martedì 31 ottobre 2006

Nessuno tocchi la zucca


Vediamo se, dopo aver visto questo corto vincitore del Best Short Film and Best Concept al Chicago Horror Film Festival del 2006 avrete ancora il coraggio di impugnare un coltellaccio da cucina ed intagliare la zucca che i vostri figli vi hanno obbligato a comperare al supermercato.
Non vi eravate mai chiesti cosa può provare la cucurbitacea all'approssimarsi della notte di Halloween, eh?

Chiedetevi se, a causa di questa ennesima stressante moda importata dagli States, sia giusto ogni anno sacrificare sull'altare del consumismo la povera Zucca marina di Chioggia, la lunga invernale, la quintale, la Lagenaria, la Maxima, la Moschata, la Buternut e la Banana pink?

Se proprio volete festeggiare la insulsa festa, meglio ripiegare sulla mascherata. Ed ecco un costume ispirato direttamente dalla vicenda Gardini-Luxuria.

Lo so che in realtà il vero cesso è il bambino ma non state a sottilizzare, non tutti possiamo nascere figli di Angelina e Brad.

domenica 29 ottobre 2006

Il Papa vede e provvede

"Nell'esercizio del vostro ministero pastorale, negli ultimi anni avete dovuto rispondere a molti casi dolorosi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando a compierli è un ecclesiastico. Le ferite causate da simili atti sono profonde, ed è urgente il compito di ristabilire la confidenza e la fiducia quando queste sono state lese. Nei vostri sforzi continui di affrontare in modo efficace questo problema, è importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi";
"L'ottimo lavoro e il generoso impegno della grande maggioranza dei sacerdoti e dei religiosi in Irlanda non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni loro fratelli". (Il discorso di Benedetto XVI ai presuli della conferenza Episcopale di Irlanda ricevuti in visita “Ad limina apostolorum” – 29 Ottobre 2006)

Finalmente il Papa Ratzinger si pronuncia contro la pedofilia, annunziano “cum gaudium magnum” i giornali e le campane mediatiche suonano a distesa.

Tralasciando il fatto che la pedofilia viene definita dal Papa una “trasgressione” - il che è francamente sbalorditivo e ricordando che la gravità dell’atto non dovrebbe essere stabilita da chi lo perpetra ma semmai dal legislatore, ci sarebbe da aprire un lungo discorso sul fatto che l’80% degli abusi sui minori vengano perpetrati da parte di persone di famiglia, soprattutto di sesso maschile ma non solo e che in questo caso nessun Papa si è mai pronunciato a memoria d’uomo.
In quella sacra istituzione che è la Famiglia, padri, zii, patrigni, nonni, amici di famiglia compiono ogni giorno abusi sessuali sui bambini, con conseguenze psicologiche gravi e permanenti sulle vittime, spesso nella più totale impunità e approfittando dell’omertà mafiosa che regna attorno a questi episodi.
Le madri fungono a volte da volonterose carnefici coprendo i responsabili degli abusi, guardando ma non vedendo e addirittura offrendo i piccoli in pasto ai maiali. Questo tipo di pedofilia, che non ha bisogno di Internet e dei viaggi in Thailandia è la più diffusa e meno riconosciuta.
Come sarebbe bello che un Papa dicesse: “Smettetela di molestare i vostri figli o vi scomunico tutti, brutti porci, che possiate bruciare all’Inferno!”, un po’ come avrebbe detto Nostro Signore Gesù Cristo, che con i pedofili ce l’aveva a morte.

Tornando al coming out antipedofilo del Papa, per pura combinazione qualche giorno fa, esattamente il 1 Ottobre, la BBC ha trasmesso un’inchiesta denominata “Sex crimes and the Vatican” (I crimini sessuali e il Vaticano) che qui vi presento in versione integrale in inglese, ora con sottotitoli italiani. Chi di voi ha Sky tenga d'occhio il canale BBC World che dovrebbe ritrasmetterlo in italiano.
L'inchiesta condotta da Colm O'Gorman, violentato a 14 anni da un prete cattolico nella diocesi di Ferns in Irlanda, rimette il coltello nella piaga e presenta un documento segretissimo del 1962 firmato dal Card. Ottaviani, Crimen Sollicitationis (originale in latino e traduzione inglese).
Nel documento, inviato allora a tutti i vescovi del mondo con la raccomandazione di mantenerlo assolutamente segreto e nascosto in luogo sicuro, venivano impartite istruzioni su come gestire gli eventuali scandali sessuali che avessero coinvolto i religiosi, e la regola era quella di imporre il giuramento di segretezza sia alla vittima che agli eventuali testimoni e al prete medesimo, pena la scomunica. In parole povere, se si veniva a sapere che un prete aveva molestato un bambino o un giovane, tutti zitti.

La Chiesa, che non ha voluto collaborare all'inchiesta della BBC, sostiene ora che quel documento non ha più alcun valore vincolante dal momento in cui sono entrate in vigore le disposizioni che nel 1983 hanno riformato il Codice di Diritto Canonico.
Il bello è però che nel 2001 sotto il pontificato di Giovanni Paolo II, a seguito della colata lavica di accuse sempre più numerose di pedofilia a membri della Chiesa Cattolica soprattutto negli Stati Uniti, l’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, nell’epistola De Delictis Gravioribus datata 18 Maggio 2001 e rivolta a tutti i vescovi del pianeta, raccomandava di non testimoniare in tribunali civili (pena la loro scomunica) per reati di abusi sessuali che avessero coinvolto religiosi.
Nel documento, Ratzinger scrisse che:

«Nei Tribunali costituiti presso gli ordinari o i membri delle gerarchie cattoliche solamente i sacerdoti possono validamente svolgere le funzioni di giudice, promotore di giustizia, notaio e difensore» ribadendo che «le cause di questo tipo sono soggette al segreto pontificio» e che si sarebbero dovuti attendere 10 anni, da quando le vittime avessero compiuto la maggiore età, per rivelare le accuse (ottenendo in questo modo la prescrizione dei reati, a quel punto non più perseguibili). Tale documento quindi, appariva essere un aggiornamento del discusso Crimen Sollicitationis datato 1962. (citazione da Wikipedia).

Se le norme del 1962 non erano più in vigore nel 2001 quindi, perché sentire il bisogno di rinforzarle con una nuova serie di raccomandazioni, per giunta citando proprio il “decaduto” Crimen Sollicitationis nelle note?
E’ ciò che si chiese l’avvocato americano Daniel Shea, citando Ratzinger per “ostruzione della giustizia” nell'ambito del processo intentato in Texas a Juan Carlos Patino-Arango, seminarista colombiano accusato di abusi sessuali su minori.
La faccenda doveva essere seria, visto che il 20 settembre 2005 il Dipartimento di Stato statunitense ha accolto la richiesta di concedere al Santo Padre l'immunità diplomatica, in quanto capo in carica di uno Stato sovrano.

Le ultime dichiarazioni del Papa contro la pedofilia sono il segno di un vero cambiamento di rotta? Chi vivrà vedrà.
Intanto si potrebbe collaborare per assicurare alla giustizia ordinaria quei vescovi che, accusati in America, girano liberamente per Roma dove sono stati trasferiti in silenzio. Magari in cerca di nuovi bei bambini da molestare.


Aggiornamento 25/5:
Cucù, e il video non c'è più. Si sono inculati pure quello.

sabato 28 ottobre 2006

venerdì 27 ottobre 2006

Signore si nasce

Torno a casa dopo una dura giornata di lavoro e trovo la seguente notizia in prima pagina sui giornali online:
La Gardini: «Luxuria esca dal bagno”.

Breve cronaca dei fatti. La portavoce di Forza Italia, entrando nel bagno delle signore di Montecitorio – immagino nel settore dove noi ragazze andiamo ad incipriarci il naso, non proprio nel cesso, incontra la collega Vladimir Luxuria e invece di salutarla se ne esce con uno stracafonissimo “Esci di qui perché sei un uomo”.
Comprensibile sconcerto di Vladimir e successiva autogiustificazione della Gardini la quale ha affermato, con sprezzo del ridicolo, che la vista di Luxuria nel bagno delle donne le avrebbe provocato addirittura un trauma, una sorta di violenza sessuale.

Invece di cogliere l’occasione per stare zitta anche la deputata Meloni di AN ha chiesto che l’on. Guadagno (ovvero la signora Luxuria) venga richiamato addirittura per iscritto.

E’ da una notizia come questa che nascono le grandi domande della vita: se esiste il bagno delle signore, come si riconosce una signora?
Dal fatto che è geneticamente una donna, con due belle X al posto giusto? No di certo, perché né una vera signora e tanto meno una vera donna avrebbero mai apostrofato una collega in quel modo.
Cara Elisabetta, è vero: signore si nasce e Vladimir lo nacque, modestamente.

P.S. Secondo me sia la Gardini che la Meloni usano il bagno delle donne ma fanno la pipì in piedi, come si addice a delle vere dure.


giovedì 26 ottobre 2006

Cult Fiction

Marx diceva che la religione era l’oppio dei popoli e martedì sera i pusher istituzionali di Raiuno ne hanno somministrato una dose massiccia ai circa 9 milioni di persone (tra i quali anch’io) che hanno seguito l’ultima puntata della fiction su Papa Giovanni Paolo I, il Papa del sorriso.

Attenti a quando va in onda in tv la Storia fatta fiction perché non è mai proprio la Storia Storia, ma un succedaneo come le uova di lompo, un qualcosa che è sempre in bilico tra realtà vera e realtà romanzesca, che sembra caviale ma non lo è.
La Storia vera potrebbe dare fastidio o essere troppo dolorosa, così è meglio darci dentro con l’anestetico. Con il rischio però di rendere gli spettatori talmente inscimuniti da non capire neanche cosa stanno guardando.

Il brevissimo pontificato di Albino Luciani si sarebbe prestato a ben altre analisi artistico-storiche dell’interessantissimo personaggio. Invece si è scelta la strada del santino oleografico e sdolcinato da Edizioni Paoline accompagnato dalla solita insopportabile colonna sonora melensa e invadente.
Una menzione di incoraggiamento va al bravo Neri Marcorè, che però è risultato prigioniero di un personaggio troppo ingombrante ed autorevole per le sue corde. Non credo poi di essere stata l’unica iconoclasta a pensare, durante la visione, che da un momento all’altro sarebbe saltato fuori Mr. Bean-Zapatero o l’imitazione di Dino Zoff che "da giovane andava a suonare i campanelli con Cuccureddu". Nelle mani di un grande regista questo imbarazzante effetto borderline tra comico e tragico non si sarebbe mai avvertito.

Inoltre Luciani sembra non fosse affatto il personaggio sempliciotto che risulta dal lavoro televisivo ma pare anzi che in quei soli trentatrè giorni avesse dato parecchio filo da torcere alle gerarchie vaticane.
Non era affatto contento dell’andazzo che aveva preso lo IOR (la banca vaticana), voleva sostituirne i vertici e fare le scarpe a Marcinkus, era favorevole ad un’apertura nei confronti della contraccezione e pare volesse istituire una sorta di 8xmille al contrario, la devoluzione di una quota pari all'1% degli introiti del clero in favore delle chiese dei paesi disagiati e poveri.

Chi sperava di sapere qualcosa di più sulla improvvisa morte del Papa del sorriso è rimasto deluso.
Non solo la morte per infarto ma la sparizione dei suoi effetti personali dalla camera da letto dove morì, il dubbio sull’ora del decesso, il misterioso foglio d’appunti con le rimozioni eccellenti che sarebbero state annunciate il giorno dopo, il rifiuto delle gerarchie vaticane all’effettuazione dell’autopsia hanno alimentato fin dal 1978 ogni tipo di ipotesi, compresa quella del delitto.

Nel celebre libro dello scrittore inglese David Yallop, “In nome di Dio” la paternità dell’omicidio era attribuita, senza mezzi termini, ad un losco intreccio di interessi massonico-economici sui quali si allungava l’ombra della P2 e degli scandali religioso-finanziari dello IOR e di Roberto Calvi. Ipotesi cospirazionista, si direbbe oggi, roba da mobilitare gli attivissimi di turno.

Niente di tutto ciò ovviamente traspare nella fiction, e neppure le ipotesi meno hardcore.
Una bella pera di novocaina ed ecco scoperto cosa stava dietro alle ambasce e ai brutti presentimenti del povero Luciani: il solito Terzo segreto di Fatima che si porta con tutto in ogni stagione. Non c'è niente di meglio che soffocare col soprannaturale tutti i dubbi e le questioni ancora aperti della ricerca storiografica.

Signori, decidetevi. Non s’era detto che il terzo menagramissimo segreto di Fatima si riferiva all’attentato a Giovanni Paolo II dove il vescovo vestito di bianco cadeva sotto ai colpi di pistola?
O dobbiamo pensare che quella benedetta Suor Lucia amasse spaventare a morte tutti i futuri Papi per passatempo sadico?
Se proprio vogliamo sottilizzare, c’è stato veramente un vescovo caduto sotto i colpi di pistola, quel Monsignor Romero in El Salvador, assassinato dallo squadrone della morte del maggiore D'Aubuisson sull’altare mentre diceva messa ma quello – me ne rendo conto - non è un santo subito, è un santo "vedremo-può darsi-ripassi tra tre mesi”.

Tornando a Luciani, apprendiamo dalla cult-fiction di Raiuno che la suora mattacchiona predisse al giovane prete montanaro una breve gloria sul trono di Pietro e un precoce martirio. Impariamo che Luciani divenne Papa con riluttanza e che era appunto ossessionato da quella profezia che tanto ci spaventava da piccoli quando periodicamente sui rotocalchi tiravano fuori la storia della fine del mondo nascosta in quelle poche righe chiuse nella busta numero tre.

Un’altra assurdità della fiction su Luciani è come viene dipinto il cardinale Wojtyla: come il vero predestinato, colui che quando appare in scena si muove già con il sottofondo musicale di Giovanni Paolo II “Il Grande” e al quale tutti si rivolgono, compreso il povero Luciani, come avessero la precognizione di ciò che diventerà di lì a pochi giorni il cardinale polacco.

Alla fine Luciani ringrazia, si scusa per aver causato tanto incomodo e si ritira in camera dove si addormenta per sempre. Quasi un suicidio, insomma. Un cronista sullo sfondo di San Pietro commenta: “La storia dirà se sono vere le ipotesi inquietanti sulla sua morte”. Musica commovente, titoli di coda.
A quel punto ho sentito il dottore schiaffeggiarmi e dire: “Su, si svegli ora, abbiamo finito”.


martedì 24 ottobre 2006

Non di Marte ma di Venere

Quando ho visto l’originale di questa foto, un promo della serie televisiva spagnola “Mujeres”, prodotta da Pedro Almodovar, mi è venuto uno strano pensiero che si è poi concretizzato nella presente vignetta.
Mi è tornata in mente l’affermazione del neo-con Robert Kagan, che una volta disse che l’Europa era superata, che viveva su Venere in contrapposizione all’America “che veniva da Marte”. Un modo pseudo-elegante per darci delle femminucce a livello continentale.
Difatti oggi abbiamo proprio un’America aggressiva e machista governata dai marziani che vuole militarizzare tutto, e vuole tutto dominare, anche lo spazio (sperando che non sia quello vitale, il Lebensraum di hitleriana memoria) . Un’America che va in giro per il mondo a dare mazzate e che comincia a far paura anche ai suoi cittadini.

Ma è proprio così brutto essere governati da Venere? No, niente affatto, soprattutto nel senso inteso da Kagan. Ho quindi voluto immaginare, per reazione, un’Europa femmina, mite, pantofolaia, rilassata, con le qualità più rassicuranti della zia alla quale vogliamo tanto bene.
Ecco quindi riunite davanti alla tv per seguire una puntata di “Mujeres” dopo aver trascorso il pomeriggio a preparare le bottiglie di pomodoro: Frau Angela, che per l’occasione ha portato uno dei suoi strudel leggendari, Madame Chirac con le pantofolone di peluche, Nonna Prodi e la nipotina Zapatera, che forse si annoia un po’ ma in fondo è contenta di non aver dato retta ai marziani, di averli lasciati alle loro guerre e di essere tornata a guardare la TV dalle zie.

lunedì 23 ottobre 2006

Veri uomini

Ma che bella combriccola di duri. Chissà se è stata una partita scaduta di Viagra cinese o una strana mutazione del virus degli uccelli, ma i nostri sommi comandanti in capo mondiali sembrano essersi tutti rincitrulliti e avere una sola cosa in testa. E noi che credevamo che pensassero solo al potere!

Finisce sotto processo il presidente israeliano Katsav – nome omen – accusato di stupro e molestie sessuali ai danni di almeno dieci donne.
S’ode a Tel Aviv uno che tromba e a Mosca risuona uno squillo: il mancato colonnello del KGB viene preso dall’ammirazione e si congratula con Olmert in visita al Cremlino per le imprese da campionati di toro da monta del suo presidente.
I giornali in questi giorni sono pieni dello sdegno per la frase attribuita a Putin e carpita dal solito impertinente microfono aperto: "Katsav si è dimostrato un grande uomo. Ha stuprato dieci donne, non me lo sarei mai aspettato da lui, ci ha sorpreso tutti e tutti lo invidiamo".

Per non essere da meno e per far parlare di nuovo i giornali di lui dopo una lunga quaresima, il noto pusher di bufale Aznar, per non rispondere alla domanda molesta di una giornalista, le infila una penna nella scollatura. Scusate la parentesi freudiana, ma questa parodia della “spagnola” (o cubana, come dicono gli spagnoli) con la BIC per noi psicologi è bellissima, sublime, rivelatrice più di una confessione davanti al prete o all’urologo. La penna è notoriamente sottile, anche se ne uccide più che la spada.
Invece di offendersi, la giornalista avrebbe dovuto semplicemente scuotere la testa con commiserazione. Chi parla, come Putin, o agisce simbolicamente, come Aznar, probabilmente non ha molto altro da sfoggiare.

Come nota di colore segnalo infine l’indispensabile Bossi che ritorna a farsi sentire dalle parti del celoduro. In quel di Vicenza, l’Umberto proclama: "Silvio, ce l'abbiamo ancora duro, per questo è pieno di donne", riferendosi alla folla, che notoriamente è femmina e ama essere fottuta, come diceva il nonno di Alessandra.

Io non capisco tutta questa meraviglia e le “bufere” su queste dichiarazioni.
Chi ricerca il potere è normale che non tenga in gran conto i sentimenti umani. Sono abituati a fare le guerre, figuriamoci se si preoccupano se lei ci stava o no.
Ogni tanto si cerca di far passare gli impotenti della Terra per sporcaccioni credendo di denigrarli e la lista è lunga da Hitler a Saddam, ma purtroppo si tratta sempre di diversivi che ci distolgono dalle ben altre porcate che essi compiono.

Clinton è ricordato per i giochetti idraulici con la Monica, ma fu durante la sua presidenza che la Albright, ambasciatrice americana all’ONU disse che mezzo milione di bambini iracheni morti era un prezzo che si poteva pagare. Aznar ha ignobilmente speculato sui cadaveri dei suoi concittadini per cercare di vincere le elezioni. Putin non ha avuto un attimo di esitazione a gasare più di cento suoi concittadini nel teatro Dubrovka.

Io penso addirittura che "l'amico" Vladimir non abbia pronunciato quella frase e potrebbe essere che Katsav sia stato incastrato con il metodo dello scandalo sessuale per levarlo di mezzo. Se si deve criticare Putin allora diciamo che gli stupri, quelli veri, accadono ogni giorno in Cecenia con il suo consenso ma che la stampa non ne parla, preferendo riportare la presunta frase di un ometto che ha applaudito un presunto stupratore.


domenica 22 ottobre 2006

Crozza Italia

E’ tornato Maurizio Crozza con il suo show del lunedì sera su La7, “Crozza Italia”. Ve lo consiglio, è divertente.
Oltre agli ospiti fissi Carla Signoris e Elio, nella prima puntata si è visto anche Stefano Bollani, che ha duettato con Irene Grandi e nel finale con Crozza ed Elio. Altro numero musicale, una esilarante parodia di “Fernando” degli Abba con Crozza, Elio, Carla e Irene Grandi sull’argomento “povero ceto medio”.

Crozza, oltre alle divertenti imitazioni di Zichichi, Bersani, Buttiglione, Parisi, dell’economista Alan Friedman e di Benedetto XVI, ha presentato un reportage dalla Cina, che penso proseguirà anche nelle prossime puntate.

Soprattutto però vi è stato il ritorno di un mito, Lorena Berdùn, la psico-sessuologa della televisione spagnola, protagonista del programma “Dos Rombos” i cui momenti salienti erano il pezzo forte del primo ciclo di “Crozza Italia”.
Questa volta in studio dal vivo Lorena ha tenuto una lezioncina delle sue su clitoride ed esercizi del muscolo pubo-coccigeo, con assoluta naturalezza e con Crozza che non credeva alle sue orecchie. Da non perdere.

Mentre da noi in tarda serata si discute di impronte di sangue sul piumone e si cazzeggia tra soliti noti, in Spagna utilizzano lo spazio televisivo per fare educazione sessuale.
Se prendo l’astronave, quanti anni luce mi ci vogliono per arrivare a Madrid?


sabato 21 ottobre 2006

Avanti, anzi indietro

Mentre a Vicenza il bue dà del cornuto all'asino, non si sa se per troppa generosità o minchioneria o, nella peggiore delle ipotesi, per non sapere in realtà prendere decisioni irrevocabili, il governo sta rimangiandosi un decreto e un proponimento dopo l’altro, e per giunta nel ludibrio generale dei mezzi di informazione che sono, secondo il bue Berlusconi, tutti asserviti alla sinistra.

All’inizio fu l’affare tassisti. Il ministro Bersani annuncia coraggiose riforme liberalizzatici che includono, ad esempio, maggiore libertà di concessione di licenze di taxi. Apriti cielo, moti di piazza e minacce da parte di un manipolo di tassisti incazzati alla De Niro in "Taxi Driver" e sobillati dalla destra e Bersani che fa? Fa inversione a U e chiede scusa per l’incomodo.

Ora che sta per essere approvata la finanziaria non passa giorno che non ci si rimangi qualcosa.
Reintroduciamo le tasse di successione? Si, e pagheranno tutti anche moglie e figli a partire da 250.000 euro. No, anzi, solo oltre il milione di euro. Tassiamo i SUV? Si, e abbuoniamo il bollo per tre anni agli euro 4, anzi no, niente di niente, macchina indietro, tassiamo le motociclette che inquinano. Vietiamo la vendita di alcolici ai minori, come negli Stati Uniti? No, non vietiamo, tassiamo i superalcoolici. Inseriamo una ingiusta gabella che penalizzerebbe chi redige le rassegne stampa? Si, subito. Anzi, no, stracciamo tutto perché si comincia già a sentire arrotar di coltelli.
Potrei andare avanti ma mi fermo per non infierire.
Ad ogni annuncio di riforma si alzano i lai dei poveri ricchi a reti unificate e loro che fanno? Si commuovono e innestano la retromarcia. Il bello è che anche il precedente governo lanciò proposte di legge che poi furono accantonate, ma le lamentele erano sempre dovute, guarda caso, ai comunisti.
Non sarà che il cuore tenero dell’Unione si scioglierà a breve anche al pianto proveniente dal presepe di Arcore per la riforma Gentiloni e per la ancora da venire riforma della RAI e straccerà tutto? Lo temo.

Qual è il problema di questa benedetta maggioranza? Se una legge è giusta e si deve fare per il bene del paese, ha senso rinunciarvi appena si ode la minima protesta contraria, spesso strumentalizzata e amplificata dalla televisione, notoriamente asservita alla sinistra come dice il bue Berlusconi? Se alcune proposte erano così sbagliate da potervi poi rinunciare in quattro e quattr’otto non le si poteva studiare un po’ meglio prima di renderle pubbliche? No, così tanto per evitare la figura di m.
Un decreto idiota come quello delle rassegne stampa se lo potevano evitare. Magari non si fa caso a cose più importanti ma la lesione del diritto al copia&incolla fa saltare giustamente tutti sulla sedia e ha creato una inutile e dannosa ulteriore polemica sull’operato del governo, visto che poi il decreto è stato ritirato. Ma tant'è.

Recentemente in Spagna Prodi si è lasciato andare ad uno sfogo che ha fatto abbastanza sorridere anche chi lo ha votato. Come in preda ad una strana identificazione con il predecessore, ha lamentato di avere tutta la stampa contro.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Nessuno impedirebbe a Prodi di andare in televisione a spiegare cosa intende fare per il bene del paese e perchè bisogna eventualemente accettare dei sacrifici. Berlusconi lo faceva anche per cose meno importanti.
E poi, nell'era della comunicazione, qualunque governo, compresi quelli assolutamente democratici, si premura di avere come minimo un certo sostegno dai principali organi di stampa e dai mezzi di informazione televisivi, la cosiddetta informazione dei media mainstream, Berlusconi docet.

Se invece si lascia quasi tutto nelle mani dell’opposizione, soprattutto in una situazione anomala come quella Italiana dove l’opposizione possiede tre televisioni e di fatto controlla ancora la televisione pubblica, lamentarsi è un po’, come dire, se mi si passa il termine, da sorella di Pirlo.

venerdì 20 ottobre 2006

Parto trigemino

Tornano i separati alla nascita. In ordine sparso, l'astronauta Guidoni, Adrien Brody nei panni del "Pianista" (film meraviglioso, scusami Polansky) e Andy Luotto.
E in più, compreso nel prezzo, un sito spagnolo con una grande raccolta di somiglianze, Parecidos Razonables (cercate Benedetto XVI...) e il progetto del fotografo François Brunelle, al quale volendo si può partecipare. Ogni sua foto ritrae due persone che non si conoscevano, che non sono nè gemelli nè parenti ma che sono praticamente identiche.

giovedì 19 ottobre 2006

L'incubo del generale


Questa combinazione di un immenso establishment militare e di una vasta industria degli armamenti, sono un fatto nuovo. La sua influenza totale, economica, politica, e perfino spirituale si avverte in ogni città, in ogni parlamento statale ed in ogni ufficio federale. Noi riconosciamo l'esigenza imperativa di tale sviluppo ma non possiamo non comprendere le gravi implicazioni dato che riguardano il nostro lavoro, le nostre risorse, la nostra sopravvivenza e la struttura stessa della nostra società. Dobbiamo guardarci, nei consigli di governo, dalla ingiustificata influenza volontaria o involontaria del complesso militar-industriale. Non dovremo mai permettere che il peso di questa coalizione metta in pericolo la nostra libertà e la nostra democrazia."

Il 17 gennaio 1961, nel suo discorso di addio al popolo americano prima di lasciare la presidenza a John Fitzgerald Kennedy, il repubblicano Dwight D. Eisenhower nominò per la prima volta il “complesso militare-industriale” ovvero l’intreccio di interessi tra produttori di armi, potere militare e potere politico e ne denunciò il pericolo intrinseco di condurre il paese ad una dittatura (qui potete leggere la traduzione integrale in italiano del discorso) .

Eisenhower, 34° presidente americano, era un militare egli stesso, anzi era stato Comandante in capo delle Forze Alleate in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale col grado di generale di corpo d'armata.
Non era una mammoletta, durante il suo mandato la CIA utilizzò spesso e volentieri le black-ops, le operazioni sotto copertura per rovesciare i governi non graditi agli Stati Uniti.
Tuttavia, conoscendo bene l’ambiente, si sentì in diritto di lanciare un avvertimento che, in questi primi anni del nuovo millennio, molti americani stanno riscoprendo nella sua lucida attualità.

Non è un mistero infatti che dagli anni '60 il complesso militare-industriale abbia visto il suo potere accrescersi in maniera strabiliante. La novità è che le sue componenti industriali e politiche tendono sempre più a compenetrarsi. I grandi CEO delle multinazionali non si servono più della classe politica per gestire i propri interessi ma si candidano essi stessi e il braccio armato del loro potere, la componente militare della quale hanno sempre più bisogno, assorbe sempre maggiori risorse.

Nel 1953 il bilancio militare degli Stati Uniti ammontava a 42 miliardi di dollari. Nel 2002 aveva raggiunto la cifra di 335,7 miliardi di dollari . Pur tenendo conto dell’inflazione si tratta di un incremento enorme. Nel solo anno 2003 la presidenza Bush richiese al Congresso un aumento di 45 miliardi di dollari, vale a dire il 13% in più rispetto all’anno precedente e l’aumento più consistente dall’inizio dell’era Reagan. Giusto per non dimenticarlo, si tratta di soldi pubblici che finanziano guerre pagate dal contribuente americano con il denaro e il sangue dei propri figli.

Questo riarmo esponenziale viene giustificato attualmente dalla necessità di combattere la “guerra al terrorismo” innescata da quella che fu definita dalla stampa mondiale "l'altra Pearl Harbor", l'attacco all'America dell’11 settembre 2001.

Come sappiamo, la paternità dell'attentato fu attribuita dall'amministrazione Bush ad un gruppo di terroristi di Al-Qaeda di nazionalità saudita, capeggiato da Osama Bin Laden.
Tuttavia, appena poche ore dopo la tragedia che causò 3000 morti americani il ministro della Difesa Donald Rumsfeld chiese piani di guerra contro Bagdad che, come gli eventi successivi hanno dimostrato, non c’entrava nulla con gli attentati. Colin Powell, allora segretario di Stato, prese tempo ma sarà proprio lui ad essere inviato in seguito a fare la nota figura barbina all’ONU agitando le fialette delle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam come pretesto per schiacciare il dittatore iracheno.

Rumsfeld non faceva che perorare la causa del PNAC (Progetto per un nuovo secolo americano) un think-tank ultra-repubblicano fondato nel 1997 che propugna da allora l'assunzione del ruolo di unica superpotenza mondiale da parte dell’America. Molti componenti di questo gruppo di potere neocon fanno parte dell'amministrazione Bush.

Nel gennaio del 1998 l’équipe del progetto, tra i quali si leggono, oltre a quello di Rumsfeld, i nomi di John Bolton (attuale ambasciatore all'ONU) e Paul Wolfowitz (presidente della Banca Mondiale), scrisse al presidente Clinton una lettera, chiedendo un cambiamento radicale nei rapporti con le Nazioni Unite e la rimozione dal potere di Saddam.

Nel 2000, nel noto documento “Rebuilding American Defense” (versione originale inglese in pdf), il PNAC affermava che gli Stati Uniti, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, avevano un’opportunità strategica senza precedenti, quella di rimanere unica superpotenza e imporre la “pax americana” al mondo. Quello stesso tipo di “pax americana” che JFK aveva pubblicamente rifiutato nel celebre discorso “La strategia della pace”, del giugno 1963:
«Quale genere di pace stiamo ricercando? Non una pax americana, imposta al mondo dalle armi da guerra americane...».

Per rendere gli Stati Uniti unica potenza mondiale il PNAC nel suo proclama del 2000 riteneva necessario tra l’altro:
difendere il suolo americano; combattere e vincere in multipli, simultanei teatri di guerra; assolvere i compiti di «polizia» per rendere sicure le “regioni critiche”; trasformare le forze americane per sfruttare la «rivoluzione negli affari militari». Per portare a termine queste missioni, dichiaravano, dobbiamo: mantenere la superiorità nucleare; rafforzare l’esercito; riposizionare le Forze armate americane verso il Sud est europeo e il Sud est asiatico, nuove aree strategiche del ventunesimo secolo; controllare i nuovi «beni internazionali» dello spazio e del cyberspazio; aumentare le spese militari gradualmente a un livello minimo tra il 3,5 al 3,8 per cento del Pil, aggiungendo da 15 a 20 milioni di dollari al totale della spesa annuale per la difesa.
Insomma, era necessario stabilire un nuovo ordine mondiale fondato su una sorta di rivoluzione permanente, simile a quello già annunciato da Bush padre l’11 settembre del 1990 (la data è sicuramente casuale) nel discorso davanti al Congresso, dove si tuonava per la prima volta contro l’ex alleato contro l'Iran Saddam Hussein diventato nemico pubblico numero uno ed ossessione personale della famiglia Bush.


La rimozione di Saddam sarà compiuta solo nel 2003 dopo che Clinton, affossato da uno scandaletto sessuale, avrà lasciato la presidenza al figlio d’arte George W. Bush, eletto nel 2000 nella più controversa delle competizioni elettorali della storia degli Stati Uniti, con la nota faccenda dei brogli elettorali della Florida.

A pag. 51 di "Rebuilding American Defense", a proposito dei progetti di potenza degli Stati Uniti, si legge: […] il processo di trasformazione, anche se portera’ ad un cambiamento rivoluzionario, sara’ verosimilmente un processo lungo, senza un qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbour. […]

Grazie a quella nuova Pearl Harbour che è capitata a fagiolo l’11 settembre, vi è stata la tanto agognata rimozione di Saddam che ha però provocato la morte presumibile di centinaia di migliaia di civili iracheni (si parla di oltre 500.000), di oltre 2.700 soldati americani e del ferimento grave di oltre 20.000 di essi.
A tre anni dal suo inizio, la guerra in Iraq si è trasformata in un pantano dove la tanto paventata guerra civile tra le fazioni locali è una realtà e non sembra esserci una facile via d’uscita per le forze di occupazione anglo-americane.
Nell’altro teatro di guerra apertosi immediatamente dopo l’11 settembre, l’Afghanistan, Bin Laden non è stato catturato e i talebani stanno rioccupando posizioni su posizioni. E, tanto per cambiare, le donne continuano a portare il burqa.

Abbiamo quindi i famosi multipli scenari di guerra ma non basta, gli americani hanno una legge incostituzionale che limita le libertà dei cittadini (Patriot Act), approvata nell'ottobre 2001 nel corso dell'emergenza antrace e rinforzata dall’ultima legge firmata da Bush il 17 ottobre che di fatto instaura la legge marziale per i “sospetti terroristi” e ne autorizza la tortura. Il presidente Bush, novello imperatore Palpatine, intende anche vietare lo spazio alle nazioni ostili e implementare ulteriori sistemi per controllare la stampa e l’informazione mondiali per individuare le posizioni ostili all’America.

Tutto come desiderato dal complesso militare-industriale, dai think-tank come il PNAC e come temeva il vecchio generale presidente, nel peggiore dei suoi incubi.


mercoledì 18 ottobre 2006

Piccolo Bondi

Caro onorevole Bondi,
rispettiamo la tua scelta di intraprendere uno sciopero della fame in difesa dei privilegi minacciati del tuo maestro, il sommo Lama Silvio, il faro che illumina la nostra oscurità. Per giunta rispettiamo le religioni e mai vorremmo mancare di rispetto al principe Siddharta, così ben descritto anche dal compagno Bertolucci nel noto film “Piccolo Buddha”.

Tuttavia, se ci permetti, vorremmo ricordarti che la via dell’ascetismo è dura, che il digiuno provoca pensieri cattivi (guarda una puntata dell’Isola dei Famosi e capirai). Tu che sei una personcina così ammodo vorresti vederti imprecare per una cucchiaiata di pasta e fagioli e assomigliare più che ad un Lama tibetano a Den Harrow?
Il proponimento è nobile ma comporta dei rischi. Oltre al digiuno forzato il raggiungimento del Nirvana potrebbe distaccarti completamente dal mondo e, una volta giunto di nuovo di fronte a Lama Silvio, scoprire con orrore che non provi più nulla per lui.

Allora, ripensaci. Abbiamo prenotato anche per te. Saremo alla trattoria “La Stradaiola” alle nove di stasera. Stai leggerino oggi perché si è ordinato un menu interessante con la tua amata ribollita.
Ti aspettiamo.
Gli ex compagni di Fivizzano


martedì 17 ottobre 2006

Il popolo Briatore

Un annuncio shock è passato completamente sotto silenzio.
Distratti dalle bombette puzzolenti coreane e dalla crisi spirituale di Schevchenko che non segna più ci siamo persi l’annuncio della possibile prossima discesa in campo di Flavio Briatore.
Il noto trombeur de femmes in una già memorabile intervista di Lucia Annunziata ha proferito la minaccia con toni da terzo segreto di Fatima.

L’uomo che evade le tasse per bisogno, perché altrimenti non saprebbe come mantenere tutte le varie amanti, più qualche macchinina con la quale si trastulla la domenica e un baretto sulla spiaggia dove vende pizza fritta e spuma ai bagnanti, lamentando una persecuzione strisciante e una vera e propria “violenza” ai danni dei ricchi si candida come il Masaniello della Costa Smeralda.

Sulla possibile colorazione politica del piumaggio non si sbilancia, anche se personalmente dubito che le sue simpatie vadano a Rizzo o a Diliberto.
Inoltre, se Berlusconi scese in campo per salvare le sue aziende, Briatore annuncia che, dovesse seguire la strada del magnate di Arcore, lo farebbe “per sfuggire alla noia”. Il Califano del paddock potrebbe quindi da un momento all'altro stufarsi di gomme da pioggia, musetti e mass dumper e venire a candidarsi in Parlamento, tutto il resto è noia.

Dovesse vincere le elezioni, Dio ce ne scampi, potremmo ritrovarci un Lele Mora ministro degli Interni, Naomi Campbell alle Pari Opportunità e Simona Ventura agli Esteri. Non credo saremmo in grado di sopportare il colpo questa volta.


lunedì 16 ottobre 2006

Il coraggio di informare

Il compito del giornalista d’inchiesta è quello di informare, di infiltrarsi se necessario nel fenomeno che vuole analizzare e studiarlo dall’interno. In questo senso è uno scienziato, uno che osserva, riporta e descrive.
Esistono ancora per fortuna giornalisti di questo tipo e Roberto Saviano è uno di quelli che ha deciso di descrivere dall’interno il fenomeno “sistema” in Campania, quello che un po’ romanticamente noi che viviamo lontani e siamo ancora condizionati dall’immagine cinematografica del guappo con la gardenia all’occhiello continuiamo a chiamare camorra.

Saviano, giornalista collaboratore dell’Espresso, ha scritto un libro, “Gomorra” che gli è valso un premio nel 2006. Ora però vive sotto scorta per le minacce ricevute proprio dal “sistema” che ha denunciato.
Vi consiglio di vedere questo filmato dove Saviano riassume i temi del suo libro. Sentite cosa racconta, ad esempio, del mercato delle “false firme”, del mondo dell’edilizia e di come il “sistema” riguardi tutti noi, non solo i nostri amici napoletani. Capirete perché lo vogliono morto.

"...l'errore più grave che si fa quando si osserva il fenomeno camorra è quello di considerarlo un fenomeno criminale quando invece è un fenomeno di potere dove l'aspetto criminale è solo uno degli aspetti ".

Non è solo guapparia, come dice Saviano, sono veri e propri cartelli imprenditoriali per i quali il crimine rappresenta valore aggiunto all’impresa.

E’ nato un sito che desidera sostenere Saviano e far conoscere il suo caso. Aderiamo al loro appello e facciamolo girare in blogosfera. Soprattutto noi che amiamo Napoli e vogliamo aiutarla a liberarsi una volta per tutte da tutta la munnezza che la opprime.

Cima ha scritto una splendida recensione di "Gomorra" e ha realizzato il banner che vedete in alto a sinistra. Facciamolo apparire su quanti blog possibile.

domenica 15 ottobre 2006

Ottobre, andiamo. E' tempo di migrare

Vedo che siete felicemente approdati alla nuova casa della papera zoppa. Non è 'na bellezza?
Questa nuovissima versione beta di Blogger è bellissima. Permette di modificare il proprio blog in un click e vi sono alcune potenzialità veramente eccezionali.
Allora, miei cari visitatori e amici affezionati, prendete nota e modificate qualunque cosa che punti alla papera zoppa con il seguente nuovo indirizzo: http://ilblogdilameduck.blogspot.com

Se per caso mi linkate ma il vostro blog non compare nel blogroll fatemelo sapere e lo aggiungerò.
P.S. Lo so, lo so, non ripetetemelo più, era “settembre, andiamo”.

sabato 14 ottobre 2006

Forzisti su Marte


L'agenzia spaziale europea ESA ha rilasciato alcune nuove stupefacenti immagini del pianeta Marte, fotografato grazie alla High Resolution Stereo Camera. Il famoso "volto" di Cydonia che da tanto tempo faceva discutere gli ufologi si è rivelato essere un puro gioco di luci ed ombre ma altri "volti" sono stati scoperti e ben più sorprendenti del primo. Guardate questo, ad esempio, vicino al "vecchio" volto misterioso. Non assomiglia in maniera straordinaria a...?

Tutte le mie vignette


venerdì 13 ottobre 2006

Achtung! Banditi!

Come era prevedibile, l’ira funesta del Pelide Silvio si è scatenata contro il ministro Gentiloni che, con il DDL approvato oggi dal Consiglio dei Ministri, sembra voler finalmente ripristinare un minimo di pluralità nel settore delle telecomunicazioni, se non altro per evitare di farci sempre fare il viso rosso in Europa e nel resto del mondo.
Berlusconi, con occhi di bragia, ha subito definito “banditi” coloro che oseranno mettere in pericolo le sue aziende con provvedimenti, a suo dire, punitivi. Schierate con il Cavaliere ovviamente Forza Italia, con AN e Lega. L’UDC saluta l’apertura del mercato ed auspica una serena discussione in Parlamento del provvedimento.

Ma cos’ha mai fatto Gentiloni per beccarsi addirittura la qualifica di bandito? Questo redivivo Passator Cortese ha messo mano alla Gasparri, la legge sulla normativa della radiotelevisione elaborata proprio dal precedente governo Berlusconi che invece di aprire il mercato aveva blindato ancora di più le posizioni dominanti nel mercato radiotelevisivo di RAI e Mediaset, facendole quasi diventare un unico mostro bifronte, RAISET.

Il DDL, che dovrà essere comunque discusso in Parlamento, prevede che un soggetto non possa concentrare più del 45% delle risorse pubblicitarie; che l’affollamento degli spot scenda dal 18 al 16%; che una rete RAI e una rete Mediaset si trasferiscano entro il 2009 dalla rete analogica al digitale terrestre.
Inoltre, da questa migrazione dovrebbero liberarsi molte frequenze che saranno riassegnate ad altri soggetti desiderosi di intraprendere nel campo radiotelevisivo.
Cambiamenti in vista anche per le rilevazioni Auditel, dove si presterà maggiore attenzione al possibile conflitto di interessi tra controllori e controllati.
Nelle prossime settimane il ministro Gentiloni si occuperà anche del riassetto della RAI, altro argomento che necessita urgentemente l’esame da parte del Governo, come era stato del resto annunciato nel Programma dell’Unione.

Dalla reazione di Berlusconi dovremo aspettarci nei prossimi giorni la chiamata alle armi delle star Mediaset, compresa la riserva anziana dei Vianello e Mondaini contro la “chiusura” di Rete4, gli appelli al popolo italiano e il solito ricatto della perdita dei posti di lavoro. Faranno tanto chiasso su questa faccenda di Rete 4 sul satellite che gli italiani penseranno davvero che Emilio Fede dovrà essere chiuso in una capsula e sparato in orbita geostazionaria come la cagnetta Laika.

Il passaggio al digitale terrestre non è un dramma, in realtà. Molti italiani hanno già l’apposito decoder in casa, grazie anche agli incentivi statali concessi nel 2004 e 2005 per la bella cifra di 220 milioni di euro per l’acquisto degli apparecchi. Una vicenda sulla quale aleggiò allora l’ombra del conflitto di interessi del fratello dell’allora presidente del consiglio, distributore di una nota marca di decoder.
Mediaset vende ormai da tempo le sue belle tesserine per la pay-per-view sul digitale terrestre.
Lo switch-off, ovvero il passaggio definitivo dall’analogico al digitale riguarderà del resto tutte le emittenti televisive entro il 2012.

Chissà se grazie al nuovo assetto radiotelevisivo Francesco Di Stefano, imprenditore televisivo patron di Europa 7, vedrà finalmente assegnare alla sua emittente le frequenze che gli spetterebbero fin dal 1999 dopo aver ottenuto la concessione tv dallo Stato, pagata regolarmente 12 miliardi di vecchie lire.
Secondo le leggi vigenti allora le frequenze illegalmente occupate da Rete 4 avrebbero dovuto essere riassegnate ad Europa 7 ma una serie infinita di provvedimenti ad hoc ha sempre difeso da allora la terza rete Mediaset a scapito dell’unica della quale si sarebbe accontentato Di Stefano. Alla faccia del pluralismo e delle leggi di mercato.
La legge Gasparri, approvata dal Parlamento nel dicembre 2003, permetteva addirittura a Rete 4 di continuare a trasmettere in via analogica terrestre in netto e palese contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale che aveva dato ragione a Di Stefano.

Cose che negli Stati Uniti farebbero rivoltare nella tomba Washington e Jefferson e farebbero aggrottare almeno un sopracciglio agli economisti ultraliberisti della scuola di Chicago, che il centrodestra berlusconiano così tanto ammira, da noi sono considerate prassi normale. E quando qualcuno tenta di ripristinare la legge si becca del bandito.
"Difficilmente ormai possiamo considerarci una democrazia” dichiara Berlusconi, ma cosa mai dovrebbe dire il signor Di Stefano?

giovedì 12 ottobre 2006

Nell'Italia io m'ezzo

Dal nostro inviato nella Contea

Marco Frodo Follini lascia l'UDC (Unione della Contea) e, con lo zainetto pieno di pan di via parte per un lungo viaggio nell'Italia di mezzo.
Lo attendono epiche battaglie e soprattutto avrà il compito di formare una compagnia di hobbit coraggiosi che combatta degnamente sia Gianfranco Saruman che Silvio Sauron. L'avventura è appena cominciata...

mercoledì 11 ottobre 2006

Harry Potter e la Camera dei Dopati

Caro onorevole Bocchino, ci faccia sapere chi pippa e chi si rolla le canne in Parlamento. Non può lasciarci tutti nel dubbio.
Vogliamo sapere se le cose che dice Calderoli sulla castrazione chimica sono farina del suo sacco o sono il frutto dei brutti viaggi lisergici che si compiono nei corridoi del Palazzo.
Vogliamo sapere se le leggi allucinanti degli ultimi anni sono nate grazie agli effetti dell’amanita muscaria e della mescalina e se i risultati degli ultimi due governi siano stati pesantemente alterati dall’uso di sostanze dopanti.

E’ ora di finirla con questa illegalità. E’ giusto, secondo lei, applaudire una legge ben fatta e poi venire a scoprire che gli estensori della medesima assumevano steroidi anabolizzanti? Che i dati del buco nel bilancio erano alterati dal nandrolone e analizzati sotto l'effetto della ganja?
Che esempio si dà alle “primavere” dei partiti? Che idea si faranno questi giovani della politica?

Non ci dica che i dopati sono un’esigua minoranza. Gente che nemmeno la buonanima di Muccioli sarebbe stata capace di raddrizzare e allora cosa vuoi fare, bisogna aver pazienza, esistono i casi disperati.
No, occorre fare pulizia e mettere un freno a questo andare e venire di pusher, rimettere lo zucchero vero nelle zuccheriere e svuotare i portaceneri.

Che i partiti dopati siano squalificati e alle prossime elezioni partano con almeno 17.000 voti di penalizzazione. Che il premio di maggioranza sia revocato ed assegnato alla Südtiroler Volkspartei. Non vorrà mica che il popolo pensi che i partiti rubano?


Appendice.
Per la serie predichiamo bene e razzoliamo male, ecco il testo della legge approvata quest’anno dal precedente governo Berlusconi che introduce nuove norme contro la tossicodipendenza.
Per coerenza, i dopati conclamati li mandiamo tutti a San Pa?

«Art. 75 (Condotte integranti illeciti amministrativi). - 1. Chiunque illecitamente importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope fuori dalle ipotesi di cui all'articolo 73, comma 1-bis, o medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezioni B e C, fuori delle condizioni di cui all'articolo 72, comma 2, e' sottoposto, per un periodo non inferiore a un mese e non superiore a un anno, a una o più delle seguenti sanzioni amministrative: a) sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla;b) sospensione della licenza di porto d'armi o divieto di conseguirla;c) sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o divieto di conseguirli; d) sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario.
2. L'interessato, inoltre, ricorrendone i presupposti, e' invitato a seguire il programma terapeutico e socio-riabilitativo di cui all'articolo 122 o altro programma educativo e informativo personalizzato in relazione alle proprie specifiche esigenze, predisposto dal servizio pubblico per le tossicodipendenze competente per territorio analogamente a quanto disposto al comma 13 o da una struttura privata autorizzata ai sensi dell'articolo 116.
(Legge 21 febbraio 2006, n. 49 - "Conversione in legge, con modificazioni del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272, recante misure urgenti per garantire la sicurezza ed i finanziamenti per le prossime Olimpiadi invernali, nonche' la funzionalità dell'Amministrazione dell'interno. Disposizioni per favorire il recupero di tossicodipendenti recidivi" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27 febbraio 2006 - Supplemento Ordinario n. 45

martedì 10 ottobre 2006

Perchè non possiamo fare a meno di Santoro

Ieri al TG2 delle 13 hanno presentato un servizio del corrispondente dalla Germania sull’inventore della permanente. Si, quella roba che il parrucchiere usa per farti i ricci.
Per prima cosa ho pensato che nei giorni precedenti erano riusciti a fare anche di meglio, con un servizio sul “matrimonio” del Commissario Rex (nel senso del cane), quindi mi sono chiesta che concetto ha l’uomo comune del giornalismo.
Secondo l’uomo della strada e sua moglie, la casalinga di Voghera, giornalista è sia chi mette insieme questa specie di rotocalco per mujeres desesperadas credendo di fare informazione, sia chi il giornalismo lo fa sul serio e a volte per questo impegno ci rimette la pelle.
Insomma la definizione “giornalista”, nel senso comune attuale, riguarderebbe sia chi si occupa degli amori canini sia Anna Politkovskaya.

In realtà non è così, lo sappiamo bene, e qui veniamo alla terza considerazione che ho fatto dopo il servizio sulla “permanente”.
Mi sono tornate in mente alcune discussioni in blogosfera sul presunto flop di Santoro e di “Anno Zero”. Ho letto che c’è delusione perché il programma non funziona, perché i dati Auditel delle ultime puntate sono deludenti e che Floris con “Ballarò” farebbe più ascolti, quindi... Già, quindi?
Le stesse cose le scrive “Libero”, forse augurandosi la chiusura anticipata del programma di Santoro.

L’informazione non può essere considerata al pari dei reality show. La mafia non deve “fare audience”, dobbiamo avere programmi che ci fanno riflettere sulla mafia.
Le classifiche Auditel non giudicano il valore di un programma ma il suo grado di vendibilità in termini pubblicitari. E siccome il fine è catturare l’attenzione dello spettatore sullo spot, più il programma è idiota e meno impegna le meningi meglio è. Non a caso in certi contenitori o infotainment la pubblicità giunge quasi come momento liberatorio.

Perché, invece di metterci a sferruzzare maglioncini di lana caprina, non parliamo dei contenuti di “Anno Zero”?
E’ l’unica trasmissione di approfondimento che in poche settimane è riuscita a far incazzare un sindaco di centrosinistra, a presentarci un volto della guerra in Afghanistan forse più realistico di certe cartoline “Baci da Kabul”, a ricordarci, per bocca di magistrati in trincea, che la mafia non è stata sconfitta con la cattura-evento di Provenzano.
Grazie ad “Anno Zero” abbiamo appreso che il lavoro nero raggiunge livelli inimmaginabili, che esiste il caporalato selvaggio, che lavoratori stranieri possono perfino sparire nel nulla, e ci siamo resi conto che il parlare di emergenza criminalità in certi quartieri di Napoli non può essere considerato propaganda disfattista perchè abbiamo un governo di centrosinistra.
La presenza di Marco Travaglio dovrebbe tranquillizzare chi si preoccupa dell’imparzialità. Quando c’è da menare anche a sinistra non se lo fa dire due volte, vivaddìo.

Il paragone con "Ballarò" non si pone, perché sono due cose diverse, come il babà e la bagna cauda.
Floris è bravo ma costruisce il suo programma sul teatrino dei politici che, come da copione litigano, si danno sulla voce e pontificano ognuno dal proprio pulpito sull’argomento in esame. Alla fine non si impara niente di nuovo, molto rumore per nulla. Nei cinque anni in cui l'unico momento di approfondimento non completamente schierato con il governo era "Ballarò" ci poteva andare bene, ma è come vivere di insalata tutti i giorni. Quando finalmente ti portano una bella bistecca al sangue ti accorgi della differenza.

Ad “Anno Zero” si parte dal contenuto e parlano i protagonisti. Ci sono dei reportages sul campo, un classico del giornalismo come si deve, guardatevi cos’è ad esempio “60 minutes”.
Nella puntata sulla mafia di giovedì scorso c’erano e hanno portato la loro testimonianza la figlia dell’autista di Pio La Torre, la figlia della donna che morì con i due figlioletti nel fallito attentato al giudice Palermo, il magistrato Ingroia, il prefetto Sodano, che fu trasferito da Trapani perché troppo impegnato nella lotta contro le cosche. Se non è stata la puntata perfetta sulla mafia è stata comunque la prima trasmissione dopo anni che ne ha ricominciato a parlare seriamente. E a me questo basta per dire: bravo Santoro.

Fintanto che saranno solo “Report” e “Anno Zero” a fare informazione vera non potremo permetterci di farne a meno. Non possiamo accettare di disabituarci ad una televisione che si occupa di certi argomenti.
Se “Anno Zero” è considerato poco vendibile dall’Auditel non posso che considerarlo un merito.

lunedì 9 ottobre 2006

Cosa ti ricorda la parola Vajont?

Durante una delle mie ultime vacanze in Cadore, passando per Longarone visitai il cimitero delle vittime della tragedia del Vajont, accaduta il 9 ottobre del 1963.

La prima volta che eravamo passati di lì in macchina, il mio compagno mi disse: “Guarda, lassù c’è la diga del Vajont”. Non avevo fatto in tempo a vederla, la diga, ma quella parola comunque mi ricordava vagamente qualcosa che era accaduto quando ero molto piccola, troppo per ricordarmene direttamente. Quella volta non ci fermammo ma lo facemmo l’anno dopo.

Le quasi 2000 vittime dell’onda di fango che sommerse tre paesi, Erto, Casso e Longarone riposano in località Fortogna, vicino alla nuova Longarone. La cosa che più mi colpì di quella visita, che compimmo di mattina, nel cimitero deserto, fu quella data, la stessa, 9 ottobre 1963 che ti inseguiva implacabile da una croce all’altra, da un cippo ad un altro, da una fila all’altra.

Quando tornai a casa volli documentarmi e colmare la mia ignoranza sulla tragedia. Guardai lo spettacolo che Marco Paolini aveva dedicato al Vajont “Orazione civile”, lessi il libro di Tina Merlin “Sulla pelle viva”.

Non si era trattato di una fatalità, ma di un disastro assolutamente prevedibile, provocato dall’incoscienza di chi aveva voluto una diga ultramoderna “che non sarebbe mai crollata” nel luogo dove non avrebbe mai dovuto esserci. La diga non si ruppe, è vero, ma fu la montagna alla quale era stata abbarbicata a forza che cedette. Milioni di tonnellate di montagna franarono sull’invaso e l’onda risultante piombò sui paesi vicini, distruggendo cose e spezzando vite.
Nessuno aveva ascoltato i montanari, cosa vuoi che capiscano più degli ingegneri. Quella diga s’ha da fare. A tutti i costi. Nessuno aveva ascoltato, a diga ormai completata, il borbottìo sempre più inquieto del monte Toc che faceva tremare le case di Erto e Casso e le preoccupazioni delle popolazioni che erano stato raccontate solo da una coraggiosa giornalista, Tina Merlin. Turbativa delle quiete pubblica, fu la denuncia che si beccò, ma Tina continuava a scrivere e a mettere in guardia contro quel mostro che poteva risvegliarsi in qualunque momento. Subito dopo la tragedia scrisse: "Oggi tuttavia non si può soltanto piangere, è tempo di imparare qualcosa".
A quarantatre anni di distanza, abbiamo imparato la lezione?

Per chi vuole approfondire:
Il sito sul disastro del Vajont
Lo spettacolo di Marco Paolini “Vajont, orazione civile” parte I - parte II
Un articolo di Tina Merlin e un’intervista
Il documentario sul Vajont di “La storia siamo noi
Il "dopo" Vajont, un resoconto delle speculazioni sui fondi destinati ai superstiti, sulle ruberie e i soprusi che quella popolazione ebbe a subire dopo la tragedia. Un grazie di cuore a Caio per la segnalazione.

domenica 8 ottobre 2006

Hanno ammazzato Anna

Anna Politkovskaya, la spina nel fianco dell’amico Putin e una delle giornaliste più coraggiose del mondo, che aveva denunciato le brutalità dell’esercito russo in Cecenia è stata uccisa, freddata da quattro colpi di pistola nell’ascensore della sua casa di Mosca.

Anna, figlia di due diplomatici dell’ONU, era nata a New York nel 1958 e si era laureata in giornalismo nel 1980 a Mosca. Dopo aver scritto per Izvestia, dal 1999 lavorava per la Novaya Gazeta.

I suoi più famosi reportages li aveva realizzati in Cecenia, dove per i suoi articoli era stata anche arrestata dalle forze di occupazione russe. Aveva raccontato ai suoi concittadini e al mondo le esecuzioni sommarie, le torture, gli stupri patiti dalla popolazione cecena e la corruzione dell’esercito russo in quella regione.
Aveva denunciato la situazione della libertà di informazione in Russia, pesantemente condizionata dal governo Putin.

Nel 2002, quando un commando ceceno prese in ostaggio il teatro Dubrovka di Mosca la Politkovskaya agì da mediatrice su indicazione degli stessi sequestratori e riuscì ad ottenere la liberazione di alcuni ostaggi in cambio di viveri e acqua. Dopo la strage di oltre 100 persone provocata dall’utilizzo da parte delle forze speciali di Putin di gas letali, Anna si fece portavoce dei diritti delle vittime.

Era stata protagonista di un episodio inquietante nel 2004, in occasione della crisi della scuola di Beslan, attribuita a terroristi islamici. Sull’aereo che la portava sul luogo del sequestro bevve un tè che le causò un grave malore e la costrinse al ricovero in ospedale, allontanandola dal luogo del sequestro. La diagnosi fu probabile avvelenamento ma i responsabili non furono mai individuati anche se Anna attribuiva l’episodio ai servizi segreti russi.

L'avevano premiata nel 2002 col Courage in Journalism Award dall'International Women's Media Foundation e nel 2004 aveva ricevuto il premio intitolato all'ex premier svedese Olaf Palme in quanto "simbolo della lunga battaglia per i diritti umani in Russia".
I suoi articoli erano stati pubblicati in Italia da “Internazionale".
I suoi libri più recenti sono "Cecenia. Il disonore russo" (2003 Fandango) e "La Russia di Putin" (2005 Adelphi).

Del suo impegno una volta disse: "Lo chiamerei piuttosto dovere. Sono sicura di voler fare qualcosa per le altre persone usando il giornalismo, ecco tutto".

L’hanno fatta tacere per sempre, per un curioso gioco del destino, proprio il giorno del compleanno di Vladimir Putin.

Articoli di Anna Politkovskaya:
Articolo 1
Articolo 2
Articolo 3

sabato 7 ottobre 2006

Fozza, Diaio

Cosa c’entrano i bambini di “fozza itaia” con Diario e il debunking? Andiamo per ordine.
Non so quanti di voi se lo ricorderanno ma nel 1993 comparvero sui muri e sulle fiancate degli autobus nelle grandi città italiane questi manifesti con dei marmocchi che smorfieggiavano in vari modi ed erano corredati dalla scritta “fozza, itaia.”
Allora ci si chiese che tipo di prodotto stessero pubblicizzando ma la nostra curiosità rimase inappagata.

Apro una breve parentesi. Esiste un tipo di campagna pubblicitaria, chiamata teaser che crea l’aspettativa nei confronti di un nuovo prodotto. Si realizza un manifesto o uno spot televisivo dove il prodotto non viene presentato lui pirsonalmente di pirsona ma in qualche modo si stimola la curiosità dello spettatore verso qualcosa che sta per arrivare. Dopo un certo tempo si presenta la versione finale dello spot o del manifesto con il prodotto bene in vista. In teoria a quel punto, orde di consumatori bramosi di possedere il prodotto dovrebbero precipitarsi ad affollare i negozi che lo vendono. Per fare un esempio, la Playstation 2, che veniva presentata con un inquietante spot dove campeggiava solo la scritta P2 fu oggetto di una campagna teaser, se vi ricordate.

Torniamo ai nostri impuberi dall’eloquio ancora incerto e al 1993. Non si seppe mai quindi che tipo di prodotto dovessero promuovere anche se, per la solita mania del cervello umano di fare libere associazioni, quando nel 1994 nacque un nuovo partito politico chiamato, per combinazione, “Forza Italia” molti si ricordarono dei manifesti e dissero “Ah, ecco cos’era!”
E poteva anche esserci un legame, visto che del lancio del nuovo partito si occupava Pubblitalia, un’agenzia pubblicitaria che poteva benissimo aver utilizzato il tipo di campagna teaser che ho poco fa descritto.

Del resto cosa ci sarebbe stato di male, a parte l’uso un po’ disinvolto di poveri innocenti per scopi politici?
Ma anche questo non era una novità, dato che la Democrazia Cristiana, per le amministrative del 1952 aveva utilizzato una immagine molto simile. Un bimbo ignudo che però pronuncia molto meglio dei suoi tartaglianti discendenti un bel “Forza Italia!”.
Fatto sta che la questione dei manifesti ignoti del '93 cadde nel dimenticatoio e nessuno più ne parlò.

Tempo fa, mettendo ordine tra vecchi appunti universitari ho ritrovato quelli di una lezione di Sociologia della Comunicazione dedicata a “fozza itaia”. Sono andata a cercare se nel frattempo in rete fosse emerso del nuovo materiale a riguardo ed ecco che trovo un articolo di “Diario” del 27 agosto 2004 dove si dice che in realtà non c’è nessun mistero attorno a quella famosa campagna che ha dato adito non si sa perchè ad una vera e propria leggenda metropolitana. Non c’è nessun legame con Berlusconi.
In pratica si accusa chi ha fatto quella famosa e banale associazione mentale tra “fozza itaia” e “forza italia” di essere paranoico.

A riprova, viene intervistato un copywriter dell’Agenzia pubblicitaria Testa che rivela che gli imprenditori delle affissioni avevano loro commissionato una campagna per incoraggiare l’utilizzo del manifesto in pubblicità. Praticamente era una sorta di “poster promuovi te stesso”.
Quando uscirono qualche mese dopo i manifesti di Forza Italia pensai, dice il copywriter, che io e i pubblicitari di Berlusconi avevamo fatto per coincidenza lo stesso ragionamento. Excusatio non petita.
L’articolo termina con una sonora bacchettata preventiva ai paranoici, con l'affermazione che nonostante queste rivelazioni di Diario ci sarà purtroppo gente che continuerà a vedere l’ombra di Berlusconi dietro ai bimbi balbettanti.

Mi meraviglia quest’opera di debunking, ovvero di smontaggio sistematico di teorie non gradite con tanto di “opinione dell’esperto” portata come prova, perché mi sfugge la necessità dell’operazione.
Intanto ben pochi si ricordano di “fozza itaia” e poi è così grave pensare che Berlusconi, tra i tanti manifesti che ha pagato nella sua vita abbia pagato anche quelli degli impuberi e che i suoi pubblicitari potrebbero essersi ispirati al manifesto democristiano degli anni ’50?

Lo so, oggi in tempi di razionalismo sfrenato non è più tanto di moda ipotizzarlo, ma se si fosse trattato di premonizione da parte del copywriter dell’Agenzia Testa?
Un pubblicitario crea una campagna per le imprese di affissioni prevedendo mesi prima la nascita di un nuovo partito politico. Pensa, ne aveva indovinato persino il nome, seppure storpiandolo. Come quello scrittore che nel 1898 aveva scritto un libro su un transatlantico chiamato Titan che affondava durante il viaggio inaugurale centrando in pieno un iceberg.

In realtà il debunking è il nuovo corso di Diario. Infatti ora sappiamo che, cassetta degli attrezzi in spalla e “Popular Mechanics” in tasca, il direttore si dedica anima e corpo allo smontaggio delle teorie malsane sull’11 settembre. E lì si che gli toccherà fare gli straordinari. Deaglio fravaglio, fattura cà nun quaglia, corne e bicorne, cap'alice e capa d'aglio.


venerdì 6 ottobre 2006

Viale del Tremonti vol. 3

Tutti i grandi autori si cimentano con una trilogia...
Sulla politica:

Il prossimo ministro delle finanze sarà Bordon – Tax Willer
Si immola per l’ex premier – Ecce Bondi
Il capolavoro del maestro Lynch – Eraserhead, la mente di Mastella
Aumentare le tasse? – L’ultima tentazione di Visco
Playboy di centrodestra – 007, da La Russa con amore
Un paparazzo perseguita la Moratti – Fotografando Letizia
Nel salotto della Santanché – Il Salò delle vanità
L’estate di D’Alema – Il tempo delle vele
Nessuno si sforza di capirlo – Nei panni di Di Pietro


Sul calcio:

Acque agitate nello spogliatoio rossonero – Milanello violenta
Zidane in piscina – Le avventure acquatiche di Zizou
Spiavano gli arbitri? - Inter ceptor, Il guerriero della scheda (telefonica)
Strani giochi nello spogliatoio del Milan – Il Gattuso a nove code
Tornato in Brasile, è disperso in Amazzonia – Fitzronaldo
La reazione di Blatter alla vittoria dei mondiali dell’Italia – Il gelo sopra Berlino
Ma gli Inter-cettori operavano anche all’estero? – Spiando Beckham
La risposta di Moratti alla richiesta d’aumento di un giocatore – Si può fare, Figo
Hanno incastrato Moggi – Colpo al gobbo all’italiana
Tavaroli parla - Milano trema: la zebra vuole giustizia
Galliani pensa ad un nuovo attaccante – Oltre il Gilardino


Miscellanea:

Sono finiti tutti all’ospedale dopo la cena – Cuoco assassino
Dopo gli ultimi errori sugli exit poll gli toccherà emigrare – Il Piepoli migratore
Opinionisti in tv – 007, una cascata di Ilvo Diamanti
La Hilton ha proprio rotto – Paris, te scass
Lui pulisce e spazza ma il resto no – L’uomo che non cera
Un film ambientato in un laboratorio chimico – Solfato blu
Deaglio e l’11 settembre – Caso Diario
Storia di un prete molto vicino ai poveri della Lanterna – Don Camallo
Riescono sempre a pagare la rata del mutuo – Gli eroi del bonifico
Hai le mani sporche! – Non toccare la gonna bianca
Il dramma di Lapo – La roba bianca
Lapo in Egitto – La roba purpurea del Cairo
La storia di Callisto Tanzi – Il cavaliere che disfece l’impresa
Il conto del becchino – La spesa cadavere
Un film noiosissimo – La caduta degli zebedei

mercoledì 4 ottobre 2006

Addio, professo'

E’ di oggi una triste notizia. E’ morto Riccardo Pazzaglia, il filosofo di “Quelli della notte”, la trasmissione di Arbore del 1985 che lanciò tanti personaggi a noi cari.
Era scrittore, regista e come autore di canzoni aveva collaborato con Modugno, per il quale aveva scritto “Io, mammeta e tu”.
Pazzaglia era l'intellettuale nel gruppone di scalmanati di Arbore e con la sua signorilità non trascendeva mai nonostante le provocazioni del sanguigno Ferrini o del pazzo Marenco e le banalità lapalissiane di Catalano.
Quando la discussione sul "brodo primordiale" si faceva difficile lui allungava una mano verso terra e la scuoteva dicendo sconsolato ma sempre con calma olimpica: “Il livello è basso”.
Indimenticabile il suo pezzo sul cavalluccio rosso per il compleanno del nipotino nel film di Luciano de Crescenzo "Così parlò Bellavista".
Caro professore, aveva proprio ragione. Guardandoci attorno e vedendo quanto si stia ancora abbassando il livello penseremo a lei e la ricorderemo sempre con affetto.

Una vespa di nome Bruno

Non si sa dove e quando sia nato Bruno Vespa, forse addirittura all’epoca del Big Bang, ma le prime tracce della sua presenza risalgono all’Era Mesozoica, dove ben presto si mette in luce come uno più stimati giornalisti della preistoria della televisione.
Molto amico dei dinosauri, specialmente del Tirannosaurus Rex, si attira molte invidie e deve lottare per difendere il suo posto di lavoro. E’ di quell’epoca il suo primo successo editoriale: “Il duello – chi vincerà nello scontro finale tra dinosauri” con prefazione del T.Rex in persona.

Miracolosamente scampato all’estinzione dei suoi primi protettori trova nei mammiferi nuove amicizie e di due in particolare, certi Adamo ed Eva, fa i primi telespettatori umani che riesce a conquistare per la sua nuova trasmissione “Melo a melo”.
E’ di quell’epoca il suo slogan più riuscito: “Chi Vespa mangia le mele”. Purtroppo l’idea si rivela nefasta e Vespa è costretto a nascondersi per molti secoli per sfuggire all’Ira di Adamo.

Lo ritroviamo in un castello medioevale dove conduce “Ponte levatoio a ponte levatoio” una piacevole trasmissione dove ogni mese il signore feudale, un certo Ser Silvio da Arcore, si rivolge ai suoi vassalli con un editto chiamato “Contratto con i servi della gleba”.
Vespa è molto popolare tra i valvassori e i valvassini, meno tra i servi e quando è costretto ahimè a scendere tra il volgo per comperare il giornale deve girare travestito da frate.

Litiga con Cristobal Colombo perché il genovese gli rifiuta l’imbarco sulla Santa Maria per una puntata speciale di “Puerta a puerta” ed ha un lungo contenzioso con il veneziano Marco Polo per i diritti d’autore del suo nuovo libro “La grande muraglia”.

Nel corso dei secoli supera nell’ordine: due pestilenze, tra cui quella manzoniana dove si distingue per una campagna particolarmente aggressiva contro i monatti; la Rivoluzione Francese, dove scampa alla ghigliottina per interessamento personale di Robespierre, i moti carbonari, la Comune di Parigi, la Rivoluzione d’Ottobre e la beffa di Bùccari.
Durante il ventennio rischia grosso parecchie volte perché ha il vizio di rivolgersi a Lui chiamandolo Silvio.

Negli anni '50 la televisione arriva anche in Italia e da allora il nostro vespone è sempre in prima fila. Conduce il TG, è giornalista spregiudicato e sempre controcorrente, scrive altri 87 libri e riesuma una sua vecchia trasmissione, “Porta a Porta”.

Ora però si annunciano tempi cupi. Un tale patrimonio dell’umanità è minacciato di estinzione. La vespa “brunis brunis” è condannata a scomparire se non potrà andare in onda almeno cinque volte alla settimana.
Certo è dura pensare che potremmo non sapere mai come finirà la saga di Cogne tra vent’anni ma forse qualche vecchio dinosauro si ricorderà del vespone e correrà a salvarlo. Come sempre.

martedì 3 ottobre 2006

Scusate se ci occupiamo dei meno abbienti

In questo grottesco paese un governo deve giustificarsi e chiedere perdono pubblicamente perché cerca, con la manovra finanziaria, di favorire i cittadini più poveri, quelli che Berlusconi chiama “i meno fortunati”, di chi lo si capisce. E ciò accade perché la televisione, che non conta nulla secondo i lungimiranti esperti di comunicazione dell’Unione, continua da giorni a ripeterci e a martellarci in piena fronte che siamo ad un passo dalla rivoluzione comunista, dalla presa del nuovo Palazzo d’Inverno. Dev’essere il clima frescolino di Ottobre che evoca gli spettri del passato.

Ascoltando su Radio Radicale la conferenza stampa che hanno tenuto Prodi e Padoa Schioppa sulla finanziaria, ci si è potuto rendere conto che i provvedimenti adottati sembrano ragionevoli. Non c’è niente di rivoluzionario, direi che tutto è nell’ambito della normale grigia amministrazione.
Ci sono perfino alcuni provvedimenti a favore dell’ambiente, il che non guasta, per esempio un incentivo a chi si automunisce di un veicolo Euro 4. I fondi precedentemente destinati al Ponte sullo Stretto di Messina saranno destinati ad opere infrastrutturali in Sicilia e Calabria forse di maggiore utilità pratica per i cittadini delle due regioni. Giudicheremo in seguito se la finanziaria sarà stata sufficiente a risanare il bilancio dello Stato e a rilanciare l’economia. Se saranno state solo vane promesse le criticheremo a dovere, le unghie e i denti non ci mancano.

Se non altro consentitemi che il governo ha potuto legiferare su qualcosa di interesse generale, e non sui finanziamenti statali ai decoder importati dalla Cina dal fratello del presidente del consiglio sui quali arriva il segnale delle televisioni del presidente del consiglio, o sui guai giudiziari dell’amico del presidente del consiglio o lo sgravio di tasse di cui hanno beneficiato le aziende del presidente del consiglio. Come durante l’ultimo governo Berlusconi.

Questa realtà fattuale, un governo che tenta di prendere provvedimenti a favore dei cittadini, soprattutto quelli che le tasse le pagano tutte fino all’ultimo centesimo perché non hanno la possibilità materiale di evaderle, si scontra però con la realtà virtuale e parallela creata della televisione.

Se ci si limitasse all’informazione proveniente dai telegiornali RAI 1 e 2 (rimasti ancorati al vecchio regime, nonostante alcune operazioni di puro maquillage) dovremmo dedurre che siamo un paese abitato da una moltitudine di ricchi, tutti automuniti di SUV e che, nonostante percepiamo redditi oltre i 70.000,00 euro ci ostiniamo a vivere in case d’affitto carissime (non meno di 2.000,00 euro al mese). Nonostante siamo indubbiamente ricchi ci continuiamo a chiamare “classe media”, perché i ricchi sono un’altra cosa, sono quelli come Berlusconi, come minimo. Che per altro, nella ricc-parade di Forbes risulta solo al 37° posto, ben sotto il solito “Kill Bill” Gates. Si è sempre più poveri di qualcuno, signora mia.
Questo paese di ricconi, sempre secondo i TG, è minacciato da una cricca di comunisti usciti non si sa da dove, forse dai trifidi o da baccelloni alieni, che sono invidiosi, proprio così, invidiosi delle nostra ricchezza e che vogliono togliercela. Non più caviale e champagne tutti i giorni. Al massimo, gnocco fritto.

Se qualcuno avesse qualche dubbio sul fatto che in RAI gattopardescamente si è cambiato tutto per non cambiare nulla, l’altra sera, 29 settembre, sul TG1 è andata in onda un’intervista a Prodi dove il giornalista ha concluso con la seguente frase: “Ma non li fa gli auguri al presidente?” Era il compleanno di Berlusconi.
E ieri sera l’ultima parola del pastone che ha sostituito il panino è stata concessa al sindaco Moratti la quale, con l’aria della madre di Cecilia ha paventato con l’arrivo della finanziaria una nuova sciagura per Milano, peggio della peste manzoniana.

Questa campagna mediatica è condotta in completa malafede. Primo perché Prodi è tutt’altro che un comunista, e lo sanno bene quelli del centrodestra. Infatti come ben ci ricordiamo, il precedente governo di centrosinistra era talmente bolscevico che si guardò bene dal toccare in alcun modo il conflitto di interessi di Berlusconi, e furono proprio i “comunisti” a proteggerlo, i Violante, i D’Alema.
Secondo, perché il vero volto del paese è naturalmente un altro.
Ieri mi sono imbattuta in alcuni grafici del Sole 24 ore sulla distribuzione del reddito in Italia, pubblicati sul blog di Sole Splendente, che ringrazio.

Secondo i dati del Fisco, oltre il 90% dei contribuenti si colloca nella fascia che non raggiunge i 40 mila euro, mentre meno del 10% supera quella cifra. Ripeto, sono dati del Sole 24 ore.
Oddìo, potrebbe essere che non tutti sono sinceri quando dichiarano i loro redditi e quindi in realtà i veri benestanti sono di più ma comunque, guardiamoci negli occhi: chi lavora da dipendente o è pensionato o piccolo artigiano lo sa che i 75.000,00 euro di reddito che hanno fatto scattare gli allarmi antiaerei nel centrodestra sono una chimera.

E allora perché tutto questo piangere, lamentarsi, minacciare di andare in piazza, cosa normalmente aborrita dal centrodestra perché roba da no-global o anarco-insurrezionalisti? Siamo ancora una democrazia oppure un’oligarchia dove la minoranza vuole solo difendere i propri privilegi?

Vedremo quanta gente riusciranno a portare in piazza i leader del centrodestra. Loro che si scandalizzavano per i pullman organizzati dalla CGIL.

P.S. Aggiungo una notarella. Oggi ho messo su il nastro dove avevo registrato la puntata di Anno Zero per vedermela con calma. Prima del programma di Santoro è andata in onda una rubrica, mi pare “10 minuti” nella quale si è celebrato, a pecorina, il compleanno di Berlusconi con tanto di interviste a “fedelissimi” e “nemici”. Giuro, la didascalia sotto Giulietto Chiesa diceva “nemico”, mentre sotto a Fede c’era ovviamente “fedelissimo”. A commentare in studio il sempre commovente Paolo Guzzanti e un altro giornalista che non ricordo, forse uno di sinistra softcore per fare contrappeso.
Sia ben chiaro, non ho nulla contro il compleanno di Berlusconi anzi, Happy Birthday Mr. President! Ma esigo che vengano celebrati dalla RAI anche i compleanni di Fini, Bossi e Casini quando cadrà la ricorrenza. Ma chi sono loro, i figli della serva?

lunedì 2 ottobre 2006

Il caso antrace (Amerithrax)

Nell’ottobre del 2001, un’America ancora sotto shock per la tragedia dell’11 settembre si trovò ad affrontare una nuova emergenza, questa volta ancora più sottilmente spaventosa e che aveva a che fare con lo spettro del terrorismo batteriologico. Fu una crisi che coinvolse direttamente il Congresso americano e alcuni politici di primo piano e causò la morte di cinque persone.

Erano giorni frenetici per i senatori del Congresso, ai quali si richiedeva di approvare il Patriot Act, una legge antiterrorismo voluta fortemente dall’Amministrazione Bush, che avrebbe introdotto alcune limitazioni alle libertà personali dei cittadini americani e per questo era estremamente controversa.
Il progetto di legge fu presentato al Congresso il 2 ottobre. Il leader della maggioranza al Senato, il senatore democratico Tom Daschle chiese più tempo per esaminare tutte le carte relative e disse che dubitava che il Senato avrebbe approvato questa legge rispettando la tabella di marcia di una settimana come desiderava l’amministrazione Bush. [ Washington Post, 3/10/01].
Anche il capo della commissione giustizia al Senato, il democratico Patrick Leahy, che come Daschle aveva il potere di bloccare l’iter legislativo, sollevò dubbi di incostituzionalità del provvedimento.

Il 5 ottobre i giornali riportarono la notizia della morte di Robert Stevens, un giornalista del "Sun" di Boca Raton, Florida che era stato ricoverato in seguito al contagio con il Bacillus Anthracis, un batterio le cui spore provocano l’antrace, una malattia mortale (CNN, 18/11/01, South Florida Sun-Sentinel, 01/12).
Il segretario alla Sanità Tommy Thompson escluse la matrice terroristica e suggerì che il contagio fosse avvenuto attraverso vie naturali. L’opinione pubblica venne rassicurata, l’antrace non è contagiosa. Si scoprirà che altre persone erano state infettate fin dal 23 settembre (le prime lettere risultarono spedite il 18) ma non erano state correttamente diagnosticate.

La mattina di lunedì 15 ottobre 2001 si raggiunse l’apice della crisi. Un impiegato dell’ufficio del senatore Tom Daschle aprì una lettera minatoria (spedita il 9) contenente una polvere che si scoprirà contenere spore di bacillo dell’antrace. Risulterà in seguito che un'altra lettera contenente le micidiali spore era stata indirizzata al Sen. Patrick Leahy.
Il testo delle lettere indirizzate a Daschle e Leahy diceva: “Non puoi fermarci. Abbiamo questa antrace. Morirai. Hai paura? Morte all’America. Morte ad Israele. Allah è grande”. (fonte FBI).
Il giorno 16 il palazzo che ospita gli uffici del Senato venne chiuso e i controlli si estesero anche alla Camera dei Rappresentanti, dopo che 28 membri del personale risultarono positivi al test dell’antrace.
Tutto il personale e i deputati e senatori che potevano essere stati infettati vennero sottoposti a trattamento con Cipro, un antibiotico della famiglia dei chinolonici usato comunemente contro le infezioni urinarie ma efficace anche contro il bacillo dell’antrace.
Altre due lettere contaminate vennero nel frattempo spedite alla NBC News e al New York Post.

Il 21 e 22 ottobre morirono di antrace gli impiegati postali Thomas L. Morris (55 anni) e Joseph P. Curseen (47), che avevano maneggiato le lettere contaminate.
Il governatore Thomas Ridge, direttore della Sicurezza Nazionale, rivelò che le spore contenute nelle lettere inviate al New York Post e ai senatori democratici appartenevano al ceppo Ames (generalmente utilizzato nei laboratori di ricerca sulle armi batteriologiche) ma che quelle destinate ai senatori erano dieci volte più concentrate.
Il 31 ottobre morì l’infermiera di New York Kathy Nguyen e il 21 novembre l’ultima vittima, Ottilie Lundgren di Oxford nel Connecticut.

Il 24 ottobre fu approvato un finanziamento di 300 milioni di dollari per gli stati che avevano subito l’emergenza antrace e inoltre il segretario alla sanità Tommy Thompson annunciò, assieme al presidente e amministratore delegato della Bayer Corporation Helge Wehmeier, il raggiungimento di un accordo per l’acquisto da parte delle autorità federali di ingenti quantitativi di Cipro a basso prezzo.

Lo stesso giorno, al Senato, passò finalmente il Patriot Act, con il solo voto contrario del senatore Russell Feingold, il cui ufficio era di fianco a quello di Tom Daschle.
Il membro del Congresso Ron Paul dichiarò:“A quanto ho potuto capire il disegno di legge non era stato stampato prima del voto – o almeno io non ho potuto averne una copia. Utilizzano ogni tipo di gioco o sotterfugio, tenere la Camera aperta in sessione per tutta la notte, ed il disegno di legge era molto complicato. Forse una manciata di funzionari lo ha anche realmente letto ma sostanzialmente il testo della legge non è stato reso disponibile ai membri del Congresso prima del voto”. Più tardi si scoprì che soltanto due copie della legge furono rese disponibili nelle ore prima del suo passaggio alla Camera e gran parte dei rappresentanti ammisero di aver votato il Patriot Act senza averlo letto prima." (Insight, 9/11/01)

Inizialmente venne suggerito che sia al-Qaeda o l’Iraq fossero i mandanti delle lettere all’antrace. [Observer, 14/102001; BBC, 16/10/2001; London Times, 27/10/2001].
In realtà, ulteriori indagini condussero gli investigatori a concludere che “tutto faceva pensare ad una fonte interna. Nessun indizio risultava compatibile con un’operazione di terrorismo internazionale.” [Washington Post,27/10/2001; St. Petersburg Times, 10/11/2001]

Secondo quanto scrive Tempo Medico, “Le spore di antrace circolate per posta nell'ottobre 2001 appartenevano al ceppo Ames ed erano particolarmente letali perché venivano dal cuore della scienza militare americana: erano infatti state raffinate nel laboratorio di massima sicurezza di Fort Detrick (Maryland), tanto che il vicedirettore dell'FBI Van Harp scrisse una lettera ai quarantamila scienziati dell'American Society for Microbiology, affermando: "E' molto probabile che qualcuno di voi sappia chi è il colpevole". Su questo stesso punto insistette, sul New England Journal of Medicine, anche Louise Richardson dell'Università di Cambridge: "Con la costruzione di nuovi laboratori di massima sicurezza, in cui lavoreranno centinaia di persone appositamente addestrate, aumenta anche la possibilità che qualcuno di questi scienziati abbia dei contatti con una qualche organizzazione terroristica".

Nell’agosto 2002, l’FBI fece il nome di Steven Hatfill, un ricercatore di armi batteriologiche che aveva lavorato per il governo Americano, come persona sospetta nel caso “Amerithrax”. [Associated Press, 1/8/2002; London Times, 2/8/2002]
Nonostante le approfondite indagini non verrà mai formalmente incriminato.

Il 10 gennaio 2003 Judicial Watch, un ente privato conservatore che negli Stati Uniti controlla l'apparato giudiziario denunciò il fatto che l’amministrazione Bush, nonostante la legge sulla libertà di informazione FOIA, non aveva rilasciato i documenti da loro richiesti per un’ulteriore indagine sul caso antrace.
La denuncia si basava su notizie comparse sulla stampa fin dall’ottobre 2001 che parlavano della possibilità che il personale della Casa Bianca, incluso il vicepresidente Dick Cheney e il suo staff, la sera stessa dell’11 settembre, avesse cominciato ad assumere pastiglie di Cipro, che come ricordiamo, è efficace contro l’antrace.
La giornalista Sandra Sobieraj dell’Associated Press scriveva il 23 ottobre 2001 sul Washington Post: “Come ha dichiarato un testimone, la notte dell’11 settembre lo staff medico della Casa Bianca distribuì il Cipro al personale che accompagnava il vice presidente Dick Cheney in partenza per Camp David, dicendo loro che si trattava di “misure precauzionali”. A quel tempo nessuno poteva prevedere le dimensioni del piano terroristico”.

Judicial Watch voleva sapere se era vero che la Casa Bianca era stata protetta col farmaco, mentre senatori e deputati e i lavoratori delle poste, due dei quali erano morti, non lo erano stati o avevano ricevuto il trattamento solo dopo gli attacchi. E soprattutto, in quel caso, perchè la Casa Bianca era stata protetta ben prima che la crisi antrace scoppiasse quasi un mese dopo?
Judicial Watch non ha ricevuto risposte e nessuno risulta a tutt’oggi, a cinque anni di distanza, indagato per il caso Amerithrax.

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