giovedì 14 maggio 2015

Lottacontinuisti in salsa buonista al profumo di Kalergi


Oggi lo chef propone come portata principale: polpette di lottacontinuisti in salsa buonista al profumo di Kalergi. Buon appetito.

Prosegue da giorni e giorni a reti pressoché unificate la coventrizzazione dell'Italia a suon di bombe al senso di colpa da gettare a pioggia sugli italianifascirazzistidemmerda che non vogliono piegarsi al travaso made in ONU dell'Africa in Europa - da un'idea del conte Kalergi.
Del resto non bisogna disturbare il maestrino Renzi mentre è così impegnato a rottamare e rialfabetizzare questo paese. Lui fa le riforme, ovvero svende, sbaracca, liquida, sfascia, svilisce ed umilia quella che fu la quarta potenza industriale del mondo e un bel distrattore forte, in questo caso, è la morte sua.
Non crediate, perché la mattina, quando siete ancora assonnati per l'effetto residuale del lorazepam, lo ammettono tranquillamente che quello che stanno facendo - l'austerità e le politiche procicliche, è contro il bene comune e serve ad impoverirci. Mica parlano di migranti, ma di deflazione interna. Sentite un po' il piddino D'Attorre come canta la mattina presto, come nemmeno l'allodola.



La sera invece, quando siete stremati da una giornata di lavoro, tirano fuori i gurkas, le truppe speciali e, tra i più solerti agit prop distributori di coperte infette agli odiosi aborigeni italiani che si ostinano a combattere per difendere i loro accampamenti, notiamo come in prima fila ci siano sempre loro, i lottacontinuisti che continuano a lottare.
Non è un caso che tra i più ferocemente europeisti versione eurista, ergo reazionari, troviamo da sempre i vecchi cascami del Sessantotto, come l'indimenticato Daniel Cohn-Bendit o le figlie d'arte come la Spinelli. Le leggi dell'evoluzione li hanno tramutati da rivoluzionari a controrivoluzionari ma chi conosce la storia di quel periodo sa che già allora promettevano assai bene.
Se non sbaglio molti di loro hanno fatto carriera nei giornali e nei partiti dei padroni, all'occorrenza qualcuno ha passato informazioni alle guardie imperiali e ora, nel momento in cui l'élite offre loro di tirar fuori il peggio della loro disonestà intellettuale nel campo della propaganda di guerra, si strafanno dalla mattina alla sera di autorazzismo prima di azzannare l'avversario.

Bisogna ammettere che l'élite è geniale. Coloro che passeranno alla storia come i più crudeli e spietati oppressori di interi popoli, fautori della peggiore e su più vasta scala controrivoluzione revanchista, non hanno arruolato orde di orchi bestiali ma la créme dell'intellettualume desinistra che non se lo fa dire due volte di rovesciarci addosso la sua disgustosa fattanza buonista, per giunta con una violenza inaudita. I cattivi che usano la bontà come arma letale. Chapeau.

Dovevate sentire ieri sera Gad Lerner dalla Gruber apostrofare il povero leghista che gli avevano contrapposto con un voltairiano "la prego di chiudere il becco!" dopo aver proposto un rivoltante paragone tra alcune ordinanze comunali in Veneto contro l'accoglienza a peto libero dei migranti e le persecuzioni razziali del ventennio. Ovviamente, all'impudente ingiunzione di Lerner all'interlocutore di fare silenzio, l'inviata al cenone del Bilderberg non ha fiatato. Il leghista era impietrito, mogio mogio - e non è facile far diventare un leghista un orsetto del cuore - ma lo sarebbe stato chiunque. Roteare la Shoah come una mazza ferrata terrorizzerebbe chiunque. Succede sempre così. Invitano un leghista o un Casapound, lo denudano, lo smerdano con l'accusa preventiva di razzismo prima ancora che il poraccio proferisca verbo e gli sciolgono contro i lottacontinuisti in stile Abu Ghraib.

Altra perla, l'assalto dell'erinni e figlio d'arte Luca Sofri a Matteo Salvini ieri sera da Paragone. Razzista, fascista, taci razzista, i principali argomenti. Questi incontri in stile Fight Club si svolgono quasi sempre su La7, ormai sempre più canale ufficiale della propaganda piddina variante YouPornDem, vera Repubblica di Salò, in senso pasoliniano, della televisione commerciale, nel senso di venduta.
Ma pure la stampa non scherza in quanto a furore ideologico di questo pornobuonismo.

Prendiamo ad esempio questo articolo di Luigi Manconi su "Internazionale", dal titolo "Niente e nessuno fermerà quel bambino nel trolley", che inizia con questo monito tiratoci a mo' di spranga direttamente nei cervelli, forse per renderci più belli.
"La favola crudele del “bambino nel trolley” – terribilmente vera come quasi tutte le favole – dovrebbe costituire un messaggio politico definitivo e un inappellabile monito morale."
Sa cosa mi viene da dire, Manconi, di questo incipit? A mal pensare si fa peccato ma ci si azzecca. Che anche lei in fondo sospetti che la storia strappabudella molto carasciò del bimbo nascosto nel trolley che voleva andare dalla mamma sia una favola o, per dirla come le persone ciniche e bastarde che piacciono a me, un bell'esempio di tipica affabulazione da propaganda di guerra. Un briciolo di verità che diventa una montagna di contenuti simbolico. Perché che siamo in guerra l'hanno informata, vero? 
Una storia perfetta pour épater le piddin, forse non proprio falsa di sana pianta come quella dei bambini strappati alle incubatrici dal perfido Saddam Hussein durante la prima guerra del Golfo, perché anche i giornali spagnoli l'hanno riportata ma, se questo olezzo di spin non m'inganna, qui in Italia strumentalizzata ad arte per biechi scopi interni, ovvero la colpevolizzazione dell'italiano che ha l'urto di vomito nel guardare in TV l'inviato che in Val d'Aosta si domanda come mai tutte queste case delle vacanze siano vuote e non occupate da migranti. Benvenuti nel paese del centrosocialismo reale punkabbestia.
Storia, quella di Abu, che nel talk show diventa maglio da tirare in faccia al (presunto) nemico dopo il fatidico "ma non ha anche lei dei figli, non pensa a quel povero bambino? Ma non avete cuoreeee?" magari pronunciato con voce da smerigliatrice dalla groupie renziana di turno o dalla sociologa da passeggio.
Tuttavia a Manconi la storiella piace perché è funzionale alla vittoria della sua parte, quella che vuole imporre il pensiero magico del "There Is No Alternative" su tutto il globo terracqueo:
"Tutti questi esseri umani, ridotti alla fragile materialità del loro corpo in fuga, dicono una sola cosa: niente e nessuno potrà fermare i movimenti migratori di bambini donne uomini e vecchi. Perché proprio questo è il messaggio politico e il monito morale di cui si diceva: niente e nessuno, nella storia dell’umanità, li ha fermati e nemmeno ne ha potuto ridurre o contenere il numero"
Anche il Sofri padre è andato in sollucchero con la storia del bimbo nel trolley e gli è uscita una metaforessa della nascita con il trolley come utero, che levati. Idea non originalissima, visto che l'ho letta in almeno altre tre varianti da altri autori. La nascita, il bambino, l'uomo nuovo del futuro meticciato. L'inversione a U da Marcuse a Kalergi passando per il finale di 2001 Odissea nello Spazio. Mecojoni si può dire?
A proposito, sapete come è andata a finire? Che il padre del bambino e la ragazza con la valigia sono stati sbattuti in galera dal giudice spagnolo, con l'accusa di aver messo a repentaglio la vita di un minore. Molto semplicemente, alla Occam, senza sentimentalismi e sdilinquimenti alla quanto siamo buoni. 
Altro che metafora.

A proposito di bambini e propaganda. Pare che il piccolo fascista che faceva il saluto romano a scuola se lo sia inventato durante un trip un redattore di Repubblica. Stay tuned per gli aggiornamenti del caso.

28 commenti:

  1. Anonimo01:47

    Grazie di cuore Barbara, per il coraggio che hai e per quello che mi fai vivere quando ti leggo.
    Pezzo hard rock, direi forse anche progressive, ma di quelli belli tosti.


    Ancora grazie

    Daniele Boscaro

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  2. Anonimo08:41

    Ragazzi, se non e' satira questa che cos'e? Complimenti.

    G.Stallman

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  3. Grande pezzo, come sempre. Il fosco scenario da pensiero unico euroliberista e autorazzista si completa con la nuova esternazione della presidente Boldrini, che giorni fa è tornata su un concetto a lei caro, ribadendo che gli italiani devono assimilare lo stile di vita dei migranti, che presto sarà il loro. Sottinteso, ovviamente, è che sono esclusi da questa assimilazione forzata gli esponenti della elite politico-mediatico-finanziaria, ai cui figli saranno riservate le migliori scuole e, in seguito, ricchi contratti (a tempo rigorosamente indeterminato) da manager o da giornalisti, per continuare l'opera dei genitori. A tutti gli altri (98% degli italiani), la presidente Boldrini garantisce in tempi brevi una proletarizzazione forzata in stile Cina di Mao. E c'è da giurarsi che verrà per questo ricompensata dai padroni di Bruxelles con un prestigioso e ben retribuito incarico umanitario in ambito internazionale.

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  4. Per non parlare di tutte quelle vomitevoli pubblicità dei vari save the children and company (avete notato quante organizzazioni? Ma da dove sono spunatate tutte?) che, immancabilmente all'ora di pranzo o cena, mentre ti metti un tozzo di pane in bocca, ti sbattono sul muso quelle faccette nere tristi ed affamate, con la pancia gonfia o con l'occhio infetto e la mosca sulla palpebra, e che ti dicono DOOOOONA DOOOOONA AIUUTAAAA AIUUTAAAA...
    Mettono poveri contro più poveri, che bastardi sono, e che odio e disprezzo verso l'umanità intera hanno...

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    1. Anonimo16:01

      Infatti. Riescono a farti sentire una merda fino se hai il piatto vuoto.

      G.Stallman

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  5. Dal momento che oramai da lungo tempo non leggo giornali né guardo la televisione, quando hai scritto

    Il piccolo fascista che faceva il saluto romano a scuola

    Ho sinceramente pensato ti riferissi a questo qui

    Comunque bene o male c’entra con Repubblica!

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  6. Sono talmente appecorati alla finanza, alle elite, ai banchieri, che gli è rimasta solo la foglia di fico dell'antirazzismo per non guardarsi allo specchio e provare ribrezzo. E più si è palesata la loro totale mancanza, vera, non a chiacchere, di ideali di alcun tipo più si sono attaccati alla "difesa" della donna, dei gay, degli immigrati. Foglie di fico. In realtà non credo che gliene freghi davvero più di tanto e probabilmente verrà anche il momento in cui saranno costretti a gettare queste foglie di fico e mostrare la loro vera faccia. Anche a loro stessi.

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    1. In parte si ma non pochi secondo me pensano veramente che queste siano le priorità. Del resto è gente mediamente che sta benino, garantiti (per ora) e vede il mondo con gli occhi del Tg1 o di La7. CAPRE

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  7. Vivo a Roma. Quando mi avvicinano le cosiddette ONG salvabambini, io indico per prima cosa il Quirinale, poi Palazzo Chigi, Montecitorio e Palazzo Madama.....da ultimo la residenza di tale Marino Ignazio, che il Cielo ha mandato ai romani per punizione dei loro peccati....

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  8. "La favola crudele del “bambino nel trolley” – terribilmente vera come quasi tutte le favole – dovrebbe costituire un messaggio politico definitivo e un inappellabile monito morale."

    Giusto!

    http://www.newslavoro.com/wp-content/uploads/2014/05/concorso-samsonite.jpg

    Chinacat

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  9. certo che hai un bel coraggio a guardare la TV - immagino lo fai spinta da uno spirito scientifico e non per diletto. io se per sbaglio capito davanti a uno schermo TV durante un talk show italiano, scappo urlando. sono un vigliacco, in guerra mi sparerei a un ginocchio.

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  10. Anonimo15:20

    di Gianbenedetti Sandro

    Penso he un paese che si faccia invadere e sottomettere da altri popoli, un paese che accetti di essere guidato e spinnato da questi cialtroni, un paese che non ha palle nelle piazze e nelle urne SI MERITI IL DESTNO DI ESSERE CANCELLATO DALLA SSSSSTORIA.

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  11. Anonimo19:23

    Purtroppo la ssstoria sta cancellando tutti i paesi,e nessuno,in tutti i paesi sta comprendendo l'orrore che stiamo attraversando,si cerca di consapevolizzare le persone ma credo che tu sappia,Sandro, quanto sia difficile.La risposta verrà dall'alto? dal basso?nel frattempo moriamo.Cari saluti. Andrea.

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  12. La lotta al movimento forzato del fattore lavoro è stata storicamente battaglia di socialisti e laburisti: con buona pace dei Salvini e delle Le Pen, non è un caso che siano lasciate le destre a raccogliere il consenso elettorale di chi soffre la propria disentegrazione sociale ed identitaria.

    Lo stesso identitarismo, che prima di essere etnico-linguisitico è di classe, non può essere bandiera politica delle "destre" neoliberali (Lega) o dal passato anti-democratico (FN). Punto.

    (Servi del potere come Lerner sarebbero stati definiti dalla Arendt "collaborazionisti dei nazisti nella Shoah")

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  13. Anonimo04:58

    La e' stata "storicamente", appunto. Pero' a me risulta che l'elite fabiana (fondatrice del Labour) sia attualmente sul ponte di comando. E non e' l'ultima ruota del carro tra le logge che si contendono il potere. La LSE e' una scuoletta assai di moda: chi vuole candidarsi alla direzione del processo rivoluzionario in atto sgomita per entrarvi. La maggior parte dei dirigenti attuali dei maggiori organismi tecnico-finanziari si e' formata li'. Non c'e' qualcosa di strano ? Si sono tutti venduti al Capitale ?

    Vedo che prevale la visione "reazionaria" del fenomeno in atto. In realta' e' rivoluzionaria. Lo ha detto fino Hobsbaum. La demolizione degli Stati nazionali e' un processo rivoluzionario: sia che lo si guardi da destra che da sinistra. Quando l'internazionalismo s'incarna nella realta' tutto cambia e parlare di "destra e sinistra" non ha piu' alcun senso. Quando non hai piu' alcun organo rappresentativo realmente funzionante come un Parlamento, "destra e sinistra" dove le collochi: nello spazio ? Anche parlare di Capitale e Proletariato in un regime come l'odierno diventa difficile. Il Capitale e' super-capitale e il Proletariato non ha nemmeno piu' la ricchezza dei poveri: i figli. Non e' nemmeno sotto-proletariato: e' mucillaggine che non ha alcuna utilita' ne' per il Capitale ne' per l'elite rivoluzionaria. Infatti ne' e' stata decisa la soppressione fisica.

    Non c'e' nemmeno il bisogno di leggere Das Kapital, magari in tedesco. Basta la lettura de il Manifesto. O ti piace ancora l'Internazionale, o non ti piace piu'. Se non ti piace piu' diventi reazionario. E' facile come bere un bicchier d'acqua.

    E' molto piu' corretta la definizione della destra francese: Fronte nazionale. In tale contesto "destra e sinistra" sono antagonisti sul piano nazionale, ma alleati su quello internazionale. Noi siamo da tempo in un regime internazionale. Il cambiamento e' tale che non viene pienamente compreso. Chi si pone oggi contro l'internazionale non lo fa da destra o da sinistra: lo fa e basta. Ovviamente, chi viene dall'esperienza comunista e vuole rimanere tale non puo' mettersi a difendere la sovranita' o l'identita' nazionale: sarebbe ridicolo. Ma una terza via non c'e': o di qua o di la.
    O stai per il WTO, l'ONU, la FED, la BCE, la UE il FMI, la BM o diventi nazionalista. Se scegli la via internazioanale non hai diritto di lamentarti delle scorie che la Rivoluzione ti tira addosso.

    Ogni rivoluzione chiama le sue vittime: oggi siamo noi. Se noi ci opponiamo siamo noi i controrivoluzionari. La scelta che oggi ci e' data e' tra internazionalismo (del Capitale o del Proletariato, non importa) e nazionalismo. Il che, in fondo, e' sempre stato anche in passato. Scegliere oggi il fronte nazionale significa abiurare all'internazionale. Bisogna essere ben consci di questo e convincersi che non c'e' una via mediana.

    Noi ci troviamo con un secolo di ritardo a dover fare la scelta che ha fatta Mussolini tra nazionalismo e internazionalismo. Non abbiamo fatto alcun passo avanti.

    Comunque vedere la Lega come una "destra neoliberale", via, mi pare proprio da orbi. Contiene di tutto, proprio perche' e' un movimento identitario e non solo politico: ha la sua destra e la sua sinistra.

    G.Stallman

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    1. Capisco bene il tuo argomentare e sono avvezzo ai pregiudizi del dibattito attuale.

      Per assicurarti che porto bel altre istanze rispetto a quelle per cui argomenti, ti informo che ad ora è mia opinione che Lega ed FN siano il meglio di ciò che offre il mercato politico in Italia e Francia.

      Tutto il discorso che porti è corretto: senza sovranità non ci può essere democrazia. Meglio il totalitarismo "ordinato e responsabile" - sociale! - putiniano, rispetto al disordine del mercato liberale-individualista volto all'eugenetica e alla frammentazione. Bene.

      Il nazionalismo è premessa della "possibilità di democrazia": d'accordo. Ho apprezzato anche i riferimenti all'élite "anticapitalista" e al proletariato senza prole.

      Il punto è che la destra non può fare la sinistra. Punto. È un problema di cultura politica. È una questione di efficacia. L'influenza di Miglio e del Bruno Leoni sulla cultura leghista è evidente: è inutile nascondersi dietro il dito del movimentismo e delle sue eterogeneità come con il M5S. Cosa fatta capo ha.

      Soprattutto, è vero che una contro-rivoluzione è una "rivoluzione", ma da quando mondo è mondo, tale contro-rivoluzione si chiama reazione. (Chi comprese la necessità di una contro-rivoluzione che potesse essere efficace rispetto alla semplice resilienza del "conservatorismo", fu Hayek: la chiave economicistica della vittoria nietzscheana).

      I Fabiani hanno inventato il politically correct e la conseguente "complementarietà degli opposti" in ottica di sfalsare il dibattito politico in ottica reazionaria: ciò non toglie che al centro dell'impero i "meno reazionari" non sono stati i "laburusti", ma i socioliberali che poi confluirono nel laburismo "post-Keynes".

      In questo periodo storico, non a caso, i laburisti si opposero sia alle mobilità dei fattori della produzione sia, in particolare, all'europeismo.

      Le democrazie sostanziali nascono dal socialismo e da un secolo di maggior consapevolezza di classe: finché ci sarà vita, ci sarà lavoro: lo vuole l'ineluttabilità entropica. Fintanto che ci sarà lavoro ci sarà una Sinistra con dei mostri, dei giganti, che sono stati Maestri sia di Teoria che di Prassi.

      Quando dici Sinistra, non ti rifai genericamente ad un'ala del Parlamento: ti rifai ad un'ala della Storia.

      L'internazionale presuppone, appunto, le nazioni. Vai a dire ai comunisti Russi di rinunciare alla sovranità e all'identità nazionale.

      Il Caos genera confusione: ma bisogna avere le idee chiare. Per aver "idee chiare" in questioni estremamente complesse è necessaria la formazione di un'avanguardia che sia dotata di pensiero sistemico. La divisione del lavoro trasportata in ambito accademico scoraggia il pensiero sistemico che necessita un approccio multidisciplinare. Scienze sociali e filosofia non possono rimanere disgiunte: sono la premessa della prassi.

      Con la morte di Lelio Basso è morta la Sinistra: è necessario rifondarla dalle origini, ripulendone tutte le sovrastrutture escrementizie dei liberali e dei Fabiani.

      Nietzsche è tra noi, ed è stato compreso meglio dagli oppressori quanto lo sia stato Marx dagli oppressi. Punto.

      Tutto il resto sono cazzate.

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    2. Anonimo07:35

      In cio' che scrivi ci sono molte verita', ma alcuni tuoi presupposti non mi cimbrano. Ad esempio, dove scrivi:

      "Il punto è che la destra non può fare la sinistra. Punto. È un problema di cultura politica. È una questione di efficacia. L'influenza di Miglio e del Bruno Leoni sulla cultura leghista è evidente: è inutile nascondersi dietro il dito del movimentismo e delle sue eterogeneità come con il M5S. Cosa fatta capo ha."

      Fatto e' che se e' esistita una cultura politica "di sinistra" (perche' non chiamarla marxista, sarebbe piu' chiaro), potentemente strutturata, non esiste una cultura "di destra" altrettanto omogenea e strutturata. Non e' mai piu' esistita almeno da dopo la Ia Internazionale. Tanto e' vero che cio' che dal Dopoguerra siamo stati abituati a chiamare "destra" non aveva niente a che vedere con von Hayek e il Liberismo: era il risultato del miscuglio tra cio' che rimaneva del Fascismo e della RSI. Nicciano quanto vuoi, ma movimenti che venivano da Proudhon e Sorel e' un po' difficile appiopparli ad una "destra" ideologica aristocratica e reazionaria. Una "destra" come quella fascista al governo che definisce l'Italia "Proletaria" andrebbe esaminata con minore pregiudizio. La sensibilita' della stragrande maggioranza dell'elettorato di destra e' fondamentalmente di tipo sociale. Non ne ho mai sentito uno ineggiare al Capitalismo e le sue' virtu'. E semmai questo e' accaduto, e' fenomeno molto recente che non puo' essere esteso a tutta la storia della cosiddetta destra italiana. Se invece vogliamo definire queste categorie in base ad un'unica visione mondiale nei canoni classici socialisti: rivoluzione-reazione rischiamo di farla fuori dal vaso. E' vero che le dinamiche economico-politico-culturali guidate dalle elites oggi al potere spingono in una direzione apparentemente reazionaria, ma e' il punto di vista ad essere sbagliato. Si confondono i mezzi con i fini. Quando si passa da un Regime nazionale ad uno internazionale cambia tutto. Che scriveva Marx del Capitalismo Mondiale (la Globalizzazione) ? Lo aborriva o ne auspicava l'avvento ? E se si', perche' ? Sta tutto qui. Per non farla troppo lunga: la differenza sostanziale tra destra e sinistra (differenza che si puo' riscontrare ovunque nel mondo) non sta tanto nella filosofia, ma nella politica. I Regimi "di destra" in Europa non aborrivano il Marxismo per la sua cultura del Lavoro o per una sua supposta maggiore sensibilita': l'odiavano in ragione dell'Internazionalismo. Come odiavano l'Internazionalismo del Capitale. E questo e' difficilmente contestabile. Allora siamo al punto: se a sinistra cade la pregiudiziale dell'Internazionalismo, destra e sinistra per come le abbiamo fin qui conosciute, non hanno piu' senso. Come ti ho scritto prima, appioppare tutta la sinistra a Marx e tutta la destra a von Haiek, non e' solo semplicistico: e' disonesto; perche' se non lo e' stato per l'una, non lo e' stato nemmeno per l'altra. E' solo una pregiudiziale la cui utilita' oggi, che puo' profilarsi una nuova occasione di Unita', e' molto dubbia.

      G.Stallman

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    3. Anonimo08:58

      Un'ultima aggiunta. In un contesto politico come l'attuale, in cui lo smantellamento del Pubblico nazionale in favore del Privato internazionale, si sta compiendo sotto ai nostri occhi, gli interessi dei comunisti coincidono con quelli dei nazionalisti. Fosse mai possibile invertire la tendenza, si renderebbe necessaria la ri-nazionalizzazione di quasi tutto. In un ottica collettivista e duratura per i primi, mentre in una nazionale e redistributiva di Pubblico e Privato per i secondi (la soluzione di Putin). Va da se' che va ridefinita la fonte della Legittimita': se non si trattasse piu' del Proletariato internazionale, in base a cosa andrebbe definito un Proletariato nazionale ? Cosi' e' ancora piu' chiaro a che serve davvero l'Antirazzismo.

      G.Stallman

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    4. Marx auspicò alla globalizzazione proprio in quanto, secondo lui, inevitabile poiché constatava che il capitale era più forte: prima avrebbe trionfato la distopia liberista, prima sarebbe esplosa con relativa palingenesi comunista.

      Un altro discorso è, invece, l'Internazionale per cui "tutti i proletari sarebbero dovuti unirsi": questo era auspicato in quanto la coscienza di classe non aveva - e non ha - confini, e, a parte i deliri di onnipotenza staliniani, vi era diffusa consapevolezza che la rivoluzione dei rapporti di classe sarebbe dovuta essere estesa soprattutto nei paesi più forti ed industrializzati, in modo che l'ordine socialista diventasse stabile e al riparo dalle aggressioni dell'imperialismo capitalista.

      Il nazionalismo a cui ti riferisci, ovvero quello nazifascista, è il tentativo di sfruttare la forza del sentimento identitario in un'ottica totalitarista, e per fini imperialistici.

      Il "socialismo" a cui faceva riferimento il nazifascismo, non era - come ricordava sarcastico Kelecki ne "Gli aspetti politici del pieno impiedgo" - a quello collettivista implementato nell'URSS: come il fascismo fu espressione della grande industria italiana (succursale di quella anglosassone), il nazismo fu espressione del capitalismo tedesco, anche questo gonfio di capitale anglosassone. Non penso di dover ricordare chi gestiva Auschwitz.

      Il "socialismo" nazifascista è stata pura demagogia totalitaria al fine di irregimentare corpo e spirito del proletariato al fine di schiacciare le rivendicazioni socialiste stesse: manganellate agli scioperanti, "quota 90", gold standard e, come ricordo lo stesso Mussolini fino a prima della
      crisi del '29, lo stato come stato di polizia - minimo! - che preservasse la "libertà della libera intrapresa".

      L'unica "piena occupazione" del nazifascismo fu una molto, molto, particolare: la corsa agli armamenti e "l'economia di guerra". In URSS negli anni '30 certi problemi non ne avevano, e i proletari "occidentali" non sapevano cosa dare da magiare ai propri figli al di qua e al di là dell'Atlantico.

      Il nazifascismo fu una mostruosità partorita dall'élite "più ignorante", quella del capitalismo industriale che bramava ancora di svilupparsi: questa era vista con fastidio e ribrezzo dall'élite "colta", quella "radicale" rappresentata tanto bene dal pensiero nietzscheano: questa non lavorava, era di sangue nobile o apparteneva alla finanza dinastica.

      Nietzsche sfotteva i plutocrati, ovvero i capitalisti dalle "mani grassocce" che promuovevano lo statalismo, l'industrializzazione e l'iperialismo bellico. Nietzsche trovava profondamente imbecille l'antisemitismo. Egli era cosmopolita ed apolide. Europeo. Radicalmente aristocratico.

      La Storia gli ha dato ragione visto che i vari scimmiottamenti ed adattamenti del pensiero nietzscheano al nazifascismo si son dovuti arrendere a Stalingrado: l'élitismo che ha vinto non è stato quello di Schmitt e seguaci, fondamentalmente vincolato ad una visione reazionaria slegata dalla struttura del capitalismo e dai suoi intrinsechi rapporti di forza. L'elitismo che ha piegato la rivoluzione socialista, fu quella "più raffinata" economicista. Colui che - nei fatti - ha interpretato meglio queste dinamiche, è stato Hayek.

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    5. Il FN e la Lega, nelle istanze sovraniste, nel promuovere politiche economiche come quelle del *marxista* Sapir, fanno lotte politiche *sostanzialmente* di Sinistra, in quanto propedeutiche al Lavoro e alla Democrazia: ma sono "culturalmente", ovvero "formalmente", portate da destra: e la forma è anche sostanza.

      L'antirazzismo è un'ovvia forma di razzismo: ma chi puntella questa dialettica astorica e demenziale sono proprio i deliri argomentati dalla Le Pen e da Salvini.

      Il "fascismo" che mi pare tu abbia in mente, come pure certi "nostalgici", non è mai storicamente esistito: questo vale ancor di più con il "leghismo", che nasce come "esperimento politico" neoliberale.

      E ti assicuro che ci sono aspetti di Bossi e Miglio che mi son sempre piaciuti: ma la Politica è un'altra cosa.

      Marx e Hayek sono stati Teoria e Prassi di due sistemi etici contrapposti: per questo tutte le altre distinzioni rimangono poco più che nominalismo nella prassi politica.

      Nei post-keynesiani di profilo marxiano trovi tutto ciò che serve per fare i propri sporchi interessi di classe: macroeconomia volta alla piena occupazione, stato sociale e *prospettiva del conflitto* innestata nello storicismo hegeliano.

      Per questo ho imparato ad amare Kalecki.

      Il dramma ecologico-climatico può essere gestito in due modi: o con la dittatura elitista e tecnocratica, oppure per via socialista.

      Credo sia oltremodo necessaria un forza di Sinistra VERA: che rada al suolo la "finanza sellino/piddina" e porti cultura alle istanze identitarie e nazionaliste di quella che si crede "destra" e che non è un cazzo.

      Ti ringrazio per tutti gli spunti di riflessione.

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  14. Anonimo19:05

    Interessante cio' che scrivi. In linea di massima sarei anche d'accordo, ma vi trovo ancora un po' di propaganda di guerra fuori tempo massimo. Non per difendere l'indifendibile, ma per ristabilire una verita' storica senza la quale qualunque analisi diventa una narrazione propagandistica. Visto che abbiamo citato Nietzsche, dobbiamo concludere che una verita' vale l'altra. E su quest'assioma dovremmo costruire cosa ?

    "Marx auspicò alla globalizzazione proprio in quanto, secondo lui, inevitabile poiché constatava che il capitale era più forte: prima avrebbe trionfato la distopia liberista, prima sarebbe esplosa con relativa palingenesi comunista."

    Qui ci manca un pezzo. Quel pezzo riguarda il benefico effetto che il Capitalismo Mondiale avrebbe avuto in quanto prodromico alla Rivoluzione Mondiale. Il benefico effetto era la dissoluzione degli Stati borghesi. Siccome qui stiamo parlando di salvare lo Stato borghese, non mi pare cosuccia da niente.

    "Il nazionalismo a cui ti riferisci, ovvero quello nazifascista, è il tentativo di sfruttare la forza del sentimento identitario in un'ottica totalitarista, e per fini imperialistici."

    Diciamo pure che non lo auspico, ma se da una dimensione internazionale si torna ad una nazionale, vedi altre strade ? In realta' non era proprio cosi'. Questa e' la solita propaganda staliniana. Il Fascismo avrebbe dovuto costituire l'ultima parte del Risorgimento. Quella di D'Azeglio, per intenderci. I Miti fascisti erano tali e quali quelli di Mameli: non uno di piu'. Mussolini e' stato il principale leader riconosciuto dal Socialismo italiano, dopo i maneggi di Turati. La questione del fallimento della IIa Internazionale e' cruciale per la nascita dei regimi fascisti. E questo, soprattutto, alla viglia della Ia Guerra Mondiale, quando ogni partito socialista europeo ripiego' sul nazionalismo. Mi pare che cio' sia molto ben documentato. Puo' anche essere che il Capitale abbia voluto ridimensionare la forza dell'Internazionale costringendola in un ambito piu' controllabile, ma e' un fatto storico che le rivoluzioni socialiste scoppiarono un po' dappertutto: non solo in Russia. Gli Imperi centrali caddero tutti per questo motivo. La fissa di levare di mezzo papi e imperatori di chi era ? La strada rivoluzionaria allora scelta e' sempre stata la stessa: una guerra che sfiancasse le nazioni e poi la rivoluzione. Oggi si accontentano delle "rivoluzioni colorate", ieri erano un po' piu' ruspanti. Semplicemente, la via scelta da Mussolini, era questa: infatti la sua rivoluzione e' avvenuta ancora una volta dopo la guerra. Una guerra vinta in teoria, ma persa in sostanza. A me risulta che Lenin considerasse M l'unica persona in grado di poter condurre una rivoluzione in Italia. E se Lenin stesso non si preoccupava della connotazione politica del F. avra' avute le sue buone ragioni. Sta di fatto che in Italia ci fu una rivoluzione, non cruenta, ma sempre tale; cosi' come ci fu in Russia, cosi' come ci fu in Germania e via cosi' fino alla Spagna e la Guerra civile. Tutte rivoluzioni portate avanti con lo stesso metodo. Questa mirabile sinergia, secondo te da dove viene ? Ah, gia', la rivoluzione e' come il vento. Cosi' come la nuova versione sulle migrazioni inevitabili e tutto il resto. Troppa Fede e poca Critica. Marx non ne sarebbe andato certamente fiero.

    "Il "socialismo" a cui faceva riferimento il nazifascismo, non era - come ricordava sarcastico Kelecki ne "Gli aspetti politici del pieno impiedgo" - a quello collettivista implementato nell'URSS: come il fascismo fu espressione della grande industria italiana (succursale di quella anglosassone), il nazismo fu espressione del capitalismo tedesco, anche questo gonfio di capitale anglosassone. Non penso di dover ricordare chi gestiva Auschwitz."

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  15. Anonimo19:06

    Che ti aspettavi che dicesse chi presiedeva la IIIa Internazionale ? Lo ricordo: Stato Maggiore della Rivoluzione Socialista Mondiale. Ancora una volta la via militare al Socialismo. E per volonta' di Lenin, non solo del suo successore. Probabilmente sei stato a Mosca. Alcuni dei bellissimi mosaici che si possono ammirare ancora oggi nella metropolitana rappresentano tanti aeroplanini con tanti bei paracadutini che si aprono sotto. Erano appunto gli anni '30. In Russia tutti si lanciavano col paracadute: come mai erano cosi' sportivi ? Certo, avevano gia' in mente la Guerra patriottica e Stalingrado. Il patriottismo sovietico, probabilmente, e' una cosa della quale fino Lenin avrebbe riso. Fatto e' che le truppe aviotrasportate e i mezzi corazzati erano i mezzi ideali per la guerra di mobilita', della quale i sovietici avevano sviscerato ogni piu' recondito aspetto, tanto da insegnarlo agli ufficiali prussiani che andavano ad addestrarsi in Russia aggirando i divieti di Versailles. E c'era gia' Hitler in Germania. L'immensa industria bellica stava in Russia, non in Germania. I mezzi corazzati russi erano i piu' avnzati al loro tempo, mentre i nazisti, in Polonia, usavano ancora i cavalli. Il numero delle forze d'assalto sovietiche era superiore a quello di tutti gli eserciti occidentali messi insieme; compreso quello USA. Tutto documentato: se vuoi puoi leggerlo da V. Bukovskij, ex colonnello del GRU, poi dissidente e fuggito in UK. E lascio stare Auschwitz perche' il solo parlarne e' reato nel Mondo Libero. Un rischio che potrei correre io, ma non tu, il che illustra alla perfezione la qualita' della tua dissidenza. Ti ricordo solo che lo stato di mobilitazione bellica tedesca (a livello industriale), giuse a regime solo nel '43: a guerra gia' tecnicamente persa. In Russia la mobilitazione era permanente fino da un anno dalla defenestrazione di Kerenskij. Anche qui, e' tutto documentato da fonti interne russe, non da mummie naziste redivive.

    "Il "socialismo" nazifascista è stata pura demagogia totalitaria al fine di irregimentare corpo e spirito del proletariato al fine di schiacciare le rivendicazioni socialiste stesse: manganellate agli scioperanti, "quota 90", gold standard e, come ricordo lo stesso Mussolini fino a prima della
    crisi del '29, lo stato come stato di polizia - minimo! - che preservasse la "libertà della libera intrapresa"."

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  16. Anonimo19:07

    Un altro tradimento del Proletariato: come oggi. Fatto e' che fu il Mussolini gia' fascista e non il Turati ancora socialista ad avviare lo Stato sociale in Italia. Fatto e' che uno dei primi provvedimenti dei nazisti al potere fu quello di disarmare la polizia. Certo, M non ha mai avuto intenzione di collettivizzare la produzione industriale, nondimeno, nello Stato fantoccio della RSI avvio' la socializzazione delle imprese che funziono' fino all'ultimo giorno di guerra. E chi fu a restituire le imprese ai "legittimi proprietari" ? Fu il papa' di Berlinguer, con provvedimento di urgenza. Altrimenti la Lotta di Classe andava a puttane.

    Vedi, io non difendo il Fascismo perche' mi piace alla follia, morto Mussolini e' finito con lui, ma mi diletto a smascherare le balle che ci hanno tenuti inchiodati ad una Guerra civile permanente. Cosa della quale oggi non abbiamo particolarmente bisogno. Io non sono di fede comunista, ma in un regime autenticamente nazionale, so che potrei vivere meglio in un regime collettivizzato che non altrimenti. L'ho provato nella DDR, della quale dicevo peste e corna, ma oggi ho cambiata idea.

    Ti invito solo a fare una considerazione: perche', dopo il crollo dell'URSS, l'altra parte di Yalta mantiene in piedi le balle colossali sulle due guerre mondiali e tutta la propaganda studiata in URSS quando Stalin instauro' il Fronte antifascista ? E' una ragione solo geostrategica o anche politica ? Questo e', a mio avviso, un buon indizio sul quale lavorare di Critica.

    Comunque complimenti per la tua preparazione.

    G.Stallman

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  17. « Nietzsche, dobbiamo concludere che una verita' vale l'altra. E su quest'assioma dovremmo costruire cosa ? »

    Guarda, su questo tema ho in mano una piccola ricerca a fini divulgativi, se vinco la "timidezza" e trovo la forma adatta per esporre il problema "etico" che l'Uomo si trova ad affrontare, spero di fornire qualche spunto di riflessione e, magari, qualche strumento d'analisi.

    Certamente Marx, in quel contesto, di cui Cesaratto porta interessantissime considerazioni nel suo pregevole lavoro in cui confronta Marx e List, presta il fianco al nemico.

    Penso di avere almeno un'argomentazione vincente per qualsiasi disciplina che tratta i sistemi complessi per cui la difesa della eterogeneità tramite la regolazione dei flussi - come quello dei fattori della produzione - è esiziale: per questo distinguevo l'Internazionale socialista dal "tanto peggio tanto meglio" di quella poco lucida analisi di Marx.

    Con Mussolini Lenin ha dimostrato di aver preso anche lui una cantonata, come ne prese la Luxemburg, che pure agli albori difese le istanze europeiste, salvo poi ricredersi: infatti questi erano giganti. Mostri di genio, Maestri di analisi e lotta politica.

    Solo il fatto di "ammettere gli errori", è un esempio di genio umano oltre che politico: a proposito della Luxemburg, Lenin la commemorerà ricordando il detto russo per cui "i tacchini fanno dei goffi balzi per rimanere a terra; la aquile possono cadere in picchiata, ma ritornare al loro volo naturalmente in alta quota". Questi erano aquile.

    Credo che se accettassi la differenza che ho proposto tra rivoluzione e contro-rivoluzione, per cui la contro-rivoluzione non è altro che un tipo - incredibilmente aggressivo - di reazione, non cercheresti di portare aspetti socialisteggianti nell'esperienza nazifascista: anche quello dello "stato sociale" è un falso mito ben documentato dalle vergognose rilevazioni statistiche in riferimento agli aggregati economici. Mussolini in particolare non ha fatto altro che usare principi "keynesiani" per salvare le terga a Confindustria.

    Ma ti dirò, il revisionismo storico mi affascina ben poco: lo trovo secondario rispetto al conoscere i paradigmi culturali e storicisti che muovono i fatti politico-culturali che impattano il benessere collettivo.

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  18. Mentre nel socialismo trovo l'ipostatizzazione dell'etica giudaico-cristiana, nella prassi fascista vedo solamente la strumentalizzazione a fini imperialisti della retorica risorgimentale e di tutti quei tratti patogeni che tanto bene Gramsci descriveva: il nazifascismo, così come il neoliberismo pinochettiano, non paiono niente di più che diverse sovrastrutture del medesimo potere economico-militare. E ti assicuro che è un riflessione che nasce da uno studio piuttosto scevro da falsa coscienza ideologica. Ribelli ci si nasce: la libertà interiore credo sia un dono. Quella esteriore credo sia l'obiettivo ultimo della lotta politica per la diffusione del potere: fonte di diritto e dovere.

    Quindi, no, rifiuto sia il collettivismo imposto dall'alto così come il nazifascismo o l'ordine medievale dei mercati post-industriali. Ogni lingua un popolo, ogni popolo una nazione, ogni nazione una Repubblica democratica fondata sul lavoro così come nello stesso programma rivoluzionario scolpito col sangue nella Carta Italiana, che, ricordo, è un'espressione suprema di Cultura che non ha pari al mondo.

    Ovviamente il sezionalismo tra "fascisti sociali" e comunisti "stalinisti" è stata prassi "divide et impera": ma lo è stato già dal dopoguerra. Per questo insisto che il fascismo dei "nostalgici" in realtà non è mai esistito: i bei "valori" a cui si richiamava erano negati dalle premesse stesse da cui il fascismo nasceva. Così il "comunismo" del dopoguerra che non era altro che mera sovrastruttura dell'imperialismo sovietico. È talmente tanto che si discute del nulla che, nonostante la scolarizzazione sia mediamente molto più alta che un secolo fa, gli oppressi non riescono a trovare un'analisi condivisa che gli porti a comprendere gli interessi comuni per la propria sopravvivenza.

    Quest'analisi condivisa è gemellata con la "coscienza di classe".

    Credo che sia importante l'analisi filologica e filosofica delle sovrastrutture politico-culturali e storico-sociali, non tanto per promuovere "una delle tante false coscienze che si chiamano ideologie o religioni". No. A differenza di Nietzsche, non credo solamente che il sistema di valori sia assolutizzabile in quanto "self-evident" come sostenevano i Padri costituenti americani. Credo che sia - in qualche modo - "dimostrabile", obbligando a rimanere "al di qua del bene e del male". Perché, "al di là", esiste solo la follia. E se la follia viene razionalizzata, ovvero quando si ha a che fare con la "lucida follia", un vero socialista e Uomo che crede nell'uguaglianza "sostanziale" di ogni persona umana, deve aver ben scolpito in mente che "ciò che è razionale è reale". E il mostro viene generato.

    L'ordine apollineo può domare l'eccesso di caos dionisiaco, credo, solo con l'analisi e l'ermeneutica del reale, processo che deve condurre a ordinare idee e pensieri. Ordinati quelli, il passo della salute "mentale e spirituale", credo diventi più breve.

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  19. Anonimo12:26

    Leggero' con molto interesse le tue riflessioni. Tienimi informato.

    Nella mia ignoranza e, nonostante qualche resistenza, devo ammettere che il "tanto peggio tanto meglio" e' sempre efficace in guerra e, ancor piu', nel caso di una rivoluzione. E' praxis, non theorie. Significa semplicemente fare appello agli istinti primordiali per provocare una reazione che altrimenti non vi sarebbe. E' roba che ha a che vedere con lo "Stato di eccezione", non con l'ordinaria politica in tempo di pace. L'Antropologia negata dalla Theorie torna utile nella Praxis; come per la Guerra patriottica. Allora vuol dire che nella teoria c'e' ben piu' di un buco.

    Quanto alla cantonata di Lenin, non sara' invece che noi abbiamo un'idea un po' troppo apollinea della Rivoluzione ? Noi pensiamo che siano gli aggettivi a fare la differenza, mentre all'epoca il sostantivo bastava ed avanzava. Per usare, o abusare, di Occam come scrive Barbara, io penso semplicemente che anche i socialismi nazionali fossero una delle vie percorribili per giungere al fine. Sono stati scartati in quanto ritenuti non abbastanza efficienti, o pericolosi. Ma pericolosi per chi ? Per il benessere delle rispettive popolazioni o per il Socialismo stesso ? Del resto, io sono di quelli che crede fermamente che la IVa Internazionale sia oggi viva e vegeta. E' la via finanziaria al Socialismo. L'ipotesi della reazione "neo-aristocratica" mi pare vada calata nella dialettica hegeliana: e' solo cio' che precede la Sintesi. Altra cosa che si puo' leggere perfettamente spiegata sul Manifesto, come dalla nostra conversazione precedente. Questo credo io, ma lo credettero anche eminenti storici marxisti recentemente scomparsi, quando chiesero conto ai Neocon del perche' della loro partecipazione al PNAC vista la tradizione trotzkista del loro movimento. Sono solo indizi, beninteso, ma sommati fanno ben piu' di una prova.

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    1. Anonimo12:28

      Altro argomento di "attualita'": Keynes. Certo, anche il Fascismo si espresse favorevolmente, ma il metodo che scelse era molto poco keynesiano. La fola secondo la quale fu Keynes, all'epoca di Roosevelt a salvare l'economia USA, si sfata da sola. E' stata la guerra a fare ripartire l'economia: lo dicono tutti gli indicatori dell'epoca. Nondimeno, la fame nera dei paesi anglosassoni, ci fu risparmiata in Italia. (Basta vedere i film di Chaplin o di Stanlio e Ollio per vedere la differenza; non c'e' alcun bisogno di leggere Steinbeck.) Ma il massimo dell'efficienza fu raggiunta nel III° Reich, dove Keynes non era tanto in auge. Il metodo nazista fu semplice e geniale: basato sulla totale autarchia e sulla proverbiale organizzazione teutonica (cosa che poteva accadere solo la). Dopo il baratto, fu il MEFO a rimettere in piedi la Germania. Si rischia di essere accusati di filo-nazismo se si dice che ottenere la massima occupazione in tre anni ha qualcosa di miracoloso ? Qui quanti secoli ci vorrebbero ? Il consenso di cui godette Hitler non veniva dalla propaganda di Goebbels. Lo si vede nei documentari dell'epoca che era genuino. E' ovvio che i concorrenti fossero preoccupati; ancor piu' quelli che si piccavano di aver fondato il Socialismo piu' efficiente. Quando vedevano gli operai tedeschi andare a zonzo per il mondo in crocera, si preoccupavano solo di nasconderlo ai propri. Tornando a Keynes: noi l'abbiamo avuto fino alla Ia Repubblica, solo che non lo sapevamo. La DC ha fatto Keynes. L'assunzione facile nel Pubblico impiego non e' Keynes ? Un po' meglio che riempire di bottiglie una buca. Ma ne parliamo solo oggi che non c'e' piu'.

      Il "revisionismo": altro dogma staliniano che ha inspiegabilmente passato il Muro. Saletta se ne e' occupato dalla rive gauche, cote' dalla quale vengono quasi tutti i revisionisti che, ovviamente, vengono assimilati ai nazisti "per argumentum". Insomma: la Liberta' senza troppi fronzoli. Non appassiona nemmeno me, ti dico la verita', ma fingere di nulla quando sappiamo che un castello enorme di balle spaziali ci costringe a digerire qualunque provvedimento studiato apposta per dividerci ed annichilirci non mi sembra degno di un uomo davvero libero. Curiosamente, il coraggio che viene ancor oggi celebrato nel caso della Resistenza, diventa aperta sedizione nel Regime attuale. Comincio a pensare che i nazisti non avessero tutti i torti: e' piu' importante il carattere della cultura. Questo stava a significare il rogo dei libri che tutti abbiamo sempre considerato una barbarie. Per non parlare della esecrabilissima epigrafe che si puo' ancora leggere sul cancello di uno di quei gironi infernali. A parte la tragica ironia del caso, e' vero o no che il Lavoro rende liberi ? Perche' se non e' vero, allora e' meglio che stiamo zitti e andiamo a scopare il mare. La realta' che viviamo oggi vale mille revisionismi: chi vuole vedere vede e non bastera' il divieto di pensare a cambiarla. Il totalitarismo che sta prendendo oggi forma e' mille volte peggio di mille nazismi, ma il problema sono i fasci littori e le croci uncinate di settant'anni fa.

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  20. Anonimo12:31

    Tu trovi nel Socialismo un'impostazione "giudaico-cristiana". E certo che e' cosi', ma non bastava l'originale ? Ovviamente, l'Ateismo dove lo mettiamo ? Io riconosco a tutte le dottrine politiche universaliste un'impostazione di tal fatta: e' la nostra storia del resto. Il Cristianesimo, il Cattolicesimo e le sue eresie hanno prese forme politiche le piu' varie. Un nome per tutti: Campanella. Capisco la tua posizione, che e' molto comune dal Dopoguerra in poi. Il dipingere un Socialismo utopico che non e' mai stato contaminato dalla Realta', digiungendolo dai massacri staliniani, appunto, staliniani e non comunisti. Per converso i socialismi anomali hanno mille difetti e nessun pregio anche se le rispettive popolazioni ne sono entusiaste. Sono questi, e non quelli, o le pacifiche democrazie, a scatenare le guerre piu' atroci. Gli stermini, veri e presunti, di minoranze etniche dedite ad attivita' socialmente utili come l'Usura su scala mondiale, fanno dimenticare le stragi di enormi fette della propria popolazione e i bombardamenti strategici sui civili dei quali ci occupiamo solo quando riguardano qualche tribu afgana. Sono stati uccisi piu' ebrei o kulaki ucraini ? Eppure i secondi non morirono in tempo di guerra. Tra gli 80 milioni di morti sovietici, quanti furono davvero uccisi dai tedeschi ? Domandine da quattro soldi... pero' noi andiamo ad Auschwitz in pellegrinaggio, non in Siberia.

    Nondimeno, ritengo ancora il Socialismo un ideale per il quale combattere. Se pero' mi si vuole scoraggiare dal coniugarlo con una qualche forma di realta' nazionale, magari con la scusa del Nazionalsocialismo o del Fascismo, allora non mi resta che di andare a guardare nello scatolone della Storia e vedere cosa c'e' di vero e di falso circa quei regimi. Pur non essendo marxista, ritengo la Critica uno strumento essenziale; e, come dicono i tedeschi, si studia con il sedere. :-)

    G.Stallman

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