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giovedì 2 febbraio 2012

Mario 9000


Quanto sono monotoni. Gli si è incantato il disco, ai vecchi grammofoni a tromba che si credono dei sistemi 7.1 Hi-end. Hanno la fissa del posto fisso. Comincio a pensare che sia una di quelle idee che quando ti si piantano in testa non riesci più a non pensarle continuamente, fino a sentire uno sgradevole odorino di cervello fritto. 
Il posto fisso sarebbe il nostro, ovviamente, non il loro.

La monotonia di cui parla Mario "I Robot" Monti con la stessa emotività del computer HAL9000 di Kubrick, non è altro che la nostra pazza idea di sopravvivenza. La nostra idea di stabilità, la certezza di poter fare piani per il futuro, magari per i propri figli o per il nostro vecchio culo stanco. Proprio quella medesima stabilità che lui sta cercando disperatamente di poter applicare un giorno, forse, ai conti pubblici.  
Sopravvivenza e stabilità. Cose che lui e gli altri fanno fatica a capire, visto che il posto fisso ce lo hanno per diritto di nascita, di censo e di sangue, e con loro i loro figli, parenti, conoscenti, servi, coniugi, amanti fissi ed occasionali, mantenuti, scaldaletto, portaborse, leccaculo, trote, troie, parassiti ed affini. Non è lotta di classe, è una constatazione.
La Casta, da secoli, si mette il culo al sicuro e il posto fisso, per i suoi membri, è un valore irrinunciabile. Visto che i posti sono limitati, non facciamo che il posto fisso sia applicabile anche ai paria, ovvero ai comuni cittadini, ai governati in forma vessatoria. 
Qualcuno mi dirà che anche per i castamen esiste la precarietà. Permettete che rida.
Manager che passano da una multinazionale all'altra, consulenti che prestano la loro opera un giorno a Milano e l'altro a Tokyo. Amministratori delegati che appaiono in bilocazione come Padre Pio in diversi consigli di amministrazione contemporaneamente. Professoroni ingaggiati per disinfestare le istituzioni dai nani molesti e poi, quando finiranno il lavoro, non puliranno il water.

Sa, caro Mario 9000, cambiare lavoro è bello se, ogni volta, per portare a casa la liquidazione ti ci vuole la cariola. E' bello essere esonerati se, con la buonuscita, ti garantisci comunque una pensione dorata. E' bello se ti chiami Mourinho e non hai da affezionarti troppo ad una sola squadra.
E' che lei e gli altri androidi ragionate con i vostri circuiti e quindi arrivate a pensare che, togliendovi il brivido della liquidazione miliardaria ed incancrenendovi in un unico posto di lavoro, il mondo diventi ancora più palla di quanto non lo sia già. E' che anche voi modelli superiori mi andate inesorabilmente in modalità  Zia Ricca. Dev'essere un baco della Nexus.

Per noi è diverso. Visto che ci piace strafare, l'idea di fare un lavoro e continuare a farlo nel tempo, magari nello stesso luogo di lavoro per anni, non ci fa schifo perché magari quel lavoro ci piace. Sa, caro androide, lei magari sognerà pecore elettriche ma deve sapere che, a volte, anche ai lavori umili ci si affeziona come agli incarichi prestigiosi da una botta di centinaia di milioni e via. 
Se vuole veramente passare alla storia faccia così: invece di incaponirsi a toglierci il posto fisso per lasciarlo ai soliti Sons Of  - e non dica che non funziona così, furbacchione! - vada oltre e dichiari che pure far parte della casta è monotono.
Visto che vi annoiate, che il posto fisso è una palla, che nella vostra vita manca il brivido dell'imprevisto,  facciamo che a lavorare in officina, a cogliere i pomodori, a legare i kiwi, a pulire il culo ai vecchi, a vestire i morti e a spaccarsi la schiena a tirare nella bara ci venite voi. Mi mandi Michel-ma-belle Martone a spettinarsi il ciuffo, mi mandi la Fornero lacrimogena e soprattutto la Passerona banchiera. Vedrà che la monotonia gli passa che è una meraviglia. Che divertimento! Che giornate! Che faticate!

In confidenza, Mario 9000, non sarà che gli androidi a volte dicono anche cazzate elettriche?

giovedì 4 agosto 2011

Orizzonti di vanagloria


“Non dimenticatevi che state ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in Borsa. E che ogni giorno è nella trincea finanziaria”. (B. alla Camera, 3 agosto 2011)

Già, che sbadata, mi era sfuggita questa clamorosa confessione del conflitto d'interessi di B. ricordatami da il "Fatto quotidiano" stamattina. Il problema è che dopo B. ha parlato Bersani che, come è noto, i conflitti d'interesse non li vede neanche se glieli spiattellano davanti agli occhi. Quindi mi sono distratta.
Per la verità non hanno commentato la confessione nemmeno gli altri che ho ascoltato nel dibattito: Casini e Di Pietro.
Forse è meglio che B. torni alla Camera e ripeta il discorso delle aziende, della Borsa e della trincea, scandendo meglio le parole. Magari amplificato stile Pink Floyd a Venezia, così sentono anche i sordi che non vogliono sentire.

P.S. Mi scuso con la buonanima per il sacrilego accostamento con uno dei più bei film antimilitaristi mai realizzati. L'arte, in questo caso, serve come antidoto e unguento lenitivo.

lunedì 9 marzo 2009

Dieci anni senza Kubrick. Embé?

Il 7 marzo del 1999 moriva, all'età di 70 anni, il più geniale regista del Novecento, Stanley Kubrick. Sabato scorso è quindi ricorso il decennale dalla scomparsa. Dieci anni, non tre o quattro, un anniversario importante. Qualcuno se n'è accorto? Qualcuno ha ascoltato servizi commemorativi nei TG della RAI o per caso qualche rete televisiva ha trasmesso uno dei suoi film a ricordo? Se qualcuno ne ha conoscenza me lo faccia sapere, per favore, perchè a me è parso un anniversario passato vergognosamente sotto silenzio, a parte l'articolo che ho letto sull'Unità ed altri simili su altre testate giornalistiche.

Ho cercato tracce commemorative sui siti web dei tre TG RAI , nel caso mi fossi persa qualcosa in televisione. Cercando sul sito del TG1 "Kubrick" non salta fuori niente, in compenso vi sono servizi sui 50 anni della Barbie, i 60 di Venditti, la donna vampiro (!) e la Fiera del Lusso di Vicenza. Sul sito del TG2 non c'è nemmeno il tasto "cerca" e su quello del TG3 calerei un bel velo pietoso.
Cosa sta accadendo ad un paese come il nostro che dimentica di celebrare una ricorrenza culturale fondamentale come la morte di un genio?

Su uno degli ultimi numeri di FilmTV c'era un articolo che parlava di Kubrick e del suo ultimo film "Eyes Wide Shut" che si chiude, come nella migliore tradizione dell'autore, con un finale enigmatico o comunque abbastanza originale e sorprendente da dare adito ad una sequela di interpretazioni.
Non so se ricordate la scena. Cruise e Kidman stano cercando di rimettere insieme i bambocci rotti della loro unione. Sono in un grande magazzino, nel reparto giocattoli, e parlano tra di loro. Kidman alla fine dice: "C'è una cosa che dobbiamo fare, comunque, il più presto possibile". Pausa. "Scopare". Il che suona come un sonoro pernacchio all'indirizzo di tutto lo psicanalismo e il cerebralismo delle due ore precedenti, con i protagonisti che si torturavano a vicenda sulla base di sogni, incubi, visioni, sensi di colpa, rose non colte, tentazioni e rimorsi. Nei fatti amorosi una bella scopata è più terapeutica di un anno di psicoanalista e questo Kubrick lo sapeva benissimo.

L'autore dell'articolo di FilmTV osserva però che, in originale, la parola pronunciata da Nicole è "Fuck", che significa scopare ma anche vaffanculo. Secondo la sua interpretazione, Kubrick ha voluto ironicamente (era un gran burlone) mandarci tutti affanculo con un ultimo sberleffo.

Alla luce dell'indifferenza nei confronti dell'anniversario della sua scomparsa, mi sento di essere d'accordo con l'ipotesi, per lo meno in ambito italiano.
Non vi manca Kubrick? Non pensate sia una perdita irreparabile il fatto che non farà mai più film? E allora andatevene tutti affanculo.

domenica 3 agosto 2008

Kolosimo Jones e la maledizione dei marrons glacés di cristallo

Non c'è cosa peggiore che tornare a casa il 3 di agosto, provenienti dalle chiare e fresche acque di un torrente di montagna ed essere accolti da una città dalla temperatura da forno crematorio en plein air, con un sole che ti fa pesare fino in fondo la propria natura di reattore nucleare.
In un attimo ti si annulla completamente il beneficio della vacanza, come quei giochi malefici dove vai su di qualche stadio e poi, a causa di uno che non riesci a completare, devi ricominciare daccapo tutto il livello.

Sono stata in vacanza? Davvero? Perchè hai voglia di ripensare a quelle acque, alla frescura che ne proveniva e che hai goduto appena ieri sera; qui fa un caldo schifoso, da vomito e da domani questa sarà la tua realtà, con il lavoro che ti assalirà di nuovo ben bene con il tono del sergente Hartmann "Tirati su, tirati su, Palladilardo!!"
Il riferimento non è casuale. In questi giorni i carboidrati l'hanno fatta da padroni. Colpa di un forno montanaro dove ho ritrovato per miracolo la focaccia genovese, quella bella unta.

Nel post prima della partenza avevo fatto un riferimento profetico al pericolo di pioggia ed alla conseguente rottura di marron glacés che ne sarebbe derivata. Ebbene si, ha piovuto, praticamente ogni giorno ma in maniera, per così dire, compassionevole. La mattina tempo bello, tale da permetterti la passeggiata, poi verso le due si rannuvolava e prima di sera faceva un bell'acquazzone. Dicono sia la norma in montagna. Quindi se ne evince che negli anni passati, a parte gli ultimi due, avevo avuto un culo esagerato avendo trovato tempo sempre bello e senz'acqua quotidiana.

A parte la pioggia, però, e che non suoni blasfemo per chi non ha potuto godere di una fortunata vacanza come la mia, la montagna mi è parsa lo stesso quest'anno una discreta rottura di palle. Sarà che ogni anno è sempre più difficile arrampicarmi per sentieri, con la guida che scrive con scherno "percorso facile, adatto a tutti, anche ai bambini" ed tu che ti sentt da rottamare e nemmeno come auto storica; sarà il fatto che nei rifugi ti toccano sempre la polenta, i finferli, lo speck, gli orrendi crauti e quei dadi di cervo stufato che ti auguri siano davvero cervo stufato e non escursionista dell'anno scorso, disperso a quota 3800, naturalmente surgelato.
E' difficile anche trovare percorsi nuovi che non siano già stati battuti in passato. Per quest'anno, non cambiare, stessa seggiovia, stessa montagna.
Meno male che di nuovo ho potuto vedere il Pordoi e la Val Gardena, bellissimi (e con il sole, tiè!)

Prima di rimettermi al lavoro nel corpo dei marines e di tornare a pieno ritmo alla manutenzione di un blog che è rimasto indietro di una settimana (a proposito, grazie a tutti coloro che hanno lasciato gli auguri di buone vacanze e che hanno cliccato lo stesso la paperaccia), la sottoscritta vi lascia con una mini recensione del film visto in ferie nel cinemino-treatrino locale, senza l'amato impianto Dolby Surround al quale purtroppo si è abituata nelle patrie multisale ma con l'audio sparato a spaccatimpani come ai vecchi tempi.

L'ultimo Indiana Jones si intonava molto bene con gli scarponi da trekking e con il clima da sala parrocchiale. Che dire, sono quei film che ti danno la sensazione che siano stati girati inserendo il regista automatico e che alla fine ti strappano un agghiacciante "bellino, va'!"
Buona l'introduzione del personaggio, con l'inconfondibile cappello e l'ombra proiettata sull'auto ma purtroppo l'effetto originalità dura poco perchè ti cadono i marrons glacés quando capisci che la mitica e ultramegasegreta Area 51 può essere presa, in pieni anni cinquanta, da quattro russi da fumetto più Cate Blanchett, con quattro pistolettate e un paio di barbe finte.
Dev'essere il nuovo corso dell'amministrazione americana, quello per intenderci che l'11 settembre la CIA, il NORAD, l'FBI, il servizio della Marina e tutto il cucuzzaro non c'erano e se c'erano dormivano. In pratica è meglio custodito un qualunque LIDL, dove ci sono certi buttafuori che, appena entri con qualche sporta, ti squadrano subito etichettandoti come ladra in pectore.

Tornando al film, cosa ci poteva essere da rapinare nell'Area 51? Il reperto di Roswell, ovviamente, il solito alieno grigio del cavolo. Anche l'Arca dell'alleanza, mi suggerisce qualcuno abile nell'aguzzare la vista. Nel prosieguo dell'avventura, come in un puntatone di Voyager, c'era tutta la mitologia dell'archeologia spaziale, dalle piste di Nazca ai teschi di cristallo. Mancava solo l'uomo spaziale di Palenque e l'esplosione di Tunguska.
Kolosimo Jones, insomma. Una pacchia per noi quasi cinquantenni venuti su a pane ed UFO ma cosa ci avranno capito i ragazzini che dieci anni fa erano troppo piccoli per Mulder e Scully?
Harrison, poveretto, fa fin troppo, data l'età. Però non perdono assolutamente a Spielberg il disco volante che alla fine se ne riparte venendo su da sottoterra (visto già in almeno quarantasette film compreso il primo lungometraggio di X-Files) e il matrimonio riparatore finale dell'eroe con la ex-bella del primo episodio. Capisco voler uccidere definitivamente il personaggio ma così è troppo, roba da tribunale dell'Aja. Vuoi mettere uno che inforca il cappellaccio e se ne riparte con un Rhettbutleriano "francamente me ne infischio" di mogli e figli "de Elvis" spaccamaroni, andando magari a riprendersi la Cate nella jungla per una sveltina stile "dove eravamo rimasti?"
Ma si, avete ragione, non ha più l'età, meglio l'altare. Che tristezza, però. Viene in mente quella vecchia barzelletta: "A Marì, il prossimo anno annamo ar mare!"

giovedì 8 novembre 2007

Un genio in mostra

Uno dei motivi per visitare Roma in questo periodo è la grande mostra dedicata a Stanley Kubrick al Palazzo delle Esposizioni, visitabile fino al 6 gennaio 2008.
Realizzata dal Deutsches Filmmuseum e dal Deutsches Architektur Museum di Francoforte in collaborazione con la vedova Christiane Kubrick e Jan Harlan, la mostra raccoglie un gran numero di materiali significativi del maestro, sia per quanto riguarda la sua produzione filmica, con costumi, oggetti di scena e apparecchiature tecniche sia di carattere archivistico, con copioni, note e piani di produzione, carteggi e documenti vari. Non mancano alcuni oggetti personali, come i suoi amati scacchi e alcuni quadri della moglie Christiane, apparsi anche in "Eyes Wide Shut", dove decoravano l'appartamento del protagonista.

Anche se il rilievo maggiore viene dato ai film più noti, con uno speciale dedicato a "2001 Odissea nello Spazio", non manca un'interessante sezione sui primi film in bianco e nero degli anni cinquanta, compreso il rinnegato "Fear and desire". Ogni film è accompagnato da rare foto di scena e documenti di produzione.
I ricorrenti guai di Kubrick con la censura sono testimoniati soprattutto dalle lettere di protesta inviategli da un'associazione per la difesa del buon costume preoccupata dalla notizia del suo interessamento per lo scandaloso romanzo Lolita, dall'ostracismo riservato al ferocemente antimilitarista "Orizzonti di gloria", proibito in Francia fino al 1975 ma osteggiato anche in Israele e dai numerosi ritagli di giornale che documentano lo scandalo di "Arancia Meccanica".

Bella la sala dedicata a "Dr. Stranamore", con il plastico della sala comando e le foto del finale tagliato delle torte in faccia, eliminato da Kubrick per timore che il film degenerasse in farsa.
La sala successiva è dedicata ad "Arancia Meccanica" uno dei film più amati dai kubrickiani, dove spiccano le riproduzioni di due statue femminili del Korova Milk Bar, della divisa di Alex e del suo giradischi, oggetto realmente in produzione all'epoca e costosissimo.
Dai costumi di "Barry Lyndon" si passa al grande progetto incompiuto del "Napoleone", per il quale Kubrick aveva raccolto decine di volumi di documentazione.
Altro progetto mai realizzato quello di un film sulla Shoah, bruciato dall'uscita contemporanea di "Schindler's List" di Spielberg. Con tutto il rispetto per Steven, penso che quello che sarebbe riuscito a dire Kubrick sull'argomento sarebbe stato ben più definitivo. Proprio Spielberg realizzerà, dopo la morte del maestro, un altro progetto incompiuto, "A.I. intelligenza artificiale", secondo alcuni, me compresa, viziato da un eccessivo sentimentalismo e da un'autoreferenzialità (i tanti rimandi ad E.T.) e un assenza di ironia che Kubrick avrebbe sicuramente evitato. Evidentemente a Spielberg è toccato il destino che toccò al compositore che portò a termine il "Requiem" di W.A. Mozart. Riprodurre il genio è praticamente impossibile.

Di "Shining" ammiriamo due delle famose asce brandite da Jack Nicholson contro la povera Shelley Duvall e i costumi delle gemelline fantasma, ispirati a Kubrick da una celebre fotografia di Diane Arbus. Altri materiali si scena da "Full Metal Jacket" ed "Eyes Wide Shut" come le celebri maschere dell'orgia di quest'ultimo e infine arriviamo a "2001", la sezione più ricca di oggetti di culto e memorabilia, compreso il bambino delle stelle, il costume della scimmia e la tuta di Dave. Una riproduzione dell'interno di Hal9000 e il modellino della "centrifuga" si accompagnano ad un vero e proprio set che riproduce la tecnica della front projection, ideata da Kubrick per le scene del prologo con le scimmie. Vi è perfino, come curiosità, un rapporto ufficiale su un presunto avvistamento UFO segnalato da Kubrick, rivelatosi poi un comune satellite.

Una saletta separata raccoglie macchine da presa, macchine per il taglio del negativo e tanti obiettivi e lenti, comprese le famose Zeiss utilizzate per le riprese al lume di candela in "Barry Lyndon". In ogni sala vi sono schermi che proiettano spezzoni di film e di documentari su Kubrick con testimonianze di collaboratori ed attori.

E' una mostra emozionante, che richiede come minimo un paio d'ore per essere goduta. A margine vi è la rassegna dei film nella sala cinema del Palazzo delle Esposizioni, proiettati la sera alle 20,30. Noi abbiamo visto "Barry Lyndon" ma la copia è apparsa non in ottime condizioni e abbastanza sfuocata. Per giunta l'impianto di condizionamento era molto rumoroso.
Altra pecca: nel bookshop mi aspettavo la possibilità di acquistare i DVD dei film ma erano disponibili sono due o tre titoli a prezzi proibitivi. Interessante il catalogo, anche se un pò caruccio: 35 euro.
Chi vuole visitare la mostra venendo da fuori Roma e vuole evitare file può anche acquistare i biglietti online.

Nell'ultima sala della mostra, quella dello "spazio fontana", si proietta un interessante documentario biografico che racconta anche gli inizi come fotografo di Kubrick. Accanto, la sua macchina fotografica e i suoi scacchi.
Una cosa colpisce chi ha goduto fino a quel momento della maestosità creativa di un tale genio attraverso tutti gli oggetti della mostra, quelle due date 1928-1999. Il genio è morto ed è morto troppo presto. Il pensiero va inevitabilmente a ciò che avrebbe potuto ancora donarci e a quei progetti incompiuti, dei quali avrebbe saputo trarre sicuramente dei capolavori.

giovedì 20 settembre 2007

Siamo grandi abbastanza per Arancia Meccanica?

C’è un appuntamento importante martedì prossimo 25 settembre alle 22,30 su La7. A trentacinque anni dalla sua uscita dovrebbe, spiegherò tra un attimo il perché del condizionale, andare in onda in tv per la prima volta in chiaro Arancia Meccanica, il capolavoro di Stanley Kubrick.

Dovrebbe perché sento già scaldare i motori dei vari MOIGE, delle associazioni per la difesa del delicato palato del telespettatore, dei bambini nottambuli, dei ggiovani che immediatamente dopo uscirebbero ad imitare le imprese di Alex e dei suoi drughi con tanto di bombetta e anfibi.
Scommetto quello che volete che, appena comperato e letto avidamente “Sorrisi e Canzoni” della prossima settimana, i casalinghi disperati urleranno che “Arancia Meccanica” va vietato perchè non è un film per il telespettatore medio italiano, cioè quello che ha visto mille volte in prima serata “Il giustiziere della notte”, concorrenti di reality-show mangiare insetti vivi per vincere soldi, litigare vecchie baldracche con giovani troiette sui divani dei bordelli intellettuali dell’informazione televisiva e centinaia di puntate su Cogne di Porta a Porta.
Se sono rimasti turbati dal satanismo patinato e dalle mascherine in perizoma di Eyes Wide Shut, immagino lo shock che proverebbero di fronte ai cazzi della signora dei gatti.

Quando uscì al cinema avevo dodici anni quindi non era proprio alla mia portata. Lo vidi per la prima volta dieci anni fa con la curiosità ed anche il pregiudizio che lo avevano sempre accompagnato. Malsano, pericoloso, un esempio di cinema che produce violenza per imitazione. Cazzate. E' un film fondamentale. Non facile, sgradevole ma necessario, come certe medicine.
La società è già abbastanza violenta di suo per farsi suggestionare dal cinema. Credete che le torture, gli stupri e gli omicidi efferati abbiano bisogno dell'input di un'opera artistica per essere perpetrati? Il film preferito di Jeffrey Dahmer, il cannibale seriale di Milwaukee era "Il ritorno dello Jedi", che guardava per caricarsi prima di una mangiatina. Un film che non credo sia bandito nemmeno dall'Opus Dei.

Arancia Meccanica prefigurava nel 1972 una società futura, quindi il nostro presente, grosso modo.
Non fa impressione constatare che qualche parola del gergo ideato da Anthony Burgess nel suo romanzo è diventato linguaggio quasi comune? Io la parola "carasciò" la sento ogni giorno al mercato. Per fortuna non sono drughi ma badanti russe.
La violenza è parte integrante della nostra società. Burgess e Kubrick l'hanno solo prevista in anticipo. L’ho già detto ma sono costretta a ripetermi, le immagini dei pestaggi del G8 di Genova sono peggio di Arancia Meccanica. Non sono finzione ma snuff-movie.

Spazziamo via un equivoco. Arancia Meccanica non è un film sulla violenza, anzi l’ultraviolenza, fine a se stessa. In Inghilterra credo sia tuttora proibita la sua proiezione e si può capire perchè. La violenza è funzionale a Burgess e a Kubrick per parlare del Potere.
Alex è un nichilista, un uomo libero anche se un criminale, è il cattivo selvaggio. Nel film precedente “2001 odissea nello spazio”, Kubrick chiudeva con l’immagine del bambino dello spazio dai grandi occhi. La prima immagine del film successivo sono gli occhi di Alex.
E’ tutta lì l’evoluzione umana? L’ultraviolenza delle scimmie antropomorfe che si uccidono a colpi di osso si lega con i bastoni dei drughi che si spezzano sulle schiene dei barboni facendoci pensare che non sia cambiato nulla? E’ un discorso pessimista, certo, ma estremamente realistico.

Chi manovra la violenza e la inquadra a proprio vantaggio è la politica. Sia il ministro degli interni che rieduca Alex che il suo oppositore che se ne vendica spingendolo al suicidio compiono una violenza non meno grave di quelle compiute dallo sciagurato ragazzo ma accettabili perchè istituzionali. Alla fine del film rimane l’amarezza di constatare che il Potere non può tollerare la libertà dell’individuo perché deve pilotarla e il bello non è che dalla rieducazione vengano fuori individui migliori, solo più alienati, impotenti di fronte alla violenza globale della società. E' pesante anche la suggestione che i drughi siano stati aggregati alle forze dell'ordine. Purchè sappiano far male non importa da dove vengono.
“I was cured alright”, sono guarito, dice Alex alla fine ma a che prezzo?

Andrà in onda veramente Arancia Meccanica? Leggo che vi sarà una trasmissione di preparazione di un'ora con vari intellettuali ed esperti (in rappresentanza del Potere) in attesa delle 22,30, un po' come quando si va in sala operatoria e ti devono fare tutte le anestesie del caso. Una volta il dibattito seguiva, adesso precede. Il dibattito preventivo.
Ripeteranno mille volte di mandare via i bambini e le persone impressionabili. Forse ci faranno passare la voglia di vederlo.
Finirà che un 20% di telespettatori capirà il film, il 40% cambierà canale perchè l'ha già visto su DVD o su Sky, un altro 20% non lo capirà e un 20% si addormenterà. Salvo censure, è ovvio. Molto carasciò.

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