Visualizzazione post con etichetta elsa fornero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elsa fornero. Mostra tutti i post

martedì 28 agosto 2012

NINJAS


In quel tempo, Elsa Fornero disse ai suoi alunni:
«Vedo con piacere che Bonanni cita spesso la Germania, ma lì i salari non aumentano con l’età dei lavoratori, seguono l’andamento della produttività. E va da sé che una persona anziana produca meno di un giovane. Da noi, invece, la curva salariale è crescente. E così le imprese si ritrovano anziani che costano troppo, di cui vogliono disfarsi, e penalizzano i giovani. Vogliamo riflettere su questo?».
Va bene, riflettiamo, Madamin Fornero, ma prima mi chiarisca alcuni concetti, che voglio capire bene. 
Prima di tutto: per anzianità intende anzianità di servizio o anzianità anagrafica? Perché anzianità di servizio significa, di solito, lavoratore che ha maturato esperienza e che può essere quindi più produttivo, in senso generale e riferendosi alla qualità del lavoro svolto, di un giovane alle prime armi. Questo nel nostro universo, non so nel suo.
Se intende anzianità anagrafica, è stata lei a costringere i lavoratori a continuare a lavorare fino ad oltre i sessant'anni, con la sua riforma strappalacrime, se non sbaglio. 

Secondo. Mi spieghi di quale produttività sta parlando, discriminando come fa tra lavoratori giovani e anziani. Se parliamo di polluzioni notturne, erezioni mattutine e mantenimento dell'erezione piena senza ausilio di sildenafil citrato (visto che ora è obbligatorio indicare il principio attivo), sicuramente i giovani sono più produttivi, non c'è dubbio. 
Se parliamo di lavoro, dobbiamo specificare di quale lavoro si tratti. Perché non tutti i lavori sono uguali, nel senso che solo per alcuni è richiesta espressamente vigoria giovanile.
Penso, ad esempio, ai lavori intellettuali che sono proprio quelli per i quali più spesso gli "anziani" guadagnano di più perché hanno mansioni più importanti a causa dell'esperienza maturata. Si chiama scatto di carriera. Diamine, lei che è prof dovrebbe saperlo. 

Temo che lei si riferisca quindi solo alla produttività del lavoro manuale, quello di fabbrica o quel che ne resta, vista la progressiva deindustrializzazione del nostro paese che perseguite nei fatti. 
Per fare un esempio di primato di produttività nei giovani, seguendo la sua ragionamenta, potrei pensare ai campi di pomodori nel sud dove essere giovane, negro e muscoloso, può permetterti di far guadagnare di più il caporale.
Oppure mi vengono in mente quelle orrende catene di montaggio dei macelli americani dove si preparano i mac burger e dove, se non hai tempi di reazione da paura - più che da giovani umani, da cobra - e bisogna fare in fretta perché il tempo è denaro, sotto il tritacarne puoi lasciarci un braccio, oppure la sacca intestinale con il suo contenuto di merda bovina, che tu non sei riuscita a lavorare in tempo e a svuotare, finisce diritta nel Big Mac. Spero non stia cenando da McDonald's in questo momento.
Ecco, se pensiamo a questi atroci residuati di fabbrica lager, i giovani possono essere più produttivi perché più reattivi psicofisicamente ma, a parte questo? E' questa la sua idea di lavoro?

Continuo a non capire fino in fondo il suo ragionamento. Cioè, lo capisco fin troppo bene. 
Sempre nel nostro universo, le imprese si disfano con mucho gusto dei lavoratori anziani perché magari sono quelli, nelle fabbriche, più sindacalizzati (me ne rendo conto, è una malignità) e perché hanno contratti a tempo indeterminato sottoscritti ai tempi in cui ancora il lavoro rendeva liberi.
Li licenziano per quello, non perché guadagnano di più. Se c'è una cosa che è ferma da anni, in Italia, è l'aumento dei salari. Gli uomini, giovani e anziani, guadagnano lo stesso salario sempre uguale da anni, se non se lo sono visto addirittura abbassare o ipertassare dai geni come voi. Le donne, in alcuni casi guadagnano ancora meno degli uomini. I giovani sono penalizzati perché ci sono leggi che favoriscono il loro sfruttamento da parte delle aziende, permettendo ad esse di mantenerli apprendisti e precari a vita.
Quindi non si sa di cosa lei stia parlando. Di un mondo che non conosce e che è solo stata inviata a distruggere.

In ogni caso, lei suggerisce di deprecarizzare piuttosto i giovani e favorirne l'inserimento a tempo pieno? Auspica di armonizzare i salari di anziani e giovani in base al merito e all'esperienza, fatto salvo un minimo che permetta ai membri di entrambe le fasce sociali di campare senza doversi strappare l'osso gli uni con gli altri? Pensa di salvaguardare lavoratori non più giovanissimi (nemmeno lei vorrebbe sentirsi definire anziana, per non dire vecchia, credo) permettendo loro di offrire una vita dignitosa alla famiglia che stanno mantenendo - compresi i figli in stato di precariato - e accompagnandoli con dignità alla meritata pensione? Ho paura di no.
L'aria salmastra di Rimini, mescolata con l'incenso dei ciellini baciapotenti le ha fatto uno strano effetto allucinogeno. Le ha provocato un attacco di padronite acuta che però almeno l'ha resa sincera come nemmeno una pera di scopolamina sarebbe riuscita a fare. Invece di dire: smettiamola di mettere i padri contro i figli, permettiamo a questi benedetti giovani di avere una sicurezza economica, finiamola con il precariato e la rottamazione dei lavoratori anziani che si alimenta appunto dal precariato giovanile, da brava mistress ha chiesto ai sindacati (a quelli più inclini al ruolo di slave) di aiutarla a fottere ancor di più i lavoratori anziani con la scusa di aiutare i giovani, sapendo benissimo che non si può avere entrambe le cose, seguendo alla lettera la vostra ideologia economica escrementizia. O mi sbaglio?

Nonostante tutti i vostri sforzi di tecnocrati non riuscite a convincermi che non volete ridurci una nazione di NINJAS. Mi riferisco alle simpatiche e colorate tartarughe guerriere? Niente affatto.
NINJAS è un acronimo e significa No Income No Job (and) Assets (Nessun reddito, nessun lavoro, nessuna garanzia) e si riferisce al tipo di cliente al quale venivano appioppati, negli Stati Uniti, i famigerati mutui subprime nei primi anni duemila, fino all'esplosione dell'omonima crisi nel 2006-7. Quella per intenderci del Too Big To Fail, del troppo grosso per fallire, che ha imposto ai cittadini americani di salvare, con i loro soldi, le banche che avevano creato un sistema criminale per far fallire la gente più povera e portarle via la casa. Un sistema che allora ha drogato l'indice dei consumi di un'economia moribonda prestando soldi a chi non avrebbe mai potuto restituirli e ha posto le basi per questa attuale crisi. Crisi che dovreste risolvere attaccando con un bel bisturi la finanza neoplastica che sta uccidendo il mondo ma che invece preferite far credere di voler risolvere con cazzate da manicomio come la tassa sulle bollicine, sulla palestra e le slot machine a più di 500 metri dagli ospedali. Chi ve li scrive i testi, i Monty Python? 
Fossi la Coca Cola, una di quelle belle multinazionali sociopatiche che vi piacciono tanto, vi farei causa per danni per miliardi. Andrei ad assumere i peggiori avvocati carnivori d'America. Roba da cavarvi anche la prima pelle. Vi starebbe bene. A voi e alle vostre curve salariali.

P.S. In Germania, visto che l'ha citata, alla produttività sono anche legati premi di produzione che qui in Italia ci sogniamo.


P. S. S. Visto che siamo costretti a studiare economia,  per un ripasso della questione dei derivati e della finanza casinò, consiglio la lettura de "Il manifesto degli economisti sgomenti" e la visione di questo filmato.

giovedì 28 giugno 2012

L'etica protestante del paternalismo


«We're trying to protect individuals not their jobs. People's attitudes have to change. Work isn't a right; it has to be earned, including through sacrifice». (Elsa Fornero in un'intervista al Wall Street Journal, giugno 2012.)

Hanno parlato di una Fornero tradita dalla lingua inglese. Per la verità e chissà perché, gli articoli dei corrispondenti americani in Italia sono sempre scritti in un inglese strano, infiorato, più un italiano tradotto  pari pari stile liceo linguistico versione scuola serale che un vero inglese o americano. Ad ogni modo, a meno che la prof non sia incappata in un lapsus in translation, e qui bisognerebbe sapere se, durante l'intervista, ella si esprimeva nella lingua di Shakespeare o no, e se, in quel caso, l'aveva appresa utilizzando le cuffie che ti insegnano le lingue mentre dormi, il senso delle sue parole è chiaro:

"Stiamo cercando di proteggere gli individui piuttosto che i loro posti di lavoro. L'attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro non è un diritto; bisogna guadagnarselo, anche con il sacrificio".

Cosa intende il ministro del lavoro quando scinde i concetti di posto di lavoro e lavoratore? Intende forse separare definitivamente la famosa appendice di carne dalla sua macchina d'acciaio? Non credo.
Interessante anche l'uso della parola "work" al posto di "job". Work (lavoro) è un concetto più generale di job, ovvero "impiego, posto di lavoro", sottinteso salariato. E' come il tedesco Arbeit. In questo senso, lavoro potrebbe essere anche inteso come lavoro schiavistico, non pagato, come quello, appunto, che rendeva liberi. 
Il fatto che dobbiamo cambiare e farci piacere la cioccolata puzzolente per forza non è una novità. E' il loro mantra. Questi hanno il pulsante della distruzione dell'economia reale in tasca e non hanno paura di usarlo. Ancora il sacrificio. Il giornalista del WSJ non ci informa se la sventurata singhiozzò, pronunciando per l'ennesima volta la fatale parola. 
Sacrificio. Sarà per questo che il governo dei maestrini universitari fa sacrifici umani peggio degli Aztechi da quando si è insediato?

Ma no, siamo solo dei malpensanti. Madamin Fornero ha veramente appreso "the cat is on the table" con le cuffiette e voleva solo ridabire la banalità agghiacciante che il lavoro si conquista con fatica e sacrificio. Thanks to the dick. 

Peccato che questo inno alla meritocrazia sia un clamoroso falso e che proprio qui caschino tutti gli asini di questo governo neoaristocratico, rappresentato indubbiamente alla perfezione dal paternalismo disgustoso di questi chierici della corporativa e nepotistica università italiana. Una maestra che si rivolge a ditino alzato ai bimbi un po' tardi, agli ospiti del Cottolengo che lei considera i suoi concittadini, ai quali bisogna spiegare le cose parlando adagio e scandendo bene le parole. 
Gli asini cascano perché i sacrifici e la polvere mangiata per ottenere un livello minimo di sopravvivenza non sono richiesti ai cuccioli della Casta ed ai suoi innumerevoli parassiti raccomandati che viaggiano su corsie preferenziali, come la maestra fa finta di dimenticare nonostante alla Casta vi appartenga in pieno.

Ecco, è questo il punto cruciale, ciò che fa venire la schiuma alla bocca di questa manica di spocchiose entità di materia accademica attenuata che non sanno fare meglio del peggior amministratore di condominio: the face like the ass. 
Se l'etica protestante del capitalismo, a fronte del sacrificio di una vita operosa ed onesta, a scanso di tentazioni diaboliche, prometteva almeno il Paradiso certo dopo la morte, l'etica del paternalismo dei maestrini universitari d'asilo ci promette solo il sacrificio in cambio di niente. E dovremmo pure ringraziarli. 

mercoledì 18 aprile 2012

Niente, niente, sono solo i lacrimogeni


Vicepreside. Ha ragione Luca Telese a definirla così ma a me Elsa Fornero ricorda una figura assai più perturbante della mia carriera scolastica alle elementari: l'assistente sanitaria.
Non me la sono mai dimenticata. Era una cinquantina piccola e dalla faccia dura e rugosa come quella della Cosa dei "Fantastici 4". Capelli corti e neri e rossetto sempre sbavato sugli incisivi radi. Sempre in camice bianco che più bianco non si può. Poveretta, magari in privato era una pasta di donna che coccolava i nipotini a forza di pane e nutella, ma mi terrorizzava.
Poteva arrivare in classe in qualunque momento della mattinata e non si faceva annunciare, faceva irruzione. Spalancava la porta con la stessa grazia che avrebbero usato i Delta Force, gracchiando: "Visita medicaaa!" Da quel momento poteva capitarti l'intradermoreazione alla tubecolina oppure una di quelle schermografie, fatte nel cortile della scuola con l'unità mobile, che andavano così di moda negli anni '60, fottendosene bellamente delle conseguenze delle radiazioni sugli impuberi. Mi viene da ridere a pensare che oggi, dal dentista, per una lastrina ad un molare escono tutti dalla stanza e tu rimani lì con dieci chili di piombo a grembiulone addosso che ti ricopre dal collo ai piedi. Allora si andava più per le spicce. Due, tre proiezioni ciascuno, e avanti il prossimo. E' strano che noi degli anni Sessanta non siamo fosforescenti al buio.


Il potere dell'assistente sanitaria sulla tua salute era quasi assoluto, a meno che il pediatra non ti facesse un certificato d'esenzione per l'intradermoreazione alla tubercolina o altre diavolerie del genere. E, ovviamente, tutto ciò che ti faceva: punture, lastre e visite, comprese le sgridate e gli scappellotti (allora usava, mica c'erano i genitori di oggi), perché a volte, in quanto bambino, ti capitava di piangere, era per il tuo bene. Ti faceva male ma era necessario e non si doveva discutere. Come la riforma della Fornero.

sabato 31 marzo 2012

MILF (Masters I would Like to F***), ovvero: non si vive di soli diritti


"Viviamo nell’epoca dei diritti, il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa, a urlare, sfilare e pretendere. I diritti vanno tutelati ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo. Non si può pretendere un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare". (Sergio Marchionne, marzo 2012)
Ok, da domani perfezioneremo il rovescio lungolinea alla Federer.

 "Nessuno vuole dare all'impresa licenza di licenziare, non è questo il problema. Il problema è dare una maggiore facilità alle imprese nell'aggiustamento di manodopera, per numeri piccoli e non per numeri grandi, per ragioni che hanno a che vedere con l'andamento economico dell'impresa".  (Elsa Fornero, marzo 2012)
Emilio Fede è appena stato aggiustato.

"Siamo estremamente dispiaciuti per quello che e' successo, e' chiaro che in una situazione di crisi, di difficolta' economica come quella attuale puo' succedere". (Attilio Befera di Equitalia, commentando il caso dell'artigiano che si è dato fuoco a Bologna nei giorni scorsi.)
Può succedere, certo, e un po' se l'è anche cercata, diciamolo.

"Meglio le tasse che finire come la Grecia". (Mario Monti, marzo 2012)
Andando in Cina gli è venuto in mente il detto: "Se proprio non puoi evitare di essere violentata, almeno cerca di trarne godimento".

Insomma, Masters I would Like to Fuck. Forse però il più fuckable è il ministro Passera (nomen omen) che dice che questa crisi è "un momento magico da utilizzare fino in fondo".


mercoledì 28 marzo 2012

Noi speriamo che ce la caviamo


"We don't need no education. We don't need no thought control. Hey, teacher, leave the kids alone." (Pink Floyd, "The Wall")

Chi l'avrebbe mai detto che la frase di Eduardo De Filippo "gli esami non finiscono mai" sarebbe divenuta l'epigrafe da apporre al posto di "la legge è uguale per tutti" (ormai troppo comica ed eversiva),  a simboleggiare l'attualità italiana? Perché, se non ve ne siete ancora accorti, siamo tornati tutti a scuola con il preside, la vicepreside, i professori e, per non farsi mancare un pizzico di atmosfera d'accademia, gli assistenti saputelli e odiosi con il piglio del kapo. 
Come nei peggiori incubi notturni degli ex-universitari, scopriamo con orrore che non siamo affatto dottori come pensavamo ma ci mancano ancora due o tre esami da superare, i più tosti. Diciamo un "Patologia generale" e un "Fisica 1" come minimo. Chi di noi credeva di essersi lasciato le interrogazioni alle spalle ormai da anni, e di non dover più subire le paternali da sala dei professori, è servito. Tutti back to school con il grembiulino ed il fioccone, la cartella, i compiti, le interrogazioni, le scuse tipo "a casa la sapevo", le note sul registro, le minacce d'espulsione per i più indisciplinati e il sei in condotta.

Finalmente si è capito perché la Gelmini ha avuto mandato di distruggere la scuola. Perché l'istituzione era superata, finita. E' stata una demolizione controllata. Con il governo dei professori già nell'aria, la scuola come l'abbiamo sempre immaginata, per i bimbi e i giovani, era diventata superflua. Ora c'è la scuola dalla culla al cofano d'abete, con le paternali, le orecchie d'asino e gli esami che, appunto, non finiscono mai, per tutta la cittadinanza. Anche per i cinquantenni e oltre. Perché siamo tutti un po' scriteriati e scavezzacollo da raddrizzare. Una scuola continua, a tempo pieno, che ritorna a tradimento dopo anni nei quali avevi imparato ad apprezzare la bellezza della libertà da libri e quaderni e, perché no, anche di un bel po' di ignoranza di ritorno. La libertà di poter leggere solo Topolino in bagno invece di tutti quei mattoni che da giovane ti avevano fanculizzato la vista.

Gli italiani sono stati tutti trasformati in scolaretti piuttosto somari che si sono ridotti all'ultima settimana prima degli esami senza aver studiato un piffero, in preda al panico perché in commissione ad attenderli c'è il il Gran Maestro Monti, la vicepreside Elsa Fornero che non distribuisce caramelle ma bacchettate sulle nocche e paccate di quattro e tutta una serie di professori usciti pari pari dal peggior "Nightmare" che si sia mai visto.
Non ce ne siamo accorti in tempo perché eravamo troppo intenti ad esultare per la cacciata del Nano e del suo Circo e a ridare forma ai coglioni spappolati dal suddetto. Avevamo anche inteso, capendo male, che questi fossero tecnici come gli idraulici, i carrozzieri, i falegnami o quelli che ci aggiustano l'Elleciddì fullaccaddì.
Sbagliato, sono professori. Un professore, anche di fronte a Gesù Cristo e al di lui Padre, Creatore e Signore, proverà sempre la pulsione irrefrenabile di correggere l'eloquio e riprendere il comportamento dell'interlocutore. Non dite che non è così. Non dite che non avete mai avuto un cliente professore/professoressa che vi abbia corretto l'ortografia o il qual è, dopo un ovvio "mi scusi sa, ma è l'abitudine". Io, quando fanno così, li ammazzerei e sono tutti così, almeno dalle mie parti. 
I professori - dal maestro elementare al rettore universitario - hanno l'impressione di trovarsi sempre in cattedra con la mission di dare il voto a tutti, e se viene dato loro il potere di trasformare un paese in un'immensa scuola, anzi in un Collegio Pierpaoli, è la fine.
Che questa forma mentis, questa spocchia cattedratica della Mafia del Trenta, sia diventata prassi di governo con decisione di vita e di morte su milioni di scolaretti inconsapevoli, che meritano la punizione perché sono stati cattivi e non meritano le caramelle, lo trovo agghiacciante.  Senza contare che, per aggiustare veramente le cose, purtroppo ci vogliono proprio i tecnici, non i professori.

sabato 24 marzo 2012

Imprenditore non andare via


Vedete, io sono d'accordo che sul'art. 18 la CGIL e la FIOM ci si sono un po' amminchiate e ne stanno facendo una questione d'onore. 
Però, d'altra parte, come fa "la" Fornero a rimanere seria quando sostiene che, fatta la Grande Riforma del Lavoro, gli investitori non fuggiranno più dall'Italia? A dire che "l'obiettivo della riforma del lavoro è quello di rendere l'economia italiana maggiormente attrattiva rispetto a disinvestimenti, ad aziende che magari chiudono qui per aprire in Serbia"
Quindi, inferendo un po' alla membro di cane, approvata la riforma italiana la Serbia, per correttezza e cavalleria nei confronti della prof italiana, d'ora in poi farà pagare le tasse alle aziende che delocalizzano sul suo territorio, non farà  più ponti d'oro agli imprenditori italiani e non gli farà più scopare le sorelle a gratis?
Quella della Fornero è per caso una riforma che abbassa significativamente la pressione fiscale sulle aziende, introduce incentivi fiscali sostanziosi al reinvestimento, detassa del 50% le nuove assunzioni o si limita praticamente a disarmare l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, rendendo di fatto più facile licenziare i dipendenti? 
E' una riforma che introduce controlli fiscali seri sulle aziende che piangono per la crisi minacciando licenziamenti di massa e rende di nuovo un reato il falso in bilancio per evitare trucchetti contabili ad hoc?
E' una riforma che eliminerà la corruzione endemica italiana che obbliga gli imprenditori a pagare tangenti agli amministratori locali e a mantenere la casta della politica? La Triplice Mafiosa si ritirerà in buon ordine e cesserà di incendiare il capannone all'imprenditore che, volendo investire al Sud, non vuole però pagare il pizzo alla cosca? La Mafia rinuncerà ad infiltrarsi nei gangli vitali dell'economia del Nord fino a rendersi invisibile ed inafferrabile come un virus silente che distrugge l'ospite?
Ma davvero "la" Fornero è convinta che il celodurismo padronale, che considera il poter licenziare a peto libero l'equivalente del Cialis, sia l'unica risposta possibile alla crisi economica mondiale?
Con Mario 9000 che, dopo esserci calato le mutande ed essersi posto a cul busone di fronte ai tassisti, dice che "il governo non farà più concessioni alle categorie come negli anni passati"?
Cos'è, uno scherzo?

martedì 13 marzo 2012

Viva la pappa col pomodoro


«L'Italia è un Paese ricco di contraddizioni, che ha il sole per 9 mesi l'anno e che con un reddito base la gente si adagerebbe, si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro». (Il ministro Fornero rivolgendosi ad alcune precarie.)

Anche da queste piccole cose si può toccare con mano la crisi. Dalle fragranti e deliziose briosche di Maria Antonietta siamo passati alla squallida pasta al pomodoro della Fornero. Magari quella orrenda, scotta, senza olio e con il pomodoro in tracce che ti davano le monache a scuola. Con l'aggravante che, mentre Antoinette le briosche non le lesinava, anzi,  Ilse la belva del Welfare vorrebbe contingentarci il maccherone facendocelo prima guadagnare a suon di spaccaschiena.

Non stupitevi e non scandalizzatevi più di tanto, però, di queste uscite. Le zie ricche del Nord ragionano così, specialmente quando sono costrette ob torto collo a mettersi nei panni dei poveri che, nel loro immaginario elementare a compartimenti stagni, sono sempre terroni mangia spaghetti con le mani. Non a caso non ha mica parlato di gente che si siederebbe nella nebbia a mangiare risotto o bagna cauda. Scommetterei che zia Elsa aborrisce la pasta perché fa ingrassare, perché è roba da pigri, da gente che trova perfino bello sedersi e "perdere tempo" come diceva Mastroianni in quel bellissimo e misconosciuto film che si intitolava "Maccheroni" e che era la cronaca della rieducazione sentimentale napoletana con resurrezione finale dalla disperazione esistenziale del cinico americano Jack Lemmon.

Più che da un supposto psicodarwinismo quindi - che scomodare Darwin a me pare eccessivo, è da un fatto di incroci di razze: razza padrona con razza padana, che nascono certe bastardate involontarie - voci dall'inconscio fuggite - come quella della ministra al pomodoro. Non evocherei neppure Piazzale Loreto, per così poco.
E' un fatto squisitamente culturale. E' il derby Nord-ricco-risotto vs. Sud-povero-spaghetti. I nordisti vedono noi italiani, perfino noi che siamo appena appena sotto la fucking Padania, come ci vedono i più spocchiosi stranieri, attribuendoci ogni tipo di stereotipo classico: spaghetti, mandolino. La Mafia stranamente no, però. La Mafia ce l'hanno vicina, vicinissima, praticamente ormai gli staziona in casa, gli si è amalgamata nel risotto e pasticciata nella polenta ma non si accorgono della sua presenza, non la vedono. Forse perché hanno la vista offuscata da tutto quel sole.

martedì 7 febbraio 2012

B - Bankers


«Gli italiani sono fermi, come struttura mentale, al posto fisso, nella stessa città e magari accanto a mamma e papà, ma occorre fare un salto culturale.» Anna Maria Cancellieri, ministro dell'Interno.

Mario 9000 sarebbe anche un'intelligenza artificiale simpatica, se non avesse attorno delle vecchie befane che ci fanno girare i coglioni con i loro discorsi da zie ricche di merda. Se non avesse attorno dei banchieri, anch'essi di merda che, siccome non hanno più un euro perché se li sono fottuti tutti a giocare al Gran Casino Borsa Mondiale, vogliono toglierci il posto fisso così hanno la scusa per non erogare più i loro mutui del cazzo.
Eh si, ci eravamo un po' illusi che gli invasori ultracorpi sciolti fossero benevoli, ma si stanno rivelando i rettiliani che sono. Invasori finto-buoni come i Visitors, ricordate la serie di fantascemenza degli anni '80? 
Elsa piange come la madonnina di Civitavecchia e noi ci caschiamo, ma sotto la scorza da borghesona torinese con il tailleur di Chanel anni '60 - a proposito di modernità, ha una bella pelle verde da pitonessa. Un giorno scopriremo che lei e Mario, quando si ritirano nelle loro stanze, ingoiano topi vivi.

E lei, la feldmarescialla agli Interni, la suocera che tutti noi vorremmo avere? Cos'è 'sta storia ancora dei bamboccioni? Vi si è rigato il CD? Perché lei e gli altri B- Bankers parlate sempre e solo ai giovani degli altri e fate i liberisti con i figli degli altri? 
Sturatevi bene i circuiti, spremetevi il cervellaccio rettiliano e ascoltate. Ma lo sapete che i nostri figli - soprattutto quelli del Sud - sono abituati a percorrere centinaia di chilometri per andare a studiare in Università migliori di quelle della città natale e ad adattarsi ad andare a lavorare anche all'estero, perfino in Padania? E che, se vivono ancora in casa con mamma e papà è perché permettersi di vivere in una casa propria in autonomia finanziaria, in Italia, è un lusso che molti non si possono permettere? Per non parlare del fatto che quella strana forma di vita che si chiama disoccupato, e che voi raramente incontrate nei vostri salotti, campa solo grazie ai soldi della famiglia o addirittura con la pensione di nonna. 

Di che cazzo sta parlando la superprefetta perfetta? Ci vuole spappolare la minchia con il pestacarne perché, dopo essere andati a lavorare in miniera in Belgio per decenni a farci trattare peggio delle bestie e a farci venire la silicosi, ora noi italiani godiamo di un po' di meritato benessere? 
Mi dica, feldy, perché dovete menarcela tutti i giorni e rinfacciarci in loop il fatto di aver fatto carriera da sapientoni, di esservi fatti il culo - proprio proprio senza una spintarella eh? - di essere tanto bravi e noi no? Sfigati, bamboccioni, viziati, gné gné. Sembrate quei piccoli figli di borghesi di merda che ci picchiavano da bambini perché non avevamo la Graziella ultimo modello come loro e perché nostro padre -  Dio lo perdoni - aveva la NSU Prinz.

Mi faccia capire, Prefetta di Ferro, perché mi ci sto amminchiando da giorni. All'inizio vi abbiamo dato fiducia perché ci avete denanizzato il governo e ora capiamo anche come avete fatto: agguantando il coso per le aziende e tenendogliele bene strette a morsa. Ci avete fatto capire che il vostro nobile compito è quello di eliminare la giungla di contratti precari che ci ammorbano, per spargere equità a piene mani.
Poi però le professorone se ne escono con la frasetta che non ha nulla di programmatico ma è pura ideologia. L'ideologia del "posto fisso a noi" e in culo a voi.
Noi dobbiamo inventarci un nomadismo lavorativo, uno spirito di avventura da senza-radici e senza-legami che non ci appartiene più perché i viaggi all'estero li abbiamo fatti tutti in passato, perché abbiamo riempito con la nostra merda tutte le fottute fogne del mondo, dalle Americhe all'Oceania.  Dobbiamo rinunciare alle radici che, da vecchi alberi secolari, abbiamo messo magari in una cittadina di provincia che, con le sue piccolezze e mancanze, ci piace perché lì conosciamo tutti e la cosa ci dà un bel senso di appartenenza; dobbiamo sacrificar...... no, che facciamo piangere Elsa - perché voi dovete mantenere i prodotti degli schizzi dei vostri mariti in un bel posto fisso, anzi due contemporaneamente, con il culo bello al sicuro, che così si fanno una bella carriera, ammamma? Come la brava mamma cagna Elsa, che ha sistemato la cucciola in un luogo dove non la scardinerà mai nessuno, l'Accademia dei Raccomandati, e che ora viene ad abbaiare la lezioncina a noi come uno stronzettissimo yorkshire con il collare di Swarowsky? Solo per il fatto di costringerci a dar ragione per una volta a Libero, andrebbe presa a schiaffi a tarantella.

Vedete, mie care sapientone, che ho ragione, che è l'ultimo stadio della lotta di classe: noi classe dirigente nell'Arca e voi paria in culo al mondo che crolla sotto i colpi che gli abbiamo inferto con la nostra ingordigia?  "Spalmare le tutele"? Cominciate a spalmare la nutella puzzolente da casa vostra.

Io però sono più ottimista di Gianalessio perché so che queste situazioni, dove la pretesa del mantenimento di un odioso privilegio da parte della classe dominante è più evidente di uno scarafaggio sul tappeto bianco, prima o poi, storicamente, finiscono nel simpatico gioco di società della Ghigliottina. Voi ci mettete le teste, al resto, compreso al raccoglierle per il definitivo lancio nel cesto alla Shaquille O'Neal, ci pensiamo noi. Sta tutto pagato. E sarà un divertimento folle allenarci con il tiro da tre con le vecchie teste cotonate. 
Se volete evitare gli inevitabili play-off, rassegnatevi al fatto che dovete sistemare i conti, rimettere in sesto la baracca e levare le tende, magari per andare a cercare l'avventura in qualche remoto ano del mondo da sverginare con la vostra sapienza.
Lavorate in silenzio, sistemate i conti, chiudete quelle vecchie fogne sparacazzate e non rompeteci i coglioni, che ogni limite ha una pazienza.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...