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giovedì 25 ottobre 2012

Dotti, medici e sapienti


E nel nome del progresso 
il dibattito sia aperto, 
parleranno tutti quanti, 
dotti medici e sapienti. 

"L'unico precedente a questa sentenza è Galileo".

Non l'ha detto la Biancofiore ma il ministro per l'ambiente Clini, convinto che i giudici abbiano riesumato l'Inquisizione spagnola per condannare gli scienziati colpevoli di non aver saputo prevedere il terremoto. Se questo è un tecnico. Qui ci vuole l'hashtag #annamobbene.
E poi, stiamo parlando di Einstein, Newton, Darwin o di qualche genio incompreso alla Nikola Tesla, autori di scoperte mirabolanti da cambiare il mondo, ingiustamente carcerati per bestemmia ed eresia dal Santo Uffizio, come dei maggiordomi qualsiasi? No, stiamo parlando di normalissimi esperti della Commissione Grandi Rischi che, per compiacere Bertolaso, si trasformava a gentile richiesta nella Commissione Niente Rischi. La scienza è un'altra cosa, caro Odifreddi. E lasciamo riposare in pace Galileo, per amor di patria.

Non ci fossero le intercettazioni a smerdare questi esperti a 90° potremmo anche credere alla galileata, all'atroce ingiustizia perpetrata dai soliti giudici che non si fanno mai i fatti propri e non lasciano gli italiani delinquere in pace. 
Sentire Clini che parla come B. ci rassicura della continuità, del passaggio morbido tra un regime all'altro. Ma io penso a quei ragazzi che sono morti, invitati a rimanere tranquilli in un edificio che scricchiolava sempre più sinistramente notte dopo notte. 
Una volta per tutte, quindi: i giudici non accusano gli "esperti", gli "scienziati", secondo le prefiche corporative, di non aver previsto la scossa devastante, di non essere insomma degli indovini, ma di aver compiuto un'analisi errata dei dati, di essere stati forse superficiali in condizioni nelle quali non ci si può permettere di esserlo. Di aver tenuto una riunione "cooperativa" per assecondare Bertolaso, alla quale non seguì nemmeno un verbale, come ammette Boschi a Sabina Guzzanti in "Draquila". 
Infatti, nella memoria del pm dell’Aquila Fabio Picuti del 13 luglio 2010 si legge:
“L’intento non è quello di muovere agli imputati un giudizio di rimprovero per non aver previsto la scossa distruttiva del 6 aprile 2009 o per non aver lanciato allarmi di forti scosse imminenti o per non aver ordinato l’evacuazione della città”. Proprio perché, è lo stesso sostituto procuratore a scriverlo, “la scienza non dispone attualmente di conoscenze e strumenti per la previsione deterministica dei terremoti”. A inguaiare gli esperti capitanati dal presidente dell’Ingv Enzo Boschi non è stato il presunto oscurantismo dei giudici, ma l’esigenza tutta politica di “rassicurare” gli abitanti del capoluogo abruzzese, allarmati da una lunga sequenza di scosse e dai primi danneggiamenti di edifici, a partire da una scuola." (fonte "Il Fatto quotidiano").
La politica, dunque, che nulla dovrebbe avere a che fare con la scienza ed invece ogni giorno di più la svuota di credibilità e la sconcia: con le malattie inventate per compiacere BigPharma e i suoi nuovi farmaci, con i dati addomesticati per accondiscendere alle richieste della multinazionale finanziatrice e con la ricerca che diventa sempre più la dimostrazione di qualcosa che si deve dimostrare per forza.

C'è infine un aspetto ancor più generale che emerge da questa vicenda.  Il viziaccio di prendersela con i giudici quando applicano le sanzioni previste dalla legge nei confronti dei reati è il legato più velenoso del berlusconismo morente. B.si ritira dalla politica, ma non temete, vive e lotta dentro di noi.

Update - Questo documento  della Commissione Grandi Rischi dell'aprile 2009 è stato pubblicato stamattina da Repubblica. 

martedì 23 ottobre 2012

Commissione Niente Rischi



"Sono Guido Bertolaso...".

 La Stati: "Che onore...". 

Bertolaso: "Ti chiamerà De Bernardinis il mio vice, perché gli ho detto di fare una riunione lì all'Aquila domani, su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni... Eccetera...". 
Ancora Bertolaso: "La cosa importante è che domani... Adesso De Bernardinis ti chiama per dirti dove volete fare la riunione. Io non vengo... ma vengono Zamberletti (l'unico che poi non parteciperà, ndr), Barberi, Boschi, quindi i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all'Aquila o da te o in prefettura... Decidete voi, a me non me ne frega niente... In modo che è più un'operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale... sono fenomeni che si verificano... meglio che ci siano cento scosse di quattro scala Richter piuttosto che il silenzio, perché cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male... Hai capito? (...) Tu parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere (alla stampa, ndr) che ci sarà questa riunione. E che non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te... facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia". 
La Stati: "Va benissimo...". 


Dedicato a quelli che oggi se la prendono con i giudici e hanno paura che un domani gli esperti non possano più offrirci i loro preziosi consigli.

giovedì 23 agosto 2012

Caramelle dai petrolieri


A volte accadono cose strane. A pochi giorni dal terremoto di maggio dell'Emilia, che fece tremare violentemente e diverse volte anche la Romagna dove vivo, su un giornale locale uscì il seguente titolo in prima pagina: "Gas, pronti tra un anno." 
Leggendo l'articolo, noi abitanti di Faenza, Bagnacavallo, Lugo, Cotignola, Castel Bolognese e Solarolo, scoprivamo di avere nel nostro destino a breve un enorme deposito di gas collocato proprio sotto ai nostri culi. 
Potevamo stare tranquilli, però. L'autore dell'articolo, già nelle prime righe, teneva a rassicurarci che, secondo la società costruttrice dell'impianto (ah beh, allora), non vi sarebbe stato alcun pericolo, nemmeno in occasione di terremoti. Excusatio non petita? 

Per combinazione, proprio in quei giorni, si era riparlato della controversia in Regione attorno al progetto del maxideposito di gas di Rivara della Erg, la cui locazione, per un'altra incredibile coincidenza, si sovrapponeva a quella delle zone colpite dal terremoto.
Ecco che quindi, nonostante la rassicurazione un po' pelosetta invero, vista la fonte non certo disinteressata, l'associazione inevitabile tra l'emergenza terremoto di quei giorni e la prospettiva di ritrovarsi un giorno a vivere sopra un lago di gas, con tutto l'inevitabile immaginario ansioso di fughe, esplosioni ecc., rimaneva inquietante.
Sembrava quasi che il messaggio fosse: "Anche se avete paura perché c'è il terremoto, noi i nostri progetti li  porteremo avanti comunque." A titoli cubitali. Brutta sensazione. 

L'ansia fa diventare sospettosi e si comincia a ricamare al tombolo. Tornavano in mente le parole degli amici emiliani della zona dell'epicentro che avevano raccontato, appena dopo la prima scossa, di quell'acqua fangosa e puzzolente che era uscita dalle crepe apertesi nel terreno, dell'innalzamento del livello dei pozzi e dell'acqua per le strade e fin dentro le case. Avevano raccontato anche  la storia delle trivelle "americane" che, presenti fino al giorno prima, erano poi misteriosamente sparite dopo le prime scosse.
Tutte voci di paese, leggende metropolitane, probabilmente, anche se provenivano da persone che non sapevano affatto cosa fosse il fracking (parola che solo allora cominciava ad incuriosirci).
La storia del megasuperultrafunky bombolone di gas sotto intere città sbattuto in prima pagina, con i nervi dei lettori ancora a fior di pelle per le scosse, non poteva che scatenare la sindrome NIMBY.


In questi casi, per sedare l'ansia, la cosa migliore è informarsi e controllare se c'è veramente da preoccuparsi.
Nei siti delle aziende che fanno ricerche petrolifere e di gas naturale si trovano progetti relativi al territorio italiano, segno che c'è interesse riguardo al nostro paese. Il governo ha manifestato a sua volta l'intenzione di sfruttare nuovi giacimenti sul nostro territorio. Quindi, se non appartiene già al nostro presente, in futuro il fracking, tra le altre tecniche estrattive, potrebbe toccarci.

La Procura di Modena, nel frattempo, ha aperto un'inchiesta sulla possibilità che in Emilia siano state fatte trivellazioni abusive nelle zone interessate dal terremoto.
Dal canto suo, la Regione Emilia Romagna ha chiesto formalmente l'istituzione di una commissione internazionale di inchiesta per indagare sui possibili legami tra perforazioni e tecniche di estrazione di gas naturale e attività sismica indotta. Legame che alcuni studi hanno già trovato, relativamente ad episodi accaduti negli Stati Uniti. Anche i senatori del PD dell'Emilia Romagna hanno presentato un'interrogazione parlamentare sull'argomento rischi legati ad attività di perforazione.

Penso sarà interessante tenere d'occhio le conclusioni di entrambe le inchieste, sperando che siano pienamente rassicuranti circa la sicurezza delle nuove mirabolanti tecniche estrattive e di stoccaggio.
Prima di tutto perché non ci fidiamo dei petrolieri e di chi accetta caramelle da loro, dicendo e scrivendo che assolutamente non c'è pericolo per principio e non perché sanno esattamente di cosa parlano; secondo, perché è giusto cercare risposte quando si hanno dei dubbi. Terzo, perché ne va nelle nostre vite e delle nostre proprietà. Abbiamo già capito che il futuro sarà all'insegna dello Stato che se ne lava le mani, con il cittadino che dovrà provvedere - se ha i soldi per farlo - ad assicurarsi (risate) contro le calamità naturali e non. 
Meglio sapere. O preferite lasciare il vostro destino in mano alle multinazionali? Ricordate una certa Bhopal? Accettate senza  timore caramelle dai petrolieri?

mercoledì 30 maggio 2012

'A trivella



Come tutti coloro che hanno vissuto i due forti  terremoti del 20 e 29 maggio, sia pure solo indirettamente e senza patirne conseguenze gravi se non lo spavento, la nausea da traghetto con il mare grosso per tutto il giorno e un paio di scariche violente di adrenalina durante le scosse, mi sono posta delle domande e anch'io, dopo aver letto molte cose in rete in questi giorni, mi sono fatta, come Debora Billi, l'idea che  regni una gran confusione, sulla quale marciano anche sicuramente in molti. C'è chi spara cavolate su Maya e congiunzioni astrali  e chi vuol far finire nel calderone delle cavolate anche le domande più che legittime dei cittadini che meriterebbero una risposta più approfondita della risatina e della derisione nei confronti del complottismo internettiano.
Ciò che ciascuno di noi più seriamente può fare, è cercare di riordinare le informazioni che si trovano in rete e ristabilire un poco di logica nell'argomento, per quanto è possibile. Perché questa non è la storia di ciò che è accaduto ma di ciò che potrebbe accadere in futuro.

C'è confusione, dicevo. Ad esempio sul fracking che, secondo alcuni, avrebbe provocato i terremoti in Emilia propagatisi poi in tutto il Nord Italia  e, oltre alle scosse, anche il fenomeno della subsidenzacon l'apertura di enormi crepe con fuoriuscita di melma sabbiosa dal terreno. Fenomeni che hanno giustamente creato grande allarme nella popolazione, oltre al progetto di realizzazione di un deposito sotterraneo di gas a Rivara a San Felice sul Panaro, la cui storia è raccontata qui.
Il fracking (idro-frammentazione) è una pratica di estrazione di gas naturale e ultimamente anche di petrolio attraverso iniezioni ad altissima  pressione di acqua e sostanze chimiche in profondità nel terreno, che fratturano le rocce per liberane il gas intrappolatovi. La tecnica risale agli anni '40 del secolo scorso ed è stata sempre più perfezionata nel corso dei decenni dall'industria petrolifera. La prima corporation a sfruttarlo economicamente fu Halliburton. L'attuale tecnica di estrazione di shale-gas, è stata introdotta nei primissimi anni novanta.

Sul fracking sono sorte da anni parecchie controversie negli Stati Uniti, dove si è notato, nelle aree in cui è praticato intensivamente, un aumento dell'attività sismica o addirittura la comparsa di violenti terremoti in zone normalmente "tranquille" e si sono documentati livelli preoccupanti di inquinamento ambientale (dovuto alle sostanze tossiche impiegate per la fratturazione delle rocce e al gas e petrolio che possono contaminare le falde acquifere e i terreni coltivati).
C'è un bel documentario, "Gasland", che racconta le vicissitudini delle popolazioni che vivono nei pressi dei campi di idro-frammentazione. Il Vermont ha proibito infine il fracking, come pure la Francia in Europa.
Un sito con moltissimo materiale sulle questioni ambientali legate al fracking è il blog di Maria Rita D'Orsogna, una fisica italiana che, dagli Stati Uniti, dove vive ed insegna, è molto attiva nel denunciare i pericoli di un'attività estrattiva sempre più a rischio deregolamentazione. Pericolo sul quale torneremo più avanti e che è forse il focus di tutta la discussione.

Che il fracking sia una pratica non perfettamente ecosostenibile lo ammette perfino il CEO di Gazprom, Alexei Miller:
"A parte gli enormi consumi di acqua, questo metodo produttivo può causare l'inquinamento delle acque sotterranee e anche provocare l'attivita' sismica." (fonte: blog di Maria Rita D'Orsogna.)
Come afferma giustamente questo articolo, ci vorrebbero delle ricerche indipendenti che definissero una volta per tutte il grado di pericolosità delle tecniche estrattive di gas e petrolio e ne stabilissero i limiti di applicazione per zone densamente popolate e a naturale rischio sismico. Se chiediamo il parere solo ai petrolieri o a ricercatori che magari sono loro dipendenti, ci diranno sempre che non c'è pericolo, che il fracking è un toccasana e che il petrolio nel miele e nell'acqua potabile fa bene alla pelle. Se già si sono verificati terremoti in concomitanza di intense attività umane che hanno attinenza con le dinamiche del sottosuolo, è giusto domandarsi se la correlazione con l'evento sismico c'è ed è significativa.

Detto tutto questo, da quanto si sa, si può affermare che il fracking non è (ancora) praticato in Italia, almeno fino a quando qualcuno non porterà le prove tangibili che dimostrino il contrario, e sarebbe un atto illegale da parte delle industrie petrolifere, perché non risultano autorizzazioni ufficiali a praticarlo.

Tornando all'attualità, non bisogna confondere il fracking con la semplice trivellazione, anche se entrambe le tecniche scavano buchi molto profondi nel terreno. La trivellazione serve per individuare il giacimento. Se vengono trovati gas o petrolio e il giacimento viene considerato meritevole di essere sfruttato, perché l'operazione ha pur sempre un altissimo costo, si procede, eventualmente mediante idro-frammentazione, all'estrazione.
Il territorio italiano, soprattutto per quanto riguarda, ad esempio, la Basilicata e la Pianura Padana, è sottoposto da moltissimo tempo a trivellazioni per la ricerca di metano e petrolio. Era un pallino di Enrico Mattei, quello di sfruttare le potenzialità energetiche dell'Italia per renderla più libera dallo sfruttamento delle Sette Sorelle. Si è sempre detto però che i giacimenti italiani erano poveri, che il nostro petrolio era di scarsa qualità e troppo costoso da estrarre e che il gas era intrappolato sotto territori densamente popolati, quindi difficilmente gestibile. Nonostante ciò,  non si è mai smesso di cercare nuovi giacimenti.

Qualcosa potrebbe però cambiare. L'Italia è un paese in liquidazione come l'Argentina di Menem. Alcuni asset ancora efficienti e produttivi, come la SNAM (gas), fanno gola ad investitori stranieri che potrebbero accattarseli con quattro schei. L'ex sottosegretario Saglia, l'ex ministro Paolo "Colpo Grosso" Romani, nonché l'attuale ministro Passera si sono espressi a favore dello sfruttamento dei giacimenti nostrani di gas e petrolio, anche ricorrendo ad una tecnica discussa come il fracking, se fosse necessario.
Dimenticando che chi farebbe le trivellazioni e le eventuali estrazioni sarebbero multinazionali estere non certo per beneficenza et amore dei, che le ricadute positive economiche per il nostro paese sarebbero inferiori al danno ambientale prodotto (come altri casi hanno dimostrato in passato) e che infine, permanendo le royalties, che il governo italiano pretende sull'estratto, a livelli ridicoli di nemmeno un 10% (a fronte dell'80-90% preteso dalla Libia), il risultato potrebbe essere una pacchia per gli investitori stranieri e una iattura per noi. Trivella selvaggia, insomma. In un paese dove, se qualcuno solleva giusti interrogativi prima che succedano i disastri o in occasione di essi, viene subito tacitato con la storia della "bufala del fracking". Nel paese del Vajont, della diga costruita dove non doveva esserlo, tra montagne geologicamente  in movimento.

Insomma, se è vero che, almeno per il momento, il fracking non è praticato in Italia e quindi non può aver provocato il terremoto in Emilia, siamo sicuri che anni di trivellazioni non abbiano indebolito il sottosuolo? Che il fracking non possa essere introdotto in futuro, magari da una classe politica impegnata solo a fare cassa ad ogni costo? Se questi terremoti emiliani sono un fenomeno naturale, non indicano inequivocabilmente che il nostro territorio è inadatto ad essere tormentato con pratiche invasive che potrebbero peggiorare una situazione idrogeologica già compromessa? Incaponirsi a cercare petrolio e metano in Val Padana quando potrebbero esserci risorse investite nelle fonti rinnovabili ad impatto più sostenibile, non dovrebbe cominciare ad essere chiamato con il suo nome: follia?
Sono le domande delle persone che vivono e lavorano e adesso muoiono in quelle zone e che necessitano risposte. Altro che cavarsela con la scusa del complottismo e delle bufale.

domenica 20 maggio 2012

Arrangiatevi

Le caprette ti fanno ciao

E' naturalmente solo un caso che, appena dopo l'entrata in vigore del Decreto Legge n. 59 del 15 Maggio 2012 "Disposizioni urgenti per il riordino della Protezione Civile" emanato dal Presidente della Repubblica e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - serie generale n. 113 del 16 maggio 2012, sia venuto il terremoto al Nord, praticamente in tutta la Padania, dalle Alpi alla Romagna. Certo, è solo una coincidenza, non c'è alcun Dio Po che si rivolta nel sottosuolo a causa di recenti avvenimenti. 

Decreto, quindi. Da convertire prima in legge, s'intende, da sottoporre al Parlamento - e immagino già le alzate di scudi dei nostri coscienziosi rappresentanti dell'opposizione - ma vediamo di che cosa si tratta in soldoni. Perché di soldoni si tratta.
Se passa la legge di cui sopra, se domani accadrà qualche catastrofe naturale come il terremoto o l'alluvione, ma anche non naturale, come quelle sciagure alle quali una manina umana ha dato un fondamentale apporto, tipo il Vajont o Seveso, che causano danni irreparabili a persone e cose, lo Stato non si farà più carico delle spese di ricostruzione e dei risarcimenti ai proprietari dei beni lesionati. 
Non date la colpa solo a Monti perché l'ideona era già venuta al governo precedente. Fanno le stesse porcate di prima, solo che i professori, a differenza del nano che aveva rimasto ormai solo dei fuciletti a tappo, sono un po' più alti e armati di tutto punto. Un M16 Viper in mano ad un professore universitario. Come mai nessuno ci aveva pensato prima?

Fine della Protezione Civile, in pratica, e magari di tutto ciò che lo Stato deve fare per la prevenzione dei disastri. Immaginate il trionfo del cemento impoverito, delle regole antisismiche aggirate tanto lo Stato non controlla. Potenzialmente una catastrofe di dimensioni bibliche.
Non consolatevi pensando che finiranno anche le oscene trasferte dei nani con la cappellona rossa da pompiere in testa che vanno, come delle Evite Peron, a distribuire dentiere alle vecchiette terremotate e che non saranno più pubblicati gli albi a colori delle avventure di SuperBertolaso. Questa volta l'idea è di abbandonarvi davvero. E' la demolizione controllata delle Stato sociale anche questa. E' l'anarchia, l'abolizione dello Stato, il liberi tutti e che chi si fotte si fotta. Abbandonano la nave dopo avervi chiusi di sotto in terza classe.
Lo Stato se ne sbatte se perdete la casa o il capannone dove lavorate. O meglio, siccome ci sono sempre e comunque gli amici da favorire, se no non sarebbe Shock Economy, la pensata è quella di cogliere l'occasione per fare regalie alle compagnie assicurative e a chi vorrà farsi avanti in seguito quando ci sarà da ricostruire, al prezzo che decideranno loro. C'è da mangiare per tutti. Ecco perché siamo appetibili. Non capita mica tutti i giorni un terremoto, dicevano quelli che hanno capito come va il mondo.

In pratica, se non volete rischiare e vivete in una zona sismica - in Italia è difficile non trovarne - vi dovrete fare l'assicurazione. Insomma cacciare altro grano sulla casa oltre all'IMU e all'IRPEF. Con un solo leggerissimo problema, ci pensavo questa mattina alle 4.00 mentre il letto mi tremava sotto le chiappe: da quando in qua le assicurazioni stipulano polizze che prevedano risarcimenti per danni provocati da cause naturali come i terremoti?
Ci sono le famose clausole scritte in piccolo piccolo che, quando ancora c'era la minaccia nucleare ricordo che dicevano: "Ovviamente, se scoppia la bomba, vi facciamo vedere il dito medio".
Ci sono le franchigie, che potrebbero suonare così: "Vi risarciamo dei danni del terremoto solo se, nello stesso giorno, Andreotti vuota il sacco sui misteri d'Italia, scendono gli alieni a Piazza San Pietro per rapire  il Papa e George Clooney fa coming out."

Assicurazioni. Solo a sentire la parola mi va il sangue alla testa. Se fossi stata un serial killer mi sarei specializzata in assicuratori. Potrei scrivere un libro sulle truffe alle quali ho assistito e che ho subìto.
Vi faranno pagare altri soldi, vi caveranno altro sangue rigirando l'agone nel braccio per trovarvi la vena ormai a pezzi, e si apriranno contenziosi a non finire tra clienti ingenui che chiederanno un risarcimento che la compagnia non vorrà loro dare, sventolando clausole e franchigie. A meno che, in qualche romanzo fantascientifico, il robot Mario9000 non riesca ad indurre le assicurazioni a farsi carico di risarcimenti milionari che spetterebbero allo Stato.
Bontà loro che l'assicurazione non dovrebbe essere obbligatoria (come voleva quello di prima, sempre un signore) ma volontaria. Comunque di classe, visto che potranno permettersela solo i ricchi.

Inoltre, ecco l'altra pensata, per arraffare altri schei da cornuti e mazziati: le Regioni colpite potranno fare cassa, in caso di calamità da affrontare, aumentando le accise sulla benzina. Che idea! Nemmeno Giulia Sofia. Viene il terremoto, ti crolla la casa, dormi in auto ma ti tocca pure pagare la benzina più degli altri tuoi connazionali che non hanno avuto danni. Tanto poi te la prendi con il sindaco.
E' questa l'idea di federalismo che hanno gli shock economisti: noi li ammazziamo ma diciamo che sono stati i sindaci e le regioni. La delocalizzazione anche della responsabilità.
La prossima sarà scrivere questa parola sul tricolore: ARRANGIATEVI. Napolitano ha già firmato il decreto.


giovedì 16 settembre 2010

W la Figaro


"Il y a eu ensuite la situation d'urgence créée par le séisme du 6 avril 2009 dans les Abruzzes. En un temps record, nous avons secouru 65.000 sinistrés et reconstruit une ville entière pour ceux qui avaient perdu leur maison. Nous avons aussi reconstruit toutes les écoles détruites et fait en sorte qu'à la rentrée 2009, tous les écoliers et les étudiants puissent reprendre leurs cours. Devant une tragédie de cette ampleur, aucun autre gouvernement au monde n'a obtenu un tel résultat. "

(Intervista a "Le Figaro", 15 settembre 2010)


mercoledì 7 aprile 2010

L'Aquila a pezzi

Una videoinchiesta di ActionAid sull'anniversario del terremoto dell'Aquila. Cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto, i problemi tutt'ora irrisolti di migliaia di persone. Lasciando stare i miracoli, le fanfaronate e i record mondiali.
Buona visione.

Introduzione - Daniele Scaglione, Direttore Campaigning di ActionAid.
Primo Episodio - PROMESSE IN FRANTUMI. La ricaduta dell’evento G8 a L’Aquila ha avuto l’esito sperato?



Secondo Episodio - I DIMENTICATI. Dalle tende alle case in 6 mesi?
Terzo Episodio - NON E’ PROPRIO UNA VACANZA. Sono tornati tutti dalle ’vacanze nel mare Adriatico’?
Quarto Episodio - UNA DIFFICILE IMPRESA. E il rilancio dell’economia?



Quinto Episodio - UNA CASA O TANTE C.A.S.E.? Un vero record?
Sesto Episodio - MAP, COSA C’E’ DI MALE? Cosa pensano gli aquilani delle ‘new town’?
Settimo Episodio - TANTE CASE NON FANNO UNA CITTA’. Il passaggio diretto dalla tenda alla casa è stata davvero un’innovazione?
Ottavo Episodio - VITA DA STUDENTE PRECARIO . Si torna sui banchi?
Nono Episodio - LE SPERANZE. Gli aquilani non vogliono più cadere a pezzi.

lunedì 5 aprile 2010

Non si possono prevedere i terremoti (?)



“In relazione ai gravi e perduranti episodi di eventi sismici il cui inizio risale al 16 gennaio scorso, sotto forma di quotidiano sciame sismico di complessive 200 scosse e oltre, culminato con scossa di quarto grado il 30 marzo scorso, chiedesi urgente e congruo stanziamento di fondi per prime emergenze, nonché dichiarazione stato emergenza ai fini dell’effettuazione dei necessari interventi di ripristino idoneità degli edifici pubblici e privati. Inoltre, si segnalano in particolare gravissimi danni strutturali in due edifici scolastici ospitanti cinquecento alunni“.
(Raccomandata inviata dal sindaco dell'Aquila Fausto Cialente il 1° aprile 2009 a: Presidenza del Consiglio dei ministri (dipartimento della Protezione civile), Governatore della Regione Gianni Chiodi, Assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati, Prefettura dell’Aquila.)

Il giorno prima, il 31 marzo, si era finalmente tenuta in città la riunione della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile, una riunione di luminari alla quale però non avevano potuto partecipare i geologi dell'Università dell'Aquila, la cui presenza era pur stata auspicata dal rettore della stessa. Si trattava di studiosi che avevano avuto l'opportunità di seguire l'andamento dello sciame sismico sul territorio e che avrebbero potuto confermare, grazie ai loro studi, un'altissima probabilità di evento sismico a venire ancora più importante. Non fu ritenuto necessario od opportuno interrogarli e la conclusione alla quale giunsero gli esperti della Commissione fu la seguente:
"Uno specifico evento sismico non può essere previsto, chi lo fa procura solo ingiustificato allarme".
Per il profano è difficile capire questo concetto. Siccome sono due mesi che la terra trema, non possiamo, ad esempio, chiudere l'Università e le scuole fino a che l'evento non si esaurisce? Fare delle opportune esercitazioni con la popolazione, approntare dei luoghi di evacuazione dove raccogliere le persone abitanti degli edifici più a rischio (classificati ad alto rischio già dal 1999) almeno durante la notte? Montare delle tende in previsione di una sciagurata evenienza? Se non proprio montare le tende almeno farle arrivare nelle vicinanze per averle subito pronte all'occorrenza? In medicina si dice "prevenire per non dover curare poi". In questi casi ci rispondono che "il terremoto non si può prevedere".

Scusate se insisto. L'evento unico, il Big One che arriva dopo vent'anni di silenzio sismico in un determinato territorio è obiettivamente quasi impossibile da prevedere, anche se qualche ricercatore parla di segnali premonitori che consisterebbero, nell'imminenza di un terremoto, nell'aumentare dei livelli di radon.
Però, quando nello stesso territorio l'attività sismica si protrae per settimane ed addirittura mesi, dovrebbe scattare automaticamente uno stato di preallarme che dovrebbe imporre alle autorità preposte, ovvero la Protezione Civile, di prepararsi ad un'eventuale aggravamento del fenomeno.
All'Aquila, come in situazioni precedenti di altri terremoti in altre regioni italiane, gli allarmi delle autorità locali rimasero inascoltati. "I terremoti non si possono prevedere".

Durante lo sciame sismico antecedente al 6 aprile 2009 nella Casa dello Studente i ragazzi erano sempre più preoccupati delle crepe che ogni notte si aprivano sui muri della struttura. Qualcuno decise di tornarsene a casa finchè non fossero cessate le scosse ma furono iniziative singole, nessuno pensò di evacuare la Casa dello Studente a titolo precauzionale. E come avrebbero fatto, le autorità cittadine, che si sarebbero sentite accusare di procurare allarme, quindi di commettere un reato?
Sappiamo come è finita. La Casa dello Studente è crollata lasciando sotto le macerie le vite di sette ragazzi. Nel solo paese di Onna sono morte 40 persone. L'Ospedale dell'Aquila è crollato e si è scoperto che i piloni erano fatti di cemento di sabbia di mare. Altri edifici crollati hanno messo a nudo lo sconcio degli appalti che vengono aggiudicati a chi fa il prezzo più basso ma risparmiando nella qualità dei materiali. Tanto i terremoti sono una calamità imprevedibile.

La notte in cui morirono 308 persone alcune iene ridevano in previsione della ricca torta da spartirsi nel bisinissi della ricostruzione.
Ci sono inchieste in corso che indagano su eventuali responsabilità dei costruttori di edifici crollati nel sisma. Si indaga sui meccanismi che regolano la complessa macchina della Protezione Civile, tendente a favorire spesso e volentieri un complesso intreccio di amici di amici di amici, trincerandosi dietro lo stato di emergenza che permette di bypassare le normali procedure di assegnazione per concorso degli appalti.
C'è un'informativa riservata della Polizia che accusa i vertici della Protezione Civile che parteciparono alla famosa riunione del 30 marzo 2009 di omicidio colposo per non aver attuato le misure preventive adeguate alla protezione della popolazione.

La retorica di quei giorni invece e la sua espressione mediatica appiccicosa e lacrimogena, ci parla di un presidente del consiglio in perenne tournée nei luoghi terremotati, con quell'enorme casco da pompiere che gli formava una curiosa ed alquanto scabrosa protuberanza rossa in testa ; del SuperBertolaso quasi santo, sempre in azione a coordinare e supervisionare, soprattutto, dicono i maligni, la preparazione della torta; la beatificazione quotidiana a mezzo stampa di quella stessa Protezione Civile che si era rifiutata, nei giorni precedenti il terremoto, di prendere sul serio l'allarme degli enti locali.

Dimenticano invece, i media, di parlare della militarizzazione delle tendopoli e dell'occupazione del territorio in occasione della buffonata del G8 spostato all'Aquila dalla Maddalena (tanto pagava il Pantalone statale ed organizzava la Premiata Pasticceria Bertolaso ). Come in tutte le imprese governative, non conta ciò che si è veramente fatto ma ciò che si dice di aver fatto.
"Abbiamo fatto un miracolo", dice il millantatore del consiglio, come al solito sboronando e gonfiando le cifre come palloni.

Cosa è stato fatto allora in un anno, veramente?
La Provincia di Trento e la C.R.I. hanno donato, con iniziativa e fondi propri, quindi Berlusconi non c'entra, le famose casette di legno di Onna. Non ci sono più le tendopoli, è vero, ma molta gente è ancora alloggiata negli alberghi e prima o poi bisognerà collocarle altrove.
Il centro dell'Aquila, quello che più preme ai cittadini del capolouogo abruzzese, in quanto cuore della collettività, è ancora invaso dalle macerie e la gente cerca di rimuoverle, visto che non lo fanno loro, i miracolosi, con le mani nude e ogni domenica con le carriole. Con la Digos che arriva a fermali, è ovvio. L'iniziativa privata non è molto ben vista dai campioni del liberismo, dai paladini della libertà.
Alcune case del "piano casa", consegnate in fretta e furia, già cadono a pezzi ma pazienza. Basta il pensiero e forse non si poteva fare meglio. Il governo ha fatto quello che ha potuto e, probabilmente, ha fatto appena un po' di più di altri governi del passato in occasione di precedenti terremoti. In fondo anche il Friuli è stato ricostruito e senza nemmeno bisogno di Berlusconi. Però la propaganda vuol far credere che c'è stato veramente il miracolo e questo sembra francamente un'esagerazione.

Dov'è la verità? Non resta che ascoltare le voci degli aquilani. Raccontateci. Questo spazio è a disposizione per raccontare esperienze, raccogliere denunce e dare anche buone notizie. Come quella che 308 persone hanno avuto finalmente giustizia, un giorno.

Sulla questione della previsione dei terremoti, allego un documento, segnalatomi su Facebook, pubblicato su "Ingegneria sismica" n° 3/2009 dal titolo: "Prevedere i terremoti: la lezione d'Abruzzo".

lunedì 18 gennaio 2010

"Shock Economy Horror Show" - Come sono buoni i ricchi

Parlando del terremoto di Haiti, un amico mi ha confessato oggi, con molto imbarazzo ma altrettanta ammirevole sincerità, il fatto che non riusciva a provare alcun dolore a riguardo. Tanti morti, un numero enorme, una tragedia inenarrabile ma, orrore, solo una sensazione di estraneità, di lontananza, di "non me ne frega niente". Un'insensibilità rettiliana dal tracciato emotivo piatto ai limiti della sociopatia, ovvero dell'incapacità di provare sentimenti di solidarietà ed empatia per gli altri.
Se proprio doveva ammettere di provare qualcosa era solo la rabbia ed il fastidio per la commozione a comando indotta dai media verso esseri umani che, fino a qualche giorno prima, crepavano lo stesso ma nell'indifferenza del mondo.
"Ma ti pare possibile che, solo perchè ne sono morti a migliaia tutti assieme, dobbiamo improvvisamente accorgerci della loro esistenza?"

E' ciò che si è chiesto anche Massimo Fini nel suo articolo per il Fatto. Siamo quotidianamente addestrati all'indifferenza verso l'uomo che sta male o addirittura muore per strada, per l'operaio che perde il lavoro e dà di matto, ma se avviene la catastrofe a migliaia di chilometri di distanza con i mucchi di cadaveri sbattuti in televisione, dobbiamo sentirci improvvisamente tutti fratelli.
E' incredibile come riesca a manipolare le menti la suggestione delle immagini e delle parole. Oggi ho sentito persone normalmente intolleranti o addirittura razziste, sciogliersi di fronte all'orfanello di Haiti e fare addirittura propositi di adozione.
Mi sentirei quasi di considerare più patologico questo atteggiamento rispetto all'insensibilità provata dal mio amico.

Infatti non si capisce come ci si debba smuovere solo di fronte ai grandi numeri, diciamo dai 10.000 morti in su e non per il singolo fratello sfortunato.
In parte, a causa degli spaventosi genocidi del secolo scorso, si è formata ormai una specie di "estetica" dell'olocausto su larga scala. Si combattono addirittura battaglie ideologiche per stabilire se il mio genocidio lavi più bianco del tuo e se le mie migliaia di morti valgano meno dei tuoi milioni.
Da un punto di vista psicodinamico, ragionare di milioni di morti finisce invece paradossalmente per diluire il senso di angoscia che ci provoca normalmente il lutto singolo, quello che abbiamo provato tutti in occasione della perdita di una persona cara. Il milione di morti, siccome è difficilmente immaginabile e rappresenta un'idea quasi intollerabile, diventa un'astrazione, un concetto che si allontana dalla nostra sfera emotiva, innescando il meccanismo di difesa dal dolore che ci porta all'insensibilità.

In una società che non vuole veramente eliminare la miseria ma solo utilizzarla a scopi spettacolari, per far risaltare "quanto sono buoni i ricchi" e ridisegnare certi assetti geopolitici con gli strumenti della shock economy, è più facile manipolare le coscienze e spingerle ad agire per alleviare le sofferenze di migliaia di persone piuttosto che di un singolo individuo.
Se noi siamo milioni e mandiamo milioni di SMS da un euro avremo aiutato migliaia di persone ma non vi sarà stato alcun contatto, alcun impegno realmente emotivo tra noi e loro.
In fondo non ce ne frega nemmeno di sapere se i soldi che versiamo andranno veramente a buon fine o non finiranno piuttosto nelle tasche dei gatti e delle volpi che sappiamo esistere nel campo della cooperazione e della solidarietà. L'importante è l'atto simbolico. Con un euro ho aiutato le vittime dello Tsunami, o del terremoto di Haiti - il che è assurdo, con un euro non si fa nulla, ma me ne lavo le mani del problema a monte: la povertà endemica di quelle terre.

La sconfinata ipocrisia del Sistema stabilisce che finché si muore in modica quantità e per una malattia incurabile come la miseria, si è in numero insufficiente per scatenare gli appelli delle star dello sport, dei chitarrosi (come li chiamava Sergio Saviane) e in genere dei ricchi che ogni tanto sentono il bisogno di svuotare gli armadi degli stracci vecchi per sentirsi le buone Dame di San Vincenzo che fanno del bene ai miserabili.
I poveri sono come la serva di Totò, servono, ma solo per far risaltare la straordinaria generosità del calciatore, dell'uomo di spettacolo, del politico in auge o di quello bollito o addirittura riesumato per l'occasione che magari se la cavano solo con l'atto di presenza, l' appello filmato, il fiocchetto sul bavero e non tirano fuori neanche l'euro che noi, nel nostro piccolo, regaliamo con il messaggino.

domenica 5 luglio 2009

Benvenuti a L'Aquila, città scudo

Per quanto mi sforzi e sottoponga a strizzamento le meningi, non riesco proprio a capire il senso di tenere quel gigantesco scassamento di minchia che è il vertice del G8 in una zona già tanto provata da un catastrofico terremoto.
Amici viareggini, l'avete scampata bella. Se avessero avuto il tempo materiale questi avrebbero spostato per l'ennesima volta il G8 a Via Ponchielli, giusto per aggrapparsi alla sciagura più di giornata e di più recente impatto emotivo.

Ricordo che, per ospitare il gran varietà imperiale, era da mesi in corso l'allestimento delle apposite sedi nell'Isola della Maddalena. Luogo che rispondeva alle esigenze di sicurezza e riservatezza richieste da uno show itinerante che tende a raccogliere più uova marce e pomodori troppo maturi, che applausi.
Avvenuto il terremoto a L'Aquila, la grande pensata. Visto che i contestatori metteranno a dura prova l'incolumità dei tonfa lanciando loro contro le proprie teste, il governo che le studia di notte ha mandato nel casino la Maddalena (e i miliardi di investimenti già stanziati) e ha spostato l'area di accampamento del Circo a l'Aquila. In una zona dove, tra l'altro, la terra continua a tremare con intensità interessante.

L'unico motivo che riesco a trovare per giustificare l'assurdità della scelta, è di sfruttare la disgrazia degli abitanti delle città abruzzesi (assurti a veri e propri scudi umani di Husseiniana memoria) per ricattare la protesta e soprattutto gli altri paesi partecipanti.
"Non vorrete mica fare violenza ad una popolazione già tanto martoriata" è il messaggio agli eventuali e prevedibili contestatori. "Non vorrete mica sottrarvi all'obbligo della passerella di solidarietà con tanto di raccolta fondi stile Dame di S. Vincenzo in una zona terremotata del paese ospite?"
Un ignobile ricatto che mi meraviglia essere stato accettato dagli altri sette del G, messo in atto da un governo che va avanti a furia di espedienti ad effetto e che ha scelto una zona sismica per tentare di puntellare la pericolante reputazione di un premier sottoposto da settimane ormai ai preparativi di una bella "controlled demolition".
Un vertice terremotato, quindi. Con il rischio di una bella evacuazione stile disaster movie in caso che la tettonica non dovesse collaborare o manifestasse improvvise tentenze no global. Già vedo Bonaiuti dare la colpa alla propaganda della sinistra di un'eventuale magnitudo 4.5.

Si poteva evitare questa pagliacciata. Se io fossi stata il capo della sicurezza presidenziale, col cacchio che avrei permesso che Obama fosse confinato in una caserma (evidente omaggio al genere di comicità praticata del nostro premier) e che corresse un seppur minimo rischio sismico. Ciò vale natualmente per gli altri capi di stato e di governo e rispettive securities.
Sarà, ma niente mi toglie dalla testa che all'ultimo momento vi sarà un'inspiegabile epidemia di diarrea nelle illustri delegazioni e il vertice andrà a puttane. Perchè non farlo addirittura a Villa Certosa, allora?

Intanto si raccolgono le candidature per "Il posto più assurdo dove tenere un G8" edizione 2010. Ci sono già interessanti candidature: il reattore numero 4 di Chernobyl e la città fantasma di Prypiat, il carcere di Abu Ghraib, il relitto del Titanic a 3800 metri di profondità al largo di Terranova, il CPT di Lampedusa ed altri ancora.

giovedì 7 maggio 2009

Terremotati abruzzesi? A cuccetta!

Va bene, non parliamo più di corna, di lolite, di vecchi pistolini viagradipendenti e mogli tradite ma che mostravano le tette in teatro quindi in fondo erano zoccole anche loro, parliamo di cose serie. Non indulgiamo più nel gossip moralistico, che i compagni si incazzano. Non attacchiamo più il piccolo Peron sul piano personale, se no i nanofili frantumano ogni record e riescono ad amarlo ancora di più.

Freghiamocene del leader che dovrebbe dare il buon esempio (principio valido in tutte le culture umane ma non in Italia, dove il mascalzonismo sessuale è virtù teologale), fottiamocene della CEI (e del suo doppiopesismo) e soprattutto dell'uso criminoso del servizio pubblico radiotelevisivo, ridotto a semplice dependance dell'ufficio relazioni pubbliche di Mediaset. Sbattiamocene allegramente di tutto e passiamo a roba pesa da mandar giù con un bel bicchier d'acqua, se basta.

Parliamo della presa in giro degli abruzzesi terremotati. Siccome i mezzi di disinformazione di massa televisivi non ce lo raccontano, limitandosi a dire ciò che il regime del pistolino miliardario dice loro di dire, per sapere ciò che accade veramente dobbiamo rivolgerci ai pochi giornali rimasti che insistono caparbiamente con il fare giornalismo ed ai bloggers che raccolgono le fonti e le rielaborano, mettendoci del proprio, nel grande tam tam della controinformazione.

Il decreto sul terremoto d'Abruzzo, dunque. Le magagne che nasconde le racconta brillantemente Alessandro Tauro in questo post che vi invito a leggere.
Riassumento al massimo, si tratta, per non dire proprio di bugie, di altisonanti promesse costruite su fondamenta di sabbia marina, basate su soldi che non ci sono, come ha denunciato il sindaco dell'Aquila Cialente e che potranno venir fuori in tempi brevi (quelli strombazzati dalla propaganda) solo grazie ad una una tantum, cioè ad una tassa straordinaria da far pagare agli italiani e non con le lotterie, le riffe e il terno al lotto. No tassa, no party.

Estrapolo solo un paio di brani dall'articolo di Alessandro, per me assai significativi della mentalità da "clausole scritte in piccolo" che caratterizza il modus operandi del governo dell'apparenza e delle passerelle, cioè di un governo da avanspettacolo:
"Le case distrutte sulle quali gravava un mutuo verranno ricostruite, ma la porzione di casa corrispondente alla percentuale di mutuo non pagato diverrà proprietà della società finanziaria Fintecna (società controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze). Se il cittadino vorrà, come è logico aspettarsi, tornare ad essere proprietario di tutto lo stabile, dovrà far fronte pertanto ad un mutuo aggiuntivo da chiudere con la Fintecna."

"Metà dei costi per le abitazioni previste per ottobre non saranno disponibili prima del 2010."
Allora, l'eterno frainteso disse qualcosa a riguardo del termine entro il quale sarebbero state di nuovo agibili le case dei terremotati: il 10 settembre (e perchè non l'11, già che c'era?).
Se per quella data non saranno ancora pronte, non potremmo contestargli nulla. Non aveva mica specificato il 10 settembre di quale anno. Infatti si potrebbe dover parlare non solo del 2010 ma addirittura del 2033, come spiegano gli articoli che ho citato e linkato e che analizzano il decreto da marinaio.
Le ultime notizie sono che, mentre l'umido Bondi pensa alle chiese da ricostruire, Bertolaso, in un sussulto di coscienza, invoca la modifica al decreto legge affinchè i risarcimenti dei danni subiti dalle abitazioni siano totali e non parziali.

Intanto, mentre gli abruzzesi non sono affatto contenti di come stanno andando le cose, ma a noi non ci risulta perchè filtrano solo i resoconti dei miracoli della moltiplicazione delle dentiere, diciamo anche che molti sfollati aquilani sono costretti a ripararsi dentro gli scompartimenti di treni e a dormire nelle cuccette dei vagoni letto (sperando che siano stati almeno disinfestati dalle zecche, visti i poco edificanti episodi accaduti di recente con Trenitalia).
Va bene che, dopo un mese, siamo ancora in emergenza ma siamo sicuri che la gestione di questo terremoto non sia molto diversa da quella dei terremoti precedenti, checchè che dicano le televisioni? Se gli Aquilani vogliono stare qui, perchè li volete mandare nel vagon-lit?

L'11 settembre 2009 non prendete impegni che si va a controllare alla stazione dell'Aquila se le cuccette sono ancora ferme sui binari.

sabato 25 aprile 2009

Lancillotto al G8

Il sottosegretario Bertolaso era triste. Distratto dalle macerie dell'Abruzzo squassato dal terremoto non poteva seguire più come prima i lavori di preparazione del gran circo del GiOtto in tournée alla Maddalena.
Perchè tra i compiti della Protezione Civile, che stranamente qualcuno insiste nel voler considerare un organismo esclusivamente al servizio dei cittadini che si trovino in condizioni di emergenza, c'è anche questo: accogliere i padroni della terra nel salotto buono, cercando di nascondere la polvere sotto il tappeto, di rimuovere i soprammobili di cattivo gusto, far sparire i giornaletti porno e coprire le macchie lasciate da equivoci bagordi sul divano. Ecco, se vi accontentate, potete accomodarvi.

Bertolaso era così impegnato a far fare bella figura al Governo di Ghepensimì, predisponendo tutto da brava massaia, ed ecco che arriva quello stronzo del terremoto e mica in Sardegna ma in Abruzzo, da tutt'altra parte. Un casino: sessantamila sfollati, castelli di sabbia distrutti, per non parlare delle vittime, delle quali però, appassiti ormai i fiori al cimitero, non si parla più.

Bertolaso era triste perchè il GiOtto era ormai alle porte e non si poteva far brutta figura con i padroni del mondo. Così, con appena lo sforzo di un paio di sinapsi in azione, il Ghepensimì tascabile ha trovato la soluzione. Se Bertolaso non va al G8, il G8 va a Bertolaso. Portiamo il G8 all'Aquila.

Abbiamo capito bene? Come spostare le olimpiadi a New Orleans dopo Katrina e i Mondiali di calcio sulle spiagge spazzate dallo tsunami. Sembra proprio quella SHOCK ECONOMY teorizzata da Naomi Klein, cioè l'economia che sfrutta le catastrofi naturali per scopi di predazione e sfruttamento dei territori colpiti.

All'inizio mi sono meravigliata dell'adesione delle altre nazioni del G8 a questa minchiata ma se la leggiamo appunto in chiave di Shock Economy la minchiata acquista senso. Inutile dire che l'opposizione, tranne i soliti incontentabili, ha detto che per lei non ci sono problemi. Ho il dubbio che non abbiano capito bene di cosa si tratti. Ma sull'opposizione ci torno tra un attimo.

Se fossimo governati da persone che hanno a cuore le nostre sorti, costoro avrebbero detto: "Ma che G8 e G8, c'è la crisi, cosa andiamo a fare gli stronzi sulle navi a strafogarci di caviale e a cianciare tra di noi, cosa che potremmo benissimo fare in videoconferenza da casa nostra con quattro euro di connessione Internet". Rinunciamo e i soldi che si sarebbero spesi dateli alle popolazioni terremotate. Anzi, già che ci siamo, avrebbero detto USA, Francia, Germania e le altre nazioni partecipanti, mettendo mano al portafogli, vogliamo dare un contributo anche noi.
No, invece non rinunciano a pavoneggiarsi, a portarsi dietro le delegazioni, i giornalisti da trifola, le escort a 500 euro per notte, nel Gran Circo del Basso Impero che ogni anno ci costa come dieci case reali inglesi.

C'è un altro elemento disgustoso dello spostamento del G8 all'Aquila. La scusa accampata dal Ghepensimì che per i No Global raggiungere i monti abruzzesi sarebbe stato più difficile e comunque non avrebbero osato andare a distruggere luoghi già distrutti e colpire persone già colpite. Già, non come loro che si fanno scudo delle popolazioni terremotate per impedire di essere legittimamente contestati nelle loro porcate. Gli scudi umani organizzati in tendopoli ci mancavano.
Che coda di paglia, hanno il mondo in tasca ma hanno paura di quattro ragazzotti che li contestano.

Piuttosto, come l'hanno presa i sardi, freschi sposini del Ghepensimì e già abbandonati sulla soglia del nido d'amore con il pancione? Malissimo. Ne hanno intervistati alcuni della Maddalena, su SkyTG24, mica sul TG1, che raccontavano di alberghi che si ritroveranno vuoti in luglio e di promesse che non verranno mantenute.

C'è un'altra ipotesi sullo spostamento del G8 e vale la pena di riportare stralci di un interessante articolo pubblicato sul giornale online Inviatospeciale:
"A luglio del 2008 anno erano partiti sull’isola sarda i lavori per la costruzione dell’albergo, del media center e del centro congressi. L’autorevole agenzia britannica ‘Reuters’, il 14 luglio aveva rilanciato: “Non è certo che sia possibile completare i lavori necessari all’isola della Maddalena per ospitare il prossimo G8 nel luglio del 2009. Il governo valuterà quindi possibili soluzioni alternative, di “emergenza”, che al momento non sono ancora state individuate. Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa al termine dei lavori del G8 giapponese. “Ci prepariamo ad una soluzione di emergenza se non saranno pronti i lavori necessari alla Maddalena in tempo”, ha detto Berlusconi nel corso della sua introduzione alla conferenza stampa”.
Dell'organizzazione dell'evento, come è noto, si occupava la Protezione Civile, non senza difficoltà:
"Gli ospiti previsti dovrebbero essere circa quattromila, tra capi di stato e di governo, oltre alle delegazioni. Dovevano essere sistemati su una nave gigantesca, la MSC Fantasia, lunga 333 metri, ormeggiata nel porto di Olbia, al molo ‘Cocciani’ e negli alberghi in costruzione. Tra di loro, però, non ci sarebbe stato il presidente Obama, che è sottoposto a rigidissimi controlli di sicurezza, ed al momento non era stata trovata una soluzione al problema".
Ed ancora:
"All’esercito di personale politico e diplomatico, infine, andavano aggiunti almeno 4500 giornalisti. Per loro Bertolaso aveva pubblicato un primo bando nel 2008 col quale si cercavano navi per poterli ospitare, ma non vi erano state risposte, così il Commissario straordinario (multiplo) ha ripetuto il tentativo anche quest’anno con scadenza 7 aprile scorso."
Per non parlare delle forze dell'ordine, insomma un totale di più di 25 mila persone da alloggiare.
Ora, pare che la causa delle difficoltà organizzative fossero come al solito i soldi. Il 3 aprile, tre giorni prima del terremoto in Abruzzo, il deputato Calvisi del PD aveva presentato un'interrogazione ai ministri Scajola e Tremonti. Come scrive inviatospeciale:
"Calvisi avava scritto: “Fino ad ora come opposizione, abbiamo denunciato con una serie di atti parlamentari, prima il rischio e poi l’avvenuta sottrazione da parte del Governo delle risorse ( 522 milioni di euro ) che il Governo Prodi e la Giunta Soru avevano messo a disposizione per le cosidette opere collaterali al G8″.
Gli interventi riguardano la strada Olbia Sassari, l’allungamento della pista dell’aeroporto di Olbia, lo svincolo di Rio Padrongianus, lo spostamento della stazione ferroviaria di Olbia, la realizzazione del molo di levante a Porto Torres.
Il parlamentare aveva aggiunto di “non aver ancora ricevuto smentite sullo scippo delle risorse” e aggiunto che “oggi ci sono a rischio anche i finanziamenti considerati sempre sicuri, (233 milioni di euro) per i lavori dell’isola di La Maddalena”.

Il motivo? “A 60 giorni dall’ipotizzato completamento lavori per il G8 quei soldi non sono stati trasferiti alla struttura di missione. Un’ordinanza del presidente del Consiglio del 18 febbraio 2009 dispone che debba essere il ministro dello Sviluppo economico a trasferirli sulla contabilità speciale della struttura di missione. Questo trasferimento non è ancora stato disposto”.

Per Calvisi la situazione era paradossale perchè “si ha la disponbilità contabile delle risorse ma non di cassa”. Il risultato? “I soldi non possono essere spesi, con il risultato che le imprese non sono state pagate. Fino ad ora ha provveduto la Protezione civile con anticipazioni di cassa, ma le cifre sono appena sufficienti ad alleviare i disagi. A fronte del 60 per cento dei lavori eseguiti le imprese hanno ricevuto pagamenti non superiori al 25″.

Il parlamentare aveva concluso: “Gli effetti di questa situazione sono quindi devastanti sia sulle imprese appaltatrici, sia sui subappaltatori e sia sui fornitori. E’ evidente che il perdurare di questo stato di confusione e di incertezze porterà al blocco dei lavori”.
Da questi dati emerge un quadro desolante e nessuna ipotesi di ‘risparmio’. Infatti, i lavori in corso dovranno essere completati in ogni caso e quelli già eseguiti hanno avuto un costo che non è stato ancora totalmente coperto."
Una curiosità: il governo annuncia lo spostamento del G8 dalla Sardegna all'Abruzzo e il PD ora non ha più nulla da dire, anzi approva? Mah.
Se lo chiedono gli amici di inviatospeciale e me lo chiedo anch'io. Come riuscirà la grande macchina organizzatrice di Bertolaso a fare ciò che non è stato fatto alla Maddalena, con in più l'handicap del terremoto?

Giusto per puntualizzare la differenza tra promesse, sparate da campagna elettorale, affermazioni da diva in passerella e concretezza dei problemi da risolvere.

giovedì 16 aprile 2009

Berluskassa

La frase l'ho ascoltata distrattamente da un'autoradio, oggi pomeriggio, e diceva più o meno così: "Non potevamo accorpare le elezioni e il referendum, perchè la Lega avrebbe fatto cadere il governo".
Ah, ecco, la priorità del nostro paese è che il governo del premier terremotato non cada.

Stiamo parlando di un governo che passava per il più solido della storia ma che, essendosi evidentemente autoapplicato gli alleggerimenti antisismici del Piano Casa (original Fitto version), abbiamo il sospetto si ritrovi con le fondamenta impastate con la sabbia di mare. E che, per giunta, un colpo d'anca di Calderoli potrebbe far sbriciolare come un Loacker.
Risparmiare soldi del gran varietà elettorale il quale ormai va in scena quasi sempre a sala semivuota? No, la Lega minacciava di far cadere il terremotato e il Circo rischiava di dover smobilitare il barraccone con i nani, gli acrobati della democrazia, gli avvocati, le soubrettine, i freaks dalla voce bianca.

Il governo del cannibale della democrazia Berluskassa, lo sappiano gli italiani che l'hanno votato e che soprattutto dovranno ringraziare il Dio Po perchè pagheranno pegno di tasca propria, è una grande opera costata, in appena un battito d'ali di farfalla, 400 milioni, euro più, euro meno.

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lunedì 13 aprile 2009

Indecenza

“Il giornalismo è diffondere ciò che qualcuno non vuole si sappia, il resto è propaganda.”
Horacio Verbitsky

Che cosa identifica in Italia oggi il concetto di indecenza?
Dopo aver visionato il seguente filmato, indecente potrebbe essere un clown (non quello con il naso rosso) che, durante uno spettacolino davanti alle telecamere, ordina ad una signora che ha perso la casa nel terremoto dell'Aquila di "curarsi di più", di andare dal parrucchiere (mettete tutto sul mio conto) e dice ai suoi giannizzeri di pagare un paio di tailleur neri alla medesima signora perchè deve essere un "figurino" (come avrebbe detto, un secolo fa, la dannunziana scrittrice Liala, parlando dell'incontro dell'eroina con il suo aviatore).
Indecente potrebbe essere il ruolo dell'altro clown, stavolta quello con il naso rosso, che invece di allietare i bimbi malati, come auspicato da Evita l'altro giorno, si presta a fare la spalla al capocomico d'Italia.

Indecente invece, secondo il TG2 delle 13:00, per bocca della intera dirigenza RAI ovvero Garimberti e Masi, di Capezzone, Gasparri, Cicchitto e per ultimo anche di un mesto rappresentante del PD, che più che un partito di sinistra ormai è l'abbreviazione di una nota bestemmia, indecente, dicevo, è stata la puntata di Annozero "Resurrezione" di Santoro. Vediamo perchè.

La risposta più facile, per i bambini piccoli, è: per le vignette di Vauro. Io, personalmente, fossi stata in lui, l'altra sera avrei mostrato solo quella pubblicata sul Manifesto, "Pietà 2009" in assoluto silenzio, e basta. Invece, come sempre, Vauro ha voluto fare il comico che non fa ridere (perchè le vignette devono poter parlare da sole e non si devono leggere ad alta voce) e si è sentito il solito stridore di unghie sullo specchio, con il direttore del Giornaletto a cui non pareva vero di poter fare la faccia scandalizzata e mormorare indignazione. Apro una parentesi: Indro, per fortuna che non ci puoi più vedere.

La risposta meno facile, per i bambini più grandicelli, è che l'indignazione è stata provocata dagli attacchi alla Protezione Civile.
In realtà per tutta la puntata si è detto solo che non c'era uno stato di preallarme, come avrebbe dovuto esserci viste le centinaia di scosse registrate in zona fino a quel momento, che i segni inequivocabili che poteva succedere qualcosa di grosso, come il crollo della Casa dello Studente, sono stati ignorati. Insomma, che la Protezione Civile poteva prepararsi prima, se non altro per scaramanzia. Non stiamo parlando di un nono della scala Richter capitato per caso, all'improvviso, in una zona a bassa attività sismica. Stiamo parlando dell'ultima di centinaia di scosse premonitorici di un disastro. Frega un cappero che Bertolaso sia tanto bravo. Non spetterebbe alla Protezione Civile in questi casi dove la natura fa di tutto per farci capire le sue intenzioni, cercare di muoversi preventivamente per non farsi cogliere impreparata? Già, siamo il paese delle Tine Merlin e deil Vajont.

Nessuno ha criticato i volontari, gli angeli che si sono prodigati come pochi di noi avrebbero le palle di fare veramente. Chi lo afferma è solo maestro nell'arte di rivoltare propagandisticamente a frittata, e in questo i seguaci dell'uomo (di)strutto sono imbattibili.
Si è solo detto che la gioiosa macchina da emergenza della Protezione Civile ha avuto qualche pecca, ma di qui ad inserire nel Codice Penale il reato di leso Bertolaso, ce ne corre.
Fateci caso, come per l'episodio della Lucia Dannunziana, aspettano solo un piccolo appiglio al quale aggrapparsi con tutte le loro forze. "Siete antisemiti!", "State attaccando la Protezione Civile!" "Insultate i volontari!".
Non è vero niente, ma se hai sei telegiornali e una mappata di giornali che il giorno dopo riportano la bufala, il gioco è fatto.

La terza risposta, la più difficile, solo per i dottorandi alla Normale di Pisa, è: si sono indignati per i fatti riportati in trasmissione, per le informazioni date, per le notizie. Notizie e fatti ai quali non sono più abituati.
Travaglio ha raccontato qualche fatterello di appalti, di interessi delle mafie nelle grandi opere edilizie, di imbrogli, gente intercettata che al telefono discute di percentuali di sabbia nel calcestruzzo e che dice: "Ma si, facciamolo al 15% che si risparmia".

Claudio Fava ha fatto presente che, tra i compiti della Protezione Civile, vi è anche la gestione dei GRANDI EVENTI, come il prossimo G8 e addirittura i mondiali di ciclismo. Non sarà che questo sant'uomo di Bertolaso ha troppe cose da pensare? E non sarà che i fondi e le risorse, invece che essere dislocati preventivamente in zone in piena attitvità sismica, vengono dirottati alla Maddalena per mettere su il salotto buono per gli squali del NWO?

Luigi De Magistris si è chiesto, nella sua ingenuità: perchè non accantonare il progetto del Ponte sullo Stretto e destinare i fondi già preventivati alla ricostruzione dell'Aquila e magari messa in sicurezza delle scuole pericolanti d'Italia? Non sa, il giudice, che nel nostro Paese si conserva la terza tavola della Legge, dove sta scritto: "Non nominare Impregilo invano" e "Non avrai altra opera pubblica che il Ponte sullo Stretto".

Perfino il prode Boschi, dopo aver esordito con la supercazzola del terremoto che non si può prematurare ha convenuto, alla fine, che in altre regioni la Protezione Civile funziona meglio e ha fatto l'esempio dell'Emilia Romagna (famme dà na toccatina) dove pare siano già tutti pronti con le tende, i pasti caldi, i cani e le ruspe, in caso di calamità.
Quindi è un problema di organizzazione locale? Può darsi ma se il sindaco Cialente afferma che la Protezione Civile non faceva che ripetergli: "Sta tutto apposto, non vi preoccupate", qualcuno dovrà indagare sull'eventuale sottovalutazione del problema a livello di coordinazione nazionale e qui, dispiace per i suoi fans, c'entra eventualmente Bertolaso.

Ecco i fatti scandalosi che hanno tanto indignato le demi-vierges del centrodestra ed i loro giornalisti da riporto. Fatti, appunto, non pugnette propagandistiche da saltimbanchi e domatori.
Se si considera Santoro indecente perchè fa informazione allora non avete mai visto una puntata di "60 minutes", un editoriale di Keith Olbermann o perfino un monologo di Jay Leno, (che vanno in onda tutti regolarmente senza contraddittorio) in quella televisione americana che tanto piace a Garimberti e che lui dice di guardare.

Ma non parliamo di giornalismo americano, che mi viene da piangere. In Italia, nel campo informazione siamo alle solite scene di ordinaria pornografia. Tanto per non far capire da che parte sta, il servizio pubblico televisivo "che userebbe i nostri soldi per fare propaganda indecente", ritiene una notizia il fatto che l'uomo designato dal governo a dirigere la RAI omaggi pubblicamente un altro uomo designato al suo compito dal governo.
Ecco il lancio del TG1 del 10 aprile, edizione postprandiale.

Ai funerali solenni ha partecipato anche Il Direttore Generale della Rai Mauro Masi*.
"La Protezione Civile ha svolto e sta svolgendo in Abruzzo un lavoro straordinario ed encomiabile" - ha detto Masi - da Segretario Generale della Presidenza del Consiglio ho lavorato a lungo a fianco di Guido Bertolaso* e so bene quanto l'opera sua e dei suoi uomini sia sempre stata svolta con efficienza, competenza e professionalita' riconosciute e invidiate nel mondo."

Dopo questo soixante-neuf, la prossima mossa dell'informazione governativa sarà fare tutto da sola e farsi asportare all'uopo le ultime due costole.

Good night and good luck.


* Autore, tra l'altro, dell'articolo: "La pirateria, peccato veniale? No, un crimine " sul Sole 24 ore 8 febbraio 2007
* stralci dalle intercettazioni dell'inchiesta sui rifiuti in Campania.

Aggiornamento. Per la serie "lo stiamo perdendo", ecco un ragionamento su giornalismo, inchiesta e informazione di Sergio Zavoli:
"So che Michele Santoro al dibattito vero e proprio, con la sua preminente ritualità - preferisce la forma dell'inchiesta costruita sui servizi degli inviati e le testimonianze raccolte sui set (??) qua e là allestiti. Con questa modalità è più facile venir meno al principio della completezza, una carenza non sempre emendabile dallo studio. Cruciale, in ogni caso, è dar voce a istanze diverse, specie in un contesto che lasci spazio a critiche anche gravi, rivelatesi poi fondate, ma che abbia visto il Paese chinato su una tragedia in un sollecito, diffuso e responsabile atteggiamento di solidarietà".

Immaginate Woodward e Bernstein che, prima di pubblicare l'inchiesta sul Watergate, sul Washington Post, si fanno correggere le bozze dal portavoce di Nixon.


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venerdì 10 aprile 2009

Cemento disarmato

"Non credo che ci siano state delle situazioni tali da far presumere responsabilità nelle costruzioni degli edifici". Silvio Berlusconi, l'Aquila, 9 aprile 2009.

290 sono le vittime ufficiali. C'è chi sospetta vi siano altre persone sepolte sotto le macerie. Quelle che, magari straniere e clandestine o affittuarie in nero, nessuno va a cercare.

La tentazione di limitare il commento di questa giornata all'immagine qui sopra era forte. Però non si possono tacere alcune cose, in margine alla tragedia del terremoto e a questa giornata di lutto nazionale, e sono proprio le cose che dovranno farci discutere e lottare nei prossimi mesi, quando il ricordo di questi terribili giorni andrà affievolendosi e questa generosa e fatalista gente d'Abruzzo rischierà di essere dimenticata.

Ho dovuto spegnere il televisore, stasera. Ho troppa dimestichezza con la morte ed il lutto quotidiani per sopportare la vista di quelle centinaia di bare allineate, di quelle bianche dei bimbi appoggiate sopra quelle dei genitori. Davvero, chi conosce veramente il volto della morte sa che non si può reggere un lutto moltiplicato per 290 senza sentirsene sopraffare. Chi finge di poterlo fare, finge, appunto. Davvero, ammiro chi riesce a reggere per più di cinque minuti lo strazio di una madre che ha perso un figlio guardando il tutto in televisione come fosse il più macabro dei reality.
Non ci sono stati risparmiati i commenti degli inevitabili cannibali necrofili deamicisiani e astuti giornalisti, quelli stessi che il giorno dopo il terremoto, sullo sfondo delle macerie ancora calde giuravano che quelli sotto "erano sicuramente già tutti morti e non c'era più speranza di ritrovarli in vita", nonostante in ogni catastrofe del genere vi sia sempre chi viene salvato dopo giorni e giorni.

I funerali non andrebbero mai spettacolarizzati e qui si è rischiato il gran varietà necrofilo, con la parata dei soliti politici in prima fila e le varie bocche di rosa poco lontano; un Papa che brillava per la sua assenza nonostante si sia compiaciuto di offrirci padre Georg in sostituzione, e un capo del governo nella parte dell'uomo distrutto.
Uomo distrutto e in lacrime che anche oggi ha fatto tante promesse e giuramenti, addirittura sulle bare, pur se nel farlo pesare nell'immancabile conferenza stampa, ha comprendibilmente avuto un attimo di timor di Dio.
Ha promesso addirittura di mettere a disposizione dei terremotati le proprie case, quelle sue di lui. Ne ha così tante da ospitare tutti o estrarrà a sorte i fortunati nominativi di alcuni eletti, e tutti gli altri fuori? Scusate l'ironia fuori posto ma davvero si può credere a sparate del genere quando poi, di fronte ai palazzi in cosiddetto cemento sbriciolatisi come crackers ci si affretta a dire, come direbbe un palazzinaro qualsiasi, che "non credo vi siano responsabilità dei costruttori", vedi citazione iniziale?

Vogliamo parlare del meccanismo perverso degli appalti al ribasso, delle conclamate infiltrazioni del Sistema (mafia e camorra) negli appalti e dell'immenso problema della corruzione che permette alle ditte appaltatrici disoneste di risparmiare un 15% sui costi del cemento, facendolo con sabbia di mare? Un 15 % che, sui grandi numeri di un mega-appalto, può significare milioni di euro?
Volete sapere perchè l'ospedale dell'Aquila è inagibile? Un ingegnere ne spiega i motivi qui e qui.
A proposito, Impregilo avrà solo dato una mano di bianco agli infissi ed attaccato i fili della luce, però, se abbiamo pensato male è solo per colpa della vaghezza dei termini usati sul suo sito. La frase "realizzato ospedali a l'Aquila" non trae in inganno, obiettivamente? Realizzare fa pensare ad un percorso dal progetto su carta al nastro tagliato dell'inaugurazione. In ogni caso, se metti giù dei fili dentro dei muri di pasta frolla qualcuno dovrebbe accorgersene lo stesso che la struttura non è a norma.

La magistratura indaga, giustamente, e speriamo individui ed eventualmente punisca i responsabili dei crolli colposi. Un'idea sicuramente popolare per un governo sarebbe quella di cogliere questa tristissima occasione per lanciare una campagna di controlli severi sul rispetto delle norme antisismiche a livello nazionale. Magari finanziando progetti come questo. Sempre che l'uomo distrutto voglia colpire veramente qualche palazzinaro troppo amante dei litorali sabbiosi. Perchè non ci dà modo di ricrederci sul suo conto?

Per nostra parte, nei prossimi mesi bisognerà vigilare sulla messa in concreto delle tante, troppe promesse fatte in questi giorni: ricostruzioni a tempo di record, new towns, giardini per tutti con tanto di nanetti. Basterebbe che chi vive ora nel gioioso camping di concentramento berlusconiano, possa presto riavere una casa vera e non le villette prefabbricate di legno, tanto belline ma soltanto come rimesse per gli attrezzi.

Questa sera però, a parte tutto, voglio rivolgere un pensiero affettuoso ad Anna, ovvero MissKappa, blogger aquilana che ci sta raccontando il suo dopo terremoto con parole come queste:
"Eccomi, amici. E' la vostra campeggiatrice che vi parla. Carina come esperienza, ti fa tornare giovane. Divertente vivere fra le macerie. Da' quel tocco di originalità. E poi ogni tanto, spesso, si balla. Senza muovere le gambe. Non fai neanche fatica. E la colonna sonora sono le urla ed i pianti degli altri campeggiatori. Le facce attonite e terrificate di alcuni sono l'inusuale coreografia.E poi non hai neanche l'incubo di pensare che, finito il campeggio, dovrai tornare alla routine casalinga. Niente letti da rifare, lavatrici da avviare, piatti da lavare. Nessun pensiero. Abbiamo eliminato il problema alla radice. Radice compresa. Ovviamente l'ottimismo nasce dalla consapevolezza che la vacanza in campeggio sarà molto lunga. Lunghissima. Vacanza di anni. E vi sembra poco non avere più un lavoro? Finalmente liberi. Potremo dormire fino a mattina inoltrata. E il pomeriggio si potranno fare passeggiate fra i campi. Campi di sfollati, naturalmente..."
Il resto sul suo blog, che invito tutti a visitare, per farle sentire che ci siamo.

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