sabato 26 luglio 2008

Si parte

Anche i bloggers si prendono le ferie. Vado in vacanza per una settimana.
Desidero una sola cosa: riposo, seguito da buon cibo, sole, passeggiate e natura. Niente pioggia please, perchè in montagna ti vengono due marron glacés così.
Come lettura mi porto dietro qualcosa di impegnato: "Bollito misto con mostarda" di Luttazzi. Un po' di musica gaya anni 80 per la spensieratezza.
Come al solito è toccato a me, preparare le valige, anche le sue. "Sei più brava di me a farle, lo sai". Bella scusa. Gli uomini, se gli dai un dito ti prendono anche la cistifellea. Però sanno farsi perdonare, via.

Buone ferie a tutti coloro che le prendono in questo periodo. Chi continua a lavorare ha tutta la mia umana comprensione e spero si rifarà abbondantemente in Agosto.

Buone vacanze a tutti, amici! A presto.

Lameduck

venerdì 25 luglio 2008

Alle telecinco de la tarde

El Caballero impunido fa dire ai suoi TG di essere stato assolto in Spagna per l'affare Telecinco, una storia di evasione fiscale e violazione delle norme antitrust che si trascina da anni, dopo che nei giorni scorsi una sentenza della locale Cassazione ha mandato assolti otto dei dirigenti coinvolti.

Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell'Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l'affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant'è. E' come quando si confonde l'assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall'immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l'immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


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mercoledì 23 luglio 2008

Quel sacrosanto diritto di decidere della propria vita





Mi sembra doveroso accogliere anch'io l'invito a dar voce su questo blog a Paolo Ravasin ed al proprio testamento biologico affidato a questo video.
Ravasin, presidente della cellula di Treviso dell'Associazione Luca Coscioni è affetto da SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e, come già Piergiorgio Welby, si batte affinchè venga riconosciuto ai malati senza possibilità di guarigione il diritto (sacrosanto, aggiungo io) di poter decidere di rinunciare all'alimentazione forzata e ad altre forme di prolungamento artificiale dell'esistenza in vita, compresa la somministrazione di farmaci non strettamente atti a lenire il dolore. A tutto ciò insomma che si definisce ,per comodità, accanimento terapeutico.

Questo appello arriva qualche giorno dopo la sentenza che ha finalmente preso in considerazione la richiesta del padre di Eluana Englaro, costretta da sedici anni in uno stato vegetativo permanente, di poter interrompere l'alimentazione artificiale della donna, l'unica cosa che la tiene materialmente in vita, scatenando l'ira di coloro che vogliono continuare a poter decidere per gli altri quando, dove e come questi possono finalmente morire.

Non fossero bastati Ferrara con le sue bottiglie e i soliti Don Budget e Bozzo, ci si è messa per ultima pure la Carfagna a dire che la Vita deve'essere rispettata e che non è il caso di fare una legge che regolamenti le ultime volontà dei malati con una cosa come il testamento biologico. Pari opportunità per sani e malati, insomma.
Non è la Vita che interessa a questi soloni, è il mantenimento del potere sulla vita degli altri, senza il quale non sarebbero più nessuno. Chiamano in causa Dio dimenticando quanto Dio possa essere cattivo (avrei voluto usare un termine molto più crudo) nel condannare i suoi figli ad un'esistenza come quella di Piergiorgio, di Paolo o di Eluana e di migliaia di altri.
Siccome sono per la massima parte i cattolici che pensano di potersi ergere a giudici dell'esistenza altrui, giova ricordare come al Santo Padre Giovanni Paolo II sia stato concesso di rifiutare l'accanimento terapeutico negli ultimi giorni della sua malattia. "Lasciatemi andare", pare abbia detto. Sarebbe bello che fossero lasciati andare anche loro, i malati comuni, quelli senza la tiara in testa.

Mi sono chiesta in questi giorni, nel caso di Eluana, se per caso non sia colpa delle immagini che di lei vengono diffuse se ci si ostina, nel campo dei difensori a zona della Vita, a negarle il diritto ad andar via con un furibondo pressing.

Eluana in quelle foto è bellissima. Sorridente, giovane, radiosa, piena di vita. Chi mai vorrebbe "condannare a morire di fame e sete" una così bella ragazza. Ma quella Eluana non esiste più, non solo perchè ora ha sedici anni di più.
La sua condizione in neurologia si riassume con un termine terribile: coma decorticato. La corteccia, ovvero la parte di cervello che ci permette di muoverci, parlare, pensare, udire, vedere è permanentemente disconnessa dai centri più elementari sottocorticali di sopravvivenza. E' un corpo che respira e continua a vivere, ormai separato per sempre dalla mente che lo governava, solo grazie a quella che Beppino Englaro ha definito "una violenza fatta alla natura". Una condizione che comporta una grave limitazione alla dignità della persona.

"Ed ecco come vive ancora oggi Eluana: i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non ti vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l'intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto." (da La storia di Eluana Englaro di Luca Carra)

Non abbiamo immagini di quella Eluana e forse non si può chiedere alla famiglia di mostrarcele ma forse farebbero capire a coloro ai quali le parole non bastano ma che sulle cose hanno bisogno di sbatterci contro il grugno, la condizione che questa donna è costretta a vivere. Con la beffa di aver oltretutto confidato un giorno a suo padre, ancora sana e perfetta, di provare orrore a pensare di trovarsi in una situazione così. E' in nome di quella intenzione, di quel desiderio, che Beppino pensa di dover rispettare la volontà di sua figlia. Accettando oltre tutto, accordandogliela con un enorme atto d'amore, di perderla per sempre.

Piergiorgio e Paolo si sono mostrati ed immolati nella loro difficoltà, nella loro impotenza, con le loro voci metalliche che ci hanno ferito il cuore. Cosa faremmo noi nei loro panni? Potremmo volere ancora vivere, ancora un giorno, ancora un minuto, prego, disperatamente aggrappati alla vita. Oppure, potremmo desiderare solo di morire e porre fine alla sofferenza e ad una vita che non è più vita.
La nostra opinione in fondo non conta nulla, come quella dei filosofi o dei teologi anche se penso nessuno si augurerebbe di vivere da corpo inerte senza più la luce del pensiero. Io non lo vorrei.

L'unica cosa che conta è che se questi malati desiderano che tutto finisca, perdio, noi abbiamo il dovere di aiutarli a compiere fino in fondo la loro scelta.
Paolo, Piergiorgio e il babbo di Eluana si battono affinchè ognuno di noi possa decidere, volendolo, con un testamento biologico, cosa fare della propria esistenza qualora non vi fosse più speranza di guarigione o uscita da un coma depassée. Potremmo anche non scegliere, lasciar fare al destino. E' una battaglia di libertà, non di assolutismo.
Negare ai malati aiuto in nome di una cieca ortodossia ideologica, di un ottuso attaccamento al potere di vita e di morte sugli altri è non solo incivile, ma profondamente disumano.


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martedì 22 luglio 2008

Immunopresidenti acquisiti

Domanda per Angelino. Da domani, se ad una delle quattro cariche dello Stato le si grida " 'A impunito!" (variante: " 'A immunito!"), è ancora vilipendio o il reato viene depenalizzato, trattandosi di semplice constatazione di dato di fatto?


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lunedì 21 luglio 2008

Ed ora via la puzza

Come mi faceva notare l'amico Cima, in centro a Napoli la monnezza è stata rimossa ma ne è rimasta la puzza.
Pare che il problema sarà risolto facendo ricorso al classico alberello magico ma in formato super size e con le nuovissime profumazioni localizzate alla sfogliatella ed al babà.


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Genova 2001-2008

Quelli che i bravi ragazzi non vanno a far casino alle manifestazioni.
Quelli che se rimaneva a casa non gli succedeva niente.
Quelli che se l'è cercata.
Quelli che voleva uccidere il carabiniere con l'estintore.
Quelli che tanto era un delinquente.
Quelli che ne avete fatto un eroe.
Quelli che sua madre ha sfruttato la sua morte per andare in Parlamento.
Quelli che se fosse morto il carabiniere non avreste detto niente.
Quelli che oggi sarebbe meglio che stessero zitti.

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sabato 19 luglio 2008

L'uomo che sussurrava ai cassonetti

Si sa, l'importante è crederci ma, per i soliti malfidati del C.I.C.A.B. (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni Berlusconiane): allora, è vero o non è vero che la monnezza è scomparsa da Napoli? Che il percolato si è miracolosamente solidificato e ridisciolto nell'ampolla?
Ditemelo voi, amici napoletani e dei dintorni, perchè della televisione che appartiene direttamente a San Gennaro non mi fido.


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giovedì 17 luglio 2008

ON/OFF

Quando il premier se la prende con la Giustizia ed i suoi famigerati teoremi, disquisendo in termini oncologici, non si tratta di un fenomeno automatico, un riflesso patellare sollecitato dal martello di un giudice qualsiasi. Non è un'allergia generalizzata alle toghe ma solo a quelle ostili. Giova ricordarlo sempre.

Abbiamo avuto la prova in questi giorni che lo sdegno berlusconiano viene innescato con un meccanismo ON/OFF, con un interruttore che lui preme volentieri ogniqualvolta lo ritiene opportuno. Condizione fondamentale: che siano intaccati i suoi interessi personali o politici.
Appena premuto l'interruttore centrale, come dei salvavita difettosi, scattano tutti quelli dei sodali, dei soci, degli avvocati, dei giannizzeri e, per proprietà transitiva, quelli dei suoi simpatizzanti ed elettori.

Per affinità elettive, nel senso di eletti, di casta, in rari casi l'interruttore può essere premuto quando ad essere accusato ed arrestato è un esponente dell'opposizione che però si è presumibilmente macchiato di reati come corruzione, concussione e tangenti. Le affinità estorsive, per così dire.

IN/OUT. La magistratura può essere un cancro oppure no. In questi giorni gli inquirenti sono stati un cancro quando hanno arrestato Ottaviano Del Turco per tangenti ma l'interruttore è rimasto sull'OFF quando altri giudici hanno condannato a pene lievi 15 imputati su 45 per le violenze perpetrate sugli arrestati durante il G8 di Genova alla caserma di Bolzaneto, senza nemmeno definirle torture perchè il reato di tortura in Italia si sono dimenticati di inserirlo nel codice penale. In quel caso, siccome la sentenza poteva essere politicamente gradita al centrodestra, la giustizia è guarita dal cancro. Anzi, la gamba amputata è miracolosamente ricresciuta.
Basterebbe ammetterlo e ricordare agli italiani di avercela solo con i giudici ostili al proprio particulare. Invece ogni volta che l'interrruttore fa "clac" è tutta la Giustizia ad andarci di mezzo. Come oggi Gasparri che ha definito il CSM una cloaca.

Facciamo un altro esempio di indignazione a corrente alternata: la questione intercettazioni che si intreccia con quella più generale della giustizia. Quando si minaccia di rendere pubbliche le intercettazioni che riguardano il premier e le sue delicatessen al viagra, che magari configurano reati di corruzione, si progettano leggi che manderebbero i giornalisti che osassero pubblicarle in carcere nella cella di Cagliostro a San Leo, a pane e frustate.
Ancora una volta si fa credere che è nell'interesse di tutti gli italiani non essere intercettati dalla giustizia cancerosa. Ma non è sempre così. Non tutte le intercettazioni sono cattive. A volte sono come la serva, servono.

Facciamo un esempio, ormai storico. Il 20 luglio del 2006, a pagina 11, nell'anniversario dei fatti di Piazza Alimonda, il “Giornale” pubblicò il seguente articolo: “Guai con la legge e liti col padre nelle telefonate di Carlo Giuliani” .
Premesso che il telefono di casa Giuliani era stato messo sotto controllo nel 2000 per un'indagine (poi archiviata) della Guardia di Finanza per traffico di stupefacenti, l'articolo pubblicava ampi stralci di conversazioni private tra i coniugi Giuliani che, estrapolate dal loro contesto, dipingevano un ritratto talmente negativo del ragazzo da suggerire che i loro genitori non sapessero più cosa fare con lui. Il pezzo terminava con una frase agghiacciante attribuita al padre.
Intercettazioni appartenenti ad un'inchiesta archiviata, che avrebbero dovuto quindi rimanere secretate e mandate al macero come quelle famose dei fantomatici servizietti ministeriali.

L'articolo causò alla testata il seguente richiamo del garante della privacy. Molti blog ne parlarono, ne parlai anch'io nel mio ma all'elettorato di centrodestra che commentò quello che a molti parve una forma di sciacallaggio, non parve affatto uno scandalo l'aver fatto del gossip funerario molto ma molto di cattivo gusto.
E' proprio questione di interessi. Se è uno dei nostri, "clac", la magistratura ci fa orrore, la privacy è stata violata. Se è un "nemico", uno che tutto sommato ha meritato quello che gli è accaduto perchè i bravi ragazzi sarebbero rimasti a casa, che si lavino pure i panni sporchi in pubblico. E se proprio si deve, che si sciorinino.


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martedì 15 luglio 2008

Il catfight e i ministri da parte di fava

Giuro, è l'ultima volta che ne parlo perchè non se ne può più. Di fronte al Lodo Angelino cosa vuoi che sia un ipotetico lavoro di mandibole ben remunerato?
Dico l'ultima e poi su questo argomento spero calino i provvidenziali veli pietosi e magari una più robusta porta tagliafuoco. L'ultima riflessione che faccio nasce da una questione molto più generale. L'odio tra femmine.
A mo' di disclaimer, so benissimo che le donne sono capaci anche di amarsi e che non tutte sono delle carogne. Che anche gli uomini, quando vogliono, sanno essere crudeli. Fine del disclaimer.

Ho letto, tra i tanti pareri che hanno fatto esondare in questi giorni i fiumi d'inchiostro, quello che la velenosa tirata contro la Carfagna di Sabina Guzzanti in Piazza Navona sarebbe stata, oltre che un pezzo di satira, un ignobile attacco di una figlia di papà contro una povera proletaria.
Tra Pasolini e Bocca di Rosa, credo che l'interpretazione possibile del rant sia un'altra, molto meno intellettuale. In questi casi è più utile il ricorso all'etologia che alla poesia.

Che certe dichiarazioni di guerra nascano da moti geneticamente determinati lo dimostra, ad esempio, la reazione "piezz 'e core" di papà Paolo, che ha ricordato quel famoso sketch di Francesco Nuti con i Giancattivi, quello dove lui ad un certo punto diceva: "No, tu la mi' mamma tu la lasci stare, va bene!?", ripetendolo in un crescendo di esilarante comicità.
Ecco, la visione di papi ritto di fronte alla Mara che dice:" No, tu la mi' bimba tu la lasci stare..." è stata una delle più suggestive in tutto l'ambaradan di scambi velenosi tra attrici, soubrettes, avvocati, giornalisti, babbi e figli che ancora ci fa inutilmente discutere, perchè deliziosamente istintiva, geneticamente determinata.

Per rispondere all'ipotesi pasoliniana, se una donna ne colpisce un'altra non c'entra il censo ma il genere. Noi donne soffriamo di un odio congenito nei confronti le une delle altre che ci spinge a forme di violenza gratuita contro le nostre simili. E' inutile nasconderlo sotto chili di cerone, alla prima occasione viene fuori e ci deturpa il viso come la varicella e può ripresentarsi dopo anni, all'improvviso, come il fuoco di S. Antonio.
Bisognerebbe prendere la gelosia, l'invidia, il rancore e un desidero ferino di uccidere, mescolarli assieme, condirli con odio puro al 100% ed ancora non si riuscirebbe che ad ottenere una diluizione omeopatica della cattiveria di cui è capace una donna che ne prende di mira un'altra.
Il mio non è un discorso moralistico. Non mi vergogno di ammetterlo, le persone che più intensamente ho detestato e detesto sono in massima parte donne.

Gli uomini possono farci del male e noi possiamo odiarli per quello che ci hanno fatto e desiderare di farli fuori con un'unico colpo alla nuca ma l'ultraviolenza fisica e verbale, quella capace dei peggiori abomini, la tortura lenta, la riserviamo solo alle nostre simili. Funny Games, tra colleghe di lavoro ed ex-amiche, come ben sappiamo, diventa una puntata di "Heidi".

Gli uomini pensano, osservando le donne litigare, che si tratti di semplice gelosia. Che la Sabina, poniamo quest'ultimo caso di cronaca, sia gelosa della Mara perchè la seconda che ho detto è più giovane, carina (de gustibus) e sessualmente prestante.
Gli uomini non capiscono un cazzo, come al solito. Se Sabina ha parlato così di Mara, a parte la satira, è stata colpa probabilmente di un moto inconscio, non c'entra la gelosia. Altrimenti bisognerebbe pensare che Sabina vorrebbe essere al posto di Mara in certi ipotetici approcci con Berlusconi.
Gli uomini non capiscono un cazzo perchè, mentre parlano di gelosia, immaginano le due donne rotolarsi nel fango mentre si strappano i capelli e al pensiero si eccitano.
E' la sindrome del catfight, una cosa che facciamo a volte solo per compiacerli ma che in realtà non ci appartiene, perchè con la nostra odiata rivale non ci sporcheremmo i vestiti ma la lasceremmo volentieri al rottweiler a digiuno da una settimana.


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domenica 13 luglio 2008

Non c'è niente da ridere

E' stata una settimana intensa ed è difficile riassumerla in poche parole per non tediare il lettore.

Dopo averla di recente costretta ai calci di rigore, abbiamo quasi rischiato il DEFCON 2 con la Spagna, anzi con la Catalogna. Il solitamente mite Frattini ha tirato fuori gli artigli della festa quando ad un illustre catalano è sfuggita l'allusione agli affarucci del presidente che potrebbero trarre giovamento dal rumore mediatico che proviene da altri fatti di cronaca. Un'indubbia caduta di gusto nei confronti di un paese che si precipita in un altro pretendendo di condurre lui le indagini, l'autopsia e magari l'istruttoria ed il processo sostituendosi ai sicuramente incapaci inquirenti indigeni. Un paese che sta ancora a discutere su chi ha ucciso Chiara, Meredith, Simonetta Cesaroni e la contessa dell'Olgiata.

Un tribunale ha accolto la richiesta della famiglia di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 16 anni, di poter far morire in pace la ragazza interrompendone l'alimentazione forzata. Per carità, si sono scatenati i difensori della vita e i feticisti della non-vita, pronti a riempire Piazza del Duomo di Milano di "bottiglie d'acqua per Eluana" (Giuliano Ferrara).
Non è che difendono la vita. Difendono il loro potere di decidere quando farti morire.
A nessuno di loro è passato per il cervello cosa dev'essere la vita di Eluana per far desiderare a suo padre di liberarne la figlia. E non pensano nemmeno che Eluana è già morta quel giorno e sta solo aspettando che la lascino finalmente andar via.

E' morto Gianfranco Funari, definito in sede di coccodrillo "cattivo presentatore". Forse era meglio chiamarlo "presentatore cattivo". C'è una bella differenza.
Una nota curiosa. I giornali, nel rievocare la figura di Funari, hanno subito citato la sua storica imitazione fatta da Corrado Guzzanti.
Quando morì la Fallaci, su Repubblica online andò inavvertitamente in prima pagina, al posto della foto della giornalista scomparsa, quella di Sabina Guzzanti che la imitava.
E' un curioso destino essere ricordati più per la propria imitazione che per la propria persona. Quando morirà Andreotti (per carità, più tardi possibile) titoleranno: "Morto noto politico italiano imitato negli anni '70 da Alighiero Noschese".

A proposito di teatro. Se dovevamo trovare un modo per farci smettere di litigare su libertà di espressione, di satira, di rutto e avanspettacolo, siamo stati serviti. I comici si mettano pure da parte, perchè il genere teatrale dell'autunno sarà la tragedia greca.
Mentre i giullari si distraggono con le puttane del re, l'esecutivo si esercita nella brutta imitazione di un governo, facendo finta di provvedere al pubblico bisogno. Dove non riesce a fare, compensa con le bugie.

Comunica tramite una roboante cartellonistica tipo cantastorie che millanta cose che sostiene di aver fatto mescolandole con un sacco di bugie. Un esempio? "Processi più veloci contro i reati più gravi", proprio mentre pensa di interrompere i processi per pene gravi come lo stupro per un anno. A proposito, polizia, carabinieri e sistema giudiziario gridano la loro insoddisfazione per i tagli e la condizione di indigenza di uomini e mezzi nella quale sono costretti ad operare.
Oppure l'odiosa "carta annonaria prepagata" per i vecchi, per altro mai arrivata al domicilio dei vegliardi. O i 3000 militari di pattuglia nelle strade di notte. Forse non li abbiamo visti perchè dormivamo.

Sono cartelli dominati dalla figura di uno stranamente pensoso leader contastorie nel nuovo look con i capelli "alla Zed". Forse, leggendo le balle che vi sono scritte sotto nemmeno lui ha voglia di ridere. Oppure lo hanno sconsigliato i creativi: "Per carità cavaliere, se pure ride gli scriveranno sotto ma che te ridi 'a stronzo!, se ci consente".

L'autunno sarà il momento della riesumazione di Eschilo e Sofocle perchè, mentre realizza leggi ad Berlusconam, questa brutta imitazione di un governo prepara tagli mortali alla ricerca, alla scuola pubblica e soprattutto alla Sanità pubblica.
Ecco un esempio in cui l'eutanasia, in questo caso del diritto per tutti ad una sanità accessibile gratuitamente, non provoca sommovimenti intestinali ai difensori della vita.
Mentre si millanta di voler togliere ai ricchi per dare ai poveri, arriva la sorpresa: nelle regioni in decifit di bilancio perfino gli anziani, ora esenti, pagheranno il ticket per le visite e le medicine. Colpa anche di quel taglio dell'ICI che foraggiava, come tassa locale, assieme all'IRAP, la spesa sanitaria locale. Per giunta, perchè a loro piace prenderci per il culo, si preparano a colpire la sanità pubblica a pochi giorni da uno scandalo che ha mostrato quanto possa essere marcia la sanità privata. Tanto pensano già di rimandare l'introduzione della class action, così non ci saranno azioni giudiziarie che muovono dai soliti scassacabbasisi.

Avevi proprio ragione, Gianfranco. Se dura così, nu' gna 'a famo.

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sabato 12 luglio 2008

Ciò che non riusciamo proprio a vedere

C'è una curiosa sindrome neurologica che si chiama Neglect (Sindrome da eminattenzione spaziale). I pazienti che ne sono affetti in seguito ad ictus del lobulo parietale inferiore destro cerebrale, non riescono più a prestare attenzione e quindi a "vedere" la porzione sinistra del loro mondo. Anche se hanno il piatto di spaghetti pieno, ne vedono solo la parte destra e, richiesti di disegnare degli oggetti, li riproducono incompleti, mancanti della parte sinistra, come si vede nella foto. Se ci si pone alla loro sinistra sarà come se non esistessimo.

Gli italiani soffrono di una sindrome molto simile. Per tutto ciò che attiene a cose come: mafia, infiltrazione mafiosa nel tessuto connettivo dello Stato, mentalità mafiosa ed affini, siamo diventati negligenti, nel senso che non prestiamo attenzione, non vediamo proprio, di conseguenza non ce ne cale.

E' possibile che, come ho fatto notare nel post precedente, vi siano tutti i sintomi della vittoria della piovra sullo Stato e nessuno che se ne indigni?

Se guardi una fiction di vent'anni fa e ti rendi conto che i cattivi di allora ragionano come alcuni dei nostri governanti, per giunta baciati dal consenso popolare, non dovremmo tutti avere qualcosa da dire?
Non mi pare che l'argomento abbia sortito una grande discussione. Nemmeno l'aver condito il post con un po' di figa, è servito.

Riformulo quindi la domanda: a voi non preoccupa che alcuni dei più autorevoli esponenti della classe politica dirigente ragionino come i mafiosi dei film? Non vi fa rabbrividire il fatto che la mentalità mafiosa che vuole ostacolare in ogni modo la giustizia non riesca più ad essere riconosciuta come tale (cioè come mafiosa) e diventi normalità?





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giovedì 10 luglio 2008

OctoPussy

In queste calde serate estive mi sto riguardando "La Piovra" in DVD.
Nella prima serie, che ho appena finito, il commissario Cattani combatte contro un'agguerrita ma circoscritta cosca locale. Palazzinari, immobiliaristi, notabili, banchieri, spacciatori, coalizzati nel grande affare del riciclaggio del denaro sporco. E' una realtà ancora prettamente siciliana, una mafia d'altri tempi, che però ha già i suoi uomini piazzati nelle modeste tv locali.
C'è un oscuro personaggio, tale Laudeo, che si aggira per i salotti della borghesia mafiosa o fiancheggiatrice la malavita, reclutando personalità di spicco e offrendo loro la coalizione in un grande progetto per l'Italia. I riferimenti alla P2 sono palesi e, alla luce dei fatti storici successivi, il tutto suona tristemente beffardo. La vita che ha imitato l'arte.

Cattani spinge la sua indagine fino al punto di poter sgominare l'intreccio affaristico mafioso ma viene fermato da un odioso ricatto. Gli rapiscono la figlia e per riaverla viva dovrà non solo fermare le sue indagini ma rinnegarle e comportarsi lui stesso come un delinquente. Alla mafia non basta fermare il poliziotto che ha osato sfidarla ma vuole umiliarlo, annientarlo.

Nelle serie successive Cattani incontra personaggi della nuova mafia, con appoggi e coperture sempre più alte, sempre meno siciliane e più continentali e internazionali. Già la terza delle dieci serie è ambientata a Milano nei salotti dell'alta finanza, dominati da Tano Cariddi, un caruso dai capelli impomatati che ha fatto fortuna dal niente, con costanza e determinazione criminale.

Vedere "La Piovra" oggi, a ventiquattro anni dalla prima serie, fa uno strano effetto. E' come tornare indietro nel tempo, vedere in embrione ciò che l'Italia è poi diventata e rendersi conto di non poter fare nulla per fermare il corso degli eventi, l'autodistruzione, di non poter soffocare quel mostro nella culla e poi svegliarsi e rendersi conto con sollievo di avere solo sognato. Ciò che i notabili della "organizzazione" hanno in mente di fare per l'Italia nella fiction sappiamo che si è avverato nella realtà e che forse è peggio di quanto potessimo immaginare. La cosa è agghiacciante e vagamente disperante. L'opposizione è stata sequestrata e il suo leader fa tutto ciò che gli chiedono di fare.

Quando uscì "La Piovra" tutti gli italiani solidarizzarono con il tutore della legge. Cattani divenne nel 1984 un indiscusso eroe popolare. Siamo sicuri che oggi un sondaggio non stabilirebbe che si tratta di un pericoloso comunista?
Dal sito di Remo Girone, leggo:
"La sua popolarità si afferma a livello internazionale con la partecipazione alla fortunata serie televisiva La Piovra, di cui diventa personaggio fisso, dalla terza (1987) alla decima (2000) serie, nel celebre ruolo di Tano Cariddi.

Ma Silvio Berlusconi esce allo scoperto e accusa il serial di fare cattiva pubblicità alla Sicilia. Lo segue a ruota Zeffirelli, allora senatore di Fi.
L’ultima polemica è legata a un’intervista di Girone. L’attore ha replicato: «L'impegno della "Piovra" è sempre stato civile ma abbiamo continuamente subito una serie di attacchi di ogni tipo, soprattutto dalle destre, e in particolare da Berlusconi e Zeffirelli. Quando si fa una fiction sulla mafia sembra che i mafiosi siamo noi. Noi realizziamo invece una serie su un fenomeno che obiettivamente esiste e non si può far finta che non esista. Nella stessa intervista ho detto che La Piovra difende tutti i giudici che fanno onestamente il loro lavoro, compreso Borsellino che non mi pare fosse di sinistra». Quanto alla strumentalizzazione elettorale «a prodotto ultimato - dice Stefano Munafò, capo di Rai Fiction - con il direttore generale, Celli, e di Raidue, Freccero, esamineremo "La Piovra 10" e se dovessimo ritenerla causa di turbamento della campagna elettorale ne sposteremo la programmazione, ma di politica nella storia ce ne è davvero poca. E’ la chiusura del vecchio ciclo».
Dopo questo scandalo la TV russa ha rifuitato di mostrare 5-10 serie di "La piovra".
Ciò che comunque la fiction non è riuscita ad immaginare allora è come il potere che se la prende con la legge invece che con i delinquenti si sarebbe esaltato nel postribolare, nel godereccio e del pecoreccio. Non si poteva immaginare a quale livello di puttanaio (in tutti i sensi) ci saremmo ridotti.
C'è troppa serietà nel mondo della "Piovra" televisiva, un'atmosfera troppo austera, quasi funerea nella figura del cattivo. Bastava solo immaginare un Tano che racconta le barzellette sconce e tocca il culo alla segretaria per avere un'idea veramente profetica del futuro.

Per tirarci un po' su, vi lascio con un'immagine della posizione della Piovra, che ben si adatta al gioco di parole del titolo e a questo paese che è diventato una grande società dei magnaccioni.

Peccato. Se in Italia vi fosse stata una zona desertica vi avrebbero costruito una città e l'avrebbero chiamata Las Figas.


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mercoledì 9 luglio 2008

Più lo insultano più lo ricaricano

Una delle accuse più frequenti dei berlusconiani nei confronti degli antiberlusconiani è che, con le loro invettive, questi ultimi non fanno che far affluire più voti e consensi a Berlusconi. Più lo insultano più lo ricaricano, insomma. Penso che purtroppo, dopo ieri sera, questa si confermi come una tragica verità.

Una buona comunicazione politica la si giudica dagli effetti che produce. Ebbene, bastava ascoltare stasera il più seguito telegiornale per accorgersi che quello che doveva essere il banchetto per festeggiare la rinascita di un'opposizione a Berlusconi è stato rovinato da un'impepata di cozze al vibrione che ci ha mandato tutti all'ospedale.
Il Potere oggi è più forte perchè gli è stato concesso di autorilegittimarsi. Un bonus, una megaricarica inaspettata al Vaticano che, non a caso, entra con il piede a martello sul caso Eluana Englaro; un'altra alle "alte cariche dello Stato", tra le quali è stata assimilata honoris causa anche la ministra chiacchierata; per non parlare di Berlusconi che ha risposto dal Giappone con inusitata misura, con signorilità quasi britannica. Mancava solo che dicesse: "trovo questi pettegolezzi estremamente disdicevoli, poffarbacco".

Le vie della comunicazione dell'opposizione italiana sono misteriose.
Ci lamentiamo della volgarità dell'avversario e mandiamo sul palco per reazione l'indemoniata dell'Esorcista, (ricordate? "Tua madre fa pompini all'Inferno, Karras!") . In psicoanalisi si chiamerebbe "identificazione con l'aggressore".
E' stato un bene che la trasmissione fosse visibile solo su Sky, altrimenti l'effetto Caporetto sarebbe stato ancor più disastroso. Una Beresina.

E' inutile pretendere di affrontare argomenti seri quando sappiamo bene che l'unico messaggio che passerà saranno i pompini, gli uccelli e i diavoli attivi. E' inutile anche se abbiamo detto cose vere e condivisibili (verissimo che Pertini non avrebbe mai firmato il lodo Alfano e le altre leggi vergogna) .
E' come con le manifestazioni contro il G8 e la globalizzazione. Potrebbe esserci anche Gesù Cristo tra i manifestanti ma i media parleranno solo dei black-bloc e di quelli che sfasciano le vetrine.
Dal punto di vista della comunicazione, la piazzata di ieri sera è stata un'altra Diaz, solo che questa volta le manganellate ce le siamo date da soli. Con Veltroni che ci teneva fermi e oggi passa a raccattare cadaveri pensando a quanto può vendere le casse da morto.

Non gli par vero ai lecchini del potere di scandalizzarsi all'unisono con il padrone. E' come l'orgasmo simultaneo, un'esperienza unica.

Condivido questo articolo di Curzio Maltese.

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martedì 8 luglio 2008

Libro e Moschino

Sono contenta che il primo e più grave problema della scuola italiana, individuato dalla ministrina dalla penna azzurra, sia il grembiule per coprire le vergogne economiche.

Premetto che non sopporto le ragazzine con i jeans modello Aretino Pietro: giropelo davanti e sorriso verticale di dietro. Così come le loro controparti maschili con i pantaloni con il cavallo stramazzato a terra e i capelli stile alta tensione. Sono ridicoli, intruppati e omologati esattamente come lo eravamo noi con i pantaloni a zampa d'elefante, la camiciona hippy e lo zatterone.

Però, che da questi estremi modaioli si torni indietro al grembiule mi pare demenziale. Non ho parole. Soprattutto con le motivazioni addotte da Donna Gelmini.
Il grembiule, udite udite, eliminerebbe le differenze sociali, eviterebbe ai pargoli orribili traumi a causa del confronto con i compagnucci con la maglietta firmata e, soprattutto, impedirebbe agli insegnanti di giudicare gli alunni secondo il censo.
Cioè, secondo la ministra, i maestri non ti valuterebbero (ohibò) in base a quanto hai studiato: la verità è che essi controllano l'etichetta dei jeans, fanno una botta di conti sul reddito complessivo familiare e ne traggono le debite conseguenze. Non ci viene detto se in positivo o negativo e se, per caso, nella valutazione, non giochino anche le famose antipatie a pelle. Magari, celando i preziosi indumenti sotto il grembiule, si vogliono al contrario proteggere i cuccioli di ricco dall'invidia comunista dell'impubere plebaglia? Chissà?

Io ricordo che mi sentii veramente uguale ai miei compagni di scuola il giorno che non dovetti più indossare il grembiule.
Nella mia classe, alle elementari, eravamo tutte femmine, delle più varie estrazioni sociali e tutte con il grembiule bianco e il fiocco blu. Sapete come si distinguevano le ricche dalle povere? Proprio dal grembiule.
Avevo una manciata di compagne ricche, si chiamavano Flavia, Marina, Daniela, Mirella, Paola e Antonella. Non erano parenti, nemmeno si frequentavano più di tanto fuori dalla scuola, non si erano messe d'accordo, eppure erano tutte contraddistinte dagli stessi grembiuli di puro cotone, sempre impeccabilimente candidi, usciti non dal grande magazzino ma dalla costosa merceria del centro.
Il grembiule haute-couture era completato da un sottile ed elegante cravattino di nastro gros-grain blu che quelle ancora più ricche tra le ricche fermavano con uno spillino d'oro.
Noi maggioranza di alunne avevamo invece grembiuli dell'Upim in poliestere con fioccone di nailon azzurro.

Nella mia classe c'era anche una ragazza del sud figlia di emigranti, poverissima, si chiamava Cira. A lei il grembiule era stato donato per misericordia dalle Dame di S. Vincenzo e si vedeva, visto che era vistosamente fuori misura, con le maniche troppo lunghe che la impicciavano. La ricordo mentre ci smaniava dentro come fosse stata una camicia di forza. Tutta la mattina tormentava il fiocco, che a mezzogiorno era ridotto in condizioni pietose.
Come dire che, se non si riesce a nascondere la ricchezza con un grembiule, con la miseria è ancora più difficile.


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lunedì 7 luglio 2008

Prossimamente sui nostri schermi?

Ripetete con me. Non ci dobbiamo preoccupare. E' tutto sotto controllo. La democrazia e la libertà di espressione non sono a rischio.

Update delle 23,30 - Mentecritica, che oggi pomeriggio si era auto-oscurata per solidarietà con il blogger mattacchione che si era inventato la finta intercettazione, è tornata online. Il detto blogger ora dice che non si è trattato di oscuramento ma di server andato in para per eccesso di banda. Tiriamo fuori i tarallucci ed il vino?
A parte che forse bisognerebbe gridare al lupo quando uno straccio di lupo intorno all'ovile c'è, altrimenti alla prossima censura vera non ci crede nessuno, rimangono alcuni fatti che devono farci mantenere le antenne ben alzate:
1) Dagospia ha fatto una figura di merda e, non a caso, titola di merda e ventilatori. Quando si dice l'inconscio.
2) Il pool di avvocati da guardia ha cominciato subito a ringhiare e a minacciare querele a destra e a manca. Come dire, nun ce provate che se stavolta non vi abbiamo oscurato veramente lo faremo la prossima volta.
3) I giornali non si sono affatto scandalizzati del fatto che per un pezzo di satira un sito web potesse essere stato oscurato. Non hanno fatto manco un plissée, anzi hanno raccontato compiaciuti delle abbaiate degli avvocati da caccia. Tradotto in parole povere: se oscureranno i blog perchè fanno satira sgradita al regime, non contate sul nostro appoggio.

Per questi motivi e in attesa di ulteriori sviluppi, magari di un post chiarificatore di JP, è giusto parlare comunque della vicenda e tenere gli occhi aperti.

Update 8 luglio - Il sito di JP è tornato online ma si teme che vi saranno comunque delle conseguenze legali per quanto scritto sul pezzo di satira visto che la polizia postale ha confermato il sequestro. Continuiamo a parlarne aspettando di capirci qualcosa di più.


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sabato 5 luglio 2008

Rialzati, Mara!

Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest'estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l'osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l'impegno a mantenerla anche quando le grazie che l'avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell'una e dell'altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s'intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un'altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell'aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c'è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l'altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E' la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni '80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.




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giovedì 3 luglio 2008

Ne uccide più la spada che la penna

Che farà la sposa? Per un semplice complimento da Supertelepappone-mao a due bonazze, tra le quali "quella là", ricordate, prese carta e penna e urlò il suo disgusto per il vecchio satiro a mezzo stampa. Lui fece il pentito pucci-pucci-cippalippa ma lei partì per un lungo viaggio, speriamo ben accompagnata.

Ora le cose stanno diventando ancora più pesanti, oh se lo stanno diventando, con Novella 2000 che è improvvisamente diventato un giornale serio rispetto al resto della stampa che discetta giornalmente di cosucce come pompini e che non riesce più ad attizzare le lettrici sotto extensions nemmeno con l'erezione di Fini, della quale,"diciamolo", non frega niente a nessuno.

Ragazzi, tutto ciò è spregevolmente sadico e anticristiano ma chi se ne fotte.
Sembra che anche i sanpietrini per strada sappiano chi è la Lewinski de noantri, eppure si respira un'aria da partenza di gran premio, con i motori che rombano sulla pista, aspettando il semaforo verde e la staccata di frizione, il via alla grande corsa allo sputtanamento integrale e al disvelamento della svergognata che, tra parentesi e sempre secondo i giornali seri, parrebbe essere una nostra stipendiata, mia e vostra, da € 15.269,72 circa al mese.
Una nota candidata belga promise 40.000 pompini da praticare agli elettori se fosse stata eletta. Altre realtà.

Hanno ragione, il gossip ammorba il clima politico quando riguarda loro. Chissà se da nonni racconteremo ai nostri nipotini davanti al caminetto la favola del nano che scivolò sulla banana e finì inghiottito da Gola Profonda. E' estate, tempo di stelle cadenti e desideri da esprimere. Filippo, facci sognare.

Ma torniamo alla mia simpatia, alla Sposa. Che farà se scoppia il barabum?
Io mi sbaglierò ma la sua vendetta sarà tremenda, come solo le spose per troppo tempo tranquille e silenziose sanno vendicarsi. Il suo silenzio, per l'appunto, terrorizza il fedifrago, dicono, e ne ha ben donde. Dove non poterono le toghe rosse potrebbero i matrimonialisti, che stanno già affilando le parcelle.
Segnalata tempo fa in Thailandia, la Sposa potrebbe benissimo essere in questo momento a scuola da Pai Mei, ad imparare non solo ad uscire dalle gabbie dorate spaccandole con le nocche ma impratichendosi nel colpo mortale denominato "l'esplosione del governo con cinque colpi di gnocca".


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mercoledì 2 luglio 2008

Monnezzilla contro Megaloman

Amici napoletani e non, fatevi un nodo al fazzoletto e segnatevi questa data: 31 luglio 2008.
Lui ha ridetto che entro e non oltre la fine di luglio la monnezza sparirà da Napoli. Proprio così.
L'11 giugno scorso aveva detto: "Il termovalorizzatore di Acerra sarà completamente in funzione ad aprile" e nelle strade della Campania "entro luglio non ci saranno più rifiuti".
Dev'essere proprio vero anche se, da quella malfidata che sono, temo intendesse il prossimo aprile ed il luglio di chissà quale anno. Detto in quei termini potrà sempre giustificarsi: "mi avete frainteso, intendevo luglio 2042".
Sono malfidata, lo ripeto, e invece Lui ce la farà di sicuro. Fiamma di monnezzopoli!

(Guarda Monnezzilla in tutto il suo mostruoso splendore: versione 1 e versione 2)


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martedì 1 luglio 2008

Consegne straordinarie

Uomini spediti come pacchi postali in giro per il mondo e da una prigione segreta all'altra, con una preferenza per i paesi dove la tortura viene applicata sistematicamente senza tanti problemi. Ad esempio i paesi arabi "amici", disposti a fare il lavoro sporco per conto terzi ma non solo, anche paesi europei volonterosi fiancheggiatori, disposti a mettere a disposizione uomini, mezzi e servizi per coprire il rapimento di presunti terroristi e la loro deportazione verso destinazione ignota.

Il più recente esempio di blackout del diritto internazionale ed il più praticato in totale spregio della legalità, si chiama extraordinary rendition, consegna straordinaria, una delle armi improprie adottate dal governo degli Stati Uniti contro il cosiddetto "terrorismo internazionale", dopo l'11 settembre.

La cosa tragica è che nel mucchio degli uomini-pacco cadono troppo spesso innocenti, come Mohamed. Colpevoli di essere di origine mediorientale o forniti di passaporto-canaglia; destinati a sparire quando va bene per mesi e quando va male per anni. Senza un processo, senza l'assistenza di un legale. Torturati per mesi con modalità disumane. Se liberati, rovinati per sempre nel fisico e nello spirito.
Quando si dice emergenza democratica in Italia e di sabati passati con gli avvocati.
A proposito di Italia, il caso Abu Omar, che ha messo a soqquadro i nostri servizi segreti e inguaiato una mappata di giornalisti e spioni vari grazie all'opera dei magistrati inquirenti, rappresenta il nostro personale momento di vergogna nazionale, oltretutto squisitamente bipartisan. Quando la Mamma chiama, non importa di che colore è il governo, l'importante è che prenda il topo. O il capro espiatorio.

Gli uomini che sono rinchiusi da sette anni a Guantanamo, la maggioranza dei quali ancora in attesa di un processo che non sia una farsa, furono catturati grazie alle rendition.
Alcuni di loro sono riusciti a far conoscere la loro storia alla stampa grazie alla perseveranza dei loro famigliari, disperati di non poter far nulla contro il Grande Moloch che deve giustificare, con atti brutali ed eclatanti, la famigerata guerra al terrorismo.
Se abbiamo saputo dei retroscena delle rendition lo dobbiamo però anche a quella parte di opinione pubblica americana formata da politici, giornalisti, militari e società civile che giustamente si indigna di fronte a questa licenza di torturare ed uccidere pretesa dalla CIA e praticata in tutto il mondo. Con i capobastone della Casa Bianca, Bush e Condoleezza in testa, pronti a fare giurin giuretto che " loro i prigionieri non li hanno mai torturati".

La trama di "Rendition", un bel film di Gavin Hood interpretato da Jake Gyllenhaal e Reese Witherspoon che ho visto di recente, si basa su una di queste storie. Negli extra del dvd vi è un documentario che racconta alcune delle storie vere di vittime delle deportazioni.

Di extraordinary rendition si è occupato anche, in commisisone europea Claudio Fava, qui intervistato da Pietro Ricca.



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