giovedì 21 luglio 2011

Il vilipendio dei musicisti in un paese musicalmente analfabeta


Un paese musicalmente analfabeta lo si riconosce da alcuni tratti inconfondibili.
Prima di tutto dal privare i suoi cittadini bambini di una vera educazione musicale scolastica; educazione soprattutto al gusto musicale, all'armonia e alla creatività, limitandosi a a farli soffiare disperatamente dentro degli stramaledetti pifferi e chiamare questa crudeltà ora di musica.

Il secondo segno di analfabetismo è il dominio della musica sotto forma di rumore molesto nei luoghi pubblici, tanto che non possiamo che trovarci d'accordo con Kant che sosteneva come la musica, se imposta anche a colui che non la vuole ascoltare, diventasse qualcosa di importuno e fastidioso.
All'estero puoi trovare la musica ambient come sottofondo piacevole e mai soverchiante nei ristoranti, caffé e centri commerciali. Da noi, in un centro commerciale dove l'acustica non è mai stata presa in considerazione in fase di progetto, perché per quell'architetto l'acustica architettonica è un'opinione e forse ha rappresentato un esame stiracchiato da diciotto scarso, se ci sono dieci negozi abbiamo dieci musicacce a tutto volume una sopra l'altra, possibilmente le più rumorose e screanzate, alle quali si aggiungono il rimbombo delle voci umane e dei rumori prodotti dalle macchine in funzione.  Una linea della Breda risulta quasi idilliaca come un tranquillo laghetto di montagna, al confronto.

Terzo tratto caratteristico di analfabetismo musicale: la difficoltà a nominare un numero sufficientemente elevato di attuali talenti musicali italiani, perché l'Italia non fa nulla per valorizzare e tentare di rianimare la propria tradizione musicale e i pochi veramente validi si contano sulle dita di una mano.
Nella cloaca massima televisiva, a parte la farlocca competizione tra case discografiche di Sanremo che monopolizza un'intera settimana all'anno, non si fa musica se non in casi assolutamente eccezionali. Un vero divulgatore musicale come Renzo Arbore viene relegato a tarda notte oppure non va neppure in onda. Nonostante ciò, grazie a trasmissioni come le sue, anche chi non masticava proprio il jazz ha potuto imparare ad apprezzare uno Stefano Bollani, tanto per fare un esempio.
Il massimo della musica classica che passa in televisione è il concerto di Capodanno, sia nella versione austroungarica che in quella italiana, dove imperano il plinplin di Giovanni Allevi e il poveropiero di Peppino Verdi. Oltre quello, il vuoto pneumatico. Musica contemporanea, jazz, folklore, etnica, lirica, non pervenute.

Siccome il panorama musicale è un encefalogramma da coma profondo, con pochi sporadici impulsi qua e là, la critica musicale si annoia e allora si dedica alla riesumazione dei cadaveri dei musicisti del passato, alla loro  depredazione e vilipendio.
L'ultima vittima è Fabrizio de André che, in un articolo della rivista "Rolling Stone", viene descritto come un cantautore sopravvalutato ed eccessivamente idolatrato post-mortem, oltreché, ohibò, personaggio dalle molte contraddizioni. Confondendo l'artista con l'uomo, come mai si dovrebbe fare nel giudicarne l'opera, si rimprovera a De André di essere stato nientepopodimeno che un borghesuccio, finto comunista (a parte che era casomai anarchico) e collezionista di dobloni d'oro alla faccia del proletariato.
Riesumando, da bravi becchini, il vecchio dualismo Coppi-Bartali, i criticominkia di "RS" finiscono per giocherellare anche con il cadavere di Lucio Battisti, secondo loro un povero Salieri offuscato (perché di destra) da colui che si credeva il Mozart di Boccadasse, privilegiato dalla critica perché di sinistra. Figuriamoci se un articolo del genere non avrebbe fatto subito salivare copiosamente "Panorama" e  "Il Giornale" che, trovandosi tra le mani la polemichetta estivo-funeraria sul cantante di destra vs. cantante di sinistra, ci hanno scritto sopra altri tre o quattro articoli. Tutti orgogliosamente pro-Lucio e anti-Faber, sostenendo oltretutto che la tacchetta esistesse veramente tra i due cantautori.

Se si fossero fermati a ragionare invece di pagare pegno all'idiozia culturale di regime, avrebbero notato che, ormai, per il pubblico, sia le canzoni di De André che quelle di Battisti sono classici del nostro patrimonio culturale e che nessuno, di fronte ai "fiori rosa fiori di pesco" o al "letame da cui nascono i fiori" si preoccupa se chi ha scritto le due canzoni era di destra o di sinistra, se era tirchio o munifico e se gli puzzavano o meno i piedi. Sono canzoni memorabili e basta e l'unica distinzione che possiamo fare è se ci piace di più lo stile dell'uno o quello dell'altro.
Fabrizio de Andrè era un poeta, anche se preferiva definirsi cantautore perché, diceva: "Fino a 18 anni tutti scrivono poesie. Dopo i 18 anni le scrivono solo 2 categorie di persone: i poeti e cretini. Per questo io preferirei considerarmi solo un cantautore." 
E' stato senza dubbio l'autore che con maggiore raffinatezza ha tradotto la lingua italiana in musica. Prima di lui, solo Montale aveva descritto Genova nella sua vera essenza. Se ascoltare "Creuza de ma" riesce ogni volta a spezzarmi il cuore di nostalgia e "Dolcenera" a riportarmi tutta intera la tragedia dell'alluvione del 1970, è perchè De André non era un canzonettaro pompato dalla sinistra, come ridacchiano i becchini saltellando sulla sua bara, ma un poeta.  La sua musica è "priva di soul? Pazienza.

I poeti hanno il vizio di predire il futuro. Di vedere in anticipo dove stiamo andando a finire. Poeti come Pasolini, Gaber e lo stesso Fabrizio de André hanno descritto minuziosamente con quarant'anni di anticipo cosa siamo diventati oggi, che razza di paese anticulturale e profondamente ignorante siamo. L'omologazione, il ruolo della televisione, "cos'è la destra, cos'è la sinistra", sono stati previsti e ci sono stati annunciati affinché potessimo, attraverso la conoscenza, salvarci in tempo.
Non li abbiamo ascoltati ed ora tentiamo di distruggerne la testimonianza parlando solo delle loro debolezze. Pasolini era un omosessuale, de André un ubriacone. Dei "poveri comunisti", come direbbe lui.
Ci divertiamo a vilipenderli da morti ed a scarabocchiarne il ritratto perché, così facendo, ci illudiamo di essere ancora vivi. Invece i morti siamo noi.

21 commenti:

  1. Immensamente grato per le tue adorate parole ;-*

    Per avvalorare quel che dici del sommo poeta riporto un verso che rende omaggio alla sua sacra visione del mondo e chiarisce quanto poco si fidava degli uomini:

    Ma adesso che viene la sera ed il buio mi toglie il dolore dagli occhi e scivola il sole al di là delle dune a violentare altre notti : io nel vedere quest'uomo che muore, madre, io provo dolore...

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  2. ho letto l'articolo incrimanato e non ha nessun senso,dire che non a tutti piace il cioccolato non è una critica ma una banalità,dimostra semmai che per mero commercio ci si arroga il diritto di calpestare tutto e tutti pure i morti appunto.
    Da cestinare,il "critico",la rivista e questo modo di fare "controcultura"che non è altro che rigurgito di propaganda fuori tempo massimo,sono scaduti ma non lo sanno e dimostrano solo la totale pochezza morale di cui sono vittime e artefici

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  3. @ Nostradannus

    Grazie per aver riportato un brano che descrive meravigliosamente l'empatia.

    @ rossoallosso
    Concordo. Sono scaduti e cominciano a puzzare. Il povero Tortora avrebbe detto: "Big Ben ha detto stop."

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  4. l'excipit di questo post è meraviglioso. Loro sono più vivi di noi.

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  5. Dimanga11:45

    Grazie sorella papera, sempre sante le tue parole.
    Per la critica musicale debbo dire che è, ahimè, ben avviluppata al sistema. Tutto è merce.
    Il giornalismo musicale mainstream è assoldato dal mercante che strilla più forte e paga meglio.
    Italia paese di mentecatti, paese di gente che ricopre ruoli immeritati.
    Perdonami però la mia intransigenza sulla questione poesia non poesia: le parole delle canzoni si azzoppano senza le note, quelle della poesia hanno la musica insita. De Andrè scriveva canzoni che più di altre si avvicinavano alla poesia, che più di altre avevano luce senza melodia, più di tutti gli altri cesellatori di parole si avvicinava al poeta. Ma la poesia è ancora altro.

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  6. Eppure, lo spot del rilancio di Rolling Stones Magazine Italia faceva presagire un cambio di rotta.
    Se è questo il nuovo che avanza ....
    http://www.youtube.com/watch?v=Lr2BVnYcpRU

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  7. Il sottoscritto ha amato sia il funk & disco (da vero appassionato) che De Andrè e tutta la schiera di cantautori italiani anni'70 conmpreso Battisti.
    Ho vissuto quegli anni e sinceramente non c'è mai stato nessuno dalle mie parti, che mi rompesse i oglioni per quello che ascoltavo o leggevo.
    Bastava farsi i azzi propri come del resto oggi e sempre.

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  8. @ Dimanga
    Non so, sulla poesia pura posso dire poco perché ne conosco giusto il minimo indispensabile, non avendola mai troppo amata. Per me però il poeta è qualcosa di più completo di un semplice autore di poesie. Si esprime anche con altri linguaggi. Penso a Pasolini, ad esempio.

    @ popsylon
    Anch'io ho amato la disco, "maanche" i cantautori. Anzi, De André l'ho apprezzato solo con la maturità, allora ero più, oltre che per la disco, per il punk e il rock dei primi anni 80. Comunque anch'io sono onnivora, basta che sia musica buona e con una sua originalità, mando giù tutto senza pregiudizi.

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  9. Quando Gaber scriveva "La mia generazione ha perso" forse non prevedeva che certi figli della sua generazione (che è anche la mia) avrebbero confermato in modo così evidente la sua affermazione. Ma in fondo perchè meravigliarci? Certe testate giornalistiche dimostrano ogni giorno nel nostro paese a che livelli di meschineria si può errivare pur di farsi leggere. E allora, visto che ci siamo, citiamo anche questo articolo che almeno cerca di fare da contraltare.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/05/la-smania-di-revisionismo-per-demolire-de-andre/141467/

    p.s. Ho fatto un giro per vari forum su cui veniva discusso il contenuto dell'articolo di Rolling Stone. Devo dire che mi sento rincuorato: c'è ancora in giro gente che sa apprezzare e la maggior parte non appartiene alla mia generazione perdente. Mi sento un po' meno triste.

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  10. Anonimo17:55

    Lameduck, hai ragione da vendere. Ti stimo. ;)

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  11. Sono un analfabeta musicale, che ha apprezzato molto questo articolo e il blog nel suo insieme: uno dei piú interessanti che abbia visitato.
    Non lo conoscevo, prima di sentirne parlare oggi su G+.
    Complimenti al sito e un saluto cordiale alla comunità.car

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  12. Anonimo23:00

    Giusto per la cronaca, due merdacce incompetenti come David Byrne e Peter Gabriel considerano "creuza de ma" uno dei dischi fondamentali degli anni ottanta, nonchè il capostipite della world music. Basterebbe questo ad archiviare alla voce "cazzate" i psudoarticoli che hai citato.
    Per quanto riguarda Battisti, in accordo con il famoso verso "le discese ardite e le risalite", secondo me ha cantato sia alcune tra le migliori canzoni della musica italiana sia delle cagate solenni (e non mi riferisco necessariamente al periodo panelliano). Ho comunque sempre ammirato la coerenza della sua scelta di non comparire più in pubblico nonchè il fatto che, sia pure con alterni risultati, abbia cercato più volte di percorrere nuovi sentieri musicali.

    Saluti

    Nevermind

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  13. Ritz Samaritano10:07

    ...che dire, quando anche i locali adibiti all'ascolto della musica sia live che non, nel momento di studio della progettazione, alla domanda: questo è un locale per concerti o per l'ascolto di musica di qualità, come facciamo a renderlo adatto a questa esigenza?? Risposta: aggiungiamo una spillatrice di birra. Il problema non è il centro commerciale ma è la nostra ignoranza culturale, e che non capiamo il vero valore della musica e del rumore stesso (sempre di suono si tratta), elementi che ci accompagnano per tutto il percorso della nostra vita, e oramai privati di qualunque senso, se non quello commerciale.
    Grazie del tuo Post.
    Un tecnico del suono.

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  14. Se posso fare un appunto, troppa carne al fuoco.
    Ti dirò che le meschine polemiche di finti giornalisti non meritano la mia attenzione.
    Più interessante mi pare la questione, che appena accenni, della pervasività della musica nei nostri tempi. Certamente c'è un problema di impianti di amplificazione scadenti in ambienti inadatti, come pure è vero che c'è un problema di scelta.
    Il punto fondamentale mi pare però un altro, e cioè la concezione stessa della musica nel nostro tempo. Infrangendo il mito odierno, ti dirò che bisognerebbe apprezzare di più il silenzio.
    Non dico certo che non apprezzo la musica, ma sono estremamnte selettivo, e così credo si dovrebbe essere. Perchè mai se vado ad acquistare un capo d'abbigliamento dovrei sorbirmi la musica scelta da un altro? Cosa mai c'è che non va in un ambiente senza musica di sottofondo?
    Questa funzione da riempitivo della musica è il modo più efficace per svalutarla.
    Mi fermo qui perchè queste questioni ne sollevano molto altre ma come commento ho già esagerato.

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  15. enea88813:15

    Non è assolutamente così.
    Lavoro sulle navi da crociera e ti assicuro che gli artisti italiani contemporanei sono molto rispettati. Esistono tantissimi musicisti straordinari che sono sconosciuti in patria e idolatrati all'estero. Ti faccio un esempio, giusto per fare un nome: nessun italiano conosce Alberto Tempestini ma non solo dal mio punto di vista è uno dei migliori musicisti jazz a livello internazionale, e per campare fa il professore di scuola media.
    Senza dubbio da queste parti c'è un "clima avverso": case discografiche, distribuzioni mainstream e impresari stanno facendo di tutto per mettere i bastoni fra le ruote ai musicisti, che però continuano a lavorare nonostante ci sia gente che si ostina a parlare di vuoto pneumatico.

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  16. @ enea888

    "Non è assolutamente così" cosa?
    Visto che nel prosieguo del commento dici quello che ho detto io, deduco che tu ti sia fermato al titolo del post.
    Il vuoto pneumatico è quello che appare, non quello che è. Lo benissimo che esistono musicisti italiani di valore. Rileggi l'articolo.

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  17. @ Ritz Samaritano
    Noto continuamente che spesso i posti dove si fa musica non sono assolutamente predisposti per quello scopo. Si suona alla cavolo di cane ovunque, dalle piazze ai cortili e i tecnici fanno quello che possono, me ne rendo conto. L'anno scorso sono dovuta scappare da un concerto della divina Antonella Ruggiero, in una piazza di un paesino in montagna, perché la sua voce (ed è tutto dire!) era soverchiata dal suono di un inutile chitarroso al suo fianco. Quando ci siamo allontanati, diciamo di 500 metri, la voce di Antonella è riecheggiata meravigliosamente limpida e quasi per miracolo.
    Suonare o cantare all'aperto non è facile. Mi ricordo un saggio di conservatorio che facemmo nel parco antistante il Paganini. Nonostante avessimo l'orchestra alle spalle, a non più di mezzo metro, noi del coro non sentivamo una minchia e regolarmente stonavamo.

    @ Vincenzo Cucinotta
    Anche tu kantiano? ;-)
    Hai ragione, il silenzio andrebbe rivalutato. Per fortuna lavoro in un ambiente che richiede il silenzio perché se dovessi guadagnarmi da vivere in un centro commerciale sarei già da tempo alla neuro.
    L'altro giorno, per parlare di sottofondi nei negozi, ho dovuto sorbirmi un quarto d'ora di Heavy Metal, ad un volume altissimo. I Metallica mi piacciono molto, ma non li trovo adatti ad un negozio di intimo. In questi casi non riesco neppure ad essere concentrata per gli acquisti, ho solo voglia di scappare.

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  18. enea88814:37

    "Siccome il panorama musicale è un encefalogramma da coma profondo"
    A me sembra abbastanza chiaro.

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  19. in effetti l'abuso di musica da sottofondo uccide la musica stessa

    de andrè è molto apprezzato anche musicalmente, anche per la sua capacità, nel tempo, di innovare e sperimentare

    paragonare gli artisti fra di loro non ha senso, perfino una buona orchestra di liscio è fatta di buoni musicisti, come si fa a paragonare generi diversi?

    de andrè è un «classico», non si può comparare, ed ancor meno leggerlo in chiave di schieramento politico (conosco persone di destra che lo apprezzano e hanno i suoi vinili custoditi con cura maniacale)

    da tempo considero che negli articoli dei cosiddetti esperti si leggono (salvo alcune eccezioni) delle gran fesserie

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  20. Ciao Lame

    Ho letto anch'io quegli articoli, incuriosito da quell'approccio che voeva essere "alternativo" e dissacratorio. Quello che piu' mi ha dato fastidio è stato quello di Linin, che ha riesumato qul pastore sedicente rapitore. In pratica ha detto di aver scambiato DeAndrè per Briatore...e senza nemmeno scusarsi, quell'imbecille.

    Quanto ai locali pubblici, io non tollero quell'ondata di revival in chiave ambient che giustamente Eco ha definito "marmellata musicale", capace di massacrare e togliere nerbo anche al rock classico piu duro.

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  21. Capitata sul tuo blog per caso, ti ringrazio per il post con il testo di una delle mie canzoni preferite di De Andrè costruita su una poesia che forse, senza di lui, nessuno avrebbe letto.



    Tu prova ad avere un mondo nel cuore
    e non riesci ad esprimerlo con le parole,
    e la luce del giorno si divide la piazza
    tra un villaggio che ride e te, lo scemo, che passa,
    e neppure la notte ti lascia da solo:
    gli altri sognan se stessi e tu sogni di loro

    E sì, anche tu andresti a cercare
    le parole sicure per farti ascoltare:
    per stupire mezz'ora basta un libro di storia,
    io cercai di imparare la Treccani a memoria,
    e dopo maiale, Majakowsky, malfatto,
    continuarono gli altri fino a leggermi matto.

    E senza sapere a chi dovessi la vita
    in un manicomio io l'ho restituita:
    qui sulla collina dormo malvolentieri
    eppure c'è luce ormai nei miei pensieri,
    qui nella penombra ora invento parole
    ma rimpiango una luce, la luce del sole.

    Le mie ossa regalano ancora alla vita:
    le regalano ancora erba fiorita.
    Ma la vita è rimasta nelle voci in sordina
    di chi ha perso lo scemo e lo piange in collina;
    di chi ancora bisbiglia con la stessa ironia
    "Una morte pietosa lo strappò alla pazzia".


    Un abbraccio

    Sara

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