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venerdì 4 ottobre 2013

La dottrina dell'euromobbing


Voglio proporvi una prospettiva diversa dalla quale osservare gli attuali rapporti conflittuali tra i paesi del centro e della periferia europea e tra le singole nazioni ed il concetto di Europa intesa come centro di potere.
Lo spunto me l'ha fornito la lettura di un capitolo dell'ultimo libro del giornalista tedesco Günter Wallraff, "Germania anni dieci"una serie di reportage, realizzati come sempre in prima persona da infiltrato, sul mondo del lavoro nella virtuosa Germania.
Lo sfruttamento della manodopera sottopagata nelle catene dei discount e nelle fabbriche dei loro fornitori. La privatizzazione delle ferrovie con l'esito ormai noto di inefficienza, carenza di manutenzione con aumento di rischi per la sicurezza e disservizio crescente. Senza contare la rete di corruzione messa in atto da chi vuole accaparrarsi il ricco piatto della privatizzazione. Corruzione che rimane poi come una scoria tossica nel tessuto delle relazioni tra le diverse autorità, una volta compiuta la scelta liberista. In Germania, come in Italia, Gran Bretagna, Argentina, Spagna, ecc. Alla faccia di chi crede che sia solo razzisticamente colpa dei popoli che le applicano se certe ricette economiche risultano fantastiche per pochi e devastanti per i più.

Il capitolo del libro di Wallraff che mi interessa di più citare però ai fini di questa discussione è quello sull'utilizzo sempre più frequente del mobbing nel mondo aziendale, attraverso l'applicazione di tecniche raffinate di terrorismo psicologico messe a punto da avvocati specializzati che studiano per conto dei datori di lavoro committenti il modo di licenziare i dipendenti scomodi aggirando abilmente le leggi vigenti o quelle poche che ancora resistono ai colpi dei cosiddetti riformatori.
Il mobbing, da lotta tra colleghi, da fenomeno etologico tra bande di prevaricatori e bersagli deboli, insomma, assurge al ruolo di arma di lotta di classe.
Come liberarsi in modo pulito e senza lasciare troppo sangue per terra di soci, sindacalisti e dipendenti - operai e dirigenti - eccessivamente tutelati oppure scomodi perché non abbastanza sottomessi. O ancora, ostinati a voler rifiutare un licenziamento motivato solo dalle leggi della predazione del gruppo dirigente sull'azienda per motivi di puro profitto. L'avvocato ingaggiato allo scopo è un vero agente al servizio di sua maestà il padronato con licenza di uccidere interi consigli di fabbrica e d'amministrazione, se necessario, utilizzando un'ampia gamma di armi: vessazioni continue, spionaggio, intrusione nella vita privata, stalking, derisione, isolamento sociale, induzione alla vergogna, ricatto, minacce, lettere minatorie.

Una tra le più semplici di queste tecniche di mobbing è quella di costringere i colleghi a firmare una lettera di accuse nei confronti del soggetto o gruppo target da licenziare, con la minaccia che, se non firmerai, la FABBRICA CHIUDERA' e tu PERDERAI IL LAVORO.
O bella, ma questo mi ricorda qualcosa. Qualcosa dalle parti di Termini Imerese in provincia di Marchionne.
Pensate ora al risparmio sul costo in avvocati squali da remunerare profumatamente se l'azienda opera in uno stato che, con una RIFORMA ad hoc approvata perfino dai partiti de sinistra, ti abolisce l'art. 18 e poi piano piano smantella sistematicamente tutte le altre tutele del lavoratore con la complicità anche dei sindacati. Fantastico, no?

Veniamo ora ad un discorso più ampio. Ad un tipo di mobbing che io vedo applicato non più nell'ambito della singola realtà aziendale, dalla Proprietà verso i Dipendenti ma da nazioni su altre nazioni.
Attenzione, però. In questo caso la parte proprietaria non è rappresentata da una nazione in particolare, anche se il ruolo attuale della Germania parrebbe condurci in questa direzione di pensiero, ma la Proprietà è da intendersi come unione di interessi sovranazionali tra gruppi di potere che condividono uno scopo: la vittoria finale della propria parte sociale nella lotta di classe. Una Proprietà che ha interesse a dissolvere il concetto di nazione e differenziazione locale per creare un ambiente dove esiste solo la contrapposizione tra il noi e il voi, l'1% e il 99%.
In questo senso la Germania ha il ruolo ufficiale di condurre il bulling sui paesi periferici praticando il neomercantilismo, propagandando l'etica protestante del paternalismo ed illudendosi per l'ennesima volta di costruire un grande Reich ma è anch'essa a rischio di cadere nel medesimo ingranaggio nel quale spinge volonterosamente e con rinnovata carognaggine i suoi partner europei. La devastazione del suo mercato interno prodotta dalla deflazione salariale e le condizioni di sfruttamento delle quali parla Wallraff ne sono indizi evidenti.

Per capire meglio il concetto di dottrina dell'euromobbing con alcuni esempi che ci riguardano direttamente, riavvolgiamo il nastro indietro di un paio di anni e ripensiamo alle famose letterine inviate nell'estate del 2011 dall'Europa all'Italia (lettere minatorie). Con Europa intendo il nome di comodo che questa Proprietà globalizzata utilizza sul territorio continentale.
Ricordate? SE NON FATE LE RIFORME FARETE DEFAULT E USCIRETE DALL'EUROPA. (Minaccia di licenziamento).
Assieme alle letterine stava svolgendosi anche l'Operazione Berlusconi, fatta di scandali, accuse di condotte sessuali illegali, condotta con ogni mezzo soprattutto quelli stampa e con l'aiuto di abili figuranti, diverse Moniche Lewinsky e una magistratura che non poteva fare altro che indagare nel merito. (Spionaggio, intrusione nella vita privata).
Intanto i media iniziavano a recitare mattino e sera, prima e dopo i pasti, il mantra dello SPREAD. Una costruzione assolutamente falsa che però, con poche lettere, riusciva a dare corpo alla minaccia di cui sopra e a diventare leggenda metropolitana. SE NON FAI COME DICIAMO SI ALZERA' LO SPREAD. Il messaggio completo era: SE NON FIRMATE LA LETTERA DI LICENZIAMENTO DI BERLUSCONI LA FABBRICA CHIUDERA' E PERDERETE IL LAVORO.

A novembre Berlusconi cede al mobbing, accetta insomma il licenziamento forzato ma la parvenza di democrazia che deve essere per il momento mantenuta, bontà loro, consente che egli rimanga in politica fino a data da destinarsi e a futura sentenza penale da eseguirsi. Intanto arriverà il governo tecnico, ovvero arrivano i loro.
Da quel momento è il tripudio del mobbing dell'Europa sull'Italia, segno che la cacciata di Berlusconi era solo il primo step. Vecchie maestre con il ditino puntato che ci accusano di essere FANNULLONI, ESIGENTI, CHOOSY (denigrazione e derisione) e presidenti del consiglio avventizi che incarnano perfettamente, occhio vagante compreso, la sociopatia della Corporation.
La Grecia che, mobbizzata a sua volta in maniera ancora più pesante di noi, assieme a Spagna, Portogallo e Cipro, quest'ultimo addirittura rapinato nottetempo, diventa per noi "IL PIU' GRANDE SUCCESSO DELL'EURO" ma, allo stesso tempo, l'ennesimo spauracchio. NOI NON SIAMO LA GRECIA. NON VORRAI CHE DIVENTIAMO LA GRECIA, VERO? Detto con la voce di Monti è ancora più spaventoso.
Agendo abilmente sulla nota propensione dell'italiano ad odiare sé stesso e a considerare il patriottismo una roba fascista che si può sdoganare solo quando l'Italia vince i Mondiali di calcio, le maestre e i bounty killer bocconiani riescono a convincere un popolo che una volta rappresentava la 5a potenza economica mondiale di meritare la PERDITA DI SOVRANITA' e la retrocessione nel mondo degli schiavi dopo essere stato depredato dei propri beni, compresi quelli della proprietà privata personale che nemmeno il comunismo più bieco aveva osato toccare.

Poco importa che il governo dell'avventizio alla fine cada e Berlusconi, con un colpo di coda, si ritrovi a tornare in sella e a condividere un governo ancora più precario del precedente in duplex con il PD, ovvero con il proxy della shock economy in Italia.
Del ruolo che la Sinistra cattocomunista avrà avuto in questa guerra di classe, come traditrice e collaborazionista, anche attraverso alcuni suoi vecchi tromboni, si occuperanno speriamo in futuro i giudici del Norimberga v.2.0.
Mentre il governo Letta adotta il modello tela di Penelope, ovvero finge di gestire l'ordinaria amministrazione stando ben attento a non toccare nulla, le privatizzazioni e la SVENDITA degli asset nazionali, che negli anni 90 non poté essere compiuta per mancanza di provvidenziali crisi sistemiche che agissero da catalizzatore, ora procede spedita.
Le RIFORME verranno quando si insedierà la nuova Proprietà una volta battuto l'ultimo articolo all'asta. Allora se vi saranno ancora resistenze, ricominceranno le letterine minatorie. SE NON ACCETTATE DI LAVORARE PER € 1,50 ALL'ORA TROVEREMO CHI LO FARA' AL POSTO VOSTRO. Magari importando sempre più disgraziati dai recessi più svantaggiati del mondo. Il pelosissimo pietismo a reti unificate con il gusto della lacrima in primo piano delle madonne pellegrine, la bianca e la nera, sta già agendo allo scopo, con milioni che cadono nel tranello del ricatto emotivo (induzione alla vergogna) e gli ottoni che già reclamano leggi più permissive per l'immigrazione. Se non siamo abbastanza buoni, caritatevolmente masochisti e battilocchi ce lo faranno diventare loro, con  le emissarie del governo occupante per conto della Proprietà in prima fila a menare legnate sui denti.

Sarà la DEMOCRAZIA, a quel punto, ad essere mobbizzata e licenziata, se cederemo al ricatto di farci sbattere fuori dal novero dei paesi avanzati (licenziamento). Tutti i vari ed eventuali sviluppi della vicenda Berlusconi (oggi si vota per la famosa decadenza) a questo punto diventeranno sempre più irrilevanti a meno che il vecchio marpione non si decida a fare ciò che dovrebbe e che non farà perché è troppo ricattabile nella robba.
La situazione sembra quindi disperata ma, come insegnano alcuni dei casi raccontati da Wallraff nel suo libro, in alcune aziende il terrorismo psicologico dei professionisti del mobbing è stato sconfitto grazie alla caparbietà ed al coraggio di coloro che hanno saputo resistervi facendo gruppo contro la prepotenza del potere. In questo modo si potrà sconfiggere anche il mobbing intranazionale.
Soprattutto occorre che la politica ritorni ad essere espressione del controllo popolare sugli abusi del potere rappresentato solo dal profitto. I ben disposti, i competenti e i valorosi ci sono. Occorre solo organizzarli e riunirli in una compagine in grado di rappresentare degnamente le istanze di questa Resistenza. Resistenza che non è di pochi ma dell'Italia intera.

martedì 28 agosto 2012

NINJAS


In quel tempo, Elsa Fornero disse ai suoi alunni:
«Vedo con piacere che Bonanni cita spesso la Germania, ma lì i salari non aumentano con l’età dei lavoratori, seguono l’andamento della produttività. E va da sé che una persona anziana produca meno di un giovane. Da noi, invece, la curva salariale è crescente. E così le imprese si ritrovano anziani che costano troppo, di cui vogliono disfarsi, e penalizzano i giovani. Vogliamo riflettere su questo?».
Va bene, riflettiamo, Madamin Fornero, ma prima mi chiarisca alcuni concetti, che voglio capire bene. 
Prima di tutto: per anzianità intende anzianità di servizio o anzianità anagrafica? Perché anzianità di servizio significa, di solito, lavoratore che ha maturato esperienza e che può essere quindi più produttivo, in senso generale e riferendosi alla qualità del lavoro svolto, di un giovane alle prime armi. Questo nel nostro universo, non so nel suo.
Se intende anzianità anagrafica, è stata lei a costringere i lavoratori a continuare a lavorare fino ad oltre i sessant'anni, con la sua riforma strappalacrime, se non sbaglio. 

Secondo. Mi spieghi di quale produttività sta parlando, discriminando come fa tra lavoratori giovani e anziani. Se parliamo di polluzioni notturne, erezioni mattutine e mantenimento dell'erezione piena senza ausilio di sildenafil citrato (visto che ora è obbligatorio indicare il principio attivo), sicuramente i giovani sono più produttivi, non c'è dubbio. 
Se parliamo di lavoro, dobbiamo specificare di quale lavoro si tratti. Perché non tutti i lavori sono uguali, nel senso che solo per alcuni è richiesta espressamente vigoria giovanile.
Penso, ad esempio, ai lavori intellettuali che sono proprio quelli per i quali più spesso gli "anziani" guadagnano di più perché hanno mansioni più importanti a causa dell'esperienza maturata. Si chiama scatto di carriera. Diamine, lei che è prof dovrebbe saperlo. 

Temo che lei si riferisca quindi solo alla produttività del lavoro manuale, quello di fabbrica o quel che ne resta, vista la progressiva deindustrializzazione del nostro paese che perseguite nei fatti. 
Per fare un esempio di primato di produttività nei giovani, seguendo la sua ragionamenta, potrei pensare ai campi di pomodori nel sud dove essere giovane, negro e muscoloso, può permetterti di far guadagnare di più il caporale.
Oppure mi vengono in mente quelle orrende catene di montaggio dei macelli americani dove si preparano i mac burger e dove, se non hai tempi di reazione da paura - più che da giovani umani, da cobra - e bisogna fare in fretta perché il tempo è denaro, sotto il tritacarne puoi lasciarci un braccio, oppure la sacca intestinale con il suo contenuto di merda bovina, che tu non sei riuscita a lavorare in tempo e a svuotare, finisce diritta nel Big Mac. Spero non stia cenando da McDonald's in questo momento.
Ecco, se pensiamo a questi atroci residuati di fabbrica lager, i giovani possono essere più produttivi perché più reattivi psicofisicamente ma, a parte questo? E' questa la sua idea di lavoro?

Continuo a non capire fino in fondo il suo ragionamento. Cioè, lo capisco fin troppo bene. 
Sempre nel nostro universo, le imprese si disfano con mucho gusto dei lavoratori anziani perché magari sono quelli, nelle fabbriche, più sindacalizzati (me ne rendo conto, è una malignità) e perché hanno contratti a tempo indeterminato sottoscritti ai tempi in cui ancora il lavoro rendeva liberi.
Li licenziano per quello, non perché guadagnano di più. Se c'è una cosa che è ferma da anni, in Italia, è l'aumento dei salari. Gli uomini, giovani e anziani, guadagnano lo stesso salario sempre uguale da anni, se non se lo sono visto addirittura abbassare o ipertassare dai geni come voi. Le donne, in alcuni casi guadagnano ancora meno degli uomini. I giovani sono penalizzati perché ci sono leggi che favoriscono il loro sfruttamento da parte delle aziende, permettendo ad esse di mantenerli apprendisti e precari a vita.
Quindi non si sa di cosa lei stia parlando. Di un mondo che non conosce e che è solo stata inviata a distruggere.

In ogni caso, lei suggerisce di deprecarizzare piuttosto i giovani e favorirne l'inserimento a tempo pieno? Auspica di armonizzare i salari di anziani e giovani in base al merito e all'esperienza, fatto salvo un minimo che permetta ai membri di entrambe le fasce sociali di campare senza doversi strappare l'osso gli uni con gli altri? Pensa di salvaguardare lavoratori non più giovanissimi (nemmeno lei vorrebbe sentirsi definire anziana, per non dire vecchia, credo) permettendo loro di offrire una vita dignitosa alla famiglia che stanno mantenendo - compresi i figli in stato di precariato - e accompagnandoli con dignità alla meritata pensione? Ho paura di no.
L'aria salmastra di Rimini, mescolata con l'incenso dei ciellini baciapotenti le ha fatto uno strano effetto allucinogeno. Le ha provocato un attacco di padronite acuta che però almeno l'ha resa sincera come nemmeno una pera di scopolamina sarebbe riuscita a fare. Invece di dire: smettiamola di mettere i padri contro i figli, permettiamo a questi benedetti giovani di avere una sicurezza economica, finiamola con il precariato e la rottamazione dei lavoratori anziani che si alimenta appunto dal precariato giovanile, da brava mistress ha chiesto ai sindacati (a quelli più inclini al ruolo di slave) di aiutarla a fottere ancor di più i lavoratori anziani con la scusa di aiutare i giovani, sapendo benissimo che non si può avere entrambe le cose, seguendo alla lettera la vostra ideologia economica escrementizia. O mi sbaglio?

Nonostante tutti i vostri sforzi di tecnocrati non riuscite a convincermi che non volete ridurci una nazione di NINJAS. Mi riferisco alle simpatiche e colorate tartarughe guerriere? Niente affatto.
NINJAS è un acronimo e significa No Income No Job (and) Assets (Nessun reddito, nessun lavoro, nessuna garanzia) e si riferisce al tipo di cliente al quale venivano appioppati, negli Stati Uniti, i famigerati mutui subprime nei primi anni duemila, fino all'esplosione dell'omonima crisi nel 2006-7. Quella per intenderci del Too Big To Fail, del troppo grosso per fallire, che ha imposto ai cittadini americani di salvare, con i loro soldi, le banche che avevano creato un sistema criminale per far fallire la gente più povera e portarle via la casa. Un sistema che allora ha drogato l'indice dei consumi di un'economia moribonda prestando soldi a chi non avrebbe mai potuto restituirli e ha posto le basi per questa attuale crisi. Crisi che dovreste risolvere attaccando con un bel bisturi la finanza neoplastica che sta uccidendo il mondo ma che invece preferite far credere di voler risolvere con cazzate da manicomio come la tassa sulle bollicine, sulla palestra e le slot machine a più di 500 metri dagli ospedali. Chi ve li scrive i testi, i Monty Python? 
Fossi la Coca Cola, una di quelle belle multinazionali sociopatiche che vi piacciono tanto, vi farei causa per danni per miliardi. Andrei ad assumere i peggiori avvocati carnivori d'America. Roba da cavarvi anche la prima pelle. Vi starebbe bene. A voi e alle vostre curve salariali.

P.S. In Germania, visto che l'ha citata, alla produttività sono anche legati premi di produzione che qui in Italia ci sogniamo.


P. S. S. Visto che siamo costretti a studiare economia,  per un ripasso della questione dei derivati e della finanza casinò, consiglio la lettura de "Il manifesto degli economisti sgomenti" e la visione di questo filmato.

giovedì 28 giugno 2012

L'etica protestante del paternalismo


«We're trying to protect individuals not their jobs. People's attitudes have to change. Work isn't a right; it has to be earned, including through sacrifice». (Elsa Fornero in un'intervista al Wall Street Journal, giugno 2012.)

Hanno parlato di una Fornero tradita dalla lingua inglese. Per la verità e chissà perché, gli articoli dei corrispondenti americani in Italia sono sempre scritti in un inglese strano, infiorato, più un italiano tradotto  pari pari stile liceo linguistico versione scuola serale che un vero inglese o americano. Ad ogni modo, a meno che la prof non sia incappata in un lapsus in translation, e qui bisognerebbe sapere se, durante l'intervista, ella si esprimeva nella lingua di Shakespeare o no, e se, in quel caso, l'aveva appresa utilizzando le cuffie che ti insegnano le lingue mentre dormi, il senso delle sue parole è chiaro:

"Stiamo cercando di proteggere gli individui piuttosto che i loro posti di lavoro. L'attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro non è un diritto; bisogna guadagnarselo, anche con il sacrificio".

Cosa intende il ministro del lavoro quando scinde i concetti di posto di lavoro e lavoratore? Intende forse separare definitivamente la famosa appendice di carne dalla sua macchina d'acciaio? Non credo.
Interessante anche l'uso della parola "work" al posto di "job". Work (lavoro) è un concetto più generale di job, ovvero "impiego, posto di lavoro", sottinteso salariato. E' come il tedesco Arbeit. In questo senso, lavoro potrebbe essere anche inteso come lavoro schiavistico, non pagato, come quello, appunto, che rendeva liberi. 
Il fatto che dobbiamo cambiare e farci piacere la cioccolata puzzolente per forza non è una novità. E' il loro mantra. Questi hanno il pulsante della distruzione dell'economia reale in tasca e non hanno paura di usarlo. Ancora il sacrificio. Il giornalista del WSJ non ci informa se la sventurata singhiozzò, pronunciando per l'ennesima volta la fatale parola. 
Sacrificio. Sarà per questo che il governo dei maestrini universitari fa sacrifici umani peggio degli Aztechi da quando si è insediato?

Ma no, siamo solo dei malpensanti. Madamin Fornero ha veramente appreso "the cat is on the table" con le cuffiette e voleva solo ridabire la banalità agghiacciante che il lavoro si conquista con fatica e sacrificio. Thanks to the dick. 

Peccato che questo inno alla meritocrazia sia un clamoroso falso e che proprio qui caschino tutti gli asini di questo governo neoaristocratico, rappresentato indubbiamente alla perfezione dal paternalismo disgustoso di questi chierici della corporativa e nepotistica università italiana. Una maestra che si rivolge a ditino alzato ai bimbi un po' tardi, agli ospiti del Cottolengo che lei considera i suoi concittadini, ai quali bisogna spiegare le cose parlando adagio e scandendo bene le parole. 
Gli asini cascano perché i sacrifici e la polvere mangiata per ottenere un livello minimo di sopravvivenza non sono richiesti ai cuccioli della Casta ed ai suoi innumerevoli parassiti raccomandati che viaggiano su corsie preferenziali, come la maestra fa finta di dimenticare nonostante alla Casta vi appartenga in pieno.

Ecco, è questo il punto cruciale, ciò che fa venire la schiuma alla bocca di questa manica di spocchiose entità di materia accademica attenuata che non sanno fare meglio del peggior amministratore di condominio: the face like the ass. 
Se l'etica protestante del capitalismo, a fronte del sacrificio di una vita operosa ed onesta, a scanso di tentazioni diaboliche, prometteva almeno il Paradiso certo dopo la morte, l'etica del paternalismo dei maestrini universitari d'asilo ci promette solo il sacrificio in cambio di niente. E dovremmo pure ringraziarli. 

sabato 24 marzo 2012

Imprenditore non andare via


Vedete, io sono d'accordo che sul'art. 18 la CGIL e la FIOM ci si sono un po' amminchiate e ne stanno facendo una questione d'onore. 
Però, d'altra parte, come fa "la" Fornero a rimanere seria quando sostiene che, fatta la Grande Riforma del Lavoro, gli investitori non fuggiranno più dall'Italia? A dire che "l'obiettivo della riforma del lavoro è quello di rendere l'economia italiana maggiormente attrattiva rispetto a disinvestimenti, ad aziende che magari chiudono qui per aprire in Serbia"
Quindi, inferendo un po' alla membro di cane, approvata la riforma italiana la Serbia, per correttezza e cavalleria nei confronti della prof italiana, d'ora in poi farà pagare le tasse alle aziende che delocalizzano sul suo territorio, non farà  più ponti d'oro agli imprenditori italiani e non gli farà più scopare le sorelle a gratis?
Quella della Fornero è per caso una riforma che abbassa significativamente la pressione fiscale sulle aziende, introduce incentivi fiscali sostanziosi al reinvestimento, detassa del 50% le nuove assunzioni o si limita praticamente a disarmare l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, rendendo di fatto più facile licenziare i dipendenti? 
E' una riforma che introduce controlli fiscali seri sulle aziende che piangono per la crisi minacciando licenziamenti di massa e rende di nuovo un reato il falso in bilancio per evitare trucchetti contabili ad hoc?
E' una riforma che eliminerà la corruzione endemica italiana che obbliga gli imprenditori a pagare tangenti agli amministratori locali e a mantenere la casta della politica? La Triplice Mafiosa si ritirerà in buon ordine e cesserà di incendiare il capannone all'imprenditore che, volendo investire al Sud, non vuole però pagare il pizzo alla cosca? La Mafia rinuncerà ad infiltrarsi nei gangli vitali dell'economia del Nord fino a rendersi invisibile ed inafferrabile come un virus silente che distrugge l'ospite?
Ma davvero "la" Fornero è convinta che il celodurismo padronale, che considera il poter licenziare a peto libero l'equivalente del Cialis, sia l'unica risposta possibile alla crisi economica mondiale?
Con Mario 9000 che, dopo esserci calato le mutande ed essersi posto a cul busone di fronte ai tassisti, dice che "il governo non farà più concessioni alle categorie come negli anni passati"?
Cos'è, uno scherzo?

lunedì 12 marzo 2012

L'ammortizzatori vostri


Problema

Il governo vuole modificare l'art. 18 e andare avanti con il TAV. Camusso si oppone alla modifica dell'art.18 però vuole il TAV perché crea posti di lavoro. 
Calcolate il peso specifico che nella costruzione del TAV hanno le cooperative rosse, aggiungetelo alla probabilità che Angeletti e Bonanni firmino qualsiasi cosa gli mettano davanti e infine calcolate, tolto il valore degli ammortizzatori sociali meno il volume delle lacrime della Fornero raccolte in un recipiente di forma cilindrica alto 10 cm. x diametro 5 cm., quale sarà il prezzo della firma della CGIL sulla modifica dell'art. 18, meno il numero delle tessere restituite dagli iscritti per il SI al TAV, moltiplicato per 3,14.  

martedì 3 gennaio 2012

Mala tempora collant


Sempre a margine della vicenda OMSA, ripresa oggi anche da Debora Billi, vorrei segnalare su Facebook  l'iniziativa di boicottaggio Mai più OMSA, ma soprattutto l'intervista ad un responsabile di produzione di Calzedonia Group, altro colosso dell'intimo made in Italy, pardon, Sri Lanka, che ho trovato per caso sul blog Bottleneck
E' particolarmente significativo, per capire il perché questi imprenditori amino tanto delocalizzare le produzioni, questo passaggio dell'intervista, che vi consiglio per altro di leggere per intero:
"D: torniamo in mezzo all’Oceano Indiano, perché la scelta è caduta su quell’isola? 
La localizzazione in Sri Lanka è stata frutto di una accurata indagine e sopralluoghi effettuati qualche anno fa in diverse regioni del Mondo in via di sviluppo, tra cui India, Pakistan, Bangladesh e Cina. Ne ricavammo molte informazioni ma, soprattutto, risaltava in modo particolare il caratteristico ed apprezzato equilibrio e la scarsa conflittualità sociale della popolazione dello Sri Lanka. Naturalmente ha molto influito anche una iniziale intuizione del dottor Sandro Veronesi [ patron di Calzedonia, n.d.r.], poi rivelatasi fondata, sull’elevata capacità di apprendimento delle maestranze indigene con riflessi evidenti sugli indici qualitativi e di produttività. 

L’assenza o quasi di vincoli sindacali garantiscono una flessibilità sulla numerosità degli organici assolutamente impensabile nel mondo industrializzato. Sotto questo punto di vista le localizzazioni dell’est Europa hanno già segnato il passo, determinando rapidi dietrofront sulle decisioni di nuovi insediamenti o ampliamenti dei siti produttivi. "
D: e nel Belpaese non si produce più nulla? 
Poco purtroppo! In Italia utilizziamo talvolta qualche terzista per produzioni integrative a quelle estere, soprattutto in situazioni di emergenza (consegne urgenti, problemi produttivi negli stabilimenti esteri, etc,). E’ una collaborazione assai limitata che rappresenta solo un pallido esempio di quella esistente fino a pochi anni fa., con funzione di back up alle produzioni principali che si avvantaggiano dei bassi costi della manodopera di quei paesi. Qui ad Oppeano rimane il centro distributivo composto dal magazzino di prodotto finito."
In fondo, viva la sincerità. L'unico problema quindi, l'unico ostacolo alla famosa Crescita è il costo della manodopera. Se si riesce a mantenere basso, perché quello delle materie prime è un po' più complicato da abbattere, a parità di prezzo da far pagare all'utente finale, il gioco è fatto. Che siano queste le famose riforme, ciò che brama di ottenere a suon di piedini pestati per terra la Senhora Marcegalha?
Gli asiatici si spaccano la schiena 20 ore al giorno, campano con un pugnetto di riso scotto, trombano e figliano assai per garantire sempre fresca forza lavoro minorile e soprattutto non rompono i coglioni con i sindacati. Non hanno le Camusso che si piazzano davanti al padrone e fanno "Aaaarrgghhh!" come Chewbecca.

Il prode Nerino Grassi delocalizza in Serbia, come abbiamo visto. Ma perché proprio nel paese bombardato anni fa da D'Alema & i suoi Nato Boys? Su un altro blog ho trovato questo articolo di Marco Cobianchi, autore di "Mani bucate". La Serbia, come altri paesi dell'Est, offre alle imprese che decidono di investire sul suo territorio condizioni che queste non possono rifiutare, un po' come le proposte che faceva ai Tattaglia Don Vito Corleone: niente tasse oppure sgravi fiscali stratosferici, terreni sui quali edificare gli stabilimenti praticamente gratis, vantaggi di ogni tipo e manodopera a basso costo. Tutto al di fuori dei lacci e lacciuoli comunitari europei, o almeno di quelli che ancora rimangono. 
Viene perfino da ridere a pensare ai classici magliari italiani che, per trombarsi le ragazze dell'Est con poca spesa e molta resa, negli anni ottanta andavano  all'avventura con la valigia piena di calze e collant. Ora, se gli italiani vanno all'Est, trovano paesi interi disposti a venderglisi e a fabbricargli pure le calze. Mala tempora collant.

Certo, come dice il logistico di Calzedonia, in Sri Lanka è ancora meglio, non c'è il rischio del riemergere della latente bellicosità balcanica e magari di un rigurgito di socialismo reale, ma non si può avere tutto nella vita.
Che a questo capitalismo piaccia solo vincere facile, come l'omino della pubblicità? E soprattutto che sia  capace solo di vincere facile, con il GOD MODE ed il FULL AMMO, per intenderci, insomma barando come il bimbominkia con il videogioco troppo difficile? Per loro FULL AMMO. Per noi FULL MONTI, dopo che ci saremo tolti l'ultimo collant, appunto. 

lunedì 2 gennaio 2012

Tutte a casa


In questo Natale di crisi globale è capitato che un piccolo imprenditore catanese si sia tolto la vita per la disperazione di dover licenziare i suoi operai causa fallimento.
Nerino Grassi invece, il patron della Golden Lady, ha scelto il 27 dicembre, quindi un bel giorno di vacanza  tra il Santo Natale e Capodanno, per comunicare la sua decisione definitiva riguardo al destino dello stabilimento OMSA di Faenza, da mesi in lotta per la difesa dei posti di lavoro. A mezzo fax ha annunciato il  licenziamento collettivo per 239 operaie alla data di scadenza della cassa integrazione, il 14 marzo 2012.

Che andasse a finire così era nell'aria e nessuno, dalle mie parti, si faceva più tante illusioni. Pensare però che alle lavoratrici sia stata comunicata la decisione aziendale definitiva proprio nel bel mezzo delle feste di fine anno dà l'idea della mostruosità di questo capitalismo metastatizzato di merda, della sua perdita definitiva di contatto con il concetto di umanità e utilità sociale. Un po' come l'INPS che, sempre sotto Natale, va a chiedere 5000 euro di rimborso ad un pensionato che, preso dall'angoscia di non poter onorare le scadenze, si suicida per la disperazione.
Sembra che lo facciano apposta. Scelgono un evento ad alto tasso di stress psicologico e ve ne aggiungono un altro ancora più fatale. Feste natalizie più perdita di lavoro. Tecnicamente si configura come tortura e tentato omicidio.

Badate che l'OMSA, ovvero la Golden Lady, non è un padrone che non può fare a meno di chiudere perché azzoppato dalla più grave crisi economica mondiale dal 1929. La Golden Lady non è in crisi, va bene. Ha solo deciso di delocalizzare, ovvero di togliere il sostentamento a duecento e più persone ed alle loro famiglie e per riflesso ad un'intera comunità cittadina per andare a sfruttare donne serbe invece che pagare il giusto quelle italiane, abbattere i costi di produzione e pagare meno tasse, vendendo le calze però sempre allo stesso prezzo proprio in Italia. Come se fossero prodotte in Italia.
Insomma Nerino e gli altri della sua razza, quelli che non li licenzia nessuno, che non ricevono queste sentenze di morte sotto Natale, che hanno il culo ben protetto da quintali di morbidissima bambagia, hanno scelto non il bene della comunità ma il boia del loro dio profitto. Perché esistono imprenditori che considerano i loro operai come persone di famiglia e le imprese come mezzi di accrescimento del benessere generale ed imprenditori per i quali ogni mezzo è lecito per aumentare il proprio profitto personale, ci fosse anche da mandare in malora un'intero paese ed affossare non una ma dieci aziende dopo averle spolpate fino all'ultimo brandello di carne. Se tu lavoratore incontri uno di questi parassiti predatori sulla tua strada sei fottuto.


Mi scuserete ma è difficile scrivere di licenziamento, soprattutto se ci sei già passato, senza sentire un'onda di panico serrarti il respiro in gola e senza farti sopraffare dalla rabbia. Chi ha perso il lavoro capirà di cosa parlo, di tutta l'angoscia indescrivibile che ti dà l'essere messi da parte dalla società, l'essere privati della propria dignità, l'essere considerati un esubero, un qualcosa di inutile da gettare via, non importa se hai dei figli da mantenere o solo la necessità di sopravvivere tu solo. Sono crimini contro l'umanità ma li chiamano riforme necessarie per la crescita (dei loro profitti di merda).

Sono assolutamente solidale con le iniziative di boicottaggio dei prodotti Golden Lady ma non bastano, non possono bastare.
Ci vorrebbe una legge che disincentivasse la delocalizzazione, magari sottoponendo merci prodotte all'estero in condizioni vantaggiose solo per il produttore, ma commercializzate con un marchio italiano e a prezzi italiani, a dazi pesanti. Un po' come quelli che la Fiat pretendeva venissero applicati alle automobili asiatiche tanto tempo fa.
Non solo. E' un'idea che avevo già esposto in un articolo precedente. Sarebbe necessaria una legge per la protezione dei marchi nazionali. Un marchio si è guadagnato prestigio nazionale ed internazionale ed è indissolubilmente legato alla realtà industriale italiana, per avere magari anche usufruito di aiuti di stato a suo tempo? Bene, se tu imprenditore  vuoi andare a produrre le tue calze dove la forza lavoro si accontenta di quattro tozzi di pane ammuffito e ti ringrazia pure, allora se pretendi di vendere quelle calze in Italia non potrai più chiamarle con il marchio conosciuto in Italia. Se vuoi usare quei marchi famosi e storici, produci in Italia. Altrimenti, chiama i tuoi collant come ti pare ma non OMSA o Golden Lady.  Dagli un bel nome serbo o bielorusso o turco o circasso ma non italiano.
Se poi il nuovo marchio non sarà altrettanto apprezzato dalle consumatrici italiane, fai una prova. Prendi un collant 10 denari e stròzzatici, così vendiamo se il Made in Serbia vuol dire qualità ed è così resistente anche in condizioni estreme.

domenica 9 gennaio 2011

Accordi e disaccordi



"[...] 3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria e' fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioe' le linee gia' esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari della UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, aquisire con strumenti finanziari di pari entita' i piu' disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all'interrno dell'attuale trimorti.

Gli scopi reali da ottenere sono:
a) restaurazione della liberta' individuale nelle fabbriche e aziende in genere per consentire l'elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;
b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quella illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.
Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell'incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della liberta' di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo e' da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entita' inferiore all'altra ipotesi." 
(Piano di Rinascita Democratica 1982 - Pubblicato in: Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2 IX Legislatura Allegati alla relazione serie II: documentazione raccolta dalla Commissione Volume terzo Documenti citati nelle relazioni Tomo VII-bis, Doc. XXIII n. 2-uater/3/VII-bis, pp611-625.)


Ho citato in apertura il Piano di Rinascita Democratica perché fa sempre piacere leggere i consigli dei gran cattivi maestri ed accorgersi di come essi siano ascoltati e messi in pratica dai muratorini al governo e relativi compagni di merende.

Tornando all'attualità, mi sono letta il testo dell'accordo separato di Mirafiori, quello che dovrà essere sottoposto a referendum presso i lavoratori la prossima settimana.
L'ho letto non senza fatica perché anche aziendese e sindacalese sono linguaggi atti a confondere, a far capire il meno possibile del contenuto che esprimono, specialmente a coloro ai quali il discorso si indirizza e che ne vivono le conseguenze sulla loro pelle. Sentito come era chiaro e comprensibile invece il verbo del gran maestro?
Che poi uno si domanda se i sindacati che hanno già firmato "à la Napolitano" tutte le pagine del contratto capestro, si siano resi conto veramente di ciò che andavano a sottoscrivere e se quelli della FIOM sono solo dei guastafeste che vogliono impedire a Marchionne di vendere le sue cavolo di Panda anche ai marziani (che non vedono l'ora di guidarne una disegnata da Lapo), oppure sono gli unici rimasti nel fortino a difendere i diritti dei lavoratori.
Non entro nel merito delle questioni specifiche e tecniche, non avendone la competenza, voglio dare solo un giudizio sull'accordo basandomi sull'impressione che ne ho ricavato.

Non so, questo tono da caserma, da colonia penale, questo puntare sulla lotta all'assenteismo per malattia degli operai come fosse quello l'unico problema che impedisce a Marpionne di saturare il mercato mondiale non lasciando che le briciole agli altri produttori di automobili, beh, mi ha fatto un'impressione da capitalismo molto vecchio stampo, anzi proprio vecchio, con tracce di padronato delle ferriere e un retrogusto di autoritarismo fascistoide da "in questo locale non si parla di politica, si lavora".
"Dal luglio 2011 se non si sarà raggiunto un livello di assenteismo inferiore al 6% medio (adesso è all'8%) i dipendenti che si assenteranno per malattie brevi (non oltre i 5 giorni) a ridosso delle feste, delle ferie o del riposo settimanale per più di due volte in un anno non avranno in busta pagato il primo giorno di malattia. Dal primo gennaio 2012 se l'assenteismo non sarà sceso sotto il 4% i giorni di malattia non pagati saranno i primi due (l'Inps infatti paga solo dal quarto giorno mentre i primi tre sono a carico dell'azienda)."
E' un accordo che ripropone un modello di rapporti tra lavoro e capitale come erano non già nell'Ottocento avanzato delle prime lotte operaie ma agli albori della rivoluzione industriale. E che fa capire quale sia l'atteggiamento dei "padroni", tocca chiamarli di nuovo così, nei confronti del mondo del lavoro.
I lavoratori sono dei sottomessi, delle sottospecie di umani che invocano diritti ma dovrebbero capire che sono solo marxianamente "appendici di carne di una macchina d'acciaio" e che quindi non rompano i coglioni.
Leggersi, in proposito, la filosofia del nuovo sistema ergonomico ERGO UAS che sostiene come la produttività di una fabbrica sia legata al fatto che l'operaio non debba fare più di dieci passi lontano dalla sua postazione per andare a prendersi un attrezzo  e che Marchionne vuole introdurre a Mirafiori. Non sto scherzando, anche la riduzione delle pause va nella direzione di inchiodare l'operaio alla linea di montaggio per produrre, produrre e produrre.

Ma produrre cosa? Sembrerebbe che la FIAT avesse milioni di auto da consegnare in tutta fretta, perché già prenotate da milioni di clienti, compresi i marziani, e che il consegnarle in tempo fosse ostacolato solo dal fatto che gli operai italiani invece di lavorare stanno a grattarsi la minchia.
Le cose stanno però diversamente. Come dice la  lettera che 46 economisti italiani hanno inviato per solidarietà alla FIOM:
"Nel 2009 la Fiat ha prodotto 650 mila auto in Italia, appena un terzo di quelle realizzate nel 1990, mentre le quantità prodotte nei maggiori paesi europei sono cresciute o rimaste stabili. 
La Fiat spende per investimenti produttivi e per ricerca e sviluppo quote di fatturato significativamente inferiori a quelle dei suoi principali concorrenti europei, ed è poco attiva nel campo delle fonti di propulsione a basso impatto ambientale. 
A differenza di quanto avvenuto tra il 2004 e il 2008 – quando l’azienda si è ripresa da una crisi che sembrava fatale – negli ultimi anni la Fiat non ha introdotto nuovi modelli. Il risultato è stata una quota di mercato che in Europa è scesa al 6,7%, la caduta più alta registrata nel continente nel corso del 2010."
Colpa dei turnisti lavativi che perdono tempo in bagno e a fare jogging in reparto per andare a prendere una pinza o colpa di un'azienda che ha la mentalità della fabbrichetta dell'Ottocento con gli operai che devono essere bastonati ogni giorno, loro sanno perché? Un'azienda che non è capace di rinnovarsi e non trova di meglio da fare che prendersela con gli operai della sua inadeguatezza?
Non sono bastati neppure gli aiuti statali per costringerli a pensare un'auto decente. Prendo ancora in prestito dagli economisti:
"A dispetto della retorica dell’impresa capace di “stare sul mercato sulle proprie gambe”, va ricordato che la Fiat ha perseguito questa strategia ottenendo a vario titolo, tra la fine degli anni ottanta e i primi anni duemila, contributi pubblici dal governo italiano stimati nell’ordine di 500 milioni di euro l’anno
Alla FIAT però bisogna riconoscere un merito:
"Al tempo stesso, tuttavia, nel terzo trimestre del 2010 la Fiat guida la classifica di redditività per gli azionisti, con un ritorno sul capitale del 33%. La recente divisione tra Fiat Auto e Fiat Industrial e l’interesse ad acquisire una quota di maggioranza nella Chrysler segnalano che le priorità della Fiat sono sempre più orientate verso la dimensione finanziaria, a cui potrebbe essere sacrificata in futuro la produzione di auto in Italia e la stessa proprietà degli stabilimenti."  
Ah, vedi che stiamo arrivando al punto? Non sarà che  Marchionne non è altri che uno di quei supermanager che cominciano presto, finiscono presto e di solito non puliscono il water, bravi soprattutto a mettersi da parte le stock options (un centinaio di milioncini fino a questo momento) e che guadagnano per questo di solito cifre assolutamente spropositate, centinaia di volte superiori a quelle che guadagnano quegli operai che pretendono di vessare? 
Non si era detto che questo tipo di gestione dell'economia reale da parte dei supermanager vampiri è quella che ha provocato l'attuale crisi e che fino a che non sarà abolita la finanza, demolita la Borsa e si sarà ritornati al reale economico lasciando il virtuale finanziario ai videogames, non ci sarà economia sostenibile?

Diciamo infine qualcosa anche sulla presunta grande operazione FIAT-Chrysler, che ha entusiasmato fino all'orgasmo i media nostrani.
La Chrysler è una azienda in bancarotta controllata, che ha avuto finanziamenti dal governo americano nell'ambito di un piano di rientro nel mercato con nuovi prodotti ed investimenti. La FIAT non controlla la maggioranza delle quote, che invece, per il 55% appartengono al sindacato dei lavoratori UAW.
Come ha scritto Eugenio Scalfari:
"Chi è il padrone di Marchionne? O meglio: chi è il padrone del gruppo Chrysler-Fiat di cui Marchionne è il manager? Il padrone, cioè il proprietario, è il sindacato dei lavoratori Chrysler, che possiede la quota di controllo del capitale attraverso il suo fondopensione. 
Hanno ridotto a metà i loro stipendi, i lavoratori Chrysler, ma l' azienda è loro. Se torneranno al profitto saranno loro a disporne. Il proprietario Fiat, specie dopo lo "spin" del gruppo, è un proprietario simbolico sulla via del disimpegno.
In Germania la Volkswagen è una "public company"e le banche che la finanziano sono controllate dai "lander". In Francia la Renault è dello Stato francese. I lavoratori italiani non hanno fondi-pensione, le loro pensioni sono nelle mani dell' Inps. Volendo, l' Inps potrebbe controllare la Fiat investendo nel capitale una parte del fondo pensione dei lavoratori. Allora la Fiat avrebbe un nuovo padrone, con Marchionne alla guida imprenditoriale. 
Chiedetevi, a questo punto, qual'è il peso dei lavoratori italiani nel mondo della produzione? I lavoratori italiani non partecipano alla produzione, non ricavano profitti, sono solo minacciati nei loro diritti. Sono considerati dei nemici invece che una parte fondamentale della produzione.
L'Italia del nano che delira di terze gambe invece di pensare alla realtà dei pisellini mosci, è un paesello delle ferriere, assomiglia ad uno staterello sudamericano con i latifondisti cattivi e che, grazie anche a queste pensate ergonomico-marpionnesche, sta salendo sulla Freccia Rossa che lo condurrà a 200 all'ora indietro nel feudalesimo.

Sapete come andrà a finire? Che Marchionne, per non farsi inseguire dai sindacalisti americani con la chiave inglese in mano, che vogliono indietro i loro soldi, dovrà sacrificare Pomigliano e Mirafiori. E magari, dopo aver raccattato ancora altre stock options, penserà ad aumentare il proprio peso in Chrysler piuttosto che a mettere a punto qualche macchinetta innovativa da far produrre in Italia.  Non dubitate un minuto su quale sarà la scelta del nostro tra America e Italia. L'Italo-canadese sceglierà l'America.
Intanto però, prima di aver succhiato l'ultima goccia di sangue all'economia italiana, avrà diviso quei sindacati molesti come auspicava Maestro Licio.
Un grosso favore ai governanti di centrodestra che vedono i comunisti camminare sui muri. Tanto l'opposizione, che ha smesso da un pezzo di essere opposizione, regge il sacco a chi comanda, a questi retrogradi padroni delle ferriere.
Non meravigliatevi neppure della Camusso che da ex capa FIOM dice che se vincerà il SI (di un referendum illegale) la FIOM dovrà accettare l'accordo. Dobbiamo essere contro l'accordo ma anche firmarlo.
A Veltroni fischiano le orecchie. E tu, Cipputi, comincia a tirarti giù le braghe.

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