giovedì 14 gennaio 2016

Grazie per aver premuto il bottone dell'autodistruzione. Questo continente si autodistruggerà esattamente tra....


Houston, we have a problem with Germany again. E' una mia impressione o il mondo anglosassone sta inviandoci ogni giorno segnali sempre più forti, usando forse anche qualche secchiata d'acqua gelida, cercando di svegliarci?
Per qualche motivo sembrano gli unici, forse per attitudine al pragmatismo, a riuscire ad analizzare i più recenti avvenimenti di terrorismo non convenzionale senza il fardello dei pesanti strati di obnubilamento buonaiolo che ha infettato l'intero continente come una pandemia letale. Quella coazione al "tutti dietro alla Germania ed al suo folle progetto di degermanizzazione ed islamizzazione per sostituzione", e zitti. Soprattutto zitte (tranne, la segnalo più che volentieri, la monumentale Ida Magli sull'argomento).

Si, abbiamo di nuovo un problema con la Germania, ancora più grande dell'altra volta. La cosa s'era intuita da parecchio tempo ma forse ci siamo concentrati troppo sul lato economico e sul problema del mercantilismo - che irrita indubbiamente quel mondo anglosassone - per scorgere, dietro ad esso, un progetto a guida tedesca ancora più subdolo di quello della sottomissione dei concorrenti economici per mezzo dell'arma di dominazione dell'euro.

Parlo di dinamiche psicologiche sociali, di fenomeni che possono essere osservati ogniqualvolta, come oggi, un paese si trasforma in un'unica mente malata e ragiona come un pericoloso sociopatico.
E' di nuovo pulsione di morte ma ancora peggiore dell'altra volta, perché i numeri del genocidio rischiano di offuscare, in proiezione, quelli della Seconda Guerra Mondiale.
Allora, negli anni trenta, fu l'ossessione della purificazione, degli ariani come eletti e tutti gli altri non ariani da eliminare come spazzatura, che portò all'olocausto dei popoli "altri" percepiti come competitors per il ruolo di dominante, espulsi dalla specie e aggrediti con l'alibi dell'inferiorità ed inadeguatezza alla sopravvivenza in un modo ideale all'insegna dell'Aggressione.
Un caso di scuola di pseudospeciazione culturale, concetto eriksoniano descritto qui da Konrad Lorenz.


In realtà la teoria della pseudospeciazione culturale spiega solo il tentativo nazista di espellere il popolo ebraico dalla specie per offrire ai carnefici la concessione di non dover provare alcuna remora verso il suo sterminio, pianificato in ogni dettaglio dagli apparentemente insignificanti omini grigi alla Eichmann che "eseguivano solo gli ordini". La reductio ad unum, alla partita tra due popoli, è la tesi dei Goldhagen e in genere dei sostenitori della Shoah come unico elemento significativo da ricordare e mai dimenticare del nazismo, mentre ci fu altro ancora. Un qualcosa che, essendo irrisolto, si è trascinato fino ad oggi ed ha potuto riesplodere in tutta la sua virulenza.

Il problema dei tedeschi, o meglio di questa mente unica germanica sociopatica che ogni tanto riappare alla porte di Brandeburgo, è l'impulso incontrollabile di autodistruggersi in un rito collettivo che ogni volta coinvolge sempre più popoli da sacrificare con sé in questo olocausto, nel tentativo di placare un dio interiore a questo punto implacabile.
Ecco quindi che diventa fondamentale capire la radice autodistruttiva di questa pulsione, sottolineando il fatto che il nazismo si rivolse prima di tutto contro il proprio popolo, non solo contro i dissidenti politici ma tutti gli elementi di diversità, le persone e categorie orientate ad Eros piuttosto che a Thanatos, e perfino i bambini e disabili fisici e mentali, ovvero gli elementi più deboli della società, eliminati mediante programmi di eutanasia pienamente accettati dalla popolazione come ottimo metodo di autopurificazione nazionale. Pratica che invece, al contempo, è la negazione del concetto stesso di nazione. Quale popolo può ammettere l'eliminazione con un'iniezione letale dei suoi bambini e poi dei vecchi e perfino dei soldati che hanno appena eroicamente combattuto se non quello che ritenga, per un qualche motivo. di non meritare egli stesso di sopravvivere?

La soluzione finale della questione ebraica - problema che non a caso arrovellava anche il tedesco ed ebreo Karl Marx - fu l'ultimo stadio di questa furia autodistruttiva. Distruggendo gli ebrei la Germania compiva un genocidio ma rispondeva anche alla pulsione di autogenocidio culturale.  Senza cogliere questo punto cruciale, si fatica a capire il perché la Germania, dopo aver assassinato i suoi ebrei - che si sentivano talmente tedeschi da non capacitarsi il motivo di quella furia - quindi dopo essersi autocastrata intellettualmente, si ritrovi oggi con una classe dirigente ed intellettuale che non vede altro futuro che nel gettarsi nelle braccia dell'Islam, e che produce esseri come Angela Merkel.

In questo video il noto polemista Ezra Levant si domanda, da canadese ed ebreo: quale problema ha la Merkel con il suo paese, tanto da rifiutare di tenere in mano la sua bandiera? In effetti abbiamo dei bizzarri capi di governo. Non è l'unica a soffrire di patriofobia, come sappiamo noi italiani. Le sacerdotesse del culto kalergico preferiscono altri vessilli. Magari quelli con le stelle gialle di così triste memoria che però a loro non ricordano nulla. 



La Germania, incarnatasi ora non a caso in questa insulsa donnetta, l'ennesimo tedesco di frontiera lanciato a corna tese contro il muro della Storia, odia sé stessa di un odio sconosciuto ad altri popoli  - pensate alla Russia, e gli italiani non si odiano, si disprezzano, il che è diverso - che la spinge periodicamente a tentare l'autogenocidio.
L'inaudita violenza distruttiva rivolta contro i propri fratelli della DDR nel 1990 può essere considerata l'aura di ciò che sarebbe accaduto  poi ai paesi europei della periferia dell'eurozona attraverso il progetto dell'euro, un fatto apparentemente solo economico che nascondeva significati più profondi ed oscuri che sono sfuggiti e sfuggono, allora come oggi, a coloro che ritengono sia un mero caso che a guidare l'attuale progetto di distruzione del continente siano gli stessi volonterosi carnefici della DDR: Schäuble e famiglia De Maiziere in primis. Ancora all'attacco del proprio popolo.
Non si tratta di nazisti, però, stavolta, ma di guardie rosse della rivoluzione permanente trotskista ben funzionali ai progetti paneuropei della reazione sovranazionale. A me ricordano, per foga autodistruttiva, i Khmer rouge di Pol Pot.

Sembra che, dopo aver tentato di autoterminarsi strappando le radici ebraiche dal proprio corpo, radici culturali che appartengono per giunta all'intera Europa, ormai però considerata provincia riottosa del Reich, ora la mente sociopatica tedesca stia cercando di eliminare anche quelle cristiane. Un indizio si poteva già trovare nei famigerati trattati europei dove si è spinto in ogni modo per eliminare ogni traccia delle radici ebraico cristiane per inserirne di altre, assai meno importanti o francamente non solo aliene ma ostili.
Poi venne l'allontanamento, dopo un discorso rivelatore dei rischi contenuti nella voglia di sottomissione dell'Europa a guida tedesca all'Islam, di un Papa tedesco ma con un profondo senso della differenza costruttiva tra culture e religioni e cosciente, da teologo, che la misericordia senza giustizia è destinata a far soccombere i misericordiosi di fronte al conquistatore.

L'attuale volontà di autodistruzione tedesca nasconde un pericolo ancora peggiore per la popolazione continentale e non solo, perché questa volta la Germania ha tutta l'intenzione di tirare con sé nel baratro il suo popolo e un'intera civiltà, la sua religione e il suo modello economico. E lo fa perché si è infatuata di una Weltanschauung che l'affascina, come l'affascinò in passato, per il culto del sacrificio, la cieca obbedienza alla Legge superiore così simile al concetto di Gott mit Uns, lo sprezzo della morte e la svalutazione del valore della vita umana. L'ISIS, o meglio l'immagine fantasmatica dell'Islam trionfante, fa da catalizzatore alla pulsione tedesca di morte in un gioco di reciproca attrazione mortale. Facile pensare che qualcuno lo sappia e ne stia approfittando.

C'è un elemento nuovo, rispetto agli anni trenta, che alimenta la volontà autodistruttiva tedesca e all'occorrenza serve a giustificarla ammantandola di eroismo. Il senso di colpa. Un tratto nazionale ma che, dopo il nazismo, diventa nemesi storica. Un popolo che merita di essere sopraffatto e sconfitto "per quello che ha fatto." Perché loro sono i discendenti di quei nazisti. Ecco quindi il suicidio rituale, l'onta da lavare, il seppuku nazionale che prevede, come kaishakunin, il tagliatore di teste jihadista.

La degermanificazione viene compiuta dal governo tedesco tramite l'accettazione passiva, femminea, da Madre Coraggio in soccorso dei suoi figli, del principio dell'autoinvasione con milioni di migranti, dopo che lo stesso governo non è riuscito a riconoscerne il carattere primario di arma di pressione esterna. Solo io, osservando le mappe dei flussi migratori, ho l'impressione di un attacco concentrico in essere alla Germania?
L'invasione è stata finora scarsamente contrastata da un popolo che è terrorizzato prima di tutto di essere giudicato razzista e quindi tace quando l'invasione è palese, è eterodiretta ma non solo e le sue modalità sconfinano in forme di aggressione particolarmente ripugnanti. Un popolo che ha iniziato ad autodistruggersi castrandosi.
Ascoltate bene le parole sconcertanti di Gregor Gysi, leader di Die Linke, partito della sinistra, su come i "nazisti" stiano per fortuna scomparendo dalla Germania e la bionda erinni dei Verdi della municipalità di Amburgo, Steffi Von Berg (Hitler curiosamente metteva in guarda contro quelli con il Von nel cognome) anch'essa entusiasta del ripopolamento per sostituzione e della riduzione dei tedeschi a minoranza etnica nel proprio paese.
Credo che un orrore simile possa superare quello nazista perché la sostituzione prevista non riguarda solo le fasce deboli o difettose della popolazione o di altri gruppi percepiti come razzialmente diversi ma è appunto simile all'autogenocidio cambogiano dei Khmer. Genocidio di classe, culturale, associato ad un'irrefrenabile voglia di autoestinzione. Un orrore che si alimenta di autorazzismo, con tutto l'armamentario già sperimentato nei confronti degli ebrei pronto a scatenarsi, chissà, contro il proprio stesso popolo. I tedeschi come poveri Neanderthaliani ormai indegni di vivere, da sostituire con il meglio attrezzato homo islamicus.

L'autorazzismo  è anch'esso contagioso ed è fatto proprio dai governanti collaborazionisti, come ben sappiamo.
Siamo di fronte ad un fenomeno oscuro, settario, sacrificale, olocaustico, che rompe lo schema della pseudospeciazione e la sua naturale direzione verso l'altro da sé e si fa implosione, collasso dell'Io collettivo su sé stesso. I lemmings possono rendere l'idea ma fino ad un certo punto.



Vi meravigliate ancora che in un paese dominato dall'élite industriale mercantilista, succube dei poteri reazionari sovranazionali, in mano a sicari della Stasi riverniciati e riciclati come grandi statisti ma la cui matrice di ottusità ideologica genocidaria si riconosce lontano un miglio, possa esprimere solidarietà alle proprie donne fatte oggetto di un attacco jihadista (chiunque ne sia stato il mandante) che deve fungere come shock preventivo e propedeutico alla nuova società tedesca all'insegna di quella Neo Thule rappresentata da Paneurabia? La risposta l'avete già.


Alleggeriamo, va!


"C'è modo di fermarlo? "Non posso, è irreversibile!" Diavolo di un Mel!

30 commenti:

  1. Sei un genio del blogging. Più che altro la fusione tra le tue competenze psicologiche e la tua passione per la politica e tutte le sue sfaccettature creano un mix esplosivo e assolutamente ficcante. Anche se a volte non sono d'accordo con te, riesci a penetrare nelle fessure più recondite degli eventi e della trama che li collega in modo magistrale. Grazie! Ah, in questo caso concordo. Sono molto preoccupata per le sorti dell'Europa, la prima a crollare sarà la Germania, e forse la Francia. Sta per arrivare il momento per trasferirmi ancora! ; )

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  2. Anonimo18:39

    bel post :)
    Il video postato con gli interventi dei due "personaggi" mi ha sinceramente lasciato angosciato, usare la leva del rimorso/vergogna sui nipoti per crimini ed errori commessi dai nonni è qualcosa di molto pericoloso, io credo che non tutti i Tedeschi ( ma anche Italiani e altri cittadini Europei) si lasceranno invadere "passivamente" per soddisfare i bisogni delle elite industriali ed economiche, per quanto gli "agi" moderni possano sopire certe sentimenti le manifestazioni, sicuramente violente, contro tutto questo si faranno vedere.
    E per quanto riguarda la "prima" conseguenza di queste politiche scellerate, ovvero i fattacci di Colonia, non sono affatto stupito, incazzato si ma non stupito e mi spiace moltissimo per le ragazze (e non solo a quanto ho letto...) e relative famiglie che hanno dovuto subire una tale umiliazione da parte di certi "esseri umani".

    Luca

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    1. Anonimo05:18

      E' proprio grazie al complesso di colpa che tutto cio' e' stato possibile. Non e' marginale, e' centrale. Se la Colpa collettiva vale per gli uni, dovrebbe valere anche per gli altri: "che il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli". Invece, vale per questi e non per quelli. e' qui l'anomalia. Quando questo veleno lo si assume di generazione in generazione c'e' proprio poco da fare.

      G.Stallman

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  3. Anonimo19:31

    Apprezzo moltissimo la tua lettura in chiave psicologica o psicopatologica degli avvenimenti presenti. Non posso obiettare, ma posso rincarare la dose con una visione in chiave antropologica. Da qualche parte ho letto che siamo nella terza o quarta globalizzazione, ma non riesco più a trovare la fonte. Ad ogni modo, se nelle prime, in particolare quella che abbracciò il 1600 (caratterizzata dal traffico di schiavi su scala mondiale) e quella che va dalla fine dell' '800 alla seconda guerra mondiale (caratterizzata dall'imperialismo degli stati) fondante era stato il principio di ALTERITA', di diversità tra i popoli anche in senso evoluzionistico, in quella presente (post WWII, caratterizzata dal "nuovo" imperialismo delle multinazionali, che includono anche banche e magnati vari) troviamo una potentissima spinta contraria verso l'idea che non esista alcuna differenza, specialmente in senso culturale, spianando la strada verso quello che giustamente tu chiami il sogno del meticciato unico. Io sono dell'opinione che questa spinta sia primariamente una reazione alla cultura del passato.
    Ora, ogni teoria è figlia del suo tempo, persino le scoperte scientifiche. Non è un caso che solo dopo l'orrore del nazismo, del razzismo istituzionalizzato per secoli e dell'olocausto si siano fatte scoperte fondamentali in campo biologico come quella del DNA, che ha certificato una volta per tutte che "le razze non esistono".
    Ma tutto questo fiorire di nuovi paradigmi, nella beata convinzione occidentale che la scienza sia sempre indipendente dal contesto in cui si sviluppa e per tanto meriti di avere l'ultima parola su ogni cosa, è una parte fondamentale di quello che sta accadendo oggi. Se la scienza, che assieme al capitale si è sostituita al cristianesimo nel ruolo religione (o paradigma fondante di lettura delle cose del mondo) dice che non esiste differenza alcuna negli uomini da Roma a New York a Pechino a Ouagadougou, allora siamo legittimati all'autogenocidio, perché il concetto ci genocidio stesso cessa di esistere.
    Naturalmente si tratta di ideologie portate all'estremo, sia nel passato che ora, e forse se fossero ponderate con più parsimonia non ci troveremmo nei casini nei quali stiamo per ritrovarci...
    Fattostà che sono entrambe innaturali. La differenza culturale esiste e non è sbagliata, e non va usata per classificare i popoli come superiori od inferiori, o più o meno degni di esistere. In un modo o nell'altro però, per fare il mondo unito è necessario che un popolo si erga sopra tutti a modello e guida, oppure che tutte le differenze vengano abbattute. Entrambe le cose sono estremamente negative. Globalizzazione diviene sinonimo di negazione dei più basici costituenti del concetto di umanità. La mia unica conclusione è che l'essere umano non sia nato per vivere in una società mondiale globalizzata se questa viene creata sacrificando ciò che ci ha permesso di sopravvivere così bene nell'ultimo milione di anni: la diversità culturale.

    Non sono sicuro di essere riuscito ad esprimere bene il concetto, ma spero si comprenda quello che volevo dire.

    Menego

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    1. Anonimo13:23

      Vorrei solo precisare un paio di cose. La prima globalizzazione ha coinciso con la scoperta dei nuovi mondi. Il traffico di schiavi obbediva alle ben note leggi economiche partorite in GB: liberta' di circolazione di merci ed uomini. Gli schiavi erano piu' merci che uomini, naturalmente, ma non fu nemmeno lo schiavismo il problema. Il problema fu il suo adeguamento a realta' macroscopiche. Cosi' per gli uomini come per le merci. E' la dimensione a fare la differenza, cosi' come la differenza piu' macroscopica tra Artigianato e Industrializzazione la fece la quantita' di merci prodotte, prima che il loro prezzo. Su quantita' e qualita' non sto a sindacare perche' gia' lo sappiamo tutti che e' difficile, pero' cio' che vale per le merci vale per gli uomini. Valeva allora e vale ancora oggi. Fatto e' che la quantita' e' ancora aumentata e le vere dinamiche sono nascoste dall'uso, altrettanto industriale, di non meglio precisati "diritti" che si risolvono, al solito, nella predazione di sempre meno individui nei confronti di tutti gli altri. La grande differenza tra oggi e ieri sta nel fatto che non c'e' piu' il bisogno di una grande manodopera. Le masse vengono spostate con intenti assai diversi. Soprattutto, quello che una volta era il centro dei commerci e' stato spostato altrove. Come accadde quando avvenne il passaggio dal Mediterraneo all'Atlantico. In questa fattispecie, l'Europa e' piu' un impiccio che una risorsa, quindi va rimessa a regime. Datosi il fatto che in Europa ci stiamo anche noi, e' ovvio che serpeggi un minimo di malumore per la sorte nostra prima ancora che per la sorte dei poveri schiavi africani. Soprattutto quando questi vengono spostati proprio qui senza alcuna ragione riconducibile a criteri economici. Almeno non a breve termine.

      G.Stallman

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    2. Solo due piccole cosette; il dna venne "scoperto" prima, e ai suoi albori , come ogni novità, dominò i paradigmi dominanti e diede un alibi perfetto alle rinascenti rivendicazioni teutoniche.

      Certo, le razze umane non esistono, ma stiamo solo giocando con le parole. Non esistono neppure tra i cani; un cane, per ora, è un cane qualsiasi caratteristica abbia.
      Però non dimentichiamoci che con il dna sono riusciti a risalire ad un ceppo particolare di una determinata zona ristretta di una parte d'Italia fino a isolare una famiglia.

      Ho scritto qualcosina a tal proposito e ai fraintendimenti di fondo che spostano sempre "a benaltro" un certo tipo di approfondimento dai dati certi che pongono in essere le differenze.

      Non è possibile scindere la cultura dalla natura.
      Se vogliamo evolvere la nostra dimensione mentale, è bene fare questo passo.

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    3. Influenzò i paradigmi dominanti, sorry.

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    4. Anonimo05:43

      Secondo me "razza" e' un argomento fuorviante e posto male. Un tempo stava per famiglia, poi lo si e' esteso a tribu' e a nazione. Nell'ultima accezione aveva una valenza fisica, ma anche spirituale secondo la visione greca classica. I nazisti non la vedevano tanto diversamente dagli inglesi, con qualche estremismo circa il biondo dei nordici che i romani chiamavano canuti e che fino in Germania non erano nemmeno la maggioranza. Ma, essenzialmente, intendevano che l'estetica fosse la manifestazione della civilta' che questa portava con se'. Ovviamente, il compiacimento per l'essere cosi' piuttosto che cola' e' tipico di tutte le "razze", cosi' come gli ideali estetici non sono cosi' universli come vorremmo oggi. L'esempio che porti del cane e' illuminante: l'incrocio tra le varie razze serve a creare una specializzazione di cui l'estetica e' solo la manifestazione. Anche qui, sono stati gli inglesi i maestri. Comunque la si voglia mettere, i parametri in base ai quali viene valutato l'ospite o l'intruso in ogni comunita' non possono essere di tipo scientifico, nessuna persona disponendo di uno scanner per il DNA. Pero' sono sempre di tipo utilitaristico ed estetico. Alcuni negri africani sono considerati belli proprio perche' corrispondono al nostro ideale classico occidentale. Probabilmente, anche l'antropologo nazista li avrebbe considerati tali. Ma da un punto di vista della civilta' prodotta li avrebbe considerati inferiori o non abbastanza evoluti; in un contesto scientifico nel quale l'evoluzione avrebbe richiesto migliaia di anni, non una generazione o due. Se cio' sia disumano oppure no lo si vede oggi. Da noi nessuno si sentiva minacciato quando vedeva per strada una persona di colore. anzi, eravamo incuriositi in quanto pochi di noi avevano la possibilita' di recarsi all'estero a quei tempi. Allo stesso modo, se oggi ne vediamo moltitudini e non ci sentiamo minacciati significa che in noi c'e' qualcosa che non funziona bene. La nostra amigdala e' stata, con tutta probabilita' riprogrammata. E questo nno bbuono.

      G.Stallman

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    5. E infatti la frase significativa del senso che intendo è; non è possibile scindere la cultura dalla natura.

      A me pare che quasi tutti quelli che si interessano di politica, economia o giustizia, e cioè trattano in diversa misura la cultura, qualsiasi essa sia, si dimentichino troppo spesso che la trasmissione ereditaria non è solo una questione di dati caratteristici e doti innate, vi è anche una trasmissione di dati metafisici che vanno a formare il livello "netto" di consapevolezza, cioè quello che si manifesta come "prestatore di ultima istanza" nei momenti decisivi e determinanti della nostra vita (per usare una metafora economica che dovrebbe, e dico dovrebbe, sintetizzare un concetto complesso).

      Spero di essere stato spiegato :)

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  4. Anonimo20:04

    Su questo ho difficolta' a seguirti. Capisco la sensibilita' tutta socialista circa gli abominii passati, ma venendo da un argomento come quello degli stupri di Colonia, come si fa a pensare che la soluzione al problema sia politica o culturale ? La soluzione non puo' che essere militare. E quando si sceglie questa via il problema piu' serio e' la creazione di una potente coesione. Questo l'aveva capito anche Stalin che infatti sfrutto' il patriottismo creatosi in seguito all'invasione tedesca. Perche' aveva capito benissimo che per il Socialismo erano pochi a voler combattere. E cosi' fece ricorso agli istinti primordiali. E vinse la guerra. Noi siamo in una posizione ancora peggiore. Non c'e' in Europa un ideale comune, ne' genuino ne' imposto, non una lingua comune; non c'e' nemmeno piu' una visione nazionale e nemmeno la coesione familiare che una volta avevano tutti: proletari compresi. Quindi, con quali risorse si dovrebbero mai combattere i saraceni che i nostri governi continuano a riversarci in casa ? Se non si cambia registro si finisce come il topolino abulico che si lascia morire d'inedia. Iperspeciazione ? Magari ! Questo sarebbe proprio il momento. Invece, la nostra abulia dipende proprio dalla mancanza di riconoscimento della propria identita'. Cosa che tutti facciamo guardando in faccia il nostro prossimo e riconoscendoci in lui. E' proprio questa la ragione della nostra inazione. Della razza/famiglia non ci frega nulla; della democrazia non ci frega nulla; della liberta' nemmeno. Queste sono cose che cominceremo ad apprezzare solo una volte che le avremo perdute. Purtroppo, la nostra disgraziata situazione dipende proprio dall'applicazione di questi principi cosi' evoluti. Ma chi ci ha illuso non l'ha fatto per il nostro bene o per quello dell'Unanimita'... l'ha fatto per levarci di mezzo. Ed oggi non potrebbe essere piu' chiaro di cosi'. In Germania non comandano i nazisti. Comandano quelli che hanno sconfitto i nazisti. Q!uelli che si oppongono finiscono sotto gli idranti, come Pegida, o direttamente in galera come ex compagni che hanno capito fino a che punto sono stati ingannati. Vale la pena di ricordarlo. Non c'e' nulla che mi possa convincere del fatto che presto sara' cosi' anche qui. Gia' ci sono tutti i presupposti. Se non ci faranno ammazzare prima dai loro sicari, naturalmente.

    G.Stallman

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    1. Convengo al 100 per cento. Il mito della beneficenza culturale lasciamolo al '700/ '800.

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  5. Anonimo00:18

    quale problema ha la Merkel con il suo paese...?
    quello che hanno tutti i tedeschi, un bel "lavaggio del cervello" per gli stessi scopi del "piano morgenthau" .
    E non bisogna credere a certe perfide "prese di distanza" di certi ambienti "anglosassoni" ; non si tratta di un processo "endogeno" e non riguarda solo la germania ma l' intera europa ,volutamente calcolando che il peso della germania sarebbe stato fondamentale per trascinare con se tutto il continente .
    ws

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  6. Claudia09:39

    Bellissimo pezzo, denso e coinvolgente. Avendo vissuto in Germania ho sperimentato quanto i tedeschi siano diversi da ogni altro popolo europeo: come i bambini, hanno bisogno di regole, di vademecum, di direttive dall'alto. Non solo rispettano i vertici, le istituzioni e le gerarchie ma le bramano. È come se avessero dei complessi di origine infantile, di insicurezza nelle proprie capacità personali. Ti faccio un esempio: stavo passeggiando verso casa lungo un marciapiede diviso tra pedoni e ciclisti. Una delle mie borse della spesa stava ondeggiando oltre la riga divisiva quando un ciclista me lo fece notare urlandomi in faccia con una violenza che mi ammutoli' . La sua rabbia era talmente eccessiva da ricordare quella di un bimbo a cui si sia tolto un gioco. Non fu l'unico strano caso che mi capitò.
    Lavorando nel turismo, vedo quanto i tedeschi siano rilassati qui da noi e pur criticando la nostra anarchia stradale e il disordine si legge nelle loro facce autentica incredulità: non riescono a capire come si riesca a vivere 'aggirando' le regole, anche solo un pochino... incredulità mista ad un invidia che mai ammetteranno di provare.

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    1. Si in Germania c'è un vero odio verso la nazione Germania, sopratutto dal partito Bündnis90/Grüne un po meno dalla sinistra (SPD/Linke). Quanto sia diffuso questo odio nella popolazione non saprei dirlo.

      In Germania comunque esiste ancora un nazionalismo estremo, come si vede nelle parole di Volker Kauder nel 2011, "da oggi in poi in Europa si parla tedesco".
      Se si legge regolarmente questo si capisce che il nazionalismo in Germania è tutt'altro che sparito, era solo coperto (fino al 2010) poi con lo scoppio della crisi europea pian piano si sta scoprendo.
      I tedesci hanno il più grande Think Thank mediatico europeo (Bertelsmann Stiftung) che opera sopratutto fuori dalla Germania, anche negli negli USA.
      Bertelsmann lavora intensamente insieme al "Auswertige Amt" che è statale.
      Bertelsmann segue esclusivamente interessi tedesci.
      Secondo mè i media tedesci insieme allo stato tedesco influenzano massicciamente i media europei, naturalmente a favore della Germania.

      Lascia che entrino altri 1 o 2 millioni di migranti in Germania è vedrai che i verdi tedesci spariscono del tutto, la sinistra scende sotto il 10%, la CDU se non cambia rotta scende ampiamente sotto il 20% è AfD và ampiamente sopra il 20% è diventerà il partito più forte della Germania.

      È attenzione che la Germania si sta riarmando è qui dovrebbero suonare le campanelle d'allarme.

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  7. Claudia09:52

    Credo che questo senso di inadeguatezza sia il vero cavallo di Troia attraverso cui l'autorazzismo li distruggerà. Hai ragione: gli italiani, pur disprezzandosi, non odiano se stessi, anzi! Qualche speranza ancora l'abbiamo.

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    1. A proposito di auto-razzismo segnalo:
      "Quo vado": risate liberiste
      http://www.appelloalpopolo.it/?p=15095

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  8. Anonimo16:45

    Strana chiave di lettura: germanofobia, islamofobia ed Ida Magli (l'amica di David Ike).
    Mah...


    MATTEO

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    1. Abbiamo capito; ti piace catalogare, sistemare, impacchettare.
      Di sicuro i traslochi li sai fare, bravo.

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  9. Anonimo21:22

    Ce l'ha ancora con me perché non ho voluto seguirla nel sui piccolo solipsismo dialettico?
    Non porti rancore che la vita è breve.
    Per il resto, condivido il commento dell'utente Stallman (la germania è quella che è dopo la sconfitta dell'Europa, e fra allora ed oggi vi è una sostanziale differenza).

    MATTEO

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    1. Ho come una sensazione di.... di...deja vu.

      Quando sento/leggo la parola Marx metto mano alla fondina :))))

      Quindi ricapitoliamo: giusnaturalismo, islamofobia, germanofobia, solipsismo.
      Potresti argomentare meno LOL.

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    2. Anonimo11:37

      Dove abbia letto Marx lo sa solo lei.
      MATTEO

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    3. Nel commento dell'altro post caro (?e poi perchè urli il nome? ti chiami... Matteo, ho capito nè).

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    4. Anonimo11:09

      Ma qui non si sta parlando dell'altro post, ma di questo.
      Oppure il suo scopo è, come sembra evidente, continuare una sterile polemica ad hominem?
      MATTEO

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    5. Probabilmente la padrona di casa mi rimetterà in riga, ma...non si capisce bene di cosa stai parlando.
      ?Affibi etichette e lo chiameresti parlare?
      ?Ce la fai a esprimerti argomentando, oppure temi di manifestare la tua "essenza"?

      Le "armi" che usi potrebbero " to come back"...

      ?Vuoi che dica che sono islamofobo? Ok, sono islamofobo!
      ?Stai meglio?
      ?Ti ho risollevato l'umore?
      Lo so, sono un inguaribile altruista ;)

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    6. Anonimo06:01

      Non ho idea del perchè lei si è convinto che a me interessi qualcosa di quello che pensa, ma mi spiace deluderla.
      Se volessi saperlo verrei sul suo blog e lo scoprirei.
      Qui è in esame un post di lameduck, a mio giudizio abbastanza folle.
      PS: che io sappia in italiano i punti interrogativi vanno solo alla fine.

      MATTEO

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    7. Barbara rimettimi al mio posto quando lo riterrai opportuno, ma non è possibile che questi professionisti della supercazzola spargano definizioni a dx e sx e soprattutto a cazzo.
      Caro Matteo, se tu fossi venuto nel blog dove scrivo avresti capito che io col giusnaturalismo centro poco anzi niente, è solo la tua cattiva abitudine a cercare di screditare quelli che non la pensano come te che ti porta a catalogare negativamente il pensiero degli altri (e "errando" di molto anche).
      Cercare di tenere lontano da te qualcosa che tu ritieni possa nuocerti non credo sia una fobia, ?sarebbe come dire che i mussulmani sono alcoolofobici, o anche insaccatofobici? Suvvia... (che bello usare questi esortativi accademici :)

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  10. Anonimo11:35

    Conoscete la Taqqiya? E' la prescrizione del Corano che dice di mentire agli infedeli quando questo porta vantaggi all'Islam. Quando un islamico dice cose che sembrano poco islamiche, magari davanti alle telecamere del Formigli o della Gruber di turno, sappiate che potrebbe trattarsi del "sacro inganno" prescritto dall'Islam. Qui una bella spegazione: https://www.youtube.com/watch?v=Vg5TY5CPrzk
    FABRY

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    1. 'N'artro islamofobo...

      Ottimo, sai che non me la ricordavo, e dato che l'unico vero islamico è colui che sa interpretare gli scritti--cioè chiunque sappia leggere perlomeno--ecco che posso mentire quando ritengo che colui che mi trovo davanti non sia un autentico islamico (quindi tutte le volte che lo ritengo opportuno).

      La verità è che non lo sappiamo apprezzare; ?a che servono tutti gli altri libri quando ne hai uno che ti permette un'interpretazione solipsistica del tutto ?(ho appena imparato 'sta parola e guarda il caso?!).

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  11. Interessante come sempre! Mi piace il tuo stile e si evince un livello culturale per me molto invidiabile. Vorrei capire meglio una cosa: come mai un popolo che tende all'autodistruzione, per un innato istinto di morte o perché "costretto" dai propri governanti, vorrebbe allo stesso tempo dominare a livello economico sugli altri? Forse oltre all'odio dei tedeschi per i tedeschi c'è anche quello per l'umanità intera, o quantomeno per l'Europa? Mi permetto inoltre ti chiederti una cosa non attinente a questo post ma che volevo chiederti da un po'. Spero di spiegarmi bene perché non è né una critica né una provocazione. A volte ho come l'impressione che, al di là delle critiche argomentate e condivisibili verso l'immigrazione e l'invasione,ci sia da parte tua un disprezzo di fondo nei confronti di alcune "razze"(magari non è il termine più giusto, perdonami!). So che si parte da un punto di vista sbagliato di solito, ovvero quello che tutti dovrebbero essere a favore della società multietnica, pena l'essere accusati di razzismo e mancanza di sensibilità.Io credo invece che si abbia tutto il diritto di essere pro o contro qualsiasi forma di società quindi anche quella multi-etnica, e non ci sia nulla di male nell'essere razzisti. Questo per specificare che la mia curiosità è finalizzata capire meglio il tuo pensiero, il tuo punto di partenza nelle ottime analisi e critiche che formuli. Scusa se mi sono dilungato, spero davvero di essermi fatto comprendere e di non averti irritata perché non è assolutamente il mio scopo. Ti seguo sempre molto volentieri. Amedeo

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  12. Leggo in grave ritardo (cenere...)
    Spero non dispiaceranno i due riferimenti seguenti.

    Axel Munthe sui tedeschi :
    "È un krankes Volk "
    In Kaputt di C. Malaparte

    "Stalin nella sua lotta contro la rivoluzione permanente s'appoggia sull'egoismo piccolo borghese dei kulaki, o contadini ricchi, e sull'ignoranza delle masse contadine che non hanno rinunciato al loro atavico odio per gli ebrei "

    In Tecnica del colpo di stato di C. Malaparte

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