sabato 30 giugno 2007

Tanta frutta e verdura


Specialmente ora che fa caldo, i vari dietologi, professoroni, eminentissimi primari e nutrizionisti patentati intervistati nel marchettone finale della rubrica "salute" dei Tiggì ce lo ripetono ogni giorno: dobbiamo mangiare tanta frutta e verdura, e masticarla a lungo prima di ingollarla se no non vale. Possibilmente accompagnandola con almeno due litri d'acqua al giorno.
Io che appartengo in segreto al sacro culto della costata di chianina, la chiamo la dieta del cammello e ogni volta che sento le raccomandazioni, scuotendo la testa, dico a me stessa che "fatti non fummo per ruminar cicoria".

Però è vero, se ci si abitua alla foglia larga, al crunch del cetriolo e della cipolla di Tropea, effettivamente ci si sente più leggeri e sgonfi.
Nella dieta personalizzata dal dietologo con tutti i crismi e i controcazzi che sto seguendo da un anno per dimagrire e che, ad onor del vero, si è rivelata efficace, ci sono ben 740 grammi al giorno tra ortaggi e frutta. E' una massa, ma ci si abitua. Anche pranzare solo con una bella fetta di cocomera (da noi rigorosamente femmina), in questi giorni, è in fin dei conti piacevole.

C'è un unico problema legato al consumo di quantità industriali di frutta e verdura, anzi due: i prezzi stellari (vedi il delizioso filmato) e, come ha rivelato Legambiente in un'inquietante ricerca (scaricala qui) , il fatto che troppi prodotti risultano contaminati dai pesticidi.
Se non ci ucciderà il caldo ci uccideranno i pesticidi. Tanto di qualcosa bisogna morire.

giovedì 28 giugno 2007

Sòla profonda

Cosa c'entra Linda Lovelace con il PD e Uolter Veltroni? Ci arriverò poi. Sono i misteri delle libere associazioni mentali e da stamattina ho questa cosa che mi ruzzola nella testa.

Dunque ieri è stato il gran giorno, Silver Uolter ha parlato ed ha sciorinato ben bene le sue idee per un grande e nuovo partito democratico nel suo discorso di Torino. Grazie a Repubblica, che ha fatto il lavoro sporco di riassumerne i principali concetti, eccone un sunto più che conciso, circonciso. Con, tra parentesi, il mio commento.

"Riunire l'Italia, farne una grande nazione. Non ci sono due Italie. Basta contrapposizioni: nord-sud, giovani-anziani, lavoratori dipendenti-autonomi." (Il grande amplesso. Il problema sarà convincere i leghisti. Ipnosi? Brainwashing? Detto tra noi: vuoi mettere il "Qui si fa l'Italia o si muore?" Il counter dei "basta" segna 1)

"Le comunità umane possono convivere solo nella libertà. Una libertà che i nostri padri hanno conquistato a caro prezzo" (Quelle frasi che ti fanno dire: ma come ho fatto a non pensarci prima? Bottarella ai babbi partigiani, che ancora sopravvivono in pochi esemplari.)

"Una follia la guerra in Iraq" (Alla fin fine è sempre colpa di Basaglia. Ah, la guerra in Afghanistan ce la lasciamo sfuggire così?)

"Basta con il precariato, i giovani non possono aspettare: serve un nuovo patto generazionale" (Già sentita, non fa ridere. I "basta" sono 2.)

"L'ambientalismo non vuol dire no a tutto. Sì alla Tav" (Che la TAV gli piacesse l'avevamo già intuito. Qui si comincia a dover inghiottire di brutto.)

"Il sindacato deve tutelare anche i giovani, non solo i lavoratori e i pensionati " (Seconda bottarella ai giovani. Ci parla lui con il sindacato o dobbiamo farlo noi?)

"Pagare meno tasse, pagarle tutti. Basta con gli odii di classe" (Ma si, basta odiare Paris Hilton, povera stella. Avete notato? Ha detto odii, come Berlusconi, non lotta di classe. L'affare si fa sempre più grosso. Il "basta" counter segna 3.)

"La sicurezza è un diritto, non è di destra né di sinistra" (Difficile qui non farsi scappare un bel "grazie al cazzo".)

"La democrazia è ascolto, ma alla fine è decisione" (Vedi alla voce TAV.)
"Serve il dialogo fra maggioranza e opposizione" (La serva serve.)

"No al bipolarismo etico, basta con gli integralismi e il laicismo esasperato (Almeno a casa mia, hanno tremato i vetri. Il laicismo esasperato è veramente troppo grosso da mandar giù. Al di là della nostra portata massima. I "basta" salgono a 4.)

"Il Pd deve essere il partito federale e il partito delle donne. Un partito lieve e ambizioso. (Dolce e amaro, attivo e passivo, più che un partito un ossimoro. Con bottarella di prammatica alle donne ma piano, talmente piano che non abbiamo sentito praticamente niente, vero Cloro e Galatea?)

"La politica non è una passeggiata solitaria, è un viaggio collettivo, in allegria. Ma senza la politica ci sono le scorrerie e le corporazioni". (Abbasso la masturbazione, torniamo alle gite scolastiche e all'Osteria Numero 20, con tanto di assalto alla diligenza. Il PD come rinfanciullimento di ritorno.)

"Incrociare di nuovo la nostra storia con i socialisti e con quelli che hanno abbandonato i Ds." (Per la serie: famo l'ammucchiata. I socialisti????! Mi dispiace, proprio non va giù.

"Basta con la nostalgia del passato, ci vuole curiosità verso il futuro." (Il counter dei basta si ferma a 5. Oltre alla curiosità ci sarebbe anche qualche progettino? Un piano, un pianetto, oltre a questo florilegio di luoghi comuni?)

So di farmi dei nemici, avendo letto recensioni entusiastiche del discorso del Veltroni. E' necessario dire, dopo aver letto fino qui, che a me questo mucchio di banalità da baci perugina non ha smosso un callo, anzi mi ha lasciata parecchio ingrullita?
Forse gli amici riformisti, per qualche strana mutazione genetica e per gli effetti collaterali della delocalizzazione, avranno sviluppato il clitoride nelle orecchie e saranno capaci di godere al suono di queste frasi memorabili.
So di parlare anche per altri. Noi che quella cosa lì l'abbiamo al solito posto e non siamo neppure iperdotati come Linda "gola profonda" Lovelace nel mandar giù ogni tipo di boccone, siamo delusi.

Però a ripensarci un rinnovamento ieri c'è stato. Non avrei mai pensato nella mia vita di dovermi trovare d'accordo con un titolo di Libero e con Berlusconi. Grazie Walter, anche per questo.

mercoledì 27 giugno 2007

Ustica, ipotesi per una tragedia

Nel 27° anniversario della tragedia di Ustica vi propongo questo testo, che riassume in maniera efficace gli scenari inquietanti che avrebbero potuto fare da fondo a questo mistero insoluto italiano. Vere o false che siano queste ipotesi, l'omertà e l'assoluta incapacità di magistratura e governi di giungere ad una soluzione del caso fanno pensare che quel giorno effettivamente i giochi fossero troppo grandi per gli stessi giocatori. Con la speranza che un giorno giustizia sia fatta e quelle 81 persone innocenti possano avere finalmente pace, assieme ai loro famigliari.


"Il 27 giugno 1980 un DC9 dell'Itavia partito da Bologna per Palermo, si ferma per sempre a Ustica. I soccorsi arrivano in ritardo e in pratica non fanno che raccogliere in mare alcuni dei cadaveri dei passeggeri e il cono di coda dell'aereo.
I periti dell'aeronautica diranno che l'aereo si è spezzato in volo per un cedimento strutturale con morte istantanea per tutti i passeggeri. [...]
II generale Rana che è a capo del registro aeronautico, dirà che si è trattato di un missile ma il Ministro competente la considera una sua supposizione.
D'Avanzati, Presidente dell'Itavia, dirà anch'esso che il suo aereo è stato abbattuto da un missile.
Di lì a una settimana una rivista specializzata inglese, sulla base di un diagramma radar reso pubblico perché considerato innocuo, scriverà che è stata un'azione da manuale, una tipica conversione con lancio di missile a 90°.
Ma l'aeronautica italiana ha parlato di cedimento strutturale e il Ministro non deflette. Il Ministro dei Trasporti, che è Formica, provvede a firmare il decreto di scioglimento della compagnia. [...]
Il Presidente dell’Itavia che aveva parlato di un missile, viene raggiunto da una comunicazione giudiziaria per propagazione di notizie false e tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico. Per più di 8 anni sarà l'unico ad essere stato raggiunto da una comunicazione giudiziaria per l'affare Ustica.
Dopo che l'Itavia è stata sciolta quale compagnia inaffidabile, anche se per la verità l'Itavia faceva perfino la manutenzione di altre compagnie minori, si comincia a dubitare del cedimento strutturale. [...]

Allora l’aeronutica comincia a sposare la tesi dell’esplosione a bordo, anzi della sicurezza di un'esplosione a bordo. Questo che dovrebbe essere il punto di partenza delle indagini per scoprire i colpevoli, è invece considerato da tutte le istituzioni come il punto di arrivo: è stata una bomba e il caso è chiuso, tanto in Italia si è abituati a non sapere mai chi ha commesso le stragi. Ipotesi tante, come dire nessuna.
Per tutti, all'estero, l'aereo è stato abbattuto da un missile. La BBC manda perfino in onda un servizio intitolato "Murder in the sky".
L'aeronautica italiana esclude nella maniera più assoluta che l'aereo possa essere stato abbattuto. Non ci sono tracce radar di altri aerei nelle vicinanze, i nastri radar però o non ci sono o non si trovano o sono stati distrutti o si è interrotto il rilevamento radar per esercitazioni in corso, ecc.

L'aeronautica militare comincia a essere messa sotto accusa dall'opinione pubblica, anche perché un Mig libico precipita nella Sila, ufficialmente durante un esercitazione che simulava proprio un attacco del nemico da sud. L'aereo sarebbe arrivato sul territorio nazionale senza che l'aeronautica se ne accorgesse e proprio in un momento di massima allerta.
Se poi aggiungiamo che il Mig libico non può avere l'autonomia per raggiungere quel punto, che il pilota morto calzerebbe gli stessi stivaletti di ordinanza dei piloti della Nato e che i periti che devono fare l'autopsia sul morto ricevono pesanti interferenze da parte di un "militare in borghese" presso una caserma dei Carabinieri, ce n'è abbastanza per fare entrare l'aeronautica nell'occhio del ciclone.

Dopo 8 anni e dopo un recupero parziale dell'aereo precipitato, presso alcune basi radar periferiche (prima ignorate dall'inchiesta), sarà possibile reperire le tracce dell'aereo Itavia che precipitava e si avrà la conferma che in quel momento, in quello spazio aereo, c'erano anche altri aeroplani.
Uno dei canali della televisione di Stato manderà in onda una sua ricostruzione dell'incidente, attribuendo l’abbattimento del DC9 a un missile sfuggito a un nostro aereo durante un’esercitazione.
Dai vertici dell'aeronautica vengono sdegnate smentite, un generale urla in pubblico: "Non siamo stati attori ma spettatori" e ricorda alla classe politica che l'ira all'interno dell'aeronautica sta montando.[…]
Ormai tutte le perizie parlano di missile, gli unici a insistere sulla bomba sono i periti dell'aeronautica o quelli a loro vicini.
Viene deciso anche il recupero di quella parte di aereo che è rimasto in fondo al mare ma la credibilità delle istituzioni, di tutte quelle che si sono occupate del caso Ustica, è perduta. [...]

All'estero e in tutti gli ambienti italiani solitamente ben informati, si racconta una storia di questo genere: inglesi e francesi con l’aiuto logistico degli americani, avrebbero progettato di abbattere l’aereo del leader libico Gheddafi ma all'appuntamento avrebbero trovato il DC9 dell’Itavia che era in ritardo sul piano di volo.
C'è anche una versione lievemente diversa: all'appuntamento avrebbero trovato altri caccia; nella battaglia aerea che ne sarebbe seguita veniva abbattuto il DC9 Itavia, che passava da quelle parti e dietro il quale si sarebbe rifugiato uno degli aerei in procinto di essere colpito da un missile. Il DC9 Itavia avrebbe intercettato un missile diretto ad altri.
Quello che si dice in più, però, è che i Libici sarebbero stati informati dell’attentato preparato contro di loro, dai nostri servizi segreti filo-arabi. Non è inverosimile perché già in un'altra occasione i nostri servizi segreti avevano avvertito il leader libico di un attentato progettato contro di lui.
Certo che se tutto questo è vero, e all'estero lo danno per tale, i nostri servizi segreti avrebbero
realizzato un bel colpo: avrebbero salvato un leader che ci ha mandato contro perfino dei missili (ricordare Lampedusa) e sarebbero la causa indiretta dell’abbattimento di un nostro aereo e della morte di 81 italiani.
Non sarebbe tutto qui perché le risposte del leader libico al suo mancato abbattimento sarebbero due: una, verificabile, è stata quella di far pubblicare un necrologio di una pagina intera per i morti di Ustica su un quotidiano di Palermo, città d'arrivo del DC9 Itavia; l'altra sarebbe la bomba di Bologna, città di partenza dello stesso aereo.
I morti dell'affare Ustica potrebbero quindi essere non 80 ma quasi il doppio. [...]

In molti cominciano a parlare, memorie assopite riaffiorano. Dall'interno della stessa aeronautica, se si escludono i vertici, si riescono a ricostruire tanti particolari. Particolari apparentemente del tutto secondari ma che possono avere un senso preciso per la ricostruzione della verità, che appare ancor più sconcertante di quanto si potesse immaginare, al punto di potere ipotizzare che l'aereo pieno di ignari passeggeri sia stato deliberatamente portato davanti all'aereo killer.

L'aereo del leader libico Gheddafi passava abbastanza frequentemente dai cieli italiani e sembra che fosse riuscito ad ottenere, per i caccia di scorta, delle basi in aeroporti militari italiani e specificatamente in quello di Grosseto.
Avvisato da una componente dei servizi segreti italiani dell'attentato che era stato preparato per lui, Gheddafi avrebbe utilizzato la copertura aerea prevista per il proprio aereo che non c'era, per scortare il DC9 dell'Itavia, in modo da portarlo davanti all’aereo killer e farlo abbattere. Infatti, dai tracciati, si scopre che due velivoli non identificati seguirono in coda il DC9 Itavia da Bologna sino in Toscana, per poi scomparire (atterrati a Grosseto?).
Nella ricostruzione del volo, effettuata dai periti di parte civile, si rileva la presenza sulla scia dell'aereo Itavia di un aereo misterioso, che compare sui radar a partire dalla verticale del Lago di Bolsena a 40 km a nord-est di Roma, cioè nel momento in cui il DC9, che viaggiava nell'aerovia Ambra 14, effettuò due manovre per immettersi nell'aerovia Ambra 13. Da dove veniva quell'aereo? Forse da Grosseto?
Al momento del suo abbattimento il DC9 dell'Itavia ha questo aereo nella sua scia, che però non è il vero destinatario del missile.
Il missile è proprio lanciato contro il DC9 Itavia scambiato per l'aereo di Gheddafi. Sul radar dell'aereo che gira in circolo sul Tirreno all'altezza della Corsica, il rilevamento indica un aereo passeggeri con scorta: è il via libera per l'aereo killer. A quel punto l'aereo misterioso, presumibilmente un Mig, risponde al fuoco o almeno è molto probabile che lo faccia, dal momento che tra le varie voci che affiorano a livello internazionale, c'è anche quella che un caccia Nato non sarebbe rientrato alla sua base. Il Mig sarebbe stato inseguito e abbattuto sulla Sila.

Durante la prima trasmissione del Telefono Giallo condotta da Corrado Augias sull'affare Ustica, intanto che un militare di alto grado dell'aeronautica si affannava a spiegare che il DC9 era caduto a causa di una bomba a bordo, un testimone oculare telefonò dicendo di aver visto, nella stessa sera del disastro, sulla costa della Calabria un Mig che volava a bassa quota, diretto verso l'interno e inseguito da due aerei italiani (o dello stesso tipo di quelli utilizzati anche dall'Italia) con relativo lancio di missili. Quello che è certo è che sei persone che in quel tempo avevano a che fare con l'aeroporto di Grosseto e che vennero a contatto con la strage di Ustica, sono poi scomparse in modi più o meno misteriosi. Tra di loro il comandante della base di Grosseto Giorgio Tedoldi e Maurizio Gari, responsabile della sala operativa del radar di Poggio Ballone (Grosseto).

Se questa è la ricostruzione reale dell'affare Ustica è facile immaginare perché siano state raccontate tante menzogne e sia stato innalzato il famoso muro di gomma.
Come spiegare che, senza che l'aeronautica militare muovesse un dito, il DC9 Itavia fosse stato scortato fin davanti all'aereo killer?
Come spiegare che una qualche nostra istituzione ha avallato un'attentato a Gheddafi nei nostri cieli e che un'altra nostra istituzione ha avvertito Gheddafi e che di conseguenza è stato abbàttuto il nostro aereo?
Molto probabilmente anziché tentare di coprire il tutto, sarebbe stato più facile dire che l'aereo era stato abbattuto per errore durante un'esercitazione.
[...]
Per esigenze di facciata ad uso interno c'è chi preme per un compromesso: né bomba né missile ma collusione con un oggetto esterno, la cui ipotesi potrebbe non risultare incompatibile con i rottami ripescati: può succedere anche questo, tanto i resti del velivolo sono in un capannone dell'Aeronautica Militare, una delle parti in causa. Per una banale collisione, come si potrebbero però spiegare quei comportamenti definiti da Andrea Purgatori "depistanti ed omissivi di altissimi ufficiali dei nostri servizi e dell'Aeronautica, con il contorno di strani episodi che hanno per protagonisti e vittime gli stessi investigatori o i periti?"
Gli episodi strani sarebbero finora una ventina, almeno quelli noti. Tra gli altri la "visita e perquisizione", ad opera di ignoti, dell'alloggio sottoposto a stretta sorveglianza armata del generale Zeno Tascio, inquisito dalla Magistratura per i fatti di Ustica. Poi l'uccisione a Bruxelles di chi aveva avuto in quel tempo il comando operativo dell'area di Grosseto, nel corso di una finta rapina.
Nell'aprile del 1993 i servizi segreti russi rivelano di aver seguito i fatti di Ustica attraverso un loro radar in Libia e danno la loro versione: l'aereo killer è un caccia USA. Nel maggio successivo viene depositata in tribunale la perizia sul Mig libico. Non può essere partito dalla Libia, per mancanza di autonomia; inoltre la scatola nera consegnata dalle autorità preposte ai giudici, risulta falsa."

(tratto da: Giancarlo Martelli "Imbrogli e conflitti nell'Italia contemporanea" ed. Maripa, pp. 172-179, 1993)

lunedì 25 giugno 2007

Scusa Walter, ma...

Se dev’essere un candidato che abbia la certezza di battere Berlusconi alle prossime elezioni, perché non puntare direttamente su George?

Guarda, vive praticamente in Italia, a Como è impegnato anche in questioni locali, è sicuramente democratico, progressista, ecologista, Bush gli sta sulle palle e vorrebbe un’America diversa e libera da questi guerrafondai.
Anche se lui non è mai stato comunista, credo, temo perfino che sia più di sinistra di te.

Poi, se permetti, più che un leader filoamericano, già che ci siamo, tanto vale prendercelo americano originale.
Tu sei appassionato di cinema. Embé? Lui il cinema lo fa proprio di mestiere. Come attore, regista e produttore. Ed è bravo, perché non sa fare solo il bonaccione e il madonnino in lacrime (a buon intenditor…) ma anche il figlio di puttana, e sai a noi ragazze quanto attizzino i bad boys.

A proposito, dettaglio non indifferente: hai presente il voto femminile con il candidato Clooney?
George si mangerebbe il Cavaliere con tutto il trapianto, il botox e i tacchi alti.
Immagina l’ultimo dibattito televisivo prima del voto. Berlusconi si scalmana per convincere gli italiani che solo lui può governarli.
George guarda una volta sola in macchina, con nonchalance e con l’occhio birichino, dice “ciao” e Berlusconi è fucked up.

Pensaci, Walter. Guarda su questo manifesto tarocco cos’è!
So già che non accoglierai il mio consiglio, di fare un passo indietro per il bene della sinistra italiana e mondiale e di lasciare che George si stravinca queste fottutissime elezioni. Pazienza, ti augureremo lo stesso Good Night & Good Luck.

domenica 24 giugno 2007

E' possibile una Storia obiettiva?

Pila di corpi bruciati nel bombardamento alleato di Dresda, 13-15 febbraio 1945

Si è parlato ancora di Via Rasella, delle Fosse Ardeatine e del caso Priebke, con discussioni piuttosto accese sui blog di Dacia e Cloro, che hanno coinvolto addirittura il concetto di libertà di espressione. La cosa mi ha ispirato alcune riflessioni. Oggi farò un discorso generale, piuttosto noioso temo, in un altro post mi concentrerò sul caso specifico dell’ex capitano nazista.

Leggendo tutti i commenti nati attorno all’interpretazione delle colpe di Via Rasella, mi sono resa conto che parlare di un fatto storico in maniera obiettiva è praticamente impossibile in un mondo obbligato a non osservare la realtà ma ad interpretarla in maniera ideologica e bipolare.
Come quando si hanno due tifoserie nemiche che si accusano reciprocamente di essersi rubata la partita, uno dice che la realtà è nera e l’altro dice che è bianca. Ciascuno è talmente convinto del proprio punto di vista, del proprio schieramento (le ideologie in lotta sono quella che ispira l’attuale sistema economico capitalistico e quella che raccoglie i rivoli non solo marxisti dell’anticapitalismo), che alla fine il segno positivo annulla il segno negativo e il risultato è l’impossibilità fisica di vedere la realtà fattuale. Se di ogni evento io posso dare un’interpretazione e contemporaneamente il suo opposto, posso scordarmi di poter mai capire veramente quell’evento in maniera obiettiva. E’ l’effetto del tanto aborrito relativismo.

Per la verità, in questa lotta tra opposte fazioni, c’è da tenere presente che chi detiene concretamente il potere può guidare l’informazione e creare il pensiero unico, facendo dominare la propria ideologia di riferimento. Questo è un punto fondamentale.

Quale delle due ideologie in lotta è dominante, allora? Se chiedessimo a dei visitatori alieni che ci osservano da un bel po’ chi comanda sulla Terra adesso, loro risponderebbero probabilmente una superpotenza militare rimasta senza il suo principale contendente, che cerca disperatamente, assieme ai suoi vassalli, di salvare un sistema economico in declino e incapace di dare risposte evolutivamente positive all’umanità, chiamato capitalismo. Se chiedessimo ai nostri amici alieni qual è il pericolo comunista attualmente, essi risponderebbero che il sistema dovrebbe guardarsi piuttosto dalle sue falle più che cercare nemici che ormai sono patrimonio della storia passata.

In declino o meno, chi comanda stabilisce le relazioni causa ed effetto che creano la storia presente e guidano l’interpretazione di quella passata. La storia fatta dai vincitori non è un luogo comune, è una verità.
”Se non avessimo usato la bomba atomica la guerra non sarebbe finita”. “Saddam Hussein era un pericolo per l’umanità perché aveva le armi di distruzione di massa”; “la guerra in Afghanistan è conseguenza dell’attentato dell’11 settembre”; “chi si oppone alla liberazione irachena è un terrorista”.
Chi si riconosce nell’antipotere offre un’interpretazione opposta: “Saddam era un baluardo contro l’imperialismo americano”; “la guerra in Afghanistan nasce dalla stessa spinta imperialistica”; “chi si oppone all’occupazione irachena è un partigiano”.

E lo storico, che dovrebbe dare un’interpretazione obiettiva e scientifica basandosi sui puri fatti, come può operare in un clima di opposti estremismi interpretativi?
Se potesse analizzare gli eventi liberandosi dal peso delle armature ideologiche, il compito sarebbe facile.
Un tipo particolare di relativismo, quello psicologico, che permette di “mettersi nei panni” di entrambi i contendenti per capirne le rispettive ragioni, potrebbe aiutare.
Il revisionismo, dal canto suo, sarebbe assolutamente necessario per il progresso della ricerca storica, perché è solo dall’emersione di nuovi documenti, dalla possibilità di riscrivere la storia alla luce di fatti nuovi ed inediti che si può superare la logica della “giustizia dei vincitori”.

Revisionismo, è meglio puntualizzarlo prima che qualcuno salti su come una molla, non è negazionismo. Dire che i bombardamenti di Dresda furono un crimine inutilmente crudele contro una popolazione civile non toglie una virgola dalle colpe dei nazisti in termini di genocidio. Far conoscere le condizioni di vita al limite della sopravvivenza nelle quali furono tenuti migliaia di prigionieri di guerra tedeschi nei campi tenuti dagli alleati in Germania non offusca gli orrori di Dachau e Auschwitz. Portare alla luce i crimini di guerra che commisero anche gli Italiani brava gente è pura giustizia.

Purtroppo il relativismo “empatico” e il revisionismo costruttivo non sono amati né dal potere né dal contropotere, che preferiscono annichilirsi a vicenda lasciando che la discussione marcisca in un pantano senza uscita. Così il potere, facendo credere che il contropotere è potente quanto lui, può rafforzarsi e autolegittimarsi nella propaganda e nella menzogna.
Chiediamo ancora ai nostri alieni quale di due eserciti in lotta tra loro ha ragione. Nessuno. L’umanità deve solo liberarsi di una cosa, direbbero, della guerra.

sabato 23 giugno 2007

Pantera o rottweiler?

Che non esistano più le stagioni lo si capisce anche da come sono cambiati i giornali.

Una volta i quotidiani potevano sbizzarrirsi con articoli leggeri e lanciarsi a chiappa libera nel gossip, allora chiamato italicamente pettegolezzo, solo e rigorosamente in estate, secondo il detto che l’ombrellone nun vuò penzieri e nelle redazioni fa caldo e impazza il crampo dello scrivano.

A tenere alta l’attenzione dei lettori per diversi giorni arrivava di solito qualche delitto, possibilmente nell’alta società e dintorni e rigorosamente insoluto come il mistero della contessa assassinata, oppure, ma dobbiamo retrocedere fino agli anni settanta, qualche ondata di avvistamenti UFO.
C’erano a disposizione le notizie sempre in odor di bufala e quasi commoventi nella loro ingenuità, come il coccodrillo trovato nelle fogne, inevitabilmente a New York, la pioggia di rane in Cornovaglia o la pantera in fuga sempre nei dintorni di Roma, come se vi fosse un “wormhole” temporale a Frascati da dove vengono sputate le bestie feroci del Colosseo.
Poi, ultimamente, esauriti gli alieni, le contesse morte, le principesse tristi e messi gli ormoni a posto le sorelle Grimaldi, arrivarono i cani mordaci, i rottweiler almodovariani sempre sull’orlo di una crisi di nervi.
Con il sospetto sempre più forte che le mute di cani che si mettono a mordere tutti all'unisono nascondano effettivamente più la mancanza di idee del giornalista che una misteriosa psicosi collettiva canina.

Un altro classico estivo della stampa di una volta erano i test: scopri quanto sei porcella, ma sei vegetariana o carnivora?, il tuo lui è veramente uomo? Contate le A e le B e la prevalenza di C scoprivi che in te si nascondeva Madame Fetish, che in realtà eri una mucca ruminante e che il tuo lui che credevi rude come un boscaiolo in realtà era più vicino spiritualmente a Elton John.

Era bello però, sentivi la differenza tra l’estate e l’inverno, tra la vacanza e il tempo per lo studio, il lavoro e l’impegno. Non c’era solo il pettegolezzo, la ciatella da salotto, lo sbraco da mutanda abbassata.
D’inverno si tornava alla normalità, c’erano le grandi inchieste, i reportages, i giornalisti che ti insegnavano a leggere e scrivere e guardando i telegiornali ti sembrava di assistere allo scorrere della storia. Per trovare la notizia leggera sui quotidiani o al telegiornale doveva come minimo sposarsi un re o una regina e non accadeva tanto spesso. Fa un certo effetto raccontare di quando esisteva una cosa chiamata giornalismo. Ci si sente vecchi.

Oggi è tutto diverso. Per trovare un giornale senza gossip e per tutto l’anno devi leggerti “Radiorivista”, il bollettino dei radioamatori, l'unica rivista che se la trovi in bagno ti provoca una irreversibile stitichezza.
Ciò che una volta leggevi solo dal parrucchiere un po’ vergognandotene, te lo ritrovi in prima pagina da gennaio a dicembre sull’ex-serioso “Corriere della Sera”. Prendo dall’edizione online di oggi: “Simona Ventura: "sono carica a pallettoni”, “Troppo occupati per far sesso? Dieci consigli (veloci)” (cos'è, fanno pure gli spiritosi?); "Vale lascia Arianna per colpa della Canalis”. E poi non stupiamoci che uno come Ricucci volesse comprarsi il giornale.
Non ditemi che siamo in giugno, d’estate appunto, e che i giornali in questa stagione vanno in cerca di cose rilassanti dalla notte dei tempi. Se tornerete su quella pagina il 15 dicembre di diverso ci sarà solo la neve invece del solleone.

Questa onda anomala di fuffa, scemate, inutilità che riempie i giornali sta letteralmente travolgendo e facendo sparire le notizie vere che dovrebbero farci riflettere. Per esempio i morti delle tante e troppe guerre che ancora si combattono.
Se cercate infatti, sempre sul Corriere online di oggi, notizie per esempio sull'Afghanistan, dovete scrollare fino in fondo, nelle brevi. Afghanistan, Karzai: «Uccisi 90 civili». Cosa vuoi che sia.

Più o meno le stesse cose le scrissi l'anno scorso per il vecchio blog. Volendo fare come la tv estiva che ripropone le cose vecchie e ribollite, ho guardato se questo pezzettino di costume poteva essere riciclato anche oggi. E' bastato aggiornarlo un poco con l'attualità ma la sostanza rimane la stessa. Le notizie stanno sparendo in un mare di merda e che la cosa sia voluta mi pare sempre più evidente.

giovedì 21 giugno 2007

Condizionatore, strumento del demonio

Alla faccia dalla 626
Se 54.000 megawatt vi sembran pochi. Tale è stato il consumo di energia negli ultimi giorni, a causa del caldo e del sempre più diffuso utilizzo del condizionatore.
Fa bene sapere che c’è qualcosa al mondo che succhia più energia elettrica di un concerto dei Pink Floyd.
Hai voglia di scegliere quello che consuma poco, come sostengono. Se poi va a tirondella tutto il giorno a 18 gradi saltano altro che i contatori.

Il condizionatore è un istrumento del demonio, creato dal demonio per dare all’umanità un’illusione di benessere.
Tutti sanno, almeno credo, che per creare fresco nelle nostre case il condizionatore sputa fuori (dove è già un caldo infernale) ancora più calore, attraverso la terribile unità esterna, quel coso che va appeso fuori dalle finestre e di solito fa un gran casino.
E’ un cane diabolico che si morde la coda. Più condizionatori bombano e più calore viene disperso nell’ambiente, quindi più condizionatori ci vogliono, in una progressione esponenziale. Il mondo finirà quando l’ultimo condizionatore sarà messo in funzione e assorbirà l’ultimo watt sopravvissuto.

Il condizionatore, chissà perché, non è mai usato in maniera razionale e sana. Sei tutta sudata, con i vestiti appiccicati addosso. Entri in una banca e ti sembra di essere uscita da un crematorio per entrare in un frigorifero. Hai subito alle spalle Kitano con la katana nelle vesti di Zatoichi. Una lama che ti trapassa dalla spalla al fianco, tagliandoti in due. Se sei fortunata il giorno dopo hai un’incriccatura spaventosa, ti muovi a stento e tossisci come la dama delle camelie nell’ultimo atto della Traviata.
Anche negli altri uffici e nei supermercati trovi quel delizioso gelo siberiano che rischia di farti cadere gli alluci di schianto, ma il peggio sono proprio le banche. Forse il denaro, anche se non puzza, è considerato merce deperibile? Oppure è quella faccenda dei capitali congelati?

Quando vai in casa di amici è conveniente portarsi dietro un pile anche in questa stagione, perché il posto dove ti siederai sarà quello proprio in favore del fiotto di ghiaccio polare, che preferibilmente si affeziona alla tua nuca scoperta. Guai a lamentarsi, a dire: “sono appena uscita dall’ospedale dopo la polmonite interstiziale”. Come risultato qualcuno dirà: “aspetta che lo abbasso un po’, non avete caldo, voi?”

Io non sono freddolosa, amo quel bel freddo naturale che si sente la mattina alle 7:30 in Gennaio con -4 gradi, pedalando in bicicletta. E’ solo che odio il freddo artificiale e malato del condizionatore spinto a tutto busso. Amerei il condizionatore se fosse usato da esseri umani e non da pinguini.

La cosa che mi disturba di più in assoluto però è l’installazione del condizionatore. La carotatura del muro. Una specie di bazooka con un tubo rotante e alabarda spaziale che viola il tuo bel muro del soggiorno. Ieri assistevo all’operazione e vi assicuro che quei 35 centimetri di foro nel muro sono stati più eroici della breccia di Porta Pia. Mentre ragionavo sulla trentina di centimetri chissà perché mi è venuto in mente con ammirazione John Holmes. Forse per non pensare alla conseguenza immediata di quel buco: l’invasione dell’ultracorpo gelido anche nella mia casa.
Perché gli altri hanno caldo, perché se io sono sopravvissuta finora senza non frega niente a nessuno, perché bisogna essere previdenti e se poi vengono 45 gradi all’ombra sono cazzi.
Papè satan, papè satan aleppe!

P.S. Attenzione! Non provate a farlo da soli.

mercoledì 20 giugno 2007

Esami di immaturità

Stamattina, da Galatea, ho letto della burla realizzata dai ragazzacci di Giornalettismo ai danni dei maturandi, con la pubblicazione sul web di false tracce per la prova scritta di italiano. Una pesca a strascico miracolosa nelle cui reti sono stati acchiappati migliaia di bei pesciolini, e qualche tonno che nuota nelle redazioni dei giornali.
Oggi leggo post di replica dove li si accusa di aver voluto prendere in giro i poveri ragazzi in attesa dell’esecuzione, nel braccio della morte. La burla era in realtà troppo raffinata per la maggior parte dei palati. Vi rimando ai link sopra citati per comprendere qual’era invece il lodevole senso dell’iniziativa.

Di mio voglio solo dire che questa storia dell’esame di maturità è francamente ridicola.
Ogni anno, tra il venti e il trenta di giugno, va in scena in Italia il grande psicodramma collettivo che coinvolge insegnanti, studenti e famiglie.
Quella che all’estero è una normale prova scolastica, vissuta forse come un poco più impegnativa di altre ma senza che da essa sortiscano morti, contusi e traumatizzati a vita, da noi è addirittura oggetto di libri, canzoni e film. Celebrata come la guerra, come l’amore. Oggetto di sacro e riverente timore come il totem.

Diciamo la verità e un’enorme banalità al tempo stesso. Di una banalità da far tremare i vetri. Se uno ha studiato durante l’anno e negli anni addietro, l’esame di maturità non è che una pura formalità, come lo è l’esame di laurea. La probabilità di essere bocciati è equivalente a quella che ho io di passare tra poche ore una notte di fuoco con George Clooney.

L’esame di maturità, che ripeto, non ossessiona affatto e altrettanto i nostri colleghi terrestri, abituati all’esistenza dei doveri nella vita, oltre che dei piaceri, è per noi italiani in realtà una prova simbolica, iniziatica. Percepita quasi come quelle prove tribali dove ti appendono per i pettorali con un mega piercing tipo “Un uomo chiamato cavallo”, avete presente? Non l’ho capito fintanto che non ci sono passata anch’io, tanti anni fa, da privatista.

Come viene vissuta la preparazione all’esame dallo studente tipo? Non studiando le materie in oggetto, come sarebbe logico, ma i metodi più raffinatamente truffaldini per farcela comodamente senza sforzo. Ai miei tempi era la cartucciera. Tanti piccoli rotolini del mar morto con ipotetiche tracce d’esame infilati in una cintura. E poi altri pezzi di carta infilati in ogni dove, misteriose formule tatuate sugli avambracci, sulla pancia. Oltre ai famosi Bignamini, per molti effettivamente il livello massimo di cultura possibile.

Siamo il paese dove fregare il prossimo è un’arte; la furbizia, nel senso di passare davanti agli altri non avendone diritto, una medaglia. Siamo il paese dove l’ignoranza più nera è un vanto; dove il giorno dopo la fine della scuola bisogna sbarazzarsi dei libri di testo scolastici al più presto, come di un cadavere in decomposizione. Per carità che poi al ragazzo un giorno non venga voglia di leggerli davvero, quei libracci.
Un ben consolidato pregiudizio attribuisce ai meridionali il primato in questo tipo di arte di arrangiarsi. In realtà, da quando sono andati al governo i pionieri dell'imprenditoria del nord-est e i cantori padani dell’evasione fiscale si è scoperto che il malvezzo è ahimè diffuso dalle Alpi a Lampedusa, che il furbetto sta in ogni quartierino del bel paese.

Gli ultimi dati sull’evasione ed elusione fiscali sono agghiaccianti. Mentre milioni di dipendenti e pensionati le tasse le pagano automaticamente, il capo del governo viene fischiato da chi denuncia redditi ridicoli, tiene dipendenti in nero e passa il resto del tempo a piangere miseria. Non vi vanno bene gli studi di settore? Scegliete lo scontrino fiscale. No, lo scontrino no, perché bisogna rilasciarlo. E se ve ne andaste a fare in culo? Un'altra banalità da incrinare il bicchiere: se le tasse le pagassimo tutti le pagheremmo tutti meno.

Cosa volete quindi, che i piccoli italiani figli di coloro che non rilasciano la fattura, che sono degli analfabeti di ritorno con il panico da foglio bianco e il cervello ottenebrato dai Grandi Fratelli possano concepire di doversi impegnare per un misero esame? Meglio cercare la pappa già fatta su Internet e incazzarsi quando si scopre che era solo una bufala. Io, sarò sadica e stronza, ma ho goduto.


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martedì 19 giugno 2007

Cosce rubate all'agricoltura

MVB. Mi Voglio Bene? Ma Vaffan Bagno? No, sono le iniziali di Michela Vittoria Brambilla, il figone d’assalto inviato in missione per conto di Silvio assieme all’altro corpo speciale Mara Carfagna, per vedere se con un paio di sciurette in versione Evita, il Peron della Brianza riuscirà ad accaparrarsi di nuovo il trono di Palazzo Chigi, occupato come sappiamo illegalmente dall’usurpatore Re Romano I.

L'altro giorno, approfittando di un po’ di tempo libero e incuriosita da un articolo letto sul blog di Daniele ho potuto documentarmi su questo nuovo fenomeno femmineo della politica, ritrovandomi alla fine quasi quasi a trovare più politicamente sexy ed a rimpiangere Andreotti, Forlani e perfino Donat Cattin.

Come spesso accade alle donne politiche di destra, la signora si propone con la solita aggressività da dominatrix che rischia di mettere in secondo piano, in noi osservatori, le eventuali idee che dovessero percorrere la sua testolina: tacco fetish, tubino nero, chioma rosso fuoco. Pensatela tutta in latex nero. Manca solo il frustino. Dunque, cos'é che diceva?

Silvio, cuor magnanimo, per aiutarla ad affinare le sue doti non solo di padrona ma anche di comunicatrice, le ha affidato un canale televisivo, di trentadue che lui ce n’ha, dal nome originale di “TV delle libertà”.
La tenutaria è lei, coadiuvata da alcune signorine che filtrano le telefonate.
Da non perdere questo siparietto con Lui che telefona in diretta, si impappina, Brambillona coscialunga ammutolisce, e lui poi dà la colpa ai comunisti.

Su YouTube si possono gustare anche le doti dialettiche della signora, che come sappiamo è imprenditrice di successo e la cui bellezza è stata recentemente cantata dal sommo vate di Fivizzano, Sandro Bondi.
Sarà l’inesperienza, sarà che Evite si nasce, ma io temo che Giorgio Mastrota sia più convincente a vendere pentole prima di "Beautiful" che la Michela quando tiene un comizio. Oddìo, comizio mi pare una parola forte.
Diciamo che la fulvocrinita bonazza sciorina banalità, "basta con i privilegi", luoghi comuni, "il premier Prodi prende in giro gli italiani" e cose così, "basta con l’invidia sociale, potete fare come vi pare e nessuno vi deve ostacolare", tra una buona dose di pregiudizi contro gli extracomunitari (che sicuramente non contamineranno la sua azienda) e due o tre etti di frasi fatte, "l’antiberlusconismo è il collante (o il collant) di questa maggioranza".
Tanto sforzo per proporsi come Berlusconi femmina e il risultato, a leggere certi commenti su di lei sui siti di centrodestra, è quello di attizzare i cultori del tacco stiletto. Come si diceva prima, appunto. Anche se avesse qualcosa di suo e di originale da proporre, non c'è niente da fare, tira più la coscia del cervello.
Che tristezza, se Silvio cercava un reggente al trono delle libertà, al massimo si ritrova un’autoreggente.

Piuttosto una mia piccola amica vorrebbe chiedere una cosa a Michela. Se io adesso guardo la TV delle Libertà, divento aalta, beeellla? Giura!

domenica 17 giugno 2007

Senza parole

“Chissà perché quando si pensa al morto, persino a destra, si pensa a un manifestante colpito da un poliziotto. (…) Possibile che non si voglia credere che, annidata nella pancia accogliente del movimento anti-g8, ci sono coloro che cercano pervicacemente di innescare la violenza rivoluzionaria? (…) Qualcuno ha letto i documenti delle BR? Noi si. Da un anno sappiamo che pescano lì, vogliono accendere il fuoco nel popolo di Seattle.” (Renato Farina, Libero, 17 luglio 2001)

"Loro dicono di sognare un altro mondo,un mondo diverso e per questo si accingono a marciare contro la "zona rossa" di Genova: vogliono salvare il mondo dall'ingiustizia, dalla disuguaglianza e dalla povertà e creare un futuro tutto nuovo. Non si può, semplicemente non si può. L'importante è capire che il mondo uscito dal xx secolo non desidera essere salvato."(Giuliano Ferrara, il Foglio, 20 luglio 2001)

“Se avessi più coraggio scriverei: oggi sarà il giorno del morto. Solo un miracolo può scongiurare questo evento. Ma tutto porta lì. (…) Da qualsiasi parte si sia schierati e per qualsiasi motivo ci si sia infilati in quell’imbuto bellissimo e desolato che è questa città prosciugata dalla vita, ridotta a set televisivo e cinematografico, dove però non ci sono controfigure e il sangue non sarà succo di pomodoro". (Renato Farina, Libero 20 luglio 2001)

"Quanto accaduto ieri (e sta accadendo) era stato ampiamente previsto, da tutti meno che dal governo, illuso di poter controllare la piazza. Ma la piazza non la controlla nessuno senza ricorrere alle armi (...) è indubbio che i dimostranti hanno cercato lo scontro con le forze dell'ordine (...) Loro hanno provocato gli incidenti, incluso quello nel quale è morto il giovane(...) Sparare per legittima difesa nello svolgimento del servizio non solo è lecito, ma lodevole. Propongo una medaglia."(Vittorio Feltri, Libero 21 luglio 2001)

“Un popolo autenticamente pacifico, rispettoso del prossimo e desideroso di aiutare i poveri del mondo non frequenta (…) una banda imbufalita e inarrestabile di delinquenti. Non va nei luoghi che saranno sicuro teatro di bestialità e spietatezza.” (Vittorio Feltri, Libero 22 luglio)

“Ben vengano le irruzioni, anche pesanti, da parte della polizia. Mi auguro che in futuro tali irruzioni possano essere compiute anche nei centri sociali e in tutte le sedi che raccolgono questa feccia del mondo”. (La Padania, 24 luglio)


(La gestione della manifestazione) "Servirà da esempio ai futuri vertici"; (il blitz della scuola Diaz) "Era una semplice operazione di identificazione di alcune persone che si è trasformata in un'azione di ordine pubblico perché gli agenti sono stati attaccati"; Nessun errore dunque, nessun abuso, al massimo, concede De Gennaro, "eccessi da parte di singoli" che un'indagine della Polizia servirà ad accertare "se saranno verificati".
(La colpa degli incidenti?) "di un migliaio di violenti, dai Black Bloc agli anarchici insurrezionalisti, a coloro che hanno cercato lo scontro con le forze di polizia". (La morte di Carlo Giuliani) "Le immagini rendono l'idea di un'aggressione violenta e di una condizione di assoluto pericolo per il carabiniere".
(TG5 intervista a Gianni De Gennaro, capo della polizia, 25 luglio 2001)



"Arrivato al primo piano dell'istituto ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana".
"Sono rimasto terrorizzato e basito quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze". "Non ho detto la verità per senso di appartenenza".
(Testimonianza giurata di Michelangelo Fournier, vicequestore aggiunto nei giorni del G8, al processo ai poliziotti accusati di violenze e maltrattamenti nella scuola Diaz nel luglio del 2001. Rainews24, 13 giugno 2007).

sabato 16 giugno 2007

Ora c'è la pubblicità, non andate via

Qualche consiglio per gli acquisti per questa domenica.

Primo marchettone. Se proprio volete vedere un blog bello, visitate questo piccerillo di blog immondo di denuncia che abbiamo creato io e Cima.
Diversi bloggers ci hanno inviato i loro contributi e quindi potrete già farvi un'idea delle brutture e bruttezze che affliggono Prato, Firenze, Quarto di Napoli, Faenza, Sardone, Trieste ed altri infelici luoghi di questa nostra Italia.
Dato che il blog è vostro e potete e dovete approfittarne, non dimenticate di contribuire anche voi con un pezzo e qualche fotografia. Graziosamente linkateci e noi ricambieremo grati.

Secondo marchettone. Sempre per questo immondo piccerillo ho scritto un pezzo in memoria di un bel giardinetto della mia città sul quale è stato poi eretto un orrendo palazzone delle Poste. Dalle foto potrete farvene un'idea.

A proposito di pubblicità, è tornato!!! Mentre su Mediaset va in onda in versione edulcorata, in RAI resiste l'anarchica scorreggia, che vorrei dedicare oggi a tutti coloro che si sono sentiti in dovere di manifestare la solita intolleranza ed omofobia in occasione del Gay Pride.
Come ho detto anche in questo post su Kino, oggi siamo tutti froci.


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venerdì 15 giugno 2007

Silvio Cromwell ha visto un re

"Oliver Cromwell, quando ricevette dal Parlamento l’incarico di guidare l’esercito, non aveva alcuna esperienza di strategia militare, ma sorprendentemente dimostrò grandi doti di condottiero. A capo delle forze puritane sconfisse, catturò e fece condannare a morte il re Carlo I. In questo modo da semplice deputato del Parlamento abbatté la monarchia, conquistò il potere e lo esercitò come una specie di dittatura personale per circa un decennio". (Da Encarta)

"Per vedermi a Palazzo Chigi ci vorrebbe un regicidio. Basta aspettare, arriverà il momento giusto". (Silvio Berlusconi ad un'ammiratrice, 2007)

Ah beh, si beh, ah beh, si beh...


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mercoledì 13 giugno 2007

Smarronamento Blues Vol. 2

Parental advisory: Explicit Post vol. 2

Credevate che fossi perita per lo smarronamento acuto? No, sono ancora viva. Ho ruggito e mi sono sfogata. Le mie penne sono sempre arruffate ma sono più calma.
Ho ripassato anche Kill Bill vol.2. Non si direbbe ma in fondo è una grande storia d'amore. Già, quando hai l'amore nella vita, del resto che ti frega?

Anche se continuo a dire che una moldava (non dirò più che è grassa, scusatemi) del cazzo, che prende 10 euro all'ora e io 7 è un'infamia. Perchè loro si sono fatti furbi. Siamo noi che chiniamo le terga e possiamo solo cercare di trarne almeno piacere, ormai.
Posso dire che comincia anche a darmi leggermente fastidio l'odore del curry la mattina presto (non è mica napalm), per non parlare delle cose innominabili che friggono i vicini cinesi di mio babbo a tutte le ore del giorno e della notte? Provate a dover tenere chiuse le finestre in questa stagione per non vedere un povero anziano tramutarsi in un gamberone fritto di Canton. Molto puzzolente e molto incazzato.

Lo smarronamento c'è ancora quindi ma comunque l'importante è parlare con la gente e capire che magari le cose vengono dette, a volte, senza pensarci, perchè loro sono più smarronati di te in quel momento. Non che siamo proprio al volemose bene ma l'importante è riconoscere comunque gli amici dal resto della ciurma. Fino alla prossima volta. Quando non ci saranno sconti e 3x2 per nessuno.

Diciamo che mi sto virtualmente allenando con il mio Pai Mei interiore. In caso dovessi rompere qualche cassa da morto con il pugno nudo, voglio essere preparata.

Sono più calma ora. Ho capito che bisogna sempre seguire i consigli degli anziani. Sono saggi, fonte inesauribile di consigli (se solo avessimo l'umiltà di starli ad ascoltare più spesso) e possono insegnarti le migliori tecniche di sopravvivenza dallo smarronamento. Conosco certi "umarel" che potrebbero fare piangere Rambo come un bambino. Sono loro che ti insegnano a come difenderti e anche a non subire, a pensare sempre a far valere i tuoi diritti. Perchè loro l'hanno fatto, ai loro tempi, e noi siamo solo dei pallemosce.

Ho cercato di dimenticarmi quella giornalista che, parlando del rapinatore russo con l'arco lo ha definito "vestito come una tartaruga ninja", dimostrando un livello di cultura pericolosamente fermo ai cartoni animati di Italia 1. La gloriosa casta dei Ninja, intanto, ringrazia.
Ho pensato che oggi ci sono state comunque tre buone notizie. L'Italia è proprio ripartita se è riuscito a trovare lavoro persino un 93enne nazista che andrà a fare il "giovane di studio" presso il suo avvocato; l'Ing. Castelli è vivo e lotta insieme a noi e, dopo quasi sei anni che avevamo creduto a Betulla e Feltri, qualcuno che c'era ha ammesso che quello alla scuola Diaz non era pummarola ma sangue.
Chissà perchè però, pur essendo buone notizie, mi sento ancora smarronata?

Torno da Pai Mei. Magari mi insegna la tecnica dell'esplosione dello smarronamento con cinque colpi delle dita.


Come ha detto quello? Macelleria messicana?

lunedì 11 giugno 2007

Smarronamento Blues

Parental Advisory: Explicit Post

Sma|rro|na|men|to s.m. volg. slang sudpadano.
Indica un particolare stato d'animo che evoca una rottura di coglioni infinita, senza via d'uscita, con incazzatura o senza, ma preferibilmente con, accompagnato da forte desiderio di infliggere la maggior dose di sofferenza possibile a coloro che hanno causato il fenomeno. Perchè se si è smarronati di solito è sempre colpa di qualcuno.

Per esempio di quel vecchiaccio attaccato alla poltrona da secoli che ha sequestrato un'ambulanza del 118 per farsi portare alla svelta in televisione, e se ne è vantato pure. Pensiamo se contemporaneamente qualcuno avesse avuto bisogno davvero di aiuto, perchè in arresto cardiaco. Non sanno se accetteranno le dimissioni al Senato. Mavaffanculo, va.

Poi quel pezzo di merda che ha inventato il Giorno dell'Orgoglio Pedofilo da celebrare il 23 giugno. Qui il link per firmare la petizione contro. Dice che lui ha dedicato la vita all'amore per i fanciulli. Sai dove te la devi accendere la tua candela azzurra? Anzi, usane una di dinamite che ci fai un piacere. Amore disinteressato per i bambini, ma rivaffanculo.
Ancora, come tutte le sere, puntuale come la nevralgia del trigemino, l'ometto con il trabattello nelle scarpe contro la Sinistra e il Comunismo e la mona de so mare.
Il titolo del TG che suggerisce che il pilota Kubica è vivo perchè devoto di Wojtyla. Io che sono contenta per lui più che miracolo lo chiamerei più prosaicamente culo. Ma San Karol protettore delle monoposto proprio non me lo aspettavo.

Oggi mi sono sentita smarronata più del solito da tutto questo mare di idiozia, sopruso, violenza, ignoranza e sopraffazione. E' quel mood che il mio fratello Cima chiama oppressione.

Vogliamo metterci, tra le cause, anche chi ha non ha perso l'occasione di umiliarti sul lavoro dicendoti che quello che fai tu, dopo anni che ti fai il culo a cartella (questa la capiscono solo gli installatori di condizionatori), lo potrebbe benissimo fare un'idiota (con l'accento di proposito) che è già un miracolo respiri autonomamente ma che a lui è tanto cara?
Grazie, Signore, grazie, per questo sistema di precariato di merda che permette finalmente di nuovo a delle nullità di sentire qualcosa di sodo in mezzo alle gambe. E a noi che abbiamo tanto studiato per farci pagare meno di quelle grassone di moldave del cazzo tanta riconoscenza perchè comunque uno straccio di lavoro l'abbiamo. Se ci lamentiamo, si sa, è perchè siamo invidiosi.

Io credo nel potere catartico delle immagini, in questo modo vagamente omeopatico di curare lo smarronamento, così oggi, tra la stanchezza della convalescenza e il mal di testa, è stato il giorno del ripasso di Kill Bill Vol.1 e di Uma contro gli 88 Folli, e devo dire che adesso, dopo lo spezzatino, mi sento molto, molto meglio.

sabato 9 giugno 2007

Questa prigione non è un albergo


Paris Hilton torna in carcere. Non c'è verso, vogliono proprio che sconti la galera 'sti nazi del KKK.
Un noto personaggio italiano che non è slanciatissimo direbbe che è persecuzione giudiziaria e invidia sociale.
Paris potrebbe chiedere la grazia al governatore della California ma temo che Arnold butterebbe via la chiave con mucho gusto e un "Hasta la vista, baby".
Meglio passare il tempo a trarre monito da questa esperienza. Mantenere la french manicure e le extensions sarà difficile tra un cat-fight e l'altro ma se il clima del carcere è come questo ci potrebbe scappare un nuovo video, perchè no?
Meglio lottare, no?

Immagini tratte da "The Big Doll House" del 1971 con Pam Grier

venerdì 8 giugno 2007

Ciumachello de Trastevere

E bravo George. E mo' i carciofi alla giudia, l'abbacchietto a scottadito, la pajata e il vitello arrosto che avevamo preparato per te, per Lauretta bella e per i due-trecento uomini della tua scorta li buttiamo?
Ma che si fa così? Prima dici, "vengo" e poi ci dai buca?

Certo che quella di Bush a Trastevere, a pensarci bene, era bella grossa, eh?
Figuriamoci, le normali misure di sicurezza non gli permettono di arrivare all'edicola a cento metri dalla Casa Bianca, e doveva mettersi a girare per Trastevere in bermuda e birkenstock, per andare a pranzo alla Comunità di S. Egidio?
Ma ci avevate creduto veramente, o popolo di boccaloni? Mica bisogna essere dei servizi per saperlo che un presidente, tanto più se americano, non può andarsene in giro a zonzo come un turista della democrazia. Mica bisogna essere del Sismi o della CIA, basta aver visto qualche film di James Bond.

Poveretto, lui però l'ha fatto, in fondo, per fare un favore al centrodestra.
Così si può far credere che è stato a causa delle proteste, dei comunisti e del governo di centrosinistra, che non è amico affidabile degli Stati Uniti.
Berlusconi può vergognarsi (non sa quanto ci vergognamo noi ma per altri motivi), Calderoli ricarica la sparacazzate e i carciofi ormai sono freddi da buttare. Come al solito con il centrosinistra che sta al gioco e manda in onda D'Alema a rassicurare che l'accoglienza a Bush sarà comunque amichevole. Strano, pensavo che avrebbero mandato i corazzieri a tirargli le uova sulla scaletta dell'aereo.

Bush a Trastevere, ma va!

mercoledì 6 giugno 2007

M'inculpop

Io adoro il TG1, specialmente ora che c’è Riotta e quindi è diventato equidistante e imparziale. Chi dice che il panino c’è ancora è ingiusto. Il direttore descamisado infatti risparmia solo sulle fette di pane. Prima parla l’opposizione e poi il governo. Manca appunto l’altra fetta che copre il salame. Il salame di Riotta è scoperto. Mimun lo ricopriva pudicamente con un’altra bella fetta di governo (allora di centrodestra).

Il TG1 ora è imparziale come un arbitro svizzero. Però quando parla l’opposizione (ora di centrodestra) si studiano attentamente le luci, i set, la selva di microfoni miracolosamente non copre mai Berlusconi (evidentemente chi li regge è costretto a sdraiarsi e a strisciare per terra come i Corpi Speciali) e a commentare il servizio si manda come inviata la piccola forzitaliana che ogni volta che parla il Cavaliere s’illumina d’immenso e ha i famosi orgasmi multipli. Ovunque vada, soprattutto in campagna elettorale, il Cavaliere si trova davanti un bagno di folla sempre festante, che lo ama. Strano, quando governava lo fischiavano. Mah, la folla è volubile.

Invece quando parla Prodi, via Storaro, le lenti Zeiss e i set cinematografici hollywoodiani. Al massimo siamo in zona Ciprì e Maresco.
Bisogna fare una premessa. Quando nacque Romano, il Signore disse: “Ho voluto creare un essere che fosse l’antitesi di ciò che è la seduzione e il carisma”. Poi ebbe pietà di lui e gli concesse una compagna con la quale comunque riprodursi e in un eccesso di generosità gli fece anche vincere le elezioni italiane per due volte.
Detto ciò, quando il TG1 parla di Prodi il poveretto sembra uno di quei dannati danteschi immersi nella palude dello Stige. Tra i microfoni in movimento e gli occhialoni si percepisce solo una vaga cadenza bolognese. Ah si, è Prodi. Cosa c’è per secondo?

Dopo che si è data l’impressione, assolutamente fallace perché il TG1 ora è imparziale, di aver trattato meglio l’opposizione del governo, ma che dico, di aver proprio messo in ridicolo il capo del governo, il TG1 deve ancora espletare qualche fastidiosa incombenza.
Per primo il girotondo di dichiarazioni politiche del giorno, che di solito inizia con “il centrodestra attacca” e che termina invariabilmente con la massima serale, una specie di "Ascolta, si fa sera" di Bonaiuti in alternanza con Chicchitto, il cui tema è “ma quanto fa cagare questo governo di sinistra”. I rappresentanti del governo parlano, si, e anche per ultimi, ma dopo che hai sentito Bonaiuti non ti va di assaggiare altro.

Poi si passa alla solita suppostona di cronaca nera fatta proprio per farcelo stringere e crearci un bel po’ d’ansia, dove tutta la delinquenza arriva dalla Romania (ah, Iliescu, cos’hai fatto!) e uno si domanda dove siano finite Mafia, Sistema, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita. Sconfitte dal conte Dracula, a quanto pare.
Dopo la rubrica fissa “La parola all’avvocato” che ci ricorda quanto siano talebani i giudici, in questi giorni c’è anche un gradito ritorno dopo anni di assenza dai palcoscenici, i Black Block. E poi l’allarme terrorismo per le scritte sui muri. A Ravenna in una strada c’è scritto su un muro “Figa e Piadina”. Chissà quali azioni eversive sta preparando questa misteriosa sigla.

Dopo tanta vacuità si passa alle cose serie e si sguinzagliano le sciampiste. La giornalista sparsa le trecce morbide annuncia con l’occhio umido che Paris va al gabbio (e tu fai immediatamente l'associazione con il giudice talebano), dei vecchi tromboni del rock si riuniscono per un concerto, c’è il gossip, una sveltina di sport, il trash con l’inglese che mangia le polpette di cane, le finte recensioni cinematografiche di Mollica, così perfette da sembrare vere, il nuovo disco del cantante, insomma si fa qualche marchetta tanto per riempire il quarto d’ora rimasto per fare le otto e mezza e non rompere troppo le palle a chi sta aspettando Insinna.

Tanto cos’avrà capito la gente con il maccherone ancora a mezz’aria? Però, come si porta bene il Cavaliere eh, sempre elegante. Ed è anche un bell'uomo per la sua età. Perché, ha parlato il Mortadella? non l’ho mica visto. Eh questi rumeni, ma perché non li bombardiamo e basta. Però che gnocca la Paris. Non cambiare che ci sono i pacchi.

Il Ministero della Cultura Popolare, anche conosciuto con l'acronimo MinCulPop o Min.Cul.Pop., è stato un ministero istituito dal regime fascista il 22 maggio 1937. Aveva l'incarico di controllare ogni pubblicazione, sequestrando tutti quei documenti ritenuti pericolosi o contrari al regime e diffondendo i cosiddetti ordini di stampa (o veline) con i quali s'impartivano precise disposizioni circa il contenuto degli articoli, l'importanza dei titoli e la loro grandezza. Più in generale, questo ufficio, si occupava della propaganda, quindi non solo controllo della stampa. (Da Wikipedia)

P.S. David, lo so, sei tanto caruccio e non te lo meritavi. Ma così impari a non ribellarti.

martedì 5 giugno 2007

La pedofilia è come la mafia, stessa omertà

Confesso che Santoro l’ho dormito, l’altra sera. Ho ascoltato solo la tesi difensiva iniziale di Fisichella (il monsignore, non il pilota), poi sono crollata sotto i sofismi, tutti quei puntini sulle i e la voce al pentothal di Michele.
Il colpo di grazia è stata la scritta in sovrimpressione che raccomandava di mettere a letto i bambini, come se gli spettatori non fossero in grado di decidere cosa far vedere ai loro figli e non si sapesse già da giorni quale fosse l’argomento della trasmissione, quei preti che hanno il viziaccio di ingropparsi i bambini. Il vecchio paternalismo della RAI verso il popolo bue. Un tentativo molto democristiano di contenere il danno, cioè l’Informazione.

Ha risolto poi i dubbi la trasmissione? Si è capito se Ratzinger ha veramente cercato di fare come il suo gatto nella cassettina, occultare lo scandalo? Oppure l’ambiguità dei testi canonici ha fatto si che quei perfidi inglesi antipapisti ci inzuppassero il biscotto per chissà quali motivi?
A giudicare dalla reazione rabbiosa dei papaboys di centrodestra e al riflesso pavloviano della censura contro la trasmissione di Santoro che era subito scattato in loro, a qualcosa comunque la trasmissione è servita.
L’importante in questi casi è spezzare la congiura del silenzio, che se ne parli, come della mafia.

La pedofilia non è solo un perverso effetto collaterale di Internet o un fenomeno legato alle realtà degradate della società, è un fenomeno all’80% familiare (compresa la Sacra Famiglia Borghese) che, come la mafia, prospera nell’omertà.
La madre sa, vede, ma non parla. Per paura e “rispetto” del codice d’onore. Chi ha subìto in passato tace, non avverte i parenti del vizioso che si annida in famiglia e la faida si perpetua alle nuove generazioni.
Quando la vittima parla si percepisce il disagio del clan. L’infame ha parlato. Come osa? Sarà pazzo, sarà isterica, poverini. Il vecchio maiale muore impunito a cent’anni nel suo letto, venerato come un santo, oppure schiatta nell’orto come Don Vito Corleone, pianto da tutti, comprese le figlie che si è stuprato da piccole. Chi si ribella è fortunato che non sia più di moda la lobotomia prefrontale.

Se vogliamo che si spezzi la catena dell’omertà attorno alla pedofilia bisogna parlarne e mettere in guardia soprattutto i bambini. Insegnargli a mirare alle palle quando qualcuno cerca di toccarli in maniera impropria. Altro che mandarli a letto.

Smascherare la pedofilia dà fastidio perché essa è una delle facce dello sfruttamento complessivo del corpo e della mente del bambino, considerato la più insignificante delle merci nella società mercificata. Anche i piccoli senza infanzia che cuciono da schiavi le scarpe della Nike devono tacere e sopportare e mai denunciare i loro padroni sfruttatori. Come i soldatini arruolati nelle guerre dove l’arma più gentile è il machete. Oppure i tanti piccoli venduti ai laidi turisti del sesso. Tacere e sopportare perché una società globalmente mercificata e mafiosa “nun vo’ penzieri”.

Tornando ad Anno Zero e al filmato della BBC, seguiremo il consiglio del sommo dentista padano e ci sciacqueremo la bocca prima di parlare del Papa, anzi useremo il collutorio antibatterico. Parleremo solo ed unicamente di quel monsignore americano, Bernard Law, che addirittura fu promosso a Roma tra gli officianti della messa funebre di Giovanni Paolo II, nonostante i suoi trascorsi pedofili negli Stati Uniti, ampiamente denunciati alle autorità di quel paese. Aiutato da chi? Dal gatto di Ratzinger?

P.S. Non so voi ma questa pubblicità di Armani mi fa vomitare.

lunedì 4 giugno 2007

Varicella?! E sticazzi!

No, dico io, ma è serio prendersi la varicella a quarantasette anni e dover stare in quarantena?

Magari tra un po' arriva Dr. House che fa il solito cazziatone con il botto al mediconzolo che non ha capito la diagnosi e ne spara una delle sue alternative e infallibili.

Per il momento mi tengo la febbre alta, i dolori, l'esantema, il prurito e la rottura di palle. E sticazzi!

domenica 3 giugno 2007

Ecce ometti

Negli ultimi tempi sui nostri blog si è parlato molto di libertà di espressione e censura.
Proprio a causa di questi argomenti è scoppiato tutto l’ultimo casino di Kilombo, dopo le ancora recenti marette del caso Mezzaluna d’Oro.

Personalmente trovo patetico che chi non è d’accordo con le tesi altrui debba provare una irrefrenabile pulsione di censura e chiedere espulsioni, cancellazioni, roghi, scomuniche e autodafé.
E’ per questo motivo, per questo generone in cilicio che affligge l’aggregatore che, rispondendo a Tisbe, non mi sono candidata alla redazione. Ammesso che qualcuno potesse mai votarmi, mi conosco troppo bene, non avrei resistito un giorno.

Siccome amo la libertà e quella di espressione sopra tutto e non amo né i crucifige né i santi subito, ho anche votato contro l’espulsione dell’Unto.
Con uno che aveva avuto la modestia di paragonarsi a Gesù Cristo avremmo corso il rischio che risorgesse dopo tre giorni.

Ho votato contro nonostante lo stigmatizzato sia affetto, come ho avuto modo di dirgli commentando un post da Cloro, di invidia della vagina e questo complesso lo induca ad una compulsiva misoginia.
Ho votato contro nonostante l’Unto in kefiah sia convinto che il genere femminile, ahimé fornito di ovaie (la sua ossessione), debba esimersi dall’occuparsi di politica e dedicarsi piuttosto alla cura dei figli e lo scriva pure. Nonostante a quanto pare l’Ecce ometto ami definire la malcapitata ovariomunita che non la pensa come lui con il termine stilnovista di “troia”.
Ho votato contro la sua crocifissione ma ora lui deve promettermi di lavorare sul maschilista retrivo e fascistoide che è in lui, che viene fuori con il botto perché di solito è obbligato a stare compresso sotto diverse atmosfere per sembrare di sinistra e le valvole non tengono. Una Maddalena che lo ricopra amorevolmente di unguenti potrebbe fare miracoli.

E’ vero, Karletto con il suo maschilismo praecox non riesce a trattenersi e ancora oggi diabolicamente persevera a chiamarci donnicciole ma è l’unico? Cos’è che spinge questi bloggers, soprattutto maschi ho il sospetto, ma avrei piacere di essere smentita, a dedicarsi più alla polemica, alla denuncia, al controllo burocratico e al rispetto dell’ortodossia, diciamo allo stalinismo di ritorno, piuttosto che all’esercizio della pura creatività?

Mi sbaglierò, ma ho l’impressione che attualmente, per la parte che seguo di blogosfera, quella che si occupa anche di massimi sistemi, le cose più coraggiose le scrivano le donne. Donne che scrivono cose belle e interessanti, a volte memorabili, perché scritte con il cuore e tutto il budellume annesso e connesso, comprese quelle ovaie che tanto turbano i sogni di Karletto. Donne che scrivendo esprimono qualcosa, mettendoci il corpo e l’anima. Dacia, Tisbe, Cloro, Galatea, Miriam. Le prime che mi vengono in mente perché le mie preferite.
Argute, intelligenti, colte, dolci e violente, anarchiche e sincere fino alla bestemmia. Con quell’entusiasmo che prova chi può finalmente parlare liberamente dopo tanti secoli di silenzio imposto e che gli uomini invece stanno perdendo.
Ecco, facendo una metafora politica, sembra di vedere un grigio soviet supremo contro una cellula anarchica che ancora crede nella rivoluzione.

Proprio per questo gusto rivoluzionario ancora fresco in memoria le donne non hanno paura di parlare e ragionare su temi come la violenza e l’odio, che i maschi temono e non affrontano apertamente, perché sono abituati a sublimarli nell’omofobia o magari in quel “troia” vomitato contro chi osa non adorarli in ginocchio.
I maschi anzi si scandalizzano, lanciano anatemi, giudicano, sentenziano e chiedono di bruciare la strega con le ovaie e tutto. Stanno regredendo ad un pericoloso conformismo, si crogiolano nelle tesi precotte, hanno certezze incrollabili e per questo si bevono con tanto entusiasmo le stronzate tipo “scontro di civiltà”. A sinistra come a destra.

Non è un discorso di femminismo fine a sé stesso, se bacchetto gli uomini è perché li amo e mi cascano le palle che non ho quando sento certi discorsi o vedo l’infantilismo di certe ripicche. Chi sono veramente le primedonne, qui?
Le mie sono solo impressioni, magari sbagliate, ma buone per cazzeggiarci un po’ sopra. Visto che probabilmente non ci saranno crocifissioni, non potremo sederci con il lavoro a maglia in un angolo a fare le tricoteuses e la resurrezione è rimandata. A data da destinarsi.

Tira più una rivista conservatrice che...

Leggo con interesse della nascita di una nuova rivista bimestrale di stampo conservatore, dal titolo suggestivo, “Con” (da Conservatore, suppongo).
Unica perplessità: riusciranno a venderla anche in Francia facendo rimanere seri gli edicolanti?
Lo so, mi ripeto, ma non posso farne a meno.

Dal dizionario francese e con un interessante campione di citazioni letterarie:

con nom Subst., trivial. Région du corps féminin où aboutissent l'urètre et la vulve. (latin cunnus)
1. fica s.f. (volg)

con, conne adjectif et nom (de conard )
1. Stupido, imbecille, idiota.
2. À la con: idiot, stupide -- Histoire à la con.
3. Faire le con: avoir un comportement stupide, faire des choses de peu d'intérêt ou des bêtises.
[Citazioni] “Tu es encore plus con que tu n'en as l'air" (J. P. SARTRE, La Mort dans l'âme, 1949, p. 170)”.
”Je le trouvais con comme la lune (L.F. CÉLINE, Mort à crédit, 1936, p. 155)”.

Potrei infierire ricordando che la suddetta rivista è diretta dall’On. Italo Bocchino ma con l’etimologia mi fermo qua o questo post rischia di diventare troppo intellettuale.

Con la gentile e dotta partecipazione di Dita Von Teese.

venerdì 1 giugno 2007

Che la festa sia con voi - Trent'anni di Star Wars

Dite quello che volete, ma per me Star Wars è Darth Vader (o Fener, come lo tradussero allora, con la mania di storpiare tutto, in italiano).
Il padre perduto, l’angelo del male, il jedi votatosi al lato oscuro della Forza, ha sempre rappresentato per me il motivo principale di interesse per la saga, ideata da George Lucas, che il 25 maggio scorso ha compiuto trent’anni.

Andai a vedere il primo “Guerre Stellari” (ora Episodio IV nell’economia generale della serie) in un cinema di periferia. Avevo appena visto anche “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Spielberg che, con l’astronave madre rutilante di mille luci e colori, mi aveva impressionato più o meno come l’arrivo del treno a La Ciotat aveva colpito i primi spettatori del cinema dei fratelli Lumiére.
Sarà stata l’inadeguatezza tecnica della sala o la preferenza per il film di Spielberg ma allora “Guerre Stellari” mi sembrò più o meno una favoletta anche se arricchita da mirabolanti (per quei tempi) effetti speciali.
L’unica cosa che mi piacque veramente da pazzi era proprio lui, Darth Vader, con quel terrificante respiro da enfisema e la maschera nera che risvegliava in me il trauma infantile di Belfagor. In più era una carogna finita dai poteri misteriori e terribili e si sa che alle ragazze piacciono un sacco i farabutti.

Il resto della saga l’ho visto negli anni seguenti in TV o in DVD. Non ho mai considerato memorabili né il secondo episodio, “L’impero colpisce ancora” né tanto meno “Il ritorno dello Jedi”, con quel disgustoso Jabba the Hut (quando vedo il Betulla un po' me lo ricorda) e quegli stucchevoli orsetti del cappero.
E' vero, non avrei certo gettato alle murene Han Solo, e nemmeno forse Luke, R2D2 era il robottino più simpatico e spaccaballe dai tempi di Robby, ma Darth era Darth. A proposito, guardate un po' qui come si sono tutti ridotti. Un macello. Trent'anni e sentirli, eccome.

Il mio interesse per la saga si è destato nuovamente con i nuovi episodi prequel usciti negli ultimi anni, che promettevano di raccontare tutto l’antefatto e soprattutto la storia di Anakin Skywalker (Darth Vader) che ormai sapevamo essere il padre di Luke e Leia e del quale i nuovi episodi avrebbero rivelato la discesa all’inferno.
Nonostante un po’ troppi bambocci petulanti e una dose abbondante di sentimentalismo nella parte dedicata alla regina Amidala, con le nozze sul lago di Como dove mancava solo Clooney e un pericoloso miscuglio di amore, luna e stelle che avrebbe fatto mettere mano al fucile Bukowski, confesso che sono rimasta veramente colpita ed emozionata da una scena di Episodio III, visto al cinema l'anno scorso.

Dopo il duello all'ultimo sangue con Obi-Wan, Anakin giace orribilmente bruciato e amputato sulla riva di un fiume di lava e viene “ricostruito” e androidizzato, con la maschera che cala per ultima a chiuderlo per sempre nell’armatura nero metal-latex e il respiro diventa quello inconfondibile di Darth Vader. E’ una favola, lo so, ma è da brividi.
La fine dell’episodio poi, con l’apparizione della Morte Nera, si riagganciava perfettamente a quel film che avevo visto nel lontano 1978, con il quadro che ogni tanto se ne andava, tra il “buu-buu” dei ragazzini impazienti e il pavimento ricoperto di cartacce, stecchi di “moretto” e sacchetti di patatine.
Il ciclo era chiuso ed era valsa la pena di aspettare trent’anni per conoscerne il mistero.

P.S. Questo articolo è pubblicato anche su Kino Lameduck, il cinemino più amato dalle papere.

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