martedì 29 ottobre 2013

Il nuovo e i vecchini


Faccio alcune considerazioni a margine del convegno di a/simmetrie tenutosi nel fine settimana a Pescara. 
Non mi soffermerò sulle drammatiche testimonianze sulla crisi dai fronti di Spagna e Grecia e sulle analisi degli studiosi intervenuti, i cui contributi video troverete linkati integralmente nel post precedente, e nemmeno sulle ovvie conclusioni che il problema del vincolo monetario è il più grave se non il principale responsabile della crisi continentale.
Dopo aver sottoscritto le osservazioni condivisibili e, per molti versi, definitive che ho letto sui blog di Carmen Gallus e Orizzonte48, vorrei soffermarmi in particolare sui dati emersi dal sondaggio presentato da Scenari Economici (qui il video e qui la pagina con tutti i dati e grafici) sulla percezione dell'euro da parte degli italiani.

Si parte dall'osservazione che negli ultimi tempi la sensazione che l'euro rappresenti un problema rispetto alla nostra salute economica risulta condivisa da un numero maggiore di intervistati (da uno scarso 20% di contrari all'euro - semplificando - rilevato nel 2011, si è passati ad un 40% nel 2012, al 44% dell'aprile scorso, fino al 48% del mese di ottobre 2013.
Il quesito posto al campione di 4000 intervistati nell'ultima rilevazione era per altro più articolato, ad esempio, del "E' favorevole al fatto che l'Italia esca dall'euro?" del 2011. Era cioè:

"Sarebbe favorevole alla reintroduzione di una valuta nazionale al posto dell'euro, affiancando questo processo con il ripristino della Banca d'Italia come prestatore di ultima istanza, al fine di calmierare i tassi di interesse del debito pubblico italiano?"

Osservo che la domanda non è semplice, presume una certa conoscenza di termini e concetti economici e forse ingannevolmente induce l'intervistato a credere che levando l'euro di mezzo si risolverebbe il problema del debito pubblico. Sappiamo che la questione è assai più complessa e che la crisi attuale è più di debito privato che pubblico. Ad ogni modo, il fatto che solo un 8% risponda NON SO, dimostra che in ogni caso l'euro viene visto come un punto fondamentale di conflitto nella crisi in atto e l'intervistato ne percepisce l'importanza nella questione in gioco.

Nella tabella qui sopra ho suddiviso schematicamente per caratteristiche, riassumendo i dati disaggregati, i due opposti schieramenti che risultano dal sondaggio:  a favore del mantenimento dell'euro e favorevoli al ritorno ad una moneta nazionale sovrana (non necessariamente la vecchia lira). Trovo assai interessante il quadro che ne emerge.

Chi percepisce l'euro come un problema ed è disposto a rinunciarvi, con la speranza di  superare le difficoltà attuali è tendenzialmente di centrodestra, simpatizzante del M5S o appartenente all'area del non voto o degli indecisi. Vive nel Nord o nel Centrosud, ha tra 30 e 59 anni, è operaio, è occupato prevalentemente nel privato oppure è lavoratore autonomo, o ancora disoccupato; ha un titolo di studio di licenza media inferiore o un diploma.
I favorevoli all'euro vivono invece nelle aree "rosse" del Centronord, sono dipendenti pubblici e pensionati e si dichiarano di centrosinistra. E' in questo schieramento che si concentra pure la maggioranza dei laureati.
Un altro dato interessante è che questo gruppo, che assomiglia in maniera impressionante alla famosa base elettorale del PD, non modifica nel tempo la sua percezione dell'euro. La sua fedeltà all'euro è monolitica e la si osserva comparando i risultati dei diversi sondaggi. Prodi ce l'ha dato e non lo si mette in discussione, insomma.
Come ha osservato Antonello Angelini nel dibattito di Pescara, questa fedeltà nei secoli si spiega dal fatto che questo schieramento è forse quello che finora ha sentito di meno i morsi della crisi, che si sente ancora tutelato dal partitone e dal sindacato. (Ci sarà da ridere se entrasse in vigore il Fiscal Compact e lo tsunami arrivasse a lambire anche le isolette felici.)

Altro discorso è come questa maggioranza di percezione negativa dell'euro che risulta dal precedente sondaggio si tradurrebbe concretamente nel "che fare", nella formazione di un "Partito Antieuro" da presentare ad elezioni politiche. Anche qui i dati sono sorprendenti per quanto riguarda la percentuale bulgara del 92% di coloro che, nel centrosinistra, non prenderebbe nemmeno in considerazione di votare un partito fortemente antieuro.
C'è ancora da lavorarci, insomma.

fonte
Termino le osservazioni su Pescara notando come, anche sul palco del dibattito che è seguito alla presentazione del sondaggio, vi fossero due schieramenti. Da una parte quelli chiamati ad indossare la maglia dei Proeuro. I ggiovani, ggiornalisti e de sinistra, attentissimi a farla pesare di essere intervenuti e leggerissimamente prevenuti nei confronti del pubblico. Indimenticabile, in questo senso, l'osservazione di Giulia (Beata)Innocenzi sulla platea: "Non siete violenti, al massimo siete dei troll". Concetto ribadito anche da un altro dei partecipanti sulle difensive, mi pare Spetia, se non ricordo male. Il troll dev'essere la versione moderna del nemico del popolo per queste guardie rosse fuori tempo massimo. Perdoniamoli, so' ragazzi.

Dall'altra parte i meno giovani e possibilisti o decisamente Antieuro ma che, nel confronto con i giovani Proeuro, facevano apparire questi ultimi come dei vecchini chiusi in un preoccupante settarismo conservatore, avvolti nella loro rassicurante copertina e con la boule dell'acqua calda sulle ginocchia.
Chi ha detto le cose più interessanti e progressiste, insomma, sono stati gli "anziani" anagrafici.

Se il già citato Angelini ci ha spiegato quali sono le tecniche mediatiche per sminuire e disinnescare chi è portatore di idee che non collimano con il pensiero unico, soprattutto attraverso il dileggio (o la reductio ad trollum), un grande Massimo Rocca ha identificato nella corrente culturale liberista che tutto permea e tutto condiziona fin dal 1980, la ragione dell'impossibilità, da parte dei media, di solo accennare a discutere di abbandonare una cosa assolutamente abbandonabile come una moneta.  E' la fede cieca e settaria nel monetarismo e nel liberismo che non può che sconfinare nella shock economy che totemizza l'euro e lo fa diventare tabu.
E i giovani e la sinistra sono tristemente i custodi dell'ortodossia, i meno propensi ad accettare il fatto che quella ideologia economico-politica, come la Sinistra, del resto, ha fallito e bisogna cambiare pagina. "L'uscita è per ricostruire". (cit. Rocca). Appunto.

sabato 26 ottobre 2013

Pescara 2013 "Euro, mercati, democrazia - Come uscire dall’euro" diretta video

Live streaming video by Ustream


A Pescara oggi e domani convegno internazionale sui problemi dell'eurozona e le strategie di uscita dalla crisi, organizzato dall'associazione a/simmetrie, con il seguente programma:

Prima giornata
Joao Ferreira do Amaral autore di "Perché uscire dall'euro" (video) 
Alberto Montero Soler, Grigoriou Panagiotis, Diego Fusaro (video)

Seconda giornata
Antonio Maria Rinaldi autore di "Europa Kaputt" 
Stefan Kawalec (video)
Alberto Bagnai (video, video)
Gennaro Zezza (video)
Claudio Borghi Aquilini  (video)
Cesare Pozzi (video)

Giampaolo Atzori - Sondaggio sulla percezione dell'euro (video)
Tavola rotonda (video) sul tema “L’impatto della crisi economica sul mondo dell’informazione” (con la partecipazione di Antonello Angelini, Stefano Feltri, Giulia Innocenzi, Vito Lops, Simone Spetia).
Presentazione del libro "Euro e (o?) democrazia costituzionale" di Luciano Barra Caracciolo.

La diretta in streaming dell'evento è a cura di Simone Curini.

Bischerology


La Leopolda. Chiunque abbia qualche goccia di sangue toscano che gli circoli nelle vene non può che aggiungere con cattiveria  "della su' mamma". 
Stamattina si meravigliano che il programma di Matteo Renzi, il vincitore delle prossime primarie (non sono Nostradamus, sta scritto) e futuro leader del Partito unico dell'Euro sia scarno, incompleto, insufficiente. Non dica sostanzialmente nulla e quel nulla lo dica perfino in maniera incompleta.
E che volevano, Churchill? 
O grulli, ma è proprio così deve essere. Renzi è il nulla ripieno di vuoto e in crosta di niente. 
Il nulla con altre nullità come contendenti per un partito del nulla al quale, svaporando non è rimasto neppure il sogghigno dello Stregatto. Un'immensa bolla politica che si gonfia, si gonfia e che esploderà quando cominceranno ad essere toccati gli elettori del PD che ancora non sono stati accarezzati dalla shock economy propugnata proprio dal partito del nulla. 
Nel frattempo godetevi pure il furbo sindachetto descamisado, il Blairino di Lamporecchio. Il figlio dell'amplesso degenere di Berlusconi con un televisore sintonizzato sul telequiz di Mike. Povero Bongiorno, ci ha donato il leader del nuovo millennio e l'hanno pure ricompensato licenziandolo.


P.S. Dopo si parla di cose serie e concrete. Stay tuned.


giovedì 24 ottobre 2013

Cattivissimo me


"L'insopportabile è insopportabilmente supportato. L'intollerabile è intollerabilmente tollerato."

Voi riuscite ad essere buoni, misericordiosi, altruisti, a porgere l'altra guancia, a dividere il pane, a considerare tutti fratelli, a tagliare in due il mantello e spogliarvi delle cose materiali per donarle agli altri, insomma ad essere cristiani, a comando? 
E' da un po' di giorni che ci rifletto su e la risposta, per quanto mi riguarda, è no, io non ci riesco. Anzi, devo confessarlo, quando vogliono farmi diventare buona a tutti i costi, quando vogliono farmi ingollare cucchiaiate di melassa, mi viene il vomito e mi accorgo dopo di essere diventata più cattiva di prima. Peggio ancora, sento muovere in me le truppe dell'autodifesa; roba molto arcaica, eserciti di orchi molto brutti e molto incazzati, pronti a menare fendenti dove capita, digrignando i denti marci.

C'è una cosa ancora più orribile che devo confessare. Di fronte a quei morti di Lampedusa non sono riuscita a provare niente. Empatogramma piatto. Nessun dolore. Nemmeno un sentimento opposto e contrario. Nulla. Ed è spaventoso.
Mentre cercavo di ripetermi che erano più di trecento morti, un numero enorme, e mi immaginavo di sollevarne i corpi uno ad uno, per sentirne almeno il peso e la concretezza fisica, sentivo che la mia empatia, dovendo scegliere, si rivolgeva di più ai lampedusani; a chi, nel mio gusto per i paragoni storici, stava subendo un nuovo sbarco in Sicilia, qualcosa di più violento di quanto si possa credere, e contro la propria volontà. Un atto di guerra esattamente come quello del 1943 ma senza salvatori o presunti tali, questa volta.

Non ero così. Per i parametri dei fondamentali del politically correct, una volta sarei stata considerata una persona molto migliore. Non avrei mai pensato nemmeno di diventare come quegli abitanti di Thalberg nel 1930. 
Sto cambiando, sto preoccupandomi al 99% di me stessa e di coloro che sento più vicini a me e nel farlo comincio a selezionare, a fare la tassonomia degli interessi e delle priorità in gioco. Questo si; quell'altro, che si fotta. Parla la mia lingua? Passi pure. L'altro, no. Brutto, vero?

E' che ho paura. Ho paura di perdere quello che ho, ovvero il mio passato che mi dava l'illusione di un futuro sereno, senza follie e sperperi ma sicuro.  Ho paura di non potermi più curare come adesso, di crepare in un corridoio di ospedale perché loro non hanno le medicine ed io non ho i soldi per scegliere il "privato". Ho paura di non riuscire più a sostenere anche economicamente chi, vicino a me, ha perso il lavoro e chissà se potrà finalmente andare in pensione tra due anni dopo più di 40 anni di lavoro. Per questo, benedico tutti i giorni il dio nel quale non credo di avere almeno io un lavoro e di non avere avuto figli. Almeno la carne della mia carne non l'avranno.
Ho paura che mi portino via i soldi dalla banca perché quelli che ho non li potrei più riavere vivendo onestamente. Ho paura di cadere in una povertà che non sento di meritare perché ciò che ho i miei genitori ed io ce lo siamo comperato pagandolo fino all'ultimo centesimo.
Ho paura e la paura fa diventare cattivi, sempre. Cattivi con chi ha ancora meno di te perché ti ricorda ciò che potresti diventare e perché quelli, se sono poveri, non è detto siano anche buoni. Questa è una guerra e in guerra se non spari per primo sei morto. Loro lo sanno e lo sa ancora meglio chi li muove, in massa o con invasioni a bassa intensità nei punti strategici e stando bene attenti a farne fuori il numero giusto - perché due o tre non contano, un milione diventa una statistica ma trecento fanno piangere le madonne - spostandoli sulla scacchiera del loro risiko di merda per popolare un'Europa di conigli schiavi da sottomettere.

Riconosco che in me è ancora una volta in atto la pseudospeciazione, che consiste nel non riuscire più a considerare i tuoi simili come uguali a te ma cominciare a vederli come appartenenti ad una specie diversa della quale non ti frega niente e che percepisci come ostile. Non ho detto razza, ho detto proprio specie, è peggio.
Solo che stavolta la vera pseudospecie da sterminare siamo noi, non sono i poveri migranti di oggi o gli ebrei e gli slavi di settant'anni fa. Anche qui c'è il colpo di scena, l'imprevisto che non ti aspettavi.
Le stelle gialle questa volta le hanno appuntate a noi, oltre ad ornarci la bandiera del regime continentale. I veri indiani, i nativi in pericolo di estinzione siamo noi, il vecchio popolo europeo. Nello specifico locale questi italiani bastardi, si, ma che ci hanno messo duemila anni per diventarlo.
In pericolo perché le élites hanno deciso che l'Europa come è, l'ultimo baluardo dei diritti sociali, deve essere distrutta per diventare un carnaio di gente senza cultura e memoria che accetti qualunque lavoro e qualunque paga dietro il ricatto della disoccupazione prolungata.
E' evidente che chi parla di necessità di flussi migratori verso terre già densamente popolate come l'Europa (che non sono certo le Americhe delle terre sconfinate e bisognose di essere colonizzate dove andavamo noi in passato), non può che pensare, più che all'integrazione ed al multiculturalismo, alla sostituzione inevitabilmente violenta di una popolazione con un'altra. Con una delle due che dovrà soccombere.

Io li maledico quelli che ci stanno facendo tutto questo, che ci hanno chiuso nello stabulario per farci diventare nazisti e fantaccini nella trincea della guerra tra poveri. Che ci hanno condizionato per anni a pseudospeciare e a non provare alcuna pietà per il popolo palestinese ed ora per quello greco, che possono crepare a volontà nel silenzio generale, ma vogliono la lacrima a comando, con le buone o con le cattive, per i popoli che scelgono loro di manovrare come incolpevoli agnelli portati al macello.
Ammazzatemi pure, ma in questo momento storico gli italiani, per quello che stanno subendo, da altri popoli falsamente amici, da una classe politica infame e da un'élite che sarebbe pronta a riaccendere le camere a gas per difendere i propri privilegi, mi sono più cari degli altri e mi importa solo di loro. Rivoglio il mio paese, rivoglio la libertà. Si chiama difesa del territorio e forse questi orribili sentimenti che ho descritto, questa mancanza di pietà e l'immunità acquisita nei confronti del buonismo sanvincenzista di governo, saranno ciò che potrà salvarci perché ci daranno la forza di reagire.
Quando il buonismo è ipocrita, peloso, nasconde un secondo fine immondo ad esito mortale come questo, produce solo cattivismo di reazione. E' pura etologia.

domenica 20 ottobre 2013

Benvenuti nel paese del piddinismo reale


O del regno dei lacché dei banchieri, dei collaborazionisti del Quarto Reich, degli odiatori e fustigatori del loro stesso popolo, degli assassini dell'economia reale e liquidatori della proprietà privata, abbarbicati alle poltrone delle loro partecipate e ASL, dei comuni, regioni e provincie, in nome delle quali sono disposti a premere il pulsante dell'autodistruzione di questo paese. 
Donnette, omuncoli e ommemmerda, grigi compagni e variopinti supercazzolari, madonne piangenti e rivoluzionari in cachemire, intellettuali di 'sto cazzo e scribacchini un tanto all'etto, conduttori di programmi di propaganda a senso unico, sempre a ciucciare il chupachupa a due facce, bianco e rosso: il pietismo cristiano con il culo degli altri e il falso amore per il proletario in crosta di moralismo. 
Loro tanto superiori, i jedi buoni, quelli che alla fine sposano la principessa, che devono vincere e se non vincono diventano delle belve, perché il potere deve essere loro. Hanno venduto le madri e le sorelle per arrivare dove sono e non rinunceranno ad un grammo di ciò che hanno ottenuto ma vorranno sempre di più, quindi che crepi pure la democrazia, se è necessario. 
Loro devono governare perché nelle favole non vince mai il cattivo. Peccato che lavorino per il cattivo o, in questo caso, per il Re di Prussia. O la regina.

Vivono un momento di straordinaria euforia, di orgasmo multiplo permanente, i piddini. Un loro inetto Quisling è diventato premier; un altro, quello che lancia i moniti dalla finestra del Palazzo è addirittura più potente di qualunque Papa Re. 
Sono orgasmici perché pensano di aver ucciso finalmente un Maramaldo che, quando faceva loro comodo per la spartizione del bottino: una banca a me, una televisione a te, avevano sempre tenuto artificialmente in vita. Soprattutto per dare uno spauracchio, un capro espiatorio diversivo al loro popolaccio elettore, a quei rincoglioniti che li votano sempre e comunque perché convinti che siano coloro che li difendono dai "fascisti". Poveri giucchi.

Per ricompensare i loro fedeli elettori, loro, che sono ottimi amministratori locali - ve li consiglio -  li ripagano con città squallide, sporche, imbastardite da ogni tipo di umanità mescolata a casaccio e senza senso, dove il modello estetico per l'arredo urbano è la festa di partito con la puzza di gnocco fritto e l'orchestrina dei chitarrosi progressisti. Città con strade con buche grandi come dopo un passaggio di B52 ma dove l'eterna fiera in piazza rimane la soluzione per tutti i problemi. Senti di aziende che chiudono, di conoscenti che perdono il posto di lavoro, di poveracci che si attaccano una corda al collo e loro che pensano a quale stronzata organizzare in piazza la prossima domenica spendendo i tuoi soldi. Sempre che non siano impegnati con le primarie, ovviamente. Le primarie, già. Altro diversivo per gli stolti e per i fessi che pagano pure due euro per l'entrata.

Nel paese del piddinismo reale le beghe di partito diventano l'argomento principe dei telegiornali, dei notiziari e dei dibattiti serali. I prossimi proprietari di questo paese prigioniero, di questa Guantanamo economica, ci infliggono pure lo strazio di assistere ai contorcimenti ed esibizionismi autoerotici dei nostri kapò, ai quali concedono di reggere una dittatura posticcia e patetica, con una parvenza di governo di una repubblichetta di Salò fasulla ed inutile.

Questi traditori infami della classe operaia e becchini di quella parte di popolazione che da proletariato era riuscita a diventare classe borghese grazie a politiche economiche espansive, hanno ucciso la sinistra su commissione ed abbracciato, per idiozia suprema e infinita sete di potere, il peggior totalitarismo della storia, il neoliberismo. E, come ci insegna la Cina, se il comunismo applicato si fonde con il liberismo fanatico, quest'ultimo diventa invincibile. 
E' stato un ottimo investimento, però. Quasi a costo zero. Li hanno comperati con poco, è bastato salvarli da Tangentopoli per farli illudere di avere i superpoteri e poter passare indenni nel cerchio di fuoco della storia.  
Da quel momento ci hanno fregato con i professori cicciosi e balanzoni, gli omini di burro che ci hanno portato nel Paese degli Eurobalocchi per trasformarci in bestie da soma e  vogliono continuare a farlo con i finti buoni, le bambine vecchie con la zeppola, i supergiovani bischeri, le incrostazioni del Walter che non vengono via, le madri superiore in borghese criptolesbico, le sindacaliste en travesti, i baffini sopraffini, i Cuperlo o il suo pio anagramma, le dozzine e dozzine di nullità insomma che manteniamo con il finanziamento pubblico. 
Voi non lo sapete ma avete tutti adottato due o tre piddini a distanza. 

Mi consolo pensando che questi bastardi che ci stanno consegnando mani e piedi legati ai loro padroni controrivoluzionari rimedieranno infine un calcio sotto il tavolo prima di essere avviati alla vivisezione al posto dei beagle. Allora sarebbe bellissimo esserci. 


Mi si contesta ultimamente di essere divenuta monotematica, noiosa e fanatica. Ebbene si, lo confesso. E' che, stando sul Titanic che affonda, non si riesce  pensare ad altro che all'acqua gelida.
Quindi, se sono monotematica, francamente me ne infischio. (Non è fascismo, è Clark Gable).

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