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mercoledì 29 dicembre 2010

Prematurata la supervendola


Se è vero il detto "parla come magni", di cosa mai si nutrirà Nichi Vendola, per uscirsene con frasi come quella che segue?
“Cambia molto se la democrazia è non soltanto la fotografia sincronica degli umori ideologico-culturali del presente ma se, in qualche maniera, ha una capacità, se possiamo dire così, di proiezione diacronica, di prospettazione che va oltre il limite generazionale, se il ‘bene comune’ lo preserva con lungimiranza, se assume la bisessuazione del linguaggio che la fonda come principio di realtà ed esodo dalla gabbia del neutro-maschile”. (“I dilemmi della speranza: un dialogo”)
Un leader che si propone come elemento di rottura con il passato dovrebbe prima di tutto evitare di parlare come gli antichi politici delle convergenze parallele. Dovrebbe farsi capire. Perfino dagli operai, se necessario.
Senza abbindolare con melodie da pifferaio magico o puntando agli intestini come i populisti miliardari ma esprimendo concetti chiari e semplici. Parole comuni, senza additivi, pesticidi e conservanti.

Vendola invece, a giudicare dalla frase di cui sopra e dalle altre riportate nella preziosa raccolta a cura di Claudio Cerasa e ripresa dal Tafanus ieri, oltre ad alcune concettine niente male che gli escono soprattutto quando è ospite di Daria Birignardi, ama deragliare con queste libere associazioni che Grillo ha liquidato brutalmente, non senza ragione, come supercazzole e che Metilparaben sarebbe in grado di riprodurre all'infinito con uno dei suoi celebri "generatori di". In questo caso "generatore di concetti vendoliani".

Il wannabe candidato del centrosinistra, inspiegabilmente osannato anche dalla nuova destra di FLI, parla, che delusione, come uno di quei vecchissimi intellettuali demoplutocattocomunisti di una volta; quelli che, leggendoli, ti facevano temere di essere dislessica e che parlavano così proprio per non farti capire un cazzo e finire per avere sempre ragione sulle masse. Magari mi sbaglio, ma la bisessuazione del linguaggio non ti può uscire all'improvviso una mattina così, come un foruncolo, ma necessita di un preciso atteggiamento mentale.

E non è solo il parlar forbito per stupire la platea, è anche l'utilizzo sfrenato di ovvietà quasi imbarazzanti. Quando non usa la supervendola prematurata contro i suoi interlocutori, Nichi diventa poeta per caso e narratore sublime di piccole grandi immagini indimenticabili.
“Le primarie sono come il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia per ascoltare il rumore del mare: sono il rumore della vita”.
(Babba bia!)
“Ricordo la sensazione di infinita libertà nell’andare a cercare un orecchino adeguato alle mie tasche, un semplice cerchietto d’oro, e il dolore del buco fatto in gioielleria, lì capii quanto la bellezza nasca nel grembo del dolore”.
Se per Nichi il dolore è farsi il buco nell'orecchio, figuriamoci se avesse dovuto partorire o subire un'infibulazione faraonica. E poi lo stesso concetto lo abbiamo sentito pronunciare mille volte dalle vecchie zie: "Per esser belle bisogna soffrire".

E che dire di una frasetta come questa:
“Vengo rimproverato, anzi mi viene mossa un’imputazione di reato. Io sono reo di porto abusivo di sogno e devo dire che tendenzialmente mi dichiaro colpevole”.
Disciamolo, questo è una spanna sopra a Moccia. Anzi, lo eclissa proprio.

La mia preferita però è questa:
“La sessuazione di un processo elettorale”.
Di fronte a certi concetti si può solo dire: "Ma comme fa?"
Insomma, per riassumere gli esiti della dissezione anatomica del candidato Vendola, lo definirei uno che parla come Aldo Moro, pensa come Federico Moccia e si crede un genio come Giovanni Allevi.

Se penso che, in altrernativa, c'è Piero Fassino che vorrebbe essere operaio sotto Marchionne, quasi quasi, se fossi un elettore di sinistra, mi sparerei.

giovedì 3 settembre 2009

Notizie del cacchio

Come se non bastasse lo spettro della vaccinazione coatta con obbligo di Tamiflu, c'è chi vorrebbe praticare lo scappellamento di massa per le supercazzole, anche quelle non prematurate.
No, grazie, la circoncisione sarà igienica ma al prepuzio siamo affezionate. E' proprio il caso di dirlo a questi signori: ma fatevi un po' i cazzi vostri!

Un noto statista mondiale del quale è proibito dire che sia dedito alla pratica dell'iniezione intrapenica denuncerà tutti coloro che insinueranno che a settantatre anni non gli si rizza.
Un modo originale e da vero uomo di Potere di risolvere i problemi di potenza: l'erezione stabilita per legge. L'erezione ad personam.
Naturalmente con divieto di scappellamento a sinistra.


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domenica 19 aprile 2009

La croce di Lorena


Se quando ero piccola mi avessero preso sulle ginocchia per darmi la pappa e detto: "Lo vedi quel signore lì alla tivù, il Mago Silvan? Un giorno diventerà un pericoloso sovversivo e un emblema della Resistenza", penso che avrei tirato in faccia al malcapitato una cucchiaiata di stelline con il formaggino a mo' di fionda. Ai bambini non piace essere presi in giro.

Eppure, quella che una volta si chiamava la realtà romanzesca ha colpito ancora.
Il Mago Silvan, uno dei muri portanti della televisione italiana, di età sconosciuta, probabilmente mummificato già all'età di vent'anni e conservatosi quindi meglio dell'uomo di Similaun, (visto che io ho quasi mezzo secolo e lui faceva già i prestigi quando andavo ancora in triciclo), è il protagonista dell'ennesimo episodio di censura, in questo caso preventiva antifurto e antincendio, responsabilità civile verso terzi, accaduto nella trasmissione soporifera di mezzo pomeriggio "Domenica In(guardabile)".

Come si vede nel filmato, Aldo Savoldello è intento ad compiere il solito prestigio settimanale come da contratto e sguaina una bacchetta magica all'uopo.
Osservate l'espressione di Lorena Bianchetti (che d'ora in poi sarà Gianchetti in omaggio alle mie origini genovesi).
All'inizio osserva il fazzoletto con un'espressione rilassata e sorridente ma appena Silvan nomina, associandolo alla sparizione di un anello sotto il fazzoletto, il nome dello statista joker (oddìomamma), affermando che farà dono a costui della stessa bacchetta magica, si suppone per risolvere i tanti problemi di questo paese, Lorena Sbianchetta. La vediamo osservare schifata lo stesso fazzoletto come fosse un kleenex che qualcuno ha appena usato dopo essere venuto.

Silvan non solo insiste con la bacchetta e si fa decisamente inquietante quando invita i bambini a "strofinarla bene nella tasca se no non si alza" (Gianchetti è ormai in Defcon 2) ma se ne esce con una delle più geniali espressioni della comicità classica: la supercazzola. Che cos'è altrimenti quel "ecco, ecco, guarda la bacchetta che si alza da sola" e, si potrebbe aggiungere, stuzzica e prematura?

Involontario o meno, si è trattato di un momento di satira politica geniale, da far impallidire il miglior Luttazzi coprofilo ma ovviamente oggi si parla, più che dell'inedito Silvan satirico, della reazione avuta dalla conducatrice cara alle Curie, la Lorena Gianchetti, scattata come un salvavita nel momento in cui è stato nominato Berlusconi e prodottasi, finita la supercazzola magica, in una accorata arringa a difesa delle "istituzioni" che così tanto stanno facendo per i terremotati ed i bisognosi. Una vera Giovanna d'Arcore in difesa dell'Impegno Concreto, con tanto di mani giunte e sudorazione profusa.

Si ignora se Silvan sia stato in seguito tradotto in qualche prigione segreta della CIA e torturato con la visione di ore ed ore di numeri del Mago Binarelli, ma intanto la Lorena la sua croce al merito se l'è proprio meritata. Una excusatio in piena regola e proprio non petita.

Pare intanto che la bacchetta, terrorizzata di dover cadere in mano al mago Silvion, si rifiuti da allora di alzarsi, per quanto la si strofini, fuori o dentro i pantaloni. Come si conviene in questi casi, siete invitati a non ridere di lei.

mercoledì 4 marzo 2009

Hanno la faccia come l'Inter

L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l'Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di "mister poteri forti" è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt'altro che compassato. Ricordo un gol importante dell'Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l'uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell'Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere 'chiarezza' in tempi rapidi e poi, cosi', potra' 'voltare pagina' e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”'.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d'amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell'era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell'Inter, Rossi ha replicato: 'Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell'Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c'entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato...'

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :
“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada "solo" in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l'amministrazione dell'Inter, con pieni poteri”.
Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :
”L'ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all'Inter la "triade" bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l'azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: "Non ci ho mai pensato".
La voce circola già da un po' di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell'Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l'uomo su cui il "signor Pirelli" vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l'ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l'Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l'Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: "Non ho mai pensato di rilevare l'Inter" ha detto.”
Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:
"Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l'ex Re d'Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?"
Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.

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sabato 9 agosto 2008

Prematurata la superfinanziaria

Berlusconi non vuole emendamenti alla finanziaria. La manda in Parlamento prematurata ma solo affinchè venga approvata da una maggioranza di yesmen. La prima superfinanziaria blindata senza scappellamenti nè a destra, nè a sinistra. Tanto l'opposizione, per dire vice sindaco come fosse antani, ha perso i contatti con il tarapia tapioco.

Come nei film dove il cattivo sembra uno, tutti si concentrano su un particolare indiziato ed invece a due minuti dalla fine si scopre che il vero carognone e colpevole è la classica acqua cheta, la Russia di Putin non ha aspettato nemmeno che svanissero i fumi dei fuochi artificiali della cerimonia di apertura delle Olimpiadi nella controversa Cina per andarsi a bombardare la Georgia, che non vuole concedere ai separatisti dell'Ossetia del sud di riunificarsi con la madre Russia e per questo li aveva a sua volta bombardati. Bombardamenti e morti che faranno una fatica enorme a farsi strada tra medaglie e medagliette. Una volta si aspettava l'inizio di una guerra, possibilmente mondiale, per scatenare un genocidio. Oggi bastano le Olimpiadi. Bush, alla domanda sul perchè gli Stati Uniti appoggino Tbilisi contro Mosca ha commentato: "Come diceva Ray Charles, la Georgia è sempre nei nostri pensieri."

Ovvero, dalla commedia alla tragedia and back again in venti righe.



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giovedì 25 ottobre 2007

Chiarificazione o supercazzola?

Voi vi siete tranquillizzati? Io una sega, perchè le cose non sono ancora per niente chiare.
Nel lancio ANSA pubblicato sul blog di WebLogin, leggo che il sottosegretario Levi ha proposto un comma aggiuntivo al famigerato DDL di riforma dell'editoria.
Il comma dice che sono esclusi dall'obbligo [di registrazione] i soggetti che accedono o operano su internet per prodotti o siti ad uso personale.
Sul fatto del sito personale, vuoi vedere che si introduce il concetto di modica quantità anche per il blogging? Va bene che qualcuno sostiene che bloggare può dare dipendenza ma...

"Sono esclusi
- spiega Levi - i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web".

Attenti perchè io l'ho dovuto leggere cinque o sei volte e ancora lo sento ambiguo. Se il testo non è chiaro qualcuno potrebbe sempre interpretarlo a suo modo e cioè in almeno questi due modi:
"Sono esclusi
i blog, che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web".
"Sono esclusi i blog che non rientrano in questo comma teso a ridefinire le responsabilita' di chi opera sul web". (Quindi c'è blog e blog e una virgola fa la differenza).

Concludendo, pacatamente, serenamente, non era meglio riscrivere il fottuto articolo con questa semplicissima aggiunta: "sono esclusi dalla presente legislazione i blog", punto? In linguistica si chiamerebbe disambiguazione. Altrimenti, sembra di sentir parlare il Conte Mascetti.

Ecco, siccome noi bloggers scribai con cofandina siamo in tanti, più che per tre quasi in duemila e, mi permetta, dato che la supercazzola prematurata da Grillo posterdati perfino Adinolfi temiamo che come per la sbiriguda che rischia di far chiudere il tarapia tapioco, noi non vorremmo che, se il governo fa il decreto sull'editoria, stuzzicando e prematurando, come fosse Antani, i nostri blog scappellassero a destra.

venerdì 18 agosto 2006

In che cosa posso esserle inutile?

Dite la verità, non mascheratevi dietro un buonismo ipocrita, cosa ne pensate veramente, ma proprio veramente, degli operatori dei call-center?
Non ditemi che fanno un lavoro infame, che sono co-co-costretti a lavorare per pochi centesimi e ne hanno per le palle di essere co-co-cortesi. Posso essere sempre dalla parte dei lavoratori, soprattutto di quelli sfruttati ma se uno mi risponde come quella signorina che giorni fa mi ha risposto al call-center di Sky mi sento come Mr. Blonde quando accende la radio e mette mano al rasoio.

Avevo chiamato per una cosuccia da niente, un aumento non annunciato dell’abbonamento mensile, ma la donzella, che doveva essere in realtà Murdoch in persona in uno dei suoi più riusciti travestimenti, mi ha risposto che dovevo accettare la modifica della tariffa perché così stava scritto nel contratto. Il tutto con il tono strafottente di chi sa di essere dalla parte del più forte. Ho cercato di essere gentile, anche se il sangue era già alla testa: “Signorina Schultz….” Ma lei insisteva che ormai era tardi, avrei dovuto disdire due mesi fa, adesso (questo era il senso e il tono) erano stracazzi miei. Ecco, una vera collaborazionista, da suggerire per il ruolo di kapò.

Quelli dei call-center sono di due specie: quelli che “ti chiamano loro” e quelli che “li chiami tu” per bisogno. Difficile capire quali sono i peggiori anche se a volte, nella seconda categoria, se ne trovano di quasi umani e pensanti, come l’operatrice di UPS che mi ha risposto l’altro giorno, che credo fosse fornita anche di pollice opponibile.

Gli appartenenti alla prima categoria telefonano all’una meno cinque mentre sto scolando la pasta o friggendo i fiori di zucca per dirmi che “la Telecom sta rinnovando tutti i suoi impianti (??) e quindi tra 15 giorni mi arriverà un pacco….”
Al che io urlo “Come, come?? Alt, lei vuole vendermi la ADSL?!”
Silenzio dall’altra parte, “si, veramente stiamo in promozione con Alice…”
Ho istruito i miei anziani genitori a legarsi all’albero maestro e tapparsi le orecchie con la cera quando telefonano queste “sirene” propalatrici di notizie false e tendenziose, dopo che un mio amico si è vista installata l’ISDN senza averla mai chiesta, solo per aver risposto alla signorina “si, mi dica”. Non potrò mai dimenticare un certo Pedro, dallo spiccato accento sudamericano, che mi tenne al telefono un quarto d’ora, sempre per Telecom, finendo per raccontarmi delle bellezze della Patagonia.

Ci sono quelli che ti chiamano per offrirti buoni premio se ti presenti all’Hotel Tal dei Tali il prossimo sabato, quelli che devono venderti per forza sei ettolitri di vino e olio extra-vergine di oliva, gli altri che vogliono rifilarti abbonamenti a “Brava Casa” (!!). Quelli che si presentano come araldi di Piepoli incaricati di un sondaggio e poi scopri che ti vogliono vendere la solita paccottiglia inutile.
Molesti, invadenti, inopportuni, come le mosche cavalline. E poi vanno a ondate, come una volta gli avvistamenti di UFO. Per giorni non li senti, poi improvvisamente tutti insieme: in un giorno sette telefonate.

Quelli della seconda categoria invece sei costretto a chiamarli tu perché hai bisogno di comunicare con i loro padroni, tipo la stronzetta di Sky di cui sopra. Io dico che li addestrano con cura affinché non riescano a darti le informazioni che cerchi e in più per i più bravi c’è anche il diplomino da rottweiler. Per la mia esperienza la Palma d’Oro va a Tiscali. Per un cambio di dominio web ricordo una dozzina di telefonate, sempre a vuoto, con la signorina che non capiva una cippa e ogni volta mi indirizzava al numero e al collega sbagliato. Un’incubo. Ma anche Wind non se la cavò male in una serie di occasioni, anzi penso che quasi quasi ci si orienterà per l’ex-aequo con Tiscali.
Riassumento, inutili quando li chiami, invadenti quando ti telefonano.

Ho deciso, la prossima volta che mi chiama Telecom, che è la più assidua in assoluto, uso una nuova arma, la supercazzola:

“Pronto?”

”Buongiorno, sono Arcibalda della Telecom, potrei parlare con qualcuno che utilizza l’ADSL in casa?”

“Signorina, sbiriguda Alice come se fosse antani anche per l’ADSL in due, oppure in quattro computer anche scribai con cofandina; con scappellamento mensile, un po’ prematurata la banda larga, mi scusi dei tre telefoni qual è come se fosse tarapia tapioco che avverto la supercazzola? …. Pronto, signorina, pronto????”

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