mercoledì 30 gennaio 2008

I conti della casalinga di Faenza

Cosa ci fareste voi con 437 milioni di euro? Un bel po' di cose come me, immagino.
Nelle vecchie lirette sono 846 miliardi, 149 milioni 990 mila. Già al secondo blocchetto di cifre ci gira la testa.
Con il nostro stipendio medio da lavoratori dipendenti ci metteremmo 36.416 anni circa per guadagnarli. Impiega di meno il plutonio a dimezzare la sua radioattività.
Del Piero li guadagnerebbe in soli 73 anni ma questa è un'altra storia.

Ad ogni modo, c'è una mappata di partiti, capitanata da un signore arciultrafantastiliardario diventato tale non si sa come (così i troll di destra si incazzano), che vuole spendere questa somma, 437 milioni di euro, per portarci ancora una volta alle urne.
Così loro tornano al potere e il signore di cui sopra continua ad evitare guai con la giustizia depenalizzando i propri reati. Lo ammise lui stesso in un momento di sincerità: "se non scendo in campo vado in galera".
A noi fanno credere che è per il nostro bene, che è per dare un governo stabile, il loro, al nostro paese.

C'è un piccolo dettaglio: mettere in moto la macchina elettorale, tra un cazzo e un sdazzo, costa i famosi 437 milioni di euro che loro vogliono lasciarci il piacere di pagare di tasca nostra, per un puro fatto democratico. Io personalmente penso che sarebbe meglio usare questi soldi per cose più importanti. Non so se per restituire il fiscal drag sarebbero sufficienti, però sarebbe carino dire: risparmiamo questi soldi e mettiamo a posto un ospedale, toh.
Stranamente i sostenitori dei partiti che urlano "alle urne, alle urne", di solito pronti a lagnarsi di ogni centesimo che fuoriesca dalle loro tasche per scopi di interesse collettivo, a gridare Roma Ladrona e Stato Ladro, non trovano nulla di scandaloso nello spendere una tale somma di denaro per andare ancora una volta inutilmente alle urne. Il principe Savoia piccolo direbbe "se ne buttano via tanti..."

Forse non si lamentano perchè la vedono in altro modo. C'è un nano molto malato da salvare e questa è una specie di Telethon, una colletta per scopi umanitari, di fronte alla quale non ci si può tirare indietro.
Poi in fondo, vediamo, noi italiani siamo (dati Istat un po' vecchiotti, marzo 2006) 59.131,287 abitanti, immigrato più, immigrato meno. Se pagassimo tutti una piccola quota a testa sarebbero € 7,39. Cosa vuoi che sia? Con sette euro rinunci ad una margherita, fai la dieta, la democrazia è salva e un ricco smette di piangere.
Messa così fa meno male, vero?
Se poi finirà come in certe raccolte di denaro a scopo benefico che finiscono a donnine, mangiate di pesce e bisbocce varie, che importa? Come dice la pubblicità, la soddisfazione di pagare la cauzione a Berlusconi non ha prezzo. Per tutto il resto c'è Mastelcard.


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Capitalismo avanzato

Stasera una botta di cronaca vera, fatti accaduti veramente e che meritano di essere divulgati al popolo.
Ricevo un fax da uno dei nostri fornitori:
Da una ridente cittadina lombarda, gennaio 2008

AUMENTO LISTINO PREZZI

Si informano i gentili clienti che, causa il nuovo contratto dei Metalmeccanici, siamo costretti ad applicare un aumento del 10% sul nostro LISTINO PREZZI 2007 a partire dal 1° Febbraio 2008.
Certi della Vs. comprensione porgiamo i ns. più cordiali saluti.

Firma dell'azienda
L'aumento dell'anno scorso, sempre del 10%, era stato da loro attribuito al crescere del costo delle materie prime.
Si parla di acciaio, ma in quantità infime, pochi grammi, non certo traversine da ferrovia.
Adesso, è chiaro, è proprio questione di manodopera, di quella classe operaia che non si accontenta più di andare in paradiso ma porcazozza vuole pure l'aumento di ben 127,00 euro. E noi, povere aziende, ci rifacciamo sul cliente il quale, a sua volta, si rifarà sull'utente finale.

Pensa se avessero scritto "a causa dell'aumento, parapì, parapà, i nostri dirigenti hanno deciso di decurtarsi lo stipendio di un 10%". Dicono che una volta, tanti anni fa, in Giappone, poteva succedere veramente.


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lunedì 28 gennaio 2008

Non amo che le leggi che non colsi

Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state...
(G. Gozzano, Cocotte)

A rileggere oggi il corposo programma del defunto governo si ha l'impressione di leggere un romanzo di fantascienza, un testo di fantapolitica. Sarà per quel 2011 che appare ormai così lontano e futuribile o per il campionario di utopie irrealizzabili che contiene.
Nella sezione Il Valore delle Istituzioni Repubblicane a pagina 18, quindi tra le priorità e i capisaldi del programma di governo c'era un capitolo intitolato "Risolvere il conflitto di interessi".
Partendo dal presupposto che la presenza di Berlusconi in politica ha introdotto in Italia la necessità di regolamentare il conflitto di interessi, l'Unione dichiarava:
Dobbiamo quindi colmare una profonda lacuna, adeguando l’ordinamento italiano a quello di altre grandi democrazie occidentali, attraverso un modello di provata efficacia e di sicuro equilibrio che mira a prevenire l’insorgere di conflitti di interessi tra gli incarichi istituzionali (sia nazionali che locali) e l’esercizio diretto di attività professionali o imprenditoriali o il possesso di attività patrimoniali che possano confliggere con le funzioni di governo. Gli strumenti che utilizzeremo sono: la revisione del regime delle incompatibilità; l’istituzione di un’apposita autorità garante; l’obbligo di conferire le attività patrimoniali a un blind trust.
L’incompatibilità deve essere totale per i membri del governo nazionale, di quelli regionali e delle città con più di 100 mila abitanti. Questi, nel corso del proprio mandato, potranno svolgere esclusivamente le funzioni legate alla carica, con il diritto di essere collocati in aspettativa da altri incarichi.
A distanza di venti mesi dall'inizio del governo, nulla di ciò è stato fatto e nemmeno lontanamente iniziato. Forse era solo questione di aspettare il 2010?

Più oltre, a pagina 77, in un Capitolo dal titolo secco, "Unioni civili", ecco come ci si cava il pensiero dei diritti civili negati a coppie di fatto etero ed omosessuali:
L'Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà),
la loro stabilità e volontarietà.

Un telegramma, una sveltina legislativa. Non c'era nemmeno un impegno concreto se vogliamo; non dicono "faremo" ma "proporremo". Sapendo già che la proposta sarà respinta da chi l'avrebbe dovuta approvare, con tutta probabilità. In questi mesi si è parlato qua e là di Pacs e Dico ma nulla poi è stato fatto. Era fantascienza, appunto.

A pagina 265 il nodo RAI:
Al proprio ruolo di servizio pubblico e alle istanze diffuse per una migliore qualità dei contenuti che vengono dai cittadini, la Rai potrà meglio far fronte attraverso un assetto aziendale che ne garantisca l’indipendenza e che sia più funzionale alla attuale duplice natura della propria attività, rendendo meno condizionabile il servizio pubblico dalla raccolta pubblicitaria e contrastandone così l’appiattimento su modelli di tv commerciale non qualitativi.
Per realizzare questo obiettivo attueremo inoltre una politica volta a cancellare le distorsioni del mercato pubblicitario, che oggi è concentrato e squilibrato come nessun altro mercato in Europa, garantendone l'apertura attraverso rigorosi meccanismi di controllo e incisivi strumenti antitrust, per evitare, al contempo, che una quota sproporzionata degli investimenti pubblicitari continui ad essere sottratta allo sviluppo della stampa quotidiana e periodica.
Non solo la RAI è rimasta infestata dalla politica e dai clientelismi ma, quel che è peggio, non ci si è nemmeno premurati di rimuovere quei dirigenti che, lo abbiamo scoperto di recente, lavoravano per rendere (ancora più) forte il re di Prussiaset. Qui siamo più dalle parti del "Gattopardo", "cambiare tutto perchè nulla cambi".

Potrei continuare ricordando la chimerica commissione d'inchiesta sui fatti di Genova 2001, risucchiata probabilmente in un buco nero; i proponimenti di attenuare i danni provocati dalla precarietà del lavoro, perduti oltre i bastioni di Orione ma mi fermo qui. Ho un vago ricordo perfino di un Romano Prodi che, nell'ultimo appello prima del voto, promette un assegno ad ogni ragazzo fino ai 18 anni di età, ma forse era solo un ologramma da un universo tangente.


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domenica 27 gennaio 2008

Il marcio su Roma

E' bello riavere Berlusconi in tutto il suo splendore. Se non gli daranno le elezioni, neanche fossero delle televisioni che stranamente ancora non gli appartegono, elezioni che lui è convinto di vincere perchè stavolta non ci sarà alcun Pisanu a sbarrargli la strada, porterà milioni a Roma. Non qualche migliaia di seguaci compresi i cani della Brambilla ma milioni.
L'idea delle legioni sansepolcriste che viaggiano verso la Città Eterna per farvi bivacco è vecchia ma torna sempre fuori perchè forse si tratta di un riflesso pavloviano. Dici Roma e lui pensa a Piazza Venezia. Basta dire elezioni e lui pensa ad una prova di forza. Basta dire torniamo al potere e Fini si dimentica delle battute da caserma sulla sua nuova compagna, smette di fare l'offeso, si rimette il fez ed è pronto di nuovo a marciare. Sicuramente scherzava.

Nella giornata della memoria, non suoni come una mancanza di rispetto verso le vittime, ma parlando di fascismo e suoi rigurgiti, vi ripropongo le immagini che non avete mai visto in tv perchè censurate dal volonteroso carnefice della libertà d'informazione Clemente Mimun ai tempi della sua militanza nel forte TG1 a difesa del padrone delle ferriere.
Berlusconi dà spettacolo stile Chiacchiere e Distintivo al Parlamento europeo parlando di kapò e turisti della democrazia. Tutto narrato nel film di Enrico Deaglio "Quando c'era Silvio".

Deaglio è anche colui che ha raccontato in "Uccidete la democrazia", la notte dei misteri delle ultime elezioni politiche, quando i grafici degli andamenti dei voti violarono tutte le leggi della logica e della statistica. Berlusconi, come la gallina che ha appena fatto l'uovo, accusò la sinistra di brogli, i partiti della sinistra denunciarono a gran voce "ci stanno fregando" e poi tornarono a dormire tranquilli, lasciando il prode Prodi nella merda di una maggioranza per caso.

Cosa è successo veramente, perchè qualcosa di strano è successo, altrimenti dove sono finite le schede bianche sparite nel nulla e perchè certi risultati definitivi non furono mai resi noti, non si saprà mai.
La cosa strana è che l'Unione uscita vincitrice per il rotto della cuffia ha governato per venti mesi come in ostaggio di Berlusconi e in preda alla Sindrome di Stoccolma. Nessuna legge che sia andata ad intaccare le leggi vergogna varate dal centrodestra. Nessun disturbo al manovratore che continuerà in tutti questi mesi a rivendicare un furto elettorale che stranamente ha danneggiato solo i presunti ladri. Nessuna legge sul conflitto di interessi, nessuna legge sull'informazione. E come avrebbero potuto con una maggioranza risicata? Appunto.

Un mite e passivo Veltroni, poco prima del funerale del governo Prodi, venuto a mancare all'affetto dei suoi alleati dopo lunga malattia, propone un patto definitivo con Berlusconi. Unconditionally surrender.
Perchè bisogna essere di sinistra maanche di destra e non possiamo lasciare Berlusconi al centrodestra.
"Così muore la democrazia", dice la regina Padme Amidala nell'ultimo episodio di "Guerre Stellari". Lo ha capito un personaggio da film e non lo capisce Veltroni.

Nonostante non sia stata fatta chiarezza sulle ultime elezioni politiche e i presunti brogli, attenti alle prossime, se le vogliono così tanto. Attenti se qualcuno proporrà di estendere il voto elettronico e le macchinette della Diebold che tanto hanno aiutato Bush in Florida nel 2000 e in Ohio nel 2004.
Non che pensi che gli italiani non rivoteranno Berlusconi in massa, è uno che ha più devoti di Padre Pio e si farà venire pure le stigmate questa volta per convincerli a rimetterlo sullo scranno del potere.
Però stiamoci accorti lo stesso. Ormai i paesi nei quali si svolgono elezioni regolari si contano sulle dita di una mano, è una semplice constatazione.

Nota a margine. Quelle di Deaglio saranno state accuse infondate, notizie false e tendenziose come ha stabilito un'inchiesta penale ma intanto "Diario", sicuramente per altri motivi, è stato costretto a chiudere. Una pura coincidenza.

Intanto, pregustando il grande ritorno del grande comunicatore, godiamoci questa sua performance. Per non dimenticare.




E qui, per soffrire fino in fondo, la seconda parte.




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La memoria di tutte le vittime

Mi ha fatto molto piacere che ieri sera al TG1 finalmente sia stata presentata la Giornata della Memoria citando, oltre alla Shoah, la persecuzione degli altri gruppi caduti vittime della barbarie nazista, tra i quali: omosessuali, zingari, oppositori politici, testimoni di Geova, asociali, prostitute, disertori e immigrati.
Speriamo sia l'inizio del completo riconoscimento di tutte le sofferenze di quegli anni.
Per troppi anni questi compagni di viaggio in treno piombato avevano rappresentato un tabu ed erano stati rimossi dal ricordo, perchè non si era riusciti a superare l'imbarazzo di averne condiviso il destino e perchè in fondo il pregiudizio nei loro confronti non era mai morto, come dimostrano il perdurante odio per gli zingari e l'omofobia. Eppure il buio nazista della ragione si comprende solo pensando al ricco banchiere che viene bruciato nello stesso forno assieme al ladruncolo nomade.

Il nazismo è stato per troppo tempo idealizzato come un'ideologia nobile nel suo genere, volonterosa nel riscattare il popolo tedesco.
La realtà è che fu un movimento igienico, ossessionato dalla purezza, dal bianco che più bianco non si può e dalla sporcizia come una massaia psicotica, che vede scarafaggi e topi ovunque e decide che solo il fuoco purificatore può rendere la sua casa linda. Infatti la massaia impazzita alla fine non trovò di meglio che bruciare la casa, direttamente.
Questa visione terra terra, questa riduzione alla meschinità del nazismo, rende bene il suo vero intimo significato.
Hitler era psicotico molto probabilmente ma riuscì a dominare la Germania solo perchè si sintonizzò sulle frequenze di una mentalità collettiva negativa, depressa, paranoide e maniaco-ossessiva il cui scopo ultimo divenne ripulire, eliminare i rifiuti della società.
L'unico problema era non tanto stabilire chi doveva essere eliminato ma chi doveva essere risparmiato. A guardar bene ne rimanevano ben pochi.

Era la risposta patologica ad una logica borghese che sarebbe errato considerare un'anomalia limitata agli anni trenta in Germania.
Oggi non partono più i treni per Treblinka ma nel retrobottega di una certa mentalità fondante la nostra cultura e società, il disgusto per il diverso, chiunque egli sia, è come un reattore nucleare fuso che non è mai stato spento, che ancora brucia e brucerà forse in eterno.

Voglio riproporre di seguito, visto anche che Kilombo invita a ricordare l'olocausto omosessuale, un pezzo che scrissi nel 2006 e che voglio dedicare soprattutto a quei self-hating gays di destra dal "frocio" sempre pronto.

C'è un bellissimo documentario sull'olocausto omosessuale, "Paragraph 175", premiato come miglior documentario al Festival di Berlino 2000 e diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman, già autori di un documentario sull’omosessualità nel cinema americano, dal titolo “Lo schermo velato”.

Il paragrafo 175 era un articolo della legge tedesca, risalente al 1871, che prevedeva l’arresto e la perdita dei diritti civili per i gay.
Durante la repubblica di Weimar negli anni ’20, nonostante la legge repressiva, soprattutto a Berlino vi era una grande tolleranza verso la diversità e gli omosessuali di entrambi i sessi potevano esprimersi molto più liberamente di quanto fosse mai stato loro concesso in Germania.

Con l’avvento del nazismo, non solo il paragrafo 175 fu applicato ancora più duramente ma iniziarono le retate e le deportazioni di omosessuali verso i campi di concentramento, come Dachau e Mauthausen.
Per le lesbiche l’atteggiamento era in apparenza più tollerante, ma in realtà il non rispettare il dettato di fare figli a dozzine per il Fuehrer poteva essere sufficiente per inviarle nel lager, dove venivano marchiate con il triangolo nero destinato anche alle prostitute o alle donne che usavano contraccettivi, ai Rom e ai vagabondi, mentre il triangolo rosa era per i gay .
Si calcola che tra il 1933 e il 1945 circa 100.000 gay furono arrestati in Germania e di questi 10-15.000 furono deportati nei lager.
Non crediate che fosse necessario essere sorpresi in flagrante con qualcuno. Bastava il sospetto, il “si dice”, il chiacchiericcio dei vicini su quel signore “un po’ così”, magari il desiderio di vendetta o la delazione di un debitore per finire all’inferno.
Nella atroce scala gerarchica dei lager i gay erano considerati appena un gradino sopra le bestie. Umiliati, torturati e sottoposti a violenze sessuali dagli aguzzini e dai kapò, erano i più deboli e per loro il tasso di sopravvivenza non superava il 40%. Dopo la guerra risultarono soltanto 4000 sopravvissuti.

Epstein e Friedman in “Paragraph 175” hanno raccolto le testimonianze di cinque protagonisti di quel terribile periodo storico, i pochi che hanno avuto il coraggio di raccontare ciò che era loro accaduto.
Perché bisogna raccontare tutta la storia e dire che, caduto il Nazismo e liberati i prigionieri dei lager, gli omosessuali furono considerati ancora dei criminali a causa del paragrafo 175, e che la legge rimase in vigore fino al 1969 e definitivamente abolita solo nel 1994, dopo la riunificazione tedesca. Nessuno parlò del loro dramma a Norimberga, non fu riconosciuto il loro status di ex-deportati e addirittura gli anni trascorsi nei lager venivano dedotti dalle loro pensioni.

Ecco perché anche i protagonisti del film dichiarano di non aver parlato, di essersi tenuti tutta quella sofferenza dentro.
Fa malissimo vedere, alla fine del film, un vecchio di novant’anni piangere per un dolore che, nato sessant’anni fa, brucia ancora con la stessa intensità di allora.
E fa male anche considerare che l’ipocrisia, il senso di superiorità di chi “non ha vizi” e non si rende conto che essere eterosessuali non è un merito ma è una condizione che ci troviamo addosso per caso sono ancora tra noi in questo nuovo millennio.

Bisogna parlare di queste mostruosità, farle nostre, condividerle, non lasciarle ricordare solo agli amici omosessuali un giorno all’anno con una coroncina di fiori portata al monumento in ricordo delle vittime. E’ una cosa che ci riguarda tutti perché nessuno deve sentirsi al riparo dalla barbarie dell’intolleranza.
La società che partorì il nazismo ha un ventre fertile. Hitler fu solo il suo figlio più deforme.


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venerdì 25 gennaio 2008

Feccetta nera

La nuova filosofia della destra moderna e sdoganata, che ieri sera però si è trovata stranamente sintonizzata sulle stesse frequenze dei camerati di FN, festanti come dopo la vittoria di una coppa del mondo, è quella del "o famo Strano".
Si stappano bottiglie, si beve, si mangia carne di porco insaccata nel luogo più sacro della politica. Il manipolo che bivacca, non c'è niente da fare, viene sempre fuori. Dal Campo Hobbit al Campo Citterio.

Noi che dovremmo essere gli anarcoinsurrezionalisti, almeno riusciamo ancora a scandalizzarci vedendo in quanto spregio abbiano costoro le istituzioni italiane, della Patria, parola di cui si riempiono la bocca quando non ce l'hanno piena di mortadella.

Berlusconi, la cui piccola impresuccia famigliare oggi, grazie allo sventato pericolo della legge del Gentiloni, innocuo più di una biscia, è schizzata in Borsa guadagnando ancora qualche milionuccio, vuole le elezioni. Facendo una botta di conti della serva sono, centesimo più, centesimo meno 427 milioni di euro. Offre lui, allora? Avec le caz, direbbe Carla Bruni.
Come al solito gli italiani faranno la colletta per mantenere la casta e i suoi vizietti.

A proposito di vizietti. Stipendio di questo signore, il mangiatore di mortadella, eletto senatore a Catania, pagato da noi: 16.188,48 al mese. Più di trenta milioni delle vecchie lire.
Scommetto che anche lo spumante e il salume ce li hanno messi in conto.

Sono curiosa di sentire i lettori di destra cosa ne pensano di questa volgare scena da osteria numero venti, compiuta nel Senato della Repubblica.

Mi scuso con i fratelli musulmani per la crudezza delle immagini.


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giovedì 24 gennaio 2008

De Produndis

Scriverò un post qualunque per fare del qualunquismo. L'alternativa sarebbe o sbronzarsi con qualcosa di non meno di 50° o passare la serata a vomitare pensando a quell'essere con la sciarpa rossa che grida "frocio", l'insulto preferito dai fascisti, all'indirizzo di Cusumano.

Le elezioni costano ma a loro non gliene frega un cazzo; le pagheremo noi cittadini andando a grattare ancora di più le nostre magre buste paga ma vedete, quelle per permettere a questi parassiti che ci infestano di guadagnare più di 15 mila euro al mese per non fare un cazzo e spassarsela a Roma pagandosi mignotte e droga, tra l'altro, non le chiamano mica tasse.

L'opposizione dà dimostrazione di senso dello Stato: i gerarchi del centrodestra stappano la bottiglia di champagne perchè Prodi è caduto, perchè il nostro Paese è senza un governo. Non gliene frega un cazzo dei nostri problemi, sbavano già perchè sono convinti di tornare al potere, un potere che in realtà non hanno mai mollato perchè il governo caduto - coglioni, coglioni, mille volte coglioni, quelli del centrosinistra - gli ha permesso di continuare a fare il bello e il cattivo tempo.
Il paese dovrà fare altri sacrifici per pagargli altro champagne per festeggiare la vittoria. A loro e alle loro troie, politiche e non.

La nota positiva: il TG1 potrà smettere di fingere di essere equidistante e spariranno i rumeni stupratori dai notiziari. Non cambierà nulla per le nostre tasche anzi, se verrà la recessione in America saranno volatili per diabetici anche per questi paraculi che in cinque anni del loro governaccio hanno fatto solo gli interessi del capo, tutti giù a pecorina.
Grazie giornalisti servi dei servi, per non dire mai le cose che si devono dire, per esempio che se siamo in crisi adesso è anche per colpa dei cinque anni del governo Berlusconi, passati a fare solo delle leggi ad-personam. Ora ne verranno altri cinque, dieci? Speriamo che il Signore ci metta le sue sante mani.

Per fortuna domani ho due funerali così mi tiro un pò su di morale.
Vogliono le elezioni? E noi, con la metaforica cappella tanta che ci ritroviamo per la rabbia, mettiamoglielo, non solo metaforicamente, nel culo.


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mercoledì 23 gennaio 2008

Un governo suonato difende il titolo



Le vicende di politica interna, l'incerto destino dell'esecutivo Prodi e l'apparente fallimento del centrosinistra di governo come idea, progetto e anche sogno di molti di noi, mi ricorda tanto, con quel misto di tragedia e farsa, commedia e dramma, riso e pianto, questo capolavoro del cinema italiano, l'episodio "La nobile arte" da "I mostri" di Dino Risi, del 1963.
A voi il compito di individuare i Guarnacci che tentano di riportare sul ring il suonato Prodi-Artemio per finirlo del tutto, i Rocchetti e gli Zappalà (quello grosso è il grande Mario Brega), che fingono di non conoscere Guarnacci e gli allungano l'umiliante mille lire per levarselo di torno, il Bordignon che mena brutto, il pubblico carogna che urla "daje ar fegato", il finale che ci riempie di amarezza.
La metafora pugilistica si adatta al conflitto di questo governo suonato che non sa decidersi se farsi massacrare o gettare la spugna.
Che la commedia all'italiana stia sostituendo nella sua funzione la tragedia greca?




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martedì 22 gennaio 2008

L'unico modo per farmi passare la fame

E' guardare "Super Size Me", film-esperimento ma anche opera di body-art estrema, uscito qualche anno fa ma sempre interessante da vedere e rivedere, per ricordarci quanto mangiamo bene noi italiani in confronto agli zii d'oltreoceano.

Riassumo il succo del film per chi non lo avesse ancora visto.
Cosa succede ad un uomo giovane e sano se si nutre per trenta giorni e tre volte al giorno solo con menu McDonald's rigorosamente megaporzionati, così popolari tra gli adolescenti americani? Semplice: ingrassa 11 chili, diventa depresso, dipendente dal cibo spazzatura, semi-impotente e con un fegato ridotto a paté.
Con Morgan Spurlock, l'autore del film, nella parte della cavia. Girando l'America dei fast-foods con lui scopriamo che ciò che pensavamo fossero solo leggende metropolitane sul cibo-spazzatura e sulla tipica dieta americana corrispondono purtroppo al vero e non si tratta solo di trovare un capello nel vostro hamburger!

Tra le cose allo stesso tempo incredibili e agghiaccianti descritte nel film, una coppia racconta come sia normale per loro bersi dai 6 agli 8 litri di coca cola al giorno.
La città di Houston in Texas ha il record degli abitanti obesi. Milioni di americani mangiano dalle tre alle quattro volte alla settimana nei fast-foods.
Un giro nelle mense scolastiche ci mostra ragazzini che ingurgitano schifezze ipercaloriche e bevono gatorade (uno degli intrugli più schifosi mai realizzati da mente umana dopo RedBull) come fosse acqua fresca, e pensare che è più pesante da digerire del piombo fuso.
I piccoli americani conoscono tutti e sono affascinati dal clown che reclamizza McDonald's. Nota inquietante, anche un famigerato serial killer pedofilo, John Wayne Gacy usava travestirsi da clown per attrarre le sue piccole vittime. Io, fossi McDonald's avrei cambiato testimonial da un pezzo ma forse lo fanno per intonarsi ad un'alimentazione assassina.

Scopriamo che il cibo dà dipendenza quanto l'eroina: il naloxone, farmaco anti-overdose da pronto soccorso, è in grado di produrre indifferenza al cioccolato in persone che ne abusano.
Il formaggio è ricco di endorfine, l'eccesso di consumo di zucchero è notoriamente legato all'aumento dell'aggressività. Forse è qui la risposta alla domanda che Michael Moore si faceva in "Bowling a Columbine", sul perchè solo in America vi sono 40.000 omicidi per armi da fuoco all'anno?
Alla fine del film si rimane disgustati per come una nazione possa incitare ad un comportamento così totalmente patologico nei confronti del cibo, produrre milioni di obesi gravi e poi tormentarli dalla mattina alla sera con immagini di "magro è bello, magro è sano".
Lo so che è banale dare la colpa alla bulimia da dollari delle corporations, dire che lo fanno solo per avidità e che non gliene frega un cazzo delle persone, ma sinceramente non si riesce a trovare altra spiegazione razionale.

Una nota positiva. Morgan ha riacquistato il suo peso forma con una sana dieta mediterranea e, in seguito al clamore suscitato dal successo del film, la McDonald's ha ritirato dai suoi ristoranti le porzioni "super size" che hanno rischiato di mandare l'autore-regista all'altro mondo.

Come sapete da qualche tempo sto sviluppando un odio patologico nei confronti delle diete e dei dietologi.
Ieri per disgrazia sono capitata su un programma tv dove dicevano che a metà pomeriggio dovrei mangiarmi una mastella (!) di macedonia e un finocchio intero crudo.
Dopo aver fantasticato di sodomizzare lo spiritoso dietologo tv con altri ortaggi più adatti all'uopo, come il carciofo sardo con le spine, ho pensato che è proprio vero che è tutta questione di percezione.
Perchè soffrire con diete e regimi o l'odiatissimo "moto", la stupidissima corsa che dovremmo trovare la forza di fare dopo otto ore e passa di lavoro e senza nemmeno l'ausilio di una righina di coca.
Noi ci crediamo grassi ma basta guardare gli americani e diventiamo subito magrissimi. Guardiamo "Super Size Me" e ci passa la voglia di mangiare. Stando comodamente seduti sul divano davanti alla TV.
La mia è una nuova rivoluzionaria teoria filosofica, il relativismo alimentare.

Qui il film integrale, in inglese. Nel sito trovate anche un mucchio di altri documentari da guardare gratis.


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lunedì 21 gennaio 2008

C'è da preparare una cassa?

Per il governo, s'intende.
Dato che la fossa ve la siete scavata da soli tornerebbe utile anche questo libro di allegro bricolage: "Bare Fai-da-te".

Se fossimo un popolo con un briciolo di dignità, alle prossime elezioni, che celebreranno inevitabilmente le esequie di ogni speranza di risolvere cosucce come conflitto di interessi, frequenze televisive e indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo dalle infiltrazioni partitiche, se fossimo un paese normale insomma, l'UDEUR di Mastella dovrebbe raccogliere percentuali da albumina e possibilmente sparire dall'arco costituzionale con ignominia.
Purtroppo dignitosi non lo siamo, solo dignitari e, nonostante la gente sia stufa marcia della casta, della politica e di tutto questo burattiname, presto riavremo una vecchia conoscenza a Palazzo Chigi. Perchè, mi dispiace, ma "la folla è femmina e le piace essere fottuta".

Grazie, Romano, grazie per questo finale da film dell'orrore, con una nullità che, con la forza del solo dito mignolo, spinge il tuo governo nell'abisso. Governo che non ha nemmeno avuto il tempo di rimediare ai guasti del governo precedente, impegnato com'era a mettersi d'accordo con chi quei guasti li aveva creati e a non contrariarlo.
Lavorare per il Re di Prussia, si dice, e questa è stata la nostra impressione fin da subito. Sarà il governo ricordato più per ciò che poteva fare e non ha fatto che per le cose ottenute. Fino a ieri ripetevi che le cose andavano bene e il paese stava crescendo. Avevi fatto i conti senza Mastella. Mastella, ti rendi conto?

Troppo pessimista? Il morto respira ancora? Staremo a vedere ma l'unico medico che può visitare il tuo governo in agonia mi sembra ormai il necroscopo.
Morto un governo se ne fa un altro ma certe occasioni capitano solo una volta nella vita. Grazie per averci illusi.

Lameduck in pessimistic mode, full ammo


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domenica 20 gennaio 2008

Tele Piovra


Sto facendo mentalmente un giochino. Mi immagino che un telespettatore qualsiasi, grazie ad una macchina del tempo, venga trasportato dai suoi primissimi anni Novanta ai giorni nostri, per mostrargli i telegiornali attuali. Per vedere di nascosto l'effetto che fa.

Ieri sera il maggiore telegiornale della sera, il TG1, ha chiamato a commentare la sentenza che condanna Totò Cuffaro, governatore (ça va sans dire) della Sicilia, a cinque anni per favoreggiamento di singole persone legate alla Mafia, il procuratore nazionale dell'antimafia Piero Grasso, e va bene.
Di seguito però sono state presentate due dichiarazioni, critiche (?) nei confronti di Cuffaro, degli onorevoli Miccichè e Dell'Utri che io proprio non ho capito. Cosa voleva dire Dell'Utri con quel discorso sulle "corde in casa dell'impiccato" e Miccichè con "la Sicilia indebolita"?
Forse è stato uno scherzo del montaggio, una mossa involontaria della regia ma, tra un taglio e l'altro alle interviste, sono sembrati alla fine quasi dei pizzini in diretta.

Miccichè, oltre che già Ministro per lo sviluppo e la coesione territoriale del governo Berlusconi, è l'autore di questo profondo e recente pensiero:
"Intitolare l'aeroporto di Punta Raisi a Falcone e Borsellino è stato un errore che ha danneggiato l'immagine della Sicilia e il turismo. Non credo che oggi siamo nelle stesse condizioni di quando partì l'operazione Vespri siciliani e non mi pare neanche che la Sicilia sia alla stessa stregua di altre regioni per numero di reati. Tra l'altro in queste regioni non mi pare che si invochi la presenza dell'Esercito per arginare la camorra o la ndrangheta, ma al contrario si cerca di trasmettere un segnale positivo per evitare di danneggiarsi. Noi, invece, trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Ad esempio se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l'immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell'aeroporto 'Falcone e Borsellino'..." (la Repubblica-Palermo, 10 ottobre 2007)
Subito dopo è stata rievocata la morte di Bettino Craxi con le immagini commoventi del pellegrinaggio alla tomba di Hammamet. Il servizio terminava con la frase "la morte di Craxi riguarda tutta l'Italia". Non abbiamo dubbi, ma non è stato fatto cenno alle pur eroiche imprese di Bettino come emulo dei pirati della Malesia. Pietà per i morti ma qualche rimasuglio per i vivi taglieggiati, corrotti e concussi, per non parlare del popolo ingannato, dovrebbe rimanerne.

Immagino il nostro telespettatore teletrasportato cosa avrà pensato a questo punto. Che qualcosa di sconvolgente dev'essere accaduto in Italia nel frattempo.
Se, prima di rispedirlo indietro nel tempo, abbiamo ancora la pazienza di fargli riascoltare le minacce di Berlusconi di riformare pesantemente la giustizia, non appena tornato al potere, si convincerà che una guerra è stata combattuta nel frattempo e qualcuno ha vinto. Forse non i buoni, come accade sempre nei film.
Se poi gli mostreremo le nostre fiction dove gli eroi non sono più i giudici ma i criminali e scoprirà che il Commissario Cattani ora interpreta le gesta del boss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano, non avrà più alcun dubbio.





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venerdì 18 gennaio 2008

Totò, Saccà e la Malafemmina

Palermo: cinque anni a Cuffaro per favoreggiamento. Lui dice che resta al suo posto perchè la sua non è mafia. E' una buona imitazione, comunque.
Rivediamo Totò in una famosa performance di anni fa, quando aggredì verbalmente i partecipanti alla commemorazione di Libero Grassi al Costanzo Show, tra i quali il compianto giudice Falcone.

Berlusconi, accusato di corruzione per aver raccomandato cinque attrici al direttore RAI Saccà nell'ambito della campagna acquisti per il centrodestra, spera che gli italiani gli ridiano una maggioranza al fine di poter fare una riforma profonda della magistratura.
Abolendola, magari?





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giovedì 17 gennaio 2008

La casta diva, i Soprano e i divi per nulla casti

cà|sta
s.f.
CO
1 gruppo sociale rigidamente chiuso a cui ognuno appartiene per nascita | in India, ciascuno dei gruppi sociali su cui si basava, soprattutto in passato, la suddivisione della società
2 estens., spreg., categoria sociale o professionale chiusa, i cui componenti godono di speciali diritti o privilegi: la c. nobiliare, la c. sacerdotale
3 TS etol., nelle società degli insetti, gruppo di individui differenziati per morfologia o funzione: la c. delle api operaie

cà|sta
agg.
CO
1a di qcn., che si astiene da attività e da rapporti sessuali, spec. per motivi religiosi o morali | estens., vergine, illibata: le caste Vestali
1b estens., pudico, verecondo: un c. amore | casti occhi, caste orecchie: non abituati a immagini o espressioni grossolane e volgari
2 estens., che manifesta purezza, onestà e sincerità: caste parole, caste intenzioni
3 spec. di stile o di linguaggio, semplice, severo


Non è meraviglioso che in appena cinque lettere si nascondano tanti significati e al medesimo tempo tante contraddizioni? Non è sorprendente che nella casta politica non vi sia proprio nulla di casto, al punto che pensando ai recenti avvenimenti e associando i lemmi qui sopra alla vicenda Mastella sembra che la lingua italiana ci stia prendendo bellamente in giro?

Arriva un momento in cui solo l’arte allo stato puro può riconciliarci con il mondo.
Per questo vi offro, da un mondo tangente e di pura bellezza, un altro concetto di casta, la Casta Diva di Maria Callas.
Io, dopo queste note del più grande soprano, dimentico Mastella, la sora Sandra, le loro conversazioni telefoniche da copione dei "Soprano", la casta che esprime solidarietà e coloro che sono tutto meno che casti. Non so voi.




Naturalmente c'è anche la Castà.


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martedì 15 gennaio 2008

Il paese dei Bagonghi

Che fossimo un paese di pagliacci non v'erano dubbi ma che il nanismo dei nostri politici fosse più contagioso di quanto non immaginassimo ci giunge stasera come una sorprendente rivelazione.

Un ministro e gentile signora vengono indagati per sette reati tra i quali una bazzecola come la concussione e subito la statura dell'intera classe politica si accorcia, il sedere sfiora pericolosamente terra e dalla bocca escono frasi come "Caccia all'uomo da parte di frange estremiste .
E' il famoso numero del nano che accusa i giudici di perseguitarlo che fa sempre il tutto esaurito nel grande Circo Italiano degli Impuniti ma, questa volta, appena il nano di turno ha accennato alle dimissioni sono scesi in pista i pagliacci di tutti i colori ma proprio tutti tutti, le ballerine, le foche, i cani ammaestrati e perfino il direttore in marsina e tuba che, dopo essersi denudati dell'ultimo velo di pudore, hanno intonato in coro, nudi come vermi, il gran finale della solidarietà alla famiglia Bagonghi. "Non-te-ne--bum!--andaaar!"

Bei tempi quando l'Italia dava i natali a nani veri, seri professionisti del Circo, ammirati in tutto il mondo come vere glorie nazionali delle quali andare fieri.
Ricordiamone uno, il capostipite. Praticamente ogni città d'Italia rivendica il fatto di aver dato i natali a Bagonghi ma pare proprio che quello vero e originale, almeno secondo gli archivi locali, sia una gloria romagnola.

Andrea Bernabé nacque a Faenza il 27 gennaio 1850, da Paolo e Teresa Ronchi. Era un nano acondroplasico dalla testa grossa, il tronco allungato e le gambe arcuate e cortissime, secondo le cronache dell’epoca “'un metro e dieci, dal cranio ai piedi, di meravigliosa, completa ed intonata deformità umana”.
Era quello che in inglese si chiama “dwarf”, diverso dal “midget”, il nano ateleiotico di aspetto infantile, come l’Hans del film “Freaks” di Tod Browning.

A 12 anni Bernabé decide di unirsi al famoso circo Zavatta, dove gli affibbiano il soprannome Bagonghi, che da quel momento sarebbe diventato un appellativo universale per tutti i nani circensi.
La sua folgorante carriera lo portò ad esibirsi come clown, acrobata al tappeto, giocoliere e prestigiatore anche in numerosi altri circhi, da quello di Dell’Orme alla compagnia Zamparla, ovunque riscuotendo uno straordinario successo.
Scritturato anche dall’impresario francese Rancy e dall’americano William Meirebell partì per una lunga tournée che lo vide applaudito anche in Abissinia, Sudan, Marocco, Palestina e Russia. Tornò in Italia come un eroe e si esibì a Faenza con il circo De Poli nel 1888.

Purtroppo la sua straordinaria carriera ebbe termine quando si infortunò durante un salto mortale, fratturandosi una gamba.
Abbandonato il circo, Bernabé-Bagonghi fece l’interprete di lingua francese, araba, russa e spagnola per alcuni anni. Nell’ultimo periodo della sua vita girò le fiere paesane con il suo banchetto dove vendeva matite e calendari. Morì a Bologna nel 1920, all'età di settant’anni.
Una vita avventurosa e straordinaria ma purtroppo semi-sconosciuta che ho voluto ricordare questa sera per rendere omaggio ai nani seri, non a quelli della politica.

Una volta i Bagonghi facevano ridere grandi e bambini, regalavano un sogno e il gusto della meraviglia a bocca aperta. Quelli di oggi, nonostante siano convinti di divertirci, ci fanno solo piangere.


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Papa e antipapa


E' una questione Fisica. Sarebbe bastato fargli trovare all'ingresso un Antipapa. Si sarebbero annichiliti a vicenda.


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lunedì 14 gennaio 2008

Notizie da termovalorizzare

Naomi Campbell negli ultimi tempi si è improvvisata giornalista e sta collaborando con la rivista inglese GQ per la quale sta realizzando una serie di interviste a statisti di tutto il mondo.
Non vedo lo scandalo. Visto che i giornalisti patentati ormai suggeriscono le risposte ai potenti che intervistano dalla posizione sdraiata a pelle di leone, chissà che qualche buona domanda scomoda non venga d’ora in avanti alle top model. Hai visto mai?

E’ capitato che Naomi abbia incontrato il presidente venezuelano Hugo Chavez a Caracas per l’intervista che uscirà nel numero di febbraio.
Non aspettatevi la Fallaci, non tutte le domande contengono profonde disquisizioni politiche. Alcune sono leggere come uno chiffon di Versace e frivole come una mise di Gaultier:
“Chi è il despota più elegante?”
“Fidel, naturalmente.”
“Poseresti a torso nudo come Putin?”
“Perchè no, senti che muscoli!”

Secondo Naomi, Hugo è un fan delle Spice Girls e non gli dispiace il principe Carlo.
Cosa pretendevate? Le interviste con la storia non si fanno più con su l’elmetto di Oriana ma con i tacchi a spillo, c’est la vie. Ciononostante, Naomi offre a Chavez lo spunto per far sapere ancora una volta al mondo come la pensa sugli Stati Uniti ed il loro imperialismo.

Nelle redazioni italiane, quando hanno letto il nome Chavez associato a quello della top model, non hanno resistito.
Figurati se non ci scappava il peto mediatico, la strizzata d’occhi e il darsi di gomito l’un l’altro, a TG unificati. Succo del concetto che è colato giù dal teleschermo: sapete? Hugo si tromba la Naomi, ‘tacci sua.
Perché, sottotitolo, quelle come Naomi possono essere lì solo per trombare. Faccetta nera, sarai venezuelana, avrà pensato qualche vecchio gerarca da Minculpop.

Sono andata a cercare sulla stampa internazionale la notizia della supposta (non uso questo termine a caso) love story, per vedere se la cosa era riportata nello stesso modo in cui è stata raccontata dai giornali e telegiornali italiani in questi giorni. Insomma, se era vera.
La navigazione è stata proficua. Intanto ho scoperto su Fox News (non esattamente il "Rude Pravo") che Naomi ha incontrato l’altro giorno a Buenos Aires anche il presidente argentino Cristina Fernandez con la quale ha parlato della liberazione degli ostaggi trattenuti dalle FARC in Colombia e non di fondotinta e allungaciglia.
Del resto, in passato è stata molto vicina a Nelson Mandela pur senza che i giornali inventassero alcuna love story tra lei e l’anziano leader sudafricano.

Su El Pais si racconta una storia diversa, se vogliamo. Vi si dice che Chavez sta ricevendo negli ultimi mesi le visite di molte personalità dello spettacolo interessate alla sua politica e che recentemente sono stati visti nel palazzo presidenziale attori come Sean Penn, Kevin Spacey e Danny Glover, quest’ultimo presente in una pellicola sovvenzionata dal governo di Caracas sulla vita del rivoluzionario Francisco de Miranda. Tutti là non per scopi sessuali ma per motivi per qualcuno ancora più scandalosi.
Chavez è un abile marpione che sa farsi pubblicità anche rispondendo alle domande sciocchine da passerella ma nello stesso tempo è uno che ha dei progetti. Meglio sminuirlo parlando di lui come chiavatore e basta.

La notizia della tresca, rilanciata dalla nostra stampa, non a caso nasce da un giornale ostile al governo venezuelano, “El Universal” della famiglia Armas. Uno di quei giornali che Chavez accusò di tramare contro il suo governo. Come dire, una fonte disinteressata ed obiettiva.
Nei giornali seri del mondo insomma la love story non c'e e non ve n’è traccia nemmeno su Just Jared, che è la discarica web di tutto il gossip vipparolo, la qual cosa è assai sospetta. Perdersi una notizia del genere non sarebbe da loro.

Al di là del vizio della stampa nostrana di ridicolizzare ad ogni piè sospinto il presidente Chavez, questa notizia è interessante per un altro motivo, al quale ho accennato prima.
Perché non si dovrebbe prendere sul serio una Naomi Campbell che fa interviste ai leaders del mondo quando si considera "Studio Aperto" un telegiornale?
Sembra che la weltanschauung di coloro che redigono le scalette dei telegiornali sia dominata dal pensiero che una modella debba essere prima di tutto una puttana e poi non debba essere credibile come giornalista. Che gli uomini importanti se la facciano sempre ed esclusivamente con le modelle, quindi con le puttane. E' una visione del mondo serva dell'atteggiamento puttaniere di una certa classe politico-imprenditoriale, alla quale chi redige le notizie trash è fedele ideologicamente.
All’estero, sarà l’etica protestante, ma non sono così sfacciati e forse un minimo di rispetto per le donne rimane.

Viste le anticipazioni sulla nuova carriera di Naomi che ho letto sulla stampa estera mi permetto di suggerire ai gossipologi con specializzazione in corna comparate il seguito della telenovela.
Come racconta Daily News, tra le prossime interviste di Naomi vi sarà quella a Nicolas Sarkozy. O-la-la.
Potrete così inventare la gelosia di Carla Bruni che prende Naomi a chitarrate e se ne va sbattendo il portone dell’Eliseo oppure masturbarvi pensando a giochi erotici a due o a tre, magari con Cecilià che li frusta tutti quanti.
Il materiale c’è e il giornalismo da termovalorizzare è come la monnezza, praticamente inesauribile.


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domenica 13 gennaio 2008

La minaccia del predellino

Statisti, politici, imprenditori e presidenti vengono spesso minacciati da nemici più o meno oscuri. Generalmente, più la minaccia è seria meno è possibile identificarne l'autore. Gli avvertimenti che si traducono in azione sono sempre sottili, allusivi, mai diretti.

A Dallas, il 21 novembre del 1963, apparvero nelle strade dei volantini che raffiguravano il Presidente Kennedy con sotto la scritta "Wanted for Treason" (ricercato per tradimento) ed elencate una serie di ragioni per le quali i latori del presente facevano capire che la sua visita il giorno successivo non era gradita nello stato della Stella Solitaria.
Le pallottole arrivarono sul serio il giorno dopo e non solo dal Manlicher Carcano a caricamento manuale di Lee Oswald ma il volantino non conteneva alcuna minaccia di morte concreta nè tantomeno una firma.

1974, New York. Aldo Moro è in visita negli Stati Uniti e, a quanto racconta il suo ex-segretario Guerzoni, in quell'occasione vi fu un colloquio molto apro tra lo statista italiano e il segretario di stato Henry Kissinger. Nessun esplicito "se vai con i comunisti sei un uomo morto", intendiamoci ma quel tipo di messaggio che ti fa capire che a qualcuno di molto importante ciò che fai non è gradito. Secondo Guerzoni, a seguito del colloquio, Moro si sentì male. Qualcuno in seguito e con il senno di poi ha voluto leggere nei rimbrotti di Kissinger una minaccia diretta alla politica di apertura verso il PCI di Moro.

Mi sono tornati in mente questi due episodi a seguito dell'articolo apparso su "il Giornale", ripreso da Swa, sulle pallottole inviate per posta ai Berlusconi Brothers.
«Queste due pallottole a salve sono il preavviso per i fratelli Berlusconi, una per Silvio e una per il fratello Paolo, responsabili delle porcate che scrivono sul Giornale e della loro politica anti-Islam».
«Alla prima occasione propizia», dice, «con o senza predellino, faremo come hanno fatto in Pakistan con la Bhutto: un colpo con pallottole vere in testa e poi un kamikaze, all’italiana, per essere certi della loro scomparsa da questo mondo. Le guardie del corpo e i servizi di sicurezza non potranno fermarci perché non siamo prevedibili».
«Allah è grande».
Vediamo. Non potranno fermarli perchè imprevedibili però preannunciano come avverrà il colpo. Scrivono l'indirizzo sulla busta a mano, ingenuità che neanche uno scrivano anonimo che ti informa che sei cornuto commetterebbe.
Io personalmente avrei messo "come abbiamo fatto in Pakistan", non come "hanno fatto".
Per fortuna hanno usato francobolli adesivi e non leccati personalmente dal capo terrorista.

Quello che non mi convince è il kamikaze "all'italiana", che temo brilli per inaffidabilità. Mettere sullo stesso piano di importanza Paolo e Silvio è commovente ma fuori dalla realtà, ma la cosa più inquietante è la cosa del predellino.
Con o senza. Questo si che è un messaggio misterioso e da brividi.
Mario Giordano decifra il codice e sostiene che il riferimento è proprio alla svolta di Piazza San Babila.
Non vorranno mica sabotare il predellino sul quale Berlusconi è costretto a salire per arringare la folla? Una caduta da tale altezza sarebbe fatale.

Comunque anche il direttore ha i suoi dubbi e instilla nel lettore il sospetto che i latori della minaccia siano i soliti terroristi comunisti, visto che chiamano ancora il Giornale con l'aggettivo "Nuovo", come ai tempi delle BR. Strano che non si nominino, nell'articolo, gli anarcoinsurrezionalisti.

Io comunque, fossi l'ex Presidente del Consiglio, non mi preoccuperei fintanto che non mi arriva una roba del genere.




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giovedì 10 gennaio 2008

L'invasione dell'ultramunnezza

A guardarla attraverso gli schermi televisivi sembra un’invasione, come quelle aliene della fantascienza anni cinquanta. Niente baccelloni o tripodi o omini verdi ma monnezza: cumuli, tonnellate, montagne di monnezza. Piano piano questo blob maleodorante e tossico che fa ammalare chi ci si avvicina si è esteso in un territorio enorme e sembra automoltiplicarsi senza fine.

Ho associato l’emergenza rifiuti di Napoli all’invasione perché è l’esatta sensazione che a me darebbe uscire di casa e vedere cumuli di monnezza vicino a dove vivo minacciarmi sempre più da vicino. Mi verrebbe voglia di prendere delle armi qualsiasi e lottare contro questo mostro invasore.
Purtroppo, anche in questo caso, come in tutte le invasioni c’è chi fa affari e si allea con il nemico.
Non si sa chi sia più temibile, se il Sistema che specula, gestisce il disordine e forse lo organizza, una monnezza sociale che avvelena intere regioni e che ormai ha metastatizzato anche settori insospettabili della società civile, oppure il lerciume che rimane per strada per giorni e giorni.

Difficile è anche capire come si è potuti arrivare a questa situazione, che mi dicono si protrae da almeno 14 anni.
Quattordici anni sono tanti. Se ne deduce che il cancro era presente anche durante il primo governo Prodi e persino durante la fulgida era berlusconiana, i cinque anni di puro efficientismo nordico del faso tuto mi dove, tra l’altro, c’era chi si rassegnava e ammoniva che “bisogna convivere con la Mafia”.
Mi pare paradossale che chi ha governato fino all’altro giorno e non da un cratere di Marte ma dal pianeta Italia dia la colpa esclusiva della degenerazione ambientale a questo governo (per altro portatore di colpe generiche) ma si sa, gettate un cadavere in mezzo ad un campo e cominceranno a svolazzare gli avvoltoi.
Gli amministratori campani, da Bassolino alla Jervolino hanno sicuramente più responsabilità di Prodi ma visto che siamo in Italia e non in Giappone, nessuno farà harakiri e nemmeno si dimetterà. Scaricheranno il barile, tossico, nelle discariche ormai intasate delle loro coscienze e se lo rimpalleranno a vicenda.

Il governo si trova a gestire un’emergenza, anche di ordine pubblico, ed ha inviato, forse a causa di un lapsus freudiano, il San De Gennaro, colui che fece il miracolo dello scioglimento del sangue sui termosifoni e i battiscopa.
Speriamo che, oltre alle azioni antisommossa, si possa trovare un dialogo con le popolazioni locali, a base di progetti e proposte di soluzione del problema, altrimenti sarà soltanto un modo per porre lo Stato ancora più lontano da quel tessuto sociale e renderlo un nemico da combattere.

Le colpe della camorra, degli imprenditori collusi sono evidenti. Forse quello che non si vuole ammettere è che l’intreccio tra malavita e imprenditoria è talmente intricato che scioglierlo sta diventando sempre più impossibile.

Per viaggiare nell’inferno della munnezza il Virgilio ideale è Roberto Saviano, che nell’articolo di Repubblica, spiega come il Sistema gestisca lo smaltimento dei rifiuti in Campania.
Il Consorzio privato-pubblico rappresenta il sistema ideale per aggirare tutti i meccanismi di controllo. Nella pratica è servito a creare situazioni di monopolio sulla scelta di imprenditori spesso vicini alla camorra. Gli imprenditori hanno ritenuto che la società pubblica avesse diritto a fare la raccolta rifiuti in tutti i comuni della realtà consorziale, di diritto. Questo ha avuto come effetto pratico di avere situazioni di monopolio e di guadagno enorme che in passato non esistevano.
Oltretutto questa munnezza aliena e camorrista è cattiva e fa ammalare.
Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.
I nordisti che guardano i napoletani con supponenza e razzismo dovrebbero riflettere su questo fatto:
Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell'80% sui prezzi ordinari.
Ora non è più tempo di scandalizzarsi e basta, occorre agire e, visto che siamo invasi dall’ultraspazzatura, bisogna rimboccarsi tutte le maniche che abbiamo. Occorrono proposte, fatti concreti, azione.
Per cominciare facciamo tanta, troppa monnezza a causa del consumismo sempre più sfrenato e il problema tenderà ad aggravarsi sempre di più in futuro. Non è escluso che un giorno il problema non sia più solo napoletano ma nazionale, continentale e mondiale. Si potrebbe consumare di meno, almeno provarci, fare un tentativo.
Un governo potrebbe cominciare dall’imporre sistemi di impacchettamento delle merci con materiali facilmente riciclabili. Potrebbe offrire sgravi fiscali importanti alle aziende che abbandonassero la plastica - il materiale in assoluto più difficile da smaltire tra quelli che formano la nostra monnezza domestica, in favore di materiali ecocompatibili.

Visto che la parola chiave per ridurre il cumulo dei rifiuti è riciclare, a livello locale e in ogni angolo del territorio dovrebbe essere imposta, proprio obbligatoriamente e pena pesanti sanzioni pecuniarie, la raccolta differenziata. Non basta che la facciano solo i cittadini più virtuosi, compresi moltissimi napoletani. Dobbiamo farla tutti.
Io personalmente la faccio ma regolarmente tirando giù madonne, perché bisogna ravanare nella monnezza per separare anche il più piccolo pezzo di carta dal cellophane, dalla carta metallizzata che impacchetta i biscotti. La carta in un sacco, la plastica e il vetro in altri, l’organico nel pattumello, il secchiello verde che ci ha dato in dotazione l’azienda che gestisce i rifiuti. La raccolta differenziata è una terribile rottura di palle, porta via tempo e fatica ma bisogna farla e bisogna imporla a tutti i cittadini, incentivandola con buoni sconto sulle tasse rifiuti, premiando chi non butta dove capita ma si adopera a favore del riciclaggio.

Parte della spazzatura, quindi, si ricicla. Con l’organico si fa il composit e i materiali difficili che rimangono si smaltiscono in vari modi.
Io sono ambientalista ma penso che l’essersi opposti agli impianti di smaltimento termico dei rifiuti sia stato un grosso errore.
Esistono i termovalorizzatori e i gassificatori. Sono utilizzati in tutta Europa e mi viene da dire che forse a questo punto non sarebbero peggio delle discariche a cielo aperto con le pecore che pascolano lì accanto che muoiono come mosche.

Bisogna agire contro chi smaltisce illegalmente i rifiuti speciali ma per far questo ci vorrebbe un impegno sincero contro la malavita organizzata, non solo belle parole. Qui le proposte diventano più difficili da fare. Forse basterebbero le leggi, se la metastatizzazione del tessuto sociale non è già troppo avanzata. In fondo anche qui si tratterebbe di separare gli imprenditori onesti da quelli di plastica, difficili da digerire.

Spero comunque che questa emergenza non venga gestita come fanno le casalinghe sciatte che spostano la polvere da una parte per portarla dall’altra. O peggio per nasconderla sotto il tappeto.


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martedì 8 gennaio 2008

Viva Sarkozero!

Càpita, in un 8 Nevoso di un anno qualunque del nuovo millennio, che un presidente francese considerato di destra annunci, tra i programmi del suo governo per quest’anno, una riforma del servizio pubblico televisivo talmente giacobina che da noi nemmeno il Partito Marxista Leninista sarebbe riuscito a concepire.

Nicolas Sarkozy ha parlato di molte cose nella conferenza stampa all'Eliseo, tra l’altro di togliere il limite delle 35 ore lavorative settimanali, un baluardo del socialismo francese ma a noi italiani ha colpito come una sprangata in piena fronte l’idea di - udite udite, eliminare del tutto la pubblicità dai canali televisivi pubblici grazie all’istituzione di - sogno o son desta?, una nuova tassa a carico delle emittenti private.

Audiovisuel public. Nicolas Sarkozy a annoncé le lancement d'une réflexion sur la suppression totale de la publicité sur les chaînes de télévision publiques. Ces chaînes publiques "pourraient être financées par une taxe sur les recettes publicitaires accrue des chaînes privées et une taxe infinitésimale sur les chiffres d'affaires des nouveaux moyens de communication comme l'accès à Internet ou la téléphonie mobile", a-t-il dit. (Da “Le Monde” )
In pratica, le Mediaset d’oltralpe, che però non hanno certo la potenza di fuoco della nostra, sarebbero costrette a pagare una tassa sui ricavi che trarrebbero dall’esclusività sulla pubblicità televisiva. Non solo ma questa tassa andrebbe a finanziare i canali televisivi pubblici che sarebbero foraggiati anche da tasse infinitesimali sui ricavi degli accessi ad Internet e della telefonia mobile.

Pensate che una cosa del genere sarebbe anche solo concepibile in Italia? Riuscite ad immaginare il casino che scoppierebbe se un governo italiano annunciasse una riforma del genere, con i pianti di Confalonieri e le accuse di attacco al cuore del profitto?
Fate fatica? Avete ragione, infatti il TG1, di fronte all’inconcepibile ha aggiustato il tiro e ha rimodellato la notizia, edulcorandola nel caso Berlusconi si fosse trovato per disgrazia davanti al televisore.

Hanno presentato la conferenza stampa odierna di Sarkozy, della quale si parla in tutti i media francesi per i contenuti politici, partendo da Carla Bruni e dalle ciaccole da parrucchiere. Dopo aver parlato di Carla Bruni ed aver proseguito con le ipotesi di un matrimonio con Carla Bruni, prima di arrivare alla domanda se sposerà Carla Bruni hanno riferito della cosa delle 35 ore e poi, dulcis in fundo, hanno detto che sarà tolta la pubblicità dalla tv pubblica e che immediatamente le azioni delle tv private sono salite alle stelle (per far finta che si trattasse di una proposta liberista). Stop. Nessun cenno alla tassa ai privati per sostenere il servizio pubblico.
Questo per chi non avesse ancora capito da che parte sta il servizio pubblico radiotelevisivo italiano.

E i politici italiani come hanno reagito alla notizia? Qualche timido segno dal Ministro Gentiloni che si è detto d’accordo, così come il PD e Rifondazione Comunista che però si lascia tentare dalla supercazzola prematurata: “bisogna evitare il rischio di trasformare la Rai in un servizio marginale, autoreferenziale e privo di qualunque rapporto con la dimensione dell'ascolto e della qualità'''.
Forza Italia evidentemente ha qualche difficoltà con la lingua francese: “''la RAI oggi svolge sempre meno il ruolo di pubblico servizio e opera in un regime di concorrenza sleale con le televisioni private, raccogliendo pubblicità pur usufruendo di un cospicuo canone''.
Benedetto della Vedova, dei Riformatori liberali e deputato di FI, plaude al presidente francese ma esclude che il suo"modello" sia esportabile in Italia. Già, mica fessi noi.
Commovente l’ex ministro Gasparri: ''Il rischio di questa ipotesi - dice - e' che possa ingenerare un aumento del costo dei prodotti. Se la pubblicita' sulle televisioni commerciali costasse di piu', alla fine sarebbero i consumatori ad essere penalizzarli''. Volete voi togliere il Mulino Bianco ai bambini? Giammai!
Ma l’Oscar va senz’altro al consigliere d’amministrazione RAI Rognoni che, pur sottolineando che la pubblicità trasmessa e' troppa, afferma che ''pensare di eliminarla tutta mi sembra un'esagerazione. Se la togliessimo tutta avremmo una tv pubblica piu' povera nelle casse e nell'offerta''. Quindi, se ''vogliamo ridurla, aumentiamo il canone, come avviene praticamente in tutta Europa''.
Ecco, l’idea che Berlusconi possa essere tassato per finanziare l’azienda di cui lui è consigliere non gli passa manco p’a capa.

Anche se non mi chiamo Carla Bruni, dov’è che si può diventare francesi?


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domenica 6 gennaio 2008

Fare i difensori della vita con l'utero degli altri


Francamente mi sono rotta i coglioni che si metta ancora in discussione la legalizzazione dell'aborto e mi scuso se li romperò anche a voi riproponendo tutto il vecchio e trito armamentario del femminismo più classico, con i concetti che si pensava fossero stati ormai masticati ed assimilati dal delicato stomaco degli uomini del terzo millennio.
Evidentemente però così non è, siamo ancora costrette a ribadire il concetto e come si fa di solito con chi si dimostra di coccio, bisogna parlare il più chiaro possibile.

Per riassumere, qui non è in gioco solo l’aborto ma anche il controllo della fertilità e il diritto alla sessualità scissa dalla procreazione. Tre cose che ancora oggi, mi dispiace dirlo, agli uomini non va giù che vengano gestite dalle donne, per questo si agitano tanto. Eppure, che piaccia o no agli atei devoti e alle dame in cilicio, la decisione spetta solo alle donne, perché sono loro che ci mettono la carne viva.

Terrò l’aborto per ultimo perché è l’argomento di attualità e dirò la mia sulle moratorie e sulle smanie per la gravidanza di tanti neopaladini della Vita. Me li cucinerò per ultimi con mucho gusto.

Il controllo della fertilità. Per millenni alle donne non è stato concesso di decidere se e quando procreare. Ogni atto sessuale in età fertile poteva significare rimanere incinte.
Che si fosse portate per la maternità o no, che si fosse sposate o no, che si avessero già dieci figli o fosse il primo. Che si avesse semplicemente voglia di avere un figlio o no. Per gli uomini vedere le proprie mogli con la pancia enorme era il segno inequivocabile della loro virilità da mostrare con orgoglio alla comunità.
Le mogli sterili erano ripudiate e gettate nell’immondizia. Pensate a quanti esempi vi sono nella Bibbia, vero raccoglitore di ossessioni erettili maschili. Perché il segaiolo Onan è bistrattato? Perché osa gettare il seme a terra invece di usarlo per ingravidare qualche sfinzia.

Non importa se, gravidanza dopo gravidanza, le mogli sfiorivano e magari morivano. Fino a quando un brillante medico di Vienna, il dottor Semmelweiss, nel 1847 non ebbe l’idea di far lavare le mani a quegli zozzoni che aiutavano le partorienti, le donne morivano come mosche di febbre puerperale.
Allora erano le infezioni e le emorragie ad uccidere le donne ma ancora oggi le gravidanze possono slatentizzare forme tumorali e malattie autoimmuni. Un embrione che si impianta nell’utero scatena una vera e propria guerra immunitaria nel corpo della madre, soprattutto se è maschio. Su 100 ovuli fecondati solo 40 in percentuale arrivano a diventare embrioni. Da una cellula uovo fecondata può venir fuori un bambino, due bambini, un tumore o nulla. La natura prevede un grandissimo scarto, se ne fotte degli embrioni che non riusciranno a sopravvivere e che saranno abortiti spontaneamente.
Ci mettiamo a contare nel Libro Nero del Femminismo anche i miliardi di cellule uovo che sono state fritte e strapazzate per strada, mentre erano ancora dalle parti di Falloppio?

Da quando sono stati inventati i metodi di controllo delle nascite (perché anche gli uomini ad un certo punto si scocciano di avere sempre dei mocciosi tra le palle) le donne hanno scoperto come evitare di fare figli a ripetizione come le mitraglie e, magari, hanno anche riscoperto il gusto di volere dei figli, di desiderarli veramente.
Il fatto che i metodi anticoncezionali siano tanto invisi al Potere clericale e non solo, diciamo al Potere tout-court, dimostra che ciò che dà fastidio è proprio il fatto che a controllare la procreazione sia la donna.

Perché allora non una pillola per l’uomo e far gestire a lui la faccenda?
Figuratevi, sono disposti a rischiare l’infarto e a schiattare con l’uccello di fuori riempiendosi di Viagra, ma il pillolo no, sono decenni che se ne parla ma nessuno mai glielo farà prendere, a meno di tingerlo di blu e dir loro che glielo farà star dritto per un mese.
Senza contare che è troppo bello gestire una cosa come la gravidanza con una sboratina e basta. A lei madame le nausee, le emorroidi, le vene varicose, la depressione.
Si, lo so che ci sono uomini che hanno il travaglio assieme alle compagne, che soffrono assieme a loro. Ai tempi del dottor Charcot si sarebbe chiamata crisi isterica.

Non fraintendetemi, io non nego che l’uomo abbia un forte desiderio di paternità. Sono sicura che certi padri siano migliori di certe madri. Non ho dubbi che dover rinunciare ad un figlio sia un trauma anche per un uomo che quel figlio lo voleva.
Però ho qualche dubbio che un uomo possa mai capire veramente cosa significa sentirsi crescere qualcun'altro dentro. Ho come il sentore che se a partorire fossero i maschi la specie si sarebbe già estinta da un pezzo. Già i dolori mestruali li ucciderebbero.
Ci sono cose che solo le donne possono capire e altre che possono comprendere solo gli uomini. E' il bello della diversità. Loro pensano di sapere cosa sia la gravidanza ma è come se noi donne pretendessimo di sapere come si gode a stuprare in dieci una vittima di guerra. Impossibile.

La sessualità scissa dalla procreazione. Per quanto tempo le donne hanno scopato con l’ansia di dover ricominciare di nuovo con una gravidanza? Sarà un caso ma da quando c’è la pillola si parla meno di frigidità. Guardate le pubblicità che vi arrivano per email e che dimostrano l’ossessione del maschio per la grandezza del pene. Dev’essere grosso perché LEI deve godere. Quindi è importante. Se servisse solo per la procreazione anche un cazzettino andrebbe bene. No, oggi è diventato fondamentale il piacere femminile. Molti uomini se ne fanno un vanto di essere scopatori che fanno urlare le donne in senso buono.
Chi è contro la contraccezione quindi, oltre a temere il controllo della fertilità da parte della donna ha paura del piacere femminile, del senso di libertà che può dare?

Pensiamo che vi sono realtà, in molti paesi africani, dove il piacere alle donne viene negato nel modo più orribile che si possa pensare, con l’escissione del clitoride. In alcuni casi la vagina viene addirittura chiusa con una rudimentale sutura e lasciato un piccolo foro per l’uscita del sangue mestruale. L’atto sessuale diventa una tortura e il parto un trauma ancora maggiore. Per non parlare del rischio di contrarre malattie, centuplicato dal fatto che l’atto sessuale provoca traumatismo e contatto di sangue e sperma. Chissà perché ci si meraviglia del fatto che l’AIDS sia così diffuso in Africa e perché non si punta il dito contro la mutilazione genitale femminile che è il principale motivo di contagio. Perché della salute fisica e mentale delle donne africane non gliene frega un cazzo a nessuno.
Vorrebbe il signor Ferrara che si preoccupa tanto dei milioni di innocenti che non possono scegliere, chiedere una moratoria per i milioni di clitoridi che vengono tagliati ogni anno in Africa?

L’aborto. Chiunque dica che si abortisce alla leggera come metodo anticoncezionale semplicemente non sa di che cazzo sta parlando. Sono soprattutto gli uomini che se ne escono con ‘sta stronzata.
Abortire, anche in ospedale, significa sottoporsi ad un intervento, non privo di rischi come tutte le manovre chirurgiche. Si può rischiare di morire di setticemia anche nel 2000. Non è raro, nell’attesa, essere trattate come delle merde e infastidite da difensori degli embrioni che ti riempiono di sensi di colpa fregandosene della tua salute mentale.

Prima della legge 194 si abortiva in casa o negli studi medici dei cucchiai d’oro, illustri specialisti che si facevano pagare bene per liberare le donne dal loro problema. I medici obiettori sono venuti fuori dopo.
Si abortiva da sole. L’uomo, se era proprio generoso, ti pagava il cucchiaio. Non potevi gridare se no potevano sentirti e finivi in galera. Per le donne ricche c’era il cucchiaio e qualche speranza di disinfezione. Per le donne povere il sapone da bucato e il clistere o il ferro da calza, in silenzio nella cucina della mammana. Volete vedere come funzionava? Guardate due film, "Un affare di donne" di Claude Chabrol e "Vera Drake" di Mike Leigh. Le immagini valgono più di tante parole.

Comunque avvenisse o avvenga tuttora, l’aborto resta un trauma. L’aborto segna la psiche della donna con un lacerante ed eterno senso di colpa. Il figlio di cui ti sei liberata, magari perché l’uomo se n’è lavato le mani o ti ha costretta a farlo perché lo sappiamo, o cazzo nun vo’ penzieri, è sempre il figlio che avresti amato di più. Questo per dire che l’aborto è una violenza anche per la donna e chi non lo capisce farebbe meglio a tornare a parlare di calcio, fighe e motori.
L'unico modo per liberarsi della piaga dell'aborto è rendere la procreazione pienamente responsabile, difendendo anche il diritto a non procreare se non ci si sente pronti o adatti per farlo.

Io non ce l’ho con la Vita, contesto il fatto che si dia per scontato che la maternità è sempre un dono. Non lo è perché la donna non è la vacca o la gatta, non è dotata di senso materno in automatico e per istinto. Ci sono donne che non vogliono figli e allora? Dovrebbero chiudersi in clausura e rinunciare al sesso?
Perché si continua ad opporsi ai metodi anticoncezionali che sono l’unico modo per non giungere alla pratica dell’aborto?
Perché siamo ancora una società sessista e sessuofobica legata al vecchio fatto biblico del patriarca che si scopa anche le serve per avere più figli possibile.

Coloro che parlano di sessualità generale non sono sessuologi o psicologi ma persone che hanno fatto voto di castità, come minimo, oppure che si martoriano le carni con strumenti medievali di tortura.
Chi parla di moralità è quello che pensa di cavarsela con una preghierina per aver abusato sessualmente di bambini. Coloro che parlano di difesa della Vita e si flagellano per difendere l'embrione sono quelli che difendono le guerre di religione e segretamente vorrebbero abortire gli islamici.
Se gli si chiede se sono disposti a difendere allo stesso tempo il diritto di uomini omosessuali e donne lesbiche ad avere figli rispondono no, perché loro vogliono gestire la procreazione come cazzo pare a loro. Perché si riempiono la bocca di cose che non conoscono ma dire che difendono la Vita fa così fico e li fa sentire più buoni anche se non è più Natale.
Anche i più moderati, quelli che sembrano difendere i diritti delle donne ad essere padrone del proprio corpo dicono che "il Paese non è pronto per un'altra lacerazione". Mi chiedo cosa renderebbe pronto il Paese, il ritorno dall'oltretomba di Torquemada?

Difendono talmente la Vita questi filoembrionisti che non chiedono nemmeno la moratoria sulla guerra, per esempio, che di vite ne falcia a milioni. Non propongono una moratoria sulle armi convenzionali e non convenzionali, sulle mine antiuomo, sul Napalm-2 al fosforo bianco.
Non si preoccupano delle conseguenze delle nuove armi sulle popolazioni civili che colpiscono in nome delle loro maledette guerre di potere e non si vergognano di accompagnarsi ideologicamente e politicamente a personaggi che delle vite delle persone che hanno la sfortuna di passare sotto i loro B52 hanno la seguente opinione:

Lesley Stahl, giornalista, sulle sanzioni all'Iraq: "Abbiamo saputo che mezzo milione di bambini sono morti a seguito delle sanzioni. Voglio dire, sono più di quelli morti ad Hiroshima. Non pensa che il prezzo sia stato troppo alto? "
Il segretario di Stato Madeleine Albright: "Io penso che sia stata una scelta difficile, ma noi pensiamo che ne sia valsa la pena." I think this is a very hard choice, but the price--we think the price is worth it. (Intervista a "60 Minutes", 12 maggio 1996)

Vi propongo un link sui danni da uranio impoverito ma vi avverto, contiene immagini molto forti e non adatte a persone impressionabili di bambini nati con deformità gravissime in Iraq negli ultimi decenni. Se non ve la sentite non le guardate ma se lo farete chiedetevi se non è leggermente osceno cantare la litania dei milioni di embrioni innocenti e ignorare volontariamente la tragedia di questi innocenti.
(Qui il link, a vostra discrezione).

L’immagine che illustra questo articolo è tratta dal mio vecchio libro di biologia e mostra come gli embrioni di molte specie siano straordinariamente simili nel primo stadio di sviluppo.


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