo all'inferno. Poi, sul piano politico non era un genio, e lo sapeva (qui il paragone con Cesare finisce).
      Garibaldi ha colpito molto anche J. Conrad: "Nostromo" è scritto pensando a lui. Oltre ad essere un romanzo molto bello, è anche un'analisi politica meravigliosa della politica whig britannica in Sudamerica, e del modo in cui utilizza i moti nazionalisti e romantici di laggiù.

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  13. Non capisco perché vi ostinate a non vedere che:
    - il dibattito sul sovranismo come avanguardia culturale e politica (inteso come la volontà di rimettere in cima all'ordinamento giuridico il trattato costituzionale, uscire dall'euro e dall'Ue, sottrarsi dall'impianto liberoscambista e neoliberale attraverso l'imposizione di politiche riconducibili al programma economico della Costituzione) è nato in Italia non più tardi del 2011;
    - ci sono stati diversi tentativi molto poco riusciti di creare dei partiti/movimenti sovranisti: l'unico riuscito finora (in quanto costruzione di un embrione di organizzazione seria, strutturata, solida, che avesse l'obiettivo di diffondersi sul territorio e formare i militanti) è quella del Fronte Sovranista Italiano;
    - il tentativo di portare l'Italia verso una contrapposizione alle attuali strutture di potere deve coincidere necessariamente con la costruzione e la partecipazione a nuovi partiti, e dunque verso la formazione di una classe dirigente che sappia gestire con lungimiranza la situazione alquanto complicata dei prossimi anni;
    - muovendo dalla premessa di una imprescindibile uscita dall'euro e dall'Ue, è auspicabile che il Parlamento e le organizzazioni sociali del paese si riempano di persone che non solo dibattono, ma partecipano materialmente alla formazione di politiche sovraniste nei territori, e di conseguenza formino un bacino elettorale di maggioranza sovranista;
    - la soluzione realistica a tutto questo non può essere quella di breve termine: in assenza di un partito sovranista già maturo, compatto e con possibilità di conquistare un bacino elettorale maggiore del 15% (cosa che non mi pare essere la Lega), l'unica chance che abbiamo è l'organizzazione capillare di medio-lungo termine.

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    1. Martina, ti rispondo con un post ad hoc. Stay tuned.

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    2. Anonimo18:02

      Cara Martina, nutro grande interesse per il FSI, in cui oltretutto milita (da quel che so con compiti importanti) uno stimatissimo camerata di sicuro ardore patriottico come Luca Cancelliere.
      Ma basta leggere il vostro programma sull'immigrazione (che poi in realtà è l'unica questione realmente dirimente ora come ora) per capire che sostanzialmente siete ancora lontanissimi da interpretare correttamente il fenomeno.
      Sia detto senza polemica, ma ho letto programmi cristiano-popolari più coraggiosi al riguardo.


      Matteo

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  14. Anonimo06:17

    l'unica arma é il possesso della cultura necessaria e la forza di contraddirla per capire che "patria o muerte" non é uno slogan e purtroppo devi ucciderli tutti.
    saluti.
    p.s.i lunghi ed i medi termini sono false speranze .


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    1. "purtroppo devi ucciderli tutti" e sciocchezze del genere sono sbagliate sempre, lo sono di più quando si è nulli sul piano militare e si verrebbe spazzati via non dico da un reparto operativo dell'esercito, ma da una polizia municipale qualsiasi. Non si deve giocare con le parole che incitano alla violenza.

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    2. Forse l'Anonimo (un nome!!!!) si riferiva ai cambi di regime dove, spesso, è necessario utilizzare il purgante. La mitica Rivoluzione Francese, solo per fare un esempio di sacra rivoluzione illuminista, non fu un tè con le amiche della parrocchia.

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    3. Forse sì, Barbara, ma scusami: io NON sopporto la gente che incita alla violenza, di solito senza avere mai preso neanche un pugno in faccia in vita sua. Io invece la violenza l'ho vista di persona, so cos'è, non mi dà il voltastomaco ma NON è una cosa su cui parlare a vanvera. Inoltre, trovo veramente inqualificabile che chi parla di violenza non si ponga l'elementare quesito: "Se si passa alla violenza armata, vinco o perdo?" Perchè non so se è chiaro, ma se qualcuno nel fronte nazionalista avesse il ghiribizzo di passare alla lotta armata non solo perderebbe lui (che sarebbe solo giusto) ma farebbe perdere tutti gli altri, che si farebbero veramente male. Proprio perchè lo scontro politico non è mai un tè con le amiche della parrocchia bisogna evitare con la massima cura che trascenda dallo scontro anche aspro allo scontro violento, sanguinoso, con i morti ammazzati. Il mondo dove tra nemici politici ci si ammazza è un mondo completamente diverso dal mondo dove tra nemici politici non ci si ammazza, e NON è un mondo migliore, nel modo più assoluto. La guerra civile non è una cosa che succede solo agli altri. E' anzi una specialità italiana, quindi evitiamo, preveniamo, quando ci sale la rabbia andiamo in palestra a fare i guanti...

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    4. Anonimo18:52

      sig. Buffagni , il "contrario" di PATRIA O MUERTE lo scrisse t.s.eliot nei suoi uomini vuoti .
      l'anonimo luigi
      p.s. quella frase non la scrissi io , la cultura che necessitava per capirla non la produssi io ,e non fui io ad attualizzare la forza necessaria a negarla ...

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    5. sig. Luigi,
      Sono ben lontano dal deridere chi dà la vita per la patria, e mi piace anche Eliot. Non le ripeto quel che ho scritto sopra, e mi limito a confermarlo. Se le sue parole non volevano essere un incitamento alla violenza politica qui e oggi, ma semplicemente un omaggio a Thomas S. Eliot o a Fidel Castro o a chi le pare, vista l'estrema gravità della cosa lei aveva l'obbligo di essere molto più chiaro e articolato.

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    6. Anonimo19:36

      sig. Buffagni é matematico , più si dice e più aumentano le possibilità di dire fesserie .
      io non ho gli obblighi di chi giudica .
      saluti
      luigi

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  15. Anonimo09:31

    Per poter creare una formazione simile al Front National francese, che non sia "ectoplasmatica", condannata a un fallimento aprioristico o falsa opposizione, ci vorrebbe il programma politico alternativo e ci vorrebbero i quadri, prima ancora che le masse. In Italia non c'è nulla di tutto ciò, soprattutto in questo momento. Una parte dello spazio che dovrebbe essere riservato all'opposizione è occupato dai grullini cinque stalle, che deragliano la protesta su binari morti e sono privi di un programma veramente antiliberista ...

    Cari saluti

    Eugenio Orso

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    1. Ciao Eugenio, grazie come al solito per gli spunti interessanti che mi dai.
      Si, hai ragione sui 5S, non per niente li si considera dei gatekeepers. Saluti anche a te.

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  16. In effetti e *oggettivamente*, secondo la formula prediletta da Stalin, oggi il clivage principale dello scontro politico non è tra sinistra e destra, ma tra forze favorevoli e contrarie alla UE e all’euro, quali che ne siano provenienza e cultura politica. In linea di principio e in un mondo migliore, la strategia del superamento del clivage destra/sinistra e della costruzione di un’alleanza – o addirittura dell’integrazione in nuovo partito - tra forze politiche provenienti da sinistra e da destra, allo scopo di uscire dall'eurozona e di riappropriarsi della sovranità nazionale alienata alla UE, sarebbe la più adeguata alla fase politica.
    Peccato che secondo la mia valutazione - che può, beninteso, essere sbagliata – in Italia l’edificazione di questa alleanza è impossibile in tempi politici prevedibili (5-10 anni); non solo, ma il tentativo di crearla può rivelarsi gravemente controproducente.
    Una forza politica che – pur tra limiti e contrasti interni – da anni si sta trasformando per superare il clivage destra/sinistra ed opporsi efficacemente a UE ed euro è il Front National di Marine Le Pen. Sinora, la riconversione strategica ha avuto successo, tant’è vero che il FN è il primo partito di Francia, e Marine Le Pen ha la reale possibilità di vincere le presidenziali del 2017. Il Front National, nato da Vichy e dall'OAS contro il gaullismo e de Gaulle, ha oggi una linea gaulliana, cioè a dire una linea politica patriottica che difende insieme l'interesse nazionale e l'interesse dei ceti popolari (il FN oggi si prende il voto operaio che fino a poco fa andava a sinistra). Questa metamorfosi ha dovuto innestarsi su una solida base di nazionalismo "di destra", per il fatto elementare che il nazionalismo "di sinistra", che pure in Francia c'era, è stato cancellato dall'adesione della sinistra alla UE.
    [segue]

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    1. [segue dal post precedente]

      In Italia, purtroppo, una riedizione come che sia aggiornata dell’esperimento FN è impossibile – almeno per un’ “ora” nient’affatto breve – perché l’Italia non ha avuto un Charles de Gaulle, cioè un nazionalista antifascista che, rappresentando nella sua persona la continuità dello Stato e l’indipendenza della patria dopo la sconfitta bellica e la collaborazione col nemico occupante, ha saputo risparmiare alla Francia il destino di nazione vinta e occupata dalle forze vincitrici della IIGM. L’Italia ha avuto Benito Mussolini e Pietro Badoglio, il 25 luglio e l’8 settembre: la continuità dello Stato, l’indipendenza della patria, persino l’idea di nazione e di interesse nazionale come valori sovraordinati alle appartenenze politiche, sono stati travolti dal disastro fascista, dalla fine disonorevole della dinastia, da una guerra civile in cui entrambi i campi si sono subordinati a potenze straniere, dalla sconfitta bellica e dall’occupazione militare alleata.
      In Italia, quindi, manca la base - ancor prima culturale e ideologica che politica - su cui innestare un progetto di fronte nazionale, che, lanciando una parola d’ordine del tipo "la destra dei valori, la sinistra del lavoro", si proponga di superare contrapposizioni politiche ormai incapacitanti in nome dell’indipendenza della patria, della sovranità dello Stato, dell’interesse della nazione e del popolo italiano.
      [segue]

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    2. [segue dal post precedente]

      Mi si obietterà: ma certo che c’è, la carta dei valori intorno alla quale costruire il Fronte Nazionale di Liberazione! C’è la Costituzione! La Costituzione italiana, che presidia la sovranità popolare, difende la democrazia e il lavoro, ed è incompatibile tanto con le usurpazioni di sovranità e legittimità commesse dalla UE con la complicità dei governi italiani, quanto con le politiche economiche imposte da UE ed euro, che intenzionalmente producono disindustrializzazione, disoccupazione di massa e progressivo peggioramento delle condizioni di vita del popolo italiano.
      E’ così? Davvero la Costituzione italiana può far da base all’alleanza politica che darà vita al Fronte Nazionale di Liberazione dall’euro e/o dalla UE?
      Io penso di no. Spiego perché.
      La Costituzione antifascista non è un valore o una piattaforma che possa accomunare destra e sinistra italiane antiUE/antieuro e farle ritrovare intorno a un programma minimo comune. L'aggettivo "antifascista" non è un fatto accessorio, è una qualificazione decisiva. Nella destra italiana, il fascismo è un residuo minimo, e dunque non è questo l'ostacolo. L'ostacolo principale è invece un fatto storico molto rilevante: che dopo il 1945, con la (benemerita) decisione di Togliatti e di Stalin di conformarsi a Yalta, e cioè di non perseguire anche qui la linea della guerra civile in vista dell'instaurazione di una "democrazia popolare" (come invece fu tentato proprio in Grecia), il PCI ha sostituito la linea "rivoluzionaria di classe" con la linea "antifascista e interclassista" e il mito (sottolineo due volte mito) della Resistenza. Cioè a dire, la linea del CLN.
      Quando si proclamano “i valori della Costituzione" a un elettore di destra, automaticamente egli intende "valori di sinistra". Non conta, qui, se l'elettore di destra sia un liberale, un leghista, un fascista, un cattolico tradizionalista, un nazionalista, etc.: conta che "la Costituzione più bella del mondo" per l'elettore di destra è anzitutto la Costituzione di una parte politica (non la sua). Quando la sente nominare, assocerà mentalmente cose diverse, a seconda dei suoi interessi e della sua ideologia: assistenzialismo e Roma ladrona se è leghista, sindacati e tasse se è un liberale, divorzio e aborto se è un cattolico tradizionalista, stragi partigiane e tradimento dell'alleato se è un fascista, occupazione americana e perdita dell'indipendenza se è un nazionalista, etc.: non assocerà mai "la preziosissima carta fondamentale della nostra patria". La realtà a lui più simpatica a cui la potrà associare è la Prima Repubblica, per la quale alcuni (non tutti) gli elettori di destra provano una certa nostalgia, specie se non sono più giovani.
      [segue]

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    3. [segue dal post precedente]
      Qui non affronto il tema se l'elettore di destra abbia torto, ragione, torto e ragione insieme, etc.: segnalo soltanto il fatto che è così, e aggiungo un paio di esempi che possono illustrare meglio questa realtà.
      Primo esempio. Al suo insediamento, il presidente Mattarella è andato a omaggiare i caduti delle Fosse Ardeatine. Così facendo, egli non ha reso omaggio alla nazione: altrimenti, avrebbe omaggiato l'Altare della Patria, che sta lì a due passi. Ha reso omaggio a una parte della nazione, quella che appunto si riconosce nella narrazione antifascista e di sinistra e nel mito della Resistenza. Però c'è anche un'altra parte della nazione che non vi si riconosce, e non è composta esclusivamente di nostalgici di Salò: anzi.
      Secondo esempio. Quando gli antieuro/antiUE chiamano "fascista" la politica della UE e il meccanismo dell'euro, io capisco benissimo perché lo fanno: per sottolinearne l'antidemocraticità, l'illegittimità e l'incostituzionalità. Però, l’apposizione dell'etichetta "fascista" alla UE e all'euro segnala una contraddizione che rischia d’essere incapacitante, e un equivoco pericoloso. Perché?
      In primo luogo, perché non tutti i regimi antidemocratici sono fascisti: anzi, in questo caso è vero l'esatto opposto. Sono proprio gli eredi legittimi dell'antifascismo (USA + classi dirigenti antifasciste europee, socialdemocratiche, liberali e cattoliche) ad avere impiantato e a sostenere UE ed euro. Mentre il fascismo (che si è reso storicamente responsabile di mali ben più gravi dell'euro e della UE) è affatto incompatibile con UE ed euro: il fascismo storico è una forma estrema di nazionalismo, che tutto avrebbe potuto fare tranne regalare sovranità a una entità sovrannazionale come la UE; il fascismo storico fu anche antiliberale, statalista e dirigista, e dunque non avrebbe mai sostenuto il "più mercato meno Stato", la libera circolazione di capitali e forza lavoro, la doverosa accoglienza di un numero imprecisato di stranieri sul suolo nazionale, e le altre formule liberali e liberiste care alla UE.
      Insomma, la "democrazia", cioè il principio legittimante secondo il quale la sovranità appartiene al popolo, può effettivamente essere un minimo denominatore comune tra destra e sinistra antiUE/antieuro, per la ragione principale che è l'unica arma di cui dispongono contro il comune nemico, che del parere dei popoli e delle elezioni fa volentieri a meno. Non può esserlo la Costituzione.
      [segue]

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    4. [segue dal post precedente]

      L'Italia è, malauguratamente, un paese profondamente diviso. Il giorno in cui, nei momenti solenni della vita nazionale, tutti gli italiani senza distinzione di parte politica trovassero naturale cantare insieme, spontaneamente e senza retropensieri, l’inno nazionale, si potrebbe pensare alla costruzione di un Fronte Nazionale di Liberazione. Oggi, questo può accadere – forse – solo quando la Nazionale italiana di calcio partecipa a una competizione internazionale importante. Purtroppo, non basta.
      Segnalo un sincronismo assai significativo. La proposta di un Fronte Nazionale di Liberazione avanzata da più parti coincide con la proposta di un Partito della Nazione lanciata da Matteo Renzi. Lo trovo un sintomo da non trascurare, e anzi chiarificatore ed allarmante. Il più grave errore del fascismo storico, che origina dal suo rifiuto di principio del pluralismo politico, è proprio la pretesa di identificare, ossimoricamente, partito e nazione. La nazione, che è l’insieme di tutto un popolo che si radica nel passato dei suoi morti e si protende, attraverso i viventi, verso i suoi figli futuri, non può venire identificata con un partito, che ne è per definizione una parte, senza che ne conseguano due effetti: 1) chi non appartiene al partito non appartiene alla nazione, e dunque non gode, almeno sul piano etico e culturale, della piena cittadinanza 2) la nazione e l’interesse nazionale non potranno mai più essere valori sovraordinati alle altre appartenenze e lealtà, perché la nazione è stata identificata con una parte politica, e ne condivide la transeunte relatività e parzialità: simul stabunt, simul cadent.
      In sintesi: chiunque fondi il “Partito della Nazione” prepara senza saperlo la dissoluzione, senz’altro spirituale ma in circostanze favorenti anche materiale e politica, della sua patria.
      Nella lotta politica italiana dei prossimi tempi, il costituendo Fronte di Liberazione Nazionale potrebbe dunque contrapporsi al costituendo Partito della Nazione; e lo scontro si incentrerebbe, per forza di cose, intorno al quesito: “chi è autenticamente italiano? Chi appartiene davvero alla nazione?” Basta rifletterci un momento per accorgersi che questa è la ricetta della guerra civile, un piatto indigesto che ci siamo ammanniti più d’una volta, nella storia nazionale; e anche un buon compendio della tragedia politica nazionale italiana, inaugurata dal fascismo e solo rovesciata di segno dall’antifascismo.
      Dunque, se non è possibile un Fronte Nazionale di Liberazione contro l’euro e/o la UE, è impossibile agire politicamente?
      Io non penso. Spiego perché.
      [segue]

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    5. [segue dal post precedente]

      Si può sempre agire politicamente, non appena si sia designato il nemico : perché caratteristica fondante del politico è, appunto, la coppia di opposti amico/nemico.
      La domanda a cui si deve rispondere è: la UE, con l’euro che della UE è strumento politico consustanziale, è un nemico? Personalmente, rispondo di sì.
      Risponde di no, per esempio, la sinistra critica, che rappresenteremo in Stefano Fassina, perché sebbene egli constati che “nella gabbia liberista dell’euro” “la sinistra…è morta”, propone come sola “via d’uscita” “il superamento concordato della moneta unica, esemplificato ad esempio nella proposta di ‘Grexit assistita’ scritta dal Ministro Schäuble e avallata dalla Cancelliera Merkel”, e la giudica “l’unica strada realistica per evitare una rottura caotica dell’eurozona e derive nazionalistiche incontrollabili".
      Fassina dunque considera l’attuale UE un avversario, non un nemico; incardina il proprio disegno politico sullo spostamento degli equilibri politici interni alla UE, e lo subordina alla vittoria di una linea politica (minoritaria) interna al paese egemone. In sintesi Fassina ripropone, in forma più radicale, più seria e più coraggiosa – e dunque più dannosa perché più credibile - la tesi delle due UE: la UE realmente esistente (falsa e cattiva) e la UE possibile (vera e buona).
      Le obiezioni alla tesi delle due UE sono note, ma qui ne sottolineo una: e se ti dicono di no? se lo spostamento degli equilibri politici interni alla UE non riesce, se la linea Schäuble perde, che fai? Qual è la tua ragion d’essere politica e la tua strategia? Detto altrimenti, qual è il tuo nemico? La UE e l’euro nel cui quadro “la sinistra…è morta” o le “derive nazionalistiche incontrollabili”?

      La tesi delle due UE non conduce a un’azione politica vera e propria, ma a un circolo vizioso nevrotico: avanzare petizioni farcite di appelli ai principi di sinistra della “buona e vera UE possibile”, facendole seguire da violente, isteriche proteste verbali ogni volta che la petizione non viene accolta e i principi vengono disattesi dalla “falsa e cattiva UE realmente esistente”: l’esatta dinamica della sciagurata trattativa tra governo Tsipras e vertici UE.
      Certo: è probabile che una recisa dichiarazione di inimicizia verso UE ed euro condannerebbe Fassina a una posizione minoritaria o addirittura testimoniale all’interno dei dissidenti del PD, a cui si rivolge in vista della creazione di una nuova forza politica. Però, la tesi delle due UE da un canto condanna la costituenda nuova forza politica a una posizione minoritaria o addirittura testimoniale all’interno della “UE realmente esistente”, e dall’altro replica lo schema tipico del rapporto di subordinazione e reciproca strumentalità tra sinistra di governo e sinistra massimalista (PD e SEL, per intenderci). La sinistra massimalista intercetta il dissenso antisistemico, e poi, nei momenti decisivi, lo spende per sostenere la sinistra di governo, che in cambio garantisce ai suoi quadri posti e finanziamenti: priva com’è di una strategia politica autonoma da quella della sinistra di governo, se la sinistra massimalista non segue questo schema semplicemente sparisce.
      Uno spazio di azione politica vera e propria si apre solo se si risponde, senza ambiguità, alla domanda: la UE, con l’euro che della UE è strumento politico consustanziale, è un nemico?
      [segue]

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    6. [segue dal post precedente]

      Se si risponde di no – quali che siano le aggettivazioni e le mezze tinte che si accludono alla risposta – si agisce politicamente all’interno del quadro UE così com’è, con i rapporti di forza, le ideologie e gli schieramenti nazionali e internazionali realmente esistenti: e ogni riferimento a “un’altra UE possibile” resta pura e semplice espressione di un desiderio e/o mozione degli affetti a uso interno + slogan propagandistico a uso elettorale.
      Se si risponde di sì, ne consegue immediatamente che i propri alleati sono tutti coloro che condividono la stessa valutazione, a prescindere dal resto (cultura e linea politica). Si può fare eccezione solo per chi si ponga su posizioni incompatibili con la nostra civiltà (per esempio, l'ISIS è certamente nemica della UE, ma non è un alleato possibile).
      Per le ragioni esposte nella terza parte di questo scritto, non credo praticabile in Italia la via della costruzione di un Fronte Nazionale di Liberazione, e dunque considero sbagliata – non in linea di principio, ma di fatto - ogni proposta di alleanza strategica tra forze politiche organizzate provenienti da destra e da sinistra.
      A mio avviso, se si vuole agire politicamente contro la UE le vie da percorrere oggi sono tre.
      Una: influire culturalmente, nei canali disponibili e ciascuno secondo le proprie forze individuali o collettive, senza aderire ad alcun partito. Risulterà naturale che chi sceglie questa via si rivolga, principalmente, a chi appartiene alla sua cultura politica di provenienza: anche se probabilmente è proprio lì che incontrerà gli ostacoli e le sordità maggiori, perché nemo propheta in patria. E' un lavoro indispensabile, prezioso e ingrato.
      Due: aderire a una delle due sole forze politiche organizzate e rilevanti che in Italia si dichiarino (con gradi diversi di chiarezza e coerenza) nemiche della UE: Lega, e Fratelli d'Italia. Aderirvi in forma individuale o se possibile organizzata, partecipare al dibattito interno, scontare i limiti dell'adesione a una linea politica che non persuade per intero, e tentare di influirvi, cioè fare carriera nel partito per consolidarvi la vittoria (tutt’altro che definitiva) della linea anti UE e antieuro.
      Tre: lavorare per dividere, mandare in confusione e battere la sinistra italiana. A mio avviso, infatti, la sinistra italiana è il problema principale, e senza una vera e propria metamorfosi non sarà invece mai (so che è una parola grossa) la soluzione.
      [segue]

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    7. [segue]

      In altri termini: la sinistra italiana è il nemico principale, all'interno dei confini nazionali, perché è il principale collaboratore della UE, che senza di essa non sarebbe mai riuscita ad affermarsi, a convincere e a vincere. Lo è perché nella sinistra italiana, sia quella di provenienza comunista, sia quella di provenienza cattolica, l'internazionalismo farà sempre aggio sulla difesa dell'interesse nazionale, e oggi l'internazionalismo si declina solo nel quadro UE; mentre la battaglia per il ripristino della sovranità dello Stato contro un’istituzione sovrannazionale come la UE può appoggiarsi solo su fondamenta nazionaliste: per prendere un topo ci vuole un gatto, non un cane.

      [segue]

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    8. [segue dal post precedente]

      Dunque la sinistra italiana va, anzitutto, divisa e mandata in confusione. Sono benemerite tutte le iniziative interne alla sinistra, individuali o organizzate, che la dividono, la indeboliscono, la riempiono di contraddizioni e le mettono in qualsiasi modo i bastoni fra le ruote e lo zucchero nel carburatore, per esempio incrementando l'astensionismo e la disaffezione di elettori e militanti. Particolarmente importanti le iniziative interne alla sinistra che contribuiscano a farle perdere la superiorità morale, il "moral high ground", perché la dimensione morale del conflitto è la più importante, sul piano strategico (poi vengono la mentale e la fisica). Sono invece deprecabili, dannose e da battere le iniziative interne alla sinistra che si ripromettono di dividerla per creare altre formazioni di sinistra "autentica", comunque denominate, perché non fanno altro che perpetuare l'equivoco, dare ossigeno a un nemico in affanno, e resuscitare per qualche anno o mese la cantafavola della superiorità morale della sinistra e la velenosissima tesi delle due UE, che è attualmente l’arma ideologica più potente del nemico.
      [segue]

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    9. [segue dal post precedente]

      Soprattutto, la sinistra italiana va battuta. Il primo obiettivo da proporsi è che la sinistra italiana subisca una chiara sconfitta elettorale, chiunque sia a infliggergliela, fosse anche Attila re degli Unni. Ogni volta che la sinistra perde, perde la UE (anche se non è vero che quando vince la destra vincono le forze nemiche della UE).
      Non lo dico per pregiudiziale ideologica avversa alla sinistra, anche se la cultura politica della sinistra non è la mia. Lo dico perché se vogliamo che la sinistra italiana sperimenti un “riorientamento gestaltico”, come lo definiva Costanzo Preve, ovvero la metànoia o conversione che la conduca a dichiararsi nemica della UE e dell’euro, dobbiamo sapere se ne verificheranno le condizioni di possibilità solo in seguito a un evento traumatico maggiore: cioè a un’inequivocabile, dura sconfitta.
      Ricordo che la stessa identica dinamica si è verificata per la destra italiana: nella quale sono sorte e hanno conquistato la leadership posizioni nemiche della UE e dell’euro solo in seguito al processo dissolutivo da essa subito con l’avvento del governo Monti, la subordinazione e collaborazione del suo principale leader Silvio Berlusconi tramutato in prigioniero di Zenda e capo dell’opposizione di Sua Maestà, etc.
      So che le posizioni che ho formulato qui sulla sinistra sono brutalmente semplificatorie. La cultura politica della sinistra non è la mia. La mia cultura politica è quella di un nazionalista moderato (moderato dal cattolicesimo, perché per me prima della patria viene Dio, e quindi non è lecito fare qualsiasi cosa in nome e nell'interesse della nazione). Non ritengo che la cultura politica della sinistra sia malvagia o irrimediabilmente erronea in sé. Ritengo che abbia bisogno di una profonda revisione, che può avvenire solo dal suo interno: per questo ho ammirato e incoraggiato l'opera di Costanzo Preve, del quale mi onoro d'essere stato amico. Lo stesso vale, d'altronde, per la cultura politica della destra: qui la più importante revisione è stata compiuta da Alain de Benoist; altre sono in corso d'opera e sono benemerite. Ritengo altresì che uomini degni di rispetto e ammirazione - o di avversione e disprezzo - ce ne siano in tutti i campi politici.
      [segue]

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    10. [segue dal post precedente]

      La brutale semplificazione che ho proposto è motivata da questo: che siamo in guerra, anche se non si spara. Scopo della guerra è imporre la propria volontà al nemico, i mezzi dipendono dalle circostanze. La guerra oggi in corso, che vede in un campo la UE e i ceti dirigenti proUE (alle spalle dei quali stanno gli USA), e nell'altro le nazioni e i popoli d'Europa, viene condotta con mezzi economici, giuridici, amministrativi, psicologici; il fatto che sia una guerra che non osa dire il proprio nome non la rende meno pericolosa e meno aspra.
      Anzi: finché questa guerra rimane segreta e sottaciuta, è impossibile difendersi e combatterla, figuriamoci vincerla; l'esempio catastrofico di Tsipras mi pare esauriente.
      Ora, per difendersi da una guerra di aggressione bisogna anzitutto: a) accorgersi che c'è, cioè accorgersi che qualcuno ti ha designato come nemico b) ricambiare il favore, cioè designare nemico lui c) delimitare i campi, che possono essere solo due, e chiarire chi sta nel campo nemico e chi sta nel campo amico d) situarsi di qua o di là e) dividere e battere il nemico usando tutti i mezzi atti allo scopo (dai quali escludo i mezzi violenti, per la ragione elementare che un passaggio al livello militare dello scontro importerebbe l'immediata e totale sconfitta del campo in cui mi situo io).
      Designo la sinistra come nemico principale all'interno delle frontiere italiane perché la sinistra italiana si è totalmente identificata con la UE (salvo benemerite eccezioni, purtroppo quasi sempre individuali) e perché la sinistra è la principale portatrice della funesta tesi delle due UE, che, ripeto, è attualmente l’arma ideologica più potente del nemico: sinistra = UE dal volto umano.
      In altri termini: finché la sinistra resterà maggioritaria nell'opinione italiana, la maggioranza degli italiani continuerà a credere che la UE sia riformabile, cioè che la UE sia un compagno che sbaglia o alla peggio un avversario, non un nemico. Io invece penso che la UE sia un nemico.
      La guerra semplifica brutalmente: nemico, amico; di qua, di là; perdere, vincere. E' brutto, è peggio che brutto, ma è così: prima ce ne persuaderemo, meglio sarà.
      Insomma: la sinistra può svegliarsi dal sogno europeo? E se la risposta è “sì”, in che modo?
      Sì, la sinistra può svegliarsi dal sogno europeo. In che modo? Se dopo una dura, inequivocabile sconfitta, le voci di chi, dall’interno della cultura politica della sinistra, ha saputo operarne una profonda revisione e le ha indicato come nemico la Ue e l’euro che di essa è strumento consustanziale, vi troveranno ascolto e ne conquisteranno la leadership.

      [fine, mi scuso per la lunghezza esagerata]

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    11. Grazie a te, Barbara, per l'ospitalità generosa, e scusa la lunghezza veramente eccessiva.

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    12. Ineccepibile, MA

      la sinistra non si sveglierà. Ammutolirà di fronte al disastro. La sconfitta del PD coinciderà con la sua morte. Ho scommesso con mio padre piddino che alle prossime politiche il PD non esisterà più - se, come temo, entro quella data ci sarà il colpo finale di una crisi bancaria che trascinerà a fondo il partito, il paese e l'euro (se devo scommettere tanto vale farlo alla grande). Una via di mezzo tra l'8 Settembre e le monetine a Craxi.

      Essendo io nato cresciuto e vissuto tra piddini, affermo con cognizione di causa che essi non cambieranno mai idea, essi non si sveglieranno mai. Ci combatto da cinque anni, se avessero voluto o potuto capire l'avrebbero già fatto. Le stratificazioni mitiche sono troppe e troppo in profondità perché possano affrontarle tutte e tutte in una volta.

      Peraltro, se dovessi basarmi solo su quelli che conosco io (composizione: 70 percento baby-boomers ex sessantottini, 30 percento trenta-quarantenni più o meno precari ma più o meno con il culo parato) molti ci sono già passati, è accaduto con la fine del comunismo, hanno fatto spallucce e hanno continuato a sognare - proprio con l'europeismo.

      Non so se davvero la "sinistra" sia maggioritaria nell'opinione italiana. È maggioritaria questa poltiglia progressista politically correct che al momento si incarna politicamente nel PD ma i cui veri organi sono i mass media, giornali e tv, cioè le agenzie di public relations del Capitale.
      Inoltre il passaggio da un sogno all'altro è stato possibile perché i centri di proiezione di queste pellicole oniriche sono appunto le dette agenzie. Essi cambieranno idea se e quando le dette agenzie lo faranno - il che purtroppo a sinistra mi sembra valere tanto per l'elettorato che per la classe dirigente.

      La vera distinzione più che altro non è neanche tra destra e sinistra, mi pare, ma tra chi legge i giornali e chi no, o meglio ancora tra chi ancora ci crede e chi no. La metafora principe resta quella del film Matrix (cioè il mito della caverna di Platone), ergo il problema riguarda la propaganda e il suo target reale di psicolabili, gli schiavi ignari e soddisfatti della matrice: gli intellettuali.

      Il piddino, lo pseudo colto di una pseudo élite che pensa di essere colto e d'élite senza essere né l'uno né l'altro, risulta al momento inscalfibile nelle sue convinzioni perché la crisi non ha ancora messo in pericolo la sua struttura economica di sopravvivenza (lavoro, reddito, risparmio, posizione urbanistica). Lo farà tutto in una volta con l'attacco ai risparmi. E poi ammutolirà, come quelli che tornano da una guerra che li ha devastati.

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    13. @ mikez73

      Se davvero il PD morirà, non moriranno tutti coloro che lo votano (vedi quel che è successo ai votanti di DC e PSi dopo Mani Pulite, che si sono messi a votare Berlusconi). Se poi resteranno ammutoliti, sarà un'ottima cosa: restarci di sale e non capirci più niente sono l'inizio della saggezza (ti chiedi, ma come è stato possibile, etc., e se non c'è già pronta la scemenza adatta di ripego, magari ti dai risposte più intelligenti).

      Quanto poi alla "poltiglia progressista politically correct che al momento si incarna politicamente nel PD ma i cui veri organi sono i mass media, giornali e tv, cioè le agenzie di public relations del Capitale", sostanzialmente quella, è, l' "opinione maggioritaria di sinistra" italiana.
      Guarda, mi sbilancio in una previsione. La suddetta poltiglia, essendo poltiglia, funziona solo finchè le forze reali che ha dietro continuano ad avere il prestigio della supremazia schiacciante. Appena si incrina quello, vedrai che le scemenze spacciate per assiomi autoevidenti cominceranno a sembrare scemenze. Ci scommetto una cena.

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    14. Tutti no, ma lo zoccolo duro che ha fatto il '68 e che è stato coltivato nel Mito della Sinistra - con tutto ciò che esso implica e che hai ben illustrato riguardo a fascismo, resistenza etc. etc. - sì, o poco via. Zoccolo peraltro che costituisce il nerbo anche delle agenzie di PR (un nome su tutti, Paolo Mieli, ex Pot Op).

      Finché resta biologicamente in vita quel blocco sociale e generazionale non c'è speranza, per la sinistra e forse per il paese. I baby-boomers di sinistra … Tony Judt in "Guasto è il mondo" ha scritto pagine di fuoco su di loro, una generazione di cavallette, di cui non a caso fa parte tutta la sinistra della terza via a iniziare dai vari Blair e Clinton. Non si sono fatti la guerra, non si sono fatti la ricostruzione, non si sono fatti il mazzo per tirare su niente, si sono solo occupati allegramente e con la puzza sotto il naso di liquidare quello che c'era, a iniziare dallo Stato brutto e cattivo; mi è capitato di pensare che tutto sommato il boom italiano è frutto del sudore di generazioni cresciute sotto il fascismo, hai voglia che Mattei si è fatto la resistenza, ma da dove gli veniva il senso del dovere nei confronti dei propri connazionali? O un Ambrosoli… peraltro dichiaratamente di destra.

      Immagino che si capisca anche quanto tutto ciò possa essere per me doloroso, "ho visto il nemico e il nemico ero io…"

      Altro che cena, la grande abbuffata...

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    15. Paolo Mieli viene da Renato, suo padre, dirigente dell'Ufficio Operazioni Psicologiche per l'Italia del MI6 tra fine e dopoguerra.

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    16. Guardi che il liberalismo è "di destra" in economia, ma nel campo culturale è di sinistra eccome. Mica è conservatore, il capitalismo,è la cosa meno conservatrice che esiste nell'universo infinito. E siccome il liberalismo è largamente egemone nella società e nella cultura italiane, l'opinione maggioritaria italiana è desinistra.

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    17. So so, però ecco della filiazione non ne farei una spiegazione della sua carriera, per la quale forse bastano le sue qualità, chiamiamole così, alquanto paracule.
      Questa cosa del padre salta spesso fuori spesso anche perché il suo nome riaffiora a volte, in modo carsico, nel rapimento Moro: Mieli aveva fatto da tramite per esempio tra Piperno e il PSI per un tentativo di trattativa, lavorava già all'Espresso, era collega di Scialoja che "copriva" il filone BR - ho tutti i numeri dell'epoca. Uno spasso, a rileggerli oggi.
      Ti ricordi il fumetto di Metropolis del 1979 sul rapimento Moro? La sceneggiatrice era la sorella della moglie… però ecco, il mondo è piccolo, per l'appunto, quello di Roma dell'epoca pure.

      A me affascina più il discorso generazionale, perché riguarda un sacco di incendiari dell'epoca che col tempo sono diventati super super pompieri.
      Vabbé, ora Mieli ora scrive libri di storia, bontà sua… d'altra parte, è stato un valente allievo di De Felice. Certo io non glieli compro.

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    18. Roberto Mieli.

      Uscito dal PCI, Mieli aderisce alle idee degli economisti liberisti Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises, fortemente avversi a qualsiasi forma di socialismo. A Milano crea, con il finanziamento garantito dalla Confindustria, il «Centro ricerche economiche e sociologiche dei paesi dell'Est» (Ceses), organizzando seminari e convegni assieme ai sovietologi occidentali, e fonda la rivista «l'Est», dedicata al blocco sovietico. Il Ceses era la filiale italiana di Interdoc, un istituto con sede all'Aja creato nel 1963 dai servizi d'intelligence della NATO per coordinare l'offensiva anti-comunista in diversi campi (dalla propaganda alle operazioni coperte), attingendo da fonti esclusive e materiale inedito di ex quadri e dirigenti dei partiti comunisti europei. Partecipa con un intervento intitolato L'insidia psicologica della guerra rivoluzionaria in Italia al "Convegno sulla guerra rivoluzionaria" organizzato dal 3 al 5 maggio del 1965 dall'Istituto di studi militari Alberto Pollio e tenutosi all'Hotel Parco dei Principi di Roma.

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    19. Ho segnalato cosa faceva il padre di Mieli per ricordare che le contrapposizioni politiche, nell'Italia del dopoguerra, sono pesantemente influenzate dalla politica di potenze straniere. TUTTE le forze politiche sono COSTRETTE ad avere referenti all'estero, gli uni nell'anglosfera, gli altri nel patto di Varsavia. Il quadro entro il quale va compresa la politica italiana di allora (e di oggi) è questo. E sarebbe anche questo il motivo per cui c'è bisogno di una cultura patriottica e di un movimento politico nazionalista, in Italia: per lo stesso motivo per cui ce n'era bisogno nel 1820.

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  17. E il breve termine è una pippa. Cos'è? Siamo ancora al culto della bella morte, all'equivalente di ciò che a sinistra fu il blanquismo, con solo un pizzico (?) di retorica truce? È tutta la vita che mi sorbisco, direttamente o leggendo di storia, bombaroli manganellatori avanguardie varie arditi bierre nucleoli rivoluzionari partiti armati neo-partigiani torniamo-in-montagna falangi centrisociali stay behind & altri bum bum (mutatis mutandis, certo, mutatis quanto vuoi), non se ne può più.
    Siamo in guerra, certo che sì!
    Ma mettiamo ordine ai concetti, please. Cazzo, ma possibile che ogniqualvolta la situazione si faccia tesa (e il momento propizio, e l'ora fatale) tocchi vedere riesumate 'ste categorie vecchie come il cucco e già mille volte fallite? Siamo capaci, tutti, una buona volta, di aggiornare i nostri principi, da destra da sinistra dal centro da sopra da sotto da dietro...? Parlo di adeguamento e metodo, non di ripudio o stravolgimento. O giochiamo a fare gli Yanez, solo col segno cambiato?
    Madonna... Un fronte se è nazionale è trans, ultra, super sezionale (il peggiore, il più subdolo dei conflitti sezionali è quello tra i linguaggi, ingrommati di ideologia, tra parrocchiette ciascuna con la sua memoriuccia bella da cullare in attesa dell'Ora X, del Momento Glorioso... Siamo tutti vecchi, qua: vallo a dire ai giovani, "patria o muerte", senza che ti prendano per il culo un mese o, se ti seguono, senza farne degli ennesimi terroristi sfigati - ma che bel pretesto, tra l'altro, per una santa repressione in grande stile, oh yeah!).
    Tre cose.
    1. Siamo dalla stessa parte, a scanso di equivoci.
    2. Ho sempre pensato che il Romanticismo fosse una merda (cosa c'entri i più lo capiranno).
    3. C'è una Costituzione, che una nazione e una sovranità le disegna. Partiamo da lì, vero? Sennò ciao.

    Quarto punto (di tre!): chiedo a Barbara, da esperta, se del principio di realtà faccia parte la commisurazione tra risorse e obiettivi e se le retoriche, tutte, non appartengano all'altro coté, come spurgo del principio di piacere.
    Non so, tu sei bravissima nel tuo collocarti post tutto, ma tra i commenti circolano certe ariette... Sembriamo fermi al 68, o al 77, se qualcuno preferisce, ognuno ben intruppato in qualcuna delle parti di allora (l'età è quella, no?).
    Anonimo, cominciamo domani a ucciderli tutti? (Tutti chi?).
    Dai, vengo con te: qual è l'obiettivo?
    Intanto io correggo i compiti di miei alunni, che non sanno leggere né scrivere, ed è pure in parte colpa mia. Ma dove vuoi andare...

    Aspe', accendo il mantra: STIAMO DALLA STESSA PARTE, STIAMO DALLA STESSA PARTE, STIAMO DALLA STESSA PARTE, STIAMO DALLA STESSA PARTE, STIAMO DALLA STESSA PARTE...

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    1. Scusate, nel frattempo è arrivato un finimondo di commenti e sono in coda. Mi riferivo al qui e ora uccidiamoli tutti di Anonimo.

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    2. Luca, posso parlare solo per me e ti riassumo brevemente la situazione. Sul mio essere post tutto.
      Sono stata di sinistra, ora me ne sono resa conto, solo perché ero giovane e perché dovevo essere contro mio padre che era un vecchio liberale. La faccenda dell'euro mi ha fatto scoprire che essere di sinistra significava anche essere: 1) piddina (ovvero portatrice di piddinitas; 2) appartenente alla categoria dei traditi e fottuti. Così come ho smesso di fumare in una settimana ho smesso di essere piddina e ho frequentato le mie San Patrignano culturali per disintossicarmi. Con l'età ho anche imparato a non sputare nel piatto dove avevo mangiato. Al padre liberale (che ho apprezzato in questo senso solo all'indomani della sua morte) ho dovuto riconoscere che non aveva poi tutti i torti a darmi a volte della comunistaccia.
      Se devo dire quali siano i miei valori oggi direi che sono quelli della democrazia e della libertà nel rispetto della rule of law. Preferisco definirmi agnostica piuttosto che atea. In dubio pro deo.
      Non sputo sul capitalismo perché mi ha permesso di vivere in un benessere e in un contesto di libertà di massima che in un regime sovietico o fascista sarebbe stato impensabile. Di fronte allo stravolgimento odierno di ogni regola (Soros, non a caso, dice che il suo più grande piacere consiste nel cambiare le regole del gioco) mi scopo tradizionalista e, mi dispiace per qualcuno, conservatrice. Oggi, del resto, essere rivoluzionari significa proprio tentare di raddrizzare il timone di un mondo che qualcuno vuole mandare a schiantarsi. In fondo cosa ci vorrebbe? Un qualcuno che dicesse: "Facciamo l'Italia di nuovo grande". Guardate che Trump ha vinto per il MAGA.

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    3. Sì sì, Barbara. Ma post tutto lo intendevo come un pregio. Io, parlo per me, temo solo di non diventare un fanatico coma capita a molti apostati. Sai, sto elaborando il lutto e vorrei farlo per benino...

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  18. Ok, terza e ultima, giuro, comparsa (non posso non).

    Ho sprecato un commento. È che mi angosciano gli Anonimi bum bum e così l'ho buttata sullo scarico di energie negative: contributo zero, sfogo sì.

    No, è che mi vorrei Buffagni!

    Dissento recisamente solo sulla Costituzione divisiva (a quasi 30 anni dal crollo del Muro, col mito resistenziale ormai spappolato, coll'antifascismo ridotto a tic verbale e commesso a gente come la Boschi o, più nobilmente, ai Flores d'Arcais, ultimi giapponesi castacriccacorruzionisti laicisti neoillumunisti in pieno declino senile...).
    Il tempo a volte lavora bene e credo che oggi basterebbe studiarla a fondo, la Costituzione, smettendo di brandirla e sventolarla come un simbolo (non lo è!) o, appunto in quanto simbolo, di sputarci sopra.

    Altro, sono d'accordo, è l'uso del termine "fascista", troppo disinvoltamente sparacchiato, anche in buonafede, o elevato a categoria generale.

    Anche su questo, tuttavia, un distinguo: è fascista tutto quanto possa al fascismo correlarsi (ad esempio per causa/effetto, o rapporto strumentale). Mi spiace, ma non riesco a non essere marxiano, pur aborrendo anche solo il rischio di esser marxista. È in corso, feroce e senza prigionieri, un conflitto distributivo, nient'altro. Lotta di classe qui suona brutto? Chiamatelo come volete, ché tanto io lo traggo da un'analisi economica (a sentimenti e culture politiche sono sensibile quanto un sasso, non so che farci). Da questa prospettiva, e viste le politiche attuate negli anni '20 e la continuità legale e ordinamentale con l'Italia liberale, il fascismo è la continuazione del liberalismo (leggi: dominio delle élites) con altri mezzi. In questo senso, e mi dispiace se questo turba i fascisti, identificare fascismo e ordoliberismo non è la bestemmia che sembra - non da questa prospettiva, quantomeno.

    Detto questo, concordo che sia strategicamente VITALE (anche rispetto a quanto asserivo sulla Costituzione) disarticolare e distruggere la sinistra. Senza di essa, la Costituzione finalmente brillerebbe di luce propria e (scusa Roberto, so che da cattolico non gradisci) universale.

    E insomma, Buffagni tutta la vita.

    (Comunicazione di servizio: abbiamo un amico in comune su Facebook: come è possibile?).

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    1. "(Comunicazione di servizio: abbiamo un amico in comune su Facebook: come è possibile?)"

      Il mondo è piccolo.

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    2. Anonimo18:23

      Ah, il fascismo ordoliberale.
      Dove ho già letto questa cazzata?


      Matteo

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    3. Sul blog di Barra Caracciolo.

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    4. Anonimo18:56

      Dici quel buffo aristocratico berlusconiano vestito come Ridolini che da qualche anno si sta rifacendo una verginità come jihadista della costituzione?
      Ecco perché l'idea mi appariva una stronzata disarmante.

      Matteo

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    5. Semmai ordoliberalismo "fascista", con un paio di virgolette.

      Prezioso il tuo contributo, grazie.

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  19. @Buffagni
    All'elettore di destra l'Europa e l'Euro vanno benissimo. E' un borghese nel senso classico del termine, possiede capitale e mezzi di produzione, puo' delocalizzare o diminuire i salari a piacimento. Non so, di fatto dal dopoguerra ad oggi e' la "destra" (chiamata sovente "centro") ad aver governato, se la Costituzione non le fosse andata bene l'avrebbe cambiata prima, no?
    "Quando la sente nominare, assocerà mentalmente cose diverse, a seconda dei suoi interessi e della sua ideologia: assistenzialismo e Roma ladrona se è leghista, sindacati e tasse se è un liberale, divorzio e aborto se è un cattolico tradizionalista, stragi partigiane e tradimento dell'alleato se è un fascista, occupazione americana e perdita dell'indipendenza se è un nazionalista, etc." sinceramente con tutto il rispetto possibile, mi pare la fotografia di un ignorante, piu' che di un "cittadino di destra" - la cui immagine e' per me semplicemente quella di colui il quale antepone il "lavoro tanto per guadagnare tanto" a tutto il resto. Benissimo, siamo tutti diversi ed i migliori, lecitamente, non vogliono divider nulla - consci che il mondo migliora (materialmente) solo grazie a loro, alla loro energia ed iniziativa. Ma non penso non si riconoscano nella nostra Costituzione, che pronti via parla di "lavoro", piuttosto che di felicita' o liberta'.

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    1. Però, scusami. Se uno vuole parlare di destra dovrebbe sforzarsi di conoscerla imparando il suo linguaggio e leggendo i suoi testi, e non di descriverla con gli occhiali della sinistra. Chi è l'elettore di destra? Non è affatto il borghese ma il proletario. "Il proletario che non parla di Bella Ciao ma di calcio", come diceva Costanzo Preve e che oggi è incazzato come una pantera contro la sinistra che lo ha tradito e venduto ad un potere sovranazionale che è reazionario dentro ma assolutamente progressista di fuori. Tutto bontà antirazzismo, antiomofobia, antisessismo e redistributore della ricchezza altrui. Insomma i fottuti radical shit. Questo operaio tradito vota Marine Le Pen in Francia perché è l'unico partito che ha il coraggio di dirgli che non è giusto che un negro abbia gratis ciò che lui ha impiegato una vita intera di lavoro a costruirsi. Uso la parola negro perché è quella che i miei amici afroamericani riservano a gente come quella che bighellona per le nostre strade e che non vi dico con quali altri appellativi qualifichino.
      Sul fatto di dividere. Cosa dovrei dividere e con chi? Ecco, qui sono decisamente thatcheriana. Io sono per dare a TUTTI la possibilità di cavarsela nella vita e, se ne hanno le capacità, dico la parolaccia, di arricchirsi. Se ripristinassimo il principio di piena occupazione nessuno avrebbe più la scusa di non poter lavorare. Aiuterei generosamente chi non potesse lavorare per impedimenti mentali e fisici ma, tutti gli altri, a rompersi il culo come fanno tutti. Immigrati? Numero chiuso e selezione in base a capacità richieste e per fare effettivi lavori "che gli italiani non vogliono più fare". Gli altri, tutti a casa. Le cooperative, se vogliono aiutarli, che si trasferiscano in Africa dove potranno anche aiutare i troppo deboli per partire, ovvero coloro che fanno veramente la fame.

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    2. @ Luca Pasello

      Grazie del consenso. Due obiezioni.

      1) La Costituzione E' un simbolo, ed è un simbolo per la sinistra, per la destra no (o se lo è è un simbolo per i fascisti, e allora è un simbolo negativo). Un simbolo è una cosa che provoca reazioni emotive, che stanno alla base delle scelte politiche della quasi totalità delle persone (sono molto pochi coloro che votano in base a considerazioni strettamente politiche). Poi ci sono gli aspetti giuridico-istituzionali, che sono molto importanti anch'essi ma che non spostano un voto o un consenso. Si aggiunga che le Costituzioni possono essere fantastiche, e totalmente disattese (qualcuno diceva che la Costituzione sovietica fosse una meraviglia, e non stento a crederlo, poi magari la pratica meno). Comunque: a me, la Costituzione italiana nella sua forma attuale non sembra giuridicamente male, ma la mia risposta emotiva ad essa è zero, forse un leggero fastidio per la propaganda tipo "la Costituzione più bella del mondo" + la critica razionale che ho esposto in merito all'aggettivo "antifascista". Non sono il solo.

      2) Fascismo. "È in corso...un conflitto distributivo, nient'altro"..."Da questa prospettiva, e viste le politiche attuate negli anni '20 e la continuità legale e ordinamentale con l'Italia liberale, il fascismo è la continuazione del liberalismo (leggi: dominio delle élites) con altri mezzi"
      "Da questa prospettiva", il liberalismo è anche la continuazione dell'impero assiro. Secondo me, non esiste "il conflitto distributivo E BASTA". Il conflitto distributivo esiste eccome, è sempre esistito e se vuoi il mio parere esisterà sempre perchè sempre esisteranno classi dominanti e classi dominate, ma sempre secondo me NON spiega TUTTO. E' un conflitto fondamentale e permanente, questo sì, ma per esempio nel caso che tu indichi, a mio avviso è completamente sbagliato dire che l'ordoliberismo discenda dal fascismo. So che lo sostiene Barra Caracciolo, e secondo me si sbaglia di grosso. La sua posizione penso derivi dal dossettismo, che identifica la Costituzione italiana con il Bene (con la maiuscola) e il fascismo con il Male (sempre maiuscola), per cui chi tocca la Costituzione passa dal Lato Oscuro della Forza=Fascismo. Scherzo, naturalmente, e il dossettismo è una cosa seria, però, sempre a mio avviso, è una cosa seria COMPLETAMENTE SBAGLIATA. Dossetti sostanzia questa sua lettura della storia con ragioni d'ordine religioso e metafisico (non per caso si è fatto monaco), con Marzabotto che diventa una manifestazione visibile e storica dell'Anticristo, etc. Dire che non sono d'accordo è dire molto poco.
      L'ordoliberismo discende tranquillamente dal liberalismo. Questo non deve condurre a dire che il liberalismo è il Male assoluto = fascismo.

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    3. @ a perfect world

      Sono anche io un elettore di destra. Se gli elettori di destra fossero solo quelli che tu descrivi, " borghese nel senso classico del termine, possiede capitale e mezzi di produzione, puo' delocalizzare o diminuire i salari a piacimento" la destra prenderebbe percentuali di voto da prefisso telefonico. Ce ne sono di tanti tipi, di elettori di destra. Qualche categoria l'ho sommariamente elencata più sopra.

      Tui scrivi: "di fatto dal dopoguerra ad oggi e' la 'destra' (chiamata sovente "centro") ad aver governato"

      Guarda che la DC non era mica un partito "di destra". La destra ha governato per tutto il dopoguerra solo se intendi "destra" come la intendevano i comunisti del PCI, cioè tutti tranne loro e (fino a Craxi escluso) i socialisti. Per tutto il dopoguerra ha governato "l'arco costituzionale", con il PCI all'opposizione (ma tutt'altro che emarginato) solo perchè stava con il Patto di Varsavia. L'arco costituzionale = CLN meno PCI.

      Scrivi ancora:

      "sinceramente con tutto il rispetto possibile [questa tua descrizione dell'elettore di destra] mi pare la fotografia di un ignorante, piu' che di un "cittadino di destra" - la cui immagine e' per me semplicemente quella di colui il quale antepone il "lavoro tanto per guadagnare tanto" a tutto il resto"

      La prima parte è esattissima: l'elettore di destra è mediamente un ignorante. L'ignoranza non è una bella cosa, ma ha un pregio: che l'ignorante di solito è meno ideologizzato del semicolto (che di solito sta a sinistra).
      La tua immagine dell'elettore di destra, invece, è semplicemente sbagliata, il risultato della propaganda di sinistra o la generalizzazione di alcune persone che hai conosciuto, o di qualche articolo della stampa di destra che hai letto. Ci sono anche quelli, ma ce ne sono anche tante altre categorie. Se conoscerai meglio gli elettori di destra, magari continuerai a evitarli ma ti si allargherà la visuale.

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    4. Grazie a te, Roberto. Solo una cosa, anzi due.

      Mi sembra di essere un disadattato o una rara avis (magari cattiva, che ne so?): ma possibile che solo io riesca ad appassionarmi a dei principi e a un metodo, quelli della Costituzione, destoricizzandoli completamente? Possibile che in sede di analisi e di riflessione non vi si possa trovare ciò su cui convergere, da qualsiasi parte si provenga? Perché altrimenti siamo nei pasticci mica poco. L'adesione a un movimento, a un progetto, avverrebbe sulla base di cosa? Stiamo supponendo che l'operaio incazzato ex comunista ora lepenista non possa passare dal riconoscimento, nella Carta, di ciò che gli serve, dai diritti sociali al keynesismo all'idea stessa di sovranità e nazione, ma che invece debba solo animarsi e agire perché una qualche "cultura", un apparato più o meno carnevalesco di simboli, una memoria (quale, se ora è lepenista?) e una appartenenza lo accendano? E che un uomo di destra non possa fare altrettanto?
      Sostenendo ciò, si abbatte l'idea stessa di ogni costituzione possibile, che dovrebbe disegnare il perimetro, non solo ideale ma concretissimo, e i termini della convivenza. Insomma, è davvero un problema se masse e voti non si muovono che con gli intestini, o al seguito di arruffapopoli o esaltate da risentimento o affezioni parareligiose per un "noi" simbolico... M'incarto: scusa, scrivo col cellulare, non sai il disagio... È un problema se il Politico e la razionalità appartengano a sfere totalmente separate! È un problema enorme che la dialettica politica e il dibattito si svolgano nelle forme che vediamo, ma non lo credo ineluttabile - altrimenti è meglio che tutti rinunciamo alla discussione pubblica. Non so, vedo la democrazia come il superamento delle guerre di religione (che sono tuttora flame on, lo so bene) e quello che dici tu della sinistra sarà pure il tentativo di dissolvere l'ultima delle chiese politiche! O non ho capito niente? E dall'altra parte si stuferanno pure di adorare il ritratto del Duce appeso sopra il letto nuziale al posto della Madonna! Quantomeno, vedranno pure qualcosa di più attuale e urgente... Ma lo so, lo so il mio limite: non riesco a digerire Schmitt...

      Dunque nessuna mistica della Costituzione, e nessun dossettismo, almeno da parte mia (ma non era dossettiano anche Prodi? Vedi quanto poco pesino le matrici... Oppure dobbiamo vedere Prodi come un reprobo, o un imbecille? Io ci sto pure, ma...).

      Sul fascismo, preciso: causa/effetto o rapporto strumentale non significano filiazione ideologica, che è proprio ciò che non mi interessa, infatti. Ma dal punto di vista delle strutture di dominio, del controllo sociale, dell'interesse di classe, non posso non vedere in Mussolini, utile truce gonfio di parole d'ordine "nuove", i fantasmi di Crispi Pelloux Salandra e altro liberalume. E la continuità legale e ordinamentale tra quelle due Italia è dato acquisito dalla storiografia (e dalla scienza giuridica) - ciò che non si può dire degli Assiri, per rimanere in battuta.

      Dopodiché, già convenivo sull'uso imprudente del termine, che designa i suoi referenti per via connotativa, cioè pericolosamente equivoca.
      Se posso esprimermi da ex sinistrorso, è difficile rinunciarvi, perché manca una... parolaccia sostitutiva. Questo, almeno, finché il termine ordoliberismo non evochi immediatamente tutto il male di cui gronda (cosa impossibile, trattandosi di un concetto teorico piuttosto astruso: e così alla fine mi tocca darti ragione!).

      P.s. Non sottovaluterei le parole di von Mises sul fascismo (a proposito di valori non negoziabili e di ideologie inconciliabili).

      P.p.s. Il liberalismo dell'individualismo metodologico, dell'individuo razionale assoluto per me È male (toglierei "assoluto", persino parlando di nazismo: sono fenomeni storici).

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    5. Anonimo19:04

      Ognuno nel fascismo può vederci ciò che vuole.
      Il dato di fatto è che quell'"utile tronfio" ed il suo partito hanno partorito cose come l'Iri, la previdenza sociale, la riforma scolastica di Gentile, le città di fondazione, la legge bancaria del '36...se mi sai per cortesia spiegare quale sarebbe la ratio liberale dietro queste ed altre cose te ne sarei veramente grato.
      PS: incredibile, una vita da fascista e non ho mai avuto un busto del Duce. E mio padre, comunista, non ha mai detto "addatornà baffone". E mia madre cattolica non si è mai fatta il segno della croce quando vedeva una minigonna.
      Che dire, magari ragionare in modo un pochino meno macchiettistico potrebbe essere una buona base di partenza?


      Matteo

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    6. @ Luca Pasello

      Grazie della replica. Mi scrivi moltissime cose, temo che non riuscirò a replicare a tutto. Provo a essere sintetico e chiaro.

      Le scelte politiche sono INSIEME perfettamente razionali e perfettamente emotive. E' un paradosso, ma è così. Perfettamente razionali, perchè il responsabile politico deve individuare l'interesse della sua parte politica, o dello Stato che dirige, e in ordine a quello conformare la sua azione. Esempio: il card. Richelieu, fine teologo cattolico e principe della Chiesa, che nel corso della guerra di religione tra protestanti e cattolici si allea con le potenze protestanti per difendere la Francia dalla Casa d'Asburgo. Richelieu però doveva convincere una persona sola, della sua linea politica eterodossa: Luigi XIII. Qui di persone bisogna convincerne tante, e come vedi anche dal presente dialogo, è meno facile. Queste molte persone vanno persuase con argomenti razionali, certo, ma anche con argomenti che parlino all'emotività. I simboli fanno esattamente questo. Per tornare all'esempio di Richelieu: per decidere da che parte schierare lo Stato francese, gli bastava convincere, con argomenti politici puramente razionali, il re. Ma per convincere i soldati francesi ad andare al fuoco, ci voleva qualcos'altro, oltre alla pura disciplina militare: ci voleva il re, il re come simbolo della patria, il re per il quale sei disposto a combattere anche se non capisci la sua politica o non la condividi, per esempio se sei cattolico e ti trovi a combattere fianco a fianco con i protestanti.
      Nell'Italia di oggi NON ci sono simboli che accomunino e unifichino gli italiani "dedestra" e gli italiani "desinistra". E' un gravissimo impedimento, vorrei che non fosse così, ma è così.
      Morale: per battersi contro le istanze mondialiste, bisogna purtroppo che gli italiani desinistra si trovino un simbolo che gli fa battere il cuore, che non sarà lo stesso simbolo che fa battere il cuore agli italiani dedestra. E' la Costituzione, questo simbolo? E allora, per voi va bene la Costituzione. Gli italiani dedestra ne avranno altri: a qualcuno batte ancora il cuore vedendo la bandiera, ad altri pensando alla casa natale, etc.
      Ci toccherà "marciare divisi, colpire uniti", come diceva il Grande Timoniere. Non è un gran che, ma è sempre meglio stare uniti e poi riempirsi di beccate tra di noi come i capponi di Renzo Tramaglino.

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    7. No no, i capponi no!!!
      D'accordo, ora è più chiaro, anche se non mi piace. I soldati di Luigi XIII oggi potrebbero valorosamente combattere per sé, anziché per il re. Cosa manca? Una coscienza, che io intendo in modo un po' diverso dal tuo (forse) e che si forma nello spazio della democrazia, per come lo intendo io (utopicamente?). Io che non dormo la notte al pensiero che si possa non vedere nella Costituzione il proprio interesse solo perché se ne fa un simbolo del nemico di 70 anni fa, o perché quel nemico ne ha fatto un simbolo. Ma vabbè, non mi piace ma capisco.

      D'accordo, sul serio, anche con Matteo, che qui mi piace molto più che nel commento tranchant su B. Caracciolo.

      Ci sono due decenni di fascismo e io mi riferivo al primo. Anni 20 interlocutori, tattici? Boh, non mi interessa molto. Non sto a ridire la prospettiva da cui leggo la storia, che già spiegavo a Roberto. Ma gli anni 30 tendo a leggerli come un capolavoro di politica economica. Eccetera (non ho più tempo, scusa, spero si capisca cosa intendo dire: c'è una frattura, netta, e il primo fascismo è al servizio di qualcuno - che lo volesse o no per me non rileva).

      Quanto al macchiettistico, ostrega, uno sforzo potresti farlo per concedermi che la macchietta mi servisse a velocizzare l'espressione del concetto, riassumibile nella parola "affezione" o "appartenenza" o, se vuoi, cultura e identità.
      No, non vi rinuncio, né per le grandi figure né per i loro seguaci. Tantomeno per le ideologie, se per ideologia s'intende la parte irrazionale e simbolica di un credo politico ("credo" è improprio) E ne ho per tutti, ma proprio tutti! Vuoi che ti dica come raffiguro il me stesso orfano scettico disorientato di oggi? Ti basta l'espressione impotentia coeundi usata metaforicamente? Oppure pippaiolo? Non togliermi il diritto di svaccare formalmente, che sono alla disperazione civile!

      Però ci capiamo ora, spero (e questo è un'implicita risposta a Roberto: bisognerebbe, basterebbe forse, parlarsi di più, tutti. Chissà, in quel caso...).

      Ah, mio nonno fascista non aveva il ritratto del Duce ma il suo camerata amico compaesano sì, e pure i suoi figli. Forse il mio problema è aver affisso in camera il poster di quello stronzo di Platini negli anni 80 - e da allora di nessun altro.

      Grazie a entrambi.

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    8. Anonimo20:27

      Io da ragazzino appendevo soprattutto poster di gruppi metal.
      Una volta la mia morosa (avrò avuto 17 o 18 anni) mi ha effettivamente regalato un disegno del Duce (aveva una discreta mano), ma non l'ho mai appeso. Lo custodisco ancora sotto teca come una sorta di reliquia, dato che è l'unico ricordo che ho di una persona che per me era importante e che ora non c'è più.

      Sono perfettamente d'accordo sul fatto che esista una cesura NETTA nella politica economica del ventennio, a cui do varie spiegazioni che ora come ora sarebbe troppo lungo fare riferimento. Quello che però è insostenibile è il discorso di LBC, la cravatta dal nodo più grosso d'Italia e colonie, e di Bagnai, il marchese del grillo senza paramenti ne autoironia.

      Sul fatto di sentirsi orfani e spaesati, che ti devo dire, lo capisco dato che dalla "mia" parte l'europeismo è stato un dogma assoluto (seppur declinato in modo un po' diverso) fino a non moltissimi anni fa.
      Mi sono sempre sentito solo persino con i miei camerati, non mi spaventa particolarmente la cosa.
      Forse ora come ora le cose stanno cambiando, anche se avrei preferito che succedesse prima.


      Matteo

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    9. @ Luca Pasello e Matteo

      Scrive Pasello: "Però ci capiamo ora, spero (e questo è un'implicita risposta a Roberto: bisognerebbe, basterebbe forse, parlarsi di più, tutti. Chissà, in quel caso...)."

      Esattamente così. Ci vuole una gran pazienza, e ci vuole anche molta sincerità, ma la strada è solo questa. Bisogna ricominciare a parlarsi tra italiani di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, e riconquistare non l'unanimità, che non è possibile e neanche desiderabile, ma il rispetto reciproco, che è essenziale. Neanche nei dieci comandamenti è prescritto di "amare" o di "andare d'accordo" con il padre e la madre. E' prescritto di "onorarli". Basta e avanza.

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    10. @Buffagni
      In primis, grazie della risposta, ovviamente da persone come voi c'e' solo da imparare. Posso solo concordare che gli "occhiali di sinistra" esistono eccome, ci sono nato e cresciuto, uscirne non e' facile (sono qui per questo). La destra italiana - nella mia visione - sconta la triste storia del fascismo. L'unica osservazione che riesco a fare e' il locale contro il globale. L'elettore di destra vota essenzialmente per il proprio padrone, che gli da' lavoro e sicurezza. Cio' funziona probabilmente nella piccola e media impresa, dove un certo ruolo sociale la classe dirigente lo svolgeva, paternalistico sia chiaro. L'elettore di destra difende logicamente il suo piccolo mondo, che e' quello dove viviamo tutti, tranne i pochissimi ottimati. Adesso e' finita, il ruolo sociale di una multinazionale e' ripetuto nelle slide fino alla nauesa, proprio perche' inesistente. Come smantellare l'odierna sinistra - che e' nemica di praticamente tutti - senza buttar via anche il bambino, ovvero le indiscutibili conquiste sociali?

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    11. @Lameduck
      "Sul fatto di dividere. Cosa dovrei dividere e con chi?" Infatti nessuno vuol dividere nulla, ma senza redistribuzione forzata siamo al feudalesimo (e liberta'!). L'ideologia del lavoro non e' la mia, il lavoro non e' lo scopo della mia vita, e' una condanna sociale che si puo' alleviare solo lavorando meno e tutti. Quindi liberta' ai migliori (ed avidi) di lavorare 16 ore al giorno ed arricchirsi, siamo tutti diversi e, ripeto, tali persone migliorano nei fatti il benessere materiale intorno a loro, ergo anche il mio. Cedo con gioia il plusvalore, ma mi bastano e avanzano le 8 ore - che nel mondo tecnologico a cui minimamente ho contribuito anch'io, son pure troppe. Con grande stima per il tuo incessante lavoro, o meglio passione.

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    12. Grazie a te del dialogo sempre interessante e rispettoso.

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  20. Io sono convinto che Salvini, con Borghi e altri, stia volenterosamente tentando di trasformare la Lega, avendo come approdo un qualcosa di simile al Fn francese, con le ovvie differenze che ancora ci sono fra i due partiti.
    Problemi: 1 la resistenza opposta dalla vecchia dirigenza ( Bossi in primis, ma anche Maroni e Calderoli in modo meno esposto), la quale non vuole mettere a rischio le residue poltrone, legate all'abbraccio suicida con quello che rimane di Fi. C'è poi da tenere presente che nella base militante della Lega permane uno zoccolo ( ampiamente minoritario) di secessionisti e ultraliberisti: Matteo Salvini dovrà necessariamente liberarsi di questa zavorra, a costo di perdere qualcosa in alcune aree del Nord "profondo".
    La domanda che mi pongo è semplice: avrà il coraggio e la "cattiveria" per farlo? Conoscendo Matteo da un po' di tempo, la risposta al primo quesito è "sì", quella al secondo "mah".
    2 la questione destra-sinistra. Per come si sono messe le cose in Italia, ma anche in Francia, la strategia migliore è quella intrapresa dal Fn, è in parte anche dalla Lega, specie nell'ultimo periodo, ovvero tentare di far passare il concetto che la contrapposizione non è più dx vs sx, ma mondialisti contro identitari. Che poi sia una battaglia effettivamente di sinistra, anche se combattuta da forze provenienti da destra, è dal mio punto di vista assolutamente evidente.
    3 eventuali alleanze: aperto a tutti, ma solo se viene firmato con il sangue il programma sovranista. Quindi, in realtà, esclusione di quel che resta di Fi e di tutti i "moderati", leggi euristi. Anche qui, torniamo al coraggio e alla "cattiveria". Vedremo...
    La lega deve andare a Congresso: se, come ritengo probabile, il nuovo segretario e il nuovo Statuto saranno votati, come l'ultima volta, da tutti i militanti, allora Salvini ha ottime possibilità di uscirne non vincitore, ma trionfatore. Se invece dovessero votare solo i delegati, la partita si complica, perché in alcune regioni la componente falsamente "indipendentista" , pro Bossi e Berlusconi, ha ancora dei voti.

    Ho due certezze: se Salvini vince il congresso, avremo a breve il Fn in salsa italiana.
    Se Salvini non ce la fa, indipendentemente dalle scelte individuali di ciascuno, siamo fottuti.
    Per il semplice motivo che, oggi, la Lega è l'unico "veicolo" che ci può portare a destinazione con qualche speranza di successo.
    E, purtroppo, di tempo non ce ne rimane abbastanza per cercare altre strade.

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    1. @ Paolo Ceriani

      Nell'insieme concordo, con la precisazione che la salsa italiana non è adatta per fare il FN come la francese, per le ragioni che ho esposto più sopra.

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  21. Anonimo16:50

    L'unico con idee simili al FN e che abbia percentuali serie è il felpato. Ci toccherà votare Salvini, oh se ci toccherà... e ci daranno dei leghisti, fascisti, nazisti.

    Fartzilla

    P.S.: Ma tu pensa che c'è gente che va in giro a dire che Castro affamava il suo popolo

    Fartzilla

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  22. Anonimo17:34

    dibattito interessante ma sostanzialmente irrealistico, perche' non sono le formule politiche a cambiare gli uomini ma l' esatto contrario ,e gli italiani resteranno soggetti passivi di decisioni altrui finche ' la maggioranza degli italiani non ammettera' e correggera' davvero i PROPRI errori morali e politici invece di applicare come al solito "l' equazione di scanavacca" a tutti gli altri.
    Insomma non ne verremo fuori senza una palingenesi e questa, in senso negativo o positivo, verra' presto , perche' ormai come dico spesso "la SStoria sta venendo a farci una visitina per vedere di che pasta siamo fatti".
    ws

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    1. @ ws

      Questo è SEMPRE vero. Gli uomini sono più importanti delle idee. In ordine d'importanza, in uno scontro contano: "Uomini, idee, mezzi" (John Boyd).

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    2. alessandra21:28

      Rispondo qui a Roberto (ed a ws) sul commento sopra perche' mi sembrano ci siano due puntini da unire. Intanto grazie a Roberto. Io penso che questo tema (l'annessione del Sud) e' purtroppo trascurato nel dibattito sull'euro/EU mentre sarebbe invece molto utile, non foss'altro per una strategia meramente 'elettorale', cioe' creare consenso intorno al progetto di uscita dall'euro. Perche' trovo assurdo (e sconcertante) che proprio al Sud ci sia questo supporto incondizionato all'Europa, proprio perche' siccome lo stato italiano ci ha abbandonati (o meglio usati come serbatoio di voti in cambio di assistenzialismo), l'Europa farebbe meglio. In piu' questo spiega due cose: l'appoggio ai 5S, che, concordo con Barbara, sono solo dei gatekeepers; l'atteggiamento fatalista per cui non si va a votare. Ora, questo fatalismo a sua volta nasce da una sorta di vittimismo e senso di impotenza indotto, che in termini piu' propri io tradurrei in learned helplessness - e' un concetto sviluppato da Martin Seligman (se vi interessa, qui: http://www.aipc.net.au/articles/optimism-skills-and-resilience/), il quale, guarda caso, e' uno degli psicologi implicati nelle torture di Guantanamo. In parole povere: come annichilire il senso di poter far qualcosa per cambiare la propria situazione.

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    3. @ Alessandra

      Concordo. Ci sono due problemi, uno del Nord e uno del Sud. Il problema del Nord è che la principale forza nazionalista italiana è attualmente un partito che nasce con una strategia antinazionale, addirittura secessionista. E' un paradosso, ma non è un paradosso più grande della riconversione strategica di 180° del FN da forza antigaullista a forza gaulliana. Nel caso della Lega, la forza e la debolezza principali del partito sono la stessa cosa: l'identitarismo e il legame indissolubile di questa forza politica con l'interesse della comunità di appartenenza, inteso nel suo senso più bruto e immediato. Quando la Lega si è accorta, dopo la sconfitta e il semicolpo di Stato patiti nel 2011, che l'interesse bruto e immediato della comunità che esprime politicamente NON stava più nella UE ma nella difesa dell'interesse nazionale, ha iniziato una riconversione a 180°. Ha potuto farlo più rapidamente del FN, perchè è meno ideologizzata. Restano gli enormi problemi di a) formulare una ideologia e un programma nazionalisti in un paese dove il nazionalismo è naufragato insieme al fascismo, e a partire da una ideologia e un programma che al nazionalismo sono antitetici b) persuadere la base storica della Lega che questa è l'unica strada percorribile c) conquistare la fiducia delle popolazioni del Sud, che per solide ragioni non si fidano più di nessuno che non arrivi con un assegno circolare in tasca.
      [segue]

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    4. [segue dal post precedente]

      Il problema del Sud è che il Sud non si fida più di nessuno, se stesso compreso. Non fidarsi degli altri va bene, almeno fino a un certo punto; non fidarsi di se stessi non va bene mai. La combinazione di risentimento, passività e identificazione con l'aggressore è a dir poco devastante; è anche il panorama psicologico tipico delle popolazioni colonizzate.
      Gli uomini più coraggiosi del Sud prendono due strade: 1) nelle FFAA professionali (dove sono meridionali una miriade di veterani, spesso sottufficiali, che hanno qualità ed esperienza militari e umane eccezionali, testimoniate sui fronti delle guerre che le FFAA italiane hanno combattuto, per conto terzi, negli ultimi decenni) 2) nella criminalità organizzata.
      1 va bene, 2 NON va bene. La criminalità organizzata va battuta, e siccome riscuote un largo consenso attivo o passivo nelle popolazioni meridionali, va sradicata politicamente. Per farlo ci vogliono tre cose: uno Stato forte, in grado di dichiarare lo stato d'emergenza e di applicare leggi speciali molto severe in materia di criminalità organizzata, con sospensione delle garanzie giuridiche della persona e intervento, anche molto duro, dei servizi di intelligence; controllo del territorio, da attuarsi con un esercito territoriale (reintroduzione della leva obbligatoria, richiami periodici fino alla quarantina sul modello svizzero); dare lavoro al Sud.
      Queste cose, a mio avviso, dovrebbe essere anzitutto il Sud a chiederle, anzi a a imporle alle forze politiche che vogliono rappresentarlo. Fino a tutta la Prima Repubblica, il nazionalismo italiano è stato soprattutto meridionale. Le ragioni storiche sono molte, ma a mio parere convergono in un giudizio che molti meridionali diedero, in quegli anni, sulla situazione del loro Sud: che per migliorarne le condizioni e garantirne la dignità, il Meridione d'Italia ha bisogno di un forte Stato nazionale. La pensava così, per fare un nobile esempio, Paolo Borsellino. Gente così non è sparita. Le forze politiche nazionaliste devono cercarla, e loro devono farsi trovare. Poi qualcosa si combina.

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    5. alessandra16:39

      Infatti, Roberto, era proprio alla Lega che pensavo, la quale dovrebbe adottare il dibattito Nord/Sud come strategia per diventare un partito nazionale. Perche', secondo il mio modestissimo parere, c'e' poco da fare: la Lega al momento e' l'unico partito che possa dirsi tale che ha messo inequivocabimente l'uscita dall'UE nel programma, grazie a Borghi (c'e anche la Meloni, ma e' solo il 5 contro il 15%). Ora, la Lega e' davvero quanto piu' lontano possa esserci dalla mia concezione del mondo (e Salvini lo trovo poco articolato - basta ascoltare la sua intervista a Evans-Pritchard ad uno dei convegni di Bagnai per capire che voglio dire!), perche' io invece sarei per uno stato che fa impresa e distribuisce profitti (non parlo di sussidi di disoccupazione ma di Universal Basic Income, che e' cosa ben diversa) anche per sopperire alla digitalizzazione che rendera' superfluo il lavoro umano - persino nel mio campo, che e' considerato 'umano' per eccellenza: insegno in un settore specialistico dell'educazione terziaria. Pero', siccome sono una persona molto pragmatica, dico: facciamo fronte comune contro il nemico, e poi ci scanniammo tra di noi, se e' il caso :-). Per costruire questo fronte comune e' assolutamente necessario (e giusto) superare il divario Nord/Sud che con la crisi si e' fatto ancora piu' acuto: ci sono due Italie, e una e' Terzo Mondo (letteralmente: io ci sono stata nel terzo mondo). Non e' un caso poi che al Sud erano tutti fascisti: Mussolini costrui' scuole, stazioni ferroviarie e bonifico' paludi - di partigiani nemmeno l'ombra, salvo poche eccezioni.
      In Calabria nel giro di pochi anni si e' passati da 3 a meno di 1 milione di residenti effettivi ed e' in corso un vero e proprio progetto di ingegneria sociale. Il problema con la criminalita' e' che la mafia e' l'unica impresa che investe al sud: io so di persone normali che portano a casa uno stipendio facendo un viaggio al mese a Gioia Tauro a prendere un pacchetto e rischiando la galera, senza contare queste cattedrali nel deserto che sono i centri commerciali, ovvie operazioni di money laundering. Io purtroppo ci ho avuto a che fare con la criminalita', mi hanno sfasciato una macchina per aver denunciato un fatto relativo al mio lavoro (lavoravo in una comunita' di recupero per tossico-dipendenti). Non e' facile, ci vorrebbe un lavoro capillare di pedagogia (e terapia :-)) sociale e non vedo chi possa farlo perche' i giovani se ne vanno. C'e' la chiesa, che al sud e' ancora forte, e qualche vescovo ci aveva anche provato (non a caso, un trentino, mi sembra di ricordare) ma non credo che abbia gli strumenti culturali e percio' rischia di far danni. D'altra parte, per me che non sono cattolica, sarebbe un ruolo che non le spetta.

      Non sono molto ottimista nel breve periodo, anche se penso che tutto cio' e' una sorta di catarsi collettiva (io ci credo al karma, che pero' e' un concetto un po' piu' sottile di quello che comunemente si pensa) percio' positivo a lungo termine. Ma l'esito non e' affatto, bisognera' faticarci.

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    6. Alessandra17:04

      Ho saltato una parola. Volevo dire: l'esito non e' affatto scontato...

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    7. Grazie della replica, Alessandra. non ti rispondo sulle cose economiche, perchè capisco l'economia solo come funzione della potenza, mentre confesso che l'aspetto tecnico-operativo dell'economia mi fa venire il colpo di sonno istantaneo, non me ne importa e non ci capisco niente. Quindi sul basic income eccetera meglio che stia zitto per non dire sciocchezze.
      Sulla questione Lega mi pare che ci intendiamo. Nel Terzo Mondo ci sono stato anche io, e capisco benissimo quel che intendi. Sono d'accordo. Io vedo in primo piano il problema della criminalità organizzata perchè si tratta di un problema che ha superato da un bel pezzo il piano dell'ordine pubblico, ha raggiunto il livello politico, e richiede una soluzione politico-militare, sul tipo di quella applicata nell'Irlanda del Nord dai britannici. Per farla corta: ci sono intere zone del teritorio italiano che non sono "zone di non diritto" come si dice in TV, sono zone dove il diritto lo fanno agenti non statali che però stabiliscono i confini, prelevano le tasse, arruolano truppe, hanno una politica economica, etc. Trovo questa cosa totalmente inaccettabile, e stesse in me, domani comincerei una nuova guerra al brigantaggio: però stavolta contro i briganti veri. Sarebbe anche un modo per riequilibrare il karma dello Stato italiano, no? Un cordiale saluto.

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    8. Alessandra19:39

      Grazie a te, Roberto, per questo scambio davvero interessante - sono lusingata dall'attenzione di una persona del tuo livello culturale :-)

      Io neanche so molto di economia, pero' mi interessa perche' mi piacciono i numeri. Il basic income e' sicuramente un'utopia nel breve termine ma lo so (lo vedo) che ci arriveremo, foss'anche tra cent'anni, anche perche' il lavoro com'e' inteso nella societa' attuale somiglia piu' alla schiavitu'. Io lo vedo come servizio alla collettivita'.

      Purtroppo i problemi sono talmente complessi che non ci sono soluzioni facili (per esempio, io legalizzerei la droga, anche per toglierla alla criminalita'), e alcuni (per esempio le migrazioni) richiedono persino sforzi coordinati tra varie nazioni e organismi internazionali.

      Sono d'accordo sullo stato forte, sebbene non sempre sia piacevole (mi e' capitato di essere stata fermata dalla polizia tre volte su 20 km in macchina): per questo e' importante che si faccia allo stesso tempo un lavoro pedagogico. La strada e' molto lunga.

      Ricambio i saluti.

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    9. Guarda che sei tu,Alessandra, che mi lusinghi, e così mi confermi che sei proprio una donna, è bello che certe cose non cambino mai (non so come si mettono le faccine).
      Riprenderemo la conversazione quando vorrai. Ciao.

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    10. Alessandra17:41

      Questa mi ha fatto sorridere. Because I love gentlemen :-)

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    11. Mi fa piacere. But I'm an elderly gentleman (faccina).

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  23. Il partito sovranista italiano esiste già e si chiama:

    Alternativa per l'Italia !!

    Su Twitter:

    https://twitter.com/a_p_italia

    Su Facebook:

    https://it-it.facebook.com/alternativaXlitalia/

    Il sito web:

    https://alternativaitalia.it/2016/10/24/ci-vogliono-schiavi-ed-oppressi-convegno-alternativa-litalia-treviso-22-10/

    Il Presidente di Alternativa per l'Italia è l'economista Nino Galloni, ecco un suo significativo articolo.

    http://www.libreidee.org/2013/05/italia-potenza-scomoda-dovevamo-morire-ecco-come/

    Buon proseguimento e buon lavoro!!

    Fabrice

    PS avevo promesso di non scrivere mai più un post su questo blog, ma non potevo non segnalare un nuovo movimento politico del genere che è fondamentalmente sovranista al 100%, che vale davvero la pena seguire e quindi quando sarà possibile anche votarlo!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anonimo21:51

      Giusto per capire che pezzente sia Galloni:

      http://www.monetazione.it/showimage.php?image=/forum/immagini/R_123617807_1.gif

      Matteo

      Elimina
    2. @Matteo
      mi sembra un po' decontestualizzato come estratto. Posta l'articolo per intero.

      Elimina
    3. @Matteo

      1PUNTO.

      ALTERNATIVA PER L’ITALIA , LINEE DI PROGRAMMA E COME ISCRIVERSI

      16) Ripristino legalità in tema di immigrazione clandestina e programmazione dei flussi migratori.

      Fonte:

      http://scenarieconomici.it/alternativa-per-litalia-ecco-le-prime-linee-guida/

      http://scenarieconomici.it/alternativa-per-litalia-il-manifesto-politico-aggiornato/

      2 PUNTO.

      A)Su 160’000 migranti arrivati in Grecia ed Italia l’EU ne ha riallocati solo 5’821. Vogliamo morire di austerità e migranti o usciamo dall’euro?

      http://scenarieconomici.it/160000-migranti/

      B)Nino Galloni:


      Da Mussadec a Lumumba, da Allende a Moro, le classi dirigenti nazionali, degne di questo nome, sono state decapitate con conseguenze irreparabili; è seguita una lunga stagione di destabilizzazioni regionali che hanno prodotto ingovernabilità dalla ex Jugoslavia all’Afganistan, dall’Iraq alla Libia (e l’elenco sarebbe ben lungo), solo per assicurare affari per pochi, disastri per molti (l’immigrazione è uno di questi casi), senza un ordine, un senso, un modello da difendere.....

      http://scenarieconomici.it/il-nuovo-ordine-mondiale-di-nino-galloni/

      Ergo, in conclusione, quell'articolo di cui hai riportato solo una parte ( l'articolo nella sua interezza è su Scenarieconomici.it ) è una provocazione intellettuale di Galloni alla luce del punto programmatico n. 16 sopramenzionato e soprattutto alla luce delle significative riflessioni di Galloni su NWO e Henry Kissinger ( ultimo link segnalato ) , per non parlare poi del punto A) del 2 PUNTO pubblicato su Scenarieconomici.it ( e non sul sito vatteloapesca!! ) che è moooolto in sintonia con Alternativa per l'Italia!!

      Piuttosto invece ci sarebbe da dire che nonostante il fatto che abbiano contenuti politici davvero validi in un'ottica sovranista non hanno invece un leader che sfonda, uno che sa parlare al cuore e alla pancia della gente e questo nella politica attuale dove l'immagine conta è un handicap di partenza non di poco conto!!

      Buon lavoro e buon proseguimento a tutti!

      Fabrice

      PS
      @Barbara Tampieri

      avevo promesso di non scrivere mai più un post su questo suo blog, ma ho fatto un'eccezione ieri e ne ho spiegato i motivi, ma oggi non potevo non rispondere a persone che in base a un solo articolo ( riportato anche male ) definiscono pezzente gente come Galloni!!

      Non si preoccupi, non interverrò mai più, manterrò per sempre la parola data!!

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    4. Anonimo18:00

      Non ho la necessità di contestualizzare alcunchè, altrimenti sarei costretto a "contestualizzare" Auriti, o Mazzucco, o Nitoglia.
      Tanto per fare un altro esempio (dato che secondo Fab Farm in realtà ho travisati) sulla inutilità di un personaggio del genere: caro Fab Farm, è vero o non è vero che secondo Galloni una banca che presta 100 euro fattura sui medesimi 100 + interessi?
      Se non è vero, ed allora ho capito male io, mi tessero al vostro partitello.


      Matteo

      Elimina
    5. @Matteo

      ad onor del vero il Prof. Nino Galloni va ben oltre:

      Claudio Messora: Tu sostieni che la contabilità bancaria sia sfalsata e vada modificata per ottenere l’obiettivo della piena occupazione, dell’abbassamento delle tasse, del rilancio dello stato sociale eccetera. Ma dire che la contabilità bancaria è falsata, significa dire che le banche sono soggette ad arricchimento indebito.

      Nino Galloni: Assolutamente sì!

      Claudio Messora: E quindi… hanno ragione i “signoraggisti“?

      Nino Galloni: In un certo senso sì. Loro chiamano signoraggio bancario la differenza che c’è tra il valore della moneta bancaria così emessa e il costo di funzionamento della banca.

      Claudio Messora: Hai già presentato la tua proposta?

      Nino Galloni: Ne sto parlando. Ne ho parlato nel libro. Ho fatto diversi convegni col Movimento 5 Stelle dove mi stanno a sentire. Però ovviamente ci sono varie teorie, come quella della riserva al 100%, come quella che debba essere lo Stato a emettere tutta la moneta, eccetera. La mia è un’altra teoria. Cioè io dico invece che, premesso che lo Stato debba recuperare la sua sovranità, però il grosso del finanziamento alle nuove iniziative ed al funzionamento di quelle esistenti deve venire dai mezzi propri e dal sistema bancario......

      http://www.byoblu.com/post/2016/05/11/la-verita-sulle-banche-chi-crea-i-soldi-come-tassarle-nino-galloni.aspx

      Goodbye For Ever!!

      Fabrice

      PS non sono iscritto ad Alternativa per l'Italia, li seguo, cosa ben diversa!! E se si presenteranno a livello nazionale e se continueranno ad insistere nelle linee programmatiche che hanno già esposto li voterò perchè quelli di Alternativa per l'Italia rispetto alla Lega Nord di Salvini e a Fratelli d'Italia ( loro concorrenti ) mi sembrano molto più preparati, poi ovviamente de gustibus...!!

      Elimina
    6. Anonimo20:51

      Allora ho capito bene.
      Un poveraccio che non ha nemmeno capito la materia di cui si vanta di essere un esperto.
      Restat in Pace.


      Matteo

      Elimina
    7. @Matteo

      al solito hai capito fischi per fiaschi!!

      La teoria della Moneta Positiva è stata elaborata originariamente in Gran Bretagna e Nino Galloni e Fabio Conditi ( soprattutto ) sono solo due italiani che ne promuovono i principi in Italia!!

      http://www.affaritaliani.it/economia/banche-convegno-448662.html

      http://monetapositiva.blogspot.it/p/banche-e-creazione-di-moneta.html

      In inglese:

      http://www.finance-watch.org/hot-topics/blog/969

      http://www.finance-watch.org/hot-topics/blog/953-blog-money-reform-1

      http://positivemoney.org/how-money-works/how-much-money-have-banks-created/

      Goodbye For Ever, Once For Ever!!

      Fabrice


      PS "The search for truth is more precious than its possession"

      by Albert Einstein.


      Elimina
    8. Anonimo16:52

      A parte che Positive Money dice una cosa leggermente diversa, non cambia la sostanza: una banca su 100 euro di credito non fattura 100 + interessi.
      Punto.


      Matteo

      Elimina
    9. @Matteo

      visto che ti definisci un keynesiano, dovresti sapere:

      "E' ciò che le banche fanno (nel bene e nel male) che guida l’economia"
      by Augusto Graziani, economista (Napoli, 1933-2014)

      Fonte: https://keynesblog.com/2015/09/24/augusto-graziani-luomo-che-ha-davvero-capito-la-moneta/

      E siccome è stranoto che il business model "Banca Universale" ( quello attuale!! ) ha favorito di gran lunga il settore finanziario rispetto all'economia reale e allora è ovvio che per conseguire un risultato del genere si sono serviti anche di principi contabili internazionali che sono andati in questa direzione!!

      E guarda caso, che strana coincidenza, le multinazionali per nascondere i loro tesori nei paradisi fiscali si sono serviti anche loro di principi contabili internazionali che gli hanno permesso di conseguire uno scopo del genere,il tutto sempre ovviamente a favore del settore finanziario e a scapito dell'economia reale!!

      Per saperne di più:

      "Le isole del tesoro. Viaggio nei paradisi fiscali dove è nascosto il tesoro della globalizzazione", Nicholas Shaxon, Feltrinelli.

      In inglese:

      http://treasureislands.org/the-book/

      Ergo, i principi contabili internazionali di una determinata attività sono congegnati in base allo scopo che si vuole conseguire, non sono dei postulati di fede assoluta scesi dal cielo e quindi le considerazioni di Nino Galloni sulla contabilità bancaria risultano a primo acchito inconsuete perchè ovviamente il suo scopo non è quello di favorire ulteriormente il settore finanziario a scapito dell'economia reale ma tutto il contrario e comunque sono da inquadrare su presupposti completamente diversi rispetto al sistema attuale, due su tutti:
      a)Ripristino della netta separazione tra credito e finanza che aveva funzionato bene per quasi sessant’anni.
      b)Uscita dall'euro ed eventuale ( eventuale perchè non di facile attuazione ) abolizione della legge che aveva stabilito il divorzio fra Tesoro e Bankitalia.

      ( https://keynesblog.com/2012/08/31/le-vere-cause-del-debito-pubblico-italiano/ )

      Invece il vero punto su Galloni è un altro semmai, è che a quanto pare Galloni è troppo keynesiano, nel senso che si è spinto a dire che il Ponte sullo Stretto di Messina può essere una buona occasione di sviluppo per il Meridione d'Italia, eccolo:

      http://scenarieconomici.it/ponti-scenari-geopolitici-e-analisi-dei-costi-di-nino-galloni/

      Ed è una boiata pazzesca perchè se il Tunnel della Manica è stato un flop clamoroso da ogni punto di vista, non si capisce perchè non debba esserlo anche il Ponte sullo Stretto che unisci due lembi di terra appartenenti a due regioni le cui economie ( quelle legali!!) sono sempre state molto meno floride delle due regioni che il Tunnel della Manica ha unito!!

      Insomma, la vecchia politica di far eseguire opere inutili con denaro pubblico pur di far lavorare la gente non ha funzionato e non funzionerà mai, può funzionare nel breve termine ma poi se si insiste, nel medio e lungo termine i nodi sono venuti sempre al pettine e pure pesantemente!!

      In bocca al lupo per tutto a te e a tutti, buon proseguimento e buon lavoro!!

      Fabrice

      Elimina
    10. Anonimo18:50

      Continui a confondere le questioni per glissare sul punto: Galloni dice che se una banca presta 100, fattura 100 + interessi.
      Non c'entra nulla con la critica alle attività speculative delle banche (io le nazionalizzerei in blocco, fai te), si tratta solo di stupidità oppure di ignoranza.


      Matteo

      Elimina
    11. @Matteo

      per quanto riguarda:

      "Non c'entra nulla con la critica alle attività speculative delle banche (io le nazionalizzerei in blocco, fai te), si tratta solo di stupidità oppure di ignoranza."

      Nino Galloni non è nè stupido e nè ignorante ( e ovviamente nemmeno io lo sono se per caso era riferito a me!! ) perchè a capire come funziona la classica contabilità bancaria non ci vuole un granchè di intelligenza finanziaria, tutt'altro, basta solo avere delle discrete basi di contabilità generale, prendersi un testo base di contabilità bancaria e leggerlo!!

      E se tu pensi che un Nino Galloni ( e il sottoscritto! ) non abbia capacità intellettuali di base del genere ti sbagli di grosso perchè non hai capito ( o forse mi sono spiegato male io nell'ultimo post ) il punto essenziale di tutta la questione che è questo:

      un economista X può fare ad esempio ( si sta solo facendo un'ipotesi ) tutte le più buone proposte del mondo di riforma del sistema bancario e finanziario seguendo le classiche regole ( e principi ) di contabilità bancaria ma se poi le risorse aggiuntive che ne scaturiscono da destinare all'economia reale vengono impiegate ad cazzum ( opere pubbliche inutili, creazione di posti di lavoro pubblici inutili, spese in armamenti militari inutili, ecc.. ) e allora avrà concluso ben poco!!

      Mentre ad esempio ( si sta facendo solo un'ipotesi ) un Nino Galloni o un qualsiasi altro economista Y può fare tutte le buone proposte del mondo di riforma del sistema bancario e finanziario non seguendo le classiche regole ( e principi ) di contabilità bancaria ma seguendone altre non ortodosse e potrà avere successo se poi le risorse aggiuntive che ne scaturiscono da destinare all'economia reale vengono impiegate in modo logico e razionale secondo determinate priorità indipendentemente dal fatto che siano state adottate regole di contabilità bancaria per niente ortodosse!!

      In pratica, il fine giustifica i mezzi e se per un fine nobile si utlizzano mezzi non ortodossi ( senza alcun spargimento di sangue ) e si centra il fine ossia si porta a casa il risultato che ci si era prefissati, e allora poi gridare allo scandalo perchè non si sono utilizzati mezzi ortodossi è da bigotti!!

      In bocca al lupo per tutto a te e a tutti, buon proseguimento e buon lavoro!!

      Fabrice







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  24. Er partito tanto contestato da Bagnai( forse a ragione) non si può fare perchè la borghesia italiana vive ancora bene, mentre la classse operaia tradizionale non ha più la forza nè sindacale nè contrattuale per contare e vive con la paura della disoccupazione; intanto i giovani navigano a vista tra un contratto precario e un voucher ed in questa situazione solo la condizione di Cesaratto -una profonda crisi bancaria sistemica che intacchi il risparmio della borghesia- potrebbe portare ad un Fronte Nazionale italiano; nel frattempo tra un No ed un Si, in attesa di una catastrofe risanatrice (forse, ma tanto forse), moriremo di fame in mezzo ad un moltiplicarsi di blog che ci espongono le ragioni della crisi; la storia naturalmente ha i suoi tempi, ma questa non è una bella prospettiva.

    RispondiElimina
  25. Bell'articolo Lamedcuk. bei commenti! anche troppi, per poterseli godere come meriterebbero! troppa grazia!
    Si sente gran necessità di un movimento/partito/fronte nazionale e sociale. Lo dico da uomo di destra. ma, come hanno già detto molti, non se ne scorgono i possibili capi e animatori.
    Accanto alla lotta politica è, a mio avviso, assolutamente indispensabile una lotta prettamente culturale. Serve un Marinetti che spranghi le accademie, bruci le biblioteche, svuoti i musei, asfalti Venezia ( e coli a picco il Mose, dato che c'è...)e ci liberi da quella che Huges ha definito a ragione "la cultura del piangisteo" con tutti i suoi risvolti.
    Tanto più che siamo ancora qui ad accapigliarci se i fascisti fossero più ordoliberisti o corporativisti o altro. Quasi fossero marziani giunti da chissà dove in un Italia di animette intonse. E invece erano i nostri nonni e bisnonni. Se erano il male loro beh, anche i prodotti dei loro lombi non possono avere patenti di santità, credo.
    Il meridione. Mio Dio sono 160 anni che si è fatta l'unità. Nel mentre i crucchi hanno steso l'ultimo Napoleone, preso due batoste mondiali e si sono rimessi in sella alla grande. Intendiamoci, la storia va conosciuta e studiata in tutta la sua scandalosa verità, ma anche se ci attenessimo al precetto biblico delle 7 generazioni credo sarebbe ormai ora di non chiamare più in causa solo le colpe dei Savoia.
    E infine ci vorrebbe anche un po' di cultura del "pugno in faccia", per rubare un espressione di Buffagni. Da intendersi non come pratica della violenza o della prevaricazione, ma come attitudine, anche virile, all'azione quale rimedio all'ignavia e all'indifferenza che affliggono molti.

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