domenica 11 marzo 2007

Festeggerai con dolore

Torno sull’8 marzo dopo un’attenta riflessione su come è stato celebrato dai media, in specie dalla grande sorella televisione.

Non si parla più delle origini di questa ricorrenza, quelle lotte di emancipazione sociale ed operaia che sembrano ormai lontane millenni, ma ciò è scontato e comprensibile in una società ipercapitalistica.
Le donne di oggi, questo è il messaggio, si emancipano solo perché sono belle e disponibili, e magari sono figlie-mogli-amanti di, mica perché rompono i coglioni sul posto di lavoro, come fanno le brutte e racchie, e povere.
Non c’è spazio per i veri problemi delle donne, la doppia fatica che deve fare qualunque di noi per farsi valere sul lavoro, il doppio lavoro mai retribuito di casalinga-badante-infermiera-puliscicessi (signori, mica tutti possono permettersi la moldava). Gli unici “problemi” che questa società concede alla donna sono la cellulite e la stitichezza, ma basta uno yogurt e caghi ogni giorno come Alessia Marcuzzi.

E’ normale che per una società che non ascolta i bisogni degli esseri umani ma compensa le mancanze affettive ricoprendoli di oggetti inutili, come fanno i genitori assenti con i figli, si esalti solo il lato consumistico ed ipocrita, quello ormai riservato ad ogni festività da calendario, della ricorrenza dell’8 marzo.
La vendetta dei mercanti del Tempio comprende una profusione di cioccolatini (che avendo caratteristiche antidepressive, evidentemente devono consolarci di qualcosa), e di rametti di acacia dealbata, ogni anno più striminziti e costosi e dal vago profumo cimiteriale. Mai, che ne so, qualcosa di più allegro, una godereccia teglia di lasagne o pasta al forno per festeggiare un giorno di rinuncia alla dieta e piante vive, un albero da piantare in giardino, magari. Eros, perdio, non Thanatos.

Oltre alla solita orgia consumistica, a noi donne la festa l’hanno fatta comunque, con un cupo messaggio di morte di rara violenza psicologica. Con un tempismo che ha dell’incredibile, è giunta, proprio l’8 marzo, la notizia del feto morto all’ospedale Careggi di Firenze a seguito dell’aborto terapeutico effettuato perché la madre credeva fosse malformato e invece non lo era. Una storia tristissima che, invece di ricordare come l’aborto sia sempre un dramma per tutti e che esistono i mezzi per prevenirlo se solo il potere clericale non vi si opponesse, è servita per preparare il terreno all’ennesimo articolo contro la legge 194 dell’Osservatore Romano.
Data la solita bottarella al servizio sanitario pubblico, che non fa mai male, la notizia sui giornali e in tv è servita per l’ennesima volta per colpevolizzare, colpevolizzare e ancora colpevolizzare la donna che abortisce e insinuare che l’aborto andrebbe di nuovo proibito. Non a caso si è scelto un caso limite come questo, dove la donna, “se avesse fatto la risonanza magnetica, avrebbe potuto scoprire che il figlio era sano”. Visto che razza di criminale?

Sempre però che la notizia sia vera. In un mondo di falsità, vuoi che tutto ciò che ci raccontano sia vero? Basta che la notizia serva ad uno scopo, e l’aver anche solo per un giorno rinnovato il disgusto verso le donne che abortiscono e l’aver minacciato di toglier loro un’importante conquista in un giorno significativo, è una vittoria.
Mi pare di sentirli. Cosa vogliono ancora le donne? Basta che siano un po’ puttane e ottengono quello che vogliono, e poi gli abbiamo dato gli assorbenti con le ali, che cazzo vogliono ancora? Cioccolatini e fiori puzzolenti si, ma diritti… eh no, un momento.
Sono gli islamici che offendono le loro donne con il burqa, mica noi, che siamo sempre rispettosi con le nostre.

In questo paese di preti affetto da un preoccupante oscurantismo di ritorno, non solo non è concesso ai cittadini omosessuali e nemmeno alle coppie eterosessuali di fatto di ottenere finalmente dei diritti ma bisogna adoperarsi per distruggere quei diritti che già ci sono. Vedrete, tra un po’ toccherà anche al divorzio. Sempre per difendere la famiglia e la vita, s’intende. In combutta con chi vorrebbe eliminare ogni diritto sociale.

Io me li immagino, questi difensori della vita, che viaggiano in internet sui siti antiabortisti ed evidentemente godono nel vedere le innumerevoli immagini di spezzatini di feto che vi abbondano, insonni a causa del cilicio che gli tormenta le carni per scacciare dalla mente le fantasie omosessuali.
***
Il quadro è di Frida Kahlo e documenta drammaticamente cosa è l'aborto per una donna.

13 commenti:

  1. Non posso non essere d'accordo con te, come al solito!
    Grazie da parte di Diana e Matteo, e mia :-)

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  2. candido14:00

    Sono le donne che si fanno offendere per prime, vendendo la loro immagine sui media, godendo di essere oggetto di desiderio nel collettivo prima che nel privato: facendosi nevrotizzare volentieri da uno stereotipo che si fa corpo sul loro corpo e lo rimodella e confronta in modo frustrante. Sono le donne a trasmettere alle più giovani di loro gli status aberranti di veline e modelle: per non dire di quella gabbia di pazzi che è diventata la moda, dove vedo sfilare oggetti che nessuno indosserebbe e che talvolta non permettono neppure di sedersi (ma che razza di abito sarebbe un abito che non s'indossa?). Sono le donne a reindirizzare l'aggressività del maschio contro di lui, frustrandolo con una disponibilà contraddittoria nei segni che fanno la comunicazione sociale... Per fortuna ci pensa ancora Madre Natura a far andare la baracca per il suo verso, ma: nell'aumento indiscusso dell'impotenza maschile c'è lo zampino di una confusione di segni e di ruoli; l'invadenza del sistema economico è tale che presto le masse dei paesi avanzati useranno la mediazione industriale (pillole ed ogni genere di supporti, non soltanto materiali)per un semplice amplesso. C'è una invasione non soltanto di prodotti farmaceutici, ma di modelli più o meno perversi (nella mia città le amiche mi raccontano che una su tre quando vanno con un compagno nuovo si trovano apparecchiato un campionario da pornoshop) che i media usano per bombardare la popolazione dei consumatori. Battaglia perduta per me che ho una bella figlia, alla quale ripeto che mostrare l'ombelico non incoraggia a sceglierla per la sua intelligenza e non la dispone agli incontri migliori (è colta e intelligente, ci metto tanta pazienza!).
    Sono le donne a non rendersi conto che acquistano la maggior parte dei prodotti e rinunciano a questa forza contrattuale per farsi inquadrare nelle orrende riviste patinate a loro destinate.
    Mentre perdura la questione femminile più storica e autentica, che le vede farsi un mazzo così (grazie e ancora grazie alle donne della mia vita, lo dico con amore e ammirazione, io non sarei mai capace della metà di cosa fanno in una giornata). La donna ha facoltà eccezionali, e dovrebbe esserne consapevole, prima di farsene espropriare.
    Quel che succede è che questo sistema economico ha rimosso da tempo la dualità uomo-donna e assoggetta i cittadini ad una piatta dimensione funzionale.

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  3. candido14:05

    @ lameduck
    D'accordo con il tuo post, però io vedo una Chiesa in grande crisi, per fortuna del genere umano.

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  4. Concordo al 150% con quanto scritto nell'articolo, e rigrazio la padrona di casa per l'inserimento del mio link nel suo Blogroll.

    Un saluto.

    C.

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  5. Ossequi&applausi.
    (a volte mi vergogno di essere un uomo. Per dire, io lavoro nello sport. Non avete idea di quanto, vissuto da dietro le quinte, questo ambiente sia maschilista. E non mi occupo di calcio, eh. Ma nonostante nel mio settore ci siano donne di eccezionale competenza e preparazione, a volte vedo imbarazzo perfino a farle lavorare. Figurarsi assumere ruoli dirigenziali. Che schifo.)

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  6. Una riflessione che lascia il segno, la tua.
    Mi occupo di donne, da sempre, oltre all'oscurantismo religioso, cosa è che non ci fa procedere tra sensi di colpa e anomiche superficialità?
    Mi sono prmessa di copaire il tuo articolo, degno tra l'altro di esser citato in un forum su comeDonChisciotte qui:http://blog.libero.it/nest/view.php?nocache=1139237003
    per riflettere meglio. Ciao Milena

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  7. @ candido
    è più comodo farsi comprare che difendere la propria dignità.
    Le donne però credono che ciò sia emancipazione e qui sta l'equivoco. Siamo indubbiamente molto avanti rispetto alle realtà di una certa Africa e di parti del'Islam e dell'Asia, ma il consumismo ci porta a non vedere che ancora tanti diritti ci sono negati e che potrebbero un domani esserci tolti.
    E' vero, molte di noi si fanno letteramlmente "nu mazzo tanto", e vengono pagate meno degli uomini. Ma non fanno notizia.
    Sulla Chiesa in crisi, se parli di vocazioni è vero. Qui da noi il Seminario ormai ha affittato tutte le stanze come monolocali.
    Però questa Chiesa in crisi morde e lotta per sopravvivere restando aggrappata a vecchi arnesi.

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  8. candido11:57

    @lameduck
    La verità più scabrosa e quindi difficile da accettare per i cattolici è che la loro chiesa-stato sopravvive dal Dopoguerra grazie ad alleanze a dir poco oscure negli ambienti della finanza, della politica e della mafia. La contraddizione insanabile è con il suo fondamento morale, che vive nel popolo e si confronta con un mondo che cambia. Ho visitato (entrando come ospite molto rispettoso ed accolto da fratello) gruppi e sette, ordini mistici e secolari: sono stato (secondo loro lo sarò per sempre e mi definiscono "in sonno") massone e non ti dico cos'altro; ho amicizie nella Chiesa e vaghe (purtroppo) frequentazioni con con tutte le grandi vie esoteriche. Non sto facendo il viaggiatore in ritiro, che si vanta delle sue imprese: al contrario, ti comunico che l'aderenza ad una sola via è indispensabile e quindi sono un farfallone che conclude poco e niente. Mi ha viziato una certa inclinazione al pensiero di Jung ed alla Antropologia più romantica. Non sono però un comunista pentito, affatto... In tutte le religioni il catechismo trasmette anche i vizi che furono alla base di scelte secolari, facendone disciplina e costume di vita. La Chiesa Cattolica è sommamente ipocrita. Ma si trasformerà e sarà finalmente dei cristiani, puoi leggere tutti i segni di tale processo.
    Tornando alla questione femminile, credo che l'attuale modello di sviluppo, fin tanto che proseguirà, si adagia sulle logiche di sfruttamento esistenti, di qualunque genere purchè solidali al suo progresso; ma in sé la dialettica sociale tende, come i rapporti interpersonali, ad essere assorbita dal precariato, dal climax di istabilità ed insicurezza che consegnano al sistema l'uomo nella totalità dei propri carismi, per negarne la soggettività. L'uomo oggetto è funzionale al lavoro e non pensa, ma ricalca fedelmente schemi e comportamenti stabiliti nei circoli economici e confermati interminabilmente dai media intorno a lui. In realtà questo è un mondo che cancella le differenze.
    Ma se tutto quel che ho detto è una parrucca ingarbugliata, allora consentimi di dire che il mondo degli uomini nasce dal lavoro,e che negare il lavoro è negare le dignità più irrinunciabili. Vivo sulla mia pelle e su quella dei cari la condizione di matrimoni che sono martirio, di adulti coatti ad una vita di adolescenti, generazioni intere senza prospettive di emancipazione e famiglia. Tantissime storie di disagio personale nascono o si amplificano in un quadro sociale di grande ingiustizia. L'accesso al lavoro, la tutela dello Stato, la solidarietà civile darebbero una fisionomia diversa nel Mezzogiorno anche alla questione femminile.

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  9. noto che non sono l'unica che ha colto l'attacco alla legge sull'aborto.
    mah, io più leggo i giornali più mi incazzo, che vogliano debellarci a suon di mal di fegato?
    besos ;)
    ladytux

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  10. Purtroppo anche la giornata della donna è diventata un prodotto commerciale e basti pensare che lo psiconano considera il primo maggio la sua festa per capire qual è l'andazzo. Il problema è proprio questo si vogliono rimettere in discussione i diritti ottenuti e lo si inizia a fare cercando di sminuire, falsare l'importanza di una ricorrenza trasformando tutto in un prodotto commerciale. E la propaganda funziona così bene che pensiamo di esportare la nostra falsa libertà, mentre la chiesa tuona contro l'aborto e il datore di lavoro vede in una madre che lavora una persona che produce di meno: questa è la nostra "civiltà"! :(

    OT: Hai ricevuto la mia email?

    Ciao e grazie della visita :)

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  11. Secondo me non toccheranno mai il divorzio, sai perché? Perché il divorzio è qualcosa che tutti potrebbero fare o voler fare, e se lo vai a toccare anche uno che se ne frega dei discorsi sui diritti civili salterà su come un grillo. Questo è il problema, un paese in cui la stragrande maggioranza delle persone si interessa solo dei problemi che li toccano direttamente, se parlano di diritti intendono sempre i propri, mai quelli degli altri, men che meno quelli generali. Quindi perché preoccuparsi per i gay, per le donne ancora discriminate, per gli immigrati, per questo e per quello? Non ci riguarda. E così si favorisce l'oscurantismo di ritorno che si insinua con il tacito accordo "Noi non tocchiamo gli affari vostri, e voi non vi impicciate dei diritti altrui"

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  12. L'otto marzo è un giorno di commemorazione, e infatti ho aspettato il nove per scrivere le mie solite cazzate.
    In gamba, lame, ché la strada è ancora lunga (ma se foste meno rompicoglioni vi ameremmo un pelino di più...).

    A.I.U.T.O.

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  13. @ladytux
    perchè tu hai ancora un fegato? Io me lo sono già quasi mangiato tutto. ;-)

    giuseppe t
    si, ho ricevuto, grazie, ma non riesco a far funzionare il codice. Ti rispondo via mail.

    @ skeight
    eh si, il divorzio forse sarebbe davvero troppo, specialmente per chi fa collezione di famiglie (potendoselo permettere economicamente), tra i politici.

    @ cima
    hai ragione, rompiamo i coglioni, lo ammetto. Però appena non ci siamo vi manca il terreno sotto i piedi, dì la verità. ;-)

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