mercoledì 6 marzo 2019

Eh, ma Faye è di destra!

courtesy @boschbot 

"Sotto l'aeroporto di Francoforte, sepolto nello spessore del cemento, da qualche parte tra il parking e il business center sotterraneo, è stato costruito un night club. Sotto l'aeroporto di Johannesburg, c'è un night esattamente uguale. A Oslo, ancora lo stesso. Idem a Tokyo e a Chicago. Ben presto, a Nairobi, Atene, Roma, Rio de Janeiro... In questo stesso night club, si sente ovunque la stessa musica, suonata sugli stessi giradischi, scientificamente selezionata dagli stessi music marketers. Risaliamo in superficie: nelle grandi città mondiali e progressivamente nelle province e campagne attigue, il paesaggio si trasforma. Il viaggiatore planetario è sempre meno spaesato: ritrova dappertutto gli stessi blocchi di vetro e di acciaio. La gente è vestita con gli stessi jeans, con gli stessi anorak. Le stesse auto solcano le stesse strade costellate dagli stessi shopping centers, in cui si trovano approssimativamente gli stessi prodotti.
Nelle cellule abitative individuali, siete accolti dalla televisione. Evidentemente le trasmissioni in certa misura cambiano, di città mondiale in città mondiale. Ma presto il programma «Time-Life», diffuso tramite satelliti geostazionari, unificherà tutto ciò. Seduto davanti al video qualcuno legge un giornale. No, in realtà non legge. Si limita a guardare le figure di un fumetto. È Mickey Mouse. Egli chiude la rivista, vi guarda: è giapponese, norvegese, italiano o francese. Non ha importanza. Vi spiega, con voce mielata, in basic english, con un accento senza provenienza, che è di nazionalità occidentale e che ricerca la felicità. Ha due figli, un maschio e una femmina. Questi, da parte loro, hanno l'aria di annoiarsi terribilmente. La ragazza canticchia slogan pubblicitari. Il figlio, un po' inebetito, tamburella su di un football elettronico.
Uscite dalla cellula; attraversate il praticello (ne avete visto uno identico, ieri, attorno alla stessa abitazione, a diecimila chilometri da qui). Salite nella Toyota che avete preso in affitto (ieri ne avevate una uguale). Accendete la radio: trasmette musica. La stessa del night-club. La vostra memoria, macchina meravigliosa, ha adesso rammentato ogni nota. La musica s'interrompe: slogan pubblicitario. Toh, è lo stesso di poc'anzi; ma è anche lo stesso dell'altro ieri, quando, in un "Holiday Inn", avevate acceso la televisione di camera vostra. Ma, di fatto, cosa dice la réclame? Si tratta di un libro. Il titolo vi ricorda qualcosa: una storia d'amore che si svolge durante una catastrofe. Riflettete, pochi secondi al massimo; ma i vostri neuroni non hanno bisogno di funzionare, giacché siete proprio appena passati davanti ad un cinema, la cui insegna reca esattamente lo stesso titolo del libro. Ci siamo: le immagini delle locandine hanno stimolato il vostro cervello: questo film l'avete visto, quattro giorni fa, molto lontano da qui, a ... per farla breve, in un'altra città, in un altro paese, il che non ha dopotutto molta importanza. Ma di che cosa parlava il film? E stupido non ricordarsene: vi torna ora in mente che l'avete visto una seconda volta sull'aereo che vi ha portato qui. Poco importa: era un film americano che raccontava grosso modo una storia d'amore e di catastrofe, esattamente ciò che ha detto la pubblicità.
D'altronde, la musica della pubblicità — questo ve lo ricordate —è la stessa che ritmava il film, evidentemente, la stessa della discoteca, l'altra sera a ..., poco importa. Istruttivo, questo giro del mondo che vi ha pagato la vostra società, la X.X.X. & Co., per visitare i suoi clienti sparsi per il mondo.
Potreste risvegliarvi; tutto questo potrebbe essere un incubo; ma ha già smesso di essere un sogno. In Africa le ultime comunità tribali sono in via di estinzione. In America latina, nelle favelas prodotte dall'ordine mercantilistico occidentale, i giovani dimenticano a tutta velocità la cultura ancestrale. Nelle campagne europee, le balere assomigliano sempre più ai locali della Rive Gauche. Ma voi non siete reazionari. Le contadinelle infiocchettate e le rudi parlate locali non sono eterne. Bisogna stare dalla parte del mondo moderno. Ma quale mondo moderno? Dov'è finita la modernità? I sogni futuristi sono svaniti. La televisione, la sicurezza sociale, i diritti dell'uomo, l'imbottigliamento sulla deviazione A86, le false travi in formica, il mini-stereo a credito, è dunque questo il mondo moderno? Abbiamo smesso di voler andare sulla luna. Se avete la fortuna di non essere disoccupato, tutto attorno a voi trasuda comfort. Il comfort... è confortevole evidentemente, ma non è esaltante. Questo mondo moderno, non lo trovate un po' noioso? Ma per distrarvi c'è sempre il cinema e la televisione. Qui, diventa appassionante il mondo moderno. La tecnica dà tutta la misura di sé; partiamo all'avventura nei pianeti con gli incrociatori dello spazio. Ma sapete bene che tutto ciò non esiste, che tutto ciò non è che un simulacro. Sì, è proprio così, voi vivete nel simulacro. Simulacro della felicità, dell'avventura, dell'amore, della violenza, della religione.
Una cosa almeno è rassicurante: avete la vostra personalità, un po' narcisistica forse, ma se la depressione nervosa è in agguato, uno psichiatra vi aiuterà a riscoprire il vostro io. Se il vostro alloggio e il vostro abbigliamento assomigliano a quelli del vicino, il vostro spirito almeno, quanto ad esso, non assomiglia a quello di nessun altro. E poi siete rispettati. Siete liberi. Il vostro vicino lo è altrettanto, del resto. Il suo io è «rispettato», come i milioni di piccoli «io» di tutti gli Occidentali, vostri vicini e fratelli, che non hanno beninteso niente a che vedere col vostro.
Certo, avete gli stessi gusti musicali dai vicini: comprate tutti le stesse musicassette. Certo, temono tutti, come voi, l'esaurimento nervoso... o il cancro. Si appassionano tutti, come voi, alle venti e trenta, allo stesso sceneggiato. Ma il senso che voi date alla vostra esistenza non è, esso, profondamente originale? Originale?" (fonte)

Mi scuso per la lunghissima citazione ma era necessaria. Vengo subito al dunque. Secondo voi quando è stato scritto questo testo? Non ho voglia di lanciare indovinelli e quindi svelerò immediatamente l'arcano. Questo brano, prologo de "Le système à tuer les peuples" di Guillaume Faye, ed. Copernic, Paris,  fu pubblicato per la prima volta nel 1981. Quanto fa, trentotto anni, giusto?
Incredibile! Profetico!  No, ragazzi. Di esempi così ce ne sono scaffali pieni, nelle librerie dei libri nascosti, quelli che ti tocca per forza comperare sull'Amazonbrutto perché l'egemonia culturale, secondo la quale se qualcuno dice una cosa giusta, prima di condividerla bisogna verificare con la prova del DNA che l'autore sia dei nostri, preferisce che tu legga o niente o le tonnellate di letteratura che pure gli ombrelloni oramai schifano e l'inutile distesa di autobiografie di VIP scritti dai "negri" (ghostwriters, se siete buonaioli e timorati del dio PolCor) e saggi di cosiddetta attualità firmati dai gerarchi del regime o dai pennivendoli da salotto. 

Mi ero per altro già occupata di Faye in questo post dove presentavo un suo scritto sull'imperativo del métissage, come dice Sarkozy, e in questo "Il sistema per uccidere i popoli" (ed. italiana AGA) viene confermata la sua capacità di leggere nei primissimi anni ottanta il futuro del nuovo millennio nei segnali da esso disseminati nel presente d'allora. 
Preveggenza? No, semplice consapevolezza che, al contrario di quel che credono da sempre i progressisti,  il progresso non  è necessariamente positivo e può perfino divenire catastrofico. 
C'è da capire come mai questa deriva catastrofica sia stata negletta dalla cultura dominante progressista accecata dal sol rotante dell'avvenire e intossicata dall'oppio del Potere, altro che oppio dei popoli.

A parte Pasolini e la sua ancor precedente intuizione concettuale sull'omologazione, non mi risulta che la preoccupazione per un futuro di homunculus regrediti alla primitività consumistica ed alienata in nome dell'uguaglianza di sostanza e non di opportunità e comprata con la moneta del diritto cosmetico di cartapesta, fosse negli anni 80 molto diffusa nella curva dove sedevamo noi tifosi partegiustisti. I piddini di allora, insomma, e Dio solo sa quanto mi costi dirlo. 
Basti pensare a cosa facevamo noi in quegli anni ottanta mentre altri stavano già capendo dove sarebbe andato a rotolare il mondo, ossia al frontale contro sé stesso in fondo alla pista ben oliata dal laissez faire culturale, utile paravento di quello economico. 
Certi che la nostra squadra del cuore non ci avrebbe mai delusi compravamo e leggevamo La Repubblica, l'Espresso, Cuore, il Manifesto, assorbendo come spugne il Verbo che già allora propagandava il meraviglioso mondo delle Amélie multiculturali (in realtà monoculturali, one size fits all). Ci preparavamo come buoni soldatini a combattere il reaganismo e l'imperialismo americano, sempre pronti a piagnucolare sul più subdolo inno pacifista di tutti i tempi, quella "Imagine" di John Lennon,  che recitava: " Spero che un giorno vi unirete a noi ed il mondo sarà come un’unica entità." L'esattore inviato a riscuotere di fronte al Dakota Building avrebbe dovuto in seguito insospettirci.
Di lì a poco il berlusconismo, creato in funzione dell'antiberlusconismo,  ci avrebbe tenuti ben ben distanti dal vero terreno di gioco, quello dove si preparava, passo dopo passo, la demolizione controllata dell'Italia nel quadro della liquidazione dell'intero mondo, a cura della Premiata Ditta Utili Idioti. 
Ma quanto siamo stati coglioni a non aver mai avuto un dubbio fino a quando il mondo non ha cominciato a scricchiolare e ad aprircisi sotto i piedi? Anche l'hamburger dallo stesso identico sapore a Monaco come a Singapore avrebbe dovuto configurarsi come sintomo patognomonico. Invece niente. Mettere il discussione John Lennon sarebbe stato impensabile.
E nemmeno adesso, in mezzo alle macerie fumanti, loro, nemmeno con mezzo occhio ormai aperto, si ricredono. Mi par di vederli, con quel loro trasalir pallido e assorto, e di sentirli, in un ultimo spasimo: "Eh, ma Faye è di destra."


10 commenti:

  1. Che poi se c'è qualcosa di mortalmente noioso è il Paradiso, dove tutti sono omologati nella contemplazione, a diverse distanze, della Luce di Dio. E in effetti in Dante è il libro più indigeribile. Il benessere diffuso, ma indifferenziato, se non nella quantità di esso, è la tomba della Storia e dell'Uomo. È strano che "La fuga di Logan", "Zardoz", Il Mondo di Jonas" "Equlibrium" e altri esempi di società future lobotomizzate, che pur sono presentate come il Male da combattere, non facciano pensare gli spettatori.
    Grazie di avermi fatto scoprire Faye (ero de sinistra, quindi...).

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    1. Io invece, venendo da "destra", lo conosco, l'ho digerito ed ho anche rigettato le sue menate europeiste, peggiori persino di quelle di Locchi o de Benoist (l'unico dei tre ad onor del vero con un minimo di sale in zucca).

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  2. "Ma quanto siamo stati coglioni a non aver mai avuto un dubbio fino a quando il mondo non ha cominciato a scricchiolare e ad aprircisi sotto i piedi?" Cara Barbara, è la terribile e frustrante domanda che mi pongo ogni sera prima di dormire. Poi guardo verso la camera di mia figlia e le chiedo scusa, in silenzio. Ci credevamo ganzi, eravamo dei bischeri. Leggerò Faye. Buone cose

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  3. E leggete anche Locchi, il suo maestro, ne "Il male americano". Illuminante.

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  4. Complimenti, Signora, bello e coraggioso :)

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  5. Entanglement.

    https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/guillaume-faye-morto-107319/

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  6. Le solite quatto fesserie nazifasciste; le solite quattro banalità che ci assillano da secoli. Farfugliamenti sul meticciato, quando siamo meticci da tempo immemorabile.

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  7. E figlia figlia, non voglio che tu sia felice, ma sempre contro, finché ti Lasciano la voce.

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  8. Spiace vedere imbecilli, imbelli, che si credono Giusti. Anche gli angeli, la giustizia hanno da millenni impugnato la spada. La mano destra serve prima di tutto a quello.

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  9. Scusa ma il trabiccolo non mi identifica, son Renato Unti.

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