martedì 20 novembre 2012

La guerra dei vent'anni


Tra il 1992 e il 2012 c'è un ventennio, un lasso di tempo che è sempre stato funesto per l'Italia. Di questo ventennio si ricorda soprattutto la parte eclatante, caciarona, tutta lustrini e paillettes, che è il berlusconismo, oramai in fase agonica. Ne parleremo più avanti.
Poi c'è una parte nascosta e poco nota ma che i fatti accaduti nell'ultimo anno, grazie ad alcune parole magiche come privatizzazioni, riforme e governo tecnico, che vanno ad illuminare i neuroni giusti nella memoria, mette a posto gli ultimi pezzi del puzzle. E pensare che i pezzi erano lì, in mezzo agli altri, ma un curioso neglect percettivo ce li nascondeva tra altri più grossi e colorati, con vistosi attributi sessuali. Il sesso come massimo distrattore dell'umanità. Noi psicologi lo sospettavamo.

Occorre quindi ritornare all'anno di partenza di questo ventennio, il 1992, per raccontare tutta la storia. 
Nel 1989 era caduto il Muro di Berlino, un elegante eufemismo per sottintendere che il capitalismo aveva fatto il cappottino di legno al comunismo. Di lì a poco i paesi dell'Est si sarebbero avviati verso un radioso futuro di liberismo, in braccio ad oligarchie mafiose, multinazionali straniere rapaci e governi corrotti esattamente come erano corrotti i burocrati e funzionari del partito. La corruzione non è altro che il modo più a buon mercato che i potentati economico-finanziari utilizzano per comperarsi la politica ed i suoi uomini - in fondo la maggior parte di loro si accontenta di figa e denaro - e, come tale, esiste naturalmente in tutto il mondo, anche se sembra che solo noi abbiamo la castacorruzzzionebrutto. In America, per esempio, la chiamano attività di lobby ma la sostanza è la stessa. Yakuza, Triadi, Vory, Osso, Mastrosso e Carcagnosso, sono solo le forme più pittoresche e presto demodé di attività criminali  globalizzate che stanno diventando sempre più impalpabili e virtuali. Dove non c'è più bisogno di piazzare la carica d'esplosivo affettuosa per l'avvertimento d'ordinanza ed eliminare i Tattaglia e i Sollozzo ma basta un computer e un certo numero di addetti alla compravendita di titoli, tossici o no che lo prenderanno come un appassionante videogame. Il panico sparso in Borsa fa più paura ed è più pericoloso del gas nervino. A proposito, anche vent'anni fa tutto cominciò per il nostro paese con un attacco finanziario. Ma andiamo per ordine.

Dopo la caduta del Muro di Berlino, quindi, il capitalismo sente di poter sferrare l'attacco finale, di potersi aggiudicare la Guerra di Classe per ko tecnico dell'avversario. Via allora ogni residuo di keynesismo piagnone e mano libera al mercato psicopatico liberista che, tu credi si autoregoli, ma invece, una volta sguinzagliato, si mangia le risorse senza lasciare neppure le briciole, come un orrendo Pacman in modalità God e FullAmmo.
In Italia nel '92 ci sono i partiti, che mangiano come hanno sempre mangiato. Si mangiava anche durante il fascismo. Ecco però l'ideona. Facciamo notare agli italiani che i partiti rubano, attiriamo la loro attenzione, scateniamoglieli contro, forniamogli le monetine da lanciare. Un bel gioco divertente. Per carità, i giudici ricevono denunce e procedono come da codice penale, fanno le loro inchieste e scoperchiano verminai di corruzione e ladrocinio con grande dedizione ma, sotto sotto, questa è in gran parte un'operazione di copertura. Un bel telefilm giudiziario che appassiona gli italiani più del vecchio Perry Mason e li tiene occupati mentre qualcuno svuota la cassaforte. Perché questa è la storia della rapina dei due secoli.
La partitocrazia viene spazzata via da Mani Pulite e siamo tutti pronti per una svolta, per un paese migliore, per la Seconda Repubblica. Ci vuole un periodo di transizione, però, con qualcuno che, da esperto e saggio, rimetta insieme i cocci e soprattutto i conti in attesa di un nuovo distrattore. Ecco comparire per la prima volta i famosi governi tecnici. Vi ricorda qualcosa, vero? Ma certo.

Nel 1992 avviene un curioso convegno a bordo dello yacht della regina Elisabetta, il Britannia. Il gotha della finanza internazionale, sempre affamato di asset convoca un po' di sudditi italiani e chiede loro cos'hanno intenzione di fare con le privatizzazioni. Perché questo interessa a chi detiene il potere economico: la robba. Dove il liberismo è finora passato, tutti i beni appartenenti allo stato, ovvero alla collettività, sono stati svenduti - dai politici locali comprati a soldi, figa ed illusione di potere - a multinazionali, banche e gruppi finanziari, chiamandole con il nome fascinoso di privatizzazioni. E' il nuovo imperialismo. Niente costose e pericolose invasioni, operazioni Barbarossa o Overlord a furia di eserciti di fantaccini e mezzi da sbarco.
Facciamo un esempio. Un fondo angloamericano vuole papparsi, che ne so, l'ENI? Ci si affida ai propri agenti sul posto e, se la classe politica degli indigeni fa la riottosa, gli si scatena contro i bravi della finanza. Questa fusione non s'ha da fare.
Si crea una crisi economica, si obbliga il paese ad una serie di "riforme", ovvero a smantellare stato sociale e controllo di legge sul mercato.

Nel 1992 lo spauracchio era la svalutazione susseguente all'uscita dallo SME e la paura di non essere più parte dell'Europa. Vi ricorda qualcosa, vero?
Ecco i primi governi tecnici: di Ciampi, Amato, di Prodi il professore. Hai detto professore?
Soros, con le sue armi finanziarie, scatena un attacco senza precedenti contro la lira e Amato, nottetempo, è costretto, poraccio, a prelevare il riscatto dai conti correnti degli italiani. Uno scherzo da 11.500 miliardi. Io non ricordo benissimo ma mi pare che anche allora ci dissero che era per il nostro bene, per rimanere in Europa, al passo con gli altri, per continuare a fare i fichi nei salotti buoni.
E le privatizzazioni? Ci penserà un personaggio che oggi conosciamo meglio, come attuale capo della BCE: Mario Draghi. Il Draghi che con S. Giorgio è la morte sua.
Draghi, per dieci anni circa, fino al 2001, si incarica di svendere alla finanza internazionale quasi tutto il patrimonio dell'industria statale italiana, quella che in altri tempi aveva rappresentato la nostra versione di miracolo economico. Con Mattei che si rivolta nella tomba.
Un liberista, un Giannettaccio, a questo punto direbbe: "Erano carrozzzzzzoni statalkeynesianopopulisti fonte di sprechi, corruzzzione e vecchiume". Beh, a vent'anni di distanza non mi pare che le nostre bollette di gas, luce, telefono e servizi siano drammaticamente dimagrite grazie alla maggica concorrenza del mercato autoregolantesi ma siano andate sempre più crescendo. Siamo fortunati che non siamo costretti a farci piombare, per indigenza, il telefono come gli argentini dei tempi delle privatizzazioni di Menem.

Finita la prima tranche di privatizzazioni, Mario Draghi torna della tana di Goldman Sachs - uno dei beneficiari delle svendite 3x2 - alla faccia del conflitto di interessi, con un incarico di prestigio.
Ottenuto quello che volevano come acconto, i poteri economico finanziari ormai senza freni ci lasciano un'idea mirabolante, l'aggancio a cambio fisso con una nuova moneta, l'Euro, una figata. Un altro grande classico del liberismo. L'anello per soggiogarli e nel buio incatenarli.
I tecnici, che poi con Prodi diventeranno politici, addirittura de sinistra, rappresentati da simboli miti come l'Ulivo, ci condurranno nel trappolone dell'Euro. Perché non se ne può fare a meno, perché svalutare ormai è brutto brutto e da cafoni. Quel che restava della nostra sovranità nazionale, già compromessa da decenni di sottomissione imperiale, cominciava definitivamente a svanire, come i fratelli di Marty McFly nella fotografia.

Tornando ai primi anni novanta. L'Italia è passata attraverso stragi, assassinii di giudici in lotta con la mafia, rivoltoloni politici di vario genere ed è finalmente pronta per un periodo di tregua armata, anche perché questa volta bisogna avere i conti in ordine ed entrare nell'Euro, come abbiamo visto. Si individua un soggetto adatto ad incantare 50 milioni di serpenti, un fenomenale pifferaio magico, molte chiacchiere e un'allergia congenita ai distintivi.
Silvio Berlusconi, l'uomo che si è fatto dal nulla, il Re Minkia che muta le televisioni in oro. Gli italiani, felici di aver ritrovato un Duce a sessantaquattro denti e altrettanto brevilineo, lo votano entusiasti e se ne fanno governare, offrendo in solazzo al sire pure le figlie vergini, per quasi vent'anni.
Poi, nel 2011 qualcosa si rompe e chi si interessa di trame alla John LeCarré comincia a capire che questa volta faranno veramente le scarpe a B., nel frattempo rincoglionitosi dietro a fichette sempre più giovani che lo distraggono dagli affari personali che ha sempre anteposto all'interesse collettivo. Lo scandalo sessuale, suvvìa, non è cosa nostra, è roba anglosassone. (Io ho sempre pensato che si sia definitivamente autofottuto quando fece quella caciara in presenza di Betty). B. inoltre ostenta amicizie pericolose, frequenta gente sulla lista nera imperiale, doppiogiochisti e amiciputin. Non è escluso che abbia voluto avvicinarsi a zone proibite, ad interessi energetici che, per un italiano, è sempre fatale occhieggiare. Qualche intrallazzo di troppo con i russi e il gas, chissà. In ogni caso, come agente ormai è bruciato.

Nel 2011 inizia la fase due, quella iniziata con l'acconto del 1992 e ora giunta alla stagione dei saldi. E' la seconda fase dello shock liberista e, per chi ha avuto possibilità di arricchirsi oltre ogni limite,  l'obiettivo è l'Eurozona.
Viene scatenato un nuovo attacco finanziario ma questa volta l'attacco colpisce interi paesi: dall'Irlanda alla Grecia, dalla Spagna all'Italia. Il nuovo spauracchio è lo spread, ovvero la dimostrazione che l'Euro è stato il passo più lungo della gamba e che la Germania vuole vincere facile. Ogni giorno lo spread diventa più minaccioso, ci terrorizzano con scenari di corralitos, assalti agli sportelli e gogna collettiva degli italiani pigri e mangiaspaghetti sulla piazza di Bruxelles. Berlusconi, abilmente lavorato ai fianchi da sapienti nipotine di Mubarak, cade definitivamente in disgrazia. Prova a resistere ma, dopo l'ennesima offerta che forse non poteva rifiutare, si dimette.
Ora qualcuno comincia già a dire che, quando c'era lui caro lei, e lui stesso prova a rivendersi come l'unico che può difendere l'interesse nazionale. Tenta addirittura qualche incursione antieuro assieme alla Lega, che però è troppo invischiata nelle mollezze del potere per fare veramente sul serio. Sui libri di storia che i nostri nipoti studieranno ci sarà scritto che B. era un imprenditore che fu messo a capo dell'Italia per presidiare il territorio, una specie di proconsole. Poi, invece di governare, a causa della sua ricattabilità ed incapacità congenita di evitare il fallimento come imprenditore, trascurò i suoi doveri e si occupò solo dei suoi interessi, paralizzando il suo paese in una Mirabilandia fatta di superficialità e totalmente incapace di crescere.

Nel fatal novembre, dunque, da un giorno all'altro, ci fanno credere, si forma un governo affidato ad una specie di genio della lampada, un professore della Bocconi (mecojoni), nientepopodimeno che Mario Monti. Governo formato da gente con carriere avviatissime, tutti pezzi da novanta che, da un giorno all'altro, decidono di piantare baracca, università e burattini, senza nemmeno un "lasciami una settimana per pensarci" e vanno a fare i ministri nel Pronto Soccorso Italia, con un malato terminale che tutti danno per spacciato. La presa della Bastiglia Italia senza sparare un colpo, con l'aiuto fondamentale, pensate, di un vecchio comunista. Roba che nemmeno dei fratelli Grimm strafatti di LSD.
Azzerato il nano ed insediatisi al potere, i tecnici che fanno? Cominciano a piazzare le cariche per la demolizione controllata dell'economia italiana. Si preparano nuove privatizzazioni, la definitiva dismissione degli ultimi brandelli di proprietà statali, le ultime perle e catenine di famiglia rimaste dopo la cura Draghi: Finmeccanica, la Snam che diventa Sgnam Sgnam. Senza parlare degli italiani, sottoposti ad una cura da Cavallo (nel senso del famigerato ministro dell'economia ultraliberista argentino) che culminerà nella patrimoniale ai danni dei ceti mediobassi, nella riduzione progressiva del welfare e in un impoverimento generalizzato delle classi meno protette.

Mario Draghi è ormai assiso sul trono della BCE e da lassù sovrintende benedicendo urbi et orbi con la preghiera "O Euro benedetto, irreversibile tra le monete, che tu sia lodato tra le divise."  Ad un anno di distanza dal golpe finanziario con il silenziatore un grafico dice più di mille parole. C'è da stare proprio allegri.

(grazie a Stefano Bassi)
Vent'anni quindi. Vent'anni per disfare quanto di buono era stato fatto da un'Italia affatto fannullona ma creativa ed operosa, ora ridotta all'impotenza. Distruggere l'economia per ingrassare una finanza fatta di puro denaro. Lo diceva perfino la buonanima di Cossiga. Un patrimonio di cinquant'anni di benessere che ora, dicono, "non possiamo più permetterci perché abbiamo vissuto al di sopra dei nostri mezzi". Un'affermazione che ha meno valore di una pura opinione personale e per giunta interessata.

Ho raccontato un romanzo criminale, una storia con pochi eroi, molti vigliacchi traditori e tante vittime innocenti. Una storia che, a meno di una qualche intuizione per trovarne una via d'uscita, rischia di impantanarci nel suo incantesimo, in un maleficio di povertà e regresso per gli anni a venire. Gli anni peggiori della nostra vita.

20 commenti:

  1. riassumerli meglio qusti ventanni è difficile,complimenti.aggiungo solo che il debito pubblico sta aumentando vertiginosamente,miglior viatico per un "aiuto" da parte dell'FMI, che tradotto significa altri sacrifici con tutto cio che ne consegue

    http://italvenezuela.blogspot.it/2012/11/debito-pubblico-italiano-al-massimo.html

    RispondiElimina
  2. Cara amica Lameduck,

    ho notato che ultimamente Silvio, anche se in modo confuso, esprime concetti simili a quelli che hai descritto nel post.

    Forse che nei suoi momenti di lucidità (è indubbio che a forza di fare festini a luci rosse tutte le notti l'ometto si è rincoglionito) è riuscito a veder come stanno veramente le cose?

    Ciao Davide

    RispondiElimina
  3. BBene, molto ben raccontato.
    Ma di più mi è piaciuto il “vecchiaccio” Benito Li Vigni: passione d’altri tempi.
    Ho trovato altri video suoi in rete, tutti molto interessanti, specialmente questo dove parla della svendita del patrimonio ENI e – verso la fine – del prezzo controllato della benzina (il controllo dei prezzi da parte dello Stato non ha mai funzionato, vero caro amico Davide?).
    Però rimane sempre una domanda, alla quale neppure Bagnai risponde: la storia ormai la conosciamo bene, e adesso - per il futuro - cosa si fa?

    RispondiElimina
  4. Adetrax21:44

    Per il futuro sono Katz(i) amari, nel senso che bisognerà "servire brillanti su vassoi d'argento" :-)

    Dunque, bene il riassunto dei 20 anni (un bignamino utile soprattutto ai neomaggiorenni), ma va ricordato che la preparazione seria per il colpo finale è iniziata più di 40 anni fa (anche molto prima volendo), in questo senso anche gli anni di Craxi (e quelli precedenti) sono stati decisivi.

    "Uno scherzo da 11.500 miliardi. Io non ricordo benissimo ..."

    No, no, ricordi bene ... quello fu un evento che venne immediatamente scritto nel "libro nero" della storia a futura memoria come esempio di "rapina di stato" da parte dei poteri forti.

    Capito elettori cicciobelli ?

    Quando, prima o poi, elimineranno i libretti di risparmio (che per molti quella è una brutta parola), gli investimenti saranno gestiti solo dai finanzieri d'assalto e tutti non solo avranno il conto corrente ma DOVRANNO usarlo, poi imporre i "prelievini", i "pizzi" quotidiani e mensili ad oltranza, sarà un giochetto da bambini ... ma si, le tasse, le multe e tutti i soldini di debito saranno prelevati direttamente dal conto ... finito il denaro, conto in rosso e poi "game over" ! :-)

    "B. ... trascurò i suoi doveri e si occupò solo dei suoi interessi, paralizzando il suo paese in una Mirabilandia fatta di superficialità e totalmente incapace di crescere".

    Fino al 2008 e parte del 2009 si vociferava che "qualcosa o meglio qualcosina facesse".

    Forse, oltre che un imprenditore ed un politico, è stato soprattutto un attore, un intrattenitore (inclusi i suoi scandali), visto l'impegno nel far IMPENNARE il DEBITO PUBBLICO ... (certo la crisi, la cassa integrazione, ecc. però ...), probabilmente era tutto concordato per arrivare vicini al crack economico per poi appunto rendere inevitabili le varie "riformine economiche e sociali".

    Per quanto riguarda i consulenti di "Goldman & Sachs" (nomen omen) e consimili, sono ovviamente tutti degli "immigrati" che, come ben insegna la teoria e la storia, soprattutto se sono medio-orientali, nel 99% dei casi sono tendenzialmente nocivi ad una comunità preesistente non sufficientemente prevenuta. :-)

    RispondiElimina
  5. Adetrax21:45

    In ogni caso, minare le istituzioni e le economie di uno stato significa indebolirle a tal punto da rimuovere la funzionalità operativa dello stato stesso (con trasferimento di poteri verso l'alto, verso il super-stato) ed è questo un punto intermedio importante nel percorso in atto.

    Ad esempio, contano qualcosa la Louisiana o la Florida nella politica estera degli U.S.A. ?

    Ovviamente no, CONTANO meno di ZERO e se arriva una calamità naturale o se qualcuno decide di sversare sulle loro coste milioni di metri cubi di petrolio e solvente tossico (poi arrivato in forma aerea anche nell'entroterra), se la prendono in quel posto (soprattutto la Florida così impara a votare il candidato giusto fin dall'inizio) e tutti muti e zitti perchè questa è la nuova moralità del futuro NWO (e tanto per essere chiari, le relative presunte multe sono mega-trasferimenti di denaro già pianificati prima per raggiungere altri scopi ancora).

    Insomma, se si vuole raggiungere l'NWO, le sovranità nazionali devono sparire, sicchè poi basteranno pochissime persone (ovviamente aliene) per decidere "nei dettagli" (già ora avviene), ovvero nel poco apparente bene e nell'evidente male, le vite di innumerevoli persone.

    In definitiva come si spiega tutta questa continuità d'intenti se non con una ragnatela di club (che hanno dei nomi ben precisi) sovraintendenti ed eseguenti le cerimonie del potere ?

    Le privatizzazioni non sono altro che il passaggio definitivo di poteri, di beni economici dalla collettività ai membri di o a persone in qualche modo controllate da questi "club" ed ovviamente la corruzione, il tradimento istituzionale e molto altro fanno parte di questi "doveri".

    Nel perseguimento di questi fini non esistono iniziative o volontà individuali (nel senso che non sono significative), bensì oligarchiche e dall'alto verso il basso.

    Nei pochi casi in cui ci siano volontà di personalità sufficientemente influenti (potenti) che, nonostante gli avvertimenti subliminali, persistono in qualche devianza dal disegno originale, dalla rotta tracciata, scatta la modalità "Zafer" ... un tipico esempio di democrazia e "free will". :-)

    Un consiglio: dato che l'innalzamento della piramide ovvero la "montagna del dio cannibale" procede speditamente, forse non sarebbe male dare una ripassatina alla storia ed in particolare ai riti maya ed atzechi. :-)

    RispondiElimina
  6. Adetrax22:01

    A proposito, giusto per evitare facili mitizzazioni, le aziende di stato (chimiche, siderurgiche, petrolifere, ecc.) erano già infestate da esponenti di certi club e proprio per questo sono riuscite a fare sfracelli in campo ambientale.

    Questo è stato probabilmente uno dei tanti prodromi previsti per dimostrare che dovevano essere chiuse / svendute, tuttavia come è stato dimostrato dai fatti in seguito, le gestioni private hanno fatto anche di peggio perchè se conta solo la doppia PP di "Potere e Profitto" il resto non conta.

    Questo ha dimostrato anche quanto sia facile corrompere un numero sufficiente di persone per fini deleteri, persone che ovviamente ora sono morte e se ne fregano dei risultati scaricati sui posteri.

    RispondiElimina
  7. Da quello che ho cominciato a capire, il debito pubblico diventa un problema solo se lo stato non può stampare denaro. Come l'inflazione. Noi che siamo costretti a farci imprestare gli euro siamo in balìa di Mario Draghi. E forse sarebbe meglio direttamente il drago.

    RispondiElimina
  8. Adetrax13:44

    @Lameduck

    "... il debito pubblico diventa un problema solo se lo stato non può stampare denaro ..."

    Esatto, ma lo diventa ancora di più se una parte del debito (o anche quasi tutto) non è in mano ai cittadini dello stato in oggetto ma in mani estere che quindi possono decidere se pretendere subito la restituzione, rinnovare o meno l'acquisto di titoli di stato, ecc. ... se poi questo potere di acquisto è concentrato in pochi finanzieri d'assalto che gestiscono i fondi d'investimento, ecc. il fine ed i risultati sono ovvii dato che dipendono dalla loro discrezionalità.

    Da tutto questo si origina lo spread ovvero la sfiducia nello stato da cui si dovrebbero acquistare questi titoli e che per questo motivo appunto non si acquistano.

    In questo ambito si potrebbero fare dei paragoni o anche delle argute metafore, ma evitiamo per non infierire :-)

    RispondiElimina
  9. @ Davide
    Niente paura, Silvio è un furbone, sta attento al vento che tira e ne approfitta.

    @ Salazar
    Pochi sanno che esiste un mercato secondario del petrolio, dove i prezzi li decide la pura speculazione. Eppure si crede ancora che la benzina costi così perché c'è qualcuno che chiude il rubinetto in Arabia Saudita.

    RispondiElimina
  10. Caro amico Salazar,

    "il controllo dei prezzi da parte dello Stato non ha mai funzionato, vero caro amico Davide?"

    Io ho parlato di calmieri che è una cosa differente.

    Non so cosa tu intendi per controlli, ma se credi che sia possibile dimezzare i prezzi con un decreto ti sbagli.

    Comunque che i calmieri non funzionano non lo dico io ma tutti gli economisti.

    Ciao Davide

    RispondiElimina
  11. @ Davide
    Tutti gli economisti? O prevalentemente i Chicago Boys?

    RispondiElimina
  12. Cara amica Lameduck,

    "@ Davide
    Tutti gli economisti? O prevalentemente i Chicago Boys?"

    Più che dagli economisti è una cosa tratta dagli storici. Ebbene la storia ci dice che da Diocleziano fino ad arrivare alla seconda Guerra mondiale i calmieri sono un'arma inefficace.

    Mi sapresti dire un paese dove i calmieri hanno risolto i problemi?


    Ciao Davide

    RispondiElimina
  13. Cara amica Lameduck,


    L'Editto sui prezzi massimi (anche conosciuto come Editto di Diocleziano; in latino Edictum De Pretiis Rerum Venalium) fu emesso nel 301 dell'imperatore romano Diocleziano.

    Durante la Crisi del III secolo, le monete romane erano state notevolmente svalutate a causa dei numerosi imperatori ed usurpatori romani che avevano battuto moneta in maniera indipendente per corrompere i soldati ed i funzionari. Diocleziano durante il suo regno, nello stesso periodo dell'Editto sui prezzi così come aveva fatto in precedenza, emise dei decreti sulla valuta nel tentativo di riformare il sistema delle tasse e di stabilizzare la moneta. È difficile sapere esattamente come è stata cambiata la monetazione, giacché i valori e perfino i nomi delle monete sono spesso sconosciuti.

    RispondiElimina
  14. Tutte le monete nel decreto e nell'editto erano valutate in base al denario, che Diocleziano aveva sperato di sostituire con un nuovo sistema basato sull'argenteo e sulle relative frazioni.

    L'argenteo sembra essere fissato ad un valore di 100 denari, il nummus argentato a 25 denari ed il bronzo radiato a 4 - 5 denari. Il rame con la corona di alloro fu rivalutato da 1 denario a 2 denari. L'aureo d'oro, il cui valore in questo periodo era arrivato a 833 denari, fu rimpiazzato con il solido, che valeva 1000 denari (questo era differente dal solido introdotto da Costantino I alcuni anni più tardi). Queste monete mantennero il loro valore durante il regno di Diocleziano, ma a differenza delle monete di bronzo e di rame, che erano prodotte in grande quantità, erano battute solo molto raramente ed hanno avuto scarso effetto sull'economia.

    Queste nuove monete in realtà aumentarono l'inflazione e, nel tentativo di combatterla, Diocleziano emise all’inizio un editto sul valore delle monete, il cosiddetto Editto di Afrodisiade (301): con esso il valore delle monete di rame e di bronzo raddoppiava, e si fissava la pena di morte per gli speculatori, i quali furono incolpati per l’inflazione e paragonati ai barbari che attaccavano l’impero.

    Di fronte all'insuccesso di questo primo provvedimento, fu emanato, fra il 20 novembre e il 9 dicembre del 301, l’Edictum de pretiis. Questo era diviso in 32 sezioni e poneva un limite sui prezzi per tutti i prodotti commerciabili nell'impero. L'obiettivo non era "congelare" i prezzi, ma segnarne i maxima, ovvero i massimi prezzi di mercato, oltre i quali determinate merci non avrebbero potuto essere vendute. Queste merci includevano varie merci per l'alimentazione (carne, grano, vino, birra, salsicce, ecc), abbigliamento (scarpe, mantelli, ecc.), le spese di trasporto per i viaggi in mare e gli stipendi settimanali. Il limite più alto era per una libbra di seta colorata con la porpora, che fu fissata a 150.000 denari (il prezzo di un leone fu fissato alla stessa cifra).

    Tuttavia, l'Editto non risolse il problema, poiché la massa totale delle monete coniate continuò ad aumentare l'inflazione ed i prezzi massimi che erano stabiliti erano apparentemente troppo bassi. I mercanti o smisero di produrre le merci, o le vendettero illegalmente al mercato nero (che in quegli anni proliferò), o usarono invece il sistema del baratto. L'Editto come risultato spinse a interrompere gli affari e il commercio, fra commercianti o in città intere, che non erano più in grado di produrre i beni a costi accettabili. Poiché l'Editto inoltre aveva fissato i limiti sugli stipendi, coloro che avevano gli stipendi fissi (in particolare soldati) trovarono che il loro salario era aumentato ma non aveva più valore poiché i prezzi artificiali non riflettevano i costi reali. Si produsse quindi una vera e propria "paralisi" dell'economia nell'impero.

    L'Editto fu probabilmente emesso ad Antiochia di Siria o ad Alessandria e fu installato in inscrizioni in Greco e Latino. Ora sopravvive solo nei frammenti trovati principalmente nella parte orientale dell'impero, in cui Diocleziano aveva governato, anche se è il pezzo di legislazione del periodo della Tetrarchia che è sopravvissuto più a lungo. L'Editto è stato criticato da Lattanzio, un retore di Nicomedia, che incolpò gli imperatori per l'inflazione e scrisse a proposito delle lotte causate dall'alterazione forzata dei prezzi. Alla fine del regno di Diocleziano, nel 305, l'Editto fu virtualmente ignorato e l'economia non si stabilizzò che fino alla riforma della monetazione di Costantino.

    RispondiElimina
  15. Adetrax22:33

    @Davide

    Cosa sono queste, lezioni del tuo amico poliglotta ?

    "Queste nuove monete in realtà aumentarono l'inflazione e, nel tentativo di combatterla, Diocleziano emise all’inizio un editto sul valore delle monete, ..."

    Poteva anche aumentare l'importazione di schiavi per rendere più economico il costo del lavoro, ma il segreto, che certi personaggini non hanno mai capito (e lo si è notato), è sempre stato nella qualità degli schiavi (e soprattutto delle schiave) !

    "... e si fissava la pena di morte per gli speculatori, i quali furono incolpati per l’inflazione e paragonati ai barbari che attaccavano l’impero" ...

    E chi saranno mai stati questi speculatori ante-litteram "caini e bastasi" che alzavano lo spread ?

    "Alla fine del regno di Diocleziano, nel 305, l'Editto fu virtualmente ignorato e l'economia non si stabilizzò che fino alla riforma della monetazione di Costantino."

    Bene, tanto l'unica cosa che servirebbe per dare un "drizzone" come si deve, sarebbe una piccola deflazione per qualche anno e vedresti come scenderebbe il costo del lavoro con tutti gli "schiena-dritta" che ci sono in giro.

    RispondiElimina
  16. Occhei, un po’ d’ordine per il nostro caro amico poliglotta, e anche per Davide.

    La Stato italiano, qualche millennio dopo Diocleziano, possedeva una compagnia petrolifera (detta ENI, che stava per Ente Nazionale Idrocarburi, ma ora non più) e agiva sul mercato con la suddetta compagnia assieme/in concorrenza con le storiche “sette sorelle”.
    Una istituzione dello Stato, più o meno legata a questa compagnia, in base a vari parametri, decideva quale fosse il guisto prezzo della benzina, del gas e via avanti, tagliando fuori dal territorio nazionale gli aumenti senza un motivo logico e le varie speculazioni (vedi Lameduck, più sopra).
    In pratica il buon Mattei aveva tagliato le gambe ai ricatti e alle minacce di chiudere i rubinetti da parte delle “sette sorelle”: se volevano vendere in Italia quello era il prezzo, se non accettavano il prezzo se ne andavano tranquillamente fuori dai coglioni che tanto alla benzina ci pensava l’ENI.
    Senza una compagnia statale questo non esiste e il prezzo della benzina sembra sempre più stralciato dalle giocate del Lotto che dalla logica economica, con estrema gioia orgasmica da parte del Chicago Boys.
    Che poi, il prezzo controllato è quel numeretto che trovi nella parte alta del giornale ogni mattina, e il numeretto è esattamente uguale all’importo in euro che lasci al giornalaio per comprare il giornale.
    Perché lo leggi “il Giornale”, vero, Davide?

    RispondiElimina
  17. Ho scoperto che il link al video di Li Vigni non funziona.
    È questo: http://www.meetup.com/Grilli/messages/boards/thread/8761363

    RispondiElimina
  18. http://www.vocidallastrada.com/2012/11/goldman-sachs-il-senatore-carl-levin.html

    RispondiElimina
  19. Caro amico Salazar,

    "Perché lo leggi “il Giornale”, vero, Davide?"

    Preferisco Libero dove scrive il grandissimo Pansa.

    Ciao Davide

    RispondiElimina

SI PREGA DI NON LASCIARE COMMENTI ANONIMI MA DI FIRMARSI (anche con un nome di fantasia).

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...