domenica 27 aprile 2014

Papa e Antipapa


«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d'oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine, con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. » 
Giovanni Paolo II, 18 febbraio 1993

Con una cerimonia che costerà sui 7 milioni di euro, pare a carico della città di Roma, e che sarà irrorata attraverso i media su milioni di telespettatori innocenti, la Chiesa Cattolica celebra domani la santificazione di due papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Papa Buono e Papa Cattivo,  come i poliziotti. Il Papa e il suo doppio. Papa e Antipapa, perché sono l'uno all'opposto dell'altro e di fatto rischiano di annichilirsi a vicenda creando un buco nero nel sagrato di San Pietro.
Gli officianti della cerimonia saranno Papa 1 e Papa 2. Il Papa pop e frontman Francesco che incarna un personaggio così semplice ed alla mano che se lo avessero studiato a tavolino non sarebbe loro venuto altrettanto bene; quello dell'album delle figurine e del rotocalco "Il mio Papa", dei fumetti, delle action figure e di una sterminata aneddotica ai limiti della mitologia da leggenda metropolitana (il papa che prepara la merenda alla guardia svizzera, che ti telefona a casa e che non si scompone di fronte al moccolo sfuggito ad un operaio) e quello dimissionario, autoesclusosi dalla band perché troppo intellettuale e raffinato per reggere ancora il peso dell'immagine del Papa glamour. 

Già, si scherza ma a questo punto ci sarebbe il rischio di cedere alla vertigine di una situazione dove, francamente, i papi in campo sono un po' troppi e le ambiguità e contraddizioni insite all'evento risultano al limite del delirio psicotico acutico. Sembra una di quelle scene dei film dove il protagonista finisce in una stanza piena di specchi deformanti che moltiplicano la sua immagine, il Doppelganger, all'infinito. 
Se poi andiamo a vedere chi sono i due santificati e cosa può significare l'averli voluti accomunare in un unico destino lo stesso giorno, la situazione rischia di divenire destabilizzante ed allucinatoria.


Tornando seri, dato per scontato che Roncalli e Wojtyla fossero due persone e due sacerdoti totalmente diversi, se la santificazione in epoca moderna, in assenza di miracoli e moltiplicazioni di pani e pesci in pubblico è un atto squisitamente ed unicamente politico, che senso ha mettere sullo stesso piano due papi che rappresentano politicamente l'uno antitesi dell'altro? 

Giovanni XXIII, che a noi figli degli anni sessanta risuona ancora nella memoria con la voce dolce del "date una carezza ai vostri bambini" è il Papa della nuova frontiera, del keynesismo, ovvero del governo dell'economia secondo principi di espansione della ricchezza, di capitalismo che crea benessere e riempie lo spazio tra gli estremamente ricchi e gli estremamente poveri con nuove classi sociali e dell'Impero americano che non si è ancora votato totalmente al lato oscuro. E' soprattutto il Papa del Concilio Vaticano II, uno dei rari momenti nella Storia in cui la Chiesa ha provato ad adeguarsi alla modernità del tempi.  
Giovanni è indubbiamente un Papa progressista nel senso più pieno del termine, espressione dei suoi tempi che, paragonati a quelli odierni paiono forse più democratici di quanto non fossero in realtà. Perché negli anni della terza guerra mondiale, quella fredda, c'era tuttavia ancora spazio per concetti di democrazia, partecipazione ed estensione di diritti civili e libertà, seppure soffocati dalla tragedia delle guerre locali come il Vietnam e pur con la minaccia costante del conflitto aperto nucleare che imponeva una riflessione profonda sul concetto di pace. Sono gli anni del più duro scontro tra le due superpotenze, culminato nei giorni della crisi dei missili di Cuba. 
Ecco, per fare solo un esempio della diversità tra i due Papi in oggetto. Gli attori in quei giorni di ottobre erano Kennedy, Kruscev e Giovanni XXIII. Ciò che letteralmente salvò il mondo fu solo la buona volontà e la fortuna fu che i tre condividessero tale valore. Dio solo sa dove saremmo ora se al loro posto vi fossero stati Reagan, Eltsin e un anticomunista viscerale e conservatore come Karol Wojtyla invece che l'Uomo del Concilio Roncalli. 
Roncalli che, per amore della verità ed alla luce di ciò che dirò sul suo compagno di santità, comunque approvò il famigerato Crimen Sollicitationis, il documento che, nel 1962, imponeva il silenzio ed il segreto alle gerarchie vaticane sui casi di pedofilia all'interno del clero che a loro venissero denunciati.

Già, ma tornando a Wojtyla, a che mondo appartiene invece, che Papa è?
Quella degli ideali di libertà e della nuova frontiera fu una stagione breve, che finì bruscamente con gli spari a Dallas e l'escalation nel Vietnam e venne sostituita, negli anni settanta, da una imponente operazione di ridefinizione delle basi strutturali del capitalismo atta a prepararne il trionfo finale. Sono gli anni nei quali il Sudamerica diventa un grande laboratorio a cielo aperto per la sperimentazione di nuove forme di controllo economico dei popoli e anche la Chiesa deve partecipare all'attacco finale all'impero sovietico, ultimo ostacolo al trionfo globale del Mercato, mettendo a suo capo un politico fenomenale e di sicura fede anticomunista. Wojtyla è l'uomo ideale allo scopo e governerà i vent'anni di preparazione all'avvento del l'attuale capitalesimo, benedicendo la cavalcata della Shock Economy da un paese all'altro, compresi quelli liberati dal giogo sovietico dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989 per finire subito dopo nelle grinfie delle spietate leggi del neoliberismo monetarista. Wojtyla viaggia instancabile, è una macchina da propaganda di guerra, benedice dittatori sanguinari ed i loro consiglieri economici venuti da Chicago. Tollera che i cardinali giochino a tennis con torturatori ed assassini ed invece ammonisce vescovi troppo teneri di cuore verso il destino delle proprie pecorelle, come Monsignor Oscar Arnulfo Romero, il vescovo martire di El Salvador. 

L'era di Wojtyla si chiude nel 2005, dopo i tre atti che segnano simbolicamente  l'inizio della quarta guerra mondiale, quella tuttora in corso: la dichiarazione di guerra al mondo islamico ed ai paesi detentori delle risorse energetiche dei gruppi più conservatori americani, i Neocon, espressione dei potentati finanziari e delle multinazionali, contenuta nel manifesto del "Nuovo Secolo Americano" del 1999. Sempre in quell'anno, la cancellazione del Glass-Steagall Act che permetterà da quel momento in poi un nuovo tipo di conflitto, combattuto con le armi della finanza, del ricatto del debito attraverso la circolazione indiscriminata dei capitali, da affiancare all'aggressione armata ed alla successiva applicazione, nei paesi target, dell'economia del disastri. Quarta guerra mondiale che possiamo far coincidere con la Pearl Harbor del settembre 2001 e che ha già visto deflagrare due sanguinosi conflitti locali convenzionali in Afghanistan ed Iraq.
Ora che la Shock Economy, grazie alle vecchie ricette sudamericane, viene trionfalmente applicata anche nell'Europa dei diritti acquisiti e che parevano intoccabili, e che è stato stabilito il nuovo metro globale  di contrapposizione tra l'1% e il 99% della popolazione, il capitalismo assoluto trionfante, che ha sostituito il dio denaro al dio spirituale, può permettersi anche di giocare con il concetto di santità, concedendosi il lusso di elevare agli altari il suo santo protettore. 
La sensazione, sgradevole come il sapore del sangue in bocca, è che il povero Roncalli venga coinvolto per una sorta di inquietante cerchiobottismo canonico, che il suo ruolo venga ridotto a quello di comprimario, di sparring partner. Come se la sua "santità"  potesse trasmettersi, per proprietà transitiva, a chi santo non è affatto. 

Non è solo l'appoggio attivo di Wojtyla all'occupazione del Tempio da parte dei peggiori mercanti della storia a rendere la sua canonizzazione oltraggiosa.
In questo interessantissimo articolo di Micromega, dom Giovanni Franzoni, che ha partecipato come testimone al processo di beatificazione del Papa polacco, elenca quali sono, a suo parere, i dubbi sull'effettiva santità di Giovanni Paolo II. E' da leggere prima di esporsi ai fumi dell'oppio che domani inevitabilmente satureranno l'aria.
Non sono cose da poco: si va dalla sua negazione del problema della pedofilia all'interno della Chiesa fino al momento dello scoppio dello scandalo giudiziario, al rifiuto di consentire di fare chiarezza sulla vicenda dello IOR-Banco Ambrosiano, passando per l'oscurantismo riguardo al ruolo femminile nella Chiesa e nel mondo, alla tolleranza nei confronti della violazione dei diritti umani, alla intransigenza nei confronti del concubinato nel clero ed alla vicenda particolarmente dolorosa di Romero, vero santo e martire moderno perché massacrato sull'altare a causa della sua difesa della giustizia, eppure a tutt'oggi, a quasi trent'anni dalla tragica morte, privato del dovuto riconoscimento da parte della sua Chiesa. 
Ci sarebbe poi quella cosuccia della morte misteriosa e mai pienamente chiarita del predecessore di Wojtyla, quel Papa Luciani che, trent'anni prima di Bergoglio e con un Chicago Boy come Marcinkus a capo della Banca Vaticana, voleva spogliare la Chiesa dei suoi beni materiali e fu trovato morto con le carte dello IOR in mano. Coincidenze, senz'altro. O no? Intanto, a questo punto, i Papi riflessi negli specchi sono diventati cinque.

Aggiungiamo, da laici e mondani descrittori dell'architettura della psiche, ed in ossequio ai canoni di modestia e mitezza che caratterizzano la santità, che Papa Wojtyla ha sempre camminato pericolosamente sulla linea del culto della personalità, peccando immancabilmente di superbia nel momento in cui ha volle autoidentificarsi con il fantasmatico "sacerdote vestito di bianco" che cade ucciso nell'affabulazione del terzo segreto di Fatima che, a quel punto, dopo anni di mistero, nell'essere finalmente svelato, veniva ridotto ad abito cucito su misura addosso al Papa star che, per altro, con il suo culto edipicamente parossistico di Maria, sembrava volersi sostituire allo stesso Cristo come suprema figura filiale. Nel suo pontificato il suo Ego è stato celebrato fino all'ultimo, dal rifiuto delle dimissioni, da egli imposte invece ai cardinali al raggiungimento dei limiti di età, all'ostensione della propria malattia ed al ricorso infine alla sospensione per sé delle cure palliative, di solito crudelmente negata ai poveri cristi normali. Se questo è un santo.

Questa è l'analisi impietosa di un'agnostica ma confesso che quella croce rovesciata con il Cristo a testa in giù (che secondo settori oltranzisti della Chiesa avrebbe un significato satanico) dedicata a suo tempo al Papa polacco e rovesciatasi l'altro ieri addosso a quel povero ragazzo (che abitava in via del Papa buono), uccidendolo, alla vigilia di cotanta discussa canonizzazione, ha fatto vacillare il mio ateismo.



26 commenti:

  1. uno dei massimi criminali passati su questa terra, persino da morto riesce ad ammazzare! Chissà a quanta gente avrà tolto la vita nella sua "candida" vita, basta leggere Vaticano SPA o vedersi il film sul caso Calvi per farsene una rapida idea

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  2. Carissima Barbara, questo post che rappresenta un corposo lavoro di sintesi di 50 anni di storia mondiale, potrebbe essere tranquillamente dato da leggere ai più giovani perché elenca fatti incontrovertibili che sinceramente sono descritti senza sbilanciamenti ideologici, a meno che non li si voglia trovare grazie alla malafede. A ciò aggiungiamo il fatto della tua indubbia preparazione che ti fa inserire valutazioni di carattere psicologico, cosa che viene sempre tralasciata mentre l'agire umano è squisitamente psiche, ed otteniamo una analisi utilissima e smascherante dalla quale ripartire per "cambiare il modo di vedere" non inquinato dalla propaganda. Lo trovo un pezzo molto istruttivo, non so come fai a reggere tutta questa fatica e quindi grazie. trovo anche io che si stia precipitando in una fase destabilizzante ed allucinatoria. Da ateo ho sempre visto le vicende della Chiesa sotto una luce ironica e comica, certo senza tralasciare le complicità evidenti con le politiche repressive, ma ad aprire gli occhi oggi di altro si tratta ed emerge sicuramente una linea di ammansimento delle masse addirittura degenere.

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  3. Il finale è così inquietante.
    Come l'epitaffio tragico della miopia di un'epoca che non vuole togliere il disturbo...
    Sei una vera storica: profeta che scruta il passato :-)

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    1. Cara amica Lameduck,

      leggendo questo tuo post sono rimasto un po' perplesso. Accanto a cose vere che dici ci sono i riferimenti alle teorie dei complotti che non mi convincono.

      Che papa Woityla fosse un papa conservatore è vero, che fosse un sostenitore del capitalismo è falso.

      In realta lui ha sempre esprezzo giudizi negativi sul capitalismo.

      Ciao Davide

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    2. Cara amica Lameduck,

      CITTA' DEL VATICANO Né capitalismo né comunismo: così papa Wojtyla si è espresso, ieri, parlando dell' enciclica Populorum progressio di Paolo VI. Sono due sistemi, ha detto, che si dividono il mondo, sembrano diversi, ma in fondo tutti e due vedono soltanto il potere economico. Per questo, ha aggiunto Giovanni Paolo II, le drammatiche divisioni di oggi non sono soltanto quelle ideologiche tra Est e Ovest, ma anche quelle di ricchezza e miseria tra Nord e Sud. Wojtyla ha commemorato il ventesimo anniversario della famosa e acclamata enciclica di papa Montini, il testo papale che ha lanciato lo slogan Lo sviluppo è il nuovo nome della pace, che segnalava come pericolo l' esplosione della rabbia dei poveri, che affermava: La questione sociale ha acquistato dimensione mondiale. I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell' opulenza. La commemorazione dell' enciclica montiniana ha avuto luogo nell' aula del Sinodo, in Vaticano, alla presenza di cardinali e prelati di curia e degli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede. La cerimonia è stata aperta dal cardinale Roger Etchegaray, presidente della pontificia commissione Iustitia et pax, che ha preso l' iniziativa della commemorazione. Riassumendo i contenuti dell' enciclica, Etchegaray ha affermato: La commissione ha il dovere di rilanciare oggi il grido di angoscia di Paolo VI, sempre più lancinante. Quando uscì l' enciclica, vent' anni fa, ha detto Wojtyla, vi era una certa euforia, illusoriamente ottimistica, circa il progresso e lo sviluppo. Si parlava, con un certo ingenuo compiacimento di diversi miracoli economici. In realtà, le piaghe restavano in tante regioni del mondo con tutto il loro drammatico potenziale di morte. Il grande merito dell' enciclica montiniana, accolta con considerazione in ogni ambiente, è stato quello di aver mostrato le carenze e i limiti di quel cosiddetto miracolo economico e del prezzo che per esso si è dovuto pagare. L' enciclica è riuscita a capire il vero dramma di quel momento della storia: il progresso di molti, la miseria dei più. Essa ha avuto come effetto immediato di porre agli uomini di questi ultimi vent' anni la questione difficile, ma inevitabile, del senso e della nozione del vero progresso. Il documento montiniano, ha continuato il papa, ha messo radicalmente in questione quel tipo di progresso, con fondamentali considerazioni: Non si può concepire e attuare il progresso come se ciò che conta fosse soltanto l' arricchimento materiale ed egoistico, a costo di esaurire le risorse naturali, di rovinare l' ambiente ecologico, di non attendere alle necessità umane di ogni lavoratore e alla giusta gerarchia dei beni e dei fini. La vera nozione di progresso esposta nell' enciclica, ha affermato a questo punto il papa, svolge una critica penetrante sia delle varie forme di capitalismo liberale, sia dei sistemi totalitari, ispirati al collettivismo. Anche in questi, infatti, il valore economico è visto come supremo, con la conseguenza che ad esso e al tipo di sviluppo che ne deriva l' uomo e la vocazione sua propria vengono fatti servire. Alla luce della profonda analisi proposta dall' enciclica, è dato vedere come, per certi versi, i due sistemi che, almeno nelle loro forme più rigide, oggi si dividono il mondo, hanno certe convergenze che il confronto politico tende a dissimulare.

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    3. Giuseppe12:19

      Mi scusi Davide, ma la "terzietà della Chiesa tra capitalismo e socialismo" è un topos costantemente affermato dai tempi della Rerum Novarum (almeno); l'idea di fondo - semplificando all'estremo - è che la Chiesa non possa sostenere un divinità superiore alla propria, come fonte di precetti morali (il "Progresso" socialista, e il "Denaro" capitalista).

      E' solo un'idea, appunto: perché nei fatti mi sembra che le gerarchie vaticane abbiano deciso da tempo da che parte stare...

      Un solo appunto sul post di Lameduck: attenzione a non sopravvalutare la reale possibilità dei Pontefici del Novecento di incidere sul corso della storia. Contrariamente a ciò che certa pubblicistica continua ad affermare, il ruolo di Wojtyla nella caduta del Muro è stato assolutamente marginale; stessa cosa si può dire di Roncalli nella crisi dei missili. I Papi, ormai, nella grande politica internazionale, assomigliano più a dei "testimonial pubblicitari" che ad attori veri e propri; e non credo sia un caso che Ratzinger, totalmente fuori posto nel ruolo di testimonial, abbia lasciato il posto a Bergoglio, ben più adatto all'attuale esigenza di una "Chiesa pop".

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    4. Caro amico Giuseppe,

      "Mi scusi Davide, ma la "terzietà della Chiesa tra capitalismo e socialismo" è un topos costantemente affermato dai tempi della Rerum Novarum (almeno); l'idea di fondo - semplificando all'estremo - è che la Chiesa non possa sostenere un divinità superiore alla propria, come fonte di precetti morali (il "Progresso" socialista, e il "Denaro" capitalista)."

      Io ho solo evidenziato che dire che Wojtyla era un sostenitore del capitalismo è falso. Questo non vuol certo dire che sostenesse il comunismo.

      Ciao Davide

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    5. Caro amico Giuseppe,

      "Contrariamente a ciò che certa pubblicistica continua ad affermare, il ruolo di Wojtyla nella caduta del Muro è stato assolutamente marginale;"

      Condivido. Il sistema comunista era il massimo dell'inefficienza e la sua caduta era scontata. Forse Wojtyla può aver contribuito ad accelerare un pochino i tempi, ma la sorte del comunismo era segnata.

      Ciao Davide

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    6. Caro Davide dire che Wojtyla non era un sostenitore del capitalismo solo perchè parlando dell'enciclica ha affermato certe cose, mi sembra un pò azzardato. Un conto è dire, un conto è fare e la storia dello IOR ce lo dimostra. Del resto sarebbe stato molto strano se un papa avesse fatto l'apologia del capitalismo, che altro poteva dire se non quello che ha detto? I fatti poi sono altri.

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    7. @Giuseppe

      Papi, ormai, nella grande politica internazionale, assomigliano più a dei "testimonial pubblicitari" ..

      Infatti oggi 27 aprile 2014 in Vaticano a giudizio del sottoscritto é stata fatta solo una azione di marketing.

      Per chi invece volesse una visione opposta a quela della Lameduck consiglio la lettura di questo articolo: Omaggio a due Papi santi .

      'Leggera' divergenza di opinioni.

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  4. Cari amici Davide e Giuseppe, le cose che dite sono serie e voi le documentate ma... resta sempre da spiegarsi il "tarallucci e vino" con i dittatori, sudamericani e non.

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    1. Giuseppe16:41

      Concordo: intendevo dire che la terzietà tra capitalismo e socialismo, costantemente affermata e entrata nella "dottrina ufficiale" fin dal 1891, in realtà è rimasta tale solo nelle intenzioni e nelle parole: flatus vocis. Negli atti concreti, la Chiesa nel Novecento si è sempre schierata dalla parte del primo. Se a questo aggiungiamo un forte senso della "Realpolitik", di cui la Chiesa si è sempre dimostrata maestra (in particolare grazie alla Compagnia di Gesù, che ne fa da sempre un tratto distintivo - a proposito, da dove viene Bergoglio??), non deve sorprendere quindi la vicinanza con il Pinochet di turno...

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    2. Cari amici Django e Fiore,

      "Cari amici Davide e Giuseppe, le cose che dite sono serie e voi le documentate ma... resta sempre da spiegarsi il "tarallucci e vino" con i dittatori, sudamericani e non."
      "Caro Davide dire che Wojtyla non era un sostenitore del capitalismo solo perchè parlando dell'enciclica ha affermato certe cose, mi sembra un pò azzardato."

      Ricordo bene che Wojtyla in più di un'occasione ha criticato il modello capitalistico e non solo parlando dell'enciclica sopraccitata.

      Per il resto non ho mai negato che Wojtyla abbia avuto rapporti con i dittatori sudamericani e non.

      Ciao Davide

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  5. Bravissima Barbara, uno dei post più belli, se non il più bello, almeno da quando ti seguo. Basterebbero solo le tue parole, ma voglio aggiungere solo un piccolo commento. Per quanto mi riguarda non posso dirmi atea perchè un mio percorso spirituale ho cercato e cerco di farlo, ma non certo dentro la chiesa cattolica, quindi lungi da me difendere nessuno, ma trovo normale che i papi essendo uomini facciano degli errori e appoggino idee contrastanti anche in considerazione dei tempi che vivono, quello che non trovo normale è che la chiesa faccia la festa e se la goda, nel senso che non ci sarebbe bisogno di fare santo nessun papa, essendo il compito, se uno crede veramente che il papa sia il vicario di Cristo, arduo. Quindi niente santità per persone che avrebbero l'obbligo di rappresentare il volere di Cristo ma che nel cercare di farlo dovrebbero vivere con umiltà le difficoltà di riuscirci. La santità penso sia un guizzo dell'anima, un'aprirsi al mondo senza la paura del proprio egoismo, un amore estremo, un'estasi che andrebbe riconosciuta forse proprio a chi non crede o a chi nella dura vita di tutti i giorni riesce a raggiungere tali vette. Che c'entra Giovanni Paolo II in tutto questo non si sa. Solo per la storia del cardinale Romero sarebbe da mettere nel dimenticatoio, non certo negli altari, ma nella polvere. Oggi ad essere santo, almeno in tanti cuori non rappresentati, è proprio il povero cardinale Romero sovrastato dalla figura di questo polacco che ha rappresentato bene il suo tempo, tempo di Pinochet, della Thatcher, di Reagan. Oggi si è fatta santa l'immagine del papa non il papa stesso, del resto un papa che ha giocato tutto sull'immagine è giusto che finisca così.
    Un discorso a parte è per Giovanni XXIII, qui entrano in gioco i miei ricordi di bambina e il pianto che ho fatto di fronte alla tv quando annuncianoro che il Papa buono era morto. Un papa, anche lui con i suoi limiti, ma che aveva la grazia di far sentire la chiesa vicina, come poi non sarà più, ai deboli, agli emarginati, ai dimenticati. Un papa umano che si capiva aveva le sue debolezze, ma con un grande cuore. Arrivo a dire che se fosse stato qui non avrebbe voluto questa canonizzazione.

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  6. Anonimo17:44

    Per capire ed inquadrare bene che cos'è stato il pontificato del papa polacco e del Vaticano,si riguardi negli archivi il documento riguardante la sua visita in Nicaragua,in un paese dove il tasso di mortalità,non solo infantile era ed è,grazie alle "medicine"somministrate dai "campioni della libertà",fra i più alti al mondo.In quella visita Ernesto Cardenal,allora prete e ministro sandinista,dopo aver con deferenza salutato il papa,si è sentito indicare dallo stesso quasi come un reprobo da salvare, di un soggetto cioè che doveva pentirsi(sic),ma soprattutto dimettersi dalla carica che ricopriva in una giunta(quella sandinista),troppo vicina alle "pericolose"tesi della teologia della liberazione.Insomma era considerato blasfemo il tentativo di affrancarsi dalla povertà e dalla sottomissione verso quei poteri che oggi vediamo all'opera nel nostro continente;emblematico poi l'episodio perchè indicava già il prodromo di un'offensiva su larga scala in cui il Vaticano,come SEMPRE,avrebbe giocato il suo solito ruolo di diffusore di un'ideologia cara al potere(vero),immarcescibile e buona per tutte le stagioni ed epoche storiche, quella cioè che afferma il dogma medievale della infallibilità e intangibilità del verbo propalato dal pontefice, ispirato,si sa, dall'alto.Un'ideologia che deve servire da monito a chi, dal basso delle classi dominate,tenti di sovvertire la "naturale costruzione sociale",disegnata e voluta dall'Altissimo,pena l'inferno(sic).Insomma una chiesa buona per tutte le stagioni che si adatta alle diverse latitudini e contesti storico/politici,che è stata "progressista"e"reazionaria",seguendo però sempre la scia tracciata nei secoli,quella di indispensabile istituzione alleata delle classi dominanti.Ps:se il comunismo così brillantemente battuto dal pontefice polacco è risultato così inefficiente,cosa si può dire del capitalismo(reale),non quello vagheggiato? Luciano

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    1. Caro amico Luciano,

      "cosa si può dire del capitalismo(reale),non quello vagheggiato?"

      Credo che in sè il termine capitalismo non significhi niente. Credo che questo termine serva solo a non far capire le cose.

      Ciao Davide

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  7. complimenti per i soliti articoli ottimi!

    Vi è mai capitato che state mostrando un video interessante ad un amico e dopo 10 minuti di argomentazioni e dati, nel momento in cui il cronista o il relatore esprime la propria tesi conclusiva, il vostro amico sta fissando il vuoto o peggio ancora sta guardando lo schermo con l'espressione di una persona che ha appena fatto a botte contro un pullman??
    E come si collega questo al fatto che gli italiani siano per la maggior parte creduloni?
    Vieni a leggere il mio nuovo articolo:
    http://giovaneopinionista.blogspot.it/2014/04/gli-stupidi-gli-italiani-e-la-sublime.html

    Prometeo

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  8. quoto senza indugi il commento di Luciano è la summa di duemila anni di chiesa romana la piu ignogile e devastante invenzione umana,una vera macchina da guerra che ha causato milioni di morti e creato miliardi di stupidi felici di esserlo

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  9. Mamma mia...quanti intellettuali.....quanti sapienti.....che danno giudizi morali su persone con le quali immagino ( ripeto, immagino e chiedo umilmente scusa se sbaglio) non abbiano mai ne' vissuto, ne frequentato ne trascorso un minuto della loro vita...Complimenti, parlate di economia che è meglio....con affetto e simpatia

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    1. Perché lei, invece, caro Giambattista, immagino abbia vissuto nell'appartamento privato dei Papi, vero? Capisco che i sapienti, nel senso banale di coloro che si sono informati, che mettono assieme i fatti e ne traggono conclusioni, siano fastidiosi con il loro irrompere nella fumeria d'oppio per prendere a schiaffi gli storditi e cercare di svegliarli. E poi, mi scusi, ma io ho parlato di economia in questo post. Non se n'era accorto?

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  10. Anonimo12:44

    La metto sul ridere ( si fa per dire ).

    Il giorno dell'annuncio delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, un fulmine si abbatte sul Cupolone

    http://www.youtube.com/watch?v=ZlRl3GDspJQ

    La colomba ( della pace ) lasciata volare dalla finestra papale il 26 gennaio scorso, viene attaccata e uccisa da un corvo e da un gabbiano.

    http://www.youtube.com/watch?v=cuFLLf3wLlE

    Ed infine, cronaca recente, una croce dedicata a Papa Wojtyla si spezza e uccide un ragazzo.

    http://www.youtube.com/watch?v=zfpu4aExz6s

    Ho l'impressione che qualcuno, lassù, si stia incazzando di brutto! :-)

    Barbara dopo questo tuo post aspettati una telefonata da Papa Francesco. Vorrà dei chiarimenti.


    Zugzwuang

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    1. Il tuo commento è perfetto. Dopo il Grande Puttaniere VoioMaNonPosso, ci siamo sorbiti ben tre Primo Ministro Basabanchi, tutti rigorosamente praticanti. Oggi la Kienge diffonde la foto con Wojtyla, manca solo che Franceschini riveli di essere Sangiuseppe. Fossi dio avrei un colossale giramento di koglioni.

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  11. Anonimo15:35

    Ho dimenticato nel mio post di elogiarti ancora una volta,Barbara,colpevole manchevolezza imperdonabile;ma sai, noi dipendenti ex pubblici,in questo periodo,grazie alle "divine"controriforme su lavoro e previdenza,stiamo vivendo una sorta di attesa messianica che ci liberi finalmente da una condizione vieppiù insostenibile, che assorbe le nostre residue energie mentali in elucubrazioni relative al nostro futuro prossimo,quindi capita,a volte,di scordarsi di annotare i giusti riconoscimenti all'autrice di una precisa ed inattaccabile sequenza di fatti(FATTI),rintracciabili per chi lo volesse,in qualsiasi serio archivio storico.Fatti debitamente documentati e verificabili,uniti ad una giusta e condivisibile indagine storica sulle VERE ragioni di tante" missioni apostoliche",iniziate,dopo il trionfo ad est,proprio in quel continente in cui si è sperimentato in maniera brutale su esseri umani in carne ed ossa,l'efficacia dei precetti economici( si fa per dire),di Milton Friedman e dei suoi "discepoli".Ho voluto riportare l'episodio della visita in Nicaragua di Woityla,perchè proprio in quel piccolo paese la giunta sandinista cominciava a costruire un percorso di liberazione da quelle élites che avrebbero poi preso il sopravvento a livello mondiale e che la paura del contagio sull'intero continente, aveva a tal punto terrorizzato,da far decidere l'invasione per annientare qualsiasi velleità di riscatto da parte di quei popoli.Dopo Cuba,le élites multinazionali non avrebbero più tollerato insubordinazioni che si appellavano(guarda un pò),alla dignità umana e alla solidarietà(vera),fra tutti i popoli oppressi dalla tirannia di lorsignori,bisognava estirpare alla radice quei tentativi che sembravano avere un seguito popolare così ampio e diffuso,e così è stato,purtroppo.Monsignor Romero ha rappresentato bene la volontà di non sottomettersi,un eroe dei nostri tempi,lui si da santificare,laicamente,s'intende.Ps.Allora il capitalismo non esiste,è solo virtuale,il comunismo reale invece esiste e lotta insieme a noi.Bene ora ho le idee finalmente più chiare.Luciano

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  12. Chiaro come al solito.
    Vorrei solo sottolineare che concordo anche con Fiore. La canozizzazione dei due Papi è operazione squisitamente politica, si cerca di legittimare e attrarre consenso. La Santità è un percorso dell'anima e le "siddhi", i miracoli ,dovrebbero essere così evidenti da non necessario cercare disperatamente qualche sporadico caso di guarigione.
    La Santità è,per un cristiano, quanto uno abbia incarnato il messaggio di Cristo.
    Al di là delle enormi scelte sbagliate di Woytyla,anche il Papa buono non ha fatto che il suo "lavoro" di amministratore.Un enciclica sensata,Keynesiana,coraggiosa ecc è quello che vuio,ma non è santa.
    E' più facile trovare quando uno sbaglia: quando predica bene e razzola male.
    Se poi uno razzola male e pure predica non troppo bene poi al massimo può aspirare al Purgatorio altro che Santita

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  13. Certo che si parla di economia. La fede è l'articolo di commercio perfetto: esclusivo, inimitabile, qualsiasi sia il suo prezzo sarà sempre un piccolo prezzo rispetto al valore percepito, nessun acquirente è mai tornato indietro insoddisfatto. Altro che innovazione indispensabile per conquistare il mercato, sono duemila anni che tira. Solo un po' di marketing e un restyling ogni tanto, qualche uomo immagine e via...

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  14. Wojtyla chi? Quello che amava spudoratamente la madonna tanto quanto odiava "la donna"? Quello che, in occasione del terribile stupro di massa delle donne bosniache musulmane da parte dei serbi cristiani, le considerò meri strumenti per la procreazione, implorandole di non abortire, anche se erano state trattate in modo disumano come trofei di guerra?
    Wojtyla chi? Quello che, con la scusa del dialogo interreligioso, ha equiparato il messaggio di Gesù Cristo a quello di tutti gli altri maometti vari? La penso come Ida Magli, in merito a questo finto santo.

    Aggiungo, inoltre, chenell'insegnamento cattolico-romano, una persona non diventa santa finché non sia stata beatificata/canonizzata. Nella Bibbia, invece, TUTTI QUELLI CHE HANNO RICEVUTO LA FEDE SONO SANTI. Nella pratica cattolico-romana, i santi sono venerati, li si prega e in alcuni sono adorati. Nella Bibbia, i santi sono chiamati a venerare, adorare e pregare soltanto DIO.
    Nella teologia cattolico-romana, i santi sono soltanto in cielo; nella BIBBIA, i santi SONO SULLA TERRA.
    Ergo, LA CHIESA HA TRADITO IL MESSAGGIO DI GESù CRISTO.
    Se ne sciacqui la bocca, qualsiasi papa o papetto, prima di considerarsi santo: è tutto, solo, diabolicamente, marketing.

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