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martedì 3 gennaio 2012

Mala tempora collant


Sempre a margine della vicenda OMSA, ripresa oggi anche da Debora Billi, vorrei segnalare su Facebook  l'iniziativa di boicottaggio Mai più OMSA, ma soprattutto l'intervista ad un responsabile di produzione di Calzedonia Group, altro colosso dell'intimo made in Italy, pardon, Sri Lanka, che ho trovato per caso sul blog Bottleneck
E' particolarmente significativo, per capire il perché questi imprenditori amino tanto delocalizzare le produzioni, questo passaggio dell'intervista, che vi consiglio per altro di leggere per intero:
"D: torniamo in mezzo all’Oceano Indiano, perché la scelta è caduta su quell’isola? 
La localizzazione in Sri Lanka è stata frutto di una accurata indagine e sopralluoghi effettuati qualche anno fa in diverse regioni del Mondo in via di sviluppo, tra cui India, Pakistan, Bangladesh e Cina. Ne ricavammo molte informazioni ma, soprattutto, risaltava in modo particolare il caratteristico ed apprezzato equilibrio e la scarsa conflittualità sociale della popolazione dello Sri Lanka. Naturalmente ha molto influito anche una iniziale intuizione del dottor Sandro Veronesi [ patron di Calzedonia, n.d.r.], poi rivelatasi fondata, sull’elevata capacità di apprendimento delle maestranze indigene con riflessi evidenti sugli indici qualitativi e di produttività. 

L’assenza o quasi di vincoli sindacali garantiscono una flessibilità sulla numerosità degli organici assolutamente impensabile nel mondo industrializzato. Sotto questo punto di vista le localizzazioni dell’est Europa hanno già segnato il passo, determinando rapidi dietrofront sulle decisioni di nuovi insediamenti o ampliamenti dei siti produttivi. "
D: e nel Belpaese non si produce più nulla? 
Poco purtroppo! In Italia utilizziamo talvolta qualche terzista per produzioni integrative a quelle estere, soprattutto in situazioni di emergenza (consegne urgenti, problemi produttivi negli stabilimenti esteri, etc,). E’ una collaborazione assai limitata che rappresenta solo un pallido esempio di quella esistente fino a pochi anni fa., con funzione di back up alle produzioni principali che si avvantaggiano dei bassi costi della manodopera di quei paesi. Qui ad Oppeano rimane il centro distributivo composto dal magazzino di prodotto finito."
In fondo, viva la sincerità. L'unico problema quindi, l'unico ostacolo alla famosa Crescita è il costo della manodopera. Se si riesce a mantenere basso, perché quello delle materie prime è un po' più complicato da abbattere, a parità di prezzo da far pagare all'utente finale, il gioco è fatto. Che siano queste le famose riforme, ciò che brama di ottenere a suon di piedini pestati per terra la Senhora Marcegalha?
Gli asiatici si spaccano la schiena 20 ore al giorno, campano con un pugnetto di riso scotto, trombano e figliano assai per garantire sempre fresca forza lavoro minorile e soprattutto non rompono i coglioni con i sindacati. Non hanno le Camusso che si piazzano davanti al padrone e fanno "Aaaarrgghhh!" come Chewbecca.

Il prode Nerino Grassi delocalizza in Serbia, come abbiamo visto. Ma perché proprio nel paese bombardato anni fa da D'Alema & i suoi Nato Boys? Su un altro blog ho trovato questo articolo di Marco Cobianchi, autore di "Mani bucate". La Serbia, come altri paesi dell'Est, offre alle imprese che decidono di investire sul suo territorio condizioni che queste non possono rifiutare, un po' come le proposte che faceva ai Tattaglia Don Vito Corleone: niente tasse oppure sgravi fiscali stratosferici, terreni sui quali edificare gli stabilimenti praticamente gratis, vantaggi di ogni tipo e manodopera a basso costo. Tutto al di fuori dei lacci e lacciuoli comunitari europei, o almeno di quelli che ancora rimangono. 
Viene perfino da ridere a pensare ai classici magliari italiani che, per trombarsi le ragazze dell'Est con poca spesa e molta resa, negli anni ottanta andavano  all'avventura con la valigia piena di calze e collant. Ora, se gli italiani vanno all'Est, trovano paesi interi disposti a venderglisi e a fabbricargli pure le calze. Mala tempora collant.

Certo, come dice il logistico di Calzedonia, in Sri Lanka è ancora meglio, non c'è il rischio del riemergere della latente bellicosità balcanica e magari di un rigurgito di socialismo reale, ma non si può avere tutto nella vita.
Che a questo capitalismo piaccia solo vincere facile, come l'omino della pubblicità? E soprattutto che sia  capace solo di vincere facile, con il GOD MODE ed il FULL AMMO, per intenderci, insomma barando come il bimbominkia con il videogioco troppo difficile? Per loro FULL AMMO. Per noi FULL MONTI, dopo che ci saremo tolti l'ultimo collant, appunto. 

lunedì 2 gennaio 2012

Tutte a casa


In questo Natale di crisi globale è capitato che un piccolo imprenditore catanese si sia tolto la vita per la disperazione di dover licenziare i suoi operai causa fallimento.
Nerino Grassi invece, il patron della Golden Lady, ha scelto il 27 dicembre, quindi un bel giorno di vacanza  tra il Santo Natale e Capodanno, per comunicare la sua decisione definitiva riguardo al destino dello stabilimento OMSA di Faenza, da mesi in lotta per la difesa dei posti di lavoro. A mezzo fax ha annunciato il  licenziamento collettivo per 239 operaie alla data di scadenza della cassa integrazione, il 14 marzo 2012.

Che andasse a finire così era nell'aria e nessuno, dalle mie parti, si faceva più tante illusioni. Pensare però che alle lavoratrici sia stata comunicata la decisione aziendale definitiva proprio nel bel mezzo delle feste di fine anno dà l'idea della mostruosità di questo capitalismo metastatizzato di merda, della sua perdita definitiva di contatto con il concetto di umanità e utilità sociale. Un po' come l'INPS che, sempre sotto Natale, va a chiedere 5000 euro di rimborso ad un pensionato che, preso dall'angoscia di non poter onorare le scadenze, si suicida per la disperazione.
Sembra che lo facciano apposta. Scelgono un evento ad alto tasso di stress psicologico e ve ne aggiungono un altro ancora più fatale. Feste natalizie più perdita di lavoro. Tecnicamente si configura come tortura e tentato omicidio.

Badate che l'OMSA, ovvero la Golden Lady, non è un padrone che non può fare a meno di chiudere perché azzoppato dalla più grave crisi economica mondiale dal 1929. La Golden Lady non è in crisi, va bene. Ha solo deciso di delocalizzare, ovvero di togliere il sostentamento a duecento e più persone ed alle loro famiglie e per riflesso ad un'intera comunità cittadina per andare a sfruttare donne serbe invece che pagare il giusto quelle italiane, abbattere i costi di produzione e pagare meno tasse, vendendo le calze però sempre allo stesso prezzo proprio in Italia. Come se fossero prodotte in Italia.
Insomma Nerino e gli altri della sua razza, quelli che non li licenzia nessuno, che non ricevono queste sentenze di morte sotto Natale, che hanno il culo ben protetto da quintali di morbidissima bambagia, hanno scelto non il bene della comunità ma il boia del loro dio profitto. Perché esistono imprenditori che considerano i loro operai come persone di famiglia e le imprese come mezzi di accrescimento del benessere generale ed imprenditori per i quali ogni mezzo è lecito per aumentare il proprio profitto personale, ci fosse anche da mandare in malora un'intero paese ed affossare non una ma dieci aziende dopo averle spolpate fino all'ultimo brandello di carne. Se tu lavoratore incontri uno di questi parassiti predatori sulla tua strada sei fottuto.


Mi scuserete ma è difficile scrivere di licenziamento, soprattutto se ci sei già passato, senza sentire un'onda di panico serrarti il respiro in gola e senza farti sopraffare dalla rabbia. Chi ha perso il lavoro capirà di cosa parlo, di tutta l'angoscia indescrivibile che ti dà l'essere messi da parte dalla società, l'essere privati della propria dignità, l'essere considerati un esubero, un qualcosa di inutile da gettare via, non importa se hai dei figli da mantenere o solo la necessità di sopravvivere tu solo. Sono crimini contro l'umanità ma li chiamano riforme necessarie per la crescita (dei loro profitti di merda).

Sono assolutamente solidale con le iniziative di boicottaggio dei prodotti Golden Lady ma non bastano, non possono bastare.
Ci vorrebbe una legge che disincentivasse la delocalizzazione, magari sottoponendo merci prodotte all'estero in condizioni vantaggiose solo per il produttore, ma commercializzate con un marchio italiano e a prezzi italiani, a dazi pesanti. Un po' come quelli che la Fiat pretendeva venissero applicati alle automobili asiatiche tanto tempo fa.
Non solo. E' un'idea che avevo già esposto in un articolo precedente. Sarebbe necessaria una legge per la protezione dei marchi nazionali. Un marchio si è guadagnato prestigio nazionale ed internazionale ed è indissolubilmente legato alla realtà industriale italiana, per avere magari anche usufruito di aiuti di stato a suo tempo? Bene, se tu imprenditore  vuoi andare a produrre le tue calze dove la forza lavoro si accontenta di quattro tozzi di pane ammuffito e ti ringrazia pure, allora se pretendi di vendere quelle calze in Italia non potrai più chiamarle con il marchio conosciuto in Italia. Se vuoi usare quei marchi famosi e storici, produci in Italia. Altrimenti, chiama i tuoi collant come ti pare ma non OMSA o Golden Lady.  Dagli un bel nome serbo o bielorusso o turco o circasso ma non italiano.
Se poi il nuovo marchio non sarà altrettanto apprezzato dalle consumatrici italiane, fai una prova. Prendi un collant 10 denari e stròzzatici, così vendiamo se il Made in Serbia vuol dire qualità ed è così resistente anche in condizioni estreme.

sabato 8 gennaio 2011

Il caso tortore

Volatili ingordi o volatili per diabetici per tutti?
Da qualche tempo nella mia città, Faenza, piovono tortore, uccise a decine ogni giorno da qualcosa che le sta sterminando. Può capitare, girando in macchina, di doverne schivare qualcuno, di questi poveri animali, agonizzante proprio in mezzo alla strada.
Il luogo dove si sta concentrando maggiormente la morìa delle tortorine è la zona industriale dove si trova un oleificio, noto soprattutto per appestare di miasmi coloro che entrano in città dall'autostrada.
Diversi enti stanno investigando le ragioni di questa strage, compreso il WWF, l'ASL e alcuni laboratori di analisi. C'è chi parla di semi tossici ingeriti dalle tortore, altri ipotizzano un avvelenamento da cianuro perché i becchi degli animali si sarebbero colorati di blu. Altri ancora non sanno spiegarsi il fenomeno e, saggiamente, attendono i risultati delle analisi tossicologiche che, in questi casi, possono essere determinanti per risolvere il mistero ma richiedono qualche tempo per essere completate.

Niente di certo ancora, quindi, nell'x-file romagnolo. Eppure stamattina, passando di fronte alla civetta di un'edicola, leggo questo straordinario titolo della "Voce di Romagna":  "Risolto il mistero delle tortore, è stata un'indigestione". Lo sponsor della teoria dell'uccello bulimico, riportata anche da Repubblica, è un ex consigliere regionale di Forza Italia, ora consigliere del ministro Renato Brunetta e giustamente la Voce, giornale molto ma mooolto vicino al centrodestra, la riporta come fosse vangelo.

Forse è voluto che chi legge distrattamente la civetta e passa oltre, senza approfondire l'argomento e scoprire magari, leggendo l'articolo completo, che il mistero non è affatto risolto, rimanga con l'impressione che 400 uccelli morti all'improvviso non significhino nulla per l'ambiente e la salute pubblica. In fondo è forse quello il compito di certa informazione attenta a non disturbare qualunque tipo di manovratore e a fornire pappe politically friendly già pronte da inghiottire e senza discutere. In ogni caso, l'ipotesi dell'indigestione aviaria, diciamolo pure, mi pare 'na strunzata.

Mi ha ricordato tanto il "Tutti guariti i 52 intossicati" letto sul Carlino il giorno dopo essere stata ricoverata d'urgenza, assieme ad altri 51 , per una salmonellosi contratta da una tossinfezione alimentare in un albergo di Milano Marittima. Io e gli altri eravamo ancora in preda a dolori, febbre e fenomeni innominabili e qualcuno era pure in gravi condizioni ma il maggiore giornale dell'Emilia Romagna tranquillizzava i turisti che si accingevano a partire per le spiagge romagnole. Eravamo a fine luglio. Se eravamo tutti guariti dovevamo crederci. Da allora, per reazione, diffido in automatico di ciò che riportano i giornali.

Tornando alle nostre tortorine, e scusandomi per la nota autobiografica, dare da bere alla popolazione faentina la storia dell'indigestione senza prima avere escluso altre cause, vendere la favola degli uccelli che decidono magari di morire tutti assieme con una ultima grande bouffe di vinacce è anche abbastanza puerile.
Primo, gli animali che non vivono in cattività e che non sono sottoposti a sedentarietà e diete paraumane come cani e gatti non mangiano a schiantabudella e non conoscono l'obesità perché possiedono meccanismi di autoregolazione della fame molto più efficaci dei nostri.

Se davvero le tortore faentine hanno cominciato ad ingozzarsi fino a farsi scoppiare il fegato dev'essere intervenuto un agente tossico, chimico, batteriologico o virale, che ne ha compromesso l'equilibrio metabolico. Oppure, più semplicemente, hanno mangiato qualcosa di tossico in sé e in questo caso è indispensabile indagare affinché l'intossicazione non possa essere trasmessa inavvertitamente anche all'uomo.
In ogni caso, c'è qualcosa che non va nell'ambiente e va indagato al più presto senza dare l'impressione di voler chiudere il discorso con qualche scusa magra. Magari per non disturbare gli interessi delle importanti aziende locali.
Nessuno vuole accusare senza prove ma tirare fuori la storia dell'indigestione puzza più dei miasmi dell'oleificio in questione. 

lunedì 6 aprile 2009

Come potevamo prevedere

E' orribile il terremoto, è come un'aggressione fisica. E' la materializzazione dell'inevitabile che viene a scuoterti direttamente la sedia da sotto il culo e potrebbe anche ucciderti, chissà.
Se sei sveglia, lo senti arrivare appena un secondo prima. Lo riconosci dalla vertigine impercettibile, indescrivibile che ti coglie, dalla nausea improvvisa e dal fastidio agli orecchi.
Se dormi invece ti sveglia direttamente l'adrenalina che ti pompa a ritmo di house nelle vene e ti manda il cuore a manetta. La sensazione più orribile del terremoto è quando lo senti aumentare di intensità invece che diminuire, ogni secondo interminabile che passa.
E' come Pasquale maledetto. Pensi: "Chissà quello stupido dove vuole arrivare".
Io di solito mi paralizzo, non riesco a schiodarmi da sedia, letto o divano. Non so come facciano gli altri a fiondarsi subito fuori, a scendere in giardino in tre secondi netti.

Così ho fatto ieri sera alle 22.20. Sono rimasta immobile, sperando che finisse presto, ragionando che la casa dove abito è antisismica e pensando alla famosa profezia che vuole Faenza protetta nientemeno che, pirsonalmente di pirsona, dalla Madonna delle Grazie. "Faenza tremerà ma non cadrà".
Ce lo ripetevamo di continuo nel 2000 quando ci fu uno sciame sismico che iniziò proprio nel mese di aprile e andò avanti per un mese. Ogni giorno una scossa; una notte, ricordo, una scossa ogni ora, con il mio compagno che pensava seriamente di andare a dormire in macchina nel piazzale. Fino all'ultimo busso, un bel settimo della Mercalli 'na sera e maggio, seduta ad un tavolo assieme a degli amici ad un terzo piano, guardandoci negli occhi senza sapere cosa dire né fare ma smadonnando senza ritegno.

Dopo lo spavento di ieri sera, l'ultima cosa che potevamo immaginare è che quel terremoto sarebbe stato nulla in confronto di ciò che sarebbe arrivato nel cuore della notte in Abruzzo.

Ho letto di quel ricercatore che sostiene di poter prevedere i terremoti e che aveva messo in preallarme le autorità abruzzesi, annunciando un evento sismico importante per questo periodo.
Come tutti coloro che nella storia hanno sostenuto di poter prevedere gli eventi sismici, uno dei quali fu il faentino Raffaele Bendandi, Giampaolo Giuliani è stato non solo deriso ma addirittura inquisito per procurato allarme. Le Cassandre non hanno mai molta fortuna, si sa. Peccato che stavolta i fatti abbiamo dimostrato che la sua previsione non era campata in aria. Del resto, come si evince dai siti di geofisica, da ottobre ad oggi si erano susseguite più di 200 scosse nella zona dell'Aquila. Era poi folle l'idea che potesse arrivare una scossa catastrofica dopo tanta attività sismica?
Questo ricercatore basa le sue previsioni sulla concentrazione di gas radon, sostenendo che l'emersione della radioattività in superficie significa che vi sono movimenti tellurici in profondità e più l'attività è intensa maggiore è la probabilità di un evento sismico importante. Non mi pare l'equivalente di un giro di tarocchi ma qualcosa che meriterebbe più di una scrollatina di spalle.

A parte tutta la tragedia umana che si porta dietro un terremoto, che lascia sgomenti, mi ha sinceramente stupito l'atteggiamento in questo frangente della scienza ufficiale, paludata ed incapace ormai di fare vere scoperte, e di diventare a pieno titolo "scienza del ventunesimo secolo", come auspicava Einstein. Una scienza ufficiale fattasi religione, che invece di osare l'impossibile, di rischiare, si trincera dietro ai dogmi.
Che vuol dire "i terremoti non si possono prevedere"? Vuol dire che non siamo ancora in grado o non lo saremo mai? Tutto ciò che sappiamo sui terremoti è proprio limitato alla nozione da terza elementare: "quando la faglia dell'Eurasia incontra quella dell'Africa, i sassoni si scontrano e trema tutto"?

Se non si possono prevedere i terremoti, allora chiunque possa dare suggerimenti dovrebbe essere almeno ascoltato e le sue ricerche degnate di considerazione. Invece si ha l'impressione che vi sia una teoria ufficiale che non accetta deroghe dai propri dogmi.
Non si poteva evacuare Sulmona, però si potevano predisporre mezzi di intervento, concentrare forze in Abruzzo, pronte per ogni evenienza. Invece, siccome i terremoti non si possono prevedere, anche se si fanno preannunciare da qualche centinaio di scosse minori, bisogna essere scientificamente fatalisti. Io dico che non puoi prevedere quale tegola del tetto ti colpirà ma intanto puoi cominciare a ripararlo.

Mentre il Papa prega per i bambini morti (per gli adulti vedremo, se non si stanca troppo), il lider minimo rinuncia al viaggio in Russia e si coordina con Maroni, La Russa e il fatal Bertolaso.
Niente polemiche politiche, l'opposizione è solidale con il governo il quale, però, dice che prima di stanziare i fondi dovrà fare bene i conti. Intanto che paghi l'Europa.
Peccato che vi sia una cosa che si chiama emergenza, per la quale non si può stare a guardare il centesimo. C'è gente che ha bisogno di un tetto, di mangiare, di coprirsi, di curarsi.
In seguito si parlerà di ricostruzione e, Dio ce ne scampi e liberi, che a nessuno vengano in mente progetti alla "L'Aquila 2". Che i palazzinari non si facciano strani viaggi. Sarebbe troppo pensare di rinunciare al ponte sullo stretto e dirottare i fondi di quella minchiata a campata unica su una messa in sicurezza antisismica dell'Abruzzo? O almeno provarci?

Non suona come una grottesca ironia l'aver parlato fino a due giorni fa di piano casa, di aumento della cubatura di villette più o meno a schiera, e trovarsi di fronte una città distrutta da un terremoto e da ricostruire? Ora che il gioco si fa duro si vedrà se esistono duri che possano cominciare a giocare.
Sto pregando. Pregando che lui sia in grado di gestire l'emergenza senza tirare fuori cazzate ad effetto o, per l'amor di Dio, battute. E, a proposito, non ci si dimentichi dell'esercito. Qui ci sta proprio bene il suo impiego. Le belle ragazze aspetteranno.

lunedì 12 gennaio 2009

Laghi di lacrime

Tra qualche giorno lo seppelliranno nel Duomo di Faenza, con tutti gli onori del caso. La notizia mi inquieta e mi rattrista. Penso che non metterò più piede in un luogo dove andrà a riposare (ma ne siamo sicuri? E se per caso esistono un Dio e relativo Inferno?) una persona tanto discussa, sulla quale pende un'accusa nientemeno che di connivenza per crimini contro l'umanità. Non andrò più nello splendido Duomo della mia città se non con estremo fastidio e proprio se costretta. Già l'aver scoperto di aver frequentato le medie nel luogo dove bazzicarono Eichmann e Mengele mi traumatizzò abbastanza, a suo tempo.

Una ventina di anni fa gli diedi perfino la mano. Ero ad un convegno di bioetica qui a Faenza come semplice spettatrice e lui penso mi scambiasse per qualcuna che conosceva perchè venne verso di me e mi salutò con un calorosissimo "Buonasera, signora! Come va?"
Solo tempo dopo lessi cosa si diceva di lui, che avesse avallato i sequestri, le sparizioni, le torture e gli abomini compiuti dai generali argentini con i quali amava giocare a tennis.

Nel 1997 le madri di Plaza de Mayo depositarono una denuncia contro di lui, circostanziata dalle testimonianze di ex torturati, sacerdoti e operatori umanitari. Lo si accusava come minimo di non aver ostacolato l'atroce repressione di almeno 30.000 persone invise alla dittatura fascista.
Gli si attribuisce un discorso nel quale avrebbe di fatto benedetto la guerra sucia:
Il Paese ha un’ideologia tradizionale e quando qualcuno pretende di imporre altre idee diverse ed estranee, la Nazione reagisce come un organismo, con anticorpi che fronteggiano i germi: così nasce la violenza. I soldati adempiono al loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio”.
Lui si difese sostenendo di non aver saputo, all'epoca, la verità. Strano, per uno che ha sempre occupato posizioni di grande rilievo e importanza strategica nella diplomazia vaticana.
Eppure c'è chi testimonia di averlo visto visitare i luoghi di tortura, non per liberare i prigionieri ma per studiare un modo "cristiano" per conciliare le torture e gli stupri delle prigioniere con la necessità di portare a termine le loro gravidanze. Per dare poi in affidamento i bambini agli stessi assassini delle loro madri. Purchè non andasse sprecata una vita.
Lo scrittore e pacifista cattolico Adolfo Perez Esquivél ha raccontato, in un intervista, che parlando con il cardinale del perchè non fece nulla per salvare i perseguitati lui si schermì: "Che vuole che faccia, non posso fare quello che i vescovi argentini non vogliono fare". Come se l'autorità di un vescovo non fosse inferiore a quella di un Papa eventualmente informato degli atroci crimini in corso nel paese sudamericano.

La denuncia dell'associazione delle Madri di Plaza de Mayo ovviamente cadde nel vuoto, avendo immediatamente il Vaticano brandito l'immunità del cardinale, l'arma infallibile grazie alla quale pedofili, fiancheggiatori di dittature sanguinarie e bancarottieri hanno sempre avuto il cristiano perdono pontificio e la possibilità di sfuggire alla giustizia degli uomini.

Ora che il cardinale Pio Laghi è morto, e non certo per il vezzo che chi muore è sempre una brava persona, la sua reputazione che, per pietà cristiana definiremmo chiacchierata, sta subendo un vero e proprio candeggio mediatico, con cancellazione di tutte le macchie più difficili.

Delle ombre di quando era nunzio in Argentina, dal 1974 al 1980, non ne parlano il Resto del Carlino, il Corriere e la Reuters, per il quale il cardinale Laghi diventa addirittura un"inviato di pace del Papa". L'esperienza argentina scompare, desaparecida.
La Repubblica si arrampica sugli specchi: "dal '76 all' '80 nunzio in Argentina (dove i suoi tentativi di mitigare la durezza della dittatura militare furono criticati fino all'accusa di connivenza con i sanguinari generali)".
La Stampa aggiunge il prelavaggio: giocava si a tennis ma con Bush padre. Spariscono invece le voléé e i serve and volley con il generale Massera, il criminale.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio di cordoglio, rende omaggio "alla sua passione per le grandi questioni internazionali". E nel centrodestra manca poco che lo vogliano santo subito.

Solo l'Unità e l'informazione alternativa raccontano i retroscena del soggiorno argentino del nunzio Laghi, già documentati in passato da decine di pubblicazioni su una delle pagine più buie del secolo appena trascorso. A chi conosce la storia del Sudamerica torturato dagli interessi delle multinazionali e dagli sgherri addestratati alla Escola de las Americas, il cardinale è sempre stato un personaggio di primo piano.
Le connivenze del Vaticano con le dittature fasciste non sono del resto una novità. Tutti ricordiamo la visita affettuosa di Karol Wojtyla al boia Pinochet e la durezza con la quale il Papa polacco ignorò le lacrime di Monsignor Romero, vescovo venuto in Vaticano in cerca di conforto ed aiuto per il suo popolo, invitato a non ribellarsi contro il regime di El Salvador e quindi martire assassinato da uno squadrone della morte, sull'altare.

Forse solo il Dio che Pio Laghi diceva di rappresentare in terra potrebbe conoscere la verità sul suo operato. Di fatto, la giustizia degli uomini è rimasta a bocca asciutta, essendocisi avvalsi del privilegio dei potenti di evitare il giudizio.
Ho l'impressione che la verità sarà sepolta e sigillata assieme al cadavere e, assieme a loro, anche la sete di giustizia di trentamila anime.



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sabato 16 agosto 2008

No, non è la frutteria

Ci vuole proprio poco per ricrearsi la propria oasi tropicale anche in città. Basta un bel viale alberato di pini, fornitori di ombra, frescura e inconfondibile profumo che ricorda le località marine e una frutteria all'aperto, quelle con gli ombrelloni-oni-oni di paglia, i tavolini, la musica etnica e tante prelibatezze esotiche e non.
La frutteria che frequento in questi giorni in maniera compulsiva per illudermi di stare ancora in vacanza e disintossicarmi a furia di vitamine e sali minerali, è un luogo che invito chiunque passi da Faenza a visitare. Si trova in Via Tolosano, il viale che si imbocca, venendo da Imola, quasi di fronte all'Ospedale, per andare alla stazione.

Ideale per la pausa del pranzo, sempre frequentata ma incredibilmente tranquilla, una vera oasi, offre non solo frutta, gelati, frappé, centrifugati e cocktails ma la possibilità, ad esempio, di farsi la propria insalata-compilation con gli ingredienti preferiti.
Per la frutta c'è solo l'imbarazzo della scelta. Oltre al classico cocomero, i miei preferiti sono i piattoni di frutta mista da gustare con lo yogurt. In questi ultimi giorni, complici il caldo e una certa nausea per il cibo tradizionale, mi sono mangiata quantità industriali di cocomero, ananas, cocco e melone.

Oggi, per cambiare e per la serie "o magnamo strano", mi sono concessa un "Laguna Blu" tutto di frutti tropicali. Confesso che alla mia tenera erà non avevo mai mangiato il Rambutan, la carambola, il Litchi, la Pitaya e nemmeno il Mangustan. Per dire la verità nemmeno tanto spesso il frutto della passione, il mango e la papaya. E' stato divertente e gustoso anche se certi frutti esotici hanno sembianze un po' inquietanti, tipo certe pallette pelose chiamate Rambutan.

Il bello è che mangiando al pasto solo frutta, anche quella aliena con il pelo, ci si sente leggeri come piume. L'unico effetto collaterale è che, soprattutto quella tropicale, è piuttosto diuretica ma per sgonfiarsi è l'ideale.
Ecco, oggi mi sono sentita veramente ai tropici ed ero a meno di un chilometro da casa. Se passate da Faenza, non mancate di fare un salto in Frutteria.


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sabato 5 maggio 2007

Teniamo na minchia tanta

Eh si, noi faentini siamo fortunati. Eccolo il traliccione di 40 metri eretto in mezzo alle case di un quartiere di recente costruzione che ospita le antenne di telefonia mobile, soprattutto Vodafone e Tim e quelle della protezione civile e del Comune.

Il “cosone” ha provocato la nascita di un comitato di protesta da parte degli abitanti delle case limitrofe.
Il comitato si è battuto prima per impedirne la realizzazione, poi ne ha chiesto lo spostamento 400 metri più in là, più lontano dalle case verso la campagna ma la proposta ha incontrato l’opposizione degli operatori di telefonia.
Infine, una volta tirato su, perché il Comune aveva già concesso l’autorizzazione, si batte perché siano stabiliti gli effettivi rischi della sua collocazione così vicino al centro cittadino.
Tra parentesi, apprendo che in Faenza esistono già altre 46 antenne e microcelle di telefonia che, facendo due conti, mi sembrano tante, per una città di 55.000 abitanti più o meno. Ma se si obietta ci viene detto che se il cellulare non prende poi sono cazzi nostri.

In questi casi, come sempre, le opinioni si estremizzano. C’è chi è convinto che questi pistoloni emettenti onde elettromagnetiche siano perfettamente innocui, tanto da esortarne l’apparizione un po’ in tutti i condomini, al posto delle vetuste antenne televisive.
Anzi, magari fanno pure bene, a parte lo spiacevole inconveniente di prendere la scossa dandosi la mano e ritrovarsi un mattino con una pettinatura afro stile Blaxploitation.

Gli altri, gli ecocatastrofisti, sono convinti che facciano venire il cancro, che facciano impazzire i neuroni e che insomma siano molto, molto amari. Altro che capelli ricci, questi bigoloni ti renderebbero presto dei candidati all’obitorio.
Io sono un po’ preoccupata perché il grande totem è situato a 2/300 metri da dove lavoro e perché in genere per queste cose sono più per esagerare piuttosto che per minimizzare i rischi. Non si sa mai. A Genova si dice: non ci credo ma dammi un po’ le chiavi.

Mi piacerebbe che gli scienziati potessero chiarire una volta per tutte questi dubbi ma ho l’impressione che non sia per ora possibile. Primo perché occorre tempo per studiare gli effetti dell’esposizione alle onde elettromagnetiche che è troppo recente per offrire una casistica statisticamente sufficiente. Secondo, ci potrebbe essere il sospetto che se anche queste onde facessero male loro direbbero che non è vero. Soprattutto se il congresso al quale hanno appena partecipato era sponsorizzato da un’azienda di telefonia.

A me ha interessato comunque la reazione creativa degli abitanti del quartiere faentino. L’associazione fallica è evidente nel tono degli striscioni che vi propongo e che io trovo molto divertenti. La fantasia umana è impagabile, soprattutto quando si sbizzarrisce con le metafore sessuali.

Il “Ridateci gli zingari”, che io trovo geniale oltre che paraculo, si riferisce al fatto che in quel quartiere sostava un campo nomadi, causa di continuo malumore negli altri abitanti, ma evidentemente percepito ora come male minore rispetto al maxi-vibratore. A proposito, ma chi l'ha pensata, questa? Maschio o femmina? Quale inconfessabile fantasia nasconde?
C’è materiale a iosa per sociologi e psicoanalisti in quegli striscioni.
Per ora rimangono lì, ma uno che accennava a “interessi” dell'amministrazione comunale in conflitto con il problema dell’inquinamento magnetico è stato rimosso nottetempo dai vigili. Chissà come mai? A qualcuno sarà bruciato il sederino?

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