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mercoledì 4 giugno 2014

Cominciare a progettare il futuro



Non conoscevo questo manifesto di propaganda democristiana delle elezioni del 1948, l'ho scoperto oggi per caso e quei bimbetti falcemartellomuniti mi hanno fatto trasalire perché mi hanno immediatamente ricordato quest'altro bimbetto. Il disegnatore è riuscito a preconizzare un piccolo Matteo ("tesoro di mamma") e un piccolo Valter ("siamo buoni") in marcia verso il futuro dell'attuale piddinismo, fenomeno indubbiamente caratterizzato da quella anencefalia che è nominata nella volgare e popolaresca rima baciata dello slogan.
Non so voi ma io trovo desolante che questa immagine ormai rappresenti purtroppo la realtà di un popolo "di sinistra" composto da decorticati, contenti di vedere il governo applicare politiche pro-cicliche suicide per la nostra economia solo perché toccano la proprietà privata, perché sembrano offrire l'opportunità di giungere al  redde rationem con l'odiata borghesia. Muoia il ricco con tutte le partite IVA. Non sono quelli che trovano assolutamente erotica la parola patrimoniale? Che di fatto vogliono che la tassa di successione (si parla di portarla al 40%) diventi la giusta punizione di chi subisce un lutto in famiglia?
"Ma i figli che hanno fatto per meritare quel lascito? E' giusto, quindi, pagare la tassa di successione" ti commenta il solito piddino, sul social. Come se fossimo tutti figli di Bill Gates)
Se gli ricordi che si tratta comunque di patrimoni accumulati in anni di lavoro e sacrifici, già ampiamente tassati negli anni, risponde: "Ma quei padri che hanno potuto, quanto hanno rubato?"
Ecco, la proprietà come un furto. Sono ancora fermi lì. Ma cos'hanno nella testa? Si sospetta il nulla, appunto.
Ma non parliamo più di queste miserie e di questi fottuti cialtroni, prigionieri del passato che presto sentiranno anche loro sul collo il fiato di Madame Lagarde. Passiamo alle cose serie e pensiamo al futuro. Un futuro che dovrà per forza di cosa rappresentare qualcosa di nuovo, superando i dualismi artificiali ed artificiosi e che dobbiamo sforzarci di cominciare ad immaginare.

Vi suggerisco la lettura di due articoli che ho trovato assai interessanti e che potrebbero rappresentare un ottimo punto di partenza per la discussione sul superamento dei concetti di destra e sinistra in funzione di un fronte comune contro il mondialismo e, nella realtà europea, l'eurocrazia: "Se fossi francese", di Costanzo Preve (del 2012), e "Un Front National anche per l'Italia", l'ultimo post del blog di Eugenio Orso.

Da quest'ultimo traggo questa citazione che mi pare cogliere il punto cruciale: 
"Infine, nella fase “protorivoluzionaria” le battaglie, realisticamente, avverranno in buona misura dentro il capitalismo e non fuori, si cercherà di modificare, non di superare, i rapporti sociali e di produzione combattendo la prevalenza della classe globale finanziaria sul resto della società e quella del capitale finanziario sul capitale produttivo. Di questo occorre prendere atto, senza continuare a cullarsi in sogni di crollismo improvviso o di miracolosa fuoriuscita, che gli esiti del novecento dovrebbero avere già dissolto."
Questo percorso dovrà essere compiuto da partiti esistenti o nuove entità politiche coalizzate per realizzare un progetto comune, assai simile a quello che portò alla nascita della repubblica. Simile nello spirito e non nella prassi, nel senso che bisognerebbe evitare stavolta le ambiguità, complicità e gattopardismi che caratterizzarono quell'esperienza. 
Ed ecco, in proposito, altro manifesto di propaganda del 1948, questa volta del Fronte nazionale, ovvero la coalizione PSI-PCI. Notate l'uso di parole come PATRIA, NAZIONALE, ONORE, INDIPENDENZA. Termini che settant'anni dopo il Partito Democratico considera reazionari e fascisti. Un certo senso di vertigine è normale, non preoccupatevi. E' l'inversione dei poli magnetici. 
Vi meravigliate ancora del fatto che se fossi inglese voterei Farage e se fossi francese voterei Marine, come Costanzo Preve?


lunedì 2 giugno 2014

Il mostro europeo genera sogni


Secondo lo statista ateniese Alexis Tsipras, le mostruosità create dall'austerity sono Marine Le Pen e Nigel Farage, non l'euro e le politiche di shock economy eurocratiche che infiniti lutti addussero agli achei suoi compatrioti. 
Tsipras è colui che ha appena fatto l'Erasmus politico in Italia pescando a strascico tutto il meglio intellettualume della sinistra griffata per mandare la figlia del poro Spinelli a Bruxelles a difendere il sogno europeo. 
Farage invece è quello che a Bruxelles da qualche anno dice in faccia a Van Rompuy, a Barroso, a Schultz e agli altri anominati che il loro sogno sta traballando e rischia però, crollando, di distruggere i popoli europei come ha già distrutto la Grecia. 
Secondo voi non è questo uno scontro, oltre che tra politici e cialtroni, tra realtà fattuale ed allucinatoria? Tra un signore lucido, Farage, e un lucido sognatore, Tsipras, convinto di poter modificare l'assetto dell'Europa e dell'eurozona come manipola i propri sogni? 

L'Europa come ologramma, la sua trasformazione in illusione, in prestigio, grazie ai media compiacenti, serve unicamente a nascondere il carattere servile e criminalmente collaborazionista dei suoi esecutori materiali. I mandanti sperano che il pubblico, catturato dal prestigio dei maghetti sul palco, rimanga imbambolato e, alla fine, applauda la sparizione nel nulla del benessere di intere generazioni. 
Le Pen e Farage sono quelli che, seduti tra il pubblico, rivelano il trucco ad alta voce ed è ovvio che il pubblico, che vuole cadere nell'inganno del prestigio, che vuole la magia e non la realtà, che sa benissimo che è un trucco ma non vuole che glielo si sveli, si rivolti e cerchi di linciarli.

Su questo sentimento di attaccamento all'illusione conta la propaganda del complesso militante-industriale ideologico del PPU (Partito del Pensiero Unico),  che mira a mostrificare i dissidenti. 
In Italia, ancor più di Marine Le Pen, che pure è uscita vittoriosa in Francia dalle elezioni europee e si è alleata con la Lega Nord antieuro di Salvini, è Nigel Farage, il leader dell'UKIP, il partito indipendentista britannico a preoccupare il mainstream.
Oltretutto dopo che Beppe Grillo ha annunciato di volerci fare gruppo assieme, piuttosto che con i Verdi della patriota tedesca Ska Keller e del residuato bellico sessantottino Daniel Cohn-Bendit.
E' bastato questo per far distogliere l'occhio di Sauron da Marine e Matteo e farlo posare sull'inglese. Non sia mai che venga dalla Contea e sua madre si scopra fare Baggins di cognome. La saga tolkieniana potrebbe avverarsi nella storia: Nigel che getta l'euro nel fuoco del monte Fato con Van Rompuy attaccato ai bullocks.

Se Grillo è percepito come il pericolo (più per i suoi sottosignificati, probabilmente), Grillo + Farage è la bomba atomica. Pori piddini, sempre affamati di un oggetto sul quale proiettare il loro delirio paranoideo di persecuzione, dopo che Berlusconi è stato ormai cooptato come disinnescato e perciò innocuo alleato. Il paradosso è che pure i militanti del M5S sono preoccupati dell'alleanza con Farage perché "è fascista". Sapete, l'antifascismo in assenza di fascismo, che si accompagna all'anticomunismo in assenza di comunismo nella grande nube tossica sprigionata per confondere gli schieramenti politici da quello che sarebbe l'obiettivo comune per il quale i cittadini dovrebbero lottare assieme.

E' fascista Farage? E' un nazionalista, indipendentista e mette il suo popolo al primo posto, prima degli altri. Come Putin, del resto. Tutto qui. 
E' normale che in un paese di lavoratori per il re di Prussia, di persone che considerano la patria un valore fascista e il patriottismo una cosa che si usa ogni quattro anni quando ci sono i mondiali di calcio la cosa sia sconvolgente. Un'eresia contro il Partito della Parte Giusta, i cui principali miti fondativi sono il Falso buonismo, la Cosmetica dei diritti civili, il Femminismo piagnone, l'Omologazione e la Retorica del migrante.
Sapere che c'è qualcuno che si oppone a questa weltanschauung (la maiuscola è muta) che serve così bene la globalizzazione al servizio del capitalismo assoluto, li sconvolge.

In questo filmato, piuttosto lungo e in lingua originale senza sottotitoli (ma che ve frega, voi avete fatto l'Erasmus, no?) tratto direttamente dal sito dell'UKIP, dove si trovano anche i programmi politici per le tematiche locali ed europee, così leggete da voi di cosa si tratta senza bisogno di quei giornalacci e delle trasmissioni di sprofondamento, sono raccolti alcuni dei più interessanti interventi di Nigel Farage al Parlamento europeo. Nigel che dice a Van Rompuy "Ma lei chi è, chi l'ha eletta?", che strapazza il compagno Barroso, che ricorda il ruolo dominante della Germania e gli errori nell'applicazione della moneta unica; che ricorda come i governi legittimi di Grecia e Italia siano stati rovesciati da manovre di palazzo europee e sostituiti con governi fantoccio. Che ricorda come Francia e Germania non possano coabitare in questa Europa a queste condizioni; che denuncia la tragedia greca e quella prossima spagnola. Che ne ha per Monti e per Draghi e soprattutto per quelli che, ascoltandolo, ridacchiano e scuotono la testa, non immaginando che un giorno, quando saranno chiamati a rispondere del loro operato, avranno ben poco da ridere. Solo guardare la loro reazione alle parole di Farage è uno spettacolo con goduria annessa infinita.

Onestà intellettuale vorrebbe quindi, anche se è ormai noto che le due parole formano un ossimoro, che si riconoscesse a Farage il merito di essere l'unico a raccontare ai cittadini europei con una certa passione Cromwelliana, il vero volto dell'istituzione europea per metterli in guardia contro di essa. Soprattutto riguardo alla minaccia che essa rappresenta de facto per la nostra DEMOCRAZIA. Dovreste dirgli grazie, almeno.


lunedì 28 aprile 2014

Contro l'euro, con convinzione e senza rimpianti, e per l'Italia



"I migranti oggi sono l'elemento umano, l'avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà lo stile di vita per moltissimi di noi."

Le elezioni europee, se non sono le politiche, ne sono un'ottima imitazione.  E, per quanto mi riguarda, le europee di quest'anno sono più politiche di quanto si possa immaginare. Forse ancora più politiche delle politiche, se mi perdonate il gioco di parole. Spiego subito il perché e mi scuso se la premessa ad una dichiarazione di voto sarà un po' lunga.

Prima che deflagrasse la crisi ci potevamo permettere il lusso di mandare all'Europarlamento dei pupi variopinti a far finta di governare l'Europa in base a puri ideali e riconoscendoci nelle varie sfumature politiche di questi ideali. Se eravamo di destra o di sinistra si votava in base a queste etichette identitarie. L'Europa non era certamente cosa da tagliarcisi le vene, né da consumarcisi le meningi, era semplicemente carino mandare i vessilli e i tamburini delle nostre contrade al Palio di Bruxelles. La politica era altra faccenda, era una questione interna, l'Europa era una cosa in più, un diversivo.

Dal 2008 in poi tutto è cambiato. Il terremoto dello shock del debito ha fatto crollare l'intera architettura dell'Europa facendoci scoprire che i sontuosi ponti e palazzi con i quali il Grande Architetto aveva voluto ornare le banconote della moneta unica erano più pericolanti delle villette abusive costruite con cemento depotenziato.
Nel 2011 ci siamo accorti improvvisamente che non eravamo più padroni in casa nostra, che quell'Europa dei pupi stava governandoci per conto terzi, spazzando via governi molesti ma pur sempre eletti da noi, immischiandosi nei nostri affari, facendoci i conti in tasca, contandoci i maccheroni in bocca, mettendo in discussione il nostro stile di vita, il nostro benessere acquisito in decenni di duro lavoro e sacrifici, le nostre capacità, i nostri talenti e trattandoci come Untermenschen (il tedesco non è casuale) o bambini deficienti da rieducare alla durezza del vivere.

E' stato in quel periodo che chi voleva informarsi del perché l'Europa stava interessandosi così pesantemente e così insistentemente a noi ha potuto scoprire quale fosse il motivo di tale intrusione ed il perché di quella sensazione sgradevole che giorno dopo giorno provavamo di occupazione da parte di un governo di collaborazionisti del nemico, quasi di invasione aliena.
Chi scrive e tanti altri come me che avevano vissuto fino a quel momento nell'ignoranza economica e giuridica più completa, crogiolandosi nella democrazia data per scontata, hanno potuto aprire gli occhi grazie al lavoro di Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Antonio Maria Rinaldi, Luciano Barra Caracciolo  - ed altri ma soprattutto loro  - che hanno fatto della divulgazione dei veri motivi della crisi economica, al di là delle menzogne della propaganda dei media, una vera e propria missione, sia detto senza paura di cadere nella retorica.

Grazie a loro abbiamo scoperto che il mezzo per dominarci in quel modo così umiliante non era altro che l'euro, la moneta unica che, la teoria economica e proprio quella neoliberista insegnava ed insegna, non deve mai essere applicata ad un'area disomogenea come un'unione di paesi sovrani senza aver prima stabilito un governo e regole comuni perché altrimenti si dà la possibilità ad un paese forte, in grado cioè di farsi le regole su misura, di dominare gli altri e, per esempio, eliminare pericolosi concorrenti economici attraverso il vincolo della fissità del cambio. Era già successo in Argentina con il dollaro negli anni 90 e, ancora una volta, la teoria dell'OCA, applicata al contrario, stava diventando un'arma di distruzione economica al servizio del capitalismo assoluto.
Infatti, nelle immagini della Grecia umiliata, offesa e ridotta alla fame, stiamo ormai riconoscendo i segni inconfondibili di quella shock economy descritta da Naomi Klein in quello che sta rivelandosi uno dei testi più importanti di quest'inizio di millennio.
Ciò che, negli ultimi quarant'anni, aveva cancellato diritti acquisiti, allargato a dismisura la forbice tra l'1 e il 99% della popolazione, permesso la pretesa del primato delle élites e distrutto secoli di conquiste sociali fino a minare il concetto stesso di democrazia, dal Sudamerica all'Asia, era infine giunto a conquistarci. L'ultima tappa di un trionfante tour mondiale.

L'Europa dei morituri per Maastricht e degli inni alla gioia (ma che te ridi?) non esisteva, era solo un guscio pieno di retorica pelosa, l'europarlamento era solo la scenografia per una messinscena, quella che permetteva alla Germania - il paese dominante della situazione - di riprovarci per la terza volta in cent'anni a ridurre il resto del continente ad un'ammasso di nazioni immiserite a lei asservite.  E' la coazione al mercantilismo. Non è colpa loro, li hanno disegnati così.
Se l'euro era stato un errore ed era noto da decenni che,  alla prima grave crisi periodica, sarebbe finita così, se lo avevano fatto comunque c'era una sola spiegazione: la cosa era stata voluta.
L'Europa era stata costruita in maniera tale da permettere il dominio di alcuni paesi sugli altri, con la finanza ormai degenerata in neoplasia che avrebbe potuto speculare sui destini di paesi interi decidendo chi doveva crepare e chi no, ed eravamo in guerra economica, uno contro l'altro, senza saperlo. Alla faccia dei Nobel per la Pace. Quegli zuzzurelloni degli americani con i loro mutui subprime avevano fatto saltare tutto e, per lo meno, ora si giocava allo scoperto.

Dopo anni, grazie all'opera di divulgazione dei succitati volonterosi e attraverso comitati, congressi, blog, libri, video, film, programmi televisivi e quant'altro, si è riusciti a far conoscere il problema euro, ad esporlo nudo sul tavolo autoptico. E' stato finalmente fatto in Italia ciò che già si stava facendo, in ambito accademico e non, in tutta Europa, soprattutto nei paesi colpiti più duramente dalla crisi, ma perfino nella Germania che credeva di avvantaggiarsi solamente dalla moneta unica e non è escluso potrebbe paradossalmente essere quella che dovrà uscirne per prima per salvare capra e crauti.
Dal lavoro instancabile di informazione di questi esperti al servizio della conoscenza è nata una parola nuova: euroscetticismo.
In Europa sono sorti partiti che mettono in discussione l'euro e che per comodità di etichettatura chiamiamo antieuro o appunto euroscettici, come l'AfD in Germania.
In Gran Bretagna Nigel Farage con il suo Ukip che addirittura vorrebbe far uscire il Regno Unito dall'Unione Europea (seppure l'UK non sia nell'euro, anche grazie alla Thatcher) è attualmente nei sondaggi il primo partito. Ovviamente la stampa di espressione debenedettina lo chiama "il Grillo di Londra".
In Francia Marine Le Pen mette al primo posto del programma del Front National l'uscita dall'euro e la ridefinizione delle regole europee, accingendosi anch'ella ad ottenere un grande successo elettorale.
Sull'onda delle disgrazie patite dai paesi dell'eurozona, altre nazioni stanno rivedendo in tutta fretta i loro piani di ingresso ed altre persevereranno nell'orgoglio di non esserci mai volute entrare, avendo avuto pienamente ragione.

E in Italia? Spiegare cose che richiedono un minimo di ragionamento a gente tenuta volutamente nell'ignoranza o tutt'al più nutrita con le pappine predigerite della televisione è tecnica sopraffina, non è da tutti. Se poi tra queste tabule rase da alfabetizzare vi sono i politici l'impresa può sembrare senza speranza. Non parliamo poi se i politici sono dei somari, o ragionano in malafede perché sono ignoranti a comando - sono pur sempre dei pupi, ricordate? e fingono di non capire.
Qui sta il merito principale di Alberto, Claudio, Antonio e Luciano nell'aver non solo fatto capire il problema ad un pubblico sempre più vasto, di avere animato e tenuto vivo il dibattito, oltretutto lottando contro un pensiero unico dominante che era espressione di quello che è stato definito il PUDE, il Partito Unico dell'Euro, dotato di una fenomenale macchina di propaganda dotata di tutti gli accessori di mistificazione e menzogna, ma di avere finalmente trovato chi pare aver compreso la gravità del problema e delle conseguenze che colpiranno tutti noi se non vi si porrà rimedio.

Perché, parliamoci chiaro, qui non è in ballo la vittoria del proprio partito al Palio e il portarsi a casa la porchetta arrosto o almeno il pupazzone di peluche di consolazione. Non è il momento di fare distinguo e mettersi a discutere se la porta tagliafuoco dalla quale fuggire deve stare a sinistra perché quella a destra no, non sta bene, come insiste ad incaponirsi da anni il sinistrume economico.
Qui è in ballo la nostra vita. Sono in gioco i nostri interessi, le nostre proprietà, i nostri diritti, Il nostro lavoro, minacciato dai job-acts dei mezzi toscani ricopiati con la carta-carbone dalle leggi Hartz tedesche - perché anche i tedeschi, come l'altra volta, stanno pagando un prezzo alto al Reich, con l'Anschluss interno e la deflazione salariale.
Da noi c'è gente che si ammazza, migliaia di esodati, disoccupati, licenziati, giovani senza futuro e pensionati che stanno vivendo una vita di pura merda. La classe produttiva, dagli imprenditori ai loro operai, è minacciata di estinzione. Il destino della classe media previsto dalla dittatura del debito non è l'incremento del suo benessere ma una drammatica retrocessione nel Lumpenproletariat.
Si sta mettendo in discussione la democrazia, con ciò che ne resta affidato ad una serie di governi non eletti ma nominati da pseudosovrani, che si susseguono con l'unico scopo di portare avanti un'agenda da proconsoli di una provincia, anzi un Land, dell'impero. E' in gioco anche l'identità nazionale, non solo il concetto di patria che non ha mai avuto molta fortuna in Italia perché quando l'Italia è stata fatta non si sono fatti gli italiani. Tra parentesi, questa volta potrebbe essere la volta buona, chissà.

Trovare un partito che si schierasse apertamente contro l'euro e il dispotismo eurocratico anche in Italia non è stato facile.
Chi siano i collaborazionisti è chiaro. E' in primo luogo il Partito Democratico, il famigerato serpentone metamorfico, che considera valide solo le elezioni dei suoi segretari e scherani da parte della propria base. Le chiamano primarie ma sono anche ultimarie, perché sta diventando l'unica forma di consenso popolare che ancora tollerino e chissà ancora per quanto.
Berlusconi, che pure ci ha rimesso le penne da premier a causa delle attenzioni dell'Europa e di quell'agenzia di recupero crediti per conto delle banche tedesche che è la BCE, oltre ad essere politicamente finito non riesce a fare altro che la stampella al PD assieme agli altri partiti frattaglia del PUDE. Non capisce e non vuole capire anche se c'è chi ha tentato in tutti i modi di farglielo capire. Pazienza. Del resto, se non sono in ballo i suoi interessi personali, non è che si possa pretendere più di tanto da lui. Si sapeva.

Dalla parte delle opposizioni, il Movimento Cinque Stelle, caratterizzato da una base anche vogliosa di imparare e bravina, ha però un'altezza che crede di aver già imparato tutto e che alla fine fa come cavolo le pare, infischiandosene della base, quindi farnetica di referendum impossibili e, per bocca del suo manager capellone, si rifiuta di prendere in considerazione l'uscita dall'euro.
Vede, Casaleggio, in questi foschi momenti, la parola d'ordine per salvarsi è "fuori dall'euro", non "Pippo". Chi non la conosce finisce nel tritacarne della storia. Pazienza. Aver mandato i vostri in Parlamento a far schiumare di rabbia il PD è valso il biglietto. Speravamo che avreste capito anche il resto. Non lo volete fare. Grazie di tutto. Per il resto, faremo loro sapere. Chiamiamo noi.

Vorrei spendere un paio di parole in più sulla sinistra, che ho lasciato al suo destino da tempo e che ogni giorno meno rimpiango. Intendo quella specie di sinistra che occupa la sedia a sinistra del PD, ovvero dell'avanguardia della reazione.
L'altra sera ho visto uno spettacolo tristissimo. La Barbara Spinelli, quella che, per far finta che esista una sinistra antagonista all'eurocrazia, manda avanti il greco che non ha niente da perdere e che è venuto a candidarsi qua perché al suo paese, difendendo ancora e comunque l'euro, probabilmente je menerebbero.
L'operazione Tsipras, rappresentata in televisione dalla compagna di colui che propugnava la riscoperta per noi della durezza del vivere è forse il punto più basso, la fossa delle Marianne della sinistra. Mi ricorda quelle infernali graticole elettriche che d'estate servono a friggere gli insetti molesti, attirati dalla loro luce. Infatti ci stanno cascando tutti, soprattutto gli intellettuali, gli ex ragazzi e ragazze immagine della sinistra, gli scrittori, i chitarrosi di partito, i punkamminkia di sessant'anni e quelli tanto ma tanto democratici.
C'è poi SEL, che se possibile, ma per la sinistra ormai nulla è impossibile, è ancora peggio. Ricordate la citazione all'inizio, quella sui migranti e lo stile di vita? Appartiene a Laura Boldrini, quella della ghigliottina. Eccovi il video.

 

La riscrivo così vi si imprime meglio nella memoria: 
"I migranti oggi sono l'elemento umano, l'avanguardia di questa globalizzazione e ci offrono uno stile di vita che presto sarà lo stile di vita per moltissimi di noi."


"Per moltissimi di noi". Non dice che sarà lo stile di vita di tutti noi, ovvero lei compresa, ma di moltissimi di noi, cioè di voi. Capito? Voi farete la fine dei migranti, ovvero sarete dei disperati, e lei vivrà su Elysium.
E' lo stesso tono delle funzionarie messe a governatrici dei paesi conquistati dalle guerre imperiali e non vi meravigli che una messa lì dalla sinistra elogi a quel modo la globalizzazione, ovvero il capitalismo unchained, anzi, il capitalesimo. E' l'internazionalsocialismo la loro nuova mutazione.

Ecco, dichiarando il mio prossimo voto alle europee per la Lega Nord, l'unico partito - assieme a Fratelli d'Italia - che ha avuto l'umiltà di studiare assieme a noi e a capire, grazie soprattutto alla buona volontà di Matteo Salvini, che ha imparato la parola d'ordine, dichiaro altresì che lo farò senza alcun rimpianto del tipo "avrei preferito che ci fosse arrivato un altro partito". E questo è l'unico punto di dissenso che ho trovato nella bella dichiarazione di voto di Alberto Bagnai a favore di Claudio Borghi che sottoscrivo. Se la sinistra ci fosse arrivata a capire la questione euro non sarebbe stata sinistra. Ripeto, loro sono il Partito Internazista. Una Boldrini che dice quelle cose, che esprime una tale coscienza elitaria, ultraclassista ed autorazzista ormai è immaginabile solo a sinistra. Che non sia più solo un problema di PD che ha perso la testa lo dimostrano le miserie di SEL e gli effetti del TroikaHeuroCannabinolo (copyright IstitutoPUDE) delle Spinelli. Pazienza, finiranno nel tritacarne storico con i grilli. Il macinato sarà più saporito.
Aggiungo che se Salvini non ci tradirà e sarà disposto a vincere questa battaglia tutti assieme, facendo prima l'Italia sovrana e permettendole di risollevarsi e poi discutendo pure di autonomie, senza più discorsi su terroni ed altro, potrà contare sul mio sostegno anche in futuro. Ecco perché la mia scelta è assolutamente politica. E ribadisco che se fossi francese o inglese voterei Marine Le Pen o Nigel Farage senza indugi.

Sostengo quindi anch'io la candidatura di Claudio Borghi, se non altro per riconoscenza verso colui che ha contribuito con i suoi storify, video e articoli ad aprirmi gli occhi e, non potendolo votare direttamente, appartenendo ad un altro collegio, voterò molto volentieri Francesca Donato, non perché dddonna ma perché brava, tenace ed altra instancabile animatrice del dibattito sull'euro. Sono felice di poter appoggiare e votare persone che conosco, non ancora personalmente purtroppo ma attraverso il loro lavoro che seguo ormai da anni. 
E' tutto. Così è se vi piace. Astenersi maldipancisti e distinguaroli, usceri da sinistra e cagacazzi dei vari Fronti Popolari di Giudea. Qui si salva l'Italia o si muore.

sabato 18 gennaio 2014

Il keynesismo ben temperato

 
"1. Il mistero. Nessuna componente del PD sta mettendo al centro del suo programma politico delle proposte per uscire dalla crisi. La cosa è tanto più strana, almeno a prima vista, perché nella cultura economica della sinistra queste proposte invece non solo esistono, ma sono ovvie; e non solo sono ovvie, ma sono ancorate molto solidamente alla teoria e alla storia economica. Questa clamorosa assenza deve essere spiegata. Non è sufficiente invocare la stupidità, la corruzione e l'ignoranza dei politici del PD, che sono peraltro sotto gli occhi di tutti.  Perché come vedremo essere ignoranti e stupidi può essere non tanto un caso quanto una scelta, come lo è ovviamente essere corrotti."
(fonte: Guido Ortona "Il mistero della sinistra scomparsa" dal blog Goofynomics.)

Un articolo come questo, del quale consiglio vivamente la lettura integrale, andrebbe mandato a memoria, anzi, riscritto cento volte sulla lavagna o sul muro del tempio, da coloro i quali scrivono articoli come quest'altro

Quello di Ortona è un testo provvidenziale,  tagliente ma necessario come un bisturi, la cui pubblicazione sul blog di Bagnai giunge nel giorno in cui Berlusconi si reca nella sede del PD a colloquio con il segretario. Consiglio Renzi di indossare un segno di riconoscimento, non si sa mai. Un gesto, questa sorta di Teano 2.0, che è un coming out e non per Berlusconi ma per il PD e che rappresenta forse l'inizio dell'abiura dell'antiberlusconismo rituale ormai diventato ridondante, visto che gli europadroni del vaporetto piddino hanno provveduto loro stessi al decommissioning dell'anziano statista brianzolo. Del resto era ora che si ufficializzasse una relazione ventennale con lui che va in visita alla famiglia di lei. Peccato solo che il giaguaro visiti la dépandance con Bersani ancora indisponibile ad accoglierlo. Sarà per la prossima volta, quando celebreranno la fusione definitiva. Un corpo e un anima.

Ortona esprime perfettamente la sensazione di coloro che si sentono traditi dalla sinistra ma non commettono l'errore di non considerarla più sinistra perché sanno che purtroppo quella è proprio la sinistra originale con il marchio D.O.P. uscita dal sessantotto e i cui rappresentanti, in riferimento alla questione europea e sovranista legata a filo doppio al "come uscire dalla crisi", possono al massimo essere catalogati in due grossi filoni di baguette: collaborazionisti e idioti. Tertium non datur. Perché, come tocca spiegare ogni volta al piddino che cerca di riportare la pecorella smarrita all'ovile dialettico nell'agorà dei social, non è assolutamente credibile la favola che "erano in buona fede e non sapevano". Ne abbiamo già parlato.

L'articolo di Sollevazione segue proprio quel filone, quello che non sapevano e non immaginavano, porelli, e che assomiglia, per utilizzare il paragone di Ortona, al "Mussolini dev'essere informato" di chi pensava che il lato oscuro del fascismo fosse solo un bug di sistema rimediabile con l'intervento del duce buono.
E' inoltre sempre interessante leggere dei pruriti da rogna della sinistra nei confronti delle forze politiche che mettono in discussione il "fogno", l'internazionalismo avec le cul des autres e, soprattutto, il più reazionario dei progetti capitalistici che lei stessa dovrebbe in teoria aborrire. Progetto che invece la sinistra sta difendendo con la stessa tenacia con la quale le donne sposate ai violenti difendono i maritini dicendo al pronto soccorso che l'occhio nero se lo sono fatto sbattendo contro lo stipite della porta.
E' interessante perché ogni volta non si schiodano dal solito ragionamento autoassolutorio che esclude qualunque ipotesi di vaghissima autocritica. Sia che si tratti di compagni di vecchia data o giovani anencefale creature da poltrona di Ballarò, rappresentanti della cosiddetta nouvelle vague piddina.

Adesso, invece di svegliarsi e ammettere che c'è un problema, hanno l'ossessione della Le Pen e ti raccontano, tutti sudati, che nel programma del Front National c'è questo e quello di orrendo ma che, soprattutto, se la fascistona vince saranno limitati i diritti degli immigrati. Ah, ecco, alla fine ciò che interessa alla sinistra è il migrante, possibilmente piazzato in graduatoria prima dell'italiano. Insomma il razzismo al contrario, quello che crea situazioni per le quali è impossibile criticare un ministro e tanto meno cacciarlo nel caso fosse incompetente perché è nero, come fa notare Filippo Facci (il suo pezzo è bello ma leggete i commenti sottostanti che sono dei babà). Che dite, mi sono buttata abbastanza a destra per oggi?

La cosa più comica comunque, da parte di uno schieramento politico che si è convertito al neoliberismo più hard, è il rimprovero alla Le Pen ed ai partiti che umilmente cercano di difendere il territorio, di non essere abbastanza keynesiani.
Quasi quasi preferisco l'immagine della povera sinistra che ha partorito un figliolo mostro ma non sapeva di essere incinta. Forse perché, nel momento in cui lo concepiva, sparecchiava

martedì 17 settembre 2013

Deportati e contenti


Sono veramente subdoli, i compagni. Molto peggio dei ragazzi con l'orecchino da pirla di Chicago e i loro FAREisei, che almeno te lo dicono in faccia che devi morire.
Lo so che non si dovrebbe guardare trasmissioni in ecoprogressismo (cioè finto) de sinistra e neppure commentarle su Twitter, tanto meno quelle in antieurismo origginale perfettamente imitato, ma come si fa altrimenti a smascherarne i trucchi e a far capire finalmente a nuore e suocere che chi ci tiene la testolina sott'acqua a fare gluglu sono proprio loro, quelli che "si pensava allora [anni 90] che si potesse distinguere la questione dell’euro da quella di una politica economica sociale"
Perché molti italiani, soprattutto quelli della prima linea, i fantaccini delle PMI in trincea, lo sanno già perfettamente chi li ha fottuti ma bisogna ripeterlo fino all'urto di vomito, finché l'avranno capito tutti, fino all'ultimo lavoratore ed imprenditore. E se ciò dovesse voler dire rinnegare gli ardori di gioventù verso l'ideologia che fino ad un certo punto ha preteso di difendere i lavoratori e poi è passata al nemico, pazienza, ce ne faremo una ragione. Bisogna amare le rose che non cogliemmo, non quelle che ci straziarono le dita con le spine.

L'ultimo esempio di subdola propaganda di regime è stata la puntata di lunedì sera di "Presadiretta", programma di Riccardo Jacona, giornalista d'inchiesta di scuola santoriana, su Raitre. Tantobbravo. Argomento: l'austerità ed i suoi effetti nefasti sulle economie dei paesi del sud Europa. 
E' sembrato partire bene, dando voce agli imprenditori, che sanno benissimo qual è il problema e lo chiamano per nome: euro. Se siamo in queste condizioni, se le fabbriche chiudono nel Nordest ma non solo e, peggio ancora, le nostre migliori aziende vengono svendute in questa immensa casa d'aste all'aperto che è divenuta l'Italia, è colpa dell'euro, di questa moneta aliena troppo forte che ci toglie competitività impedendoci di svalutare e costringendoci a mantenere livelli minimi di inflazione che chiamano però disoccupazione e crollo della domanda interna. 
Non solo, Jacona intervista Olaf Henkel,  l'ex presidente della Federazione industrie tedesche, il quale ammette la dannosità di una moneta unica troppo forte per i paesi della periferia e propone la scissione dell'euro in Euronord ed Eurosud e l'uscita dal vincolo per i paesi maggiormente posti in difficoltà dalle politiche pro-cicliche di austerità,. Idea condivisa anche da AfD, il partito antieurosifaperdire tedesco.
E qui l'asino ha un primo cedimento, la zampa gli si piega facendolo ragliare di dolore.

E' vero che Henkel è tra gli aderenti al Manifesto di Solidarietà Europea (che Jacona cita senza però nominare gli innominabili firmatari italiani Borghi e Bagnai; lo farà in seguito a trasmissione ormai quasi conclusa, peggio el tacòn del buso).
Sappiamo tuttavia che questi proclami di presunta magnanimità teutonica provengono da lupi travestiti da nonne. Ci lascerebbero andare, è vero, ma non prima di aver ripagato in euro i debiti contratti con le loro banche virtuose (quelle da €55.6 trilioni di esposizione sui derivati, per intenderci) nel periodo in cui la Germania aveva bisogno di finanziare i paesi periferici affinché acquistassero le sue merci. 
Il beneficio per noi invece consisterebbe nel costringere i nostri presunti alleati europei, in realtà feroci concorrenti e con il vizietto del bonci bonci bon bon bon, a tornare ad affrontare il rischio di cambio, come accade nei mercati per bene e non nei casinò con le roulette truccate.
Ricordiamolo, prima che qualcuno si illuda inutilmente domenica prossima: non esiste un partito tedesco che intenda rinunciare veramente all'indebito vantaggio apportato dall'euro all'economia tedesca perché in Germania non esistono partiti che lavorino contro il loro paese, a differenza dell'Italia dei morituri de Maastricht.
Quindi anche Henkel parla pro domo sua ma Jacona omette di dircelo. Oops! Andiamo avanti.

Il racconto filmato sugli sfaceli della crisi sembra farsi sempre più critico nei confronti dell'Europa e del suo mostriciattolo monetario ma, improvvisamente, in questo coraggioso ed alternativo centro stampa de sinistra, in questo indymedia barricadero in prima serata, ecco l'irruzione dell'Eurogendfor con i tonfa e i taser. La musica cambia, si interrompe, appare il monoscopio della Deutscher Fernsheh-Rundfunk e va in onda, in sostituzione, vogliamolo gradire, il documentario "Oh quanto è bello fare la valigia e andare a lavorare in Germania. Sottotitolo: volevo una casetta piccolina a Berlìn."

Inizia insomma il solito incredibile spottone pubblicitario dell'ufficio immigrazione tedesco con i disoccupati italiani che svuotano splendidi paesini siciliani per andare a fare i muratori, i carpentieri, i pizzaioli in Sassonia e di questo ringraziano il grande cuore della pallida madre Germania e l'ingratitudine dell'amara terra loro. Non si parla di riforme Hartz, di divaricazione sempre più ampia tra salari alti e minimi, ormai ridotti questi ultimi ad elemosine compensate da indebiti e sleali aiuti di stato (che i Chicago Pirlas considerano sussidi, non aiuti, ricordate?) di deflazione salariale e contrazione della domanda interna che significano solo che la Germania sta truccando le carte.
No, la Germania è la nuova America, l'Eldorado, Xanadu, il Paese dei Balocchi e questi omini di burro sono ansiosi di caricarvi sui carri e (de)portarvici. E' brutto il termine deportazione? Perché smantellare un paese come il nostro pezzo per pezzo ed appropriarsi dei suoi asset migliori non è un crimine?

Guardate il poster qui sopra. Sono indiani ma è un dettaglio. Finalmente capiamo cos'è la stabilità con la quale bello de zio ce li sta sciroppando da qualche giorno. Dimenticando che quando il nostro PIL cresceva ed eravamo la quinta potenza mondiale, i governi cambiavano dal mattino alla sera ed eravamo tutt'altro che stabili.
Piccola nota terminologica. La stabilità è il contrario della dinamicità, è un concetto molto più adatto a descrivere un cadavere imbalsamato che un organismo vivente e dinamico. Il termine stabilità in economia mi sembra incompatibile con la crescita.
Questi quindi ci vogliono stabili, in formalina. Allo 0% di crescita e allo 0% di pareggio di bilancio. Intatti ma morti.

Tornando alla trasmissione "Presadiretta", dopo il Triumph des Willens il povero asino, lo avrete intuito, è ormai stramazzato a terra.
Ma come, se prima Jacona ci aveva detto, per bocca del confindustriale tedesco, degli imprenditori, degli economisti, che se noi della periferia siamo ridotti così è per colpa dell'euro e del mercantilismo dei paesi del nord? La cosa non ha senso. La situazione è schizofrenica. L'unica spiegazione è che a Riccardino stiano puntando una pistola alla tempia.
Ma no, è tutto perfettamente normale e scientifico.
Si torna sempre lì, ad instillare nella vittima il senso di colpa per essere stato torturato.
Questi si comportano seguendo i protocolli tipici della tortura. Arriva un signore gentile che ti spiega che ciò che ti sta accadendo è male, che stai soffrendo e lui lo sa ed è lì per aiutarti. Ti fa vedere che ce ne sono altri come te nella cella e che siete tutti delle povere vittime. Quando ha ottenuto la tua fiducia, ti spiega che se ti torturano è perché te lo meriti, perché sei stato cattivo e adesso tornerai di là per la tua punizione e lui darà loro una mano.

Jacona però sa che qualcuno inevitabilmente noterà il conflitto dialettico tra la Germania che vuole eliminarci come concorrente e quella che accoglie premurosa i nostri emigranti. Non può permettere che passi il sospetto che la Germania stia ottenendo il suo Grande Reich senza aver sparato un solo colpo ma solo invadendo le nazioni con i capitali, comperando qualche politico in qua e in là, così da farsi consegnare,  con grandi sorrisi e da fattorini mansueti come cuccioli di beagle, paesi interi chiavi in mano.
Quindi, ha bisogno di qualcosa di forte, che faccia dimenticare, tra l'altro, la solita questione delle responsabilità della Sinistra collaborazionista nel progetto di restaurazione reazionaria in Europa. Cosa c'è di meglio del fascismo populista che, essendo nero, è elegante e si porta con tutto? Tanto, di tutto il puntatone, per l'effetto recenza, ricorderete solo l'ultima parte.

Una spruzzatina ancora di antieurismo nella persona di Jacques Sapir, economista francese autore di un articolato piano di uscita dall'euro, immagini della crisi in Francia, paese ufficialmente in recessione ed ecco gli estremisti di destra, i negazionisti, gli antisemiti, i razzisti.
Insomma arriva Marine Le Pen (definita "la figlia del Diavolo"), alla quale viene chiesto: "Lei pensa che se torniamo alle nazioni potremo sopravvivere alla globalizzazione?" La ragazza inviata ha studiato, sa che le nazioni sono un ormai inutile orpello da rimuovere e la globalizzazione un dogma assoluto.
Marine non ce le manda a dire: "Mi chiedevo come mai non ci sia in Italia un movimento che metta in discussione l'Europa".
Jacona guarda diritto in macchina come Norma Desmond e dice: "Vogliamo consegnare l'Europa ai fascisti? Continuiamo così."
Insomma, non è la sinistra che ha voluto l'euro per conto delle élite reazionarie ma è la Le Pen che è fascista.

Abbiamo perso due ore ma c'è un'altra tacca sulla nostra carlinga. Avanti il prossimo.

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