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venerdì 4 ottobre 2013

La dottrina dell'euromobbing


Voglio proporvi una prospettiva diversa dalla quale osservare gli attuali rapporti conflittuali tra i paesi del centro e della periferia europea e tra le singole nazioni ed il concetto di Europa intesa come centro di potere.
Lo spunto me l'ha fornito la lettura di un capitolo dell'ultimo libro del giornalista tedesco Günter Wallraff, "Germania anni dieci"una serie di reportage, realizzati come sempre in prima persona da infiltrato, sul mondo del lavoro nella virtuosa Germania.
Lo sfruttamento della manodopera sottopagata nelle catene dei discount e nelle fabbriche dei loro fornitori. La privatizzazione delle ferrovie con l'esito ormai noto di inefficienza, carenza di manutenzione con aumento di rischi per la sicurezza e disservizio crescente. Senza contare la rete di corruzione messa in atto da chi vuole accaparrarsi il ricco piatto della privatizzazione. Corruzione che rimane poi come una scoria tossica nel tessuto delle relazioni tra le diverse autorità, una volta compiuta la scelta liberista. In Germania, come in Italia, Gran Bretagna, Argentina, Spagna, ecc. Alla faccia di chi crede che sia solo razzisticamente colpa dei popoli che le applicano se certe ricette economiche risultano fantastiche per pochi e devastanti per i più.

Il capitolo del libro di Wallraff che mi interessa di più citare però ai fini di questa discussione è quello sull'utilizzo sempre più frequente del mobbing nel mondo aziendale, attraverso l'applicazione di tecniche raffinate di terrorismo psicologico messe a punto da avvocati specializzati che studiano per conto dei datori di lavoro committenti il modo di licenziare i dipendenti scomodi aggirando abilmente le leggi vigenti o quelle poche che ancora resistono ai colpi dei cosiddetti riformatori.
Il mobbing, da lotta tra colleghi, da fenomeno etologico tra bande di prevaricatori e bersagli deboli, insomma, assurge al ruolo di arma di lotta di classe.
Come liberarsi in modo pulito e senza lasciare troppo sangue per terra di soci, sindacalisti e dipendenti - operai e dirigenti - eccessivamente tutelati oppure scomodi perché non abbastanza sottomessi. O ancora, ostinati a voler rifiutare un licenziamento motivato solo dalle leggi della predazione del gruppo dirigente sull'azienda per motivi di puro profitto. L'avvocato ingaggiato allo scopo è un vero agente al servizio di sua maestà il padronato con licenza di uccidere interi consigli di fabbrica e d'amministrazione, se necessario, utilizzando un'ampia gamma di armi: vessazioni continue, spionaggio, intrusione nella vita privata, stalking, derisione, isolamento sociale, induzione alla vergogna, ricatto, minacce, lettere minatorie.

Una tra le più semplici di queste tecniche di mobbing è quella di costringere i colleghi a firmare una lettera di accuse nei confronti del soggetto o gruppo target da licenziare, con la minaccia che, se non firmerai, la FABBRICA CHIUDERA' e tu PERDERAI IL LAVORO.
O bella, ma questo mi ricorda qualcosa. Qualcosa dalle parti di Termini Imerese in provincia di Marchionne.
Pensate ora al risparmio sul costo in avvocati squali da remunerare profumatamente se l'azienda opera in uno stato che, con una RIFORMA ad hoc approvata perfino dai partiti de sinistra, ti abolisce l'art. 18 e poi piano piano smantella sistematicamente tutte le altre tutele del lavoratore con la complicità anche dei sindacati. Fantastico, no?

Veniamo ora ad un discorso più ampio. Ad un tipo di mobbing che io vedo applicato non più nell'ambito della singola realtà aziendale, dalla Proprietà verso i Dipendenti ma da nazioni su altre nazioni.
Attenzione, però. In questo caso la parte proprietaria non è rappresentata da una nazione in particolare, anche se il ruolo attuale della Germania parrebbe condurci in questa direzione di pensiero, ma la Proprietà è da intendersi come unione di interessi sovranazionali tra gruppi di potere che condividono uno scopo: la vittoria finale della propria parte sociale nella lotta di classe. Una Proprietà che ha interesse a dissolvere il concetto di nazione e differenziazione locale per creare un ambiente dove esiste solo la contrapposizione tra il noi e il voi, l'1% e il 99%.
In questo senso la Germania ha il ruolo ufficiale di condurre il bulling sui paesi periferici praticando il neomercantilismo, propagandando l'etica protestante del paternalismo ed illudendosi per l'ennesima volta di costruire un grande Reich ma è anch'essa a rischio di cadere nel medesimo ingranaggio nel quale spinge volonterosamente e con rinnovata carognaggine i suoi partner europei. La devastazione del suo mercato interno prodotta dalla deflazione salariale e le condizioni di sfruttamento delle quali parla Wallraff ne sono indizi evidenti.

Per capire meglio il concetto di dottrina dell'euromobbing con alcuni esempi che ci riguardano direttamente, riavvolgiamo il nastro indietro di un paio di anni e ripensiamo alle famose letterine inviate nell'estate del 2011 dall'Europa all'Italia (lettere minatorie). Con Europa intendo il nome di comodo che questa Proprietà globalizzata utilizza sul territorio continentale.
Ricordate? SE NON FATE LE RIFORME FARETE DEFAULT E USCIRETE DALL'EUROPA. (Minaccia di licenziamento).
Assieme alle letterine stava svolgendosi anche l'Operazione Berlusconi, fatta di scandali, accuse di condotte sessuali illegali, condotta con ogni mezzo soprattutto quelli stampa e con l'aiuto di abili figuranti, diverse Moniche Lewinsky e una magistratura che non poteva fare altro che indagare nel merito. (Spionaggio, intrusione nella vita privata).
Intanto i media iniziavano a recitare mattino e sera, prima e dopo i pasti, il mantra dello SPREAD. Una costruzione assolutamente falsa che però, con poche lettere, riusciva a dare corpo alla minaccia di cui sopra e a diventare leggenda metropolitana. SE NON FAI COME DICIAMO SI ALZERA' LO SPREAD. Il messaggio completo era: SE NON FIRMATE LA LETTERA DI LICENZIAMENTO DI BERLUSCONI LA FABBRICA CHIUDERA' E PERDERETE IL LAVORO.

A novembre Berlusconi cede al mobbing, accetta insomma il licenziamento forzato ma la parvenza di democrazia che deve essere per il momento mantenuta, bontà loro, consente che egli rimanga in politica fino a data da destinarsi e a futura sentenza penale da eseguirsi. Intanto arriverà il governo tecnico, ovvero arrivano i loro.
Da quel momento è il tripudio del mobbing dell'Europa sull'Italia, segno che la cacciata di Berlusconi era solo il primo step. Vecchie maestre con il ditino puntato che ci accusano di essere FANNULLONI, ESIGENTI, CHOOSY (denigrazione e derisione) e presidenti del consiglio avventizi che incarnano perfettamente, occhio vagante compreso, la sociopatia della Corporation.
La Grecia che, mobbizzata a sua volta in maniera ancora più pesante di noi, assieme a Spagna, Portogallo e Cipro, quest'ultimo addirittura rapinato nottetempo, diventa per noi "IL PIU' GRANDE SUCCESSO DELL'EURO" ma, allo stesso tempo, l'ennesimo spauracchio. NOI NON SIAMO LA GRECIA. NON VORRAI CHE DIVENTIAMO LA GRECIA, VERO? Detto con la voce di Monti è ancora più spaventoso.
Agendo abilmente sulla nota propensione dell'italiano ad odiare sé stesso e a considerare il patriottismo una roba fascista che si può sdoganare solo quando l'Italia vince i Mondiali di calcio, le maestre e i bounty killer bocconiani riescono a convincere un popolo che una volta rappresentava la 5a potenza economica mondiale di meritare la PERDITA DI SOVRANITA' e la retrocessione nel mondo degli schiavi dopo essere stato depredato dei propri beni, compresi quelli della proprietà privata personale che nemmeno il comunismo più bieco aveva osato toccare.

Poco importa che il governo dell'avventizio alla fine cada e Berlusconi, con un colpo di coda, si ritrovi a tornare in sella e a condividere un governo ancora più precario del precedente in duplex con il PD, ovvero con il proxy della shock economy in Italia.
Del ruolo che la Sinistra cattocomunista avrà avuto in questa guerra di classe, come traditrice e collaborazionista, anche attraverso alcuni suoi vecchi tromboni, si occuperanno speriamo in futuro i giudici del Norimberga v.2.0.
Mentre il governo Letta adotta il modello tela di Penelope, ovvero finge di gestire l'ordinaria amministrazione stando ben attento a non toccare nulla, le privatizzazioni e la SVENDITA degli asset nazionali, che negli anni 90 non poté essere compiuta per mancanza di provvidenziali crisi sistemiche che agissero da catalizzatore, ora procede spedita.
Le RIFORME verranno quando si insedierà la nuova Proprietà una volta battuto l'ultimo articolo all'asta. Allora se vi saranno ancora resistenze, ricominceranno le letterine minatorie. SE NON ACCETTATE DI LAVORARE PER € 1,50 ALL'ORA TROVEREMO CHI LO FARA' AL POSTO VOSTRO. Magari importando sempre più disgraziati dai recessi più svantaggiati del mondo. Il pelosissimo pietismo a reti unificate con il gusto della lacrima in primo piano delle madonne pellegrine, la bianca e la nera, sta già agendo allo scopo, con milioni che cadono nel tranello del ricatto emotivo (induzione alla vergogna) e gli ottoni che già reclamano leggi più permissive per l'immigrazione. Se non siamo abbastanza buoni, caritatevolmente masochisti e battilocchi ce lo faranno diventare loro, con  le emissarie del governo occupante per conto della Proprietà in prima fila a menare legnate sui denti.

Sarà la DEMOCRAZIA, a quel punto, ad essere mobbizzata e licenziata, se cederemo al ricatto di farci sbattere fuori dal novero dei paesi avanzati (licenziamento). Tutti i vari ed eventuali sviluppi della vicenda Berlusconi (oggi si vota per la famosa decadenza) a questo punto diventeranno sempre più irrilevanti a meno che il vecchio marpione non si decida a fare ciò che dovrebbe e che non farà perché è troppo ricattabile nella robba.
La situazione sembra quindi disperata ma, come insegnano alcuni dei casi raccontati da Wallraff nel suo libro, in alcune aziende il terrorismo psicologico dei professionisti del mobbing è stato sconfitto grazie alla caparbietà ed al coraggio di coloro che hanno saputo resistervi facendo gruppo contro la prepotenza del potere. In questo modo si potrà sconfiggere anche il mobbing intranazionale.
Soprattutto occorre che la politica ritorni ad essere espressione del controllo popolare sugli abusi del potere rappresentato solo dal profitto. I ben disposti, i competenti e i valorosi ci sono. Occorre solo organizzarli e riunirli in una compagine in grado di rappresentare degnamente le istanze di questa Resistenza. Resistenza che non è di pochi ma dell'Italia intera.

domenica 27 maggio 2012

Il ponte dei corvi neri

Questo mese di maggio sta diventando appassionante come un giallo. Un giallo dozzinale, certo, una storiaccia abborracciata partorita dall'amplesso tra Dan Brown e la Signora in Giallo, ma non priva di un certo interesse, capace persino di appassionare il lettore medio durante un viaggio Bologna-Milano in treno.

Ho nominato Dan Brown perché tutte le storie più intriganti di questi ultimi giorni, in qualche modo, finiscono in Vaticano.
Prima l'estumulazione dei resti di Renatino De Pedis in Sant'Apollinare, dopo che qualcuno aveva suggerito di cercare lì, tra quelle ossa, la povera Emanuela Orlandi. Nella bara pare vi fosse proprio Renatino. Niente bara vuota o con resti di altri o fatti ancor più strani. I giornali hanno parlato del ritrovamento di altre ossa risalenti a trent'anni fa e si attendono i risultati delle analisi. Riguardo ai misteri d'Italia, comunque, più che nelle tombe bisognerebbe cercare negli armadi.
Intanto l'esorcista Padre Amorth, quello che sostiene che Villa San Martino andrebbe bonificata dai demoni, crede che per spiegare la scomparsa di Emanuela Orlandi e dell'altra ragazzina, sia necessario seguire la pista sessuale. Qualcuno si è ricordato che c'era una suora, allora, che aveva sconsigliato alle ragazze di frequentare quella chiesa. Proprio quella dove il boss della Magliana ebbe l'onore di esservi sepolto, addirittura in una cappella privata.

E' un periodo di corsi e ricorsi, per la Santa Sede, di fantasmi che tornano dal passato. In questo remake dei primi anni novanta, con il cambio di gestione del regime, il riaffacciarsi di trattative losche, di bombe e minacce eversive varie, con la novità, rispetto ad allora, di una malavita organizzata che potrebbe essere finita anch'essa a milionate nelle grinfie della speculazione finanziaria dei derivati e sarebbe per questo molto ma molto incazzata per le perdite subite, ancora di più di quanto lo fossero allora i nemici di Calvi con lui, è tornato casualmente  in primo piano anche lo IOR, la Banca Vaticana.
Il suo direttore, l'attuale banchiere di Dio in carica, è stato cacciato questa settimana e, fateci caso, ogni volta che un Papa si trova ad affrontare burrasche con lo IOR poi gli accade qualcosa di brutto. Per carità, niente di paragonabile a ciò che accadde a Papa Luciani, che, da idealista, voleva addirittura far diventare l'istituto di opere religiose, appunto, un istituto di opere religiose; insomma voleva darne tutti i soldi ai poveri. Lo trovarono nel suo letto, con il libro ancora in mano, già freddo.
Questa volta al Papa la si manda a dire in modo diverso. E' comparso alla sua finestra, invece che la mite paloma blanca, un corvaccio nero. L'uccellaccio del malaugurio avrebbe sottratto la corrispondenza privata del Santo Padre per divulgarla all'esterno. Infatti, sempre casualmente, un giornalista, Gianluigi Nuzzi, ha dato di recente alle stampe un libro che pubblica la corrispondenza privata di Ratzinger, giunta al cronista da vari insider vaticani.

E' un giallo dozzinale, dicevo, infatti il colpevole dei Vaticanleaks pare sia il maggiordomo, il fedele e timorato Paolo, prontamente arrestato dai gendarmi vaticani. Troppo banale, però, lo riconoscono un po' tutti. Quindi il maggiordomo non deve aver agito da solo,   i corvi sono più di uno, compresa una donna. Oppure il maggiordomo ha eseguito gli ordini di alti prelati che vogliono scalzare il Papa tedesco dal trono di Pietro e usano l'arma dei Vaticankleaks, magari facendoli uscire un poco alla volta, per rosolarselo ben bene sulla fiamma.
Vogliono costringere il Papa a dimettersi? Cosa non riescono proprio a perdonargli? Dovremo attenderci nuove rivelazioni ancora più incredibili delle lettere untuose di Bruno Vespa a Padre Georg? I corvi sono scatenati, maggiordomi o meno, in quel che resta del Vaticano.

sabato 16 maggio 2009

I centrini di Silvio

Da giorni "Repubblica" con uno speciale ed altre illustri penne del giornalismo chiedono a Berlusconi di svelare la verità sul "caso Papi" ma lui, di solito così generoso di sé, si nega.
Cosa non può rivelare? La parentela con la ragazza? La vera identità del fantomatico Letizia? Altri misteri del passato, come ha buttato lì con studiata casualità la mamma di Noemi? Oppure, per dare un contentino ad Occam ed al suo rasoio, la sua troppo facile ricattabilità?

Per riassumere le varie ipotesi alternative attorno al caso Papi ed all'identità di Noemi, sui quali il presidente del consiglio rifiuta di fare chiarezza e di rispondere alle domande poste da istituzioni e stampa:

1) Noemi è la figlia illegittima di Berlusconi, concepita ai tempi in cui la madre slavoricchiava nel mondo delle televisioni private. Bimba consolata di tanto in tanto dell'assenza della figura paterna biologica così importante con diamantini e collanine. Cresciuta , fin da poppante, "nel mito di Silvio", come racconta la madre. Chissà perchè.

2) Noemi è la nipote di Berlusconi. Cioè figlia di una figlia (la mamma ha una certa rassomiglianza con la vera figlia di Silvio, Marina). I tempi cronologici ci starebbero. In effetti 72:18 è più un rapporto nonno:nipote che papi:figlia.

3) Noemi è un'amichetta, un'amante, fino all'altro ieri minorenne, di Berlusconi. Una che lo chiama papi come le escort russe chiamano i clienti attempati Papik (come ha fatto notare Chiara). Questa ipotesi è in assoluto la più logicamente improbabile, per il modo in cui questa Noemi è uscita allo scoperto spifferando una così illustre ed illegale frequentazione ai quattro venti. Una tattica che in qualunque paese del mondo sarebbe considerata suicida per chi la attua. Anche l'apparente connivenza dei genitori nel sostenere la presunta tresca, sembra escludere l'ipotesi.

4) Noemi, a Berlusconi, non gli viene né amante né parente in alcun modo. E' un'esca, come la festa di compleanno è stata una trappola.

La cosa che insospettisce di più è che si tratta di persone disposte a tutto pur di piazzare la figlia sul mercato del successo, che millantano un tipo di intimità sospetta con la persona più potente d'Italia e che sembrano in grado di metterla in difficoltà.
La madre di Noemi insiste oggi dicendo che Papi dovrà aiutare Noemi a farsi una carriera, quella carriera che lei non ha avuto. Cos'è questa novità; un'anonima borghesuccia si permette di pretendere favori da un capo di governo?
Sia che si tratti di persone che agiscono per pura ricerca di notorietà con sconvolgente imperizia ed allarmante ingenuità o che siano radiocontrollate da altri ambienti, la vicenda puzza lontano un miglio di ricatto.
All'ipotesi del ricatto non mi risulta finora abbia pensato nessuno. Se sbalio mi corigerete.

Apro una parentesi storica. Ricordate la vicenda Tortora con il fatto dei centrini? Riassumo per i troppo giovani. Enzo Tortora era un famoso presentatore televisivo, nato assieme alla televisione italiana negli anni cinquanta, messo in naftalina per molti anni e rispolverato alla fine degli anni settanta con una trasmissione, Portobello, che ebbe per diversi anni uno straordinario successo, nonostante l'insopportabile buonismo e riportando Tortora al massimo della popolarità. Per pura casualità, uno dei motivi del successo era la presenza di un pappagallo che i concorrenti dovevano riuscire a far parlare. Ci riuscì solo l'attrice Paola Borboni ma con il sospetto della combine.

Comunque, pappagalli a parte, la carriera di Tortora fu stroncata dalla sera alla mattina il giorno che nei telegiornali apparvero le immagini di lui portato via in manette, in arresto per associazione a delinquere di stampo camorristico, il 17 giugno del 1983. Le accuse di collusione con la camorra, spaccio di droga ed altri gravi reati, provenivano da esponenti di spicco della Camorra, e quindi furono inizialmente prese per buone dai magistrati. La vicenda kafkiana di Tortora, tra processi e carcere durò tre anni, fino all'assoluzione con formula piena nel 1986.
Perchè Tortora fu tirato in ballo, pur innocente, in fatti di Camorra? Per vari motivi: desiderio dei pentiti di acquisire credibilità, semplice ricerca di notorietà, paranoia nel famoso fatto dei centrini.

Un carcerato di Poggioreale aveva inviato alcuni centrini in seta da lui realizzati alla redazione di Portobello affinchè fossero venduti in un'asta di beneficienza. Non avendo ottenuto l'attenzione desiderata, il detenuto se ne era lamentato con il segretario di Raffaele Cutolo, Giovanni Pandico, il quale vendica lo sgarro cominciando ad inviare a Tortora lettere sempre più minacciose e ricattatorie.
Che tutto sia partito dal permalo di un pazzo maniaco che per sfortuna di Tortora era pure camorrista, o da un disegno più complesso pensato a più menti dalla criminalità organizzata, il caso Tortora dimostra la facilità con la quale il ricatto può rovinare anche persone di grande popolarità e potere.

Chiusa la lunga parentesi, veniamo ai giorni nostri. Il 26 aprile sera a Casoria, festa di compleanno di un'illustre sconosciuta che però chiama Berlusconi "papi" e lo frequenta da molti anni, come racconterà, con dovizia non richiesta di particolari, il giorno dopo a giornali unificati.
La moglie di Berlusconi annuncia poco dopo di aver preso la decisione di chiedere il divorzio al marito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso si chiama Noemi, la neodiciottenne, i cui rapporti con il premier non paiono chiari. "Magari fosse sua figlia", commenta amaramente Veronica.

Il resto è noto. Berlusconi pasticcia sulle origini della sua frequentazione della famiglia Letizia, confonde il babbo di lei Elio con l'autista di Craxi provocando la smentita di Bobo in persona. Viene data la notizia che il signor Letizia è un esponente di spicco dei socialisti (smentita), poi del PDL, visto che Berlusconi insiste che questo Elio gli avrebbe telefonato per raccomandargli dei candidati e in seconda battuta invitarlo alla festa di Noemi.
Peccato che questo Letizia non risulti iscritto al PDL, né sia noto negli ambienti politici campani. Qualcuno addirittura sospetta che questo Letizia non esista proprio. Si aggiunga che le foto pubblicate da "Chi" sembrano pesantemente ritoccate, che il personale del ristorante racconta della bonifica preventiva da parte dei servizi dei locali destinati ad accogliere la presenza del premier (smentendo così il carattere di improvvisata della partecipazione alla festa) e il quadro del mistero è completo. Forse, abituato a raccontare balle, Berlusconi si è autofregato, dicendo di conoscere Letizia da tempo pur non conoscendolo ed ora non sa come uscirne.

Questa vicenda, analizzando i comportamenti dei protagonisti, dimostra una sola cosa: che il premier è facilmente ricattabile e che, sia a causa delle passate frequentazioni maschili (affaristiche) e di quelle attuali femminili (ludiche), chiunque potrebbe pretendere da lui favori, restituzioni di favori e quant'altro. Magari anche persone poco raccomandabili o la stessa criminalità organizzata che volessero manipolare altre facili esche per far abboccare il pesce grosso.

Intanto un danno concreto, a Berlusconi, è derivato da questo episodio: il divorzio dalla moglie potrebbe costargli la metà del suo patrimonio. In qualche modo potrebbero aver ragione coloro che sostengono che Veronica sia caduta in un tranello. Se Noemi è solo un'esca casuale, Veronica è stata altrettanto tratta in inganno e manipolata in funzione antiSilvio. Non è un caso che siano le persone vicine a Berlusconi a parlare di trappola.
Il ricatto in campo politico è una tecnica vecchia come la crocifissione e, da che mondo è mondo, certi sottoboschi si occupano della logistica.

C'è da aggiungere anche che il 9 maggio scorso, poco prima di una visita annunciata di Berlusconi, sono comparsi a Marcianise in provincia di Caserta, accanto alla sede del PDL, dei manifesti listati a lutto con al centro croci e bare. Ne dà conto "Libero", che scrive di "minacce della Camorra al Presidente del Consiglio". Come mai questa sicura attribuzione di Libero in assenza di rivendicazioni?

Qualcuno, più di quanti immaginiamo e delle più varie provenienze, magari dagli amici dai quali mi guardi Iddio, potrebbero lavorare per far cadere Berlusconi e per riuscirci cercano di prenderlo per le parti basse, il suo punto debole. Sembrerebbe un'ipotesi di fantapolitica, lo so, ma tanto vale ragionarci.
Ogni grande conducator è costretto a convivere con coloro che sperano di succedergli, il più presto possibile.

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